Non i grassi, ma i carboidrati i killer più spietati per il cuore

 

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Non i grassi, ma i carboidrati i killer più spietati per il cuore

Non sarebbero i grassi i principali killer per il cuore ma i carboidrati. Uno studio presentato a Barcellona nel corso del congresso europeo di cardiologia mette in discussione quanto indicato fino ora in tutte le linee guida di prevenzione della salute cardiaca e da decine di studi e documenti scientifici.

Lo studio PURE (Prospective Urban Rural Epidemiology), stato condotto dall’Università di Hamilton, in Ontario ed i risultati sono stati presentati a Barcellona e pubblicati su Lancet  . La riduzione dei grassi, secondo Mahshid Dehghan, ricercatrice del Population Health Research Institute della McMaster University, ”non migliorerebbe la salute delle persone”. I vantaggi arriverebbero invece riducendo i glucidi, cioè in sostanza i carboidrati sotto il 60 per cento dell’energia totale, ”e aumentando l’assunzione di grassi totali fino al 35 per cento”.

I risultati delle analisi su oltre 135.000 individui provenienti da 18 paesi a basso, medio e alto reddito, nello studio prospettico epidemiologico dimostrano che e’ l’elevata assunzione di carboidrati a determinare un maggior rischio di mortalita’ cardiovascolare. L’assunzione di grassi, secondo i risultati presentati, è invece, a sorpresa, associata a minori rischi. Gli individui nella fascia alta del consumo di grassi mostravano una riduzione del 23 per cento del rischio di mortalità totale, ma anche una riduzione del 18 per cento del rischio di ictus e del 30 per cento del rischio di mortalità per cause non cardiovascolari. Ciascun tipo di grasso era associato alla riduzione del rischio di mortalità: meno 14 per cento per i grassi saturi, meno 19 per cento per i grassi monoinsaturi, meno 29 per cento per quelli polinsaturi. Una maggiore assunzione di grassi saturi e’ stata anzi associata a una riduzione del 21 per cento del rischio di ictus.

di Terra Nuova

tratto da: http://www.terranuova.it/News/Alimentazione-naturale/Non-i-grassi-ma-i-carboidrati-i-killer-piu-spietati-per-il-cuore

Il governo se ne frega dell’ambiente e nasconde i dati delle emissioni inquinanti

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Il governo se ne frega dell’ambiente e nasconde i dati delle emissioni inquinanti

“Chi sta coprendo il Ministro Galletti con la sua omertà? L’Italia è l’unico Paese dell’Unione europa che non ha ancora comunicato alla Commissione i dati sulle emissioni inquinanti del 2015. Sul sito dell’E-Prtr, il Registro europeo del rilascio e trasferimento degli inquinanti, mancano i dati dell’Italia. Galletti non li ha comunicati.

Il registro contiene, in modo trasparente, i dati pubblici delle emissioni inquinanti di 30 mila industrie europee e degli impianti che si trovano in Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Serbia e Svizzera. Abbiamo presentato una interrogazione alla Commissione Europea sul mancato rispetto di questa scadenza e sulle sue conseguenze.

I dati sulle emissioni comprendono quelli su anidride solforosa, ossidi di azoto e polveri sottili che uccidono migliaia di italiani ogni anno e sono necessari per capire se viene rispettato il piano nazionale di riduzione delle emissioni. Al Parlamento europeo, durante la discussione sulla revisione della Direttiva sulle Emissioni Nazionali, avevamo presentato un emendamento per l’introduzione di organismi indipendenti di controllo. Questo perché i dati non possono essere oggetti di manipolazioni e/o omissioni. Purtroppo i gruppi politici che fanno gli interessi dell’industria, a discapito della salute dei cittadini, lo hanno bocciato.

Durante la stessa discussione, è stato approvato, invece, un altro nostro emendamento che, come stabilito dalla Convenzione di Aarhus, favorisce l’accesso alle informazioni, la partecipazione dei cittadini e l’accesso alla giustizia in materia ambientale. Eppure, Galletti non rispetta le regole, se ne frega della partecipazione dei cittadini nei processi decisionali e non riesce neanche a presentare un’autocertificazione sui dati degli inquinanti che la vedono prima in UE sul numero morti premature. Con la sua incompetenza Galletti mette a rischio la salute di milioni di cittadini”.

di Ignazio Corrao e Piernicola Pedicini, Efdd – MoVimento 5 Stelle Europa

fonte: http://www.movimento5stelle.it/parlamentoeuropeo/2017/10/il-governo-se-ne-fre-1.html

Cannabis terapeutica? Non è una novità: dal 1850 al 1937 è stata la principale medicina per più di 100 malattie… Poi le multinazionali hanno stabilito che faceva male …ai loro affari!

 

Cannabis terapeutica

 

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Cannabis terapeutica? Non è una novità: dal 1850 al 1937 è stata la principale medicina per più di 100 malattie… Poi le multinazionali hanno stabilito che faceva male …ai loro affari!

Dal 1850 al 1937 la Cannabis è stata la principale medicina per più di 100 malattie !!

L’Italia in quegli anni era il secondo produttore mondiale, poi come al solito arrivarono gli americani, ci occuparono militarmente chiamandola liberazione, poi bruciarono i campi di cannabis e cominciarono a vendere vaccini e medicine.

La marijuana è davvero una medicina?” E’ una domanda che alcune persone ancora si chiedendo, quindi ecco un po ‘di storia di come la marijuana è stata utilizzata nel corso della storia.

Il più antico uso documentato di marijuana (cannabis) come medicina risale a circa 2900 aC in Cina.

1850-1937: molte preparazioni di marijuana brevettate sono state vendute nelle farmacie.

1851: La cannabis è stata inclusa nella farmacopea degli Stati Uniti, il libro usato per identificare e standardizzare farmaci in uso medico.
La marijuana è stata indicata come utile per il trattamento di numerose affezioni, tra cui: nevralgia, alcolismo, dipendenza da oppiacei, il tetano, tifo, colera, dissenteria, la lebbra, incontinenza, gotta, disturbi convulsivi, tonsillite, la pazzia, e eccessivo sanguinamento mestruale.
Le forniture (fiori indica) utilizzati nella fabbricazione del medicinale provenivano principalmente dall’India. Queste forniture sono state interrotte dalla Prima Guerra Mondiale

1913: il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti ha annunciato che era riuscito a coltivare cannabis nazionale di parità di qualità della canapa indiana. Nel 1918, circa 60.000 piante sono state prodotte ogni anno, provenienti da aziende farmaceutiche.

