Il 2018 avrebbe potuto essere l’anno della fine del kebab, o almeno di quello pieno di polifosfati che ci fanno mangiare. Ma in Commissione Europea le lobby, anche questa volta, hanno fatto valere la forza del dio denaro sulla pelle della gente!

 

kebab

 

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Il 2018 avrebbe potuto essere l’anno della fine del kebab, o almeno di quello pieno di polifosfati che ci fanno mangiare. Ma in Commissione Europea le lobby, anche questa volta, hanno fatto valere la forza del dio denaro sulla pelle della gente!

 

Il 2018 doveva essere l’anno della fine del kebab. Colpa dei polifosfati
Invece no, possiamo continuare a mangiare scarti di macellazione gonfiati con polifosfati. Il kebab stava per diventare illegale in Europa per colpa degli additivi di cui è imbottito, ma nulla di fatto. Per ora.

Il kebab stava per diventare illegale, in Europa. Non perché fatto di carne di scarto e residui di macellazione. Bensì per gli additivi di cui è imbottito.

La Commissione Ue aveva intenzione di vietare ai kebabbari l’uso di carne imbevuta di polifosfati – acido fosforico, bi-trifosfati e polifosfati –, additivi già vietati dalle norme europee con una serie di eccezioni però, tra cui proprio salsicce e kebab. Servono a trattenere acqua, unto e aromi nei preparati di carne, dando loro quell’aspetto morbido, succoso e untuoso.

I polifosfati trattengono acqua, unto e aromi nei preparati di carne.

Il kebab è dunque così umettato e sapido grazie ai polifosfati, sui quali gli europarlamentari della Commissione salute hanno battagliato a metà dicembre 2017 in seduta plenaria per i rischi a lungo termine che comporta il loro uso, soprattutto per le malattie cardiovascolari. Alla fine, nulla di fatto.

Il kebab è il cibo spazzatura per eccellenza, succulento e grasso, con pessimi indici nutrizionali, ingredienti innominabili di scarsa qualità e di dubbia provenienza. Però è capace di saziare le fami più voraci e storte.

Molti se lo mangiano a tarda notte, dopo serate di alcol e bagordi, approfittando degli orari impensati in cui i negozianti tengono aperte le loro rosticcerie. Gli studenti squattrinati lo amano per il rapporto tra prezzo e calorie.

L’Unione europea si è accorta che il döner kebab, questo cono allo spiedo di fette di carne arrostite lentamente tipica della cucina turca e iraniana e diffusissimo in tutta Europa, per come è fatto oggi potrebbe causare problemi di salute. Non solo e non tanto per la carne e gli scarti di macellazione di cui è composto, né per il fatto che è pressoché impossibile l’etichettatura di origine o provenienza in quanto arriva in enormi polpettoni congelati di brandelli di carne mischiati e impastati – che si tratti di montone, agnello, vitello, manzo, pollame, scarti e sottoprodotti – ma soprattutto per gli additivi di cui è intriso.

La lunga lotta ai polifosfati, dal prosciutto cotto al kebab

Trent’anni fa i polifosfati erano aggiunti in molte preparazioni di carne e formaggi. Ce n’erano ovunque, dai formaggini al prosciutto cotto, laddove si volesse dare al prodotto alimentare confezionato un aspetto untuoso, gonfio, gelatinoso.

polifosfati o meglio gli additivi fosfatici presenti negli alimenti (acido fosforico, di- e tri-fosfati e polifosfati E 338-452) hanno proprio questa “funzione tecnologica”: tengono incorporati aromi, grassi e sapidità, conferendo al cibo un aspetto grasso, succulento e morbido. Proprio di gonfiore si tratta, in quanto consentono di trattenere più acqua nell’alimento e quindi di farlo pagare, a peso, un po’ di più.

Nell’industria alimentare, i polifosfati trovano impiego come agenti addensanti, capaci di migliorare l’aspetto e la consistenza di molti prodotti quali formaggi fusi e carni conservate. Nel prosciutto cotto e nella spalla cotta, in particolare, esaltano la morbidezza delle carni aumentando la percentuale di acqua trattenuta. Per lo stesso motivo, i polifosfati vengono impiegati nella preparazione di varie tipologie di salumi cotti, carni in scatola, salse e budini, mentre nei formaggini aiutano a migliorarne la spalmabilità. Oltre ad esaltare tutte queste caratteristiche particolarmente apprezzate dal consumatore, l’impiego di polifosfati permette di monetizzare anche l’acqua extra trattenuta nell’alimento.

Dal 1992 a oggi c’è stato a livello internazionale un giro di vite stringentissimo nel loro uso: stanno progressivamente scomparendo da latticini, formaggi, dal pesce in scatola, dai gamberetti, dal prosciutto cotto (oggi molti produttori vantano in etichetta “senza polifosfati aggiunti”). Il motivo di questo astio nei confronti dei polifosfati è presto detto. Vi sono decine di ricerche che legano l’assunzione di fosforo con squilibri organici calcio-fosforo, con problemi alle ossa, perfino col rachitismo.

  • E338 – 341, acido ortofosforico e ortofosfati. L’assunzione, in alte quantità, può alterare l’equilibrio calcio-fosforo: l’eccesso di fosforo cattura calcio sottraendolo all’organismo, alle ossa. Si trovano nelle bevande gasate tipo “cola” e nelle gelatine.
  • E450-452, polifosfati. Controllano il peso e la perdita d’acqua di salumi e formaggi, rendendoli morbidi, succosi e conferendo un aspetto untuoso. Assunzioni massicce e continue di polifosfati hanno evidenziato fenomeni di ipocalcemia, lesioni renali e accumulo di fosfati di calcio nei reni. Pare che alterino il rapporto calcio-fosforo dell’organismo, attenzione specialmente per i bambini. Potrebbero causare anche disturbi digestivi per l’inattivazione di alcuni enzimi. Si trovano (sempre di meno, in verità) in formaggini, carne in scatola, insaccati cotti (prosciutto cotto e spalla, mortadella, wurstel); anche in gamberi e filetti del reparto pescheria.

