Lo spot Uliveto e Rocchetta promette premi con cui potrai permetterti “uno speciale formaggio francese”… Qualcuno spieghi a chi ha ideato questo spot idiota che i formaggi Italiani sono di gran lunga superiori! …Che dite, un motivo in più per non farci fregare da chi vende plastica con l’acqua dentro?

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Lo spot Uliveto e Rocchetta promette premi con cui potrai permetterti “uno speciale formaggio francese”… Qualcuno spieghi a chi ha ideato questo spot idiota che i formaggi Italiani sono di gran lunga superiori! …Che dite, un motivo in più per non farci fregare da chi vende plastica con l’acqua dentro?

 

Leggiamo da Il Fatto Alimentare:

Uliveto, Rocchetta e uno speciale formaggio francese. L’opinione di una lettrice: “quelli italiani non sono all’altezza?”

Continua l’articolo: una lettrice ci scrive una lettera per esprimere la sua opinione sul messaggio contenuto nei recenti spot televisivi del concorso a premi dei due noti marchi di acqua minerale Uliveto e Rocchetta.

Da un po′ di tempo, nella pubblicità televisiva delle due acque Uliveto e Rocchetta, una gentile signora propone al marito una cena a base di prelibatezze: caviale, ostriche e un formaggio speciale francese. È accettabile una pubblicità in cui si afferma che per un’occasione speciale insieme a dei cibi prelibati occorre servire uno speciale prodotto francese? L’Italia con i suoi oltre cinquecento tipi di formaggio non ne ha nemmeno uno all’altezza di caviale e ostriche? Quando entrerà nella testa dei pubblicitari che dobbiamo reclamizzare i nostri prodotti e non abbandonarci a una improduttiva esterofilia? Già dobbiamo sorbirci le pubblicità di prodotti italiani con espressioni in inglese o francese, come se la nostra lingua non avesse aggettivi validi sufficienti o che “potrebbero far scadere di qualità” quanto proposto negli spot.

La fonte QUI

Si chiedeva Charles De Gaulle “Come si può governare un paese che ha 246 varietà differenti di formaggio?”…

Ma forse De Gaulle non sapeva che in Italia ne abbiamo 487. Il doppio. E tutti di qualità di gran lunga superiore.

Ma a voi viene in mente il nome di qualche famoso formaggio francese che non sappia di Gorgonzola andato a male?

Eccellenze come il nostro Grana, il Parmiggiano, i vari Pecorini, la mozzarella, i caciocavalli e tanti, tantissimi altri dove sono in Francia?

La tipa dello spot, per quanto mi riguarda, il suo speciale formaggio francese se lo può anche…

Bah lasciamo stare…

By Eles

Obsolescenza programmata – In Francia già la combattono e presto verrà introdotta l’etichetta di “durata”. Da noi invece? Mica noi possiamo dar fastidio alle multinazionali, vi pare?

 

Obsolescenza programmata

 

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Obsolescenza programmata – In Francia già la combattono e presto verrà introdotta l’etichetta di “durata”. Da noi invece? Mica noi possiamo dar fastidio alle multinazionali, vi pare?

 

Obsolescenza programmata, la Francia pensa ad un’etichetta di “durata”

La Francia è decisa a combattere l’obsolescenza programmata con tutte le armi a disposizione. Dopo aver approvato, nel 2015, la legge per cui le aziende commettono un reato quando “programmano” i prodotti per rompersi allo scadenza della garanzia legale, il governo francese sta pensando di introdurre un’etichetta volontaria che indica la “vita” del prodotto. Una “lifetime” label che prevede un voto da uno a dieci secondo criteri quali la riparabilità, la robustezza e la durabilità. La proposta è inserita nella bozza di provvedimento sull’economia circolare che è in consultazione fino al 25 febbraio e ricalca una norma che è già operativa in Austria.

Oggigiorno, la maggior parte degli elettrodomestici è interessata dall’obsolescenza programmata. Una strategia aziendale utilizzata dalle aziende che riduce deliberatamente la vita di un prodotto al fine di aumentare le vendite.

