Ignobile – L’associazione produttori europei presentata reclamo contro la decisione Italiana dell’indicazione in etichetta dell’origine di grano, riso e pomodoro. Vogliono essere liberi di rifilarci qualunque porcheria a nostra insaputa!

 

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Ignobile – L’associazione produttori europei presentata reclamo contro la decisione Italiana dell’indicazione in etichetta dell’origine di grano, riso e pomodoro. Vogliono essere liberi di rifilarci qualunque porcheria a nostra insaputa!

 

Pasta: contro l’indicazione di origine le aziende (sconfitte in Italia) pressano la Ue

A testa bassa contro i consumatori: FoodDrinkEurope l’associazione dei produttori alimentari europei ha presentato un reclamo formale prima di Natale a Bruxelles contro la decisione dell’Italia di introdurre in etichetta l‘indicazione d’origine del grano della pasta, del riso e del pomodoro nei prodotti derivati. Un tentativo estremo per impedire etichette sempre più trasparenti che è solo l’ultimo in ordine di tempo: già in Italia, Aidepi, l’associazione dei pastai di Confindustria, ha provato a bloccare il decreto del ministro Martina sull’indicazione di origine del grano nella pasta ma è stato respinto dal Tar del Lazio.

Big Food contro le etichette trasparenti

Il tempismo della lobby europea del Big Food non è casuale. Il 17 febbraio prossimo potremo conoscereda dove proviene il grano o la semola con i quali sono stati prodotti gli spaghetti che portiamo nel piatto. Un mese dopo toccherà al riso: sulle confezioni scatterà l’obbligo di indicare l’origine dei chicci. Tempi un po’ più lunghi ma analoghe informazioni dovranno essere riportate sui prodotti derivati del pomodoro (sughi e concentrati) come già avviene per le passate. Si tratta di informazioni importanti per il consumatore che, come quella dell’indicazione dello stabilimento di produzione reintrodotta nel nostro paese dopo il “niet” dell’Europa e molto importante in caso di ritiri e allerta alimentari, il governo italiano ha deciso di adottare incontrando il favore dei consumatori e le proteste dei produttori.

Quando il governo canadese provò a “nascondere” il glifosato

Sull’indicazione di origine del grano sui pacchi di pasta si è scatenato una vera e propria guerra che ha visto scendere in campo addirittura il governo canadese che a luglio ha protestato con l’Italia di fronte alla possibilità che i consumatori del Belpaese sappiano che i loro spaghetti vengano prodotti con il grano canedese fortemente trattato con il glifosato.

Coldiretti: “Il 96% dei consumatori vogliono l’origine degli alimenti

Dopo il sogno infranto di Aidepi di bloccare il decreto Martina nel novembre scorso, Big Food alza il tiro e prova, in un modo abbastanza grossolano, ad alzare la voce con la Commissione Juncker contro l’Italia. “Il reclamo dell’organizzazione dell’industria alimentare europea – ha attaccato Coldiretti – va contro l’interesse del 96% dei consumatori che chiedono venga scritta sull’etichetta in modo chiaro e leggibile l’origine degli alimenti. Non si può impedire ai consumatori di conoscere la verità privandoli di informazioni importanti come quella di sapere se nella pasta che si sta acquistando è presente o meno grano canadese trattato in preraccolta con il glifosate proibito in preraccolta sul grano italiano o se il riso viene dai campi della Birmania sequestrati alla minoranza Rohingya contro la quale è in atto una pulizia etnica o ancora se il concentrato di pomodoro proviene dalla Cina, ai vertici mondiali per l’insicurezza alimentare”.

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/12/28/pasta-contro-lindicazione-di-origine-le-aziende-sconfitte-in-italia-pressano-la-ue/29827/

Fino a ieri negavano la presenza del glifosato. Poi rifiutavano i controlli. Ora che sono stati smentiti, ci vengono a raccontare che la pasta al glifosato non fa male. Ma per favore!

 

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Fino a ieri negavano la presenza del glifosato. Poi rifiutavano i controlli. Ora che sono stati smentiti, ci vengono a raccontare che la pasta al glifosato non fa male. Ma per favore!

 

Da I Nuovi Vestri: Adesso ci vengono a dire che la pasta al glifosato non fa male. Ma per favore!

Matrix – la trasmissione televisiva del gruppo Mediaset (leggere Berlusconi) – accende i riflettori sul grano duro e sulla pasta. Invita, guarda caso, solo chi sostiene che il glifosato non è un problema per la nostra salute. E gli scienziati che sostengono cose diverse? E le analisi sulla pasta industriale italiana e sulle semole? E il ruolo di GranoSalus? Mah 

Debbono essere messe proprio male le grandi industrie della pasta italiane. Altrimenti non si spiegherebbero tante cose. Come il proliferare di trasmissioni televisive nelle quali, direttamente o indirettamente, cercano disperatamente di promuovere il proprio prodotto. Per non parlare dei prezzi della pasta industriale italiana, in vertiginosa discesa. In questo clima non ci stupisce che una trasmissione come Matrix, in onda in una delle Tv del gruppo Mediaset, si occupi del grano duro e della pasta, invitando tanti interlocutori ad eccezione di chi, in questi anni, ha condotto la battaglia per un grano duro privo di contaminanti: e cioè i rappresentanti di GranoSalus e, perché no?, de I Nuovi Vespri.

Questa è la prima, grande anomalia della trasmissione (in calce a questo articolo trovate il link della puntata di Matrix dedicata alla pasta e al grano duro) condotta da Nicola Porro. Vabbé, lasciamo perdere I Nuovi Vespri, che magari sembra che ci vogliamo auto-incensare. Ma un rappresentante di GranoSalus andava invitato, no? Invece nulla.

C’era il presidente nazionale di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti. C’era Mario Piccialuti, direttore dell’Aidepi, l’Associazione delle industrie del dolce e della pasta italiane. Poi una donna e un uomo di scienza: Elena Cattaneoe Luca Piretta.

Per tutt’e quattro gli ospiti della trasmissione il glifosato presente nel grano duro di provenienza canadese e, di conseguenza, nella pasta industriale prodotta con questo grano duro canadese non è un problema.

Il glifosato – i tanti lettori che ci seguono lo sanno – è un diserbante che, nelle aree fredde e umide del Canada, viene usato impropriamente non per far seccare le malerbe, ma per fare maturare il grano duro.

Il contraltare a questi signori era rappresentato da alcune posizioni assunte dalla Coldiretti. Dimenticando che non è stata certo la Coldiretti a sollevare la questione del grano duro, ma GranoSalus.

La tesi degli ospiti della puntata di Matrix è che il glifosato contenuto nella pasta industriale prodotta con il grano duro canadese non fa male alla salute. Questo perché ne conterrebbe quantitativi così modesti da non arrecare danni all’organismo umano.

A noi questa tesi non convince affatto. Infatti, nel simposio internazionale sul grano duro che si è tenuto nelle scorse settimane a Matera, è stato affermato l’esatto contrario. E ad affermarlo è stata una scienziata indipendente: Fiorella Belpoggi, Direttore del ‘Centro Ricerca Tumori Ramazzini’ di Bologna.

Dagli studi effettuati da questa ricercatrice indipendente è emerso che il glifosato, ingerito anche in piccole dosi, provoca “Ritardi nello sviluppo sessuale delle femmine, frammentazione del DNA dei cromosomi nelle femmine e nei maschi, alterazione della flora batterica intestinale nel primo periodo della vita, cioè dalla nascita fino al primo sviluppo sessuale”.

Poco convincete anche la tesi che giustifica la presenza del grano duro canadese in Italia. Il nostro Paese – è stato ribadito nel corso della trasmissione – non produce più di 4 milioni e mezzo di tonnellate di grano duro. Siccome all’industria della pasta ne servono 6 milioni di tonnellate, ecco che bisogna importarne 1 milione e mezzo di quintali, magari dal Canada.

In realtà, la spiegazione fornita nel corso della trasmissione, lo ribadiamo, non è affatto convincente. Non è stato detto, ad esempio, che, negli ultimi anni, 600 mila ettari di seminativi del Sud Italia (cioè di terreni che potrebbero essere coltivati a grano duro) sono stati abbandonati.

E sapete perché gli agricoltori del Mezzogiorno d’Italia non coltivano più questi terreni? Perché la speculazione internazionale e nazionale fa in modo che il prezzo del grano duro del Sud Italia si mantenga basso, così da convincere gli agricoltori del Meridione d’Italia ad abbandonare questa coltura.

L’esempio l’abbiamo sotto gli occhi dal luglio di quest’anno. Ebbene, anche quest’anno il prezzo del grano duro del Sud Italia non è andato oltre i 20 euro al quintale. Un prezzo irrisorio se si pensa che il grano duro del Mezzogiorno d’Italia, sotto il profilo della qualità, è uno dei migliori del mondo.

Un semplice raffronto rende chiara la truffa perpetrata ai danni degli produttori di grano duro del Sud Italia. Il Desert Durum – la varietà di grano duro che si coltiva in Arizona e in California, che ha una qualità uguale, se non leggermente inferiore, al grano duro del Sud Italia, si commercializza a 40-45 dollari al quintale.

