Università – Concorsi truccati: Philip, il ricercatore anti-baroni diventa eroe sul web

 

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Università – Concorsi truccati: Philip, il ricercatore anti-baroni diventa eroe sul web

“Eroe”, “idolo”, “mito”. E’ standing ovation social per Philip Laroma Jezzi, ricercatore 49enne che ha fatto scoppiare il caso ‘Concorsi truccati’, oggi celebrato in rete come simbolo dell’onestà contro i baroni universitari e la corruzione negli atenei. “Vorrei essere rappresentato da gente come te”, il commento ricorrente sulla bacheca Facebook dell’uomo del momento, impiegato al dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università di Firenze. E’ infatti sotto l’ultimo post pubblico condiviso da Jezzi – una petizione in favore di Milena Gabanelli del 12 settembre scorso – che nelle ultime 24 ore utenti ed estimatori stanno inondando di commenti il ricercatore, ringraziandolo per aver avuto il coraggio di denunciare un fenomeno contro il quale in tanti sembrano essersi scontrati. Come Vito, ad esempio, che scrive: “Se tutti noi avessimo il tuo coraggio di “alzare la voce”…riusciremmo, finalmente, a mandarli tutti a casa….nessuno escluso. Hai tutta la mia stima e te lo dice uno che ha pagato sulla sua pelle comportamenti come il tuo. Bravo”. “Grazie Philip! L’Italia – commenta Andrea – ha bisogno di cittadini come te”. Così la pensa anche Daniele, che aggiunge: “Quello che hai fatto contro i baroni corrotti dell’università è solo e semplicemente straordinario!!!”. “Hai la mia stima, e ti ringrazio per contribuire a sfatare il grande mito del “tanto l’Italia è così e non cambierà mai”, sottolinea un altro utente, mentre Francesca esprime “massima stima e impegno quotidiano anche da parte mia per la verità”. “Grazie Philip, siamo con te! C’è bisogno di speranza”, dice Rossella, mentre Marco sprona il ricercatore a continuare la sua battaglia: “Grande Philip, rispetto e stima. Avanti così a denunciare l’apparato colluso e diga della buona meritocrazia”. E poi ancora Anna – che conosce “bene l’ambiente universitario e so che non è stato facile il tuo gesto, come ti dicevano “aspetta il tuo turno” ma tu non l’hai fatto. Sei un orgoglio per tutti” – e Katie, che commenta: “È grazie alle persone come Lei che rimane viva la speranza di legalità anche in un paese come l’Italia, famoso per pasta, pizza e CORRUZIONE! Grazie Dott., Ministro dell’Istruzione subito!”. “Bravo! Cento volte Bravo”, continua Marcello che come molti si augura che nelle varie facoltà si trovi qualcuno come Jezzi, disposto a denunciare corruzione e malcostume: “Ora vedi se hai qualche amico, come te, a medicina, biologia, fisica, matematica, legge…”.

 

fonte: http://notizie.tiscali.it/cronaca/articoli/philip-ricercatore-anti-baroni-diventa-eroe-sul-web-00001/

biorticello.it dal produttore al consumatore in pochi clic

 

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biorticello.it dal produttore al consumatore in pochi clic

biorticello.it utilizza il web per mettere in contatto piccoli agricoltori biologici italiani con la domanda del mercato sempre più in crescita.

Biorticello.it è una rete di piccoli agricoltori biologici italiani, quelli che si svegliano presto la mattina 7 giorni su 7 col mal di schiena o il raffreddore, di sabato o domenica, per curare il loro piccolo terreno in tutte le fasi del processo produttivo e dare vita a prodotti sani e soprattutto buonissimi. Per green.it abbiamo raggiunto Viviana Datti, Founder di Biorticello.it e le abbiamo rivolto qualche domanda.

Sul vostro sito campeggia lo slogan: Naturale. Contadino. Genuino. Cosa fa esattamente Biorticello.it?

L’idea è quella di mettere piccole realtà artigiane in rete e sulla rete: creare, cioè, sinergie tra aziende che possono condividere saperi e risorse, ma anche farle conoscere da un pubblico più ampio grazie a Biorticello.it, una piattaforma e-commerce che vende solo prodotti biologici di queste piccole aziende e ne racconta le loro storie, chi c’è dietro un prodotto e come viene realizzato.

Ci racconti la vostra storia?

Appena qualche anno fa vivevamo tutti in città convinti che i servizi e le opportunità culturali che l’ambiente offriva era quello che ci serviva. Oggi viviamo in Sabina, in provincia di Rieti, in paesi che non superano il migliaio di abitanti e non torneremmo mai indietro. La sede della startup si trova a Poggio San Lorenzo, un borgo medievale con appena 500 abitanti, ma tanti ulivi e dolci colline.

Come è nata l’idea ed esattamente di cosa vi occupate?

L’idea ci è venuta conoscendo personalmente le aziende agricole del territorio, guardando da vicino l’impegno, la fatica e la convinzione nel coltivare terre e idee per un mondo migliore. Quindi abbiamo pensato “uniamo le forze!”: l’agricoltore continua a fare ciò che gli riesce meglio, cioè produrre delizie culinarie naturali e contadine, noi le facciamo conoscere a un pubblico più ampio, sono troppo buone per tenerle per noi. Con questa idea abbiamo partecipato a un bando della Regione Lazio che premiava imprese innovative e siamo riusciti ad avere un finanziamento. Da lì abbiamo capito che dovevamo iniziare a fare sul serio.

Ci spieghi il funzionamento della piattaforma lato utente?

L’utente può collegarsi a Biorticello.it e navigare fra i diversi prodotti biologici dei nostri agricoltori, passare dalla pasta integrale di grano Claudio al succo di barbabietola, dalla composta di pere e cardamomo al pesto genovese con basilico DOP, da vini autoctoni ciociari ai ceci biondi o neri e fare la spesa da tante piccole aziende agricole in un unico luogo. Una volta fatto il pieno di prodotti biologici naturali, contadini e genuini, basta aggiungerli al carrello, pagare sicuri tramite Paypal (con carta di credito o account paypal) e in 3 giorni vengono recapitati a casa tramite corriere espresso. L’ordine arriva al nostro magazzino, siamo noi che prepariamo con cura il pacco e lo affidiamo alla spedizione. Qual è il bello? Poter acquistare da tante aziende in un unico istante e vedersi recapitare un pacco unico, nello stesso momento e con un’unica spesa di spedizione (fino a 3 kg parliamo di 5,90 euro, per esempio).

