…E a Bari sequestrate 50mila tonnellate di grano tossico canadese. Tutta roba che sarebbe dovuta finire sulle nostre tavole!

grano

 

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…E a Bari sequestrate 50mila tonnellate di grano tossico canadese. Tutta roba che sarebbe dovuta finire sulle nostre tavole!

leggi anche:

In arrivo da Vancouver una nave con 50mila tonnellate di grano. Gli Agricoltori protestano. Dovremmo farlo pure noi: Ecco il grano canadese coperto di neve, che può maturare solo grazie al glifosato! Ce lo ritroveremo sulle nostre tavole, mentre il nostro grano marcisce nei campi!!
50mila tonnellate di grano tossico sono state sequestrate a Bari nelle stive della “Cmb Partner”, proveniente da Vancouver, attraccata l’8 giugno scorso.

Grano tossico contenente sostanze pericolose in una quantità di gran lunga superiore ai limiti di legge è stato sequestrato a Bari, nelle stive della “Cmb Partner” (una nave lunga 256 metri per una stazza complessiva di quasi 60mila tonnellate), proveniente da Vancouver, attraccata l’8 giugno scorso.
Tale grano era destinato ad essere inviato nei granai pugliesi, come sempre quando arrivano carichi dal Canada. Resta solo da sperare che i precedenti carichi, già distribuiti, venduti e consumati, non contenevano le sostanze pericolose riscontrate in quest’ ultimo.

Fatto sta che dopo la denuncia fatta da inuovivespri.it con l’articolo  :“Il grano canadese che arriva in Europa è un rifiuto speciale che finisce sulle nostre tavole”, che ha fatto il giro del web, qualcosa si è mosso.

La Procura di Bari ha disposto il sequestro probatorio dell’ intero carico, dopo i controlli effettuati dagli uomini dei carabinieri forestali in accordo con la magistratura barese.

Come riferisce La Gazzetta del Mezzogiorno :

<< Il provvedimento sarebbe stato eseguito dai Carabinieri forestali dopo le prime analisi sui campioni di cereale che avrebbero rilevato la presenza di sostanze nocive in percentuali superiori ai limiti consentiti dalla legge. Il sequestro ha riguardato anche il cargo.

Secondo la Coldiretti sotto accusa di continuo il grano canadese per le irregolarità riscontrate in termini di residui di deossinivalenolo (o Don o vomitossina), una pericolosa micotossina e per l’uso intensivo di glifosate, un potente diserbante, utilizzato proprio nella fase di pre-raccolta (pratica vietata in Italia) per seccare e garantire – in modo artificiale – un livello proteico elevato.

Le importazioni di grano tossico canadese favorite dal CETA

Le importazioni di grano dal Paese nordamericano rischiano di essere favorite dall’approvazione dell’accordo Ceta (Comprehensive economic and trade agreement) tra Unione europea e Canada, primo esportatore di grano duro in Italia. Un accordo che dovrà essere ratificato dal Parlamento nazionale e contro il quale la Coldiretti si dice pronta a scatenare una mobilitazione per scongiurare il paventato azzeramento strutturale dei dazi, a prescindere dall’andamento di mercato.>>

 

 

Dopo i Test GranoSalus diffusi da I Nuovi Vespri, Barilla, Divella, De Cecco, Garofalo, La Molisana e l’Associazione delle Industrie della Pasta hanno chiesto la chiusura dei siti. Ma “In Tribunale vince l’interesse pubblico” – Rigettato il tentativo di soffocare l’informazione delle multinazionali.

GranoSalus

 

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Dopo i Test GranoSalus diffusi da I Nuovi Vespri, Barilla, Divella, De Cecco, Garofalo, La Molisana e l’Associazione delle Industrie della Pasta hanno chiesto la chiusura dei siti. Ma “In Tribunale vince l’interesse pubblico” – Rigettato il tentativo di soffocare l’informazione delle multinazionali.

Leggi anche:

GranoSalus: i risultati delle analisi su pasta Barilla, Voiello, De Cecco, Divella, Garofalo, La Molisana, Coop e Granoro: sono pieni di Don, Glifosate e Cadmio… E a noi queste porcherie ce le fanno mangiare…!!

Da GranoSalus:

Test GranoSalus sulla pasta: “In Tribunale vince l’interesse pubblico”. Rigettato il ricorso delle multinazionali.

L’ articolo sui contaminanti della pasta non è diffamatorio. Il test GranoSalus vince la prova in Tribunale. Le società Barilla, Divella, De Cecco, Garofalo, La Molisana e A.I.D.E.P.I. (Associazione delle Industrie dei Dolci e della Pasta Italiane) avevano chiesto al Tribunale di Roma la cancellazione  del Test dal sito di GranoSalus,  perché lo ritenevano “diffamatorio”. Ma la loro istanza è stata respinta (in calce il  pdf del provvedimento di rigetto del giudice del Tribunale di Roma).  Tutti coloro che sostenevano che le analisi di GranoSalus fossero bufale sono stati clamorosamente bocciati. Vincono le indagini che presentano un indubbio interesse pubblico anche se svolte privatamente. Riconosciuta la salubrità del grano italiano…del Sud.

Il Tribunale di Roma ha rigettato l’istanza cautelare delle società Barilla, Divella, De Cecco, Garofalo, La Molisana e dell’A.I.D.E.P.I. (Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta Italiane) con la quale avevano chiesto la cancellazione  dal sito di GranoSalus di una serie di articoli sul grano duro dal presunto contenuto diffamatorio. Si tratta degli articoli che evidenziano il rischio di un potenziale pericolo rappresentato da alcune sostanze (glifosate, DON e cadmio) contenute nei grani duri esteri importati per la produzione della pasta. La famosa pasta italiana! Nello stesso ricorso avevano chiesto la cancellazione di alcuni articoli dal blog de I Nuovi Vespri.

Da circa un anno GranoSalus – associazione che raccoglie produttori di grano duro di tutto il Mezzogiorno d’Italia e consumatori – conduce una campagna informativa sul grano duro utilizzato dalle aziende produttrici di pasta: grano duro per lo più canadese, ma anche di altri Paesi del mondo che arriva con le navi nei porti italiani, in prevalenza in Puglia.

GranoSalus ha commissionato le analisi su otto grandi marche di pasta italiane (che potete leggere qui). Analisi che, nel merito, non sono state contestate.

Il blog I Nuovi Vespri  ha dato ampio spazio alla campagna informativa e alle battaglie condotte dagli agricoltori pugliesi, lucani e siciliani insieme ai consumatori.

L’iniziativa di GranoSalus ha determinato la reazione delle industrie maggiormente rappresentative della pasta con marchio italiano che hanno incaricato lo studio legale del Prof. Mariconda & Associati e del Prof Mario Nuzzo di chiedere al Tribunale di Roma “di emettere in via urgente una serie di provvedimenti volti ad inibire gli effetti di una campagna di informazione che essi ritengono diffamatoria e gravemente lesiva delle rispettive immagini”.

A questo punto la parola è passata ai giudici.

L’ associazione GranoSalus, insieme al suo presidente, è stata difesa dal Prof. Avv. Francesco Di Ciommo del Foro di Roma, Docente di Diritto Privato alla Luiss.  I Nuovi Vespri hanno incaricato lo studio legale Ferrara di Palermo.

Il giudice cautelare, Cecilia Pratesi, nel provvedimento di rigetto ha precisato che “il diritto di cronaca, di derivazione costituzionale, non può dirsi ristretto a coloro i quali esercitino professionalmente attività giornalistica, ma deve intendersi potenzialmente esteso a tutti coloro che svolgano attività di manifestazione del proprio pensiero con finalità (anche) informativa”.

Esattamente come quella svolta dall’ Associazione GranoSalus che ha “Reso noti dei dati, frutto di indagini di carattere tecnico (per quanto svolte privatamente), che possono ritenersi di indubbio interesse pubblico, in quanto relative alla sicurezza alimentare di un bene di altissimo consumo nel territorio italiano, quale la pasta.”

Il giudice Cecilia Pratesi, inoltre, nell’ Ordinanza fa rilevare che “è vero che i prodotti analizzati non risultano destinati alla alimentazione per la prima infanzia, ma è vero altresì che il superamento dei limiti dei contaminanti previsti per tale categoria “debole” della popolazione non risulta segnalato, e che i consumatori possono essere interessati alla diffusione di tale informazione, onde evitare che il prodotto venga comunque somministrato ai bambini nei primi tre anni di vita“…

Il giudice correttamente sancisce non solo la libertà d’informazione ma anche la salubrità del grano italiano. “…è vero che le quantità di contaminanti rilevati nella pasta…non risultano superiori ai limiti di legge, ma è vero anche che la presenza di tali sostanze può legittimamente indurre gli analisti a dubitare della miscelazione del prodotto italiano con grani esteri, posto che nel territorio nazionale la presenza di DON (ed anche di glifosate ndr) è tendenzialmente da escludere…”

Il Tribunale, “a scioglimento della riserva assunta nel contraddittorio delle parti”, ha affermato che “il ricorso deve essere respinto per carenza del necessario fumus boni iuris, restando assorbita per ragioni di economia processuale la disamina delle ulteriori eccezioni sollevate dalle parti”.

Insomma, il ricorso dei grandi gruppi industriali della pasta è stato rigettato. Nella giornata odierna l’ ordinanza di Roma è stata depositata anche in un procedimento analogo al Tribunale di Trani avviato da Granoro contro GranoSalus.

Non solo. Adesso tutti gli webeti che sostenevano fossero bufale le nostre analisi dovrebbero prendere atto della loro strumentalità e, per  correttezza, rettificare i contenuti dei loro articoli. GranoSalus esiste ed è stata legittimata sotto il profilo giuridico. Se non lo faranno ognuno potrà dedurne la loro vera natura di webeti. Bocciati anche alcuni personaggi che ritenevano giusta la causa di Barilla & C…

La battaglia di GranoSalus continua. Ci batteremo per una vera etichettatura: quella che garantisca il livello dei contaminanti sui pacchi di pasta.

Qui di seguito è possibile scaricare: l’ Ordinanza Tribunale Roma

fonte: http://www.granosalus.com/2017/06/15/1386/#more-1386

 

Da I Nuovi Vespri

Grano duro estero: I Nuovi Vespri e GranoSalus vincono in Tribunale contro le multinazionali della pasta

Le società Barilla, Garofalo, De Cecco, Divella e La Molisana edell’A.I.D.E.P.I. (Associazione delle Industrie e della Pasta Italiane) avevano chiesto al Tribunale di Roma la cancellazione, dal blog de I Nuovi Vespri e dal sito di GranoSalus, di una serie di articoli sulla questione del grano duro perché li ritenevano “diffamatori”. Ma la loro istanza è stata respinta (in calce il pronunciamento dei giudice del Tribunale di Roma)

Il Tribunale di Roma ha rigettato l’istanza cautelare delle società Barilla, Garofalo, De Cecco, Divella e La Molisana e dell’A.I.D.E.P.I. (Associazione delle Industrie e della Pasta Italiane) con la quale avevano chiesto la cancellazione dal blog de I Nuovi Vespri e dal sito di GranoSalus di una serie di articoli sul grano duro dal presunto contenuto diffamatorio. Sono gli articoli che evidenziano il pericolo rappresentato da alcune sostanze (glifosato o gliphosate, micotossine DON e cadmio) contenute nei grani duri esteri importati per la produzione della pasta (alla fine di questo articolo ne alleghiamo alcuni).

Da circa un anno I Nuovi Vespri e GranoSalus – associazione che raccoglie produttori di grano duro di tutto il Mezzogiorno d’Italia e consumatori – conducono una campagna informativa sul grano duro utilizzato dalle aziende produttrici di pasta: grano duro per lo più canadese, ma anche ucraino o di altri Paesi del mondo che arriva con le navi in tanti porti italiani, compresa la Sicilia (in Sicilia questo grano duro, nel silenzio generale, arriva nei porti di Palermo, Catania e Pozzallo).

GranoSalus ha fatto effettuare le analisi su otto grandi marche di pasta italiane (che potete leggere qui). Analisi che, nel merito, non sono state contestate.

Il blog I Nuovi Vespri di di Franco Busalacchi – che in questo momento state leggendo – come già ricordato, ha dato e continua a dare ampio spazio alla campagna informativa e alle battaglie condotte dagli agricoltori pugliesi e siciliani.

Lo stesso Busalacchi – che è candidato alla presidenza della Regione siciliana – ha inserito nel proprio programma il blocco delle navi cariche di grano duro estero che arrivano in Sicilia (come potete approfondire in questo video), invitando le altre Regioni italiane a fare la stessa cosa.

L’iniziativa ha determinato la reazione delle industrie della pasta con marchio italiano che hanno incaricato lo studio legale del Prof. Mariconda & Associati di chiedere al Tribunale di Roma “di emettere in via urgente una serie di provvedimenti volti ad inibire gli effetti di una campagna di informazione che essi ritengono diffamatoria e gravemente lesiva delle rispettive immagini”.

A questo punto la parola è passata ai giudici.

Le associazioni GranoSalus e I Nuovi Vespri – e i loro presidenti, Saverio de Bonis e Franco Busalacchi –  sono stati difesi, rispettivamente, dal Prof. Avv. Francesco Di Ciommo del Foro di Roma e dagli Avv. Salvatore Ferrara eGiovanni Gruttad’Auria del Foro di Palermo.

Il Tribunale, “a scioglimento della riserva assunta nel contraddittorio delle parti”, ha affermato che “il ricorso deve essere respinto per carenza del necessario fumus boni iuris, restando assorbita per ragioni di economia processuale la disamina delle ulteriori eccezioni sollevate dalle parti”.

Insomma, il ricorso dei grandi gruppi industriali della pasta è stato rigettato.

