Le potenzialità della canapa in agricoltura sostenibile

 

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Le potenzialità della canapa in agricoltura sostenibile

 

È boom di coltivazione di canapa (cannabis sativa) in Italia. Questo quanto emerso durante la presentazione, al Forum internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione di Cernobbio, del primo studio sulle potenzialità economiche e occupazionali della coltivazione,  trasformazione e distribuzione della cannabis indica ad uso terapeutico in Italia.

La canapa, sottolinea anche Coldiretti, sta prepotentemente tornando nelle campagne: nel 2014 è stato registrato un aumento del 150% dei terreni coltivati a scopo tessile, edile, cosmetico ecc.

Durante quest’anno, sono raddoppiate le aziende agricole coinvolte nella semina di canapa e gli ettari coltivati in Italia sono passati da circa 400 del 2013, a 1000 del 2014. Le regioni interessate sono diverse: dalla Puglia al Piemonte, dal Veneto alla Basilicata, fino a toccare Friuli, Sicilia e Sardegna.

Secondo Coldiretti, è un vero e proprio boom “spinto dalle molteplici opportunità di mercato che offre questa coltivazione particolarmente versatile e dalla quale si ottengono dai tessuti ai materiali edili, ma anche olio, vernici, saponi, cere, cosmetici, detersivi, carta o imballaggi”.

Si tratta di un ritorno a un tipo di coltivazione che fino agli anni ’40 era più che diffusa in Italia, se si considera che il nostro Paese era il secondo maggior produttore di canapa al mondo, al primo posto, però, per ciò che riguardava la qualità.

Il declino si è avuto con l’imposizione sul mercato delle fibre sintetiche e con la campagna internazionale contro gli stupefacenti che ha demonizzato l’utilizzo e la coltivazione di questa pianta.

Oggi, invece, le istituzioni sono consapevoli dell’esigenza di creare un quadro legislativo meno rigido, che possa valorizzare le caratteristiche distintive della canapa italiana: in Parlamento sono state presentate ben tre proposte di legge.

Secondo quanto affermato da Roberto Moncalvo, presidente della Coldiretti: “Il boom della coltivazione della canapa è un’ottima dimostrazione della capacità delle imprese agricole di scoprire e sperimentare nuove frontiere e soddisfare i crescenti bisogni dei nuovi consumatori”, aggiungendo che “proprio da queste esperienze di green economy si aprono opportunità di lavoro nelle campagne che possono contribuire alla crescita sostenibile e alla ripresa economica ed occupazionale del paese”.

Canapa quindi come nuove opportunità di sviluppo agricolo, volto a risollevare il settore.

Nel nostro Paese, in questi termini, sono diversi i progetti avviati e che sfruttano le diverse proprietà della canapa.

Una, tra le più importanti, è la capacità di assorbire gli agenti inquinanti e i metalli pesanti presenti nel terreno. In tal senso, infatti, la coltivazione di questa pianta potrebbe essere utilizzata per la riqualificazione, economica e del tutto naturale, di zone altamente inquinate, così come già avviene nella provincia di Taranto.

Non solo. Questa pianta, infatti, può essere trasformata in materia prima da adoperare in diversi settori che vanno dalla cosmesi naturale e biologica, al settore tessile, fino ad arrivare alla bioedilizia.

Per quanto riguarda la cosmesi, la canapa è considerata una risorsa utile per le sue sostanze nutrienti con le quali possono essere creati cosmetici biologici adatti a molti tipi di pelle, anche le più sensibili.

Come ha fatto ad esempio un nuovo progetto, nato nel territorio marchigiano, e che ha portato alla nascita di cosmetici biologici a base di canapa. Una sorta di filiera etica a chilometro zero che ha visto la collaborazione tra diverse realtà produttive e a basso impatto.

Nuove opportunità di lavoro quindi, per raggiungere reddito e occupazione nel rispetto dell’ambiente, permettendo di rimanere e lavorare nella propria terra.

 

fonte: https://www.ambientebio.it/ambiente/green-economy/canapa-in-agricoltura-sostenibile/

La scienza conferma: dove la cannabis è legale il consumo di alcol diminuisce in modo drastico

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La scienza conferma: dove la cannabis è legale il consumo di alcol diminuisce in modo drastico

Negli stati americani dove la cannabis è legale, anche solo a uso terapeutico, il consumo di alcolici è calato in percentuali comprese tra il 13,8 e il 16,2%. Questo il risultato di una ricercacondotta dell’Università del Connecticut e dalla Andrew Young School of Policy Studies ad Atlanta.

I due enti di ricerca hanno monitorato le vendite di prodotti alcolici nell’arco di 10 anni (tra il 2006 e il 2015) in oltre 2000 contee Usa dove la cannabis è legale a scopo terapeutico, verificando che ovunque le vendite di alcolici sono drasticamente diminuite.

Un risultato che conferma empiricamente ciò che molte ricerche ipotizzano da tempo: la cannabis va considerata un ottimo rimedio contro la dipendenza da alcol, una piaga che ogni anni provoca oltre tre milioni di morti nel mondo.

Già nel 2014 un’approfondita ricerca condotta dall’Alcohol Research Group della California aveva analizzato la cannabis come potenziale sostitutivo dell’alcol in base alla soddisfazione dei 7 parametri che la letteratura medica richiede siano assolti dalle sostanze terapeutiche contro le dipendenze, scoprendo che la cannabis ne soddisfa 6 su 7 e quindi va ritenuto un sostitutivo molto efficace.

Anche perché attualmente di terapie veramente efficaci e soddisfacenti contro l’alcolismo non ce ne sono. Sino ad oggi i farmaci considerati più promettenti nella realizzazione di una terapia sostitutiva dell’alcolismo sono il benzodiazepine e gli agonisti GABAergici, tuttavia entrambi mostrano alcune problematiche: e benzodiazepine sono in grado di prolungare il rischio di ricaduta, mentre gli agonisti GABAergici come il Baclofen, se da una lato riducono l’abuso di alcol e migliorano le funzioni epatiche, dall’altro aumentano la sonnolenza alcol-correlata e possono condizionare gravemente le capacità funzionali dell’individuo.