E quello lato produttore?

Selezioniamo personalmente le aziende agricole, andandole a trovare nelle loro tenute, per conoscere chi c’è dietro, cosa fanno e come lo fanno. Per loro realizziamo fotografie dell’azienda da mettere nella sezione dedicata che ogni agricoltore ha sul nostro sito. Ci piace anche fare un’intervista al responsabile dell’azienda in modo che possa raccontarsi dalle sue parole. Ci occupiamo noi anche della realizzazione delle foto dei prodotti per il sito, non solo le solite noiose foto su fondo bianco, ma ci divertiamo a comporre dei set che esaltino al meglio il prodotto (il giorno prima di ogni shooting ci trovate in giro per i boschi sabini a recuperare bacche e frutti di ogni genere). Quando un produttore viene scelto per entrare nella rete Biorticello non deve far altro che inviarci i suoi prodotti, alla parte logistica col consumatore finale ci pensiamo noi. È il produttore che decide il prezzo, proprio perché vogliamo riconoscere loro il giusto valore al prezioso lavoro che fanno. A questo prezzo noi aggiungiamo il nostro margine e componiamo così il prezzo finale al consumatore.

Che caratteristiche ha il consumatore tipo che utilizza la vostra piattaforma?

Il nostro consumatore è una persona a cui piace mangiare bene, che è attenta a quello che mangia, lo fa in maniera informata e consapevole e a cui piacciono prodotti fatti con le ricette di una volta. È anche disposta a spendere qualche soldo in più per la propria salute, quella dell’ambiente che ci circonda. Una cosa che abbiamo notato con piacere è che le persone che hanno interagito con noi in questi 3 mesi di vita ci hanno anche dato tanti consigli per migliorare e sono molto disponibili al confronto.

E le caratteristiche del produttore?

Di produttori ne abbiamo per tutti i gusti: il nostro più giovane contadino ha 26 anni e ha deciso di continuare insieme a suo padre l’attività di produzione di cereali senza per questo rinunciare alla sua vita di aperitivi e uscite con gli amici, la nostra mascotte è una settantenne ruspante che insieme a suo marito cura, raccoglie e coccola più di 600 alberi di ulivo, poca dimestichezza con la mail ma whatsapp non ha segreti per lei. Ciò che li accomuna tutti è la convinzione e l’impegno nella produzione di cibo genuino, con ingredienti semplici di cui curano personalmente il processo produttivo in maniera artigianale. La maggior parte delle aziende è conosciuta solo nella zona di provenienza e ha una presenza online poco sviluppata. Per questo ci siamo noi!

Il vostro sito non è soltanto una piattaforma di vendita  ospita anche un blog, Credete sia importante affiancare all’attività imprenditoriale anche un buon racconto di essa?

Per noi il racconto è fondamentale. Vogliamo far capire cosa c’è dietro ogni prodotto e provare a trasferire l’amore e la passione che loro hanno trasmesso a noi quando li abbiamo incontrati. Ci hanno raccontato storie così straordinarie che sentiamo il bisogno di condividerle. Dal giovane nato come archeologo, che ha recuperato un antico uliveto sperimentale di un vecchio antenato persino di origine nobiliare; a chi ha ri-comprato terreni che erano di suo nonno e che il padre aveva dismesso perché non aveva creduto nell’agricoltura e ora produce ottimi vini biodinamici; a chi è scappato dal caos della città per scommettere sull’agricoltura, dare un futuro migliore ai propri figli e uscire dalle 4 mura buie di un lavoro d’amministrazione.

 

Dalla Svezia l’auto elettrica con 5 anni di ricariche gratis. Insomma tra i fessi che vogliono rimanere schiavi delle lobby restiamo solo noi…!

 

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Dalla Svezia l’auto elettrica con 5 anni di ricariche gratis. Insomma tra i fessi che vogliono rimanere schiavi delle lobby restiamo solo noi…!

 

Dalla Svezia l’auto elettrica con 5 anni di ricariche gratis

La startup svedese Uniti lancia un’auto elettrica che, grazie a un accordo con E.ON, sarà venduta con 5 anni di elettricità gratis ricavata da fotovoltaico

Cinque anni di elettricità gratis se acquisti un’auto elettrica. È la proposta aggressiva di Uniti, startup svedese che domani lancerà la city car appena sviluppata con un evento pubblico. Grazie ad una partnership con la E.ON, la piccola auto a zero emissioni sarà anche a zero spese di ricarica per i clienti del gestore che decideranno di acquistarla non appena arriverà sul mercato. Non solo: l’energia elettrica con cui il mezzo verrà rifornito, in caso di ricarica domestica, sarà garantita da fonti rinnovabili, in particolare dal fotovoltaico.

Il responsabile innovazione di Uniti, Tobias Ekman, ha affermato che «si tratta di un nuovo approccio. Sappiamo che la maggior parte delle ricariche, in particolare per questi tipi di veicoli, avverrà a casa. Queste soluzioni sono quindi particolarmente sostenibili».

L’auto elettrica realizzata dalla startup svedese è composta da una scocca in fibra di carbonio riciclabile, con un interno in materiali compositi organici. L’azienda ha lavorato per digitalizzare l’esperienza di guida, e descrive il mezzo come “l’automobile per smartphone”. All’interno è equipaggiata con uno schermo che mostra le funzioni di navigazione e sicurezza, e il conducente può interagire con l’auto in maniera molto simile al telefono cellulare, grazie a punti di interazione digitalizzati.

Anche la commercializzazione del veicolo è tutta particolare. Uniti prevede di venderlo in modo simile all’e-commerce: sarà acquistabile direttamente online programmando la consegna a casa o in punti vendita di dispositivi elettronici.

Il debutto mondiale è in agenda per domani, 7 dicembre, a Landskrona, in Svezia. È prevista una diretta che si può seguire a questo link. La startup ha già ricevuto quasi 1.000 pre-ordini sul suo sito web, anche se il prezzo non è avvicinabile per tutte le tasche. La city car con tutti gli optional costa 19.900 euro, ma esistono anche modelli più abbordabili. Le prime consegne avverranno nel 2019.

 

fonte:

-http://www.rinnovabili.it/mobilita/svezia-auto-elettrica-ricariche-gratis-333/

I pulcini maschi, quelli che non servono al mercato vengono gettati vivi nei tritacarne! Non lo sapevate? È proprio così! Ecco la petizione per dire NO a questa schifosa barbarie !!