I prodotti più colpiti sono gli smartphone, le stampanti ma il fenomeno non risparmia oggetti più semplici come le calze da donna. Il tessuto (nylon) utilizzato per realizzare collant è in realtà molto resistente, ma i produttori hanno messo a punto una formula chimica per indebolire il tessuto e aumentare i fatturati delle aziende: secondo l’associazione Hop (Halte à l’Obsolescence Programmée), “la spesa annuale per i collant può arrivare a 216 euro a persona“. E se si considerano gli elettrodomestici i costi aumentano e rendono necessario un intervento europeo come quello che sollecita la Francia. Il governo francese, infatti, presenterà anche l’argomento dell’estensione delle garanzie a livello europeo. Il ministro per la transizione ecologica vorrebbe estendere, ad esempio, la garanzia sulle lavatrici da 2 a 5 anni.

fonte: https://ilsalvagente.it/2018/02/16/obsolescenza-programmata-la-francia-pensa-ad-unetichetta-di-durata/31729/?utm_content=bufferba5db&utm_medium=social&utm_source=twitter.com&utm_campaign=buffer

Come funziona una Multinazionale? L’esempio del latte alla salmonella Lactalis: sapevano tutto già da agosto, ma hanno atteso che scoppiasse l’allarme a novembre. E neanche quando i bambini finivano ospedale hanno ritirato il prodotto. MICA CI POTEVANO RIMETTERE DEI SOLDI PER QUALCHE BAMBINO CHE RISCHIAVA DI CREPARE?

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Come funziona una Multinazionale? L’esempio del latte alla salmonella Lactalis: sapevano tutto già da agosto, ma hanno atteso che scoppiasse l’allarme a novembre. E neanche  quando i bambini finivano ospedale hanno ritirato il prodotto. MICA CI POTEVANO RIMETTERE DEI SOLDI PER QUALCHE BAMBINO CHE RISCHIAVA DI CREPARE?

 

Latte prima infanzia alla salmonella, lo scandalo francese che rischia di travolgere Lactalis

Uno scandalo in piena regola. Il caso del latte prima infanzia Lactalis contaminato da salmonella sta provocando molte polemiche in Francia e rischia di trascinare la multinazionale francese in una bufera in cui sarà difficile uscirne senza danni. Coinvolgendo supermercati, autorità sanitarie e perfino il primo ministro Macron.

Sarà interessante per i lettori del Salvagente, ripercorrere la storia, per molti versi simile a quella del latte inquinato con Itx che sconvolse l’Italia nel 2005.

Il primo avviso

Il segnale che qualcosa non stia funzionando arriva prima della fine dell’anno in Francia, tanto che alla fine di novembre le autorità sanitarie, consapevoli di un numero insolitamente alto di casi di salmonellosi nei bambini, cercano legami tra quello che hanno ingerito i venti bambini ricoverati dopo l’estate per gastroenterite. E lo trovano: tutti avevano bevuto il Lactalis 1a età.

Il ministero della Salute avvia un’indagine presso la compagnia Lactalis di Craon (Mayenne) e la sera del 1° dicembre il ministro della Salute, Agnès Buzyn riceve i risultati: la contaminazione con la salmonella è confermata. A partire dal 2 dicembre, Lactalis è costretta a richiamare 12 lotti prodotti nello stabilimento di Craon e stabilisce un numero verde per le famiglie. La multinazionale annuncia che sta sospendendo l’attività delle sue strutture a Craon per disinfettarle.
Il capo di Lactalis è convocato il 9 dicembre dal direttore del gabinetto del ministro Bruno Le Maire che chiede all’azienda un prelievo più ampio di prodotti. Lactalis spiega che c’è una “perfetta collaborazione” con le autorità.

I casi di salmonellosi, però, non solo non calano, anzi crescono. L’emergenza spinge Lactalis ad annunciare il ritiro, in Francia e all’estero, di 720 lotti di latte per l’infanzia e altri prodotti. L’elenco dei paesi in cui può essere arrivato il latte contaminato è impressionante: dal Marocco alla Grecia, al Regno Unito, a Sudan, Perù, Bangladesh, Pakistan, Cina. L’Italia non compare e fino a oggi non sembra interessata.

Partono, ovviamente le inchieste della magistratura che ipotizza reati come “lesioni involontarie”, ” pericolo per la vita degli altri”, “inganno aggravato dal pericolo per la salute umana”. Ma lo scandalo è solo all’inizio.

L’azienda sapeva da agosto?

Il 3 gennaio, come una bomba, arriva lo scoop di Canard enchaîné, giornale satirico francese non nuovo a inchieste giornalistiche clamorose. Il giornale pubblica un documento che dimostrerebbe come Lactalis aveva ricevuto analisi che mostravano la presenza di salmonella nello stabilimento dal mese di agosto 2017.

