Xylella, l’Unione Europea estende l’area a rischio fino a Bari – È una catastrofe epocale, 30 milioni di ulivi a rischio…!

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Xylella, l’Unione Europea estende l’area a rischio fino a Bari – È una catastrofe epocale, 30 milioni di ulivi a rischio…!

 

Xylella, Ue estende area a rischio fino a Bari. Cno: “Una catastrofe”

Il comitato Ue per la salute delle piante ha approvato la proposta della Commissione Ue di estenderel’attuale area di quarantena per la Xylella in Puglia di circa 20 chilometri verso il nord della regione, arrivando fino a Monopoli. Per la prima volta sarebbbe intaccata anche la provincia di Bari, vero cuore produttivo dell’olio extravergine d’oliva italiano. L’Italia ha votato contro e aveva chiesto di rinviare la votazione, in attesa dell’audit della Commissione in Puglia, la settimana prossima. La Spagna, pur riconoscendo la probabilità che il contagio si possa essere diffuso nell’area del barese, si è astenuta. Tutti gli altri Stati membri hanno votato a favore.

Cno: “Trenta milioni di ulivi a rischio”

Intanto sono insorti gli olivicoltori italiani della Cno che con il presidente Gennaro Sicolo lanciano l’allarme: “La Commissione europea, oltre a decretare ancora una volta il fallimento di chi era chiamato a controllare l’avanzata del batterio della xylella, certifica il pericolo di morte per altri trenta milioni di ulivie settantamila aziende che vivono di olivicoltura”.  Il Cno lancia l’appello al nuovo governo per “affrontare seriamente” la questione: “È fondamentale – conclude Sicolo in una nota – dar seguito agli ultimi buoni propositi manifestati sbloccando i fondi per il ristoro delle aziende colpite, sostenendo la ricerca seria per provare ad arginare il batterio, e iniziando concretamente il reimpianto delle varietà di ulivi resistenti nella zona infetta, per non perdere quella tradizione millenaria che ha contraddistinto la Puglia, punta di diamante dell’olio extravergine d’oliva di qualità a livello nazionale ed internazionale”.

 

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2018/05/25/xylella-ue-estende-area-a-rischio-fino-a-bari-cno-una-catastrofe/36635/

 

La follia del decreto Martina: per combattere la xylella, distrugge con pesticidi, la vita di piante, animali ed insetti, compreso le api, in una vastissima zona, dalla provincia di Lecce a Fasano…!!

 

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La follia del decreto Martina: per combattere la xylella, distrugge con pesticidi, la vita di piante, animali ed insetti, compreso le api, in una vastissima zona, dalla provincia di Lecce a Fasano…!!

XYLELLA: IL DISASTRO DEL DECRETO MARTINA

Ha destato molto scalpore il decreto ministeriale dell’Onorevole Martina, che per combattere la xylella, un batterio che ha colpito gli ulivi del Salento, vuole distruggere con estirpazioni e pesticidi la vita di tutte le piante e di tutti gli insetti impollinatori, specialmente le api, in una vastissima zona che comprende tutta la provincia di Lecce arrivando fino a Fasano.

Tale decreto provoca un vero e proprio disastro ambientale distruggendo la vita dei terreni e nuocendo alla vita degli animali e delle persone. In una parola è un decreto contro l’ambiente e contro la salute. L’Onorevole Martina afferma con questo suo atto amministrativo di voler dare esecuzione “ad una decisione di esecuzione della Commissione europea”, che è un atto amministrativo non vincolante poiché non sancisce un obbligo specifico nei confronti degli Stati membri.

In sostanza l’Onorevole Martina copia detta decisione senza adeguarla alle esigenze dei territori e senza operare nessun bilanciamento tra gli interessi in gioco, ricorrendo al sistema distruttivo laddove è necessario far ricorso a sistemi biologici la cui maggiore efficacia è scientificamente provata.

Tale decreto è stato emesso in totale carenza di potere, poiché dal combinato disposto degli articoli 114 e 118 della Costituzione la funzione amministrativa non spetta allo Stato, ma ai comuni. Ne in questo caso lo Stato può attrarre a sé tale competenze per assicurarne l’esercizio unitario poiché ciò che viene in primo piano è la specificità dei territori la quale richiede normative differenziate e non provvedimenti vincolanti per tutte le situazioni.

Questa “attrazione in sussidiarietà” potrebbe essere esercitata soltanto dalle regioni. E la Regione Puglia non ha adottato nessun provvedimento in proposito. In questo stato di cose spetta dunque ai comuni intervenire imponendo i sistemi idonei per combattere la xylella senza distruggere l’ambiente nuocendo così anche alla salute umana. Dunque bene hanno fatto i Comuni di Nardò e Noceia, i quali sono intervenuti sul fondamento di propria competenza costituzionalmente riconosciuto. È auspicabile che tutti i comuni interessati agiscano immediatamente con urgenza a tutela dell’ambiente e della salute, ricorrendo nello stesso tempo al Tar per la sospensione e l’annullamento del decreto Martina che è assolutamente incostituzionale, sia perché emesso in carenza di potere, sia perché produttivo di danni all’ambiente e alla salute dell’uomo. Tale ricorso dovrebbe riguardare i comuni per la salvaguardia delle proprie competenze e nel contempo tutta la cittadinanza amministrativa che subirebbe i danni di questo illegittimo provvedimento statale.

