Cina. 88 miliardi di mele alla conquista del mondo

mele

 

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Cina. 88 miliardi di mele alla conquista del mondo

 

Da dove viene la mela che hai mangiato poco fa?

E quelle che hai cucina?

E quelle del supermercato o del negozio sotto casa?

Se ne parla poco o niente. Ma che bisogno c’è di importare alimenti, anche deperibili come la frutta, dall’altro capo del mondo?

Ripeto, se ne parla troppo poco. E l’informazione diventa oltremodo nebulosa proprio per quanto riguarda le mele. Vogliamo solo riproporVi questo articolo di 12 anni fa di Repubblica:

 

Cina. 88 miliardi di mele alla conquista del mondo

Da Yantai parte un quarto di tutte le esportazioni di mele cinesi verso il resto del mondo, il nuovo made in China che ha invaso le tavole degli italiani. Ottantotto miliardi di mele: l’ anno scorso il raccolto cinese ha polverizzato ogni record, di che fornire più di una dozzina di pomi per ogni abitante della terra. Ancora all’ inizio degli anni Novanta gli Stati Uniti erano il primo produttore mondiale di mele, oggi la Cina ne raccoglie il quadruplo degli americani. Con salari da due euro a giornata, i contadini vendono le Fuji sotto i 15 centesimi di euro al chilo: impossibile competere con quei prezzi. Perciò i frutteti sono dilagati su due milioni di ettari, si estendono dalle rive del Mar Giallo fino alle colline del Gansu. è rimasta un’ agricoltura all’ antica, senza macchinari, tutta segnata dalla fatica umana. Per sfruttare al massimo quei campicelli in miniatura si piantano gli alberi vicinissimi, incollati uno all’ altro. In certi punti la vegetazione è così fitta che la luce non arriva ai rami bassi, perciò i contadini stendono per terra la carta argentata per riflettere qualche raggio di sole. Quando i frutti sono ancora giovani vengono avvolti ciascuno in un sacchetto di carta. Più avanti nella stagione, tolta la carta si appiccicano nastri adesivi per proteggere la pelle delicata delle Fuji. Prima di portarle al mercato vengono incellofanate una per una. La quantità di lavoro consacrata ad ogni mela è spaventosa. Per lo stesso raccolto a cui un agricoltore americano dedica 200 ore del suo tempo, il cinese fatica 1.400 ore. Le delicate attenzioni dei coltivatori dello Shandong hanno un costo invisibile. Da quel frutto dipende tutta la loro vita, è troppo prezioso per correre rischi con le malattie delle piante, le bestiole e i parassiti. Con la tànica sulle spalle e lo spruzzatore in mano, i contadini annaffiano le Fuji di veleni, spesso ignorando i regolamenti locali. «Ogni mela viene toccata diciassette volte prima di arrivare al mercato», è il detto cinese: anticamente alludeva a cure amorevoli, oggi semmai è un sintomo di pericolosa manipolazione. Ne è convinto Peter Johnston, responsabile-qualità per la catena di supermercati ParknShop di Hong Kong. Nel viaggio delle mele Fuji dalla Cina verso il resto del mondo, lui presidia la prima frontiera strategica, l’ ex colonia britannica dove i consumatori sono più avvertiti e guardinghi che nel resto della Cina. Quando a notte fonda arrivano i camion dalla Cina continentale per le consegne ai suoi magazzini frigoriferi, Johnston non li lascia scaricare una sola cassetta finché i suoi esperti non hanno analizzato campioni della merce fresca. «Nella frutta e verdura cinese – dice Johnston – i pesticidi sono un problema serio. Ogni anno dei consumatori finiscono all’ ospedale per aver mangiato frutti o ortaggi contaminati». Per i suoi venti supermercati ha creato una task force di periti biochimici che fanno dei blitz direttamente nei campi, dai primi fornitori. «Se chiudi gli occhi e ti affidi alla catena della grande distribuzione così come funziona adesso, sei a rischio». Il governo di Pechino assiste trionfante all’ ascesa di questa nazione come potenza agricola. Ormai un terzo di tutto il commercio mondiale di ortofrutta è made in China. Ma anche le autorità devono ammettere i pericoli per la salute. Un’ indagine ufficiale ha rivelato che il 47 per cento della frutta e verdura contiene tracce di pesticidi superiori ai limiti massimi stabiliti per legge. Per onestà bisogna ricordare che l’ Italia non è un paradiso ecologico; l’ agricoltura padana è la più grossa fonte di inquinamento dell’ Adriatico. In Cina però il fenomeno raggiunge punte ineguagliate. La produzione industriale di pesticidi è triplicata in cinque anni e dilaga anche in questo settore la contraffazione: il 40 per cento degli insetticidi chimici sono venduti agli agricoltori sotto marchi falsi, aumentando il rischio di nocività. Il ministero della Sanità stima che i casi di intossicazione da pesticidi raggiungono 120mila persone all’ anno. A Pechino i ricchi ormai sono sospettosi, preferiscono fare la spesa nei supermercati stranieri, strapagando arance californiane e uva neozelandese. I veleni somministrati dai contadini sono solo una parte del problema. Molte sostanze letali abbondano già nell’ ambiente dove crescono le mele Fuji, i pomodori, i broccoli e i cocomeri made in China. Le minacce si nascondono nella terra e nell’ acqua. Campi e fiumi cinesi sono fra i più inquinati del pianeta. Chen Junshi, che per molti anni ha diretto l’ Accademia cinese per la medicina preventiva, sostiene che viene individuato solo il dieci per cento delle malattie dovute ad agenti tossici nel cibo contaminato: «Non abbiamo un’ idea della vera ampiezza delle patologie». Una delle eredità dei tempi di Mao Zedong è l’ eccezionale densità di Ddt depositato nel suolo, per l’ uso massiccio che fu fatto del micidiale insetticida. «La concentrazione di Ddt resta elevata ancora oggi – dice Wu Yongning dell’ Istituto di igiene alimentare – nonostante che sia stato messo fuorilegge a metà degli anni Ottanta». Per Wu una minaccia altrettanto seria per la salute sono i pesticidi a base di fosfato che hanno sostituito il Ddt, insieme con i fertilizzanti al nitrogeno che sono cancerogeni. L’ acqua è l’ altra maledizione. Per irrigare bisogna attingere a fiumi e laghi circostanti. Liu Hongzhi, direttore dell’ Agenzia per la protezione dell’ ambiente, rivela che «i sette grandi fiumi, e 25 dei 27 laghi principali, sono contaminati da scariche industriali tossiche e fognature urbane». Mercurio e piombo, scorie metalliche e colibatteri possono passare dall’ acqua ai raccolti, dalle piante fino allo stomaco del consumatore. Ad aggravare i rischi c’ è la promiscuità forzata tra industria e agricoltura, spesso vicine di casa. Uno dei paradossi della Cina è che questo immenso paese-continente è ricoperto di deserti, catene montuose e zone aride quasi disabitate, dal Tibet al Xinjiang alla Mongolia interiore. La stragrande maggioranza della popolazione si addensa in aree ridotte: quelle dove ci sono le terre fertili sono le stesse dove c’ è manodopera per le fabbriche. Lo Shandong, il regno della mela Fuji, è anche una regione ricca di giacimenti petroliferi, industria chimica, miniere e centrali a carbone. Lo Shaanxi, seconda regione produttrice di mele, è pieno di impianti petrolchimici e di industria militare. I campi dei contadini lambiscono le periferie delle grandi città, nonostante l’ avanzare del cemento e dei grattacieli. Chi arriva in aereo a Shanghai dall’ alto vede uno scintillìo che può scambiare per il riflesso del mare: sono chilometri quadrati di campi di verdure protette da miriadi di sacchetti di plastica che brillano al sole, un raccolto indispensabile per sfamare i venti milioni di cittadini della megalopoli. La cappa di smog che opprime il cielo di Shanghai deposita le sue polveri anche sui broccoli e gli spinaci, le fragole e i pomodorini. Ma gli allarmi sull’ inquinamento non rallentano la lunga marcia della mela Fuji, dal villaggio di Er Ji alla cittadina di Yantai, da lì alla conquista del pianeta. I Tir la travasano sulla flotta mercantile gestita dalla Brilliant Century Agriculture Developing Company: è il più grande esportatore cinese di mele fresche. Ogni anno questa società da sola spedisce nel resto del mondo 30mila tonnellate di mele. Ha due soci italiani nel commercio all’ ingrosso, Primatronic e Ama Trade. Sono i potenti intermediari della nuova “catena alimentare”, che parte dai frutteti dello Shandong e arriva sulle tavole degli italiani, nello zainetto dei vostri figli, nei bar e nei ristoranti, nelle macedonie e nei succhi di frutta. Se nel viaggio intercontinentale la mela Fuji si trascina dietro veleni, la cosa non riguarda i grossisti della Brilliant Century Agriculture, che muovono miliardi sui conti in banca dai loro grattacieli di Pechino e Shanghai. Anche il governo cinese ha altre priorità. Con 800 milioni di abitanti rurali che campano di agricoltura, non si può essere troppo pignoli. La Fuji arriva sulle tavole degli italiani con tanta compagnia, insieme ai gamberetti asiatici imbottiti di antibiotici, insieme ai polli dalla salute incerta. Giorno dopo giorno, i problemi della Cina ci penetrano lentamente nelle vene.