Perché questa differenza di prezzo così marcata tra le varietà di grano duro del Sud Italia e il Desert Durum, visto che la qualità è la stessa? Semplice: perché il prezzo del grano duro americano viene sostenuto dal mercato di Chicago (il più importante mercato del grano del mondo). Mentre il prezzo del grano duro del Sud Italia viene affossato dal mercato internazionale e anche a livello locale.

Non è un caso se i parlamentari nazionali del Movimento 5 Stelle – su input di GranoSalus – siano riusciti a far approvare una legge per istituire la CUN, la Commissione Unica nazionale, che dovrebbe controllare il volume degli scambi e, di conseguenza, l’andamento dei prezzi del grano duro in Italia.

Da quando GranoSalus e I Nuovi Vespri hanno iniziato a condurre la battaglia per fare chiarezza sul grano duro, tantissimi consumatori preferiscono acquistare pasta, semola, pane e via continuando prodotti con grano duro del Mezzogiorno d’Italia.

La cosa strana è che la domanda di grano duro del Sud Italia è in continua crescita, mentre il prezzo di tale prodotto, a parità di offerta, rimane invariato e, in certi casi, si abbassa. Il prezzo, in questi casi, dovrebbe crescere, non restare basso e, addirittura!, decrescere!

Per fugare questi dubbi basterebbe applicare la legge nazionale e far funzionare la CUN. Ma né il Governo Renzi, né il Governo Gentiloni, fino ad oggi, hanno applicato la legge che ha istituito la CUN.

L’80% del grano duro italiano si produce nel Sud Italia. Come può una trasmissione televisiva che accende i riflettori sul grano duro e sulla pasta non affrontare questo argomento?

Altra domanda: quali sono le reali ragioni per le quali il grano duro canadese deve arrivare in Italia? Sono essenzialmente due.

La prima è legata al CETA, il trattato internazionale che le multinazionali hanno imposto all’Unione Europea. In base a tale trattato, le multinazionali vanno a gestire affari in Canada; in cambio, però, i canadesi debbono ‘sbolognare’ agli ignari consumatori europei circa 4 milioni di tonnellate di grano duro.

Dopo quello che sta venendo fuori su una parte della produzione del grano duro canadese è diventato difficile, per il Canada, collocare questo prodotto. Con il CETA i canadesi hanno risolto il problema!

Questo spiega il perché, nelle scorse settimane, l’Unione Europea ha prorogato, per altri cinque anni, l’uso del glifosato in Europa. Se la UE avesse bloccato l’uso del glifosato avrebbe, automaticamente, bloccato il CETA: perché, come già accennato, è il CETA che consente al Canada di esportare in Europa il proprio grano duro!

Tutto si tiene nel mondo degli affari: Canada, CETA, grano duro canadese, Tv e industriali della pasta.

Sì, anche loro, gli industriali della pasta. Che con il grano duro canadese – che contiene un alto tenore di glutine – risparmiano un sacco di soldi nel processo di produzione della pasta. Perché la pasta che contiene tante proteine (cioè tanto glutine) essicca in minor tempo.

Sapete cosa si sono inventati i signori dell’Unione Europea dell’euro – quelli che si spacciano per rappresentanti dell’ “Europa dei popoli” – per fare arrivare il grano duro canadese in Italia? Pagano i produttori di grano duro del Sud Italia per non fargli coltivare i propri terreni.

L’Unione Europea, che dovrebbe tutelare la propria agricoltura, ammazza la produzione di grano duro con una sorta di lenta eutanasia. Questa strategia della UE, insieme con le speculazioni al ribasso sul grano duro, hanno provocato l’abbandono di 600 mila ettari di seminativi. 

Mettendo a coltura i 600 mila ettari di seminativi del Sud Italia oggi abbandonati, l’Italia non avrebbe più motivo di importare grano duro canadese. Ma l’Unione Europea vuole l’esatto contrario!

Insomma, con il grano duro canadese ci guadagnano in tanti: ci guadagnano le multinazionali, che vanno a ‘chiudere’ affari in Canada; ci guadagna il Canada; ci guadagnano gli industriali della pasta italiani.

Gli unici a non guadagnarci sono i consumatori. Non solo i consumatori italiani, perché com’è stato ricordato nella puntata di Matrix, il 55% della pasta industriale italiana viene esportata all’estero.

Ma siccome l’informazione sulla rete non è controllabile, i consumatori cominciano a capire. E a orientarsi. E a chiedere la pasta e il pane buono, che è prodotto con il grano duro del Sud Italia che non contiene né glifosato né micotossine DON.

Perché i problemi provocati dal grano duro canadese non riguardano solo il glifosato, ma anche le micotossine DON.

Ultimo appunto: si può organizzare una trasmissione Tv sul grano duro e non parlare della analisi disposte su otto le più importanti marche italiane di pasta?

Si può parlare del grano duro e della pasta e non parlare del fatto che il Tribunale di Roma, per ben due volte, ha dato ragione a chi ha promosso le analisi sulla pasta industriale?

QUI LA TRASMISSIONE DI MATRIX SUL GRANO DURO E SULLA PASTA

 

 

fonte: http://www.inuovivespri.it/2017/12/16/adesso-ci-vengono-a-dire-che-la-pasta-al-glifosato-non-fa-male-ma-per-favore/#_

GranoSalus dopo la pasta fa analizzare le semole: ecco quelle che contengono glifosato e quelle che non ne contengono

 

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GranoSalus dopo la pasta fa analizzare le semole: ecco quelle che contengono glifosato e quelle che non ne contengono

 

Le analisi sulle semole: ecco quelle che contengono glifosato e quelle che non ne contengono

Dopo le analisi su otto marche di pasta industriale prodotte in Italia, GranoSalus e I Nuovi Vespri – che ormai da qualche tempo operano insieme – propongono oggi ai propri lettori e, in generale, ai consumatori, i risultati delle analisi su venti marche di semola rimacinata di grano duro. Le analisi riguardano la presenza o l’assenza di un solo contaminante: il glifosato, il diserbante del quale si parla molto in questi giorni, se è vero che la UE deve decidere se prorogarne l’uso o bandirlo dalla farmacopea agricola europea 

Dopo le analisi su otto marche di pasta industriale prodotta in ItaliaGranoSalus e I Nuovi Vespri (che da qualche tempo operano insieme) hanno promosso le analisi per verificare la presenza o l’assenza di glifosato in venti marche di semola rimacinata di grano duro prodotta nel nostro Paese. Parliamo di un alimento molto presente sulle nostre tavole, perché con queste semole si preparano il pane, le pizze. le focacce e, in generale, i prodotti da forno. Da qui l’importanza di informare i consumatori.

In questa prima fase le analisi promosse hanno verificato la presenza o l’assenza di glifosato, il diserbante per il quale l’Unione Europea ha momentaneamente, mettiamola così, sospeso il giudizio. Il glifosato, com’è noto, è prodotto da una multinazionale americana – la Monsanto – che circa un anno fa si è fusa con la Bayer.

In questi giorni i Paesi che fanno parte dell’Unione Europea debbono decidere se prorogare per altri dieci o cinque anni la possibilità di utilizzare questo diserbante, o se bandirlo definitivamente dalla farmacopea agricola europea. In questo momento il giudizio è sospeso. I giudizi dei Paesi che fanno parte dell’Unione sono contrastanti: Italia e Francia, ad esempio, si sono pronunciati per bandire il glifosato dall’agricoltura europea; mentre Spagna e Regno Unito vorrebbero continuare ad utilizzarlo (la Germania si è astenuta).

Ma il tema che trattiamo oggi non riguarda tanto se continuare o no ad utilizzare il glifosato: oggi I Nuovi Vespri e GranoSalus informano i propri lettori e, in generale, i cittadini sulle analisi relative a venti marche di semola rimacinata di grano duro. Analisi, lo ribadiamo, che in questa fase riguardano solo la presenza o l’assenza di glifosato.

“Il nuovo test di GranoSalus, condotto da un primario laboratorio accreditato su 20 campioni di semole rimacinate di grano duro, contrassegnati da lotti – leggiamo nel sito di GranoSalus – rivela la presenza di residui di glifosato, un erbicida che è tuttora al centro di un dibattito scientifico sulla sua tossicità. Anche se dal test i residui sono in tutti i casi fortunatamente nei limiti di legge, occorre che l’Europa dica chiaramente se questa sostanza fa male oppure no senza mercanteggiare proroghe che quasi tutti i consumatori europei non vogliono”.

Cominciamo con le 14 marche di semola rimacinata di grano duro che contengono tracce di glifosato.

La semola Progeo Tre Grazie presenta 0,184 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

La semola Eurospin Tre Mulini presenta 0,167 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

La semola De Cecco presenta 0,152 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

La semola Divella presenta 0,143 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

La semola La Molisana presenta 0,142 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

La semola Granoro presenta 0,123 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

La semola Casillo presenta 0,112 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

La semola Casillo 100% grano italiano presenta 0,017 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

La semola Molino Martinucci presenta 0,104 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

La semola Semolificio Loiudice presenta 0,098 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

La semola Molino Mininni presenta 0,092 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

La semola Garofalo presenta 0,089 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

La semola Molino Flli Dell’Acqua presenta 0,075 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

La semola Despar presenta 0,029 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

Queste quattordici marche di semola presentano tracce di glifosato tracce di glifosato entro i limiti stabiliti dall’Unione Europea.

