La pasta non fa ingrassare, anzi. Un nuovo studio lo conferma

 

pasta

 

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

La pasta non fa ingrassare, anzi. Un nuovo studio lo conferma

Non è vero che la pasta fa ingrassare. Lo dice un nuovo studio condotto dai ricercatori del St. Michael’s Hospital, in Canada.

Molto spesso accusata di allargare il girovita e di causare l’obesità, la pasta in realtà non merita questo trattamento.

Secondo gli scienziati canadesi, a differenza della maggior parte dei carboidrati “raffinati”, che vengono rapidamente assorbiti nel flusso sanguigno, la pasta ha un basso indice glicemico. Ciò significa che provoca minori aumenti dei livelli di zucchero nel sangue rispetto a quelli causati dal consumo di cibi con un alto indice glicemico.

I ricercatori del St. Michael’s Hospital hanno condotto una revisione sistematica e una meta-analisi su tutte le prove disponibili da studi randomizzati controllati. Hanno identificato 30 studi di controllo che hanno coinvolto quasi 2.500 persone. Queste ultime hanno mangiato pasta invece di altri carboidrati come parte di una dieta sana a basso indice glicemico. I loro risultati sono stati pubblicati sulla rivista BMJ Open.

Lo studio ha rilevato che la pasta non ha contribuito all’aumento di peso o all’aumento del grasso corporeo”, ha detto l’autore principale, il dott. John Sievenpiper, scienziato del Centro di nutrizione dell’ospedale. “In realtà l’analisi mostrava effettivamente una piccola perdita di peso. Quindi, contrariamente alle preoccupazioni, forse la pasta può essere parte di una dieta sana a basso indice glicemico”.

Le persone coinvolte nelle sperimentazioni cliniche hanno mangiato in media 3,3 porzioni di pasta alla settimana invece di altri carboidrati. Una porzione equivale a circa mezzo bicchiere di pasta cotta. Hanno perso circa mezzo chilo con un follow-up di 12 settimane.

Secondo i ricercatori, questi risultati sono generalizzabili alla pasta consumata insieme ad altri alimenti a basso indice glicemico.

“Dopo aver valutato le prove, ora possiamo dire con una certa sicurezza che la pasta non ha un effetto negativo sul peso corporeo quando viene consumata come parte di un regime alimentare sano”, prosegue il dottor Sievenpiper.

Non si tratta del primo studio di questo tipo. Un’altra ricerca condotta dal Dipartimento di Epidemiologia dell’IRCCS Neuromed di Pozzilli in Molise ha svelato che un consumo più o meno regolare e più o meno moderato di pasta sul giro vita non è affatto dannoso per la linea. Basta non esagerare consumandone una quantità equivalente al 10% delle calorie giornaliere, in media circa 50 grammi al giorno.

La regola d’oro è sempre la stessa: la moderazione.

 

tratto da: https://www.greenme.it/dieta/27187-pasta-ingrassare-dieta

Etichetta di origine della pasta: il Salvagente si chiede quanto durerà? – Per non dimenticare: origine del grano nelle confezioni di pasta? La Barilla dice NO… Ora, chiedetevi PERCHÈ, soprattutto quando al supermercato fate la spesa!!

Etichetta

 

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

Etichetta di origine della pasta: il Salvagente si chiede quanto durerà? – Per non dimenticare: origine del grano nelle confezioni di pasta? La Barilla dice NO… Ora, chiedetevi PERCHÈ, soprattutto quando al supermercato fate la spesa!!

 

Da Il Salvagente:

Etichetta di origine della pasta: quanto durerà?

“I pastai italiani sono pronti: ci siamo già adeguati, arrivando anche in anticipo rispetto alla data prevista, tanto che pacchi di pasta con la nuova etichetta sono già presenti in scaffale da alcune settimane”. Riccardo Felicetti, presidente dei pastai di AIDEPI (Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta) non fa di certo salti di gioia per festeggiare l’esordio, avvenuto ieri, della dichiarazione obbligatoria dell’origine del grano per la pasta. Dopo i ricorsi al Tar – persi –  e quelli a Bruxelles, attraverso FoodDrinkEurope, l’associazione dei produttori alimentari europei che ha presentato un reclamo formale contro la decisione del governo italiano, Felicetti fa buona faccia a cattivo gioco. “Da questo momento in avanti – continua Felicetti – i consumatori avranno modo di verificare che dietro ottime marche di pasta a volte ci sono semole ricavate da grani duri italiani e altre volte, invece, semole che utilizzano anche ottimi grani duri stranieri. Perché la qualità non conosce frontiere. Non bisogna infatti confondere l’origine con la qualità del prodotto: tutto il grano che utilizziamo per la pasta italiana, per bontà, sicurezza e tracciabilità, è il migliore del mondo.”

Come leggere l’etichetta

Secondo quanto previsto dal decreto le confezioni di pasta secca made in Italy dovranno avere obbligatoriamente indicato in etichetta il nome del Paese nel quale il grano viene coltivato e quello di molitura; se proviene o è stato molito in più paesi possono essere utilizzate, a seconda dei casi, le seguenti diciture: paesi UE, paesi NON UE, paesi UE E NON UE. Inoltre, se il grano duro è coltivato almeno per il 50% in un solo Paese, come a esempio l’Italia, si potrà usare la dicitura: “Italia e altri Paesi UE e/o non UE”.

Trasparenza a termine?

Il presidente di Aidepi, però, non molla: “Purtroppo, come temevamo, questa etichetta sarà presto superata dal Regolamento UE sull’origine degli alimenti, che arriverà questa estate e cambierà nuovamente le carte in tavola” spiega Felicetti. Il purtroppo più che per lo stop alla dichiarazione di origine sembra legato al fatto che “Noi pastai saremmo costretti a riadeguare nuovamente l’etichetta e il consumatore troverà questa informazione scritta in un modo differente.”

Secondo AIDEPI, la sola indicazione in etichetta dell’origine del grano non basta. Conclude Felicetti “Per incrementare la disponibilità di grano duro nazionale di qualità e prodotto in modo sostenibile in linea con le esigenze dell’industria molitoria e della pasta la strada giusta sono infatti i contratti di filiera, che diversi protagonisti del mondo grano-pasta hanno già intrapreso: in questo modo si garantisce ai pastai un grano adeguato e agli agricoltori un reddito certo, commisurato all’impegno profuso e alle specifiche condizioni ambientali e climatiche, garantendo al contempo una protezione dalle fluttuazioni del mercato”.

Il Canada paga l’abuso di glifosato

Peccato che al momento la realtà sia meno rosea, almeno a prestare fede ai dati della Borsa merci telematica italiana. La debolezza dei prezzi degli ultimi mesi del grano duro (quello usato per la pasta) avrebbero spinto i produttori ad un incremento delle superfici dedicate al grano tenero (per la panificazione) in Italia nel 2018.

Un dato che potrebbe dare nuovo impulso alle importazioni dall’estero, calate drasticamente del 10%  su base annua. Un risultato che si spiega con la drastica riduzione degli acquisti effettuati fuori dai confini comunitari (Canada in primis) osservata a dicembre e gennaio. Proprio dal Canada, giova ricordarlo, viene il grano sospetto di contenere i residui più alti di glifosato, il pesticida utilizzato anche poco prima della raccolta del grano per favorire l’essiccamento.

Assolutamente da leggere:

Indicare l’origine del grano nelle confezioni di pasta? La Barilla dice NO… Chiedetevi Perchè, soprattutto quando al supermercato fate la spesa!!

Riporta Codacons

ALIMENTARE: È OBBLIGO ORIGINE IN ETICHETTA PER RISO E PASTA

 

CODACONS: FINALMENTE CONSUMATORI AVRANNO TRASPARENZA SULL’ALIMENTO PIU’ CONSUMATO IN ITALIA

ORA ESTENDERE OBBLIGO ORIGINE A TOTALITA’ BENI ALIMENTARI

Esprime soddisfazione il Codacons per l’arrivo dell’obbligo di indicazione dell’origine in etichetta per pasta e riso, che entrerà ufficialmente in vigore il 16 e il 17 febbraio.
“Finalmente ai consumatori sarà garantita trasparenza e la possibilità di fare scelte consapevoli sull’alimento più consumato in Italia: la pasta – afferma il presidente Carlo Rienzi – Finora gli italiani sono stati del tutto all’oscuro sull’origine della materia prima, una situazione di incertezza che ha danneggiato il Made in Italy e dato vita ad inganni attraverso confezioni che richiamavano una italianità del prodotto nella realtà inesistente, perché grano e riso provenivano da paesi esteri”.
“Il prossimo passo da compiere è estendere l’obbligo dell’indicazione di origine in etichetta a tutti i prodotti alimentari, perché i consumatori hanno il diritto di sapere cosa mangiano e da dove arrivano le materie prime che finiscono sulle nostre tavole” – conclude Rienzi.