Dal 1920 al 1940: Reefer Madness è nato. Guidato da industriali, razzisti e media delle forze dell’ordine hype il pubblico risponde con isteria di massa sui pericoli della marijuana per la società.
Il divieto dell’alcool finì e la marijuana cominciò a prendere il suo posto.

1937: L’American Medical Association si oppose al passaggio della Marijuana (Timbro) Tax Act, che paga medici, farmacisti e produttori per le vendite. I francobolli richiesti erano costosi da acquistare e solo pochi furono emessi, scoraggiando le persone coinvolte nella vendita di cannabis. I prodotti della cannabis scomparvero dagli scaffali delle farmacie e nel 1943 la cannabis fu rimossa dalla Farmacopea.

1970: La marijuana diventa illegale e classificata al fianco dell’ eroina come droga (Tabella I), una classe di farmaci che si ritiene abbiano NO valore medicinale.

1976: I governi federali riconoscono che la marijuana ha un’uso medicinale. Il Programma Investigational New Drug (Compassionate Use) (IND) è stato creato per consentire a Robert Randall di usare la marijuana per curare il suo glaucoma. Altri pazienti si iscrivono e ricevono anche 300 laminati di sigarette di marijuana al mese per curare le loro condizioni.

1978: I singoli Stati cominciano a riconoscere la marijuana come medicina utile. Il Nuovo Messico diventa il primo stato di creare un programma di marijuana medica.

1980: Marinol, una versione sintetica del THC è una corsia preferenziale come un farmaco di prescrizione, soprattutto per l’AIDS e pazienti affetti da cancro.

1990s – Scienziati scoprono due tipi di recettori cannabinoidi nel cervello umano (CB1 e CB2), che attenuano gli effetti del THC.

1992: Il “sistema cannabinoide naturale Scienziati” scoprono endocannabinoidi nel corpo. La ECS controlla le funzioni del sistema nervoso centrale e periferico, assunzione di energia, lavorazione e stoccaggio, la risposta immunitaria, la riproduzione e il destino delle cellule del sistema produttivo.
Una nuova era per la ricerca medica ha inizio !

1999: Il programma IND viene chiuso a nuovi candidati (da parte del presidente Ronald Reagan) dopo troppi centinaia di pazienti applicata. Anche se ufficialmente terminata, i 13 restanti pazienti continuarono a ricevere la marijuana emessa dal governo

2000: I legislatori dell’Hawaii riconoscono che la marijuana è un medicina e creano la Medical Marijuana Program.
Condizioni qualificanti sono: cancro, glaucoma, HIV (+) Stato, malattia cronica o debilitante: forti dolori, nausea, convulsioni (epilessia), gravi e persistenti spasmi muscolari (da sclerosi multipla o il morbo di Crohn), una grave debolezza, malnutrizione o perdita di peso (sindrome da deperimento e cachessia).

2003: Il Dipartimento di Salute e Servizi Umani ricevette Cannabinoidi brevettati (brevetto (US 6.630.507 B1) per l’uso terapeutico di “cannabinoidi come antiossidanti e neuroprotectants, suggerendo che può essere utile nel trattamento di malattie neurodegenerative come il morbo di Alzheimer.”

OGGI (2015): le pratiche molte mediche includono

MARIJUANA COME MEDICINA

In Israele, la terapia cannabis è integrata in contesti clinici, ospedalieri, e la casa di cura. In Canada, i medici possono approvare una specifica quantità di cannabis per i loro pazienti, che viene consegnata a casa loro. Sono dieci i farmaci a base di sostanze chimiche presenti nella pianta di cannabis.

Negli Stati Uniti: 23 Stati hanno programmi di marijuana medica. Il Dipartimento della Salute ha assunto l’amministrazione del programma di Medical Marijuana delle Hawaii, facendo subito miglioramenti.

Operatori sanitari stanno cercando di educare gli altri operatori sanitari e pazienti. Ciò include il lavoro della Compagnia di Cannabis medici, Nursing Association cannabis, e il Gruppo Pazienti Uniti.

Così, ora se qualcuno ancora vi chiede se la marijuana è davvero una medicina si prega di dire loro che questa domanda è stata risposta molto tempo fa ….!!!

fonte articolo: http://mcchi.org/is-it-really-medicine-a-not-so-brief-but-interesting-history-of-medical-marijuana/

 

DA ALTRAREALTA’