Detto questo, i consumatori italiani, visto che nel Sud Italia si produce grano duro privo di glifosato, possono utilizzare semole rimacinate di grano duro prive di glifosato. GranoSalus e I Nuovi Vespri, grazie alle analisi, hanno appurato che le seguenti sei marche di semola rimacinata di grano duro non contengono tracce di glifosato. Sono:

semola di rimacinato Auchan

semola di rimacinato Coop Viviverde Bio Cappelli

semola di rimacinato Molino Careccia (sede a Stigliano, Matera)

semola di rimacinato Molino Rossetto Cappelli (sede a Padova)

semola di rimacinato Molino Francesco Di Melfi

semole di rimacinato Eocene srl Tumminia (Salemi, Trapani).

Che dire? Rispetto alla pasta, “la quantità di glifosato riscontrata nelle stesse marche di semola risulta più alta. Dunque, Il fenomeno della contaminazione non migliora, ma peggiora”.

Non sta a noi stabilire il perché, in quattordici marche di semola rimacinata di grano duro sono presenti tracce di glifosato. Il dato è che le tracce di questo diserbante ci sono, pur entro i limiti – lo ribadiamo ancora una volta – previsti dalla legislazione europea.

E siccome noi siamo del Sud, viviamo nel Mezzogiorno d’Italia – dove, lo ribadiamo, il grano duro, per maturare, non ha certo bisogno del glifosato (UTILIZZATO INVECE NELLE AREE FREDDE E UMIDE DEL CANADA PER FAR MATURARE ARTIFICIALMENTE IL GRANO DURO COLTIVATO DA QUELLE PARTI) – non possiamo fare a meno di restare un po’ stupiti dall’aver riscontrato la presenza di tracce di glifosato in quattro marche di semole prodotte nel Meridione d’Italia: il riferimento è alla semola del Molino Martinucci, del Semolificio Loiudice e del Molino Mininni, tutt’e tre di Altamura, in Puglia. Lo stesso discorso vale per il Molino Flli dell’Acqua di Matera.

Leggiamo sempre sul sito di GranoSalus:

“Si conferma una presenza diffusa dell’ erbicida nelle semole prodotte dai
molini pugliesi e non solo. Tra questi, come sopra accennato, il marchio Casillo, leader nel mercato delle semole di grano duro nonché principale importatore di grano estero, pur riportando sulla confezione la dicitura “100% grano italiano”, presenta residui di glifosato. Eppure siamo di fronte ad un prodotto su cui è garantita la “rintracciabilità” del grano ed il grano è detto italiano. Da qui sorge un’ulteriore domanda: un ente di certificazione come CSQA in presenza di un divieto d’uso del glifosato sul grano, è tenuto a controllare attentamente il rispetto della norma ed anche l’assenza del glifosato nelle semole?”.

“Avevamo visto giusto con le precedenti analisi – prosegue la nota di GranoSalous – sebbene le industrie della pasta ci abbiano portato in Tribunale dove i ricorsi contro GranoSalus e I Nuovi Vespri sono stati tutti rigettati”.

Il sito di GranoSalus solleva anche un dubbio:

“Dunque, i residui di Glifosate (o glifosato) sia nelle semole De Cecco, Divella, Garofalo, La Molisana, Granoro, che presentano livelli più alti rispetto a quelli della pasta, sia nelle semole Progeo, Eurospin, Despar, Casillo, Martimucci, Loiudice, Mininni e F.lli Dell’Acqua, potrebbero indurre a sospettare che vi sia stata un’attività di miscelazione tra grani esteri e grani nazionali”.

Anche se “occorrerebbe però considerare che ci sono dei divieti. Il primo divieto è quello previsto dal regolamento di esecuzione (UE) 2016/1313 della Commissione del 1° agosto 2016, che ha modificato il regolamento di esecuzione (UE) n. 540/2011, e dal Decreto del Ministero della Salute entrato in vigore il 7 ottobre 2016, che presupporrebbe una tacita abrogazione dei limiti previsti dal regolamento comunitario n° 293 del 2013. Sicché anche piccole tracce di glifosato sotto i limiti di legge – rinvenibili nel grano e di conseguenza nella semola – potrebbero indurre a sospettare attività di miscelazione vietata”.

Quindi le conclusioni:

“Da oggi i consumatori hanno qualche risposta in più che evidenzia come sia possibile produrre cibi sani senza contaminanti. E alcune catene della grande distribuzione cominciano a dimostrare sensibilità al tema dei contaminanti”.

 

fonte: http://www.inuovivespri.it/2017/10/28/le-analisi-sulle-semole-ecco-quelle-che-contengono-glifosato-e-quelle-che-non-ne-contengono/

Made in Italy. La guerra della pasta arriva al Tar: l’industria italiana respinge l’obbligo di indicare da dove viene il grano. Difende il suo sacrosanto diritto di farci mangiare qualunque porcheria a nostra insaputa!

 

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Made in Italy. La guerra della pasta arriva al Tar: l’industria italiana respinge l’obbligo di indicare da dove viene il grano. Difende il suo sacrosanto diritto di farci mangiare qualunque porcheria a nostra insaputa!

Scrive L’Avvenire:
Made in Italy. La guerra della pasta arriva al Tar

L’industria italiana respinge l’obbligo di indicare da dove viene il grano

Dieci giorni fa Aidepi, l’Associazione delle Industrie del dolce e della pasta italiane, ha presentato ricorso al Tar del Lazio contro la cosiddetta ‘etichetta Made in Italy’, che obbliga a indicare l’origine del grano duro sulle confezioni di pasta che troviamo sugli scaffali. Il provvedimento, oggetto di un decreto del Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, entrerà in vigore il prossimo febbraio, obbligando i produttori a trasmettere in etichetta il o i Paesi in cui è stato coltivato il grano e dove sono state ottenute le semole (se siano Ue, non Ue, Ue e non Ue). Ma i pastai non ci stanno e sono compatti nell’esprimere il proprio dissenso, mai celato nemmeno in questi mesi di discussione sul tema. Oltre al ricorso al Tar, hanno fatto anche una segnalazione alla Commissione europea, attraverso una lettera che sottopone all’attenzione di Bruxelles la questione.

«Il decreto è fatto male – tuona Riccardo Felicetti, presidente dei pastai di Aidepi – non informa correttamente il consumatore, rischia di far credere che ciò che conta per una pasta di qualità è l’origine del grano». E poi «riduce la nostra competitività all’estero perché introduce un obbligo che comporta costi aggiuntivi solo per noi e non per i nostri concorrenti». Oggi l’export di pasta pesa circa il 50% sul fatturato di questo prodotto, ma secondo stime di Aidepi con la nuova etichetta verrebbe perso il 5-7% annuo delle quote di mercato. È dunque contrapposizione netta al governo. «Il rischio – ha spiegato ieri Paolo Barilla, vicepresidente della Barilla e presidente della International pasta organisation – è che sulla spinta del decreto in Italia si semini più grano, ma non è detto che si semini grano di alta qualità, perché ci vuole qualche anno per migliorare la varietà e fare un lavoro più completo».

Arriva anche la replica della Coldiretti, da sempre schierata a favore delle etichette da apporre alle confezioni: quella di avversare il decreto sarebbe «una decisione che va contro gli interessi dell’81% dei consumatori che chiedono che venga indicata in etichetta l’origine del grano utilizzato nella pasta secondo la consultazione pubblica online sull’etichettatura dei prodotti agroalimentari condotta dal Ministero delle Politiche agricole – puntualizza il presidente Roberto Moncalvo – ancora una volta la rappresentanza industriale dei pastai preferisce agire nell’ambiguità contro gli interessi dell’Italia e degli italiani che chiedono trasparenza». «Ci piacerebbe usare il 100% di grano italiano – precisa Felicetti – ma non c’è a livello di volume e nemmeno di qualità». Il grano italiano non è sufficiente e quella che manca è l’uniformità del raccolto: «Il 10% del nostro grano è eccellente, il 50% circa è di qualità media, il restante non ha gli standard di qualità della legge di purezza», specifica Barilla.

Il Canada è uno dei grandi granai mondiali e uno dei principali Paesi da cui gli italiani acquistano partite di materia prima. Per Moncalvo di Coldiretti, senza etichetta «si vuole impedire ai consumatori di conoscere la verità privandoli di informazioni importanti come quella di sapere se nella pasta che si sta acquistando è presente o meno grano canadese trattato in preraccolta con il glifosate, accusato di essere cancerogeno e per questo proibito sul grano italiano». Da parte sua Aidepi difende invece la scelta, spiegando come i livelli di glifosato utilizzato in Canada siano «molto al di sotto della soglia che dà ripercussioni negative sulla salute». Intanto il prossimo 25 ottobre si celebra il 19esimo ‘World pasta day”. Per l’occasione in tutto il mondo pastai e chef doneranno 3 milioni di porzioni di pasta, di cui 160mila in Italia, che verranno consegnate alla Caritas Diocesana per aiutare gli indigenti di 12 regioni.

 

fonte: https://www.avvenire.it/economia/pagine/la-guerra-della-pasta-arriva-al-tar

Tremate lobby della pasta, GranoSalus torna all’attacco: dopo aver reso pubbliche le analisi che evidenziavano le porcherie contenute nella pasta industriale italiana ed aver vinto le successive battaglie legali in tribunale, GranoSalus annuncia nuovi controlli!