Qui di seguito il pronunciamento del giudice del Tribunale di Roma

N. R.G. 21969/2017
Il giudice designato per il procedimento cautelare, a scioglimento della riserva
assunta nel contraddittorio delle parti, osserva quanto segue.
L’associazione A.I.D.E.P.I. – Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta
Italiane, e le società Barilla G. & R. Fratelli S.p.A., Pastificio Lucio Garofalo
S.p.A., F.lli De Cecco di Filippo Fara S. Martino S.p.a., F. Divella S.p.A., La
Molisana S.p.A., hanno chiesto a questo ufficio di emettere in via urgente una
serie di provvedimenti volti ad inibire gli effetti di una campagna di informazione
che essi ritengono diffamatoria e gravemente lesiva delle rispettive immagini; in
particolare chiedono che venga ordinato alle associazioni “associazione nazionale
granosalus” e “i nuovi vespri”, nonché ai responsabili e curatori dei rispettivi siti
internet “www.granosalus.com” (sig. Saverio De Bonis) e www.inuovivespri.it
(dott. Francesco Paolo Busalacchi) quanto segue: per “Granosalus” e De Bonis, la
rimozione dal sito internet “www.granosalus.com” dell’articolo intitolato “Don,
Glifosate e Cadmio presenti negli spaghetti” pubblicato in data 26 febbraio 2017,
e di qualsivoglia richiamo e/o riferimento ai contenuti di detto articolo; in
riferimento a “ I Nuovi Vespri” e a Francesco Paolo Busalacchi, la rimozione dal
sito internet “www.inuovivespri.it” dell’articolo intitolato “GranoSalus: i risultati
delle analisi sulla pasta Barilla, Voiello, De Cecco, Divella, Garofalo, La
Molisana, Coop e Granoro 100% Puglia”, pubblicato in data 27 febbraio 2017,
nonché dell’articolo intitolato “Alle navi cariche di grano duro canadese si sono
aggiunte le navi con il grano dall’Ucraina. L’ombra di Chernobyl?” e di
qualsivoglia richiamo e/o riferimento ai contenuti di detti articoli;
chiedono ancora che alle predette associazioni e ai responsabili e curatori dei siti
internet venga ordinato di procedere alla deindicizzazione dai siti internet
www.granosalus.com e www.inuovivespri.it e dai più comuni motori di ricerca di
qualsiasi URL di riferimento ai contenuti degli articoli sopra citati (anche di quelli
che rinviano ad altri siti internet che abbiano riprodotto gli stessi contenuti),
nonché alla rimozione dagli stessi siti e alla deindicizzazione di ogni altro articolo
e/o contenuto e/o URL che in qualunque modo riporti o richiami i contenuti degli
articoli sopra citati (anche mediante rinvio ad altri siti internet), oltre che alla
disabilitazione di qualsivoglia accesso ai suddetti contenuti; che venga inibita ai
resistenti ogni ulteriore pubblicazione e/o divulgazione, con qualsivoglia mezzo e
modalità, dei contenuti di cui alle pubblicazioni rimosse;
chiedono ancora la pubblicazione dell’eventuale ordinanza di accoglimento su una
serie di siti internet e quotidiani.
Il 26 febbraio 2017 sul sito internet appartenente all’associazione GranoSalus è
apparso dunque un articolo a firma del Presidente Saverio De Bonis, intitolato
“Don, Glifosate e Cadmio presenti negli spaghetti” – “Ormai lo dicono le analisi,
quelle vere che non mettono le stellette, come fa Altroconsumo, ma attribuiscono
dei numeri reali ai contaminanti più pericolosi presenti quotidianamente sulle
nostre tavole. In tutte le marche sono presenti Don, Glifosate e Cadmio entro i
limiti di legge per gli adulti. Almeno due marche di spaghetti superano i limiti di
Don per la tutela della salute dei bambini. Confermata attività di miscelazione tra
grani esteri e nazionali. Solo il piombo è risultato assente dalle analisi. Dubbi sul
marchio di Puglia: garantisce per davvero il 100% dell’origine del grano?”

Il testo prosegue: “Dal test GranoSalus almeno due marche, Divella e La
Molisana, superano i limiti che la legge impone per i bambini sul Don. Ma la
copresenza di Don, Glifosate e Cadmio negli spaghetti Barilla, Voiello, De
Cecco, Divella, Garofalo, La Molisana, Coop e Granoro 100% Puglia, rivela
un’attività di miscelazione tra grani esteri e grani nazionali vietata dai
regolamenti comunitari … La prassi di miscelare grani contaminati con grani
privi di contaminazione al fine di ottenere partite mediamente contaminate (sia
pur entro i limiti di legge) è vietata dall’Europa. Il Reg. CE 1881/2006 al comma
2 dell’art. 3 prevede che: “I prodotti alimentari conformi ai tenori massimi di cui
all’allegato non possono essere miscelati con prodotti alimentari in cui tali tenori
massimi siano superati”. Tale divieto opera anche nei confronti della
detossificazione. Il comma 3 dell’art. 3 recita: “I prodotti alimentari da
sottoporre a cernita o ad altri trattamenti fisici per abbassare il livello di
contaminazione non possono essere miscelati con prodotti alimentari destinati al
consumo umano diretto, né con prodotti alimentari destinati ad essere impiegati
come ingredienti alimentari”.

L’articolo prosegue con una tabella che riporta i risultati di analisi “realizzate da Granosalus presso primari laboratori accreditati, che dimostra quanto sia ancora lontana una politica zero residui da parte dell’industria italiana; la tabella contiene le percentuali di sostanze contaminanti
rilevate in alcune marche di pasta, ed è seguita da una illustrazione dei risultati
ottenuti, che per tutte conducono ad un giudizio negativo, e l’affermazione che il
prodotto è composto anche da grano duro proveniente dall’estero, come rilevato in
particolare dalla presenza di DON, composto tossico di origine fungina, che si
produce nelle coltivazioni di grano al di sopra del 45° parallelo (dove le
condizioni climatiche non sono favorevoli alla crescita del grano duro), ed in
particolare nel Canada, paese nel quale peraltro – prosegue l’articolo – si fa anche
ampio uso di glifosate (erbicida disseccante) che secondo la legislazione europea
è vietato in fase di pre – raccolta e dovrebbe risultare perciò assente dal grano
coltivato in Europa.

Come documentano i ricorrenti, i contenuti dell’articolo risultano avere avuto
ampia diffusione via internet, e risultano riportati in particolare in pari data sul
sito www.inuovivespri.it “GranoSalus: i risultati delle analisi sulla pasta Barilla,
Voiello, De Cecco, Divella, Garofalo, La Molisana, Coop e Granoro 100%
Puglia”, ed ancora in data 3 marzo 2017, è apparso un articolo dal titolo “Le
denunce di GranoSalus, il sistema CETA, le navi al veleno e la pasta al Glifosate
e alle micotossine” (articolo a sua volta diffuso su ulteriori siti web,
accompagnato da commenti estremamente critici); infine, come pure
documentano i ricorrenti, i medesimi temi sono stati affrontati nel corso di una
trasmissione televisiva giornalistica andata in onda sulla emittente LA 7.

I ricorrenti evidenziano come entrambi gli articoli sottendano anche altre
motivazioni connesse con le ambizioni politiche del responsabile de I Nuovi
Vespri (candidato alla presidenza della regione Sicilia) “E adesso come la
mettiamo con il CETA, il trattato internazionale tra Unione Europea e Canada?
… Che ne pensano, in Italia, gli europarlamentari del PD e di Forza Italia che
hanno votato in favore del CETA? L’importante è che gli elettori italiani abbiano
piena contezza di questa vicenda. E se ne ricordino al momento del voto”.
In conclusione Aidepi e gli altri ricorrenti ritengono le affermazioni sopra
sintetizzate arbitrarie e lesive dell’immagine, della reputazione e del diritto
Firmato Da: PRATESI CECILIA Emesso Da: POSTECOM CA3 Serial#: de26f
all’identità personale sia delle aziende menzionate che dell’intero settore
produttivo della pasta industriale italiana.

L’associazione Granosalus ed il suo presidente Saverio De Bonis, in primo luogo
hanno fatto rilevare di avere pubblicato – a seguito della ricezione del ricorso –
una rettifica delle affermazioni contenute nell’articolo, modificando la portata di
alcuni passaggi da assertivi a ipotetici, in particolare con riferimento alle
circostanze che: i contaminanti presenti nelle paste esaminate potrebbero essere
dannosi se ingeriti nel lungo periodo; la presenza di alcuni contaminanti potrebbe
indurre a sospettare la miscelazione tra grani esteri e nazionali; tale miscelazione
risulterebbe vietata ove il grano utilizzato fosse contaminato oltre i limiti previsti
dalla legge;
nel merito hanno fatto rilevare in via preliminare:
a) che i contenuti denunciati erano stati ripresi e diffusi da siti internet del tutto
avulsi dal proprio controllo, e che sotto questo profilo la domanda sarebbe volta a
conseguire un risultato non realizzabile per mano dei resistenti;
b) il danno lamentato – ove esistente – si sarebbe già verificato, e non sarebbe
quindi ipotizzabile una tutela anticipatoria.
c) la rimozione di contenuti internet dai motori di ricerca è operazione che può
essere imposta unicamente ai gestori dei medesimi motori e non dai titolari dei
singoli “siti sorgente”.

Nel merito hanno poi contestato la portata diffamatoria delle informazioni diffuse,
che considerano espressione del diritto di manifestazione del pensiero nelle sue
diverse articolazioni.

L’associazione “i Nuovi Vespri” ha nella sostanza formulato difese di merito
analoghe a quelle svolte da Granosalus per ribadire la legittimità della attività di
informazione svolta da entrambe le organizzazioni.

Paolo Busalacchi ha eccepito invece il proprio difetto di legittimazione passiva,
non rivestendo la posizione di autore né di direttore del sito internet, ma di
semplice gestore del medesimo.

Ora, sebbene i mezzi di diffusione sui quali sono apparsi gli articoli in
contestazione non siano assimilabili in senso proprio ad organi di stampa, è
opinione di questo giudice che la materia debba essere riguardata comunque sotto
il profilo del bilanciamento tra i diritti della personalità di cui le parti attrici
lamentano la lesione, ed il diritto di cronaca, di derivazione costituzionale, che
non può dirsi ristretto a coloro i quali esercitino professionalmente attività
giornalistica, ma deve intendersi potenzialmente esteso a tutti coloro che svolgano
attività di manifestazione del proprio pensiero con finalità (anche) informativa.
In tal senso è indubbio che gli articoli di cui si tratta, accanto ad una finalità
eminentemente commerciale o pubblicitaria (l’associazione Granosalus tutela
essenzialmente gli interessi dei produttori di grano del sud Italia, “I Vespri
Siciliani” è in senso lato associazione che svolge attività politica) rispondono ad
una finalità informativa; essi rendono noti dei dati, frutto di indagini di carattere
tecnico (per quanto svolte privatamente), che possono ritenersi di indubbio
interesse pubblico, in quanto relative alla sicurezza alimentare di un bene di
altissimo consumo nel territorio italiano, quale la pasta.

Alla presentazione dei risultati delle analisi svolte da Granosalus si accompagna
poi una valutazione di natura più strettamente critica (con tonalità più marcate
negli articoli dei Nuovi Vespri) di cui parimenti è necessario vagliare la legittimità
al fine di verificare se la domanda cautelare sia o meno assistita dai necessari
presupposti del fumus boni iuris e del periculum in mora.

Ora, le analisi svolte non risultano contestate nel merito se non in modo del tutto
generico; in altre parole non vi è specifica confutazione dei dati rilevati dagli
analisti in merito alla presenza di alcune sostanze all’interno dei pacchi di pasta
esaminati, né in merito alle relative percentuali; viene invece analiticamente e
dettagliatamente contestata la lettura interpretativa che ne fornisce Granosalus
(ripresa da I Nuovi Vespri).

Dunque affermano i ricorrenti che non abbia alcuna consistenza l’allarme lanciato
dalle controparti in merito al consumo di prodotti provenienti dalle loro aziende,
in quanto le tracce di contaminanti rinvenute nei campioni di pasta analizzati
sarebbero tutte ampiamente inferiori ai livelli di sicurezza normativamente
stabiliti.

Preliminarmente va osservato che – trattandosi nella specie di valutare l’esigenza
cautelare di una immediata inibitoria – occorre prendere in considerazione la
notizia per come attualmente appare sui siti internet riconducibili alle parti
resistenti, a seguito della rettifica operata in seguito alla ricezione del presente
ricorso, da cui emerge ampiamente ridimensionata la portata allarmistica di alcuni
passi del testo: non si afferma più con certezza che la presenza delle sostanze
rilevate sia necessariamente foriera di danni ma si manifesta il dubbio che tali
sostanze possano produrre danni nel lungo periodo; non si trae la conclusione che
le aziende ricorrenti utilizzino con certezza miscele di grani italiani e stranieri; si
precisano i termini del divieto di miscelazione posto dalla legislazione europea,
che attiene unicamente al caso in cui uno dei due componenti risulti contaminato
oltre i limiti previsti dalla legge (pur se il risultato della miscela risulti
complessivamente nei limiti).

Si può affermare che la rettifica in questione abbia epurato il testo dai passaggi
contenenti conclusioni arbitrarie (di cui i resistenti non sono in condizione di
offrire riscontro), riducendoli al rango di mere ipotesi. Tanto è sufficiente per
escludere la necessità che il giudice della cautela intervenga in relazione alla
precedente veste degli articoli (salva l’eventuale tutela risarcitoria in sede di
merito).

Per il resto – come si è visto – il contenuto delle analisi diffuso dai resistenti non
risulta in questa sede efficacemente contestato; si può dunque affermare che la
notizia riportata (si ribadisce – per come rettificata- ) prenda le mosse da dati di
fatto provenienti da fonti sufficientemente autorevoli, e risponda dunque ad un
nucleo essenziale di verità.

