Arriva anche in Italia Sion, l’auto elettrica solare (alimentata da pannelli fotovoltaici) di massa che potrebbe salvare il Pianeta…!

 

 

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Arriva anche in Italia Sion, l’auto elettrica solare (alimentata da pannelli fotovoltaici) di massa che potrebbe salvare il Pianeta…!

In un’epoca dove l’inquinamento ambientale è diventato insostenibile, bisogna in tutti i modi ampliare le ricerche scientifiche e tecnologiche su molti fronti. È proprio per questo due ragazzi di Monaco di Baviera hanno realizzato l’Auto Elettrica solare che si chiama Sion. Oltre a caricarsi con l’energia del sole tramite dei pannelli fotovoltaici, l’autovettura può fornire a sua volta corrente elettrica, e tutto ciò non ha un prezzo esorbitante, si può trovare in Italia a 16 mila euro.

Soprattutto il prezzo elevato della benzina dovrebbe favorire l’acquisto di auto ecologiche. Ma anche i loro pregi non scherzano: facile da usare e scattante alla guida davvero preziosa, eh già proprio la capacità di ridurre l’inquinamento acustico nelle grandi città, il rovescio della medaglia nell’essere così discreta e che diventa pericolosa per i pedoni che non la sentono arrivare, un problema che la gente di settore devono risolvere. L’autonomia del veicolo ancora non soddisfa i bisogni degli automobilisti, sono fino a 250 km dichiarati, a patto però, non accendere il condizionatore e di avere una guida molto ma molto morbida.

In un’epoca dove l’inquinamento ambientale è diventato insostenibile, bisogna in tutti i modi ampliare le ricerche scientifiche e tecnologiche su molti fronti, è proprio per questo due ragazzi di Monaco di Baviera hanno realizzato l’Auto Elettrica solare che si chiama Sion. Oltre a caricarsi con l’energia del sole tramite dei pannelli fotovoltaici, l’autovettura può fornire a sua volta corrente elettrica, e tutto ciò non ha un prezzo esorbitante, si può trovare in Italia a 16 mila euro.
Maggiori informazioni

Moltissime sono le discussioni sull’importanza e la rapidità di portare sulle nostre strade veicoli elettrici per proteggere il nostro ambiente da un inquinamento atmosferico che per anni l’uomo ha creato, man mano che si va avanti la popolazione mondiale cresce sempre più, e con essa aumenta anche il numero di automobili sulle strade.

Tuttavia, in molti si domandano se utilizzare auto elettriche può essere veramente la soluzione definitiva per tenere lo smog a livelli decenti.

Ovviamente, la risposta a questo quesito è ovvia, se per produrre l’energia elettrica che serve all’autovettura deriva da idrocarburi, tutto resterebbe invariato rispetto all’inquinamento attuale; d’altro canto se l’energia utilizzata proviene da fonti rinnovabili e pulite, la questione sarebbe del tutto diversa. Infine, bisogna fare attenzione anche al tipo di batterie che vengono abbinate al veicolo, dal suo tipo di ricarica e di autonomia.

Sion, è all’avanguardia rispetto a tutte le auto elettriche

La vettura a ricarica solare è disponibile nel nostro paese Grazie all’azienda Motors di Monaco. Ovviamente, questa autovettura farà molto parlare di sé, sarà una grande novità tutta da testare.

Come abbiamo annunciato in precedenza il costo di listino dell’ autovettura è di €16000. Grazie alla sua tecnologia fotovoltaicaSion è in grado di percorrere oltre 250 km, e non è tutto, l’autovettura è in grado di fornire anche essa energia elettrica per un totale di 2000 Watt. Dal canto nostro possiamo sperare che si continua ad andare avanti con questo tipo di tecnologie, uscendo finalmente a ridare al nostro pianeta Terra un clima sano ed un aria respirabile.

Ecco come il governo ci stanga con le bollette luce e gas, ma si dimentica del tutto delle rinnovabili!