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I pulcini maschi (inutili al mercato) sono gettati vivi nei tritacarne! Non lo sapevate? È proprio così! Ecco la petizione per dire NO a questa schifosa barbarie !!

Vi riproponiamo questo nostro articolo dell’anno scorso. I tempi per la petizione sono scaduti, ma è comunque bene far conoscere a tutti questa orribile barbarie che continua ad essere perpetrata.
I pulcini maschi (inutili al mercato) sono gettati vivi nei tritacarne! Non lo sapevate? È proprio così! Ecco la petizione per dire NO  a questa schifosa barbarie !!

Sul nastro prima di essere gettati vivi nel tritacarne, ecco la fine dei pulcini “inutili” [VIDEO]

I pulcini maschi (inutili al mercato) sono gettati vivi in un tritacarne, o soffocati in buste di plastica, o schiacciati

 

Negli allevamenti che producono galline ovaiole, i pulcini maschi (inutili al mercato in quanto non in grado di produrre uova, né adatti alla produzione di carne di pollo) sono gettati vivi in un tritacarne, o soffocati in buste di plastica, o schiacciati in apposite macchine per diventare mangime, mentre a quelli femmina viene tagliato il becco per impedire loro di beccare a morte le compagne, spiega il coordinamento LAM. Questa procedura, che comporta il taglio di tessuti teneri simili alla carne che gli umani hanno sotto le unghie, è così dolorosa che molti pulcini muoiono per lo shock. Inoltre, questa operazione lascia spesso scoperti i terminali nervosi presenti nel becco, determinando così un dolore continuo per tutta la vita dell’animale.
STOP PULCINI NEL TRITACARNE! Firma e fai firmare (un milione di firme entro novembre!): https://www.change.org/p/salviamo-pulcini-e-galline-dal-tritacarne-da-vivi-riconosciamoli-come-da-compagnia-firma-ora/u/16274072

La triste storia della Mitragyna Speciosa, la pianta vietata perchè nuoce gravemente alle lobby!!

 

Mitragyna Speciosa

 

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La triste storia della Mitragyna Speciosa, la pianta vietata perchè nuoce gravemente alle lobby!!

La pianta sacra e curativa dell’Asia diventa illegale anche in Italia
Qualcuno qualche mese fa ha pubblicato sulla home di Facebook un’articolo in inglese, incuriosito apro:
L’articolo parla di Kratom, nome scientifico “Mitragyna speciosa“, un albero asiatico che può raggiungere anche i 30 metri di altezza, noto per le sue proprietà medicinali.
Traduco parte dell’articolo:
“La Drug Enforcement Agency degli Stati Uniti con 
un avviso di intenti (PDF)  vuole posizionare la pianta asiatica chiamatakratom nella Tabella I delle sostanze illegali. 
 
Il Kratom fino ad ora, veniva venduto in appositi bar e su internet, sotto forma di foglie da consumare come thè. 
L’effetto principale è quello di fornire una sensazione 
di estremo rilassamento e sensazioni di pace e serenità. 
Molti utenti web, hanno segnalato l’efficacia delle foglie 
di quest’albero, nell’aiutarli a vincere la dipendenza da alcolismo, oppio, eroina, ossicodone, idrocodone e la morfina.”
Ma non è finita qui, il Kratom
(nome thailandese tradizionale) è noto anche per sconfiggere il dolore cronico, a quanto pare infatti esso è uno degli antidolorifici naturali più efficaci che esistano, lavorando bene con le emicranie, i dolori articolari, quello vascolari e i dolori muscolari.
Tutto questo senza causare la dipendenza nota invece dei medicinali antidolorifici forti, normalmente prescritti dai medici. 
 
“Con l’intento federale di posizionare il Kratom 
e i suoi componenti attivi nella Tabella I, la DEA sta ignorando volutamente la crescente letteratura scientifica sul potenziale 
uso medico benefico derivato da questa pianta.
Il Kratom contiene anche “catechina” utile a controllare i livelli di zucchero nel sangue per i diabetici. Altri effetti di kratom sono le proprietà anti-virali e anti-batteriche che possono stimolare il sistema immunitario. La bevanda tradizionale derivata da quest’albero, è stata da secoli utilizzata dalle popolazioni native come un socializzante naturale, poiché sembra che essa stimoli le conversazioni e metta di buon umore.
Infine questa pianta è utile anche contro l’insonnia, poiché sembra favorire il sonno, liberando la mente dai pensieri ossessivi.
A quanto pare il Kratom è divenuto illegale anche in Italia, come attesta questo documento:
Questa primavera invece era stata già illegalizzata in Inghilterra, dove  nel giro di una decina d’anni, tale pianta era divenuta sempre più popolare.
La solita, banale, scusa, sarà quella di “lo facciamo per tutelare la vostra salute“, e allora perché creano milioni di farmaci con un intero foglietto di effetti collaterali ? Perché spingere gli esseri umani a consumare prodotto artificiali, quando la Natura ci offre tutto gratuitamente? Se davvero tenessero così tanto alla nostra salute come vogliono farci credere, perché non favoriscono mai le auto elettriche? Perché ci fanno vivere in un mondo inquinato? Perché abbiamo ancora le centrali nucleari? Perché installano potenti ripetitori vicino alle nostre case, bombardandoci di dannose onde elettromagnetiche? Perché permettono che il nostro cibo venga trattato con sostanze chimiche che si accumulano poco a poco nel nostro organismo?
Perché continuano a vietare piante presenti in questo pianeta da migliaia d’anni prima dell’uomo? Non hanno forse più diritto di noi di esistere?! E noi non abbiamo forse il diritto di curarci con loro?
Insomma, sembra ci sia in atto un vero e proprio complotto contro la medicina naturale. Che sia a causa del fatto che questa pianta cura la dipendenza da eroina, l’alcolismo e la depressione, senza bisogno di ricorrere a farmaci costosi?
Fatto sta che questa “Guerra alla Natura” nata negli U.S.A sotto il nome di “proibizionismo” e diffusa poi alle sue varie colonie come l’Italia, va avanti ormai da 100 anni, il tutto con il chiaro scopo di bandire le cure gratuite di Madre Natura, considerate “sacre” dai nativi di tutto il mondo, ma odiate a quanto pare dalle industrie chimiche/farmaceutiche.
Non vi resta che lasciarvi con questo documentario illuminante:

Tratto da: http://curiosity2017.blogspot.it/2017/05/la-triste-storia-della-mitragyna.html

LE AGGHIACCIANTI DICHIARAZIONI DEL PROF. BERRINO – “Quello che diamo da mangiare ai nostri malati è il peggio del peggio, ma noi vogliamo bene ai nostri malati, VOGLIAMO CHE TORNINO. Se noi ci ammaliamo aumenta il PIL, c’è crescita. La Sanità è la più grande industria economica. Non c’è interesse economico per la prevenzione” !!