Come detto, da gran parte di questi prodotti animali i polifosfati sono stati ritirati. Non nel kebab.

La richiesta del ritiro degli additivi a base di fosfati anche nel trattamento della carne dei kebabbari

Secondo uno studio del 2012 pubblicato sulla rivista medica tedesca Deutsches Arzteblatt International, esiste un potenziale collegamento tra questi additivi e un aumento dei rischi cardiovascolari. Un altro studio, condotto dall’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (l’Efsa, che ha sede a Parma) nel 2013, era più prudente rispetto ai risultati citati dalla rivista tedesca. Ma comunque l’Efsa annuncia che rivaluterà la sicurezza degli additivi alimentari con fosfati entro il 31 dicembre 2018.

Pochi giorni dopo, il 13 novembre 2013, The American Journal of Clinical Nutrition pubblica un nuovo studio che suggerisce un nesso tra le diete ricche di fosforo e fosfati e l’aumento della mortalità nella popolazione nordamericana.

Perché le norme europee non consentono l’uso di polifosfati nelle carni, ma nel kebab sì

In molti stati il kebab è considerato un “prodotto a base di carne”, non solo carne; e quindi starebbe fuori al pelo dal campo di applicazione delle regolamentazioni dei polifosfati. Che dunque sono sempre più utilizzati proprio nel kebab. Mantengono così la consistenza succulenta della carne, nonostante le molte ore passate ad arrostire sullo spiedo: ecco perché non si secca mai ed è sempre sugosa. Sono i polifosfati.

Ogni giorno gli europei mangiano 500 tonnellate di kebab; i più ghiotti sono i tedeschi, che ne consumano l’80%. L’onda lunga dell’immigrazione turca ha reso la tipica carne arrostita su un enorme spiedo e consumata a pezzettini nelle tradizionali pite, uno dei piatti più amati della Germania. Non è un caso, dunque, che il tabloid Bild abbia lanciato l’allarme con un un titolone a caratteri cubitali: “Il kebab rischia la fine!”.

La fine del kebab è una notizia ampiamente esagerata

Questi grossi spiedi in tutto il continente al momento girano dunque in un vero e proprio vuoto normativo.

Contrariamente a quanto scritto da alcuni giornali, in primis la Bild, il Parlamento Europeo non ha cercato di vietare la produzione del kebab: la questione è sempre stata molto più specifica e riguarda solamente gli additivi usati nella preparazione della carne. L’Ufficio europeo delle unioni dei consumatori (Beuc) ha cercato di attenuare le polemiche. “Nessuno vuole vietare i kebab”, hanno detto i rappresentanti dei consumatori, che però continuano a non vedere “nessuna necessità tecnologica convincente” per giustificare l’aggiunta di polifosfati alla carne.

Quando i siti di news e i quotidiani hanno iniziato a trattare la storia del potenziale divieto agli untuosi spiedoni mediorientali c’è stato grande subbuglio. Prima di tutto in Germania, primo Paese europeo per consumo di kebab.

La paternità dell’invenzione del döner kebab così come lo conosciamo oggi è contesa da tre immigrati turchi in terra tedesca che l’avrebbero introdotto negli anni Settanta. Angela Merkel non esita a farsi fotografare mentre sbocconcella pezzi di kebab o mentre ne taglia via brandelli dagli spiedi.

Oggi in Germania il kebab è lo street food più popolare, con quasi l’80 per cento del consumo di tutta Europa e quasi 16mila ristoranti (dice il quotidiano Frankfurter Rundschau) che ne servono quasi 3 milioni al giorno. Secondo Renate Sommere, europarlamentare della Cdu, il partito di Angela Merkel, un divieto “porterebbe alla perdita di migliaia di posti di lavoro”, mentre per Kenan Koyuncu, dell’associazione tedesca di produttori di kebab, si “firmerebbe la condanna a morte dell’intera industria del döner nell’Unione”. Il quotidiano inglese Guardian ha rilanciato: “Ci sono 200.000 posti di lavoro direttamente collegati all’industria del kebab in Europa”.

L’Europa non voleva “mettere fuori legge” il kebab, ma solo i polifosfati nel kebab

La notizia circolata a dicembre sul divieto di kebab, dunque, in realtà riguarda una norma più stringente sugli additivi. L’Ue non intende realmente bandire il kebab dai mercati ma solo assicurarsi che i malnati polifosfati non vengano più usati tra gli ingredienti. La vicenda è stata presentata dai giornali europei con toni molto allarmisti e per giorni si sono rincorse molte notizie false, probabilmente enfatizzate perché, senza polifosfati, il kebab non sarebbe così succulento.

 

tratto da: https://www.lifegate.it/persone/stile-di-vita/erborista-decreto-abolizione-mestiere

 

 

 

 

 

 

 

Lamentele – Chi si lamenta sempre danneggia i neuroni di chi gli sta intorno: è scientificamente provato!

 

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Lamentele – Chi si lamenta sempre danneggia i neuroni di chi gli sta intorno: è scientificamente provato!

 

Quando siamo in presenza di persone che si lamentano, o che chiacchierano senza un fine costruttivo e propositivo, la qualità delle loro vibrazioni negative si ripercuote su di noi e ha un effetto nocivo sui neuroni del nostro cervello.

 

Tratto dal libro: Lifesurfing di Claudia Galli

 

La lagnanza e la chiacchiera sono il frutto di un atteggiamento arcaico, una strategia di sopravvivenza, adottata dal nostro inconscio per liberarci di stati mentali ed emotivi aberranti, che purtroppo va a discapito di chi ne subisce l’influsso passivo. È stato scientificamente provato, che le onde magnetiche caratteristiche delle lamentele e delle chiacchiere, spengono letteralmente i neuroni dell’ippocampo, preposti tra l’altro alla risoluzione dei problemi. Rimanere esposti per più di trenta minuti a lagnanze, negatività e chiacchiere superflue provoca danni effettivi a livello cerebrale, sia che provengano da persone in carne ed ossa che dai media, in primis la televisione.

