Il curioso caso degli OGM: solo stampa la italiana ne parla bene!

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Il curioso caso degli OGM: solo stampa la italiana ne parla bene!

 

OGM: “Santificati solo dalla stampa italiana”

A metà febbraio si leggeva sui giornali «Gli Ogm sono sicuri per la salute umana». Gli articoli facevano riferimento allo studio italiano a cura di un gruppo della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa (Impact of genetically engineered maize on agronomic, environmental and toxicological traits: a meta-analysis of 21 years of field data di Pellegrino et al., 2018) pubblicato su Scientific Report. Questo studio di fatto scagiona le colture transgeniche. Ma  questo studio sembra presentare diversi punti di debolezza, così come gli annunci pubblicati sulle varie testate giornalistiche.

UNO STUDIO CON TANTI PUNTI DEBOLI – Secondo Michela Marchi di Slow Food, quanto analizzato da Pellegrino et al. non avrebbe dovuto far gridare alla stampa italiana(poco risalto alla ricerca è stato dato da quella internazionale) che gli Ogm sono esenti da rischi per la salute umana. “In primo luogo, nonostante l’annuncio che il report analizzasse seimila studi, la realtà è che solo 76 sono stati davvero presi in considerazione, un numero che rende la ricerca molto più debole. Non solo. Molti di questi studi sono compromessi da conflitto di interesse, perché gli autori lavorano o per un’azienda produttrice di semi Geneticamente modificati o per un laboratorio che collabora con aziende che li commerciano. Addirittura, alcuni dati arrivano da ricerche finanziate direttamente da produttori di semi transgenici. Non proprio indipendenti ecco” fa sapere Marchi.

CI SONO DUBBI INOLTRE SUI METODI COMPARATIVI ADOTTATI – “Che non tengono conto delle diverse caratteristiche delle modificazioni indotte. Per di più, lo studio del Sant’Anna non tiene in considerazione le colture Geneticamente modificate resistenti agli erbicidi, nonostante sia stato dimostrato che questo tipo di Ogm resiste accumulando l’erbicida, tanto che il fitofarmaco si trova anche nei tessuti della parte edule. Con i conseguenti problemi per la salute pubblica che non sono ancora stati affrontati. I punti controversi non finiscono qui, ma per concludere possiamo affermare che la stampa italiana ha perso l’occasione di affrontare il tema con serietà, mentre ci dispiace constatare che gli autori dello studio non si sono preoccupati di correggere i titoli” ha continuato Marchi.

FINORA È CERTO CHE GLI OGM NON RAPPRESENTANO LA SVOLTA DELL’AGRICOLTURA MONDIALE –  né per la salvezza del pianeta: “è provato che non abbiano risolto il problema della fame, ridotto l’uso di pesticidi né arricchito i contadini, mentre impoveriscono suolo e biodiversità, alimentando un sistema alimentare ingordo e che poco si preoccupa degli ecosistemi. E come non ci stanchiamo di ripetere, la questione Ogm è una questione politica, di democrazia, che chiama in causa la sovranità alimentare nel senso più ampio: la libertà di scegliere ciò che coltiviamo” ha concluso Marchi.

 

fonte: https://www.italiaambiente.it/2018/05/02/ogm-santificati-solo-dalla-stampa-italiana/

 

Cos’è il glutine e perché se non siete intolleranti dovreste mangiarlo

 

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Cos’è il glutine e perché se non siete intolleranti dovreste mangiarlo

Gluten Free è la nuova moda: su quasi tutte le confezioni compare ormai questa dicitura. Ma cosa succede se smetti di mangiare glutine e non sei celiaco?

Ormai la tavola è diventata un campo minato, pieno di insidie e trappole tese da cibi OGM, preparazioni a base di pesticidi, biscotti con spolveratina di polveri sottili e cracker insaporiti all’amianto.

Esagerazioni e scherzi a parte, siamo entrati nell’Era in cui anche nel mangiare detta legge la filosofia del Senzasenza zuccheri aggiunti, senza grassi, carb free.

Se la stagione scorsa aveva demonizzato come peste bubbonica l’olio di palma, a gettare nel panico i consumatori stavolta è il glutine, una proteina molto dannosa in caso di celiachia.

Ma la celiachia è un disturbo alquanto raro, benché oggigiorno in tanti se la autodiagnostichino leggendo qua e là i sintomi e basandosi sul pericolosissimo sentito dire.

Per conoscere meglio il nemico, se siete convinti che il glutine lo sia, ecco tutto quello che c’è da sapere su di lui.

Compresi i benefici che apporta a chi non soffre di intolleranze.

Cos’è il glutine?

Il glutine è una proteina largamente presente in natura.

Lo si trova in diversi tipi di cereali tuttavia tanti dei problemi legati alla celiachia deriverebbero dal glutine utilizzato dalle industrie alimentari come legante per amalgamare gli ingredienti di un prodotto.

Dal sugo di pomodoro al cioccolato, quasi dappertutto viene piazzato industrialmente un po’ di glutine.

La percentuale dei celiaci in Italia qual è?

Benché in molti si autodiagnostichino erroneamente questa malattia, la celiachia è piuttosto rara.

Si stima che un italiano su 100 sia celiaco.

Essere celiaci non significa mal tollerare il glutine, cosa che può essere più in larga scala: la celiachia vera e propria è un’infiammazione cronica dell’intestino tenue causata dal glutine.

Cosa succede se un celiaco mangia del glutine?

Se viene assunto del glutine in qualsiasi forma (il glutine è presente anche in molte bibite, ndr) e si è affetti da comprovata celiachia, questa sostanza proteica scatenerà una risposta autoimmune la cui conseguenza sarà un danno alla mucosa intestinale, compromettendo l’assorbimento di altri nutrienti essenziali per il fabbisogno del nostro organismo.

La sintomatologia è di vario tipo e va dalla classica nausea che può sfociare in vomito alla diarrea o, al contrario, può presentarsi stipsicon addome gonfio e meteorismo.

Esistono anche sintomi non strettamente legati all’intestino ma di certo non meno fastidiosi quali la dermatite erpetiforme, il mal di testa e altri sintomi neurologici anche più importanti.

Vi sono poi casi di celiachia asintomatica che tuttavia è forse quella da augurarsi di meno poiché l’organismo continua a essere danneggiato irrimediabilmente senza darci la possibilità di accorgercene per tempo.

Cosa si può fare se si soffre di celiachia?

Non c’è farmaco, operazione o terapia che tenga in caso di celiachia.

L’unico modo per combatterla è non avvallarla, ossia non assumere in nessun modo e in nessuna quantità seppur minima del glutine.

Bando dunque a qualsiasi alimento e bibita che contiene questa proteina, davvero dannosa per chi è risultato positivo al test della celiachia.

Come mai la celiachia sta aumentando?

A parte chi sbandiera una celiachia non comprovata e chi si dà al gluten free più per moda che per altro, è un dato di fatto che negli ultimi anni stia aumentando sensibilmente l’incidenza di questo disturbo.

Secondo l’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica, l’incremento delle diagnosi della celiachia è di 5 volte superiore, soprattutto nei bambini.

