I pesticidi provocano il Parkinson: la Francia lo riconosce ufficialmente!

 

 

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I pesticidi provocano il Parkinson: la Francia lo riconosce ufficialmente!

La Francia riconosce ufficialmente che i pesticidi provocano il Parkinson. E noi?

Da noi il silenzio assoluto. Ma noi abbiamo come ministro della Sanità una bestia che prima dice Sì agli Ogm e poi impone 10 vaccini obbligatori!

Cosa ci vogliamo aspettare?

La Francia inserisce il Parkinson nella lista delle malattie professionali, ufficializzando il legame tra uso di pesticidi e insorgenza della malattia. Vinta la battaglia degli agricoltori francesi.

Da tempo si discute degli effetti che i pesticidi hanno sulla salute degli agricoltori. E finalmente si cominciano a cogliere i primi frutti. La Francia riconosce ufficialmente che l’uso dei pesticidi provoca il Parkinson, inserendo quest’ultimo nella lista delle malattie professionali.

Un riconoscimento che facilita la battaglia di coloro che si sono visti diagnosticare la malattia dopo poco meno di un anno dall’utilizzo dei pesticidi.

Il panorama che cambia

I diritti dei lavoratori vittime da pesticidi sono rappresentati dall’associazione “Phyto-vittime”, creata nel marzo del 2011. Questa ha sostenuto anche Paul Francis, un coltivatore di cereali, che nel febbraio 2016 ha vinto la sua battaglia legale contro il gigante americano Monsanto.

La società è stata giudicata colpevole di aver avvelenato Francis attraverso i vapori di uno degli erbicidi che utilizza, il Lasso, ritirato dal mercato nel 2007 (anche se si conoscevano i suoi pericoli da oltre 20 anni).

Questa vittoria in tribunale ha spinto, qualche giorno dopo, decine di agricoltori a protestare al Salone dell’Agricoltura. I coltivatori richiedevano all’Unione degli Industriali per la Protezione delle Piante che le malattie legate all’uso dei pesticidi fossero inserite nella lista delle malattie professionali. E che i prodotti pericolosi venissero immediatamente ritirati dalla vendita.

Poi il 30 Aprile altra stoccata a favore. La Civi, Commissione di indennizzo delle vittime di reati, di Epinal condanna lo Stato francese a risarcire un contadino di Meurthe-et-Moselle, colpito da una sindrome mieloproliferativa. L’uomo ha ottenuto che la malattia venisse inserita nella lista delle malattie professionali causate dall’uso di prodotti contenenti benzene.

I pesticidi messi sotto accusa

Sono 4.900 i casi di malattie riconosciute come professionali ogni anno in Francia tra gli agricoltori. Si tratta per lo più di patologie TMS, disturbi muscolo-scheletrici (circa il 90%), e i restanti casi legati agli animali e polvere di legno o di amianto. Per ora solo cinque i casi di Parkinson riconosciuti come causati dai pesticidi.  

Tra i pesticidi accusati di causare patologie e disabilità, viene spesso indicato l’arsenico, responsabile di irritazioni, avvelenamento o cancro. Oppure il benzene, classificato come cancerogeno per l’uomo, e del pentaclorofenolo (PCP), vietato nei pesticidi dal 2003.

A rischiare non sono solo gli agricoltori

Già nell’aprile 2009, i ricercatori della UCLA, University of California di Los Angeles, avevano denunciato il legame tra Parkinson e due sostanze chimiche, il fungicida Maneb e l’erbicida Paraquat, utilizzate nelle coltivazioni per combattere i parassiti. Questo studio epidemiologico non ha esaminato solo gli agricoltori che utilizzavano i pesticidi, ma anche le persone che vivevano vicino ai campi agricoli in cui venivano spruzzati.

Lo studio ha riscontrato che il rischio per la malattia di Parkinson, per queste persone, aumentava del 75%. Ma i risultati si aggravano, quando nella ricerca viene inserito il fungocida Ziram. Infatti l’esposizione combinata di Maneb, Paraquat e Ziram vicino all’abitazione o al luogo di lavoro aumenta il rischio della malattia di tre volte.

In pericolo quindi non sono solo i lavoratori, ma tutti coloro che, anche inconsapevolmente, vi sono esposti.

Fonte: Le Monde

 

 

 

Correva l’anno 2013. Uno studio che all’epoca fece clamore collegava oltre 7.000 di tumori ai ripetitori di telefonia cellulare. E poi? Il silenzio assoluto! Cosa ci nascondono?

