L’Aulin: bandito da quasi tutti i Paesi perchè tossico. In altri, per lo stesso motivo, non è mai entrato in commercio! Di Aulin si muore, ma da noi si vende regolarmente …mica vogliamo dare un dispiacere alle Multinazionali dei farmaci !!

Aulin

 

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L’Aulin: bandito da quasi tutti i Paesi perchè tossico. In altri, per lo stesso motivo, non è mai entrato in commercio! Di Aulin si muore, ma da noi si vende regolarmente …mica vogliamo dare un dispiacere alle Multinazionali dei farmaci !!

 

LE INSIDIE DELL’ “AULIN” (NIMESULIDE)

L’Aulin è un farmaco antinfiammatorio contenente come principio attivo la nimesulide ed è sicuramente tra gliantidolorifici più noti ed usati in Italia.

E’ bene sottolineare “in Italia” in quanto non molti sanno che i farmaci con nimesulide sono stati banditi da gran parte dei Paesi europei (come Belgio, Danimarca, Finlandia, Irlanda, Olanda, Spagna e Svezia) e addirittura non sono mai entrati in commercio in altri come Germania, Stati Uniti, Giappone, Gran Bretagna e Canada.

I motivi sono legati proprio alla nimesulide e alla sua ormai nota epatotossicità, cioè alla sua capacità di danneggiare seriamente il fegato.

Nel bugiardino ne viene difatti sconsigliato l’uso a soggetti che soffrono di disturbi al fegato (e ovviamente a donne in gravidanza) ma questo semplice avvertimento potrebbe indurre molte persone, con questo organo “sano”, ad abusarne, nella convinzione che per loro non ci siano rischi.

E’ bene invece tenere sempre a mente che, anche in assenza di disturbi seri al fegato, a lungo andare e con l’uso continuativo del farmaco, qualche effetto prima o poi si farà comunque sentire, in particolar modo se sottoponiamo contemporaneamente il nostro fegato ad ulteriori stress che possono essere dati dall’uso di alcool, di altri farmaci o droghe metabolizzati da quest’organo (compresa, per esempio, la Tachipirina) o da un’alimentazione completamente sbagliata. Ricordiamo che i farmaci antinfiammatori come l’Aulin costituiscono solo terapie “sintomatiche”, che non vanno minimamente a risolvere il problema principale che ha determinato la sintomatologia dolorosa ma anzi, contribuiscono ad innescare un pericoloso circolo vizioso in cui, ogni volta che si ha dolore, si ricorre subito al farmaco.

Esistono delle alternative? Sicuramente sì.

Per prima cosa si dovrebbero individuare e risolvere, quando possibile, le cause e i comportamenti che sono associabili alla sintomatologia dolorosa. Se questo non bastasse una medicina come l’omeopatia può esser di grande aiuto utilizzando rimedi non tossici (che possono essere quindi assunti anche in gravidanza) che agiscono stimolando una reazione autocurativa dell’organismo che non si limiterà alla sola soppressione dei sintomi ma tenderà a riportare l’equilibrio psico-fisico della persona nella maniera più sana, rapida e duratura possibile.

La diagnosi omeopatica è molto complessa, poiché ogni persona è unica ed irripetibile e necessita di una cura strettamente individualizzata. Ciò rende imprescindibile la visita e il rapporto continuativo con un medico omeopata esperto.

Grazie al dr.Tancredi Ascani

 

FONTE http://www.omeosan.it/forum/viewtopic.php?f=4&t=2518

Cosa si mangia nei fast food? Un composto di ossa, budella e carne animale fracassata meccanicamente ed immersa in ammoniaca.

 

fast food

 

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Cosa si mangia nei fast food? Un composto di ossa, budella e carne animale fracassata meccanicamente ed immersa in ammoniaca.

Cosa si mangia nei fast food? Un composto di ossa, budella e carne animale fracassata meccanicamente ed immersa in ammoniaca.

 

Si chiama “mechanically separated meat” (carne separate meccanicamente) ed è un composto di ossa, budella e carne animale fracassata meccanicamente per diventare, dopo vari processi coloranti, gustosi bocconcini di carne servita nei fast food. (cercatelo su Google, vi mostrerà tante bellissime immagini).
Questo processo, legittimato dal Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti d’America che lo ha definito sicuro e corretto, si presta , tuttavia, ad una selva di polemiche e controversie e dubbi. 
Ci si domanda, ad esempio, se i bocconcini di pollo o i gustosi hot dog che costituiscono parte essenziale dell’alimentazione Usa siano davvero sicuri e qual è il processo che porta alla loro produzione.

CARNE “STERILIZZATA IN AMMONIACA”

Il processo di carne separata meccanicamente è alquanto complesso. Le interiora dell’animale, le sue ossa, gli occhi, le budella, le zampe vengono macinate minuziosamente, pressate e trasformate in una poltiglia ibrida ed incolore.
Questo processo, provoca qualche problema: la carne, infatti, rischia di essere contaminata da batteri ed agenti patogeni. Per evitare questo, quindi, i produttori decidono di trattare il composto con piccole quantità di ammoniaca, salvo poi riempirlo di coloranti ed aromatizzanti in grado di scacciare il forte odore acido.
I prodotti trattati in questo modo sono i wurstel utilizzati per farcire gli hot-dog, ed i classici bocconcini di pollo.
Anche la catena di fast food più famosa al mondo, il McDonald’s è stata messa sotto torchio ed accusata di adottare simili tecniche. Accuse, respinte in tronco dalla multinazionale che ha dichiarato, invece, di non seguire alcuna pratica di “separazione meccanica”.
Il Dipartimento dell’Agricoltura americano si è pronunciato su questo tema mettendo questa contestata tecnica al riparo da critiche ed accuse.
In un dispaccio pubblicato sul sito Web ufficiale del Dipartimento agricolo Usa, si legge chiaramente che “il meccanismo di separazione meccanica della carne è sicuro e che solo in alcuni casi vigono forti restrizioni”. L’autorità si riferisce ai processi di separazione meccanica della carne bovina, vietati dal 2004 per proteggere i consumatori dall’encefalopatia spongiforme bovina.
Il divieto non vale per la carne di maiale separato meccanicamente a condizione che il prodotto rechi l’etichetta “maiale separate meccanicamente”. Gli hot dog, sempre secondo l’autorità americana, possono contenere non più del 20% di carne di maiale separate meccanicamente.

Anche il pollame trattato meccanicamente non va incontro ad interdizioni di alcun genere se, come già detto per la carne suina, viene espressamente indicato il tipo di trattamento seguito, sull’etichetta del prodotto.