Bisogna riconoscere però che questo aumento è dovuto anche al miglioramento delle tecniche di accertamento per riconoscere tali disturbi.

Tuttavia le cause della maggiore incidenza della celiachia sono da imputare a un aumento del consumo di grano, a una modificazionesostanziale del frumento e del glutine in esso contenuto e al largo uso (spesso improprio e dannoso) di glutine come additivo e riempitivodal mercato alimentare.

Gluten Free non significa per forza sano

Il marketing degli ultimi tempi vorrebbe farci credere che sia proprio così ma non è affatto vero.

L’assenza di glutine è ormai assimilata al bio o al No OGM ma in verità il Gluten Free non è sinonimo di wellness, anzi.

Uno studio australiano ha analizzato più di tremila alimenti senza glutine e ha concluso che i valori nutrizionali e l’apporto calorico sono in media gli stessi di cibo tradizionale della stessa categoria.

Il motivo è semplice: per rendere gustoso un cibo, l’industria alimentare si serve di zucchero, sale, grassi e glutine.

Se viene meno uno dei quattro ingredienti che aumentano l’appetibilità, è ovvio che gli altri tre debbano essere maggiorati a livello di quantità e intensità, dunque il food in questione non guadagna di certo in salubrità.

I cibi gluten free fanno dimagrire?

Vale la stessa regola di prima: per togliere il glutine, si aumenta qualcos’altro.

E quel qualcos’altro spesso fa male.

sempre fa ingrassare.

Teoricamente gli alimenti scevri di glutine dovrebbero portare a un calo ponderale poiché si eliminano dalla dieta alimenti ricchi di carboidrati come pane e pasta.

Tuttavia, per rendere più saporite le preparazioni e sopperire alla mancanza di glutine, vengono introdotti olii e additivi al fine di assicurare sofficità e fragranza al prodotto.

Il risultato? Alla fine sono più calorici rispetto alla versione tradizionale con il glutine.

Cosa può succedere se si elimina il glutine dalla dieta?

I celiaci che devono rinunciare per cause di forza maggiore al glutine possono andare incontro a gravi carenze nutrizionali, soprattutto sul lungo periodo.

Dopo anni di dieta che non contempla l’apporto di glutine, si possono manifestare carenze di micronutrienti come le vitamine del gruppo B, il ferro, il magnesio, l’acido folico e anche la fibraproprio perché maggiormente presenti negli alimenti esclusi.

Chi elimina il glutine dalla propria tavola deve necessariamente essere seguito da un professionista specializzato in scienze della nutrizione che sia in grado di indicare al paziente alternative valide.

Chi non soffre di celiachia non dovrebbe assolutamente eliminare gli alimenti che contengono il glutine: una dieta priva di glutine può aumentare il rischio di patologiecardiovascolari, di sindrome metabolica e di osteoporosi.

Il gluten free è un business?

Esiste qualcosa che non sia un business? No davvero, tantomeno la nuova branca dell’Eldorado Gluten Free.

Il motivo per cui i marchi spendono cifre elevate per pubblicizzare i prodotti in televisione e stanno togliendo il glutine quasi da ogni prodotto, facendo campeggiare in bella vista il bollo Gluten Free, è legato a motivazioni economiche.

Scambiato per un valore aggiunto come può essere il marchio di certificazione Icea del biologico, il simbolo Senza Glutine giustifica un prezzo più elevato e rivolge il prodotto a un target maggiormente sofisticato, dal palato più esigente e dal portafogli meno intransigente.

Eppure la celiachia è un disturbo “di nicchia”, che attanaglia solamente una percentuale limitata della popolazione.

Perché mai farne dunque un prodotto di massa? Semplice: perché fa vendere di più.

Negli Stati Uniti sono arrivati perfino a etichettare come gluten free i cosmetici, anche se la sostanza deve essere ingerita per diventare dannosa.

In Italia il Ministero della Sanità approva gli alimenti senza glutine erogabili gratuitamente ai celiaci e la spesa sanitaria è aumentata tantissimo negli ultimi anni.

Attenzione all’ortoressia

Il glutine rientra nella lunga lista di spauracchi che fanno temere per la propria salute i cosiddetti ortoressici.

Non bisogna affatto scherzare con l’ortoressia, un disturbo alimentare nato negli ultimi anni sulla scia della psicosi del bio.

Si tratta della fissazione di ingurgitare solamente alimenti e bevande salubri: niente olio di palma, niente pesticidi, vade retro OGM… Anche il glutine è visto con estremo sospetto e dribblato da chi soffre di ortoressia grave.

fonte: https://www.grazia.it/stile-di-vita/tendenze-in-cucina/glutine-fa-male-dimagrire

Il miracolo Italiano degli Ogm: santificati solo dalla nostra stampa, prodigiosamente diventano “sicuri per la salute umana”…!

 

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Il miracolo Italiano degli Ogm: santificati solo dalla nostra stampa, prodigiosamente diventano “sicuri per la salute umana”…!

 

Il miracolo Ogm santificato solo dalla stampa italiana

Notiziona: «Gli Ogm sono sicuri per la salute umana». A metà febbraio titoIoni e chilate di byte strillavano la notizia: Scientific Report pubblica lo studio italiano – a cura di un gruppo della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa (Impact of genetically engineered maize on agronomic, environmental and toxicological traits: a meta-analysis of 21 years of field data di Pellegrino et al., 2018) che scagiona le colture transgeniche.

Abbiamo sentito gli echi dei tappi e il tintinnare dei bicchieri, grandi sospiri di sollievo e minacce di cause allo Stato. Par di vederli i sostenitori di questa tecnologia vetusta dollari negli occhi e sguardo rivolto all’orizzonte, al largo dell’oceano delle monocolture Gm.

Peccato che qualcuno è arrivato (finalmente) a rovinare la festa e a mettere in evidenza i punti di debolezza degli annunci dei media e anche dello studio.

Manca qui lo spazio per elencarli tutti, ma una cosa è certa: quanto analizzato da Pellegrino et al. non avrebbe dovuto far gridare alla stampa italiana (poco risalto alla ricerca è stato dato da quella internazionale) che gli Ogm sono esenti da rischi per la salute umana.

In primo luogo, nonostante l’annuncio che il report analizzasse seimila studi, la realtà è che solo 76 sono stati davvero presi in considerazione, un numero che rende la ricerca molto più debole. Non solo.

Molti di questi studi sono compromessi da conflitto di interesse, perché gli autori lavorano o per un`azienda produttrice di semi Gm o per un laboratorio che collabora con aziende che li commerciano. Addirittura, alcuni dati arrivano da ricerche finanziate direttamente da produttori di semi transgenici. Non proprio indipendenti ecco.

Ci sono dubbi inoltre sui metodi comparativi adottati che non tengono conto delle diverse caratteristiche delle modificazioni indotte.

 

Per di più, lo studio del Sant’Anna non tiene in considerazione le colture Gm resistenti agli erbicidi, nonostante sia stato dimostrato che questo tipo di Ogm resiste accumulando l’erbicida, tanto che il fitofarmaco si trova anche nei tessuti della parte edule. Con i conseguenti problemi per la salute pubblica che non sono ancora stati affrontati.