 

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LE AGGHIACCIANTI DICHIARAZIONI DEL PROF. BERRINO – “Quello che diamo da mangiare ai nostri malati è il peggio del peggio, ma noi vogliamo bene ai nostri malati, VOGLIAMO CHE TORNINO. Se noi ci ammaliamo aumenta il PIL, c’è crescita. La Sanità è la più grande industria economica. Non c’è interesse economico per la prevenzione” !!

Il Prof. Berrino ci spiega come la sanità sia la più grande industria nazionale. Non c’è un reale interesse verso la prevenzione. Più ti ammali più cresce il PIL.

“Mediamente quello che diamo da mangiare ai nostri malati negli ospedali è il peggio del peggio. Io ritengo che non gli faccia bene ma sa…io dico sempre che noi vogliamo bene ai nostri malati, vogliamo che tornino da noi…
Mettiamola così: se noi ci ammaliamo aumenta il PIL, c’è crescita, diminuisce lo SPREAD.La sanità è la più grande industria nazionale ricordava il professor Monti.
Non c’è direttamente…non c’è un interesse economico nei confronti della prevenzione…che parola si potrebbe usare per definirla? Una gran commistione di ignoranza…di stupidità…e di interessi”
Ecco la dichiarazione del Prof. Berrino fatta alle Iene nella puntata su alimentazione e tumori. Nel suo libro Il Cibo dell’Uomo, partendo da considerazioni storiche, su come il cibo fosse considerato terapeutico dai nostri progenitori, giunge ai risultati odierni delle ricerche scientifiche in questo campo. Di seguito un estratto che mostra come l’alimentazione moderna non sia per nulla salutare e come andrebbe corretta. 
Nel ricco occidente è cambiato lo stile alimentare
Nei paesi occidentali ricchi, soprattutto nel corso dell’ultimo secolo, lo stile alimentare si è progressivamente discostato da questo schema tradizionale dell’alimentazione dell’uomo per privilegiare cibi che un tempo erano mangiati solo eccezionalmente, come molti cibi animali (carni e latticini), o che non erano neanche conosciuti, come lo zucchero, le farine molto raffinate (come si riesce a ottenerle solo con le macchine moderne), gli oli raffinati(estratti chimicamente dai semi o dai frutti oleosi), o che addirittura non esistono in natura (come certi grassi che entrano nella composizione delle margarine, o come certi sostituti sintetici dei grassi che non essendo assimilabili dall’intestino consentirebbero, secondo la pubblicità, di continuare a mangiare schifezze senza paura di ingrassare). Questo modo di mangiare sempre più “ricco” di calorie, di zuccheri, di grassi e di proteine animali, ma in realtà “povero” di alimenti naturalmente completi, ha contribuito grandemente allo sviluppo delle malattie tipiche dei paesi ricchi: l’obesità, la stitichezza, il diabete, l’ipertensione, l’osteoporosi, l’ipertrofia prostatica, l’aterosclerosi, l’infarto del miocardio, le demenze senili, e molti tumori, fra cuii tumori dell’intestino, della mammella, della prostata.
Il cibo di origine animale
L’uomo, in realtà, ha sempre mangiato anche cibo animale, ma se si eccettuano alcuni popoli nomadi, o quelli che vivono in condizioni ambientali estreme per freddo o per altitudine, sono ben pochi gli esempi di alimentazione tradizionale con un’alta quota di cibo animale. Anche il latte, che oggi in Occidente è alimento quotidiano, dai più era consumato solo occasionalmente, perché non poteva essere conservato ed era facile veicolo di infezioni. È stato solo alcuni decenni dopo la scoperta della pastorizzazione, in pratica dopo la prima guerra mondiale, che ha cominciato ad essere distribuito nelle città. Ma molti popoli ancor oggi non bevono più latte dopo lo svezzamento. La cultura medica, giustamente preoccupata del grave stato di denutrizione che imperversava nelle nostre campagne e nei quartieri popolari delle città nei primi decenni del secolo, ha avuto un ruolo importante nella promozione del cibo animale, e la disponibilità di latte e di carne, insieme al miglioramento delle condizioni igieniche delle abitazioni, ha probabilmente contribuito a migliorare lo stato nutrizionale e a difenderci dalle malattie infettive. Ma poi siamo andati troppo avanti su questa strada e il consumo di cibi animali e di cibi raffinati è entrato in una spirale di interessi produttivi e commerciali che ha completamente sovvertito le tradizioni alimentari dell’uomo.Non vogliamo certo sostenere che si stava meglio quando si stava peggio, quando c’era la fame e la povertà, ma piuttosto che la nostra ricchezza ci consentirebbe una varietà di dieta sufficiente a soddisfare appieno sia le nostre esigenze fisiologiche e nutrizionali sia il piacere della buona tavola senza sovraccaricarci di prodotti animali e di cibi impoveriti dai trattamenti industriali, che solo il plagio della pubblicità televisiva riesce a farci sembrare buoni.
Franco Berrino è medico, patologo, ed epidemiologo. Per molti anni ha lavorato all’Istituto Nazionale Tumori di Milano, dove ha coordinato il progetto DIANA, sulla relazione tra alimentazione e tumori (in particolare al seno).
I suoi studi hanno analizzato lo sviluppo dei tumori in Italia e in Europa, e in particolare il rapporto fra stile alimentare, livelli ormonali e successiva incidenza del cancro. Oggi promuove la corretta alimentazione come prezioso strumento per prevenire l’incidenza del cancro e delle sue recidive.
E soprattutto, da sempre, ha a cuore la salute delle donne e degli uomini.

 

fonte: http://curiosity2017.blogspot.it/2017/05/le-agghiaccianti-dichiarazioni-del-prof.html

…Se gli smartphone uccidono le api!

 

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…Se gli smartphone uccidono le api!

In Germania un gruppo di giovanissimi studenti ha indagato gli effetti delle radiazioni sulle api. ecco gli spaventosi risultati della ricerca.