 

Il colorante E150d, quello che dà il color caramello alla Coca Cola, è cancerogeno! Coca Cola costretta a cambiare la formula. Ma non in Europa, noi possiamo continuare a crepare!

colorante

 

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Il colorante E150d, quello che dà il color caramello alla Coca Cola, è cancerogeno! Coca Cola costretta a cambiare la formula. Ma non in Europa, noi possiamo continuare a crepare!

 

Il colorante E150d, quello che dà il color caramello alla Coca Cola è cancerogeno! Coca Cola costretta a cambiare la formula. Ma non in Europa, noi possiamo continuare a crepare!

COLORANTE CANCEROGENO NELLA COCA-COLA E PEPSI:
il 4-metilimidazolo (E150d) .
Il 4-metilimidazolo (indicato nelle etichette degli ingredienti anche con le sigle 4-MEI o 4-MI) è il colorante responsabile del classico color caramello della bevande a base di cola (es. Coca Cola e Pepsi), ritenuto cancerogeno dallo stato della California. In Europa è identificato dal codice E150d.
Già nel 2008 lo stato della California inserisce il 4-metilimidazolo nella lista di sostanze nocive per la salute dell’uomo da bandire nelle bevande, ritenendo che l‘assunzione di quest’ultima possa avere qualche tipo di correlazione con l’insorgenza di cancro.
Quella della California è posizione unica negli USA. Sono esagerati o solo vogliono veramente cautelare la salute dei loro cittadini?

Tutto nasce dalla legge della California (la “Safe Drinking Water and Toxic Enforcement Act” del 1986 anche chiamata “Proposal 65″) che stabilisce che cibi e bevande che possono aumentare il rischio di cancro sino a più di 1 caso su 100.000 devono avere in etichetta la scritta ” Può nuocere gravemente alla salute”.
Il Center for Science in the Public Interest (CSPI, associazione privata per la tutela dei consumatori) ha verificato che i livelli di 4-MEI nelle bevande a base di cola delle maggiori corporation fa aumentare il rischio di cancro sino a 4,8 casi su 100.000.

Le accuse contro Pepsi e Coca-Cola sono arrivate qualche anno dopo dal Center for Science in the Public Interest secondo cui la concentrazione di tale sostanza, il 4-MEI, presente nel colorante utilizzato dalle due multinazionali per i loro prodotti, superi di gran lunga le quantità consentite: facendo una stima del consumo che un americano medio arriva a fare delle bevande a base di cola, si può superare di 41 volte la dose considerata pericolosa di 4-methylimidazole dalla legge della California.

In seguito a tale vicenda, sotto la pressione dei consumatori allarmati e delle leggi dello stato della California, le due aziende avrebbero già provveduto a modificare la formula, per evitare di apporre la “scomoda” etichetta “nuoce gravemente alla salute” sulle bottiglie della tanto amata bevanda, che ne avrebbe perso inevitabilmente d’immagine.

I detrattori della ricerca (la Food and Drug Administration, American Beverage Association, in prima linea) sostengono che il pericolo non esista perchè la ricerca è stata condotta sui topi somministrandogli dose molto alte di colorante.
Mentre gli esperti si scannano a vicenda per difendere le rispettive lobby, una domanda sorge spontanea: nel dubbio che possano fare male possiamo fare a meno delle bevande contenenti simili “intrugli” sintetici? Noi crediamo di si…

Ma mentre negli USA l’opinone pubblica è così forte da riuscire a far cambiare la mitica formula alla Coca Cola in Europa ed in Italia tutto rimane fermo.

Coca-cola, Pepsi, bevande a base di chinotto e thè continuano a contenere ilcolorante caramello E150d. Ma non sono gli unici prodotti….. è un colorante diffusissimo nei prodotti alimentari industriali!!

Fate un giro al supermercato e leggete le etichette dei prodotti (bibite o cibi solidi) ) colorati di rossastro/marrone: troverete quasi sempre il coloranteE150d oppure E150.
Fate molto attenzione:
Ad essere cancerogeno dimostrato scientificamente è il colorante E150d, mentre sui coloranti E150a, E150b, E150c non ci sono al momento evidenze di tossicità.

Ma se in etichetta è indicato genericamente E150, non sappiamo a quale dei quattro faccia riferimento (a, d, c o d?) o se si tratta di una miscela dei 4 coloranti. Nel dubbio meglio non comprare.

Ma non dovrebbe essere permesso alle ditte di essere così generici nelle etichette soprattutto adesso che è dimostrato che uno dei quattro è potenzialmente cancerogeno.

Dobbiamo pretendere chiarezza nelle etichette, ma soprattutto dobbiamobandire dalla nostra tavola i prodotti che ci espongono a rischi inutili:
Noi preferiamo un prodotto senza colore ad uno colorato artificialmente.

Purtroppo spesso i coloranti sono dove non si sospetta perchè sono utilizzati per dare il colore che il consumatore si aspetta di trovare naturalmente nel prodotto che compra.

Ad esempio, tutte le aranciate (con l’eccezzione di quelle fresche che troviamo al banco frigo) sono colorate artificialmente di arancio perchè il colore naturale dell’arancia scompare nel momento che aggiungono l’anidride solforosa al succo di arancia appena spremuto per conservarlo.

Le bevande a base di thè? tutti coloranti artificialmente e spesso con il colorante cancerogeno E150d, per dargli il colore del thè. Andate al supermercato e verificate.

La maggior parte di bevande a base di cola o di chinotto sono colorate artificialmente per dargli il colore scuro che dovrebbero avere naturalmente. Sono solo degli esempi.

fonte: https://www.facebook.com/mdellacartucce?fref=nf

Ecco il farmaco che provoca il cancro, illegale in tutta Europa, ma libero in Italia. D’altra parte come può il nostro Governo negare alle Lobby dei Farmaci i loro sudati miliardi solo per una manciata di Italiani che pensano di curarsi e che invece crepano di tumore?

farmaco

 

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Ecco il farmaco che provoca il cancro, illegale in tutta Europa, ma libero in Italia. D’altra parte come può il nostro Governo negare alle Lobby dei Farmaci i loro sudati miliardi solo per una manciata di Italiani che pensano di curarsi e che invece crepano di tumore?

 

IL FARMACO CHE PROVOCA IL CANCRO? LIBERO IN ITALIA, ILLEGALE IN EUROPA. ECCO DI COSA SI TRATTA

Perché il governo italiano e il ministro Lorenzin non vietano un farmaco per diabetici già illegale in Francia e Germania? Perché le aziende che lo producono sono state multate per nove miliardi di dollari negli Stati Uniti e in Italia è ancora possibile trovare questo principio attivo nelle nostre farmacie?

Stiamo parlando del pioglitazone, elemento utilizzato nella cura dei pazienti affetti da diabete e commercializzato nel mondo dalla giapponeseTakeda Pharmaceutical e dalla statunitense Eli Lilly, all’interno di Actos, un farmaco che da anni provoca effetti collaterali gravissimi, ma di cui in Italia nessuno sembra accorgersi.