 

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Ecco come il governo ci stanga con le bollette luce e gas, ma si dimentica del tutto delle rinnovabili!

 

Contenuti

  • Stangata nel 2018 per le bollette luce e gas: i consumatori italiani si ritroveranno con aumenti di almeno il 5%. Tutte le amare novità per le famiglie, mentre le polemiche montano per il nuovo balzello dei sacchetti biodegradabili a pagamento, questa misura pare decisamente essere più onerosa per le tasche di noi consumatori
    • Bollette luce e gas: gli aumenti
      • Aumenti bollette luce e gas: le ragioni
      • Le reazioni
    • Ma che fine hanno fatto le rinnovabili?
      • Anno nuovo, politiche vecchie

Stangata nel 2018 per le bollette luce e gas: i consumatori italiani si ritroveranno con aumenti di almeno il 5%. Tutte le amare novità per le famiglie, mentre le polemiche montano per il nuovo balzello dei sacchetti biodegradabili a pagamento, questa misura pare decisamente essere più onerosa per le tasche di noi consumatori

Stangata sulle bollette luce e gas per le famiglie italiane: questo 2018 non si presenta sotto i migliori auspici sul fronte delle spese. E se si continuano a magnificare i provvedimenti che hanno elargito mance elettorali (gli ormai famosi 80 euro, che avrebbero addirittura rilanciato l’economia!), si dà con una mano, per togliere con l’altra.

La notizia della stangata arriva dall’Autorità per l’energia, che ha di recente pubblicato un aggiornamento alle condizioni economiche di riferimento perfamiglie e piccoli consumatori nei servizi di tutela. Ecco che cosa prevede nel dettaglio.

Bollette luce e gas: gli aumenti

Gli aumenti sono scattati dal primo gennaio. È quindi prevedibile vedere aumenti delle bollette luce e gas già a partire dal primo conto del nuovo anno. Per la fornitura di energia elettrica si prevede un rincaro del 5,3%. Per il gas, invece, si registrerà un +5%.

L’Autorità per l’energia fa anche i ‘conti in tasca’ alle famiglie italiane:

«Nel dettaglio, per l’elettricità la spesa (al lordo delle tasse) per la famiglia-tipo nell’anno compreso tra il 1° aprile 2017 e il 31 marzo 2018 è di circa 535 euro, con un aumento del +7,5% rispetto ai 12 mesi equivalenti dell’anno precedente (1° aprile 2016 – 31 marzo 2017) corrispondente ad un aumento di circa 37 euro l’anno. Nello stesso periodo la spesa della famiglia tipo per la bolletta del gas, sarà di circa 1.044 euro, con un rialzo del +2,1% rispetto ai 12 mesi equivalenti dell’anno precedente, corrispondente ad un aumento di circa 22 euro l’anno».

Aumenti bollette luce e gas: le ragioni

È incredibile leggere poi le ragioni di tali aumenti. L’Autorità per l’energia parla genericamente, per l’elettricità, di incrementi dovuti ai prezzi all’ingrosso in crescita e dei costi per adeguatezza e sicurezza del sistema. Federconsumatori specifica meglio dove sta l’inghippo.

Per la luce, in realtà, andremo a pagare di più per:

  1. La dismissione delle centrali nucleari (ancora!)
  2. Le agevolazioni alle imprese energivore, ovvero a quelle ad alto consumo di energia (che producono metalli, vetro, plastica, per intenderci): qui l’aumento sarebbe il più sostanzioso, facendo registrare un +1,9%
  3. I regimi tariffari speciali per le ferrovie
  4. Incentivi alle fonti rinnovabili

Per il gas invece? Pare che d’inverno, chissà perché, il costo aumenti ormai in maniera “fisiologica”…

Le reazioni

Le associazioni dei consumatori reagiscono con energia ai rincari sulle bollette luce e gas nel 2018.