Cosa fare di fronte a manifestazioni di questo genere? I media si possono spegnere, escludere. Con le persone, si può invece cercare di dirottare la conversazione verso argomenti propositivi, o addirittura, suggerire molto diplomaticamente al “lamentoso”, di fare tre respiri profondi, espirando forte con la bocca. Naturalmente noi stessi dovremmo evitare di cadere in lagnanze e inutili chiacchiere, consapevoli del fatto che oltre a nuocere a chi ci sta intorno, stiamo letteralmente sprecando la nostra energia. Siamo così abituati a lamentarci e ad ascoltare le lamentele, da esserne perfino assuefatti. Ma se ascoltare le lamentele degli altri spegne i neuroni, quando siamo noi a farlo… cosa succede?

Fisiologicamente, le cellule del nostro cervello si specializzano con contenuti di basso livello, perdendo nel tempo in creatività e capacità di risolvere le situazioni critiche, uscire dalle difficoltà e mettere in moto l’inventiva, cosa che si sviluppa normalmente nelle persone che invece di scegliere la lamentela, trasformano le “crisi” in opportunità: un cervello in movimento, volto continuamente a creare, permette nell’insieme di essere più consapevoli.

Esotericamente, accade che la personalità agisce con il “pilota automatico”, addensando sempre di più quel meccanismo per cui l’ego tende a prendere il sopravvento sull’Essere. Ovviamente, questa percezione esula dall’insieme di cui facciamo parte e ci allontana sempre più dalla Realtà reale, cristallizzando gli schemi (e i programmi mentali) che ci fanno percepire la virtualità come realtà oggettiva.

Energeticamente, sappiamo bene, anche grazie alle moderne scoperte della Fisica Quantistica, che dove va il pensiero, l’energia fluisce e crea! Più i miei pensieri sono negativi, orientati alla mia sfortuna, alla crisi e al lavoro che scarseggia, al politico che si fa le vacanze di lusso alla faccia del popolo che non ce la fa, ecc… più sto nutrendo di energia quella determinata situazione. Psicologicamente si creerà un circolo vizioso, per cui tali pensieri negativi diverranno l’unica realtà possibile, moltiplicando proprio quelle situazioni che confermano questo processo.

Può capitarci di vivere in contesti nei quali siamo sottoposti a forti pressioni e disequilibri, ambienti carichi di stress e negatività che agiscono come dei veri e propri virus, su tutti i fronti: mentale, emozionale e fisico. È altresì vero che più innalziamo il nostro livello energetico, più la realtà circostante reagisce alla nostra qualità vibrazionale. Non solo attraiamo nella nostra vita situazioni e persone affini a ciò che siamo, ma influiamo positivamente anche sull’ambiente che ci circonda, e sulle persone con cui ci relazioniamo.

 

fonte: http://curiosity2017.blogspot.it/2017/04/lamentele-chi-si-lamenta-sempre.html

Agghiacciante: Pesticidi neurotossici trovati nell’87% dei neonati…!

Pesticidi

 

 

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Agghiacciante: Pesticidi neurotossici trovati nell’87% dei neonati…!

 

Qualche settimana fa avevamo parlato di come la campagna #ipesticididentrodinoiattraverso un esperimento aveva dimostrato che basterebbero due settimane di una dieta con prodotti senza pesticidi per abbattere e in alcuni casi azzerare il contenuto di sostanze inquinanti.

Oggi l’esposizione a pesticidi, erbicidi e insetticidi è aumentata notevolmente o semplicemente se ne parla di più. Di certo è che dall’Unione europea non arrivano risposte rassicuranti, ricordiamo che neanche un mese fa i paesi hanno salvato l’erbicida Roundup della Monsanto che sta avvelenando il mondo.

Ma come dicevamo, non è solo il glifosato a preoccupare. Ad esempio il chlorpyrifossecondo alcuni ricercatori potrebbe alterare lo sviluppo del cervello e causare danni cerebrali, anomalie neurologiche, ridotto quoziente intellettivo e aggressività nei bambini. Negli adulti, invece, la sostanza chimica sarebbe collegata al morbo di Parkinson e al cancro del polmone.

Il clorpirifos viene usato dal lontano 1965 nelle colture di grano, mais, frutta e verdura, come mele, ciliegie, fragole, broccoli, cavolfiori e tanti altri. Tutti cibi che dai campi arrivano nel nostro organismo. Il pesticida è usato non solo in America ma anche in Europa con dei limiti sui residui. Secondo uno studio, l’87% dei neonati eredita il clorpirifos dal cordone ombelicale.

Nonostante ciò l’EPA che è l’agenzia per la protezione dell’ambiente negli Stati Uniti, non ha rimosso il pesticida dal mercato, esattamente come è successo in Europa per il glifosato. E anche in questo caso, migliaia di cittadini avevano firmato una petizione per eliminarlo dalle colture.

E anche qui, si parla di conflitti d’interesse e di studi non propriamente indipendenti, ma già nel lontano 2014 era stato sollevato il problema relativo al clorpirifos quando uno studio aveva dimostrato che le donne incinte esposte al clorpirifos durante il secondo trimestre avevano un rischio aumentato del 60% di dare alla luce un bambino autistico.

Un altro studio aveva misurato i livelli di clorpirifos nel plasma materno e il cordone ombelicale di donne e bambini che vivevano in una comunità agricola, rilevando che in alcuni casi nel sangue materno ce n’era fino al 70,5% e nel cordone ombelicale fino all’87,5%.

Come ridurre l’esposizione ai pesticidi? 

Come abbiamo detto più volte, i pesticidi vengono utilizzati nell’agricoltura intensiva per proteggere le coltivazioni dai parassiti, al fine di ottenere raccolti più abbondanti. La frutta e la verdura non vengono intaccate dai parassiti, ma su di esse permangono sostanze chimiche potenzialmente dannose per la salute. e diverse ricerche lo dimostrano.

Se da un lato è impossibile evitare l’esposizione esistono tuttavia degli accorgimenti che possiamo prendere nella vita di tutti i giorni per ridurre il contatto. Ecco alcuni suggerimenti:

  • Mangiare prodotti biologici e cibi fermentati
  • Lavare bene frutta e verdura prima di consumarla
  • Conoscere quali sono i vegetali più contaminati
  • Se si ha la possibilità coltivare il proprio orto
  • Togliersi le scarpe prima di entrare in casa per tenere lontani agenti nocivi

 Dominella Trunfio – GreenMe

Inceneritori: business e denaro per i politici -diossina e cancro per la gente!