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Correva l’anno 2013. Uno studio che all’epoca fece clamore collegava oltre 7.000 di tumori ai ripetitori di telefonia cellulare. E poi? Il silenzio assoluto! Cosa ci nascondono?

Di seguito riportiamo il nostro articolo di 4 anni fa a seguito di uno studio che fece molto clamore e che collegava oltre 7.000 di tumori ai ripetitori di telefonia cellulare.

Tanto casino all’epoca e poi? I media hanno smesso di parlarne e la Gente ha dimenticato. Però la Gente continua ad ammalarsi e morire.

Che ci stanno nascondendo?

Salute, nuovo studio collega oltre 7.000 tumori ai ripetitori di telefonia cellulare

L’esposizione alle radiazioni dei “ripetitori” (più correttamente Stazione radio base) può essere responsabile di oltre 7.000 decessi a causa di tumori? Secondo una ricerca che arriva dal Brasile, i fatti parlano da soli. Lo studio ha dimostrato l’esistenza di un collegamento diretto tra i decessi per cancro e le reti mobili cellulari nella zona di Belo Horizonte, la terza città del Brasile.

Da cosa deriva questo collegamento diretto?

Oltre l’80% di coloro che sono deceduti a causa di determinati tipi di tumori risiedevano a circa 500 metri da uno delle centinaia di ripetitori di telefonia cellulare che popolano la città.

I tumori oggetto della ricerca (prostata, seno, polmoni, reni, fegato) sono quelli associati all’esposizione ai campi elettromagnetici.

 

Si tratta di una questione molto scottante, e riguarda in primis gli utilizzatori di cellulari, e persino chi non li usa. Coloro che evitano la tecnologia mobile, o che si premurano di indossare gli auricolari per proteggersi dalle radiazioni dannose, sono comunque soggetti alle radiazioni delle Stazioni radio base.

Lo studio Brasiliano è uno studio isolato?

Studi relativi ai ripetitori per reti mobili che hanno esaminato la relazione tra l’esposizione alle radiazioni e i tumori sono state condotti anche nella città di San Francisco, oltre ad Austria, Germania e Israele. Tutti gli studi sono giunti alla medesima conclusione: vivere a una certa prossimità da un ripetitore aumenta il rischio di cancro da 2 a 121 volte, a seconda del tipo di cancro rilevato.

Adilza Condessa Dode, uno degli ingegneri ricercatori e coordinatrice dello studio brasiliano, si rivolge a coloro che sono turbati dalle radiazioni dei ripetitori e spiega che il Brasile non è di certo il solo in questa situazione, “i livelli di radiazione, sono alti e pericolosi per la salute umana. Più vicini si vive a un’antenna, maggiore sarà l’esposizione al campo elettromagnetico.”

Lo studio si è concentrato solo su una città del Brasile. Ma ciò vale universalmente: l’Italia stessa ha visto negli anni recenti un proliferare di ripetitori a causa del numero in continua crescita di cellulari e della necessità di maggiore copertura di rete.

La prova schiacciante

 

Un numero sempre maggiore di organizzazioni e molti altri studi, non fanno altro che avvalorare i risultati dello studio brasiliano. Persino l’Organizzazione Internazionale per la Ricerca sul Cancro (International Association for Research on Cancer, IARC), dopo avere esaminato le varie ricerche ha concluso e sottolineato che le onde elettromagnetiche, incluse le radiazioni emesse dalle Stazioni radio base, sono un possibile cancerogeno.

Perché i ripetitori delle reti mobili sono così pericolosi?

Il pericolo deriva dalla costante attività delle Stazioni: emettono radiazioni da radiofrequenza pulsata. E’ stato provato da migliaia di studi che questa radiazione causa un danno biologico al corpo, che precede la malattia.

Possono infatti, essere annoverate altre conseguenze all’esposizione, oltre al cancro: mutazioni genetiche; disturbi della memoria; ostacoli all’apprendimento; insonnia; sindrome da deficit di attenzione; sbalzi ormonali; disturbi cerebrali; sterilità; demenza; complicazioni cardiache.

 

Nuovo farmaco contro il cancro, efficace su adulti e bambini. Nella sperimentazione su 17 diversi tipi di tumori avanzati, il trattamento ha dato risposta positiva nel 76% dei pazienti.

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Nuovo farmaco contro il cancro, efficace su adulti e bambini. Nella sperimentazione su 17 diversi tipi di tumori avanzati, il trattamento ha dato risposta positiva nel 76% dei pazienti.