Pasta di “grano duro” a meno di 0,60 cent il kilo: cosa arriva sulle nostre tavole?

 

Pasta

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

Pasta di “grano duro” a meno di 0,60 cent il kilo: cosa arriva sulle nostre tavole?

Non c’è bisogno di essere imprenditori agricoli per capire che un Kg di pasta di grano duro non può costare meno di 0,60 centesimi di euro al Kg. Se la vendono a tale prezzo c’è qualche cosa che non funziona. Ricordatevi sempre che, quando un alimento si vende a prezzi economicamente illogici, a farne le spese sono i produttori, l’ambiente e, soprattutto,la vostra salute! 

Pensavamo si trattasse di un’offerta di Natale. Ma ormai siamo a febbraio e il prezzo della pasta industriale – in offerta durante le vacanze natalizia a 0,69 centesimi di euro al Kg – è addirittura scesa: adesso si può acquistare a meno di 0,60 centesimi di euro al Kg.

Invitiamo i nostri lettori a riflettere. Partendo da una domanda: come può costare meno di 0,60 centesimi di euro un Kg di pasta di grano duro?

Facciamo quattro conti. Il grano va seminato. Prima della semina occorrono le lavorazioni del terreno.

Quindi: costi per la lavorazione dei terreni, costo delle sementi e costo della semina.

In questi pacchi di pasta non c’è scritto che proviene da grano duro coltivato in biologico. Che significa? Semplice: che ci sono i costi per il diserbo.

Diamo per scontato che non ci sono stati attacchi da parte di miceti o insetti.

Ad inizio estate il grano duro è pronto per essere raccolto. Morale: costi per la mietitrebbiatura.

Poi c’è lo stoccaggio dei prodotto: eliminiamo tale costo, diamo per scontato che il grano duro si venda subito (anche se sappiamo che non è così).

Poi c’è la lavorazione industriale: dalla molitura fino al confezionamento della pasta. Questi costi non li possiamo nascondere: ci sono!

Quindi la distribuzione: anche questa non è gratuita.

I ‘numeri’ calcolateli voi sommando tutti questi costi. Tenendo conto che se un Kg di pasta di grano duro industriale viene venduta, al dettaglio, a meno di 0,60 centesimi di euro, chi la vende ci deve guadagnare.

Ecco: se ci ragionate vi renderete conto voi stessi che un Kg di pasta di grano duro non può costare meno di 0,60 al Kg. In questo prezzo – e soprattutto in questa pasta – c’è qualcosa che non funziona!

Adesso vi riassumiamo, per sommi capi, un articolo che abbiamo scritto lo scorso 32 gennaio. Vi abbiamo raccontato della pasta prodotta a Fontana Murata, dalle parti di Valledolmo, al confine tra la provincia di Palermo e la provincia di Agrigento. Una pasta prodotta da un’azienda storica della famiglia Gioia.

Ebbene, un Kg di questa pasta artigianale – prodotta con grani duri antichi siciliani – costa 8 euro al Kg.

Non dobbiamo restare stupiti. L’articolo sulla pasta artigianale prodotta da Paola Gioia e Leonardo D’Angelo fa parte di un ‘viaggio’ nel mondo della pasta artigianale prodotta in Sicilia con grano duro siciliano.

Il prezzo – quando si tratta di pasta prodotta con i grani duri antichi della nostra Isola – oscilla tra i 7 euro e gli 8 euro al Kg.

La pasta prodotta con grano duro siciliano tradizionale costa un po’ di meno, ma sempre molto di più della pasta industriale. 

Se ne deve dedurre che la pasta industriale che viene venduta in Sicilia (noi ci fermiamo alla Sicilia, ma il discorso va esteso a tutta l’Italia) non può essere prodotta con il grano duro siciliano.

E non viene prodotta, in generale, con il grano duro del Sud Italia, che al limite entra nelle miscele.

Questo è paradossale, perché i consumatori del Sud Italia – dove si produce l’80% del grano duro italiano, che è uno dei migliori del mondo – dovrebbero mangiare pasta prodotta con il grano duro del Mezzogiorno italiano!

Se questo non avviene è perché la grande industria della pasta e la Grande distribuzione organizzata – con la ‘benedizione’ della politica italiana e dell’Unione Europea – fanno arrivare sulle tavole degli italiani una pasta industriale a prezzi troppo bassi per giustificare politiche agricole che penalizzano i produttori di grano duro del Sud Italia e la salute dei consumatori.

Quando parliamo di politica ci riferiamo al centrodestra e al centrosinistra, che nel Parlamento europeo e nel Parlamento italiano hanno votato in favore del CETA, il trattato commerciale internazionale che, tra le altre cose, prevede l’esportazione, in Europa (e soprattutto in Italia) di grano duro prodotto nelle aree fredde e umide del Canada: grano duro che contiene glifosato e micotossine DON!

Se a questo aggiungete che, da oltre un anno, il Governo nazionale di centrosinistra, nonostante la pressione esercitata da GranoSalus (l’associazione che raccoglie consumatori e produttori di grano duro del Sud Italia), non ha applicato la legge che ha istituito la CUN (la Commissione Unica Nazionale che, entrando in funzione, eliminerebbe le speculazioni al ribasso che penalizzano il grano duro del Sud Italia per favorire le industrie della pasta), è facile comprendere che è tutt’ora in corso una penalizzazione nei riguardi dei produttori di grano duro del Mezzogiorno d’Italia.

Cosa, questa, che, alla fine, penalizza anche i consumatori, costretti a mangiare una pasta industriale prodotta chissà come!

A questo punto una considerazione, una domanda e un consiglio.

La considerazione: la pasta industriale viene venduta ad un prezzo sbagliato, perché la produzione di grano duro ha dei costi che il prezzo al dettaglio della pasta industriale non considera.

La domanda: acquistando la pasta industriale a meno di 0,60 centesimo al Kg che cosa arriva sulle vostre tavole? E – mangiando tale pasta – che cosa ingerite nel vostro corpo?

Il consiglio: non mangiate più pasta industriale. E, soprattutto, non datela a mangiare ai bambini.

 

fonte: http://www.inuovivespri.it/2018/02/04/pasta-di-grano-duro-a-meno-di-060-eurokg-cosa-arriva-sulle-nostre-tavole/

L’ultimo allarme che arriva dalla Spagna, ma di cui da noi nessuno parla: oli minerali in pasta, riso e cioccolato che compriamo tutti i giorni.

allarme

 

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

L’ultimo allarme che arriva dalla Spagna, ma di cui da noi nessuno parla: oli minerali in pasta, riso e cioccolato che compriamo tutti i giorni.

 

L’allarme spagnolo: oli minerali in pasta, riso e cioccolato

 

Mosh e Moah sono oli minerali contenuti nell’inchiostro che possono migrare dall’imballaggio ai prodotti. L’associazione spagnola Ocu ha analizzato 105 alimenti per capire quanto è elevato il rischio di contaminazione. L’81% dei campioni analizzati è risultato contaminato da Mosh (con oli minerali saturi) in quantità moderate mentre il 16% è contaminati con Moah (oli minerali aromatici).

Gli alimenti contaminati

Tra gli alimenti analizzati appaiono anche molti prodotti che possiamo trovare sul mercato italiano. Qualche esempio? I cereali da colazione Kellog´s Corn Flakes di cui, secondo l’associazione, non bisogna abusare dal momento che contengono Mosh. Idem per la cioccolata Lindt Excellence, Negro Suave 70% Cacao e Milka, Chocolate con leche de los Alpes. Contaminati da entrambi gli oli anche le lasagne Le Festaiole Agnesi che secondo Ocu sono da evitare tout court. Supera, invece, l’esame il riso basmati Gallo che non risulta contaminato da nessuno dei due oli.

