Latte in polvere in Africa, sotto accusa il business di Nestlé e Danone – E qui parliamo di fare soldi sulla pelle di bambini che si ammalano o muoiono!

 

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Latte in polvere in Africa, sotto accusa il business di Nestlé e Danone – E qui parliamo di fare soldi sulla pelle di bambini che si ammalano o muoiono!

 

Da Il Salvagente:

Latte in polvere in Africa, sotto accusa il business di Nestlé e Danone

Un’accusa pesante che riporta alle campagne di decenni fa contro la pesante pressione a favore del latte in polvere nei paesi in via di sviluppo. È quella mossa dall‘Ong tedesca Aktion gegen die Hunger (Azione contro la fame), che in un recente rapporto punta il dito contro  Nestlé, Danone, e i principali produttori mondiali del sostituto del latte materno. I giganti alimentari fanno campagne pubblicitarie e informative a supporto del loro prodotto, spiega l’organizzazione tedesca in un recente rapporto. Ma, come riporta Der Spiegel, la somministrazione di prodotti artificiali al posto del latte materno può avere conseguenze negative, come si può osservare in Camerun: molti bambini sono cronicamente malnutriti, la loro crescita e lo sviluppo sono in ritardo, ogni decimo soffre di grave malnutrizione. La ragione principale di ciò è la scarsa igiene, la mancanza di accesso all’acqua pulita e le possibilità di refrigerazione. I sostituti del latte materno in queste condizioni spesso portano a malattie diarroiche – una delle cause più comuni di morte nei bambini.

Ignorato il codice internazionale dell’Oms

Già Nestlé nei primi anni ’70 fu accusata di uccidere più bambini con i suoi sostituti del latte di quanti ne avrebbe risparmiato. E nel 1981 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha stabilito nel Codice internazionale sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno che non deve essere pubblicizzati al pubblico questi prodotti e che gli operatori sanitari non devono ricevere nessun incentivo per promuoverli, e infine che alle donne in gravidanza o neo-madri non possono essere concessi campioni gratuiti. Ma, a quanto risulta ad Aktion gegen die Hunger, oggi quasi nessuna azienda si attiene a queste prescrizioni, in mercato in costante espansione che raggiungerà oltre 58 miliardi di euro di fatturato il prossimo anno. L’Ong e altre organizzazioni hanno studiato come i principali produttori di sostituti del latte materno, Nestlé, Danone, FrieslandCampina, Kraft Heinz, Abbot e Reckitt Benckiser commercializzano i loro prodotti. Hanno raccolto esempi dal Camerun, dal Burkina Faso, dal Bangladesh, dall’Indonesia, dalla Tailandia, dall’Etiopia, dall’India e da molti altri paesi e ora hanno pubblicato i risultati in un rapporto.

Le violazioni

Hanno trovato numerose violazioni del codice del latte dell’Oms: Il personale ospedaliero e le farmacie ricevono denaro, regali o assistenza tecnica dai produttori per raccomandare sostituti del latte materno; i rappresentanti dell’azienda visitano regolarmente le stazioni sanitarie e promuovono i loro prodotti; gli annunci pubblicitari e i manifesti pubblicizzano i produttori con false promesse sulla salute; le impronte dell’imballaggio e le istruzioni per l’uso non sono scritte nella lingua locale; nelle pratiche mediche, i produttori emettono doni promozionali come penne o blocchetti per appunti con i loghi dei loro prodotti; in India, il denaro avrebbe dovuto riversarsi ai medici, i medici in Iraq hanno ricevuto premi come laptop o borse di studio.

I rischi per la salute dei bambini

Scrive Der Spiegel, “Secondo le organizzazioni che trattano l’argomento, il marketing ha un impatto: in tutti i paesi esaminati, dove i tassi di mortalità per malnutrizione sono molto alti tra i bambini sotto i cinque anni, una grande percentuale di giovani madri dichiara di aver ricevuto alimenti per l’infanzia dagli operatori sanitari”. Secondo la rivista medica “The Lancet” gli scienziati hanno avvertito già più di due anni fa che il passaggio dall’allattamento al latte artificiali ha “conseguenze catastrofiche per la salute delle generazioni successive”. Con l’allattamento al seno, ogni anno possono essere salvati più di 820mila bambini nel mondo.

La difesa delle aziende

Le aziende si stanno difendendo contro le accuse. FrieslandCampina, Reckitt Benckiser e Kraft Heinz hanno sottolineato che si attengono al Codice etico dell’OMS e rispettano le raccomandazioni per l’allattamento esclusivo durante i primi sei mesi di vita. Abbot e Nestlé scrivono di rispettare le leggi dei paesi in cui operano.Tuttavia, alcuni paesi non hanno implementato il codice Oms correttamente. Danone sottolinea che le proprie normative sono spesso più severe delle leggi locali. Ciononostante, è possibile che “le violazioni isolate delle nostre politiche e istruzioni avvengano a livello locale”.

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2018/05/18/latte-in-polvere-in-africa-sotto-accusa-il-business-di-nestle-e-danone/36358/

Ecco il farmaco contro la leucemia, ma è solo per i ricchi. La casa farmaceutica (Novartis) non cede sul prezzo… E che i poveri crepino pure, l’importante è il business!