Per il Codacons, gli aumenti delle tariffe sono “del tutto sproporzionati”. Avranno infatti un effetto “elevatissimo sui nuclei familiari numerosi e sulle famiglie a reddito medio-basso”. Carlo Rienzi, presidente dell’associazione, dice la sua anche sulle ragioni che hanno portato alla stangata:

«I rincari sono determinati da fattori speculativi che nulla hanno a che vedere con i costi reali di approvvigionamento: basti pensare che alla base del rialzo del +5% del gas vi è la prevista maggiore domanda per i mesi invernali, mentre l’incremento del +5,3% per l’elettricità è causato, tra i vari fattori, anche dagli oneri per la sicurezza del sistema elettrico, che così vengono scaricati interamente sui consumatori».

Carlo De Masi, presidente Adiconsum, rincara la dose. E spiega che i rincari “sono del tutto ingiustificati, sia perché i consumatori italiani pagano l’energia più cara d’Europa, sia per via di oneri e accise impropri che andrebbero complessivamente rivisti”.

Emilio Viafora di Federconsumatori parla di “vere e proprie tasse occulte che si annidano all’interno delle bollette dell’energia elettrica e del gas”. In particolare, sul secondo punto, Viagora spiega che “l’aumento nel periodo invernale è un fatto consolidato, sul quale è giunto il momento di indagare meglio”.

Ma che fine hanno fatto le rinnovabili?

Un punto, in particolare, attira l‘attenzione. Il fatto cioè che gli aumenti nelle bollette luce e gas servirebbero anche per incentivare le energie rinnovabili. Anche se, ormai, il calo costante di investimenti nel settore è un fatto assodato nella legislatura che ci stiamo per lasciare alle spalle.

A luglio 2017, per esempio, Legambiente ci metteva in guardia su un emendamento Pd alla legge Europa 2017, approvato in parlamento, che poneva limiti per gli incentivi alle rinnovabili.

La sensazione era che, mentre a parole si lanciavano grandi obiettivi, nel concreto si facesse ben poco. E lo dimostrano anche i dati.

Il Consiglio Nazionale della Green Economy ha infatti certificato il rallentamento degli investimenti nelle rinnovabili. Che si sarebbero addirittura dimezzati nel giro di 4 anni: da 3,6 miliardi nel 2013 a 1,7 nel 2016. Non è andata meglio l’anno scorso: nei primi 8 mesi del 2017, la produzione di elettricità green è scesa del 5% rispetto allo stesso periodo precedente.

Anno nuovo, politiche vecchie

La Strategia Energetica Nazionale, approvata di recente, prevede in teoria di chiudere tutte le centrali a carbone entro il 2025 e di portare l’elettricità da fonti rinnovabili al 55% del totale entro il 2030. Tutto molto bello a parole, ma come dimostrato, spesso la strategia non si traduce in politiche concrete.

Ne abbiamo avuto numerosi esempi di recente. Nei mesi scorsi, infatti, il governo ha approvato nuovi investimenti alla raffineria Eni di Taranto. Così come ha dato l’ok alla costruzione di una centrale Snam a Sulmona, per la compressione del metano.

Allo stesso tempo, però, il governo blocca la centrale solare termodinamica di Gonnosfanàdiga, in Sardegna. Anche quest’ultimo progetto aveva dei problemi dal punto di vista ambientale (li sottolinea il Sole). Ma la direzione dell’esecutivo sembra improntata a politiche vecchie di due secoli: più energia da combustibili fossili (petrolio e gas) e meno da sole e vento.

Un paradosso sottolineato da Francesco Ferrante, vicepresidente del Kyoto Club:

«Una vicenda simbolica. Il risultato è che un impianto tecnologico all’avanguardia non si farà. Poi magari nei convegni qualche ministro continuerà a parlare del talento e del know how italiano. E intanto il decreto sulle fonti rinnovabili non fotovoltaiche giace nei cassetti dello Sviluppo Economico da oltre un anno e tante imprese stanno pensando a emigrare»

 

fonte: https://www.ambientebio.it/ambiente/energia/bollette-luce-e-gas/

Dalla Svezia l’auto elettrica con 5 anni di ricariche gratis. Insomma tra i fessi che vogliono rimanere schiavi delle lobby restiamo solo noi…!

