Reimpianto degli ulivi. Tutto quello che non dicono – una nuova truffa per gli agricoltori del Salento!

 

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Reimpianto degli ulivi. Tutto quello che non dicono – una nuova truffa per gli agricoltori del Salento!

 

Reimpianto ulivi. Ciò che non dicono

di Crocifisso Aloisi*

Non sappiamo come andrà a finire la storia dei reimpianti degli olivi salentini, una cosa però si può prevedere, anche a costo di sentirsi dire “sei un complottista”: chi auspica una riconversione olivicola del Salento, con il reimpianto di nuove varietà di olivi, non sta dicendo (oppure non sta facendo capire) cosa significa tutto ciò per i 60.000 proprietari di oliveti salentini.

Ci hanno raccontato, grazie ad un cortocircuito politico/mediatico, che la panacea di tutti i mali sono le cultivar resistenti (resistenti a cosa? al disseccamento o al batterio?), che permettono di introdurre l’intensivo e il super intensivo nelle nostre bellissime campagne (ma ancora per poco, sai come saranno belle estensioni di ettari di alberelli alti un paio di metri a pochissimi metri di distanza uno dall’altro?). Ora, a parte che ci sarebbe seriamente il rischio di uno sfruttamento ulteriore ed eccessivo di una risorsa preziosissima per il questo Territorio come l’acqua in falda (territorio caratterizzato da periodi di siccità cronica), nonché di un ulteriore stress ambientale dovuto all’uso di altra chimica per supportare una coltivazione intensiva, che si aggiungerebbe ad una situazione già fortemente compromessa (come testimoniano ciclicamente i vari report da parte delle Autorità Sanitarie sullo stato di salute del Salento), quello che non viene spiegato bene sono i seguenti quesiti:

1) dei 60.000 proprietari stimati, chi avrà veramente i requisiti per riconvertire i propri oliveti ? La sensazione è che saranno molto pochi coloro che si potranno avvantaggiare della possibilità di reimpianto: quelli che hanno i pozzi regolarmente censiti, chi avrà i mezzi per la raccolta meccanizzata.Soprattutto coloro che avranno denaro cash per acquistare le piante considerate ‘resistenti’. Quindi i soliti noti, qualche centinaio di soggetti su 60.000, le aziende strutturate e meglio agganciate con le associazioni di categoria

2) abbiamo sentito anche parlare di vitigni che potrebbero essere nuovamente piantati in Salento. Ora, a parte che chi vorrebbe questa soluzione è stato anche lo sponsor principale dell’eradicazione dei nostri vitigni dieci/quindici anni fa (le cui quote sono state spostate quasi tutte in Veneto Lombardia), invogliando i proprietari a disfarsi dei vitigni anziché aiutarli concretamente, non si capisce quali e quanto saranno queste quote che si potranno reintrodurre, quali regioni saranno disposte a cedere una parte delle quote di produzione. Quindi altro fumo negli occhi

3) a quanto pare le cultivar resistenti non sembrano poi tanto resistenti se si pensa che dopo vent’anni di coltivazione intensiva dovrebbero essere sostituite con nuove piante, quindi nuovi costi

4) la sottomisura 5.2 del PSR regionale approvato dall’UE, prevede un sostegno per il “ripristino di impianti arborei produttivi distrutti per misure adottate per contrastare Xylella fastidiosa”. Quindi per avere un aiuto occorre dimostrare di aver abbattuto almeno il 30 per cento dei propri alberi per “contrastare Xylella Fastidiosa” e, poiché siamo in zona dichiarata ‘infetta’, occorre dimostrare che tutto il 30 per cento è infetto da xylella? I costi per fare le analisi saranno a carico del proprietario? Questo non lo dicono esplicitamente. L’impressione è che, con il reimpianto, si creeranno le condizioni di un nuovo latifondismo: chi non ha la possibilità di agganciarsi al carrozzone (perché abbandonato a se stesso) e vede i propri olivi morire, sarà molto disponibile a (s)vendere la propria terra, che sarà appannaggio di chi ha gli strumenti e ha già fiutato l’affare.

È chiaro che questo comporterà uno stravolgimento profondo dell’agricoltura salentina, con risvolti negativi anche su turismo, salute e altri aspetti di natura sociale e culturale. La politica non compromessa, gli operatori del turismo, chi ha a cuore la salute del territorio, gli operatori dell’informazione non compromessi, dovrebbero dire la loro e non continuare a voltarsi dall’altra parte. E poi c’è la profonda contraddizione, l’ennesima di questa storiella xylella, che si autorizzano gli espianti prima ancora dei risultati dei 27 progetti finanziati dalla Regione Puglia sulla cura piuttosto che l’eradicazione. L’UE e molti politici locali, avrebbero fatto meglio ad attendere la conclusione di alcune di queste sperimentazioni prima di sponsorizzare lo stravolgimento delle campagne salentine. Evidentemente le pressioni fatte dalla stampa e la paura di restare fuori dal palcoscenico mediatico locale (strumento fondamentale per la politica con la ‘p’ minuscola) hanno avuto la meglio.

 

*Consigliere comunale con delega all’agricoltura di Galatone (LE). Ha aderito alla campagna Un mondo nuovo comincia da qui

 

fonte: http://comune-info.net/

Reimpianto degli ulivi. Tutto quello che non dicono – una nuova truffa per gli agricoltori del Salento!ultima modifica: 2017-10-21T19:41:49+02:00da eles-1966
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