 

Paolo Maddalena

 

fonte: http://www.attuarelacostituzione.it/2018/05/15/il-disastro-del-decreto-martina-sulla-xylella/

Salento – Sequestrato un altro cantiere Tap, ma ormai nell’area erano stati espiantati 448 ulivi

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Salento – Sequestrato un altro cantiere Tap, ma ormai nell’area erano stati espiantati 448 ulivi

Nuovo capitolo nella battaglia degli ulivi in Puglia. Per violazione della prescrizione contenuta nella Valutazione di impatto ambientale (Via), la Procura di Lecce ha sottoposto a sequestro il nuovo cantiere Tap, chiamato cluster 5, in località Le Paesane a Melendugno. Si tratta della zona da dove sono stati appena espiantati 448 ulivi per consentire la costruzione del microtunnel del gasdotto.
Il sequestro è stato eseguito dai carabinieri del Noe e Forestali che hanno svolto accertamenti sulla base di esposto presentato nei giorni scorsi da alcuni parlamentari.
L’area sequestrata è di 60 ettari. Quattro di questi 60 ettari sono aree in possesso di Tap, già recintate per effettuare i lavori di scavo per il microtunnel del gasdotto e da dove sono stati espiantati 445 ulivi e abbattuti altri tre perché affetti da xylella. Le piante sono state già invasate e portate in un’area vicina, nella parte terminale del cluster 4, recintata anch’essa e posta sotto sequestro. Nei 60 ettari sequestrati ricade anche parte della stessa azienda agricola Le Paesane per l’impossibilità di distinguere catastalmente le aree in possesso di Tap dalle restanti.
Il cantiere ‘cluster 5’ finito ora sotto sequestro fa parte di un più ampio tracciato (8,2 chilometri di lunghezza con una fascia di circa 30 metri di larghezza a cavallo del futuro tubo) che dal cantiere di San Basilio, dove l’espianto degli ulivi è terminato lo scorso anno e dove sorgerà il microtunnel del gasdotto, porta alla Masseria del Capitano, dove sarà costruito il terminale di ricezione dell’impianto. In questo budello, dove è prevista la costruzione della pipeline, dovranno essere successivamente estirpati e messi a dimora (in aree protette ai margini dell’area di lavoro) oltre 1.800 ulivi. Il ‘cluster’ 5 è a un paio di km dal cantiere del microtunnel di San Basilio e a circa sei km da Masseria del Capitano.
Immediata la replica della multinazionale Tap, la società costituita per la progettazione, lo sviluppo e la realizzazione dell’infrastruttura per il trasporto del gas dalla zona di confine tra Grecia e Turchia al sud Italia.
“Tap, nella convinzione di aver operato nel pieno rispetto delle disposizioni legislative in materia e delle autorizzazioni ricevute, ribadisce l’assoluta fiducia nella magistratura e fornirà tempestivamente alla Procura tutti i chiarimenti necessari volti ad ottenere il dissequestro dell’area”.

 

fonte: http://www.globalist.it/news/articolo/2018/04/27/sequestrato-nuovo-cantiere-tap-nell-area-erano-stati-espiantati-448-ulivi-2023376.html

Sì, alcuni ulivi sono ancora vivi – La cura contro la Xylella sembra dare risultati. Ma sembra pure che la cosa non fa piacere a tutti…!

 

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Sì, alcuni ulivi sono ancora vivi – La cura contro la  Xylella sembra dare risultati. Ma sembra pure che la cosa non fa piacere a tutti…!

 

Sì, alcuni ulivi sono ancora vivi

Marco Scortichini è il direttore di ricerca del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria di Roma e Caserta. Insieme a Francesco Paolo Fanizzi, docente all’Università del Salento, e altri ricercatori ha sperimentato una cura per salvare gli olivi, colpiti dal Co.di.r.o. e Xylella, destinati a essere eradicati. La cura sembra essere molto efficace e ha avuto anche una validazione scientifica internazionale. Tuttavia sul Quotidiano di Puglia nei giorni scorsi è apparsa una nota molto critica nei confronti della cura. In questo articolo inviato a Comune, Scortichini risponde con grande meticolosità a quella nota. Dal Salento chiedono una mano nel diffondere questa preziosa notizia che neutralizza il tentativo di azzoppare la ricerca e tiene a bada coloro che, con la scusa del batterio, vogliono sradicare le tradizionali cultivar per sostituirle con altre che meglio si adattano a un modello olivicolo intensivo. Insomma, il “Popolo degli ulivi” nonostante gli attacchi dall’alto – Stato, multinazionali, media…, la combriccola eradicatrice – aumenta e non smette di mettere in comune saperi, forte volontà di tutelare e salvare l’inestimabile patrimonio rappresentato dalla foresta degli olivi, capacità di vivere il territorio fuori dal dominio del profitto