I punti controversi non finiscono qui, ma per concludere possiamo affermare che la stampa italiana ha perso l’occasione di affrontare il tema con serietà, mentre ci dispiace constatare che gli autori dello studio non si sono preoccupati di correggere i titoli.

Finora, quanto è certo è che gli Ogm non rappresentano la svolta per l’agricoltura mondiale, né per la salvezza del pianeta: è provato che non abbiano risolto il problema della fame, ridotto l’uso di pesticidi né arricchito i contadini, mentre impoveriscono suolo e biodiversità, alimentando un sistema alimentare ingordo e che poco si preoccupa degli ecosistemi.

E come non ci stanchiamo di ripetere, la questione Ogm è una questione politica, di democrazia, che chiama In causa la sovranità alimentare nel senso più ampio: la libertà di scegliere ciò che coltiviamo.

 

Michela Marchi

m.marchi@slowfood.it

da Il Manifesto del 19 aprile 2018

tratto da: http://www.slowfood.it/il-miracolo-ogm-santificato-solo-dalla-stampa-italiana/

A tavola con lentezza: perché mangiare con calma fa bene alla salute

 

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A tavola con lentezza: perché mangiare con calma fa bene alla salute

A tavola con lentezza, in salute se si mangia lentamente

Una corretta nutrizione passa anche dal tempo impiegato per consumare i pasti. E anche la linea ne beneficia 

A VOLTE a tavola la gola prende il sopravvento. Si divora il pasto boccone dopo boccone, senza gustare il cibo e, soprattutto, senza masticare a dovere. Un vizio che può sembrare innocuo, ma che si ripercuote invece sulla nostra salute: peggiora la digestione, può provocare gonfiore, meteorismo e acuire i sintomi di alcuni disturbi gastrointestinali. Ma non solo, perché mangiare troppo velocemente può facilitare lo sviluppo di obesità e sindrome metabolica, due importanti fattori di rischio per l’insorgenza di diabete e malattie cardiovascolari. Una nuova conferma dell’importanza della corretta masticazione, che in questo caso arriva dalla Scientific Sessions dell’American Heart Association.

LO STUDIOLa nuova ricerca, realizzata dall’Università di Hiroshima, ha coinvolto 642 uomini e 441 donne, di cui i ricercatori giapponesi hanno monitorato per cinque anni il peso e l’andamento di diversi altri parametri fisiologici. Quando si parla di sindrome metabolica – spiegano gli autori dello studio – ci si riferisce infatti a una condizione patologica caratterizzata da un insieme variabile di fattori di rischio, che aumentano di circa due volte l’incidenza di patologie cardiovascolari e di cinque volte quella di sviluppare il diabete. Per effettuare una diagnosi si valuta quindi la presenza di almeno cinque dei seguenti fattori di rischio: obesità, bassi livelli di colesterolo “colesterolo buono” (o Hdl), valori elevati di trigliceridi, pressione o glicemia alte. E all’inizio della ricerca nessuno dei partecipanti presentava i sintomi della sindrome metabolica.

MANGIARE TROPPO IN FRETTA. All’inizio dello studio i partecipanti sono stati intervistati per determinare quanto velocemente consumassero in media i propri pasti. E sono così stati divisi in tre gruppi: mangiatori veloci, normali o lenti. Al termine dei cinque anni dello studio i ricercatori hanno incrociato i cambiamenti rilevati nel peso e nei parametri clinici dei volontari con quelli sulle loro abitudini alimentari, confermando gli effetti deleteri dei pasti troppo frettolosi. Tra i mangiatori più voraci l’incidenza della sindrome metabolica è risultata pari all’11.6%, contro il 6.5% dei mangiatori normali e il 2.3% di quelli abituati a mangiare con calma. Mangiare in fretta è risultato inoltre associato a un maggiore aumento di peso, a un maggiore accumulo di grasso addominale e iperglicemia.

NATURA E CULTURA. L’esistenza di un legame tra velocità con cui si mangia e rischio di ingrassare, d’altronde, non è una novità. “Scientificamente si tratta di un dato assodato – spiega Sara Emerenziani, Gastroenterologa e specialista in Scienze dell’Alimentazione del policlinico Universitario Campus Bio-Medico di Roma – mangiando più lentamente e masticando con più accuratezza si assumono meno calorie, e si tende ad avere un’alimentazione più consapevole”. Le ragioni, spiega l’esperta, sono sia fisiche che culturali. Quando lo stomaco è pieno il nostro organismo attiva infatti una sorta di circuito della sazietà, che segnala al cervello quando è il momento di smettere di mangiare. Servono però circa 20 minuti perché questi segnali producano il senso di sazietà, e se si mangia molto velocemente si corre il rischio di ingurgitare molto più cibo del necessario prima che il cervello si renda conto che è il momento di smettere.

Mangiare in fretta inoltre è anche un sintomo di cattiva igiene alimentare. “Non è solo una questione di tempo – continua Emerenziani – mangiare con calma, assaporare i cibi che si consumano, spesso è collegato anche a una buona alimentazione, a una maggiore consapevolezza dei cibi e delle calorie che si assumono. Mentre chi mangia di fretta tende a consumare cibi poco sani, e ad avere altre cattive abitudini come mangiare davanti alla tv o allo smartphone, che riducono la consapevolezza di quanto cibo consumiamo e tendono a far ingerire troppe calorie”.

A tavola con lentezza: perché mangiare con calma fa bene alla salute

Prendersi il tempo necessario. Assaporare i cibi, respirarne gli aromi, masticarli a dovere. Abitudini che aiutano a godersi a pieno la tavola, ma anche un prezioso aiuto per la salute. Sono tanti infatti i benefici di un’accurata masticazione, a iniziare dal girovita, passando per la digestione corretta e la prevenzione di patologie insidiose come la sindrome metabolica.

Ormoni. Durante un pasto il nostro organismo ha bisogno di sapere quando è il momento di fermarsi. Se ne occupano gli ormoni della sazietà, sostanze come la grelina e la leptina che, interagendo tra loro, segnalano al cervello che lo stomaco è pieno, ed è tempo di smettere. Il processo impiega circa 20 minuti prima di giungere al termine e determinare il senso di sazietà. Per questo motivo mangiare troppo in fretta non dà tempo all’organismo di rendersi conto di aver consumato abbastanza cibo, e può aumentare il rischio di prendere peso.

Più calorie. La velocità con cui si consuma un pasto  influenza direttamente la quantità di cibo consumato. A confermarlo è uno studio del 2014 apparso sul Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism, in cui un gruppo di volontari ha assunto gli stessi cibi a velocità differenti, dimostrando che mangiare più lentamente limita l’apporto calorico del pasto. Questo purtroppo si è rivelato vero solo per le persone normopeso.

Masticare meglio. Mangiare lentamente solitamente significa anche masticare più a lungo. In questo caso, non esistono moltissimi dati riguardo al rapporto tra numero di morsi per boccone e dimagrimento, ma alcuni studi sembrano indicare che aumentare il tempo di masticazione aumenterebbe la produzione degli ormoni che determinano la sazietà e diminuirebbe il numero di calorie del pasto.