Ora questa ricerca conferma: la cannabis merita di essere studiata ed applicata veramente, quanto meno a livello sperimentale, in quanto potrebbe rivelarsi la miglior medicina contro la dipendenza da alcol.

 

 

fonte: http://www.dolcevitaonline.it/la-scienza-conferma-dove-la-cannabis-e-legale-il-consumo-di-alcol-diminuisce-in-modo-drastico/

La dott.ssa Sara Carsena: “i potenziali effetti antitumorali della cannabis”

 

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La dott.ssa Sara Carsena: “i potenziali effetti antitumorali della cannabis”

I potenziali effetti antitumorali della cannabis raccontati dalla dottoressa Sara Carsena

Probabilmente molti lettori già  sapranno che la Cannabis è nota da tempi antichi per i suoi impieghi medici oltre che tessili. Le attività terapeutiche si devono soprattutto, ma non solo, al contenuto di cannabinoidi (CB) e in particolare al cannabidiolo e al ben noto Δ9-THC.

Attualmente, gli usi indicati dal ministero della Salutecomprendono il controllo del dolore (ad es. lesioni spinali), il trattamento di nausea ed emesi (chemio/radioterapia), la stimolazione dell’appetito, oltre all’effetto ipotensivo nel trattamento del glaucoma e quello antispastico per la sindrome di Tourette. Se queste informazioni sono ormai alla portata dei più, forse non tutti sono a conoscenza di veri e propri effetti antitumorali dei cannabinoidi.

Sono sempre maggiori, infatti, le evidenze scientifiche che sostengono le attività d’inibizione della crescita tumorale in cellule in vitro e in modelli animali.1 Dalla fine degli anni Novanta ad oggi, sono stati condotti studi volti a delucidare queste attività che vedono protagonisti cannabinoidi endogeni, naturali e composti di sintesi. Il coinvolgimento del sistema cannabinoide sembra variare a seconda della manifestazione tumorale. Livelli aumentati di endocannabinoidi si correlano, ad esempio, all’aumento della progressione del melanoma metastatico nell’uomo; 9 di contro, i cannabinoidi possono bloccare lo sviluppo di xenotrapianti di tumore inibendo l’angiogenesi e inducendo l’apoptosi o l’arresto del ciclo cellulare.2, 5,8 Alcuni studi hanno anche dimostrato che i CB sono attivi contro diversi tipi di cellule cancerose tra cui quelle di polmone, seno, prostata, glioma, utero e pancreas.1,4,5,6,7,8,9

In generale, quello che viene alla luce è che gli effetti antitumorali sarebbero dovuti primariamente alla capacità di indurre l’apoptosi (un tipo di morte cellulare programmata che può essere attivata dal nostro organismo).3 A ciò si va anche ad aggiungere una certa capacità di inibire l’angiogenesi (neo-formazioni vascolari attraverso cui il tumore si assicura nutrimento) e l’attività metastatica.7,10,11,12,13 Queste scoperte portano a sperare che i cannabinoidi possano essere impiegati come un innovativo trattamento farmacologico anti-cancro. Di fronte a tanti risultati incoraggianti, non dobbiamo però dimenticare che alcuni studi hanno dato esiti discordanti e che ne serviranno molti altri per comprenderne meglio l’attività.

Dottoressa Sara Carsena – Dottoressa in farmacia laureata con una tesi sugli “Usi terapeutici della cannabis e dei suoi derivati”

Bibliografia

  1. Guzman et al., 2002. “Cannabinoids and cell fate”. Pharmacol. Ther.
  2. Guzmán M., 2003. “Cannabinoids: potential anti cancer agents”. Nat.Rev. Cancer3.
  3. Velasco et al., 2012. “Towards the use of cannabinoids as antitumour agents”. Nat.Rev.Cancer.
  4. Galve-Roperh et al., 2000. “Anti-tumouralaction of cannabinoids: involvement of sustained ceramide accumulation and extracellular signal-regulated kinase activation”. Nat. Med.
  5. Sánchez et al., 2001a. “Inhibition of glioma growth in vivo by selective activation of the CB(2) cannabinoid receptor”. CancerRes.
  6. Casanova et al., 2003. “Inhibition of skin tumor growth and angiogenesis in vivo by activation of cannabinoid receptors”. J.Clin.Invest.
  7. Blazquez et al., 2006. “Cannabinoid receptors as novel targets for the treatment of melanoma”.
  8. Carracedo et al., 2006b. “The stress-regulated protein p8 mediates cannabinoid-induced apoptosis of tumor cells”.
  9. Cianchi, F. et al., 2008. “Cannabinoid receptor activation induces apoptosis through tumor necrosis factor alpha-mediated ceramide de novo synthesis in colon Cancer cells”. Clin. Cancer Res.
  10. Blazquez, C. et al., 2003. “Inhibition of tumor angiogenesis by cannabinoids”. FASEBJ.
  11. Casanova et al. “Inhibition of skin tumor growth and angiogenesis in vivo by activation of cannabinoid receptors”. J Clin Invest., 2003.
  12. Portella et al., 2003. “Inhibitory effects of cannabinoid CB1 receptor stimulation on tumor growth and metastatic spreading: actions on signals involved in angiogenesis and metastasis”. FASEB.
  13. Shay G, Lynch CC, Fingleton B. “Moving targets: emerging roles for MMPs in cancer progression and metastasis”. Matrix Biol, 2015.

