È allarme Sanità: 12,2 milioni di italiani rinunciano alle cure per motivi economici. Ora non è essere pro o contro i VACCINI, ma credete veramente che uno Stato che consente tutto questo possa avere a cuore la vostra salute?

 

Sanità

 

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È allarme Sanità: 12,2 milioni di italiani rinunciano alle cure per motivi economici. Ora non è essere pro o contro i VACCINI, ma credete veramente che uno Stato che consente tutto questo possa avere a cuore la vostra salute?

Qui non si tratta più di essere pro o contro i VACCINI.

Ma uno Stato che consente a 12,2 milioni di cittadini (1 su 5) di rinunciare alle cure per motivi economici, che poi è lo stesso Stato che ha detto SI alla Legge Fornero, che ha voluto il Jobs Act e che si è inventato il Salvabanche (N.b. andate a leggere il Vostro estratto conto: ci troverete una sorpresa da 24 Euro e qualche centesimo. E’ la Vostra quota per salvare le banche rovinate da tizi che ora sorseggiano champagne alle Maldive alla faccia vostra), ma credete veramente che uno Stato del genere, uno Stato che consente tutto questo, possa avere a cuore la vostra salute?

Pensateci…

By Eles

ALLARME SANITÀ: 12,2 MILIONI DI ITALIANI RINVIANO LE CURE PER MOTIVI ECONOMICI

Ben 12,2 milioni di italiani nell’ultimo anno hanno rinunciato o rinviato almeno una prestazione sanitaria per ragioni economiche: 1,2 milioni in più rispetto all’anno precedente.

Lo rileva il settimo Rapporto Rbm-Censis sulla sanità pubblica, privata e intermediata. Inoltre, continua a crescere la spesa sanitaria privata che nel 2016 è arrivata a 37,3 miliardi di euro ed è sostenuta in grandissima parte direttamente dalle famiglie.

L’Italia continua ad avere una spesa sanitaria pubblica in rapporto al Pil inferiore a quella di altri grandi Paesi europei. Nel nostro Paese è pari al 6,8% del Pil, in Francia all’8,6%, in Germania al 9%.

In questi anni il recupero di sostenibilità dei servizi sanitari regionali non è stato indolore e ha impattato sulla copertura per i cittadini.

Aumentate le difficoltà di accesso al sistema pubblico – Le liste d’attesa sono sempre più lunghe. I dati del Rapporto RBM-Censis indicano che per una mammografia si attendono in media 122 giorni (60 in più rispetto al 2014) e nel Mezzogiorno l’attesa arriva in media a 142 giorni.

Per una colonscopia l’attesa media è di 93 giorni (6 giorni in più rispetto al 2014), ma al Centro di giorni ce ne vogliono mediamente 109.

Per una risonanza magnetica si attendono in media 80 giorni (6 giorni in più rispetto al 2014), ma al Sud sono necessari 111 giorni.

Per una visita cardiologica l’attesa media è di 67 giorni (8 giorni in più rispetto al 2014), ma l’attesa sale a 79 giorni al Centro.

Per una visita ginecologica si attendono in media 47 giorni (8 giorni in più rispetto al 2014), ma ne servono 72 al Centro.

Per una visita ortopedica 66 giorni (18 giorni in più rispetto al 2014), con un picco di 77 giorni al Sud.

Fonte: http://www.tgcom24.mediaset.it/salute/sanita-censis-12-2-mln-italiani-rinviano-cure-per-motivi-economici_3086943-201702a.shtml

 

 

Lo Stato consente alle lobby di bombardare il sottosuolo Siciliano a caccia di petrolio. Paura terremoti – E ricordiamo a queste carogne che proprio lì si sono verificati i 3 terremoti più distruttivi della nostra storia: 210.000 morti!! …Ma per “loro” il dio petrolio è più importante della pelle della Gente!!

petrolio

 

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Lo Stato consente alle lobby di bombardare il sottosuolo Siciliano a caccia di petrolio. Paura terremoti – E ricordiamo a queste carogne che proprio lì si sono verificati i 3 terremoti più distruttivi della nostra storia: 210.000 morti!! …Ma per “loro” il dio petrolio è più importante della pelle della Gente!!

Lo ha scoperto l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle eletto in Sicilia, Ignazio Corrao (sempre loro a rompere le scatole alle lobby).

E l’allarme è grave: bombardare il sottosuolo nel territorio storicamente più sismico d’Italia.