Sulla notizia nella sua oggettività (=la presenza di alcuni contaminanti nei
campioni esaminati) si innesca poi il commento critico degli autori;
ora, se la cronaca riferisce una realtà fenomenica, ed è per definizione descrittiva
ed obiettiva, la critica ne propone una valutazione; la cronaca descrive
l’accadimento, la critica lo legge, lo interpreta, lo vaglia. E la critica, oltre che in
forma di pacata espressione di una valutazione personale dell’autore, può
Firmato Da: PRATESI CECILIA Emesso Da: POSTECOM CA3 Serial#: de26f
esprimersi, legittimamente, anche in forma di aperto dissenso (si pensi a titolo
esemplificativo alla critica cinematografica letteraria o artistica), o di marcato
contrasto.

D’altro canto, proprio in quanto evidente espressione di un punto di vista proprio
dell’autore, la critica consente, a partire pur sempre da un accadimento reale, una
rappresentazione non strettamente obiettiva, ma filtrata attraverso convincimenti
personali.

Non si pone dunque un tema di diritto di critica un problema di veridicità delle
proposizioni assertive dell’autore (Cass.27.6.2000 n. 7499, 12.9.2007 n. 34432),
quanto se mai del fatto a partire dal quale la critica si esprime: del fatto quindi,
non della sua interpretazione.

E se la valutazione dell’autore viene proposta al lettore in termini consoni, sotto
forma di ipotesi, come lettura possibile, o addirittura in forma di dubbio, o se si
vuole quale manifestazione del principio di precauzione (più volte invocato da
Granosalus), e non trasmoda in una semplice invettiva, in insulto pretestuoso, in
pura manifestazione di ostilità, anch’essa deve ritenersi emanazione dell’art. 21
Cost.

Tornando al caso concreto, è vero che le quantità di contaminanti rilevate nella
pasta esaminata non risultano superiori ai limiti di legge, ma è vero anche che la
presenza di tali sostanze può legittimamente indurre gli analisti a dubitare della
miscelazione del prodotto italiano con grani esteri, posto che nel territorio
nazionale la presenza di DON (tossina prodotta in specifiche condizioni
ambientali) è tendenzialmente da escludere in ragione delle peculiarità climatiche,
ed il glifosate (diserbante) non può essere utilizzato in fase prossima alla raccolta;
ancora, è vero che i prodotti analizzati non risultano destinati alla alimentazione
per la prima infanzia, ma è vero altresì che il superamento dei limiti dei
contaminanti previsti per tale categoria “debole” della popolazione non risulta
segnalato, e che i consumatori possono essere interessati alla diffusione di tale
informazione, onde evitare che il prodotto venga comunque somministrato ai
bambini nei primi tre anni di vita, posto che – notoriamente – non tutte le famiglie
sono solite differenziare l’alimentazione degli ultimi nati da quella riservata agli
altri componenti del nucleo familiare, anche in ragione dei maggiori costi che
generalmente presentano i prodotti per la prima infanzia.

Per quanto attiene poi specificamente alla pubblicazione ad opera de I Nuovi
Vespri, si rileva che alla riproduzione nella sostanza dei contenuti dell’indagine di
Granosalus, si accompagna una disamina dei potenziali effetti nocivi delle
sostanze ivi rinvenute (cadmio, DON, Glifosate), che tuttavia appare
espressamente riferita all’ipotesi di superamento delle dosi settimanali ammissibili
(TWI); e sebbene il titolo di tale ultimo passaggio (“è ufficiale, il glifosato
contenuto nella pasta provoca la SLA e il morbo di alzheimer”) appaia
volutamente sensazionalistico, la lettura del testo non induce la conclusione che
dal consumo di normali quantità dei prodotti di cui si tratta possano derivare con
certezza rischi per la salute, posto che nelle pagine precedenti è chiarito che
nessuno dei prodotti analizzati risulta fuori dai parametri normativi (eccezion fatta
per la questione già esaminata della prima infanzia), e per il resto l’articolo
contiene una obiettiva rassegna degli alimenti che possono costituire fonti di
esposizione a determinate sostanze (tra cui vengono elencati prodotti quali noci ,
verdure, carne, pesci, funghi e cioccolato), che nulla hanno a che vedere con la
produzione delle aziende ricorrenti.

In conclusione per quanto emerge in questa fase sommaria, si deve ritenere che
l’attività informativa riconducibile ai resistenti, come risultante dalla rettifica
operata, sia espressione nei limiti del diritto di manifestazione del pensiero.
La circostanza poi che le notizie in esame siano state riprese ed amplificate con
toni meno contenuti da altri siti web, non può indurre in questa sede ad imporre
agli odierni convenuti di curarne la rimozione, sebbene per ragioni parzialmente
diverse da quelle invocate dei resistenti: infatti a tal proposito la difesa
Granosalus (oltre a segnalare la difficoltà tecnica di una simile operazione di
rimozione dalla rete), si appella alla giurisprudenza europea (CGCE – Causa C-
131/12 – Google Spain SL, Google Inc./ Agencia Española de Protección de
Datos, Mario Costeja González): il richiamo in verità non appare dirimente: con
la pronuncia in esame la Corte di Giustizia ha reso la (storica) affermazione del
dovere del gestore del motore di ricerca di procedere – a richiesta dell’interessato
– alla deindicizzazione delle informazioni e dati personali se la loro permanenza
non è più giustificata in relazione al trascorrere del tempo; ebbene, da tale arresto
pare in verità arbitrario trarre la conclusione (cui sembra giungere la difesa
Granosalus) che i gestori dei singoli siti cui è astrattamente riconducibile la
diffusione del dato siano privi di legittimazione passiva di fronte alla richiesta del
titolare dei dati di rimuovere singoli contenuti ritenuti lesivi.

Tuttavia è vero che i convenuti non possono essere ritenuti responsabili dell’uso
“non continente” che altri operatori abbiano effettuato delle notizie da essi
legittimamente diffuse, e che pertanto la rimozione dei passaggi offensivi ad altri
riconducibili, oltre che raggiungibile mediante richiesta al gestore del motore di
ricerca di rimozione dei link che conducono a tali contenuti, potrà essere rivolta –
se mai- direttamente ai gestori che hanno diffuso i predetti passi ostili.
In conclusione il ricorso deve essere respinto per carenza del necessario fumus
boni iuris, restando assorbita per ragioni di economia processuale la disamina
delle ulteriori eccezioni sollevate dalle parti.

Le spese di lite vengono compensate tra tutte le parti giacché l’esito della lite
discende in parte dall’attività di rettifica operata successivamente alla ricezione
della presente domanda cautelare.
P.Q.M.
Rigetta il ricorso
Spese compensate.
Si comunichi
Roma, 08/06/2017
IL GIUDICE
Cecilia Pratesi

fonte: http://www.inuovivespri.it/2017/06/15/grano-duro-estero-i-nuovi-vespri-e-granosalus-vincono-in-tribunale-contro-le-multinazionali-della-pasta/

Coldiretti: in Italia in un pacco di pasta su 3 ci trovi dentro solo grano straniero, pesticidi compreso!

 

pasta

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Coldiretti: in Italia in un pacco di pasta su 3 ci trovi dentro solo grano straniero, pesticidi compreso!

Coldiretti: in Italia un pacco di pasta su 3 da grano straniero
Pericolo con i cereali stranieri risultati irregolari per il contenuto di pesticidi che sono praticamente il triplo di quelli nazionali

A causa delle speculazioni che hanno fatto crollare i prezzi del grano nazionale sotto i costi di produzione ormai un pacco di pasta imbustato in Italia su tre è fatto con grano straniero senza alcuna indicazione per i consumatori. Questo è l’allarme lanciato dalla Coldiretti in occasione dello scoppio della #guerradelgrano con migliaia di agricoltori alle banchine per lo scarico di un mega cargo con grano canadese al Porto di Bari proprio alla vigilia della raccolta di quello italiano con evidenti finalità speculative.

Sono ben 2,3 milioni le tonnellate di grano duro che sono arrivate lo scorso anno dall`estero quasi la metà delle quali proprio dal Canada che peraltro ha fatto registrare nel 2017 un ulteriore aumento del 15% secondo le analisi Coldiretti su dati Istat relativi ai primi due mesi del 2017. Una realtà che – sostiene la Coldrietti – rischia di essere favorita dall’approvazione da parte dell’Europarlamento del Ceta (Comprehensive Economic and Trade Agreement) con il Canada che prevede l`azzeramento strutturale dei dazi indipendentemente dagli andamenti di mercato.

Un pericolo anche per i consumatori con i cereali stranieri risultati irregolari per il contenuto di pesticidi che sono praticamente il triplo di quelli nazionali a conferma della maggiore qualità e sicurezza del Made in Italy, sulla base del rapporto sul controllo ufficiale sui residui di prodotti fitosanitari negli alimenti divulgato l`8 giugno 2017 dal Ministero della Salute. I campioni risultati irregolari – sottolinea la Coldiretti – per un contenuto fuori legge di pesticidi sono pari allo 0,8% ne caso di cereali stranieri mentre la percentuale scende ad appena lo 0,3% nel caso di quelli di produzione nazionale.
Peraltro in alcuni Paesi terzi vengono utilizzati principi attivi vietati in Italia come proprio nel caso del Canada dove viene fatto un uso intensivo del glifosate proprio nella fase di pre-raccolta per seccare e garantire artificialmente un livello proteico elevato che – continua la Coldiretti – è stato vietato in Italia dal 22 agosto 2016 con entrata in vigore del decreto del Ministero della Salute perché accusato di essere cancerogeno.

fonte: http://www.ilpopulista.it/news/11-Giugno-2017/15279/coldiretti-in-italia-un-pacco-di-pasta-su-3-da-grano-straniero.html

In arrivo da Vancouver una nave con 50mila tonnellate di grano. Gli Agricoltori protestano. Dovremmo farlo pure noi: Ecco il grano canadese coperto di neve, che può maturare solo grazie al glifosato! Ce lo ritroveremo sulle nostre tavole, mentre il nostro grano marcisce nei campi!!

grano canadese

 

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In arrivo da Vancouver una nave con 50mila tonnellate di grano. Gli Agricoltori protestano. Dovremmo farlo pure noi: Ecco il grano canadese coperto di neve, che può maturare solo grazie al glifosato! Ce lo ritroveremo sulle nostre tavole, mentre il nostro grano marcisce nei campi!!

 

Andate un po’ a rileggere questo nostro vecchio articolo:

Ecco il grano canadese coperto di neve, che può maturare solo grazie al glifosato! Ce lo ritroveremo sulle nostre tavole, mentre il nostro grano marcisce nei campi!!

 

Coldiretti: già un migliaio con trattori per blitz a porto Bari

Scoppia la #guerradelgrano per salvare la produzione italiana

Roma, 9 giu. (askanews) – Sono già un migliaio gli agricoltori con i trattori che hanno lasciato sin dalle prime luci dell’alba le campagne per partecipare al blitz al porto di Bari “divenuto purtroppo negli ultimi anni il vero ‘granaio d’Italia’, principale varco di accesso del grano straniero da “spacciare” come italiano, perché non è ancora obbligatorio indicarne l’origine nella pasta”. Lo afferma la Coldiretti.

A far scoppiare la #guerradelgrano è “l’arrivo provocatorio a Bari di una nave di 256 metri proveniente da Vancouver, carica di 50mila tonnellate di grano da scaricare in Italia proprio alla vigilia della raccolta della produzione nazionale. Un oltraggio insopportabile per i coltivatori italiani che – sottolinea la Coldiretti – non riescono a vendere al giusto prezzo il proprio grano sotto l’attacco proprio in questo momento delle speculazioni che hanno praticamente dimezzato le quotazioni su valori più bassi di 30 anni fa con la perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro e il rischio desertificazione per quasi 2 milioni di ettari, il 15% della superficie agricola nazionale.

“Ci vogliono cinque chili di grano per un caffe”, “No grano no pane”, “Stop alle speculazioni”, “Il giusto pane quotidiano”, “Basta inganni subito l’etichetta di origine del grano sulla pasta” sono alcuni slogan dei manifestanti che denunciano le importazioni massicce e incontrollate di “grano giramondo”.

da: http://www.askanews.it/economia/2017/06/09/coldiretti-gi%C3%A0-un-migliaio-con-trattori-per-blitz-a-porto-bari-pn_20170609_00047/

La guerra del Grano – C’è relazione tra pasta fatta con grano di importazione e intolleranze alimentari? …I produttori dicono di NO (ma guarda un po’), coltivatori e l’Università di Napoli dicono di SI!

grano

 

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La guerra del Grano – C’è relazione tra pasta fatta con grano di importazione e intolleranze alimentari? …I produttori dicono di NO (ma guarda un po’), coltivatori e l’Università di Napoli dicono di SI!
Pasta fatta con grano di importazione e intolleranze alimentari? “Relazione indiretta tra micotossine e celiachia”

Secondo i produttori di pasta il frumento importato è migliore tecnicamente (e costa di più) per via dell’alto contenuto di glutine, ma coltivatori e scienziati sostengono che “in alcuni dei Paesi esportatori (come il Canada) il clima umido favorisce la presenza di micotossine”. Sostanze che, spiega il docente di chimica degli alimenti all’Università Federico II di Napoli Alberto Ritieni, “attaccano il sistema immunitario e rendono il nostro intestino più esposto a diversi disturbi”

La guerra del grano: non solo una questione di mercato, di qualità e di prezzi. Prima di tutto una battaglia per la salute. C’è anche questo dietro le polemiche tra industriali e Coldiretti,che al porto di Bari a fine febbraio ha protestato contro i frequenti arrivi di tonnellate di grano estero. Secondo i produttori di pasta il frumento importato è migliore tecnicamente (e costa di più) per via dell’alto contenuto di glutine, ma coltivatori e scienziati ribattono: “In alcuni dei Paesi esportatori (come il Canada) il clima umido favorisce la presenza di micotossine”. E, come è emerso dall’inchiesta de ilfattoquotidiano.it, i controlli non bastano: né sul grano, né sulla pasta. Il motivo? Anche se le quantità di sostanze tossiche rientrano nei limiti imposti a livello europeo, quelle norme non sarebbero sufficienti ad azzerare irischi. È necessario allora chiedersi di quale natura e portata essi siano.