Usi terapeutici della Cannabis

Non dovevo occuparmene più mi ero promesso di regalare alla pianta più boicottata dell’umanità un meritato e doveroso riposo. Invece…parlando con diverse persone ho potuto constatare quanto sia ancora radicata la disinformazione sulla canapa. Una disinformazione medica che mi ha costretto a riprendere in mano la questione e trattare una volta per tutte l’aspetto forse più importante della pianta: quello terapeutico.
A tal proposito esiste una documentazione faraonica: libri, articoli, antichissimi erbari, ricerche e pubblicazioni scientifiche, esperienze di volontari, ecc.
Tutto testimonia a favore della cannabis nella cura di patologie che vanno dai dolori muscolo-scheletrici, al glaucoma, dall’anoressia e depressione a malattie tremende come epilessia e sclerosi multipla, per non parlare del validissimo aiuto nell’alleviamento degli effetti secondari dei trattamenti chemioterapici nel cancro, come nausea e vomito, e negli stati debilitanti in caso di deficit immunitario
I risultati sono così entusiasmanti che oggi sperimentazioni mediche controllate sono iniziate in Stati Uniti, Germania, Spagna, Inghilterra, Belgio, Israele, Olanda e Canada. In quest’ultimo paese addirittura, l’Associazione Medica che riunisce tutti i 52 mila medici canadesi vorrebbe rimuovere dal codice penale l’uso personale della cannabis e sostituirlo con una semplice ammenda[1].
Cosa dire poi del recentissimo studio sull’abuso della droga da parte di una Commissione governativa inglese la cui conclusione è a dir poco incredibile: “Lo spinello dà meno assuefazione delle sigarette e dell’alcol[2]”. Non solo, il gruppo di esperti incaricati dal Ministro dell’Interno britannico per valutare i pro e i contro di un alleggerimento della legge sulle sostanze illecite, sostiene che la cannabis potrebbe addirittura fare bene alla salute: “l’azione cardiovascolare – spiega il rapporto – è simile agli effetti dell’esercizio fisico”.
Ma cosa sta succedendo?
Una delle piante più antiche viene prima messa al bando rendendola illegale per decine di anni – paragonata ad una droga tossica e pericolosa per la salute – per poi saltare agli onori delle cronache vivendo oggi un periodo di quasi religiosa redenzione.
Una redenzione ostacolata da pochi e osannata da molti per via delle altre numerose applicazioni pratiche da guinness dei primati. Dalla canapa infatti oltre a medicinali che funzionano, e questo basterebbe, si possono ottenere: carta indistruttibile, materiale tipo plastica, coloranti, solventi, tessuti resistentissimi, cordame e molto altro ancora. Per questo, molto probabilmente, è stata oggetto della più grande opera di boicottaggio mai realizzata nella storia a noi conosciuta. Una fitocospirazione da fantascienza, che se non lo avete ancora letto vi consiglio di farlo al più presto (Cannabis connection)
Questo recente riconoscimento è la presa di coscienza di un errore passato di proibizionismo gratuito – anche se di gratuito non ha proprio nulla – o la riabilitazione obbligatoria per via di un numero sempre maggiore di utilizzatori e di prove della sua efficacia, almeno in termini medici? La cosa certa è che oggi chi giova di tutto questo, tranne pochissime persone autorizzate dai rispettivi governi a fumarsi la “piantina”, sono le corporazioni chimico-farmaceutiche che approfittando della situazione stanno commercializzando prodotti di sintesi, i cosiddetti analoghi, che emulano il principio attivo della cannabis: il THC. Una emulazione che vedremo in seguito presenta qualche piccolo inconveniente.
Prima però osserviamo a livello fisiologico come agiscono questi cannabinoidi “colpevoli” degli eccezionali risultati terapeutici.
Il THC, come abbiamo detto è il principio attivo della cannabis, cioè quello che agisce direttamente sull’organismo. Per essere più precisi interagisce con un sistema detto cannabinoide[3] normalmente presente nel corpo umano, e produce i suoi effetti agendo sui recettori del sistema. I recettori sono delle proteine molto speciali che si trovano sulle superfici di determinate cellule. La droga, in soldoni, forma una specie di ponte, un legame con queste proteine e per così dire attiva delle funzioni cellulari interne molto precise. Sono stati identificati due tipi di recettore: il CB1 e il CB2.
I CB1 sono presenti sui neurociti encefalici e spinali come in certi tessuti periferici; i CB2 si trovano principalmente sulle cellule del sistema immunitario ma non nel cervello[4].
Questo è molto interessante: abbiamo recettori della cannabis sul cervello e addirittura nel sistema immunitario[5].
Per dover di cronaca è doveroso anche sottolineare che non esiste solo il THC, questo indubbiamente è il più famoso e il più presente nella pianta, ma esistono oltre 60 cannabinoidi diversi l’uno dall’altro. Al momento attuale non si sa molto sulle proprietà di questi cannabinoidi se non che sembrano essere privi di effetti psicoattivi e/o psicotropi sul cervello. Quindi l’ipotesi che anch’essi influenzino positivamente gli effetti terapeutici della cannabis senza però interferire sul comportamento umano non è da scartare.
In definitiva questi cannabinoidi di origine naturale interagiscono con parecchie funzioni organiche e sono in grado tra le altre cose di bloccare la liberazione dell’acido glutammico, il principale neurotrasmettitore implicato nella patogenesi dell’ictus[6]; liberare dopamina, un altro importantissimo neurotrasmettitore collegato alla capacità di controllare i movimenti, e tanti altri aspetti più sottili che sono in fase avanzata di studio. A proposito di studi: prima ho accennato alle numerose sperimentazioni che si stanno facendo in tutto il mondo. Bene. Le sperimentazioni per chi non lo sapesse sono sempre costosissime, e nessun istituto di ricerca si sognerebbe di spendere soldi senza la certezza matematica di un notevole tornaconto. Un tornaconto che si materializza molto spesso in un farmaco o una terapia. Nel caso della cannabis abbiamo, per il momento, due tornaconti sintetici: Dronabinolo e Nabilone. Ce ne sarebbero altri, come il Levonantradolo, l’HU-210, il SR141716A, ecc. ma per il momento sono disponibili solo per usi sperimentali. Per il momento però. Domani…è un altro giorno.
Il Dronabinolo, il cui nome commerciale è Marinol® è prodotto dalla Unimed Pharmaceuticals Inc., una compagnia della Solvay Pharmaceuticals Corporation. Il Nabilone detto anche Cesamet® è prodotto in Inghilterra dalla Cambridge Selfcare Diagnostics Ltd per conto della Eli Lilly & Corporation, quella del Prozac® per intendersi.[7]
Naturalmente a questo punto era d’obbligo spulciare i foglietti illustrativi di questi farmaci. Cosa secondo voi abbiamo trovato? Siamo sempre alle solite: svariati effetti collaterali! Fin qui nulla di strano, visto che non esistono medicinali di sintesi privi di controindicazioni. Però se vi dicessi che le reazioni avverse sono le stesse curate però dalla pianta naturale, come anoressia, depressione, astenia[8], la cosa non assume una aspetto tragicomico? Se uso per esempio la “cannabis sintesis” per aiutare un’astenia potrei vedere insorgere una depressione accompagnata pure da vertigini. Oppure, che ne so, per alleviare nausea e vomito provoco palpitazioni e/o ansietà. Interessante vero? Si cura da una parte e si pagano le conseguenze dall’altra! L’onnipresente rovescio della medaglia. Sicuramente il dritto sarà un basso costo di vendita al pubblico, giusto? Sbagliato. Una ventina di capsule di Cesamet® per esempio, costano 102 sterline circa[9]! E il Marinol è ancora più costoso[10]. Avete capito? Una singola pastiglia, per capirci, costa oltre 15mila di vecchie lire! Più che un dritto, mi sembra un altro rovescio! Il problema è che nessuno sta giocando a tennis, qui abbiamo a che fare con la vita e la salute, già precarie, di tantissime persone sofferenti.
Allo stato attuale quindi, abbiamo da una parte una pianta illegale a gratis che si potrebbe coltivare quasi ad ogni latitudine senza necessità di pesticidi e con un tempo di maturazione rapidissimo di pochi mesi, dall’altra dei prodotti sintetici che costano molto, richiedono diversi anni di studi e presentano inconvenienti secondari da non sottovalutare.
Cosa fare a questo punto? Legalizzare la pianta proibita per antonomasia, catalogata fin dagli anni ’60 nel campo delle “droghe senza alcun effetto terapeutico”[11], oppure continuare a non vederne i risultati in ambito terapeutico puntando esclusivamente nella chimica di sintesi? Secondo voi cosa opteranno i governi democratici dell’unione europea indirizzati magari dalle potenti corporazioni transnazionali della chimica e della farmaceutica? Una vaga idea io ce l’ho, non so voi…
Nessuno certamente vorrebbe una società in cui persone sane si spacciano per malati immaginari inventandosi patologie o peggio ancora falsificando esami per farsi prescrivere dal proprio medico una sigarettina farcita, o peggio ancora vedere malati che soffrono realmente di gravose patologie debilitanti che non possono utilizzare i derivati della cannabis se non da degenti ospedalieri, come sta succedendo oggi nel nostro paese. La farmacia del Policlinico Umberto I per esempio, ma questo è valido per tutti gli ospedali, può somministrare il farmaco derivato dal THC solo dopo il ricovero[12].
Non è questa una burocratica assurdità all’italiana?
Una persona in grado tranquillamente di seguire la terapia nella comodità del focolare domestico, magari con la vicinanza dei propri cari, si vede costretta a entrare nell’ambiente asettico e freddo di un nosocomio.
Speriamo allora che passi il recente Disegno di Legge che introdurrebbe l’uso terapeutico della cannabis. Questo almeno permetterebbe di trovare i fitofarmaci sintetici direttamente in farmacia, previa naturalmente ricetta di un medico del servizio sanitario.
Nell’attesa di questo Disegno concludiamo con una comparazione dal punto di vista pratico e farmacologico tra la pillola sintetica e la sempreverde pianta plurimillennaria.
Apro una parentesi doverosa perché i fattori influenzanti nel caso della cannabis naturale sono numerosissimi: stati d’animo della persona, quanto e come il fumo viene aspirato, quanta cannabis contiene la sigaretta, quanto THC è presente nella pianta, dal tipo di pianta, ecc.
Chiudiamo la parentesi e prepariamoci ad entrare in campo.
Il fumo di una sigaretta di cannabis rilascia in circolo oltre il 30% del THC totale, mentre per via orale, la pillola, è di 2 o 3 volte inferiore perché dopo essere stata assorbita attraverso l’intestino viene metabolizzata dal fegato prima di raggiungere il grande circolo[13].
Uno a zero per la cannabis e palla al centro. Per essere onesti ci sarebbe una punizione per la chimica se consideriamo le supposte rettali che bypassando il fegato permettono un maggior assorbimento del THC in circolo.
Una volta entrato nel torrente circolatorio il THC si distribuisce in tutto il corpo principalmente nel tessuto adiposo perché essendo liposolubile si scioglie solo nel grasso. Questa proprietà intrinseca della cannabis è un grosso limite per la formulazione dei preparati cannabinoidi, oltre a rallentare il loro assorbimento intestinale[14].
Due a zero e di nuovo palla al centro.
Per quanto riguarda gli effetti farmacologici della cannabis documentati finora sono relativi alle vie respiratorie. Uno studio del Western Journal of Medicine del 9 giugno 1993[15] afferma che chi fuma cannabis rischia malattie alle vie respiratorie per il 19% in più di chi non fuma, e che nessuna dipendenza e/o assuefazione fisica è stata dimostrata se non una sporadica dipendenza psicologica in alcuni soggetti. Dall’altra abbiamo gli effetti secondari del Marinol® e del Cesamet® visti prima.
Diamo un punto alla sintesi chimica perché non tutte le persone sarebbero disposte a utilizzare la pianta attraverso la sigaretta. Se però consideriamo che dei sessanta cannabinoidi naturali contenuti nella canapa, i prodotti farmacologici attualmente in commercio sono basati quasi esclusivamente nel Tetraidrocannabinolo (THC), l’unico con effetti psicotropi, tralasciando gli altri cinquantanove privi di attività sul cervello, è lecito pensare che al momento attuale la pianta potrebbe essere almeno sessanta volte più completa di qualsivoglia prodotto uscito da un laboratorio di ricerca. Calcolando infine i costi rispettivi decisamente incomparabili il risultato finale è di quattro a uno per la cannabis! Avrete capito che questa è una gara surreale perché se avvenisse realmente l’arbrito, rappresentato dalle lobby del farmaco, fischierebbe almeno due o tre rigori per la chimica espellendo magari qualche cannabinoide per “intervento” troppo deciso. Non ci resta che sperare quindi in una invasione di campo che metta fine una volta per tutte a questa assurda e controproducente rivalità.
Un “invasione pacifica” da parte di una maggiore consapevolezza che dia, anzi ri-dia, al malato il suo ruolo principale di essere vivente e che santifichi una volta per tutte uno dei diritti più importanti: quello della libera scelta terapeutica. Una scelta che spetta esclusivamente ai singoli individui e non alle organizzazioni sanitarie, tanto meno alle corporazioni; perché…una volta imboccata la strada terapeutica siamo noi a pagarne le conseguenze e/o goderne i benefici. Nessun altro!