Ricordiamo che proprio in Sicilia si sono avuti i 3 terremoti più disastrosi e devastanti della nostra storia con circa 210.000 morti (V. Wikipedia)

I petrolieri bombarderanno il sottosuolo dei Comuni siciliani. Paura per possibili terremoti

Lo ha scoperto l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle eletto in Sicilia, Ignazio Corrao. E’ ormai noto a tutti che gli esplosivi, fatti brillare nel sottosuolo – quindi compresi quelli utilizzati per cercare petrolio – possono provocare terremoti. Ma questo è l’ultimo problema dell’ENI e del PD di Renzi e Crocetta che hanno voluto e autorizzato questo scempio ambientale. Ecco uno dei ‘frutti avvelenati’ della mancata vittoria del referendum che avrebbe dovuto fermare le trivelle. L’elenco dei Comuni siciliani a rischio

Cosa stanno lasciando ai Siciliani il PD e il presidente della Regione, Rosario Crocetta, dopo aver fatto svuotare le ‘casse’ della Regione siciliana dal Governo nazionale? Bombe. Sì, avete letto bene: bombe che esploderanno sotto il sedere degli abitanti di un bel nutrito gruppo di Comuni della nostra Isola. Ricordate il referendum sulle trivelle? Il referendum perso per mancanza di quorum. Ebbene, ecco le conseguenze: l’ENI sta portando avanti un progetto di prospezione geofisica, conosciuto come “2D”, per la ricerca di idrocarburi nelle province di Caltanissetta, Catania, Enna e Ragusa con l’utilizzo di cariche esplosive da 10 kg. Bombe da far esplodere in fori profondi fino a 30 metri per centinaia di chilometri quadrati. Con il rischio di provocare terremoti!

La storia è stata scoperta e denunciata dall’unico europarlamentare eletto in Sicilia che fa gli interessi della Sicilia e dei Siciliani. Parliamo di Ignazio Corrao, unico tra gli europarlamentari (eletto nelle fine del Movimento 5 Stelle) che sta provando a difendere l’olio d’oliva extra vergine della Sicilia, il grano duro siciliano e le arance della nostra Isola. E’ Corrao che, con l’ausilio del gruppo di collaboratori che ha messo su, ha passato a setaccio le AIA, sigla che sta per Autorizzazioni Integrate Ambientali.

“Il progetto – si legge in un comunicato diffuso dai grillini – apparso sul sito del Ministero dell’Ambiente poche ore fa, ha mobilitato immediatamente il gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle in Assemblea regionale siciliana che domani, lunedì 15 maggio, depositerà in Commissione Ambiente una richiesta di audizione urgente per convocare i vertici ENI ed il Governo Regionale”.

“Quanto scoperto è un fatto gravissimo ed inquietante – spiegano i deputati M5S all’Ars – sia perché la Regione siciliana pare abbia avallato tale scempio senza dir nulla, sia perché tali ricerche potrebbero produrre terremoti in un territorio che rimpiange lo sviluppo agricolo, turistico e culturale negato dagli affaristi e dai sindacalisti del petrolio”.

Insomma, la prima notizia è che i vari Crocetta, Raciti, Cracolici, Marziano, la CGIL di Catania che è direttamente presente nella politica siciliana con propri rappresentanti all’Ars e via continuando non ci hanno detto nulla. Tutti zitti. Ma sono stati lo stesso ‘sgamati.

“Stando al progetto – leggiamo sempre nel comunicato dei grillini dell’Ars – i Comuni che dovrebbero ospitare le esplosioni sotterranee sono quelli di Gela, Mineo, Ramacca, San Michele di Ganzaria, Mazzarino, Aidone, Mirabella Imbaccari, Piazza Armerina, Caltagirone, Grammichele, Niscemi, San Cono. Uno scempio in piena regola firmato ENI-Crocetta – sottolineano i deputati – considerando che peraltro il territorio del Calatino Sud Simeto è già in parte dichiarato patrimonio dell’UNESCO. Siamo molto preoccupati, perché non vorremmo che il presidente Crocetta, da ex dipendente ENI e da persona che si è schierata contro il referendum sulle trivellazioni lo scorso anno, prediliga le fonti fossili a quelle rinnovabili”.

Qui si segnala quello che abbiamo scritto all’inizio di questo articolo: i Siciliani, adesso, cominciano a raccogliere i ‘frutti avvelenati’ del referendum sulle trivelle. Giustamente, i grillini ricordano che il ‘rivoluzionario’ Crocetta, invece di schierarsi in difesa della Sicilia, ha preferito schierarsi con chi – PD renziano in testa – boicottava il referendum per non far raggiungere il quorum.