La Fao ha accertato che un quarto del cibo del mondo è contaminato da micotossine, mentre cresce sempre più il numero di persone che soffrono di intolleranze alimentari. La celiachia è la più frequente. C’è una relazione tra questi dati?Ilfattoquotidiano.it lo ha chiesto ad Alberto Ritieni, docente di chimica degli alimenti all’Università Federico II di Napoli. Che da anni in laboratorio analizza le micotossine nel grano e, quindi, nella pasta. Ne studia gli effetti a breve e a lungo termine. “Ci può essere una relazione indiretta, perché queste sostanze attaccano il sistema immunitario e rendono il nostro intestino più esposto a diversi disturbi” spiega il docente. Gli effetti cambiano completamente a seconda delle quantità assunte dall’organismo: sono minimi in un soggetto sano e in piccole dosi”. Ma quanto si parla di grano e pasta, questo non è il Paese delle piccole dosi.

Micotossine e intolleranze – Secondo i dati dell’ultimo rapporto del ministero della Salute, i celiaci in Italia sono 172.197 (dati del 2014), quasi 8mila in più rispetto al 2013 e 23.500 in più confrontati invece con quelli del 2012. Ma questi sono solo i numeri delle diagnosi, perché lo stesso ministero ha calcolato che le persone che soffrono di celiachia in Italia sono 600mila. Ma c’è davvero un legame tra queste sostanze chimiche tossicheprodotte da funghi e le intolleranze alimentari sempre più diffuse? “C’è una relazione diretta con il sistema immunitariodell’intestino che viene reso più attaccabile” dice Ritieni. Che spiega: “Siamo in una fase precedente a quella dell’intolleranza e della sua degenerazione in qualcosa di più serio, come la celiachia, ma i disturbi alimentari possono trovare campo libero in un intestino che funziona male”.

Il tratto gastrointestinale è la prima barriera fisica contro i contaminanti del cibo, ma è anche il primo bersaglio di queste sostanze tossiche. “Che possono determinare le intolleranzecertamente in modo indiretto, proprio abbassando le difeseimmunitarie dell’organo” sottolinea il professore. Il legame diretto con le micotossine è difficilmente dimostrabile, ma diversi studi hanno rilevato che le cellule epiteliali intestinali sono attaccate da sostanze quali Deossinivalenolo (Don o Vomitossina) e altri tricoteceni di tipo B. “Deprimendo il sistema immunitario il Don provoca una serie di danni a livello gastrointestinale”, dice Ritieni. Al mondo si conoscono oltre 400tipologie diverse di micotossine, di cui il 10 per cento circa considerate a rischio per l’uomo. Sono gli stessi scienziati che, con la dovuta prudenza e al netto del boom del mercato, chiedono di non sottovalutate i dati sulle intolleranze al glutine che, in alcuni casi, provoca la celiachia.

Il nemico numero uno del frumento – Se l’Aflatossina B1 è l’unica micotossina per la quale sono state dimostrate correlazioni con forme di cancro non è la sostanza tossica più presente in assoluto nel grano. Il nemico numero uno del frumento è proprio la Vomitossina: non è cancerogena, ma può causarenausea, vomito e malattie gastrointestinali. “Se assunta in minime quantità l’effetto può non comparire mai – chiarisce Ritieni – a meno che non si parli di soggetti particolarmente sensibili”. Il punto è: si può parlare di quantità minime nel paese della pasta? Ed è qui che entrano in gioco due peccati originali e riguardano entrambi i limiti di Don. “È noto che il valore di Vomitossinaconsentito – ricorda Ritieni – è calcolato su una media europea diconsumi, in cui il secondo paese consumatore di pasta è laGermania con circa 7,4 chilogrammi all’anno contro i 26 chili dell’italiano medio”. In un’audizione in Commissione Agricoltura del Senato, Ritieni aveva già proposto “una proporzionale riduzione dal valore di 1750 microgrammi/kg a 350”. O comunque al di sotto dei 750. Secondo l’esperto “i risultati degli studi fin qui eseguiti suggeriscono di modificare quei limiti”. Cosa si può fare? “Si può percorrere la strada seguita fino a poco tempo fa dalla Francia, che aveva bloccato la commercializzazione dibevande energizzanti. “Potremmo appellarci a un principio di salvaguardia di protezione della salute dei consumatori italiani previsto dall’articolo 23 della direttiva 2001/18/CE” spiega Ritieni.

La tutela dei bambini: le proposte – L’altro peccato originale riguarda i bambini. Al di sotto dei tre anni il valore di Donaccettato è di 200 microgrammi “quindi un bambino di 4 anni può mangiare – per legge – la stessa pasta degli adulti (con i limiti che salgono a 750 microgrammi al chilo pur avendone un peso nettamente inferiore). Questo prevede la normativa europea e le aziende non sono tenute a indicare nulla a riguardo sull’etichetta. Le proposte: “Due le alternative: o portiamo adulti e bambini a 200, oppure dobbiamo calcolare altri limiti di Don per la fascia di età che va dai 3 ai 10 anni, al momento scoperta”. Nel frattempo i bambini cosa possono mangiare? “Mi affiderei ad aziende che utilizzano grano italiano: oggi molte produzioni raggiungono ottime ‘caratteristiche tecniche’ e sotto il profilo delle micotossine si parte in vantaggio. Un clima che protegge le coltivazioni e niente viaggi intercontinentali che favoriscono, invece, le muffe”. E ilbiologico? “Diversi studi mi hanno portato alla conclusione che i prodotti biologici offrono un livello di sicurezza alimentare alto, ma non molto di più rispetto a un prodotto convenzionale, a patto che quest’ultimo sia di alta qualità”. In caso contrario “non c’è gara”.

Contaminazione legale – Tra il 2011-2014 al Polo Alimenti diArpa Puglia è stato svolto un attento monitoraggio sulle micotossine in diversi alimenti: sui 656 campioni, il 18,5 per cento era costituito da cereali e prodotti derivati. Di questi, il 24 per cento è risultato naturalmente contaminato (anche da Aflatossine eDon), ma in regola. “Anche se i controlli vengono eseguiti secondo parametri ben precisi – spiega Ritieni – è ben diverso analizzare un carico di olio (tutto il prodotto è uguale) da un carico di grano (dove ci possono essere parti con muffe, non conservate bene, ma nascoste da frumento in perfette condizioni)”. Campioni non rappresentativi delle derrate agricole possono anche indurre a errori. I dati dell’Arpa, comunque, confermano che spesso i livelli di contaminazione da micotossine non raggiungono i limiti imposti dalla legge, ma questo non significa che non ce ne siano.

Il test sulla pasta – E c’è chi si è preso la briga di analizzare il prodotto finito: la pasta. Lo ha fatto il mensile dei consumatori il Test-Salvagente a gennaio. In laboratorio sono stati passati ai raggi X 15 marchi di spaghetti con lo scopo di svelarne le proprietà organolettiche, ma anche l’eventuale presenza di pesticidi e micotossine. La replica delle aziende non si è fatta attendere: “I nostri prodotti sono conformi alle stringenti normative europee e ai più alti standard di sicurezza per le persone e per l’ambiente”.

Ma veniamo ai risultati: la prima notizia è che tutti i prodotti erano conformi alla legge. Eppure alcuni di essi contenevano pesticidi (in 4 casi) o micotossine. Per quanto riguarda queste ultime, non è stata rilevata nessuna traccia di ocratossina, ma per 5 marchi – Conad, Lidl, Delverde, Carrefour e Coop – sono stati evidenziati valori di Don. Entro i limiti imposti dalla legge per gli adulti ma (giacché le aziende non sono tenute a farlo) non quelli previsti per i bambini al di sotto dei 3 anni. Che non dovrebbero mangiarla, quindi. Invece in molte famiglie, per motivi economici o per comodità, si utilizza la stessa pasta. Per i bambini più grandi? Il legislatore europeo il problema non se l’è proprio posto.

fonte: http://curiosity2015.altervista.org/5797-2/

Come si uccide l’Agricoltura? In arrivo da Vancouver una nave con 1600 tir di quella porcheria che in Canada si ostinano a chiamare grano. E intanto da noi il prezzo crolla del 48%, tocca i minimi storici e non copre i costi di produzione costringendo gli agricoltori ad arrendersi!!

Agricoltura

 

 

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Come si uccide l’Agricoltura? In arrivo da Vancouver una nave con 1600 tir di quella porcheria che in Canada si ostinano a chiamare grano. E intanto da noi il prezzo crolla del 48%, tocca i minimi storici e non copre i costi di produzione costringendo gli agricoltori ad arrendersi!!

Coldiretti, la protesta contro la nave del grano che viene da Vancouver

Prezzi in calo del 48%, nel mirino il frumento straniero. Italmopa: importazioni necessarie per ovviare al deficit soprattutto quantitativo del raccolto nazionale rispetto al fabbisogno dell’industria

Per svuotarla, sarà necessario riempire 1.600 camion. Certo, non bisognerà trebbiare: il raccolto è stato già fatto, dall’altra parte del mondo, e trasportato in Italia con una nave che dopo 40 giorni di viaggio è ormeggiata nel porto di Bari, con 50 mila tonnellate di grano provenienti da Vancouver, Canada. È il motivo per cui venerdì, in Puglia, è scoppiata la #guerradelgrano, con tanto di hashtag che rende più moderno uno dei lavori più antichi, quello della coltivazione della materia prima del pane.

La protesta non ha viaggiato solo sui social ma anche per strada, con un migliaio di agricoltori, coordinati dalla Coldiretti, che nel primo giorno di trebbiatura si sono ritrovati al varco della Vittoria del porto di Bari. Il problema è il prezzo che nella campagna 2016-2017 ha toccato i livelli più bassi dal 2009-2010 (20,5 euro di media per quintale di grano, vale a dire il costo di due pizze, fino ai 18,7 euro di maggio). «Un pacco di pasta su tre — spiega Gianni Cantele, presidente di Coldiretti Puglia — contiene prodotto straniero senza che si sappia. Il “grano giramondo” ha contribuito a far crollare del 48% i prezzi in Italia con perdite di 145 milioni di euro per gli agricoltori pugliesi, senza alcun beneficio per i consumatori, perché dal grano alla pasta i prezzi aumentano di circa il 500% e dal grano al pane addirittura del 1.400%. In Canada, poi, sono usate 99 sostanze attive vietate nella Ue».

Gli industriali, però, non ci stanno: per Italmopa «le importazioni di grano sono indispensabili per ovviare al deficit quantitativo del raccolto nazionale rispetto al fabbisogno dell’industria». E per Aidepi «non c’è nessun inganno nei confronti dei consumatori perché le etichette della pasta sono conformi alle normative vigenti». «E anche sulla sicurezza alimentare — aggiunge Margherita Mastromauro, presidente della sezione agroalimentare di Confindustria Bari-Bat e titolare del pastificio Riscossa — nessun problema, perché quando il grano viene importato si applicano le norme italiane ed europee per i residui di fitofarmaci e i controlli non mancano».

La soluzione? Per Colomba Mongiello (Pd), componente della Commissione Agricoltura della Camera, «la Ue deve decidere rapidamente sulla certificazione della pasta Made in Italy e la formazione del prezzo della materia prima deve avvenire con maggiore trasparenza con la Cun, la Commissione unica nazionale del grano duro, da istituire in Puglia, a Foggia, capitale del grano. Dove la crisi si fa più sentire».

tratto da: http://www.corriere.it/economia/17_giugno_10/coldiretti-protesta-contro-nave-grano-che-viene-vancouver-fb6f74aa-4db2-11e7-9a56-ce0022081322.shtml

Coldiretti: “Prezzo del grano ai minimi storici, non copre i costi di produzione”

“Si preannuncia una nuova annata terribile per i cerealicoltori sardi con il prezzo del grano ancora con il segno meno rispetto allo scorso anno quando venne pagato già il 30 per cento in meno rispetto al 2015”

“Si preannuncia una nuova annata terribile per i cerealicoltori sardi con il prezzo del grano ancora con il segno meno rispetto allo scorso anno quando venne pagato già il 30 per cento in meno rispetto al 2015. Le speculazioni, favorite dall’invasione del grano duro dall’estero, stanno facendo crollare il prezzo del grano dallo scorso anno pagato ai cerealicoltori sotto i costi di produzione. Un pacco di pasta imbustato in Italia su tre è fatto con grano straniero senza alcuna indicazione per i consumatori – E’ la denuncia di Coldiretti.
“Sono ben 2,3 milioni le tonnellate di grano duro che sono arrivate lo scorso anno dall’estero, quasi la metà delle quali proprio dal Canada che peraltro ha fatto registrare nel 2017 un ulteriore aumento del 15% secondo le analisi Coldiretti su dati Istat relativi ai primi due mesi del 2017 – proseguono – una realtà che rischia di essere favorita dall’approvazione da parte dell’Europarlamento del Ceta (Comprehensive Economic and Trade Agreement) con il Canada che prevede l’azzeramento strutturale dei dazi indipendentemente dagli andamenti di mercato”.
E’ l’allarme lanciato dalla Coldiretti in occasione dello scoppio della #laguerradelgrano che questa ieri ha portato migliaia di agricoltori alle banchine per lo scarico di un mega cargo con grano canadese al Porto di Bari.
“Siamo vicini ai nostri colleghi – sottolinea Paolo Floris cerealicoltore di Sanluri – perché combattono una battaglia anche nostra”.
“Quest’anno il prezzo che si sta presentando nel mercato è ancora inferiore: dai 18 ai 22 euro al quintale –denuncia Paolo Floris –, produrremmo ancora un anno in perdita, non riusciremo a pagarci i costi di produzione. Le spese vive per coltivare un ettaro di terra si aggirano intorno ai 750 euro, mentre il ricavato si ferma a circa 630 euro”.
“Non possiamo continuare a coltivare in perdita. Molti ettari il prossimo anno rimarranno incolti” annuncia Floris.
La superficie coltivata a grano duro in Sardegna è crollata negli ultimi 12 anni del 60 per cento, perdendo 58.129 ettari.  Si è passati dai 96.710 ettari coltivati nel 2004 ai 38581 del 2015.
tratto da: http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=52929

La guerra del Grano – C’è relazione tra pasta fatta con grano di importazione e intolleranze alimentari? …I produttori dicono di NO (ma guarda un po’), coltivatori e l’Università di Napoli dicono di SI!