di Marco Scortichini*

È stato pubblicato recentemente, su una rivista specializzata in patologia vegetale, uno studio triennale effettuato in Salento su olivi colpiti da Xylella fastidiosa che evidenzia come, mediante un approccio integrato, alberi destinati ad essere eradicati secondo il primo piano regionale, siano ancora vivi nonostante la presenza del patogeno nell’area, il gelo invernale e la siccità prolungata della scorsa estate. Un prodotto a base di zinco, rame ed acido citrico è stato utilizzato per verificare la possibilità di riduzione della carica batterica all’interno dell’albero, unitamente alle erpicature primaverili-estive per ridurre la presenza del vettore “sputacchina” e alle potature regolari. Rilievi molecolari e di campo hanno permesso di verificare che, a seguito dei trattamenti, la carica del patogeno all’interno dell’albero si riduce fortemente. Preliminarmente è stato osservato l’effetto battericida del prodotto (prova effettuata negli Stati Uniti da un batteriologo specializzato in studi su Xylella fastidiosa) e la forte sistemicità del prodotto che è capace di raggiungere lo xylema dove vive il batterio e lì rilasciare gli ioni zinco e rame, in grado di ridurre fortemente la presenza di Xylella.

Sul Quotidiano di Puglia è apparsa una nota di criticità nei confronto dello studio triennale che pone alcuni dubbi sulla validità della ricerca stessa. Ecco alcuni chiarimenti in merito.

A) Viene affermato che nella prova iniziale gli alberi oggetto della sperimentazione erano 110 mentre nel lavoro ne sono riportati 40. Abbiamo più volte spiegato ed anche scritto su una nota preliminare sulla stessa prova che nelle aziende di Galatone e Galatina sono state effettuate potature molto severe con lo scopo di verificare se tale pratica agronomica potesse ridurre efficacemente la presenza del batterio così da consentire la ripresa dell’albero. Ebbene, le potature severe hanno avuto l’effetto di portare a morte molti degli alberi in prova. Quindi, dopo aver constatato che tale pratica risulta deleteria per l’albero, nelle aziende, ovviamente, non si è proseguita la prova. Un riferimento a tale risultato, comunque, è stato inserito anche nel lavoro pubblicato. È ovvio che se si vanno a visionare i campi sperimentali risultino ora, per l’appunto, gravemente compromessi. Credo che la verifica della pericolosità di tale pratica apporti ulteriore conoscenza sul fenomeno.

B) Viene criticato il fatto che nella prova di efficacia battericida inerente il prodotto, effettuata negli Stati Uniti, è stato utilizzato un ceppo di xylella della sottospecie “fastidiosa” e non di “pauca”, che è quello presente in Puglia. Va precisato che negli Stati Uniti la sottospecie “pauca” è patogeno da quarantena e, quindi, è vietato manipolarlo ed utilizzarlo nei vari test. Quindi, vista anche l’impossibilità di poter lavorare direttamente in Italia su xylella (solo alcuni laboratori pugliesi possono farlo), il prodotto è stato spedito negli Stati Uniti per la verifica.

C) Si dice che i due blocchi di alberi oggetto della prova pubblicata (quelli trattati e quelli controllo, non trattati) presentassero un’intensità di attacco diversa. Nell’articolo è detto come i due blocchi avevano un grado molto simile di gravità di sintomi all’inizio della prova stessa. Nel corso della prova si è verificato come gli alberi non trattati sono andati, progressivamente, incontro alla morte al contrario di quelli sottoposti a trattamento.

D) Per quanto riguarda il numero di rametti va fatto notare che su alberi di settant’anni una differenza iniziale di cinque rami infetti tra le due cultivar, su un totale di venti piante, è da considerarsi del tutto irrilevante considerando la numerosità totale. Non si tiene conto, inoltre, che durante la prova alcune delle piante non trattate sono completamente avvizzite e che il conteggio è stato effettuato solo su quelle vive. C’è poi da osservare che i rilievi, ogni anno, sono stati effettuati da aprile ad ottobre e che il rilievo ha preso in considerazione solo i rami che, in quel momento, apparivano disseccati.

E) Il fatto di avere protetto con i trattamenti fungicidi solo piante non trattate (comunque morte) avvalora la bontà della strategia di contenimento dove l’effetto protettivo del composto ha potuto svolgere la sua attività anche in assenza di trattamenti protettivi verso le altre malattie.

F) È stato dimostrato da numerose ricerche statunitensi che lo ione zinco svolge un ruolo fondamentale nella riduzione di Xylella fastidiosa all’interno dello xilema delle piante e superare una soglia del suo contenuto all’interno della pianta contribuisce alla riduzione della carica del batterio stesso.