 

Inceneritori

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Inceneritori: business e denaro per i politici -diossina e cancro per la gente!

Inceneritori: Sono i”termovalorizzatori” del cancro

Vivi nei pressi di “termovalorizzatori” o meglio inceneritori?Ecco tutte le bugie che ti dicono per non farlo apparire dannoso. Sono dei cancro-valorizzatori.

Chiamare “termovalorizzatori” gli inceneritori è un modo per farli percepire meno dannosi ai cittadini… l’unica cosa che valorizzano è il CANCRO e le DIOSSINE, visto che bruciando i rifiuti questi vengono immessi nell’aria sotto forma di “polveri sottili” dannosissime per la salute e cancerogene.   Ma come sappiamo intorno a questo business ci girano fior di miliardi, pertanto c’è chi li difende a spada tratta,come molti politici italiani e molte organizzazioni criminali…

 

Se tutti potessero vedere questo video scoppierebbe una rivoluzione domani mattina!
Vivi nei pressi di un inceneritore?Ecco cosa respiri,cosa mangi, a cosa sei soggetto ogni giorno insieme ai tuoi figli,ma soprattutto che fine farai…

guarda il video:

https://www.youtube.com/watch?time_continue=292&v=JDtpd4uP8BQ

Analizziamo di seguito le menzogne più gravi in materia di inceneritori, a cura di fiorigialli.it

Il termine “termovalorizzatore” è inappropriato e fuorviante tanto che anche la Comunità Europea è intervenuta sull’argomento diffidando le amministrazioni del nostro Paese a utilizzare una simile locuzione. Ben sanno a Bruxelles che in un inceneritore viene valorizzato ben poco … e tu?

I^ Bugia: dalla combustione dei rifiuti con gli inceneritori, si recupera energia elettrica. Smentita: Questi impianti hanno un rendimento energetico molto basso e di conseguenza anche il recupero di energia è molto basso. Ciò è dovuto al fatto che il combustibile (i rifiuti) utilizzato dagli inceneritori è molto eterogeneo e per mantenere elevata la temperatura del forno è necessario immettere del combustibile fossile. In Italia 52 inceneritori attivi producono solo lo 0,85% dell’energia immessa in rete (Fonte Enel). Troppo poco se si dovesse fare una seria analisi dei costi/benefici. Non dimentichiamo, per esempio, che il mancato recupero di materiale, l’elevato livello di inquinamento prodotto dalla combustione con relativi costi sanitari a carico della popolazione basterebbero per far precipitare in un profondo “rosso” la gestione economica di questi impianti. Caso unico in Europa i costi di produzione con questa tecnica sono mascherati dai forti stanziamenti pubblici e senza questi contributi (i CIP6… una vera manna) gli inceneritori diventerebbero subito “archeologia industriale”.

II^ Bugia: se non si utilizzano gli inceneritori occorre aprire nuove discariche.Smentita: posta in questi termini la questione, che ha un vago sapore ricattatorio, denota invece una notevole debolezza di pensiero perché non tiene in alcun conto che il riciclaggio è una realtà nota oramai da parecchi anni. E’ stato ampiamente dimostrato che i cittadini si sono fatti carico del problema passando in tempi rapidissimi da una raccolta pressoché indifferenziata ad un sistema porta-a-porta con risultati di eccellenza vicini al 75%. Adesso tocca ai politici-amministratori dar prova di essere all’altezza della situazione attuando dei piani di riciclo che possono raggiungere livelli attorno al 95% come dimostrato dal Comune di Ponte nelle Alpi. L’obiettivo finale è quello di raggiungere, nel volgere di pochi anni, il traguardo dei “Rifiuti Zero” che consentirebbe di eliminare le discariche se anche le industrie cominciassero a fare la propria parte progettando imballaggi e sistemi totalmente riciclabili.

III^ Bugia: gli inceneritori risolvono definitivamente il problema dei rifiuti togliendo dalla vista lo spettacolo indecoroso di materiali putrescenti.

Smentita: “Nulla si crea, Nulla si distrugge, Tutto si trasforma”. Anche i rifiuti non sfuggono a questa legge e quindi … si “trasformano” in qualcosa di molto inquietante. L’atmosfera viene usata come discarica a cielo aperto e grazie alle sue caratteristiche i fumi contaminanti (6300 mc/ton) si possono diffondere in un’area vastissima con buona pace di tutti coloro che abitando ad una certa distanza da questi impianti pensano di esserne risparmiati. Inoltre le ceneri della combustione, pari ad un terzo dei rifiuti in entrata, sono tossico nocive e devono essere poste in discariche speciali oppure inviate in appositi impianti di trattamento che in una infernale girandola di camion alla fine si ritroveranno sempre delle scorie pericolosissime da smaltire. Ne consegue che affermare pubblicamente che gli inceneritori eliminano le discariche è “millantato credito” (reato penale) perché è esattamente vero il contrario…

IV^ Bugia: siamo in emergenza: se non si fanno inceneritori le discariche si esauriranno nel giro di poco tempo.

Smentita: se emergenza c’è stata, c’è o ci sarà, è in buona parte dovuta a coloro che adesso vogliono gli inceneritori, che hanno visto e continuano a vedere nei rifiuti una ghiotta occasione di guadagno e di carriera. Guardando i telegiornali tutti hanno avuto modo di constatare che il fenomeno dell’emergenza si è verificato in zone geograficamente vessate dalla malavita e dal malgoverno. L’emergenza è quindi un chiaro segnale che indica la presenza di una infiltrazione criminale nel territorio. C’è un altro particolare non insignificante che denota la malafede di simili argomentazioni: per costruire un inceneritore ci vogliono diversi anni quindi non è di certo una soluzione indicata per risolvere emergenze a cui non si dovrebbe mai arrivare se viene subito adottata una corretta politica di gestione come già descritto.