Grano

 

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Pasta fatta con grano di importazione e intolleranze alimentari? “Relazione indiretta tra micotossine e celiachia”

Secondo i produttori di pasta il frumento importato è migliore tecnicamente (e costa di più) per via dell’alto contenuto di glutine, ma coltivatori e scienziati sostengono che “in alcuni dei Paesi esportatori (come il Canada) il clima umido favorisce la presenza di micotossine”. Sostanze che, spiega il docente di chimica degli alimenti all’Università Federico II di Napoli Alberto Ritieni, “attaccano il sistema immunitario e rendono il nostro intestino più esposto a diversi disturbi”

La guerra del grano: non solo una questione di mercato, di qualità e di prezzi. Prima di tutto una battaglia per la salute. C’è anche questo dietro le polemiche tra industriali e Coldiretti,che al porto di Bari a fine febbraio ha protestato contro i frequenti arrivi di tonnellate di grano estero. Secondo i produttori di pasta il frumento importato è migliore tecnicamente (e costa di più) per via dell’alto contenuto di glutine, ma coltivatori e scienziati ribattono: “In alcuni dei Paesi esportatori (come il Canada) il clima umido favorisce la presenza di micotossine”. E, come è emerso dall’inchiesta de ilfattoquotidiano.it, i controlli non bastano: né sul grano, né sulla pasta. Il motivo? Anche se le quantità di sostanze tossiche rientrano nei limiti imposti a livello europeo, quelle norme non sarebbero sufficienti ad azzerare irischi. È necessario allora chiedersi di quale natura e portata essi siano.

La Fao ha accertato che un quarto del cibo del mondo è contaminato da micotossine, mentre cresce sempre più il numero di persone che soffrono di intolleranze alimentari. La celiachia è la più frequente. C’è una relazione tra questi dati?Ilfattoquotidiano.it lo ha chiesto ad Alberto Ritieni, docente di chimica degli alimenti all’Università Federico II di Napoli. Che da anni in laboratorio analizza le micotossine nel grano e, quindi, nella pasta. Ne studia gli effetti a breve e a lungo termine. “Ci può essere una relazione indiretta, perché queste sostanze attaccano il sistema immunitario e rendono il nostro intestino più esposto a diversi disturbi” spiega il docente. Gli effetti cambiano completamente a seconda delle quantità assunte dall’organismo: sono minimi in un soggetto sano e in piccole dosi”. Ma quanto si parla di grano e pasta, questo non è il Paese delle piccole dosi.

Micotossine e intolleranze – Secondo i dati dell’ultimo rapporto del ministero della Salute, i celiaci in Italia sono 172.197 (dati del 2014), quasi 8mila in più rispetto al 2013 e 23.500 in più confrontati invece con quelli del 2012. Ma questi sono solo i numeri delle diagnosi, perché lo stesso ministero ha calcolato che le persone che soffrono di celiachia in Italia sono 600mila. Ma c’è davvero un legame tra queste sostanze chimiche tossicheprodotte da funghi e le intolleranze alimentari sempre più diffuse? “C’è una relazione diretta con il sistema immunitariodell’intestino che viene reso più attaccabile” dice Ritieni. Che spiega: “Siamo in una fase precedente a quella dell’intolleranza e della sua degenerazione in qualcosa di più serio, come la celiachia, ma i disturbi alimentari possono trovare campo libero in un intestino che funziona male”.

Il tratto gastrointestinale è la prima barriera fisica contro i contaminanti del cibo, ma è anche il primo bersaglio di queste sostanze tossiche. “Che possono determinare le intolleranzecertamente in modo indiretto, proprio abbassando le difeseimmunitarie dell’organo” sottolinea il professore. Il legame diretto con le micotossine è difficilmente dimostrabile, ma diversi studi hanno rilevato che le cellule epiteliali intestinali sono attaccate da sostanze quali Deossinivalenolo (Don o Vomitossina) e altri tricoteceni di tipo B. “Deprimendo il sistema immunitario il Don provoca una serie di danni a livello gastrointestinale”, dice Ritieni. Al mondo si conoscono oltre 400tipologie diverse di micotossine, di cui il 10 per cento circa considerate a rischio per l’uomo. Sono gli stessi scienziati che, con la dovuta prudenza e al netto del boom del mercato, chiedono di non sottovalutate i dati sulle intolleranze al glutine che, in alcuni casi, provoca la celiachia.

Il nemico numero uno del frumento – Se l’Aflatossina B1 è l’unica micotossina per la quale sono state dimostrate correlazioni con forme di cancro non è la sostanza tossica più presente in assoluto nel grano. Il nemico numero uno del frumento è proprio la Vomitossina: non è cancerogena, ma può causarenausea, vomito e malattie gastrointestinali. “Se assunta in minime quantità l’effetto può non comparire mai – chiarisce Ritieni – a meno che non si parli di soggetti particolarmente sensibili”. Il punto è: si può parlare di quantità minime nel paese della pasta? Ed è qui che entrano in gioco due peccati originali e riguardano entrambi i limiti di Don. “È noto che il valore di Vomitossinaconsentito – ricorda Ritieni – è calcolato su una media europea diconsumi, in cui il secondo paese consumatore di pasta è laGermania con circa 7,4 chilogrammi all’anno contro i 26 chili dell’italiano medio”. In un’audizione in Commissione Agricoltura del Senato, Ritieni aveva già proposto “una proporzionale riduzione dal valore di 1750 microgrammi/kg a 350”. O comunque al di sotto dei 750. Secondo l’esperto “i risultati degli studi fin qui eseguiti suggeriscono di modificare quei limiti”. Cosa si può fare? “Si può percorrere la strada seguita fino a poco tempo fa dalla Francia, che aveva bloccato la commercializzazione dibevande energizzanti. “Potremmo appellarci a un principio di salvaguardia di protezione della salute dei consumatori italiani previsto dall’articolo 23 della direttiva 2001/18/CE” spiega Ritieni.

La tutela dei bambini: le proposte – L’altro peccato originale riguarda i bambini. Al di sotto dei tre anni il valore di Donaccettato è di 200 microgrammi “quindi un bambino di 4 anni può mangiare – per legge – la stessa pasta degli adulti (con i limiti che salgono a 750 microgrammi al chilo pur avendone un peso nettamente inferiore). Questo prevede la normativa europea e le aziende non sono tenute a indicare nulla a riguardo sull’etichetta. Le proposte: “Due le alternative: o portiamo adulti e bambini a 200, oppure dobbiamo calcolare altri limiti di Don per la fascia di età che va dai 3 ai 10 anni, al momento scoperta”. Nel frattempo i bambini cosa possono mangiare? “Mi affiderei ad aziende che utilizzano grano italiano: oggi molte produzioni raggiungono ottime ‘caratteristiche tecniche’ e sotto il profilo delle micotossine si parte in vantaggio. Un clima che protegge le coltivazioni e niente viaggi intercontinentali che favoriscono, invece, le muffe”. E ilbiologico? “Diversi studi mi hanno portato alla conclusione che i prodotti biologici offrono un livello di sicurezza alimentare alto, ma non molto di più rispetto a un prodotto convenzionale, a patto che quest’ultimo sia di alta qualità”. In caso contrario “non c’è gara”.

Contaminazione legale – Tra il 2011-2014 al Polo Alimenti diArpa Puglia è stato svolto un attento monitoraggio sulle micotossine in diversi alimenti: sui 656 campioni, il 18,5 per cento era costituito da cereali e prodotti derivati. Di questi, il 24 per cento è risultato naturalmente contaminato (anche da Aflatossine eDon), ma in regola. “Anche se i controlli vengono eseguiti secondo parametri ben precisi – spiega Ritieni – è ben diverso analizzare un carico di olio (tutto il prodotto è uguale) da un carico di grano (dove ci possono essere parti con muffe, non conservate bene, ma nascoste da frumento in perfette condizioni)”. Campioni non rappresentativi delle derrate agricole possono anche indurre a errori. I dati dell’Arpa, comunque, confermano che spesso i livelli di contaminazione da micotossine non raggiungono i limiti imposti dalla legge, ma questo non significa che non ce ne siano.

Il test sulla pasta – E c’è chi si è preso la briga di analizzare il prodotto finito: la pasta. Lo ha fatto il mensile dei consumatori il Test-Salvagente a gennaio. In laboratorio sono stati passati ai raggi X 15 marchi di spaghetti con lo scopo di svelarne le proprietà organolettiche, ma anche l’eventuale presenza di pesticidi e micotossine. La replica delle aziende non si è fatta attendere: “I nostri prodotti sono conformi alle stringenti normative europee e ai più alti standard di sicurezza per le persone e per l’ambiente”.

Ma veniamo ai risultati: la prima notizia è che tutti i prodotti erano conformi alla legge. Eppure alcuni di essi contenevano pesticidi (in 4 casi) o micotossine. Per quanto riguarda queste ultime, non è stata rilevata nessuna traccia di ocratossina, ma per 5 marchi – Conad, Lidl, Delverde, Carrefour e Coop – sono stati evidenziati valori di Don. Entro i limiti imposti dalla legge per gli adulti ma (giacché le aziende non sono tenute a farlo) non quelli previsti per i bambini al di sotto dei 3 anni. Che non dovrebbero mangiarla, quindi. Invece in molte famiglie, per motivi economici o per comodità, si utilizza la stessa pasta. Per i bambini più grandi? Il legislatore europeo il problema non se l’è proprio posto.

tratto da: http://curiosity2015.altervista.org/5797-2/

Attenzione – Ormai è ufficiale: il glifosato contenuto nella pasta provoca la Sla, Alzheimer ed Autismo.

glifosato

 

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Attenzione – Ormai è ufficiale: il glifosato contenuto nella pasta provoca la Sla, Alzheimer ed Autismo.

E’ ufficiale: il glifosato contenuto nella pasta provoca la Sla e il morbo di Alzheimer

Lo si può leggere in uno studio del Massachusetts Institute of Technology (Mit). La seconda notizia, non meno importante della prima, è che l’associazione di produttori di grano duro del Sud Italia GranoSaluspromuoverà autonomamente l’analisi chimica sui prodotti derivati dal grano (pasta, pane e altro). E li renderà pubblici pubblicandoli sulla rete. Sapremo finalmente quale pasta (e quale pane) mangiare. E, soprattutto, quale pasta non dovremo mai più acquistare (con riferimento – con molta probabilità – ai marchi altisonanti e super pubblicizzati)   E’ ufficiale: i derivati del grano al glifosato (o glyphosate, secondo il termine scientifico) – e cioè pasta, pane e altro ancora – provocano danni alla salute umana. La cosa è nota da tempo, ma adesso è disponibile uno studio Massachusetts Institute of Technology (Mit). Il glifosato presente nella pasta e nel pane può provocare malattie gravi: diabete, obesità, asma, morbo di Alzheimer, sclerosi laterale amiotrofica (Sla), e il morbo di Parkinson. Attenzione, insomma, soprattutto alla pasta che acquistiamo nei supermercati. Soprattutto la pasta prodotta con i grani duri canadesi, ma non solo anche quelli dei Paesi dell’Est, che sono letteralmente pieni di glifosato. Perché i grani duri canadesi contengono percentuali elevate di glifosato l’abbiamo già raccontato. Quello che oggi vogliamo approfondire è un tema delicatissimo, che riguarda la nostra salute. Tema legato al pane e, soprattutto, alla pasta che, ogni giorno, andiamo ad acquistare nei supermercati o negli stessi negozi artigianali. E’ la pasta dei grandi marchi, quella che viene promossa con pubblicità martellante sui mezzi d’informazione. Ebbene, attenzione, perché questa pasta prodotta con i grani pieni di glifosato può provocare danni seri al nostro organismo. Non è una nostra opinione ma, come già accennato, sono i risultati di uno studio dettagliato effettuato da due scienziati, Anthony Samsel e Stephanie Seneff, del Massachusetts Institute of Technology (Mit) Leggiamo insieme cosa scrive Stephen Frantz, considerazioni riportate dal sito Beyondpesticides.org “Quando una cellula sta cercando di formare le proteine, può afferrare il glifosato invece della glicina e formare una proteina danneggiata. Dopo di che è il caos medico. Dove il glifosato sostituisce la glicina, la cellula non può più comportarsi come al solito, provocando conseguenze imprevedibili con molte malattie e disturbi conseguenti”. La notizia dello studio messo a punto dagli scienziati del Massachusetts Institute of Technology (Mit) arriva proprio quando un nutrito gruppo di produttori di grano duro del Sud Italia, stanchi di subire i prezzi imposti dalle multinazionali (in particolare, dal Chicago Board of Trade, che è il più importante mercato di cereali del mondo), ha deciso di passare al contrattacco per informare direttamente i cittadini. Per ora, lo ricordiamo, i cittadini non sono informati.Tutti noi acquistiamo la pasta nei supermercati, ma non sappiamo con che grano duro è stata prodotta tale pasta. Ebbene, i produttori di grano duro del Sud del Sud Italia (soprattutto della Puglia, della Sicilia e della Basilicata) hanno dato vita a un’associazione – GranoSalus– e hanno annunciato che inizieranno ad effettuare le analisi chimiche su tutti i derivati del grano: pasta, pane e via continuando. E renderanno noti, sulla rete, i risultati di tali analisi.  Potete stare certi, cari lettori, che quello che verrà fuori da queste analisi potrebbe avere effetti devastanti. Perché finalmente conosceremo che cosa c’è nella pasta, nel pane e, in generale, in tutti i prodotti derivati dal grano. Per noi che viviamo nel Sud Italia sarà un test importantissimo. Perché, nel Mezzogiorno, tradizionalmente, il consumo di pasta, da parte delle famiglie, è di gran lunga maggiore rispetto alle famiglie del Centro e del Nord Italia. Di conseguenza, noi meridionali siamo più esposti, a ungo andare, a queste malattie. Finalmente qualcuno ci comunicherà i dati ufficiali sull’eventuale presenza nel pane e – soprattutto – nella pasta di veleni chimici, a cominciare dal glifosato, che sono responsabili di malattie gravissime. Quello che avrebbero dovuto fare lo Stato – e quello che avrebbero dovuto fare le Regioni – a cominciare dalla Regione siciliana (magari in collaborazione con le due facoltà di Agraria della nostra Isola) – lo faranno gli stessi agricoltori. Una sconfitta per la politica italiana. E una grande vittoria dei cittadini che ormai non sanno proprio che farsene di questa vecchia politica italiana al servizio delle multinazionali! Che consigli dare ai consumatori e, in particolare, alle famiglie del Sud Italia e della Sicilia? Non acquistate più la pasta dei grandi marchi fino a quando GranoSalus non comincerà a rendere noti i risultati delle analisi. Cercate fin da ora di acquistare la pasta prodotta in Sicilia.    