Gli autori della ricerca assicurano  che su 12 mesi di terapia funziona al 79%.

Fonte Ansa:

Un nuovo farmaco funziona contro cancro nei bambini e adulti

Studio Usa su 17 tipi diversi di tumore, ha efficacia duratura

Messo a punto un primo potenziale farmaco anti-cancro che si è dimostrato efficace contro molti tipi di tumore, indipendentemente dall’età del paziente. I dati arrivano da uno studio del Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York presentato al Congresso della Società americana di oncologia clinica (Asco).
Nelle sperimentazioni cliniche su 55 bambini e adulti con 17 diversi tipi di tumori avanzati, il trattamento con la nuova molecola larotrectinib ha determinato una risposta positiva nel 76% dei pazienti. La risposta è stata inoltre duratura, con il 79% delle risposte che ha superato i 12 mesi in media dall’inizio della terapia e in un caso, ancora in atto, di 25 mesi. La nuova molecola colpisce una particolare anomalia genetica, definita ‘Trk fusion’. Si tratta dunque il paziente basandosi sul particolare tipo di mutazione che egli presenta, indipendentemente dal cancro originario. Per questo, afferma il primo autore dello studio David Hyman, “crediamo che i risultati molto positivi ottenuti dal farmaco debbano spingere la diffusione dei test genetici in pazienti con cancro avanzato per verificare se essi presentano tale anomalia”. I risultati, annuncia Hyman, “saranno presentati all’ente Usa per i farmaci Fda per l’approvazione della molecola. Se approvata, questa potrebbe diventare la prima terapia valida simultaneamente sia per i bambini sia per gli adulti, e la prima terapia target ad essere indicata per una definizione molecolare di cancro che supera la tradizionale divisione per ‘tipi’ di tumore”. Nel 2016, la Fda ha riconosciuta questa come una ‘breakthrough therapy’, una designazione che serve a velocizzare lo sviluppo di farmaci promettenti per trattare malattie che mettono a serio rischio la vita. (ANSA).

tratto da: http://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/sanita/2017/06/05/un-nuovo-farmaco-funziona-contro-cancro-bambini-e-adulti_66f0469b-e2c7-4832-b32a-8fadd8e69bd8.html

Le Multinazionali dell’olio di Palma hanno fatto morire oltre 100.000 esseri umani! Un consiglio? Ora vanno tanto di moda le pubblicità prodotti “da oggi senza olio di palma”… Non li comprate, sono proprio quelli che fino a ieri (cioè finquando non c’era informazione) AMMAZZAVANO LA GENTE !!

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Le Multinazionali dell’olio di Palma hanno fatto morire oltre 100.000 esseri umani! Un consiglio? Ora vanno tanto di moda le pubblicità prodotti “da oggi senza olio di palma”… Non li comprate, sono proprio quelli che fino a ieri (cioè finquando non c’era informazione) AMMAZZAVANO LA GENTE !!

 

Le Multinazionali dell’olio di Palma hanno fatto morire oltre 100.000 esseri umani

Gli incendi boschivi del 2015 legati alla deforestazione nel sud-est asiatico hanno causato più di 100mila morti. Lo rivela uno studio condotto da esperti in salute pubblica e modelli atmosferici delle università di Harvard e Columbia, appena pubblicato sulla rivista Environmental Research Letters.

Erano stati roghi titanici, appiccati di proposito dalle multinazionali dell’olio di palma e poi sfuggiti di mano, nelle foreste dell’Indonesia il cui sottosuolo è un’immensa torbiera. Il fumo aveva avvolto presto anche le nazioni confinanti, conconseguenze pesantissime: voli annullati, scuole chiuse anche a Singapore e in Malesia, 500 mila casi di infezione alle vie respiratorie, quasi 50 milioni di persone esposte a fumi tossici 24 ore al giorno per settimane. 

Secondo lo studio, le persone che sono morte prematuramente a causa di quegli incendi 
sono oltre 90mila in Indonesia, più di 6mila 
in Malesia e 2.200 a Singapore. 

Non è la prima volta che ladeforestazione sconsiderata ha conseguenze sulla salute di milioni di cittadini in quei paesi, ma i dati del 2015 sono senza precedenti: rispetto allenubi tossiche della precedente crisi del 2006 sono state colpite il triplo delle persone.

Indonesia: 100mila morti per i fumi tossici della deforestazioneLe emissioni giornaliere provocate dai roghi della foresta avevano addirittura superato le emissioni medie quotidiane degli Stati Uniti. Nelle zone più colpite di Sumatra e Kalimantan, i livelli di inquinanti dell’indice standard (PSI) toccavano il tetto dei 3.000, quando la soglia di pericolo è 300.