A lanciare l’allarme, per ultimo, è il medico Domenico De Felice, che sul Fatto Quotidiano accusa il ministro della Salute del governo Renzi di non aver preso le misure necessarie per prevenire la diffusione di questo farmaco così pericoloso. Eppure le gravi controindicazioni sono note da tempo.

Già nel 2007, l’Agenzia del Farmaco italiana metteva in guardia “sui rischi associati all’assunzione di rosiglitazone e pioglitazone”, farmaci che aumentano la sensibilità dei tessuti all’azione dell’insulina:

Negli anni successivi alla loro commercializzazione”, si legge sul Bif, Bollettino di informazione sui farmaci, “sono state segnalate nuove reazioni avverse associate all’assunzione di questi farmaci, quali edema maculare con diminuzione della vista, fratture distali e infarto del miocardio per quanto concerne il rosiglitazone, e cancro alla vescica per il pioglitazone. Queste segnalazioni hanno stimolato l’attenzione della comunità scientifica e hanno portato le agenzie regolatorie a rivalutare il rapporto rischio-beneficio di questi farmaci”.

Alla luce di tutte queste ricerche, il medico De Felice già nell’aprile dell’anno scorso ha lanciato un’accusa forte al ministro Lorenzin – ma che potrebbe essere estesa a tutti i suoi predecessori:“Signora Lorenzin vuole ascoltare, informarsi oggi e ritirare dalle farmacie italiane immediatamente un farmaco rischioso che tranquillamente può essere sostituito da altri? Signora Lorenzin lei è a capo di un ministero per curare o per far ammalare i cittadini italiani?”.

Tra l’altro, ricorda lo stesso De Felice, “la Società Italiana di Diabetologia (Sid), sponsorizzata con soldi pubblici dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), sin dal lontano 2008 ha praticato in Italia una costosa, inutile e a tutti gli effetti pericolosa sperimentazione clinica multicentrica denominata Tosca, a base soprattutto di Pioglitazone-Actos”. Una sperimentazione che fino ad oggi, secondo i calcoli del medico, sarebbe costata ben 200 milioni di euro.

Cosa aspetta il ministro Lorenzin a prendere provvedimenti? In attesa che si adoperi per trovare alternative sicure, ricordiamo che il diabete si combatte soprattutto attraverso l’alimentazione, con alimenti e frutti che aiutano a prevenirlo.

by Curiosoty

LE COSE CHE NON DOVETE SAPERE – La Curcuma fa quello che la chemioterapia non può fare: bloccare naturalmente la crescita del cancro! Ma dovete fare la chemio, altrimenti le Lobby come si arricchiscono sulla Vostra pelle?

Curcuma

 

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LE COSE CHE NON DOVETE SAPERE – La Curcuma fa quello che la chemioterapia non può fare: bloccare naturalmente la crescita del cancro! Ma dovete fare la chemio, altrimenti le Lobby come si arricchiscono sulla Vostra pelle?

LE COSE CHE NON DOVETE SAPERE – La Curcuma fa quello che la chemioterapia non può fare: bloccare naturalmente la crescita del cancro! Ma dovete fare la chemio, altrimenti le Lobby come si arricchiscono sulla Vostra pelle?

E’ così, ormai negli ambienti scientifici gli eccezionali effetti benefici della Curcuma sono più che noti. Ma la gente non lo deve sapere. La Curcuma costa qualche Euro al Kilo, come ci si potrebbe speculare? Molto meglio la chemioterapia che comporta guadagni da favola alle case farmaceutiche. E fa niente se si gioca e si specula sulla pelle della gente !!

Studio Scientifico: La Curcuma può bloccare naturalmente la crescita del cancro

La curcuma è una antica medicina ayurvedica che viene usata da almeno 6000 anni in tutto il Sud-Est asiatico. E’ un potente antiossidante e anti-infiammatorio. Pertanto è utile per trattare un vasto numero di malattie croniche dalle malattie cardiache, diabete fino alla demenza. La curcuma è in grado di ridurre l’infiammazione cellulare e lo stress ossidativo che causa le malattie degenerative. Migliora il flusso sanguigno, portando ad un miglioramento della funzione cognitiva e della velocità di guarigione delle ferite.

Sapevi che meno di un cucchiaino al giorno di curcuma è in grado di ridurre significativamente la capacità del DNA di trasformarsi e formare cellule cancerogene?

I ricercatori del UCLA Jonsson Comprehensive Cancer Center hanno scoperto che la curcumina (la componente primaria nella curcuma) ha dimostrato queste proprietà cancro-bloccanti durante uno studio che ha coinvolto 21 partecipanti affetti da tumore alla testa e al collo. Ai partecipanti sono state date due compresse masticabili contenenti 1.000 milligrammi di curcumina ciascuna. Dopo aver valutato i risultati, il laboratorio ha scoperto che gli enzimi nel bocca dei pazienti legati alla proliferazione e crescita del cancro sono stati inibiti dalla curcumina. La conclusione è che l’assunzione della curcumina ha fermato la diffusione delle cellule maligne.

Un recente studio pubblicato sull’International Journal of Oncology ha dimostrato che la curcumina attiva efficacemente l’apoptosi delle cellule di cancro al fegato, il che significa che ha spinto queste cellule dannose a morire.

Uno studio nel 1987 ha studiato gli effetti della curcumina sulla mutagenicità ( capacità mutanti del DNA) di alcune tossine e ha scoperto che la curcumina è un antimutagene efficace contro diverse sostanze mutagene e cancerogene ambientali e standard.

Secondo il Dr. Marilene Wang che ha guidato la prima ricerca, è necessario assumere curcumina concentrata per avere questi effetti. Tuttavia assumere quotidianamente curcuma nel modo giusto aiuta nella prevenzione e ad arrestare la crescita del cancro. Il Dr. Wang ha detto: “C’è tutto il potenziale per l’uso della curcumina come terapia adiuvante per il cancro. Non è tossica, è ben tollerata, è a buon mercato e facilmente reperibile in qualsiasi negozio di alimentari. Anche se questo è uno studio pilota è importante ampliare il nostro lavoro a più pazienti per confermare i nostri risultati.

Bisogna ricordare che per ottenere i massimi benefici dalla curcuma bisogna prima di tutto acquistare curcuma di ottima qualità oppure direttamente integratori di curcumina. La curcuma è liposolubile, che significa che si scioglie nei grassi. Senza grassi, il componente attivo della curcuma, la curcumina, ha difficoltà nel passare lo stomaco, l’intestino tenue, e arrivare nel sangue in cui può fornire i maggiori benefici.