 

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Ecco il farmaco contro la leucemia, ma è solo per i ricchi. La casa farmaceutica (Novartis) non cede sul prezzo… E che i poveri crepino pure, l’importante è il business!

vedi anche il video a fine articolo

Contro la leucemia, solo un farmaco per ricchi. Novartis non cede sul prezzo

Il ceo Reinhardt difende il Kymriah, che costa 400mila euro. Ma per l’oncologo Cavalli “il costo va moltiplicato per tre in quanto, perché sia efficace, obbliga i pazienti a sottoporsi a tutta una serie di trattamenti collaterali, che sono parecchio cari”

di FRANCO ZANTONELLI su La Repubblica

LUGANO – Se quasi mezzo milione per una terapia anti-cancro vi sembrano uno sproposito, non avete ancora sentito parlare del Kymriah, l’ultimo ritrovato nella lotta alla leucemia. Il cui costo è di 475 mila franchi, ovvero poco più di 400 mila euro. Messo a punto da un ricercatore dell’università della Pennsylvania, è un prodotto dell’elvetica Novartis.

Il presidente del cda della multinazionale, Jörg Reinhardt, per rintuzzare le accuse di farmaco per soli ricchi, piovute sul Kymriah, l’ha difeso in un’intervista al quotidiano Blick di Zurigo. “Innanzitutto- ha detto -stiamo parlando di un trattamento di una sola volta, mentre le terapie standard, arrivando a costare 100 mila franchi all’anno, possono diventare molto più care”. “Il Kymriah- ha aggiunto il numero uno di Novartis -non è semplicemente una pastiglia, ma un processo altamente complesso”. “Ai pazienti- ha spiegato -vengono prelevate cellule, che vengono geneticamente modificate, a livello terapeutico, quindi di nuovo introdotte”.

L’oncologo svizzero di fama internazionale, Franco Cavalli, obietta: “E’ vero che il Kymriah è una metodologia nuova. Però l’unica malattia per cui si è dimostrato efficace è la leucemia per bambini”, spiega a Repubblica. Cavalli, che per molti anni ha collaborato con Umberto Veronesi, contesta senza mezzi termini i dati sul costo del prodotto di Novartis. “Va moltiplicato per tre in quanto, perché sia efficace, obbliga i pazienti a sottoporsi a tutta una serie di trattamenti collaterali, che sono parecchio cari”. “In realtà- aggiunge -siamo di fronte all’ennesimo esempio di farmaci che diventano impagabili. È una situazione insostenibile, contro cui, in tutto il mondo, molti oncologi stanno insorgendo”.

“Consideri- rincara l’oncologo svizzero -che l’industria farmaceutica ha un margine di profitto del 25% e vedrà che il costo del Kymriah potrebbe essere assai più basso”. Al riguardo va detto che, a fronte di una cifra d’affari di 48,5 miliardi di dollari, nel 2016 Novartis ha registrato un utile netto di 6,7 miliardi. In calo del 5% per la concorrenza dei generici. Quanto al Kymriah, per adesso non è prevista la distribuzione in Italia poiché i centri per l’estrazione dei globuli bianchi, la loro manipolazione e il successivo reimpianto si trovano tutti negli Stati Uniti.

Che il Kymriah sia un farmaco esclusivo l’ha lasciato capire lo stesso presidente di Novartis, affermando che, per il momento, sono previsti 600 trattamenti all’anno. Che nessun sistema sanitario nazionale può permettersi di finanziare. Intanto, quella che è ritenuta la prima terapia genica anti-leucemica, ha ricevuto il via libera della Food and Drug Administration statunitense. Negli USA sono stati condotti, tra l’altro, alcuni test su pazienti in giovane età. Nell’83% dei casi è stata registrata la remissione della malattia. Insomma, sarà per ricchi ma funziona.

Gli assurdi numeri del business dell’acqua in bottiglia.

 

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Gli assurdi numeri del business dell’acqua in bottiglia.

Ogni minuto consumiamo 1 milione di bottiglie di plastica, ma ne ricicliamo meno della metà: ecco i numeri del business dell’acqua in bottiglia.

Macché rubinetto, macché borracce: l’uomo del ventunesimo secolo beve dalle bottiglie di plastica. I numeri del business dell’acqua in bottiglia sono esorbitanti: stando ad una stima resa pubblica dal Guardian, ogni minuto a livello globale vengono acquistate 1 milione di bottiglie di plastica. Una cifra davvero assurda, soprattutto se si pensa che, in molti casi, l’acqua del rubinetto è ugualmente – se non più – buona, oltre che più economica e anche sostenibile. E se già adesso il business dell’acqua in bottiglia tocca vette inaudite, per il prossimo futuro si prevedono ulteriori crescite repentine. Entro il 2021 il loro consumo potrebbe infatti aumentare del 20%, andando così ad inquinare ad un ritmo ancora più insostenibile il nostro mondo, che già oggi si ritrova ad accogliere 20.000 nuove bottiglie di plastica ogni secondo. Ma a cosa è dovuto questo costante aumento? In primo luogo, la causa è la diffusione del trend dell’acqua in bottiglia (prima prettamente occidentale) anche in Oriente.

La nascita del business dell’acqua in bottiglia

L’ascesa del business dell’acqua in bottiglia inizia negli anni Settanta. Più precisamente, nel 1973, lo statunitense Nathaniel Wyeth brevettò le bottiglie in PET, ovvero dei contenitori di plastica in grado di contenere bevande gassate senza il rischio di esplosioni improvvise. Prima di allora, per le bevande gassate, erano state utilizzare solo ed unicamente bottiglie in vetro. Grazie all’invenzione di Wyeth, invece, l’industria petrolifera entrò di diritto nel settore del beverage: circa un decimo del materiale che forma una normale bottiglia di plastica, infatti, è composto da petrolio. Da quel momento in poi, il mondo iniziò a conoscere la progressiva escalation del business dell’acqua in bottiglia, fino ad arrivare ai livelli incredibili di oggi, con tutte le drammatiche conseguenze per l’ambiente.