“Le torbiere su cui si sviluppano questi incendi contengono materiale organico combustibile e rilasciano in atmosfera grandi quantità di polveri sottili come i PM 2.5, cioè il principale fattore globale di mortalità legata all’inquinamento dell’aria”, si legge nello studio. Ma il numero delle persone colpite potrebbe essere addirittura maggiore, visto che la ricerca si è concentrata soltanto sugli adulti. Il ministero della Salute dell’Indonesia ha rispedito al mittente le accuse, sostenendo che le cifre elaborate dallo studio “non hanno alcun senso”. Secondo le autorità di Jakarta, i morti sarebbero appena 24.


Fonte: http://curiosity2015.altervista.org/x7434-2/

L’Europa affossa i limoni Italiani – L’unico a difenderli è l’Europarlamentare M5s Ignazio Corrao

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L’Europa affossa i limoni Italiani – L’unico a difenderli è l’Europarlamentare M5s Ignazio Corrao

 

 

di Ignazio Corrao, Movimento 5 Stelle

“Dopo le arance marocchine e l’olio tunisino adesso vogliono rubarci anche i limoni. In Sicilia mancano all’appello 5.000 ettari di piante di limone che producevano ossigeno, reddito, ricchezza e posti di lavoro. Il Parlamento europeo è responsabile di questo ‘scippo’ perché ha votato accordi di libero scambio – come il Trattato Ue-Marocco – senza assicurare i requisiti di tracciabilità e di etichettatura del prodotto. Così facendo è stato colpito un intero settore produttivo, quello della agricoltura siciliana e di tutto il Sud Italia.

L’agricoltura italiana, ancora una volta, viene usata come merce di scambio per la politica internazionale. I limoni venduti nei supermercati arrivano molto spesso dall’altra parte del mondo. Questa politica suicida sta affossando il Made in Italy e porta con sé conseguenze economico-sociali enormi. I limoni siciliani sono in via d’estinzione – come denuncia Coldiretti Sicilia – perché agli agricoltori italiani non conviene più raccogliere i limoni dagli alberi. Negli ultimi quindici anni si è persa metà della produzione nazionale di limoni. Fra due mesi, quando inizierà la stagione della raccolta degli agrumi, ci troveremo in piena emergenza: il Commissario europeo Hogan e il Ministro dell’Agricoltura Martina non possono ignorare l’allarme del settore.

Il Movimento 5 Stelle propone subito la modifica della direttiva sulla tracciabilità e l’attivazione di clausole di salvaguardia per salvare l’agricoltura italiana. Dobbiamo fare in fretta!”

VIDEO. Ignazio Corrao porta al Parlamento europeo i limoni siciliani: dove sono finite le piante di limone?

guarda QUI il video

 

Cancro al fegato, rischio dimezzato con 5 tazzine di caffè al giorno

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Cancro al fegato, rischio dimezzato con 5 tazzine di caffè al giorno

Bere fino a cinque tazzine di caffè al dì potrebbe dimezzare il rischio di cancro del fegato; una sola tazzina al giorno riduce di un quinto il pericolo di questo tumore.

Lo rivela una ricerca diretta da Oliver Kennedy della University of Southampton in Gran Bretagna e pubblicata sulla rivista BMJ Open.

Gli esperti hanno analizzato informazioni sul consumo di caffè di 2 milioni 250 mila persone complessivamente (coinvolte in un totale di 26 studi precedentemente pubblicati) e visto che il consumo di un solo caffè al giorno riduce il rischio di cancro del fegato del 20% (un quinto); ma se si arriva fino a cinque tazzine il rischio è dimezzato.

Oltre agli antiossidanti e antinfiammatori di cui è ricca la nera bevanda, si presume che la caffeina abbia un ruolo centrale nel potere protettivo esercitato dal caffè in quanto il caffè decaffeinato è risultato di per sé protettivo in minor misura contro il tumore.

 

fonte: http://gds.it/2017/06/02/il-caffe-difende-dal-cancro-al-fegato-5-tazzine-al-giorno-ne-dimezzano-il-rischio_673025/

ATTENZIONE – Allarme tonno avariato, il Ministero della Salute lancia l’avviso: “Rischio d’intossicazione” – Già 200 casi in tutta Italia.

