Il glifosato è pericoloso anche alle dosi consentite. Ecco lo studio del Ramazzini …ed ecco perché servono ricerche “indipendenti”…!!

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Il glifosato è pericoloso anche alle dosi consentite. Ecco lo studio del Ramazzini …ed ecco perché servono ricerche “indipendenti”…!!

 

Da Il salvagente:

Il glifosato è pericoloso anche alle dosi consentite. Lo studio del Ramazzini

Se a novembre si trattava di un richiamo e di un allerta inviati al ministro Maurizio Martina rispetto alla pericolosità del glifosato per l’essere umano, oggi si va oltre perché i dati ottenuti dagli scienziati dell’Istituto Ramazzini di Bologna sono pubblicati e chiari:  lo studio pilota condotto sui ratti esposti ad erbicidi composti di glifosato con quantità giornaliere considerate lecite dalla Environmental protectional agency (ovvero 1,75 mg per peso corporeo al giorno) mostra, infatti, che queste sostanze possono alterare importanti parametri biologici che riguardano lo sviluppo sessuale, la genotossicità e  il microbioma intestinale. E questo accade a maggior ragione nei soggetti neonati e/o adolescenti, in quella fascia di età che arriva fino ai 18 anni.

Non è solo in ballo, dunque, la cancerogenità del glifosato, su cui la scienza indipendente chiede a gran voce alla politica e alle istituzioni di collaborare in vista del 2022, termine entro il quale è stato prorogato l’utilizzo del glifosato, ma anche la sua pericolosità per altri parametri biologici.

Lo studio – Global glyphosate study – Preliminary results presentation – è stato presentato, oggi, mercoledì 16 maggio, al parlamento europeo a Bruxelles dall’europarlamentare indipendente del gruppo Greens/EFA, Marco Affronte, insieme al Co-presidente Philippe Lamberts e a Fiorella Belpoggi e Daniele Mandrioli, rispettivamente direttrice del dipartimento di ricerca e coordinatore dell’attività di ricerca del Centro di ricerca sul cancro Cesare Maltoni dell’Istituto Ramazzini.

“Abbiamo condotto una battaglia importante affinché si valutassero attentamente gli studi indipendentipiuttosto che quelli realizzati da centri legati alle industrie e oggi purtroppo in Italia non esiste un gruppo politico che tenga al centro queste tematiche – il commento di Affronte – ma sono orgoglioso di questa collaborazione con il Ramazzini, un centro italiano che oltre tutto opera nella stessa regione da cui io provengo”. Affronte aggiunge che la istituita “commissione sui pesticidi, non appena pubblicati i dati sulle riviste scientifiche (a fine maggio; oggi sono disponibili on line all’indirizzo https://glyphosatestudy.org/global-glyphosate-study-pilot-phase/, ndr) chiederà alla comunità europea che si faccia chiarezza anche sul ruolo della Monsanto perché i cittadini hanno il diritto di essere informati”. Un punto, questo, molto importante anche per Belpoggi, visto che il Ramazzini ha potuto condurre questo studio pilota grazie alle donazioni dei suoi soci  – trattandosi di una cooperativa – che insieme hanno portato a raccogliere una cifra pari a 300mila euro.

Belopoggi ricorda che quando tra il 2015 e il 2016 il Ramazzini fu chiamato a dire la propria opinione nell’ambito dell’acceso dibattito in corso sul glifosato – scatenato dal contrasto tra le posizioni di Efsa (Autorità per la sicurezza alimentare) e Iarc (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) – “noi dicemmo che era mancata la voce della scienza”, perché gli uni si erano basati su studi legati alle industrie e gli altri su ricerche indipendenti poco robuste. “Ma la scienza non deve basarsi su sospetti, perché la scienza può e deve stabilire verità scientifiche”.

Quella certa, oggi, sebbene lo studio debba proseguire per verificare gli effetti degli erbicidi composti di glifosato sul lungo termine, è, appunto, che anche la dose giornaliera minima considerata consentita è pericolosa per la salute e lo sviluppo degli essere umani, proprio nella crescita, in quella fascia di età che arriva intorno ai 18 anni.

Per effettuare lo studio a lungo termine, il Ramazzini ha lanciato una campagna di crowfunding internazionale in collaborazione con altri partner con cui sta già collaborando come l’Università di Bologna, la George Washington University e la Ichan School of medicine e l’Istituto superiore della sanità.

 

 

fonte:

Se a novembre si trattava di un richiamo e di un allerta inviati al ministro Maurizio Martina rispetto alla pericolosità del glifosato per l’essere umano, oggi si va oltre perché i dati ottenuti dagli scienziati dell’Istituto Ramazzini di Bologna sono pubblicati e chiari:  lo studio pilota condotto sui ratti esposti ad erbicidi composti di glifosato con quantità giornaliere considerate lecite dalla Environmental protectional agency (ovvero 1,75 mg per peso corporeo al giorno) mostra, infatti, che queste sostanze possono alterare importanti parametri biologici che riguardano lo sviluppo sessuale, la genotossicità e  il microbioma intestinale. E questo accade a maggior ragione nei soggetti neonati e/o adolescenti, in quella fascia di età che arriva fino ai 18 anni.

Non è solo in ballo, dunque, la cancerogenità del glifosato, su cui la scienza indipendente chiede a gran voce alla politica e alle istituzioni di collaborare in vista del 2022, termine entro il quale è stato prorogato l’utilizzo del glifosato, ma anche la sua pericolosità per altri parametri biologici.

Lo studio – Global glyphosate study – Preliminary results presentation – è stato presentato, oggi, mercoledì 16 maggio, al parlamento europeo a Bruxelles dall’europarlamentare indipendente del gruppo Greens/EFA, Marco Affronte, insieme al Co-presidente Philippe Lamberts e a Fiorella Belpoggi e Daniele Mandrioli, rispettivamente direttrice del dipartimento di ricerca e coordinatore dell’attività di ricerca del Centro di ricerca sul cancro Cesare Maltoni dell’Istituto Ramazzini.

“Abbiamo condotto una battaglia importante affinché si valutassero attentamente gli studi indipendentipiuttosto che quelli realizzati da centri legati alle industrie e oggi purtroppo in Italia non esiste un gruppo politico che tenga al centro queste tematiche – il commento di Affronte – ma sono orgoglioso di questa collaborazione con il Ramazzini, un centro italiano che oltre tutto opera nella stessa regione da cui io provengo”. Affronte aggiunge che la istituita “commissione sui pesticidi, non appena pubblicati i dati sulle riviste scientifiche (a fine maggio; oggi sono disponibili on line all’indirizzo https://glyphosatestudy.org/global-glyphosate-study-pilot-phase/, ndr) chiederà alla comunità europea che si faccia chiarezza anche sul ruolo della Monsanto perché i cittadini hanno il diritto di essere informati”. Un punto, questo, molto importante anche per Belpoggi, visto che il Ramazzini ha potuto condurre questo studio pilota grazie alle donazioni dei suoi soci  – trattandosi di una cooperativa – che insieme hanno portato a raccogliere una cifra pari a 300mila euro.