FEDERICO RAMPINI

La Repubblica, 12 giugno 2015

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2005/06/12/cina-88-miliardi-di-mele-alla-conquista.html

Una ipotesi assai allarmante: il Glifosato responsabile della proliferazione di batteri resistenti agli antibiotici? …Ciò spiegherebbe strane coincidenze come il “matrimonio” Bayer-Monsanto e che la Monsanto ha brevettato il glifosato come un “farmaco antibiotico”…!

Glifosato

 

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Una ipotesi assai allarmante: il Glifosato responsabile della proliferazione di batteri resistenti agli antibiotici? …Ciò spiegherebbe strane coincidenze come il “matrimonio” Bayer-Monsanto e che la Monsanto ha brevettato il glifosato come un “farmaco antibiotico”…!

 

Coincidenza? Monsanto ha brevettato il glifosato come un farmaco “antibiotico”

di L.M.P.I

È molto difficile trovare qualcuno disposto a utilizzare un noto erbicida per scopi medicinali, ma questo non ha fermato Monsanto dal brevettare l’ingrediente del loro erbicida più venduto, il Roundup, come un tipo di antibiotico. Nel 2003, l’azienda ha presentato un brevetto che vede il glifosato come un agente antimicrobico di tipo-o, in altre parole, un tipo di antibiotico.

Il brevetto è stato concesso nel 2010, ed è possibile vederlo Qui . Monsanto ha brevettato la combinazione di glifosato e acido ossalico polivalente anione come un metodo per la prevenzione e il trattamento delle infezioni patogene, tipo la malaria. Il brevetto spiega che i parassiti  phylum Apicomplexa sono spesso responsabili di malattie negli esseri umani e altri animali, e il glifosato è in grado di inibire la crescita di questi parassiti.

Questo brevetto porta sicuramente ancor più preoccupazioni circa l’accoppiata Bayer-Monsanto, ma soprattutto, solleva una questione importante: è il glifosato che contribuisce alla proliferazione di batteri resistenti agli antibiotici?

Una recente ricerca ha rivelato che l’erbicida potrebbe effettivamente essere un fattore che contribuisce al fenomeno della resistenza agli antibiotici. Gli scienziati dell’Università di Canterbury, in Nuova Zelanda hanno pilotato la nuova ricerca che mostra come glifosato non sia solo un erbicida, ma un potenziale vettore di malattie resistenti agli antibiotici.

Lo studio è il primo del suo genere, il professor Jack Heinemann, dall’università, dice che mentre gli erbicidi possono essere testati per la loro capacità di uccidere i batteri, non sono testati per gli altri effetti che possono avere sui microbi.

“Abbiamo scoperto che l’esposizione ad alcuni erbicidi molto comuni può causare nei batteri un cambiamento nella loro risposta agli antibiotici. Nella maggior parte dei casi, abbiamo visto una maggiore resistenza anche ad importanti antibiotici clinici” ha commentato Heinemann.

Il professore ha continuato a spiegare che i loro risultati sono stati così sorprendenti da arruolare un altro ricercatore, in un istituto diverso, per condurre gli stessi esperimenti in un ambiente diverso e senza sapere esattamente quello che stava aggiungendo ai batteri, per contribuire a garantire la validità della loro scoperte. La ricerca condotta presso l’Università di Massey ha dato gli stessi risultati.

Secondo i ricercatori, gli effetti sono rilevanti per le persone e per gli animali che sono esposti ai pesticidi, utilizzati in concentrazioni simili a quelle testate. Gli importi utilizzati dal team superavano la concentrazione attualmente ammessa negli alimenti, ma come tutti sappiamo, la quantità di residui di glifosato sui prodotti alimentari, spesso supera i limiti.

Mentre la resistenza agli antibiotici continua a crescere, la minaccia che il glifosato pone, non può essere ignorata. Gli effetti degli erbicidi come il glifosato sui batteri sono reali, soprattutto in considerazione della tendenza degli agricoltori, ad abusare di tali sostanze. Sembra che più impariamo circa il glifosato, più pericoloso diventa.

