Qualcuno fermi la guerra in Abissinia – tutte le accise che paghiamo sui carburanti… E non è uno scherzo!

 

accise

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

Qualcuno fermi la guerra in Abissinia – tutte le accise che paghiamo sui carburanti… E non è uno scherzo!

Il nostro appello: “Qualcuno fermi la guerra in Abissinia” …perchè dopo oltre 80 anni, ne paghiamo ancora l’accisa sui carburanti…

ACCISE BENZINA: ECCO TUTTE LE TASSE CHE PESANO SUI CARBURANTI

 

PAGHIAMO LA GUERRA D’ETIOPIA DEL 1935. SU OGNI LITRO DI BENZINA TASSE PESANO PER IL 64%. SU UN PIENO DI CARBURANTE 51,2 EURO VANNO A IVA E ACCISE

La tassazione sui carburanti ha raggiunto oramai livelli insostenibili in Italia, al punto che su un pieno di benzina da 80 euro, ben 51,2 euro se ne vanno in tasse. Lo denuncia il Codacons, commentando l’idea di M5S e Lega di ridurre le accise più anacronistiche che ancora oggi pesano su benzina e gasolio.
Ad oggi la tassazione sulla benzina rappresenta il 64% del prezzo pagato dai consumatori, percentuale che scende al 60% per il gasolio – spiega il presidente Carlo Rienzi – Gli automobilisti subiscono una doppia tassazione, perché pagano sia le accise, ossia tasse di scopo inserite per finanziare emergenze e mai più eliminate, sia l’IVA al 22%. Una situazione che non trova eguali in Europa, e rappresenta un danno miliardario per i cittadini.
Basti pensare che per ogni litro di carburante acquistato in Italia, i consumatori pagano ancora la Guerra d’Etiopia del 1935 o il disastro del Vajont del 1963 – aggiunge Rienzi – Questo avviene perché gli automobilisti vengono usati come “bancomat” dai vari governi, attraverso l’introduzione di accise per far fronte ad emergenze momentanee, vere e proprie tasse di scopo che non vengono più eliminate.
Ecco di seguito l’elenco delle accise che oggi si pagano su ogni litro di carburante acquistato in Italia:

0,000981 euro: finanziamento per la guerra d’Etiopia (1935-1936)
0,00723 euro: finanziamento della crisi di Suez (1956)
0,00516 euro: ricostruzione dopo il disastro del Vajont (1963)
0,00516 euro: ricostruzione dopo l’alluvione di Firenze (1966)
0,00516 euro: ricostruzione dopo il terremoto del Belice (1968)
0,0511 euro: ricostruzione dopo il terremoto del Friuli (1976)
0,0387 euro: ricostruzione dopo il terremoto dell’Irpinia (1980)
0,106 euro: finanziamento per la guerra del Libano (1983)
0,0114 euro: finanziamento per la missione in Bosnia (1996)
0,02 euro: rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri (2004)
0,005 euro: acquisto di autobus ecologici (2005)
0,0051 euro: terremoto dell’Aquila (2009)
da 0,0071 a 0,0055 euro: finanziamento alla cultura (2011)
0,04 euro: emergenza immigrati dopo la crisi libica (2011)
0,0089 euro: alluvione in Liguria e Toscana (2011)
0,082 euro (0,113 sul diesel): decreto “Salva Italia” (2011)
0,02 euro: terremoto in Emilia (2012)

tratto da: https://codacons.it/accise-benzina-ecco-tutte-le-tasse-che-pesano-sui-carburanti/

 

È italiana e si chiama Storage, la fantastica sedia fotovoltaica per produrre energia pulita anche in casa. Arreda, è ecologica e ti fa risparmiare tanti soldi…!

 

energia

 

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

È italiana e si chiama Storage, la fantastica sedia fotovoltaica per produrre energia pulita anche in casa. Arreda, è ecologica e ti fa risparmiare tanti soldi…!

 

SEDIA FOTOVOLTAICA PER PRODURRE ENERGIA PULITA ANCHE IN CASA

E’ ITALIANA LA SEDIA FOTOVOLTAICA CHE ARREDA E AL TEMPO STESSO PRODUCE ENERGIA SENZA L’INGOMBRO DEI CLASSICI PANNELLI SOLARI

Il fotovoltaico è sicuramente la tecnologia più matura per produrre energia pulita da fonti rinnovabili. E se fino a qualche anno fa gli unici impianti immaginabili erano quelli in copertura degli edifici o i cosiddetti parchi solari, ora la ricerca ha fatto passi da gigante, concentrandosi anche nelle mille opportunità offerte da qualsiasi superficie. La sfida per il futuro è sicuramente quella di riuscire a rivestire qualsiasi oggetto o elemento interno alle abitazioni con pellicole o celle solari trasparenti e flessibili, di modo da poter ricavare piccoli quantitativi di energia ma utili al funzionamento di dispositivi. Poco tempo fa avevamo parlato dell’innovativa carta da parati solare, sviluppata dall’Imperial College di Londra, un’innovazione ancora in fase prototipale, ora arriva la notizia di una sedia fotovoltaica.

Sedia fotovoltaica made in Italy

In questo caso si tratta di un prodotto già pronto per la commercializzazione e che è in cerca di finanziamenti tramite crowdfunding per sbarcare sul mercato. L’innovazione è tutta italiana ed è stata ideata e progettata da Ri-Ambientando, società di ricerca in ambito ambientale, e sviluppata dai tecnici di Sial, azienda bresciana specializzata in energie rinnovabili.

Storage: un accumulatore a batteria e pannelli solari da appendere al balcone

La sedia fotovoltaica è stata pensata come dispositivo per immagazzinare e utilizzare l’energia solare in ogni luogo, senza bisogno di ampi spazi a disposizione. Il prodotto si chiama Storage, un nome che anticipa la tecnologia caratterizzante: la sedia è infatti dotata di un proprio accumulatore a batterie al litio, collegato a dei pannelli fotovoltaici di dimensioni contenute, che possono essere appesi al balcone, così come si fa con le classiche fioriere.

Prelievo diretto o collegabile all’impianto elettrico

L’idea è quella di proporre una soluzione due-in-uno: un complemento d’arredo dal design estremamente moderno e completamente “Made in Italy”, dal design all’assemblaggio della componentistica e al tempo stesso un elettrodomestico che può fungere sia da punto di prelievo energetico diretto per le apparecchiature elettroniche di casa sia come collegamento all’impianto elettrico domestico, al pari di un gruppo UPS.

Alimentare televisore, illuminazione, pc o aspirapolvere

Quanta energia è in grado di produrre e accumulare la sedia fotovoltaica? Secondo gli ideatori, l’energia accumulata da Storage può essere sufficiente per far funzionare per due ore un televisore led/lcd, otto lampade a risparmio energetico e un computer portatile per un’ora e un’aspirapolvere da 800W per 15 minuti, senza incidere sul fabbisogno elettrico domestico.