Belopoggi ricorda che quando tra il 2015 e il 2016 il Ramazzini fu chiamato a dire la propria opinione nell’ambito dell’acceso dibattito in corso sul glifosato – scatenato dal contrasto tra le posizioni di Efsa (Autorità per la sicurezza alimentare) e Iarc (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) – “noi dicemmo che era mancata la voce della scienza”, perché gli uni si erano basati su studi legati alle industrie e gli altri su ricerche indipendenti poco robuste. “Ma la scienza non deve basarsi su sospetti, perché la scienza può e deve stabilire verità scientifiche”.

Quella certa, oggi, sebbene lo studio debba proseguire per verificare gli effetti degli erbicidi composti di glifosato sul lungo termine, è, appunto, che anche la dose giornaliera minima considerata consentita è pericolosa per la salute e lo sviluppo degli essere umani, proprio nella crescita, in quella fascia di età che arriva intorno ai 18 anni.

Per effettuare lo studio a lungo termine, il Ramazzini ha lanciato una campagna di crowfunding internazionale in collaborazione con altri partner con cui sta già collaborando come l’Università di Bologna, la George Washington University e la Ichan School of medicine e l’Istituto superiore della sanità.

Il male del secolo: la sovra-diagnosi – Un’epidemia moderna fatta di trattamenti inutili o dannosi… E dietro, ovviamente, lo zampino dell’industria farmaceutica e la sua smodata fame di soldi a qualunque costo, anche (o forse soprattutto) sulla pelle della gente!

industria farmaceutica

 

 

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Il male del secolo: la sovra-diagnosi – Un’epidemia moderna fatta di trattamenti inutili o dannosi… E dietro, ovviamente, lo zampino dell’industria farmaceutica e la sua smodata fame di soldi a qualunque costo, anche (o forse soprattutto) sulla pelle della gente!

 

Epidemia di sovra-diagnosi e trattamenti inutili o dannosi: lo zampino dell’industria farmaceutica

La sovra-diagnosi e il conseguente sovra-trattamento di condizioni cliniche che in assenza di trattamento non porterebbero a problemi di salute, sono stati definiti una “moderna epidemia”. L’articolo, a cura di Alice Fabbri, collaboratrice dell’associazione “No Grazie Pago Io”.

Abbiamo ormai numerose prove dell’influenza dell’industria farmaceutica sulla sovra-diagnosi attraverso strategie di marketing volte a espandere i pazienti potenzialmente trattabili. Può anche la formazione continua in medicina sponsorizzata dall’industria giocare un ruolo nell’attuale epidemia di sovra-diagnosi?

Nuovi dati provenienti dall’Australia gettano ulteriore luce su questo fenomeno. (1)

Dal 2007 al 2015, le industrie farmaceutiche australiane sono state obbligate a pubblicare rapporti dettagliati su tutti gli eventi formativi rivolti a professionisti sanitari che hanno sponsorizzato. Ricercatori dell’Università di Sydney hanno recentemente analizzato quattro anni di eventi “educativi” sponsorizzati dall’industria dedicati a tre condizioni potenzialmente a rischio di sovra- diagnosi e sovra-trattamento: depressione, vescica iperattiva e osteoporosi. L’analisi ha incluso oltre 3.000 eventi con quasi 100.000 partecipanti, svoltisi tra ottobre 2011 e settembre 2015.

La ricerca ha rivelato una forte concentrazione delle sponsorizzazioni tra poche aziende. Ad esempio, Servier (che commercializza l’agomelatina) e AstraZeneca (che commercializza la quetiapina), hanno sponsorizzato rispettivamente il 51.2% e il 23.0% degli eventi dedicati al tema della depressione. Amgen e GlaxoSmithKline, che hanno co-commercializzato denosumab, hanno sponsorizzato il 49.5% degli eventi sull’osteoporosi, mentre Astellas e CSL (che commercializzano mirabegron e solifenacina) hanno sponsorizzato l’80.5% degli eventi sul tema della vescica iperattiva.

L’aspetto preoccupante è che nella maggior parte dei casi, i medicinali sopra citati non sono considerati le scelte economicamente più vantaggiose per la condizione che intendono trattare. Ad esempio, alcuni di questi prodotti sono stati considerati inaccettabili per il rimborso da parte del Pharmaceutical Benefit Scheme (il programma governativo australiano che sovvenziona i costi dei farmaci per la popolazione) e altri sono stati associati a problemi di efficacia e sicurezza.

È inoltre interessante notare come molti degli eventi analizzati si sono svolti in contesti non clinici, come i ristoranti. A tal proposito, la letteratura scientifica ha già ampiamente dimostrato come anche piccoli doni, ad esempio cibo e bevande, possono influenzare il comportamento prescrittivo. (2) L’analisi appena pubblicata su BMJ Open suggerisce quindi un potenziale legame tra marketing farmaceutico e sovra-diagnosi/sovra-trattamento di determinate condizioni, evidenziando ancora una volta la necessità di un’educazione professionale priva di sponsorizzazioni commerciali.

A cura di Alice Fabbri, co-autrice dell’articolo.

Si ringrazia l’associazione “No grazie pago io”

1. Mintzes B, Swandari S, Fabbri A et al. Does industry-sponsored education foster overdiagnosis and overtreatment of depression, osteoporosis and over-active bladder syndrome? An Australian cohort study. BMJ Open 2018;8:e019027

2. DeJong C, Aguilar T, Tseng CW et al. Pharmaceutical industry-sponsored meals and physician prescribing patterns for medicare beneficiaries. JAMA Intern Med 2016;176:1114-10: dx.doi:10.1001/jamainternmed.2016.2765

 

tratto da: http://www.ilcambiamento.it/articoli/epidemia-di-sovra-diagnosi-e-trattamenti-inutili-o-dannosi-lo-zampino-del-industria-farmaceutica

Il grano Terminator – Come le multinazionali hanno creato semi sterili, modificando il DNA delle piante, per tenere in pugno l’agricoltura, i contadini e la gente…!

 

 

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Il grano Terminator – Come le multinazionali hanno creato semi sterili, modificando il DNA delle piante, per tenere in pugno l’agricoltura, i contadini e la gente…!