Marcello Pamio

[1] ANSA 15 marzo 2002
[2] Il Corriere della Sera del 17 Giugno 2002
[3] Veniva usato per designare la famiglia delle sostanze chimiche presenti nella cannabis. Oggi abbraccia tutte le sostanze in grado di attivare i recettori.
[4] Uso terapeutico della cannabis. Il rapporto della Camera dei Lord –www.cgil.it/org.diritti/fuoriluogo/Rapporto.htm
[5] Idem
[6] Inserto Salute di Repubblica del 16 maggio 2002
[7] Uso terapeutico della cannabis. Il rapporto della Camera dei Lord
[8] Sito ufficiale MARINOL® www.marinol.com
[9] Uso terapeutico della cannabis. Il rapporto della Camera dei Lord
[10] Idem
[11] Inserto Salute di Repubblica del 16 maggio 2002
[12] Trasmissione Report del 18 febbraio 2002
[13] Uso terapeutico della cannabis. Il rapporto della Camera dei Lord
[14] Idem
[15] Tratto dal sito www.dica33.it

FONTE: http://altrarealta.blogspot.it/2017/10/usi-terapeutici-della-cannabis.html

Rosarno, la mattanza delle arance – Come fanno morire le nostre Arance (le migliori del mondo) e ci costringono a consumare porcherie che non si sa nemmeno da dove arrivano!!

 

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Rosarno, la mattanza delle arance – Come fanno morire le nostre Arance (le migliori del mondo) e ci costringono a consumare porcherie che non si sa nemmeno da dove arrivano!!