Nessun limite

In Europa non esiste ancora una legge e quindi limiti alla concentrazione di Moah (oli minerali aromatici) e Mosh (con oli minerali saturi). Questi oli – contenuti nell’inchiostro – migrano dall’imballaggio ai prodotti con non pochi problemi per i consumatori. In un parere, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) nel giugno 2012 e poi aggiornato nell’agosto 2013 sostiene che gli idrocarburi saturi possono accumularsi nei tessuti umani e provocare effetti avversi sul fegato mentre quelli aromatici possono agire da cancerogeni genotossici, ovvero possono danneggiare il Dna e provocare il cancro. Ocu ha chiesto all’Agenzia per la sicurezza alimentare spagnola Aecosan di controllare la presenza di questa oli negli imballaggi e prevede un limite di concentrazione. Allo stesso tempo, anche i produttori devono fare la loro parte cercando di limitare al massimo la migrazione di questi oli dall’imballaggio al prodotto finito.

fonte: https://ilsalvagente.it/2018/01/31/lallarme-spagnolo-oli-minerali-in-pasta-riso-e-cioccolato/31152/

Ignobile – L’associazione produttori europei presentata reclamo contro la decisione Italiana dell’indicazione in etichetta dell’origine di grano, riso e pomodoro. Vogliono essere liberi di rifilarci qualunque porcheria a nostra insaputa!

 

etichetta

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

Ignobile – L’associazione produttori europei presentata reclamo contro la decisione Italiana dell’indicazione in etichetta dell’origine di grano, riso e pomodoro. Vogliono essere liberi di rifilarci qualunque porcheria a nostra insaputa!

 

Pasta: contro l’indicazione di origine le aziende (sconfitte in Italia) pressano la Ue

A testa bassa contro i consumatori: FoodDrinkEurope l’associazione dei produttori alimentari europei ha presentato un reclamo formale prima di Natale a Bruxelles contro la decisione dell’Italia di introdurre in etichetta l‘indicazione d’origine del grano della pasta, del riso e del pomodoro nei prodotti derivati. Un tentativo estremo per impedire etichette sempre più trasparenti che è solo l’ultimo in ordine di tempo: già in Italia, Aidepi, l’associazione dei pastai di Confindustria, ha provato a bloccare il decreto del ministro Martina sull’indicazione di origine del grano nella pasta ma è stato respinto dal Tar del Lazio.

Big Food contro le etichette trasparenti

Il tempismo della lobby europea del Big Food non è casuale. Il 17 febbraio prossimo potremo conoscereda dove proviene il grano o la semola con i quali sono stati prodotti gli spaghetti che portiamo nel piatto. Un mese dopo toccherà al riso: sulle confezioni scatterà l’obbligo di indicare l’origine dei chicci. Tempi un po’ più lunghi ma analoghe informazioni dovranno essere riportate sui prodotti derivati del pomodoro (sughi e concentrati) come già avviene per le passate. Si tratta di informazioni importanti per il consumatore che, come quella dell’indicazione dello stabilimento di produzione reintrodotta nel nostro paese dopo il “niet” dell’Europa e molto importante in caso di ritiri e allerta alimentari, il governo italiano ha deciso di adottare incontrando il favore dei consumatori e le proteste dei produttori.

Quando il governo canadese provò a “nascondere” il glifosato

Sull’indicazione di origine del grano sui pacchi di pasta si è scatenato una vera e propria guerra che ha visto scendere in campo addirittura il governo canadese che a luglio ha protestato con l’Italia di fronte alla possibilità che i consumatori del Belpaese sappiano che i loro spaghetti vengano prodotti con il grano canedese fortemente trattato con il glifosato.

Coldiretti: “Il 96% dei consumatori vogliono l’origine degli alimenti

Dopo il sogno infranto di Aidepi di bloccare il decreto Martina nel novembre scorso, Big Food alza il tiro e prova, in un modo abbastanza grossolano, ad alzare la voce con la Commissione Juncker contro l’Italia. “Il reclamo dell’organizzazione dell’industria alimentare europea – ha attaccato Coldiretti – va contro l’interesse del 96% dei consumatori che chiedono venga scritta sull’etichetta in modo chiaro e leggibile l’origine degli alimenti. Non si può impedire ai consumatori di conoscere la verità privandoli di informazioni importanti come quella di sapere se nella pasta che si sta acquistando è presente o meno grano canadese trattato in preraccolta con il glifosate proibito in preraccolta sul grano italiano o se il riso viene dai campi della Birmania sequestrati alla minoranza Rohingya contro la quale è in atto una pulizia etnica o ancora se il concentrato di pomodoro proviene dalla Cina, ai vertici mondiali per l’insicurezza alimentare”.

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/12/28/pasta-contro-lindicazione-di-origine-le-aziende-sconfitte-in-italia-pressano-la-ue/29827/

Fino a ieri negavano la presenza del glifosato. Poi rifiutavano i controlli. Ora che sono stati smentiti, ci vengono a raccontare che la pasta al glifosato non fa male. Ma per favore!

 

glifosato

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

Fino a ieri negavano la presenza del glifosato. Poi rifiutavano i controlli. Ora che sono stati smentiti, ci vengono a raccontare che la pasta al glifosato non fa male. Ma per favore!

 

Da I Nuovi Vestri: Adesso ci vengono a dire che la pasta al glifosato non fa male. Ma per favore!

Matrix – la trasmissione televisiva del gruppo Mediaset (leggere Berlusconi) – accende i riflettori sul grano duro e sulla pasta. Invita, guarda caso, solo chi sostiene che il glifosato non è un problema per la nostra salute. E gli scienziati che sostengono cose diverse? E le analisi sulla pasta industriale italiana e sulle semole? E il ruolo di GranoSalus? Mah 

Debbono essere messe proprio male le grandi industrie della pasta italiane. Altrimenti non si spiegherebbero tante cose. Come il proliferare di trasmissioni televisive nelle quali, direttamente o indirettamente, cercano disperatamente di promuovere il proprio prodotto. Per non parlare dei prezzi della pasta industriale italiana, in vertiginosa discesa. In questo clima non ci stupisce che una trasmissione come Matrix, in onda in una delle Tv del gruppo Mediaset, si occupi del grano duro e della pasta, invitando tanti interlocutori ad eccezione di chi, in questi anni, ha condotto la battaglia per un grano duro privo di contaminanti: e cioè i rappresentanti di GranoSalus e, perché no?, de I Nuovi Vespri.

Questa è la prima, grande anomalia della trasmissione (in calce a questo articolo trovate il link della puntata di Matrix dedicata alla pasta e al grano duro) condotta da Nicola Porro. Vabbé, lasciamo perdere I Nuovi Vespri, che magari sembra che ci vogliamo auto-incensare. Ma un rappresentante di GranoSalus andava invitato, no? Invece nulla.

C’era il presidente nazionale di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti. C’era Mario Piccialuti, direttore dell’Aidepi, l’Associazione delle industrie del dolce e della pasta italiane. Poi una donna e un uomo di scienza: Elena Cattaneoe Luca Piretta.

Per tutt’e quattro gli ospiti della trasmissione il glifosato presente nel grano duro di provenienza canadese e, di conseguenza, nella pasta industriale prodotta con questo grano duro canadese non è un problema.

Il glifosato – i tanti lettori che ci seguono lo sanno – è un diserbante che, nelle aree fredde e umide del Canada, viene usato impropriamente non per far seccare le malerbe, ma per fare maturare il grano duro.

Il contraltare a questi signori era rappresentato da alcune posizioni assunte dalla Coldiretti. Dimenticando che non è stata certo la Coldiretti a sollevare la questione del grano duro, ma GranoSalus.

La tesi degli ospiti della puntata di Matrix è che il glifosato contenuto nella pasta industriale prodotta con il grano duro canadese non fa male alla salute. Questo perché ne conterrebbe quantitativi così modesti da non arrecare danni all’organismo umano.

A noi questa tesi non convince affatto. Infatti, nel simposio internazionale sul grano duro che si è tenuto nelle scorse settimane a Matera, è stato affermato l’esatto contrario. E ad affermarlo è stata una scienziata indipendente: Fiorella Belpoggi, Direttore del ‘Centro Ricerca Tumori Ramazzini’ di Bologna.