 

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ATTENZIONE – Allarme tonno avariato, il Ministero della Salute lancia l’avviso: “Rischio d’intossicazione” – Già 200 casi in tutta Italia.

Allarme tonno avariato, il Ministero della Salute lancia l’avviso: “Rischio d’intossicazione”

Sarebbero più di 200 casi di intossicazione registrati negli ultimi giorni in Basilicata, Puglia, Lazio e Veneto. Attenzione ai sintomi: nausea, vomito, diarrea, vertigini, cefalea, rush cutaneo, disturbi respiratori e ipotensione.

Allarme tonno avariato, il Ministero della Salute lancia l’avviso: “Rischio d’intossicazione”

Casi di intossicazione in Basilicata, Puglia, Lazio e Veneto hanno portato il ministero della Salute a richiamare alcuni tranci di tonno pinna gialla presenza di istamina superiore ai limiti di legge. Si tratta del pesce decongelato e lavorato dalla Ittica Zu Pietro di Bisceglie (Barletta-Andria-Trani). Due i lotti, contrassegnati dal marchio di identificazione IT CE 2830, con data di scadenza rispettivamente al 2 giugno e al 7 giugno 2017. Nello specifico interessa i lotti L1 753180517 e L2 753200517 confezioni da circa 2 kh al pezzo.

Sarebbero più di 200 casi di intossicazione registrati negli ultimi giorni. Il ‘’veleno’’ che ha intossicato viaggiava in quintali di pesce, alcuni dei quali sequestrati dalle Capitanerie di Porto, altri finiti sulle nostre tavole.

Gli episodi, oltre ad essere interessanti da un punto di vista epidemiologico, si tratterebbero infatti di uno dei pochi casi documentati in Italia, è molto utili da un punto di vista didattico: evidenziano il sottile confine che esiste tra dose terapeutica o fisiologica e dose tossica; richiama il concetto di sinergismo tra sistemi molecolari; ricorda che questi, in certe condizioni, si trasformano e cambiano le loro proprietà biologiche. Non in ultimo, questo fatto di cronaca ci procura una certa ansia ‘’benefica’’ che ci ricorda che è necessario prestare molta attenzione alla qualità dei cibi che consumiamo. L’ingestione di partite di tonno mantenuto in condizioni non idonee di conservazione, ha causato nei malcapitati la cosiddetta sindrome sgombroide, o intossicazione da istamina (HFP).

La sindrome sgombroide, ricorda Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” è una sindrome acuta causata principalmente dal consumo di prodotti ittici contenenti alti livelli di istamina e probabilmente di altre ammine vasoattive o altri composti. Nella maggioranza dei casi la HFP ha un andamento benigno con sintomatologia limitata, ciò causa una notevole sottostima dell’incidenza del fenomeno. Dal 1970 i paesi con il maggior numero di casi riportati sono il Giappone, gli Stati Uniti e il Regno Unito, ma probabilmente perché in questi paesi il sistema di notifica è il migliore.

I casi riportati in Italia, invece, sono pochi e scarsamente documentati. Si ricordano il focolaio di Palermo nel 1979, nel quale furono coinvolte 250 persone; il caso di Catania nel 1999, nel quale , delle 12 persone che avevano mangiato tonno cotto in casa, 7 presentavano sintomi riferibili a sindrome sgombroide; due casi gravi, registrati nell’arco di cinque giorni in un ospedale di Palermo nel 1996; 12 episodi di avvelenamento diagnosticati nelle regioni Umbria e Marche nel quinquennio 1996-2001; un caso nel gennaio 2005 e due casi nel 2006 presentati all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Umbria e delle Marche.

La diagnosi di ‘’scombroid syndrome’’ si basa sulla sintomatologia (nausea, vomito, diarrea, vertigini, cefalea, rush cutaneo, disturbi respiratori e ipotensione) e sulla storia di recente assunzione di sgombroidi. L’inizio della sintomatologia è rapido (20-30 minuti dall’assunzione dell’alimento) e i disturbi, abitualmente di lieve entità, si risolvono in genere in meno di 24 ore. La mancanza di precedenti reazioni allergiche al cibo implicato dovrebbe indurre il medico ad escludere l’allergia. L’analisi di materiale biologico (vomito, sangue, urine) degli intossicati è invece difficilmente ottenibile e di dubbia interpretazione (rapido metabolismo, diverse origini dell’istamina). La terapia della sindrome sgombroidea è basata sull’impiego di antistaminici.L’istamina e le altre ammine biogene sono sostanze azotate che si formano prevalentemente dalla degradazione (decarbossilazione) microbica di aminoacidi. I microrganismi coinvolti sono comunemente presenti nell’ambiente, pertanto le ammine biogene possono essere contenute in alimenti e bevande, ma la loro presenza è maggiore nei cibi a rapida deperibilità. Soprattutto se fermentati e ricchi di particolari amminoacidi, come pesci, carni, salumi, latticini e formaggi, succhi di frutta, vino e cacao. Non tutte le ammine biogene sono tossiche dal momento che alcune di esse svolgono importanti funzioni fisiologiche.