 

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Dalla Svezia l’auto elettrica con 5 anni di ricariche gratis. Insomma tra i fessi che vogliono rimanere schiavi delle lobby restiamo solo noi…!

 

Dalla Svezia l’auto elettrica con 5 anni di ricariche gratis

La startup svedese Uniti lancia un’auto elettrica che, grazie a un accordo con E.ON, sarà venduta con 5 anni di elettricità gratis ricavata da fotovoltaico

Cinque anni di elettricità gratis se acquisti un’auto elettrica. È la proposta aggressiva di Uniti, startup svedese che domani lancerà la city car appena sviluppata con un evento pubblico. Grazie ad una partnership con la E.ON, la piccola auto a zero emissioni sarà anche a zero spese di ricarica per i clienti del gestore che decideranno di acquistarla non appena arriverà sul mercato. Non solo: l’energia elettrica con cui il mezzo verrà rifornito, in caso di ricarica domestica, sarà garantita da fonti rinnovabili, in particolare dal fotovoltaico.

Il responsabile innovazione di Uniti, Tobias Ekman, ha affermato che «si tratta di un nuovo approccio. Sappiamo che la maggior parte delle ricariche, in particolare per questi tipi di veicoli, avverrà a casa. Queste soluzioni sono quindi particolarmente sostenibili».

L’auto elettrica realizzata dalla startup svedese è composta da una scocca in fibra di carbonio riciclabile, con un interno in materiali compositi organici. L’azienda ha lavorato per digitalizzare l’esperienza di guida, e descrive il mezzo come “l’automobile per smartphone”. All’interno è equipaggiata con uno schermo che mostra le funzioni di navigazione e sicurezza, e il conducente può interagire con l’auto in maniera molto simile al telefono cellulare, grazie a punti di interazione digitalizzati.

Anche la commercializzazione del veicolo è tutta particolare. Uniti prevede di venderlo in modo simile all’e-commerce: sarà acquistabile direttamente online programmando la consegna a casa o in punti vendita di dispositivi elettronici.

Il debutto mondiale è in agenda per domani, 7 dicembre, a Landskrona, in Svezia. È prevista una diretta che si può seguire a questo link. La startup ha già ricevuto quasi 1.000 pre-ordini sul suo sito web, anche se il prezzo non è avvicinabile per tutte le tasche. La city car con tutti gli optional costa 19.900 euro, ma esistono anche modelli più abbordabili. Le prime consegne avverranno nel 2019.

 

fonte:

-http://www.rinnovabili.it/mobilita/svezia-auto-elettrica-ricariche-gratis-333/

Un sistema elettrico di sole energie rinnovabili? Sarebbe meno caro di quello attuale! Se non si realizza è solo per volontà politica e per far lucrare le multinazionali sulla pelle della gente!

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Un sistema elettrico di sole energie rinnovabili? Sarebbe meno caro di quello attuale! Se non si realizza è solo per volontà politica e per far lucrare le multinazionali sulla pelle della gente!

 

Un sistema elettrico di sole rinnovabili? Meno caro di quello attuale

Nuovo studio della LUT e dell’Energy Watch Group: “La transizione energetica non è più una questione di fattibilità tecnica o di redditività economica, ma di volontà politica”

La transizione verso un sistema elettrico globale al 100% alimentato da fonti rinnovabili non è solo uno scenario ipotetico da impiegare nelle analisi energetiche. Questo cambiamento di paradigma è già una realtà tangibile. A sostenerlo è il nuovo studio redatto dalla Lappeenranta University of Technology (LUT) della Finlandia e dell’Energy Watch Group (EWG) rete internazionale di scienziati e parlamentari. Il documento è stato presentato oggi durante il Global Renewable Energy Solutions Showcase (GRESS), evento a margine della Conferenza ONU sul cambiamento climatico (COP23) a Bonn.