Queste analisi “hanno mostrato salmonella solo nell’ambiente e non nei prodotti”, si difende Lactalis in una dichiarazione. Ma oramai la bufera è inarrestabile.
Anche perché il ministero dell’Agricoltura afferma di non avere “conoscenza” di autocontrolli fatti da Lactalis e dunque non sembrerebbe avvertito. E a settembre i servizi veterinari avevano effettuato un controllo nella fabbrica di Craon senza trovare nulla di sospetto.

Il ritiro? Sulla carta

Non è la fine dei guai per la multinazionale francese. Un cliente di Leclerc compra il latte contaminato, che si suppone essere stato richiamato dal 21 dicembre. Se ne accorge e denuncia. Leclerc ammette, il 9 gennaio, di aver venduto prodotti di Lactalis interessati dal richiamo. È l’effetto domino.
Cora, altra catena di ipermercati, riconosce di aver venduto 72 scatole dal 22 dicembre. Il gruppo System U quantifica 384 lattine vendute. Si aggiungono Intermarché, Auchan , Carrefour.

Il ministro dell’Economia, Bruno Mayor, chiede, giovedì 11 gennaio, spiegazioni dei distributori ma accusa Lactalis della responsabilità del mancato ritiro.
Nel frattempo i controlli pubblici scoprono che il latte alla salmonella è stato venduto da 30 supermercati, 44 farmacie e 12 ospedali.
Di fronte alle critiche, Lactalis rafforza i controlli, si scusa e dice “Dobbiamo trovare una spiegazione”. Non è certo la sola a cercare una spiegazione. A interrogarsi, ormai è l’opinione pubblica mondiale, su un sistema che sembra davvero non garantire nessuno. A eccetto degli interessi dei grandi produttori.

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2018/01/13/latte-prima-infanzia-alla-salmonella-lo-scandalo-francese-che-rischia-di-travolgere-lactalis/30239/?utm_content=buffer48912&utm_medium=social&utm_source=twitter.com&utm_campaign=buffer

Centrali nucleari insicure, il rapporto di Greenpeace che vorrebbe aprire il dibattito, ma che nessuno ha il coraggio di rendere noto.

 

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Centrali nucleari insicure, il rapporto di Greenpeace che vorrebbe aprire il dibattito, ma che nessuno ha il coraggio di rendere noto.

Il rapporto “Security of nuclear reactors”, rilasciato in 7 copie da Greenpeace alle autorità di sicurezza francesi e belghe, identifica le aree di rischio per le centrali nucleari rispetto a possibili atti criminali. L’aspetto di maggiore preoccupazione evidenziato dal rapporto riguarda le piscine di stoccaggio del combustibileesaurito – le barre già utilizzate per produrre energia – che rappresenta la parte più pericolosa dei rifiuti nucleari e quella di maggiore difficoltà di gestione. Si tratta di piscine che devono essere costantemente raffreddate – le barre irraggiate sono calde – e dunque devono esser mantenute in funzione le pompe di circolazione dell’acqua e garantita la disponibilità di acqua.

Le analisi di sicurezza fatte all’epoca della costruzione degli impianti nucleari sottostimavano il rischio di malfunzionamento e, per questa ragione, le piscine di stoccaggio non sono protette da edifici progettati per confinare eventuali rilasci di radioattività. In una piscina di stoccaggio possono esserci 2 o 3 volte la quantità di barre di combustibile presente nel reattore e, essendo queste barre già “bruciate”, contengono un inventario radioattivo ben superiore a quello presente nel nucleo di un reattore.

Questo tema è emerso con particolare evidenza durante l’incidente di Fukushima nel 2011, quando le piscine di raffreddamento del combustibile esaurito hanno cominciato a rilasciare radioattivitàa causa della mancanza di corrente alle pompe di circolazione dell’acqua. Le analisi di rilascio di Cesio 137 nel caso di Fukushima hanno dimostrato che un incidente grave alle piscine di stoccaggio può potenzialmente coinvolgere un’area distante fino a 150 km dal sito, con quantità di radioattività superiori a quelle di un incidente a una centrale.

Il rischio di possibili attentati terroristici – dopo l’11 settembre 2011 – è stato invece considerato nella progettazione del reattore EPR a Flamanville – i cui lavori procedono ormai con anni di ritardo e miliardi di costi aggiuntivi – nel quale le piscine del combustibile esausto sono protette da una struttura di contenimento simile a quella del reattore. Ma così non è per tutti le altre centrali nucleari.

L’analisi di Greenpeace, condotta da sette esperti internazionali, ha approfondito sia il tema generale che i dettagli di un gruppo di impianti nucleari: le centrali francesi di Cattenom – dove si è svolta ieri l’azione dimostrativa di otto attivisti – BugeyFessenheim e Gravelines, oltre all’impianto di ritrattamento del combustibile nucleare di La Hague, e le centrali belghe di Doel e Thiange.