 

fonte: http://www.today.it/cronaca/tonno-allerta-alimentare-02-giugno-2017.html

L’Aifa pubblica il rapporto biennale sulle segnalazioni di “eventi avversi” ai vaccini. Il rapporto era già stato anticipato dal Codacons qualche giorno prima, ma nel frattempo sono misteriosamente “sparite” 4.120 segnalazioni…!!

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Leggi anche:

Il Codacons denuncia il Ministro Lorenzin: non ha tenuto conto dei gravissimi dati sui Vaccini, riportati nel rapporto dell’Agenzia Italiana del Farmaco!

Vaccini: il Codacons rende pubblici i dati dell’Aifa sulle reazioni avverse (22.000 casi in 3 anni!) e denuncia il Ministro Lorenzin per abuso d’ufficio, omesso controllo e favoreggiamento alle case farmaceutiche!!

L’Aifa pubblica il rapporto biennale sulle segnalazioni di “eventi avversi” ai vaccini. Il rapporto era già stato anticipato dal Codacons qualche giorno prima, ma nel frattempo sono misteriosamente “sparite” 4.120 segnalazioni…!!

 

 

Aifa pubblica il rapporto biennale già condiviso da Codacons, scomparse le 4.120 segnalazioni di eventi avversi

Sul sito dell’AIFA da oggi potrete trovare il famoso rapporto biennale postmarketing sui vaccini.

SPARITE LE 4.120 SEGNALAZIONI DI EVENTI AVVERSI (NEL RAPPORTO OSMED 2015 ERANO 7.890; NEL RAPPORTO POSTMARKETING APPENA USCITO SONO 3.772, SEMPRE RIFERITE AL 2015)”.

Ovviamente in maniera mesta , gli addetti ai lavori AIFA non hanno esistato a condividerlo senza correggere almeno qualcosa; questo grazie al Codacons ed al suo operato del quale noi tutti rendiamo grazie. Ma siamo solo noi a pensarla in questa maniera? Assolutamente no e di seguito, riportiamo le considerazioni del dr.Fabio Franchi il quale ringraziamo per la sua collaborazione.

“Le cifre sono agghiaccianti nonostante l’Agenzia Giornalistica Italiana, si è affrettata a riportare dichiarazioni rassicuranti che riporto più sotto. Meno male. Eravamo preoccupati. Per fortuna c’è stato un grosso calo di segnalazioni di eventi avversi e questi probabilmente non hanno nessun rapporto causale con le vaccinazioni.

Nel giro di due anni si sono addirittura dimezzate: sono passate da 7.890 a 3.772, sempre nello stesso anno, il 2015. Non avete letto male: sono infatti sparite 4.120 segnalazioni di eventi avversi (nel rapporto OSMED 2015 erano 7.890; nel rapporto postmarketing appena uscito sono 3.772, sempre riferite al 2015)”.

VACCINI: AIFA, IN 2 ANNI SEGNALATI 78 MORTI MA NO CORRELAZIONE (AGI)