Dagli studi effettuati da questa ricercatrice indipendente è emerso che il glifosato, ingerito anche in piccole dosi, provoca “Ritardi nello sviluppo sessuale delle femmine, frammentazione del DNA dei cromosomi nelle femmine e nei maschi, alterazione della flora batterica intestinale nel primo periodo della vita, cioè dalla nascita fino al primo sviluppo sessuale”.

Poco convincete anche la tesi che giustifica la presenza del grano duro canadese in Italia. Il nostro Paese – è stato ribadito nel corso della trasmissione – non produce più di 4 milioni e mezzo di tonnellate di grano duro. Siccome all’industria della pasta ne servono 6 milioni di tonnellate, ecco che bisogna importarne 1 milione e mezzo di quintali, magari dal Canada.

In realtà, la spiegazione fornita nel corso della trasmissione, lo ribadiamo, non è affatto convincente. Non è stato detto, ad esempio, che, negli ultimi anni, 600 mila ettari di seminativi del Sud Italia (cioè di terreni che potrebbero essere coltivati a grano duro) sono stati abbandonati.

E sapete perché gli agricoltori del Mezzogiorno d’Italia non coltivano più questi terreni? Perché la speculazione internazionale e nazionale fa in modo che il prezzo del grano duro del Sud Italia si mantenga basso, così da convincere gli agricoltori del Meridione d’Italia ad abbandonare questa coltura.

L’esempio l’abbiamo sotto gli occhi dal luglio di quest’anno. Ebbene, anche quest’anno il prezzo del grano duro del Sud Italia non è andato oltre i 20 euro al quintale. Un prezzo irrisorio se si pensa che il grano duro del Mezzogiorno d’Italia, sotto il profilo della qualità, è uno dei migliori del mondo.

Un semplice raffronto rende chiara la truffa perpetrata ai danni degli produttori di grano duro del Sud Italia. Il Desert Durum – la varietà di grano duro che si coltiva in Arizona e in California, che ha una qualità uguale, se non leggermente inferiore, al grano duro del Sud Italia, si commercializza a 40-45 dollari al quintale.

Perché questa differenza di prezzo così marcata tra le varietà di grano duro del Sud Italia e il Desert Durum, visto che la qualità è la stessa? Semplice: perché il prezzo del grano duro americano viene sostenuto dal mercato di Chicago (il più importante mercato del grano del mondo). Mentre il prezzo del grano duro del Sud Italia viene affossato dal mercato internazionale e anche a livello locale.

Non è un caso se i parlamentari nazionali del Movimento 5 Stelle – su input di GranoSalus – siano riusciti a far approvare una legge per istituire la CUN, la Commissione Unica nazionale, che dovrebbe controllare il volume degli scambi e, di conseguenza, l’andamento dei prezzi del grano duro in Italia.

Da quando GranoSalus e I Nuovi Vespri hanno iniziato a condurre la battaglia per fare chiarezza sul grano duro, tantissimi consumatori preferiscono acquistare pasta, semola, pane e via continuando prodotti con grano duro del Mezzogiorno d’Italia.

La cosa strana è che la domanda di grano duro del Sud Italia è in continua crescita, mentre il prezzo di tale prodotto, a parità di offerta, rimane invariato e, in certi casi, si abbassa. Il prezzo, in questi casi, dovrebbe crescere, non restare basso e, addirittura!, decrescere!

Per fugare questi dubbi basterebbe applicare la legge nazionale e far funzionare la CUN. Ma né il Governo Renzi, né il Governo Gentiloni, fino ad oggi, hanno applicato la legge che ha istituito la CUN.

L’80% del grano duro italiano si produce nel Sud Italia. Come può una trasmissione televisiva che accende i riflettori sul grano duro e sulla pasta non affrontare questo argomento?

Altra domanda: quali sono le reali ragioni per le quali il grano duro canadese deve arrivare in Italia? Sono essenzialmente due.

La prima è legata al CETA, il trattato internazionale che le multinazionali hanno imposto all’Unione Europea. In base a tale trattato, le multinazionali vanno a gestire affari in Canada; in cambio, però, i canadesi debbono ‘sbolognare’ agli ignari consumatori europei circa 4 milioni di tonnellate di grano duro.

Dopo quello che sta venendo fuori su una parte della produzione del grano duro canadese è diventato difficile, per il Canada, collocare questo prodotto. Con il CETA i canadesi hanno risolto il problema!

Questo spiega il perché, nelle scorse settimane, l’Unione Europea ha prorogato, per altri cinque anni, l’uso del glifosato in Europa. Se la UE avesse bloccato l’uso del glifosato avrebbe, automaticamente, bloccato il CETA: perché, come già accennato, è il CETA che consente al Canada di esportare in Europa il proprio grano duro!

Tutto si tiene nel mondo degli affari: Canada, CETA, grano duro canadese, Tv e industriali della pasta.

Sì, anche loro, gli industriali della pasta. Che con il grano duro canadese – che contiene un alto tenore di glutine – risparmiano un sacco di soldi nel processo di produzione della pasta. Perché la pasta che contiene tante proteine (cioè tanto glutine) essicca in minor tempo.

Sapete cosa si sono inventati i signori dell’Unione Europea dell’euro – quelli che si spacciano per rappresentanti dell’ “Europa dei popoli” – per fare arrivare il grano duro canadese in Italia? Pagano i produttori di grano duro del Sud Italia per non fargli coltivare i propri terreni.

L’Unione Europea, che dovrebbe tutelare la propria agricoltura, ammazza la produzione di grano duro con una sorta di lenta eutanasia. Questa strategia della UE, insieme con le speculazioni al ribasso sul grano duro, hanno provocato l’abbandono di 600 mila ettari di seminativi. 

Mettendo a coltura i 600 mila ettari di seminativi del Sud Italia oggi abbandonati, l’Italia non avrebbe più motivo di importare grano duro canadese. Ma l’Unione Europea vuole l’esatto contrario!

Insomma, con il grano duro canadese ci guadagnano in tanti: ci guadagnano le multinazionali, che vanno a ‘chiudere’ affari in Canada; ci guadagna il Canada; ci guadagnano gli industriali della pasta italiani.

Gli unici a non guadagnarci sono i consumatori. Non solo i consumatori italiani, perché com’è stato ricordato nella puntata di Matrix, il 55% della pasta industriale italiana viene esportata all’estero.

Ma siccome l’informazione sulla rete non è controllabile, i consumatori cominciano a capire. E a orientarsi. E a chiedere la pasta e il pane buono, che è prodotto con il grano duro del Sud Italia che non contiene né glifosato né micotossine DON.

Perché i problemi provocati dal grano duro canadese non riguardano solo il glifosato, ma anche le micotossine DON.

Ultimo appunto: si può organizzare una trasmissione Tv sul grano duro e non parlare della analisi disposte su otto le più importanti marche italiane di pasta?

Si può parlare del grano duro e della pasta e non parlare del fatto che il Tribunale di Roma, per ben due volte, ha dato ragione a chi ha promosso le analisi sulla pasta industriale?

QUI LA TRASMISSIONE DI MATRIX SUL GRANO DURO E SULLA PASTA

 

 

fonte: http://www.inuovivespri.it/2017/12/16/adesso-ci-vengono-a-dire-che-la-pasta-al-glifosato-non-fa-male-ma-per-favore/#_

GranoSalus dopo la pasta fa analizzare le semole: ecco quelle che contengono glifosato e quelle che non ne contengono

 

glifosato

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

GranoSalus dopo la pasta fa analizzare le semole: ecco quelle che contengono glifosato e quelle che non ne contengono

 

Le analisi sulle semole: ecco quelle che contengono glifosato e quelle che non ne contengono

Dopo le analisi su otto marche di pasta industriale prodotte in Italia, GranoSalus e I Nuovi Vespri – che ormai da qualche tempo operano insieme – propongono oggi ai propri lettori e, in generale, ai consumatori, i risultati delle analisi su venti marche di semola rimacinata di grano duro. Le analisi riguardano la presenza o l’assenza di un solo contaminante: il glifosato, il diserbante del quale si parla molto in questi giorni, se è vero che la UE deve decidere se prorogarne l’uso o bandirlo dalla farmacopea agricola europea 

Dopo le analisi su otto marche di pasta industriale prodotta in ItaliaGranoSalus e I Nuovi Vespri (che da qualche tempo operano insieme) hanno promosso le analisi per verificare la presenza o l’assenza di glifosato in venti marche di semola rimacinata di grano duro prodotta nel nostro Paese. Parliamo di un alimento molto presente sulle nostre tavole, perché con queste semole si preparano il pane, le pizze. le focacce e, in generale, i prodotti da forno. Da qui l’importanza di informare i consumatori.