La stragrande maggioranza di coloro i quali sono andati a votare ha detto “No” ai petrolieri e alle trivelle. Ma i petrolieri e le trivelle hanno vinto lo stesso, perché, come già ricordato, il referendum non ha raggiunto il quorum.

Ora i petrolieri – ENI in testa – presentano il conto e si preparano a bombardare il sottosuolo e si preparano ad bombardare il sottosuolo di un nutrito gruppo di Comuni della Sicilia sud orientale. E pazienza se i terremoti potrebbero provocare in Sicilia quello che è successo in centro Italia, dove migliaia di persone hanno perso la casa e sono ancora in mezzo alla strada, tra baracche e container.

“Non permetteremo che la Sicilia venga trattata ancora come una terra da depredare e distruggere in nome del Dio denaro – concludono i parlamentari grillini dell’Ars – ignorando la sua naturale vocazione agricola, culturale e turistica e, peggio ancora, calpestando la salute e la vita dei suoi abitanti”.

Dall’ufficio di Corrao parte invece l’invito a documentarsi e fare le osservazioni da parte dei Comuni interessati sindaci e società civile.

Già, l’invito ai sindaci siciliani a difendere la società civile? Supponiamo che l’invito non sarà rivolto ai sindaci di centrosinistra dei Comuni siciliani. Sono i sindaci dei Comuni che controllano l’ANCI Sicilia, l’Associazione nazionale dei Comuni Italiani. Quell’ANCI Sicilia – presieduta dal sindaco di Palermo, Leoluca Orlando – che non ha mosso un dito durante le settimane precedenti il referendum per fermare le trivelle.

Foto tratta da greenreport.it

P.S.

Dunque l’ENI va alla ricerca del petrolio siciliano con le bombe. Non solo un Ente nazionale che ha trattato sempre la Sicilia come una ‘colonia’ si deve prendere il nostro petrolio, ma lo deve cercare pure con le bombe, mettendo a rischio gli equilibri ambientali della nostra Isola. Con i soliti ‘ascari’ siciliani ‘inginocchiati’ al cospetto dell’ENI. 

Tutto questo perché il referendum sulle trivelle non ha raggiunto il quorum. 

Non possiamo non ricordare che il comportamento dell’ANCI Sicilia, nelle settimane precedenti il referendum sulle trivelle, è stato incredibile. Non una manifestazione, non un appello per invitare i cittadini a votare. Un’ANCI piegata ai voleri di Renzi e del suo PD.

Il vice presidente dell’ANCI, Paolo Amenta (che è sindaco di Canicattini Bagni, in provincia di Siracusa), e qualche altro sindaco hanno rilasciato qualche dichiarazione ufficiale. Ma nessuno ha partecipato alla manifestazione del 30 marzo 2016.

Per dirla in breve, in occasione del referendum sulle trivelle, l’interesse del più grande partito politico nazionale – il PD – era quello di far vincere i petrolieri. E l’ANCI siciliana si è adeguata ai voleri romani.  

Per questo è più che mai necessario che i cittadini siciliani, alle elezioni comunali di giugno, mandino a casa tutti i sindaci collegati ai partiti nazionali. E necessario, a partire dalle elezioni comunali dell’11 giugno, non votare più candidati collegati a partiti nazionali, a partire dal PD che, ricordiamolo, è sempre nelle salde mani di Renzi.

Due parole sull’ENI, infine. Che ha sempre considerato e continua a considerare la Sicilia un limone da ‘spremere’: prendere tanto per dare poco o nulla. O meglio, per lasciare in Sicilia inquinamento e problemi sociali.

 

tratto da: http://www.inuovivespri.it/2017/05/14/i-petrolieri-bombarderanno-il-sottosuolo-dei-comuni-siciliani-paura-per-possibili-terremoti/

Quando lo Stato truffa i suoi stessi cittadini: In 48 anni, dal terremoto del Belice al 2015, gli italiani hanno finanziato le ricostruzioni con 145 miliardi di accise sui carburanti. Ne sono però stati spesi solo 70! E gli altri che fine hanno fatto??

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Quando lo Stato truffa i suoi stessi cittadini: In 48 anni, dal terremoto del Belice al 2015, gli italiani hanno finanziato le ricostruzioni con 145 miliardi di accise sui carburanti. Ne sono però stati spesi solo 70! E gli altri che fine hanno fatto??