G) Nella conferenza, inoltre, sono stati evidenziati alcuni fattori di “confusione”. È stato detto che gli alberi oggetto della prova non erano randomizzati (non presentavano, cioè, una disposizione non casuale nei due blocchi). Nel lavoro è stato affermato che gli alberi delle due cultivar (Ogliarola salentina e Cellina di Nardò) mostrano proprio una disposizione randomizzata. In altre parole, furono piantati, lungo la fila, alternando in maniera casuale le due cultivar. È stato detto che uno dei due filari di alberi di olivo è limitrofo ad un filare di cipressi e questo può attrarre maggiormente l’insetto-vettore. Si fa notare, come proprio questa presenza vicino ai cipressi fa si che le piante sottoposte al trattamento abbiano ricevuto, con una probabilità molto maggiore, un inoculo di xylella molto più alto rispetto alle piante più lontane dai cipressi. Inoltre, lungo il filare dei cipressi, per l’impossibilità di arrivare con i mezzi meccanici, è sempre più alta la presenza di erbe infestanti (dove sopravvive l’insetto-vettore) che, conseguentemente, aumentano, di fatto, l’inoculo batterico verso le vicine piante di olivo. Anche la forte gelata invernale rientra, secondo l’articolo critico, tra i fattori di confusione. Si è dimostrato come le gelate abbiano ridotto fortemente la presenza di xylella sia nelle piante trattate che in quelle non trattate. In quelle trattate, dopo la gelate, la popolazione del batterio è risultata di molto inferiore rispetto a quelle non trattate. L’aver riscontrato tali gelate, al contrario, rappresenta un forte “valore aggiunto” per la prova, in quanto tali evenienze sono molto più frequenti per il clima attuale e hanno, quindi, consentito di capire come xylella si comporta in tali situazioni. Anche il bassissimo contenuto in zinco del terreno dove crescono gli olivi della prova è stato criticato. Anche in questo caso tale fatto costituisce un altro “valore aggiunto” alla prova, in quanto tale carenza di zinco è riscontrabile in altri areali e potrebbe aver reso l’albero più sensibile agli attacchi del batterio. Questo fatto è in stretta relazione al fatto che il composto utilizzato, proprio perché contiene zinco, è stato assorbito fortemente dalla pianta. Infine è stato fatto notare che si sono utilizzate solo 4 piante per i rilevi molecolari sull’effettiva presenza di xylella nelle piante. Si ricorda che tale numero rappresenta il 10 per cento degli alberi sottoposti a verifica su di una superficie di quasi 6.000 metri quadrati (un’area rappresentativa per prove di efficacia condotte in pieno campo) e che sulle piante oggetto della verifica molecolare sono state effettuate più di cinquecento analisi. A riguardo si fa notare che, in alcune situazioni, è sufficiente un singolo campione positivo, prelevato anche da una pianta asintomatica, per eradicare più di tre ettari di oliveto.

 

*Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (CREA), Roma e Caserta.

La vergognosa strage degli ulivi e l’affare Xylella

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La vergognosa strage degli ulivi e l’affare Xylella

 

La strage degli ulivi e l’affaire Xylella

La Commissione europea ha usato due pesi e due misure, con la complicità delle istituzioni nazionali che non hanno avuto nulla da obiettare, per la gestione di organismi nocivi da quarantena? Dalla lettura dei dispositivi europei emanati sembrerebbe di sì.

Cerchiamo di analizzare questi documenti. Nel 2015, a distanza di poche settimane l’una dall’altra, la Commissione europea ha emanato due Decisioni di esecuzione, la 789/2015 e la 893/2015, per due organismi nocivi inseriti entrambi in Lista Eppo 1 (la lista degli organismi da quarantena), Xylella Fastidiosa (riscontrato in Salento) e Anoplophora Glabripennis (riscontrato in Lombardia). Entrambi sono considerati organismi da quarantena, ma la Commissione ha deciso di trattarli in maniera diversa per quanto riguarda le eradicazioni.

Per la Xylella è stato imposto, anche con l’uso della forza pubblica, di procedere con lo sradicamento di tutte le piante “potenzialmente ospiti”, solo con esami visivi e con delle supposizioni degli ispettori fitosanitari, senza esami analitici nel raggio di cento metri intorno alla pianta dichiarata infetta in fascia di contenimento.

Per l’altro organismo nocivo, invece, è stato concesso di andare in deroga all’abbattimento delle piante “per motivi connessi al particolare valore sociale culturale o ambientale”! Chiaro? La Commissione prevede che per il patogeno trovato in Lombardia, l’Anoplophora Glabripennis, si può andare in deroga agli abbattimenti, non come sta accadendo in questi giorni nel brindisino, precisamente a Cisternino, dove invece si impone il taglio indiscriminato delle piante ritenute potenzialmente ospiti.

Tutte e due le risoluzioni portano la stessa firma, il Commissario europeo Vytenis Andriukaitis (per approfondire suggeriamo l’articolo del professor Luigi Cerciello Renna dal titolo Xulella, l’arretramento giuridico dell’Europa nella tutela del paesaggi).

Sorvoliamo su quanto abbiamo ripetutamente scritto – e per il quale abbiamo ricevuto in questi anni offese, ritorsioni o ‘messaggi particolari’ (ma rassegnatevi, perché perdete solo tempo; piuttosto non nascondetevi e rispondete ai nostri rilievi) – a proposito della mancanza dei dati epidemiologici (con prove di laboratorio che certifichino la presenza di una epidemia da Xylella, da non confondere con il Co.di.r.o.) sulle vere cause dei disseccamenti in zona infetta, batterio oppure verticillium o altro.

Sorvoliamo sulle parole pronunciate dall’allora procuratore capo Cataldo Motta (“L’Unione europea è stata tratta in inganno con una falsa rappresentazione dell’emergenza Xylella fastidiosa, basata su dati impropri e sull’inesistenza di un reale nesso di causalità tra il batterio e il disseccamento degli ulivi”).