La mia parte intollerante

 

 

 

Giuseppe Di Bella shock: quello che ci nascondono sulle cause dei tumori – I maggiori, più pericolosi e documentati FATTORI DI RISCHIO sono nascosti alla gente…!

Di Bella

 

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Giuseppe Di Bella shock: quello che ci nascondono sulle cause dei tumori – I maggiori, più pericolosi e documentati FATTORI DI RISCHIO sono nascosti alla gente…!

 

Frequenti, gravi e nascoste cause dei tumori

di Giuseppe Di Bella

I maggiori, più pericolosi e documentati fattori di rischio di induzione neoplastica, nascosti al pubblico

 

Nella mia recente intervista a Telecolor ho evidenziato le più frequenti cause dei tumori, tra cui  i maggiori, più pericolosi e documentati fattori di rischio di induzione neoplastica, nascosti al pubblico:

  • A)    L’ elevato  incremento della radioattività atmosferica

Questa è causata dall’ indiscriminato uso bellico di grandi quantitativi di uranio impoverito  in Serbia, nel Kosovo , in medio oriente, soprattutto in Iraq  , e nei poligoni militari .Le radiazioni ionizzanti ,mutagene, da elementi radioattivi, rappresentano sicuramente uno dei massimi rischi di malattie neoplastiche oltre che degenerative, causando anche malformazioni e gravi danni all’equilibrio biologico e alle funzioni vitali. Si calcola che i bombardamenti nucleari americani di Hiroshima e Nagasaki, oltre al milione di morti provocato al momento dell’esplosione e nei giorni immediatamente successivi, abbiano causato un numero almeno doppio  di decessi per l’induzione di tumori solidi e leucemie (APPROFONDISCI QUI).

Le radiazioni ionizzanti ,mutagene, da elementi radioattivi, rappresentano sicuramente uno dei massimi rischi di malattie neoplastiche oltre che degenerative, causando anche malformazioni e gravi danni all’equilibrio biologico e alle funzioni vitali.

Oggi l’unica possibile ,efficace e scientificamente documentata difesa dai danni dalla radioattività atmosferica, dall’inquinamento elettromagnetico, dai danni di ordine chimico e fisico, sono le elevate dosi sinergicamente e fattorialmente interattive dei retinoidi solubilizzati in vitamina E della soluzione multivitaminica formulata dal Prof Luigi Di Bella . La documentazione scientifica e i meccanismi d’azione biochimici e molecolari  sono pubblicati , e da tutti verificabili, sulla massima banca dati medico scientifica mondiale:  www.pubmed.gov

  • B)    La crescente dispersione nell’ambiente  di notevoli quantitativi di chemioterapici

Per il continuo estendersi delle patologie neoplastiche aumenta progressivamente  l’uso    di chemioterapici  ,tra cui  quelli somministrati ad alte dosi in vena , come i derivati del Platino, Vincristina, Taxani, Topotecani, ecc… che si possono considerare  tra le sostanze tossiche a più alto rischio  mutageno ( il tumore nasce da una mutazione ) e pertanto oncogene , disperse poi senza alcuna precauzione nell’ambiente. Infatti gli escrementi di quanti sono sottoposti a chemio non sono trattati come rifiuti tossici speciali, ma eliminati  attraverso  la comune rete fognaria. Significativo il rapporto N°02/16 (2002) dell’Istituto Superiore di Sanità  sull’induzione di tumore da parte dei chemioterapici :-

“Esposizione professionale a chemioterapici antiblastici” che ha preso in considerazione i danni a breve e/o a lungo termine causati dall’esposizione professionale ai chemioterapici antiblastici (CA)  . «Proprio a causa delle loro proprietà citotossiche e immunosoppressive – si legge nel Rapporto – gli antibastici possono paradossalmente causare tumori secondari. Infatti, non solo sono in grado di innescare la trasformazione di cellule normali in maligne, ma tendono a ridurre le difese endogene contro l’insorgenza di neoplasie». E ancora: «Mentre per i pazienti tali effetti tossici sono considerati ‘accettabili’ in vista dei possibili (palliativi) benefici terapeutici, essi non dovrebbero mai colpire i medici, i farmacisti, gli infermieri e gli altri possibili operatori. Invece, a partire dagli anni ‘70, numerosi studi hanno dimostrato la pericolosità per gli operatori sanitari». «Alcuni degli effetti tossici che colpiscono i pazienti sono stati osservati anche in operatori sanitari e in particolare in infermieri dei reparti oncologici (…) sono stati rilevati disturbi a livello oculare, cutaneo e respiratorio causati da chemioterapici vescicanti; reazioni allergiche da composti del platino (…). Possibili tumori causati da chemioterapici cancerogeni; effetti sull’apparato riproduttivo, aumento degli aborti spontanei e delle malformazioni congenite. I danni risultano anche trasmissibili all’apparato riproduttivo, aumento degli aborti spontanei e delle malformazioni congenite. I danni risultano anche trasmissibili all’apparato riproduttivo dei figli degli operatori sanitari » dei figli degli operatori sanitari »

L’induzione tumorale da chemioterapici è ormai scientificamente documentata .La prestigiosa rivista medico scientifica Nature,( ai massimi livelli dell’ Impact Factor) ha pubblicato uno studio intitolato: “Treatment-induced damage to the tumor microenvironment promotes prostate cancer therapy resistance through WNT16B” . Gli autori  hanno spiegato i meccanismi biochimici e molecolari per cui la somministrazione di chemioterapici può indurre il cancro. Questo studio spiega che la chemioterapia, usata per combattere il cancro, in realtà può stimolare, nelle cellule sane circostanti, la secrezione di una proteina che sostiene la crescita e rende ‘immune’ il tumore a ulteriori trattamenti. Analizzando gli effetti di un tipo di chemioterapia su tessuti raccolti da pazienti affetti da tumore alla prostata, sono state scoperti “evidenti danni nel DNA” nelle cellule sane intorno all’area colpita dal cancro.

Queste ultime producevano quantità maggiori della proteina WNT16B che favorisce la sopravvivenza delle cellule tumorali. La scoperta che “l’aumento della WNT16B…interagisce con le vicine cellule tumorali facendole crescere, propagare e, più importante di tutto, resistere ai successivi trattamenti anti-tumorali…era del tutto inattesa”, ha spiegato il co-autore della ricerca Peter Nelson del Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle, nello stato di Washington. “I nostri risultati , hanno spiegato i ricercatori, indicano che il danno nelle cellule benigne può direttamente contribuire a rafforzare la crescita cinetica’ del cancro, e questo ha trovato conferma anche nei tumori al seno e alle ovaie. “In pratica è un meccanismo generalizzato , esteso ad ogni tipo di varietà istologica di tumore.