V^ Bugia: Gli inceneritori di ultima generazione sono talmente sofisticati da non emettere sostanze tossiche. Infatti il monitoraggio all’uscita dal camino con le apparecchiature più sofisticate non rivela tali sostanze.Smentita: Questa è una favola bella e buona. Come già spiegato, con la combustione i rifiuti non svaniscono nel NULLA e materiali inerti, come la plastica, si trasformano in sostanze tossiche (es. diossina). Poiché non esistono filtri che possano fermare del tutto queste sostanze, una buona parte (non una piccola parte) viene immessa in atmosfera con buona pace di tutte le apparecchiature disponibili. Difatti se non vuoi rilevare una sostanza metti degli apparecchi di misurazione poco sofisticati e sensibili che non sono in grado di rilevare la presenza di sostanze pericolose all’uscita dai camini poiché sono diluite in enormi quantità di gas; se invece utilizzate le stesse apparecchiature poco sensibili a controllare l’accumulo di sostanze nocive nelle vicinanze degli inceneritori vi accorgerete che ne potrete rilevare la cospicua presenza. Ciò è risaputo da chi dovrebbe tutelare la salute della popolazione ed è stato confermato dai rilevamenti eseguiti dall’ARPAV a Pederobba (TV).

VI^ Bugia: i comitati ambientalisti terrorizzano i cittadini sulla questione degli inceneritori. Smentita: i comitati reputano di dover supplire a quanto non viene fatto dalle istituzioni per contrastare le informazioni inesatte e ambigue, se non mendaci, che riguardano gli inceneritori e su cui poggia l’incastellatura politica ed economica che sostiene la loro costruzione adducendo il pretesto dell’emergenza. I comitati reputano principalmente che il “Principio di Precauzione” sia un diritto irrinunciabile su questioni che riguardano la salute di centinaia di migliaia di persone … chi prenderà delle decisioni “irreversibili” quali l’incenerimento dovrà essere considerato come persona informata sui fatti e di conseguenza ne dovrà rispondere prima o poi.

VII^ Bugia: molto si sta facendo per il problema dei rifiuti, anche in termini di sensibilizzazione dell’opinione pubblica, al fine di minimizzare la quantità dei rifiuti e le dimensioni degli impianti di incenerimento.Smentita: il danaro pubblico viene stanziato per piani in cui la spesa più grossa è quella destinata all’incenerimento, una minore (spesa) alle tecniche di riciclaggio, ed una assolutamente nulla nelle tecniche di informazione e di produzione di beni durevoli, considerate, invece, primarie dalla Comunità Europea. Le cifre della bugia: ben l’80% della cifra stanziata è destinata agli inceneritori attraverso i contributi CIP6 e quant’altro … Solo il resto, considerato invece obiettivo primario dalla CE, è destinato alle tecniche di riduzione dei rifiuti da smaltire. NULLA è destinato alla ricerca medica in questo settore. NULLA è destinato ai piani di monitoraggio della salute dei cittadini posti nelle vicinanze degli inceneritori. NULLA è destinato all’istituzione di un fondo per le spese mediche eventualmente sostenute dai cittadini. I banchetti di informazione ed eventuali conferenze vengono realizzati esclusivamente su base VOLONTARIA e con esborsi quasi sempre personali.

VIII^ Bugia (molto grave): gli inceneritori non nuocciono alla salute. Smentita: è la principale menzogna che viene detta da cinquanta anni a questa parte quando si vuole costruire un inceneritore proponendolo come una novità tecnologica. Molte ricerche sull’impatto sanitario provocato dagli inceneritori sono state fatte anche in Italia. Nel 2006 il Notiziario della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale riportava: “Gli inceneritori producono ceneri e immettono nell’atmosfera milioni di metri cubi al giorno di fumi inquinanti, contenenti polveri costituite da nanoparticelle di metalli pesanti, idrocarburi policiclici, policloro-bifenili, benzene, diossine estremamente pericolose perché persistenti ed accumulabili negli organismi viventi”. Per questioni di spazio ne ho citato solo una ma una raccolta di dozzine di pubblicazioni, i cui titoli sono stati inviati ai Ministri dell’Ambiente e della Sanità, smentisce la più grossa e pericolosa bugia: quella che gli inceneritori sicuramente non fanno male. Problemi di respirazione, asma e cancro non sono certo resi minimi con la presenza di inceneritori. Questa bibliografia è a disposizione di tutti, sanitari, cittadini e politici.

IX^ Bugia: molti studiosi di prestigio sostengono che non esiste alcuna correlazione tra inceneritori e tumori.Smentita: attualmente gli studiosi favorevoli all’incenerimento traggono il vantaggio di occupare le posizioni di prestigio nei consigli di amministrazione di enti ed istituzioni che si occupano e controllano l’ambiente; per contro occorre far notare che chi è contrario senza ambiguità, non e’ mai presente in modo significativo in queste posizioni. I siti su cui costruire gli inceneritori sono i più dannosi per la salute. Infatti l’iter burocratico legato alle leggi attuali identifica i siti in aree senza interesse agro-silvo-pastorale, dove siano già presenti servizi (acqua, luce, gas, etc.) e viabilità, in zone industriali preferibilmente dismesse. Ciò corrisponde, nella maggior parte dei casi, nelle periferie delle città o nelle grandi cinture cittadine, in aree fortemente abitate ma soprattutto inquinate. E’ facile in questi casi addossare di volta in volta la colpa di emissioni nocive al traffico, al riscaldamento domestico e a fabbriche con forte impatto ambientale. I criteri di correttezza e trasparenza sono solo legati agli atti pubblici che , come abbiamo già visto non contemplano il principio di precauzione né tantomeno l’accumulo delle sostanze nocive nel terreno.
X^ Bugia: comunque in ogni momento la popolazione è invitata a controllare i progetti e verificare l’efficienza e la sicurezza degli impianti.