Le bottiglie in PET sono riciclabili, ma…

Nel solo 2016 il mondo ha visto la vendita di oltre 480 miliardi di bottiglie di plastica. Avete presente la distanza tra la Terra e il Sole? Ebbene, mettendo in fila tutte queste bottiglie, arriveremo a metà strada. Di certo qualcuno, a difesa del business dell’acqua in bottiglia, potrebbe obiettare che questi contenitori, essendo realizzati con polietilene tereftalato, sono riciclabili. I numeri però parlano chiaro, in quanto nel 2016 nemmeno la metà delle bottiglie di plastica finite sul mercato sono poi state riciclate, e solamente una piccola fetta (ovvero il 7%) è poi stato trasformato in nuove bottiglie. Insomma, come si può capire, il nostro pianeta si sta via via riempiendo di plastica: i nostri oceani, per esempio, ne sono colmi oltre ogni dire.

Un desiderio di benessere

Difficile d’altronde fermare la crescita del business dell’acqua in bottiglia, in quanto nei Paesi in via di sviluppo l’interesse verso questi prodotti cresce a vista d’occhio. Come ha spiegato sulle pagine del Guardian Rosemary Downey, tra le maggiori esperte a livello mondiale per quanto riguarda la produzione del plastica, «l’aumento del consumo di plastica è dovuto all’aumento dell’urbanizzazione in Paesi come India e Indonesia e deriva da un desiderio di benessere e dalla paura di bere acqua contaminata».

Italia: nessuno in Europa consuma più acqua in bottiglia di noi

Ma di certo non si possono andare a colpevolizzare i Paesi in via di sviluppo per l’aumento di affari del business dell’acqua in bottiglia: prima di fare la predica a qualcuno, infatti, dovremmo guardare al nostro consumo nazionale, che di certo non è limitato. Nel solo 2016 in Italia sono infatti stati consumati 12 miliardi di litri di acqua in bottiglia, un volume bastevole a riempire 8 volte il Colosseo. In Europa, del resto, nessun altro Paese consuma tanta acqua in bottiglia quanto facciamo noi, e questo è paradossale, in quanto l’acqua del rubinetto, oltre ad essere nella maggior parte dei casi buona, è anche infinitamente più conveniente e sostenibile. Ecco una completa e utile infografica elaborata da Trademachines:

Ma di certo non si possono andare a colpevolizzare i Paesi in via di sviluppo per l’aumento di affari del business dell’acqua in bottiglia: prima di fare la predica a qualcuno, infatti, dovremmo guardare al nostro consumo nazionale, che di certo non è limitato. Nel solo 2016 in Italia sono infatti stati consumati 12 miliardi di litri di acqua in bottiglia, un volume bastevole a riempire 8 volte il Colosseo. In Europa, del resto, nessun altro Paese consuma tanta acqua in bottiglia quanto facciamo noi, e questo è paradossale, in quanto l’acqua del rubinetto, oltre ad essere nella maggior parte dei casi buona, è anche infinitamente più conveniente e sostenibile. Ecco una completa e utile infografica elaborata da Trademachines:

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Il business segreto della vendita dei virus che coinvolge aziende e trafficanti – Ecco chi e come lucra sulla nostra pelle!

 

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Il business segreto della vendita dei virus che coinvolge aziende e trafficanti – Ecco chi e come lucra sulla nostra pelle!

Il business segreto della vendita dei virus che coinvolge aziende e trafficanti

Stanno ricomparendo i virus; si aggirano di nuovo intorno a noi, pronti a elargire lauti guadagni a qualcuno; preoccupazione, disagi, malesseri e quant’altro a tutti gli altri.

I virus ormai hanno una storia alle spalle, che è bene ricordare, essendo i protagonisti della medesima, ancora tutti al loro importante posto di manager aziendali o ministeriali o scienziati affermati, eletti deputati. Persone che continuano le loro attività come fossero gli autori di gesti degni di encomio, come aiutare le vecchiette ad attraversare la strada o portare da mangiare ai poveri o accudire gli ammalati. Purtroppo per questi signori le amorevoli cure sono robetta da quattro soldi per sfigati di poco conto; loro amano i soldi, quelli veri, che si fanno senza andare in galera, senza scassinare casseforti, senza pistole e mitra alla mano. Non ne hanno bisogno, sono avanguardie, ben oltre la piccola, insignificante delinquenza comune, loro trafficano i VIRUS dai nomi da agente segreto H7N3 volgarmente chiamato “aviaria” o H5N1 “ aviaria umana”

Il 3 aprile 2014 L’ESPRESSO esce con una inchiesta terrificante, condotta dai NAS e dalla procura di Roma, nella persona del giudice Giancarlo Capaldo. Rimando alla lettura integrale di questi avvenimenti ricostruiti in un ottimo articolo di Lirio Abbate sull’Espresso, per comprendere quello che certi manager e scienziati sono capaci di fare e quanti soldi sono capaci di guadagnare sulla nostra pelle. Noi cittadini ignari ma anche ignoranti, subiamo e senza volere, ma anche volendo, assecondiamo questi schifosissimi crimini con il disinteresse, la rassegnazione e non solo. Abbiamo la responsabilità di condividere con questa gente l’idea forte del valore del business, considerato come unico valore nel nostro universo mentale, continuiamo a credere che la ricchezza materiale sia l’unica ricchezza possibile a cui tutti aspiriamo con tutta l’anima nostra, di chi ancora ce l’ha.