Se è pertanto documentato che i chemioterapici  possono eliminare un certo quantitativo di cellule neoplastiche , è altrettanto documentato e incontestabile che possono indurre raffiche di mutazioni ,ognuna delle quali seleziona cloni tumorali più aggressivi e resistenti in soggetti debilitati dall’effetto tossico e immunosoppressivo della chemio , creando così le premesse di disseminazioni tumorali generalizzate e inarrestabili.

Ovviamente queste non sono che vili calunnie e basse insinuazioni dei soliti biechi complottisti contro gli immacolati e disinteressati circoli di potere globali, che gestiscono con la massima e nota onestà e trasparenza, economia, politica, finanza e informazione.

Solution of retinoids in vitamin E in the Di Bella Method biological multitherapy. Di Bella L, Di Bella G. Neuro Endocrinol Lett. 2015 Dec;36(7):661-76.

Queste proprietà preventive e terapeutiche  della  soluzione dei retinoidi  in Vitamina E sono potenziate dalla vitamina D3  The Di Bella Method (DBM). Di Bella G. Neuro Endocrinol Lett. 2010;31 Suppl 1:1-42. Review.

E dalla  melatonina idrosolubile in legame di Adenosina, stabilizzata con Glicina  formulata dal Prof Di Bella :

Melatonin anticancer effects: review. Di Bella G, Mascia F, Gualano L, Di Bella L. Int J Mol Sci. 2013 Jan 24;14(2):2410-30.

Il mare, un “farmaco” gratuito che cura almeno 16 malattie!

mare

 

 

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Il mare, un “farmaco” gratuito che cura almeno 16 malattie !!

 

La vacanza al mare può rappresentare una vera e propria cura per molte malattie. Scopri i benefici di acqua, sole e salsedine sull’organismo.

 

Gettate  i farmaci e concedetevi una vacanza al mare. Si proprio lui, il mare, con la sua salsedine, il suo iodio,  la sua aria salsoiodica può rappresentare una vera e propria cura per molte malattie. Le hanno contate:  sono almeno 16.

Quali malattie si curano con il mare

A trarre beneficio da un soggiorno al mare sono le allergie respiratorie (specie da pollini), anemie, artrosi, convalescenze dopo malattie delle vie respiratorie, depressioni, distorsioni, fratture, ipotiroidismo, linfatismo, lussazioni, malattie allergiche della pelle, malattie ginecologiche, malattie reumatiche, osteoporosi, psoriasi, rachitismo.

L´importante è sapere come comportarsi per sfruttare al meglio tutti i benefici che si possono trarre da acqua di mare e sole.I benefici dell’acqua di mare

Ecco alcuni fra i principali benefici delle cure a base di maree, ovvero della talassoterapia.

Migliora il respiro. Ma perché il mare è un amico così prezioso? A renderlo del tutto speciale è il cosiddetto aerosol marino. L’aria, vicino alla costa, contiene una quantità più elevata del normale di sali minerali: cloruro di sodio e di magnesio, iodio, calcio, potassio, bromo e silicio.Provengono dalle onde che si rompono sulla riva e dagli spruzzi di acqua marina sollevati dal vento. I primi a beneficiarne sono i polmoni: la respirazione migliora sensibilmente fin dai primi giorni. Ma l’aerosol marino stimola anche il metabolismo, tonifica la circolazione del sangue e potenzia il sistema immunitario.

Combatte la ritenzione idrica.
Sono in molti a soffrire di ritenzione idrica durante la stagione calda. Nell’acqua marina, infatti, c’è una notevole concentrazione di sali minerali. E questo, per un meccanismo fisico chiamato osmosi, favorisce l’eliminazione, attraverso la pelle, dei liquidi che si erano accumulati nei tessuti. Con grandi vantaggi per la circolazione delle gambe.

Combatte i chili di troppo.I chili di troppo si perdono più facilmente. Il sale stimola le terminazioni nervose dell’epidermide, come conseguenza accelera il metabolismo: il corpo, in pratica, brucia più velocemente i cibi e il grasso.

Rinforza il sistema circolatorio.Per merito della pressione che l’acqua esercita mentre si è immersi, della sua temperatura, che in questa stagione è di circa 20 gradi, e del moto ondoso, che pratica un dolce massaggio su tutto il corpo.

La muscolatura aumenta di tono.Chifa anche qualche bracciata risolve molti altri problemi. Il nuoto rilassa i muscoli, scioglie in fretta le contratture e regala mobilità alle articolazioni bloccate da artrite e artrosi. E poi aiuta intestino e reni, depurando tutto l’organismo

Giuseppe Di Bella shock: quello che ci nascondono sulle cause dei tumori – I maggiori, più pericolosi e documentati FATTORI DI RISCHIO sono nascosti alla gente!

 

Di Bella

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Frequenti, gravi e nascoste cause dei tumori

di Giuseppe Di Bella

I maggiori, più pericolosi e documentati fattori di rischio di induzione neoplastica, nascosti al pubblico

 

Nella mia recente intervista a Telecolor ho evidenziato le più frequenti cause dei tumori, tra cui  i maggiori, più pericolosi e documentati fattori di rischio di induzione neoplastica, nascosti al pubblico:

  • A)    L’ elevato  incremento della radioattività atmosferica

Questa è causata dall’ indiscriminato uso bellico di grandi quantitativi di uranio impoverito  in Serbia, nel Kosovo , in medio oriente, soprattutto in Iraq  , e nei poligoni militari .Le radiazioni ionizzanti ,mutagene, da elementi radioattivi, rappresentano sicuramente uno dei massimi rischi di malattie neoplastiche oltre che degenerative, causando anche malformazioni e gravi danni all’equilibrio biologico e alle funzioni vitali. Si calcola che i bombardamenti nucleari americani di Hiroshima e Nagasaki, oltre al milione di morti provocato al momento dell’esplosione e nei giorni immediatamente successivi, abbiano causato un numero almeno doppio  di decessi per l’induzione di tumori solidi e leucemie (APPROFONDISCI QUI).

Le radiazioni ionizzanti ,mutagene, da elementi radioattivi, rappresentano sicuramente uno dei massimi rischi di malattie neoplastiche oltre che degenerative, causando anche malformazioni e gravi danni all’equilibrio biologico e alle funzioni vitali.