Smentita: Qui rasentiamo l’ipocrisia perché il controllo dei progetti, dell’efficienza e della sicurezza, è effettuato da istituzioni che non sono tenute in alcun caso a sottoporlo a chiunque ne faccia richiesta ed è dimostrato dal fatto che molti incidenti verificatesi hanno trovato impreparati perfino gli addetti ai lavori. E’ già molto difficile immaginare un cittadino che in una visita guidata possa porre delle domande pertinenti, figuriamoci lo stesso cittadino che si metta a controllare i progetti e verificare gli impianti. Poche persone accuratamente selezionate vi sono ammesse a queste visite. Tale tecnica di persuasione è oggetto di approfonditi studi di psicologia e scienze politiche ed è adottata comunemente al solo fine dell’approvazione burocratica degli impianti. Anche ammesso che fossero ritenuti pericolosi dalla popolazione durante il funzionamento, non esiste ALCUN strumento giuridico in grado di fermare un inceneritore neanche per pochi giorni. Ad hoc è stata approvata una legge che punisce coloro che denunciano la pericolosità addebitando loro tutti i costi di fermata dell’impianto. Quindi una volta innescato un inceneritore si è vincolati a non spegnerlo più dati gli enormi interessi in gioco. Ciò ci fa capire che il profitto fine a se stesso è di gran lunga più importante della salute dei cittadini. D’altronde questa è la tipica mentalità del capitalismo all’italiana che privatizza i profitti e socializza le perdite. Questo è il futuro che alcuni politici e patrioti nostrani immaginano per noi.

Chiamiamoli con il loro nome: INCENERITORI! 

Replica dell’articolo già proposto nel 2012.

tratto da: http://www.nocensura.com/2012/02/dossier-le-bugie-sui-termovalorizzatori.html

Inquinamento da antibiotici, il nuovo veleno dell’ambiente!

 

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Inquinamento da antibiotici, il nuovo veleno dell’ambiente!

Inquinamento da antibiotici, nuovo veleno dell’ambiente

L’Onu lancia l’allarme: “E’ una minaccia emergente per la salute”. E aumentano anche le evidenze scientifiche dei danni provocati dallo smog che uccide circa 6 milioni di persone ogni anno

L’INQUINAMENTO è un pericolo sempre più insidioso per la salute dell’uomo: non solo ci fa ammalare ma ci sta rendendo anche resistenti agli antibiotici. Più del previsto. A lanciare l’allarme è l’agenzia ambientale dell’Onu, l’Unep, che accende i riflettori sulla dispersione nell’ambiente di medicine e altre sostanze farmacologiche e chimiche usate prevalentemente negli allevamenti. E intanto da Londra arrivano nuove evidenze sui danni causati dallo smog alla salute.
In un dossier sulle frontiere dell’ambiente diffuso in occasione dell’assemblea a Nairobi, in Kenya, l’Unep definisce la resistenza agli antibiotici causata dall’inquinamento ambientale tra le maggiori minacce emergenti per la salute globale.

Gli esperti evidenziano che nell’ultimo secolo l’uso di antibiotici per curare gli uomini è cresciuto del 36%. Sempre più massiccio però è l’uso che se ne fa negli allevamenti, dove il documento prevede una crescita del 67% di utilizzo di antibiotici entro il 2030. Un trend molto pericoloso visto che i tre quarti degli antibiotici sfruttati tramite l’acquacoltura rischiano di finire dispersi nell’ambiente circostante.

Insomma l’inquinamento da antibiotici sta diventando il nuovo veleno dell’ambiente, sul quale non bisogna abbassare la guardia. Nel mondo, ricorda l’Unep, 700 mila persone muoiono ogni anno per infezioni resistenti agli antibiotici. Muoiono in pratica perché gli antibiotici disponibili diventano sempre meno efficaci contro agenti patogeni che si sono evoluti diventando più resistenti. Come se non bastasse le prospettive sono tutt’altro che incoraggianti. Stando alle stime dell’Organizzazione mondiale della sanità, nel 2050 senza un uso più accorto degli antibiotici le morti provocate da germi multi-resistenti potrebbero arrivare a 10 milioni, più che per i tumori.

L’inquinamento è uno dei killer emergenti dei tempi moderni: secondo un recente studio pubblicato su Lancet causa già una morte su 6 nel mondo provocando malattie tra le più disparate, da quelle cardiovascolari ai tumori. La parte del leone per ora la fa l’inquinamento atmosferico, che uccide circa 6 milioni e mezzo di persone ogni anno. E aumentano anche le evidenze scientifiche dei danni provocati dallo smog alla salute.

Un recente studio condotto a Londra su ultrasessantenni suggerisce che respirare aria inquinata, anche solo durante una passeggiata di un paio d’ore al giorno, annulla gli effetti positivi che l’esercizio fisico avrebbe avuto sull’organismo. Un’altra ricerca, sempre londinese, afferma che l’aria inquinata sta portando a un peso sempre minore dei bimbi alla nascita, elemento legato alla mortalità infantile e allo sviluppo di malattie negli anni successivi. Non solo. È emerso da altri studi che lo smog non ha effetti deleteri solo sui polmoni o sul sistema cardiovascolare, ma anche sul cervello, al punto che fino a un caso su dieci di Alzheimer potrebbe essere imputabile all’esposizione agli inquinanti.

 

Glifosato: non serve vivere vicino ai campi per essere contaminati

 

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Glifosato: non serve vivere vicino ai campi per essere contaminati

 

Uno studio indipendente trova consistenti tracce di glifosato in un campione di donne in gravidanza residenti a Roma.

Da quando L’Iarc (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) ha classificato il glifosato come «probabilmente cancerogeno» il dibattito sull’erbicida più utilizzato al mondo è salito a livello europeo dove l’autorizzazione al suo utilizzo è stata rinnovata a tutto il 2017.

Se ancora qualcuno di voi avesse dubbi sul fatto che non è più tollerabile continuare a subire l’avvelenamento di questa sostanza e ancora non avesse firmato Ice (Iniziativa dei cittadini europei) che ne chiede il bando dal territorio europeo (firmate qui per favore), vi riportiamo l’ennesimo studio che prova quanto possa essere dannoso per la nostra salute.