– Roma, 1 giu. – Nel biennio 2014-15 sono giunte all’Agenzia del Farmaco oltre 12mila segnalazioni di altrettante sospette reazioni avverse ai vaccini, con 78 decessi. È quanto si legge nel report di sorveglianza dell’Aifa, pubblicato oggi, che indica un trend in calo nei due anni, gli ultimi disponibili: nel 2014 le presunte reazioni avverse erano 8.873 con 69 decessi, nel 2015 sono state 3.772 con 9 morti. Ovviamente, specifica l’Aifa, «le reazioni avverse segnalate» rappresentano «dei sospetti, e non la certezza di una relazione causale tra prodotto medicinale (vaccino) ed evento avverso». Soprattutto nel caso dei decessi, la correlazione è solo temporale (il soggetto è morto poco dopo la somministrazione di un vaccino) ma in tutti i casi c’erano situazioni pregresse sufficienti a spiegare il decesso. Nel 2014 il vaccino con più segnalazioni è stato quello contro il morbillo (5.217 presunti eventi avversi), mentre l’anno dopo prevalgono i vaccini meningococcici (1.135 segnalazioni). Le reazioni considerate più gravi (decessi compresi) sono state in tutto 940 nel 2014 e 535 nel 2015. Quanto ai decessi, 67 dei 69 casi segnalati nel 2014 riguardano anziani, con età media 83 anni, vaccinati contro l’influenza (tranne uno vaccinato con antipmeumococco, a cui si aggiungono due bambini di 2 e tre mesi, entrambi vaccinati con esavalente e antipneumococco 13. In nessuno di questi casi è stato accertato un nesso causale con il vaccino. I due bimbi, in particolare, si sospetta siano stati colpiti dalla Sids, ossia la sindrome della morte in culla. Nel 2015 si sono registrati 6 decessi tra adulti (tutti vaccinati contro l’influenza, e tutti tra i 77 e i 92 anni) e tre tra i bambini (2 mesi, 2 mesi e 13 anni). Anche in questi casi i decessi vengono considerati non correlabili ai vaccini. (AGI) Pgi 011741 GIU 17

 

fonte: http://www.vacciniinforma.it/2017/06/02/aifa-pubblica-il-rapporto-biennale-gia-condiviso-da-codacons-i-dati-sono-agghiaccianti/5188

I Pomodori del nostro Sud, “alleati” preziosi nella lotta contro il cancro

 

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I Pomodori del nostro Sud, “alleati” preziosi nella lotta contro il cancro

 

Esperimenti in provetta dimostrano che gli estratti di San Marzano e Corbarino bloccano la crescita delle cellule del tumore dello stomaco

Buoni e salutari. I pomodori tipici del Sud Italia sono dotati di preziose proprietà anti-cancro, che potrebbero essere sfruttate sia per prevenire i tumori, sia per potenziare gli effetti delle terapie tradizionali.

Un team di ricercatori internazionali

A indicarlo è uno studio pubblicato su Journal of Cellular Physiology, nato dalla collaborazione fra l’Istituto Nazionale dei Tumori di Napoli, le Università di Siena e dell’Aquila, l’Istituto Clinico Mediterraneo di Agropoli, il Cnr di Pozzuoli e la Temple University di Philadelphia, negli Stati Uniti.

I test in provetta

I ricercatori hanno sperimentato gli estratti di due qualità di pomodoro tipiche del Sud Italia: il San Marzano e il Corbarino, testandoli in provetta su cellule di tumore dello stomaco, il quarto al mondo per diffusione. Il trattamento ha dimostrato di inibire la crescita delle cellule tumorali, favorendo il loro “suicidio programmato” (apoptosi) e bloccando la loro capacità di migrare e formare metastasi.

Il “re” della dieta mediterranea

Questa non è la prima volta che il “re” della dieta mediterranea finisce sotto la lente dei ricercatori per le sue proprietà antitumorali. Finora, però, gli studi si erano concentrati solo sugli effetti benefici legati a singoli nutrienti, e non sul frutto nella sua interezza.

Non solo licopene

«L’effetto antitumorale non sembra essere associato a componenti specifiche, come il licopene, ma al pomodoro nel suo complesso», spiega Daniela Barone, che lavora presso il Centro Ricerche Oncologiche Mercogliano (Crom) dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Napoli. Da qui anche l’ipotesi secondo cui «diverse specie di pomodoro potrebbero esercitare effetti differenti nei vari stadi di certe neoplasie».

Nuove strategie di prevenzione e cura

«I nostri risultati sollecitano ulteriori studi sul potenziale impiego di specifici nutrienti, non solo per la prevenzione del cancro, ma anche come strategia di supporto alle terapie convenzionali», sottolinea Antonio Giordano, che lavora tra l’Università di Siena e la Temple University di Philadelphia. Nell’attesa che vengano messe a punto delle “super pillole” al pomodoro, non ci resta che gustarlo, meglio a crudo, magari in una bella caprese o in insalata.

 

tratto da: http://www.ok-salute.it/alimentazione/i-pomodori-del-sud-italia-hanno-proprieta-anti-cancro/

L’allucinante servizio de Le Iene sulle conseguenze dell’uso del glifosato nell’agricoltura OGM in Argentina… E non è vero che non Ti interessa: quei prodotti che stanno uccidendo la gente dell’Argentina, te la ritrovi tutti i giorni a tavola!!