 

…arrivano con le navi nei porti Italiani, scaricano …e di colpo diventano Arance Italiane !!

Le arance a Rosarno non vengono raccolte. Perchè non conviene. Cosa più la raccolta della vendita. la concorrenza delle “altre” arance è spietata e fa abbassare i prezzi in maniera clamorosa. Le “altre” arance sono arance straniere che arrivano nei nostri porti e “per magia” diventano italiane. Questo succede perché nei porti i controlli delle autorità non sono spesso sufficienti. Il risultato di questa situazione è che il prodotto italiano si trova a competere con altri prodotti che costano meno e non ce la fanno. Nei succhi, inoltre, spesso non riusciamo a capire se il succo è made in Italy. A fine pezzo gli agricoltori diranno: “non ci conviene raccogliere le arance. e allora le regaliamo. vogliamo regalarle ai nostri politici. Un souvenir dalla calabria per ricordare loro quanto è importante la difesa dei nostri prodotti di qualità.

Chi dobbiamo ringraziare per tutto questo?

Unione Europea?

Governo?

Multinazionali?

Di certo credo sia chiaro a tutti chi ci rimette !!

 

 

Bedrocan: il farmaco a base di cannabis che sta facendo miracoli contro la sclerosi multipla, ma nessuno ne parla!

 

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Bedrocan: il farmaco a base di cannabis che sta facendo miracoli contro la sclerosi multipla, ma nessuno ne parla!

Sapete cos’è il Bedrocan? E’ un farmaco a base di cannabis che sta facendo miracoli, ridà dignità e sollievo ai malati di sclerosi multipla.
Di seguito la testimonianza, giunta a noi attraverso un commento, di una ragazza malata di Sclerosi multipla. Si tratta di uno dei cinque pazienti dell’ospedale di Casarano che stanno sperimentando la somministrazione del Bedrocan, nome medico della Cannabis Terapeutica. “Da quando ho cominciato a usarla, sono rinata”, scrive. Testimoniando il valore che la terapia assume nel miglioramentodella qualità della vita di chi si trova a combattere la difficile battaglia contro la malattia.
Gentile Redazione,
Mi chiamo Lucia,30 anni e vi scrivo dalla provincia di Lecce. Undici anni fa mi fu diagnosticata la Sclerosi Multipla. Vi scrivo in seguito al clamore suscitato dopo i vostri servizi sulla Cannabis Terapeutica che viene somministrata dall’Ospedale Ferrari di Casarano (LE). Al momento sono seguita dal centro SM dello stesso ospedale direttamente dai dottori Sergio Pasca e Roberto De Masi. Io sono una dei 5 “pazienti fortunati” che sta assumendo il Bedrocan (infiorescenze essiccate di Marijuana) con miglioramenti evidenti ed eclatanti nell’andatura,nei tremori,nei dolori,negli spasmi muscolari,nella rigidità,nell’appetito,nell’umore e nel miglioramento totale della qualità di vita.
Sono sempre stata una ragazza attiva,vivace e con la testa sulle spalle,fino a quando non mi è stata diagnosticata questa malattia che ovviamente ha condizionato ogni fase della mia vita. Nei vari anni ho provato tutti i farmaci convenzionali e non che vengono prescritti a coloro che si trovano nella mie condizioni: vari tipi di interferone, antidepressivi, antiepilettici, miorilassanti, immunosoppressori, vitamine, integratori…e chissà quanti altri.. Nel 2008 ho fatto un viaggio ad Amsterdam per testare personalmente le migliori varietà consigliate per la Sclerosi Multipla…ed è lì che ho potuto testare su di me gli effetti benefici della cannabis. A fine maggio di quest’anno,il centro SM dell’Ospedale Ferrari di Casarano,seguito dai dottori Pasca e De Masi,mi ha prescritto la prima ricetta per l’erogazione del farmaco: Bedrocan (a base di infiorescenze).
Prima di arrivare a questo farmaco però il protocollo prevede l’utilizzo di vari altri farmaci (miorilassanti etc.) che anziché calmare i dolori e gli spasmi,su di me non facevano altro che aumentare questi sintomi (per non parlare poi degli effetti collaterali di questi e di tutti gli altri farmaci che ho provato). Come ultima spiaggia, visto che non sto bene con nessun farmaco e visto che la regione Puglia ha approvato la cannabis terapeutica,sono stata ricoverata 6 giorni (come da protocollo) per iniziare questa nuova terapia (seguita sempre e costantemente dai dottori Sergio Pasca e Roberto De Masi).
Sono arrivata in ospedale che ero costretta a star seduta su una sedia a rotelle ormai e mi preparavo all’idea di doverla utilizzare per il resto della mia vita. Dopo 2 giorni di ricovero ho cominciato a bere tisane con la marijuana (somministrate in tre orari diversi della giornata). Il terzo giorno sono resuscitata (per richiamare una citazione delle “Sacre Scritture”). Sono infatti riuscita a lasciare la sedia e iniziare piano piano a camminare nuovamente sulle mie gambe (seppur con un aiuto affianco),avendo così la certezza che tale farmaco è l’unico in grado di sollevare oltre all’umore anche il mio fisico. Sono stata dimessa e mandata a casa con 6 confezioni di Bedrocan sufficienti a trascorre un mese di vita “normale” e ogni mese vado tranquillamente in farmacia (quella dell’Ospedale) a prendere il farmaco (previa ricetta del neurologo).
A questo punto la mia richiesta è semplice. Voglio dare la mia testimonianza di paziente affetta da una malattia gravemente invalidante,trentenne,nel pieno della vita…che ha trovato finalmente un sollievo alle sue sofferenze grazie al Centro SM di Casarano e all’enorme lavoro svolto da tutta l’equipe dei dottori Sergio Pasca e Roberto De Masi. Conosco perfettamente l’iter burocratico che bisogna affrontare affinchè questo farmaco possa giungere ai pazienti che attendono per mesi e mesi,in preda ai dolori e a sofferenze inimmaginabili. Un percorso esageratamente impervio,sia per i malati che per i medici.
Sarebbe fantastico informare tutti coloro che potrebbero usufruire di questo “farmaco” e soprattutto fare in modo che i centri come quello di Casarano abbiano più riflettori puntati addosso in modo da far emergere tutte le ottime attività che vengono svolte quotidianamente in favore dei pazienti affetti da questa e altre serie malattie. Non finirò di ringraziare chi si è impegnato per questa “battaglia”. Ci hanno donato la “libertà di cura”… e scusate se è poco.
Lucia
fonte: http://zapping2015.altervista.org/le-cose-che-nessuno-vi-dice-bedrocan-il-farmaco-a-base-di-cannabis-che-sta-facendo-miracoli-contro-la-sclerosi-multipla-ma-nessuno-ne-parla/

La nostra tavola? Invasa dai VELENI AMERICANI

 

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La nostra tavola? Invasa dai VELENI AMERICANI

Già ci sono molti cibi dannosi ogni giorno sulla nostra tavola,figuriamoci quando apriranno le porte dell’ europa ai cibi americani con il TTIP.

