Ricerca italiana al collasso, fondi ridotti del 20% dal 2008 …però le spese per le armi non le hanno tagliate. Anzi le hanno aumentate… Ma non Vi proccupate, siamo in Italia!

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Ricerca italiana al collasso, fondi ridotti del 20% dal 2008 …però le spese per le armi non le hanno tagliate. Anzi le hanno aumentate… Ma non Vi proccupate, siamo in Italia!

 

Ricerca italiana al collasso, fondi ridotti del 20% dal 2008

Le cifre del rapporto promosso dalla Commissione Europea

 

Negli ultimi 10 anni i fondi pubblici per la ricerca italiana si sono ridotti di 1,2 miliardi, pari al 20%. E’ quanto emerge dal documento promosso dalla Commissione Europea, la cui pubblicazione e’ prevista in marzo. “Siamo al limite del collasso”, ha detto all’ANSA Mario Pianta, docente di Economia Politica all’Universita’ Roma Tre, che ha collaborato alla stesura del rapporto.

I dati sono ripresi anche dalla rivista Nature sul suo sito, nel quale si rileva inoltre come la ricerca scientifica sia completamente esclusa dal dibattito elettorale e che i ricercatori temano ulteriori tagli di budget, qualunque possa essere l’esito delle consultazioni.

Sempre negli ultimi 10 anni, si legge nel documento, il budget delle universita’ italiane e’ calato di circa un quinto, con una perdita pari a un milione di euro. Si sono ridotti inoltre sia il numero dei docenti nelle universita’ (-20%) sia il finanziamento degli enti pubblici di ricerca (-9% in termini reali). La spesa pubblica per il settore dell’istruzione universitaria e’ ferma allo 0,4% del Pil, al di sotto della media europea, che e’ dello 0,7%.

“I numeri ci dicono – spiega Pianta, autore del rapporto insieme con Leopoldo Nascia dell’Istat e Lorenzo Isella della Commissione Europea – che l’Italia in questi ultimi 10 anni di crisi ha perso gravemente attivita’ economiche, industriali e di ricerca, ed e’ andata indietro nell’innovazione e nella ricerca pubblica, in particolare con i tagli ai finanziamenti e al personale delle università. Adesso c’e’ stato un piccolo rimbalzo con le ultime misure del Governo come gli incentivi all’industria 4.0, ai macchinari e quelli ai soggetti di ricerca, pero’ siamo ancora sostanzialmente sotto del 20% rispetto al livello di prima della crisi. E c’e’ questa fuga di cervelli che ha una scala molto preoccupante”.

Il rapporto in effetti valuta, sebbene manchino stime ufficiali, che siano circa 50 mila i ricercatori italiani gia’ occupati all’estero. Per invertire la tendenza e attirare studiosi dall’estero, il Programma nazionale per la ricerca del quinquennio 2015-2020 prevede tre finanziamenti di circa 520 milioni di euro nel periodo 2017-2020.

“E’ necessario quindi – conclude Pianta – alzare significativamente la spesa, darsi nuovi strumenti di governo e collegare questo con le politiche industriali per creare nuova produzione e nuova occupazione qualificata”. Sempre Nature nei giorni scorsi ha pubblicato la petizione di un gruppo di 69 scienziati italiani che invita i candidati alle elezioni a portare i fondi per la ricerca a un livello superiore a quello della pura sussistenza. La petizione ha raggiunto le 200.000 firme.

 

 

 

 

fonte: http://www.ansa.it/canale_scienza_tecnica/notizie/ricerca_istituzioni/2018/02/22/ricerca-italiana-al-collasso-fondi-ridotti-del-20-dal-2008-_c4937006-5e03-4691-b00f-a1591439a598.html

La notizia che secondo uno studio italiano il mais Ogm non comporta evidenza di rischi per la salute? È una FAKE NEWS: lo studio non parla di né di salute né di glifosato! Potenza delle Multinazionali?

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La notizia che secondo uno studio italiano il mais Ogm non comporta evidenza di rischi per la salute? È una FAKE NEWS: lo studio non parla di né di salute né di glifosato! Potenza delle Multinazionali?

 

Da Repubblica.it

Mais ogm, lo studio italiano: nessuna evidenza di rischi per la salute

I risultati della prima analisi coordinata da Scuola Superiore Sant’Anna e Università di Pisa su 21 anni (1996-2016) di colture nel mondo.

QUI l’articolo intero

…Ma non solo La Repubblica. Tante testate hanno riportato la notizia con enfasi… Ma è tutto vero?

Quelli de Il Salvagente dicono proprio di NO…

Ogm e fake news: il nuovo studio non parla di salute (e di glifosato)

“Leggendo il testo originale dello studio di Pisa sugli Ogm pare che nessuno di quelli che ne abbiamo scritto sui giornali lo abbiano letto, perché non c’entra niente con la salute”.  Gianni Tamino, biologo di lunga esperienza, già membro del Comitato Nazionale per la Biosicurezza e le Biotecnologie presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, smentisce la vulgata sui risultati dello studio della Scuola superiore Sant’Anna e dell’Università di Pisa, pubblicato su “Scientific Reports”, coordinato dalla professoressa Laura Ercoli.