Il troppo stroppia. Masticare a lungo diminuisce l’apporto calorico durante i pasti, e può limitare anche la sensazione di fame tra un pasto e l’altro. Uno studio del 2013 pubblicato sulla rivista Appetitedimostra però che masticare ogni boccone più di 30 secondi diminuisce fatalmente anche la soddisfazione sperimentata durante il pasto.

Digerire. Masticare a fondo e con calma è fondamentale anche per assicurare una corretta digestione. È in bocca infatti, e non nello stomaco, che comincia questo processo: gli enzimi della saliva iniziano a digerire il cibo, la masticazione lo tritura e la saliva lo lubrifica per formare il bolo alimentare, facilitando la deglutizione e poi la digestione a livello dello stomaco.

Gonfiore. Quando non si mastica a dovere inoltre si introduce più aria nello stomaco. Se si soffre di meteorismo o gonfiore addominale è bene quindi fare attenzione a come si mangia.

Reflusso. Mangiare lentamente aiuta a distendere progressivamente le pareti dello stomaco, aiuta a digerire e introduce meno aria nel sistema digestivo. Tutti particolari che aiutano a diminuire i sintomi di patologie gastrointestinali come il reflusso gastroesofageo.

 

fonte: http://www.repubblica.it/salute/alimentazione/2017/11/14/news/per_restare_in_salute_meglio_mangiare_lentamente-181107694/?ref=fbp5#gallery-slider=181108391

 

La nostra tavola? Invasa dai VELENI AMERICANI

 

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La nostra tavola? Invasa dai VELENI AMERICANI

Già ci sono molti cibi dannosi ogni giorno sulla nostra tavola,figuriamoci quando apriranno le porte dell’ europa ai cibi americani con il TTIP.

Le nostre tavole sono già imbandite di prodotti dannosi per la salute a base di olio di palma, carni lavorate ecc, i quali sono oggetto di molte discussioni. Ma mentre discutiamo su cosa mangiare e non, i grandi poteri sono al lavoro per far approvare il TTIP, il trattato transatlantico sul commercio.

Questo trattato nasce dall’idea di una lobby americana, e prevede l’abolizione dei dazi doganali in teoria per facilitare il commercio, in pratica però, esso serve a eliminare i controlli di qualità europei (che sono molto più ferrei rispetto a quelli americani) in modo da far entrare una marea di prodotti americani senza controllo, che non rispettano i nostri standard di qualità e di sicurezza.

Grazie al TTIP può arrivare sulla nostra tavola carne americana piena di anabolizzanti ed altri farmaci che in europa sono proibiti, può arrivare il pollo imbottito di cloro (un altro trattamento utilizzato negli USA e proibito nell UE).

Il bello è che una volta approvato il TTIP, se ad esempio il nostro paese provasse a bloccare l’arrivo di questi prodotti dannosi, le aziende americane potrebbero farci causa, e molto probabilmente passerebbero addirittura dalla parte della ragione…

Questo trattato è una via senza uscita, una strada senza ritorno che l’UE sembra disposta ad accettare, nonostante i popoli europei (tranne quello italiano che sembra non essere interessato) stanno scendendo in piazza contro il TTIP. Il commissario europeo Cecilia Mallstrom ha dichiarato: “L’ UE non deve rispondere ai cittadini”. Ma su questo le organizzazioni internazionali, così come il nostro Ministero della Salute, tacciono. Siamo nel mezzo di un cortocircuito del sistema capitalistico: una sovrastruttura che impone una vita sana a tutti i costi, e dei modi di produzione che generano il contrario.

Paghiamo cari i Limoni dal Cile e facciamo marcire quelli della Sicilia (i migliori del mondo)!

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Paghiamo cari i Limoni dal Cile e facciamo marcire quelli della Sicilia (i migliori del mondo)!

Sembra un paradosso, ma è così. I limoni li abbiamo in Italia, ma preferiamo farli arrivare da altri Paesi. La crescita, in questo senso è esponenziale.
La realtà dei fatti – commenta Coldiretti – è che, dati alla mano, oltre il 25 per cento dei limoni consumati in Italia è di importazione. Se nel 1995 l’Italia importava 17,8 milioni di chilogrammi di limoni, oggi le importazioni sono arrivate a superare i 103 milioni di chilogrammi. La produzione nazionale, nello stesso periodo, da poco meno di 700 milioni di chilogrammi è crollata a poco più di 300 milioni di chilogrammi, sotto i colpi di prezzi troppo bassi e delle importazioni“, conclude Coldiretti.
E le aziende siciliane, dove in Italia ci sono i limoni, muoiono:
Fra il 2000 e il 2010 ha chiuso i battenti più del 40% delle aziende agricole in Sicilia, che produce l’85% dei limoni italiani. La “riviera dei Limoni”, che attraversa Aci Castello, Acitrezza, Giarre e Roccalumera non fa eccezione: dai 6mila ettari e 135mila tonnellate del 2009 ai 5mila ettari e 120 mila tonnellate del 2011.”

 

E alcuni siciliani commentano: “Qui in Sicilia i limoni restano sugli alberi e poi marciscono non li raccolgono nemmeno perché li vogliono pagare pochissimo e i contadini non recuperano neanche le spese. Però poi li importiamo per fare arricchire le altre nazioni. Bravi!
Come riporta la Repubblica di Palermo: “Limoni a 7 centesimi al chilo, i produttori li lasciano sugli alberi. Settanta chilometri di distese di limoneti disegnano la costa tra Catania e Messina. Hanno creato nell’immaginario collettivo l’iconografia della Sicilia, ma tra pochi anni di quegli alberi potrebbe non restare traccia. Ai contadini che producono nel tratto di terra che attraversa Aci Castello, Acitrezza e Giarre, fino a Roccalumera, non conviene più coltivare i limoni, perché i costi per produrli sono arrivati a superare i ricavi della vendita: sette centesimi per un chilo, contro i tredici che costa raccoglierli. E così migliaia di tonnellate di frutti rimangono a marcire sui rami. E si preferisce rincarare e guadagnare su quelli stranieri che importiamo a basso costo.
Che dire! Come sempre il mio consiglio è di comprare frutta e verdura locale, non trattata. Non affidiamo le nostre scelte e la nostra salute ai grandi business che cercano solo il guadagno senza scrupoli, a qualunque costo.
fonte: http://zapping2015.altervista.org/paghiamo-cari-i-limoni-dal-cile-e-facciamo-marcire-quelli-della-sicilia-i-migliori-del-mondo/

Il Prof. Franco Berrino: il cibo è la «grande via» per la salute.

 

Franco Berrino

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Il Prof. Franco Berrino: il cibo è la «grande via» per la salute.

Intervista a Franco Berrino, medico ed epidemiologo, co-autore della Grande via, un libro che racconta come l’alimentazione possa giocare un ruolo chiave per una vita lunga, sana e felice.