Questo il titolo e abstrac dell’espresso:

Il business segreto della vendita dei virus che coinvolge aziende e trafficanti.

Ceppi di aviaria spediti in Italia per posta. Accordi tra scienziati e aziende. L’inchiesta segreta dei Nas e della procura di Roma ipotizza un vero e proprio traffico illegale. E nel registro degli indagati c’è un nome eccellente: quello di Ilaria Capua, virologa di fama e deputato. Che respinge le accuse.

Fonte: http://espresso.repubblica.it/attualita/2014/04/03/news/salute-quel-business-segreto-della-vendita-dei-virus-1.159618

Ora è arrivato Zika, un virus non grave, che provoca sintomi simili a una normale influenza ed è trasmesso da una zanzara, famosa per la sua storia. La zanzara Aedes, a cui si ricollega la diffusione del virus, è una zanzara geneticamente modificata, per combattere la febbre Dengue, introdotta nelle foreste brasiliane dal 2011 dalla società di biotecnologie Oxitec, finanziata da Bill & Melinda Gates, che nella sede brasiliana di Campinas ne produce a milioni. In Brasile però nel 2015 sono nati 4000 bambini microcefali, contro una media di 150 casi all’anno. Pare che le madri fossero state tutte vaccinate con un vaccino di nuova generazione TDAP, studiato dalla Vanderbilt University su cospicua donazione dei coniugi Gates, vaccino non testato, di cui non è stata dimostrata la sicurezza per l’uso in gravidanza. Da qui la fretta di attribuire alla zanzara aedes e quindi al virus Zika la responsabilità della pandemia e relative conseguenze.

Pare quindi che non si dovrebbe avere tanto paura del virus, quanto piuttosto di tutti quelli che gli girano intorno e che si muovono come sempre per seminare insicurezza e panico, inseguendo oscuri progetti.  Ma la paura si è già ampiamente diffusa, aiutata dalle dichiarazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che come i ministeri della salute sono specializzati nel tranquillizzare, allarmando. Sale di conseguenza la richiesta del vaccino immediato, che per ora non c’è.

Forse è il momento di riflettere: probabilmente dobbiamo imparare a cambiare qualcosa e possiamo riuscire soltanto vedendo e capendo o anche solo subodorando i giochi, sulla nostra pelle. Se la magistratura di Roma può documentarci con le registrazioni telefoniche, che esistono dei personaggi che si spediscono i virus per posta, telefonando alle moglie di metterli nel congelatore di casa, possiamo azzardarci a capire che questa diffusione è diventata un giochino molto ripugnante, ma molto facile, tutto sommato! Giochino molto redditizio; ci siamo veramente in tanti al mondo!

Se poi proviamo ad allargare un pochino le nostre capacità mentali, non vedo perchè debbano riuscirci solo i delinquenti di ogni tipo, e pensiamo alle scie chimiche e a tutto quello che può essere messo dentro le aviocisterne…alla produzione di zanzare, non bastasse la moltiplicazione naturale…dobbiamo con urgenza imparare a cambiare qualcosa.

Zika può essere l’occasione giusta: è giunto il momento di reagire alla paura e, invece di chiedere dei vaccini, possiamo imparare a rivolgerci a noi stessi, dobbiamo provare a fidarci di noi. Riprendiamoci il Pianeta, fa parte di una associazione più ampia, l’associazione Atman, che si dedica da molti anni a studi di Conoscenza dell’Essere Umano, del Pianeta, dell’Universo, della Vita e delle sue Leggi. Ci è familiare guardare dentro di noi alla ricerca del bandolo della matassa per riuscire a sgarbugliare tutto il contorto della vita. Per rimanere esclusivamente aderenti al tema, stiamo sperimentando da più anni quello che sostiene anche la medicina tradizionale: i virus per attecchire debbono trovare un terreno adatto a loro; mantenendo un tono vibrazionale il più elevato possibile, i virus non trovano la possibilità di attecchire. Che è come dire che al di là del vaccino, che, se anche ci fosse noi non lo faremmo, ma al di là di qualunque vaccino otteniamo l’immunità con l’ osservazione costante dei nostri pensieri-emozioni e azioni, verificando la loro rispondenza alle qualità superiori della nostra anima.

Le reazioni dell’uomo di fronte al pericolo sono sempre state aderenti al proprio livello evolutivo.

L’uomo delle caverne non aveva strumenti per reagire alla paura, se non la violenza di fronte ad un nemico evidente. L’uomo più evoluto è riuscito ad affrontare la paura con la mente razionale; scegliere un vaccino di fronte alla prospettiva di una pandemia è il modo razionale di affrontare la paura.

Ma oggi la vita ci chiede di fare di più e non solo per non fare arricchire gli speculatori o per non favorire propositi criminali di eugenetica, ma anche e soprattutto per scoprire le infinite e meravigliose potenzialità dell’Essere Umano, che può molto di più di quello che gli consente l’aderenza alla mente razionale.