Oggi l’unica possibile ,efficace e scientificamente documentata difesa dai danni dalla radioattività atmosferica, dall’inquinamento elettromagnetico, dai danni di ordine chimico e fisico, sono le elevate dosi sinergicamente e fattorialmente interattive dei retinoidi solubilizzati in vitamina E della soluzione multivitaminica formulata dal Prof Luigi Di Bella . La documentazione scientifica e i meccanismi d’azione biochimici e molecolari  sono pubblicati , e da tutti verificabili, sulla massima banca dati medico scientifica mondiale:  www.pubmed.gov

  • B)    La crescente dispersione nell’ambiente  di notevoli quantitativi di chemioterapici

Per il continuo estendersi delle patologie neoplastiche aumenta progressivamente  l’uso    di chemioterapici  ,tra cui  quelli somministrati ad alte dosi in vena , come i derivati del Platino, Vincristina, Taxani, Topotecani, ecc… che si possono considerare  tra le sostanze tossiche a più alto rischio  mutageno ( il tumore nasce da una mutazione ) e pertanto oncogene , disperse poi senza alcuna precauzione nell’ambiente. Infatti gli escrementi di quanti sono sottoposti a chemio non sono trattati come rifiuti tossici speciali, ma eliminati  attraverso  la comune rete fognaria. Significativo il rapporto N°02/16 (2002) dell’Istituto Superiore di Sanità  sull’induzione di tumore da parte dei chemioterapici :-

“Esposizione professionale a chemioterapici antiblastici” che ha preso in considerazione i danni a breve e/o a lungo termine causati dall’esposizione professionale ai chemioterapici antiblastici (CA)  . «Proprio a causa delle loro proprietà citotossiche e immunosoppressive – si legge nel Rapporto – gli antibastici possono paradossalmente causare tumori secondari. Infatti, non solo sono in grado di innescare la trasformazione di cellule normali in maligne, ma tendono a ridurre le difese endogene contro l’insorgenza di neoplasie». E ancora: «Mentre per i pazienti tali effetti tossici sono considerati ‘accettabili’ in vista dei possibili (palliativi) benefici terapeutici, essi non dovrebbero mai colpire i medici, i farmacisti, gli infermieri e gli altri possibili operatori. Invece, a partire dagli anni ‘70, numerosi studi hanno dimostrato la pericolosità per gli operatori sanitari». «Alcuni degli effetti tossici che colpiscono i pazienti sono stati osservati anche in operatori sanitari e in particolare in infermieri dei reparti oncologici (…) sono stati rilevati disturbi a livello oculare, cutaneo e respiratorio causati da chemioterapici vescicanti; reazioni allergiche da composti del platino (…). Possibili tumori causati da chemioterapici cancerogeni; effetti sull’apparato riproduttivo, aumento degli aborti spontanei e delle malformazioni congenite. I danni risultano anche trasmissibili all’apparato riproduttivo, aumento degli aborti spontanei e delle malformazioni congenite. I danni risultano anche trasmissibili all’apparato riproduttivo dei figli degli operatori sanitari » dei figli degli operatori sanitari »

L’induzione tumorale da chemioterapici è ormai scientificamente documentata .La prestigiosa rivista medico scientifica Nature,( ai massimi livelli dell’ Impact Factor) ha pubblicato uno studio intitolato: “Treatment-induced damage to the tumor microenvironment promotes prostate cancer therapy resistance through WNT16B” . Gli autori  hanno spiegato i meccanismi biochimici e molecolari per cui la somministrazione di chemioterapici può indurre il cancro. Questo studio spiega che la chemioterapia, usata per combattere il cancro, in realtà può stimolare, nelle cellule sane circostanti, la secrezione di una proteina che sostiene la crescita e rende ‘immune’ il tumore a ulteriori trattamenti. Analizzando gli effetti di un tipo di chemioterapia su tessuti raccolti da pazienti affetti da tumore alla prostata, sono state scoperti “evidenti danni nel DNA” nelle cellule sane intorno all’area colpita dal cancro.

Queste ultime producevano quantità maggiori della proteina WNT16B che favorisce la sopravvivenza delle cellule tumorali. La scoperta che “l’aumento della WNT16B…interagisce con le vicine cellule tumorali facendole crescere, propagare e, più importante di tutto, resistere ai successivi trattamenti anti-tumorali…era del tutto inattesa”, ha spiegato il co-autore della ricerca Peter Nelson del Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle, nello stato di Washington. “I nostri risultati , hanno spiegato i ricercatori, indicano che il danno nelle cellule benigne può direttamente contribuire a rafforzare la crescita cinetica’ del cancro, e questo ha trovato conferma anche nei tumori al seno e alle ovaie. “In pratica è un meccanismo generalizzato , esteso ad ogni tipo di varietà istologica di tumore.

Se è pertanto documentato che i chemioterapici  possono eliminare un certo quantitativo di cellule neoplastiche , è altrettanto documentato e incontestabile che possono indurre raffiche di mutazioni ,ognuna delle quali seleziona cloni tumorali più aggressivi e resistenti in soggetti debilitati dall’effetto tossico e immunosoppressivo della chemio , creando così le premesse di disseminazioni tumorali generalizzate e inarrestabili.

Ovviamente queste non sono che vili calunnie e basse insinuazioni dei soliti biechi complottisti contro gli immacolati e disinteressati circoli di potere globali, che gestiscono con la massima e nota onestà e trasparenza, economia, politica, finanza e informazione.

Solution of retinoids in vitamin E in the Di Bella Method biological multitherapy. Di Bella L, Di Bella G. Neuro Endocrinol Lett. 2015 Dec;36(7):661-76.

Queste proprietà preventive e terapeutiche  della  soluzione dei retinoidi  in Vitamina E sono potenziate dalla vitamina D3  The Di Bella Method (DBM). Di Bella G. Neuro Endocrinol Lett. 2010;31 Suppl 1:1-42. Review.

E dalla  melatonina idrosolubile in legame di Adenosina, stabilizzata con Glicina  formulata dal Prof Di Bella :

Melatonin anticancer effects: review. Di Bella G, Mascia F, Gualano L, Di Bella L. Int J Mol Sci. 2013 Jan 24;14(2):2410-30.

 

 

 

Ancora falso olio extravergine: Bertolli, De Cecco e Carapelli bocciati nel test della tv svizzera Patti Chiari. CONTINUANO A PRENDERCI PER I FONDELLI. Segnatevi queste marche e ricordatevele quando andate a fare la spesa!!

olio extravergine

 

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Ancora falso olio extravergine: Bertolli, De Cecco e Carapelli bocciati nel test della tv svizzera Patti Chiari. CONTINUANO A PRENDERCI PER I FONDELLI. Segnatevi queste marche e ricordatevele quando andate a fare la spesa!!