Le nostre tavole sono già imbandite di prodotti dannosi per la salute a base di olio di palma, carni lavorate ecc, i quali sono oggetto di molte discussioni. Ma mentre discutiamo su cosa mangiare e non, i grandi poteri sono al lavoro per far approvare il TTIP, il trattato transatlantico sul commercio.

Questo trattato nasce dall’idea di una lobby americana, e prevede l’abolizione dei dazi doganali in teoria per facilitare il commercio, in pratica però, esso serve a eliminare i controlli di qualità europei (che sono molto più ferrei rispetto a quelli americani) in modo da far entrare una marea di prodotti americani senza controllo, che non rispettano i nostri standard di qualità e di sicurezza.

Grazie al TTIP può arrivare sulla nostra tavola carne americana piena di anabolizzanti ed altri farmaci che in europa sono proibiti, può arrivare il pollo imbottito di cloro (un altro trattamento utilizzato negli USA e proibito nell UE).

Il bello è che una volta approvato il TTIP, se ad esempio il nostro paese provasse a bloccare l’arrivo di questi prodotti dannosi, le aziende americane potrebbero farci causa, e molto probabilmente passerebbero addirittura dalla parte della ragione…

Questo trattato è una via senza uscita, una strada senza ritorno che l’UE sembra disposta ad accettare, nonostante i popoli europei (tranne quello italiano che sembra non essere interessato) stanno scendendo in piazza contro il TTIP. Il commissario europeo Cecilia Mallstrom ha dichiarato: “L’ UE non deve rispondere ai cittadini”. Ma su questo le organizzazioni internazionali, così come il nostro Ministero della Salute, tacciono. Siamo nel mezzo di un cortocircuito del sistema capitalistico: una sovrastruttura che impone una vita sana a tutti i costi, e dei modi di produzione che generano il contrario.

Salute, ecco la black list dei cibi più pericolosi elaborata da Coldiretti.

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Salute, ecco la black list dei cibi più pericolosi elaborata da Coldiretti.

 

Salute, ecco la black list dei cibi più pericolosi

Il pesce spada e il tonno dalla Spagna inquinato da metalli pesanti, gli integratori e i cibi dietetici con ingredienti non autorizzati dagli Stati uniti e le arachidi dalla Cina contaminate da aflatossine cancerogene. Sono questi i cibi sul podio della “black list” dei prodotti alimentari più pericolosi per la salute, che vede al decimo posto i pistacchi dalla Turchia per la presenza di aflatossine oltre i limiti di legge.

A stilare la lista nera è la Coldiretti nel dossier “La classifica dei cibi più pericolosi” presentato al Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’alimentazione di Cernobbio sulla base delle rilevazioni dell’ultimo rapporto Sistema di allerta rapido europeo (RASFF), che registra gli allarmi per rischi alimentari verificati a causa di residui chimici, micotossine, metalli pesanti, inquinanti microbiologici, diossine o additivi e coloranti nell’Unione Europea nel 2016.

Come sottolinea la Coldiretti, sono 2.925 gli allarmi scattati nell’Unione Europea con la Turchia che è il paese che ha ricevuto il maggior numero di notifiche per prodotti non conformi (276), seguita dalla Cina (256) e dall’India (194), dagli Stati Uniti (176) e dalla Spagna (171). Si tratta di Paesi con un fiorente scambio commerciale con l’Italia che, come denuncia la Coldiretti, riguarda anche i prodotti più a rischio.

Nel 2016 sono stati importati dalla Spagna in Italia 167 milioni di chili di pesce in aumento del 5% nel primo semestre del 2017 mentre sono quasi 2 milioni i chili di pistacchi che nel 2016 sono arrivati dalla Turchia che ha esportato in Italia anche quasi 3 milioni di fichi secchi e  25,6 milioni di chili di nocciole che rientrano nella lista nera per elevata rischiosità.

Per numero di allarmi fatti scattare nel 2016 al quarto posto della classifica si trovano i peperoni  provenienti dalla Turchia che ha fatto registrare contaminazione oltre i limiti consentiti di pesticidi,  mentre preoccupante è la situazione della frutta secca, come i pistacchi provenienti dall’Iran e i fichi secchi dalla Turchia, che sono rispettivamente al quinto e sesto posto, entrambi fuori norma per la presenza di aflatossine, considerate cancerogene anche dall’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (EFSA).

Seguono in classifica le carni di pollo provenienti dalla Polonia, che sono state oggetto di allarme per contaminazioni microbiologiche oltre i limiti di legge, in particolare di salmonella. All’ottavo posto troviamo ancora prodotti contaminati da aflatossine, le nocciole provenienti dalla Turchia, seguiti dalle arachidi dagli USA con lo stesso problema di sicurezza alimentare, che ritroviamo ancora nei pistacchi dalla Turchia e nel peperoncino dall’India. A seguire altri prodotti sono stati tra quelli più segnalati, come per le albicocche essiccate dalla Turchia per contenuto eccessivo di solfiti, la noce moscata dall’Indonesia, per aflatossine e le carni di pollo dai Paesi bassi, per contaminazioni microbiologiche.

La Coldiretti spiega che l’agricoltura italiana è la più green d’Europa con 292 prodotti a denominazione di origine (Dop/Igp), il divieto all’utilizzo degli Ogm e il maggior numero di aziende biologiche, ma è anche al vertice della sicurezza alimentare mondiale con il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici irregolari (0,5%), quota inferiore di 3,2 volte alla media UE (1,7%) e ben 12 volte a quella dei Paesi terzi (5,6%).

“Non c’è più tempo da perdere e occorre rendere finalmente pubblici i flussi commerciali delle materie prime provenienti dall’estero per far conoscere anche ai consumatori i nomi delle aziende che usano ingredienti stranieri”, ha sottolineato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “importanti passi avanti sono stati ottenuti con l’estensione dell’obbligo di indicare la provenienza del riso e del grano impiegato nella pasta ma molto resta da fare perché 1/3 della spesa resta anonima, dai succhi di frutta al concentrato di pomodoro fino ai salumi”.