In tutto il mondo le istituzioni scientifiche e sanitarie sono purtroppo chiamate a rispondere a leggi di mercato che hanno interesse a mantenerci in vita ma non in salute». Fa impressione leggere il risvolto di copertina del volume «La grande via», recentemente pubblicato da Mondadori. Perché le parole non sono di ingenui complottisti, ma di due scienziati, co-autori del volume. Ovvero Franco Berrino, medico, epidemiologo, già direttore del Dipartimento di medicina preventiva e predittiva dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano e Luigi Fontana, medico e scienziato di fama internazionale, professore ordinario di Medicina e di Scienze nutrizionali presso l’Università di Brescia e la Washington University di Saint Louis dove co-dirige un programma di longevità e salute.

Quale dieta dobbiamo adottare per stare in salute?
«Il gruppo di lavoro dell’Oms che ha redatto il Codice europeo per la prevenzione del cancro ha dato una serie di raccomandazioni. E poi, andando a vedere negli studi, con centinaia di migliaia di persone che hanno risposto a questionari alimentari e che sono proseguiti nel tempo per vedere chi si ammalava e chi no, si è visto che queste raccomandazioni non sono associate solo a una minore probabilità di cancro, ma anche a una minore mortalità per malattie di cuore, apparato respiratorio, digerente, diabete».

E cosa dice il Codice europeo contro il cancro? 
«Raccomanda di basare l’alimentazione quotidiana sui cereali integrali, sui legumi, verdure, frutta, compresa quella oleaginosa (noci, mandorle eccetera). Raccomanda di evitare le bevande zuccherate, le carni lavorate ovvero i salumi, di limitare le carni rosse, i cibi industriali ricchi di grassi e zuccheri (le classiche merendine). E andarci piano con le bevande alcoliche. Raccomanda poi di mantenersi snelli e fare attività fisica tutti i giorni».

Uno dei suoi cavalli di battaglia è contro le farine raffinate: perché fanno così male?
«Più vengono raffiniate e più si perdono le sostanze protettive contenute. Quelle raffinate non hanno più né la crusca né il germe. La crusca è importante per il funzionamento dell’intestino. E il germe è importante perché ci dà le vitamine, le sostanze antiossidanti. Le farine raffinate hanno poi un indice glicemico molto alto, fanno alzare rapidamente la glicemia. E questo porta a una serie di conseguenze negative».

L’American Heart Association raccomanda non più di 25 grammi di zucchero aggiunto al giorno: perché lo zucchero fa così male?
«Raccomanda anche di non fare assaggiare lo zucchero nei primi due anni di vita. Il saccarosio è fatto di glucosio e fruttosio. Ed è soprattutto quest’ultimo che fa male. Ostacola il funzionamento dell’insulina. E pertanto sale nel sangue e insieme i fattori di crescita (IGF-1) .E questo ha una serie di conseguenze negative sul lato cancro e sul cuore. E probabilmente anche sul lato malattie neurodegenerative. Lo zucchero è una sorta di droga, dà assuefazione. Dobbiamo limitarci a quello che ci offre la natura: anche nella frutta c’è il fruttosio, ma anche il suo contravveleno, migliaia di sostanze vitamina C, polifenoli, antiossidanti».

Perché vanno privilegiate le farine di grani antichi rispetto a quelli moderni, come si legge nel volume?
«Il grano è stato cambiato molto negli ultimi decenni. Da un lato per aumentare la redditività ma anche la forza perché è più facile da gestire con le macchine per fare pasta e pane. Però il glutine dei grani moderni è meno facilmente digeribile. C’è un fortissimo sospetto che sia uno dei fattori principali dell’aumento della celiachia. Il glutine dei grani più antichi, quello più antico di tutti è il farro monococco, è perfettamente digeribile».

Quindi è bene che ci sia questa ripresa di produzione di grani antichi in Italia?
«Certo, è assolutamente positivo. Timilia, Russello, Saragolla, ma anche grani teneri come il Verna. Sul campo producono un po’ meno, ma il grosso vantaggio è che non hanno bisogno di fitofarmaci, fertilizzanti. Sono molto più alti: sono stato in un campo di Senatore Cappelli e le spighe erano più alte di me. Questo però fa sì che le erbe infestanti più difficilmente le danneggiano. Ci sono vantaggi da più punti di vista».

Il Fondo mondiale per la ricerca sul cancro invita a mangiare legumi tutti i giorni: perché va limitata la carne a favore dei legumi? Anche quella bianca?
«Il problema è soprattutto la carne rossa, l’esagerazione del suo consumo. Io personalmente raccomando di andarci piano anche con quella bianca, perché anche questa favorisce l’infiammazione».

«Andarci piano» come si traduce? Quante volte a settimana?
«Io direi, che tipo di carne bianca? Se guardassimo cosa danno da mangiare ai polli di allevamento, la carne bianca non la mangeremmo più».

Dottore, ma che cosa possiamo mangiare, alla fine?
«Alla fine mangiamo pasta e fagioli come hanno sempre fatto i nostri nonni, la pasta con le fave, con i ceci. I legumi hanno come vantaggio la fibra. E una proprietà meravigliosa: rallentano la velocità dell’assorbimento degli zuccheri. Sono poi proteine ricche. Ma non hanno il difetto delle carni di aumentare lo stato dell’infiammazione cronico».

I legumi vanno mangiati sempre con i carboidrati, in quanto mancanti di alcuni amminoacidi?
«Sì, in alcuni manca la lisina, altri sono poveri di cisteina, per cui mangiandoli insieme con riso e grano siamo sicuri che non ci manca niente e non abbiamo troppo di qualche cosa. Ma ci sono anche legumi che contengono tutti gli amminoacidi necessari, come la soia, o pseudocerali come l’amaranto, la quinoa, il grano saraceno».

Chi è vegetariano o vegano è più sano?
«Sì e no. Potrebbe esserlo se mangiasse bene. Molti vegetariani o vegani che sono tali per ragioni etiche, rispettabilissime, finiscono per mangiare molto male, zucchero, bevande zuccherate, farine raffinate, alcolici».

L’Oms consiglia di ridurre il sale a un massimo di 5 grammi al giorno: «il sale iodato ha probabilmente causato un incremento di tiroiditi autoimmuni», si legge nella Grande via. Qual è l’alternativa?
«Lo iodio è stato molto importante per prevenire il gozzo nelle zone carenti di iodio, dove non si mangiavano né pesce né alghe, ma il sale iodato non è la soluzione ideale. Troppo iodio carica eccessivamente la tireoglobulina che diventa antigenica e favorisce la nascita di malattie autoimmuni, facciamo cioè anticorpi contro le nostre stesse strutture. L’alternativa è mangiare cibi ricchi di iodio, per esempio le alghe».

 

 

 

ATTENZIONE! Il nostro Parlamento sta per ratificare, a nostra insaputa, il CETA, cioè la morte di tutti diritti fondamentali dei cittadini…!!

 

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ATTENZIONE! Il nostro Parlamento sta per ratificare, a nostra insaputa, il CETA, cioè la morte di tutti diritti fondamentali dei cittadini…!!

ATTENZIONE! Il Parlamento italiano sta per ratificare il CETA, cioè la morte dei diritti fondamentali

Arriva in Senato il ddl per la ratifica del Trattato di libero scambio UE-Canada denominato CETA. Non è un caso che, come già accaduto per la ratifica del Trattato di Lisbona e per il Fiscal Compact, tali procedure avvengano tra giugno ed agosto, cioè quando gli italiani sono al mare impegnati nelle solite discussioni di calcio-mercato.