Un’idea per chi non ha spazio per impianti fotovoltaici

L’obiettivo che si sono posti i nostri progettisti è stato quello di unire in un solo prodotto la funzionalità, sdoganando l’utilizzo dell’energia solare presso chi non ha un tetto di proprietà, e un appeal estetico in grado rendere fruibile l’oggetto anche quando non è utilizzato per il suo scopo principale –spiega Antonio Fischetto, direttore di Sial e ideatore della seduta hi-tech– La sedia Storage è infatti un prodotto collocabile su tutti i balconi, terrazzi e nei giardini, e che si integra piacevolmente tanto nel contesto domestico quanto negli spazi all’aperto. È stata infatti concepita in modo da essere dislocabile ovunque, per fare in modo che tutti possano risparmiare sul proprio fabbisogno energetico, grazie a energia rinnovabile.

Presto una sedia eolica

L’idea degli ingegneri è quella di andare oltre, continuando ad investigare le possibilità offerte dalla produzione di energia rinnovabile in chiave domestica. E stanno già lavorando a un altro modello di sedia, questa volta non fotovoltaica ma eolica, grazie a un generatore micro-eolico che verrà posizionato nello schienale.

Questo il video di presentazione del prodotto:

 

fonte: http://www.green.it/sedia-fotovoltaica-produrre-energia-pulita-anche-casa/

Continua la battaglia di Codacons per la chiusura immediata del Grande Fratello… “Segnaliamo il susseguirsi di gravissimi episodi di omofobia, razzismo, bullismo, in un programma molto seguito in prima serata, con milioni di spettatori tra cui ragazzi e giovanissimi”

 

Grande Fratello

 

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

Continua la battaglia di Codacons per la chiusura immediata del Grande Fratello… “Segnaliamo il susseguirsi di gravissimi episodi di omofobia, razzismo, bullismo, in un programma molto seguito in prima serata, con milioni di spettatori tra cui ragazzi e giovanissimi”

 

TV, “GRANDE FRATELLO”: PRESENTATO ESPOSTO CODACONS AD AGCOM

CHIESTO OSCURAMENTO DELLA TRASMISSIONE. RISCHIA DI COMPROMETTERE SVILUPPO PSICHICO E MORALE DEI MINORI

AUTORI E CONDUTTRICE VANNO SANZIONATI PER VIOLAZIONE DELLE NORME VIGENTI

E’ stato presentato l’annunciato esposto del Codacons all’Agcom con cui si chiede l’oscuramento della trasmissione “Grande Fratello” in onda su Canale 5, dopo le numerose proteste giunte dai telespettatori circa il livello mai così basso raggiunto da un programma televisivo in Italia e i casi di violenza verbale e bullismo emersi nel corso delle puntate.
Un trasmissione che, secondo il Codacons, viola le disposizioni vigenti e potrebbe gravemente compromettere lo sviluppo psichico e morale dei minori, anche a causa di precise scelte degli autori nei montaggi e nell’individuazione dei concorrenti.
Si legge nell’esposto dell’associazione:
“segnaliamo come si siano susseguiti gravissimi episodi di omofobia, razzismo, bullismo, nel corso del programma molto seguito in prima serata, con milioni di spettatori tra cui ragazzi e giovanissimi che guardano e potrebbero imitare comportamenti del genere. La televisione ha già – e sempre più potrà avere – una rilevante incidenza sulla formazione e sull’educazione dei minori ai principi fondamentali per lo sviluppo della società civile e il processo di regolamentazione riguarda, quindi, sia le trasmissioni specificatamente dedicate ai ragazzi sia la più generale politica dei programmi televisivi e della pubblicità.
Lampante è la violazione dell’art. 4 let. B) del D.lgs. 177/05 laddove si prevede che, tra i “Principi generali del sistema radiotelevisivo a garanzia degli utenti”, “la disciplina del sistema radiotelevisivo garantisce”, tra l’altro: “la trasmissione di programmi che rispettino i diritti fondamentali della persona, essendo, comunque, vietate le trasmissioni che contengono incitamenti all’odio o che inducono ad atteggiamenti di intolleranza basati su differenze di razza, sesso, religione o nazionalità o che, anche in relazione all’orario di trasmissione, possono nuocere allo sviluppo fisico, psichico o morale dei minori o che presentano scene di violenza gratuita o insistita o efferata ovvero pornografiche”
Ciò posto, quanto verificatosi nel programma, per come sopra premesso e per il suo contenuto, costituisce fatto di per sé evidentemente idoneo a pregiudicare lo sviluppo morale e psichico dei minori in ragione della natura offensiva e diseducativa sia delle frasi ingiuriose, che delle affermazioni scurrili e denigratorie oltre che maleducate, il tutto aggravato anche da condotte trash, aggressioni verbali, volgarità, violenza, bullismo e odio”.

Con l’esposto il Codacons ha chiesto a Mediaset di intervenire affinché si provveda a sospendere il programma essendo lo stesso idoneo, per i suoi contenuti, a ledere i principi fondamentali sopra richiamati e posti a tutela soprattutto degli utenti e dei minori.
All’Agcom si chiede di verificare quanto sopra esposto ed in conseguenza irrogare le sanzioni previste dalla legge nei confronti d Mediaset, degli autori della trasmissione, del conduttore e dei montatori, valutando l’oscuramento immediato della trasmissione Grande Fratello.

 

fonte: https://codacons.it/tv-grande-fratello-presentato-esposto-codacons-ad-agcom/

L’incredibile accusa di Milena Gabanelli: Acqua potabile, una rete colabrodo: si perdono 274mila litri al minuto (per capirci, quanto servirebbe a soddisfare le esigenze idriche di 40 milioni di persone)…!

Milena Gabanelli

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

L’incredibile accusa di Milena Gabanelli: Acqua potabile, una rete colabrodo: si perdono 274mila litri al minuto

 

Acqua potabile, una rete colabrodo: si perdono 274mila litri al minuto

Roba da non crederci. Di tutta l’acqua potabile immessa nei 500 mila km di rete di distribuzione italiana, il 41,4% viene buttato. In un solo anno si sprecano 3,45 miliardi di metri cubi d’acqua.

Stimando un consumo medio per abitante di 80mcubi annui, si parla di un volume capace di soddisfare le esigenze idriche per un anno di 40 milioni di persone. I primi a pagarne le conseguenze sono il 10% delle famiglie che lamentano abituali irregolarità nell’erogazione idrica: circa 2,6 milioni di famiglie; ma il danno economico di 4 miliardi di euro lo paghiamo tutti, perché che si tratta di acqua potabile che ha già subito un costoso processo di depurazione. Questo è l’ultimo quadro Istat.