Ad aprile 2017 l’associazione A Sud e la rivista Il Salvagente hanno incaricato un laboratorio tedesco di eseguire analisi tossicologiche indipendenti su un campione di 14 donne incinte, scelte nel contesto urbano della città di Roma. I risultati dei test, effettuati dal BioCheck Lab di Lipsia, sono allarmanti: tutti e 14 i campioni di urine raccolti mostrano la presenza di glifosato, con un range che va dagli 0,43 ai 3,48 nanogrammi/ml. La sua presenza può essere causata da diversi fattori, primo tra tutti l’alimentazione. Il glifosato entra nell’organismo umano non solo mediante pane, pasta, farina e altri prodotti a base di farina ma anche attraverso carni e formaggi. Sappiamo tutti che l’85% dei mangimi utilizzati negli allevamenti sono costituiti da mais, soia, colza ogm brevettati proprio per essere resistenti al glifosato.

Quanto glifosato dovrebbe esserci nelle urine? La risposta a questa domanda è: zero.

Se è vero che non sono previsti livelli massimi di concentrazione nel corpo umano, è comunque inammissibile la presenza di questa sostanza chimica. Come conferma l’oncologa Patrizia Gentilini, membro del Comitato Scientifico dell’Isde (International Society of Doctors for the Environment), che ha commentato: «Il glifosato rinvenuto nelle urine delle donne che si sono sottoposte al test è in concentrazioni superiori al limite di quantificazione nel 100% dei casi». Gentilini spiega che in un’indagine dello stesso tipo effettuata in Germania dal 2001 al 2015 su un totale di 399 soggetti – maschi e femmine di età compresa tra i 20 e i 29 anni – il glifosato è stato trovato solo nel 32% delle analisi effettuate. «Occorre considerare – aggiunge Gentilini – che il valore massimo riscontrato tra le 14 donne in gravidanza esaminate a Roma è stato del 24% superiore al valore più alto trovato tra le analisi effettuate in Germania. Vi sono ragioni scientifiche perché il risultato dei test possa ritenersi un campanello di allarme».

Insomma, si può affermare che questa ricerca evidenzia il rischio concreto per la salute umana, riproduttiva e neonatale rappresentato dall’esposizione al glifosato. Perché? Oltre alla sua neurotossicità e alla connessione con diverse tipologie di cancro, l’erbicida è da considerarsi un interferente endocrino associato all’insorgenza di disturbi della crescita, aborti spontanei, anormalità dello sperma e diminuzione del numero degli spermatozoi. Vi serve altro?

Nel dubbio vi riportiamo un’altra ricerca. In uno studio indipendente ancora in corso, il dottor Paul Winchester sta dimostrando che le madri con alti livelli di glifosato nelle urine hanno una gravidanza più breve e i bambini un peso minore alla nascita, il che può comportare minori abilità cognitive nell’età dello sviluppo e più alti rischi di sindromi metaboliche. Dallo stesso studio emerge che le donne che vivono nelle zone rurali presentano un più alto contenuto di glifosato nelle urine rispetto alle donne residenti nelle aree urbane, suggerendo una maggiore esposizione legata alla prossimità dei campi coltivati.

Glyphosate  international

L’indagine condotta sulle donne romane, fa parte di un più ampio Dossier realizzato dalle Associazioni A Sud, Navdanya International e Cdca, dal titolo: Il Veleno è servito – glifosato e altri veleni dai campi alla tavola, che racconta storia, evoluzioni e rischi dell’utilizzo della chimica di sintesi in agricoltura, soffermandosi sugli studi scientifici pubblicati, sui profili normativi, sul conflitto di interessi che coinvolge le lobbies agrochimiche impegnate a ottenere normative più permissive. E ci fa una panoramica sugli effetti del glifosato nel resto del mondo.

Negli Stati Uniti, è stato trovato nelle urine del 93% dei consumatori sottoposti a indagine tossicologica durante un progetto avviato nel 2015 dall’Università di San Francisco – California (Ucsf).

L’Argentina rappresenta uno dei paesi maggiormente colpiti dagli effetti dell’agricoltura industriale: da quando nel 1996 il governo argentino spalancò le porte alla coltivazione transgenica della soia RoundUp Ready resistente al RoundUp (l’erbicida a base di glifosato) i casi di cancro e malformazioni alla nascita sono esplosi, come hanno anche dimostrato le immagini scattate dal fotografo Pablo Piovano.

In Colombia, il massiccio ricorso alla pratica delle fumigazioni aeree di glifosato per lo sradicamento dei campi illegali di coca (pratica sostenuta dal Plan Colombia approvato nel 2000 dagli Stati Uniti) ha portato all’inquinamento dei corsi d’acqua e dei terreni e allo sfollamento di migliaia di colombiani oltre naturalmente all’insorgere di gravi patologie epidermiche, oftalmiche, epatiche e oncologiche.

Esistono alternative al glifosato? Noi pensiamo di sì e che ne varrà la pena.

A cura di Maurizio Bongioanni
m.bongioanni@slowfood.it

 

tratto Da: http://www.slowfood.it/roma-glifosato-nelle-urine-concentrazioni-superiori-al-limite-quantificazione-nel-100-dei-casi-analizzati/

 

 

Alimentazione – Ecco le combinazioni che curano corpo e mente

 

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Alimentazione – Ecco le combinazioni che curano corpo e mente

Alcuni ingredienti naturali che usiamo ogni giorno in cucina, oltre ad essere nutrienti, hanno proprietà terapeutiche molto potenti. Di seguito ti suggeriamo alcune combinazioni tra ingredienti naturali che possono avere grandiosi benefici per la nostra salute.

Acqua e miele. Facendo sciogliere un cucchiaino di miele in un bicchiere d’acqua tiepida è possibile ottenere un ottimo rimedio dimagrante. Inoltre, il miele è utile per abbassare il colesterolo e, grazie alle sue proprietà antibatteriche e antibiotiche, rinforza il sistema immunitario facendoci ammalare di meno.

Zenzero e cannella. Un infuso a base di questi due ingredienti naturali può avere numerosi benefici per la salute: riscalda il corpo, favorisce la disintossicazione del fegato, previene la formazione di calcoli biliari, migliora la digestione e aiuta a curare raffreddore e influenza.