GranoSalus

 

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Tremate lobby della pasta, GranoSalus torna all’attacco: dopo aver reso pubbliche le analisi che evidenziavano le porcherie contenute nella pasta industriale italiana ed aver vinto le successive battaglie legali in tribunale, GranoSalus annuncia nuovi controlli!

Sulla battaglia di GranoSalus, dalla parte della Gente e contro le lobby della pasta industriale Vi abbiamo più volte informati:

GranoSalus: i risultati delle analisi su pasta Barilla, Voiello, De Cecco, Divella, Garofalo, La Molisana, Coop e Granoro: sono pieni di Don, Glifosate e Cadmio… E a noi queste porcherie ce le fanno mangiare…!!

GranoSalus e le analisi sulla pasta dei grandi marchi (piena di Don, Glifosate e Cadmio). Furono minacciate denunce e querele, ma dopo 3 mesi NIENTE – Ma, state attenti, la macchina del fango contro GranoSalus è in azione!

Dopo i Test GranoSalus diffusi da I Nuovi Vespri, Barilla, Divella, De Cecco, Garofalo, La Molisana e l’Associazione delle Industrie della Pasta hanno chiesto la chiusura dei siti. Ma “In Tribunale vince l’interesse pubblico” – Rigettato il tentativo di soffocare l’informazione delle multinazionali.

ATTENZIONE – Ricordate GranoSalus che accusava i grandi marchi della Pasta di rifilarci prodotti pieni di glifosato, micotossine DON e cadmio? Per Giudici calunnia, ma CORRETTA INFORMAZIONE NEI CONFRONTI DEI CITTADINI!

Glifosato nel grano e nella pasta – GranoSalus al contrattacco: dopo la vittoria in tribunale, l’ Italia applichi il principio di salvaguardia e di protezione della salute!

GranoSalus e I Nuovi Vespri: in arrivo altri controlli su marche di pasta e sulle semole

GranoSalus e I Nuovi Vespri – che ormai conducono insieme la battaglia per un grano ‘pulito’, in difesa del grano duro del Sud Italia e in difesa dei consumatori – annunciano una nuova serie di controlli su marche di pasta e sulle semole. La nuova sensibilità che sta crescendo tra i consumatori italiani ed europei. La grande paura degli industriali per una puntata di Report, prevista il 23 ottobre, che dovrebbe affrontare il tema del grano e delle ‘famigerate’ navi che arrivano in Italia

Al via un’altra ondata di controlli sui derivati del grano. Questa volta sotto la lente d’ingrandimento di GranoSalus e de I Nuovi Vespri – che insieme conducono la battaglia per la valorizzazione del grano duro del Mezzogiorno d’Italia e in difesa dei consumatori – non ci saranno solo alcuni marchi di pasta, ma anche le semole.

E’ noto che i controlli su otto note marche di pasta industriale prodotta in Italia sono già state effettuale. Ed è altrettanto noto che, per ben due volte, GranoSalus e I Nuovi Vespri hanno vinto la battaglia legale presso il Tribunale di Roma, se è vero che la Prima Sezione Civile ha rigettato il ricorso presentato dagli industriali della pasta e ha condannato gli stessi industriali (Aidepi, sigla che sta per Associazione delle industrie del dolce e della pasta, la Barilla G & R Fratelli spa, i Fratelli De Cecco di Filippo Fara S. Martino spa, la F. Divella spaLa Molisana spa e il pastificio Lucio Garofalo) al pagamento delle spese (QUI L’ARTICOLO SULLA SECONDA VITTORIA IN TRIBUNALE DI GRANOSALUS E I NUOVI VESPRI CONTRO I COLOSSI DELLA PASTA INDUSTRIALE).

Dopo questi primi controlli, come già accennato, parte una seconda serie di verifiche su pasta e semole. Obiettivo: informare i consumatori sulla qualità deI cibi che arrivano sulle loro tavole.

Tutto questo accade mentre le multinazionali e, in generale, chi controlla il mercato mondiale del grano minimizza su quanto sta avvenendo oggi in Italia e anche in altri Paesi del mondo. Da questi signori arrivano previsioni ottimistiche di qua e di là.

Ma le cose stanno proprio così?

Davvero i commercianti pensano di continuare a fare arrivare in Italia grano duro (ma anche grano tenero) da mezzo mondo senza controlli relativi all’eventuale presenza di contaminanti?

Davvero la grande industria agroalimentare italiana pensa di continuare a produrre pasta anche con il grano duro canadese, solo perché lo prevede il CETA, il trattato internazionale tra Unione Europea e Canada che Bruxelles sta cominciando ad applicare facendosi un baffo dei Parlamenti di 27 Paesi europei?

In realtà, la situazione, per il grano duro e per la pasta, è molto diversa da quella che le multinazionali e l’Unione Europea dell’euro cercano di far credere. In Italia, ma non soltanto in Italia, la battaglia per un grano pulito condotta da GranoSalus e da I Nuovi Vespri comincia a sortire i primi effetti. Merito di tutta l’informazione, non soltanto delle notizie che circolano sulla rete.

Il prossimo 23 ottobre, ad esempio, la trasmissione Report si occuperà del grano. Non è la prima volta che la TV si occupa dei cereali e del glifosato. E di grano duro importato dal Canada. Si racconta che gli industriali della pasta del nostro Paese sarebbero molto preoccupati. La trasmissione dovrebbe parlare, infatti, delle analisi sul grano e sulla pasta, ma anche delle navi cariche di grano duro (e anche grano tenero) che continuano ad arrivare nei porti italiani.

Il timore è che, grazie alla TV, tanti italiani vengano messi al corrente del raggiro che va in scena in Italia in materia di glifosato: una legge lo vieta, ma nessuno effettua i controlli sulle navi cariche di grano che arrivano nei porti italiani! 

La prossima settimana, ad esempio, nei porti pugliesi è previsto l’arrivo di ben cinque navi cariche di cereali (una arriva direttamente dal Canada). Con molta probabilità, qualche nave arriverà anche in Sicilia: solo che nella nostra Isola è molto difficile reperire notizie perché l’omertà, in questo settore, è fortemente radicata.

Va da sé che, sia per la Puglia, sia per la Sicilia servono Governi regionali sensibili al tema della salubrità del grano duro e della salute dei consumatori. Sotto questo profilo, gli attuali Governi regionali di Puglia e Sicilia – entrambi a guida PD – si sono dimostrati fallimentari.

E non c’è nemmeno da aspettarsi qualcosa di buono dai Governi di centrodestra con la presenza di Forza Italia: ricordiamoci che al Parlamento europeo i berlusconiani e il Partito Democratico hanno votato in favore del CETA.

Se ne deve dedurre che, nel Mezzogiorno d’Italia, una vera e concreta battaglia contro il grano ‘sporco’ che arriva dall’estero presuppone la presenza di Governi regionali nei quali non siano presenti il PD e Forza Italia.  

Ma se, come già accennato, l’Unione Europea dell’euro sta tirando dritto, applicando il CETA e fregandosene di quello che voteranno i Parlamenti dei 27 Paesi dell’Unione (COME POTETE LEGGERE QUI), i cittadini europei cominciano invece a riflettere. E a orientarsi con razionalità nella scelta dei prodotti da far arrivare sulle proprie tavole.

I cittadini oggi s’informano. Non sono ancora tanti. Ma sono in aumento. Non soltanto in Italia, ma anche all’estero. I tedeschi, molto sensibili ai temi legati a un’alimentazione sana, iniziano a chiedere notizie sulla pasta senza glifosato e senza micotossine.

Ne sanno qualcosa i mugnai, i commercianti e gli stessi produttori di pasta industriale, che  cominciano ad avvertire i primi contraccolpi. Insomma, il messaggio sulla ‘battaglia del grano’ è passato. I cittadini consumatori cominciano a capire. In Italia e all’estero. E ora valli a fermare!

Un problema, questo, per il Canada, che di grano duro non esattamente ‘appetitoso’ ne produce tanto (COME POTETE LEGGERE QUI). E che, grazie al CETA, pensa di ‘sbolognarlo’ ai Paesi europei.

Ma il problema è soprattutto per la grande industria della pasta, per i commercianti e per i mugnai. Questo mondo, che fino ad oggi in Italia ha fatto il bello e il cattivo tempo, condizionando e, talvolta, imponendo scelte ai Governi e ai Parlamenti di turno in materia di grano, comincia ad avvertire una diversa sensibilità da parte dei consumatori.

Non sfugge, agli osservatori, la presenza sugli scaffali della grande distribuzione organizzata di pasta e prodotti senza glutine. Questo va sicuramente bene per chi è malato di celiachia.

Ma il problema non è solo il glutine (che, detto per inciso, gli industriali della pasta hanno voluto in percentuali molto alte per risparmiare sui tempi di essiccamento della pasta: e quindi per ridurre i costi di produzione). Il vero problema della pasta è la presenza di contaminanti: in primo luogo il già citato glifosato e le micotossine DON.

E’ l’effetto singolo e combinato dei contaminanti (“effetto cocktail”) che provoca danni alla salute (QUI UN ARTICOLO SUI CONTAMINANTI PRESENTI NEL GRANO ESTERO CHE PREGIUDICANO LA NOSTRA SALUTE).