Sorvoliamo sulle forti contestazioni allo studio di Efsa che dimostrerebbe il nesso causa/effetto Xylella con disseccamento olivi (mancanza di peer-review indipendente ed approvata dalla comunità scientifica internazionale).

Quello su cui non si può sorvolare è che nel frattempo Xylella Fastidiosa è passata da Lista Eppo 1 (come era nel 2015), a Lista Eppo 2, ma è sempre soggetta agli stessi decreti legge nazionali e le stesse decisioni. Quindi le eradicazioni vengono imposte, per un aspetto prettamente burocratico. Ma mentre in Lombardia o nelle altre zone in cui è stato riscontrato il patogeno Anoplophora Glabripennis i proprietari di alberi (che hanno un valore paesaggistico e sociale) possono salvare le loro piante senza grossi problemi, a Ostuni e Cisternino sono costretti invece a ricorrere al Tar (e a sopportare anche pressioni e spese). Questo per le rispettive fasce di contenimento.

A questo punto non ci possono più essere alibi per nessuno, né per le associazioni di categoria, spesso cieche e sorde di fronte a queste palesi contraddizioni, né per quegli agronomi collusi con le stesse associazioni e con le baronìe universitarie, né per quei giornalisti appiattiti su un’impostazione che traballa sempre più, né per la maggior parte dei politici locali che fanno finta di non capire rendendosi tutti complici di queste scelleratezze.

Xylella è un problema di politica economica e di riconversione agricola che si vuole imporre, senza se e senza ma, al nostro territorio? Questa è la domanda cui tutti dovrebbero dare risposte.

Un’altra riflessione da fare è legata ad una incredibile variabile di questa storiella: il vettore, la famigerata Philaenus spumarius comunemente conosciuta come ‘sputacchina‘. In questi anni ne abbiamo sentite di tutti i colori (in tutti i sensi): “Se andate in Salento tenete i finestrini delle automobili ben chiusi per evitare che gli insetti saltino all’interno e vengano così trasportati in altri luoghi” – disse un ricercatore barese; oppure”un insettuccio polifago grande meno di mezzo centimetro, che di suo non si sposta più di cento metri, ma ha una predilezione per i colori intensi, si attacca spesso alle automobili con le carrozzerie metallizzate e per questo motivo è stato definito “autostoppista”; ma anche “Xylella, nessun rischio nel Barese. Gli esperti: ‘Occhio ai viaggi in auto’, l’insetto infatti, attratto anche dai colori chiari, nonostante le piccolissime dimensioni, potrebbe saltare fin dentro il veicolo, usufruendo di ‘passaggi’ indesiderati”.

Tenendo presente come sta andando avanti la storiella dell’”avanzata inesorabile del batterio” – che sembra si sposti alla media costante di circa trenta chilometri all’anno (da Gallipoli 2013 a Cisternino 2018), salvo poi fare incredibili salti di diversi chilometri come nel caso dei focolai puntiformi che sarebbero stati ritrovati a Ceglie Messapico o Cisternino in aperta campagna distanti molti chilometri da Oria, cioè dal punto più a nord della cosiddetta ‘zona infetta’ (super sputacchina?) – fosse vero tutto quello che ci hanno sempre raccontato, possibile che mai nessuna sputacchina sia riuscita, in oltre quattro anni, ad imbarcarsi su di un’auto dai “colori intensi” o “chiari” o multicolor per farsi un bel viaggetto fino a Bari, Foggia, Pescara o Toscana?

Più che una variabile aleatoria la sputacchina appare così una costante prevedibile, un po’ come le dichiarazioni a rate di certi pentiti.

Durante il consiglio comunale aperto tenuto a Cisternino alcuni giorni fa sul problema eradicazioni, è emerso che la positività dei tre olivi sarebbe stata riscontrata a settembre 2017, ma la notifica dei decreti di eradicazione è avvenuta a febbraio 2018, cioè dopo oltre cinque mesi. Stiamo parlando di un intervento fortemente invasivo: per ogni olivo infetto infatti dovranno essere sradicate tutte le piante potenzialmente ospiti nel raggio di cento metri intorno, cioè presenti in un’area di oltre tre ettari.

Si presume possano esserci circa centocinquanta/duecento piante da sradicare intorno ad ogni olivo dichiarato infetto.

Ora, supponendo fosse tutto vero quello che ci hanno raccontato fin’ora, soprattutto sull’ineluttabilità e tempestività degli interventi per “fermare l’avanzata inesorabile del temibile batterio”, com’è possibile un simile ritardo quando poi la Decisione 789 impone che il proprietario sia “immediatamente informato della presenza o sospetta presenza dell’organismo specificato” e “lo Stato membro deve rimuovere immediatamente nel raggio di cento metri… le piante ospiti… le piante notoriamente infette… le piante che presentano sintomi indicativi…”?

Stiamo affrontando una finta emergenza, o una vera farsa?

di Crocifisso Aloisi – consigliere comunale nel Comune di Galatone (Lecce)
fonte

 

tratto da: http://www.dolcevitaonline.it/la-strage-degli-ulivi-e-laffaire-xylella/

Reimpianto degli ulivi. Tutto quello che non dicono – una nuova truffa per gli agricoltori del Salento!