 

fonte: http://www.cannabisterapeutica.info/2017/12/23/i-potenziali-effetti-antitumorali-della-cannabis-raccontati-dalla-dottoressa-sara-carsena/

La marijuana uccide le cellule tumorali, lo ammette US National Cancer Institute

 

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La marijuana uccide le cellule tumorali, lo ammette US National Cancer Institute

Gli Stati  Uniti possono essere a un passo  verso la legalizzazione e l’uso ricreativo di marijuana, soprattutto ora che il National Cancer Institute (NCI) ha aggiornato il suo sito nella sezione FAQ (domande e risposte) per includere gli studi comprovanti che la cannabis possa essere riconosciuta come un rimedio naturale per il cancro.
La marijuana uccide le cellule tumorali?
Come riporta Infowars, NCI ha aggiornato la sua pagina per includere vari studi che rivelano come la cannabis “può inibire la crescita del tumore, e come la Marijuana uccide le cellule tumorali,provocando esattamente la morte delle cellule, bloccando la crescita delle cellule, e bloccando lo sviluppo dei vasi sanguigni necessari per i tumori per crescere”, e nel frattempo proteggendo cellule normali e sane.
l’NSC ha dichiarato:
“Uno studio di laboratorio di cannabidiolo (CBD) di recettori estrogeni positivi hanno dimostrato che le cellule del cancro al seno che sono negativi dei recettori degli estrogeni causano la morte delle cellule tumorali mentre ha scarso effetto sulle cellule normali del seno. Gli studi in modelli murini di cancro al seno metastatico hanno dimostrato che i cannabinoidi possono diminuire la crescita, il numero, e la diffusione dei tumori. ”
L’elenco completo fornito dal National Cancer Institute continua:
I cannabinoidi possono inibire la crescita del tumore, provocando la morte delle cellule, bloccando la crescita delle cellule, e bloccando lo sviluppo dei vasi sanguigni necessari per i tumori per crescere. Studi di laboratorio e su animali hanno dimostrato che la marijuana uccide le cellule tumorali, proteggendo le cellule normali.
I cannabinoidi possono proteggere contro l’infiammazione del colon e possono avere un potenziale nel ridurre il rischio di cancro al colon, ed eventualmente nel suo trattamento.
Uno studio di laboratorio di delta -9-THC in carcinoma epatocellulare (tumore del fegato), mostrò che le cellule tumorali sono state danneggiate o uccise . Lo stesso studio di delta-9-THC in modelli di cancro al fegato ha dimostrato di avere effetti anti-tumorali. Delta-9-THC ha dimostrato di provocare questi effetti agendo su molecole piccole che possono anche essere trovate a quelle più gravi di cancro ai polmoni e alle cellule del cancro al seno.
Uno studio di laboratorio di cannabidiolo (CBD) di recettori estrogeni positivi e le cellule del cancro al seno negativo dei recettori degli estrogeni ha dimostrato che ha causato la marijuana uccide le cellule tumorali mentre ha scarso effetto sulle cellule normali del seno. Studi del carcinoma mammario metastatico hanno dimostrato che i cannabinoidi possono diminuire la crescita, il numero, e la diffusione dei tumori.
Uno studio di laboratorio di cannabidiolo in cellule di glioma umano ha dimostrato che quando viene somministrato insieme con la chemioterapia, CBD può rendere la chemioterapia più efficace e aumentare la morte delle cellule tumorali senza danneggiare le cellule normali. Gli studi hanno mostrato che CBD insieme con delta-9-THC può rendere la chemioterapia più efficace.
Questi studi sono considerati dal NCI come preclinici. Erano tutti fatti usando animali. Secondo loro, nessuno studio clinico di consumo di cannabis per il trattamento del cancro negli esseri umani è stato mai pubblicato.
Delta-9-THC e altri cannabinoidi stimolano l’appetito e possono aumentare l’assunzione di cibo.
I Recettori dei cannabinoidi sono stati studiati nel cervello, nel midollo spinale, e nelle terminazioni nervose in tutto il corpo per capire il loro ruolo nella riduzione del dolore.
I cannabinoidi sono stati studiati per gli effetti anti-infiammatori che possono svolgere un ruolo nella riduzione del dolore.
Ma non è tutto, nel mese di aprile, il NIDA ha dichiarato:
“La prova da uno studio sugli animali suggerisce che gli estratti della pianta di marijuana possono ridurre una delle più gravi forme di tumori cerebrali. La ricerca nei topi ha dimostrato che questi estratti, se usati con le radiazioni, aumentato gli effetti cancro-uccisione della radiazione stessa. “
Come possono le agenzie governative concludere quanto sopra e la maggiorparte dei paesi al mondo ancora classificano la marijuana come una “droga senza scopi medicinali”? Forse questo video vi illuminerà sui veri motivi.

Nonostante i numerosi benefici dimostrati della marijuana, la maggiorparte dei Governi di tutto il mondo , inclusa l’Italia la mantengono illegale mentre dall’altro lato si approvano la prescrizione di farmaci costosi con più effetti collaterali e con molto meno ricerca.

tratto da: http://curiosity2017.blogspot.it/2017/04/la-marijuana-uccide-le-cellule-tumorali.html

Dai mattoni agli scooter, ecco quello che si può fare con i residui di canapa!

 

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Dai mattoni agli scooter, ecco quello che si può fare con i residui di canapa!

 

Mattoni e scooter, ecco i materiali dai residui di canapa

Presentati a Bruxelles i risultati del progetto Multihemp

BRUXELLES, 17 NOV – Far avanzare la conoscenza scientifica sulla canapa per sfruttarne la versatilità per costruire materiali ‘verdi’ e alternative sostenibili alle fibre sintetiche. Questa è la filosofia del progetto Multihemp, finanziato dall’Ue e coordinato da Stefano Amaducci, docente all’Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano, che ha partecipato alla infoweek del programma Horizon 2020, terminata oggi a Bruxelles. “Il progetto è iniziato nel 2012, si è concluso lo scorso aprile – racconta Amaducci – e ha raggiunto risultati tangibili”. Come innovativi materiali da costruzione a base biologica, tra cui un sistema di isolamento prodotto dal partner del progetto Ventimola. O i pannelli in fibra e i muri a base di canapa sviluppati dall’azienda italiana Cmf Technology di Modena. L’industria moderna della canapa, coltivata su 33mila ettari nell’Ue, è in pieno sviluppo. “La bioedilizia copre ormai il 16% dell’uso del canapulo, che è il residuo dell’estrazione della fibra”, prosegue Amaducci, mentre “il recupero degli scarti di trebbiatura vengono sempre più impiegati nell’industria farmaceutica e cosmetica”. La frontiera sono i biocompositi, materiali formati da resine e rinforzati da fibre naturali, per materiali di costruzione di automobili o scooter.(ANSA).

fonte: http://www.ansa.it/europa/notizie/agri_ue/innovazione/2017/11/17/mattoni-e-scooter-ecco-i-materiali-dai-residui-di-canapa_d17d1711-fef1-4dd7-a2d5-31d29e1abf05.html

Multihemp: il super progetto europeo per riscoprire la fibra di canapa

In Italia la canapa sta facendo la sua ricomparsa nei campi da nord al sud, con un mercato che si sta sviluppando in larga parte intorno alla lavorazione di canapa da seme per ottenere prodotti alimentari. Il valore aggiunto della pianta di canapa sta però nella fibra, considerata in passato come “l’oro verde”.