fonte: http://www.inuovivespri.it/2016/09/05/e-ufficiale-il-glifosato-contenuto-nella-pasta-provoca-la-sla-e-il-morbo-di-alzheimer/#_

GRANO DURO, SAVERIO DE BONIS: “L’UE NON TUTELA LA SALUTE DEGLI ITALIANI”

La UE che, per i veleni contenuti nei derivati dai cereali, fissa limiti che danneggiano la salute degli italiani. Il Ministero della Salute che non vede, non sente, non parla. I mancati controlli sui grani esteri pieni di micotossine e glifosato che arrivano nei porti italiani. Così sulle nostre tavole finiscono pasta, pane, pizze, biscotti pieni di sostanze al veleno. E il grano duro di Puglia, Sicilia e Basilicata, tra i migliori del mondo, va a farsi benedire. C’è un modo per venirne fuori? Sì. Ce ne parla in questa intervista il leader di GranoSalus, Saverio De Bonis. Che ci racconta la rivoluzione dal basso del Sud Italia contro le multinazionali   

Pensavamo fosse pugliese. Ma Saverio De Bonis precisa: “Lucano, sono lucano”, ci dice. La Lucania era un antico distretto dell’Italia meridionale, che si estendeva dal mar Tirreno fino al golfo di Taranto. Oggi per Lucania s’intende la Basilicata. Ma non è per parlare della storia della sua terra che abbiamo fatto una chiacchierata con questo personaggio. Parliamo di un produttore di grano duro che, partendo dalla sua regione, ha creato un movimento – GranoSalus – che oggi associa migliaia di produttori di grano duro di tutto il Mezzogiorno d’Italia.

Insomma, da qualche tempo Saverio De Bonis è diventato il punto di riferimento di tanti agricoltori del Sud del nostro Paese massacrati dalla globalizzazione. Nei giorni scorsi il numero uno di GranoSalus è venuto in Sicilia, a Mussomeli, per incontrare un gran numero di agricoltori della nostra Isola. Un incontro per ribadire la sua proposta: avviare una serie di controlli a tappeto su tutti i prodotti derivati dai cereali: pasta, pane, pizze, dolci e via continuando.

Perché questi controlli? Semplice: perché chi oggi controlla i mercati internazionali di cereali ha deciso di fare fuori tutti i produttori di grano duro del Sud Europa, Italia in testa. Così il prezzo di grano duro, quest’anno, è stato fatto sprofondare a 14-16 centesimi al chilogrammo. Tenete conto che un produttore di grano duro, vedendo il proprio prodotto a 24 centesimi al chilogrammo riesce, bene o male, a sbarcare il lunario. Vendendolo a 14-16 centesimi lavora per perdere soldi!

Non ci vuole molto a capire che questa è tutta una manovra internazionale per mandare sul lastrico i produttori di grano duro italiani. Che poi, per i due terzi, sono produttori di grano duro del Sud Italia, perché i due terzi di questo cereale si produce nel Sud del nostro Paese, e segnatamente in Puglia, in Sicilia e in Basilicata.

Distruggere il grano duro italiano significa dare ancora più spazio ai grani duri prodotti in Canada, che da anni invadono i mercati di tutto il mondo.

Contrariamente a quello che hanno cercato di farci credere, i grani duri canadesi non sono i migliori del mondo. Contengono, sì, un’alta percentuale di glutine (sostanza proteica che conferisce alla pasta la tenuta durante la cottura), ma contengono anche un’alta percentuali di sostanze che sono veri e propri veleni per il nostro organismo, a cominciare dalglifosato (o glifosate), una sostanza chimica utilizzata come diserbante.

I canadesi non usano il glifosato come diserbante, ma come sostanza per far maturare artificialmente il grano duro. Per questo motivo il grano duro canadese è pieno di glifosato, sostanza chimica dannosa per la salute umana.

Tutto questo, ovviamente, viene nascosto ai consumatori italiani. Che mangiano pasta, pane, pizze, biscotti e altri prodotti derivati dai cereali senza sapere che cosa finisce sulle loro tavole. Grazie alla globalizzazione i produttori di grano duro italiani sono in crisi e gli italiani mangiano prodotti fatti con il grano duro canadese pieno di glifosato.

Avviando i già citati controlli su tutti i derivati dei cereali, e quindi su pasta, pane, pizze, dolci e via proseguendo – controlli che verranno effettuati a cura dei produttori di grano duro associati a GranoSalus – gli italiani conosceranno quello che arriva sulle loro tavole, perché i risultati dei controlli verranno diffusi sulla rete in un portale.

“L’idea di fondo – ci dice De Bonis – è ribaltare i metodi per la tutela della salute. Noi facciamo parte dell’Unione Europea. Ma i controlli disposti da Bruxelles non sono i migliori. Anzi. Faccio solo un esempio: l’Unione Europea parte dal presupposto che il consumo pro capite di pasta sia pari a circa 5 chilogrammi all’anno. Il consumo medio europeo è questo. Ma in Italia il consumo di pasta pro capite è più alto: circa 27 chilogrammi all’anno. Se poi andiamo dalle nostre parti, al Sud del nostro Paese, il consumo pro capite annuo è ancora più elevato”.

Sta dicendo che in Italia, e soprattutto nel Sud Italia, l’Unione Europea consente alle multinazionali che controllano il mercato dei cereali di farci mangiare cibi che contengono residui cinque volte superiori a alle quantità previste dalle normative comunitarie?

“Non lo dico io: è nei fatti. L’Unione Europea ha stabilito che un uomo può ingerire, senza subire danni, i residui di micotossine contenuti in 5 chilogrammi di pasta all’anno. Ma se, come avviene nel Sud d’Italia, una persona consuma ogni anno un quantitativo di pasta cinque volte superiore va ben oltre i limiti previsti dalla stessa Unione Europea. La verità è che i limiti di queste sostanze tossiche, per l’Italia, alla luce del grande consumo di derivati dal grano, dovrebbero essere pari a zero”.

Ma queste cose il Governo nazionale le sa?

“Certo che le sa. A Roma sanno tutto. Il Ministero della Salute del nostro Paese, alla luce di tutto quello che sta succedendo con i cereali e con i suoi derivati, dovrebbe chiedere l’applicazione urgente del principio di precauzione. Perché la presenza di questi grani avvelenati sta causando problemi crescenti alla salute di tantissimi italiani. Penso alle intolleranza, ma anche a patologie più gravi”.

Parliamo dei grani che arrivano con le navi? 

“Esatto. I controlli sul grano che arriva con queste navi, nel nostro Paese, riguarda, sì e no, il 4-5 per cento di questo prodotto. Il resto entra nel mercato e finisce sulle nostre tavole sotto forma di pane, pasta, pizze, biscotti e via continuando. E’ incredibile, ma è così. Tutto questo perché le industrie debbono utilizzare questi grani pessimi, se non avvelenati, perché costano meno”.

Insomma, mettono a rischio la salute di milioni di italiani perché debbono fare profitti?

“Esattamente. Tutto per la logica del profitto”.

L’Unione Europea non ci difende. Il Governo nazionale nemmeno. Lo sa che, qualche anno fa, in Sicilia, un dirigente generale della Regione ha provato a fare controllare i grani che arrivano con le navi ed è stato destituito dal Governo regionale?

“Lo so. Conosco anche questa storia incredibile”.

Come ci possiamo difendere?  

“Con l’informazione. Informando i consumatori del nostro Paese. Se l’Europa non si preoccupa della salute di milioni di italiani, beh, ce ne occupiamo noi agricoltori. Saremo noi a informare gli italiani. Faremo i controlli su tutti i derivati dei cereali e li pubblicheremo sulla rete”.

Chi effettuerà questi controlli? 

“Organismi indipendenti. La trasparenza sarà assoluta. Dopo di che, saranno i consumatori, una volta informati, a decidere cosa mangiare e cosa non mangiare. Sulla base di dati oggettivi. Se da questo verrà fuori una nuova consapevolezza, da parte dei cittadini-consumatori, vorrà dire che avremo raggiunto il nostro obiettivo”.

Un processo virtuoso, a partire dal basso.

“Per l’appunto. Prima ci abbiamo provato dall’alto. Abbiamo provato a spiegare agli uffici dell’Unione Europea che i limiti posti dalle normative comunitarie sulle sostanze dannose per la salute dell’uomo presenti nei cereali non vanno bene per l’Italia e, soprattutto, per il Sud Italia. Ma non ci hanno ascoltato. Così abbiamo deciso di cambiare strategia: adesso informeremo i consumatori del nostro Paese a partire dal basso”.

Tutto questo dovrebbe portare a una valorizzazioni del grano duro prodotto nel Sud Italia, che, sotto il profilo qualitativo, è uno dei migliori del mondo, ma che viene massacrato dalla globalizzazione dell’economia…

“La nostra sfida è questa. Nel Sud Italia il grano duro prodotto, grazie al nostro sole, è privo di micotossine, di funghi, di glifosato e di altre sostanze dannose per la salute umana. Teniamo conto che ci sono anche grani che contengono metalli pesanti e persino sostanze radioattive. Tutte cose che la cerealicoltura del Mezzogiorno d’Italia non conosce. Bene: perché non sfruttare ciò che la natura ci ha dato? Il grano duro del Sud è prodotto naturalmente. Valorizziamolo. Cosa, questa, che avrebbe ricadute positive sull’economia e anche sulla spesa sanitaria”.

Nel senso che la spesa per la sanità si ridurrebbe?

“Certo. Meno malattie, minore spesa sanitaria. Ricordo che viviamo purtroppo un momento storico difficile, per non dire drammatico. L’attuale Governo nazionale ha ridotto e vuole continuare a ridurre la spesa per la sanità pubblica. Valorizzando la nostra granicoltura, gli italiani non mangeranno più pane, pasta, pizze e via continuando pieni di veleni. Con ricadute positive sulla salute pubblica e con un contestuale risparmio dei fondi da impiegare nella sanità”.

La vostra rivoluzione dal basso sarà fumo negli occhi per le multinazionali che fatturano miliardi con pesticidi, erbicidi e grani pieni di micotossine e di altri veleni.

“Non abbiamo l’anello al naso. Anche il Governo nazionale, prima o poi, si dovrà dare una mossa. I Ministri della salute dovranno scegliere: o difendere realmente i cittadini, o fare i camerieri alle multinazionali. Faccio un altro esempio: il Deossinivalenolo, una tra le più pericolose micotossine che mette a repentaglio il nostro sistema immunitario. Ebbene, i limiti sono fissati per gli adulti a 750 ppb (parti per bilione). Per i bambini, invece, il limite europeo è di 200 ppb. Siccome non c’è informazione ai bambini vengono dati cibi con limiti di 750 ppb. E questo è vergognoso”.

A quali cibi facciamo riferimento, in questo caso?

“In questo caso facciamo riferimento alla pasta. Naturalmente a contenere questo veleno è la pasta prodotta con i grani che arrivano con le navi. Mentre la pasta fatta con i grani del Mezzogiorno d’Italia è totalmente priva di questa micotossina”.

A proposito di rivoluzione e di Sud: la vostra rivoluzione dal basso riguarda il Mezzogiorno d’Italia oggi massacrato dalle scelte economiche e politiche dall’Unione Europea e del Governo nazionale. Oggi, nel Sud Italia, si torna a parlare di indipendenza. C’è un legame tra la vostra rivoluzione dal basso e il risveglio del Sud?

“Noi siamo agricoltori. E tali vogliamo restare. Detto questo, non possiamo non notare che le battaglie che stiamo conducendo trovano grande ascolto tra personaggi e libera informazione del Sud. Penso allo scrittore Pino Aprile, al blog I Nuovi Vespri della Sicilia e adesso anche a voi di Time Sicilia, oltre ad altri movimenti del Mezzogiorno. Andremo verso questa direzione? Chissà. Intanto proseguiamo con la nostra rivoluzione dal basso. Forti di una certezza”.