In questa prima fase le analisi promosse hanno verificato la presenza o l’assenza di glifosato, il diserbante per il quale l’Unione Europea ha momentaneamente, mettiamola così, sospeso il giudizio. Il glifosato, com’è noto, è prodotto da una multinazionale americana – la Monsanto – che circa un anno fa si è fusa con la Bayer.

In questi giorni i Paesi che fanno parte dell’Unione Europea debbono decidere se prorogare per altri dieci o cinque anni la possibilità di utilizzare questo diserbante, o se bandirlo definitivamente dalla farmacopea agricola europea. In questo momento il giudizio è sospeso. I giudizi dei Paesi che fanno parte dell’Unione sono contrastanti: Italia e Francia, ad esempio, si sono pronunciati per bandire il glifosato dall’agricoltura europea; mentre Spagna e Regno Unito vorrebbero continuare ad utilizzarlo (la Germania si è astenuta).

Ma il tema che trattiamo oggi non riguarda tanto se continuare o no ad utilizzare il glifosato: oggi I Nuovi Vespri e GranoSalus informano i propri lettori e, in generale, i cittadini sulle analisi relative a venti marche di semola rimacinata di grano duro. Analisi, lo ribadiamo, che in questa fase riguardano solo la presenza o l’assenza di glifosato.

“Il nuovo test di GranoSalus, condotto da un primario laboratorio accreditato su 20 campioni di semole rimacinate di grano duro, contrassegnati da lotti – leggiamo nel sito di GranoSalus – rivela la presenza di residui di glifosato, un erbicida che è tuttora al centro di un dibattito scientifico sulla sua tossicità. Anche se dal test i residui sono in tutti i casi fortunatamente nei limiti di legge, occorre che l’Europa dica chiaramente se questa sostanza fa male oppure no senza mercanteggiare proroghe che quasi tutti i consumatori europei non vogliono”.

Cominciamo con le 14 marche di semola rimacinata di grano duro che contengono tracce di glifosato.

La semola Progeo Tre Grazie presenta 0,184 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

La semola Eurospin Tre Mulini presenta 0,167 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

La semola De Cecco presenta 0,152 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

La semola Divella presenta 0,143 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

La semola La Molisana presenta 0,142 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

La semola Granoro presenta 0,123 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

La semola Casillo presenta 0,112 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

La semola Casillo 100% grano italiano presenta 0,017 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

La semola Molino Martinucci presenta 0,104 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

La semola Semolificio Loiudice presenta 0,098 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

La semola Molino Mininni presenta 0,092 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

La semola Garofalo presenta 0,089 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

La semola Molino Flli Dell’Acqua presenta 0,075 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

La semola Despar presenta 0,029 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

Queste quattordici marche di semola presentano tracce di glifosato tracce di glifosato entro i limiti stabiliti dall’Unione Europea.

Detto questo, i consumatori italiani, visto che nel Sud Italia si produce grano duro privo di glifosato, possono utilizzare semole rimacinate di grano duro prive di glifosato. GranoSalus e I Nuovi Vespri, grazie alle analisi, hanno appurato che le seguenti sei marche di semola rimacinata di grano duro non contengono tracce di glifosato. Sono:

semola di rimacinato Auchan

semola di rimacinato Coop Viviverde Bio Cappelli

semola di rimacinato Molino Careccia (sede a Stigliano, Matera)

semola di rimacinato Molino Rossetto Cappelli (sede a Padova)

semola di rimacinato Molino Francesco Di Melfi

semole di rimacinato Eocene srl Tumminia (Salemi, Trapani).

Che dire? Rispetto alla pasta, “la quantità di glifosato riscontrata nelle stesse marche di semola risulta più alta. Dunque, Il fenomeno della contaminazione non migliora, ma peggiora”.

Non sta a noi stabilire il perché, in quattordici marche di semola rimacinata di grano duro sono presenti tracce di glifosato. Il dato è che le tracce di questo diserbante ci sono, pur entro i limiti – lo ribadiamo ancora una volta – previsti dalla legislazione europea.

E siccome noi siamo del Sud, viviamo nel Mezzogiorno d’Italia – dove, lo ribadiamo, il grano duro, per maturare, non ha certo bisogno del glifosato (UTILIZZATO INVECE NELLE AREE FREDDE E UMIDE DEL CANADA PER FAR MATURARE ARTIFICIALMENTE IL GRANO DURO COLTIVATO DA QUELLE PARTI) – non possiamo fare a meno di restare un po’ stupiti dall’aver riscontrato la presenza di tracce di glifosato in quattro marche di semole prodotte nel Meridione d’Italia: il riferimento è alla semola del Molino Martinucci, del Semolificio Loiudice e del Molino Mininni, tutt’e tre di Altamura, in Puglia. Lo stesso discorso vale per il Molino Flli dell’Acqua di Matera.

Leggiamo sempre sul sito di GranoSalus:

“Si conferma una presenza diffusa dell’ erbicida nelle semole prodotte dai
molini pugliesi e non solo. Tra questi, come sopra accennato, il marchio Casillo, leader nel mercato delle semole di grano duro nonché principale importatore di grano estero, pur riportando sulla confezione la dicitura “100% grano italiano”, presenta residui di glifosato. Eppure siamo di fronte ad un prodotto su cui è garantita la “rintracciabilità” del grano ed il grano è detto italiano. Da qui sorge un’ulteriore domanda: un ente di certificazione come CSQA in presenza di un divieto d’uso del glifosato sul grano, è tenuto a controllare attentamente il rispetto della norma ed anche l’assenza del glifosato nelle semole?”.

“Avevamo visto giusto con le precedenti analisi – prosegue la nota di GranoSalous – sebbene le industrie della pasta ci abbiano portato in Tribunale dove i ricorsi contro GranoSalus e I Nuovi Vespri sono stati tutti rigettati”.

Il sito di GranoSalus solleva anche un dubbio:

“Dunque, i residui di Glifosate (o glifosato) sia nelle semole De Cecco, Divella, Garofalo, La Molisana, Granoro, che presentano livelli più alti rispetto a quelli della pasta, sia nelle semole Progeo, Eurospin, Despar, Casillo, Martimucci, Loiudice, Mininni e F.lli Dell’Acqua, potrebbero indurre a sospettare che vi sia stata un’attività di miscelazione tra grani esteri e grani nazionali”.

Anche se “occorrerebbe però considerare che ci sono dei divieti. Il primo divieto è quello previsto dal regolamento di esecuzione (UE) 2016/1313 della Commissione del 1° agosto 2016, che ha modificato il regolamento di esecuzione (UE) n. 540/2011, e dal Decreto del Ministero della Salute entrato in vigore il 7 ottobre 2016, che presupporrebbe una tacita abrogazione dei limiti previsti dal regolamento comunitario n° 293 del 2013. Sicché anche piccole tracce di glifosato sotto i limiti di legge – rinvenibili nel grano e di conseguenza nella semola – potrebbero indurre a sospettare attività di miscelazione vietata”.

Quindi le conclusioni:

“Da oggi i consumatori hanno qualche risposta in più che evidenzia come sia possibile produrre cibi sani senza contaminanti. E alcune catene della grande distribuzione cominciano a dimostrare sensibilità al tema dei contaminanti”.

 

fonte: http://www.inuovivespri.it/2017/10/28/le-analisi-sulle-semole-ecco-quelle-che-contengono-glifosato-e-quelle-che-non-ne-contengono/

Made in Italy. La guerra della pasta arriva al Tar: l’industria italiana respinge l’obbligo di indicare da dove viene il grano. Difende il suo sacrosanto diritto di farci mangiare qualunque porcheria a nostra insaputa!

 

grano

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

Made in Italy. La guerra della pasta arriva al Tar: l’industria italiana respinge l’obbligo di indicare da dove viene il grano. Difende il suo sacrosanto diritto di farci mangiare qualunque porcheria a nostra insaputa!