 

Ancora falso olio extravergine: Bertolli, De Cecco e Carapelli bocciati nel test della tv svizzera Patti Chiari. Promossa Monini. Vince lo svizzero Sabo, prodotto dall’italiana Clemente

Ancora una volta un test comparativo, questa volta realizzato dal programma della tv svizzera italiana Patti Chiari, segnala la presenza sul mercato di finti oli extravergini. Gli autori del servizio, andato in onda il 9 dicembre hanno fatto analizzare in laboratorio 12 bottiglie (alcune vendute anche nei supermercati italiani), rilevando in alcuni casi l’assenza dei requisiti di legge per etichettare l’olio come extravergine di oliva. Il panel di esperti, nominati dal Consiglio olivicolo internazionale (COI) di Weadensiwill nel Canton Zurigo,  ha analizzato l’olio da un punto di vista organolettico alla ricerca di difetti sensoriali percepibili al gusto e all’olfatto, come stabilito dalla normativa europea.

I risultati sono stati davvero scoraggianti. Metà delle bottiglie prese in esame sono state bocciate a causa dei difetti riscontrati nel gusto e per la scarsa qualità del prodotto. Sulla base dei giudizi attribuiti dal panel ai vari marchi, la norma europea non consentirebbe di vendere come extravergini sei oli su dodici. Tra i marchi sotto accusa troviamo: De Cecco Classico, Bertolli Originale e Carapelli Classico. Non è la prima volta che Bertolli, come pure Carapelli e De Cecco vengono accusati di proporre in bottiglia un olio extravergine che non è tale. I primi rilievi risalgono al 2015  quando le inchieste di Il Test – Salvagente, aveva realizzato un test comparativo che ha declassato da olio extra vergine a olio vergine 9 marchi italiani tra cui Bertolli, ma anche Carapelli, De Cecco e Sasso. In seguito anche il programma svizzero Kassensturz e la rivista elvetica Ktipp bocciano ancora Bertolli. Pochi mesi fa, per Bertolli, Sasso e Carapelli, è arrivata anche una sanzione dall’Agcm, che ha condotto ulteriori analisi sensoriali, riscontrando difetti tali da provocare il declassamento dell’olio a vergine. In seguito alla sanzione, Carapelli (controllata da Deoleo), aveva scritto al Fatto Alimentare in rappresentanza di Bertolli e Sasso, per ribadire l’impegno del gruppo a migliorare gli standard qualitativi dei propri prodotti.

Tra le sei bottiglie di vero extravergine, due sono comunque di scarsa qualità

Esce vincitore dal test, l’olio extravergine 100% italiano Sabo, imbottigliato in Canton Ticino, ma prodotto dall’azienda italiana Clemente, con olive 100% pugliesi. Seguono l’olio Gran Delizia Toscano IGP e Monini Classico. Due degli oli sottoposti al test, pur essendo stati classificati extravergini dagli assaggiatori, raggiungono un punteggio insufficiente.

 

 

L’olio extra vergine Bertolli è stato bocciato dagli assaggiatori

A conferma dei risultati ottenuti dal panel svizzero, Patti Chiari ha sottoposto i 12 oli anche all’esame organolettico del Comitato di assaggio ufficiale dell’olio Chianti DOP, e al laboratorio fiorentino di analisi ValorItalia di Sambuca per quanto attiene le analisi chimiche. Sia il secondo panel, che le analisi di laboratorio  hanno sostanzialmente confermato la classifica degli esperti svizzeri. Vale la pena sottolineare come da un punto di vista analitico tutti gli oli analizzati rispettano i parametri chimici previsti dalla legge europea sugli extravergini, anche se alcuni elementi evidenziano le criticità evidenziate nelle prove di assaggio. Il laboratorio ha confermato le criticità dell’olio De Cecco (troppi polifenoli (cattivi) a basso peso molecolare), di Carapelli (presenza di alchilesteri). Al contrario, l’olio Sabo risulta contenere la quantità maggiore di polifenoli (buoni)  indice di buona qualità del prodotto e responsabili delle note amare di un extravergine di qualità.

Le aziende produttrici degli oli bocciati contestano le analisi

Deoleo, proprietaria di Carapelli e Bertolli, insieme a De Cecco e altre aziende produttrici degli oli bocciati dal test hanno contestato le analisi, avanzando l’idea che  le modalità di conservazione e stoccaggio potrebbero aver alterato le caratteristiche, oltre a sottolineare la soggettività delle analisi organolettiche. Tutte le aziende assicurano che le analisi condotte internamente prima prima e dopo aver ricevuto i risultati dei test della TV svizzera sono conformi ai requisiti di legge. Alle accuse di poca riproducibilità dei test sensoriali risponde Gianfranco De Felice del Coi, che ha rassicurato sulla validità assoluta della prova di  assaggio come elemento discriminante per classificare un extravergine e ha consigliato, se si vuole avere garanzia di maggiore qualità, di scegliere extravergini DOP e IGP. L’ultima nota riguarda la decisione dei grandi marchi di non accettare l’invito al confronto proposto dalla tv svizzera. Siamo di fronte all’ennesimo test che riscontra anomalie tra i grandi marchi  dell’olio extravergine e all’ennesimo rifiuto delle aziende di discutere. Un atteggiamento che non può portare a niente di buono.

 

fonte:http://www.ilfattoalimentare.it/falso-extravergine-patti-chiari.html

E220, E221, E222, E223, E226, E228… Sono additivi conservanti conosciuti come SOLFITI, anidride solforosa. E fanno malissimo… Cosa sono, in quali alimenti si trovano e quanti realmente ne mangiamo.

 

 

SOLFITI

 

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E220, E221, E222, E223, E226, E228… Sono additivi conservanti conosciuti come SOLFITI, anidride solforosa. E fanno malissimo… Cosa sono, in quali alimenti si trovano e quanti realmente ne mangiamo.

 

Tutti abbiamo sentito parlare dei solfiti e dell’ anidride solforosa contenuta nel vino. Le sigle degli additivi alimentari conservanti E220 e228 molto meno. Eppure sono contenuti in alimenti come bevande, succhi di frutta, pesce,frutta secca

Scopriamo quanti solfiti ingeriamo e che danni possono provocare e come evitare di assumerne meno!

Tutti abbiamo sentito parlare dei solfiti e dell’ anidride solforosa contenuta nel vino. Le sigle degli additivi alimentari conservanti E220  E221 E222 E223  E226 E227 E228 molto meno. Eppure sono contenuti in alimenti come bevande, succhi di frutta, pesce,frutta secca . Scopriamo quanti solfiti ingeriamo e che danni possono provocare e come evitare di assumerne troppi !

I solfiti: conservante utilizzato fin dall’ antichità …

I Romani e gli antichi Egizi, già utilizzavano il biossido di zolfo per ripulire dai batteri i tini dove veniva fatto fermentare il vino. Tuttavia il loro utilizzo divenne massiccio solo nel secolo scorso in concomitanza con le nuove esigenze alimentari dettate dallo sviluppo industriale.

Che cosa sono i solfiti  e l’ anidride solforosa. Da non confondere con i solfati.