Nel rapporto, gli autori affrontano l’annosa questione: è davvero possibile immaginare un futuro elettrico di sole rinnovabili per tutto il Pianeta? Quello che ci dicono le conclusioni è che, non solo è attuabile, ma sarebbe anche più economico rispetto all’attuale sistema energetico, dove carburanti fossili e nucleare hanno la meglio.

“Una decarbonizzazione completa del sistema elettrico entro il 2050 è possibile a costi di sistema più bassi rispetto a quelli odierni sulla base delle tecnologie disponibili”, spiega Christian Breyer, autore principale dello studio, professore presso la LUT e presidente del consiglio scientifico dell’EWG. “La transizione energetica non è più una questione di fattibilità tecnica o di redditività economica, ma di volontà politica”.

Il potenziale ancora non sfruttato, si legge nel report – e le tecnologie rinnovabili esistenti, comprese le soluzioni in ambito di accumulo e stoccaggio energetico, possono generare energia in maniera sicura e sufficiente a coprire l’intera domanda elettrica mondiale entro il 2050. Il costo totale di produzione costante dell’energia elettrica sull’intera vita operativa dell’impianto (total LCOE) su una media globale e considerando il 100% di energia elettrica rinnovabile sarebbe di 52 euro il MWh nel 2050 (compresi gli sprechi dovuti ai limiti sulla rete, lo stoccaggio dell’elettricità e alcuni costi di rete). Oggi questo stessa voce di costo è invece di 70 euro il MWh (dati 2015).

I benefici ottenibili sarebbero sia ambientali che economici: Le emissioni globali di gas a effetto serra si annullerebbero entro il 2050 “o addirittura prima”, e la transizione globale di energia verso un sistema di elettricità rinnovabile al 100% creerebbe 36 milioni di posti di lavoro entro il 2050 rispetto ai 19 milioni di posti di lavoro nel sistema elettrico del 2015.

“Non c’è motivo di investire un altro dollaro nella produzione di energia fossile o nucleare”, ha dichiarato il Presidente dell’EWG, Hans-Josef Fell. “L’energia rinnovabile fornisce un’alimentazione a basso costo. Tutti i piani per un’ulteriore espansione del carbone, del nucleare, del gas e del petrolio devono essere interrotti”.

 

fonte: http://www.rinnovabili.it/energia/sistema-elettrico-rinnovabili/

Il programma verde della Scozia: stop auto benzina e diesel dal 2032 e rinnovabili per il 50% entro il 2030. Solo i nostri politici continuano a scodinzolare intorno alle Lobby del Petrolio!

 

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Il programma verde della Scozia: stop auto benzina e diesel dal 2032 e rinnovabili per il 50% entro il 2030. Solo i nostri politici continuano a scodinzolare intorno alle Lobby del Petrolio!

Il programma verde della Scozia: stop auto benzina e diesel dal 2032

Un piano per sviluppare la mobilità elettrica, un fondo per l’innovazione che combatta il climate change e una Banca nazionale per gli investimenti. La premier Nicola Sturgeon scrive le nuove mosse della transizione verde scozzese

La Scozia presenta il suo programma verde 2017-2018

(Rinnovabili.it) – La Scozia ribadisce il suo ruolo di apripista nella crescita verde del Regno Unito. Il governo nazionale ha presentato ieri il programma legislativo 2017-2018, un nuovo pacchetto di proposte normative che spaziano dalla realizzazione di un’economia low carbon allo sviluppo delle fonti rinnovabili. Tra i 16 disegni di legge del programma, ad attirare le maggiori attenzioni è il piano per la messa al bando delle nuove auto a benzina e diesel a partire dal 2032. Una scelta coraggiosa che anticipa di ben otto anni l’obiettivo che il governo britannico si è dato lo scorso luglio.

