Il glifosato è pericoloso anche alle dosi consentite. Ecco lo studio del Ramazzini …ed ecco perché servono ricerche “indipendenti”…!!

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Il glifosato è pericoloso anche alle dosi consentite. Ecco lo studio del Ramazzini …ed ecco perché servono ricerche “indipendenti”…!!

 

Da Il salvagente:

Il glifosato è pericoloso anche alle dosi consentite. Lo studio del Ramazzini

Se a novembre si trattava di un richiamo e di un allerta inviati al ministro Maurizio Martina rispetto alla pericolosità del glifosato per l’essere umano, oggi si va oltre perché i dati ottenuti dagli scienziati dell’Istituto Ramazzini di Bologna sono pubblicati e chiari:  lo studio pilota condotto sui ratti esposti ad erbicidi composti di glifosato con quantità giornaliere considerate lecite dalla Environmental protectional agency (ovvero 1,75 mg per peso corporeo al giorno) mostra, infatti, che queste sostanze possono alterare importanti parametri biologici che riguardano lo sviluppo sessuale, la genotossicità e  il microbioma intestinale. E questo accade a maggior ragione nei soggetti neonati e/o adolescenti, in quella fascia di età che arriva fino ai 18 anni.

Non è solo in ballo, dunque, la cancerogenità del glifosato, su cui la scienza indipendente chiede a gran voce alla politica e alle istituzioni di collaborare in vista del 2022, termine entro il quale è stato prorogato l’utilizzo del glifosato, ma anche la sua pericolosità per altri parametri biologici.

Lo studio – Global glyphosate study – Preliminary results presentation – è stato presentato, oggi, mercoledì 16 maggio, al parlamento europeo a Bruxelles dall’europarlamentare indipendente del gruppo Greens/EFA, Marco Affronte, insieme al Co-presidente Philippe Lamberts e a Fiorella Belpoggi e Daniele Mandrioli, rispettivamente direttrice del dipartimento di ricerca e coordinatore dell’attività di ricerca del Centro di ricerca sul cancro Cesare Maltoni dell’Istituto Ramazzini.

“Abbiamo condotto una battaglia importante affinché si valutassero attentamente gli studi indipendentipiuttosto che quelli realizzati da centri legati alle industrie e oggi purtroppo in Italia non esiste un gruppo politico che tenga al centro queste tematiche – il commento di Affronte – ma sono orgoglioso di questa collaborazione con il Ramazzini, un centro italiano che oltre tutto opera nella stessa regione da cui io provengo”. Affronte aggiunge che la istituita “commissione sui pesticidi, non appena pubblicati i dati sulle riviste scientifiche (a fine maggio; oggi sono disponibili on line all’indirizzo https://glyphosatestudy.org/global-glyphosate-study-pilot-phase/, ndr) chiederà alla comunità europea che si faccia chiarezza anche sul ruolo della Monsanto perché i cittadini hanno il diritto di essere informati”. Un punto, questo, molto importante anche per Belpoggi, visto che il Ramazzini ha potuto condurre questo studio pilota grazie alle donazioni dei suoi soci  – trattandosi di una cooperativa – che insieme hanno portato a raccogliere una cifra pari a 300mila euro.

Belopoggi ricorda che quando tra il 2015 e il 2016 il Ramazzini fu chiamato a dire la propria opinione nell’ambito dell’acceso dibattito in corso sul glifosato – scatenato dal contrasto tra le posizioni di Efsa (Autorità per la sicurezza alimentare) e Iarc (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) – “noi dicemmo che era mancata la voce della scienza”, perché gli uni si erano basati su studi legati alle industrie e gli altri su ricerche indipendenti poco robuste. “Ma la scienza non deve basarsi su sospetti, perché la scienza può e deve stabilire verità scientifiche”.

Quella certa, oggi, sebbene lo studio debba proseguire per verificare gli effetti degli erbicidi composti di glifosato sul lungo termine, è, appunto, che anche la dose giornaliera minima considerata consentita è pericolosa per la salute e lo sviluppo degli essere umani, proprio nella crescita, in quella fascia di età che arriva intorno ai 18 anni.

Per effettuare lo studio a lungo termine, il Ramazzini ha lanciato una campagna di crowfunding internazionale in collaborazione con altri partner con cui sta già collaborando come l’Università di Bologna, la George Washington University e la Ichan School of medicine e l’Istituto superiore della sanità.

 

 

fonte:

Se a novembre si trattava di un richiamo e di un allerta inviati al ministro Maurizio Martina rispetto alla pericolosità del glifosato per l’essere umano, oggi si va oltre perché i dati ottenuti dagli scienziati dell’Istituto Ramazzini di Bologna sono pubblicati e chiari:  lo studio pilota condotto sui ratti esposti ad erbicidi composti di glifosato con quantità giornaliere considerate lecite dalla Environmental protectional agency (ovvero 1,75 mg per peso corporeo al giorno) mostra, infatti, che queste sostanze possono alterare importanti parametri biologici che riguardano lo sviluppo sessuale, la genotossicità e  il microbioma intestinale. E questo accade a maggior ragione nei soggetti neonati e/o adolescenti, in quella fascia di età che arriva fino ai 18 anni.

Non è solo in ballo, dunque, la cancerogenità del glifosato, su cui la scienza indipendente chiede a gran voce alla politica e alle istituzioni di collaborare in vista del 2022, termine entro il quale è stato prorogato l’utilizzo del glifosato, ma anche la sua pericolosità per altri parametri biologici.

Lo studio – Global glyphosate study – Preliminary results presentation – è stato presentato, oggi, mercoledì 16 maggio, al parlamento europeo a Bruxelles dall’europarlamentare indipendente del gruppo Greens/EFA, Marco Affronte, insieme al Co-presidente Philippe Lamberts e a Fiorella Belpoggi e Daniele Mandrioli, rispettivamente direttrice del dipartimento di ricerca e coordinatore dell’attività di ricerca del Centro di ricerca sul cancro Cesare Maltoni dell’Istituto Ramazzini.

“Abbiamo condotto una battaglia importante affinché si valutassero attentamente gli studi indipendentipiuttosto che quelli realizzati da centri legati alle industrie e oggi purtroppo in Italia non esiste un gruppo politico che tenga al centro queste tematiche – il commento di Affronte – ma sono orgoglioso di questa collaborazione con il Ramazzini, un centro italiano che oltre tutto opera nella stessa regione da cui io provengo”. Affronte aggiunge che la istituita “commissione sui pesticidi, non appena pubblicati i dati sulle riviste scientifiche (a fine maggio; oggi sono disponibili on line all’indirizzo https://glyphosatestudy.org/global-glyphosate-study-pilot-phase/, ndr) chiederà alla comunità europea che si faccia chiarezza anche sul ruolo della Monsanto perché i cittadini hanno il diritto di essere informati”. Un punto, questo, molto importante anche per Belpoggi, visto che il Ramazzini ha potuto condurre questo studio pilota grazie alle donazioni dei suoi soci  – trattandosi di una cooperativa – che insieme hanno portato a raccogliere una cifra pari a 300mila euro.