L’ anidride solforosa ora è indicata con la sigla E220. L’ anidride solforosa è un gas incolore ma altamente irritante che si produce dalla combustione dello zolfo nell’ aria. Avete presente i vulcani? Durante le eruzioni ne emette in quantità notevoli ! Decisamente un clima inospitale per la vita.

All’ interno del nostro sangue l’ anidride solforosa, si comporta allo stesso modo: è un veleno in grado di inattivare la vitamina B1 e B12.  A dosaggi bassi può causare  faringite , perdita dell’ odorato, del gusto, acidità urinaria e stanchezza. I sintomi più conosciuti sono quelli legati al mal di tesa post sbornia e disturbi nervosi.

I solfati invece ,sono i prodotti della combustione del petrolio e sono i maggiori responsabili delle piogge acide !

Come vengono utilizzati i conservanti a base di anidride solforosa.

L’ utilizzo dei solfiti come additivi alimentari è legato alla loro proprietà antimicrobiche, antifungine , antiossidanti ed inibitrici dell’ imbrunimento enzimatico ( Avete presene le patate o le mele che si ossidano senza pelle  ?) Altri impieghi prevedono il loro utilizzo come sbiancanti per lo zucchero negli zuccherifici, come conservante per il mosto in enologia e come antimicrobico nelle bevande , bibite succhi di frutta ed insaccati. Vengono utilizzati anche in alcune lavorazioni degli ortaggi sfruttando la loro capacità antiossidante. (imbrunimento chimico)

Come riconoscere i conservanti A base di anidride solforosa.

Come visto l’ anidride solforosa è un gas . La sigla identificativa è E220.  Gli altri solfiti non sono gassosi ma sono Sali. Non cambia nulla : i Sali liberano anidride solforosa !

  • E220   Anidride Solforosa
  • E221   Sodio Solfito
  • E222   Sodio Solfito Acido
  • E223   Sodio disolfito
  • E224   Potassio Disolfito
  • E226   Calcio Solfito
  • E227   Calcio Bisolfito Acido
  • E228   Solfito Acido di Potassio

Le conseguenze sulla nostra salute e di limiti di legge imposti per l’ utilizzo dei solfiti.

I danni da solfiti si dividono in quattro categorie

1 Alterazioni vitaminiche:  l’ anidride solforosa ed i solfiti distruggono la tiamina e la cianocobalamina (vitamine del gruppo B  : B1 e B12 )

2 Appesantisce il nostro sistema detossificante:  questi additivi vengono eliminati per via urinaria dopo essere stati detossificati ad opera del fegato tramite un ‘enzima chiamato solfito ossidasi. Se la dose di solfiti è superiore alla nostra capacità di eliminarli, compaiono mal di testa .

3 Reazioni allergiche ed allergie Un pericolo in agguato è rappresentato da possibili allergie e reazioni asmatiche con manifestazioni respiratorie anche gravi. Riniti, eczemi, orticaria e dissenteria possono essere causati dai solfiti . in queste malattie una delle componenti più ostiche è proprio l’ identificazione della causa. Immaginate l’ efficacia di un trattamento se non viene rimossa la causa che ha scatenato la malattia!

4 Interazione con farmaci cortisonici. Da non sottovalutare anche l’ interazione con farmaci, in particolar modo i cortisonici che aumentano la sensibilità individuale ai solfati.

Quanti solfiti possiamo ingerire e quanti realmente ne assumiamo?

Il limite di legge imposto per l’ assunzione di solfiti e di 0,7 g. per kg di peso corporeo . l’ organizzazione Mondiale per la Sanità ha stabilito questo limite di sicurezza. Per interpretare correttamente questo valore è necessario poter calcolare in linea di massima quanti solfiti possiamo ingerire.

In quali alimenti troviamo i Conservanti  E220 e similari?

Potenzialmente i solfiti sono presenti in quasi tutti gli alimenti conservati e perfino in molti freschi.

Nei prodotti preconfezionati devono essere indicati in etichetta o con il codice identificativo o con il nome chimico.  Sfortunatamente in molti casi non è obbligatorio segnalare né la loro presenza ne la loro quantità. Un esempio: il pesce fresco (tipicamente nei gamberetti , gamberi e surimi )

E’ presente anche nei cereali come l’ orzo perlato, purè di patate, ortaggi sottolio ,sottaceto e salamoia ( con sale ). Nelle bibite a base di frutta , nei funghi secchi e nella frutta essiccata , nella frutta candita .

Nei prodotti a base  di  carne, essendo maggiormente soggetti a fenomeni putrefattivi  i quantitativi di conservanti sono ancora maggiori e possono contenere anche 450 mg al kg.

Il vino li contiene.  I limiti legali imposti dalla comunità europea sul contenuto finale di anidride solforosa nel vino consentono fina  a 160 mg/litro per i vini rossi e di 210 mg/litro per i vini bianchi. Mediamente più è scarsa la qualità del vino e maggiormente se ne rende necessaria l’ aggiunta in quantità superiori.

Per legge non è obbligatorio indicare la loro presenza se il quantitativo è inferiore a 10 mg al kg o lt. In soggetti allergici anche quantitativi modesti possono scatenare serie conseguenze !

Quanti solfiti mangiamo?

Come avrete ben compreso è molto difficile stabilirlo. In molti casi la loro presenza non è indicata e data la loro alta diffusione è molto facile che questi quantitativi si accumulino oltrepassando molto facilmente il valore consigliato dalla OMS.

Ma mancora più interessante è una ricerca condotta nel 2000 che ha stabilito che il quantitativo di solfiti tollerato dall’ organismo è ben inferiore a quello ufficiale OMS èd è pari a 0.7 mg al Kg di peso . Facciamo un esempio semplicissimo.  Se peso 70 Kg  il tasso limite tollerabile è di 0.7 mg per kg , quindi  in totale solo 49 mg.

Una cenetta con un po’ di insaccati, 2 bicchieri di vino bianco con un po’ di frutta secca e siamo già oltre i limiti consigliati. Senza contare il resto dei conservanti …

Quantità massime di solfiti maggiormente presenti negli alimenti ammesse secondo la regolamentazione della comunità europea

ALIMENTI                                    DOSE MASSIMA mg o ml / kg di solfiti

  • Aceto                                                                     170
  • Amidi                                                                      50
  • Crostacei                                                               150
  • Stoccafisso o baccala                                              200
  • Senape                                                             250/500
  • Surrogati carne pesce o crostacei                            200
  • Concentrati di frutta                                              250
  • Albicocche pesche uvetta prugne e fichi secchi        2000
  • Banane essiccate                                                 1000
  • Mele e pere secche                                                600
  • Preparati per purè                                                 400
  • Pomodori secchi                                                    200
  • Vini  rossi                                                             210
  • Vini bianchi                                                          160
  • Vini tedeschi Spatlese e Aulese                              300
  • Vini bordeaux                                                      300
  • Vini francesi Barzac, Cadillac…                              400
  • Succo d’uva concentrato                                      200
  • Succo di limone                                                   350

Conclusioni

Spero di aver fatto un po’ di chiarezza. I solfiti sono solo uno dei moltissimi additivi nocive per il nostro organismo. Se fosse l’ unico , probabilmente questo articolo non avrebbe ragione di essere. Sfortunatamente non è così ed assieme ai solfiti ingeriamo moltissime altre sostanze tossiche che si accumulano nel nostro organismo. Sapere in quali alimenti è maggiormente concentrato può essere di aiuto a limitarne l’ assunzione.

