A proposito di medici “eroi” – Ricordiamo i medici coraggiosi che furono torturati e fucilati dai fascisti nell’ottobre del 1944 dopo la battaglia di Purocielo: la loro unica colpa, aver deciso di restare indietro per curare i Partigiani feriti…

 

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A proposito di medici “eroi” – Ricordiamo i medici coraggiosi che furono torturati e fucilati dai fascisti nell’ottobre del 1944 dopo la battaglia di Purocielo: la loro unica colpa, aver deciso di restare indietro per curare i Partigiani feriti…

In questi giorni in cui si parla spesso di medici eroi – eroi nel fronteggiare l’emergenza Covid-19 nonostante i pesanti tagli al personale e alla sanità pubblica.

Pensiamo sia opportuno ricordare altre figure di operatori sanitari che hanno fatto della lotta e della ribellione la propria bandiera. Lo facciamo ricordando la battaglia di Santa Maria di Purocielo, svoltasi tra il 9 e il 12 ottobre 1944, lo facciamo ricordando i medici che decisero di rimanere indietro per curare i feriti, sacrificando la propria vita per provare a salvarne un’altra.

Le forze della 36esima brigata Garibaldi si trovavano al tempo sull’appennino nella bassa Romagna, a Ovest e Sudovest da Forlì, vicino al borgo di Purocielo. Una zona di valli e montagne, ideale per le azioni della Resistenza. Alcune decine di chilometri a Sud vi erano le linee alleate. In mezzo, le forze tedesche, in assetto difensivo.

Vista la posizione della Brigata si era deciso che sarebbe stato meglio, dal punto di vista tattico, ricongiungersi con le forze inglesi a Sud. Così i partigiani, circa 700, iniziarono a muoversi agli inizi di ottobre. Ben presto, tuttavia, trovarono la strada bloccata dai tedeschi, iniziarono così pesanti scontri nel quale entrambe le parti in campo subirono molte perdite.

La 36esima era però in una posizione svantaggiata, spezzettata tra le valli e i monti. Alcuni reparti riuscirono a sganciarsi dalla posizione e a raggiungere le linee alleate a Sud, tra mille peripezie, il 16 ottobre. Altri, tuttavia, rimasero isolati e subirono in pieno l’offensiva nazista.

Vennero travolte sia la sede del comando che il centro medico della brigata, posto nella canonica di Cavina: qui, i medici e gli infermieri (volontari) anziché salvarsi, avevano deciso di rimanere indietro per curare i feriti di quella violentissima battaglia, nonostante gli evidenti rischi che ciò comportava.

Il 12 ottobre, isolati, vennero catturati. Tra loro vi era un medico austriaco, tale Wilhelm, che venne fucilato sul posto.

Agli altri andò ancora peggio: vennero dati ai fascisti locali, nello specifico la Brigata Nera di Faenza, che li torturarono e infine, il 20 ottobre, li uccisero al poligono di Bologna.

Un’infermiera fu invece spedita nel lager di Fossoli e lì morirà prima della fine del conflitto. Ricordiamo il loro sacrificio sottolineando una qualità, l’empatia e il senso del sacrificio, essenziali quanto se non più della scienza in sé, per un medico.

 

Tratto da: https://www.bibliotecasalaborsa.it/cronologia/bologna/1944/la_battaglia_di_purocielo_e_il_sacrificio_dei_medici_partigiani

A proposito di medici “eroi” – Ricordiamo i medici coraggiosi che furono torturati e fucilati dai fascisti nell’ottobre del 1944 dopo la battaglia di Purocielo: la loro unica colpa, aver deciso di restare indietro per curare i Partigiani feriti…ultima modifica: 2020-04-26T18:19:24+02:00da eles-1966
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