Belopoggi ricorda che quando tra il 2015 e il 2016 il Ramazzini fu chiamato a dire la propria opinione nell’ambito dell’acceso dibattito in corso sul glifosato – scatenato dal contrasto tra le posizioni di Efsa (Autorità per la sicurezza alimentare) e Iarc (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) – “noi dicemmo che era mancata la voce della scienza”, perché gli uni si erano basati su studi legati alle industrie e gli altri su ricerche indipendenti poco robuste. “Ma la scienza non deve basarsi su sospetti, perché la scienza può e deve stabilire verità scientifiche”.

Quella certa, oggi, sebbene lo studio debba proseguire per verificare gli effetti degli erbicidi composti di glifosato sul lungo termine, è, appunto, che anche la dose giornaliera minima considerata consentita è pericolosa per la salute e lo sviluppo degli essere umani, proprio nella crescita, in quella fascia di età che arriva intorno ai 18 anni.

Per effettuare lo studio a lungo termine, il Ramazzini ha lanciato una campagna di crowfunding internazionale in collaborazione con altri partner con cui sta già collaborando come l’Università di Bologna, la George Washington University e la Ichan School of medicine e l’Istituto superiore della sanità.

Glifosato, la Fda (Agenzia statunitense per il controllo alimentare) ha nascosto dati che dimostrano la contaminazione dei cibi …la Gente può pure cremare, l’impartante è non toccare gli interessi delle Multinazionali…!

 

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Glifosato, la Fda (Agenzia statunitense per il controllo alimentare) ha nascosto dati che dimostrano la contaminazione dei cibi …la Gente può pure cremare, l’impartante è non toccare gli interessi delle Multinazionali…!

Glifosato, la Fda ha nascosto dati che dimostrano la contaminazione dei cibi

La conferma che la Fda, la Food and drug administration, l’Agenzia statunitense per il controllo alimentare, ha condotto migliaia di test per valutare la presenza di glifosato nei cibi ma che ne ha tenuti nascosti i risultati, è contenuta in una mail spedita da Richard Thompson, chimico della Fda ai suoi colleghi, in cui viene spiegato: “Ho analizzato di tutto, cracker, corn flakes e farina di mais e ovunque c’è una buona dose di glifosato”, aggiungendo che è “difficile non trovarlo”. Questa mail e altri documenti sono stati pubblicati dal quotidiano inglese The Guardian che in un’inchiesta ha svelato che per due anni l’Agenzia ha analizzato la contaminazione da glifosato nei cibi senza però che questi dati vengano resi pubblici.

“Nel mais sopra i limiti” ma la Fda “aggiustò” il dato

Un altro documento pubblicato dal quotidiano britannico rivela che un altro chimico della Fda Narong Chamkasem durante test ha riscontrato livelli di glifosato nel mais pari a 6,5 parti per milione quando la normativa Usa ammette un limite di legge al di sotto di 5,0 ppm. In presenza di un dato fuori norma la Fda deve infomrare l’Epa, l’Environmental protection agency, l’Agenzia per la protezione ambientale ma, come ha scrive Guardian “un supervisore della Fda ha scritto a un funzionario dell’EPA che il mais nonera considerato un ‘campione ufficiale’“.

La replica: “Nessun campione illegale”

Alla domanda del Guardian sulla presenza di queste mail e sui test condotti dall’agenzia, un portavoce della Fda ha replicato solo che “l’Agenzia non ha trovato livelli illegali di mais, soia, latte o uova, le quattro materie prime” osservate per valutare la contaminazione da glifosato. Il portavoce invece non ha affrontato i risultati “non ufficiali” rivelati nelle mail svelate dal quotidiano britannico.

La contaminazione nascosta

I risultati ufficiali della Fda dovrebbero essere pubblicati entro la fine dell’anno o all’inizio del 2019 come parte della relazione annuale sui residui rintracciati del 2016. I report in genere vengono rilasciati due o due anni e mezzo dopo la raccolta dei dati. Ma di certo i test “non ufficiali” realizzati nel 2016-2017 non vedranno la luce nei report ufficiali. Nel frattempo però la contaminazione c’è e tenerla nascosta non fa certo gli interessi dei consumatori. 

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2018/05/06/glifosato-la-fda-ha-nascosto-dati-che-dimostrano-la-contaminazione-dei-cibi/35548/

Monsanto ha sempre mentito sul glifosato

 

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Monsanto ha sempre mentito sul glifosato

Monsanto ha mentito sul glifosato. Per tranquillizzare l’opinione pubblica ha ribadito per anni che l’erbicida “prende di mira un enzima presente nelle piante ma non nelle persone o negli animali domestici” ma la dichiarazione “era falsa o fuorviante”.

È questa l’opinione del giudice distrettuale degli Stati Uniti Timothy Kelly, che il 30 aprile ha emesso la sua opinione  dopo aver respinto la mozione di Monsanto di rigettare la causa in cui l’avevano trascinata i gruppi ambientalisti Beyond Pesticides e Organic Consumers Association.
Secondo la corte l’enzima esiste nei batteri animali – un dato testimoniato in letteratura – e la Monsanto lo ha sempre saputo. Logica conseguenza è che l’etichettatura ingannevole di Monsanto nasconde i potenziali effetti sulla salute del glifosato sui consumatori.

tratto da: https://ilsalvagente.it/2018/05/03/monsanto-ha-sempre-mentito-sul-glifosato/35494/

 

 

Biologico, approvato il nuovo vergognoso regolamento Ue. Penalizzata la produzione italiana, più sicura. Esempio: comprereste una mela bio contaminata da pesticidi e glifosato? Con il nuovo regolamento Europeo non solo ve la vendono, ma Voi non dovete nemmeno saperlo!!!

 

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Biologico, approvato il nuovo vergognoso regolamento Ue. Penalizzata la produzione italiana, più sicura. Esempio: comprereste una mela bio contaminata da pesticidi e glifosato? Con il nuovo regolamento Europeo non solo ve la vendono, ma Voi non dovete nemmeno saperlo!!!

 

Da Il Salvagente:

Bio, approvato regolamento Ue. Penalizzata la produzione italiana, più sicura

Il parlamento europeo ha dato il via libera al nuovo regolamento per il biologico. Le novità sono diverse e la reazione degli operatori del settore in Italia è fatta di chiari e scuri: a fronte di alcune migliorie, come l’adeguamento agli standard Ue dei prodotti bio provenienti da fuori, vi sono anche punti che potrebbero rivelarsi boomerang per il nostro paese.