Professor Tamino, questo studio, basato sulla comparazione di 20 anni di ricerche sugli Ogm è stato presentato come la pietra tombale sulla domanda: “Gli Ogm fanno male?”. Lei non è d’accordo. Perché?
Basta leggere quello che c’è scritto. Nella sintesi introduttiva già si chiarisce: “Questa meta-analisi mirava ad aumentare le conoscenze sui caratteri agronomici, ambientali e tossicologici del mais”.

Tossicologici, quindi riguardanti la salute.
In realtà non è così, perché poi chiarisce: “Numerosi tentativi sono stati condotti per sintetizzare l’enorme letteratura sulle prestazioni agronomiche ed economiche, e l’impatto ambientale del mais Ogm”. L’unica altra cosa che loro analizzano è se il mais geneticamente modificato migliori la salute della gente. E dicono, siccome si hanno meno micotossine, è migliore dell’altro.

Non è un ragionamento sufficiente?
Ma non c’è  nessuna analisi sulla pericolosità o meno su altri punti di vista, per esempio sulla presenza di pesticidi o altro. Loro fanno soltanto un confronto di tutte le indagini svolte sul campo. Dicono di aver analizzato la letteratura su resa, qualità del grano, e gli effetti su organismi non bersaglio, per esempio gli insetti che possono essere danneggiati dal trattamento, gli organismi bersaglio, le piante rese resistenti agli insetti, e la decomposizione della biomassa del suolo…”.

In altre parole?
Non c’è niente sulla tossicità o sulla pericolosità per la salute.

Almeno sulla presenza o meno di micotossine la ricerca dice la verità?
Lo studio dice che le piante geneticamente modificate hanno meno micotossine di quelle non Ogm. Se confronto lo stesso tipo di mais transgenico o non transgenico, è vero, ma se io analizzo altre piante naturalmente resistenti agli insetti, la storia è diversa. In agricoltura biologica si cercano varietà che a seconda dell’ambiente, dei patogeni presenti, sia il più resistente possibile. E poi hanno messo tutto nello stesso calderone.  Non è possibile, io devo poter distinguere.

Tra cosa?
I mais geneticamente modificati sono decine, se io devo fare un confronto, la statistica devo farla per settore. Invece, non c’è nessuna considerazione da parte loro sulle differenze tra mais tollerante all’erbicida, mais resistente agli insetti.

Da come è stata interpretata la ricerca, però, appare evidente che presentando meno micotossine, il mais Ogm comporta meno rischi per la salute. 
La loro analisi non prende in esame pro e contro, ma solo la presenza di micotossine. Nell’agricoltura biologica le micotossine sono meno che in quella convenzionale, e probabilmente anche uguali o meno di quella Ogm. E comunque la maggior parte delle micotossine è dovuta allo stato di conservazione post-raccolta. E poi c’è la questione glifosato.

Cosa ha a che vedere il glifosato con questa ricerca?
Il ragionamento che loro fanno non tiene conto della questione del glifosato, che però è la più importante, perché tutti i dati di tossicità nell’uomo e negli animali riguardano essenzialmente questo elemento. Basta andare a vedere i risultati dei lavori in cui si rileva la presenza di glifosato e dei suoi derivati nelle piante e si trova solo negli Ogm. E poi non si viene preso in considerazione il fatto che una volta inseriti dei geni, questi si possono spostare e alterare il funzionamento e la produzione di proteine nella pianta. in alcune piante Ogm si è visto che si  possono produrre sostanze inattese, proprio perché si possono attivare geni non previsti.

I ricercatori hanno voluto chiarire che questo studio si limita a presentare dati scientifici, non ha nulla di “politico”. È d’accordo?
È sempre ambiguo, cosa vuol dire non c’è una lettura politica? Loro possono dire “non c’è nessun partito politico che ci ha chiesto di farlo”, e lo credo bene, ma non è questo il discorso. Il punto è che lo studio non parla di salute, ma degli effetti agroambientali del mais Ogm rispetto al mais della stessa linea non modificato genericamente, coltivato nelle stesse condizioni. Solo questo.

fonte: https://ilsalvagente.it/2018/02/16/ogm-e-fake-news-il-nuovo-studio-non-parla-di-salute-e-di-glifosato/31754/

La lezione che i nostri politici non vogliono capire – Silvio Garattini: “Ogni euro investito in ricerca ne frutta nove”…!

 

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La lezione che i nostri politici non vogliono capire – Silvio Garattini: “Ogni euro investito in ricerca ne frutta nove”…!