Henry Kissinger: “Controlliamo il petrolio e controlleremo le Nazioni, controlliamo il cibo e controlleremo i Popoli”

Il grano Terminator

Ci sono piccole storie che pochi conoscono e che hanno cambiato radicalmente i nostri consumi e il nostro cibo. Il grano, il cereale più presente nell’alimentazione mondiale, è stato spesso la vittima di interessi lucrativi, dalle speculazioni di borsa alla manipolazione genetica. Ci sono però piccole storie come questa che voglio raccontarvi che rimangono sconosciute alle masse ma che esemplificano il modo in cui i governi e le multinazionali agiscono spesso a sproposito su quella fetta di pane che mettiamo sul nostro tavolo.

Verso l’inizio degli anni Novanta, le grandi multinazionali che trattavano OGM cominciarono a guardare le risorse alimentari mondiali, a collezionare dati su produzioni, coltivatori, sementi. In questo furono facilitate e appoggiate in primis dalla WTO (World Trade Organization, l’organizzazione mondiale del commercio che dovrebbe solo supervisionare gli accordi commerciali tra gli stati membri) e dal governo americano che ha una ben nota propensione a cercare di controllare il cibo nel mondo. Ricorderei solo al volo l’affermazione di Kissinger al Congresso: «Controlliamo il petrolio e controlleremo le nazioni, controlliamo il cibo e controlleremo i popoli».

Bene, in questo assembramento di occhi puntati su quello che facevano gli agricoltori nel mondo, si accorsero di una cosa elementare: tutto parte dai semi. È l’acquisto della semenza da parte del contadino che innesca tutto il processo, non la raccolta del grano o la sua quotazione in borsa, lì è ormai troppo tardi. All’origine di tutto, scoprirono, c’è il seme e il seme diventa frutto e fa altri semi quindi se il contadino prende un seme brevettato dalla multinazionale, potrebbe ottenere un numero esponenziale di nuovi semi gratis. Un po’ quello che scopriamo noi alla terza strofa quando all’asilo ascoltiamo: «Per fare un tavolo ci vuole il legno». Il problema è che la stessa informazione nelle mani sbagliate produce risultati nefasti.

A questo punto le multinazionali costruirono uno strumento collettivo che gli consentisse di vendere solo dei semi che non si potessero riprodurre, il GURT (Genetic Use Restriction Technology), ribattezzato poco dopo “Terminator”, dal nome del celebre film del tempo. Leggendo i documenti di costituzione di Terminator, si apprende che questa tecnologia viene impiegata (questa è divertente!) per tutelare le multinazionali dai contadini furbetti che utilizzavano i semi brevettati senza pagare i giusti diritti. Ovvero, la tecnologia Terminator doveva impedire ai contadini di riprodurre i semi, costringendoli a comprarli dalle multinazionali. In pratica, questo Terminator non era altro che una tecnologia brevettata applicabile a molte specie vegetali che consentiva alle multinazionali proprietarie di creare dei semi sterili intervenendo sul DNA della pianta, facendo in modo che fosse la pianta stessa ad uccidere i propri embrioni e quindi ad auto-sterilizzarsi. Questo è stato il momento esatto in cui l’uomo ha deciso coscientemente di devastare il più grande equilibrio naturale, la più grande risorsa rigenerativa che abbiamo: il ciclo seme – pianta – altri semi – altre piante. Le prime ad applicare questa tecnologia Terminator furono la Delta & Pine Land per il cotone e la Monsanto per soia e grano. I semi Terminator di grano erano geneticamente programmati per non riprodursi dopo il raccolto. Seminati, non crescevano piante. In particolare riuscivano a fare questo suicidio perché sviluppavano una tossina, in fase di germogliazione, che uccideva gli embrioni. Furono sperimentati e utilizzati quasi esclusivamente nel Terzo Mondo, impoverendo ulteriormente i contadini locali, costretti a comprare le sementi ogni anno.

Ma è alla seconda generazione dei semi Terminator verso la fine degli anni ‘90 che si iniziano a vedere risultati un po’ diversi, tanto che questi semi vennero rinominati Traditori. Non bastava più, infatti, fare delle sementi che producevano piante con semi sterili. Arrivarono a fare delle sementi modificando o aggiungendo un gene, detto gene interruttore, che veniva attivato solo in presenza di un particolare prodotto chimico. In pratica, i semi di grano erano inermi finché il contadino non li irrorava del prodotto attivatore. Di conseguenza, le coltivazioni OGM di grano potevano resistere ai patogeni più comuni solo utilizzando un prodotto chimico specifico, chiaramente acquistabile dalle multinazionali stesse. Nessun interesse per la qualità del prodotto e la sua iterazione con l’uomo che se ne nutre, l’unico interesse di tutta questa sperimentazione e chiusura del mercato è stato unicamente il mercato e il capitale. Grazie a questi nuovi semi di grano Terminator, si arrivò anche a brevetti in cui le piante dovevano essere attivate con un prodotto per germogliare, proponendo la cosa come un sistema ideale per evitare problemi climatici. Per esempio: il contadino semina ma vede che sta arrivando una gelata, non attiva i semi, attende che sia passata e solo allora utilizza il prodotto per innescare la crescita.

Ma perché un governo dovrebbe appoggiare un piano del genere? Perché, semplicemente, queste aziende sono americane e questi brevetti sono di conseguenza americani. Negli USA l’accordo sugli OGM Terminator prevedeva che il 5% dei diritti andasse al governo americano. Ecco quindi da dove nasce la grande spinta dell’America nel cercare di rifilare gli OGM all’Europa, dopo averne impestato tutto il Terzo Mondo. Solo il brevetto di grano, soia e cotone Terminator fu utilizzato in 78 nazioni diverse con un introito di milioni di dollari di allora per il governo.

Chiaramente, ci furono anche delle proteste, soprattutto da parte di chi aveva capito che il controllo dei semi attuato da poche multinazionali nel mondo era un disastro ambientale, sociale e agrotecnico. I governi dopo un po’, soprattutto quelli europei e tra loro quelli meno filo-americani come i francesi, cominciarono a interrogarsi su che cosa fosse effettivamente il grano Terminator, se magari questa manipolazione genetica non potesse influire sul prodotto finale, sulla fetta di pane in tavola tutti i giorni, sul piatto di pasta. Nel frattempo, arriviamo al 1998 tra le proteste, ma con il perseverare della vendita dei semi Terminator e degli incassi del governo americano sull’utilizzo del brevetto. Il 1998 però è anche l’anno in cui la Monsanto cerca di annettersi la Delta & Pine Land, tentando in pratica di diventare l’unico distributore dei semi brevettati che avrebbe venduto ai contadini di tutto il mondo. Valse a fermarla l’allora nascente campagna contro i cibi OGM finché però nel 1999 intervenne il presidente della Rockfeller Foundation a chiedere che si fermasse la commercializzazione dei semi Terminator. Apparentemente fu una ritirata dopo aver scatenato l’opinione pubblica, in effetti invece fu una mossa strategica: erano in corso di sviluppo altre tecnologie OGM, il grano Terminator era ormai cosa vecchia e obsoleta, ma lo tennero parcheggiato qualche anno fino a farlo ricomparire quasi in sordina verso il 2007-2008, grazie al fatto che l’opinione pubblica e la stampa che la guida se ne erano completamente scordati.