Scoprire che ci si può difendere dal male con le proprie forze, è solo un primo passo che può aiutare l’Umanità a realizzare la sua completa libertà dal male, anzi da tutti i mali, che hanno origine, come ci hanno spiegato i veri maestri, nell’ignoranza o non conoscenza della nostra natura e delle nostre potenzialità che richiedono oggi di essere conosciute e quindi realizzate. Si può fare di più.

fonte: primapaginadiyvs.it

 

L’insaziabile avidità che uccide: il modello di business di Big Pharma

Big Pharma

 

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L’insaziabile avidità che uccide: il modello di business di Big Pharma

Le grandi case farmaceutiche negli Usa sostengono che gli alti profitti ottenuti con prezzi alti dei farmaci servono a finanziare le ricerche innovative volte a salvare vite umane. In realtà quei proventi vengono utilizzati per comprare azioni delle stesse società, mentre viene ristretto l’accesso ai farmaci e si pongono freni all’innovazione. La multinazionale Big Pharma giustifica questo nell’investimento in innovazione per produrre medicine per migliorare la qualità della nostra vita, ma è solo teoria. Stamani al Festival dell’Economia di Trento, l’economista William Lazonick, ha affrontato questo tema spiegando il settore farmaceutico statunitense e presentando la sua teoria basata sull’impresa innovativa che torna ad essere comunità, dove capitale e lavoro si mescolano per produrre beni e servizi.

Roberto Mania, giornalista di Repubblica, ha introdotto la lezione del professor William Lazonick, economista dell’Università del Massachusetts a Lowell, illustrando come negli anni, durante la cavalcata dell’ideologia liberista, sia mancato un pensiero critico, una voce alternativa. Abbiamo assistito alla disgregazione sociale, alla nascita delle disuguaglianze, al cambiamento delle periferie del mondo, alla perdita di ruolo delle classi sociali, al declino della classe media in Europa e negli Stati Uniti. In questo scenario Lazonick è stato una voce critica, ancora in tempi non sospetti, e comprendendo che quel capitalismo finanziario aveva una visione corta, senza futuro, è approdato alla teoria dell’impresa innovativa per ricomporre i cocci di un capitalismo senza un ruolo. Il suo percorso intellettuale si basa sull’idea dell’impresa innovativa che torna ad essere comunità, con una funzione comunitaria, che mescola capitale e lavoro per produrre beni e servizi.
William Lazonick oggi si è concentrato sul settore farmaceutico statunitense nel quale è viva una discussione su come vengono utilizzati i profitti dei farmaci. In tutti settori può accadere che i profitti ottenuti da alcune industrie servano ad acquistare azioni delle società stesse, ma a questo modello si sono adeguate anche le case farmaceutiche: anche se sostengono che gli alti profitti ottenuti con prezzi alti dei farmaci servono a finanziare le ricerche innovative volte a salvare vite umane, in realtà quei proventi vengono utilizzati per comprare azioni delle stesse società, mentre viene ristretto l’accesso ai farmaci e si pongono freni all’innovazione. Negli Stati Uniti le medicine costano il doppio. Big Pharma giustifica questo nell’investimento in innovazione per produrre medicine per migliorare la qualità della nostra vita. In realtà negli Stati Uniti le multinazionali come Big Pharma non sviluppano più nuovi farmaci ma acquisiscono altre aziende farmaceutiche che brevettano farmaci; ci sono poi le aziende della New Economy, che presentano un approccio più speculativo, ovvero hanno sviluppato farmaci a maggiore diffusione, a poco prezzo, e giocando sulla quantità e grazie ai finanziamenti pubblici per le start up, non solo hanno guadagnato parecchio, ma hanno capito che potevano guadagnare ancora di più senza sviluppare nuovi farmaci.
E’ Medici Senza Frontiere che lancia l’allarme, affermando che i farmaci necessari non vengono prodotti perché le aziende si concentrano su quelli che fanno guadagnare di più. Addirittura alcune aziende producono farmaci nocivi, con una avidità rapace e assassina per soddisfare gli assurdi compensi dei top manager (cifre inimmaginabili) invece che investire per produrre farmaci dedicati alla salute globale. Questo atteggiamento predatorio è basato quindi su una azione che si sofferma sugli effetti azionari invece che su quelli benefici, contraria all’obiettivo virtuoso di avere un prodotto di qualità ad un prezzo più basso.
Il professor Lazonick ha parlato della sua teoria incardinata sul processo innovativo definendolo incerto collettivo e cumulativo, ovvero dal futuro imprevedibile, che coinvolge una pluralità di soggetti e che richiede del tempo. E’ inutile negare che le aziende che sposano questo progetto si trovano spesso in difficoltà a causa del costo elevato dell’innovazione, ma nel momento in cui si raggiunge un prodotto di qualità, l’orizzonte è quello di ammortizzare i costi fissi. Quando si parla di innovazione in questo senso, è bene specificare che non si intendono solo investimenti nelle attrezzature ma soprattutto nelle risorse umane. Questo ha un effetto positivo per tutti gli stakeholder, compresi i consumatori.

fonte: https://www.trentinosalute.net/Notizie/L-insaziabile-avidita-che-uccide-il-modello-di-business-del-Big-Pharma

 

Il business segreto della vendita dei virus che coinvolge aziende e trafficanti

 

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Il business segreto della vendita dei virus che coinvolge aziende e trafficanti

Stanno ricomparendo i virus; si aggirano di nuovo intorno a noi, pronti a elargire lauti guadagni a qualcuno; preoccupazione, disagi, malesseri e quant’altro a tutti gli altri.