 

Garattini: «Ogni euro investito in ricerca ne frutta nove»

Lo ha detto il direttore dell’Istituto Mario Negri di Milano nel corso del convegno «Salute , direzione nord» che si è svolto nel capoluogo Lombardo 

«È necessario dare più sostegno alla ricerca». Lo ha ribadito Silvio Garattini, direttore dell’Istituto Mario Negri di Milano, intervenendo al convegno Salute, direzione Nord», tenutosi il 30 gennaio a Milano a Palazzo delle Stelline, dedicato al tema della sanità in Lombardia. Il farmacologo, in particolare, ha puntato sulla necessità di un approccio accademico «non a comparti per singole patologie» e ha sottolineato che: «ogni euro che si spende in ricerca, ne frutta nove al sistema sanitario». «Un farmaco su due è inutile» ha rinforzato lo studioso. « Molti farmaci potrebbero essere rimossi, con evidenti risparmi», aggiungendo che oggi i medici sono «bombardati da informazioni dell’industria farmaceutica senza che ci sia un’informazione libera: questo fa sì che aumentino i consumi di farmaci, con dubbi sulle conseguenze». A volte, precisa ancora Garattini, «si sottovaluta anche l’interazione tra i farmaci, di cui anche i medici spesso non sono al corrente». Nel quadro della riforma socio-sanitaria attuata in Lombardia che vede il medico di medicina generale prendere in carico in maniera più consistente il paziente cronico, Garattini osserva quindi che «i medici di base devono avere, oltre alle risorse, informazioni adeguate».

Una fantastica scoperta tutta Italiana – Il team guidato dall’italiano Iavarone: «Scoperto il motore dei tumori»

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Una fantastica scoperta tutta Italiana – Il team guidato dall’italiano Iavarone: «Scoperto il motore dei tumori»

La ricerca: un’alterazione genetica è la causa di molti cancri, ecco i farmaci per fermarla. Lo studio di un gruppo di ricercatori della Columbia University a New York guidato dagli italiani Antonio Iavarone e Anna Lasorella

Un nuovo passo avanti nella cura personalizzata dei tumori. L’ha compiuto un gruppo di ricercatori della Columbia University a New York guidato dagli italiani Antonio Iavarone e Anna Lasorella. «Abbiamo identificato come funziona un’importante alterazione genetica che causa una consistente percentuale di parecchi cancri, fra cui il glioblastoma, il più aggressivo e letale di quelli al cervello — spiega al Corriere Iavarone —. E grazie a questa scoperta stiamo sperimentando terapie “di precisione” per bloccare lo sviluppo dei tumori».
I risultati di questa ricerca sono stati pubblicati ieri da Nature. «È un lavoro che va avanti da anni — racconta Iavarone —, frutto di una serie complessa di tecniche, come l’analisi dei Big Data: lo studio delle sequenze genetiche dei tumori, catalogati dal progetto americano The Cancer Genome Atlas (Tcga) di cui sono coordinatore per i tumori al cervello». A scandagliare e interpretare l’enorme massa di informazioni ottenute dal Tcga hanno contribuito anche due ricercatori dell’Università del Sannio a Benevento, Michele Ceccarelli e Stefano Pagnotta. «Sono due matematici statistici, che spesso trascorrono periodi di ricerca nei nostri laboratori alla Columbia a New York, dove lavorano altri 5 italiani su un totale di una ventina di ricercatori», aggiunge Iavarone.

Un tumore che colpisce persone di tutte le età

Il glioblastoma «è un tumore che colpisce persone di tutte le età, bambini compresi, ma più frequente in chi ha da 45 a 70 anni — spiega Iavarone —. La maggior parte dei pazienti muore entro un paio d’anni, nonostante interventi chirurgici, chemioterapia e radioterapia. In un primo tempo avevamo individuato la fusione fra i due geni FGFR3 e TACC3 come causa del glioblastoma. Altri studi hanno dimostrato che il meccanismo è presente con simili incidenze percentuali (3%) nel carcinoma del polmone, dell’esofago, della vescica, della mammella, della cervice uterina della testa e del collo. Si tratta di decine di migliaia di nuovi malati all’anno su scala globale».

La fusione FGFR3-TACC3

La novità è aver scoperto come la fusione FGFR3-TACC3 genera e fa crescere i tumori. «Questa alterazione genica scatena un’attività abnorme dei mitocondri, organelli presenti all’interno della cellula che funzionano come centraline di produzione di energia — spiega Iavarone —. L’eccesso di energia alimenta il moltiplicarsi e diffondersi incontrollato delle cellule tumorali». Per combattere gli effetti di questa fusione genica sono in atto sperimentazioni cliniche con farmaci «bersaglio» all’ospedale Pitié Salpetrière di Parigi, dirette dal professor Marc Sanson, coautore dello studio di Iavarone e Lasorella. «Purtroppo con il tempo i tumori diventano resistenti a quei farmaci e continuano a progredire — precisa Iavarone —. Con la nuova scoperta invece possiamo usare altri farmaci che inibiscono il comportamento abnorme dei mitocondri: i primi risultati dei test su cellule tumorali in coltura e nei topi mostrano che si può interrompere la produzione di energia e fermare la crescita tumorale». L’Istituto neurologico Carlo Besta di Milano potrebbe partecipare alle nuove sperimentazioni. «Da tempo sono in contatto con i suoi ricercatori — dice Iavarone —, per questioni burocratiche e regolamentari non è stato possibile trasferire rapidamente le nostre sperimentazioni cliniche anche in Italia, spero che dopo la pubblicazione su Nature dello studio si riesca presto a lavorare insieme».

fonte: http://www.corriere.it/cronache/18_gennaio_04/team-guidato-dall-italiano-iavarone-scoperto-motore-tumori-columbia-univerity-1d2527c2-f0d1-11e7-b9c8-ca7b03c62ba9.shtml?refresh_ce-cp

LE AGGHIACCIANTI DICHIARAZIONI DEL PROF. BERRINO – “Quello che diamo da mangiare ai nostri malati è il peggio del peggio, ma noi vogliamo bene ai nostri malati, VOGLIAMO CHE TORNINO. Se noi ci ammaliamo aumenta il PIL, c’è crescita. La Sanità è la più grande industria economica. Non c’è interesse economico per la prevenzione” !!