Dove si spreca

Le città virtuose che contengono i danni delle perdite sono solo il 6,5%, mentre il 7,5% dei comuni italiani spreca oltre il 70%. In testa alla classifica c’è Frosinone dove la rete colabrodo butta via addirittura il 75% dell’acqua nel tragitto dall’impianto di erogazione ai condomini. Segue Potenza (68,8%) Cagliari (59,3%), Palermo (54,6%) e Bari (52,3%). Ma anche nei grandi centri urbani del Centro Nord non si scherza: Firenze (47,1%), Trieste (46,8%), Roma (44,1%) e Perugia (41,4%).

Se guardiamo alle Regioni il dato è drammatico: in Friuli, Umbria, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Sardegna e Sicilia le perdite superano il 60%. Per dire in Sicilia, dove c’è un problema cronico di erogazione dell’acqua corrente, tutti i Comuni hanno il serbatoio d’acqua sul tetto a cui attingere. Soprattutto in estate succede che nelle abitazioni si fanno i turni per le lavatrici e le docce perché l’acqua non scende dai rubinetti per intere giornate. Questo avviene da decenni e gli interventi stanno a zero.

Tubature vecchie senza manutenzione

Tutto questo gigantesco spreco è dovuto alle pessime condizioni delle tubature, specialmente nel tratto di rete finale, quello che porta il servizio ai consumatori. Sono gli acciacchi dell’età: fra il 60/70% della rete idrica ha più di 30 anni, il 25% supera i 50. Per questa ragione sempre più spesso qualche tubo si rompe, provocando improvvisi allagamenti e di conseguenza le strade cittadine vengono chiuse al traffico. Ma mettere mano agli acquedotti italiani costa tempo e denaro. Il professore Vito Felice Uricchio direttore dell’Istituto di ricerca sulle acque del Cnr (Irsa) è categorico: «Gli interventi di manutenzione strutturali devono essere eseguiti ogni anno, attraverso un sistema programmato, con rilevazioni continue e costanti. Se gli enti di gestione hanno difficoltà a intervenire perché devono fare utili, bisogna riscrivere le regole affinché garantiscano le manutenzioni, e quando il disservizio supera determinati livelli bisogna avere la forza di commissariarli. Non è concepibile avere una situazione del genere».

La responsabilità degli enti gestori

Acea è la multiutility partecipata al 51% dal comune di Roma, al 23% dal gruppo francese Suez e al 5% dal gruppo Caltagirone; nel 2017 ha chiuso i conti con 181 milioni di euro di utili. Acea gestisce la rete del comune di Roma e di Frosinone. Nel rapporto di Legambiente si legge che negli ultimi 6 anni la dispersione idrica nella capitale è passata dal 27% al 44,4%, mentre a Frosinone il dato è schizzato dal 39% al 75,4%. Se guardiamo alla città di Monza la perdita degli ultimi anni è stabile al 12%, perché Brianza Acque ha effettuato 100 riparazioni l’anno, su tubature che hanno un’età che va dai 40 ai 70 anni, e solo sulle dispersioni sta investendo 1,6 milioni di euro. In sostanza la decisione di mettere mano all’acquedotto per tappare i buchi è a discrezione del gestore, e per chi non lo fa non è prevista nessuna sanzione.

Le tecnologie che aiutano

E, infatti, pochissimi enti hanno in uso le smart technologies, come «i contatori intelligenti», che sono delle centraline in grado di dare le informazioni sui consumi minuto per minuto registrando le anomalie. Per individuare le perdite esistono da anni strumenti come i geofoni, le termo camere video, gli endoscopi e i georadar, oltre ai robot, che immessi nelle rete riescono a vedere la perdita, valutarla e chiuderla. Con una conoscenza integrata dei consumi si potrebbe addirittura pianificare una «gestione della pressione di esercizio». Ad esempio nei quartieri dormitorio, dove durante il giorno i consumi sono molto bassi, si potrebbe ridurre la pressione dell’erogazione riducendo così lo sperpero per otto ore al giorno.

Quanto costa mettere a posto la rete

Nella legge di bilancio del 2018 il governo ha approvato il «Piano Invasi» e stanziato 50 milioni annui dal 2018 al 2022. Una parte di questi soldi è destinata proprio agli interventi sulle perdite delle reti degli acquedotti. A oggi però dal ministero delle infrastrutture dicono che «la direzione generale competente sta acquisendo le schede definitive, e dopo si individueranno gli interventi». È come dire: «prima stanziamo un po’ di risorse e poi valutiamo cosa è urgente fare». Dovrebbe avvenire il contrario, ma quanto serve per mettere a posto la rete? Secondo la Federazione che riunisce le Aziende che operano nei servizi pubblici dell’acqua ci vogliono 3 miliardi per le opere di manutenzione.

Non abbiamo le risorse e nemmeno fretta: oggi il rinnovo della rete idrica procede a un ritmo di 3,8 km l’anno. Di questo passo Utilitalia stima che ci vorranno 250 anni prima di aver ristrutturato le migliaia di km di tubi. In compenso però paghiamo le bollette meno care d’Europa, nonostante le tariffe siano aumentate del 30% negli ultimi cinque anni. Mediamente 1,10 euro al metro cubo contro i 4,90 di Berlino, i 4,13 di Oslo, i 3,19 di Parigi. Quindi perché preoccuparsi oggi, lo faremo quando l’acqua, che non è una risorsa inesauribile, comincerà a scarseggiare, e per averla non basterà pagare di più.

fonte: https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/acqua-potabile-rete-colabrodo-si-perdono-274mila-litri-minuto/886100ba-5841-11e8-9f2b-7afb418fb0c0-va.shtml

Il glifosato è pericoloso anche alle dosi consentite. Ecco lo studio del Ramazzini …ed ecco perché servono ricerche “indipendenti”…!!

glifosato

 

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

Il glifosato è pericoloso anche alle dosi consentite. Ecco lo studio del Ramazzini …ed ecco perché servono ricerche “indipendenti”…!!

 

Da Il salvagente:

Il glifosato è pericoloso anche alle dosi consentite. Lo studio del Ramazzini

Se a novembre si trattava di un richiamo e di un allerta inviati al ministro Maurizio Martina rispetto alla pericolosità del glifosato per l’essere umano, oggi si va oltre perché i dati ottenuti dagli scienziati dell’Istituto Ramazzini di Bologna sono pubblicati e chiari:  lo studio pilota condotto sui ratti esposti ad erbicidi composti di glifosato con quantità giornaliere considerate lecite dalla Environmental protectional agency (ovvero 1,75 mg per peso corporeo al giorno) mostra, infatti, che queste sostanze possono alterare importanti parametri biologici che riguardano lo sviluppo sessuale, la genotossicità e  il microbioma intestinale. E questo accade a maggior ragione nei soggetti neonati e/o adolescenti, in quella fascia di età che arriva fino ai 18 anni.