I virus ormai hanno una storia alle spalle, che è bene ricordare, essendo i protagonisti della medesima, ancora tutti al loro importante posto di manager aziendali o ministeriali o scienziati affermati, eletti deputati. Persone che continuano le loro attività come fossero gli autori di gesti degni di encomio, come aiutare le vecchiette ad attraversare la strada o portare da mangiare ai poveri o accudire gli ammalati. Purtroppo per questi signori le amorevoli cure sono robetta da quattro soldi per sfigati di poco conto; loro amano i soldi, quelli veri, che si fanno senza andare in galera, senza scassinare casseforti, senza pistole e mitra alla mano. Non ne hanno bisogno, sono avanguardie, ben oltre la piccola, insignificante delinquenza comune, loro trafficano i VIRUS dai nomi da agente segreto H7N3 volgarmente chiamato “aviaria” o H5N1“ aviaria umana”

Il 3 aprile 2014 L’ESPRESSO esce con una inchiesta terrificante, condotta dai NAS e dalla procura di Roma, nella persona del giudice Giancarlo Capaldo. Rimando alla lettura integrale di questi avvenimenti ricostruiti in un ottimo articolo di Lirio Abbate sull’Espresso, per comprendere quello che certi manager e scienziati sono capaci di fare e quanti soldi sono capaci di guadagnare sulla nostra pelle. Noi cittadini ignari ma anche ignoranti, subiamo e senza volere, ma anche volendo, assecondiamo questi schifosissimi crimini con il disinteresse, la rassegnazione e non solo. Abbiamo la responsabilità di condividere con questa gente l’idea forte del valore del business, considerato come unico valore nel nostro universo mentale, continuiamo a credere che la ricchezza materiale sia l’unica ricchezza possibile a cui tutti aspiriamo con tutta l’anima nostra, di chi ancora ce l’ha.

Questo il titolo e abstrac dell’espresso:

Il business segreto della vendita dei virus che coinvolge aziende e trafficanti.

Ceppi di aviaria spediti in Italia per posta. Accordi tra scienziati e aziende. L’inchiesta segreta dei Nas e della procura di Roma ipotizza un vero e proprio traffico illegale. E nel registro degli indagati c’è un nome eccellente: quello di Ilaria Capua, virologa di fama e deputato. Che respinge le accuse.

da: http://espresso.repubblica.it/attualita/2014/04/03/news/salute-quel-business-segreto-della-vendita-dei-virus-1.159618

Ora è arrivato Zika, un virus non grave, che provoca sintomi simili a una normale influenza ed è trasmesso da una zanzara, famosa per la sua storia. La zanzara Aedes, a cui si ricollega la diffusione del virus, è una zanzara geneticamente modificata, per combattere la febbre Dengue, introdotta nelle foreste brasiliane dal 2011 dalla società di biotecnologie Oxitec, finanziata da Bill & Melinda Gates, che nella sede brasiliana di Campinas ne produce a milioni. In Brasile però nel 2015 sono nati 4000 bambini microcefali, contro una media di 150 casi all’anno. Pare che le madri fossero state tutte vaccinate con unvaccino di nuova generazione TDAP, studiato dalla Vanderbilt University su cospicua donazione dei coniugi Gates, vaccino non testato, di cui non è stata dimostrata la sicurezza per l’uso in gravidanza. Da qui la fretta di attribuire alla zanzara aedes e quindi al virus Zika la responsabilità della pandemia e relative conseguenze.

Pare quindi che non si dovrebbe avere tanto paura del virus, quanto piuttosto di tutti quelli che gli girano intorno e che si muovono come sempre per seminare insicurezza e panico, inseguendo oscuri progetti.  Ma la paura si è già ampiamente diffusa, aiutata dalle dichiarazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che come i ministeri della salute sono specializzati nel tranquillizzare, allarmando. Sale di conseguenza la richiesta del vaccino immediato, che per ora non c’è.

Forse è il momento di riflettere: probabilmente dobbiamo imparare a cambiare qualcosa e possiamo riuscire soltanto vedendo e capendo o anche solo subodorando i giochi, sulla nostra pelle. Se la magistratura di Roma può documentarci con le registrazioni telefoniche, che esistono dei personaggi che si spediscono i virus per posta, telefonando alle moglie di metterli nel congelatore di casa, possiamo azzardarci a capire che questa diffusione è diventata un giochino molto ripugnante, ma molto facile, tutto sommato! Giochino molto redditizio; ci siamo veramente in tanti al mondo!

Se poi proviamo ad allargare un pochino le nostre capacità mentali, non vedo perchè debbano riuscirci solo i delinquenti di ogni tipo, e pensiamo alle scie chimiche e a tutto quello che può essere messo dentro le aviocisterne…alla produzione di zanzare, non bastasse la moltiplicazione naturale…dobbiamo con urgenza imparare a cambiare qualcosa.

Zika può essere l’occasione giusta: è giunto il momento di reagire alla paura e, invece di chiedere dei vaccini, possiamo imparare a rivolgerci a noi stessi, dobbiamo provare a fidarci di noi. Riprendiamoci il Pianeta, fa parte di una associazione più ampia, l’associazione Atman, che si dedica da molti anni a studi di Conoscenza dell’Essere Umano, del Pianeta, dell’Universo, della Vita e delle sue Leggi. Ci è familiare guardare dentro di noi alla ricerca del bandolo della matassa per riuscire a sgarbugliare tutto il contorto della vita. Per rimanere esclusivamente aderenti al tema, stiamo sperimentando da più anni quello che sostiene anche la medicina tradizionale: i virus per attecchire debbono trovare un terreno adatto a loro; mantenendo un tono vibrazionale il più elevato possibile, i virus non trovano la possibilità di attecchire. Che è come dire che al di là del vaccino, che, se anche ci fosse noi non lo faremmo, ma al di là di qualunque vaccino otteniamo l’immunità con l’ osservazione costante dei nostri pensieri-emozioni e azioni, verificando la loro rispondenza alle qualità superiori della nostra anima.

Le reazioni dell’uomo di fronte al pericolo sono sempre state aderenti al proprio livello evolutivo.