Le novità

La nota del Parlamento Ue elenca: “Controlli rigidi e basati sul rischio di contaminazione lungo tutta la catena di approvvigionamento. Grazie all’insistenza del Parlamento, i controlli saranno effettuati in sede per tutti gli operatori, annualmente di regola o ogni due anni se nessuna irregolarità è stata riscontrata nel corso di tre anni; Tutti i prodotti importati da paesi extra UE dovranno rispettare gli standard dell’UE. Le attuali norme in materia di “equivalenza”, che impongono ai paesi terzi di conformarsi a norme simili ma non identiche, saranno eliminate entro cinque anni dall’entrata in vigore”. inoltre: “Le deroghe che permettono l’utilizzo di semi convenzionali nella produzione biologica saranno eliminati entro il 2035; le aziende agricole che producono sia prodotti convenzionali che biologici continuano a essere autorizzate, a condizione che le due attività agricole siano chiaramente ed efficacemente separate” e la misura chiesta a gran voce da tanti piccoli produttori per abbattere costi e burocrazia: “Certificazioni più facili per i piccoli coltivatori: le certificazioni di gruppo permetterebbero ai piccoli coltivatori che si convertono al biologico di risparmiare soldi e tempo”. C’è poi il capitolo della contaminazione da pesticidi chimici o fertilizzanti sintetici: “I coltivatori e altri operatori nella catena di approvvigionamento saranno obbligati ad applicare una serie di misure per evitare la contaminazione; se si sospetta la presenza di un pesticida o un fertilizzante non autorizzato, il prodotto finale non potrà essere etichettato come biologico fino ad ulteriori indagini; se la contaminazione risulterà volontaria o se l’operatore non ha applicato le misure precauzionali, il prodotto perderà lo status di alimento biologico”. E infine il punto che ha fatto arrabbiare i produttori italiani: “Gli Stati membri che al momento applicano soglie massime per le sostanze non autorizzate nei cibi biologici, come pesticidi, potranno continuare a farlo, a condizione che permettano ai prodotti biologici provenienti da altri paesi UE e che rispettano le regole dell’Unione, di entrare nel loro mercato”.

Critica Coldiretti

Secondo Coldiretti: “Il nuovo regolamento concede agli Stati la possibilità di mantenere in vigore soglie meno restrittive per i residui di fitofarmaci o di contaminazione da Ogm con un grave danno di immagine per il settore del bio soprattutto nei Paesi, come l’Italia, nei quali gli standard di produzione sono molto elevati. Inoltre, la possibilità di produrre biologico senza utilizzare il suolo contrasta totalmente con i principi fondamentali che caratterizzano questo metodo di produzione, che non può prescindere dalla terra”. Al contrario, la previsione di una deroga consentirà ad alcuni Stati del nord Europa di continuare a produrre impiegando letti demarcati in serra per un periodo di 10 anni. “Per i prodotti importati,- continua Coldiretti – continuerà a sussistere il principio dell’equivalenza, sia pure per un periodo transitorio, durante il quale sarà più elevato il rischio di un aumento delle importazioni prima dell’adozione del sistema di conformità. E in ogni caso, qualora sussistano ragioni di approvvigionamento, la Commissione potrà sempre autorizzare l’importazione dai Paesi terzi di prodotti biologici anche quando questi ultimi non dovessero rispettare le norme europee sulla produzione biologica”.

FederBio: “Alcune richieste accolte”

Il Presidente di FederBio Paolo Carnemolla commenta meno duramente: “Nonostante un giudizio che nel complesso confermiamo negativo, già allora avevamo riconosciuto lo sforzo compiuto dalle diverse parti in causa per migliorare il testo iniziale della Commissione. Sono state tenute in considerazione alcune delle richieste dei produttori biologici, tra queste la possibilità della certificazione di gruppo per le piccole aziende agricole riunite in cooperative e organizzazioni locali, strumenti per garantire un quadro di controllo e di garanzie anche sui prodotti importati dai Paesi extra europei”. Il testo concordato dovrà essere formalmente approvato dal Consiglio UE prima che possa essere applicato. Dovrebbe entrare in vigore dal 1 gennaio 2021.

tratto da: https://ilsalvagente.it/2018/04/20/bio-approvato-regolamento-ue-penalizzata-la-produzione-italiana-piu-sicura/35087/

Duro attacco al biologico italiano dai Paesi del Nord. Il settore è a rischio

Come vi sentireste se compraste una mela biologica contaminata con pesticidi e glifosato? Presi in giro, ingannati e avvelenati. Comprare prodotti biologici che sono stati paradossalmente contaminati con prodotti chimici potrebbe incredibilmente diventare realtà in questa Europa dei paradossi.

Lo scandalo si compirà domani, quando i Paesi del Nord Europa con i loro eurodeputati voteranno un regolamento che potrebbe mettere a serio rischio il settore del biologico per come oggi lo conosciamo. L’Italia, infatti, è uno di quei pochi Paesi che impone ai produttori delle soglie di residui chimici su prodotti agricoli, per poter appunto denominarsi “biologico”. Queste soglie non esistono in quasi la totalità del resto d’Europa. Con questo regolamento l’UE vorrebbe armonizzare tutti gli Stati membri al ribasso, consentendo residui ad esempio di pesticidi all’interno di prodotti poi commercializzati con l’etichetta “biologico”. È un affronto inaudito a tutti gli agricoltori e le piccole e medie imprese italiane che fanno dell’eccellenza il loro marchio di fabbrica.

Questo scandaloso dossier ha visto l’approvazione della commissione AGRI del Parlamento europeo dopo più di 15 triloghi a porte chiuse (gli incontri tra Commissione, Parlamento e Consiglio). Il report – di fondamentale importanza perché andrà ad impattare sull’intero settore dell’UE – mette a repentaglio l’intero comparto e come sempre costituisce un compromesso al ribasso che penalizza, se non addirittura distrugge, le eccellenze agroalimentari italiane. Dopo l’olio tunisino e le arance marocchine, questo è il più grave attacco subito dal Bel Paese in questo quinquennio di legislatura.

Sebbene l’Italia, anche a seguito dell’applicazione di questo mostruoso regolamento, potrà ancora mantenere le sue soglie inalterate, sarebbe comunque invasa da prodotti proveniente dal resto d’Europa che venderebbero un finto e pericolosissimo biologico. I residui che l’UE vorrebbe consentire all’interno dei prodotti sono quelli provenienti non dalla volontà dell’agricoltore, ma dall’ambiente circostante. Se, dunque, a pochi passi dalle coltivazioni cosiddette “biologiche” tedesche o francesi ci fossero campi irrorati con abbondante uso di glifosato, ecco che allora le cause esterne sarebbero totalmente tralasciate. E l’etichetta biologico affibbiata senza troppi controlli e senza, come detto, alcuna soglia.