Non è solo in ballo, dunque, la cancerogenità del glifosato, su cui la scienza indipendente chiede a gran voce alla politica e alle istituzioni di collaborare in vista del 2022, termine entro il quale è stato prorogato l’utilizzo del glifosato, ma anche la sua pericolosità per altri parametri biologici.

Lo studio – Global glyphosate study – Preliminary results presentation – è stato presentato, oggi, mercoledì 16 maggio, al parlamento europeo a Bruxelles dall’europarlamentare indipendente del gruppo Greens/EFA, Marco Affronte, insieme al Co-presidente Philippe Lamberts e a Fiorella Belpoggi e Daniele Mandrioli, rispettivamente direttrice del dipartimento di ricerca e coordinatore dell’attività di ricerca del Centro di ricerca sul cancro Cesare Maltoni dell’Istituto Ramazzini.

“Abbiamo condotto una battaglia importante affinché si valutassero attentamente gli studi indipendentipiuttosto che quelli realizzati da centri legati alle industrie e oggi purtroppo in Italia non esiste un gruppo politico che tenga al centro queste tematiche – il commento di Affronte – ma sono orgoglioso di questa collaborazione con il Ramazzini, un centro italiano che oltre tutto opera nella stessa regione da cui io provengo”. Affronte aggiunge che la istituita “commissione sui pesticidi, non appena pubblicati i dati sulle riviste scientifiche (a fine maggio; oggi sono disponibili on line all’indirizzo https://glyphosatestudy.org/global-glyphosate-study-pilot-phase/, ndr) chiederà alla comunità europea che si faccia chiarezza anche sul ruolo della Monsanto perché i cittadini hanno il diritto di essere informati”. Un punto, questo, molto importante anche per Belpoggi, visto che il Ramazzini ha potuto condurre questo studio pilota grazie alle donazioni dei suoi soci  – trattandosi di una cooperativa – che insieme hanno portato a raccogliere una cifra pari a 300mila euro.

Belopoggi ricorda che quando tra il 2015 e il 2016 il Ramazzini fu chiamato a dire la propria opinione nell’ambito dell’acceso dibattito in corso sul glifosato – scatenato dal contrasto tra le posizioni di Efsa (Autorità per la sicurezza alimentare) e Iarc (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) – “noi dicemmo che era mancata la voce della scienza”, perché gli uni si erano basati su studi legati alle industrie e gli altri su ricerche indipendenti poco robuste. “Ma la scienza non deve basarsi su sospetti, perché la scienza può e deve stabilire verità scientifiche”.

Quella certa, oggi, sebbene lo studio debba proseguire per verificare gli effetti degli erbicidi composti di glifosato sul lungo termine, è, appunto, che anche la dose giornaliera minima considerata consentita è pericolosa per la salute e lo sviluppo degli essere umani, proprio nella crescita, in quella fascia di età che arriva intorno ai 18 anni.

Per effettuare lo studio a lungo termine, il Ramazzini ha lanciato una campagna di crowfunding internazionale in collaborazione con altri partner con cui sta già collaborando come l’Università di Bologna, la George Washington University e la Ichan School of medicine e l’Istituto superiore della sanità.

 

 

fonte:

Se a novembre si trattava di un richiamo e di un allerta inviati al ministro Maurizio Martina rispetto alla pericolosità del glifosato per l’essere umano, oggi si va oltre perché i dati ottenuti dagli scienziati dell’Istituto Ramazzini di Bologna sono pubblicati e chiari:  lo studio pilota condotto sui ratti esposti ad erbicidi composti di glifosato con quantità giornaliere considerate lecite dalla Environmental protectional agency (ovvero 1,75 mg per peso corporeo al giorno) mostra, infatti, che queste sostanze possono alterare importanti parametri biologici che riguardano lo sviluppo sessuale, la genotossicità e  il microbioma intestinale. E questo accade a maggior ragione nei soggetti neonati e/o adolescenti, in quella fascia di età che arriva fino ai 18 anni.

Non è solo in ballo, dunque, la cancerogenità del glifosato, su cui la scienza indipendente chiede a gran voce alla politica e alle istituzioni di collaborare in vista del 2022, termine entro il quale è stato prorogato l’utilizzo del glifosato, ma anche la sua pericolosità per altri parametri biologici.

Lo studio – Global glyphosate study – Preliminary results presentation – è stato presentato, oggi, mercoledì 16 maggio, al parlamento europeo a Bruxelles dall’europarlamentare indipendente del gruppo Greens/EFA, Marco Affronte, insieme al Co-presidente Philippe Lamberts e a Fiorella Belpoggi e Daniele Mandrioli, rispettivamente direttrice del dipartimento di ricerca e coordinatore dell’attività di ricerca del Centro di ricerca sul cancro Cesare Maltoni dell’Istituto Ramazzini.

“Abbiamo condotto una battaglia importante affinché si valutassero attentamente gli studi indipendentipiuttosto che quelli realizzati da centri legati alle industrie e oggi purtroppo in Italia non esiste un gruppo politico che tenga al centro queste tematiche – il commento di Affronte – ma sono orgoglioso di questa collaborazione con il Ramazzini, un centro italiano che oltre tutto opera nella stessa regione da cui io provengo”. Affronte aggiunge che la istituita “commissione sui pesticidi, non appena pubblicati i dati sulle riviste scientifiche (a fine maggio; oggi sono disponibili on line all’indirizzo https://glyphosatestudy.org/global-glyphosate-study-pilot-phase/, ndr) chiederà alla comunità europea che si faccia chiarezza anche sul ruolo della Monsanto perché i cittadini hanno il diritto di essere informati”. Un punto, questo, molto importante anche per Belpoggi, visto che il Ramazzini ha potuto condurre questo studio pilota grazie alle donazioni dei suoi soci  – trattandosi di una cooperativa – che insieme hanno portato a raccogliere una cifra pari a 300mila euro.

Belopoggi ricorda che quando tra il 2015 e il 2016 il Ramazzini fu chiamato a dire la propria opinione nell’ambito dell’acceso dibattito in corso sul glifosato – scatenato dal contrasto tra le posizioni di Efsa (Autorità per la sicurezza alimentare) e Iarc (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) – “noi dicemmo che era mancata la voce della scienza”, perché gli uni si erano basati su studi legati alle industrie e gli altri su ricerche indipendenti poco robuste. “Ma la scienza non deve basarsi su sospetti, perché la scienza può e deve stabilire verità scientifiche”.

Quella certa, oggi, sebbene lo studio debba proseguire per verificare gli effetti degli erbicidi composti di glifosato sul lungo termine, è, appunto, che anche la dose giornaliera minima considerata consentita è pericolosa per la salute e lo sviluppo degli essere umani, proprio nella crescita, in quella fascia di età che arriva intorno ai 18 anni.

Per effettuare lo studio a lungo termine, il Ramazzini ha lanciato una campagna di crowfunding internazionale in collaborazione con altri partner con cui sta già collaborando come l’Università di Bologna, la George Washington University e la Ichan School of medicine e l’Istituto superiore della sanità.