Ecco i cibi più pericolosi e la motivazione:

1.Pesce dalla Spagna (96): metalli pesanti in eccesso (mercurio e cadmio)
2.Dietetici/integratori da USA (93): ingredienti e novel food non autorizzati
3.Arachidi dalla Cina (60): aflatossine oltre i limiti
4.Peperoni dalla Turchia (56): pesticidi oltre i limiti
5.Pistacchi dall’Iran (56): aflatossine oltre i limiti
6.Fichi secchi dalla Turchia (53): aflatossine oltre i limiti
7.Carni di pollo dalla Polonia (53): contaminazioni microbiologiche (salmonella)
8.Nocciole dalla Turchia (37): aflatossine oltre i limiti
9.Arachidi dagli USA (33): aflatossine oltre i limiti
10. Pistacchi dalla Turchia (32): aflatossine oltre i limiti
11. Peperoncino dall’India (31): aflatossine e salmonella oltre i limiti
12. Albicocche secche da Turchia (29): solfiti oltre i limiti
13. Noce moscata da Indonesia (25): aflatossine oltre i limiti, certificato sanitario carente
14. Carni di pollo dai Paesi Bassi (15): contaminazioni microbiologiche

 

fonte: http://www.coldiretti.it/salute-e-sicurezza-alimentare/salute-la-black-list-dei-cibi-piu-pericolosi

Miele, la ricerca schock che Vi rovinerà la colazione: ecco cosa c’è nei barattoli che comprate al supermercato!

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Miele, la ricerca schock che Vi rovinerà la colazione: ecco cosa c’è nei barattoli che comprate al supermercato!

Tre quarti del miele mondiale contiene pesticidi. A dimostrarlo è uno studio dell’Università di Neuchatel, inSvizzera. La ricerca, come si legge su Science, spiega che i pesticidi comuni utilizzati per barbabietola da zucchero, mais e colza, contaminano anche il polline. Di conseguenza anche i fiori e le api, rendendo non sano il miele che compriamo. C’è da specificare che le concentrazioni di sostanze tossiche sono al di sotto dei livelli massimi consentiti per il consumo umano. Perciò non sono dannose per la salute. Lo studio è stato effettuato tra il 2015 e il 2016 prendendo in esame 198 campioni di miele proveniente da tutto il mondo che sono risultati positivi ai cinque pesticidi più comunemente utilizzati: acetamiprid, clothianidin, imidacloprid, thiacloprid e thiamethoxam.

L’l’86% dei campioni nordamericani risultano contaminati, seguiti da quelli asiatici (80%) e dagli europei (79%). Le quote più basse di campioni contaminati provenivano dal Sud America (57%). Inoltre, il 30% di tutti i campioni contiene solo un neonicotinoide, il 45% tra 2 e 5 e il 10% tra 4 e 5.

via Libero

 

Impressionante – Ecco la lista nera dei farmaci fanno più male.

 

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Impressionante – Ecco la lista nera dei farmaci fanno più male.

 

LA LISTA NERA DEI FARMACI DA EVITARE: FANNO PIÙ MALE CHE BENE

Secondo il rapporto 2017,  ogni anno viene autorizzata la commercializzazione di farmaci, ma spesso non si hanno prove pregresse della loro efficacia e su cosa comporti l’assunzione. “A volte – si legge – sono meno efficaci o addirittura dannosi, eppure continuano a godere di ottima fama tra operatori sanitari e pazienti”.

Adesso, dunque, arriva la nuova lista nera dei farmaci, 91 in tutto, in cui il rapporto tra rischio e benefici è sfavorevole in tutte le situazioni cliniche. Parliamo di prodotti venduti in tutta l’Unione europea che vengono analizzati così da studiarne effetti negativi, positivi e la loro reale efficacia.

“La valutazione da parte di Prescrire del rapporto rischio-beneficio di un farmaco in una data situazione si basa su un processo rigoroso: ricerca documentale sistematica e riproducibile, determinazione dei criteri di efficacia per i pazienti, gerarchizzazione dei dati scientifici in base al loro livello di evidenza, confronto rispetto al trattamento standard, presa in considerazione degli effetti avversi e di una loro quota di incognite”, si legge nell’abstract del Rapporto.E

Troppi rischi, pochi effetti positivi

A cinque anni dalla prima pubblicazione, i farmaci non sono più solo quelli commercializzati in Francia ma in tutta l’Unione europea.

“Il più delle volte, quando una terapia farmacologica è auspicabile, altre opzioni hanno un rapporto rischio-beneficio migliore di quello dei farmaci scartati. In una situazione di stallo terapeutico, per malattie gravi, non è giustificato esporre i pazienti a gravi rischi quando l’efficacia clinica non è dimostrata”, si legge.

E ancora:

“L’uso di questi farmaci nel corso di una ricerca clinica può essere accettabile, ma a condizione che si informino i pazienti delle incognite sul rapporto rischi-benefici e che sia utile una valutazione. Negli altri casi, è meglio concentrarsi sui trattamenti utili ad aiutare i pazienti a tollerare l’assenza di opzioni in grado di cambiare la prognosi o di migliorare la qualità della vita, al di là dell’effetto placebo”.

Tra i 91 farmaci, che vanno dal trattamento contro il raffreddore a decongestionanti, si viene esposti a rischi cardiovascolari gravi o addirittura mortali. Nel bugiardino, si parla di ipertensione, ictus, disturbi del ritmo cardiaco.

Una lunga carrellata, vediamone alcuni. Con gli antinfiammatori (inibitori della Cox 2) sono stati correlati aumento degli incidenti cardiovascolari (inclusi infarto del miocardio e trombosi) e reazioni cutanee tipiche; i farmaci per i crampi possono causare diarrea, mal di stomaco, fotodermatiti e convulsioni. Perché sono genotossici e teratogeni quindi danneggiano il feto e possono essere causa aborto spontaneo.

In termini di farmaci contro l’aumento di peso , Xenical ha solo efficacia modesta e temporanea. “A partire 2017, nessun farmaco può perdere peso in modo sostenibile e sicuro. Meglio attaccare con i cambiamenti di attività fisica e la dieta con, se necessario, il supporto psicologico.