Scrive L’Avvenire:
Made in Italy. La guerra della pasta arriva al Tar

L’industria italiana respinge l’obbligo di indicare da dove viene il grano

Dieci giorni fa Aidepi, l’Associazione delle Industrie del dolce e della pasta italiane, ha presentato ricorso al Tar del Lazio contro la cosiddetta ‘etichetta Made in Italy’, che obbliga a indicare l’origine del grano duro sulle confezioni di pasta che troviamo sugli scaffali. Il provvedimento, oggetto di un decreto del Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, entrerà in vigore il prossimo febbraio, obbligando i produttori a trasmettere in etichetta il o i Paesi in cui è stato coltivato il grano e dove sono state ottenute le semole (se siano Ue, non Ue, Ue e non Ue). Ma i pastai non ci stanno e sono compatti nell’esprimere il proprio dissenso, mai celato nemmeno in questi mesi di discussione sul tema. Oltre al ricorso al Tar, hanno fatto anche una segnalazione alla Commissione europea, attraverso una lettera che sottopone all’attenzione di Bruxelles la questione.

«Il decreto è fatto male – tuona Riccardo Felicetti, presidente dei pastai di Aidepi – non informa correttamente il consumatore, rischia di far credere che ciò che conta per una pasta di qualità è l’origine del grano». E poi «riduce la nostra competitività all’estero perché introduce un obbligo che comporta costi aggiuntivi solo per noi e non per i nostri concorrenti». Oggi l’export di pasta pesa circa il 50% sul fatturato di questo prodotto, ma secondo stime di Aidepi con la nuova etichetta verrebbe perso il 5-7% annuo delle quote di mercato. È dunque contrapposizione netta al governo. «Il rischio – ha spiegato ieri Paolo Barilla, vicepresidente della Barilla e presidente della International pasta organisation – è che sulla spinta del decreto in Italia si semini più grano, ma non è detto che si semini grano di alta qualità, perché ci vuole qualche anno per migliorare la varietà e fare un lavoro più completo».

Arriva anche la replica della Coldiretti, da sempre schierata a favore delle etichette da apporre alle confezioni: quella di avversare il decreto sarebbe «una decisione che va contro gli interessi dell’81% dei consumatori che chiedono che venga indicata in etichetta l’origine del grano utilizzato nella pasta secondo la consultazione pubblica online sull’etichettatura dei prodotti agroalimentari condotta dal Ministero delle Politiche agricole – puntualizza il presidente Roberto Moncalvo – ancora una volta la rappresentanza industriale dei pastai preferisce agire nell’ambiguità contro gli interessi dell’Italia e degli italiani che chiedono trasparenza». «Ci piacerebbe usare il 100% di grano italiano – precisa Felicetti – ma non c’è a livello di volume e nemmeno di qualità». Il grano italiano non è sufficiente e quella che manca è l’uniformità del raccolto: «Il 10% del nostro grano è eccellente, il 50% circa è di qualità media, il restante non ha gli standard di qualità della legge di purezza», specifica Barilla.

Il Canada è uno dei grandi granai mondiali e uno dei principali Paesi da cui gli italiani acquistano partite di materia prima. Per Moncalvo di Coldiretti, senza etichetta «si vuole impedire ai consumatori di conoscere la verità privandoli di informazioni importanti come quella di sapere se nella pasta che si sta acquistando è presente o meno grano canadese trattato in preraccolta con il glifosate, accusato di essere cancerogeno e per questo proibito sul grano italiano». Da parte sua Aidepi difende invece la scelta, spiegando come i livelli di glifosato utilizzato in Canada siano «molto al di sotto della soglia che dà ripercussioni negative sulla salute». Intanto il prossimo 25 ottobre si celebra il 19esimo ‘World pasta day”. Per l’occasione in tutto il mondo pastai e chef doneranno 3 milioni di porzioni di pasta, di cui 160mila in Italia, che verranno consegnate alla Caritas Diocesana per aiutare gli indigenti di 12 regioni.

 

fonte: https://www.avvenire.it/economia/pagine/la-guerra-della-pasta-arriva-al-tar

Tremate lobby della pasta, GranoSalus torna all’attacco: dopo aver reso pubbliche le analisi che evidenziavano le porcherie contenute nella pasta industriale italiana ed aver vinto le successive battaglie legali in tribunale, GranoSalus annuncia nuovi controlli!

GranoSalus

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

Tremate lobby della pasta, GranoSalus torna all’attacco: dopo aver reso pubbliche le analisi che evidenziavano le porcherie contenute nella pasta industriale italiana ed aver vinto le successive battaglie legali in tribunale, GranoSalus annuncia nuovi controlli!

Sulla battaglia di GranoSalus, dalla parte della Gente e contro le lobby della pasta industriale Vi abbiamo più volte informati:

GranoSalus: i risultati delle analisi su pasta Barilla, Voiello, De Cecco, Divella, Garofalo, La Molisana, Coop e Granoro: sono pieni di Don, Glifosate e Cadmio… E a noi queste porcherie ce le fanno mangiare…!!

GranoSalus e le analisi sulla pasta dei grandi marchi (piena di Don, Glifosate e Cadmio). Furono minacciate denunce e querele, ma dopo 3 mesi NIENTE – Ma, state attenti, la macchina del fango contro GranoSalus è in azione!

Dopo i Test GranoSalus diffusi da I Nuovi Vespri, Barilla, Divella, De Cecco, Garofalo, La Molisana e l’Associazione delle Industrie della Pasta hanno chiesto la chiusura dei siti. Ma “In Tribunale vince l’interesse pubblico” – Rigettato il tentativo di soffocare l’informazione delle multinazionali.

ATTENZIONE – Ricordate GranoSalus che accusava i grandi marchi della Pasta di rifilarci prodotti pieni di glifosato, micotossine DON e cadmio? Per Giudici calunnia, ma CORRETTA INFORMAZIONE NEI CONFRONTI DEI CITTADINI!

Glifosato nel grano e nella pasta – GranoSalus al contrattacco: dopo la vittoria in tribunale, l’ Italia applichi il principio di salvaguardia e di protezione della salute!

GranoSalus e I Nuovi Vespri: in arrivo altri controlli su marche di pasta e sulle semole

GranoSalus e I Nuovi Vespri – che ormai conducono insieme la battaglia per un grano ‘pulito’, in difesa del grano duro del Sud Italia e in difesa dei consumatori – annunciano una nuova serie di controlli su marche di pasta e sulle semole. La nuova sensibilità che sta crescendo tra i consumatori italiani ed europei. La grande paura degli industriali per una puntata di Report, prevista il 23 ottobre, che dovrebbe affrontare il tema del grano e delle ‘famigerate’ navi che arrivano in Italia

Al via un’altra ondata di controlli sui derivati del grano. Questa volta sotto la lente d’ingrandimento di GranoSalus e de I Nuovi Vespri – che insieme conducono la battaglia per la valorizzazione del grano duro del Mezzogiorno d’Italia e in difesa dei consumatori – non ci saranno solo alcuni marchi di pasta, ma anche le semole.

E’ noto che i controlli su otto note marche di pasta industriale prodotta in Italia sono già state effettuale. Ed è altrettanto noto che, per ben due volte, GranoSalus e I Nuovi Vespri hanno vinto la battaglia legale presso il Tribunale di Roma, se è vero che la Prima Sezione Civile ha rigettato il ricorso presentato dagli industriali della pasta e ha condannato gli stessi industriali (Aidepi, sigla che sta per Associazione delle industrie del dolce e della pasta, la Barilla G & R Fratelli spa, i Fratelli De Cecco di Filippo Fara S. Martino spa, la F. Divella spaLa Molisana spa e il pastificio Lucio Garofalo) al pagamento delle spese (QUI L’ARTICOLO SULLA SECONDA VITTORIA IN TRIBUNALE DI GRANOSALUS E I NUOVI VESPRI CONTRO I COLOSSI DELLA PASTA INDUSTRIALE).

Dopo questi primi controlli, come già accennato, parte una seconda serie di verifiche su pasta e semole. Obiettivo: informare i consumatori sulla qualità deI cibi che arrivano sulle loro tavole.

Tutto questo accade mentre le multinazionali e, in generale, chi controlla il mercato mondiale del grano minimizza su quanto sta avvenendo oggi in Italia e anche in altri Paesi del mondo. Da questi signori arrivano previsioni ottimistiche di qua e di là.

Ma le cose stanno proprio così?