 

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LE AGGHIACCIANTI DICHIARAZIONI DEL PROF. BERRINO – “Quello che diamo da mangiare ai nostri malati è il peggio del peggio, ma noi vogliamo bene ai nostri malati, VOGLIAMO CHE TORNINO. Se noi ci ammaliamo aumenta il PIL, c’è crescita. La Sanità è la più grande industria economica. Non c’è interesse economico per la prevenzione” !!

Il Prof. Berrino ci spiega come la sanità sia la più grande industria nazionale. Non c’è un reale interesse verso la prevenzione. Più ti ammali più cresce il PIL.

“Mediamente quello che diamo da mangiare ai nostri malati negli ospedali è il peggio del peggio. Io ritengo che non gli faccia bene ma sa…io dico sempre che noi vogliamo bene ai nostri malati, vogliamo che tornino da noi…
Mettiamola così: se noi ci ammaliamo aumenta il PIL, c’è crescita, diminuisce lo SPREAD.La sanità è la più grande industria nazionale ricordava il professor Monti.
Non c’è direttamente…non c’è un interesse economico nei confronti della prevenzione…che parola si potrebbe usare per definirla? Una gran commistione di ignoranza…di stupidità…e di interessi”
Ecco la dichiarazione del Prof. Berrino fatta alle Iene nella puntata su alimentazione e tumori. Nel suo libro Il Cibo dell’Uomo, partendo da considerazioni storiche, su come il cibo fosse considerato terapeutico dai nostri progenitori, giunge ai risultati odierni delle ricerche scientifiche in questo campo. Di seguito un estratto che mostra come l’alimentazione moderna non sia per nulla salutare e come andrebbe corretta. 
Nel ricco occidente è cambiato lo stile alimentare
Nei paesi occidentali ricchi, soprattutto nel corso dell’ultimo secolo, lo stile alimentare si è progressivamente discostato da questo schema tradizionale dell’alimentazione dell’uomo per privilegiare cibi che un tempo erano mangiati solo eccezionalmente, come molti cibi animali (carni e latticini), o che non erano neanche conosciuti, come lo zucchero, le farine molto raffinate (come si riesce a ottenerle solo con le macchine moderne), gli oli raffinati(estratti chimicamente dai semi o dai frutti oleosi), o che addirittura non esistono in natura (come certi grassi che entrano nella composizione delle margarine, o come certi sostituti sintetici dei grassi che non essendo assimilabili dall’intestino consentirebbero, secondo la pubblicità, di continuare a mangiare schifezze senza paura di ingrassare). Questo modo di mangiare sempre più “ricco” di calorie, di zuccheri, di grassi e di proteine animali, ma in realtà “povero” di alimenti naturalmente completi, ha contribuito grandemente allo sviluppo delle malattie tipiche dei paesi ricchi: l’obesità, la stitichezza, il diabete, l’ipertensione, l’osteoporosi, l’ipertrofia prostatica, l’aterosclerosi, l’infarto del miocardio, le demenze senili, e molti tumori, fra cuii tumori dell’intestino, della mammella, della prostata.
Il cibo di origine animale
L’uomo, in realtà, ha sempre mangiato anche cibo animale, ma se si eccettuano alcuni popoli nomadi, o quelli che vivono in condizioni ambientali estreme per freddo o per altitudine, sono ben pochi gli esempi di alimentazione tradizionale con un’alta quota di cibo animale. Anche il latte, che oggi in Occidente è alimento quotidiano, dai più era consumato solo occasionalmente, perché non poteva essere conservato ed era facile veicolo di infezioni. È stato solo alcuni decenni dopo la scoperta della pastorizzazione, in pratica dopo la prima guerra mondiale, che ha cominciato ad essere distribuito nelle città. Ma molti popoli ancor oggi non bevono più latte dopo lo svezzamento. La cultura medica, giustamente preoccupata del grave stato di denutrizione che imperversava nelle nostre campagne e nei quartieri popolari delle città nei primi decenni del secolo, ha avuto un ruolo importante nella promozione del cibo animale, e la disponibilità di latte e di carne, insieme al miglioramento delle condizioni igieniche delle abitazioni, ha probabilmente contribuito a migliorare lo stato nutrizionale e a difenderci dalle malattie infettive. Ma poi siamo andati troppo avanti su questa strada e il consumo di cibi animali e di cibi raffinati è entrato in una spirale di interessi produttivi e commerciali che ha completamente sovvertito le tradizioni alimentari dell’uomo.Non vogliamo certo sostenere che si stava meglio quando si stava peggio, quando c’era la fame e la povertà, ma piuttosto che la nostra ricchezza ci consentirebbe una varietà di dieta sufficiente a soddisfare appieno sia le nostre esigenze fisiologiche e nutrizionali sia il piacere della buona tavola senza sovraccaricarci di prodotti animali e di cibi impoveriti dai trattamenti industriali, che solo il plagio della pubblicità televisiva riesce a farci sembrare buoni.
Franco Berrino è medico, patologo, ed epidemiologo. Per molti anni ha lavorato all’Istituto Nazionale Tumori di Milano, dove ha coordinato il progetto DIANA, sulla relazione tra alimentazione e tumori (in particolare al seno).
I suoi studi hanno analizzato lo sviluppo dei tumori in Italia e in Europa, e in particolare il rapporto fra stile alimentare, livelli ormonali e successiva incidenza del cancro. Oggi promuove la corretta alimentazione come prezioso strumento per prevenire l’incidenza del cancro e delle sue recidive.
E soprattutto, da sempre, ha a cuore la salute delle donne e degli uomini.