Con questo regolamento assume ancora più importanza la nostra battaglia sul made-in. È fondamentale che l’Italia si svegli, noi faremo come sempre l’interesse dei cittadini e degli agricoltori prima di quello delle multinazionali. Occorre urgentemente che l’Italia e l’Europa creino un’etichettatura credibile che consenta di differenziare i prodotti e conservare intatte le nostre eccellenze nel mondo. Basta contaminazioni al ribasso, qui è in gioco il nostro futuro.

In California, il glifosato deve essere etichettato come “possibile cancerogeno” – Ricordiamo che l’Europa ha stabilito che invece noi possiamo pure crepare, almeno per i prossimi 5 anni!

 

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In California, il glifosato deve essere etichettato come “possibile cancerogeno” – Ricordiamo che l’Europa ha stabilito che invece noi possiamo pure crepare, almeno per i prossimi 5 anni!

 

Da Il Salvagente:

California, il glifosato deve essere etichettato come “possibile cancerogeno”

Nello stato della California il glifosato sarà etichettato come un prodotto “noto allo Stato per causare il cancro“. Un tribunale d’appello della California ha confermato la scelta dello Stato e del Centro per la sicurezza alimentare (Cfs)ad inserire il pesticida tra quelle comprese nell’elenco di sostanze chimiche pensate per causare cancro o difetti di nascita come prevede la Proposition 65, la legge sulla sicurezza delle acque potabili e tossiche del 1986. La vicenda legale tra lo Stato della California e Monsanto va avanti dal 2017, da quando, cioè, la multinazionale si è schierata contro la decisione della California’s Office of Environmental Health Hazard Assessment di elencare il glifosato, l’ingrediente attivo nell’erbicida di Monsanto, Roundup, tra le sostanze della Proposition 65 che richiede la notifica e l’etichettatura di tutte le sostanze chimiche note per provocare cancro, difetti alla nascita o altri danni riproduttivi e vieta il loro scarico nelle acque potabili dello stato.

“Questa è una grande vittoria per tutti i californiani – e un’enorme perdita per Monsanto – poiché sostiene il nostro diritto di proteggere noi stessi e il nostro ambiente da esposizione non necessaria e indesiderata alla sostanza chimica pericolosa, il glifosato”, ha dichiarato Adam Keats, avvocato senior della Cfs.

Ricordiamo a tutti  che  solo pochi mesi fa L’Unione Europea ha rinnovato l’aurorizzazione al Glifosato per altri 5 anni!

Da Focus:

L’Unione Europea rinnova l’uso del glifosato per altri 5 anni

Gli stati dell’UE hanno votato: l’autorizzazione per il potente erbicida verrà estesa. Rimane aperto il dibattito sui rischi per la salute.

L’Unione Europea ha rinnovato per altri 5 anni l’autorizzazione all’utilizzo del glifosato, uno dei più potenti e diffusi diserbanti del mondo. Lo ha deciso il Comitato d’appello dell’Unione Europea, dopo diversi rinvii.

Italia e Francia si sono dette contrarie, ma Germania e altri Stati hanno fatto pendere l’ago della bilancia a favore del glifosato, sostanza i cui effetti sull’uomo sono molto dibattuti: mentre l’Agenzia europea delle sostanze chimiche (ECHA) la reputa “non carcerogena“, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) l’ha classificata come “probabilmente cancerogena per gli esseri umani”.

 

Leggi anche:

Incredibile, ma vero: Glifosato, gli studi dell’Efsa hanno nascosto le prove di cancerogenicità…!

L’Echa, l’Agenzia europea per le sostanze chimiche, ha dichiarato che il GLIFOSATO non è cancerogeno e non provoca mutazioni genetiche. Inoltre fa dimagrire, aiuta la diuresi e fa nascere figli biondi e con gli occhi azzurri …ma vaffanculo, va!!

Ignorare la tossicità del glifosato è crimine contro l’umanità!

Incredibile – Il Canada esporta in Sicilia grano duro pieno di glifosato e micotossine, ma poi non consente l’ingresso dei pomodorini di Sicilia perchè, secondo loro, non sarebbero abbastanza controllati!

pomodorini

 

 

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Incredibile – Il Canada esporta in Sicilia grano duro pieno di glifosato e micotossine, ma poi non consente l’ingresso dei pomodorini di Sicilia perchè, secondo loro, non sarebbero abbastanza controllati!

 

Per il comparto del pomodoro di Pachino Igp sembra davvero essere una stagione nefasta: prima la crisi dei prezzi, poi le false notizie dell’invasione di pomodorini dal Camerun, poi ancora le polemiche sulla partecipazione al Consorzio di tutela di realtà legate alla criminalità ed infine il recente incendio di una tra le principali aziende agricole della zona, la Fortunato

Ma tra tutte le disavventure la più incredibile è il blocco proclamato dal Canada.

La foto che vedete sopra è emblematica della follia del nostro tempo. Ecco il grano duro canadese che dovrebbe ‘maturare’ mentre nevica! Maturerà artificialmente, con il glifosato. E siccome è umido, svilupperà funghi e, quindi, micotossine.

Al cosiddetto oro rosso di Sicilia sarebbe infatti stato vietato l’ingresso in Canada per la presunta presenza di un insetto, la tuta absoluta, meglio conosciuta come minatrice fogliaria o tignola.

Non c’è alcuna evidenza della presenza dell’isetto, ma il Canda chiude le porte… Invece tutti noi sappiamo che glifosato e micotossine fanno tanto, ma proprio tanto bene alla nostra salute e siccome i gnani canadesi ne sono pieni, ne importiamo in grande quantità!

Leggi: Ecco il grano canadese coperto di neve, che può maturare solo grazie al glifosato! Ce lo ritroveremo sulle nostre tavole, mentre il nostro grano marcisce nei campi!!

Intanto il caso è stato sollevato all’Ars dal Movimento 5 Stelle che, facendosi portavoce del malessere dei produttori locali, ha chiesto un intervento immediato alla Regione Sicilia.

“Gli agricoltori sono allo stremo, il presidente avvii una seria e decisiva interlocuzione con il Ministero dell’agricoltura per denunciare il Ceta, prima che lo stesso venga ratificato, oppure pressi il Governo affinché le autorità canadesi ritirino la circolare che vieta l’acquisto di prodotti agricoli siciliani”, ha denunciato la deputata regionale pentastellata Gianina Ciancio.

“Benché esistente nell’ambiente siciliano, l’insetto in questione – spiega Ciancio – è stato sottoposto a controlli appropriati attraverso il protocollo ‘system approachment’ condiviso tra Canada e Italia, che garantiscono l’assenza della tabula absoluta della raccolta fino all’imbarco in aereo.

Il Canada – continua – non accetta più il protocollo ‘system approachment’ in quanto il pomodoro siciliano si presenta con il gambo, senza il quale peraltro è impossibile commercializzarlo. Insomma una serie di paletti a nostro avviso assolutamente pretestuosi. Adesso è il momento di dare risposte ai nostri agricoltori”.