“La canapa è sempre stata una coltura da fibra, e l’industria europea è ancora oggi basata sul mercato della fibra”, racconta Stefano Amaducci, professore della facoltà di Agraria dell’Università del Sacro Cuore di Milano che ha coordinato Multihemp, un grande progetto finanziato dall’Unione Europea e conclusosi da poco. “Il seme in teoria sarebbe un co-prodotto ed i procedimenti industriali sono quelli che avvengono sullo stelo e sulla fibra”, continua a spiegare Amaducci specificando che: “Quello del seme è invece un mercato agricolo. Da due o tre anni l’incremento della superficie coltivata a canapa in Europa è però dovuto esclusivamente alla canapa da seme perché il mercato della fibra è rimasto uguale dal 2010”.

E così è nato Multihemp: 22 partner di cui 13 piccole e medie imprese provenienti da 11 Paesi europei, con il coinvolgimento anche della Cina con lo scopo “di avanzare la conoscenza scientifica necessaria per rinnovare ed espandere il mercato dei prodotti a base di canapa”. Un progetto biotecnologico, come ha evidenziato Amaducci, “incentrato sul tentativo di dare anche alla canapa quegli strumenti legati alle conoscenze genetiche e fisiologiche che permettono di avere un miglioramento genetico moderno, oltre ad aver sviluppato diversi prodotti ed applicazioni d’uso”.

Cos’è il progetto Multihemp?
E’ iniziato nel 2012 ed ultimato il 28 di febbraio 2017. E’ un progetto ampio finanziato dall’Unione europea con 6 milioni di euro a fronte di un costo totale di 8 milioni. Essendo un progetto di ricerca e sviluppo lo scopo principale è stato quello di avanzare la conoscenza scientifica necessaria per consolidare e rinnovare il mercato dei prodotti rinnovabili a base di canapa. C’erano un’ampia serie di obiettivi specifici, alcuni legati a destinazioni d’uso precise come prodotti che abbiamo sviluppato, anche se il progetto era incentrato più che altro sul dare anche alla canapa quelle conoscenze fisiologiche e genetiche che permettessero di fare un miglioramento genetico moderno. Chi oggi fa breeding con la canapa lo fa seguendo le procedure degli anni ’60, non ci sono marcatori molecolari o conoscenze fisiologiche particolari.

Un sistema d’isolamento basato su dei fiocchi di canapa, ideato per il nord europa dove sono presenti i doppi muri, con la possibilità di iniettare all’interno di questa doppia camera i diversi materiali. E’ un sistema che l’azienda partner Ventimola sta cercando di commercializzare, con un’altra azienda di produttori di canapa, Planet Chanvre, che ha costruito un impianto con tecnologia tedesca a nord di Parigi e che è interessata ad usare la fibra di canapa per questo sistema.
Altra applicazione è la realizzazione di pannelli a base di canapa e canapulo in particolare, che ha visto CMF Technology sviluppare lo spin off CMF Greentech azienda italiana che ha fatto l’upgrade industriale ed ha presentato il proprio impianto produttivo a Ecomondo a Rimini.
Poi abbiamo un’altra destinazione che è quella della fibra di canapa come rinforzo di materiali compositi dall’alto valore aggiunto e prodotti cosmetici: un’azienda spagnola Ctaex, che in realtà è un istituto di ricerca, ha realizzato una serie di prodotti a base di olio di canapa come creme, lozioni e shampoo. Invece con l’Università di York, che ha una piattaforma di bioraffineria, abbiamo provato a dare valore aggiunto ai sottoprodotti della lavorazione. Quando ad esempio si estrae la fibra dal canapulo rimane la polvere ed è stata valutata la possibilità di utilizzarla per produrre bioetanolo, oppure hanno fatto delle analisi sugli scarti delle acque di macerazione della canapa.
Abbiamo inoltre sviluppato la possibilità di utilizzare gli scarti della trebbiatura per estrarre cannabinoidi. E’ un dottorando di ricerca che sta seguendo il progetto dopo una prima pubblicazione.

E di cos’altro si è occupato il progetto?
Di aspetti fisiologici e genetici per cercare di migliorare la canapa ad esempio per la qualità della fibra. L’Università di York aveva già realizzato una varietà di canapa ad alto oleico in modo da aumentare la “vita” dell’olio di canapa. Può tornare utile perché la canapa coltivata in terreni inquinati dove non si può pensare a produzioni alimentari, la varietà alto oleico potrebbe essere molto interessante per destinazioni tecniche come ad esempio le bioplastiche o la fibra per materiale di rinforzo.
Abbiamo poi lavorato sull’individuazione di marcatori molecolari per poter fare il miglioramento genetico e capire quali fossero i geni legati a caratteristiche interessanti come la sensibilità al fotoperiodo, la qualità della fibra e cose di questo tipo.
Poi abbiamo valutato tutta la parte delle tecniche culturali come il livello di azoto, la densità piante, l’epoca di raccolta e di semina influenzassero la produzione e la qualità della fibra. Con l’Università di Brema abbiamo sviluppato un sistema per valutare la qualità: in tutti i settori legati alla fibra naturale, cotone a parte, ci sono poche modalità per stabilire i parametri della qualità della fibra con nuovi parametri qualitativi come la decorticabilità e l’efficienza con la quale riusciamo ad estrarre la fibra dalla pianta.