L’uomo delle caverne non aveva strumenti per reagire alla paura, se non la violenza di fronte ad un nemico evidente. L’uomo più evoluto è riuscito ad affrontare la paura con la mente razionale; scegliere un vaccino di fronte alla prospettiva di una pandemia è il modo razionale di affrontare la paura.

Ma oggi la vita ci chiede di fare di più e non solo per non fare arricchire gli speculatori o per non favorire propositi criminali di eugenetica, ma anche e soprattutto per scoprire le infinite e meravigliose potenzialità dell’Essere Umano, che può molto di più di quello che gli consente l’aderenza alla mente razionale.

Scoprire che ci si può difendere dal male con le proprie forze, è solo un primo passo che può aiutare l’Umanità a realizzare la sua completa libertà dal male, anzi da tutti i mali, che hanno origine, come ci hanno spiegato i veri maestri, nell’ignoranza o non conoscenza della nostra natura e delle nostre potenzialità che richiedono oggi di essere conosciute e quindi realizzate. Si può fare di più.

da: primapaginadiyvs.it

 

 

L’agghiacciante rapporto Onu sui pesticidi: 200.000 morti l’anno, di cui il 99% nei paesi in via di sviluppo. I Diritti Umani svenduti alle lobby per il loro business

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L’agghiacciante rapporto Onu sui pesticidi: 200.000 morti l’anno, di cui il 99% nei paesi in via di sviluppo. I Diritti Umani svenduti alle lobby per il loro business

Leggiamo da Il Fatto alimentare:

I pesticidi non sono necessari per garantire l’aumento della produzione agricola per una popolazione in crescita, mentre causano 200.000 morti all’anno nel mondo per avvelenamento acuto, quasi tutti nei paesi in via di sviluppo, dove la salute, la sicurezza e l’ambiente sono meno tutelati. Lo sostiene un rapporto dei relatori speciali dell’Onu per il diritto al cibo, Hilal Elver, e per le sostanze tossiche, Baskut Tuncak, presentato al Consiglio per i Diritti umani delle Nazioni Unite, in cui chiedono un nuovo trattato internazionale per regolare ed eliminare progressivamente l’uso di pesticidi pericolosi in agricoltura, muovendosi verso pratiche agricole sostenibili.

L’uso eccessivo di pesticidi è molto pericolose per la salute umana e per l’ambiente, ed è fuorviante affermare che i pesticidi sono vitali per garantire la sicurezza alimentare”, affermano i due relatori speciali dell’Onu in una dichiarazione congiunta al Consiglio per i diritti umani a Ginevra. La denuncia continua  evidenziando le grandi differenze di standard tra i vari paesi, per quanto riguarda la produzione, l’uso e la protezione dai pesticidi pericolosi, che sta avendo un grave impatto sui diritti umani. Inoltre, dichiarano i due relatori dell’Onu, “è tempo di sfatare il mito secondo cui i pesticidi sono necessari per sfamare il mondo e bisogna creare un processo globale per passare ad una produzione agricola e alimentare più sicura e sana”.

I due relatori speciali delle Nazioni Unite puntano il dito contro le tecniche di marketing aggressive e senza etica dell’agroindustria, che nega la pericolosità e gli impatti di alcuni pesticidi. L’industria chimica attribuisce la colpa dei danni all’uso improprio che ne fanno gli agricoltori,  e spende enormi quantità di denaro per influenzare i decisori politici e contestare le prove scientifiche.

In Italia, Agrofarma, l’Associazione nazionale imprese agrofarmaci che fa parte di Federchimica, ha replicato al rapporto dell’Onu, affermando che “gli agrofarmaci sono strumenti indispensabili per ottenere livelli di produttività delle coltivazioni sufficienti a sostenere la crescente popolazione mondiale; sforzi per una migliore distribuzione degli alimenti e per la riduzione degli sprechi sono doverosi, ma senza l’impiego degli agrofarmaci non si avrebbe abbastanza cibo per tutti. L’esempio virtuoso dell’agricoltura italiana ed europea conferma che l’agricoltura integrata, che prevede l’utilizzo della chimica, può essere pienamente sostenibile; il problema non sono dunque i prodotti fitosanitari in sé stessi, ma il loro corretto utilizzo”.

Insomma, i Diritti Umani sono ormai stati svenduti alle lobby per consentire il loro business.

Fonte: http://informazionebycuriosity.altervista.org/lagghiacciante-rapporto-onu-sui-pesticidi-200-000-morti-lanno-cui-99-nei-paesi-via-sviluppo-diritti-umani-svenduti-alle-lobby-business/

 

Ormai è ufficiale! L’olio di palma è tossico. Ma le multinazionali lo sapevano già dal 2009. E lo usavano lo stesso, addirittura nei prodotti per neonati! In fondo cos’è la salute dei bambini a confronto del business?

olio di palma

 

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Ormai è ufficiale! L’olio di palma è tossico. Ma le multinazionali lo sapevano già dal 2009. E lo usavano lo stesso, addirittura nei prodotti per neonati! In fondo cos’è la salute dei bambini a confronto del business?