 

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Reimpianto degli ulivi. Tutto quello che non dicono – una nuova truffa per gli agricoltori del Salento!

 

Reimpianto ulivi. Ciò che non dicono

di Crocifisso Aloisi*

Non sappiamo come andrà a finire la storia dei reimpianti degli olivi salentini, una cosa però si può prevedere, anche a costo di sentirsi dire “sei un complottista”: chi auspica una riconversione olivicola del Salento, con il reimpianto di nuove varietà di olivi, non sta dicendo (oppure non sta facendo capire) cosa significa tutto ciò per i 60.000 proprietari di oliveti salentini.

Ci hanno raccontato, grazie ad un cortocircuito politico/mediatico, che la panacea di tutti i mali sono le cultivar resistenti (resistenti a cosa? al disseccamento o al batterio?), che permettono di introdurre l’intensivo e il super intensivo nelle nostre bellissime campagne (ma ancora per poco, sai come saranno belle estensioni di ettari di alberelli alti un paio di metri a pochissimi metri di distanza uno dall’altro?). Ora, a parte che ci sarebbe seriamente il rischio di uno sfruttamento ulteriore ed eccessivo di una risorsa preziosissima per il questo Territorio come l’acqua in falda (territorio caratterizzato da periodi di siccità cronica), nonché di un ulteriore stress ambientale dovuto all’uso di altra chimica per supportare una coltivazione intensiva, che si aggiungerebbe ad una situazione già fortemente compromessa (come testimoniano ciclicamente i vari report da parte delle Autorità Sanitarie sullo stato di salute del Salento), quello che non viene spiegato bene sono i seguenti quesiti:

1) dei 60.000 proprietari stimati, chi avrà veramente i requisiti per riconvertire i propri oliveti ? La sensazione è che saranno molto pochi coloro che si potranno avvantaggiare della possibilità di reimpianto: quelli che hanno i pozzi regolarmente censiti, chi avrà i mezzi per la raccolta meccanizzata.Soprattutto coloro che avranno denaro cash per acquistare le piante considerate ‘resistenti’. Quindi i soliti noti, qualche centinaio di soggetti su 60.000, le aziende strutturate e meglio agganciate con le associazioni di categoria

2) abbiamo sentito anche parlare di vitigni che potrebbero essere nuovamente piantati in Salento. Ora, a parte che chi vorrebbe questa soluzione è stato anche lo sponsor principale dell’eradicazione dei nostri vitigni dieci/quindici anni fa (le cui quote sono state spostate quasi tutte in Veneto Lombardia), invogliando i proprietari a disfarsi dei vitigni anziché aiutarli concretamente, non si capisce quali e quanto saranno queste quote che si potranno reintrodurre, quali regioni saranno disposte a cedere una parte delle quote di produzione. Quindi altro fumo negli occhi

3) a quanto pare le cultivar resistenti non sembrano poi tanto resistenti se si pensa che dopo vent’anni di coltivazione intensiva dovrebbero essere sostituite con nuove piante, quindi nuovi costi

4) la sottomisura 5.2 del PSR regionale approvato dall’UE, prevede un sostegno per il “ripristino di impianti arborei produttivi distrutti per misure adottate per contrastare Xylella fastidiosa”. Quindi per avere un aiuto occorre dimostrare di aver abbattuto almeno il 30 per cento dei propri alberi per “contrastare Xylella Fastidiosa” e, poiché siamo in zona dichiarata ‘infetta’, occorre dimostrare che tutto il 30 per cento è infetto da xylella? I costi per fare le analisi saranno a carico del proprietario? Questo non lo dicono esplicitamente. L’impressione è che, con il reimpianto, si creeranno le condizioni di un nuovo latifondismo: chi non ha la possibilità di agganciarsi al carrozzone (perché abbandonato a se stesso) e vede i propri olivi morire, sarà molto disponibile a (s)vendere la propria terra, che sarà appannaggio di chi ha gli strumenti e ha già fiutato l’affare.

È chiaro che questo comporterà uno stravolgimento profondo dell’agricoltura salentina, con risvolti negativi anche su turismo, salute e altri aspetti di natura sociale e culturale. La politica non compromessa, gli operatori del turismo, chi ha a cuore la salute del territorio, gli operatori dell’informazione non compromessi, dovrebbero dire la loro e non continuare a voltarsi dall’altra parte. E poi c’è la profonda contraddizione, l’ennesima di questa storiella xylella, che si autorizzano gli espianti prima ancora dei risultati dei 27 progetti finanziati dalla Regione Puglia sulla cura piuttosto che l’eradicazione. L’UE e molti politici locali, avrebbero fatto meglio ad attendere la conclusione di alcune di queste sperimentazioni prima di sponsorizzare lo stravolgimento delle campagne salentine. Evidentemente le pressioni fatte dalla stampa e la paura di restare fuori dal palcoscenico mediatico locale (strumento fondamentale per la politica con la ‘p’ minuscola) hanno avuto la meglio.