Sanno essere permalose e ricorrere al pungiglione, ma ci regalano il miele e soprattutto sono fondamentali per il nostro ambiente. Sono le api, minacciate da più fattori inquinanti e la cui popolazione è purtroppo da tempo in netto calo. Ma quali sono gli elementi più dannosi per questi insetti, oltre ai già noti pesticidi e parassiti? In Germania, un gruppo di cinque giovanissimi studenti di età compresa tra i quindici e i diciassette anni ha deciso di svolgere un’interessante ricerca sulle conseguenze che provocano sulle api le radiazioni da telefonini e smartphone. Un progetto corredato da un sito in grado di aggiornare in tempo reale su metodologie utilizzate e risultati ottenuti, e che è valso ai cinque studenti il WWF Galileo Green Youngster Award, un riconoscimento internazionale che premia gli esperimenti più ingegnosi.

Le radiazioni pericolose

La ricerca è partita nel giugno 2016 e si è svolta a Nordhessen, su input di Victor Hernandez, l’apicoltore della cittadina. Hernandez aveva notato che un alveare, situato in prossimità di un ripetitore telefonico, aveva iniziato a dare problemi. Apparentemente, diverse api perdevano il proprio orientamento e alcune di loro, in seguito, morivano. I ragazzi hanno voluto vederci chiaro e l’unica soluzione possibile era quella di interrogare le api, o meglio studiare il loro comportamento in risposta alle radiazioni. L’intero sciame di api è stato collegato a diversi dispositivi di misurazione, capaci di seguire i vari aspetti nella vita quotidiana delle api, con attrezzature audio e video. Una telecamera a infrarossi è stata incaricata di scattare fotografie ogni minuto, grazie a un interruttore fotoelettrico. Il meccanismo, attivato dall’andirivieni delle api, ha fornito ampie quantità di materiale.

Uno studio all’avanguardia

Di pari passo all’osservazione ottica garantita dalle fotografie, è stato collocato in prossimità dell’alveare un microfono per poter registrare il volume del ronzio. Lo studio è andato avanti per diverso tempo e contemplava anche il supporto di termometri per poter misurare le temperature, nonché la cara vecchia osservazione “manuale”, a occhio nudo. Come detto, è stato possibile seguire l’intero percorso su un sito regolarmente aggiornato, tutt’ora online, con corredo di statistiche, grafici, video e gallery fotografiche. Le immagini rendono conto della strumentazione utilizzata e del lavoro sul campo.

 

Api disorientate

Ma veniamo dunque ai risultati del progetto. I cinque ragazzi hanno verificato che l’esposizione alle radiazioni da telefoni mobili provocano nelle api un incremento dell’aggressività e una parziale perdita di orientamento. Da cosa hanno ricavato queste conclusioni gli studenti? Proprio dalla loro strumentazione, perché dai microfoni è stato registrato un incremento del ronzio, mentre i termometri hanno evidenziato un aumento delle temperature e l’osservazione del volo ha mostrato comportamenti disorientanti, movimenti rallentati.

Lo studio di Niklas Binder, Maximilian Gorlitz, Carl-Moritz Kopp, Alexander Popov e Jacob Ruckel – questi i nomi dei ragazzi – non dimostra certamente che le onde su cui viaggiano le informazioni dei nostri smartphone sono la causa principale per il crollo della popolazione delle api. Per poter arrivare a conclusioni più dettagliate è previsto un prolungamento della ricerca, uno studio a lungo termine che possa fornire ulteriori elementi. Quello che sembra sicuro, tuttavia, è l’esistenza di un legame tra il comportamento delle api e l’intensità delle radiazioni. Gli studenti tedeschi riceveranno il loro meritato premio il prossimo dodici maggio: le api sentitamente ringraziano.

 

fonte: http://www.green.it/smartphone-uccidono-api/

Gli assurdi numeri del business dell’acqua in bottiglia.

 

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Gli assurdi numeri del business dell’acqua in bottiglia.

Ogni minuto consumiamo 1 milione di bottiglie di plastica, ma ne ricicliamo meno della metà: ecco i numeri del business dell’acqua in bottiglia.

Macché rubinetto, macché borracce: l’uomo del ventunesimo secolo beve dalle bottiglie di plastica. I numeri del business dell’acqua in bottiglia sono esorbitanti: stando ad una stima resa pubblica dal Guardian, ogni minuto a livello globale vengono acquistate 1 milione di bottiglie di plastica. Una cifra davvero assurda, soprattutto se si pensa che, in molti casi, l’acqua del rubinetto è ugualmente – se non più – buona, oltre che più economica e anche sostenibile. E se già adesso il business dell’acqua in bottiglia tocca vette inaudite, per il prossimo futuro si prevedono ulteriori crescite repentine. Entro il 2021 il loro consumo potrebbe infatti aumentare del 20%, andando così ad inquinare ad un ritmo ancora più insostenibile il nostro mondo, che già oggi si ritrova ad accogliere 20.000 nuove bottiglie di plastica ogni secondo. Ma a cosa è dovuto questo costante aumento? In primo luogo, la causa è la diffusione del trend dell’acqua in bottiglia (prima prettamente occidentale) anche in Oriente.

La nascita del business dell’acqua in bottiglia

L’ascesa del business dell’acqua in bottiglia inizia negli anni Settanta. Più precisamente, nel 1973, lo statunitense Nathaniel Wyeth brevettò le bottiglie in PET, ovvero dei contenitori di plastica in grado di contenere bevande gassate senza il rischio di esplosioni improvvise. Prima di allora, per le bevande gassate, erano state utilizzare solo ed unicamente bottiglie in vetro. Grazie all’invenzione di Wyeth, invece, l’industria petrolifera entrò di diritto nel settore del beverage: circa un decimo del materiale che forma una normale bottiglia di plastica, infatti, è composto da petrolio. Da quel momento in poi, il mondo iniziò a conoscere la progressiva escalation del business dell’acqua in bottiglia, fino ad arrivare ai livelli incredibili di oggi, con tutte le drammatiche conseguenze per l’ambiente.