Alessandro Di Coste

fonte: varie dal Web

Attenti al caffè: è pieno di pesticidi ma nessuno controlla!

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Attenti al caffè: è pieno di pesticidi ma nessuno controlla!

 

Sempre e solo i Cinquestelle a lanciare l’allarme

Il Brasile è il primo produttore mondiale di caffè. Nella maggior parte delle sue piantagioni vengono usati pesticidi pericolosi come il Terbufos vietati in Europa perché dannosi per la salute umana. Il Terbufos è un insetticida molto potente che uccide anche solo con un minimo contatto con la pelle.

Il porto di Trieste è la porta d’ingresso del caffè brasiliano in Europa. Tuttavia, i controlli sanitari condotti dall’Agenzia dell’Ambiente del Friuli, per conto del Ministero della Salute, non analizzano la presenza di questi due pericolosi pesticidi. Si fanno le analisi ma non per scovare questi due veleni. L’ipocrisia europea è evidente: all’interno dell’Unione si vieta l’utilizzo di pesticidi pericolosi per la salute, ma non si fa nulla per impedire che entrino prodotti alimentari contaminati dalle sostanze che vieta. Piernicola Pedicini ha presentato una interrogazione al Commissario alla Salute Andriukaitis. Per la Commissione europea sono gli Stati nazionali a dover stabilire quali pesticidi debbano essere sottoposti ad analisi nell’ambito dei rispettivi programmi nazionali di controllo. Ministro Lorenzin è arrivato il momento di agire! Se hai a cuore la salute dei cittadini fai qualcosa!

 

LEGGI l’interrogazione presentata da Piernicola Pedicini alla Commissione europea.

LEGGI la risposta della Commissione europea che fa chiarezza sulle responsabilità del governo italiano.

 

 

Grano duro avvelenato – solo il M5s si ribella: i grillini all’attacco all’Ars, al Parlamento Nazionale e a Strasburgo!! Perchè stampa e Tg non ne parlano??

 

Grano duro

 

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Grano duro avvelenato – solo il M5s si ribella: i grillini all’attacco all’Ars, al Parlamento Nazionale e a Strasburgo!! Perchè stampa e Tg non ne parlano??

 

Il Movimento 5 Stelle rompe il silenzio della politica sul grano duro pieno diglifosato (o glifosate) e di micotossine che arriva nei porti italiani. Il primo ‘siluro’ è per il Governo regionale di Rosario Crocetta. Ma i parlamentari grillini si apprestano ad aprire il fuoco di sbarramento anche a Montecitorio, al Senato e al Parlamento Europeo. Le precisazioni di Cosimo Gioia, secondo il quale lo scenario in Italia è ben più grave di quello descritto dai grillini.

Glifosato e cancro: come i big pagavano gli scienziati per poter stampare sui loro prodotti “non nocivo per la salute”…!! Tanto poi a crepare siamo NOI!

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Glifosato e cancro: come i big pagavano gli scienziati per poter stampare sui loro prodotti “non nocivo per la salute”…!! Tanto poi a crepare siamo NOI!

 

Glifosato e cancro: come i big pagavano la scienza per vendere

Monsanto e altri produttori di glifosato sembrano aver distorto le prove scientifiche sugli effetti per la salute pubblica del glifosato, al fine di mantenere sul mercato questa controversa sostanza.
Tra il 2012 e il 2016, le aziende produttrici hanno sponsorizzato una serie di recensioni pubblicate su riviste scientifiche, le quali concludono che il glifosato e le sue formulazioni commerciali non sono nocive per la salute.
Il nuovo rapporto, “Buying Science“, mostra come questi pareri sulla cancerogenicità e genotossicità (capacità di modificare il DNA) del glifosato, sponsorizzati dall’industria, contengano gravi difetti scientifici, che vanno dall’omissione di dati alla violazione delle linee guida dell’OCSE per la valutazione degli studi sul cancro nei roditori. Tali recensioni assegnano inoltre un maggior peso agli studi condotti dalle industrie, non pubblicati, piuttosto che a quelli pubblicati in riviste scientifiche specializzate dopo un severo processo di valutazione (peer-reviewed)
Nonostante queste evidenti mancanze scientifiche, diverse autorità di regolamentazione Europee e Statunitensi fanno spesso riferimento a questi articoli sponsorizzati dall’industria su glifosato.
L’Istituto tedesco federale per la valutazione dei rischi (BfR), l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) e la USA Environmental Protection Agency (EPA) hanno tutti utilizzato gli argomenti degli studi “sponsorizzati” al posto di quelli indipendenti e pubblicati.
“I produttori di glifosato hanno ingannato le autorità di regolamentazione di tutto il mondo in ogni modo per minimizzare gli effetti allarmanti del glifosato sulla salute. Il fatto che le agenzie abbiano accettato la loro ‘assistenza’ è niente di meno che uno scandalo “, dice Helmut Burtscher, uno degli autori dello studio.
Al contrario, l’Agenzia di ricerca sul cancro (IARC) dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), nella sua valutazione sulla cancerogenicità del glifosato, non ha preso in considerazione gli studi sponsorizzati dall’industria, per l’insufficienza di dati e di informazioni statistiche in essi presenti. Una politica che la IARC adotta comunemente nei suoi studi.
Le organizzazioni che presentano il report “Buying Science” sono tra le promotrici dell’Iniziativa dei Cittadini Europei “Fermiamo il Glifosato
Come parte dei suoi obiettivi dichiarati, l’Ice “Fermiamo il glifosato” richiede alla Commissione europea di “garantire che la valutazione scientifica dei pesticidi per l’approvazione regolamentare dell’UE si basi unicamente su studi pubblicati, che siano commissionati dalle autorità pubbliche competenti anziché l’industria dei pesticidi”
“Le decisioni sul futuro del glifosato dovrebbero essere guidate dalla revisione indipendente delle prove da parte della IARC.” Ha aggiunto Burtscher

 

tratto da: https://ilsalvagente.it/2017/03/23/glifosato-e-cancro-come-i-big-pagavano-la-scienza-per-vendere/20481/