Il rapporto esplora gli scenari di possibili atti criminali e la realizzabilità concreta di attacchi mirati alle piscine di stoccaggio del combustibile irraggiato. Contenendo analisi di dettaglio sui siti sopracitati, il rapporto integrale è stato consegnato solo alle autorità di sicurezza nucleare e di polizia.

Per quanto il tema sia di ovvia elevata riservatezza, l’obiettivo di Greenpeace è stato quello di aprire un dibattito pubblico su un tema che riguarda la sicurezza di milioni di persone.

 

 

fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/10/13/centrali-nucleari-insicure-il-rapporto-greenpeace-vuole-aprire-il-dibattito/3912318/

Coalizione di Org ambientaliste di Austria, Germania, Italia, Francia e Portogallo intraprende azione penale contro l’Efsa (Autorità Europea per sicurezza alimentare): valutazione non obiettiva e trasparente sui rischi del glifosato, in favore di Monsanto e sulla pelle della gente!

 

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Coalizione di Org ambientaliste di Austria, Germania, Italia, Francia e Portogallo intraprende azione penale contro l’Efsa (Autorità Europea per sicurezza alimentare): valutazione non obiettiva e trasparente sui rischi del glifosato, in favore di Monsanto e sulla pelle della gente!

 

Glifosato, azione penale contro l’Efsa: la sua valutazione non è indipendente.

Una coalizione di organizzazioni ambientaliste di Austria, Germania, Italia, Francia e Lisbona (Global 2000, PAN Europe, PAN Germany, PAN Italia e Generations Futures) ha annunciato una azione penalecontro l’Istituto federale tedesco per la valutazione dei rischi (BfR) e l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) perché non hanno fatto una valutazione obiettiva e trasparente dei rischi del glifosato. L’auspicio è che la causa transnazionale possa portare ad ottenere un controllo indipendente e oggettivosul glifosato  da parte di uno o più tribunali. In Italia, la causa intentata da Global 2000 e PAN Italia è depositata presso la Procura della Repubblica di Parma.

I “Monsanto paper” sotto accusa

La decisione delle associazioni ambientaliste nasce dalla constatazione del fatto che la valutazione dell’Efsa – decisiva per il rinnovo dell’autorizzazione del pesticida per i prossimi 5 anni – si è basata su uno studio, quello del Bfr copiato, in molte sue parti, da un report messo a punto dalla Monsanto, la casa produttrice dell’erbicida più utilizzato al mondo. Si trattava, ovviamente, di un rapporto che non metteva in mostra nessuna criticità circa la sicurezza del glifosato. Una circostanza che ricorre nella stragrande maggioranza degli studi pubblicati dall’industria agrochimica.

Solo gli studi indipendenti bocciano il glifosato

Solo il 2% dei 46 studi dell’industria agrochimica – denuncia la coalizione – conclude che l’erbicida contro le infestanti è genotossico. Al contrario, 53 studi indipendenti pubblicati su un totale di 70 dimostrano il contrario. 

Con l’autorizzazione al rinnovo, come si è più volte sottolineato, si è rinunciato al principio di precauzione che da sempre ha ispirato la normativa comunitaria. I pesticidi con proprietà cancerogene, mutagene o tossiche per la riproduzione non possono essere autorizzate dal regolamento CE sui pesticidi, accusano le organizzazioni ambientaliste, denunciando che il BfR non ha esaminato gli studi pubblicati che tengono conto di queste proprietà del glifosato. Le organizzazioni fanno ora affidamento sul fatto che diversi o almeno uno dei tribunali in cui le accuse penali saranno depositate in una revisione obiettivagiungono alla stessa conclusione.

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/12/07/glifosato-azione-penale-contro-lefsa-la-sua-valutazione-non-e-indipendente/29047/

Greenpeace France denuncia l’incubo nucleare: reattori vecchi, logori e protetti in modo insufficiente – Tutti i Francesi interessati – Ma non è solo un problema loro, Chernobyl era ben più lontana, eppure…

 

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Greenpeace France denuncia l’incubo nucleare: reattori vecchi, logori e protetti in modo insufficiente – Tutti i Francesi interessati – Ma non è solo un problema loro, Chernobyl era ben più lontana, eppure…

 

La carta dei rischi nucleari. Greenpeace France: «Tutti interessati»

40 milioni di persone a rischio si verificasse una catastrofe nucleare “tipo Chernobyl” vicino a Parigi

Mentre in Francia aumentano le denunce per le falle nella sicurezza delle centrali nucleari gestite da Edf e un terzo del parco nucleare francese è in  panne o fermo. Greenpeace France dice che «Siamo tutti più che mai preoccupati per il rischio nucleare. In Francia, il 66% di noi vive a meno di 75 km da un reattore nucleare». Per questo Greenpeace France ha pubblicato una cartografia interattiva che visualizza concretamente il rischio nucleare legato ai 58 reattori presenti nel Paese e quelle che l’associazione definisce «Le protezioni insufficienti di cui beneficiamo».