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L’allucinante servizio de Le Iene sulle conseguenze dell’uso del glifosato nell’agricoltura OGM in Argentina… E non è vero che non Ti interessa: quei prodotti che stanno uccidendo la gente dell’Argentina, te la ritrovi tutti i giorni a tavola!!

L’inchiesta da ‘Le Iene’ sul glifosato: e meno male che noi scrivevamo bufale ed eravamo dei visionari…

Un servizio di approfondimento trasmesso da Le Iene sul glifosato lascia basiti. Si parla di alcune zone dell’Argentina, dove il glifosato è usato in grandi quantità nella coltivazione di mais, riso, frumento e, soprattutto, soia. A parte le terribili malattie – cancro in primo luogo – che colpiscono le popolazioni di quei luoghi, ci chiediamo e chiediamo: l’Unione Europea e l’Italia importano questi prodotti agricoli dall’Argentina? Domanda non retorica, dal momento che, oltre a contenere questo velenoso diserbante, sono Ogm, Organismi geneticamente modificati

Quando abbiamo scritto il primo articolo sul glifosato (o gliphosate), parlando delle possibili malattie che questo diserbante può provocare all’uomo , non sono mancate le critiche. I più perspicaci hanno postato sulla rete articoli nei quali si diceva che quello che avevamo scritto sul glifosato era una bufala. Quando abbiamo postato gli studi dell’università americana dove si descrivono i pericoli di questo agente chimico per la salute umana, i critici si sono un po’ calmati. Ciò posto ci chiediamo e chiediamo: che cosa avranno detto i ‘difensori’ del glifosato ascoltando il servizio televisivo delle Iene di ieri sera?

(video che potete vedere qui).

Parliamo di un’inchiesta che ha puntato i riflettori su alcune zone dell’Argentina, dove il glifosato è molto utilizzato nelle coltivazioni di mais, riso, soia e altri cereali.

Vi invitiamo ad ascoltare che cosa si racconta in questo video. Dove si vedono intere zone dell’Argentina – immense distese di piantagioni di riso, di mais, di soia e di frumento – dove il glifosato viene scaricato con gli aerei. E dove il suolo, le falde idriche e l’aria sono inquinati da questi diserbante.

Si racconta di un paese – San Salvador – che chiamano “Il popolo del cancro”, perché una persona su due si ammala di cancro.

Potremmo continuare con le descrizioni: con le malattie – tante malattie, non solo il cancro – che colpiscono le popolazioni che vivono in queste zone: per esempio, la Polineuropatia tossica (la testimonianza di un uomo che lavorava nei campi, segnalando agli aerei dove irrorare è tremenda!). Noi invece vorremmo porre qualche domanda.

Qualcuno ha controllato il livello di glifosato presente nella pasta industriale prodotta in Italia? Nel nostro Paese, da anni, si fa un largo uso di grano duro canadese: e in Canada, si sa, i produttori di grano duro che viene esportato non si fanno mancare certo questo diserbante.  

Ci ha colpito, poi, un’affermazione: il glifosato è un diserbante che secca tutto: possono resistere solo le piante geneticamente modificate.

Noi ci auguriamo, anzi siamo certi, che tale affermazione non riguardi il frumento. Come scriviamo spesso, l’Italia è piena, ormai da anni, di grano duro canadese trattato con il glifosato. In Canada il glifosato è utilizzato anche per far maturare il grano in anticipo, in modo artificiale. Sulla base di quello che si dice nel video, si potrebbe pensare che il grano duro canadese sarebbe geneticamente modificato.

Noi, ovviamente, non prendiamo nemmeno in considerazione tale ipotesi, perché ciò significherebbe che il grano duro canadese che arriva con le navi nei porti italiani, oltre a contenere glifosato, oltre a contenere micotossine, sarebbe anche grano duro geneticamente modificato: e questo è impossibile, perché l’Unione Europea, bontà sua, ancora oggi – e meno male – si oppone all’utilizzazione, nell’alimentazione, di organismi geneticamente modificati.

Lo stesso discorso vale per il mais, per il riso e, soprattutto, per la soia: colture che, oltre ad essere coltivate con massicce dosi di glifosato, sono Ogm (Organismi geneticamente modificati). Noi siamo certi che l’Italia e, in generale, l’Unione Europa, non importi dall’Argentina mais, riso e soia, perché se così fosse, come dire?, sarebbe un bel problema…

fonte: http://www.inuovivespri.it/2016/11/02/linchiesta-da-le-iene-sul-glifosato-e-meno-male-che-noi-scrivevamo-bufale-ed-eravamo-dei-visionari/