Diversi trattamenti contro l’ osteoporosi dovrebbero essere esclusi, ad esempio il ranelato di stronzio (Protelos), che può causare disturbi neurologici e cardiovascolari.

Lista nera dei farmaci che fanno più male che bene

Cancerologia, ematologia: mifamurtide, nintedanib, olaparib, panobinostat, rabectedina, vandetanib, vinflunina, catumaxomab, defibrotide.

Cardiologia: aliskirene, bezafibrato, ciprofibrato, fenofibrato, dronedarone, ivabradina, nicorandil, olmesartan, ranolazina, trimetazidina, vernakalant.

Dermatologia, allergologia: mechitazina, omalizumab, prometazina iniettabile, tacrolimus.

Diabete, nutrizione: alogliptina, linagliptina, saxagliptina, sitagliptina, vildagliptina, canagliflozina, dapagliflozina, pioglitazone, bupropione + naltrexone, orlistat.

Dolori, reumatologia: celecoxib, etoricoxib, parecoxib, aceclofenac, diclofenac, ketoprofene in gel, piroxicam, denosumab, ranelato di stronzio, diaceréina, glucosamina, capsaicina in patch, metocarbamol, tiocolchicoside, chinina, colchicina + polvere d’oppio + tiemonio, desametasone + salicilamide + salicilato di idrossietile, prednisolone + salicilato di glicole dipropilenico.

Gastroenterologia: domperidone, droperidol, prucalopride.

Ginecologia, endocrinologia: tibolone.

Malattie infettive: moxifloxacina, telitromicina.

Neurologia: donepezil, galantamina, rivastigmina, memantina, alemtuzumab, natalizumab, teriflunomide, flunarizina, oxetorone, tolcapone.

Oftalmologia: ciclosporina in collirio, idebenone.

Pneumologia, ORL: efedrina, nafazolina, oximetazolina, fenilefrina, pseudoefedrina, tuaminoeptano, ambroxol, bromexina, folcodeina, tixocortol, omalizumab, mepolizumab, mannitolo per inalazione, nintedanib.

Psichiatria, dipendenze: agomelatina, duloxetina, citalopram, escitalopram, milnacipran, venlafaxina, tianeptina, dapoxetina, etifoxina, bupropione.

Per visualizzare l’elenco dei farmaci con tutti i dettagli sulla salute clicca qui

 

 

Dominella Trunfio – GreenMe

Svezia, primo paese libero dal petrolio

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Svezia, primo paese libero dal petrolio

 

“Children should grow up in a toxin-free environment – 
the precautionary principle, 
the removal of dangerous substances 
and the idea that the polluter should 
pay are the basis of our politics”

Stefan Lovfen, primo ministro di Svezia

La Svezia vuole diventare la prima nazione del mondo totalmente fossil-free. L’ha annunciato il primo ministro Stefan Löfven alle Nazioni Unite.

Sono ambiziosi e ammirevoli: in concomitanza con gli imminenti incontri sul clima di Parigi (), la Svezia ha annunciato di voler accelerare il suo cammino verso le rinnovabili e contro i cambiamenti climatici. E così per il 2016 hanno stanziato ben 546 miloni di dollari solo per incentivare fonti non fossili nel paese.

In questo momento le fonti fossili generano il 20 per cento dell’elettricità del paese, il resto viene da un mix di fonti rinnovabili, in particolare dall’idroelettrico, e dal nucleare. Ma le centrali nucleari chiudono perché ormai obsolete e datate, e gli svedesi hanno deciso di non costruirne più di nuove. Sono le tre centrali di Ringhals 1 e 2 e Oskarshamn 2, la cui chiusura viene anzi anticipata. Ci si aspetta che le rinnovabili rimpiazzeranno il contributo energetico delle centrali chuise. E non solo: in Svezia hanno già chiuso centrali a carbone e addirittura uno degli aereoporti secondari di Stoccolma, il cui sito sarà trasformato in sito residenziate per persone a basso reddito. La Chalmers University of Technology ha già annunciato mesi fa il suo divestimento da fonti fossili.

Ma come funzionerà la transizione al fossil-free in questo paese di dieci milioni di persone, guidato da una coalizione fra verdi e social-democratici, con fabbriche e produttività da mantere? Si investirà di più in solare ed eolico, ricerca di base e infrastutture, in aumento dei servizi di trasporto pubblico, miglioramento dello stoccaggio di energia, di sistemi di isolamento terminco nelle costruzioni e una rete elettrica più efficente. A partire da adesso. Ad esempio già nel 2016 gli stanziamenti per il solare aumentano del 800 per cento. E gli investimenti non saranno solo in Svezia, ma anche con circa 40 milioni di dollari di investimenti in paesi in via di sviluppo per progetti “green“.

Lofven ricorda che alla base della sua politica c’é il principio di precauzione, l’idea che chi inquina paga e che nessun bambino merita di crescere in un ambiente tossico.

In realtà è da tanto che la Svezia segue la politica dell’energia green. Già dieci anni fa, nel 2005, il governo pubblicò “Making Sweden an Oil-Free Society” in cui si iniziava già a programmare verso una società green. Allora come oggi, gli svedesi non si sono dati una data, ma un obiettivo da perseguire, e sperano di essere leader ed esempio nelle rinnovabili nel mondo.

Sembra quasi una gara a chi nel mondo vuole liberarsi per prima dal petrolio – i vicini danesi per esempio hanno investito a lungo nell’eolico, generando quest’estate addirittura il 140 per cento della loro energia dall’eolico. La parte in eccesso è stata poi venduta a Svezia e Norvegia. L’Islanda già genera quasi il 100 per cento della sua energia dalle rinnovabili, in particolare il geotermico.

E in Italia? Matteo Renzi cosa annuncerà alle Nazioni Unite o agli incontri sul clima? Che vogliamo riempire l’Adriatico di trivelle? Che vogliamo fare buchi un po’ dappertutto, dal Veneto alla Sicilia? O che vogliamo fare tutto questo in barba alla volontà popolare?

di Maria Rita D’Orsogna*

* FISICA E DOCENTE ALL’UNIVERSITÀ STATALE DELLA CALIFORNIA, CURA DIVERSI BLOG. QUESTO ARTICOLO È STATO PUBBLICATO ANCHE SU DORSOGNA.BLOGSPOT.IT. MARIA RITA HA AUTORIZZATO CON PIACERE COMUNE A PUBBLICARE I SUOI ARTICOLI.

fonte: http://comune-info.net/2015/10/svezia-primo-paese-libero-dal-petrolio/