La carta di Greenpeace punta a far vedere i rischi che corrono i francesi in caso di incidente nucleare  e permette di identificare le centrali più vicine al luogo dove si abita e di capire quale potrebbe essere l’estensione della contaminazione radioattiva nel caso di una catastrofe del tipo  di quella di Chernobyl o di Fukushima Daiichi.

Per esempio, con questa carta gli abitanti di Lione possono constatare che appena 40 Km li separano dalla centrale nucleare di Bugey, mentre gli abitanti di Parigi vivono a 100 Km dalla  centrale di Nogent-sur-Seine e verrebbero colpiti se si verificasse una catastrofe nucleare “tipo Chernobyl”: 40  milioni di persone sarebbero interessate dalla contaminazione radioattiva.

Per capire quali rischi si corrono e avviare la simulazione, basta scrivere il nome del luogo dove si abita o il suo codice postale. Per lanciare la simulazione degli effetti di un incidente nucleare, è  anche possibile cliccare direttamente sulla carta in corrispondenza del luogo scelto e verrà indicata la centrale Edf più vicina, permettendo di visualizzare l’impatto sul territorio di un incidente nucleare nella centrale in questione.

A Greenpeace France spiegano che «Sulla versione attuale di questa carta abbiamo scelto di far figurare le 19 centrali francesi sfruttare da Edf , così come le 2 centrali nucleari belghe sfruttate da Engie-Electrabel. In Francia, la zona PPI è la zona nella quale si applica il Plan Particulier d’Intervention (PPI). Questo piano comporta un insieme di misure che devono essere applicate dal Prefetto in caso di incidente in un sito nucleare. L’impatto radiologico (contaminazione radioattiva) dell’incidente di Fukushima si è esteso su un perimetro di oltre 100 km. Per quel che riguarda la catastrofe di Chernobyl, il perimetro era di più di 300 km. La Francia ha tratto qualche lezione da questi incidenti nucleari? Il Piano attuale prevede una zona di… 10 Km. Nel 2016, Ségolène Royal, allora ministro dell’ambiente, annunciò il raddoppio di queste zone (20 km). Però, per il momento ci sono solo una circolare adottata e non dei decreti applicativi pubblicati». Il calendario di applicazione della misura dell’ex ministra socialista resta sconosciuto e Greenpeace sottolinea che così «Un PPI, anche se allargato a 20 km, resta un PPI troppo restrinto».

Con 58 reattori nucleari per 67 milioni di abitanti, la Francia è di gran lunga il Paese più nuclearizzato del mondo davanti a Giappone e Usa, ma secondo Greenpeace «Lo stato del parco nucleare francese è molto preoccupante. Tanto per ricordare, 37 di questi 58 reattori sono oggi colpiti da dei problemi di anomalie. A causa di numerose défaillances, 18 di questi reattori sono attualmente fermi, cioè circa un terzo del parco! A questi problemi di sicurezza si aggiungono delle défaillances estremamente inquietanti in materia di sicurezza: le centrali francesi e belghe, costruite in un’epoca in cui le minacce non erano le stesse di oggi, non sono protette di fronte ad atti dolosi».

Secondo il rapporto  “La sécurité des réacteurs nucléaires et des piscines d’entreposage du combustible en France et en Belgique, et les mesures de renforcement associées”, le maggiori preoccupazioni riguardano le 58 piscine per lo stoccaggio temporaneo del combustibile nucleare esausto di Edf,. che sono risultate «molto mal protette di fronte a questi rischi di attacchi esterni».

A questo si deve aggiungere la catastrofica situazione finanziaria di Edf determinata proprio dal nucleare  che impedisce alla multinazionale energetica francese di investire nella manutenzione delle centrali nucleari e nel prosieguo del suo programma industriale.  Greenpeace France si chiede  «Comme Edf farà fronte ai lavori necessari per mettere in sicurezza le piscine di stoccaggio del combustibile nucleare esausto« e dice che  il risultato è che «In 40 anni, il rischio di incidente nucleare non è mai stato così grave».