Le bottiglie in PET sono riciclabili, ma…

Nel solo 2016 il mondo ha visto la vendita di oltre 480 miliardi di bottiglie di plastica. Avete presente la distanza tra la Terra e il Sole? Ebbene, mettendo in fila tutte queste bottiglie, arriveremo a metà strada. Di certo qualcuno, a difesa del business dell’acqua in bottiglia, potrebbe obiettare che questi contenitori, essendo realizzati con polietilene tereftalato, sono riciclabili. I numeri però parlano chiaro, in quanto nel 2016 nemmeno la metà delle bottiglie di plastica finite sul mercato sono poi state riciclate, e solamente una piccola fetta (ovvero il 7%) è poi stato trasformato in nuove bottiglie. Insomma, come si può capire, il nostro pianeta si sta via via riempiendo di plastica: i nostri oceani, per esempio, ne sono colmi oltre ogni dire.

Un desiderio di benessere

Difficile d’altronde fermare la crescita del business dell’acqua in bottiglia, in quanto nei Paesi in via di sviluppo l’interesse verso questi prodotti cresce a vista d’occhio. Come ha spiegato sulle pagine del Guardian Rosemary Downey, tra le maggiori esperte a livello mondiale per quanto riguarda la produzione del plastica, «l’aumento del consumo di plastica è dovuto all’aumento dell’urbanizzazione in Paesi come India e Indonesia e deriva da un desiderio di benessere e dalla paura di bere acqua contaminata».

Italia: nessuno in Europa consuma più acqua in bottiglia di noi

Ma di certo non si possono andare a colpevolizzare i Paesi in via di sviluppo per l’aumento di affari del business dell’acqua in bottiglia: prima di fare la predica a qualcuno, infatti, dovremmo guardare al nostro consumo nazionale, che di certo non è limitato. Nel solo 2016 in Italia sono infatti stati consumati 12 miliardi di litri di acqua in bottiglia, un volume bastevole a riempire 8 volte il Colosseo. In Europa, del resto, nessun altro Paese consuma tanta acqua in bottiglia quanto facciamo noi, e questo è paradossale, in quanto l’acqua del rubinetto, oltre ad essere nella maggior parte dei casi buona, è anche infinitamente più conveniente e sostenibile. Ecco una completa e utile infografica elaborata da Trademachines:

Ma di certo non si possono andare a colpevolizzare i Paesi in via di sviluppo per l’aumento di affari del business dell’acqua in bottiglia: prima di fare la predica a qualcuno, infatti, dovremmo guardare al nostro consumo nazionale, che di certo non è limitato. Nel solo 2016 in Italia sono infatti stati consumati 12 miliardi di litri di acqua in bottiglia, un volume bastevole a riempire 8 volte il Colosseo. In Europa, del resto, nessun altro Paese consuma tanta acqua in bottiglia quanto facciamo noi, e questo è paradossale, in quanto l’acqua del rubinetto, oltre ad essere nella maggior parte dei casi buona, è anche infinitamente più conveniente e sostenibile. Ecco una completa e utile infografica elaborata da Trademachines:

business acqua in bottiglia

Gli effetti del glutine sul cervello

 

glutine

 

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Problemi come disturbi gastrointestinali (IBS), eruzioni cutanee, problemi di assorbimento dei nutrienti e la perdita ossea sono stati segnalati e osservati ormai in larga misura. Fortunatamente per molti, una dieta priva di glutine può alleviare queste condizioni e rivitalizzare la salute. Ma, oltre a questi disturbi, ci può essere un altro motivo per evitare il glutine: il suo effetto sul cervello.

La celiachia è una malattia autoimmune causata da intolleranza al  glutine che danneggia il piccolo intestino. Se si ha la celiachia e si consumano cibi con glutine, il sistema immunitario risponde danneggiando l’intestino tenue.

Il glutine è una proteina presente nel grano, segale e orzo. Si trova principalmente negli alimenti, ma si può trovare anche in altri prodotti come: medicinali, vitamine e integratori, balsamo per le labbra, la colla per francobolli e buste. La celiachia colpisce ogni persona in modo diverso.

I sintomi possono verificarsi nel sistema digestivo o in altre parti del corpo. Una persona potrebbe avere diarrea e dolori addominali, mentre un’altra persona può essere irritabile o depressa o avere frequenti mal di testa ed emicranie. L’irritabilità è uno dei sintomi più comuni nei bambini. Alcune persone non hanno sintomi.

La malattia celiaca è genetica. Gli esami del sangue possono aiutare il medico a diagnosticare la malattia, che avolte può anche richiedere di esaminare un piccolo pezzo di tessuto prelevato dal piccolo intestino. Il trattamento è una dieta priva di glutine.

Recenti ricerche sui problemi causati dal glutine, si sono concentrati sull’impatto che ha sul cervello. Gli scienziati hanno scoperto una stretta connessione tra il cervello e il sistema nervoso enterico (il ‘cervello’ del tratto digestivo). Sulla base di questa conoscenza, i ricercatori hanno iniziato ad osservare l’effetto del glutine sulla risposta immunitaria, l’assorbimento dei nutrienti e sul cervello. I risultati raggiunti finora, sono piuttosto negativi

Mal di testa? Forse è colpa del glutine

Frequenti mal di testa e l’emicrania possono essereproblemi irritanti e dolorosi. Uuna tipica risposta potrebbe essere quella di assumere un paio di aspirine e cercare di andare avanti con la giornata, la risposta migliore sarebbe però quella di scoprirne la causa. Il mal di testa potrebbe, infatti, essere causato da qualche alimento e in particolare dal glutine. Uno studio recente ha suggerito un legame tra sensibilità al glutine e celiachia con IBS ed emicrania. La ricerca ha indicato che chi soffre di celiachia e IBS, soffre di mal di testa ed emicranie più frequenti rispetto alle persone sane. Ulteriori ricerche hanno suggerito che la risposta del corpo inizia nel tratto digestivo e crea una risposta nervosa troppo sensibile, causa di debilitanti emicranie.

Un altro studio ha valutato i bambini con malattia celiaca che hanno subito frequenti mal di testa. I bambini sono stati alimentati con una dieta priva di glutine, per determinare se questo cambiamento poteva alleviare il mal di testa… e nella stragrande maggioranza dei casi ha funzionato.

L’intolleranza al glutine può causare anomalie cerebrali?

Nei pazienti affetti da malattia celiaca, sono state trovate notevoli anomalie cerebrali, identificate tramite RM (risonanza magnetica). Coloro che soffrono di mal di testa hanno mostrato il più alto grado di anomalie del cervello.  Nei bambini, le complicazioni neurologiche si sono verificate in risposta alla sensibilità al  glutine e malattia celiaca. Problemi neurologici verificatisi negli adulti, sono risultati anche più gravi.