Per farvi riflettere su come hanno “colonizzato” il cibo che arriva sulle nostre tavole: il pomodoro “Datterino”, un’eccellenza Siciliana? Nei supermercati, anche siciliani, trovi quello africano o cinese ad oltre 4 euro al Kg. Ed a Pachino, la sua Patria, i contadini lo abbandonano nei campi per non regalarlo a 0,30-0,40 Euro al Kg…!

pomodoro

 

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

Per farvi riflettere su come hanno “colonizzato” il cibo che arriva sulle nostre tavole: il pomodoro “Datterino”, un’eccellenza Siciliana? Nei supermercati, anche siciliani, trovi quello africano o cinese ad oltre 4 euro al Kg. Ed a Pachino, la sua Patria, i contadini lo abbandonano nei campi per non regalarlo a 0,30-0,40 Euro al Kg…!

Ancora un’accusa de I Nuovi Vespri:

In Sicilia il ‘Datterino’ cinese o africano a oltre 4 euro al Kg! Ecco come difenderci

Per riflettere su come hanno ‘colonizzato’ anche il cibo che arriva sulle nostre tavole vi invitiamo a riflettere sul pomodorino ‘Datterino’ senza indicazione di provenienza (in realtà africano o cinese) che nei grandi centri commerciali e nei supermercati siciliani si vende a oltre 4 euro al Kg. Facciamo il nostro piccolo ‘viaggio’: partiamo da Pachino e Porto Palo di Pachino, in provincia di Siracusa dove… 

Da una parte, nel territorio di Pachino e Porto Palo di Pachino, in provincia di Siracusa, ci sono i produttori del Datterino, il pomodorino di pezzatura un po’ più piccola del Ciliegino, che non trovano mercato: quando va bene vendono il proprio prodotto a 0,30-0,40 euro al Kg. Dall’altra parte ci sono i supermercati della Sicilia, dove il Datterino si vende in confezioni da 250 grammi. Costo: 1,09 euro. In pratica a 4,4 euro al Kg! E senza indicazione di provenienza.

Egregi lettori, ecco a voi un esempio di ‘colonizzazione’ economica della Sicilia. Ci sono i produttori di Datterino della Sicilia – soprattutto della provincia di Siracusa – che sono costretti a farsi derubare il proprio prodotto. E ci sono i consumatori siciliani, che acquistano un pomodoro Datterino che arriva da chissà dove (prodotto chissà come).

Vi raccontiamo come funziona il gioco. Ormai da anni il Datterino viene prodotto anche nel Nord Africa e in Cina. Se già i nostri agricoltori (ci riferiamo agli agricoltori siciliani), che sono molto bravi, debbono fare molta attenzione a che tipo di pesticidi utilizzare e a come utilizzarli (soprattutto nel Datterino di serra, prodotto fuori stagione), voi non potete minimamente immaginare che prodotti chimici utilizzano in Nord Africa e in Asia per produrre il Datterino!

Ma tanto: chi è che controlla la salubrità delle derrate alimentari che arrivano in Italia? E’ sufficiente che arrivino, in prima battuta, in un porto dell’Unione Europea a zero controlli per poi poter circolare liberamente nel resto dell’Unione Europea. Olè!

Quindi in Italia controlli zero. Sapete quanto costa ai commercianti il Datterino Nord Africano, cinese o, in generale, asiatico? Molto, ma molto meno dei 30-40 centesimi di euro – che già è un prezzo stracciato! – pagato agli agricoltori di Pachino e di Porto Palo di Pachino.

Dopo di che il Datterino che arriva da mezzo mondo, acquistato a prezzi stracciati dai nostri bravi commercianti – Datterino del quale nessuno ha controllato la salubrità – viene sistemato in confezioni da mezzo Kg, o da 250 grammi (per fare ‘scena’ è meglio la confezione da 250 grammi, che rende più ‘prezioso’ il prodotto) e via alla vendita nei supermercati e nei grandi centri commerciali agli ignari consumatori che vanno sempre di fretta e non possono certo riflettere su queste cose…

Nella stragrande maggioranza dei casi il Datterino (ma anche il pomodorino Ciliegino di Pachino e il pomodorino Piccadilly) viene confezionato senza indicazione di provenienza. La cosiddetta ‘tracciabilità’ in buona parte non esiste. E là dove esiste nessuno ne controlla la veridicità.

I nostri lettori, a questo punto, si chiederanno: in tutto questo bailamme truffaldino che fine fa il Datterino di Pachino e di Porto Palo di Pachino? Chiedetelo agli stessi agricoltori. O lo vendono per pochi ‘spiccioli’ – cioè a 30-40 centesimi di euro al Kg – o non lo vendono affatto.

Come per i produttori di grano duro della Sicilia e, in generale, del Sud Italia, l’obiettivo è quello di farli fallire e di prendersi i loro terreni.

Il meccanismo è semplice: gli agricoltori, vendendo il prodotto a 30-40 centesimi al Kg, non riprendono nemmeno i costi e si indebitano con le banche. Queste ultime si rivolgono ai Tribunali per i provvedimenti esecutivi.

E li si apre il capitolo delle esecuzioni immobiliari: la banca è creditrice il 10 mila euro e il terreno vale 100 mila euro? Bene. Il terreno – o anche l’abitazione – si vende 20 mila euro, la banca si prende i 10 mila euro e ‘qualcuno’ si prende tutto il resto…

Non stiamo dicendo nulla di nuovo: nel gennaio del 2011 la rivolta dei Forconiinizia proprio da questo angolo della provincia di Siracusa: a ribellarsi sono proprio i piccoli produttori di pomodorino Ciliegino e Datterino e, in generale, di ortaggi che si battono contro un sistema che li stritola.

Come potete vedere, basta recarsi in un supermercato della Sicilia e cercare il Datterino, confezione di 250 grammi al prezzo di 1 euro e 09. Il resto viene da sé…

Per smantellare questo sistema non ci vorrebbe molto. Basterebbe potenziare i mercati contadini, cioè i mercati locali, accorciando la filiera, ovvero mettendo in contatto i produttori con i consumatori.

Si tratterebbe di ridurre – e fin dov’è possibile eliminare – la produzione spesso avvelenata che arriva da fuori dalla Sicilia. 

I siciliani sono 5 milioni, più gli immigrati. Basterebbe organizzare una produzione siciliana di Datterino e di Ciliegino commisurata al fabbisogno interno. L’export lasciamolo fare ai cinesi e alle multinazionali che operano in Africa: che si avvelenino tra loro.

Ci guadagnerebbero sia gli agricoltori siciliani, sia i consumatori siciliani.

I primi – gli agricoltori – venderebbero ai siciliani Datterino e Pomodorino a 1 euro al Kg, più del doppio del prezzo attuale.