Oggi, la tecnologia OGM è più che mai presente e pressante alle porte dell’Europa, si infiltra dai paesi più compiacenti e arriva sulle nostre tavole in prodotti in cui non è specificato se il grano sia Terminator o altro. Ci arrivano anche travestiti da progetto ecologico. Dal giugno 2003 infatti, la Monsanto presenta i semi Terminator con nomi più allettanti – ma uguale tecnologia – proponendoli però come un metodo per controllare la diffusione dei semi geneticamente modificati che potevano riprodursi attraverso il vento o altri agenti naturali, contaminando così le coltivazioni non OGM. No, non è una storia con un bel finale, mi spiace. Però è un finale aperto, possiamo farlo noi: interessarci puntualmente del cibo, a partire dalla sua forma primaria, il seme.

 

Autore: 

Giornalista e saggista, esperta in diversi settori delle discipline olistiche, della coltivazione naturale e dell’economia sostenibile. Pioniera della decrescita e dell’autoproduzione in Italia, è conosciuta per il sito erbaviola.com, dove dal 1999 documenta il suo percorso di vita.

fonte: http://www.dolcevitaonline.it/il-grano-terminator/

La cannabis protegge il fegato dai danni dell’alcol

 

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La cannabis protegge il fegato dai danni dell’alcol

È già stato dimostrato scientificamente che la cannabis è una sostanza significativamente meno dannosa dell’alcool ed oggi un nuovo studio scientifico spiega come l’uso di questa sostanza possa proteggere da patologie causate dall’abuso di alcool come il fegato grasso (steatosi epatica) e la cirrosi epatica.

La scoperta arriva da un gruppo di lavoro di scienziati di diversi istituti di ricerca degli Stati Uniti, pubblicata sulla prestigiosa rivista Liver International. Gli scienziati hanno analizzato i dati di oltre 319mila adulti che avevano alle spalle una storia di abuso di alcool.

Dopo aver diviso le persone in tre gruppi, chi non faceva uso di cannabis, chi ne faceva un uso saltuario e chi un uso regolare, i ricercatori spiegano che: «Il rischio di sviluppo di tutte le malattie epatiche alcoliche nei pazienti, che utilizzavano anche cannabis, era significativamente inferiore rispetto ai non consumatori di cannabis». Il rischio di sviluppare il fegato grasso è stato ridotto del 45% e il rischio di sviluppare cirrosi epatica alcolica è stato ridotto del 55%.

fonte: http://www.dolcevitaonline.it/la-cannabis-protegge-il-fegato-dai-danni-dellalcol/

Tutto (o quasi) quello che non sai sul fluoro

 

 

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Tutto (o quasi) quello che non sai sul fluoro