Ma cosa prevede il CETA? Nella sostanza, e in breve, è un accordo di libero scambio tra UE e Canada che consente alle multinazionali delle rispettive aree di esportare e vendere prodotti (EU-Canada, considerando che parecchie multinazionali americane hanno sede legale in Canada) senza trovare intralci né nelle legislazioni nazionali a tutela della salute e del lavoro, né nei diritti fondamentali sanciti dalle Costituzioni degli Stati membri come ad esempio il diritto al lavoro, alla giusta retribuzione, al giorno di riposo settimanale, all’orario di lavoro, alla retribuzione minima e così via. Trattasi dei cosiddetti “irritanti commerciali” che tanto infastidiscono le multinazionali. Con il CETA vengono definitivamente superati!

Ma v’è di più! Il CETA introduce anche un sistema di giustizia privata, il cosiddetto ISDS – Investor-state dispute settlement  cioè una forma di risoluzione privata delle controversie tra investitore e Stato. Attraverso questo sistema le multinazionali potranno non tenere conto dei diritti fondamentali vigenti negli Stati adire organismi di giustizia privata sovranazionali al fine di redimere le controversie con quegli Stati che intendessero rispettare le proprie disposizioni costituzionali a tutela – ad esempio – della salute e del lavoro!

Un vero e proprio cavallo di troia a tutela del capitale internazionale e a scapito dei diritti fondamentali.

Il CETA, già approvato dal Parlamento europeo pochi mesi fa, dovrà essere ora ratificato da ciascuno Stato membro a seconda delle procedure costituzionali di ognuno. In cambio chissà di quale incarico o beneficio (magari successivo all’attività politica) i nostri parlamentari consentiranno che sulle nostre tavole finiscano prodotti intrisi di antibiotici (rendendo gli stessi inefficaci quando ve ne sarà bisogno), condannando noi e i nostri figli alla schiavitù perenne! E chi si permetterà di alzare la testa o la voce, non troverà nello Stato un amico a difesa dei diritti fondamentali sanciti nelle Costituzioni nazionali!

Nel frattempo l’informazione di regime sonnecchia! La notizia che il Parlamento si accinga a ratificare il CETA è passata totalmente in secondo piano. Il televideo della Rai non ne fornisce neppure menzione!

Con il CETA gli Stati sono definitivamente morti! I criminali di Bruxelles continuano la loro opera distruttiva nei confronti delle Costituzioni nazionali, quindi della libertà, dei diritti fondamentali e della democrazia! E i nostri parlamentari, a libro paga del capitale internazionale, eseguono acriticamente gli ordini provenienti dalla criminale sovrastruttura EUropea!

Un Parlamento eletto con meccanismi elettorali dichiarati incostituzionali, in grave e palese alterazione dei principi di rappresentatività democratica (Corte costituzionale, sentenza n. 1/2014; Corte di Cassazione, sentenza n. 8878/2014), continua indisturbato la sua opera distruttiva della Costituzione! 

 Giuseppe PALMA

 

fonte: http://www.stopeuro.org/attenzione-il-parlamento-italiano-sta-per-ratificare-il-ceta-cioe-la-morte-dei-diritti-fondamentali/

Approfittando del caos dei vaccini e con la complicità del silenzio dei Media, Gentiloni approva il CETA all’insaputa della Gente – Ecco i pericoli a cui questi disgraziati ci espongono!!

 

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Approfittando del caos dei vaccini e con la complicità del silenzio dei Media, Gentiloni approva il CETA all’insaputa della Gente – Ecco i pericoli a cui questi disgraziati ci espongono!!

Leggete anche:

Il CETA è ancora peggio del TTIP. È una porcata che serve solo a sacrificare la salute della Gente al business delle Multinazionali! …E infatti il nostro Governo lo ha già approvato nel più totale silenzio dei media complici!
Le denunce di GranoSalus: il sistema CETA, le navi al veleno e la pasta con glifosato e micotossine “made in Italy”…Ecco quello che dovete sapere sulle porcherie che ci fanno mangiare…!!

 

Da coscienzeinrete.net

Mentre ci sbraniamo per i vaccini, Gentiloni approva il CETA in silenzio stampa…

L’ultimo consiglio dei ministri ha approvato ddl di ratifica del trattato di libero scambio con il Canada, un provvedimento dalle nefaste ripercussioni di cui nessuno dei grandi e piccoli media nazionali ha dato notizia.

E’ arrivato il CETA, ma non ditelo in giro. Il governo ha approvato il disegno di legge per la sua ratifica ed attuazione, ossia per l’accordo economico e commerciale tra l’Unione europea e il Canada. Ma piano – per favore! – non strillatelo.Eh già, perché il temuto trattato, firmato lo scorso 30 ottobre a Bruxelles e ratificato dal parlamento europeo questo febbraio sta per arrivare al parlamento italiano. Chi lo dice? Il consiglio dei ministri che si è riunito mercoledì sera in fretta e furia e senza neanche un minuto di preavviso; quel cdm di cui i rappresentanti solitamente si affrettano a propagandare i risultati e per il quale invece non è stata convocata neanche l’ombra di una conferenza stampa. E come mai, c’è da chiedersi, neanche il più ridicolo e scarso dei media (provare per credere? Fatevi un giro su google) ha dato questa notizia di epocale importanza? Perché è meglio farlo passare in sordina, o perché forse questo “gran valore” economico non lo ha? Per entrambi i motivi.

Scopo dell’Accordo – si legge nel comunicato del governo – “è stabilire relazioni economiche avanzate e privilegiate, fondate su valori e interessi comuni, con un partner strategico”. Si creano nuove opportunità per il commercio e gli investimenti tra le due sponde dell’Atlantico – si legge ancora – “grazie a un migliore accesso al mercato per le merci e i servizi e a norme rafforzate in materia di scambi commerciali per gli operatori economici”. Accidenti, che grande occasione, addirittura la sola Italia potrebbe beneficiare in termini di maggiori esportazioni verso il Canada “per circa 7,3 miliardi di dollari canadesi”. Ripetiamolo insieme: sette miliardi. Per avere un’idea, l’IMU che noi italiani abbiamo pagato sui nostri immobili, nel solo 2016, è costata 10 miliardi di euro; circa la stessa cifra è stata spesa dal governo Renzi per pagare i famigerati “80 euro”. Il governo Gentiloni ha recentemente “salvato” il sistema bancario creando con estrema facilità un fondo da 20 miliardi di euro. Di esempi se ne potrebbero fare a bizzeffe, ma il concetto è chiaro: questo accordo economicamente non vale la carta su cui è stampato, e il problema maggiore è che a fronte di un così ridicolo guadagno – nemmeno sicuro, considerato che si tratta di stime – stiamo per svendere completamente la nostra nazione, e non è un esagerazione. Perché ciò che più fa male è che i nostri governanti si affrettino a specificare come l’accordo “garantirà comunque espressamente il diritto dei governi di legiferare nel settore delle politiche pubbliche, salvaguardando i servizi pubblici (approvvigionamento idrico, sanità, servizi sociali, istruzione) e dando la facoltà agli Stati membri di decidere quali servizi desiderano mantenere universali e pubblici e se sovvenzionarli o privatizzarli in futuro”. Peccato che la cosa, oltre a suonare palesemente come una “escusatio non petita”, è oltremodo falsa.