Un rischio che riguarda anche i vicini della Francia, Italia compresa, che si sono già lamentati con Parigi per i pericoli che vengono dalle centrali nucleari francesi, a cominciare dalla Svizzera e dalla Germania, ma anche dal Belgio e dal Lussemburgo, mentre il nostro governo sembra più “comprensivo”.

Infatti, le simulazioni della carta di Greenpeace France dimostrano che «Un incidente nucleare che coinvolga una delle centrali di Edf può avere delle conseguenze catastrofiche su diversi Paesi e su milioni di cittadini/e europei/e».

Greenpeace si rivolge a tutti di cittadini francesi, belgi, tedeschi e lussemburghesi: «Dobbiamo denunciare e rifiutare il rischio nucleare al quale siamo esposti in Europa. Condividiamo questa carta dei rischi nucleari intorno a noi e chiediamo a Edf di agire. La compagnia deve mettere in sicurezza gli impianti esistenti, in particolare le 58 piscine adiacenti ai 58 reattori presenti sul territorio francese. Edf deve anche, urgentemente, cambiare rotta e investire nelle energie sicure, pulite e oggi a buon mercato».

 tratto da: http://www.greenreport.it/news/energia/la-carta-dei-rischi-nucleari-greenpeace-france-tutti-interessati/#prettyPhoto

L’Oréal, un impero nato all’ombra di Hitler

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L’Oréal, un impero nato all’ombra di Hitler

È importante conoscere il passato delle aziende che producono le cose che usiamo quotidianamente? È solo importante che i prodotti siano sani e che i lavoratori non vengano sfruttati oppure è anche importante come i proprietari di quelle aziende utilizzano i loro profitti?

di Franco Fracassi

«Liberare completamente la Francia da questi fermenti di corruzione che sono gli ebrei e i massoni». Era il 1941 quando fu lanciata questa parola d’ordine dal fondatore dell’azienda di cosmesi L’Oréal, Eugène Schueller, e da suo genero e successore in azienda André Bettencourt. Entrambi erano nazisti convinti. Entrambi erano antisemiti convinti. Entrambi collaborarono con i nazisti durante l’occupazione della Francia. Entrambi finanziarono con ingenti somme di denaro la deportazione degli ebrei verso i campi di concentramento. Entrambi uscirono illesi dalla seconda guerra mondiale, e con loro l’azienda di famiglia: L’Oréal.

Com’è possibile? A salvarli fu l’amico di André François Mitterrand. Colui che sarebbe diventato segretario del Partito socialista e, in seguito, per quattordici anni Presidente della Repubblica. Mitterrand era fascista come Schueller e Bettencourt. E come i due imprenditori si riciclò attraverso la Resistenza.

Una storia che appartiene al passato? Lo sarebbe, se non fosse per il libro scritto da Schueller: “La révolution de l’économie” (La rivoluzione dell’economia), divenuto nei decenni una delle opere di riferimento per il fascismo francese.

 

fonte: https://indygraf.com/loreal-un-impero-nato-allombra-di-hitler

“Centrali nucleari francesi pericolosissime”: il rapporto che non può essere divulgato e le prove raccolte di nascosto da Greenpeace!

 

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“Centrali nucleari francesi pericolosissime”: il rapporto che non può essere divulgato e le prove raccolte di nascosto da Greenpeace!

 

“Centrali nucleari francesi non sicure”: il rapporto che non può essere pubblicato. La prova: Greenpeace entra a Cattenon

L’associazione ambientalista ha commissionato uno studio sulla vulnerabilità degli impianti atomici d’Oltralpe in caso di attacchi terroristici. I risultati sono così evidenti che la maggior parte del documento non può essere diffuso perché rischierebbe di rappresentare un prezioso aiuto per eventuali attacchi. E in mattinata Greenpeace è riuscita a entrare nel sito a 40 km da Metz e a esplodere alcuni fuochi d’artificio.