Quando, come e perché il fluoro divenne da “tossico” a “salutare”
ll Ministero della Salute, di concerto con il Ministero dello Sviluppo Economico, ha emanato, il 2 aprile del 2008, un decreto che introduce l’obbligo delle “etichette trasparenti” per i dentifrici.
La normativa pone in evidenza come alcuni prodotti di uso comune possano rivelarsi altamente rischiosi. Nello specifico, il decreto afferma che, per i dentifrici contenenti tra lo 0,1 e lo 0,15 percento di fluoruro, qualora non rechino già sull’etichetta l’indicazione che sono controindicati per i bambini, è d’obbligo la seguente etichettatura “Bambini fino a 6 anni: utilizzare una piccola quantità di dentifricio sotto la supervisione di un adulto per ridurre al minimo l’ingerimento. In caso di assunzione di fluoruro da altre fonti consultare il dentista o il medico.”
Nel caso foste convinti di non assumere il fluoruro, invece, si consiglia di consultare il seguente post.
Nel 1931, il dentista Henry Trendley Dean, prestando servizio in zone isolate in cui l’acqua potabile presenta alte concentrazioni di fluoro naturale, individua, per la prima volta, i danni arrecati dall’acqua sottoposta a fluorizzazione. La conclusione a cui giunge evidenzia come i denti di coloro che bevono acqua con grandi concentrazioni di fluoro, presentino smalto macchiato, perdite di colore e forti problemi di corrosione, insomma, i primi sintomi dell’intossicazione da fluoro, la fluorosi.
Nonostante i dati allarmanti che emergono dalle analisi cui sottopone i suoi pazienti, Henry Trendley Dean si sofferma ad evidenziare come gli abitanti di queste zone sembrino avere anche meno carie, arrivando quindi a teorizzare che un minore livello di fluoro nell’acqua, il cosiddetto “livello ottimale”, avrebbe, forse, giovato alla salute dentale. La sua ricerca, secondo alcuni “teorici del complotto”, deve questa svolta ottimista al fatto che prestasse lavoro presso il Servizio Sanitario Pubblico statunitense che, nel 1931, svolgeva le sue funzioni alle dipendenze del Dipartimento del Tesoro che vedeva, come Segretario, Andrew Mellon, tra i fondatori e principali azionisti della “Aluminium Company of America“(Alcoa).
È, però, solamente nel 1939 che il Biochimico Gerald Judy Cox, dopo aver somministrato fluoro ad alcuni topi da laboratorio, arriva alla conclusione che il fluoro possa diminuire le carie. Secondo Cox non solo “l’ipotesi doveva considerarsi dimostrata […], forse bisognava rivedere la tendenza a rimuovere completamente il fluoruro dall’acqua e dal cibo”; arrivò addirittura a proporre l’idea di aggiungere fluoruro all’acqua, come misura preventiva di sanità pubblica. Il fatto che, all’epoca, il biochimico lavorasse per il “Mellon Institute”, il laboratorio di ricerca della “Alcoa” e che, quindi, il primo parere favorevole alla fluorizzazione dell’acqua venisse proprio da un imbonitore al servizio della prima industria, per l’epoca, per produzione di quantità di fluoro come residuo industriale, passò inosservato.
È durante la seconda guerra mondiale che un’altra “organizzazione” si trova implicata nella promozione della fluorizzazione: il Pentagono. Oltre alla produzione intensificata di alluminio della “Alcoa” per i caccia ed i bombardieri, i militari hanno un altro piano strettamente legato al fluoro, il “Progetto Manhattan“, scoperto nel 1997 dai reporter Joel Griffiths e Chris Bryson che, per il lavoro svolto, hanno ricevuto il “Project Censored Award“ [1].
Il Pentagono, di fronte alla prospettiva di vedersi piovere da ogni parte denunce per intossicazione da fluoruro che avrebbero minacciato di compromettere il programma delle armi nucleari, fece l’unica cosa logica da fare, insabbiare l’intera faccenda.
Molte delle presunte dimostrazioni secondo le quali il fluoruro è innocuo, se somministrato in piccole dosi, provengono, in quegli anni, da scienziati cui è stato segretamente ordinato di fornire “prove utili in vertenze” riguardanti esposizione al fluoruro. Uno degli esempi più eclatanti della manipolazione dei dati è la pubblicazione di uno studio sugli effetti del fluoruro apparsa sul “Journal of the American Dental Association“, datato Agosto 1948; in questo che è considerato uno degli “articoli chiave” nella storia della fluorizzazione dell’acqua, Peter P. Dale e H. B. McCauley, entrambi coinvolti nel “Progetto Manhattan”, evidenziano come gli operai che prestano servizio presso le fabbriche in cui viene prodotto fluoruro destinato alla realizzazione di armi nucleari, hanno meno carie rispetto ai loro colleghi che lavorano in fabbriche che nulla hanno a che fare con il fluoruro.
Lo studio si basa su dati reali, ma ciò che Peter P. Dale e H. B. McCauley omettono di dire è che, la maggior parte degli operai presi in considerazione, non ha più denti, evento che, di per sé, fra crollare drasticamente la possibilità di avere delle carie.
Quello di Peter P. Dale e H. B. McCauley è solamente uno degli scritti utilizzati per promuovere in maniera propagandista la discarica negli acquedotti pubblici di un rifiuto tossico dell’industria nucleare che, secondo Janet Allen, “è combinato con altre sostanze in una miscela acida di scarti industriali comprendenti arsenico, cadmio, piombo, mercurio e uranio in quantità variabili, a seconda delle procedure di estrazione di fosfato effettuate nel corso della giornata. C’è poi tutta una varietà di altre sostanze chimiche risultanti dai vari processi di fabbricazione: carburante diesel, cherosene, cloruri, solfuri, polimeri, antischiumogeni e magari anche cromo esavalente (cromo-6).”
Nel 1947, Oscar Ewing è nominato capo della “Federal Security Agency” (Ente di Sicurezza Federale), a quel tempo responsabile del Servizio Sanitario Pubblico. Ewing, Avvocato della “Alcoa”, società dalla quale riceve un salario di 750.000 dollari annui, decide di promuovere un programma di “fluorizzazione dell’acqua” a livello nazionale [2], coadiuvato da Edward Louis Bernays, da molti considerato come il “padre” della persuasione ed “oggetto di studi” da parte di personaggi come Josef Goebbels, ministro per la propaganda di Adolf Hitler.
Nel suo libro “Propaganda“, del 1928, Edward Louis Bernays affronta, senza tanti giri di parole, quella che il professor C. Wright Mills definisce “élite al potere”, affermando che “Quelli che manipolano il meccanismo nascosto della società costituiscono un Governo invisibile che è il vero potere che controlla. Noi siamo governati, le nostre menti vengono plasmate, i nostri gusti vengono formati, le nostre idee sono quasi totalmente influenzate da uomini di cui non abbiamo mai nemmeno sentito parlare. Questo è il logico risultato del modo in cui la nostra società democratica è organizzata. Un vasto numero di esseri umani deve cooperare in questa maniera se si vuole vivere insieme come società che funziona in modo tranquillo. In quasi tutte le azioni della nostra vita, sia in ambito politico o negli affari o nella nostra condotta sociale o nel nostro pensiero morale, siamo dominati da un relativamente piccolo numero di persone che comprendono i processi mentali e i modelli di comportamento delle masse. Sono loro che tirano i fili che controllano la mente delle persone” [3].
Secondo Noam Chomsky, negli anni Quaranta e Cinquanta, il 90 percento di tutte le sovvenzioni federali destinate alla ricerca, proviene dal Pentagonoe dall’“Atomic Energy Commission“ (AEC), per cui, non solo è difficile ottenere un finanziamento per studi riguardanti i pericoli del fluoruro ma si rischiava anche di finire sulla lista nera delle due maggiori fonti di denaro per la ricerca esistenti. Come ha osservato Janet Allen su “Whole Life Times“, l’eliminazione dei rifiuti tossici di classe I costa almeno 36 centesimi al litro, il che genera l’irresistibile impulso a liberarsene di nascosto ed illegalmente. Gettare tali materiali di scarto nell’acqua può, però, portare a multe e sanzioni penali, allora ecco la politica della “fluorizzazione” e, come per incanto, questo rifiuto si trasforma da costo in potenziale fonte di profitto e le imprese, invece di venire punite perché scaricano di nascosto nell’acqua rifiuti in quantità, sono premiate perché li gettano in dosi ancora più massicce, facendone una questione politica.
Nell’Aprile 2001, negli Stati Uniti, si solleva l’indignazione generale contro l’Amministrazione Bush, quando questa decide di non inasprire i valori limite di arsenico nell’acqua che restano comunque di venti volte inferiori al limite massimo stabilito per il fluoro [2]. I “teorici del complotto” più maliziosi, hanno fatto notare come il ministro del Tesoro, Paul O’Neill ed il suo vice, Kenneth Dam, siano, rispettivamente, ex CEO ed ex Membro del Consiglio Direttivo della “Alcoa” [4]. O’Neill, in un’intervista rilasciata al prestigioso “Financial Times“, ha dichiarato che le multinazionali non dovrebbero pagare le tasse [5].
Probabili patologie legate all’assunzione di eccessive dosi di fluoro:
Fluorosi ossea, osteoporosi ed artrite;
Disfunzioni della tiroide;
Danni ai reni;
Effetti negativi sulle funzioni cerebrali;
Cancro.
In Italia, la rete idrica è costituita, in gran parte, di tubi in ferro zincato con un indice di dispersione superiore al 40 percento e, di conseguenza, non sono in grado di reggere all’azione aggressiva del fluoro, motivo per il quale la “fluorizzazione” delle nostre acque è praticamente impossibile.
Non c’è motivo, però, per rallegrarsi, perché il fluoro è sostituito egregiamente da altri scarti egualmente nocivi, tossici e potenzialmente cancerogeni, primo fra tutti l’arsenico.
Note e fonti:
[1] Riconoscimento attribuito dall’omonima associazione che ha sede presso la Somoma State University, in California e che mira ad educare sul ruolo del giornalismo indipendente portando all’attenzione pubblica notizie e casi non trattati dai media. Vedi in italiano “Censura”, Nuovi Mondi Media, Ozzano dell’Emilia (BO), 2003
[2] “Tutto quello che sai é falso 2 – Secondo manuale dei segreti e delle bugie”, “La frode del fluoro”, di Robert Sterling, 318-329
[3] “Perché la gente crede quasi a tutto (prima parte)”, di Tim O’Shea, tratto da www.newmediaexplorer.org
[4] “Tutto quello che sai é falso – Manuale dei segreti e delle bugie”, “Gli Stati Uniti: una Nazione governata da multinazionali e multimilionari”, di Russ Kick, 111
[5] Intervista di Amity Shlaes. Financial Times 19 Maggio 2001. Citazione dell’articolo “MediaBeat” di Norman Solomon, Newsday (New York) e In These Times
tratto da: http://terrarealtime3.blogspot.it/2018/04/tutto-o-quasi-quello-che-non-sai-sul.html