Per questo la curcuma è tradizionalmente mescolata con un grasso sano e riscaldata. Aggiungi una manciata dipepe nero per attivarla. Quindi il modo ideale è mescolare della curcuma e del pepe (ne basta pochissimo) in olio di oliva, scaldarlo (non eccessivamente) e poi assumerlo direttamente o usarlo come condimento. È possibile avere un buon assorbimento della curcuma con la tradizionale ricetta del “Golden Milk“.

fonte: http://www.dionidream.com/curcuma-chemioterapia-bloccare-cancro/

 

SULL’ARGOMENTO E’ PIU’ CAUTA LA FONDAZIONE VERONESI:

“…Probabile anche un’azione di rallentamento nei confronti dei tumori”

(V. Curcuma: non solo giallo)


ANCHE ARTOI
Associazione Ricerca Terapie Oncologiche Integrate NE ELOGIA LE VIRTU’:

…”Secondo i ricercatori, la curcumina potrebbe essere utile almeno in 8 tumori:  polmoni, bocca, colon, fegato, rene, pelle (melanoma), mammella e leucemia”.

(V. Curcuma – Proprietà Farmacologiche)

 

by Curiosity

Medicinali, effetti collaterali: Morte!

Medicinali

 

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Medicinali, effetti collaterali: Morte!

 

Effetti collaterali: morte
Marcello Pamio – Effervescienza

Sapevate che le case farmaceutiche spendono 35-40 mila dollari l’anno per ciascun medico in attività con lo scopo di convincerli a prescrivere i loro prodotti? Sapevate che i cosiddetti opinion leader, grandi scienziati e medici qualificati, vengono corrotti con viaggi costosi, regali o più semplicemente con soldi perché recensiscano positivamente i medicinali? Sapevate che il 75% dei maggiori scienziati in ambito medico sono sul libro paga delle industrie farmaceutiche? E che le industrie inventano malattie e le pubblicizzano con campagne di marketing mirate per espandere il mercato dei propri prodotti?

Molte di queste cose non sono risapute dalla maggior parte delle persone e il motivo è semplice: le lobbies non vogliono che si sappiano…
Un libro-denuncia scritto da John Virapen, manager pentito delle grandi multinazionali, rompe il muro di silenzio e omertà e porta un po’ di luce nell’ombra.
Virapen è il classico self made man: nato nella colonia britannica “La Guyana” ha iniziato dai lavori più umili per giungere come General Manager ai vertici di una delle più potenti e influenti multinazionali del mondo: Eli Lilly Inc.
Il suo libro “Effetti collaterali: morte” è una pesantissima denuncia che non lascia spazio a nessun dubbio. Questo suo pentimento però non arriva a caso: la nascita di un figlio e la conseguente paura che questo possa finire in uno di quegli ingranaggi da lui creati e oliati per anni…

Ad aiutare la stesura del libro, ci sono anche i rimorsi di coscienza per quello che ha contribuito a fare: «Notte dopo notte, ombre e fantasmi si danno appuntamento accanto al mio letto. Di solito si manifestano alle prime ore del mattino. Mi sveglio fradicio di sudore. Indirettamente ho contribuito alla morte di tante persone, i loro fantasmi oggi mi perseguitano».
Si tratta di una denuncia che mostra il volto più inquietante di un potere profondamente radicato nella nostra società, un potere enorme il cui unico scopo è vendere, vendere e ancora vendere droghe. E non vogliono venderle solo ai malati, ma anche alle persone sane.
Come Jules Romains nel 1923 fece dire al dottor Knock nel suo capolavoro letterario, Il dr. Knock e il trionfo della medicina: «Un sano è un malato che non sa di esserlo». Quindi le lobbies gentilmente ce lo ricordano!
Virapen con la sua esperienza diretta nelle sale che contano, smonta pezzo dopo pezzo tante certezze, compresa la stessa struttura portante della scienza ortodossa basata sugli studi clinici.
«Puoi ottenere quello che vuoi, lavorare sodo e aggirare ogni limite legale, se sai qual è il prezzo giusto e se sei disposto a pagarlo».

E’ tutta una questione di soldi
«Le autorità statali non sono in grado di salvare te o il mio bambino dalle organizzazioni criminali radicate nell’industria farmaceutica. I funzionari sono corruttibili, gli specialisti sono corruttibili e anche i medici lo sono. Tutti possono essere corrotti, in un certo senso».
Questo è l’incipit del libro…

Il ruolo degli opinion leader
Nel mondo scientifico esiste una precisa scala gerarchica.
I cosiddetti opinion maker o opinion leader sono importanti ricercatori, medici, luminari, baroni universitari che le industrie osannano e cercano in tutte le maniere di coinvolgere.
Dietro enormi pagamenti, spacciati per consulenze, questi personaggi mettono il proprio nome su ricerche, pubblicazioni e studi. In pratica firmano, avallandoli scientificamente, studi sfornati dalle industrie, che spesso e volentieri non hanno neppure letto.
Il valore di un opinion maker è incalcolabile: sono loro i veri poteri forti. Tutto quello che dicono viene preso come oro colato, anche se i fatti e i risultati scientifici dimostrano il contrario.
Le informazioni dispensate dagli opinion leader vengono seguite ciecamente da tutti i medici, per così dire meno quotati. Sono i veri trascinatori.

Corrompere i medici
Il budget messo a disposizione dalle aziende per conquistare (cioè corrompere e convincere) un medico è enorme. Una volta si regalavano fiori, ricettari, penne, ecc. ma questo ormai rappresenta il passato; adesso ci sono gioielli, liquori e vini pregiatissimi, profumi di marca, opere d’arte e dulcis in fundo i viaggi (chiamati corsi di formazione). Viaggiare può far perdere i freni inibitori, in particolare se il medico viaggia senza la sua dolce metà…
Perché i medici sono così importanti per l’industria farmaceutica? Semplice: la maggior parte dei farmaci devono essere venduti dietro prescrizione medica. Le ricette del medico hanno una incidenza diretta sul fatturato delle case farmaceutiche!
Questo è il motivo per cui le industrie iniziano a far proseliti tra i medici quando sono ancora all’università, finanziando loro gli studi per assicurarsi un appoggio in futuro e influenzarne le scelte. In America spendono 35-40.000 dollari all’anno per ogni medico!