Ovvero?

“La certezza che il tallone di Achille delle multinazionali è rappresentato dai consumatori informati. Le multinazionali si comprano Governi e Parlamenti. Ma se i cittadini sono informati hanno poco da fare. E’ successo con l’olio di palma. Oggi nelle pubblicità di biscotti e merendine il ritornello si chiude con: ‘senza olio di palma’. La rete ha informato i cittadini-consumatori sui pericoli che l’olio di palma può provocare alla salute e i cittadini-consumatori hanno ridotto drasticamente il consumo di prodotti a base di olio di palma. E la grande industria si è adeguata. La stessa cosa dovrà avvenire con le micotossine, il glifosato, i metalli pesanti. Quando in tv i ritornelli pubblicitari ci diranno che pasta, pane e altri prodotti non contengono micotossine, glisofato, metalli pesanti e altri veleni – con tanto di controlli e verifiche da parte di agricoltori e consumatori – vorrà dire che avremo vinto la nostra battaglia”.

fonte: http://timesicilia.it/grano-duro-saverio-de-bonis-lue-non-tutela-la-salute-degli-italiani/

 

Glifosato e malattie: non solo Sla, c’è anche l’autismo. Ecco gli studi del MIT

Non solo SLA e Alzheimer, ma una lunga lista di malattie legate all’uso di glifosato nelle coltivazioni di grano che importiamo e che finiscono nella nostra pasta e nel nostro pane. Ecco i link agli studi del Massachusetts Institute of Technology

C’è chi è scettico per natura. E questo articolo è per loro. C’è anche chi parla per conto di quelle multinazionali che si sono non poco infastidite (lo hanno dimostrato con una controffensiva a pagamento su alcuni siti) dal rumore che i nostri articoli sui veleni contenuti nel grano importato (e che finiscono nel pane e nella pasta) hanno fatto sulla rete. E questo articolo è anche per loro.

Parliamo, ovviamente, dell’articolo sul glifosato: “E’ ufficiale: il glifosato contenuto nella pasta provoca la Sla e il morbo di Alzheimer”  che ha registrato un vero e proprio boom di lettori interessati alla propria salute e consapevoli della loro forza (ricordiamo che se le industrie stanno dicendo addio all’olio di palma è proprio grazie alla mobilitazione del web).

La pubblicazione di questo articolo, come detto, oltre all’apprezzamento di migliaia e migliaia di lettori, ha suscitato qualche domanda anche tendenziosa. Del tipo “il link al citato studio del Massachusetts Institute of Technology porta in realtà ad un altro sito, chi ci dice che sia vero”? Nell’articolo, infatti, come è corretto che sia, noi abbiamo riportato il link del sito che aveva dato la notizia. Non avendo nessun motivo di dubitare della sua affidabilità.

Ora, che il glifosato sia un veleno, lo dicono tutti. Che i grandi media non diano spazio a questo problema è scontato: quanta pubblicità perderebbero dalla multinazionali della pasta?

In ogni caso, per gli scettici di buona fede e per i salariati delle multinazionali ecco i link che riportano direttamente agli studi dei ricercatori del Massachusetts Institute of Technology, Anthony Samsel e Stephanie Seneff. Che come potrete vedere, dicono molto più di quello che noi abbiamo scritto. I testi sono in inglese ma di facile comprensione, basta ricordare che alcuni acronimi sono diversi: la SLA, ad esempio, in inglese diventa ALS. 

Ebbene, troveremo un lunghissimo elenco di malattie oltre a quelle da noi citate legate al glifosato, tra cui anche l’Autismo, l’asma, la celiachia, l’Alzheimer, il Parkinson e tante altre patologie.

fonte: http://www.inuovivespri.it/2016/09/22/glifosato-e-malattie-non-solo-sla-ce-anche-lautismo-ecco-gli-studi-del-mit/

GranoSalus: i risultati delle analisi su pasta Barilla, Voiello, De Cecco, Divella, Garofalo, La Molisana, Coop e Granoro: sono pieni di Don, Glifosate e Cadmio… E a noi queste porcherie ce le fanno mangiare…!!

GranoSalus

 

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GranoSalus: i risultati delle analisi su pasta Barilla, Voiello, De Cecco, Divella, Garofalo, La Molisana, Coop e Granoro: sono pieni di Don, Glifosate e Cadmio… E a noi queste porcherie ce le fanno mangiare…!!

Ormai lo dicono le analisi, quelle vere che non mettono le stellette, come fa Altroconsumo, ma attribuiscono dei numeri reali ai contaminanti più pericolosi presenti quotidianamente sulle nostre tavole. In tutte le marche sono presenti Don, Glifosate e Cadmio entro i limiti di legge per gli adulti. Almeno due marche di spaghetti superano i limiti di Don per la tutela della salute dei bambini. Confermata attività di miscelazione tra grani esteri e nazionali. Solo il piombo è risultato assente dalle analisi.Dubbi sul marchio di Puglia: garantisce per davvero il 100% dell’ origine del grano?

Se le marche più blasonate e diffuse nel Paese contengono tracce di questi contaminanti, sia pur entro i limiti di legge, vuol dire che ogni italiano ne assume piccole dosi giornaliere attraverso pasta e altri derivati del grano. E non c’è affatto da stare tranquilli specie se si considera l’effetto combinato che queste sostanze potrebbero provocare insieme, anche a bassi dosaggi. Cosa prevede il principio di precauzione? Ci sono prove che l’effetto sinergico di più contaminanti a basse dosi non faccia danni alla salute?

Dal Test GranoSalus, almeno due marche, Divella e La Molisana, superano i limiti che la legge impone per i bambini sul DON. Ma la coopresenza di Don, Glifosate e Cadmio negli spaghetti Barilla, Voiello, De Cecco, Divella, Garofalo, La Molisana, Coop e Granoro 100% Puglia, rivela un’attività di miscelazione tra grani esteri e grani nazionali vietata dai regolamenti comunitari.

I grani duri del Sud non dovrebbero presentare queste sostanze pericolose! Il condizionale è d’obbligo, perché se un marchio come Granoro 100% Puglia presenta tracce di questi contaminanti, beh, c’è qualcosa che non funziona nel disciplinare della Regione Puglia che ha concesso in licenza d’uso il marchio alla ditta Granoro e negli stessi controlli della Regione.

La prassi di miscelare grani contaminati con grani privi di contaminazione al fine di ottenere partite mediamente contaminate (sia pur entro i limiti di legge) è vietata dall’ Europa.

Il Reg. CE 1881/2006 al comma 2 dell’ art 3 prevede che:

I prodotti alimentari conformi ai tenori massimi di cui all’allegato non possono essere miscelati con prodotti alimentari in cui tali tenori massimi siano superati”.

Tale divieto opera anche nei confronti della detossificazione. Il comma 3 dell’ art 3 recita:

I prodotti alimentari da sottoporre a cernita o ad altri trattamenti fisici per abbassare il livello di contaminazione non possono essere miscelati con prodotti alimentari destinati al consumo umano diretto, né con prodotti alimentari destinati a essere impiegati come ingredienti alimentari”.

Ecco la prima tabella delle analisi realizzate da GranoSalus presso primari laboratori europei accreditati, che dimostra quanto sia ancora lontana una politica zero residui da parte dell’ industria italiana. Con la raccolta fondi avviata dalla nostra associazione realizzeremo altre analisi su altri contaminanti. Ecco perché è necessario sostenere GranoSalus

Le analisi sono state effettuate sugli spaghetti.

Barilla & Voiello. La pasta Barilla e la pasta Voiello, che sono due paste dello stesso gruppo, presentano, rispettivamente, per ciò che riguarda la micotossina DON 161 ppb (parti per miliardo) e 180 ppb.

Per ciò che riguarda il Glifosate – sempre con riferimento alla Barilla e alla Voiello – presentano, rispettivamente, 0,102 milligrammi per chilogrammo e 0,050 milligrammi per chilogrammo.

Per ciò che riguarda il Cadmio – ancora con riferimento alla Barilla e alla Voiello – presentano 0,032 milligrammi di Cadmio per chilogrammo e 0,036 sempre di questo metallo pesante.

Il piombo, per fortuna, non è presente.

Questo significa che Barilla e Voiello utilizzano grani duri esteri, anche se Voiello dichiara di utilizzare solo grani italiani (varietà Aureo e Svevo).

De Cecco. Gli spaghetti della De Cecco presentano 80 ppb di micotossine DON, 0,052 milligrammi per chilogrammo di glifosate e 0,042 milligrammi per chilogrammo di Cadmio. Anche la De Cecco utilizza grano duro straniero.

Divella. Gli spaghetti Divella presentano 381 ppb di micotossine DON, 0,110 milligrammi per chilogrammo di glifosate e 0,044 milligrammi per chilogrammo di Cadmio. Anche la Divella usa grano duro estero e questi spaghetti sono fuori norma per i bambini.

Garofalo. Gli spaghetti della Garofalo presentano 199 ppb di micotossine DON, 0,062 milligrammi per chilogrammo di glifosate e 0,021 milligrammi per chilogrammo di Cadmio. Anche la Garofalo acquista grano duro estero.

La Molisana. Gli spaghetti de La Molisana presentano 253 ppb di DON, 0,033 milligrammi per chilogrammo di glifosate e 0,035 di Cadmio. Anche la Molisana acquista grano duro estero e si presenta fuori norma per l’alimentazione dei bambini.

Spaghetti a marchio Coop. Questi spaghetti presentano 128 ppb di micotossine DON, 0,013 di glifosate e 0,027 di Cadmio. Stessa musica: anche la catena di distribuzione Coop si fa preparare la pasta fatta con grano duro estero.

Granoro 100% Puglia. Anche questa pasta presenta 99 ppb di micotossine DON, 0,039 di glifosate e 0,018 di Cadmio. Come sopra: anche questa pasta si sospetta sia fatta con l’aggiunta di grano duro estero.

Ma cosa sono questi contaminanti?

Il DON

E’ un composto tossico prodotto da alcuni funghi appartenenti al genere Fusarium. In particolari condizioni ambientali, quando la temperatura e l’umidità sono favorevoli, questo fungo può produrre micotossine. Avviene nel Canada e in tutte quegli areali umidi al di sopra del 45° parallelo, dove non ci sono le condizioni naturali per la coltivazione del grano duro. Infatti, questa micotossina entra nella filiera alimentare attraverso grano contaminato quasi sempre di provenienza estera. La presenza di DON negli alimenti e nei mangimi può essere nociva per la salute umana e degli animali poiché può causare effetti diversi di vario tipo. Secondo lo IARC, il Don è stato catalogato a livello 2B come probabile sostanza cangerogena.

Di solito la pasta realizzata esclusivamente con i grani del Sud è priva di questa micotossina, grazie alle condizioni climatiche seccagne.

Mentre dai dati forniti dalla U.S. Weath Associates oltre il 50% del grano (CWAD Canadese) prodotto nel 2016 ha un livello di DON pari a 4700 ppb e dai dati forniti dal Canadian Grain Commission circa il 73,6% del loro grano (CWAD N° 3) presenta danni da fusarium.

Il Glifosate

E’ uno degli erbicidi disseccanti più diffuso al mondo.

Il glifosato viene ampiamente usato in preraccolta negli USA e Canada nelle coltivazioni di grano duro, per favorirne la maturazione artificiale, con conseguente presenza di residui nel grano raccolto e nelle farine che ne derivano.

La legislazione europea dal mese di agosto 2016 vieta l’uso di glifosato in pre-raccolta per il grano duro, ma dal Test GranoSalus emerge la presenza di Glifosate nella pasta, a dimostrazione che il divieto operante in Italia viene bypassato dai pastifici ricorrendo alla miscelazione con grani contaminati extra-Ue, di cui si celebrano solo gli aspetti reologici (tenori proteici, indice di glutine, indice di giallo,etc).

Di solito la pasta realizzata esclusivamente con i grani del Sud è priva di questo erbicida, grazie alle condizioni climatiche seccagne che fanno maturare naturalmente il nostro grano.

L’Agenzia per la ricerca sul cancro IARC (OMS) di Lione ha classificato il principio attivo come un “probabile cangerogeno per l’uomo”.

Il Cadmio

Il cadmio è un metallo pesante che penetra nell’ambiente sia da fonti naturali, come le emissioni vulcaniche e l’erosione delle rocce, sia dalle attività industriali e agricole. Si trova nell’aria, nel suolo e nell’acqua e, in un secondo tempo, può accumularsi nelle piante e negli animali. Il cadmio è tossico innanzitutto per i reni, ma può causare anche demineralizzazione ossea ed è stato classificato come cancerogeno per gli esseri umani dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro[1]. Gli alimenti rappresentano la principale fonte di esposizione al cadmio per la popolazione di non fumatori. Cereali e prodotti a base di cereali, verdure, noci e legumi, radici amidacee e patate, come pure carne e prodotti a base di carne sono quelli che contribuiscono maggiormente all’esposizione umana. Alti livelli sono stati riscontrati anche in altri alimenti (ad es. alghe, pesci e frutti di mare, integratori alimentari, funghi e cioccolato), ma siccome essi vengono consumati in minor quantità, non vengono considerati fonti importanti di esposizione.

Il gruppo di esperti scientifici sui contaminanti nella catena alimentare dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare ha ridotto la dose settimanale ammissibile (TWI)[2] per il cadmio a 2,5 microgrammi per chilogrammo di peso corporeo (µg/kg pc), basandosi sull’analisi di nuovi dati. Il TWI è la dose alla quale non sono previsti effetti avversi.

Da dove arriva il grano contaminato?