 

fonte: http://curiosity2017.blogspot.it/2017/05/le-agghiaccianti-dichiarazioni-del-prof.html

L’accusa della dott.ssa Fiorella Belpoggi, direttrice dell’area ricerca del Ramazzini di Bologna, Ente scientifico indipendente tra i più autorevoli al mondo per ricerca sul cancro: “Il glifosato altera il sistema ormonale. Ma Bruxelles decide di non decidere”!

 

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L’accusa della dott.ssa Fiorella Belpoggi, direttrice dell’area ricerca del Ramazzini di Bologna, Ente scientifico indipendente tra i più autorevoli al mondo per ricerca sul cancro: “Il glifosato altera il sistema ormonale. Ma Bruxelles decide di non decidere”!

 

Fiorella Belpoggi: “Il glifosato altera il sistema ormonale”. Ma Bruxelles decide di non decidere

Il glifosato altera il sistema ormonale. Non è più un sospetto. Lo ha dichiarato apertamente in una intervista televisiva a Report la dottoressa Belpoggi, Direttore del Centro Ricerca Tumori Ramazzini di Bologna. E verrà a dimostrarlo anche a Matera in occasione del prossimo Simposio Nazionale sul Grano che si terrà il prossimo 25 novembre nella città dei Sassi. Nel frattempo a Bruxelles si continua a decidere di non decidere, in attesa di una nuova mediazione prevista per fine mese. 

Dopo averlo dichiarato a Report, la direttrice dell’ Istituto Ramazzini in un intervista al Salvagente afferma: “I primi risultati del nostro studio sugli effetti del glifosato non sono sufficienti per definirlo cancerogeno ma è certa l’interferenza endocrina capace di condizionare lo sviluppo sessuale”.

Ma adesso la Belpoggi direttrice dell’area di ricerca dell’Istituto Ramazzini di Bologna, l’ente scientifico indipendente tra i più autorevoli al mondo nella ricerca contro il cancro, dopo aver coordinato il primo esperimento sugli effetti a breve termine del glifosato sulla salute umana, chiarisce meglio la delicata questione.

Secondo lo studio della Belpoggi il glifosato – ritenuto “probabile cancerogeno” dalla Iarc – “anche a dosi ritenute sicure e per un periodo espositivo relativamente breve – corrispondente a uno studio di tossicità a 90 giorni, che equivale nell’uomo ad una età compresa tra la vita embrionale e i 18 anni – , è in grado di alterare alcuni parametri biologici di rilievo che riguardano soprattutto marker correlati allo sviluppo sessuale, alla genotossicità e all’alterazione della flora batterica intestinale”.

In particolare, aggiunge la dottoressa Belpoggi

lo sviluppo sessuale delle femmine trattate con RoundUp è ritardato (effetto androgeno). Inoltre sempre il Roundup ha provocato effetti genotossici (micronuclei) e alterazioni della flora batterica intestinale nel primo periodo della vita. Il pericolo non è quantificato ma solo evidenziato; il rischio invece è un parametro che viene quantificato con modelli matematici.

L’ Istituto Ramazzini ha inviato al governo, in particolare al ministro Martina, i primi rilievi emersi dallo studio-pilota al fine di proporre all’Europa di autorizzare l’uso del glifosato per non più di 5 anni.

Sul punto però, anche se la scienza non può appellarsi al principio di precauzione, ci viene in soccorso il diritto comunitario di cui il principio di precauzione rappresenta un pilastro importante.

Di questo ed altro si parlerà nel Simposio di Matera il 25 novembre prossimo.

Nel frattempo, gli Stati membri in merito alla richiesta della Commissione di riautorizzare per altri 10 anni l’uso del glifosato, hanno nuovamente deciso di non decidere, nonostante la proposta di riduzione a 5 anni, rinviando a fine mese la prossima decisione.

Gli esiti del voto del  sono stati i seguenti: 14 paesi hanno votato a favore, 9 contro (tra cui l’Italia) e 5 si sono astenuti (tra cui la Germania): non abbastanza per la necessaria maggioranza qualificata.