Blockbuster
Normalmente si definisce blockbuster un farmaco che supera il miliardo di dollari in un anno come vendite.
Ma per gli addetti ai lavori, cioè per i personaggi che bazzicano e decidono le sorti di milioni di persone all’interno di sale ovali, un farmaco non si definisce blockbuster solo in base alle vendite: è molto più di una semplice pastiglia venduta miliardi di volte. Per un blockbuster la malattia, che venga curata o che vengano trattati solo i sintomi, è un aspetto del tutto secondario, anche perché le persone malate sono un mercato relativamente piccolo.
Immaginate che differenza farebbe riuscire a convincere ad assumere farmaci a quelli che non sono malati. Il sogno di ogni manager. Ecco la caratteristica fondamentale di un blockbuster: venderlo a tutti, non solo ai malati ma anche ai sani!
Raggiungere il massimo delle vendite era proprio l’obiettivo della fluoxetina…

Il caso emblematico della fluoxetina
Virapen ha partecipato all’entrata in commercio di numerosi farmaci, tra cui blockbuster, ma quello che più di tutti ha segnato negativamente la storia dell’umanità, è stato il Prozac.
Solo per il nome Prozac, la Lilly pagò centinaia di migliaia di dollari un’azienda specializzata in branding e comunicazione, la Interbrand. E’ una prassi piuttosto comune tra le lobbies sborsare un sacco di soldi per trovare il nome di un nuovo prodotto. Per ogni modello di auto, yogurt, detersivo, ecc. il processo di scelta del nome è lungo, costoso e laborioso. Il nome astratto Prozac unisce il prefisso positivo “pro”, derivato dal greco e dal latino, con un suffisso breve e che evoca efficienza.
La fluoxetina appartiene alla famiglia dei cosiddetti SSRI (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina), in pratica serve a impedire il riassorbimento naturale della serotonina nel cervello, perché un riassorbimento eccessivo altera gli equilibri del neurotrasmettitore. Negli anni ’80 solo i pazienti gravi in cura psichiatrica assumevano simili farmaci psicotropi. Studiando però tale farmaco, venne fuori un effetto collaterale che i vertici dell’industria individuarono come molto interessante e potenzialmente lucrativo: alcune persone avevano perso peso.
Le persone grasse, nel mondo occidentale, sono un’ottima clientela potenziale.
Il grosso problema era far riuscire ad approvare il farmaco come pillola dimagrante. La Lilly aveva fretta e non poteva attendere, quindi alla fine decise di richiedere l’approvazione solo come antidepressivo. Una volta che il farmaco è in commercio è molto più facile estendere la licenza ad altri usi terapeutici! Questo è un trucchetto comune usato purtroppo spesso dalle lobbies.
In Svezia una procedura di approvazione può durare anche sette anni. Troppo tempo per chi ha fame di soldi. Per cui Virapen riuscì a corrompere il medico psichiatra che doveva redigere la relazione finale per l’agenzia di controllo. La cosa tragica è che lo psichiatra era all’inizio contrarissimo al Prozac e non lo avrebbe mai approvato. Ma 20.000 dollari in contanti e la commissione a lui e ai suoi colleghi di una ricerca pagata ovviamente dalla Lilly sulla fluoxetina, fecero cambiare miracolosamente il suo parere.
Modificarono così i documenti ufficiali rendendoli adatti all’approvazione.
Ecco un esempio di falsificazione: «su dieci persone che hanno assunto il principio attivo X, cinque hanno avuto allucinazioni e tentato il suicidio, quattro di loro ci sono riuscite», è stato cambiato nel più blando: «con uno dei soggetti è andato esattamente come previsto, è stata riscontrata una perdita di peso in quattro soggetti, e cinque dei restanti hanno avuto effetti collaterali».

La parola “suicidio” è stata fatta sparire del tutto dal rapporto ufficiale, anche se quelle persone nello studio si sono ammazzate veramente.
Nel 1986 ci furono moltissimi casi di suicidio durante i test clinici con il Prozac, mentre nei test successivi del 1995 risultò un tasso di suicidi sei volte maggiore. E l’azienda lo sapeva benissimo, ma ha nascosto i dati. I casi di morte durante i test clinici sono archiviati dalle aziende stesse come segreti commerciali, e per questo motivo possono non essere rivelati alle autorità competenti. L’intero meccanismo è studiato in modo da proteggere l’industria, non le persone.

Quanti pazienti alla fine hanno assunto il Prozac prima che venisse approvato? E per quanto tempo è stato testato questo farmaco psicoattivo? Sottraendo le categorie escluse per vari motivi dai test, rimangono 286 persone. L’86% dei soggetti che hanno testato il Prozac, lo hanno assunto per meno di 3 mesi. Quindi uno dei farmaci più prescritti e venduti al mondo è stato testato solamente da 286 persone per poche settimane. Viene da sé che tutti gli altri milioni di pazienti sono le vere e inconsapevoli cavie umane!
Questo purtroppo per noi è quello che avviene quasi sempre nei processi di approvazione di farmaci: statistiche falsate, dati scomodi fatti sparire, animali scelti ad hoc per ottenere dati utili in laboratorio, persone gravemente danneggiate o morte non vengono considerate, ecc. Il tutto per ottenere l’autorizzazione.
L’idea iniziale della Eli Lilly, cioè di vendere la fluoxetina come farmaco dimagrante, non fu necessaria perché il Prozac era già diventato un blockbuster come antidepressivo.

Qui entra in ballo la psichiatria, quella collusa e pagata dall’industria. A furia di catalogare ogni manifestazione possibile della depressione, hanno fatto aumentare il numero delle persone che si riconoscono in questa o in quella categoria. Dal momento in cui semplici sbalzi di umore sono stati considerati sintomi depressivi, il numero dei malati è salito alle stelle.
Casualmente e improvvisamente milioni di persone sono diventate depresse, ma per fortuna era appena stata approvata la cura d’eccellenza, la pillola della felicità: il Prozac.
Come tutti i farmaci, il rovescio della medaglia si chiama “effetto collaterale”, nei farmaci psicotropi il numero è elevatissimo.
In alcune ricerche fatte dalla stessa Lilly, i danni collaterali interessavano il 90% dei soggetti; nel 15-20% dei casi gli effetti collaterali somigliavano addirittura al disturbo che il Prozac avrebbe dovuto curare: la depressione.
Tra le centinaia di effetti collaterali, uno dei più deleteri è l’acatisia che provoca impulsi omicidi e suicidi. Questi medicinali possono dar luogo a pensieri suicidi e violenti, ma allo stesso tempo annientare la volontà e l’iniziativa. Non è un caso infatti che la maggior parte delle stragi senza motivo avvenute nei college americani, sono state eseguite da persone psichiatrizzate in cura con tali droghe (Prozac, Paxil, Zoloft, ecc.).

Dati ufficiali alla mano, si può parlare di oltre 250.000 persone che hanno cercato di togliersi la vita dopo aver assunto il Prozac, di cui circa 25.000 sembra ci siano riuscite.
E questa purtroppo è una stima del 1999.
Ma come disse Lenin: «la morte di una persona è una tragedia. La morte di un milione di persone è statistica»…
Purtroppo l’industria farmaceutica ragiona solo per statistica: se sanno che solo lo 0,1% dei pazienti morirà assumendo il principio attivo, si ritengono soddisfatti. Questi prodotti però vengono venduti così tanto in tutto il mondo che quell’uno dopo lo zero scavalca la virgola, e la prima persona muore. Poi diventano 10, 100, 1000, 10.000…

Quindi se non vogliamo diventare una statistica anche noi, un numero prima o dopo la virgola, sarebbe bene che stessimo il più lontano possibile dai farmaci!