Spieghiamoci. E’ vero che “espressamente” il testo del Ceta – nelle sue premesse – “riconosce” agli Stati membri il diritto di prendere autonome decisioni in materie di interesse pubblico come appunto la sanità e il resto, ma in maniera altrettanto precisa descrive il funzionamento del “dispute settlement”, ossia di un arbitrato internazionale cui una “parte” (che può essere uno Stato ma anche un’azienda che opera sul suo territorio) può fare ricorso in caso sia in disaccordo con decisioni prese da altre parti. Tradotto, un’altra nazione o peggio una semplice società, spesso multinazionale, può impugnare una decisione di uno Stato anche quando adottata “nel diritto di legiferare nel settore delle politiche pubbliche”, qualora questa vada a “discriminare” il business dell’azienda. Il funzionamento di questo “tribunale privato” fa diretto richiamo al DSS, identico strumento previsto dall’Organizzazione Mondiale del commercio (o “WTO”, accordo simile al Ceta ma su scala globale). Quest’ultimo prevede la selezione di un “panel” di giudici, composto da esperti provenienti solitamente dal mondo della consulenza privata (esatto, delle multinazionali) o da atenei altrettanto privati. Il panel redige un rapporto contenente la propria opinione circa l’esistenza o meno di un’infrazione alle regole del WTO.

Esso non ha la forza legale di una vera e propria sentenza eppure la procedura di appello ha una durata massima prevista in novanta giorni, e la sentenza, dopo l’approvazione, è definitiva. Sintetizzando: l’Organizzazione Mondiale del Commercio (cui l’Europa e l’Italia hanno aderito da più di vent’anni, nel 1995) ha fini prettamente economici e finanziari; gli Stati, si dice, sono sovrani, eppure i principi che regolano gli scambi internazionali sono al di sopra delle leggi nazionali, ed internazionali; in caso di controversie, le parti (non gli Stati in realtà, quanto le società multinazionali “discriminate”) possono rivolgersi al WTO e chiedere se sia giusto o meno non applicare il suo regolamento; il WTO, privato e- sicuramente -imparzialissimo, emette la sentenza, che, per carità, non ha forza legale vera e propria (non essendo un vero tribunale), però è ad ogni modo inappellabile e definitiva. Democraticamente. E quel che è previsto per il Wto vale per il CETA. Il tribunale del WTO è stato mai adito per questioni sugli scambi internazionali? Oh sì! Solo gli Stati Uniti sono stati coinvolti in più di 95 casi contro società private, e di questi processi gli USA, in qualità di nazione, ne ha persi 38 e vinti appena 9. Gli altri o sono stati risolti tramite negoziazioni preliminari oppure sono ancora in dibattimento. In circa 20 casi il Panel addirittura non è mai stato formato, e la maggior parte dei processi che hanno perso riguarda livelli di standard ambientale, misure di sicurezza, tasse e agricoltura.

Questo panegirico forse può risultare oscuro pertanto è utile fare una semplificazione: lo Stato italiano, al contrario di quanto dice il governo Gentiloni, non può decidere autonomamente alcunché, prima di tutto perché fa parte dell’Unione europea e ha siglato accordi comunitari come il Patto di stabilità e il fiscal compact, oltre a far parte di un’unione monetaria, quindi di partenza non ha alcun potere decisionale in termini di politiche monetarie, fiscali, economiche e sociali. Secondo poi, pur godesse di una simile sovranità, comunque rischierebbe di trovarsi contro cause miliardarie– private –e di perderle, con tanti saluti al “potere politico”. Quel che allora il misero comunicato stampa del consiglio dei ministri dice in parte è vero, ossia che il governo può “decidere quali servizi mantenere universali e pubblici e se sovvenzionarli o privatizzarli in futuro”. Scopo dell’accordo è infatti di liberalizzare completamente qualsivoglia tipo di merce o servizio, inclusi quelli che teoricamente uno Stato soltanto dovrebbe garantire, e che invece già stanno finendo in mano ai privati (cliniche sanitarie, scuole, ecc ecc), in un mondo che sempre più sarà alla portata di poche persone e tasche. Ed ecco che la nostra carta Costituzionale si trasforma in carta igienica.

Quanto alle “potenzialità” di esportazione la nostra bella Penisola, da sempre caratterizzata da una grande vocazione all’export, già da tempo ha incrementato la vendita dei propri beni all’estero. Siamo più competitivi? Facciamo cose migliori? Ne più ne meno come prima, semplicemente gli italiani non hanno più una lira (i consumi domestici sono drasticamente calati, grazie a politiche iniziate da Mario Monti che in una celebre intervista ammise di “distruggere la domanda interna”) e quindi le imprese (quelle che non hanno chiuso) si sono arrangiante puntando ancor più sui mercati forestieri; solo pochi giorni fa l’Istat ha registrato nei suoi dati la “morte” della classe media italiana. Nel frattempo, visto che le merci di qualità come quelle nostrane non ce le possiamo permettere, nei nostri negozi arrivano tonnellate di merce a basso costo ma di pessima qualità che viene assoggettata a controlli scarsi o addirittura nulli, poiché già siamo in un’unione di libero scambio, l’Unione europea, che stiamo per estendere al Canada. Inutile dire che simili politiche danneggiano direttamente le nostre imprese, dunque il lavoro e in generale il benessere del nostro popolo. Tutto questo per – forse – sette miseri miliardi. Neanche i 30 denari di Giuda.

Fonte: http://www.lintellettualedissidente.it/economia/gentiloni-approva-il-ceta-in-silenzio-stampa/

I PERICOLI DEL CETA

1) Il rischio di ingresso di OGM e pesticidi attualmente vietati

Non solo non si vieta l’ingresso di alimenti contenenti OGM e sostanze chimiche tossiche, ma si da di fatto il via libera a una deregolamentazione ampia e irreversibile. Non si torna indietro.

Ricordiamo inoltre che in Italia c’è ancora il divieto di coltivazione in campo degli Ogm, ma il nostro paese di recente ha detto sì in Europa all’autorizzazione di nuovi. Tuttavia, fa sapere il Parlamento Ue,

“per fugare le preoccupazioni dei cittadini che l’accordo dia troppo potere alle multinazionali e che i governi non possano legiferare per tutelare la salute, la sicurezza o l’ambiente, l’UE e il Canada hanno entrambi confermato esplicitamente, sia nel preambolo dell’accordo sia nella dichiarazione comune allegata, il diritto degli Stati a rifarsi al diritto nazionale”.

2) Importazione di prodotti derivati da animali trattati con ormoni della crescita

Tra le pagine del CETA, infatti è possibile trovare gravi pericoli per la salute e l’ambiente. Uno di questi riguarda l’importazione di prodotti derivati da animali trattati con ormoni della crescita. Sarebbe bastato questo a fermare il trattato, pensato per arricchire pochi e danneggiare molti.