Davvero i commercianti pensano di continuare a fare arrivare in Italia grano duro (ma anche grano tenero) da mezzo mondo senza controlli relativi all’eventuale presenza di contaminanti?

Davvero la grande industria agroalimentare italiana pensa di continuare a produrre pasta anche con il grano duro canadese, solo perché lo prevede il CETA, il trattato internazionale tra Unione Europea e Canada che Bruxelles sta cominciando ad applicare facendosi un baffo dei Parlamenti di 27 Paesi europei?

In realtà, la situazione, per il grano duro e per la pasta, è molto diversa da quella che le multinazionali e l’Unione Europea dell’euro cercano di far credere. In Italia, ma non soltanto in Italia, la battaglia per un grano pulito condotta da GranoSalus e da I Nuovi Vespri comincia a sortire i primi effetti. Merito di tutta l’informazione, non soltanto delle notizie che circolano sulla rete.

Il prossimo 23 ottobre, ad esempio, la trasmissione Report si occuperà del grano. Non è la prima volta che la TV si occupa dei cereali e del glifosato. E di grano duro importato dal Canada. Si racconta che gli industriali della pasta del nostro Paese sarebbero molto preoccupati. La trasmissione dovrebbe parlare, infatti, delle analisi sul grano e sulla pasta, ma anche delle navi cariche di grano duro (e anche grano tenero) che continuano ad arrivare nei porti italiani.

Il timore è che, grazie alla TV, tanti italiani vengano messi al corrente del raggiro che va in scena in Italia in materia di glifosato: una legge lo vieta, ma nessuno effettua i controlli sulle navi cariche di grano che arrivano nei porti italiani! 

La prossima settimana, ad esempio, nei porti pugliesi è previsto l’arrivo di ben cinque navi cariche di cereali (una arriva direttamente dal Canada). Con molta probabilità, qualche nave arriverà anche in Sicilia: solo che nella nostra Isola è molto difficile reperire notizie perché l’omertà, in questo settore, è fortemente radicata.

Va da sé che, sia per la Puglia, sia per la Sicilia servono Governi regionali sensibili al tema della salubrità del grano duro e della salute dei consumatori. Sotto questo profilo, gli attuali Governi regionali di Puglia e Sicilia – entrambi a guida PD – si sono dimostrati fallimentari.

E non c’è nemmeno da aspettarsi qualcosa di buono dai Governi di centrodestra con la presenza di Forza Italia: ricordiamoci che al Parlamento europeo i berlusconiani e il Partito Democratico hanno votato in favore del CETA.

Se ne deve dedurre che, nel Mezzogiorno d’Italia, una vera e concreta battaglia contro il grano ‘sporco’ che arriva dall’estero presuppone la presenza di Governi regionali nei quali non siano presenti il PD e Forza Italia.  

Ma se, come già accennato, l’Unione Europea dell’euro sta tirando dritto, applicando il CETA e fregandosene di quello che voteranno i Parlamenti dei 27 Paesi dell’Unione (COME POTETE LEGGERE QUI), i cittadini europei cominciano invece a riflettere. E a orientarsi con razionalità nella scelta dei prodotti da far arrivare sulle proprie tavole.

I cittadini oggi s’informano. Non sono ancora tanti. Ma sono in aumento. Non soltanto in Italia, ma anche all’estero. I tedeschi, molto sensibili ai temi legati a un’alimentazione sana, iniziano a chiedere notizie sulla pasta senza glifosato e senza micotossine.

Ne sanno qualcosa i mugnai, i commercianti e gli stessi produttori di pasta industriale, che  cominciano ad avvertire i primi contraccolpi. Insomma, il messaggio sulla ‘battaglia del grano’ è passato. I cittadini consumatori cominciano a capire. In Italia e all’estero. E ora valli a fermare!

Un problema, questo, per il Canada, che di grano duro non esattamente ‘appetitoso’ ne produce tanto (COME POTETE LEGGERE QUI). E che, grazie al CETA, pensa di ‘sbolognarlo’ ai Paesi europei.

Ma il problema è soprattutto per la grande industria della pasta, per i commercianti e per i mugnai. Questo mondo, che fino ad oggi in Italia ha fatto il bello e il cattivo tempo, condizionando e, talvolta, imponendo scelte ai Governi e ai Parlamenti di turno in materia di grano, comincia ad avvertire una diversa sensibilità da parte dei consumatori.

Non sfugge, agli osservatori, la presenza sugli scaffali della grande distribuzione organizzata di pasta e prodotti senza glutine. Questo va sicuramente bene per chi è malato di celiachia.

Ma il problema non è solo il glutine (che, detto per inciso, gli industriali della pasta hanno voluto in percentuali molto alte per risparmiare sui tempi di essiccamento della pasta: e quindi per ridurre i costi di produzione). Il vero problema della pasta è la presenza di contaminanti: in primo luogo il già citato glifosato e le micotossine DON.

E’ l’effetto singolo e combinato dei contaminanti (“effetto cocktail”) che provoca danni alla salute (QUI UN ARTICOLO SUI CONTAMINANTI PRESENTI NEL GRANO ESTERO CHE PREGIUDICANO LA NOSTRA SALUTE).

La battaglia per un grano pulito è ancora lunga. Ma i primi colpi agli speculatori sono stati assestati. Ora è importante, per i cittadini italiani ed europei, combattere il CETA.

Foto tratta da blogfabianelli.it  

fonte: http://www.inuovivespri.it/2017/10/15/granosalus-e-i-nuovi-vespri-in-arrivo-altri-controlli-su-marche-di-pasta-e-sulle-semole/#_

 

 

Stanco della pasta fatta con grano straniero? Stanco di mangiare porcherie piene di pesticidi e micotossine? Con 10 centesimi in più puoi avere un piatto di pasta 100% italiana. Ecco le marche 100% Italiane consigliate da Il Fatto Alimentare.

 

Pasta

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

Stanco della pasta fatta con grano straniero? Stanco di mangiare porcherie piene di pesticidi e micotossine? Con 10 centesimi in più puoi avere un piatto di pasta 100% italiana. Ecco le marche 100% Italiane consigliate da Il Fatto Alimentare.

Pasta italiana 100%, ogni piatto costa 10 centesimi in più. L’elenco delle 30 marche più vendute. Inviate altre segnalazioni

Pochi pastifici propongono pasta fatta con semola 100% italiana

L’articolo sulla pasta italiana ha creato un vivace dibattito tra i lettori e in molti ci hanno accusato di non valorizzare a sufficienza il prodotto italiano (leggi articolo). “Sembra che il grano di qualità – scrive Luca – si trovi soprattutto all’estero e che la scelta di importare grano da altri paesi sia una scelta giudiziosa, da parte delle grandi aziende produttrici italiane, fatta soprattutto per poter offrire ai consumatori la miglior qualità di pasta possibile. Non è affatto così  la semola prodotta in Italia è di altissima qualità, in alcuni casi superiore a quella canadese e di atri paesi”.

grano_136321769

I supermercati dovrebbero favorire la pasta italiana

Gianni, un altro lettore fa un discorso più strutturato che però deve fare riflettere “La pasta ottenuta da semole 100% italiane di alta qualità è già presente sugli scaffali, necessità solo di essere valorizzata a tutti i livelli. La parte più attiva spetta alle catene dei supermercati che dovrebbero creare valore in tutta la filiera anziché cercare di ridurre il più possibile i prezzi di acquisto dai pastifici. Le aziende produttrici dovrebbero sostenere di più e incrementare la quantità di pasta 100% made in Italy per sostenere il reddito agricolo e permettere alle aziende italiani di guardare con più fiducia e entusiasmo al futuro. Questo è il gioco da fare per innescare un circolo virtuoso che porti beneficio a tutto il comparto e non generare inutili e sterili conflitti come quelli che propongono regolarmente alcune associazioni di categoria.”

pasta italiana

Un piatto di pasta italiana 100% costa 0,10 euro in più

Il  nostro articolo non vuole penalizzarela pasta 100% italiana, ma prova a fotografare la realtà. Due anni fa abbiamo scritto una nota con l’elenco delle aziende che utilizzano solo semola italiana. La lista comprendeva una decina di marchi e l’intero gruppo rappresentava una nicchia del mercato. Oggi la situazione è pressoché identica.  Granoro Dedicato era la prima azienda che 4 anni fa ha proposto pasta 100% made in Italy che adesso è venduta nei supermercati del Sud Italia come Auchan, Eataly, Coop, Dok e Despar. Una distribuzione simile è firmata da Armando. L’unico marchio presente a livello nazionale con semola made in Italy è Voiello (proprietà di Barilla) che due anni fa ha fatto questa scelta. Le altre marche nella maggior parte dei casi non hanno una dimensione industriale. Un aspetto da evidenziare riguarda il maggior prezzo della pasta italiana al 100%. Da un punto di vista qualitativo la semola italiana utilizzata per questa pasta ha un  contenuto proteico superiore al 13% e questo comporta una lievitazione del prezzo di acquisto all’ingrosso del 15% circa. Questa differenza di prezzo della materia prima viene trasferita sullo scaffale dove il listino del pacco lievita. Se 100 grammi di spaghetti (a crudo) costano 0,12-0,15 euro, per comprare quelli con semola 100% italiana si spendono da 0,22 a 0,25 euro. L’incremento c’è ma è una differenza alla portata di molte tasche.