In alcuni casi, il problema è una perdita di materia cerebrale. Anche se questa condizione può portare a problemi più gravi, l’adozione di una dieta priva di glutine si è dimostrata un utile trattamento.

I ricercatori della John Hopkins University School of Medicine, hanno esplorato l’impatto dell’infiammazione gastrointestinale (creata da celiachia) nella schizofrenia. Hanno esaminato fattori come l’attivazione del sistema immunitario e la maggiore capacità di tossine e agenti patogeni di entrare nel flusso sanguigno. In tal modo, hanno trovato che i fattori immunitari attivati nell’intestino suggeriscono un collegamento alla malattia mentale.

Glutine e ictus ischemico

Il glutine è stato indicato come uno dei responsabili di ictus ischemico e coagulazione del sangue nel cervello. In alcuni casi di ictus ischemico, l’unico fattore che i medici hanno trovato che poteva contribuire alla causa, era la malattia celiaca.

I ricercatori hanno suggerito che il fattore primario in questi casi poteva essere stata la risposta autoimmune causata dalla malattia celiaca. Proprio come nell’ictus, la coagulazione del sangue nel cervello è stata riportata con l’unica causa sottostante della celiachia.

Glutine, attacchi epilettici e SLA

Oltre al mal di testa, alle anomalie cerebrali e coagulazione del sangue che possono portare a ictus, il glutine è stato direttamente collegato anche agli attacchi epilettici e alla SLA (malattia di Lou Gehrig). Questi collegamenti sono stati causa immediata di preoccupazione. La buona notizia è che c’è una speranza. Gli studi hanno, infatti, trovato cambiamenti nel cervello, provocati dalla sensibilità al glutine.

I ricercatori hanno osservato calcificazioni in determinate parti del cervello, che hanno causato le crisi epilettiche. I sintomi si sono interrotti una volta che i pazienti hanno iniziato una dieta priva di glutine. Lo stesso risultato si è verificato in un individuo affetto da lesioni al cervello simili a quelli osservati nella SLA. Gli esami del paziente, hanno rivelato che era affetto da celiachia. Una volta che è stato sottoposto ad una dieta priva di glutine, la  MR imaging (MRI) ha mostrato una riduzione delle lesioni e un miglioramento complessivo della sua condizione.

Anche se la ricerca sull’impatto del glutine sul cervello è nuova, il messaggio è chiaro: il glutine ha un impatto molto più vasto sulla nostra salute, di quanto si pensasse. La ricerca suggerisce che una componente significativa del problema deriva dalla risposta immunitaria e dall’irritazione causata dalla risposta del corpo al glutine. Sulla base di questo, chi sa o sospetta un’allergia al glutine, dovrebbe seriamente prendere in considerazione l’adozione di una dieta priva di glutine: il vostro cervello vi ringrazierà.

 

tratto da: http://lospillo.info/gli-effetti-del-glutine-sul-cervello/

Dagli spaghetti anti-infarto alle merendine contro l’osteoporosi: 5 brevetti tutti Italiani di cibi pro-salute che probabilmente non vedremo mai sulle nostre tavole (a meno che le Multinazionali non trovino il modo di lucrarvi)…

 

brevetti

 

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Le idee innovative in campo alimentare davvero non mancano: per rendersene conto, basta dare uno sguardo a questi 5 progetti di ricerca e\o brevetti, tutti nati nelle Università Italiane.

«L’innovazione e la produzione di nuovi alimenti è sicuramente un ambito di ricerca estremamente interessante soprattutto quando è rivolto a migliorare le caratteristiche nutrizionali, sensoriali e le potenzialità salutistiche degli alimenti. – commenta la professoressa Stefania Ruggeri, nutrizionista del Crea (principale Ente di ricerca italiano dedicato all’agroalimentare) e docente di Scienze e tecnologie alimentari all’Università Tor Vergata di Roma – Il consumatore non deve mai dimenticare che è la dieta nel suo complesso e gli stili di vita sani che possono portare davvero al miglioramento della salute e avere effetti preventivi sull’insorgenza delle patologie. Un alimento da solo non è mai la panacea. I nuovi alimenti funzionali, inoltre, non dovrebbero creare nel consumatore confusione».

Il SunBlack, pomodoro nero ricco di antiossidanti  

Da un progetto di ricerca coordinato dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, insieme con le università Tuscia di Viterbo, Modena, Reggio Emilia e Pisa è nato il pomodoro nero, ricchissimo in antiossidanti, nello specifico antociani, molecole abbondanti in mirtilli, uva nera, fragole e ciliegie.

Il pomodoro nero è, a tutti gli effetti, un alimento funzionale, ma non è geneticamente modificato poiché i suoi semi sono stati ottenuti attraverso la tradizionale tecnica dell’incrocio. Il marchio SunBlack è stato registrato ed è arrivata anche la licenza a commercializzarlo, in pratica per questo prodotto è stato del tutto completato il percorso dal laboratorio alla tavola.

«Il pomodoro nero, certamente è interessante per l’apporto in antociani, ma non so come il consumatore accetterà l’idea di comprare un pomodoro nero – spiega la professoressa Ruggeri. – Il pomodoro rosso è simbolo della mediterraneità, della pizza e la pasta al pomodoro e basilico il piatto forte della tradizione culinaria Italiana. Qui la sfida, almeno dal mio punto di vista, è trovare il modo di integrarlo davvero nella nostra alimentazione».

Gli spaghetti anti-infarto  

Presso l’Unità di Medicina Critica Traslazionale (Trancrilab) dell’Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa è stato possibile sperimentare e documentare come, mescolando la semola di grano duro con una farina d’orzo particolarmente ricca in betaglucano idrosolubile, una fibra alimentare capace di stimolare la formazione di nuovi vasi sanguigni in presenza di uno stress ossidativo, si possa ottenere della pasta, che se consumata regolarmente, può favorire la formazione naturale di by-pass endogeni e prevenire i danni al cuore causati dall’occlusione di una coronaria.

L’assunzione della pasta Cuore Mio, questo il nome del nuovo alimento funzionale cardioprotettore, favorisce la sintesi di VEGF, il più importante fattore di crescita vascolare, e la parkina una proteina che rimuove i mitocondri danneggiati da un infarto e favorisce la sopravvivenza delle cellule del cuore.