I secondi – i consumatori siciliani – acquisterebbero Datterino e Pomodorino a 1 euro al Kg invece che a oltre 4 euro al Kg.

Ci guadagnerebbe, nel complesso, l’economia siciliana. Oggi, per l’agroalimentare, i siciliani spendono circa 13 miliardi di euro all’anno. Ebbene, di questa spesa, solo 2 miliardi interessa prodotti siciliani.

11 miliardi di euro all’anno i siciliani li spendono per acquistare prodotti agroalimentari non siciliani, spesso di pessima qualità. 

Questo grazie anche a una classe politica miope o di ascari – a livello regionale e comunale – che continua a incentivare l’apertura di Grandi centri commerciali che vendono ai siciliani prodotti agroalimentari non siciliani!

Per questo è importante, per noi siciliani, là dov’è possibile, acquistare prodotti siciliani!

Se i consumatori siciliani, nel giro di qualche anno, riusciranno ad acquistare almeno 4 miliardi di euro di prodotti agroalimentari siciliani rispetto agli attuali 2 miliardi di euro lo scenario economico muterebbe. Si avrebbero effetti benefici in tutta l’economia siciliana. Con aumento del reddito per i nostri agricoltori, risparmio per i consumatori siciliani e rilancio dell’economia della nostra Isola.

Questo dobbiamo farlo noi, al massimo con l’aiuto di sindaci che, però, non debbono essere collegati ai partiti nazionali. Per questo motivo, alle prossime elezioni comunali, non dovete votare sindaci di centrodestra e di centrosinistra. Ricordatevi che i partiti nazionali non fanno gli interessi della Sicilia.

Ricordatevi che PD e Forza Italia hanno votato in favore del CETA contro gli interessi della Sicilia e dei consumatori siciliani. Due partiti che non fanno gli interessi dell’agricoltura siciliana e della nostra Isola.

Qualcuno potrebbe spaventarsi e dire: dovremmo introdurre i dazi doganali made in Sicily? Niente di tutto questo. Basterebbe introdurre i controlli sanitari sulle derrate alimentari che arrivano in Sicilia.

Solo con i controlli sanitari, nei primi sei-dodici mesi, quasi tutti i prodotti agricoli del Nord Africa e della Cina arrivati in Sicilia verrebbero rispediti al mittente perché fuori legge.

Ricordate le mele di Biancaneve? Ebbene, siamo lì… Sappiate che la maggior parte dell’ortofrutta prodotta fuori dall’Italia andrebbe controllata per verificare la presenza di prodotti chimici: ma nessuno lo fa.

Il Governo regionale di Nello Musumeci ha detto di volere effettuare tali controlli. Ma fino ad oggi, a parte il carico di una sola nave piena di grano duro proveniente dal Kazakistan controllata e respinta, Musumeci ha fatto solo chiacchiere.

Anzi, da quanto ci risulta – ma è un’indiscrezione alla quale non vogliano credere – gli avrebbero addirittura consigliato di rimangiarsi ‘sta storia dei controlli sulle derrate alimentari…

 

fonte: http://www.inuovivespri.it/2018/05/16/in-sicilia-il-datterino-cinese-o-africano-a-oltre-4-euro-al-kg-ecco-come-difenderci/#_

Il male del secolo: la sovra-diagnosi – Un’epidemia moderna fatta di trattamenti inutili o dannosi… E dietro, ovviamente, lo zampino dell’industria farmaceutica e la sua smodata fame di soldi a qualunque costo, anche (o forse soprattutto) sulla pelle della gente!

industria farmaceutica

 

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

Il male del secolo: la sovra-diagnosi – Un’epidemia moderna fatta di trattamenti inutili o dannosi… E dietro, ovviamente, lo zampino dell’industria farmaceutica e la sua smodata fame di soldi a qualunque costo, anche (o forse soprattutto) sulla pelle della gente!

 

Epidemia di sovra-diagnosi e trattamenti inutili o dannosi: lo zampino dell’industria farmaceutica

La sovra-diagnosi e il conseguente sovra-trattamento di condizioni cliniche che in assenza di trattamento non porterebbero a problemi di salute, sono stati definiti una “moderna epidemia”. L’articolo, a cura di Alice Fabbri, collaboratrice dell’associazione “No Grazie Pago Io”.

Abbiamo ormai numerose prove dell’influenza dell’industria farmaceutica sulla sovra-diagnosi attraverso strategie di marketing volte a espandere i pazienti potenzialmente trattabili. Può anche la formazione continua in medicina sponsorizzata dall’industria giocare un ruolo nell’attuale epidemia di sovra-diagnosi?

Nuovi dati provenienti dall’Australia gettano ulteriore luce su questo fenomeno. (1)

Dal 2007 al 2015, le industrie farmaceutiche australiane sono state obbligate a pubblicare rapporti dettagliati su tutti gli eventi formativi rivolti a professionisti sanitari che hanno sponsorizzato. Ricercatori dell’Università di Sydney hanno recentemente analizzato quattro anni di eventi “educativi” sponsorizzati dall’industria dedicati a tre condizioni potenzialmente a rischio di sovra- diagnosi e sovra-trattamento: depressione, vescica iperattiva e osteoporosi. L’analisi ha incluso oltre 3.000 eventi con quasi 100.000 partecipanti, svoltisi tra ottobre 2011 e settembre 2015.

La ricerca ha rivelato una forte concentrazione delle sponsorizzazioni tra poche aziende. Ad esempio, Servier (che commercializza l’agomelatina) e AstraZeneca (che commercializza la quetiapina), hanno sponsorizzato rispettivamente il 51.2% e il 23.0% degli eventi dedicati al tema della depressione. Amgen e GlaxoSmithKline, che hanno co-commercializzato denosumab, hanno sponsorizzato il 49.5% degli eventi sull’osteoporosi, mentre Astellas e CSL (che commercializzano mirabegron e solifenacina) hanno sponsorizzato l’80.5% degli eventi sul tema della vescica iperattiva.

L’aspetto preoccupante è che nella maggior parte dei casi, i medicinali sopra citati non sono considerati le scelte economicamente più vantaggiose per la condizione che intendono trattare. Ad esempio, alcuni di questi prodotti sono stati considerati inaccettabili per il rimborso da parte del Pharmaceutical Benefit Scheme (il programma governativo australiano che sovvenziona i costi dei farmaci per la popolazione) e altri sono stati associati a problemi di efficacia e sicurezza.

È inoltre interessante notare come molti degli eventi analizzati si sono svolti in contesti non clinici, come i ristoranti. A tal proposito, la letteratura scientifica ha già ampiamente dimostrato come anche piccoli doni, ad esempio cibo e bevande, possono influenzare il comportamento prescrittivo. (2) L’analisi appena pubblicata su BMJ Open suggerisce quindi un potenziale legame tra marketing farmaceutico e sovra-diagnosi/sovra-trattamento di determinate condizioni, evidenziando ancora una volta la necessità di un’educazione professionale priva di sponsorizzazioni commerciali.