 

E’ ufficiale! L’olio di palma è tossico,le multinazionali lo sapevano dal 2009

L’Efsa ha stabilito di recente che l’olio di palma è dannoso per la salute, soprattutto per quella dei bambini. Ed è arrivata a questo risultato dopo uno studio decennale e molto accurato. È triste però scoprire che le grandi multinazionali dell’alimentazione lo sapevano già dal 2009. Lo testimonia il report di un convegno tenutosi appunto il 21-22 aprile del 2009 a Praga che aveva per tema proprio i “contaminanti” frutto dei processi di trasformazione dei cibi e le strategie per ridurli al minimo. Tra le varie sostanze tossiche trattate nel congresso c’era anche il 3-Mcpd, ossia il 3-monocloropropandiolo e suoi esteri degli acidi grassi. Una sostanza tossica che si sprigiona quando gli oli vegetali – e soprattutto quello di palma – sono sottoposti a raffinazione ad alte temperature (200°C). In particolare sia l’Efsa nel suo studio che i colossi dell’industria alimentare presenti al convegno praghese sottolineano che nel trattamento degli oli di semi in genere “vengono prodotti livelli notevolmente inferiori di esteri Mcpd che dai grassi di palma”. Quindi il grasso tropicale anche all’ora era considerato come il principale imputato.
Amare poi le conclusioni del congresso, perché purtroppo ancora attuali anche se riferite al 2009: “Al momento non è possibile la produzione di grassi a base di palma a basso contenuto di esteri Mcpd”. L’Efsa nel suo studio, infatti, ha sottolineato che “i livelli di 3-Mcpd e dei suoi esteri degli acidi grassi negli oli vegetali” e in particolare nel palma “sono rimasti in gran parte invariati nel corso degli ultimi cinque anni”. E per questo ha dimezzato la dose giornaliera tollerabile (DGT), portandola a 0,8 microgrammi per chilogrammo di peso corporeo al giorno.
Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha chiesto al Commissario europeo per la salute e la sicurezza alimentare, Vytenis Povilas Andriukaitis, di avviare con urgenza l’esame della questione all’interno dei gruppi tecnici. La palla passa dunque all’Ue e si spera che intervenga a regolare per legge i parametri per un uso non pericoloso per la salute dell’olio di palma in campo alimentare.
Intanto in Italia si allunga la lista di aziende che hanno scelto volontariamente di eliminare l’olio di palma dai propri prodotti. L’ultima è la Coop, che già aveva tolto il grasso tropicale da oltre 100 prodotti a marchio. Ma che, dopo la pubblicazione del dossier dell’Efsa, ha decisio di abolirlo del tutto anche nei 120 prodotti restanti. La sostituzione avverrà gradualmente nei prossimi mesi.

 

Ancora una volta hanno lottato eroicamente. Ancora una volta si sono dovuti arrendere allo strapotere del business – Gli americani avranno il loro oleodotto sulla terra dei Sioux… Ora, però, non chiedetemi perchè gli americani mi stanno sulle palle… Io sto con gli Indiani d’America…!

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Ancora una volta hanno lottato eroicamente. Ancora una volta si sono dovuti arrendere allo strapotere del business – Gli americani avranno il loro oleodotto sulla terra dei Sioux… Ora, però, non chiedetemi perchè gli americani mi stanno sulle palle… Io sto con gli Indiani d’America…!

E non chiedetemi nemmeno perchè questa brutta storia mi ricorda tanto, ma proprio tanto un’altra porcata delle Lobby ai danni della Gente: il gasdotto della Tap nella terra dei Pugliesi…!

 

Da Il Fatto Quotidiano:

Usa, la resa dei Sioux dopo la decisione di Trump: sgomberato il campo, l’oleodotto si farà

Al via lo sgombero definitivo dell’accampamento allestito da quasi un anno dagli indigeni. Sioux e attivisti non hanno rinunciato a lottare fino all’ultimo: dieci persone sono state fermate. Una ventina di fuochi sono stati appiccati come ‘cerimonia di addio’

Nonostante lo spirito combattivo, alla fine i migliaia di membri della tribù di indiani Sioux di Standing Rock che si opponevano al passaggio di un oleodotto sul territorio della loro riserva, nel North Dakota, hanno perso la loro battaglia. Lo sgombero definitivo dell’accampamento allestito da quasi un anno dagli indigeni, insieme a molti ecologisti, sarà avviato e completato da parte delle autorità statunitensi. Sioux e attivisti non hanno rinunciato a lottare fino all’ultimo: dieci persone sono state fermate, perché stavano cercando di impedire l’accesso degli agenti nell’accampamento. Prima dell’arrivo delle autorità, gli attivisti hanno appiccato una ventina di fuochi come ‘cerimonia di addio’.

Finisce così una battaglia che solo a dicembre sembrava ormai vinta dagli Sioux. A fine 2016 Barack Obama aveva deciso di non concedere all’azienda costruttrice il permesso di realizzare l’opera, per la quale era stato studiato un percorso alternativo. Ma già allora Donald Trump aveva avvertito: “Deciderò io”. Così ha fatto: lo scorso 7 febbraio ha annunciato di essere pronto a consentire la costruzione dell’oleodotto attraverso il fiume Missouri e il lago Oahe nel North Dakota. Il 24 gennaio il presidente ha firmato due ordini esecutivi per rilanciare il Dakota Access e l’altro oleodotto contestato, il Keystone XL, a sua volta bloccato da Obama per timori di danni ambientali.

L’oleodotto dovrebbe correre per quasi 2mila chilometri e attraversare quattro Stati per portare il greggio alle raffinerie dell’Illinois. Indiani e attivisti contestano da mesi il progetto, spiegando che la parte sottomarina del tracciato mette a rischio il bacino idrico delle comunità, senza contare la violazione di terreni e luoghi sacri Sioux. Nonostante le proteste, la tribù nulla ha potuto contro quest’ultima decisione di Trump. E ancora una volta è stata costretta ad abbandonare la propria terra.

 

tratto da: http://www.ilfattoquotidiano.it/