Tratto dal libro, “Effetti collaterali: morte”, John Virapen, ed. Chinaski

Marco Travaglio – “Così hanno truffato Di Bella” – Dosi sballate e farmaci scaduti, la sperimentazione viziata da gravissime irregolarità !!

Marco Travaglio

 

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Marco Travaglio – “Così hanno truffato Di Bella” – Dosi sballate e farmaci scaduti, la sperimentazione viziata da gravissime irregolarità !!

 

Travaglio: ‘Così hanno truffato Di Bella’

Dosi sballate e farmaci scaduti, la sperimentazione della cura Di Bella sarebbe viziata da gravi irregolarità!

 

A quindici anni dalla fine della sperimentazione il Metodo Di Bella sta tornando a far parlare. Migliaia di pazienti si stanno rivolgendo a Giuseppe Di Bella, che sta portando avanti la terapia inventata dal padre Luigi, per essere curati. Ci sono, inoltre, migliaia di casi di guarigione e i tribunali di diverse città hanno imposto alle ASL locali di rimborsare le cure ad alcuni malati. La sperimentazione di questa terapia alternativa era stata bocciata a fine anni ’90, ma da un’indagine del PM Raffaele Guariniello era emerso che c’erano stati gravi errori nella sperimentazione. È significativo un articolo di Marco Travagliopubblicato su Repubblica nel settembre del 2000, in cui il giornalista raccontava i lati oscuri della vicenda. Lo riportiamo di seguito:

La sperimentazione della cura Di Bella sarebbe viziata da gravi irregolarità. Peggio: alcuni dei 386 malati di cancro che provarono la “multiterapia” (Mdb) del medico modenese sarebbero stati usati come cavie, trattati con farmaci “guasti e imperfetti”, non si sa con quali effetti sulla salute. E l’ Istituto superiore di Sanità, pur sapendolo, non avrebbe avvertito 50 dei 51 ospedali d’ Italia che sperimentavano i protocolli. Sono queste le conclusioni della lunga e minuzionsa indagine aperta due anni fa dal procuratore aggiunto di Torino Raffaele Guariniello, in seguito ad alcune denunce, sulla sperimentazione nei 4 “centri di riferimento” di Torino (Molinette, San Giovanni antica sede, Mauriziano e Sant’ Anna) e nei 4 della provincia (gli ospedali di Chivasso, Orbassano, Chieri e Cirè). Un’ indagine che non entra nel merito dell’ efficacia o meno della cura, ma si limita ad analizzare la regolarità della sperimentazione. Quattro gli accusati, tutti dirigenti dell’ Istituto superiore di sanità (Iss): Roberto Raschetti e Donato Greco, coordinatori della sperimentazione del 1998, Stefania Spila Alegiani, responsabile dei preparati galenici, ed Elena Ciranni, che curava i rapporti con i vari centri clinici. Grave l’ ipotesi di reato: “somministrazione di medicinali guasti o imperfetti” (punibile, secondo l’ articolo 443 del codice penale, con la reclusione fino a 3 anni). Il direttore Giuseppe Benagiano, a suo tempo indagato, è stato poi archiviato. Nessuna responsabilità per l’ ex ministro della Sanità Rosi Bindi, sentita come testimone in gran segreto, a Roma, all’ inizio dell’ anno. I 4 indagati hanno ricevuto l’ “avviso di chiusura indagini”. Una sorta di preannuncio di rinvio a giudizio, che poi però non è arrivato: grazie alla legge Carotti, i difensori hanno chiesto e ottenuto dal Pg della Cassazione Nino Abbate il trasferimento dell’ inchiesta a Firenze. Con la curiosa motivazione che i farmaci “incriminati” li produce l’ Istituto farmacologico militare fiorentino. Inutile l’ opposizione di Guariniello il quale, sentenze della Cassazione alla mano, ha ribattuto che il 443 non punisce la produzione o la detenzione, ma la somministrazione di farmaci guasti (avvenuta, appunto, a Torino). Spetterà dunque alla Procura di Firenze – che l’ anno scorso aveva già archiviato un’ altra inchiesta sui protocolli Di Bella – trarre le conclusioni: rinviare a giudizio o chiedere l’ archiviazione. Tutto dipenderà dall’ interpretazione delle irregolarità emerse a Torino: errori in buona fede o condotte dolose? Per Guariniello, la prova del dolo sarebbe in una lettera inviata nel ‘ 98 a un ospedale romano, che chiedeva lumi sulla conservazione e la composizione delle “soluzioni ai retinoidi” previste per i protocolli 1 e 9. Nella lettera i dirigenti dell’ Iss precisavano che quelle sostanze hanno una “validità” di soli 3 mesi, dopo di che “scadono” e vanno buttate. Peccato che la stessa direttiva non sia stata diramata agli altri 50 ospedali che sperimentavano la cura. E che infatti continuarono, ignari di tutto, a somministrare quelle soluzioni ampiamente scadute (addirittura vecchie di 4, 5, 9 mesi) e “deteriorate”. Non solo: un gravissimo errore tecnico avrebbe dimezzato il quantitativo di un componente, un principio attivo, fondamentale per l’ efficacia di quelle soluzioni: l’ “axeroftolo palmitato”. In pratica, per i due protocolli, quella sperimentata non era la multiterapia Di Bella, ma una “variazione sul tema” non dichiarata. Così com’ era emerso nel ‘ 98 per altri due protocolli, frettolosamente ritirati dopo che Guariniello vi aveva scoperto alcune sostanze mancanti e alcune altre (come il tamoxifene del professor Umberto Veronesi) aggiunte da una mano misteriosa. Ma quel capitolo è ancora aperto. A Torino.”

 

tratto da: http://lapillolarossa15.altervista.org/marco-travaglio-cosi-hanno-truffato-di-bella-dosi-sballate-e-farmaci-scaduti-la-sperimentazione-viziata-da-gravissime-irregolarita/

Luigi Di Bella – In Italia è morto da ciarlatano, in Inghilterra ne riconoscono il valore degli studi!

Di Bella

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Luigi Di Bella – In Italia è morto da ciarlatano, in Inghilterra ne riconoscono il valore degli studi!

 

Dall’Inghilterra riconoscimento agli studi del prof. Luigi Di Bella

Riguardo il tema della prevenzione dei tumori è appena stato pubblicato su una rivista scientifica inglese uno studio sul ruolo delle vitamine (retinoidi) già usate dal defunto professor Luigi Di Bella

di Vincenzo Brancatisano

Riguardo il tema della prevenzione dei tumori è appena stato pubblicato su una rivista scientifica inglese uno studio sul ruolo delle vitamine (retinoidi) già usate dal defunto professor Luigi Di Bella nella sua contestata multiterapia contro il cancro.