Il Canada, grazie al Canada Grain Act (CGA) e alla Canadian Grain Commission (CGC), che riporta direttamente al Ministero dell’ Agricoltura, ha sviluppato una legislazione e una politica strutturale per coltivare ed esportare grano duro ed altri cereali, gestendo così l’offerta a livello mondiale. Il Canada consapevole delle probabili difficoltà, in termini qualitativi-sanitari, ha investito sia in logistica che in altri servizi aggiuntivi per supportare quello che possiamo definire un vero e proprio sistema commerciale, liberalizzato in parte solo da pochi anni, e teso ad esportare nel mondo cereali con seri problemi per la salute pubblica. La Commissione stabilisce qualità e standard del grano; regola la manipolazione, il trasporto e lo stoccaggio di grano in Canada; fornisce servizi di protezione al produttore e intraprende iniziative di ricerca sul grano e sui prodotti derivati.

Del resto sono gli stessi dati doganali a confermare che da questo Paese arriva sui nostri porti solo grano scadente come vi abbiamo spiegato in questo articolo qui.

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[1] IARC (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro), 1993. Berillio, cadmio, mercurio ed esposizioni nell’industria vetraria. Monografie IARC sulla valutazione del rischio carcinogenico delle sostanze chimiche per l’uomo, vol. 58. Lione, Francia, pag 444.

[2] Il livello tollerabile di assunzione settimanale (TWI) è il quantitativo di una determinata sostanza che può essere consumato ogni settimana per tutto l’arco della vita senza provocare effetti apprezzabili sulla salute dei consumatori. Nel 1988 il comitato congiunto FAO/OMS di esperti sugli additivi alimentari (JECFA) aveva fissato un TWI provvisorio per il cadmio di 7 µg/kg pc.

 

 

 

tratto da: http://www.inuovivespri.it/2017/02/27/granosalus-i-risultati-delle-analisi-sulla-pasta-barilla-voiello-de-cecco-divella-garofalo-la-molisana-coop-e-granoro-100-puglia/

GranoSalus: i risultati delle analisi su pasta Barilla, Voiello, De Cecco, Divella, Garofalo, La Molisana, Coop e Granoro: sono pieni di Don, Glifosate e Cadmio… E a noi queste porcherie ce le fanno mangiare…!!

GranoSalus

 

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GranoSalus: i risultati delle analisi su pasta Barilla, Voiello, De Cecco, Divella, Garofalo, La Molisana, Coop e Granoro: sono pieni di Don, Glifosate e Cadmio… E a noi queste porcherie ce le fanno mangiare…!!

 

Lo dicono le analisi: Don, Glifosate e Cadmio presenti negli spaghetti

Ormai lo dicono le analisi, quelle vere che non mettono le stellette, come fa Altroconsumo, ma attribuiscono dei numeri reali ai contaminanti più pericolosi presenti quotidianamente sulle nostre tavole. In tutte le marche sono presenti Don, Glifosate e Cadmio entro i limiti di legge per gli adulti. Almeno due marche di spaghetti superano i limiti di Don per la tutela della salute dei bambini. Confermata attività di miscelazione tra grani esteri e nazionali. Solo il piombo è risultato assente dalle analisi.Dubbi sul marchio di Puglia: garantisce per davvero il 100% dell’ origine del grano?

Se le marche più blasonate e diffuse nel Paese contengono tracce di questi contaminanti, sia pur entro i limiti di legge, vuol dire che ogni italiano ne assume piccole dosi giornaliere attraverso pasta e altri derivati del grano. E non c’è affatto da stare tranquilli specie se si considera l’effetto combinato che queste sostanze potrebbero provocare insieme, anche a bassi dosaggi. Cosa prevede il principio di precauzione? Ci sono prove che l’effetto sinergico di più contaminanti a basse dosi non faccia danni alla salute?

Dal Test GranoSalus, almeno due marche, Divella e La Molisana, superano i limiti che la legge impone per i bambini sul DON. Ma la coopresenza di Don, Glifosate e Cadmio negli spaghetti Barilla, Voiello, De Cecco, Divella, Garofalo, La Molisana, Coop e Granoro 100% Puglia, rivela un’attività di miscelazione tra grani esteri e grani nazionali vietata dai regolamenti comunitari.

I grani duri del Sud non dovrebbero presentare queste sostanze pericolose! Il condizionale è d’obbligo, perché se un marchio come Granoro 100% Puglia presenta tracce di questi contaminanti, beh, c’è qualcosa che non funziona nel disciplinare della Regione Puglia che ha concesso in licenza d’uso il marchio alla ditta Granoro e negli stessi controlli della Regione.

La prassi di miscelare grani contaminati con grani privi di contaminazione al fine di ottenere partite mediamente contaminate (sia pur entro i limiti di legge) è vietata dall’ Europa.

Il Reg. CE 1881/2006 al comma 2 dell’ art 3 prevede che:

I prodotti alimentari conformi ai tenori massimi di cui all’allegato non possono essere miscelati con prodotti alimentari in cui tali tenori massimi siano superati”.

Tale divieto opera anche nei confronti della detossificazione. Il comma 3 dell’ art 3 recita:

I prodotti alimentari da sottoporre a cernita o ad altri trattamenti fisici per abbassare il livello di contaminazione non possono essere miscelati con prodotti alimentari destinati al consumo umano diretto, né con prodotti alimentari destinati a essere impiegati come ingredienti alimentari”.

Ecco la prima tabella delle analisi realizzate da GranoSalus presso primari laboratori europei accreditati, che dimostra quanto sia ancora lontana una politica zero residui da parte dell’ industria italiana. Con la raccolta fondi avviata dalla nostra associazione realizzeremo altre analisi su altri contaminanti. Ecco perché è necessario sostenere GranoSalus

Le analisi sono state effettuate sugli spaghetti.

Barilla & Voiello. La pasta Barilla e la pasta Voiello, che sono due paste dello stesso gruppo, presentano, rispettivamente, per ciò che riguarda la micotossina DON 161 ppb (parti per miliardo) e 180 ppb.

Per ciò che riguarda il Glifosate – sempre con riferimento alla Barilla e alla Voiello – presentano, rispettivamente, 0,102 milligrammi per chilogrammo e 0,050 milligrammi per chilogrammo.

Per ciò che riguarda il Cadmio – ancora con riferimento alla Barilla e alla Voiello – presentano 0,032 milligrammi di Cadmio per chilogrammo e 0,036 sempre di questo metallo pesante.

Il piombo, per fortuna, non è presente.

Questo significa che Barilla e Voiello utilizzano grani duri esteri, anche se Voiello dichiara di utilizzare solo grani italiani (varietà Aureo e Svevo).

De Cecco. Gli spaghetti della De Cecco presentano 80 ppb di micotossine DON, 0,052 milligrammi per chilogrammo di glifosate e 0,042 milligrammi per chilogrammo di Cadmio. Anche la De Cecco utilizza grano duro straniero.

Divella. Gli spaghetti Divella presentano 381 ppb di micotossine DON, 0,110 milligrammi per chilogrammo di glifosate e 0,044 milligrammi per chilogrammo di Cadmio. Anche la Divella usa grano duro estero e questi spaghetti sono fuori norma per i bambini.

Garofalo. Gli spaghetti della Garofalo presentano 199 ppb di micotossine DON, 0,062 milligrammi per chilogrammo di glifosate e 0,021 milligrammi per chilogrammo di Cadmio. Anche la Garofalo acquista grano duro estero.

La Molisana. Gli spaghetti de La Molisana presentano 253 ppb di DON, 0,033 milligrammi per chilogrammo di glifosate e 0,035 di Cadmio. Anche la Molisana acquista grano duro estero e si presenta fuori norma per l’alimentazione dei bambini.

Spaghetti a marchio Coop. Questi spaghetti presentano 128 ppb di micotossine DON, 0,013 di glifosate e 0,027 di Cadmio. Stessa musica: anche la catena di distribuzione Coop si fa preparare la pasta fatta con grano duro estero.

Granoro 100% Puglia. Anche questa pasta presenta 99 ppb di micotossine DON, 0,039 di glifosate e 0,018 di Cadmio. Come sopra: anche questa pasta si sospetta sia fatta con l’aggiunta di grano duro estero.

Ma cosa sono questi contaminanti?

Il DON

E’ un composto tossico prodotto da alcuni funghi appartenenti al genere Fusarium. In particolari condizioni ambientali, quando la temperatura e l’umidità sono favorevoli, questo fungo può produrre micotossine. Avviene nel Canada e in tutte quegli areali umidi al di sopra del 45° parallelo, dove non ci sono le condizioni naturali per la coltivazione del grano duro. Infatti, questa micotossina entra nella filiera alimentare attraverso grano contaminato quasi sempre di provenienza estera. La presenza di DON negli alimenti e nei mangimi può essere nociva per la salute umana e degli animali poiché può causare effetti diversi di vario tipo. Secondo lo IARC, il Don è stato catalogato a livello 2B come probabile sostanza cangerogena.

Di solito la pasta realizzata esclusivamente con i grani del Sud è priva di questa micotossina, grazie alle condizioni climatiche seccagne.

Mentre dai dati forniti dalla U.S. Weath Associates oltre il 50% del grano (CWAD Canadese) prodotto nel 2016 ha un livello di DON pari a 4700 ppb e dai dati forniti dal Canadian Grain Commission circa il 73,6% del loro grano (CWAD N° 3) presenta danni da fusarium.

Il Glifosate

E’ uno degli erbicidi disseccanti più diffuso al mondo.

Il glifosato viene ampiamente usato in preraccolta negli USA e Canada nelle coltivazioni di grano duro, per favorirne la maturazione artificiale, con conseguente presenza di residui nel grano raccolto e nelle farine che ne derivano.

La legislazione europea dal mese di agosto 2016 vieta l’uso di glifosato in pre-raccolta per il grano duro, ma dal Test GranoSalus emerge la presenza di Glifosate nella pasta, a dimostrazione che il divieto operante in Italia viene bypassato dai pastifici ricorrendo alla miscelazione con grani contaminati extra-Ue, di cui si celebrano solo gli aspetti reologici (tenori proteici, indice di glutine, indice di giallo,etc).

Di solito la pasta realizzata esclusivamente con i grani del Sud è priva di questo erbicida, grazie alle condizioni climatiche seccagne che fanno maturare naturalmente il nostro grano.

L’Agenzia per la ricerca sul cancro IARC (OMS) di Lione ha classificato il principio attivo come un “probabile cangerogeno per l’uomo”.

Il Cadmio

Il cadmio è un metallo pesante che penetra nell’ambiente sia da fonti naturali, come le emissioni vulcaniche e l’erosione delle rocce, sia dalle attività industriali e agricole. Si trova nell’aria, nel suolo e nell’acqua e, in un secondo tempo, può accumularsi nelle piante e negli animali. Il cadmio è tossico innanzitutto per i reni, ma può causare anche demineralizzazione ossea ed è stato classificato come cancerogeno per gli esseri umani dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro[1]. Gli alimenti rappresentano la principale fonte di esposizione al cadmio per la popolazione di non fumatori. Cereali e prodotti a base di cereali, verdure, noci e legumi, radici amidacee e patate, come pure carne e prodotti a base di carne sono quelli che contribuiscono maggiormente all’esposizione umana. Alti livelli sono stati riscontrati anche in altri alimenti (ad es. alghe, pesci e frutti di mare, integratori alimentari, funghi e cioccolato), ma siccome essi vengono consumati in minor quantità, non vengono considerati fonti importanti di esposizione.

Il gruppo di esperti scientifici sui contaminanti nella catena alimentare dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare ha ridotto la dose settimanale ammissibile (TWI)[2] per il cadmio a 2,5 microgrammi per chilogrammo di peso corporeo (µg/kg pc), basandosi sull’analisi di nuovi dati. Il TWI è la dose alla quale non sono previsti effetti avversi.

Da dove arriva il grano contaminato?

Il Canada, grazie al Canada Grain Act (CGA) e alla Canadian Grain Commission (CGC), che riporta direttamente al Ministero dell’ Agricoltura, ha sviluppato una legislazione e una politica strutturale per coltivare ed esportare grano duro ed altri cereali, gestendo così l’offerta a livello mondiale. Il Canada consapevole delle probabili difficoltà, in termini qualitativi-sanitari, ha investito sia in logistica che in altri servizi aggiuntivi per supportare quello che possiamo definire un vero e proprio sistema commerciale, liberalizzato in parte solo da pochi anni, e teso ad esportare nel mondo cereali con seri problemi per la salute pubblica. La Commissione stabilisce qualità e standard del grano; regola la manipolazione, il trasporto e lo stoccaggio di grano in Canada; fornisce servizi di protezione al produttore e intraprende iniziative di ricerca sul grano e sui prodotti derivati.

Del resto sono gli stessi dati doganali a confermare che da questo Paese arriva sui nostri porti solo grano scadente come vi abbiamo spiegato in questo articolo qui.

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[1] IARC (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro), 1993. Berillio, cadmio, mercurio ed esposizioni nell’industria vetraria. Monografie IARC sulla valutazione del rischio carcinogenico delle sostanze chimiche per l’uomo, vol. 58. Lione, Francia, pag 444.

[2] Il livello tollerabile di assunzione settimanale (TWI) è il quantitativo di una determinata sostanza che può essere consumato ogni settimana per tutto l’arco della vita senza provocare effetti apprezzabili sulla salute dei consumatori. Nel 1988 il comitato congiunto FAO/OMS di esperti sugli additivi alimentari (JECFA) aveva fissato un TWI provvisorio per il cadmio di 7 µg/kg pc.

 

tratto da: http://www.inuovivespri.it/2017/02/27/granosalus-i-risultati-delle-analisi-sulla-pasta-barilla-voiello-de-cecco-divella-garofalo-la-molisana-coop-e-granoro-100-puglia/