Monsanto ha sempre mentito sul glifosato

 

Monsanto

 

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Monsanto ha sempre mentito sul glifosato

Monsanto ha mentito sul glifosato. Per tranquillizzare l’opinione pubblica ha ribadito per anni che l’erbicida “prende di mira un enzima presente nelle piante ma non nelle persone o negli animali domestici” ma la dichiarazione “era falsa o fuorviante”.

È questa l’opinione del giudice distrettuale degli Stati Uniti Timothy Kelly, che il 30 aprile ha emesso la sua opinione  dopo aver respinto la mozione di Monsanto di rigettare la causa in cui l’avevano trascinata i gruppi ambientalisti Beyond Pesticides e Organic Consumers Association.
Secondo la corte l’enzima esiste nei batteri animali – un dato testimoniato in letteratura – e la Monsanto lo ha sempre saputo. Logica conseguenza è che l’etichettatura ingannevole di Monsanto nasconde i potenziali effetti sulla salute del glifosato sui consumatori.

tratto da: https://ilsalvagente.it/2018/05/03/monsanto-ha-sempre-mentito-sul-glifosato/35494/

 

 

…E ci sono Medici e Luminari che accusano: le ricerche sul cancro non esistono. Sono solo una frode, sono tutte false!

cancro

 

 

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C’è un’altra scienza, non quella ortodossa, che corre su binari diversi, paralleli a quella che regola la nostra vita quotidiana. Una scienza che ha meno voce in capitolo rispetto a quella ortodossa che regola scelte importanti della nostra vita. Una scienza parallela che probabilmente, anzi sicuramente, è meno attendibile, ma che è comunque il caso di conoscere, se non altro per farcene un’idea e capire meglio portata e limiti di quella che ufficiale.

E’ come nel caso dei vaccini… Ok la loro necessarietà, ma buttiamo anche un orecchio ai contrari…

E c’è chi sostiene che la lotta al Cancro è solo una bufala…

 

Medici rivelano: Le ricerche sono false, il cancro è una frode!

Ti sei mai chiesto perché, nonostante i miliardi di dollari spesi per la ricerca sul cancro nel corso di molti decenni, e la promessa di una cura costante, che è per sempre “dietro l’angolo”, il cancro continua ad aumentare e a fare vittime?

“Tutti dovrebbero sapere che la ricerca sul cancro è in gran parte una frode, e che le principali organizzazioni di ricerca sul cancro sono abbandonate nei loro doveri alle persone che le sostengono.”(Fonte)

Ecco cosa afferma Linus Carl Pauling, Dottore di Ricerca e vincitore del Premio Nobel per la Chimica nel 1954 e per la Pace nel 1962. E’ considerato un genio del XX secolo che ha messo le basi per la chimica quantistica, la biologia molecolare e la medicina ortomolecolare.

LA RICERCA SUL CANCRO E’ STATA UN FALLIMENTO

La Dott.ssa Marcia Angell, medico e Direttore della rivista medica New England Medical Journal (NEMJ), considerata una delle più prestigiose riviste mediche peer-reviewed di tutto il mondo.

“Semplicemente non è più possibile credere a gran parte della ricerca clinica che viene pubblicata, o fare affidamento sul giudizio dei medici di fiducia o delle linee guida mediche autorevoli. Non ho alcun piacere nel giungere a questa conclusione che ho maturato lentamente e con riluttanza durante i miei due decenni come Direttore della rivista medica New England Medical Journal.” (Fonte)

Il Dottor John Bailer, che ha trascorso 20 anni nello staff del National Cancer Institute, ed è anche un ex redattore della sua rivista, ha dichiarato pubblicamente in una riunione dell’American Association for the Advancement of Science:

“La mia valutazione complessiva è che il programma nazionale sul cancro deve essere giudicato un fallimento qualificato. La nostra ricerca sul cancro degli ultimi 20 anni è stata un totale fallimento. Oggi sempre più persone dai 30 anni in su muoiono di cancro più che in passato. Ci sembra che i nostri pazienti vivano di più con la malattia ma la verità è che la diagnostichiamo prima. MOlte persone con malattie lievi o benigne vengono incluse nelle statistiche e riportate come essere ‘guarite’ dal cancro grazie alla medicina. Quando i funzionari del governo indicano i dati di sopravvivenza e dicono che stanno vincendo la guerra contro il cancro, in verità stanno utilizzando i tassi di sopravvivenza in modo improprio.” (Fonte)

LA RICERCA SUL CANCRO E’ FALSA

Un altro punto da sottolineare è che la maggior parte del denaro donato alla ricerca sul cancro è speso per la sperimentazione sugli animali, che da molti è stata considerata del tutto inutile. Ad esempio, nel 1981 il Dottor Irwin Bross, l’ex direttore del Sloan-Kettering Cancer Research Institute (il più grande istituto di ricerca sul cancro di tutto il mondo), ha dichiarato:

“L’inutilità della maggior parte degli studi su modelli animali non è molto conosciuta. Ad esempio, la scoperta di agenti chemioterapici per il trattamento del cancro umano è stata ampiamente considerata un trionfo grazie alla sperimentazione sugli animali. Ci sono pochissime evidenze che potrebbero sostenere tali affermazioni.” (Fonte)

Un’altra citazione che si riferisce a come la medicina sia diventata industria farmaceutica è stata fatta dal Dottor Dean Burk, biochimico americano del National Cancer Institute:

“Quando hai il potere non devi dire la verità. Questa è una regola che è stata tramandata in questo mondo da generazioni. E ci sono moltissime persone che non dicono la verità quando sono al potere in posizioni amministrative.” (Fonte)

Ed ha anche affermato che:

“Il fluoro provoca più decessi per il cancro rispetto a qualsiasi altro prodotto chimico. E ‘una delle conclusioni scientifiche ed evidenze biologiche a cui sono arrivato nei miei 50 anni nel campo della ricerca sul cancro.” (Fonte)

Di questo argomento me ne sono occupato in molti articoli che puoi approfondire: IL FLUORO rallenta il cervello e fa sviluppare il tumoreI pericoli neurotossici del fluoro e la curcumina come soluzioneFLUORURO & INTELLIGENZA: I 39 studi che mostrano quello che non ti hanno detto.