 

*Consigliere comunale con delega all’agricoltura di Galatone (LE). Ha aderito alla campagna Un mondo nuovo comincia da qui

 

fonte: http://comune-info.net/

SOLIDARIETÀ AL POPOLO DEGLI ULIVI – Il 6 novembre 46 cittadini salentini saranno processati per aver difeso i loro ulivi.

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SOLIDARIETÀ AL POPOLO DEGLI ULIVI – Il 6 novembre 46 cittadini salentini saranno processati per aver difeso i loro ulivi.

 

Solidarietà al popolo degli ulivi

Il 6 novembre 46 cittadini salentini saranno processati per avere tentato di impedire la realizzazione del Piano Silletti che puntava l’estirpazione degli ulivi ritenuti infetti da xylella. L’associazione “Bianca Guidetti Serra” di Roma lancia una petizione in solidarietà degli attivisti che andranno alla sbarra.

«I loro volti sono quelli della verità, una verità calpestata, bruciata tra le fiamme dell’omertà, della complicità. Cittadini come tanti, madri, padri, studenti, contadini, professionisti ed anche bambini – scrive l’associazione Bianca Guidetti Serra nella petizione – Erano circa duecento i salentini che nel novembre del 2015 bloccarono il traffico ferroviario alla stazione di San Pietro Vernotico. Di questi, 46 sono stati identificati e denunciati dalla digos di Brindisi. L’accusa è di aver omesso di dare avviso dalle autorità competenti della manifestazione, cagionando un danno ai passeggeri e alle Ferrovie dello Stato, oltre che di interruzione di pubblico servizio».
«La manifestazione in questione aveva la finalità di bloccare il Piano Silletti che prevedeva non solo l’estirpazione degli ulivi salentini perché ritenuti infetti da xylella (senza però alcun test di patogenicità effettuato sul batterio e soprattutto con la consapevolezza che l’estirpazione delle piante non eradica il batterio), ma anche l’irrorazione a tappeto da Leuca a Brindisi di fitofarmaci riconosciuti dannosi per l’ambiente e per la salute umana, i cui effetti sarebbero emersi soprattutto nelle generazioni future».

Xylella, dal M5S l’accusa contro l’Europa: “schiaffo agli agricoltori pugliesi – rimandano il reimpianto delle varietà resistenti alla Xylella”

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Xylella, dal M5S l’accusa contro l’Europa: “schiaffo agli agricoltori pugliesi – rimandano il reimpianto delle varietà resistenti alla Xylella”

Xylella, M5S: «Dall’Europa nulla di fatto sui reimpianti»

TARANTO – «Nulla di fatto sui rimpianti, mentre l’iter della procedura d’infrazione, beffa che si aggiunge al danno, va avanti. E’ un doppio schiaffo agli agricoltori pugliesi quello che è arrivato oggi dal Comitato permanente per le piante dell’Ue, che avrebbe dovuto decidere sul reimpianto delle due varietà che si presume siano resistenti alla Xylella, il leccino e la favolosa». Lo dichiara la capo delegazione del Movimento 5 Stelle, Rosa D’Amato, in merito alla riunione del Paff, il Comitato permanente per le piante dell’Ue.

«A causa dell’opposizione di alcuni Stati membri – aggiunge l’eurodeputata tarantina – la decisione è stata rinviata. Siamo a ridosso dell’estate ormai. Il clima di incertezza che si è creato è inaccettabile e in questo clima si sta favorendo da mesi una speculazione ai danni dei coltivatori, con un aumento repentino dei prezzi delle piante in causa. La Commissione europea e il governo italiano non stanno facendo nulla per evitare questa situazione. Anzi, Bruxelles prosegue con le sue minacce tra procedura d’infrazione, stop ai contributi e pressioni sugli abbattimenti. E’ ora di dire basta». Al clima “di incertezza e alle speculazioni connesse – conclude D’Amato – contribuisce anche chi diffonde false notizie, come l’autorizzazione imminente al reimpianto della favolosa, che si è rivelata falsa finora e che ha solo fatto triplicare i prezzi di questa pianta».

fonte: http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/home/902566/xylella-m5s-dall-europa-nulla-di-fatto-sui-reimpianti.html

Xylella – Vogliono abbattere altri cento ulivi, ma solo il M5s protesta …in fondo mica sono banche da salvare…!!

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Xylella – Vogliono abbattere altri cento ulivi, ma solo il M5s protesta …in fondo mica sono banche da salvare…!!

 

Xylella, i 5 Stelle: «Vogliono abbattere cento ulivi, protesteremo per impedirlo»