3) Equivalenza delle misure sanitarie e fitosanitarie di Europa e Canada

Basta leggere l’allegato 5-D per rendersi conto, senza tanti sforzi, di quello che sarà. Nel trattato vi sono infatti le linee guida per il riconoscimento di equivalenza delle misure sanitarie e fitosanitarie nei due Paesi. Ciò significa che il CETA permetterà di ottenere il mutuo riconoscimento di un prodotto – e quindi evitare nuovi controlli nel Paese in cui verrà venduto – se si è in grado di dimostrarne l’equivalenza con quelli commercializzati dalla controparte. La sostanziale equivalenza verrà valutata basandosi su una serie di criteri o linee guida che tuttavia non sono definiti.

LEGGI anche: CETA: ULTIMA OCCASIONE PER FERMARE LO STRAPOTERE DELLE MULTINAZIONALI (PETIZIONE)

4) Glifosato, uno dei timori più fondati

Il glifosato, minaccia più che mai concreta. Non si può di certo dire no a questa sostanza solo perché lo Iarc, massima agenzia mondiale per la ricerca sul cancro, emanazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, lo ritiene probabilmente cancerogeno.

Se in Europa se ne vietasse l’uso, che ne sarebbe del grano canadese importato? Dovrebbe essere prodotto senza usare l’erbicida.

LEGGI anche: GLIFOSATO, L’ERBICIDA CHE AVVELENA TUTTO IL MONDO (VIDEO)

LEGGI anche: GLIFOSATO, COME ADERIRE ALL’ICE PER IL DIVIETO TOTALE (#STOPGLYPHOSATE)

5) Nelle mani del controllore senza controllo

Il Ceta potrà essere implementato dopo la ratifica dall’organismo di cooperazione regolatoria. Si tratta di un gruppo di tecnici il cui operato non è soggetto ad alcun controllo pubblico.

6) Crescita economica irrisoria per l’Europa e perdita di posti di lavoro

Secondo uno studio indipendente, l’entrata in vigore del CETA provecherebbe la perdita di circa 200 mila posti di lavoro nell’Unione europea. Inoltre, secondo quanto stimato dalla stessa Commissione europea, l’adozione di questo trattato vedrebbe nel lungo periodo in Europa una irrisoria crescita economica compresa tra lo 0,02 e lo 0,03%. In Canada invece tale percentuale è compresa tra lo 0,18 e lo 0,36%.

7) L’Investment Court System (ICS), il sistema di tutela degli investimenti delle multinazionali

L’ICS assicura agli investitori stranieri particolari privilegi e minaccia il diritto dei governi di adottare e far rispettare leggi di interesse pubblico, come la protezione dell’ambiente o della salute pubblica. Grazie al CETA, l’Ics permetterebbe alle multinazionali di citare in giudizio i singoli Stati, ma non consentirebbe il contrario. Se l’ICS non dovesse passare l’esame di legittimità della Corte di giustizia europea, si bloccherebbe l’applicazione del CETA. Contro questo punto si è schierato apertamente il Belgio, che sta valutando di chiedere alla Corte di giustizia europea di pronunciarsi sulla legittimità

“Questo accordo commerciale rischia di minare la democrazia e lo stato di diritto in Europa, a vantaggio di una manciata di multinazionali”, ha detto Federica Ferrario di Greenpeace Italia.

“Oggi è stata scritta una pagina oscura per la democrazia in Europa, ma non tutto è compromesso – dichiara Monica Di Sisto, portavoce della Campagna Stop TTIP Italia – La battaglia della società civile si sposta adesso a livello nazionale. Monitoreremo gli impatti dell’accordo, dimostrando che avevamo ragione a criticarne l’impianto, e spingeremo il Parlamento italiano a bloccare questo trattato dannoso per i nostri cittadini e lavoratori. I parlamentari europei, in particolare socialdemocratici e popolari, hanno abdicato al loro ruolo di garanti dei diritti e dell’ambiente”.

L’accordo infatti dovrà essere anche ratificato dai Parlamenti nazionali e regionali.

L’accordo CETA potrebbe applicarsi provvisoriamente dal primo giorno del mese successivo alla data cui entrambe le parti si sono reciprocamente notificate il completamento di tutte le procedure necessarie. Per i deputati tale data dovrebbe essere non prima del 1° aprile 2017.

Ancora una volta sono stati fatti gli interessi delle multinazionali.

TRATTO DA: https://www.greenme.it/informarsi/ambiente/22959-ceta-approvazione-parlamento-ue#accept

 

 

In arrivo da Vancouver una nave con 50mila tonnellate di grano. Gli Agricoltori protestano. Dovremmo farlo pure noi: Ecco il grano canadese coperto di neve, che può maturare solo grazie al glifosato! Ce lo ritroveremo sulle nostre tavole, mentre il nostro grano marcisce nei campi!!

grano canadese

 

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In arrivo da Vancouver una nave con 50mila tonnellate di grano. Gli Agricoltori protestano. Dovremmo farlo pure noi: Ecco il grano canadese coperto di neve, che può maturare solo grazie al glifosato! Ce lo ritroveremo sulle nostre tavole, mentre il nostro grano marcisce nei campi!!

 

Andate un po’ a rileggere questo nostro vecchio articolo:

Ecco il grano canadese coperto di neve, che può maturare solo grazie al glifosato! Ce lo ritroveremo sulle nostre tavole, mentre il nostro grano marcisce nei campi!!

 

Coldiretti: già un migliaio con trattori per blitz a porto Bari

Scoppia la #guerradelgrano per salvare la produzione italiana

Roma, 9 giu. (askanews) – Sono già un migliaio gli agricoltori con i trattori che hanno lasciato sin dalle prime luci dell’alba le campagne per partecipare al blitz al porto di Bari “divenuto purtroppo negli ultimi anni il vero ‘granaio d’Italia’, principale varco di accesso del grano straniero da “spacciare” come italiano, perché non è ancora obbligatorio indicarne l’origine nella pasta”. Lo afferma la Coldiretti.

A far scoppiare la #guerradelgrano è “l’arrivo provocatorio a Bari di una nave di 256 metri proveniente da Vancouver, carica di 50mila tonnellate di grano da scaricare in Italia proprio alla vigilia della raccolta della produzione nazionale. Un oltraggio insopportabile per i coltivatori italiani che – sottolinea la Coldiretti – non riescono a vendere al giusto prezzo il proprio grano sotto l’attacco proprio in questo momento delle speculazioni che hanno praticamente dimezzato le quotazioni su valori più bassi di 30 anni fa con la perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro e il rischio desertificazione per quasi 2 milioni di ettari, il 15% della superficie agricola nazionale.

“Ci vogliono cinque chili di grano per un caffe”, “No grano no pane”, “Stop alle speculazioni”, “Il giusto pane quotidiano”, “Basta inganni subito l’etichetta di origine del grano sulla pasta” sono alcuni slogan dei manifestanti che denunciano le importazioni massicce e incontrollate di “grano giramondo”.

da: http://www.askanews.it/economia/2017/06/09/coldiretti-gi%C3%A0-un-migliaio-con-trattori-per-blitz-a-porto-bari-pn_20170609_00047/