Secondo lei come inciderà questa ricerca sullo sviluppo della canapa italiana?
Questo progetto era maggiormente incentrato sulla fibra perché la canapa di base è sempre stata una coltura da fibra e l’industria della canapa, in Europa, è un’industria della canapa da fibra. Sullo stelo infatti c’è bisogno di vere e proprie lavorazioni industriali, cosa che non avviene per la canapa alimentare, che ha un mercato prevalentemente agricolo. In Italia oggi la canapa è essenzialmente una coltura da seme.

Il motivo è che non abbiamo le industrie che effettuano queste lavorazioni?
Sì, ma dobbiamo anche chiederci perché non abbiamo questo tipo di industrie. Dietro c’è un mercato della fibra stagnante, che non sta crescendo e rimane nella testa di chi crede che possa essere interessante. Oltre al fermento al quale stiamo assistendo nel nostro Paese, c’è bisogno che ci sia una crescita del mercato. Il mercato della fibra della canapa comprende la carta e poi quelli emergenti o più consolidati come quello del biocomposito per l’automobile e tessili tecnici. Il settore dell’automobile, quello più redditizio, è però legato a quelle poche aziende che la utilizzano ma che potrebbero ad esempio usare il kenaf o un’altra fibra, quindi è un mercato che stiamo difendendo e che non è in espansione. Visto che se ne parla da 20 anni io, da ricercatore, comincio a farmi delle domande. E’ da anni che si parla del mercato dei biocompositi come di un possibile “sleeping giant” un gigante addormentato in procinto di svegliarsi, ma alla fine c’è bisogno di un cambiamento anche a livello di consumatori che apprezzino la fibra naturale fatta in Europa e creino quel valore aggiunto che secondo me oggi la filiera dal basso non è in grado di creare.

C’è un possibile mercato tessile che unisca il made in Italy ad una fibra italiana?
Sì, senza ombra di dubbio. Il problema è come alimentarlo. C’è un mercato per la canapa tessile, il problema è che non c’è la canapa tessile.

E’ un cane che si morde la coda?
Paradossalmente c’è la fibra tecnica e tutti quelli che hanno impianti da canapa da fibra in Europa, viaggiano ad un livello di produzione inferiore alle capacità. Questo succede perché il mercato della fibra tecnica è quello. E quindi anche l’idea di fare un impianto da fibra è difficile da realizzare a meno che non si abbia già un mercato di riferimento, o un’idea di utilizzarla in un’applicazione costruendo un piccolo impianto mirato. Oggi bisogna fare uno sforzo per creare il mercato. Invece sul tessile il mercato c’è già e quindi vale il discorso opposto. Il problema è che la fibra che c’è oggi sul mercato è fibra tecnica. Il mercato tessile è un’idea che si può sviluppare dove il costo della manodopera è più basso anche perché è paradossale che la più grossa produzione per quantità e qualità di lino (fibra lunga) al mondo è in Francia, ma la fibra francese va in Cina. Inoltre in Italia nessuno parla di macerazione, che per la canapa tessile è un problema fondamentale.

Si era provato a meccanizzare la macerazione negli anni ’60?
Negli anni ’60, l’ultimo tentativo di salvare l’agonizzante canapa italiana fu quello di meccanizzare la macerazione in acqua. Venendo create delle macchine che mettevano gli steli di canapa in acqua e poi li tiravano fuori. Oggi sarebbe una cosa impensabile per i costi.

Quale potrebbe essere la soluzione?
Potrebbe essere quella della macerazione in campo facendo poi una stigliatura non lunga, per un fibra che possa essere cardabile come la lana.

Ed il futuro della canapa italiana come lo vede?
Lo vedo confuso, perché immagino che partiranno tanti piccoli progetti a livello regionale. Quindi vedo un futuro frammentato. Federcanapa, io faccio parte del Consiglio scientifico, potrebbe essere una realtà nazionale che si propone di coordinare le attività e le conoscenze. Forse con la nuova legge nascerà un progetto nazionale, perché se no il rischio è che ogni regione finanzi, per il fascino della canapa, piccoli progetti che poi vengono replicati, senza nessun tipo di coordinamento.

Mario Catania 

fonte: http://www.canapaindustriale.it/2017/04/29/multihemp-il-super-progetto-europeo-per-riscoprire-la-fibra-di-canapa/

 

Le piante proibite – Quelle piante che fanno bene alla nostra salute ma che non fanno arricchire le Multinazionali!

 

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Le piante proibite – Quelle piante che fanno bene alla nostra salute ma che non fanno arricchire le Multinazionali!

Potrebbe sembrare un paradosso o un cortocircuito logico, ma in realtà esistono un’infinità di piante in grado di curare le patologie che ci affliggono, come e spesso meglio di quanto non facciano i farmaci sintetici tradizionali, ma la loro coltivazione, commercializzazione e diffusione è in varia misura vietata o limitata dai governi nazionali e sovranazionali in quanto potrebbe nuocere ai profitti delle multinazionali farmaceutiche. Le più note sono la cannabis e la stevia, al cui riguardo esiste un’ampia letteratura scientifica che ne comprova le qualità, ma accanto ad esse se ne possono annoverare molte altre dalle proprietà non certo meno sorprendenti.

L’Artemisia Annua, originaria della Cina e criminalizzata dall’industria farmaceutica fino al punto che l’OMS dal 1995 raccomanda ai governi del mondo di non diffonderla alla popolazione, è unpotente antibiotico che può essere usato contro la malaria e funziona molto meglio di quelli costosi che vengono venduti dalle multinazionali, dal momento che a differenza dei farmaci non riduce le difese immunitarie dell’organismo e al contrario vanta anche interessanti proprietà antitumorali.

L’Epilobium parviflorum cura i problemi della prostata e vanta un’ampia letteratura di successi anche in casi di tumori alla prostata considerati senza speranza dalla medicina ufficiale.

La Cassia obtusifolia è una pianta eccezionale che può venire usata per la cura del Parkinson e dell’Alzheimer.