La battaglia per un grano pulito è ancora lunga. Ma i primi colpi agli speculatori sono stati assestati. Ora è importante, per i cittadini italiani ed europei, combattere il CETA.

Foto tratta da blogfabianelli.it  

fonte: http://www.inuovivespri.it/2017/10/15/granosalus-e-i-nuovi-vespri-in-arrivo-altri-controlli-su-marche-di-pasta-e-sulle-semole/#_

 

 

Stanco della pasta fatta con grano straniero? Stanco di mangiare porcherie piene di pesticidi e micotossine? Con 10 centesimi in più puoi avere un piatto di pasta 100% italiana. Ecco le marche 100% Italiane consigliate da Il Fatto Alimentare.

 

Pasta

 

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Pasta italiana 100%, ogni piatto costa 10 centesimi in più. L’elenco delle 30 marche più vendute. Inviate altre segnalazioni

Pochi pastifici propongono pasta fatta con semola 100% italiana

L’articolo sulla pasta italiana ha creato un vivace dibattito tra i lettori e in molti ci hanno accusato di non valorizzare a sufficienza il prodotto italiano (leggi articolo). “Sembra che il grano di qualità – scrive Luca – si trovi soprattutto all’estero e che la scelta di importare grano da altri paesi sia una scelta giudiziosa, da parte delle grandi aziende produttrici italiane, fatta soprattutto per poter offrire ai consumatori la miglior qualità di pasta possibile. Non è affatto così  la semola prodotta in Italia è di altissima qualità, in alcuni casi superiore a quella canadese e di atri paesi”.

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I supermercati dovrebbero favorire la pasta italiana

Gianni, un altro lettore fa un discorso più strutturato che però deve fare riflettere “La pasta ottenuta da semole 100% italiane di alta qualità è già presente sugli scaffali, necessità solo di essere valorizzata a tutti i livelli. La parte più attiva spetta alle catene dei supermercati che dovrebbero creare valore in tutta la filiera anziché cercare di ridurre il più possibile i prezzi di acquisto dai pastifici. Le aziende produttrici dovrebbero sostenere di più e incrementare la quantità di pasta 100% made in Italy per sostenere il reddito agricolo e permettere alle aziende italiani di guardare con più fiducia e entusiasmo al futuro. Questo è il gioco da fare per innescare un circolo virtuoso che porti beneficio a tutto il comparto e non generare inutili e sterili conflitti come quelli che propongono regolarmente alcune associazioni di categoria.”

pasta italiana

Un piatto di pasta italiana 100% costa 0,10 euro in più

Il  nostro articolo non vuole penalizzarela pasta 100% italiana, ma prova a fotografare la realtà. Due anni fa abbiamo scritto una nota con l’elenco delle aziende che utilizzano solo semola italiana. La lista comprendeva una decina di marchi e l’intero gruppo rappresentava una nicchia del mercato. Oggi la situazione è pressoché identica.  Granoro Dedicato era la prima azienda che 4 anni fa ha proposto pasta 100% made in Italy che adesso è venduta nei supermercati del Sud Italia come Auchan, Eataly, Coop, Dok e Despar. Una distribuzione simile è firmata da Armando. L’unico marchio presente a livello nazionale con semola made in Italy è Voiello (proprietà di Barilla) che due anni fa ha fatto questa scelta. Le altre marche nella maggior parte dei casi non hanno una dimensione industriale. Un aspetto da evidenziare riguarda il maggior prezzo della pasta italiana al 100%. Da un punto di vista qualitativo la semola italiana utilizzata per questa pasta ha un  contenuto proteico superiore al 13% e questo comporta una lievitazione del prezzo di acquisto all’ingrosso del 15% circa. Questa differenza di prezzo della materia prima viene trasferita sullo scaffale dove il listino del pacco lievita. Se 100 grammi di spaghetti (a crudo) costano 0,12-0,15 euro, per comprare quelli con semola 100% italiana si spendono da 0,22 a 0,25 euro. L’incremento c’è ma è una differenza alla portata di molte tasche.

La lista che vi proponiamo non è esaustiva. Se ci sono altre realtà segnalatele alla redazione magari inviando la foto del prodotto e i riferimenti.

granoro pasta

Granoro da 4 anni propone Granoro Dedicato ottenuta con 100% di grano pugliese

Negli ultimi anni diversi pastifici si sono impegnati nella produzione di pasta ottenuta con grano 100% italiano. Si tratta di una scelta realizzata per esaudire le richieste dei consumatori. Riconoscere la pasta è facile, perché sull’etichetta viene rimarcata con evidenza l’origine.

In cima alla lista troviamo il pastificio Granoro, che 4 anni fa ha varato un’apposita linea: Granoro Dedicato ottenuta con materia prima coltivata nell’alto Tavoliere della Puglia e da Filiera tracciata certificata con il marchio collettivo Prodotti di Qualità Puglia. Per garantire un contenuto proteico del 13%, l’azienda barese ha selezionato sei delle 130 varietà di grano esistenti sul territorio: il Simeto, l’Ignazio, il Saragolla, lo Sfinge, l’Iride e il Core, considerate quelle più adatte alla produzione di pasta di qualità. La linea di pasta Dedicato sostieneil reddito degli agricoltori pugliesi e allo stesso tempo offre ai consumatori un prodotto tracciato dal campo alla tavola perché ha permesso agli agricoltori di aumentare il redditto attraverso l’erogazione di premi legati al maggiore tenore proteico. I formati attualmente disponibili sono una decina.
voiello pasta penne

Voiello da due anni fa pasta italiana al 100%

Il marchio Voiello di proprietà Barilla, due anni fa  ha lanciato la nuova linea realizzata con grano Aureo coltivato in Abruzzo, Molise, Puglia e Campania. La quantità di proteine è da competere con il grano nord americano che veniva utilizzato in precedenza . La pasta  ha il 14,5% di proteine, si tratta di un valore decisamente superiore rispetto al 12,0-13,0 % di Barilla che, come gli altri marchi presenti a livello nazionale, utilizza dal 30 al 40% di grano duro importato. si tratta di grano Aureo  utilizzato sino a poche settimane fa.

Pasta 100 italiana gragnano cittaUn’altra realtà interessante si trova a Gragnano in provincia di Napoli dove è stato fondato il consorzio “Gragnano città della pasta IGP”, di cui fanno parte 12 pastifici che seguono un disciplinare per la produzione delle eccellenze IGP. Tra queste aziende solo alcune producono pasta con grano coltivato esclusivamente in Italia, come ad esempio la Di Martino, la Gentile e la Dei Campi. Si tratta di una specifica non richiesta dal marchio di tutela (l’indicazione geografica protetta non pone obblighi sull’origine della materia prima). La semola arriva soltanto dalla Puglia o dalla provincia di Matera. Le varietà più utilizzate sono: Saragolla e Senatore Cappelli.

In provincia di Avellino nasce la pasta Grano Armando, prodotta in quindici formati dall’azienda agroalimentare De Matteis. Il grano utilizzato proviene dalle circa mille aziende che hanno aderito al nostro contratto di coltivazione. In provincia di Enna viene confezionata la Pasta Valle del Grano trafilata al bronzo ottenuta dalle varietà di grano: Core, Mimmo e Simeto. I formati disponibili sono 26.

Molino Pastificio Sgambaro tortiglioni_89

La linea Sgambaro di pasta trafilata al bronzo

Più a Nord operano altri due pastifici che usano grano nazionale: Ghigi e Sgambaro (provincia di Treviso). La prima costa meno ha un contenuto proteico leggermente inferiore rispetto alle altre marche. Provenienza della materia prima: Emilia Romagna, Marche, Toscana (Maremma). Il Molino e Pastificio Sgambaro commercializza due linee di prodotto, una trafilata al bronzo ed essiccata a basse temperature con il 15% di proteine, l’altra con il 14% di proteine. Per entrambe il grano arriva principalmente dall’Emilia Romagna.

Marchi che propongono pasta 100% italiana

 

MARCHIO

QUOTA DI PROTEINE

Alce Nero

Pasta di semola e di semola integrale biologica

alcenero pasta

12,0%

Afeltra

(linea 100% grano italiano)

afeltra pasta

13,0%

Auchan*

Marchio Auchan

pasta auchan

12,0%

Casa Prencipe

casa prencipe pasta maccheroni

Pasta Cocco

Solo le linee:

“La Sfoglia Pietra Bio”