Acqua e limone. Bere ogni mattina un bicchiere d’acqua tiepida nel quale diluire il succo di mezzo limone è un’abitudine che può rivoluzionare la nostra salute: disintossica l’organismo, favorisce la digestione, equilibra i livelli di pH, depura la pelle e dà energia.

Curcuma e zenzero. Si tratta di un infuso molto potente: protegge il fegato, è un ottimo tonico, allevia raffreddore e influenza e rinforza il sistema immunitario.

Bicarbonato di sodio e limone. Si prepara versando mezzo cucchiaino di bicarbonato nel succo di un limone, ed è utile per alcalinizzare il corpo, favorire la digestione, depurare l’organismo e aumentare le difese.

Miele e aceto di mele. Sono entrambi ingredienti ricchissimi di benefici, ma questa combinazione è particolarmente utile per alleviare le irritazioni e le infiammazioni, mentre se applicato sui capelli può eliminare la forfora in pochissimi giorni.

tratto da RimedioNaturale

Ecco cosa sta facendo lo smartphone al tuo cervello

 

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Ecco cosa sta facendo lo smartphone al tuo cervello

Lo sconvolgente risultato di uno studio sulla dipendenza da smartphone e Internet.

Anche se la maggior parte di voi probabilmente ammetterà che non si può vivere senza il proprio smartphone, non è molto chiaro se rappresenti una dipendenza genuina o meno. La ricerca spera di determinarlo una volta per tutte, ma per ora è qualcosa che può almeno essere descritto come problematico. In ogni caso, una nuova ricerca condotta dalla Korea University di Seoul suggerisce che una dipendenza o un’eccessiva dipendenza dalla tecnologia sta creando uno “squilibrio” nella chimica cerebrale degli adolescenti. Questo piccolo studio ha esaminato il cervello di 38 adolescenti, sia maschi che femmine.

I partecipanti sono stati interrogati su quanto fossero dipendenti.

La metà dei soggetti era perfettamente sana, mentre si diceva che gli altri fossero affetti da dipendenza da smartphone e Internet.

I sintomi non sono concreti al momento, ma si pensa che includano l’incapacità di resistere all’impulso di usare uno smartphone, irritabilità quando non è permesso l’uso, tempi di utilizzo eccessivamente prolungati influiscono negativamente sul lavoro, sulle abilità sociali, ed anche sulla salute.

Chi otteneva punteggi di dipendenza più alti aveva anche molte più probabilità diessere depresso, ansioso e impulsivo. Alcuni dei peggiori colpiti sono stati sottoposti a 9 settimane di terapia cognitiva comportamentale per cercare di svezzarli dagli smartphone.

Utilizzando la spettroscopia a risonanza magnetica – una forma di risonanza magnetica (MRI) che esamina la composizione chimica di parti del cervello – il team di neuroradiologi ha esaminato i soggetti prima e dopo che la loro terapia comportamentale fosse completa.

 GABA e Glx

Sono stati esaminati due composti: l’acido gamma-aminobutirrico (GABA) e il glutammato-glutammina (Glx). Il primo è un neurotrasmettitore che inibisce i segnali tra i neuroni, mentre il secondo innesca l’eccitazione elettrica nei neuroni. Sono, grosso modo, rivali chimici. Gli effetti inibitori di GABA sono, tra le altre cose, pensati per aiutare una persona a controllare gli impulsi di paura o ansia quando i neuroni sono sovraeccitati. Troppo GABA, tuttavia, può causare ansia, insonnia e sfinimento.

Il team ha scoperto che c’era molto più GABA rispetto a Glx nel cervello di quelli fortemente dipendenti dagli smartphone, in particolare nella corteccia cingolata anteriore, un segmento che si occupa del controllo degli impulsi, emozione e attenzione. Più alto è il rapporto, più dipendente da Internet e dagli smartphone sembra essere il soggetto.

La correlazione non è casualità

La correlazione non è causalità e non si può affermare che questo studio si sia concentrato su una popolazione piccola.

“Mentre abbiamo chiaramente dimostrato che l’uso problematico del telefono #cellulare è un problema emergente strettamente legato allo sviluppo tecnologico, c’è una mancanza di coerenza ed uniformità nei criteri per studiarlo che richiede cautela nell’accettare molte delle conclusioni indicate” ha dichiarato uno dei ricercatori.

fonte: http://it.blastingnews.com/cronaca/2017/12/ecco-cosa-sta-facendo-lo-smartphone-al-tuo-cervello-002213973.html?sbdht=_21ozE01rcAcgDuZ2sJph8opqgVmpcEHuO7AsKdSAGsq06JVA5CMTABRt9Qe9qxFi

Sanità – liste d’attesa. I cittadini costretti a scegliere tra il non curarsi e il pagare!

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Sanità – liste d’attesa. I cittadini costretti a scegliere tra il non curarsi e il pagare!

La sanità pubblica italiana versa in uno stato di costante emergenza da ormai molti anni. I cittadini di ogni regione lamentano problemi di diversa natura, primo fra tutti la lunghezza delle liste di attesa anche per esami piuttosto semplici. Si tratta di un problema trasversale che interessa tutto lo stivale dal Nord al Sud. Una situazione gravissima ed inammissibile.

La conseguenza è mettere il cittadino con le spalle al muro costringendolo a scegliere tra il non curarsi e pagare!

Continua a crescere infatti la spesa sanitaria privata in capo alle famiglie, pari a 33,9 miliardi di euro nel 2016 (+1,9% rispetto al 2012).

Intanto, come emerge dal Rapporto 2017 del Censis sulla situazione sociale del Paese, si gonfiano le liste d’attesa nel pubblico.

Nel 2014-2017 si allunga di 60 giorni l’attesa per una mammografia, di otto quella per una visita cardiologica, di sei per colonscopia e risonanza magnetica.

Un’altra disfunzione in evidente peggioramento è la territorialità della qualità dell’offerta. Per il 30,5% degli italiani, (quota che sale nel Sud al 38,1% e al Centro al 32,6%) la qualità del Servizio Sanitario è peggiorata.

Insomma o aspettare o pagare. Ma per chi ci governa la priorità è la guerra alle Fake News!

By Eles