La Celidonia maius è un potente antibiotico, brucia le verruche, cura la cataratta e le infiammazioni agli occhi, semplicemente sfregandoli con il suo succo giallo.

La Lippia dulcis è uno zucchero dolcissimo, usato nell’antichità dagli aztechi, che le case farmaceutiche hanno già brevettato benché non lo usino ancora preferendo guadagnare sull’aspartame che è cancerogeno, cura anche la tosse i crampi addominali ed i vermi intestinali.

L’Hypericum perforatum combatte la depressione molto meglio del Prozac.

La Tormentilla dissolve e secca le emorroidi.

Il Lepidium latifolium dissolve i calcoli renali, anche quelli più grandi dopo un solo mese d’infusioni.

La lattuga virrosa risolve i problemi d’insonnia.

La Vitex agnus – castus è un arbusto che si racconta debba il suo nome al fatto di venire usato in antichità nei monasteri per abbassare la libido. I suoi rametti si tagliano per fare delle infusioni depurative che sono utili per combattere i problemi della menopausa, del fegato e dell’acne ed inoltre aiutano a dimagrire.

Il fiore e la foglia del sambuco sono utili per espettorare quando si hanno la tosse e il raffreddore, calmano i problemi agli occhi e sono anche diuretici.

La Achillea o minerama è indicata per tutti i problemi mestruali.

La Perilla frutescens che ha origini giapponesi viene da sempre usata nella preparazione del sushi per evitare allergie alimentari. I suoi semi sono un grande antistaminico che cura ogni tipo di allergie, comprese riniti ed asma. Inoltre è efficace nella cura del cancro al seno, riduce l’ipertensione e contiene molti omega3.

Il Jambu è un ottimo anestetico per le ulcere della bocca, riduce l’obesità perché brucia i grassi, cura la candida ed è un antibatterico.

Il tulsi sanctum (o basilico sacro) combatte l’acne, protegge contro il diabete, ha proprietà antitumorali, ha potere antibiotico, cura la tosse e le bronchiti, combatte la carie ed allieva le emicranie. In India ne esiste praticamente una pianta in ogni casa.

Alcune varietà di Kalanchoe sono efficaci nella cura del cancro arrivando a dissolvere a poco a poco i tumori. Utilizzate su persone alle quali la medicina ufficiale aveva dato pochi mesi di vita hanno portato alla guarigione molte di loro dopo che la chemio e la radio avevano fallito.

La prospettiva di curarsi con le piante, come l’uomo ha fatto per millenni, potrebbe aprire orizzonti inimmaginabili a tutti noi “farmaco dipendenti”, basterebbe la volontà di provarci e non soggiacere ai dettami delle multinazionali farmaceutiche che troppo spesso ci avvelenano, con la compiacenza dei governi e di buona parte della classe medica.

 

tratto da: http://www.dolcevitaonline.it/quelle-piante-che-fanno-bene-ma-sono-osteggiate-da-chi-governa/

14.000 anni di canapa italiana

 

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14.000 anni di canapa italiana

 

Proseguendo gli studi sugli aspetti storici delle piante psicoattive, e focalizzando ora l’attenzione sulla presenza della canapa in Italia, sono giunto all’elaborazione di una mappa, che presento in anteprima in questa sede, in cui ho riunito i più antichi ritrovamenti di questa pianta attestati dagli scavi archeologici. Le date presenti nella mappa sono da intendersi prima della nostra era (a.C.), ad eccezione di quelle indicate con “dc”, che sono evidentemente della nostra era.

Che la canapa fosse presente in Europa allo stato selvatico da molto tempo prima che l’uomo iniziasse a coltivarla, è confermato dalle analisi polinimetriche dei carotaggi ambientali (prelievi di campioni di suoli incontaminati dalle attività antropiche), e i dati più antichi, raggiungenti l’inizio dell’Olocene, sono per ora venuti alla luce proprio in Italia: nel lago di Albano, in provincia di Roma, con una datazione del 11.500 a.C., e nei fondali costieri dell’Adriatico centrale, con le prime datazioni all’11.000 a.C., in un tempo in cui il livello del mare era più basso di quello attuale (Mercuri et al., 2002); seguono la data del 9000 a.C. del Lago Grande di Monticchio (Potenza) (Huntley et al, 1996), e quella del 6800 a.C. nella regione del lago di Nemi (Roma) (Mercuri et al., 2002).

Quindi, la canapa è presente in Italia da almeno 13.500 anni, e ciò a discapito di quanto continuano a riportare diversi studiosi stranieri, ancora convinti che questa pianta sia stata portata dall’uomo dall’Asia in Europa in periodi posteriori. La realtà è che la canapa è presente da sempre, o per lo meno da un certo “sempre”, in Europa e nel Mediterraneo, così come in Asia.

Per i periodi successivi, siamo a conoscenza di ritrovamenti neolitici di polline di canapa in contesti perlopiù antropici, a indicazione di una sua probabile coltivazione. È il caso, ad esempio, del recente ritrovamento di polline di canapa in tre siti del Neolitico Medio (4500-4000 a.C.) dell’Emilia-Romagna, localizzati nelle aree attualmente occupate dai centri urbani di Piacenza (località Le Mose), Parma (via Guidorossi) e Forlì (via Navicella) (Marchesini et al., 2011-13), mentre in Lombardia la sua presenza è testimoniata a partire dal 5000 a.C. nei pressi di alcuni laghi: Annone (Lecco), Alserio (Como), Garda (Brescia), oltre al lago trentino di Ledro.

Per quanto riguarda l’Età del Ferro (periodo romano), un dato interessante riguarda una nave da guerra punica naufragata in Sicilia all’altezza dell’Isola Lunga, fra Marsala e Trapani, datata al II secolo a.C., e fra i cui resti sono venuti alla luce due ceste contenenti fusti di canapa. Le due ceste sono state rinvenute all’altezza della supposta cucina di bordo, e il contesto ha fatto ipotizzare che la canapa venisse impiegata come fonte psicoattiva dai marinai della nave (Frost et al., 1976). Si tratterrebbe quindi di uno dei rari indizi europei per quei periodi storici di una conoscenza e impiego della canapa per scopi inebrianti.