 

 

Terremoti, con tassa benzina versati 145 miliardi: il doppio di quanto speso per ricostruire

In 48 anni, dal terremoto del Belice al 2015, gli italiani hanno finanziato le ricostruzioni delle zone devastate versando 145 miliardi nominali di accise sui carburanti; il doppio rispetto ai 70 mld nominali spesi dallo Stato per rimettere in piedi le 7 aree colpite negli ultimi decenni (Valle del Belice, Friuli, Irpinia, Marche/Umbria, Molise/Puglia, Abruzzo ed Emilia Romagna). A fare i conti è uno studio della Cgia di Mestre.

Sono 5, infatti, gli incrementi delle accise sui carburanti introdotti in questi ultimi 48 anni per recuperare le risorse da destinare alla ricostruzione delle zone colpite dal terremoto. Dal 1970 (primo anno in cui sono disponibili i dati sui consumi dei carburanti) al 2015 gli italiani hanno versato nelle casse dello Stato 145 miliardi di euro nominali (261 miliardi di euro se attualizzati).

“Se si tiene conto che il Consiglio Nazionale degli Ingegneri stima in 70,4 miliardi di euro nominali (121,6 miliardi se attualizzati) il costo complessivo resosi necessario per ricostruire tutte e 7 le aree fortemente danneggiate dal terremoto (Valle del Belice, Friuli, Irpinia, Marche/Umbria, Molise/Puglia, Abruzzo ed Emilia Romagna), possiamo dire che in quasi 50 anni in entrambi i casi, sia in termini nominali sia con valori attualizzati, abbiamo versato più del doppio rispetto alle spese sostenute”, dettaglia ancora la nota Cgia.

Solo i più recenti, ovvero i sismi dell’Aquila e dell’Emilia Romagna, presentano dei costi nettamente superiori a quanto fino ad ora è stato incassato con l’applicazione delle rispettive accise. ”Ogni qual volta ci rechiamo presso un’area di servizio a fare il pieno alla nostra autovettura – sottolinea il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia, Paolo Zabeo – 11 centesimi di euro al litro ci vengono prelevati per finanziare la ricostruzione delle zone che sono state devastate negli ultimi decenni da questi eventi sismici. Con questa destinazione d’uso gli italiani continuano a versare all’erario circa 4 miliardi di euro all’anno. Se, come dicono gli esperti, questi fenomeni distruttivi avvengono mediamente ogni 5 anni, è necessario che queste risorse siano impiegate in particolar modo per realizzare gli interventi di prevenzione nelle zone a più alto rischio sismico e non per altre finalità”.

 

fonte: http://www.imolaoggi.it/2016/09/03/terremoti-con-tassa-benzina-versati-145-miliardi-il-doppio-di-quanto-speso-per-ricostruire/

Per non dimenticare. Perchè se dimentichiamo vincono “loro”: 23 anni fa ucciso dalla camorra Don Peppe Diana – La sua accusa “Per amore del mio popolo non tacerò”, fu anche la sua condanna a morte!

Don Peppe Diana

 

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Per non dimenticare. Perchè se dimentichiamo vincono “loro”: 23 anni fa ucciso dalla camorra Don Peppe Diana – La sua accusa “Per amore del mio popolo non tacerò”, fu anche la sua condanna a morte!

 

“PER AMORE DEL MIO POPOLO”

Il documento diffuso a natale del 1991 in tutte le chiese di Casal di Principe e della zona aversana da don Peppino Diana e dai parroci della forania di Casal di Principe.

Siamo preoccupati

Assistiamo impotenti al dolore di tante famiglie che vedono i loro figli finire miseramente vittime o mandanti delle organizzazioni della camorra. Come battezzati in Cristo, come pastori della Forania di Casal di Principe ci sentiamo investiti in pieno della nostra responsabilità di essere “segno di contraddizione”. Coscienti che come chiesa “dobbiamo educare con la parola e la testimonianza di vita alla prima beatitudine del Vangelo che é la povertà, come distacco dalla ricerca del superfluo, da ogni ambiguo compromesso o ingiusto privilegio, come servizio sino al dono di sé, come esperienza generosamente vissuta di solidarietà”.