“La transizione dalle automobili e dai furgoni a benzina e diesel a veicoli elettrici e ad altri mezzi a basse emissioni è già in corso e sta accelerando”, ha commentato Sturgeon. “Oggi annunciamo un nuovo e ambizioso obiettivo: eliminare gradualmente auto e van a combustibili fossili in Scozia entro il 2032, ossia la fine del periodo coperto dal nostro nuovo Piano sul Cambiamento Climatico”.

Lo stop dei veicoli a combustione interna si accompagnerà a un massiccio piano per la diffusione della mobilità elettrica, con incentivi per l’industria e sviluppo della rete di ricarica nazionale. In programma c’è già “l’elettrificazione” dell’A9, la strada più lunga della Scozia. A dare una mano all’obiettivo, seppur indirettamente, saranno anche la creazione della quarta Low Emission Zone (LEZ – zona a bassa emissione) urbana, ma per sapere la città prescelta si dovrà attendere il 2018.

Il prossimo anno, il governo scozzese presenterà anche i nuovi obiettivi di riduzione del gas a effetto serra nell’attesa legge sul climate change. Il provvedimento dovrebbe includere la creazione di una Commissione di transizione che aiuti i ministri scozzesi nel passaggio verso un’economia focalizzata sulle fonti rinnovabili. Un’ulteriore norma istituirà un Fondo per l’innovazione da 60 milioni di sterline, destinato alle tecnologie di accumulo energetico, a sistemi di riscaldamento sostenibili e al “supporto della fase iniziale” di nuovo progetto di cattura e stoccaggio del carbonio a St. Fergus. Contemporaneamente una nuova Banca nazionale per gli investimenti fornirà sostegno finanziario alle industrie innovative. “Per avere successo, la Scozia deve cambiare, non seguire la sua scia”, ha spiegato la premier scozzese. “Dobbiamo aspirare ad essere l’inventore e il produttore di innovazioni digitali, ad alta tecnologia e basse emissioni in grado di modellare il futuro, e non solo i consumatori, diventando un laboratorio per il resto del mondo […] Dobbiamo essere audaci nelle nostre ambizioni”.

La svolta verde della Scozia: dalle rinnovabili il 50% dell’energia 2030

Il governo scozzese presenta la strategia energetica di medio termine: elettricità, calore e trasporti dovranno coprire metà del loro fabbisogno con le rinnovabili

(Rinnovabili.it) – Dopo aver messo a punto la strategia climatica al 2030, il governo scozzese pubblica quella energetica. Le 75 pagine del documento di consultazione riportano tutta l’ambizione verde di cui si è fatto carico il Paese in questi anni: per il futuro, la nazione continuerà ad investire sulla sua naturale vocazione energetica, premendo l’acceleratore sull’innovazione tecnologica.

Le ottime performance ottenute dai parchi eolici marini, soprattutto nel periodo natalizio, hanno spianato la strada ad obiettivi più ambiziosi nelle rinnovabili. La strategia energetica scozzese prevede che entro il 2030 almeno il 50% di tutta l’energia impiegata per soddisfare i fabbisogni elettrici, termici e dei trasporti provenga da impianti rinnovabili.

 

La strada da compiere è ancora lunga ma non particolarmente in salita: attualmente il Paese ottiene il 47% dell’energia di cui ha bisogno da prodotti petroliferi in gran parte estratti dalle piattaforme nel Mare del Nord, e il 27% dal gas naturale, proprio e importato. Dal canto loro, le green energy coprono già il 60% dei consumi elettrici e la rapida crescita dell’eolico offshore fa ben sperare il governo, seppur costretto ad ammettere che le fonti fossili avranno ancora un ruolo importante nel processo di transizione energetica.

 

“Possiamo essere tutti orgogliosi di questi successi, – ha commentato il ministro all’energia Paul Wheelhouse –  tuttavia, è chiaro che saranno necessari ulteriori progressi, in particolare nei trasporti e nella fornitura di calore a basso tenore di carbonio, se vogliamo rimanere sulla buona strada per raggiungere il nostro ambizioso obiettivo climatico”.