A rincarare la dose l’europarlamentare del M5S Ignazio Corrao, che da Bruxelles punta ancora una volta il dito sui trattati internazionali che penalizzerebbero la Sicilia e le sue produzioni d’eccellenza. “I carnefici degli agricoltori siciliani hanno nomi e cognomi: sono le donne e gli uomini dei partiti che hanno votato senza fiatare trattati come il Ceta, che sta distruggendo l’agroalimentare siciliano a favore delle importazioni dei prodotti canadesi. Gli effetti sono sotto gli occhi di tutti: se dopo un anno dall’entrata in vigore del Ceta l’esportazione di prodotti agroalimentari ‘made in Italy’ è scesa del 4%, per i prodotti agricoli canadesi in Italia c’è stato un aumento del 23%. A rendere tutto ciò tragicomico – aggiunge Corrao – è il comportamento beffardo del Canada che blocca il pomodoro siciliano e ci invia tonnellate di grano tossico che non dà neanche ai suoi maiali. Un paradosso che sta provocando un grave danno ai produttori siciliani, che avevano persino concordato le tipologie di pomodoro da produrre per venire incontro alle richieste canadesi. In ballo ci sono commesse per milioni di euro e la tenuta di un settore già debole ed esposto alla concorrenza scorretta dei Paesi terzi. Ma non è solo un problema di trattati. Per via delle sanzioni – osserva Corrao – abbiamo praticamente lasciato al Marocco il mercato russo che era, ed è, in grande crescita e avrebbe rappresentato una grande opportunità per noi. Inoltre, il PSR e tutta la PAC in generale – conclude l’eurodeputato del M5S – in Sicilia sono stati fallimentari, non hanno mai davvero garantito prezzi giusti e un lavoro dignitoso agli agricoltori”.

La Coldiretti da parte sua ha ribadito che nelle spedizioni verso il Nord America vengono effettuati rigidissimi controlli in grado di eliminare la presenza dell’infestante; il presidente della Regione Nello Musumeci ha fatto invece sapere di aver in programma a breve una visita a Vittoria, nel cuore della produzione del pomodorino siciliano.

Glifosato cancerogeno: Europa sotto accusa. Come Efsa ed Echa ci hanno truffato con l’analisi dei dati!

 

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Glifosato cancerogeno: Europa sotto accusa. Come Efsa ed Echa ci hanno truffato con l’analisi dei dati!

 

Con «Pesticides and public health: an analysis of the regulatory approach to assessing the carcinogenicity of glyphosate in the European Union» tre ricercatori – appartenenti ad altrettante Ong di Germania, Regno Unito e Austria – mettono in discussione il metodo scientifico impiegato dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) e dall’Agenzia europea per le sostanze chimiche (Echa) per classificare la pericolosità del glifosato per la salute pubblica. E lo fanno a partire da criteri di ricerca e linee guida per la valutazione del rischio previste dal Regolamento europeo 1272/2008.

Abbiamo chiesto al professor Carlo Modonesi, dell’Università di Parma e membro del Comitato Scientifico dell’Associazione medici per l’Ambiente (Isde Italia), di aiutarci a capire meglio il contenuto di questa pubblicazione.

Chi sono gli scienziati che hanno prodotto questo paper?

Si tratta di tre ricercatori che operano in tre Ong diverse di tre paesi diversi. Nessuno dei tre autori è una star del settore, ossia di quelle “celebrità” che spesso si accomodano nei tanti salotti televisivi che dispensano ricette e informazioni scientifiche da salotto (appunto!).
A giudicare dai contenuti dell’articolo, si intuisce che i questi ricercatori possiedono un background scientifico di primo livello e non hanno alcuna intenzione di perdersi in sterili affermazioni ideologiche. L’articolo parla infatti di dati e di fatti veri e di come andrebbero letti in un’ottica scientifica non condizionata da interessi particolari; vale a dire, rispettando l’integrità scientifica, il buon senso e (non ultime) le stesse regole fissate dalle Istituzioni europee.

In che cosa consiste l’errore metodologico dell’Efsa rilevato dallo studio?

L’errore principale rilevato nell’articolo di Clausing e colleghi riguarda le modalità operative che i panel dell’Efsa e dell’Echa hanno usato per esprimere i loro pareri di non cancerogenicità del glyphosate. Infatti, escludendo dalla propria analisi alcuni studi sperimentali che fornivano risultati positivi e significativi in relazione ad alcune patologie tumorali (soprattutto linfomi e tumori renali), le due Agenzie impiegavano criteri del tutto arbitrari che producevano l’effetto di sottrarre dal processo valutativo dati importanti sulla cancerogenicità dell’erbicida.
Seguendo questa strada, l’Efsa e l’Echa sceglievano deliberatamente di escludere dalla propria casistica l’analisi obiettiva di alcune indagini sperimentali, che avrebbero rafforzato l’ipotesi di cancerogenicità dell’erbicida.

Perché deve farci riflettere?

Per molte ragioni che sarebbe troppo lungo elencare in modo conclusivo.

Un aspetto importante è che la scelta operativa dell’Efsa e dell’Echa è in contrasto con quanto previsto dal Regolamento europeo (CE) 1272/2008 in materia di «Classificazione, Etichettatura e Imballaggio» delle sostanze e delle miscele chimiche, e, come tale, ne costituisce un’aperta violazione.

La conclusione che se ne trae è che il “baco” rilevato nella valutazione delle Agenzie europee, probabilmente non è dipeso da una svista o da un errore casuale (sempre possibili e giustificabili) ma da un orientamento sbagliato e consapevole nell’istruire la revisione dei dati di letteratura. Secondo gli autori dell’articolo, ciò legittima il dubbio che la procedura valutativa delle due Agenzie sia stata applicata in quel modo per evitare di arrivare alla stessa conclusione a cui era arrivata l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) che, com’è noto, nei primi mesi del 2015 aveva inserito il glyphosate in classe 2A (probabile cancerogeno per l’uomo).
Sintetizzando un po’, potremmo affermare che l’articolo dei tre autori deve farci riflettere innanzitutto perché fa luce su come viene pianificata e gestita in Europa l’autorizzazione commerciale dei composti di sintesi destinati a entrare nella catena alimentare (sia degli animali domestici che dell’uomo). In secondo luogo – ma questa è una considerazione più generale che non è inerente al lavoro specifico di Clausing e colleghi – perché nella valutazione del rischio delle Agenzie europee non si tiene sufficientemente conto della tossicità ambientale di molti composti che, anche se non necessariamente cancerogeni, sono dannosi per una grande varietà di organismi. Tra questi, molti dei pesticidi più pericolosi e persistenti, il cui impiego senza attenzione alla precauzione ha determinato un drastico peggioramento della qualità chimica delle matrici ambientali, con effetti ecologici di proporzioni preoccupanti.

Lei è a conoscenza di un dibattito attorno a questo studio? Che cosa ne pensa la comunità scientifica?