Il Meetup M5S di Francavilla Fontana avvisa la cittadinanza che il 28 giugno prossimo, protesterà pacificamente contro l’abbattimento di circa 100 ulivi (molti dei quali leccini secolari) nella zona Oria-Francavilla Fontana (SP51) che collega Oria a Carosino. Con grande rammarico ed indignazione denunciamo con fermezza quanto sta per accadere: è chiaro a tutti che il “Piano degli interventi” del Commissario Silletti per far fronte all’emergenza sul rischio di diffusione del batterio “Xylella fastidiosa” è assolutamente errato ed inefficace. A nostro parere, non serve infatti abbattere migliaia di ulivi, simbolo regionale e risorsa nazionale, quando basta che una macchina con sopra l’insetto vettore della Xylella viaggi a nord del Salento per diffondere la patologia. Pertanto, l’eradicazione in via preventiva di migliaia di ulivi creerà solamente un danno permanente al territorio pugliese e all’Italia intera. La nostra priorità deve essere una ed una soltanto: impedire questa assurda e ingiustificata mattanza! Il caso preso in esame nel nostro territorio ha dell’incredibile: l’ignaro proprietario degli ulivi prima citati si è ritrovato notificato, senza alcun preavviso e soprattutto senza alcune indagine diagnostica degli enti preposti, l’avviso di abbattimento dei propri ulivi. Da ciò sorge spontanea una domanda: è legittimo questo atto? Con quali criteri vengono scelti gli ulivi infetti? Ricordiamo inoltre che Francavilla Fontana è riconosciuta come “zona cuscinetto”, pertanto oltre all’abbattimento dell’ulivo è prevista l’eradicazione di tutti gli ulivi, anche non infetti, nel raggio di 100 metri dalla pianta colpita dal virus. Il Meetup M5S sarà presente nel luogo degli abbattimenti, per cercare di ottenere l’annullamento di tale assurdità. Invitiamo tutta la cittadinanza e tutte le forze politiche locali e non, ad unirsi in questa lotta che non ha colori politici ma ha come unico scopo la difesa del nostro territorio.

Francavilla Fontana 5 stelle

Perchè queste cose non le dicono? – La vittoria degli ulivi pugliesi: Xylella sconfitta con una antica pratica agronomica che salva la pianta senza bisogno di eradicare !!

 

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Perchè queste cose non le dicono? – La vittoria degli ulivi pugliesi: Xylella sconfitta con una antica pratica agronomica che salva la pianta senza bisogno di eradicare !!

 

Chi sosteneva che la scellerata imposizione dell’UE di eradicare gli ulivi pugliesi fosse qualcosa di inutile e che la soluzione poteva essere quella di utilizzare pratiche alternative oggi potrebbe ufficialmente prendersi una rivincita: come spiega il servizio televisivo del TgNorbaun’antica pratica agronomica potrebbe essere la salvezza per gli ulivi colpiti dal misterioso batterio.

Il video: QUI

Il tentativo di salvare l’ulivo conosciuto come ‘il gigante di Alliste‘, (circa 1500 anni di età) dal disseccamento rapido provocato dal batterio della Xylella fastidiosa é stato praticato alla presenza di José Bové, europarlamentare francese dei Verdi europei. Si è trattato di un innesto di gemme di Leccino che – in base a ciò che è stato detto  – consente di sfruttare uno dei mezzi di autodifesa della pianta, rappresentato dalla capacità di compartimentalizzazione vascolare. I risultati positivi sono stati riscontratianche in altri esemplari di ulivi, circa un centinaio. 

Sostanzialmente, attraverso al un nuovo apparato fogliare non aggredibile, si accelera la produzione di cerchie legnose attive, che risultano più veloci rispetto alla colonizzazione radiale del legno da parte del batterio patogeno.

Già in alcuni convegni “alternativi” a quelli ufficiali, il Movimento 5 Stelle aveva presentato un programma alternativo dove venivano incentivate pratiche e ricerche differenti a quelle ufficiali, che miravano all’esclusione dell’eradicazione come rimedio. Con questa buona notizia si apre uno spiraglio per la salvaguardia di questi patrimoni.

A tal proposito, pubblichiamo un comunicato diffuso il 14 settembre dalla parlamentare europea pugliese Rosa D’Amato (M5S):

“Rivedere il piano Ue anti-Xylella, soprattutto alla luce delle nuove  ricerche che hanno dimostrato l’immunità della vite al ceppo del batterio che si trova in Puglia. E garantire agli agricoltori pugliesi le dovute compensazioni e i risarcimenti per i danni subiti a seguito del blocco dell’export verso alcuni stati membri dell’Ue”. Sono queste le due principali richieste contenute nella lettera che l’eurodeputata del Movimento 5 Stelle, Rosa D’Amato, ha inviato oggi al commissario europeo per la Sicurezza alimentare,Vytenis Andriukaitis. Nella lettera, l’europarlamentare tarantina chiede anche di limitare la lista delle piante a rischio Xylella solo a quelle specie che sono state effettivamente intaccate dalla malattia e per cui esistono dati scientifici certi, “onde evitare allarmismi che possono causare ancora più danni al settore”. Inoltre, D’Amato chiede alla Commissione Ue anche di potenziare la ricerca scientifica attraverso il coinvolgimento di un numero più ampio di centri e laboratori, anche promuovendo sinergie transnazionali. Infine, l’eurodeputata M5S ha ribadito a Bruxelles la richiesta di “promuovere pratiche alternative come quelle legate al biologico per combattere il disseccamento degli ulivi” e di “fermare l’uso di insetticidi come l’etofenprox e il dimetoato, che sono stati vietati da un legge italiana del 2014 ma reintrodotti in Puglia nel piano anti-Xylella”. 

 

fonte: http://www.videoandria.com/2015/09/14/video-vittoria-per-gli-ulivi-pugliesi-xylella-sconfitta-con-antica-pratica-agronomica-che-salva-la-pianta-senza-bisogno-di-eradicare/