La lista che vi proponiamo non è esaustiva. Se ci sono altre realtà segnalatele alla redazione magari inviando la foto del prodotto e i riferimenti.

granoro pasta

Granoro da 4 anni propone Granoro Dedicato ottenuta con 100% di grano pugliese

Negli ultimi anni diversi pastifici si sono impegnati nella produzione di pasta ottenuta con grano 100% italiano. Si tratta di una scelta realizzata per esaudire le richieste dei consumatori. Riconoscere la pasta è facile, perché sull’etichetta viene rimarcata con evidenza l’origine.

In cima alla lista troviamo il pastificio Granoro, che 4 anni fa ha varato un’apposita linea: Granoro Dedicato ottenuta con materia prima coltivata nell’alto Tavoliere della Puglia e da Filiera tracciata certificata con il marchio collettivo Prodotti di Qualità Puglia. Per garantire un contenuto proteico del 13%, l’azienda barese ha selezionato sei delle 130 varietà di grano esistenti sul territorio: il Simeto, l’Ignazio, il Saragolla, lo Sfinge, l’Iride e il Core, considerate quelle più adatte alla produzione di pasta di qualità. La linea di pasta Dedicato sostieneil reddito degli agricoltori pugliesi e allo stesso tempo offre ai consumatori un prodotto tracciato dal campo alla tavola perché ha permesso agli agricoltori di aumentare il redditto attraverso l’erogazione di premi legati al maggiore tenore proteico. I formati attualmente disponibili sono una decina.
voiello pasta penne

Voiello da due anni fa pasta italiana al 100%

Il marchio Voiello di proprietà Barilla, due anni fa  ha lanciato la nuova linea realizzata con grano Aureo coltivato in Abruzzo, Molise, Puglia e Campania. La quantità di proteine è da competere con il grano nord americano che veniva utilizzato in precedenza . La pasta  ha il 14,5% di proteine, si tratta di un valore decisamente superiore rispetto al 12,0-13,0 % di Barilla che, come gli altri marchi presenti a livello nazionale, utilizza dal 30 al 40% di grano duro importato. si tratta di grano Aureo  utilizzato sino a poche settimane fa.

Pasta 100 italiana gragnano cittaUn’altra realtà interessante si trova a Gragnano in provincia di Napoli dove è stato fondato il consorzio “Gragnano città della pasta IGP”, di cui fanno parte 12 pastifici che seguono un disciplinare per la produzione delle eccellenze IGP. Tra queste aziende solo alcune producono pasta con grano coltivato esclusivamente in Italia, come ad esempio la Di Martino, la Gentile e la Dei Campi. Si tratta di una specifica non richiesta dal marchio di tutela (l’indicazione geografica protetta non pone obblighi sull’origine della materia prima). La semola arriva soltanto dalla Puglia o dalla provincia di Matera. Le varietà più utilizzate sono: Saragolla e Senatore Cappelli.

In provincia di Avellino nasce la pasta Grano Armando, prodotta in quindici formati dall’azienda agroalimentare De Matteis. Il grano utilizzato proviene dalle circa mille aziende che hanno aderito al nostro contratto di coltivazione. In provincia di Enna viene confezionata la Pasta Valle del Grano trafilata al bronzo ottenuta dalle varietà di grano: Core, Mimmo e Simeto. I formati disponibili sono 26.

Molino Pastificio Sgambaro tortiglioni_89

La linea Sgambaro di pasta trafilata al bronzo

Più a Nord operano altri due pastifici che usano grano nazionale: Ghigi e Sgambaro (provincia di Treviso). La prima costa meno ha un contenuto proteico leggermente inferiore rispetto alle altre marche. Provenienza della materia prima: Emilia Romagna, Marche, Toscana (Maremma). Il Molino e Pastificio Sgambaro commercializza due linee di prodotto, una trafilata al bronzo ed essiccata a basse temperature con il 15% di proteine, l’altra con il 14% di proteine. Per entrambe il grano arriva principalmente dall’Emilia Romagna.

Marchi che propongono pasta 100% italiana

 

MARCHIO

QUOTA DI PROTEINE

Alce Nero

Pasta di semola e di semola integrale biologica

alcenero pasta

12,0%

Afeltra

(linea 100% grano italiano)

afeltra pasta

13,0%

Auchan*

Marchio Auchan

pasta auchan

12,0%

Casa Prencipe

casa prencipe pasta maccheroni

Pasta Cocco

Solo le linee:

“La Sfoglia Pietra Bio”

“La Sfoglia di Farro Bio”

logo Cocco Pasta

Coop ViviVerde pasta di semola e di semola integrale, biologica

(eccetto la pasta di khorasan Kamut)

pasta viviverde coop penne

11,4%

Coop FiorFiore

(eccetto la pasta all’uovo)

poasta coop fiorfiore

14,1%

Di Martino Pastificio

pasta di martino

14,0%

Felicetti Grano duro biologico

felicetti bio pasta

Felicetti Monograno

(eccetto la pasta di khorasan Kamut)

monograno felicetti farro matt

14,0%

Floriddia

Azienda agricola biologica

past bio floriddia

12,85%

Gentile

Pastificio Gragnano Napoli

logo-gentile gragnano napoli pasta

14,0%

Gerardo di Nola 

Gragnano Napoli

logo pasta gerardo di nola

Ghigi

ghigi pasta logo

12,5%

Girolomoni

girolomoni

12,0%

Grano Armando

logo_100A%GRANOsotto-01-2

13,5%

Granoro Dedicato

Granoro Dedicato pasta

13,0%

Granoro Linea Biologica

pasta di semola e di semola integrale, biologica

granoro bio

12,0%

Iris

Pasta biologica

(eccetto la pasta di khorasan Kamut)

iris agricoltura biologica logo

11,0%

La Terra e il Cielo

100% EquoBiologico italiano

(eccetto la pasta di khorasan Kamut)

la terra e il cielo pasta firmata logo

Libera terra

le tre linee: Pasta Bio, Pasta Integrale, Paccheri Artigianali

logo libera terra 12,1

Liguori

Pasta di Gragnano IGP

liguori-Penne-Rigate

14,0% minimo

Mancini

pasta mancini

Martelli

Famiglia di pastai

pasta martelli

Palandri

Pastificio Pasta di semola convenzionale e biologica 100% toscana

pastificio palandri logo

Pasta Jolly

jolly penne pasta 14,0%

Pasta Toscana

logo_pasta_toscana 13,0%

Pastificio dei Campi Gragnano

pastificio dei campi gragnano logo

14,0%

Pastificio F.lli Setaro

setaro

PrimoGrano

linea dell’azienda RustichellaD’Abruzzo S.p.a.

primo grano rustichella

12,6%

Santacandida

Pasta con grano khorasan 100% italiano

santa candida khorasan grano pasta

13,80%

Sgambaro

logo_sgambaro

15,0%

Simply*

Linea standard Simply market

Simply pasta

Simply* Bio

pasta simply bio

Simply* Passioni

simply passioni

Spigabruna bio

Grano di Pietrelcina (BN)

pasta spigabruna bio

Valle del Grano

Unknown

13,0%

Verrigni

logo-pasta verrigni

Voiello

voiello pasta-penne

14,5%

*La provenienza del grano non è specificata in etichetta, ma ci è stata confermata dall’azienda

fonte: http://www.ilfattoalimentare.it/pasta-italiana-grano-voiello-granoro.html