Lo studio di cui stiamo parlando è recentissimo e al momento non mi risulta che abbia innescato un dibattito allargato sui media convenzionali che circolano nella comunità scientifica. Ma possiamo stare certi che, nei corridoi dei centri di ricerca e delle università, l’articolo è stato notato per la sua qualità e per la sua efficacia, senza dire del fatto che la rivista biomedica su cui è stato pubblicato ha un fattore di impatto di tutto rispetto. Sicuramente si tratta di un contributo importante nel chiarire alcuni passaggi critici della “vicenda europea” che negli ultimi anni ha avuto per protagonista il glyphosate. Più in generale, direi che il lavoro di Clausing e colleghi costituisce uno sforzo di revisione critica dell’operato delle Agenzie europee destinato a lasciare una traccia difficilmente cancellabile. Detto questo, non è il primo… e certamente non sarà l’ultimo.

A questo punto, ci sono gli estremi per richiedere all’Efsa di rivedere il suo giudizio?

Gli estremi per rimettere in discussione il giudizio dell’Efsa sul glyphosate c’erano anche prima della pubblicazione del lavoro di Clausing e colleghi. Anche in Italia, molti ricercatori hanno più volte preso posizione contro il parere espresso dai panel di Efsa ed Echa. Bisogna tuttavia convincersi che il punto non è di natura esclusivamente scientifica, perché è ormai evidente che nelle Agenzie sovranazionali che hanno il compito di garantire la salubrità alimentare, e quindi la salute pubblica, spesso la scienza viene usata come un elastico, ossia viene messa in subordine ad altre “priorità”. Per tale ragione, non possiamo prevedere quella che sarà la reazione dell’Efsa, né quella della Commissione, anche se, alla luce di questo nuovo contributo scientifico, l’operato dell’Efsa lascia ancora più perplessi.
L’esperienza degli ultimi 10 anni ci ha insegnato che le leve della decisione politica europea (e non solo europea) vengono manovrate sulla base di una serie di fattori in gioco, peraltro non tutti e non sempre visibili, inclusi il peso che riescono a conquistarsi i gruppi di pressione e i condizionamenti determinati dai pesanti conflitti di interessi che ruotano intorno alle Istituzioni europee. Soprattutto in materia di tecnologie per l’agricoltura industriale, non è affatto raro che i due piatti della bilancia (quello dell’interesse pubblico e quello dell’interesse privato) si trovino in posizione visibilmente asimmetrica. Ancora oggi, nella maggior parte dei consessi tecnici-politici che dovrebbero ispirare le politiche europee, la tendenza a privilegiare l’interesse privato è sempre molto forte. Anzi, troppo.

Carlo Modonesi
Università di Parma
Membro del Comitato Scientifico di Isde Italia

Pesticidi e salute, sono i bambini a pagare il prezzo più alto

 

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Pesticidi e salute, sono i bambini a pagare il prezzo più alto

Il costo più alto dei pesticidi? Lo pagano i bambini. Ad affermarlo è l’Unicef con un report pubblicato a gennaio e dedicato proprio ad approfondire l’impatto dei pesticidi sulla salute dei più piccoli.

Per capire di cosa si sta parlando, bisogna anzitutto tenere presente che nell’età dello sviluppo esistono specifiche “finestre di vulnerabilità”, cioè passaggi critici durante i quali «l’esposizione a sostanze tossiche può causare lesioni devastanti» come si legge nello studio intitolato “Understanding the impacts of pesticides on children”.

Nei primi dodici anni di vita, per fare un esempio, «è probabile che la stessa quantità respirata di una sostanza chimica sia dieci volte più tossica per un bambino che per un adulto».

Le forme di esposizione agli agenti chimici sono molteplici. Il bambino può incominciare a essere vulnerabile prima ancora della nascita (“born pre-polluted”): sostanze tossiche e interferenti ormonali possono accumularsi nel sangue delle donne incinte, così come nella placenta e nel latte materno. Tracce di Ddt, che possono rimanere nel suolo per centinaia di anni, sono state ritrovate nei fluidi amniotici, nella placenta, nel cordone ombelicale e nei feti.

Anche il consumo di frutta e verdura contaminata, naturalmente, incide moltissimo, talvolta a dispetto delle normative che impongono un limite massimo ai residui. Vi abbiamo parlato di recente di quanto il problema sia sentito, ad esempio, nel Sud Est asiatico: in Thailandia, secondo quanto riscontrato dal Pesticide Action Network nel 2016, tracce di pesticidi pericolosi banditi dal commercio sono state ritrovate in percentuali enormi, dal 35% al 100% dei campioni analizzati, nei prodotti venduti dai locali mercati e supermercati.

C’è infine una questione ancora più delicata, perché tocca un aspetto critico in una tragedia ancora più vasta, quella del lavoro minorile. Si stima che l’agricoltura assorba da sola il 71% del lavoro minorile, cioè che circa 108 milioni di bambini e bambine facciano parte di una manodopera invisibile e spesso sfruttata o, appunto, esposta a gravi pericoli per la salute.

Il settore agricolo è infatti uno dei tre più a rischio per quanto riguarda le malattie professionali: sempre secondo le stime, il 59% dei 68 milioni di bambini impiegati in mansioni pericolose lavora nei campi.

Un’indagine sulla filiera del cacao, condotta nel 2002, ha concluso che 284mila bambini lavorano nella trasformazione del cioccolato e 153mila di loro hanno irrorato pesticidi senza nessuna protezione. Nell’industria del cotone, sei dei sette principali produttori sono stati coinvolti nelle tratte del lavoro minorile, anche forzato.

Nel 2010, il Pesticide Action Network ha dichiarato che le vittime di avvelenamento acuto da pesticidi variano tra un minimo di 1 milione e un massimo di 41 milioni di persone ogni anno. Un quadro davvero molto difficile da circoscrivere, tanto da indurre lo Special Rapporteur delle Nazioni Unite per il Diritto al Cibo ad affermare «non ci sono statistiche attendibili e globali sul numero di persone soggette alla contaminazione da pesticidi».

Quel che si può invece affermare per certo è che, ancora una volta, a soffrire di più sono i lavoratori e i consumatori dei Paesi poveri. Sebbene in queste aree vengano messi in commercio solo il 25% dei pesticidi diffusi a livello mondiale, è qui che si concentrano il 99% dei casi di morte dovuta al loro utilizzo.

 

fonte: http://www.slowfood.it/pesticidi-e-salute-sono-i-bambini-a-pagare-il-prezzo-piu-alto/

 

Pesticidi neurotossici trovati nell’87% dei neonati (come ridurre l’esposizione)

Siamo abituati a pensare che solo il glifosato sia potenzialmente dannoso per la salute umane e per le colture, in realtà esistono tutta una serie di pesticidi che sempre più spesso finiscono nelle nostre tavole e quindi nel nostro corpo.
Qualche settimana fa avevamo parlato di come la campagna #ipesticididentrodinoi attraverso un esperimento aveva dimostrato che basterebbero due settimane di una dieta con prodotti senza pesticidi per abbattere e in alcuni casi azzerare il contenuto di sostanze inquinanti.