Ora la situazione si complica, perché l’attuale autorizzazione della Monsanto scade il 15 dicembre, ecco perché la Commissione ha convocato a fine novembre una riunione per sottoporre una nuova proposta. Se anche l’ultima mediazione dovesse fallire, la Commissione ha la possibilità di approvare in ultima istanza il rinnovo anche senza l’ok degli Stati membri.

GranoSalus, da tempo, invoca misure coerenti sul glifosato importato. E’ contraria al rinnovo, anche breve, perché l’autorizzazione di questa molecola dannosa era già scaduta nel 2015, senza che le industrie abbiano trovato soluzioni alternative. Oggi, alla luce degli studi della scienza “indipendente”, e non dei documenti prodotti dalle industrie, chiediamo a gran voce che le misure precauzionali introdotte a livello nazionale riguardino coerentemente anche l’ingresso in Italia di prodotti stranieri, come il grano proveniente dal Canada dove viene fatto un uso intensivo di glifosato, che ritroviamo nella pasta, semola, pane e in tutti gli altri derivati del grano alla base della dieta mediterranea.

Nell’ attesa dei tempi della politica (legati a quelli dell’industria e non alle esigenze dei consumatori), continueremo ad orientare i consumi verso i prodotti non contaminati attraverso l’informazione e i Test. Del resto, la sovranità alimentare è la nostra forza!

 

fonte: https://granosalus.it/2017/11/11/fiorella-belpoggi-glifosato-altera-sistema-ormonale-bruxelles-decide-non-decidere/

Le notizie che non sempre i Tg danno – Fiorella Belpoggi, direttrice dell’area ricerca del Ramazzini di Bologna, Ente scientifico indipendente tra i più autorevoli al mondo per ricerca sul cancro: “Così abbiamo PROVATO che il glifosato altera il sistema ormonale”…!

 

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Le notizie che non sempre i Tg danno – Fiorella Belpoggi, direttrice dell’area ricerca del Ramazzini di Bologna, Ente scientifico indipendente tra i più autorevoli al mondo per ricerca sul cancro:  “Così abbiamo PROVATO che il glifosato altera il sistema ormonale”…!

Queste sono le notizie che non sempre i Tg danno anzi, statene certi, non danno mai. Troppi interessi in ballo…

“Così abbiamo provato che il glifosato altera il sistema ormonale”

“In base ai risultati ottenuti dal nostro studio pilota non siamo in grado di stabilire se il glifosato sia cancerogeno certo per l’uomo, però abbiamo accertato l’attività di perturbatore endocrino di questo composto, la capacità cioè del glifosato di interferire con il sistema ormonale correlato alla maturazione sessuale degli individui”.