La Camorra

La Camorra oggi é una forma di terrorismo che incute paura, impone le sue leggi e tenta di diventare componente endemica nella società campana. I camorristi impongono con la violenza, armi in pugno, regole inaccettabili: estorsioni che hanno visto le nostre zone diventare sempre più aree sussidiate, assistite senza alcuna autonoma capacità di sviluppo; tangenti al venti per cento e oltre sui lavori edili, che scoraggerebbero l’imprenditore più temerario; traffici illeciti per l’acquisto e lo spaccio delle sostanze stupefacenti il cui uso produce a schiere giovani emarginati, e manovalanza a disposizione delle organizzazioni criminali; scontri tra diverse fazioni che si abbattono come veri flagelli devastatori sulle famiglie delle nostre zone; esempi negativi per tutta la fascia adolescenziale della popolazione, veri e propri laboratori di violenza e del crimine organizzato.

Precise responsabilità politiche

E’ oramai chiaro che il disfacimento delle istituzioni civili ha consentito l’infiltrazione del potere camorristico a tutti i livelli. La Camorra riempie un vuoto di potere dello Stato che nelle amministrazioni periferiche é caratterizzato da corruzione, lungaggini e favoritismi. La Camorra rappresenta uno Stato deviante parallelo rispetto a quello ufficiale, privo però di burocrazia e d’intermediari che sono la piaga dello Stato legale. L’inefficienza delle politiche occupazionali, della sanità, ecc; non possono che creare sfiducia negli abitanti dei nostri paesi; un preoccupato senso di rischio che si va facendo più forte ogni giorno che passa, l’inadeguata tutela dei legittimi interessi e diritti dei liberi cittadini; le carenze anche della nostra azione pastorale ci devono convincere che l’Azione di tutta la Chiesa deve farsi più tagliente e meno neutrale per permettere alle parrocchie di riscoprire quegli spazi per una “ministerialità” di liberazione, di promozione umana e di servizio. Forse le nostre comunità avranno bisogno di nuovi modelli di comportamento: certamente di realtà, di testimonianze, di esempi, per essere credibili.

Impegno dei cristiani

Il nostro impegno profetico di denuncia non deve e non può venire meno. Dio ci chiama ad essere profeti. – Il Profeta fa da sentinella: vede l’ingiustizia, la denuncia e richiama il progetto originario di Dio (Ezechiele 3,16-18); – Il Profeta ricorda il passato e se ne serve per cogliere nel presente il nuovo (Isaia 43); – Il Profeta invita a vivere e lui stesso vive, la Solidarietà nella sofferenza (Genesi 8,18-23); – Il Profeta indica come prioritaria la via della giustizia (Geremia 22,3 -Isaia 5) Coscienti che “il nostro aiuto é nel nome del Signore” come credenti in Gesù Cristo il quale “al finir della notte si ritirava sul monte a pregare” riaffermiamo il valore anticipatorio della Preghiera che é la fonte della nostra Speranza.

NON UNA CONCLUSIONE: MA UN INIZIO

Appello

Le nostre “Chiese hanno, oggi, urgente bisogno di indicazioni articolate per impostare coraggiosi piani pastorali, aderenti alla nuova realtà; in particolare dovranno farsi promotrici di serie analisi sul piano culturale, politico ed economico coinvolgendo in ciò gli intellettuali finora troppo assenti da queste piaghe” Ai preti nostri pastori e confratelli chiediamo di parlare chiaro nelle omelie ed in tutte quelle occasioni in cui si richiede una testimonianza coraggiosa; Alla Chiesa che non rinunci al suo ruolo “profetico” affinché gli strumenti della denuncia e dell’annuncio si concretizzino nella capacità di produrre nuova coscienza nel segno della giustizia, della solidarietà, dei valori etici e civili (Lam. 3,17-26). Tra qualche anno, non vorremmo batterci il petto colpevoli e dire con Geremia “Siamo rimasti lontani dalla pace… abbiamo dimenticato il benessere… La continua esperienza del nostro incerto vagare, in alto ed in basso,… dal nostro penoso disorientamento circa quello che bisogna decidere e fare… sono come assenzio e veleno”.

Forania di Casal di Principe (Parrocchie: San Nicola di Bari, S.S. Salvatore, Spirito Santo – Casal di Principe; Santa Croce e M.S.S. Annunziata – San Cipriano d’Aversa; Santa Croce – Casapesenna; M. S.S. Assunta – Villa Literno; M.S.S. Assunta – Villa di Briano; SANTUARIO DI M.SS. DI BRIANO ).