Oggi l’esposizione a pesticidi, erbicidi e insetticidi è aumentata notevolmente o semplicemente se ne parla di più. Di certo è che dall’Unione europea non arrivano risposte rassicuranti, ricordiamo che neanche un mese fa i paesi hanno salvato l’erbicida Roundup della Monsanto che sta avvelenando il mondo.

Ma come dicevamo, non è solo il glifosato a preoccupare. Ad esempio il chlorpyrifos secondo alcuni ricercatori potrebbe alterare lo sviluppo del cervello e causare danni cerebrali, anomalie neurologiche, ridotto quoziente intellettivo e aggressività nei bambini. Negli adulti, invece, la sostanza chimica sarebbe collegata al morbo di Parkinson e al cancro del polmone.

Il clorpirifos viene usato dal lontano 1965 nelle colture di grano, mais, frutta e verdura, come mele, ciliegie, fragole, broccoli, cavolfiori e tanti altri. Tutti cibi che dai campi arrivano nel nostro organismo. Il pesticida è usato non solo in America ma anche in Europa con dei limiti sui residui. Secondo uno studio, l’87% dei neonati eredita il clorpirifos dal cordone ombelicale.

Nonostante ciò l’EPA che è l’agenzia per la protezione dell’ambiente negli Stati Uniti, non ha rimosso il pesticida dal mercato, esattamente come è successo in Europa per il glifosato. E anche in questo caso, migliaia di cittadini avevano firmato una petizione per eliminarlo dalle colture.

E anche qui, si parla di conflitti d’interesse e di studi non propriamente indipendenti, ma già nel lontano 2014 era stato sollevato il problema relativo al clorpirifos quando uno studio aveva dimostrato che le donne incinte esposte al clorpirifos durante il secondo trimestre avevano un rischio aumentato del 60% di dare alla luce un bambino autistico.

Un altro studio aveva misurato i livelli di clorpirifos nel plasma materno e il cordone ombelicale di donne e bambini che vivevano in una comunità agricola, rilevando che in alcuni casi nel sangue materno ce n’era fino al 70,5% e nel cordone ombelicale fino all’87,5%.

Come ridurre l’esposizione ai pesticidi? 

Come abbiamo detto più volte, i pesticidi vengono utilizzati nell’agricoltura intensiva per proteggere le coltivazioni dai parassiti, al fine di ottenere raccolti più abbondanti. La frutta e la verdura non vengono intaccate dai parassiti, ma su di esse permangono sostanze chimiche potenzialmente dannose per la salute. e diverse ricerche lo dimostrano.

Se da un lato è impossibile evitare l’esposizione esistono tuttavia degli accorgimenti che possiamo prendere nella vita di tutti i giorni per ridurre il contatto. Ecco alcuni suggerimenti:

  • Mangiare prodotti biologici e cibi fermentati
  • Lavare bene frutta e verdura prima di consumarla
  • Conoscere quali sono i vegetali più contaminati
  • Se si ha la possibilità coltivare il proprio orto
  • Togliersi le scarpe prima di entrare in casa per tenere lontani agenti nocivi

fonte: https://www.greenme.it/vivere/speciale-bambini/26051-pesticidi-neonati-chlorpyrifos

NO alla fusione di Monsanto-Bayer. Si fonde solo la democrazia – La biodiversità del mondo non deve essere concentrata nelle mani di pochi!

 

Monsanto-Bayer

 

 

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NO alla fusione di Monsanto-Bayer. Si fonde solo la democrazia – La biodiversità del mondo non deve essere concentrata nelle mani di pochi!

Monsanto-Bayer. Se fonde la democrazia

La biodiversità del mondo non deve essere concentrata nelle mani di pochi. L’Europa dica No alle fusioni tra multinazionali nel rispetto di contadini e cittadini consumatori

L’unica decisione responsabile per l’Unione europea è bocciare la fusione Bayer-Monsanto. Le notizie provenienti da Bruxelles, che ha spostato al 5 aprile il termine per il verdetto sulla fusione di Monsanto e Bayer (da oltre 63 miliardi di dollari), sono però poco rassicuranti: la commissaria europea per la concorrenza Margrethe Vestager, che ha già approvato la fusione di DuPont con Dow Chemical (un accordo da 122-130 miliardi di dollari) e l’acquisto di Syngenta da parte di ChemChina (affare da 43 miliardi di dollari), ha dichiarato che la Bayer sta rispondendo in maniera “cooperativa” ai dubbi sollevati sulla fusione. La Bayer avrebbe infatti optato per vendere la sua attività globale di semi e consentire alla compagnia chimica Basf l’accesso esclusivo ai suoi dati sull’agricoltura digitale.

Le megafusioni mettono a rischio i diritti degli agricoltori 

Le dichiarazioni di Vestager sembrano preludere a un possibile via libera per la fusione che sovvertirebbe la richiesta di centinaia di movimenti per i diritti civili e organizzazioni di agricoltori di tutto il mondo. Le fusioni tra le grandi multinazionali dell’agribusiness sono, infatti, un ulteriore passo nella direzione sbagliata, quella che sposta il potere dalle mani dei piccoli e medi agricoltori per consegnarlo nelle mani di grandi aziende multinazionali che mirano ad ottenere il monopolio nei settori dell’agricoltura e dell’alimentazione.

Il processo a cui stiamo assistendo non può essere più considerato alla stregua di una semplice discussione sulla competizione commerciale, come suggerito dalla Vestager che ha sottolineato come il ruolo della Commissione non sia quello di bloccare la fusione ma assicurarsi che tale processo non danneggi la concorrenza. Siamo infatti di fronte a un’emergenza politica con importanti ripercussioni sull’economia. Attraverso brevetti, diritti di proprietà intellettuale (Ipr) e accordi di libero scambio, le grandi aziende multinazionali hanno stabilito monopoli, minacciando i diritti degli agricoltori a utilizzare i propri semi, i diritti delle persone all’accesso a medicine a prezzi accessibili e i diritti dei consumatori a un’alimentazione sana e nutriente.

L’impero delle multinazionali agrochimiche

In poco più di mezzo secolo, i piccoli agricoltori sono stati attaccati ovunque a vantaggio del sistema di produzione tossico dell’agricoltura industriale. Le sei grandi aziende multinazionali che detengono il controllo sulla produzione mondiale di sementi, pesticidi e biotecnologie vogliono ora allargare il loro impero attraverso mega acquisizioni. Se queste fusioni venissero definitivamente approvate, solo tre aziende avrebbero il controllo del 60 per cento delle sementi mondiali e del 70 per cento dei prodotti agrochimici e dei pesticidi.