Fiorella Belpoggi è la direttrice dell’area di ricerca dell’Istituto Ramazzini di Bologna, l’ente scientifico indipendente tra i più autorevoli al mondo nella ricerca contro il cancro, e ha coordinato il primo esperimento sugli effetti a breve termine del glifosato sulla salute umana, che verrà presentato in questi giorni nel capoluogo emiliano.
Secondo lo studio del Ramazzini il glifosato – principio attivo dell’erbicida più usato al mondo, il RoundUp della Monsanto, ritenuto “probabile cancerogeno” dalla Iarc – “anche a dosi ritenute sicure e per un periodo espositivo relativamente breve – corrispondente a uno studio di tossicità a 90 giorni, cioè, in termini di età equivalente nell’uomo, dalla vita embrionale ai 18 anni di età – , è in grado di alterare alcuni parametri biologici di rilievo che riguardano soprattutto marker correlati allo sviluppo sessuale, alla genotossicità e all’alterazione della flora batterica intestinale”. Alla vigilia del voto degli Stati membri in merito alla richiesta della Commissione di riautorizzare per altri 10 anni l’uso del glifosato, cerchiamo di fare il punto su quelle che sono le nuove evidenze scientifiche a disposizione della comunità.
Dottoressa Belpoggi, le conclusioni a cui è arrivato il vostro studio non sono sufficienti per definire cancerogeno il glifosato?
Il nostro studio pilota non chiarisce le incertezze relative alla cancerogenicità del glifosato-RoundUp sollevate dalle diverse Agenzie (Iarc, Efsa, Echa), ma sicuramente mette in evidenza effetti sulla salute altrettanto gravi, che potrebbero manifestarsi anche con patologie oncologiche a lungo termine, con un impatto notevole in termini di salute pubblica in quanto colpiscono la fascia di età infantile e adolescenziale e, per la diffusione planetaria di questo erbicida, potrebbero affliggere un numero enorme di persone.
Ai ratti usati nel vostro esperimento avete somministrato per un periodo di 90 giorni una quantità bassa di glifosato pari a 1,75 mg/kg di peso corporeo, che è la dose massima giornaliera (Adi) ammessa negli Usa. I 90 giorni corrispondono nel modello uomo equivalente al periodo che va da zero a 18 anni di una persona. Gli effetti da voi registrati evidenziano un rischio elevato oppure no?
Noi non abbiamo quantificato il rischio, ma evidenziato il pericolo. Cioè abbiamo visto nel nostro modello sperimentale che alla dose di 1,75 mg/kg equivalenti alla dose che negli Usa viene considerata sicura, cioè senza pericoli per la salute umana anche se assunta per tutta la vita, che lo sviluppo sessuale delle femmine trattate con RoundUp è ritardato. Inoltre sempre il Roundup ha provocato effetti genotossici (micronuclei) e alterazioni della flora batterica intestinale nel primo periodo della vita. Il pericolo non è quantificato ma solo evidenziato; il rischio invece è un parametro che viene quantificato con modelli matematici.
Però possiamo dire che c’è evidenza dell’attività interferente ormonale del composto…
Il RoundUp, il formulato a base di glifosato della Monsanto, si è dimostrato un interferente endocrino con effetto androgenico (eccesso di ormoni maschili, ndr). Questo aspetto verrà approfondito con altre analisi che sono attualmente in corso. Devo dire che molti pesticidi sono interferenti endocrini; è un tema di attualità negli Usa e in Europa dove esistono gruppi di lavoro che stanno cercando di mettere a punto nuovi atti regolatori per i pesticidi con queste caratteristiche. Sono interferenti endocrini molte sostanze con cui entriamo a contatto quotidianamente come gli ftalati, i parabeni, il bisfenolo A, il pesticida Mancozeb e altri composti chimici di largo consumo.
La nuova definizione di interferente endocrino proposta dalla Commissione aumenta le prove scientifiche necessarie per definire tale una sostanza. Possiamo dire che il vostro studio potrebbe contribuire a classificare non più solo come “sospetto” ma perturbatore endocrino “certo” il glifosato?
Si, il glifosato nelle nostre condizioni sperimentali, cioè a dosi comparabili a quelle ammesse nell’uomo, ha dimostrato di interferire con il sistema endocrino correlato alla maturazione sessuale, in particolare con un effetto androgeno-simile.
La dose da voi impiegata è ragionevolmente rappresentativa anche per l’esposizione europea-italiana?
In Europa la Adi, la dose massima giornaliera è di 0,3 mg/Kg di peso corporeo, ma la proposta in sede comunitaria è di innalzarla a 0,5.
Avete in programma un nuovo studio che misurerà gli effetti a lungo termine: siete sicuri che questo scioglierà ogni dubbio sul glifosato?
Sì questo è lo scopo dello studio che intendiamo condurre con una raccolta fondi dove saranno i cittadini a sostenere la nostra ricerca. Quello che proponiamo è un cambio di paradigma nello studio delle malattie ambientali per la tutela dei consumatori.
Di recente lei ha scritto al ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina invitando il governo a “frenare” la Ue sulla nuova autorizzazione del glifosato. Perché lo ha fatto?
I primi rilievi emersi dallo studio-pilota ci hanno portati a sollecitare il ministro Martina affinché posso proporre all’Europa di autorizzare l’uso del glifosato per non più di 5 anni.
In virtù del principio di precauzione, non sarebbe il caso di stoppare il glifosato fino a prova contraria, ovvero fino a che non siamo certi che non è cancerogeno? Perché farlo circolare altri cinque anni?
Siamo scienziati e dobbiamo dare delle risposte certe e non appellarci al principio di precauzione: la comunità scientifica è in grado di sciogliere ogni dubbio se vuole e se messa nelle condizioni di operare. Ho proposto quel termine temporale perché fra 5 anni avremo nelle mani i risultati del nostro studio a lungo termine. Il nostro studio chiarirà la sussistenza dei possibili pericoli per la salute da noi individuati nel primo periodo della vita, chiarirà se le patologie precoci riscontrate siano correlabili a lungo termine a patologie gravi come il cancro e, dato l’accurato disegno sperimentale che perseguiamo, permetterà, anche in caso di risultati negativi, di sciogliere tutte le incertezze, le discussioni e le polemiche attorno a questo composto.

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/11/07/cosi-abbiamo-provato-che-il-glifosato-altera-il-sistema-ormonale/27796/

TI HANNO CONVINTO CHE SEI MALATO, così potrai comprare – pagando profumatamente – le loro medicine! E mentre TU ti avveleni e crepi, loro si arricchiscono!

 

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Una storia di truffe… Psicofarmaci. E’ la storia di farmaci che rappresentano un grosso affare e che alimentano un’industria psichiatrica da 330 miliardi di dollari, senza una sola cura. Il costo in termini di vite umane è persino più grande: questi farmaci uccidono circa 42.000 persone ogni anno. Il numero dei decessi è in continuo aumento.

 

Una storia di truffe… Psicofarmaci. E’ la storia di farmaci che rappresentano un grosso affare e che alimentano un’industria psichiatrica da 330 miliardi di dollari, senza una sola cura. Il costo in termini di vite umane è persino più grande: questi farmaci uccidono circa 42.000 persone ogni anno. Il numero dei decessi è in continuo aumento.

Con più di 175 interviste ad avvocati, esperti della salute mentale, familiari delle vittime e gli stessi sopravvissuti, questo documentario smaschera la somministrazione di psicofarmaci e rivela una brutale ma ben fortificata macchina fabbrica soldi.