Lo studio, intitolato “Solution of retinoids in vitamin E in the Di Bella Method biological multitherapy”, porta la firma del figlio Giuseppe, medico a Bologna, che continua le ricerche del fisiologo di origini siciliane ma attivo per tanti anni a Modena. È Giuseppe Di Bella a comunicare che «sono stati evidenziati e dimostrati  i molteplici meccanismi biochimici e molecolari con cui i tre retinoidi del Metodo Di Bella, solubilizzati in  vitamina E, sinergicamente  alla  vitamina D, esercitano un fondamentale ruolo scientificamente testato primario e vitale nella prevenzione e cura dei tumori». Lo studio, apparso sulla rivista “Neuro Endocrinol Letter”, mette in luce l’attività terapeutica dei retinoidi e di altre vitamine ma anche il ruolo delle medesime sul piano della prevenzione: «Ora – spiega Di Bella – manca una reale e scientificamente documentata  prevenzione farmacologica dei tumori. L’oncologia definisce impropriamente prevenzione la diagnostica, i vari screening, le ecografie, gli esami strumentali, ematochimici che si limitano a prendere atto più o meno precocemente dell’insorgenza e della presenza di una neoplasia, ma non possono intervenire sulle cause di induzione, crescita e diffusione della neoplasia stessa». Lo stesso Luigi Di Bella, che già nella tesi di laurea aveva dedicato lunghi studi al ruolo straordinario della vitamina A, ha sempre puntato sulla prevenzione, indirizzando i pazienti e le loro famiglie verso l’assunzione di un preparato costituito da estere palmitato della vitamina A, betacarotene, acido tutto trans Retinoico, sciolti in vitamina E, secondo una composizione e una posologia che è agli atti del Ministero della salute poiché nel 1998 la soluzione ai retinoidi fu sottoposta a una infruttuosa sperimentazione assieme ad altri componenti, tra i quali la melatonina, la bromocriptina e la somatostatina.

Gli esiti negativi di quella sperimentazione, che coinvolse 316 pazienti in tutta Italia, non furono mai accettati dall’autore della terapia né dalle migliaia di pazienti che invece hanno continuato a curarsi con i farmaci e le sostanze galeniche le quali a loro volta hanno continuato a essere vendute nelle farmacie con risultati che, stando

alle tante testimonianze rinvenibili anche in rete, non sarebbero da disprezzare. Si sono poi moltiplicate le pubblicazioni, come l’ultima citata, che potrebbero consentire alla comunità scientifica di dibattere sull’utilità delle sostanze sul piano della prevenzione e della cura dei tumori.

fonte: http://gazzettadimodena.gelocal.it/modena/cronaca/2016/02/15/news/dall-inghilterra-riconoscimento-agli-studi-del-prof-luigi-di-bella-1.12965283

Il mare fa bene al cervello e rende felici. Lo dice la scienza

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Il mare fa bene al cervello e rende felici. Lo dice la scienza

Uno studio condotto in dieci anni di ricerca scientifica dimostra come l’acqua rilasci sostanze chimiche collegate alla felicità

 

Se siete malati di viaggi (una malattia che si chiama ‘wanferlust‘) questa notizia è per voi. Stare vicino all’acqua stimola il cervello. E’ quanto risulta da uno studio condotto in dieci anni di ricerca scientifica che dimostra come questo elemento rilasci sostanze chimiche collegate alla felicità, come la dopamina, la serotonina e l’ossitocina.

Lo riporta il sito ericazuanon.com che cita il libro di Wallace J. Nichols ‘Blue Mind: The Surprising Science That Shows How Being Near, In , On, Or Under Water Can Make You Happier, Healthier, More Connected, And Better At What You Do’(‘Mente Blu: la scienza sorprendente che mostra come stare vicino, sopra, dentro o sotto l’acqua possa renderti più felice, più sano, più connesso e migliore in ciò che fai’).

Lo studio dimostra come l’acqua – e quindi, mare, lago o fiume – porti al cervellocinque benefici fondamentali per la felicità:

1. Il colore blu da’ sollievo
A quanto pare il colore blu è anche il colore preferito del mondo. L’autore cita un progetto di ricerca del 2003, in cui è stato chiesto a 232 persone in tutto il mondo di indicare il proprio colore preferito. Ancora una volta è risultato essere il blu.

2. Stare lungo la costa rende più rilassati
Secondo uno studio citato nel libro, per calmarci a livello di subconscio, basta anche solo osservare un paesaggio marittimo: guardare immagini della natura, infatti, fa attivare le parti del nostro cervello associate “a un atteggiamento positivo, alla stabilità emotiva e al recupero di ricordi felici”.

3. L’acqua ringiovanisce le menti stanche
In uno studio del 1995 pubblicato su Environmental Psychology sono stati analizzati il rendimento e la concentrazione di due gruppi di studenti: uno a cui erano state assegnate stanze con vista più paesaggistica (alberi, laghi, prati) e un altro a cui erano state date stanze su vedute più urbane. Il primo gruppo non solo dava risultati più brillanti, ma dimostrava anche una maggiore capacità di attenzione.

4. Guardare le fotografie fa bene, ma l’acqua nella vita reale fa meglio
Secondo le risposte inviate durante uno studio con l’applicazione Mappiness (più di un milione), non solo le persone sono più serene quando stanno all’aria aperta, ma sono più felici del 5,2% quando si trovavano vicino a un corpo d’acqua.

5. L’acqua ci riporta al nostro stato naturale
Siamo connessi all’acqua fin dal principio della nostra vita. Il corpo è mediamente composto per il 75% da acqua e il mantenimento della quantità adeguata di idratazione è basilare per il corretto funzionamento dei nostri organi.

 

 

 

tratto da: http://curiosity2015.altervista.org/il-mare-fa-bene-al-cervello-e-rende-felici-lo-dice-la-scienza/

Tagli alla sanità: Policlinico di Chieti non ha soldi per i farmaci salvavita – Vorremmo solo ricordarvi che i politici che ci stanno condannando a morte con questi tagli, LORO e i loro familiari hanno tutti gli esami gratis !!

Tagli alla sanità

 

 

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Tagli alla sanità: Policlinico di Chieti non ha soldi per i farmaci salvavita – Vorremmo solo ricordarvi che i politici che ci stanno condannando a morte con questi tagli, LORO e i loro familiari hanno tutti gli esami gratis !!

CHIETI. L’azienda farmaceutica dell’ospedale Santissima Annunziata non ha più i soldi per garantire farmaci salvavita per diabetici e pazienti affetti da tumori o malattie cardiovascolari. Ma non è una novità.