Si tratta di una strategia disegnata per estendere il controllo delle multinazionali non solo sul nostro cibo ma sulla nostra democrazia. Attraverso fusioni aggressive queste grandi aziende stanno espandendo i loro mercati e, rivolgendosi direttamente ai decisori politici, stanno aumentando contestualmente la loro influenza e la pressione su governi e istituzioni. Attraverso la propaganda stanno inoltre screditando la scienza indipendente per garantire che i regolamenti sanitari e ambientali non interferiscano con le loro attività di profitto, portando così sempre più all’erosione dei nostri principi democratici. Espandendo i loro monopoli su sementi e cibo, prodotti chimici e medicinali, le multinazionali stanno aumentando il loro controllo sui nostri alimenti e sulla nostra salute. Gli effetti negativi di questo sistema ricadono maggiormente sui piccoli e medi produttori e sui consumatori meno abbienti.

Fermare le fusioni per proteggere i cittadini

Le autorità di regolamentazione dovrebbero dunque opporsi alla fusione per proteggere i cittadini che rappresentano. L’accordo, che è stato annunciato a settembre 2016, richiede l’approvazione di circa 30 paesi. Bayer deve ancora affrontare importanti indagini sull’affare Monsanto, da parte delle autorità di regolamentazione negli Stati Uniti, nell’Unione europea e in India. Mentre il Brasile, uno dei principali produttori di cereali e altri prodotti agricoli, ha appena dato l’approvazione alla fusione, Bayer ha deciso di portare il regolatore antitrust russo in tribunale. Igor Artemiev, capo dell’antitrust russa, ha rivelato che Bayer ha citato in giudizio l’agenzia di controllo.

Anche in India, dove il processo di integrazione è soggetto all’approvazione della Competition commission of India (Cci), il dibattito coinvolge molti attori della società civile. Dopo la fusione, l’India sarebbe uno dei principali mercati di riferimento per la ricerca e lo sviluppo di Bayer, come ha affermato l’amministratore delegato di Bayer CropScience, Richard van der Merwe. L’obiettivo di van der Merwe è quello di ottenere l’approvazione del Cci entro maggio. Ma l’opposizione alla fusione in India sta crescendo in particolare a causa degli impatti negativi delle colture ogm sull’ambiente e sull’economia.

Esprimendo preoccupazione sulla fusione tra Monsanto e Bayer, l’attivista indiana e presidente di Navdanya International Vandana Shiva ha presentato un’obiezione ufficiale alla Competition commission of India: “La fusione Bayer-Monsanto non è una questione aritmetica di concentrazione economica ma è un problema politico visto che queste fusioni segneranno la fine dei diritti delle persone, della democrazia e delle garanzie costituzionali. Da vent’anni la Monsanto ha preso possesso illegalmente del settore dei semi di cotone in India violando le leggi sulla biosicurezza e corrompendo le agenzie di regolamentazione”.

 *Navdanya International

 

tratto da: https://comune-info.net/2018/03/quella-fusione-pericolosa-la-democrazia/

 

I Cinquestelle (e solo loro) lanciano l’allarme: in arrivo 22 nuovi OGM, nonostante il NO del Parlamento Europeo. La procedura di autorizzazione è da cambiare, ma sembra che a nessuno importi!

OGM

 

 

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I Cinquestelle (e solo loro) lanciano l’allarme: in arrivo 22 nuovi OGM, nonostante il NO del Parlamento Europeo. La procedura di autorizzazione è da cambiare, ma sembra che a nessuno importi!

“Il primo marzo 2018 il Parlamento europeo ha votato per l’ennesima volta contro l’autorizzazione degli OGM in Europa. Siamo 6 Membri del Parlamento europeo provenienti da 6 paesi diversi e appartenenti a 6 diversi gruppi politici. Negli ultimi 4 anni abbiamo depositato insieme 22 obiezioni contro l’autorizzazione di organismi geneticamente modificati in Europa. Oggi, come nelle votazioni precedenti, queste obiezioni hanno incassato una maggioranza significativa nella plenaria del Parlamento europeo. Nonostante questo, per ben 22 volte, il Consiglio dell’Unione europea non ne ha tenuto conto in alcun modo e la Commissione europea ha dato il via libera all’autorizzazione degli OGM, per la maggior parte resistenti al glifosato, in sfregio alla bocciatura esplicita che abbiamo voluto segnare sul piano politico.

La disfunzione che continuiamo ad osservare a fronte all’incessante autorizzazione degli OGM sta facendo esaurire la nostra pazienza. Per questo cogliamo l’occasione per ricordare che il Parlamento europeo è l’unica istituzione dell’UE eletta a suffragio universale e per sottolineare che ignorare le scelte compiute da questa istituzione finirà per indebolire l’Unione nel suo insieme, rendendo sempre più evanescente l’espressione della sovranità popolare. In questo senso, il caso degli OGM è particolarmente significativo.

Stiamo di fronte ad uno stallo istituzionale o quanto meno ad una procedura che nega la democraticità dei processi che dovrebbero essere alla base dell’Unione europea. Al di là della nostra appartenenza a gruppi politici diversi, il nostro comune obiettivo è garantire che le regole che disciplinano l’autorizzazione degli OGM corrispondano all’espressione di una maggioranza. Le nostre obiezioni rappresentano un baluardo, con il quale cerchiamo di difendere le prerogative del Parlamento e, allo stesso tempo, sono l’espressione della debolezza della nostra comune ambizione.

Nessuno infatti può dirsi soddisfatto del vicolo cieco in cui ci troviamo, che non assicura alcuna considerazione delle posizioni espresse dal Parlamento e che deve portarci a mettere in discussione il modo in cui le istituzioni europee lavorano in relazione agli OGM. Dietro a questo voto c’è il pieno riconoscimento del principio di precauzione. L’Unione Europea è attualmente dipendente dai modelli agricoli dei paesi terzi, basati sugli organismi geneticamente modificati. Noi vogliamo che si faccia luce su queste scelte, nascoste agli occhi dei cittadini e dei consumatori. Consideriamo che il prerequisito per qualsiasi scelta che ricade sulla popolazione sia l’applicazione del principio di precauzione.

Pertanto chiediamo alla Commissione europea di considerare la sfiducia che deriva da queste decisioni che impattano, a loro volta, sui nostri modelli alimentari. Chiediamo di ascoltare il messaggio popolare di cui il Parlamento europeo si è fatto espressione. La nostra comune battaglia, che va oltre le rispettive appartenenze politiche, è per più democrazia e per più trasparenza”.

Eleonora EVI (EFDD) con
Guillaume BALAS (S&D),
Lynn BOYLAN (GUE),
Valentinas MAZURONIS (ALDE),
Sirpa PIETIKÄINEN (EPP),
Bart STAES (GREENS)

 

fonte: http://www.efdd-m5seuropa.com/2018/03/22-ogm-sul-mercato-n.html