A cura di Alice Fabbri, co-autrice dell’articolo.

Si ringrazia l’associazione “No grazie pago io”

1. Mintzes B, Swandari S, Fabbri A et al. Does industry-sponsored education foster overdiagnosis and overtreatment of depression, osteoporosis and over-active bladder syndrome? An Australian cohort study. BMJ Open 2018;8:e019027

2. DeJong C, Aguilar T, Tseng CW et al. Pharmaceutical industry-sponsored meals and physician prescribing patterns for medicare beneficiaries. JAMA Intern Med 2016;176:1114-10: dx.doi:10.1001/jamainternmed.2016.2765

 

tratto da: http://www.ilcambiamento.it/articoli/epidemia-di-sovra-diagnosi-e-trattamenti-inutili-o-dannosi-lo-zampino-del-industria-farmaceutica

La battaglia di Milena Gabanelli – Solo in Italia gli pannolini e assorbenti sono un lusso – Per chi ci governa il tartufo è un bene primario e gode di una aliquota IVA agevolata … pannolini e assorbenti NO …proprio non vi sentite presi per i fondelli???

 

Milena Gabanelli

 

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

La battaglia di Milena Gabanelli – Solo in Italia gli pannolini e assorbenti sono un lusso – Per chi ci governa il tartufo è un bene primario e gode di una aliquota IVA agevolata … pannolini e assorbenti NO …proprio non vi sentite presi per i fondelli???

 

Il tartufo è un bene primario, gli assorbenti no
Sono tanti i prodotti di cui è complicato fare a meno, ma per ogni donna, per almeno quarant’anni della propria vita, ce n’è uno assolutamente indispensabile: l’assorbente. Le mestruazioni arrivano ogni mese, durano in media dai tre ai cinque giorni e, per una questione igienica e sanitaria, bisogna cambiarsi almeno quattro volte al giorno. Si stima che in Italia le donne che ogni mese si recano al supermercato per comprare assorbenti siano 21 milioni. Ogni anno in Italia vengono venduti 2.6 miliardi di salviette igieniche, con l’Iva al 22%.
Nessuna donna può farne a meno

Ogni donna, dal menarca alla menopausa, escludendo le eventuali gravidanze, ha circa 520 cicli mestruali e consuma almeno 12 mila assorbenti. I prezzi allo scaffale sono molto variabili, ma in media una confezione da 14 salviette igieniche costa 4 euro, e spesso ne servono due. Ma per la legge italiana questo prodotto non è considerato bene di primaria necessità, ed è tassato al 22%. Calcolando che per tredici cicli l’anno vengano spesi, fra assorbenti esterni e interni circa 126 euro, di questi 22,88 euro vanno allo Stato come imposta sul valore aggiunto. La stessa Iva è applicata anche alle più durevoli mooncup, ancora poco diffuse e vendute in un milione di pezzi.

I pannolini al 22%

Lo stesso calcolo è possibile applicarlo ai pannolini per neonati. Un costo fisso indispensabile per tutte le famiglie che crescono un bambino nei primi tre anni di età. Si calcolano oltre 2 miliardi di pannolini venduti ogni anno nel nostro paese. In media un pacco di venti pezzi costa otto euro, e nei primi mesi dura 2 giorni. Per ogni scatola convenienza multipack da 180 pannolini, la spesa è di 30 euro. In una anno una famiglia sborsa fino a 1.152 euro in pannolini, di cui 208 sono d’imposta. Non serve ribadire che si tratti di beni di prima necessità. Non si può far senza.

Il decreto del 1972

L’Iva, applicata sui prodotti di largo consumo, è stabilita per legge. La tassa ricade interamente sul consumatore finale. La classificazione dei prodotti in commercio in Italia suddivisa per fasce di imposta dipende da un Decreto del Presidente della Repubblica del 1972. La norma indica i beni che possono essere considerati imprescindibili o essenziali ad una tassazione agevolata. Lasciando che ogni altro prodotto rientri nel più ampio calderone con l’Iva al 22%.

Iva agevolata: rosmarino, tartufo, manifesti elettorali

Quindi tutti i «giochi» che cadono sotto l’ombrello dei monopoli, come le scommesse e il gioco del lotto, sono esenti da Iva; ma lo sono anche monete e lingotti d’oro da investimento. Su latte e ortaggi, che sono beni primari e deteriorabili, viene applicata l’aliquota al 4%, insieme a occhiali o protesi per l’udito, ma anche i volantini e manifesti elettorali. Iva ridotta al 10% anche per carne, birra, cioccolato, ma pure tartufo, e merendine — che proprio indispensabili non sarebbero — come non lo sarebbero i francobolli da collezione e gli oggetti di antiquariato. Perfino basilico e rosmarino sono al 5%. Assorbenti e pannoloni invece no, sono al 22%, come le automobili e i televisori.

Quanto incassa lo Stato sugli assorbenti

A dichiarare quanto incasserebbe ogni anno lo Stato sulla vendita di questi beni è Fater Group: 65 milioni di euro. Poca roba, ma una riduzione dell’aliquota magari farebbe comodo alle famiglie monoreddito, e soprattutto darebbe anche l’idea di uno Stato che ha sensibilità verso il mondo femminile, sempre oggetto di tante attenzioni, ma «a chiacchiere». Tra l’altro, esiste una direttiva del Consiglio Europeo del 2006 che ha stabilito: «I prodotti di protezione per l’igiene femminile possono essere assoggettati alle aliquote ridotte».

Cosa succede nel resto d’Europa

La Francia ha portato l’imposta dal 20% al 5.5%, l’ Olanda al 6%, in Inghilterra è stata ridotta dal 17,5% al 5,5%. L’ultimo in ordine di tempo è stato il Belgio dove alcune parlamentari sono riuscite a inserire nella legge di bilancio del 2017 la diminuzione dal 21% al 6%. L’Irlanda, così come il Canada, la ha invece addirittura abolita. Sui pannolini il dibattito resta aperto: ad oggi soltanto Irlanda e in Inghilterra hanno imposto la zero tax per i nappies.

Giusto per ricordarlo: alle ultime elezioni del 4 marzo le elettrici sono state 24 milioni, 1 milione e 700 mila in più rispetto agli uomini.

fonte: https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/iva-assorbenti-in-italia/f12ec14a-424d-11e8-9398-f8876b79369b-va.shtml

Tv, Grande Fratello – il Codacons chiede chiusura immediata del programma. Esposto ad Agcom: mai raggiunti livelli così alti di trash. Improbabile circo diseducativo, i disagi psicologici dei concorrenti sfruttati a fini di ascolto!

Grande Fratello

 

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

Tv, Grande Fratello – il Codacons chiede chiusura immediata del programma. Esposto ad Agcom: mai raggiunti livelli così alti di trash. Improbabile circo diseducativo, i disagi psicologici dei concorrenti sfruttati a fini di ascolto!