Nell’edizione del 15 Aprile 2015 della rivista medica Lancet, il caporedattore Richard Hortonha dichiarato:

“Il caso contro la scienza è molto semplice: gran parte della letteratura scientifica, forse la metà, può essere dichiarata semplicemente falsa. La scienza ha preso una direzione verso le tenebre.” (Fonte)

Nel 2005, il Dottor John P.A. Ioannidis, professore presso la Stanford University, ha pubblicato un articolo sulla Public Library of Science (PLoS) intitolato “Perché i risultati pubblicati sulla ricerca sono falsi” dove ha dichiarato:

“C’è sempre più preoccupazione che i risultati pubblicati dalle più recenti ricerche siano falsi.”

Nel 2009, l’integrale centro del cancro dell’Università del Michigan, ha pubblicato un’analisi dove ha rivelato che gli studi sul cancro sono falsi a causa di conflitti di interesse. Hanno dichiarato che i risultati prodotti erano la conseguenza di ciò che avrebbe funzionato meglio per le aziende farmaceutiche. (Fonte)

Ci sono così tante informazioni disponibili provenienti da persone direttamente coinvolte con la ricerca sul cancro. Non solo l’informazione della tv è manipolata, ma la nostra società è diventata un grande conflitto di interessi e le grandi multinazionali vogliono sempre più profitto a scapito della nostra salute e dell’ambiente.

IL CANCRO E’ EVITABILE

La verità è che secondo l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro:
“L’80-90 per cento dei casi di cancro sono determinati dall’ambiente e quindi teoricamente evitabili”. (Fonte)

Le cause ambientali del cancro includono la qualità dell’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo, i pesticidi, erbicidi, ormoni ed antibiotici presenti nel cibo del supermercato, leradiazioni elettromagnetiche a cui siamo quotidianamente esposti e anche l’inquinamento luminoso che danneggia le nostre ghiandole. Inoltre fin da piccoli siamo sottoposti a vaccini e medicinali che danneggiano il nostro sistema immunitario e che si accumulano a vita producendo molti disturbi. Vanno infine inclusi anche i traumi emotivi come dimostra la psicosomatica e la nuova medicina germanica.

Ma purtroppo, come ha espresso il Dott. Hans Ruesch:

Nonostante il riconoscimento generale che l’85% di tutti i tumori è causato da fattori ambientali, meno del 10% del bilancio del National Cancer Institute è affidato alla ricerca sulle cause ambientali. E nonostante il riconoscimento che la maggior parte delle cause ambientali sono legati alla nutrizione, meno dell’1% del bilancio National Cancer Institute è dedicato agli studi sulla nutrizione. “(Hans Ruesch, Naked Empress – the Great Medical Fraud, CIVIS, Massagno/Lugano, Switzerland, 1992, p.77)

Questo è principalmente il motivo per cui così tante persone si stanno interessando e dirigendo verso trattamenti alternativi e naturali che non vengono approvati dalle case farmaceutiche che controllano la medicina moderna. Come ha detto Pauling riguardo al perché non viene comunicato alle persone quanto la vitamina C possa essere utile per prevenire il cancro: “La mancanza d’interesse delle multinazionali risiede nel fatto che la Vitamina C è una sostanza naturale che è disponibile a bassi costi e che non può essere brevettata!

 

fonte: http://www.dionidream.com/medici-rivelano-le-ricerche-sono-false-il-cancro-e-una-frode/

Una testimonianza allucinante: “Il mio inferno nel pronto soccorso tra disumanità e burocrazia”

 

pronto soccorso

 

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Una testimonianza allucinante: “Il mio inferno nel pronto soccorso tra disumanità e burocrazia”

Il mio inferno nel pronto soccorso tra disumanità e burocrazia

Una brutta caduta e il racconto di una giornata in ospedale allucinante e dove sono accadute molte cose poco simpatiche

Una giornata alluncinante al pronto soccorso, dopo un banale incidente.
La racconto così, come l’ho vissuta.

Coccige rotto dopo una caduta fatta in campagna, esattamente su una radice di albero.
A parte la sfortuna il vero inferno inizia al pronto soccorso.
-Dopo aver spiegato anche in curdo che non potevo sedermi perché a farmi male era proprio il sedere, mi hanno rifilato una sedia “se no, stia in piedi”. Aaaa????
-Alla fine dopo aver vomitato per il dolore una volontaria mi procura un lettino, arriva l’infermiera “no, no, no, lei mica può aspettare distesa, si alzi subito”.
Nel frattempo una signora anziana vicino a me chiede aiuto: “Infermiera sto per svenire”. “E se sviene che problema c’è? Tanto è coricata”.
Un’altra signora anziana implora “Infermiera la prego devo fare la pipì, mi porti in bagno”. “Ora non posso”. Poi la vedi dopo 10minuti a fine turno uscire tranquilla per tornarsene a casa. E la signora che poteva essere mia nonna, pisciata addosso da sola.
Poi anche io imploro: “Ho bisogno di mangiare sono a digiuno dalle 9.00 del mattino. Posso farmi passare del cibo dalla sala da attesa?”. “Assolutamente no”.
Praticamente se sopravvivi ti uccide la loro ‘estrema gentilezza’.
A proposito, senza la Vera gentilezza, la preparazione, l’energia dei volontari questo sistema pubblico crollerebbe come un castello di sabbia. E non tanto per i pochi soldi ma per la miseria umana di troppi che ci lavorano.
Oggi mi sono sentita un peso. Mi sono sentita umiliata e colpevole di stare male. Me ne torno a casa con un magone e un senso di rabbia per gli anziani che al contrario mio non possono mandarla a fanculo questa gente arida e priva di umanità.

ps: so perfettamente che in tanti ospedali medici e infermieri non si risparmiano e non voglio generalizzare. Ma è altrettanto vero che quello che è capitato a me capita tutti i giorni in tanti posti.

di Fiorella Atzei

tratto da: http://www.globalist.it/news/articolo/2018/04/29/il-mio-inferno-nel-pronto-soccorso-tra-disumanita-e-burocrazia-2023448.html

Acqua e Bicarbonato di sodio: berne un bicchiere al giorno può fare miracoli. Ecco i nuovi studi.

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Acqua e Bicarbonato di sodio: berne un bicchiere al giorno può fare miracoli. Ecco i nuovi studi.

Una soluzione di acqua e bicarbonato di sodio da bere ogni giorno potrebbe ridurre le probabilità di avere l’artrite reumatoide e altre malattie autoimmuni. Il nuovo studio.