Sono da diversi anni – scrive IlCentro,  che a settembre l’azienda esaurisce il budget destinato a questi tipi di servizi, quello erogato dalla Regione. E fino a dicembre è tradizione continuare ad andare aventi a tentoni, aspettando che arrivino nuove risorse.

A spiegarci la situazione è il medico di base e consigliere comunale del gruppo Chieti per Chieti, Diego Ferrara: «Ci sono tanti pazienti che non sanno più cosa fare. L’azienda farmaceutica dell’ospedale non riesce più a rifornire i malati di anti-diabetici, anti-tumorali e anti-coagulanti contro le malattie cardiovascolari». È una situazione che ha raggiunto l’apice della gravità: «Da tempo si arriva a settembre e puntualmente si verifica tutto ciò. Le risorse regionali non bastano più, dopo i diversi tagli operati nella sanità a livello nazionale. Tuttavia, sono state davvero tante le segnalazioni del problema nel corso del tempo».

Una fase emergenziale acuita, ricorda sempre Ferrara, da una platea sempre più ampia di utenti e dal fatto che le farmacie esterne e i depositi non riescono più a sopperire alla richiesta. Ma i tagli strutturali nella sanità operati dai piani alti, sostiene il consigliere di “Chieti per Chieti”, sono frutto di una chiara scelta politica: «Non possiamo scaricare il peso della crisi sulle spalle delle persone affette da patologie così gravi». Anche perché i farmaci salvavita devono essere somministrati giornalmente, dunque qualsiasi tipo di attesa non può far altro che peggiorare una realtà già di per sé drammatica.

tratto da: Ma lo volete saperehttp://www.stopeuro.org/tagli-alla-sanita-policlinico-di-chieti-non-ha-soldi-per-i-farmaci-salvavita/

 

Tagliano la sanità pubblica ma si godono quella privata (TOMMASO RODANO – Il Fatto Quotidiano)
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Privilegi Ecco le garanzie mediche per deputati, senatori, ex onorevoli, parenti e conviventi (anche omosessuali)   L’assistenza integrativa dei parlamentari vale 17 milioni di euro di rimborsi all’anno.
Non abbiamo bisogno di dare altre garanzie ai parlamentari, ma di farli diventare sempre più normali”.Firmato Matteo Renzi, il 14 febbraio 2013: era ancora rottamatore (e sindaco di Firenze). È passata un po’ di acqua sotto i ponti: il giovane rampante che contestava i privilegi di deputati e senatori si è fatto largo a spallate fino a Palazzo Chigi. Ma i parlamentari, nel frattempo,non sono diventati “più normali” di prima. Nei giorni in cui lo stesso Renzi,da presidente del Consiglio, annuncia altri due miliardi di tagli al servizio sanitario nazionale, da aggiungere ai 2,3 pattuiti a luglio, può essere utile ricordare quanto sia profonda la differenza tra l’accesso alle cure di un cittadino comune e quello di un onorevole.  
A votare sulla dieta della sanità pubblica, infatti, sono le stesse persone che godono di un sistema di assistenza sanitaria integrativa. Una sorta di “mutua privata”, costosa, efficiente e molto distante dalle esperienze di chi frequenta gli ospedali pubblici. A scanso di equivoci:il discorso potrebbe essere esteso adiverse categorie professionali che godono dello stesso beneficio,a cominciare dai giornalisti. Un privilegio resta un privilegio.Diventa meno sopportabile, però, quando riguarda le persone che decidono le politiche pubbliche.   Cure per tutti:   anche conviventi gay   Funziona così: una parte del corposo stipendio dei parlamentari serve a coprire l’iscrizione all’Asi. La quota è proporzionale all’indennità degli onorevoli. È molto alta, quindi: 526,66 euro al mese per i deputati e 540,27 per i senatori. In compenso, il piccolo sacrificio – rispetto alla busta paga, che tra le varie voci è vicina agli 11 mila euro   – consente di farsi rimborsare quasi per intero (il 90 per cento) qualsiasi tipo di prestazione, dal ricovero ospedaliero fino a l l e l e n t i a contatto.  Deputati e senatori son o i s c r i t t i d’ufficio al fondo integrativo (per r i n u n c i a r e devono fare richiesta) e possono estendere la copertura a coniugi, figli e semplici conviventi con un sovrapprezzo di 50 euro al mese. La legge sulle unioni civili viene rimandata di continuo, le coppie gay per lo Stato italiano non esistono, ma in Parlamento – e solo in Parlamento – quest’ingiustizia è sanata: dal 2013 gli onorevoli omosessuali possono mettere al riparo i propri compagni dalle incertezze della sanità pubblica. Il fondo riguarda anche e soprattutto gli ex parlamentari: quelli cessati dal mandato (insieme ai familiari), fanno come al solito la parte del leone. Oltre a loro, la sanità integrativa spetta a giudici della Corte costituzionale, giudici emeriti e famiglie a carico. A differenza dei costi delle prestazioni sanitarie, che continuano a crescere, la quota associativa è la stessa da quasi 10 anni, come si legge nel rendiconto della Camera per l’anno 2014: “Il calcolo delle quote di contribuzione è basato sulla misura dell’indennità parlamentare vigente nell’anno 2006 e non più aggiornato”.   I rimborsi, nel 2014, sono costati 11 milioni e 150 mila euro per la Camera e 6 milioni e 100 mila euro per il Senato. Intutto fanno oltre 17 milioni di euro di prestazioni sanitarie in un solo anno, da dividere per circa 5.600 iscritti, tra parlamentari ed ex. Le casse delle Asi, in ogni caso, sono in equilibrio: le quote versate coprono i costi per intero.   L’assistenza integrativa copre davvero qualsiasi tipo di intervento medico: ricovero, parto, prestazioni odontoiatriche , protesi e apparecchiature, accertamenti diagnostici, sedute psicoterapeutiche e persino cure termali (che però, almeno, sono rimborsate solo a chi soffre di cardiopatia o ha subito lesioni fisiche o cerebrali).   Gesso, lenti, elettroshock Il tariffario è completo   Ogni voce ha una tariffa rimborsabile: occhiali da vista e lenti a contatto arrivano fino a 350 euro l’anno, per l’impianto di un dente si ha diritto a 387,34 euro, per l’“ablazione del tartaro” fino a 51,65. Il deputato che non chiude occhio può farsi rimborsare una “cura del sonno” da 516 euro e addirittura l’“elettroshock con narcosi”, fino a 154 euro. Per farsi togliere il gesso, si possono riavere indietro 51,65 euro.   Le spese per le cure, oltre ad essere rimborsate, a fine anno possono essere portate in detrazione sui redditi.

Articolo intero su Il Fatto Quotidiano del 04/10/2015.