Un ulteriore dato significativo, di natura iconografica, riguarda un vaso di terracotta rinvenuto in una tomba etrusca a Cerveteri, datato all’VII secolo a.C. Il vaso è decorato con scene che riportano il mito greco degli Argonauti, e in una di queste sono raffigurati gli Argonauti che trasportano una lunga vela nell’atto di imbarcarla su una nave (Belelli, 2002-03). Su un lato della vela è presente la scritta kanna, che è stata interpretata dagli studiosi come una traslitterazione etrusca del termine greco kannabis, cioè canapa. La singolarità del reperto risiede nel fatto che anticipa di due secoli la più antica testimonianza scritta europea riguardante la canapa, che era sempre stata ritenuta quella riportata nel famoso passo sugli Sciti da Erodoto nel V secolo a.C. (Rix, 2002-03).

Altro dato interessante riguarda il ritrovamento di canapa a Pompei, con datazione al 79 d.C., che ho già presentato nel numero 64 di Dolce Vita

fonte: http://www.dolcevitaonline.it/14-000-anni-di-canapa-italiana/

14.000 anni di canapa italiana

La fantastica invenzione di due ragazzi Siciliani: la Bioplastica di Canapa. Una scoperta che potrebbe cambiare il mondo.

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La fantastica invenzione di due ragazzi Siciliani: la Bioplastica di Canapa. Una scoperta che potrebbe cambiare il mondo.

Kanèsis, la startup italiana che ha inventato la bioplastica di canapa

di OTTAVIA ZANETTA

Kanèsis, startup siciliana promotrice dell’economia circolare, inventa una bioplastica nata dall’unione tra la canapa e gli scarti vegetali.

Da due giovani siciliani nasce la rivoluzione della bioplastica sostenibile che unisce la canapa agli scarti vegetali delle aziende agricole. Secondo la filosofia di Kanèsis, infatti, si possono sostituire i materiali petrolchimici con composti di origine vegetale, supportando così l’economia circolare.

La storia di Kanèsis

Dalla crasi tra canapa e kinesis (“movimento” in greco) nasce Kanèsis, startup che dopo anni di ricerca e sperimentazione ha preso vita nel 2015 dall’idea di Giovanni Milazzo e Antonio Caruso con il desiderio di valorizzare gli scarti di filiera. L’obiettivo è di creare un’impresa che diffonda in Sicilia l’innovazione nel rispetto di un modello di economia circolare e sostenibilità grazie a Hempbioplastic (Hbp), una bioplastica composta principalmente da canapa (hemp in inglese) unita ad altri scarti vegetali, il tutto concentrato in un filamento che può essere utilizzato nella stampa 3d.

I due co-fondatori della società si sono ispirati ai principi della chemiurgia, la branca dell’industria e della chimica applicata che si occupa della preparazione di prodotti industriali esclusivamente da materie prime agricole e naturali, facendo quindi solamente uso di risorse rinnovabili, creando così un ponte tra il settore primario e quello secondario. Aggiungendo eccedenze agricole a matrici vegetali esistenti si può conferire ai termoplastici proprietà innovative. In questo modo gli avanzi diventano funzionali alle esigenze degli impianti moderni e si può avviare una ristrutturazione del sistema di approvvigionamento industriale.

Il successo di Hempbioplastic

Dopo vari tentativi Milazzo e Caruso sono arrivati a sviluppare Hbp, un biocomposito (materiale composito che contiene fibre naturali) che è il concorrente più valido dell’attuale Acido polilattico (Pla), ovvero la bioplastica più usata al mondo che deriva da risorse biologiche rinnovabili come l’amido di mais e la canna da zucchero. Hempbioplastic è più leggera del 20 per cento e più resistente del 30 per cento rispetto all’acido polilattico. Inoltre il filamento risulta essere adatto alla tecnica di Fused deposition modelling (Fdm), la tecnologia di produzione di cui si avvale la stampa 3d, oltre che avere un prezzo concorrenziale.

All’inizio del progetto è stato creato un modello di occhiali quasi interamente in bioplastica a base di canapa utilizzando la stampa 3d che ha permesso alla startup di lanciare una campagna sulla piattaforma online di crowdfunding Kickstarter nel 2016. Ma ora i settori in cui opera Kanèsis si sono ampliati, spaziando dalla tecnologia per l’agricoltura, all’imballaggio.

La collaborazione tra aziende agricole e industria

Kanèsis progetta e realizza materiali termoplastici su richiesta del cliente che può inviare la scheda tecnica del materiale di origine petrolchimica che vuole sostituire, così da verificare la fattibilità di un composito equivalente di origine naturale. La startup sviluppa i prototipi che i modellatori studiano a partire dalle richieste collaborando con studi di architettura e di design.

Kanèsis si avvale di biomasse derivate da scarti agricoli e in questo modo le filiere in questo settore collaborano con quello secondario ricavando profitto dallo smantellamento di biomasse di scarto. La biomassa agricola viene usata come riempitivo e risulta essere una scelta vantaggiosa in quanto offre un costo ridotto e migliori proprietà meccaniche, rispettando l’ambiente. Le industrie quindi possono abbandonare i materiali plastici e disporre invece di materie prime ottenute in modo sostenibile e a un prezzo di mercato concorrenziale poiché parte di esse derivano dagli scarti delle filiere agricole. L’obiettivo dei due giovani siciliani è quello di rivoluzionare il mondo delle bioplastiche già presenti sul mercato e di rendere il percorso di filiera ancora più sostenibile.

fonte: http://www.lifegate.it/persone/stile-di-vita/kanesis-bioplastica-canapa

Correva l’anno 1941. Henry Ford realizzò un’auto interamente realizzata in canapa e alimentata ad olio di canapa. Economica, resistente ed ecologica. Ma poi le Lobby si resero conto che la Canapa per loro era un pericolo e…

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Correva l’anno 1941. Henry Ford realizzò un’auto interamente realizzata in canapa e alimentata ad olio di canapa. Economica, resistente ed ecologica. Ma poi le Lobby si resero conto che la Canapa per loro era un pericolo e…

Vi consigliamo di leggere:

Non è facile spiegare alla Gente che la Canapa è illegale solo perchè potrebbe sostituire plastica, carta, petriolio e tanto altro, toccando così gli interessi di lobby e multinazionali !!