Scongiurare un’infiammazione con il bicarbonato di sodio. Non solo un fantastico prodotto da utilizzare efficacemente per la pulizia della casa e per la bellezza, ma anche utile nella lotta contro artrite reumatoide e malattie autoimmuni se se ne consuma un cucchiaino ogni 4 ore. Tutto grazie agli effetti che il bicarbonato avrebbe sulla milza.

In un nuovo studio, gli esperti del Medical College of Georgia avrebbero infatti scoperto che, dopo aver bevuto una soluzione di bicarbonato di sodio, la milza, così come il sangue nei reni, sarebbe in grado di contenere meno cellule infiammatorie e più anti-infiammatori. Di conseguenza, l’acqua unita a un po’ di bicarbonato di sodio potrebbe ridurre le probabilità di avere l’artrite reumatoide e il lupus.

Il bicarbonato di sodio di sodio è una sostanza alcalina, ossia ha un pH superiore a 7. Per questo motivo in una fase iniziale accresce il pH gastrico che, per ritrovare equilibrio, aumenta a sua volta la quantità di acido. Se un eccesso di alcalinità potrebbe sfociare facilmente in acidità e viceversa, nel momento in cui si beve un po’ di acqua e bicarbonato si porterebbe lo stomaco a produrre più acido per digerire. In questo modo si evita che la milza produca un’anomala risposta immunitaria: sarebbe questa risposta immunitaria che di solito porta all’infiammazione nel corpo.

Per questo motivo, gli scienziati pensano che bere il bicarbonato di sodio faccia agire la milza, che fa parte del sistema immunitario, come un grande filtro per il sangue. Ed è qui che vengono memorizzati alcuni globuli bianchi, come i macrofagi, per facilitare la risposta immunitaria.

Certamente bere bicarbonato influenza la milza e pensiamo che ciò avvenga attraverso le cellule mesoteliali”, spiega il dottor Paul O’Connor, fisiologo renale del Medical College.

Gli scienziati sono così riusciti a dimostrare che un rimedio economico come il bicarbonato sia in grado di contrastare un’infiammazione che può portare a condizioni dolorose scatenate dall’artrite e a prevenire malattie renali.

Il passaggio dal profilo infiammatorio a quello anti-infiammatorio avviene ovunque. L’abbiamo visto nei reni, l’abbiamo visto nella milza, ora lo vediamo nel sangue periferico – ha dichiarato O’Connor. Quando si assume il bicarbonato di sodio, si incoraggia l’organismo a produrre un maggior numero di cellule T regolatorie, le quali impediscono al sistema immunitario – tra le altre cose – di attaccare i suoi stessi tessuti”.

Quanto bicarbonato assumere? Secondo i ricercatori, la durata dell’effetto anti-infiammatorio dovuto al consumo di bicarbonato di sodio sarebbe di circa quattro ore e la dose sarebbe di un cucchiaino di bicarbonato mescolato con mezzo litro di acqua.

Il bicarbonato si mostra ancora una volta in grado di essere un valido alleato per la nostra salute. Ovviamente, ogni caso specifico va studiato e analizzato insieme con il proprio medico curante, così come anche è utile tenere bene a mente tutti i casi in cui non andrebbe utilizzato.

 

 

tratto da:  https://www.greenme.it/mangiare/alimentazione-a-salute/27466-bicarbonato-di-sodio-malattie-autoimmuni-artrite

In California, il glifosato deve essere etichettato come “possibile cancerogeno” – Ricordiamo che l’Europa ha stabilito che invece noi possiamo pure crepare, almeno per i prossimi 5 anni!

 

glifosato

 

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In California, il glifosato deve essere etichettato come “possibile cancerogeno” – Ricordiamo che l’Europa ha stabilito che invece noi possiamo pure crepare, almeno per i prossimi 5 anni!

 

Da Il Salvagente:

California, il glifosato deve essere etichettato come “possibile cancerogeno”

Nello stato della California il glifosato sarà etichettato come un prodotto “noto allo Stato per causare il cancro“. Un tribunale d’appello della California ha confermato la scelta dello Stato e del Centro per la sicurezza alimentare (Cfs)ad inserire il pesticida tra quelle comprese nell’elenco di sostanze chimiche pensate per causare cancro o difetti di nascita come prevede la Proposition 65, la legge sulla sicurezza delle acque potabili e tossiche del 1986. La vicenda legale tra lo Stato della California e Monsanto va avanti dal 2017, da quando, cioè, la multinazionale si è schierata contro la decisione della California’s Office of Environmental Health Hazard Assessment di elencare il glifosato, l’ingrediente attivo nell’erbicida di Monsanto, Roundup, tra le sostanze della Proposition 65 che richiede la notifica e l’etichettatura di tutte le sostanze chimiche note per provocare cancro, difetti alla nascita o altri danni riproduttivi e vieta il loro scarico nelle acque potabili dello stato.

“Questa è una grande vittoria per tutti i californiani – e un’enorme perdita per Monsanto – poiché sostiene il nostro diritto di proteggere noi stessi e il nostro ambiente da esposizione non necessaria e indesiderata alla sostanza chimica pericolosa, il glifosato”, ha dichiarato Adam Keats, avvocato senior della Cfs.

Ricordiamo a tutti  che  solo pochi mesi fa L’Unione Europea ha rinnovato l’aurorizzazione al Glifosato per altri 5 anni!

Da Focus:

L’Unione Europea rinnova l’uso del glifosato per altri 5 anni

Gli stati dell’UE hanno votato: l’autorizzazione per il potente erbicida verrà estesa. Rimane aperto il dibattito sui rischi per la salute.

L’Unione Europea ha rinnovato per altri 5 anni l’autorizzazione all’utilizzo del glifosato, uno dei più potenti e diffusi diserbanti del mondo. Lo ha deciso il Comitato d’appello dell’Unione Europea, dopo diversi rinvii.

Italia e Francia si sono dette contrarie, ma Germania e altri Stati hanno fatto pendere l’ago della bilancia a favore del glifosato, sostanza i cui effetti sull’uomo sono molto dibattuti: mentre l’Agenzia europea delle sostanze chimiche (ECHA) la reputa “non carcerogena“, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) l’ha classificata come “probabilmente cancerogena per gli esseri umani”.

 

Leggi anche:

Incredibile, ma vero: Glifosato, gli studi dell’Efsa hanno nascosto le prove di cancerogenicità…!

L’Echa, l’Agenzia europea per le sostanze chimiche, ha dichiarato che il GLIFOSATO non è cancerogeno e non provoca mutazioni genetiche. Inoltre fa dimagrire, aiuta la diuresi e fa nascere figli biondi e con gli occhi azzurri …ma vaffanculo, va!!

Ignorare la tossicità del glifosato è crimine contro l’umanità!