Con l’ultima edizione del Grande Fratello, la televisione italiana non ha mai raggiunto livelli di trash così elevati. Lo afferma il Codacons, che sta ricevendo da giorni le proteste degli utenti della tv che non vogliono più assistere a spettacoli così aberranti sui teleschermi.
Tra volgarità di vario tipo, violenze verbali, personaggi borderline e finte storie d’amore a uso e consumo delle telecamere, il Grande Fratello è diventato una “discarica televisiva”, altamente diseducativa specie per i più giovani – spiega l’associazione – Ad aggravare la situazione la scelta degli autori di inserire nella casa personaggi sopra le righe che sembrano mostrare disagi psicologici, le cui debolezze vengono così sfruttate ai fini di audience in una sorta di “circo degli orrori”.
Chiediamo a Mediaset di fare un passo indietro, disponendo la sospensione del programma nell’interesse dei telespettatori – afferma il Codacons – Con un esposto all’Agcom, inoltre, abbiamo chiesto all’Autorità di disporre la chiusura immediata della trasmissione qualora l’azienda non adotterà entro pochi giorni misure in tal senso.

fonte: https://codacons.it/tv-grande-fratello-codacons-chiede-chiusura-immediata-del-programma-esposto-ad-agcom/

 

“Livelli di trash mai raggiunti prima”, il Codacons chiede la chiusura del Grande Fratello

«Con l’ultima edizione del Grande Fratello, la televisione italiana non ha mai raggiunto livelli di trash così elevati». E’ quanto afferma il Codacons, che sta “ricevendo da giorni le proteste degli utenti della tv che non vogliono più assistere a spettacoli così aberranti sui teleschermi».

«Tra volgarità di vario tipo, violenze verbali, personaggi borderline e finte storie d’amore a uso e consumo delle telecamere, il Grande Fratello è diventato una “discarica televisiva”, altamente diseducativa specie per i più giovani – sostiene l’associazione – Ad aggravare la situazione la scelta degli autori di inserire nella casa personaggi sopra le righe che sembrano mostrare disagi psicologici, le cui debolezze vengono così sfruttate ai fini di audience in una sorta di ‘circo degli orrorì».

L’associazione di consumatori chiede «a Mediaset di fare un passo indietro, disponendo la sospensione del programma nell’interesse dei telespettatori. Con un esposto all’Agcom, inoltre, abbiamo chiesto all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni – conclude la nota – di disporre la chiusura immediata della trasmissione qualora l’azienda non adotterà entro pochi giorni misure in tal senso».

 

fonte: http://gds.it/2018/05/13/livelli-di-trash-mai-raggiunti-prima-il-codacons-chiede-allagcom-la-chiusura-del-grande-fratello_850571/?utm_medium=feed&utm_source=twitter.com&utm_campaign=Feed%3A+gds_twitter_feed

Il falso ambientalismo dei colossi dell’energia – Ecco come Vi prendono in giro, Vi derubano e Vi immolano all’altare del dio profitto… il LORO profitto!

ambientalismo

 

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

Il falso ambientalismo dei colossi dell’energia – Ecco come Vi prendono in giro, Vi derubano e Vi immolano all’altare del dio profitto… il LORO profitto!

Il falso ambientalismo dei colossi dell’energia

Diffidate dai “falsi amici” della sostenibilità, dalle multinazionali che si dipingono la “faccia” di verde e si ergono a nuovi paladini dell’ambiente. Il lupo perde il pelo ma non il vizio…

L’energia è una delle fonti di guadagno maggiori a livello mondiale. Gli interessi in gioco sono enormi, vengono combattute guerre e si fa qualsiasi atto più o meno violento per accaparrarsi le risorse energetiche. Nell’era dei combustibili fossili, arma a doppio taglio che da una parte hanno dato impulso al progresso in maniera velocissima, dall’altro in maniera altrettanto veloce ci stanno portando all’estinzione, sono nati dei colossi dell’energia che hanno costruito un potere vasto e ramificato che controlla governi, banche, istituzioni varie e mezzi di informazione. Il loro influsso è così grande che nonostante siano tra gli imputati principali del rischio dell’estinzione umana possono ancora tranquillamente operare sul mercato invece di essere giudicati per i gravissimi crimini contro l’umanità e l’ambiente di cui sono responsabili. Recente è la notizia di un nuovo record delle emissioni di CO2 che hanno superato le 411 parti per milione.

La potenza economica dei colossi dell’energia fa sì che possano dire tutto e il contrario di tutto e dipingersi pure come difensori dell’ambiente per cui fanno campagne ad hoc, finanziano iniziative sociali o ambientali ma soprattutto entrano prepotentemente nel settore delle energie rinnovabili che hanno sempre osteggiato in tutti i modi possibili e immaginabili. Investono nelle rinnovabili per due motivi, il primo perché sanno perfettamente anche loro che è il mercato del futuro e secondo per dare una riverniciatina alla loro immagine ormai largamente compromessa. Multinazionali che hanno il loro core business nelle fonti fossili e nel nucleare, a cui mai nulla è interessato di ambiente e persone e infatti laddove hanno giacimenti, centrali, impianti o esplorazioni non esitano ad allearsi con governi più o meno dittatoriali per massacrare popolazioni indigene e eliminare i difensori dell’ambiente.  Un ambientalismo il loro, che ad oggi ha ucciso e devastato come pochi nella storia dell’umanità e adesso improvvisamente parlano di sostenibilità, di protezione ambientale, di rinnovabili e con rara ipocrisia vengono a proporci anche l’opzione green della loro offerta come fornitrici di elettricità.  E’ chiaro che è solo un tragico bluff, finché potranno succhieranno fino all’ultima goccia di petrolio, sfrutteranno fino all’ultimo giacimento di gas e carbone, installeranno centrali atomiche. Essendo tossici di combustibili fossili e nucleare di morte, sono incapaci di recedere dall’unica e sola ragione di vita: il profitto a qualsiasi costo. Il tipico caso del lupo che perde il pelo ma non il vizio. E’ chiaro che di questi soggetti non ci si può e non ci si deve fidare. Fortunatamente nel mercato dell’energia stanno nascendo cooperative energetiche, iniziative di cittadini e persone consapevoli che sono la reale e possibile gestione democratica, trasparente e ambientalmente compatibile dell’energia.

Per approfondire questi aspetti, sono utili le iniziative dell’associazione Paea e quelle di E’ nostra, fornitore di energia elettrica che nasce dalle esperienze di base e che propone trasparenza ed energie rinnovabili al 100% senza compromessi o furberie assortite.  Queste due realtà propongono momenti di formazione e informazione che favoriscono senza dubbio il cambiamento concreto.

 

fonte: http://www.ilcambiamento.it/articoli/il-falso-ambientalismo-dei-colossi-dell-energia