La Ford creò un’auto alimentata a olio di canapa.

Ci fanno credere che la canapa è illegale solo perchè è una droga,ma la verità è che la legalizzazione potrebbe nuocere alle tasche di potenti lobbie,QUELLE DEL PETROLIO.Ecco perchè. Si sente spesso parlare rigaurdo la salvaguardia ambientale , ma una volta che vi è la possibilità di sostituire il petrolio con una materia prima naturale ed ecosostenibile, nessuno dice niente o per lo meno nessuno VUOLE dire niente! Va contro gli interessi…

Hempcar, in questa frase di Henry Ford è racchiusa la sua ambiziosa visione: produrre autoveicoli interamente costruiti e alimentati con la canapa e i suoi derivati. Così nel 1941 la sua concezione diede alla luce la Hemp Body Car, un prototipo interamente in plastica derivata dalla pianta, alimentata con etanolo di canapa (raffinato dai semi). Sfortunatamente Ford morì soltanto due anni dopo la fine del secondo conflitto mondiale, la coltivazione della canapa venne resa illegale e il progetto cadde nell’oblio. In molti oggi sostengono che ciò accadde sotto le pressioni della nascente industria petrolchimica, che vedeva in un prodotto naturale e abbondante come la canapa una concorrenza da eliminare.

TEST DI RESISTENZA DELLA CARROZZERIA IN CANAPA 10 volte più resistente delle normali carrozzerie. QUI il video

Immaginiamo un mondo senza petrolio. Un mondo senza plastica, asfalto, gasolio, benzina e tutti gli altri prodotti ottenuti mediante la raffinazione del petrolio. Un mondo basato sulle soluzioni, ecologiche, basato su menti ed intelletti nuovi, basato sulla libertà di pensiero.Vivremmo tutti in un ambiente più sano, pulito, privo di inquinamento e libero da tonnellate di rifiuti, molti dei quali tossici. Vivremmo in un Paese non costretto a deforestare per produrre carta.

E se vi dicessi che una soluzione chiara e concreta esiste già? E se vi dicessi che la soluzione si chiama: CANAPA ??!!

Forse non tutti sanno che la Canapa è una grande ed economica risorsa che potrebbe:

produrre numerosi tipi di tessuti
fabbricare combustibili da biomassa, vernici ecocompatibili e materie plastiche. Sostituendo in questo modo il dannoso petrolio
Contribuire a salvare ogni anno milioni di alberi e produrre carta ecocompatibile
Sfamare i paesi in via di sviluppo, con l’ausilio dei suoi semi
Salvare l’ambiente
Produrre materiali per l’edilizia, come tavole
Produrre olio naturale biologico
Salvare la nostra economia, generando nuovi posti di lavoro e permettendo allo Stato di avere delle nuove entrate e non dipendere più dal riformimento di combustibili dall’estero.

 

 

Per parlare di questo è indispensabile introdurre il concetto di biomassa: con biomassa intendiamo tutto quell’insieme delle coltivazioni, degli scarti agricoli e forestali, dei bio carburanti e dei gas utilizzati a scopi energetici; in sintesi parliamo di sostanze di origine biologica in forma non fossile. Nel 1940 Henry Ford dimostrò al mondo che è possibile ottenere dalla canapa quanto necessario per sostituire il petrolio. La canapa rappresenta la pianta con il più alto rendimento per ettaro, è la pianta che cresce più rigogliosa e più velocemente, e questo anche in condizioni climatiche sfavorevoli. E’ una pianta legnosa che contiene il 77% di cellulosa; a paragone il legno produce un 60% di cellulosa, ma soprattutto con tempi estremamente più lunghi e con un’occupazione di terreno incredibilmente maggiore. La canapa seminata in modo diradato (30 kg ettaro) cresce rigogliosa raggiungendo in 100 giorni altezze dai 3 ai 5 metri. Aumentando la quantità’ (50 – 100 kg per ettaro) si ottiene una pianta più piccola, ma con le stesse caratteristiche. Il derivato del petrolio più importante è sicuramente la benzina, che può serenamente essere sostituita dall’etanolo di canapa. In funzione della sua alta resa in massa vegetale, la canapa è considerata ideale anche per la produzione di combustibili da biomasse come l’etanolo, considerato il carburante del futuro. Questo tipo di carburante alternativo al petrolio può essere prodotto su larga scala attraverso processi di pirolisi o fermentazione, in assenza di ossigeno. Dalla canapa è possibile ottenere anche una sorta di biodiesel di origine naturale che può essere sostitutivo parziale e per intero agli odierni gasoli, nafte e derivati. Il biodiesel deriva dalla transesterificazione degli oli vegetali effettuata con alcol etilico e metilico: ne risulta un combustibile puro, rinnovabile a bassissimo impatto ambientale, come per l’ etanolo. “Perché esaurire le foreste che sono nate attraverso i secoli e le miniere che necessitano di molti anni per formarsi, se possiamo ottenere l’equivalente di una foresta e dei prodotti minerari attraverso la coltivazione annua dei campi di canapa?”

Oggi assistiamo ad una progressiva riabilitazione della pianta canapa. Sempre più persone riconoscono nella canapa una risorsa naturale e sostenibile sulla quale oggi il mondo potrebbe basare una nuova economia. Per la rinascita della coltivazione della canapa non basta l’iniziativa di un singolo. E’ necessaria una base stabile, dove sperimentare i macchinari, regolare le produzioni e fornire le materie prime. La canapa oggi come in passato è il frutto di un impegno collettivo. Secondo la nostra visione è necessario approccio saggio, umile e co-creativo. Ci vogliono solamente persone vere ed imprenditori entusiasti.

Fonte: www.attivotv.it