«È dal 2012 che lavoriamo a questo progetto in collaborazione con una grande impresa alimentare. Prima di questo studio non esisteva evidenza che un alimento a basso indice glicemico, come la pasta, fosse così efficace nel veicolare una dose efficace (3%) di beta-glucano d’orzo, una chiave naturale per innescare la sintesi nel cuore di fattori protettivi che altrimenti richiederebbero approcci più invasivi per essere espressi, come la terapia genica.

Con gli spaghetti anti-infarto si inaugura la filiera degli alimenti funzionali dedicati a chi è esposto a un rischio cardiovascolare» spiega il professor Vincenzo Lionetti, responsabile del Trancrilab.

«Lo spaghetto anti-infarto può essere un’innovazione interessante se pensiamo a quanto le patologie cardiovascolari siano diffuse e quanto questo alimento sia amato e consumato in Italia – commenta ancora la professoressa Ruggeri – L’idea di legare la protezione cardiovascolare a un cibo così amato, come gli spaghetti, è sicuramente vincente».

L’uovo sodo vegetale  

È il brevetto numero 100 dell’Università di Udine. Ha l’aspetto e le caratteristiche organolettiche sensoriali di un uovo sodo di gallina, è pronto al consumo, ma non essendo stato ottenuto da nessun animale è adatto anche alla dieta vegana e per chi soffre di ipercolesterolemia, non contenendo grassi animali.

È stato ottenuto grazie al lavoro di 4 studentesse del corso di laurea magistrale in Scienze e tecnologie alimentari ed è costituito interamente da ingredienti di origine naturale e vegetale, per lo più di natura proteica, in particolare grazie alla miscelazione di farine di diversi legumi, oli vegetali, un gelificante e un sale speciale.

Il brevetto, adesso, ha iniziato l’iter di commercializzazione con la presentazione alle aziende potenzialmente interessate ad acquisire il procedimento per ottenere questo nuovo prodotto alimentare e quindi lo scaling-up del processo a livello industriale.

A tale proposito chiarisce la dottoressa Francesca Zuccolo, una delle autrici del progetto e portavoce delle sue colleghe: «Questo progetto non è nato nell’ambito della ricerca universitaria, ma durante un esame curricolare di Principi di Formulazione, dopo il quale siamo state spronate a non abbandonare la nostra idea, ma anzi a valorizzarla e a concretizzarla. È nato come “uovo sodo vegano”, ma a noi piace definirlo “uovo sodo vegetale”, per il semplice fatto che non è un alimento che può essere consumato esclusivamente da chi sceglie di avvicinarsi alla dieta vegana, ma anche e soprattutto dalle persone che non possono consumare uova sode animali, per motivi di salute».

«L’idea dell’uovo sodo vegetale è curiosa, di sicuro impatto per il consumatore, ma forse può creare qualche confusione. L’uovo di gallina è un ottimo alimento: ricco di proteine di qualità, di vitamine e con poche calorie. Mi domando quali saranno le caratteristiche nutrizionali dell’uovo vegano ed è importante allora che il consumatore venga ben informato delle differenze tra i due prodotti» commenta la dottoressa Ruggeri.

Cioccolato ipocolesterolemizzante  

Cioccolatini fondenti arricchiti con fitosteroli: è questo il progetto finale di Dottorato di ricerca della Dott.ssa Roberta Tolve, condotto presso l’Università degli Studi della Basilicata. Tale progetto, coordinato dal tutor Prof.ssa Fernanda Galgano, della Scuola di Scienze Agrarie, Forestali, Alimentari ed Ambientali (SAFE) e dai cotutors Prof. Fabio Favati (Università di Verona) e Dott.ssa Marisa Carmela Caruso (SAFE), è stato premiato a livello nazionale per la migliore qualità scientifica della ricerca di base e per l’applicabilità industriale, nell’ambito dell’iniziativa «What for» promossa da Federalimentare (Federazione Italiana dell’Industria Alimentare) in collaborazione con la Rete Nazionale dei Corsi di Dottorato di Ricerca in Food Science Technology and Biotechnology, durante il XXII Workshop nazionale dal tema «Developments in the Italian PhD Research on Food Science Technology and Biotechnology».

«Per quanto riguarda i cioccolatini ipocolesterolemizzanti – sottolinea la dottoressa Ruggeri – forse più che abituarsi al pezzetto di cioccolato fondente per risolvere il problema del colesterolo sarebbe meglio imparare a mangiare in modo più sano e a fare una vita attiva».

«Grazie all’impiego della microincapsulazione sono stati prodotti, in pratica, dei cioccolatini contenenti fitosteroli microincapsulati, stabili dal punto di vista ossidativo e ben accetti dai consumatori- spiega la Prof.ssa Fernanda Galgano che aggiunge- assumendo 10 g ogni giorno di questi cioccolatini fortificati al 15% con fitosteroli micro incapsulati, si riesce a soddisfare fino al 25-30% dell’intake di fitosteroli raccomandato per osservare un effetto ipocolesterolemizzante. Per poter ottenere un prodotto commercializzabile, in ottemperanza al Regolamento (CE) n. 258/97 del Parlamento europeo sui nuovi prodotti e sui nuovi ingredienti alimentari, sarà peraltro necessario effettuare studi di valutazione degli effetti in vivo e a lungo termine legati all’assunzione del nuovo alimento funzionale».

Bone Bone, la merendina a favore delle ossa  

Quasi 10 anni fa, alcuni studenti dell’Università Federico II di Napoli misero a punto una merendina («Bone Bone», alla lettera «osso buono») costituita da due fette di pan di spagna con al centro una crema a base di yogurt ricca di sostanze come l’inulina, capaci di favorire l’assorbimento del calcio, e contribuendo alla salute delle ossa. Che ne è stato di tale invenzione che valse ai giovani ricercatori il premio Trophelia Italia per l’innovazione alimentare?

Spiega la dott.ssa Assunta Siani, portavoce del team che si autodefinì SAS (Studenti Alimenti e Salute): «All’epoca eravamo studenti e da studenti vincere un premio nel tuo campo, dove competono le migliori università italiane, ti entusiasma. Il nostro entusiasmo, purtroppo, si é scontrato con uno scarso supporto di tipo formativo, logistico e\o strutturale e finanziario, nel momento in cui abbiamo provato a realizzare concretamente il prodotto».

 

fonte: http://www.lastampa.it/2017/12/04/scienza/benessere/dagli-spaghetti-antiinfarto-alle-merendine-contro-losteoporosi-brevetti-di-cibi-prosalute-i0B34FGyioaNlz7cvQx6oJ/pagina.html