 

Qualche commento al video;

paultor8
gli psichiatri sono tutti dei pagliacci come anche gli psicologi… prescrivono psicofarmaci come se te o il tuo corpo avesse qualcosa che non va quando in realtà te e il tuo corpo state reagendo a qualcosa che è successo in un certo modo… in questo modo non si cura niente, è come mettere una pezza sopra la ferita, bisogna essere consapevoli di ciò che è accaduto, già la consapevolezza libera e poi capire come comportarsi rispetto ai disturbi sviluppatisi in seguito a queste situazioni, ma dare dei farmaci per far finire il problema mi sembra una barzelletta…
Rispondi · 2
Alessio Licchetta
io mi reputo una persona sana ma ho conosciuto tanta gente che fa uso di psicofarmaci. Un giorno per curiosità lessi il foglietto illustrativo di un farmaco antidepressivo se nn ricordo male si chiama tavor……bè ragazzi vi dico solo che il mondo fa la guerra alla marijuana ma poi vende legalmente le droghe piu pericolose del pianeta come farmaci. SE C’E’ QUALCUNO CHE SOFFRE DI DEPRESSIONE CHE STA LEGGENDO SAPPIA CHE LA DEPRESSIONE E’ UNA MALATTIA INVENTATA DI SANA PIANTA.

Alex King
@shadomax68 Comunque qui in primis si mette in risalto il fatto che la psichiatria non è una scienza è non può essere misurata con metodo scientifico ! Questo è un dato di fatto ! Non una campana ! (come tu cerchi di insinuare) ! Vedere poi un mercato messo in piedi (330 miliardi di dollari) che se non è basato sulla scienza e quindi metodo scientifico è pura stregoneria (quindi truffa) è molto preoccupante ! Considerando gli effetti devastanti che hanno sulle persone … Questo è Satanismo

Fonte: altrarealta.blogspot.it

Tratto da: lastella via sapereeundovere.it

“Nessun collegamento tra bibite gassate e obesità” – E’ il rivoluzionario risultato di uno studio finanziato dalle Lobby delle bibite gassate! Ma sono idioti loro o pensano che lo siamo noi?

bibite gassate

 

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“Nessun collegamento tra bibite gassate e obesità” – E’ il rivoluzionario risultato di uno studio finanziato dalle Lobby delle bibite gassate! Ma sono idioti loro o pensano che lo siamo noi?

 

“Niente collegamenti con l’obesità”. Ma lo studio è pagato delle lobby

La rivista Annals of Internal Medicine ha pubblicato uno studio scientifico nel quale dimostra che le ricerche in cui vengono minimizzati gli effetti delle bibite zuccherate sull’uomo sono pilotate dalle lobby dello zucchero

Più di uno studio scientifico, in passato, ha cercato di dimostrare che non ci sia un chiaro collegamento tra consumo di bevande zuccherate e obesità, ma ecco che la rivista Annals of Internal Medicine smaschera cosa si nasconde dietro queste ricerche.

Annals of Internal Medicine ha dimostrato che tutti quegli studi in cui – in un certo senso – venivano supportate le bevande zuccherose, in realtà erano stati finanziati dalle grande industrie di bibite zuccherate. In parole povere, questa rivista sostiene che le ricerche in cui vengono minimizzati gli effetti delle bibite zuccherose sull’uomo sono pilotate e finanziate dalle lobby dello zucchero.

Un gruppo di ricercatori della University of California, a sostegno di questa tesi, ha esaminato 60 studi pubblicati tra il 2001 e il 2016, tutti aventi come oggetto gli effetti sul corpo umano dell’assunzione di determinate bibite. Tra questi, almeno 26 non avevano trovato una correlazione con obesità o diabete. L’autore del report, il dottor Dean Schillinger, ha poi notato che, tranne in un caso, le ricerche che non avevano scoperto alcun collegamento erano proprio quelle che erano state finanziate dall’industria delle bevande zuccherate.

“L’industria delle bevande zuccherate sembra manipolare le ricerche per avere un vantaggio economico, a spese della sanità pubblica – conclude l’autore nella ricerca -. La realtà è che siamo in guerra contro il diabete ora. E in ogni guerra si fa propaganda. Ciò che la comunità dovrebbe fare è concentrarsi sugli studi indipendenti. Se si guarda solo a questi, risulta evidente che le bevande zuccherate causino obesità e diabete”.

Come riporta l’Huffingtonpost, non è la prima volta che un simile studio conferma quelli che per molto tempo sono stati solo dei sospetti. Già qualche tempo fa, da una ricerca pubblicata sulla rivista Jama Internal Medicine, era emersa una verità sconvolgente: per più di cinquant’anni l’industria dello zucchero avrebbe pilotato le ricerche, pagando decine di scienziati in modo che sminuissero il pericoloso collegamento tra alimenti zuccherati e problemi cardiaci e spostassero l’attenzione sui grassi saturi e il colesterolo.

Con questo studio, quindi, l’Università della California non fa altro che confermare una serie di ipotesi che per anni sono state dimenticate in un cassetto e che ora, gettano dubbi su una serie di ricerche e pareri scientifici.

fonte: http://www.ilgiornale.it/news/cronache/lobby-dello-zucchero-finanziano-ricerche-che-minimizzano-1326171.html