La sanità privata pagata da noi: come è crollato il modello Lombardia sotto i colpi del coronavirus

 

 

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La sanità privata pagata da noi: come è crollato il modello Lombardia sotto i colpi del coronavirus

La sanità privata pagata da noi: qui cade il modello Lombardia – Lo spostamento di risorse pubbliche a favore di strutture private che ha garantito una sanità efficiente in tante patologie ma mostra la propria fragilità nel male del nostro tempo, le epidemie. Il tema va rovesciato. I privati si facciano pagare dai privati, il pubblico lo paghiamo noi.

Accanto alla Grande guerra contro il virus si stanno combattendo molte guerricciole, tutte legittime, alcune ricche di senso, altre miserabili. Non sono guerre segrete perché si svolgono alla luce del sole, in televisione, sui quotidiani di carta, sui social.

La prima guerra, insisto legittima, è contro il governo Conte. Al presidente del Consiglio si rimprovera tuttora il fatto di aver scaricato Matteo Salvini (peraltro auto-capottato) e aver scelto il campo avverso. Non gliel’hanno perdonata né quelli che sono stati fatti scendere dalle loro poltrone né i cerchiobottisti ormai pronti al patto con Salvini e sempre in agitazione quando vedono pezzi di sinistra ex Pci vicini al governo. Al governo viene rimproverato tutto, anche di prendere le decisioni che i suoi critici invocavano, spesso in contraddizione con le loro prese di posizione precedenti.

Campione di questa guerricciola è il mitico Salvini, l’uomo che sostiene tutte le posizioni nel disperato tentativo di azzeccare il tempo giusto per quella buona. Ma anche qui non manca il contributo di intellettuali titolati che, fra lamenti sopra la laboriosità dei lombardi messa a confronto con l’inettitudine dei meridionali (campionessa di questa sciocchezza è la nota nordica Barbara Palombelli), si addentrano in analisi antropologiche che per fortuna i fati smentiscono, a parte l’errore di massa di    quei ragazzi tornati al Sud tutti in una volta.

TUTTI VORREBBERO MISURE CHE NON TOCCHINO LA VITA PRIVATA

Il grande tema, ed è un grande tema, ora riguarda la libertà di movimento. In mezzo ci si è messo pure un appello golpista di un certo comandante Alfa che andrebbe sottoposto al Tso. Tutti vorrebbero misure che non incidano sulla propria vita privata. Ci sono quelli che vanno a trovare i nipotini, che vanno in due a fare la spesa, che fanno jogging, che fanno quello che gli parte ma che si lamentano se vedono gli altri fare lo stesso. Ora il governo ha deciso una “stretta”, io sarei stato per il coprifuoco, e tutti urlano al rischio democratico. L’HP ha preso questa bandiera che sventola con irresponsabilità.

Questi democratici della domenica che volevano i pieni poteri, che parlavano con i cittadini attraverso Facebook (mentre Conte non lo può fare) mostrano di non aver capito: la democrazia non è in pericolo

La mia opinione è che se non si chiude per davvero, il virus non lo fermiamo. Già il 22 marzo abbiamo avuto qualche timido segnale, che potrebbe essere subito smentito, frutto di chiusure recenti. Fra 10 giorni potrebbe andare meglio. Ma è a rischio la nostra libertà? Questi democratici della domenica che volevano i pieni poteri, che parlavano con i cittadini attraverso Facebook (mentre Conte non lo può fare) mostrano di non aver capito una sola cosa: la democrazia non è in pericolo. Una volta Giulio Andreotti, di fronte a chi gli agitava la minaccia di un colpo di Stato, rispose: «Non è possibile, non c’è lo Stato». Io, più modestamente, credo di conoscere gli apparati di forza e se c’è qualcuno a cui possano venire cattive idee, in sono 10 pronti ad arrestarlo.

LA LOMBARDIA DOVRÀ CAMBIARE MODELLO SANITARIO

L’altra guerricciola si svolge sul fronte lombardo. È difficile negare, lo ha raccontato bene Selvaggia Lucarelli, che quella regione paghi il prezzo di come è stata amministrata e di come è governata oggi. Poi ci sono cose strutturali, ci sono più fabbriche, più densità di popolazione, aria più inquinata. Tuttavia è del tutto evidente che la classe dirigente leghista che tutti, dico tutti, avevamo apprezzato, questa volta è stata al di sotto dei suoi compiti. Lamentosa, inetta e soprattutto poco libera.

In Lombardia si sta combattendo un’altra battaglia che è una battaglia italiana. L’ha capito Bruno Vespa quando ha vergognosamente attaccato le Ong fra cui Gino Strada e Medici senza frontiere. Vespa sa quel che vuole un certo mondo e lo racconta, ovviamente gratuitamente. Il “modello lombardo” è lo spostamento di risorse pubbliche a favore del privato che ha garantito una sanità efficiente in tante patologie ma che mostra la propria fragilità nel male del nostro tempo, le epidemie. Il tema va rovesciato. I privati si facciano pagare dai privati, il pubblico lo paghiamo noi. La Lombardia non può pensare di uscire da questo dramma con lo stesso sistema sanitario immaginato da Roberto Formigoni e magari rilucidato da Guido Bertolaso.

 

 

fonte: https://www.lettera43.it/sanita-privata-lombardia-coronavirus/?refresh_ce

 

La sanità privata pagata da noi: come è crollato il modello Lombardia sotto i colpi del coronavirusultima modifica: 2020-03-25T23:05:31+01:00da eles-1966
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