Era ancora buio quando questa mattina gli attivisti di Greenpeacehanno scavalcato le recinzioni della centrale nucleare francese di Cattenon, a circa cinquanta chilometri da Metz e hanno sparato fuochi d’artificio nei pressi della vasca di raffreddamento, prima di essere fermati. Dimostrando in questo modo che quella, come altre centrali francesi, sono vulnerabili rispetto al rischio di possibili attacchi terroristici. E quella di Cattelon è una delle centrali oggetto di un rapporto commissionato da Greenpeace e reso pubblico solo parzialmente. Per un anno e mezzo esperti internazionali commissionati dalla ong hanno studiato le misure di sicurezza in vigore nel parco atomico francese e, alla fine, le hanno ritenute inadeguate. Sono state rese pubbliche solo 5 pagine, il resto del dossier è stato giudicato ‘non pubblicabile’, perché avrebbero addirittura potuto fornire spunti a potenzialiattentatori. Il tutto nella Francia colpita più volte dal terrorismo islamico. “Le centrali sono tanto vulnerabili che a Cattelon siamo riusciti a entrare – spiega a ilfattoquotidiano.it Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace Italia – ed è per questo che si è deciso di non pubblicare interamente le conclusioni del rapporto commissionato da Greenpeace Francia a un gruppo di esperti di sicurezza nucleare e terrorismo”. Arriva così la conferma alla notizia scritta dal quotidiano Le Parisien e riportata da LifeGate sulla scelta di rendere pubblica solo una parte del dossier, optando per la riservatezza delle informazioni più sensibili.

IL RAPPORTO “NON PUBBLICABILE” – Il direttore generale dell’organizzazione non governativa Jean-François Julliard ha consegnato invece le copie integrali del documento solo a sette dirigenti di istituzioni direttamente coinvolte nella supervisionedel parco atomico francese, ossia l’Autorità per la sicurezza nucleare (Asn), l’Istituto di radioprotezione e sicurezza nucleare (Irsn) e il Comando speciale militare per la sicurezza nucleare (Cossen). A redarre il rapporto, che fa luce sulle carenze dei sistemi di sicurezza e lancia l’allarme sia alla politica sia a Edf, l’azienda pubblica che gestisce le 19 centrali nucleari presenti in Francia, sono stati setteesperti, tre francesi, una tedesca, due britannici e un americano. “Nel rapporto – spiega Onufrio – si affronta l’analisi di rischio in generale e poi nel dettaglio si parla di alcune centrali. I dati forniti non sono riservati, ma le analisi degli esperti in base a quelle informazioni potrebbero persino tornare utili a malintenzionati. E non è certo questa la nostra intenzione”.

LE CENTRALI NON PROTETTE – Il rapporto degli esperti ha messo in evidenza come le centrali non rispondono agli standarddi sicurezza attuali. Nello studio Greenpeace ha fatto fare anche i conti. Secondo l’organizzazione ambientalista, per scongiurare possibili attacchi terroristici alle 62 riserve e alle strutture che necessitano interventi intorno ai 58 reattori attivi in Francia, servirebbero tra 140 e 222 miliardi di euro. “Intanto c’è un problema che riguarda le strutture – sottolinea Onufrio – perché alcune risalgono a 20, 30 e 40 anni fa, quando i rischi erano diversi rispetto a quelli di oggi e la minaccia terroristica non era certo una priorità. All’epoca l’unico rischio preso in considerazione era quello di un eventuale incidente”. E se gli edifici dove si trovano i reattori sono protetti dai recinti, non è così per le piscine di raffreddamento. Così le riserve di combustibile usato sono facilmente accessibili. La quantità di combustibile che può essere stoccato all’interno di ciascuna piscina dipende dal progetto, ma la maggior parte di esse può contenerne in misura pari a diverse volte la quantità presente in un reattore nucleare in esercizio. “Di norma – spiega il direttore esecutivo di Greenpeace Italia – si stocca il triplo del combustibile utilizzato da una centrale”. Così queste strutturecontengono la maggior parte degli elementi radioattivi di ciascuna centrale. “D’altro canto – aggiunge Onufrio – anche nel caso di Fukushima, le piscine hanno rappresentato un problema e, in generale, con le misure di sicurezza attuali, il pericolo è concreto se si ha a che fare con persone che sanno dove mettere le mani”.

Dalla Edf nessuna presa di posizione, se non l’elenco dei sistemi di sicurezza in vigore, che per Greenpeace sono insufficienti. Sarà che in queste ore l’azienda pubblica che gestisce le centrali francesi è alle prese con un altro problema di sicurezza e con altri 5 reattori verso il fermo, a due settimane dallo stop alla centrale di Tricastin, per i pericoli che potrebbero verificarsi in caso di terremoto. La decisione è stata presa dopo un’ispezione dei circuiti di pompaggio dell’acqua in decine di reattori. I tubi sottili potrebbero causare allagamenti nelle centrali e rappresentare un rischio in caso di sisma. Da qui il via alle operazioni per la messa in sicurezza.