 

Il progetto avanza una serie di proposte per raggiungere questo obiettivo, e dunque per incrementare la produzione esistente e accelerare lo sviluppo di tecnologie emergenti come le reti intelligenti, gli impianti di stoccaggio energetico, i veicoli a idrogeno e le turbine eoliche galleggianti. La Scozia promette anche una “rinnovata attenzione all’efficienza energetica”, attraverso “un approccio mirato a ridurre la domanda e a trasformare le case e le imprese” di tutto il Paese. Tra le proposte spuntano per la prima volta anche i green bond, quale strumento per incrementare gli investimenti in patria.

Da Rinnovabili.it

Danimarca e Olanda corrono veloci verso il 100% di rinnovabili. Perchè i nostri politici non ci pensano proprio? Lo sapete cosa significherebbe? Ogni italiano risparmierebbe 6.500 Euro all’anno!

rinnovabili

 

 

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Danimarca e Olanda corrono veloci verso il 100% di rinnovabili. Perchè i nostri politici non ci pensano proprio? Lo sapete cosa significherebbe? Ogni italiano risparmierebbe 6.500 Euro all’anno!

Rinnovabili al 100%? Ogni italiano risparmierebbe 6.500€/anno

Raggiungere un’alimentazione a base di sole rinnovabili permetterebbe elevati risparmi legati ai minori costi energetici, climatici e sanitari

Un’Italia di rinnovabili al 100% conviene

(Rinnovabili.it) – Lo studio condotto dall’Università di Stanford sulle possibilità di una società di rinnovabili al 100%  metteva diversi puntini sulle “i”. Gli autori spiegavano le potenzialità ma soprattutto i benefici per ben 139 Paesi nel passaggio ad un futuro all’insegna di vento, sole e acqua. Benefici come la creazione di nuovi posti di lavoro, riduzione delle emissioni, calo dei costi energetici e  minori spese sanitarie.

Nel pool di nazioni prese in esame appariva anche l’Italia a cui oggi l’Anev dedica un’attenzione particolare. In una nota stampa l’associazione dei produttori di energia eolica italiana, punta i riflettori sui dati nazionali emersi nello studio e in particolare sui risulti che comporterebbe la realizzazione di scenario di rinnovabili al 100%. Nel report, tale opzione è identificata come scenario “Wws”, acronimo di “wind, water and sunlight”, da contrapporre al cosiddetto “business-as-usual” (Bau).

Quello che emerge per il nostro Paese è ovviamente in linea con i risulti generali: raggiungere l’obiettivo 100% rinnovabili è possibile ed economicamente conveniente. A livello nazionale, i ricercatori stimano un carico di domanda complessivo al 2050 di 240,5 GW nello scenario Bau, derivante per il 33,3% dal settore trasporti, 25,8% dal residenziale, 25,7% dall’industria, 13,5% dal terziario e 1,7% da agricoltura e pesca. Se fosse invece raggiunto il Wws, il carico non supererebbe i 134,9 GW (-43,9% rispetto al Bau), con residenziale al 32,3%, industria (25,5%), trasporti (20,4%), terziario (19,2%) e agricoltura e pesca (2,5%).

 

Inoltre il costo dell’energia (Lcoe) in Italia scenderebbe, passando dai 9,68 cent $/kWh nel 2013 (circa 8 centesimi di euro) a 7,66 cent $/kWh nel 2050. Questo permetterebbe un risparmio procapite di 321 € l’anno, che sale a 6.500 € l’anno considerando anche i minori costi climatici e sanitari legati all’inquinamento. In uno scenario di questo tipo, il Belpaese potrebbe evitare al 2050 fino a 46.543 morti premature all’anno per inquinamento (scenario medio 20.577 decessi evitati) e creare 485.857 nuovi posti di lavoro (al netto dei 164.419 persi nel settore dei fossili).

fonte: http://www.rinnovabili.it/energia/rinnovabili-al-100-italia/