“La Sfoglia di Farro Bio”

logo Cocco Pasta

Coop ViviVerde pasta di semola e di semola integrale, biologica

(eccetto la pasta di khorasan Kamut)

pasta viviverde coop penne

11,4%

Coop FiorFiore

(eccetto la pasta all’uovo)

poasta coop fiorfiore

14,1%

Di Martino Pastificio

pasta di martino

14,0%

Felicetti Grano duro biologico

felicetti bio pasta

Felicetti Monograno

(eccetto la pasta di khorasan Kamut)

monograno felicetti farro matt

14,0%

Floriddia

Azienda agricola biologica

past bio floriddia

12,85%

Gentile

Pastificio Gragnano Napoli

logo-gentile gragnano napoli pasta

14,0%

Gerardo di Nola 

Gragnano Napoli

logo pasta gerardo di nola

Ghigi

ghigi pasta logo

12,5%

Girolomoni

girolomoni

12,0%

Grano Armando

logo_100A%GRANOsotto-01-2

13,5%

Granoro Dedicato

Granoro Dedicato pasta

13,0%

Granoro Linea Biologica

pasta di semola e di semola integrale, biologica

granoro bio

12,0%

Iris

Pasta biologica

(eccetto la pasta di khorasan Kamut)

iris agricoltura biologica logo

11,0%

La Terra e il Cielo

100% EquoBiologico italiano

(eccetto la pasta di khorasan Kamut)

la terra e il cielo pasta firmata logo

Libera terra

le tre linee: Pasta Bio, Pasta Integrale, Paccheri Artigianali

logo libera terra 12,1

Liguori

Pasta di Gragnano IGP

liguori-Penne-Rigate

14,0% minimo

Mancini

pasta mancini

Martelli

Famiglia di pastai

pasta martelli

Palandri

Pastificio Pasta di semola convenzionale e biologica 100% toscana

pastificio palandri logo

Pasta Jolly

jolly penne pasta 14,0%

Pasta Toscana

logo_pasta_toscana 13,0%

Pastificio dei Campi Gragnano

pastificio dei campi gragnano logo

14,0%

Pastificio F.lli Setaro

setaro

PrimoGrano

linea dell’azienda RustichellaD’Abruzzo S.p.a.

primo grano rustichella

12,6%

Santacandida

Pasta con grano khorasan 100% italiano

santa candida khorasan grano pasta

13,80%

Sgambaro

logo_sgambaro

15,0%

Simply*

Linea standard Simply market

Simply pasta

Simply* Bio

pasta simply bio

Simply* Passioni

simply passioni

Spigabruna bio

Grano di Pietrelcina (BN)

pasta spigabruna bio

Valle del Grano

Unknown

13,0%

Verrigni

logo-pasta verrigni

Voiello

voiello pasta-penne

14,5%

*La provenienza del grano non è specificata in etichetta, ma ci è stata confermata dall’azienda

fonte: http://www.ilfattoalimentare.it/pasta-italiana-grano-voiello-granoro.html

Giusto per tenerVi informati: altre due navi per Divella al porto di Bari. Altri 116 mila quintali di quella porcheria che all’estero chiamano grano. Altra immondizia che ci ritroveremo nel piatto!

 

Divella

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Giusto per tenerVi informati: altre due navi per Divella al porto di Bari. Altri 116 mila quintali di quella porcheria che all’estero chiamano grano. Altra immondizia che ci ritroveremo nel piatto!

 

Due nuove navi nel porto di Bari destinate a Divella. La prima arriva direttamente dalla Francia. La seconda è polacca ma ha fatto scalo in Spagna. Ancora in corso lo scarico della nave canadese PYXIS OCEAN di Casillo. Si attende l’arrivo a giorni di un’ altra nave canadese ed una australiana 

Divella, dopo aver già scaricato nei giorni scorsi quasi la metà della nave canadese Drawsko (l’altra metà è andata al porto di Ravenna), è in attesa di scaricare la nave MANISA COCO una General Cargo IMO 9306392 MMSI 244130572 costruita nel 2005, battente bandiera Olandese (NL) con una stazza lorda di 5581 ton, summer DWT 7601 ton. La portarinfuse è partita da FOR SUR MER (FRANCIA) il 5 ottobre 2017 alle ore 18:36 ed è arrivata al porto di Bari il 9 ottobre alle ore 14:30. La nave ha un carico stimato di circa 63 mila quintali di grano. Destinazione DIVELLA

La seconda nave KOMET III è una General Cargo IMO 8919831 MMSI 305312000 costruita nel 1990, battente bandiera Antigua Barbuda (AG) con una stazza lorda di 4169 ton, summer DWT 4752 ton. La portarinfuse è partita da Ceuta  (SPAGNA) il 4 ottobre 2017 alle ore 14:00 ma proveniva da GDYNIA (POLONIA) ed è arrivata al porto di Bari il 9 ottobre alle ore 11:00. La nave ha un carico stimato di circa 53 mila quintali di grano. Destinazione DIVELLA

Nel porto di Bari procedono le operazioni di scarico della nave canadese con 600 mila quintali di grano destinata a Casillo. La  gigantesca portarinfuse PYXIS OCEAN  era arrivata a Bari il 24 settembre ma non ha ancora completato le operazioni.

fonte: http://www.granosalus.com/2017/10/10/due-navi-per-divella-al-porto-di-bari-altri-116-mila-quintali-di-grano-estero/

Glifosato nel grano e nella pasta – GranoSalus al contrattacco: dopo la vittoria in tribunale, l’ Italia applichi il principio di salvaguardia e di protezione della salute!

 

GranoSalus

 

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Glifosato nel grano e nella pasta – GranoSalus al contrattacco: dopo la vittoria in tribunale, l’ Italia applichi il principio di salvaguardia e di protezione della salute!

 

Glifosate nel grano e nella pasta, GranoSalus: “Dopo l’Ordinanza dei giudici di Roma, l’ Italia applichi il principio di salvaguardia di protezione della salute”
Il Governo italiano, dopo l’ Ordinanza del Tribunale di Roma che ha rigettato il reclamo degli industriali della pasta contro GranoSalus, deve interpretare autenticamente il suo decreto, applicare il principio di salvaguardia della salute dei consumatori previsto dall’ Art. 23 Direttiva 2001/18/CE del 12 marzo 2001 e bloccare l’ingresso di navi di grano straniero al glifosate.

Sulla vicenda dei contaminanti del grano estero e della pasta vi è «un ampio dibattito nel mondo scientifico e pubblico in generale», scrivono i giudici del Tribunale di Roma nell’ordinanza di rigetto che vede soccombere Barilla, Divella, De Cecco, Garofalo e La Molisana. I giudici sottolineano che «non vi è dubbio che la divulgazione dei risultati della ricerca costituiscano legittima espressione del diritto di libertà di manifestazione del pensiero, sancito dall’articolo 21 della Costituzione e di libertà della scienza garantita dall’articolo 33 della Costituzione, senza limiti e condizioni. Tanto più che, trattandosi di temi di tale delicatezza e rilevanza per la salute pubblica, nessuna censura sarebbe ammissibile».

Non a caso, – si legge nell’ Ordinanza – il 22 agosto 2017 è entrato in vigore in Italia il decreto del Ministero della Salute che in attuazione del regolamento Ue 1313 del primo agosto scorso, ha disposto la revoca delle autorizzazioni all’ immissione in commercio e modifica delle condizioni d’ impiego di alcuni prodotti fitosanitari contenenti la sostanza attivaglifosate, sospettato di essere cancerogeno, mentre in precedenza era possibile utilizzare il glifosate nelle coltivazioni in pre-raccolta “al solo scopo di ottimizzare il raccolto o la trebbiatura”.

I giudici della prima sezione civile del Tribunale di Roma evidenziano che “Il dibattito in questione, che riguarda la sicurezza alimentare della popolazione, riveste un interesse pubblico particolare ed attiene all’ adeguatezza dei limiti europei alla presenza di contaminanti negli alimenti…”.

Il divieto introdotto dal Decreto del Ministero, anche alla luce di questo nuovo pronunciamento,  pare superare i pregressi  limiti di contaminazione da glifosate di cui al Regolamento UE 293/2013 ed alle relative tabelle, e, in ogni caso, si pone in contrasto con tale ultima norma, senza che nessuna forza politica sinora abbia affrontato la delicata questione.

Alla luce del provvedimento del Tribunale di Roma, nonché  del principio di precauzione e della possibile minaccia alla salute dei consumatori, riteniamo infatti possano sussistere effettivamente seri dubbi sul coordinamento tra le norme, che appaiono per molti versi contrastanti fino al punto che la seconda, in senso temporale, pare elidere, se non proprio abrogare,  la prima.

Ma quel divieto sinora è rimasto solo sulla carta. Di fatto quel grano tossico continua ad arrivare e non viene neppure analizzato!

La nostra associazione continua a denunciare l’arrivo di navi estere cariche di glifosate (abbiamo anche inviato prove documentali e segnalazioni a svariate autorità) senza che il Ministero abbia inserito tale sostanza tra gli analiti da analizzare attraverso le sedi periferiche dell’ USMAF. E, senza che in Puglia vi siano laboratori pubblici accreditati.

Oggi anche i Tribunali asseriscono che l’uso del glifosate è vietato, interpretando in modo autentico lo spirito del legislatore nazionale e il principio di precauzione cui è informato il diritto comunitario.

Come bloccare allora le navi tossiche? Basterebbe prendere ad esempio quanto avvenuto con gli OGM

Qualora uno Stato membro, sulla base di nuove o ulteriori informazioni divenute disponibili dopo la data dell’autorizzazione e che riguardino la valutazione di rischi ambientali o una nuova valutazione delle informazioni esistenti basata su nuove o supplementari conoscenze scientifiche, abbia fondati motivi di ritenere che un OGM come tale o contenuto in un prodotto debitamente notificato e autorizzato per iscritto in base alla presente direttiva rappresenti un rischio per la salute umana o l’ambiente, può temporaneamente limitarne o vietarne l’uso o la vendita sul proprio territorio.

Lo Stato membro provvede affinché, in caso di grave rischio, siano attuate misure di emergenza, quali la sospensione o la cessazione dell’immissione in commercio, e l’informazione del pubblico.

Se il governo italiano non farà niente occorrerà, purtroppo, rivolgersi alla Corte internazionale per i diritti dell’ Uomo. Chissa che ne pensa Coldiretti…

ATTENZIONE – Ricordate GranoSalus che accusava i grandi marchi della Pasta di rifilarci prodotti pieni di glifosato, micotossine DON e cadmio? Per Giudici calunnia, ma CORRETTA INFORMAZIONE NEI CONFRONTI DEI CITTADINI!

 

Pasta

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ATTENZIONE – Ricordate GranoSalus che accusava i grandi marchi della Pasta di rifilarci prodotti pieni di glifosato, micotossine DON e cadmio? Per Giudici calunnia, ma CORRETTA INFORMAZIONE NEI CONFRONTI DEI CITTADINI!

Leggi in proposito:

GranoSalus: i risultati delle analisi su pasta Barilla, Voiello, De Cecco, Divella, Garofalo, La Molisana, Coop e Granoro: sono pieni di Don, Glifosate e Cadmio… E a noi queste porcherie ce le fanno mangiare…!!

Battaglia del grano: I Nuovi Vespri e GranoSalus vincono in Tribunale contro Aidepi, Barilla, De Cecco, Divella, La Molisana e Garofalo

Per la seconda volta il Tribunale dà ragione a GranoSalus e a I Nuovi Vespri: le analisi su otto marche di pasta industriale sono corrette e gli articoli riportati dai due siti non ledono i diritti degli industriali: sono solo corretta informazione in favore dei cittadini. Gli industriali condannati al pagamento delle spese. Una grande vittoria del Sud Italia e, soprattutto di Puglia e Sicilia,dove si concentra la produzione del grano duro italiano 

Battaglia del grano: GranoSalus e I Nuovi Vespri vincono su tutta la linea. Il Tribunale di Roma, Prima Sezione Civile, ha rigettato il ricorso presentato dagli industriali della pasta e ha condannato gli stessi industriali (Aidepi, sigla che sta per Associazione delle industrie del dolce e della pasta, la Barilla G & R Fratelli spa, i Fratelli De Cecco di Filippo Fara S. Martino spa, la F. Divella spa, La Molisana spa e il pastificio Lucio Garofalo) al pagamento delle spese.

La storia è nota. Da tempo GranoSalus (associazione che raggruppa consumatori di tutta l’Italia e produttori di grano duro del Mezzogiorno) e I Nuovi Vespri (il cui editore è Franco Busalacchi) conducono una battaglia culturale e politica in difesa del grano duro del Sud Italia.

In questo contesto GranoSalus ha promosso le analisi su otto marche di pasta prodotte in Italia. Da tali analisi è venuto fuori che la pasta industriale prodotta in Italia presenta contaminanti: glifosato, micotossine DON e cadmio (QUI I RISULTATI DELLE ANALISI SULLA PASTA BARILLA, VOIELLO, DE CECCO, DIVELLA, GAROFALO, LA MOLISANA, COOP E GRANORO AL 100% PUGLIA).

Tali contaminanti sono presenti entro i limiti previsti dalla legislazione dell’Unione Europea. Ma non per questo fanno bene alla salute umana. Tutt’altro!

Per inciso, va detto che la legislazione dell’Unione Europea ha tarato la presenza di tali contaminanti per un consumo di pasta pro capite pari a circa 5 kg all’anno. Solo che in Italia il consumo di pasta è molto più elevato rispetto alla media annuale calcolata dall’Unione Europea.

Nel Sud Italia – per essere precisi – il consumo di pasta pro capite va da 25 a 30 kg di pasta all’anno. Ciò significa che tali limiti non vanno bene per chi vive nel Meridione d’Italia!

Dopo la pubblicazione dei risultati delle analisi, gli industriali italiani della pasta sono passati all’attacco. E hanno chiesto alla Giustizia – per la precisione al Tribunale di Roma – la rimozione degli articoli dal sito di GranoSalus e dal sito I Nuovi Vespri.

Ma nel giugno scorso il Tribunale di Roma ha respinto il ricorso degli industriali della pasta.

Aidepi, Barilla G & R Fratelli spa, i Fratelli De Cecco di Filippo Fara S. Martino spa, la F. Divella spa, La Molisana spa e il pastificio Lucio Garofalo hanno presentato un nuovo ricorso, ma anche questa volta i giudici gli hanno dato torto.

Il pronunciamento dei giudici del Tribunale di Roma ripercorre con puntualità questa vicenda che, lo ricordiamo, ha valenza nazionale e internazionale, dal momento che la pasta industriale italiana viene esportata in tanti Paesi del mondo.

“Gli articoli oggetto di causa si inseriscono all’interno di un acceso dibattito pubblico che riguarda diversi piani. In primo luogo l’utilizzo di grano duro estero per produrre pasta con marchio italiano. I produttori italiani di grano italiani (dei quali l’associazione GranoSalus si propone di rappresentare gli interessi) e la Coldiretti affermano che tale scelta ha pesantemente penalizzato i produttori italiani, facendo crollare il prezzo del grano, perché evidentemente il grano estero costava molto di meno ed era, segnatamente quello canadese e quello ucraino, di qualità inferiore, in un contesto normativo che non prevedeva la tracciabilità delle materie prime”.

I giudici ricordano due decreti (del 16 e 17 agosto del 2017) del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali che prevedono l’obbligo di indicare nelle etichette l’origine del riso e del grano duro per le paste di semola di grano duro.

“Sui motivi per i quali i grandi pastifici – si legge sempre nel pronunciamento dei giudici -decidevano di acquistare il grano estero piuttosto che quello italiano, e sui danni che ciò a loro parere provocava, Coldiretti, Confagricoltori e le associazioni dei produttori, tra le quali GranoSalus, hanno intentato una battaglia politica e di informazione serrata”.

In realtà, la battaglia di “informazione serrata” l’hanno condotta GranoSalus e I Nuovi Vespri che, proprio per sostenere le ragioni del grano duro del Sud Italia hanno siglato una convenzione in base alla quale, in futuro, opereranno insieme. 

“E’ stato messo in evidenza che il grano coltivato in paesi umidi, quali il Canada e l’Ucraina – leggiamo sempre nel pronunciamento dei giudici di Roma – veniva seccato con il Glisofate (o glifosato ndr) e conteneva in misura più elevata un fungo, il DON, sostanze dannose per la salute. Non a caso, il 22 agosto 2017 è entrato in vigore in Italia il decreto del Ministero della Salute che in attuazione del regolamento Ue 1313 del primo agosto scorso, ha disposto la revoca delle autorizzazioni all’immissione in commercio e modifica delle condizioni d’impiego di alcuni prodotti fitosanitari contenenti la sostanza attiva glifosate, sospettato di essere cancerogeno, mentre in precedenza era possibile utilizzare il glifosate nelle coltivazioni in pre-raccolta al solo scopo di ottimizzare il raccolto o la trebbiatura”.

I giudici ricordano che il dibattito in questione, che riguarda la sicurezza alimentare della popolazione, “riveste un interesse pubblico particolare ed attiene anche all’adeguatezza dei limiti europei alla presenza di contaminanti negli alimenti. Grazie alla vivacità di questo dibattito – si legge sempre nel pronunciamento del Tribunale di Roma – anche in ambito scientifico, l’attenzione alla salubrità degli alimenti è stata sempre più elevata e più elevati nel tempo sono divenuti gli standard adottati dalla Comunità Europea e dall’Italia”.

Il pronunciamento del Tribunale di Roma si sofferma su un articolo, pubblicato da I Nuovi Vespri, nel quale si parla della tossicità della micotossina Don. E’ l’intervista che “riporta l’opinione di un noto micologo, Andrea di Benedetto, il quale ricorda che in Canada il limite di Don negli alimenti per i maiali è di 1000 ppb, mentre in Europa per il grano duro ad uso umano è stato fissato nel 2006 a 1750 ppb. L’autore si domanda, quindi, se il prezzo basso del grano estero non derivi anche dal fatto che ciò che non si può collocare in Nord America per uso umano, sia invece facilmente collocabile in Europa”.

“Gli stessi Francesco e Vincenzo Divella – leggiamo sempre nel pronunciamento dei giudici – intervistati nella trasmissione La Gabbia su La 7 (i cui contenuti vengono da parte reclamante imputati in parte a GranoSalus), hanno dichiarato di avere fermato le importazioni di grano dal Canada, dove si faceva un massiccio uso di glisofate per provocarne l’essiccatura e dove proliferava il don a causa del clima umido. Essi affermano di avere effettuato un accordo di filiera con Coldiretti e di avere deciso di importare grano estero solo da paesi caldi ove il grano matura naturalmente e non vi sono rischi di proliferazione del Don”.

I giudici si soffermano anche sulle possibili contaminazioni dei prodotti provenienti da alcune zone dell’Ucraina. Si tratta del grano che potrebbe essere coltivato nella aree inquinate dal disastro nucleare di Chernobyl. Un grano che potrebbe presentare problemi, “essendo noto in ambito scientifico, e non solo – scrivono i giudici – che i tempi di dimezzamento della contaminazione di alcuni isotopi radioattivi possano essere addirittura di migliaia di anni. Recentemente è stato riportato dalla stampa italiana (facilmente reperibile su internet ed in parte prodotta in atti) come 30 anni dopo Chernobyl ancora molti prodotti risultassero contaminati e come questi isotopi potessero spargersi nell’ambiente anche a centinaia di chilometri di distanza”.

I giudici si esprimono sulle analisi sulla pasta promosse da GranoSalus:

“Le analisi riportate nell’articolo pubblicato sul blog di GranoSalus sono state fatte effettuare non da ‘un non meglio identificato laboratorio privato di Cuneo’, ma dal laboratorio Eurofins Chemical Control s.r.l. con sede in Cuneo, laboratorio accreditato in conformità alle prescrizioni norma UNI EN ISO /IEC 17025:2005, da parte di un organismo conforme alla norma UNI CEI EN ISO/IEC 17011 ed accreditato in ambito EA – European Cooperation for Accreditation, tanto che è stato
autorizzato, con decreto del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali del 16 febbraio 2012, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.50 del 29-02-2012, al rilascio di analisi nel settore oleicolo. (12A02156) necessarie per le certificazioni D.O.P. e I.G.P.. E, sebbene i campioni siano stai prelevati dal cliente, è stato indicato il lotto di pasta da cui il campione è stato prelevato e le analisi sono state effettuate in base alla normativa che il laboratorio è tenuto a seguire”.

Analisi regolari e contestazioni degli industriali respinte.

“Non vi è dubbio, quindi – scrivono i giudici – che la divulgazione dei risultati della ricerca costituiscano legittima espressione del diritto di libertà di manifestazione del pensiero, sancito dall’art. 21 della Costituzione e di libertà della scienza garantita dall’art 33 della Costituzione, senza limiti e condizioni. Tanto più che, trattandosi di temi di tale delicatezza e rilevanza per la salute pubblica, nessuna censura sarebbe ammissibile. Né sono stati superati i limiti della continenza espositiva”.

“A fronte di ciò – si legge sempre nel pronunciamento dei giudici – le reclamanti non hanno prodotto delle contro-analisi né sui lotti indicati ed analizzati (dei quali esse avrebbero l’obbligo di conservare un campione), ma nemmeno su altri lotti di pasta, il che induce verosimilmente a ritenere che effettivamente nella pasta prodotta dalle società reclamanti fossero presenti i
contaminanti indicati nell’articolo”.

“D’altro canto – proseguono i giudici – si dà atto nell’articolo che la presenza è sempre contenuta entro i limiti di legge, mentre per due marche di pasta è superiore ai limiti di legge previsti per i
bambini superiori a tre anni. Le considerazioni successive riguardanti l’opportunità, anche in assenza di un obbligo di legge in tal senso, di segnalare in etichetta che il prodotto non può essere assunto da bambini di età inferiore ai tre anni, o le considerazioni critiche in ordine ai limiti imposti dalla comunità europea in quanto tarati su un consumo di pasta di molto inferiore a quello italiano, non sono censurabili, in quanto legittimo esercizio del diritto di libertà di manifestazione del pensiero”.

“Così come legittimo esercizio del proprio pensiero critico – si legge ancora nel pronunciamento dei giudici – è il sospetto che la presenza di questi contaminanti possa essere dovuta ad una prassi di miscelazione vietata. D’altro canto, le società reclamanti hanno ed hanno avuto ben modo di replicare a tali affermazioni ed il consumatore accorto è ben in grado di farsi un’opinione in proposito. Sul sito di GranoSalus e de I Nuovi Vespri è presente la versione rettificata dell’articolo, ove il sospetto di miscelazione con grani esteri contenenti sostanze contaminati superiori ai limiti di legge è posto in formula dubitativa. Essi hanno già, pertanto, rimosso dai loro siti la versione originaria dell’articolo e non può essere loro attribuita la responsabilità in ordine alla sua presenza su altri siti o blog non a loro riconducibili”.

“Dal tenore dell’articolo – proseguono i giudici – è di tutta evidenza che non venga attribuito con certezza l’utilizzo di tale pratica, ma che tale ‘pensiero’ può essere indotto dai risultati delle analisi, per i motivi esposti nell’articolo (presenza di glisofate e don in tali quantità). Peraltro anche nella versione originaria dell’articolo era evidente che l’utilizzo di una pratica di miscelazione vietata non era attribuita alle reclamanti quale fatto certo conosciuto dall’autore, ma solo sulla base di un’operazione deduttiva e soggettiva dello stesso: il verbo ‘rivela’ rendeva evidente che si trattava di una libera deduzione dell’autore dell’articolo fondata esclusivamente sui risultati delle analisi e, pertanto, legittima espressione del suo pensiero critico. Ciò è stato reso più evidente nella versione rettificata ove si usano formule dubitative”.

Da qui le conclusioni dei giudici del Tribunale di Roma:

“Il reclamo deve, pertanto, essere rigettato e confermato il provvedimento impugnato, fondato su ampia e corretta motivazione alla quale in questa sede comunque si rimanda. Gli articoli in questione, costituiscono, infatti, legittima espressione del diritto di critica e di manifestazione del pensiero.L’art 21 della Costituzione, che in questa sede trova diretta applicazione, costituisce un pilastro dello Stato democratico e della effettiva possibilità per il popolo di esercitare la propria sovranità essendo stato correttamente informato ed avendo potuto conoscere l’opinione degli esperti in relazione ad ogni settore di rilevante interesse sociale o
pubblico”.

 

fonte: http://www.inuovivespri.it/2017/10/04/battaglia-del-grano-i-nuovi-vespri-e-granosalus-vincono-in-tribunale-contro-aidepi-barilla-de-cecco-divella-la-molisana-e-garofalo/#_

L’accusa di Coldiretti: Per la maturazione del grano straniero viene usata una sostanza assolutamente vietata in Italia, ma poi qui l’industria ci fa la pasta Made in Italy che mangiamo tutti i giorni…!

 

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L’accusa di Coldiretti: Per la maturazione del grano straniero viene usata una sostanza assolutamente vietata in Italia, ma poi qui l’industria ci fa la pasta Made in Italy che mangiamo tutti i giorni…!

Le associazioni dei produttori di pasta non possono che rimanere soddisfatte dal responso del Ministero della Salute sui controlli sul grano importato: ”Il frumento estero è sicuro, basta insinuazioni”.

La Coldiretti, però, aspettando con ansia l’introduzione dell’obbligo in etichetta di indicazione dell’origine del riso e del grano per la pasta, esprime però la sua opinione per voce di Rolando Manfredini, responsabile della sicurezza alimentare, a Ilfattoquotidiano.it: “Ci sarebbe stato da preoccuparsi se i controlli avessero dato risultati diversi, ci fa piacere che non sono state rilevate irregolarità, ma questo non toglie che vi siano molte differenze tra il grano italiano e quello canadese”.

Le associazioni Aidepi e Italmopa si sono incaricate di divulgare la notizia sul controllo delle micotossine e il messaggio è decisamente chiaro: non sono state scovate tracce di illegalità o irregolarità nei campioni di grano importato che sono stati analizzati dal dicastero.

In aggiunta, l’associazione Aidepi, tiene presente che queste analisi sono state precedute dai controlli su pesticidi e fitofarmaci, sempre condotti dal Ministero. A conti fatti, quindi, il presidente dei pastai italiani di Aidepi, Riccardo Felicetti, si sente rassicurato dai risultati delle analisi, perché respingono ogni accusa sulla qualità e sanità delle materie prime della pasta.

Nonostante le rassicurazioni da parte del ministero in merito alla questione, le perplessità della Coldiretti non sono infondate. Alberto Ritieni, docente di chimica degli alimenti all’Università Federico II di Napoli, in un’intervista a ilfattoquotidiano.it, dichiara che il deossinivaleno, una particolare micotossina, “se assunto in minime quantità l’effetto del don può non comparire mai”.

Ma se il valore di don consentito è calcolato su base europea, in cui il secondo posto di consumatore è occupato dalla Germania con 7.4 kg all’anno, può essere considerata una minima assunzione se relazionata ai 26 kg dell’italiano medio?

È il porto di Bari a ritrovarsi campo di battaglia della cosiddetta “Guerra del grano”, dove approdano milioni di tonnellate di grano estero – per metà canadesi tra l’altro – che, da una parte ricevono controlli dall’UE, dalle autorità italiane, dai molini e infine dalle aziende pastaie, ma dall’altra non rispettano le regole imposte dall’Unione Europea.

Rolando Manfredini, infatti, sottolinea le differenze tra il grano italiano e quello canadese, di nuovo a ilfattoquotidiano.it: ” Mentre il primo viene raccolto in estate, in piena maturazione, il secondo viene raccolto tra fine settembre e gli inizi di ottobre, in autunno quindi.

viene fatto maturare artificialmente – aggiunge – ossia utilizzando un seccante, il glifosato, nella fase della pre-raccolta, sostanza che da noi è vietata. Questo espone la materia prima a valutazioni negative dal punto di vista della sicurezza alimentare”

Alla fine dei conti, il vero problema sarà affrontare i risvolti dell’applicazione, per ora provvisoria, del Ceta, l’accordo commerciale tra UE e Canada, in quanto, se il progetto dell’etichettatura di origine per il grano duro diventasse realtà, la maggiore chiarezza sulla materia prima potrebbe incidere negativamente sulle vendite per chi esporta il frumento – il Canada per l’appunto – , che potrebbe richiedere un risarcimento.