 

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/10/12/centrali-nucleari-francesi-non-sicure-il-rapporto-che-non-puo-essere-pubblicato-la-prova-greenpeace-entra-a-cattenon/3909750/

 

Due navi nel porto di Bari. Provengono da Canada e Francia e portano il grano per Casillo e Divella. Così possono fare la pasta “made in Italy”…!

 

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Due navi nel porto di Bari. Provengono da Canada e Francia e portano il grano per Casillo e Divella. Così possono fare la pasta “made in Italy”…!

 

Due navi in rada al porto di Bari per Casillo e Divella. Provenienza? Canada e Francia

Ci sono due nuove navi nella rada del porto di Bari che attendono di entrare. La prima è francese ed è destinata a Divella. La seconda è canadese e il ricevitore è Casillo, che peraltro è ancora alle prese con lo scarico di altre due navi. Quella del grano bio turco e la nave di grano rumena che sembra stia immagazzinando nei Silos granari della Sicilia presenti nel porto di Bari. Ancora in corso lo scarico della nave canadese Myrto di Agriviesti e Cerealsud. Si attende l’arrivo a giorni di un’ altra nave canadese… 

Prosegue l’invasione silenziosa delle navi di grano estero nel porto di Bari, mentre altre tre navi stanno procedendo con le operazioni di scarico.

Divella, dopo aver già scaricato la nave francese Lady Siria, è in attesa di scaricare la nave SDS WIND una General Cargo IMO 9338125 MMSI 247182200 costruita nel 2005, battente bandiera Italiana (IT) con una stazza lorda di 5581 ton, summer DWT 7600 ton. La portarinfuse è partita da PORT LA NOUVELLE (FRANCIA) il 19 settembre 2017 alle ore 17:35 ed è arrivata al porto di Bari il 23 settembre alle ore 14:21. La nave ha un carico stimato di oltre 60 mila quintali di grano. Destinazione DIVELLA

La nave canadese destinata a Casillo è, invece, una Bulk Carrier IMO 9798856 MMSI 563021600 costruita nel 2017, battente bandiera Singapore(SG) con una stazza lorda di 43291 ton, summer DWT 80962 ton. Il nome della  gigantesca portarinfuse è PYXIS OCEAN. Ha sette stive ed è partita da Vancouver (Canada) il 16 agosto 2017 alle ore 21:02 ed è arrivata a Bari il 24 settembre alle ore 17:56. La nave è dieci volte più capiente di quella di Divella e dovrebbe scaricare circa 600 mila quintali di grano canadese destinazione CASILLO.

fonte: http://www.granosalus.com/2017/09/25/due-navi-in-rada-al-porto-di-bari-per-casillo-e-divella-provenienza-canada-e-francia/

Glifosato, la Francia ha deciso: “Il pesticida sarà vietato fino al 2022” – Ma non vi preoccupare, cari Italiani, noi abbiamo la Lorenzin – STATE SERENI!

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Glifosato, la Francia ha deciso: “Il pesticida sarà vietato fino al 2022” – Ma non vi preoccupare, cari Italiani, noi abbiamo la Lorenzin – STATE SERENI!

La Francia, in attesa della decisione della Ue attesa per il 5 ottobre, ha deciso di mettere al bando il glifosato fino al 2022. “Da oggi e per tutto il prossimo quinquennio la Francia vieterà l’uso dell’ebricida per tutti gli usi compreso quello in agricoltura, perché rappresenta una minaccia alla salute dei cittadini”, ha spiegato stamane il portavoce del governo di Parigi Christophe Castaner.

La Francia accelera

Nei giorni passati c’è stata in tutto il paese molta tensione con manifestazioni degli agricoltori che chiedevano al presidente Emmanuel Macron e al suo esecutivo di rivedere la posizione francese contraria da sempre a ri-autorizzare il glifosato in Europa. Ma quella di oggi pare una accelerazione di Parigi a pochi giorni dall’inizio della discussione a Bruxelles sul destino dell’erbicida della Monsanto. La Francia ha già annunciato (insieme alla Svezia) di votare contro la proposta della Commissione.

A Bruxelles voterà la Lorenzin

Parigi ha una posizione chiave perché è necessaria una maggioranza qualificata: molti paesi dell’Est e del Nord Europa voteranno a favore, compresa, probabilmente la Germania. L’Italia ancora non ha reso nota la sua posizione anche se al Salvagente il ministro Martina ha ribadito la sua intenzione: “No al rinnovo della licenza per altri 10 anni”. Ma a Bruxelles l’Italia sarà rappresentato dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin.