Latte in polvere in Africa, sotto accusa il business di Nestlé e Danone – E qui parliamo di fare soldi sulla pelle di bambini che si ammalano o muoiono!

 

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Latte in polvere in Africa, sotto accusa il business di Nestlé e Danone – E qui parliamo di fare soldi sulla pelle di bambini che si ammalano o muoiono!

 

Da Il Salvagente:

Latte in polvere in Africa, sotto accusa il business di Nestlé e Danone

Un’accusa pesante che riporta alle campagne di decenni fa contro la pesante pressione a favore del latte in polvere nei paesi in via di sviluppo. È quella mossa dall‘Ong tedesca Aktion gegen die Hunger (Azione contro la fame), che in un recente rapporto punta il dito contro  Nestlé, Danone, e i principali produttori mondiali del sostituto del latte materno. I giganti alimentari fanno campagne pubblicitarie e informative a supporto del loro prodotto, spiega l’organizzazione tedesca in un recente rapporto. Ma, come riporta Der Spiegel, la somministrazione di prodotti artificiali al posto del latte materno può avere conseguenze negative, come si può osservare in Camerun: molti bambini sono cronicamente malnutriti, la loro crescita e lo sviluppo sono in ritardo, ogni decimo soffre di grave malnutrizione. La ragione principale di ciò è la scarsa igiene, la mancanza di accesso all’acqua pulita e le possibilità di refrigerazione. I sostituti del latte materno in queste condizioni spesso portano a malattie diarroiche – una delle cause più comuni di morte nei bambini.

Ignorato il codice internazionale dell’Oms

Già Nestlé nei primi anni ’70 fu accusata di uccidere più bambini con i suoi sostituti del latte di quanti ne avrebbe risparmiato. E nel 1981 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha stabilito nel Codice internazionale sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno che non deve essere pubblicizzati al pubblico questi prodotti e che gli operatori sanitari non devono ricevere nessun incentivo per promuoverli, e infine che alle donne in gravidanza o neo-madri non possono essere concessi campioni gratuiti. Ma, a quanto risulta ad Aktion gegen die Hunger, oggi quasi nessuna azienda si attiene a queste prescrizioni, in mercato in costante espansione che raggiungerà oltre 58 miliardi di euro di fatturato il prossimo anno. L’Ong e altre organizzazioni hanno studiato come i principali produttori di sostituti del latte materno, Nestlé, Danone, FrieslandCampina, Kraft Heinz, Abbot e Reckitt Benckiser commercializzano i loro prodotti. Hanno raccolto esempi dal Camerun, dal Burkina Faso, dal Bangladesh, dall’Indonesia, dalla Tailandia, dall’Etiopia, dall’India e da molti altri paesi e ora hanno pubblicato i risultati in un rapporto.

Le violazioni

Hanno trovato numerose violazioni del codice del latte dell’Oms: Il personale ospedaliero e le farmacie ricevono denaro, regali o assistenza tecnica dai produttori per raccomandare sostituti del latte materno; i rappresentanti dell’azienda visitano regolarmente le stazioni sanitarie e promuovono i loro prodotti; gli annunci pubblicitari e i manifesti pubblicizzano i produttori con false promesse sulla salute; le impronte dell’imballaggio e le istruzioni per l’uso non sono scritte nella lingua locale; nelle pratiche mediche, i produttori emettono doni promozionali come penne o blocchetti per appunti con i loghi dei loro prodotti; in India, il denaro avrebbe dovuto riversarsi ai medici, i medici in Iraq hanno ricevuto premi come laptop o borse di studio.

I rischi per la salute dei bambini

Scrive Der Spiegel, “Secondo le organizzazioni che trattano l’argomento, il marketing ha un impatto: in tutti i paesi esaminati, dove i tassi di mortalità per malnutrizione sono molto alti tra i bambini sotto i cinque anni, una grande percentuale di giovani madri dichiara di aver ricevuto alimenti per l’infanzia dagli operatori sanitari”. Secondo la rivista medica “The Lancet” gli scienziati hanno avvertito già più di due anni fa che il passaggio dall’allattamento al latte artificiali ha “conseguenze catastrofiche per la salute delle generazioni successive”. Con l’allattamento al seno, ogni anno possono essere salvati più di 820mila bambini nel mondo.

La difesa delle aziende

Le aziende si stanno difendendo contro le accuse. FrieslandCampina, Reckitt Benckiser e Kraft Heinz hanno sottolineato che si attengono al Codice etico dell’OMS e rispettano le raccomandazioni per l’allattamento esclusivo durante i primi sei mesi di vita. Abbot e Nestlé scrivono di rispettare le leggi dei paesi in cui operano.Tuttavia, alcuni paesi non hanno implementato il codice Oms correttamente. Danone sottolinea che le proprie normative sono spesso più severe delle leggi locali. Ciononostante, è possibile che “le violazioni isolate delle nostre politiche e istruzioni avvengano a livello locale”.

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2018/05/18/latte-in-polvere-in-africa-sotto-accusa-il-business-di-nestle-e-danone/36358/

I crimini delle Multinazionali: Nestlé, Danone e Coca Cola si stanno rubando tutta l’acqua

 

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I crimini delle Multinazionali: Nestlé, Danone e Coca Cola si stanno rubando tutta l’acqua

 

Nestlé, Danone e Coca Cola si stanno rubando tutta l’acqua

L’acque è una risorsa importante e la Nestlé lo sa bene, continuando nelle sue acquisizioni, in questo caso nella riserva degli indiani Morongo in California.
Gli abitanti di Riverside, vivendo in una terra arida con penuria di acqua al confine di questa regione, si lamentano del fatto che la multinazionale svizzera riesca ad estrarla dal sottosuolo e imbottigliarla con il marchio Pure Life rivendendola in tutto il Nordamerica.
Tutto regolare dal punto di vista giuridico, visto che l’accordo della Nestlé con gli indiani, stipulato nel 2002 con termine 2027, non può essere modificato perché lo Stato della California non ha nessuna giurisdizione in questo territorio, aggiungendo il fatto che sono ignoti i termini del contratto e la quantità di acqua che viene estratta, ma risulta certo il profitto da parte del colosso elvetico stimato in circa 8 miliardi di euro l’anno.
Questa storia è stata raccontata dal regista svizzero Urs Schnell nel documentario “Bottled Life” premiato lo scorso anno al Festival di Berlino, denunciando il fatto che coloro che vivono ai margini della riserva indiana si lamentano della cattiva qualità dell’acqua, e del fatto che durante la giornata, viene interrotta più volte l’erogazione.
Questa è una vera e propria guerra per accaparrarsi le risorse, in questo caso dell’acqua, ambito nel quale la Nestlé ha ormai assunto una posizione di monopolio, assieme a Danone e Coca Cola, e quando questo “risiko” sarà completato potranno chiudere i rubinetti e ricattare il mondo come già stanno facendo.
L’acqua viene presa in ostaggio, con le buone o con le cattive, divenendo profitto per pochi, mentre noi ignari consumatori ci sentiamo ormai “sicuri” solo se l’acquistiamo in bottiglia, frutto di politiche mirate e di un battage pubblicitario finalizzato a considerare l’acqua sicura solamente se imbottigliata.
Lo sappiamo bene in Italia, visto che in Europa siamo i maggiori consumatori di acqua in bottiglia, mentre nel mondo siamo al secondo posto, come riferito dal Censis, il Centro Studi Investimenti Sociali.
L’acqua fondamentale risorsa del pianeta sta rapidamente sparendo, la sua scarsità a livello globale si profila come la maggiore minaccia di crisi ecologica, economica e politica.
L’acqua è un bene imprescindibile per la vita umana, per questo fa gola alle multinazionali e il suo business ha un valore immenso, generando una estrazione selvaggia dalle falde.
Il film documentario “Bottled Life” non parla solo dell’acqua dei Morongo, ma anche di altri luoghi, per esempio di ciò che sta accadendo in Pakistan dove i pozzi scavati dalla multinazionale svizzera Nestlé stanno privando la popolazione dell’acqua potabile, che poi rivende a caro prezzo dopo averla, mentre la prima acqua “purificata”, cioè acqua di rubinetto trattata con l’aggiunta di minerali, viene commercializzata nel Paese asiatico.
Secondo me è un atto criminale e siamo in presenza di un commercio ignobile e sregolato, visto che ogni anno in Pakistan muoiono più di 200.000 bambini a causa della dissenteria e l’accesso alle proprie falde sotterranee è la sola possibilità per le persone per avere acqua sicura.
Insomma, l’acqua è vita, non un bene da cui trarre un indiscriminato profitto, in nome del quale, la Nestlé sta contribuendo al depauperamento delle risorse idriche, inaridendo le locali fonti d’acqua e i pozzi fino a oggi utilizzati per uso domestico e agricolo.
Difficile pensare che l’estrazione dell’acqua condotta dalla Nestlé sia sostenibile da parte dell’ambiente, visto che quasi sicuramente ciò avviene molto più velocemente di quanto possa essere naturalmente rinnovata, mettendo a rischio il diritto all’acqua da parte delle future generazioni.

 

fonte: http://www.pandorando.it/nestle-danone-coca-cola-si-stanno-rubando-tutta-lacqua/

Coca Cola, Pepsi e Danone: le multinazionali stanno consumando tutta l’acqua del Messico

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Coca Cola, Pepsi e Danone: le multinazionali stanno consumando tutta l’acqua del Messico

Coca Cola, Pepsi e Danone stanno prosciugando il Messico. Le multinazionali, infatti, godono di speciali concessioni per lo sfruttamento delle falde acquifere, ma non sono adeguatamente controllate, e oltretutto pagano delle tasse irrisorie per questo, nonostante detengano l’82 per cento del mercato in termini di vendite totali. Un disastro ambientale, oltre che umano.

Questa la denuncia di Léo Heller, Relatore Speciale sul diritto umano all’acqua potabile e all’igiene dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), che ha presentato un rapporto al quale hanno collaborato 101 organizzazioni umanitarie. Come riportano i media locali, il rapporto presentato da Heller dipinge una situazione gravissima e destinata a peggiorare, che sta impoverendo il Messico di acqua e di risorse.

Solo per citare un esempio, la Coca Cola paga 2 mila e 600 pesos per ciascuna delle 46 concessioni per il prelievo delle acque sotterranee all’anno (un totale, dunque, che non arriva a 120 mila pesos), ma solo nel 2007 ha ottenuto guadagni per 32 miliardi e 500 milioni di pesos. Anche senza conoscere il cambio e il potere di acquisto, il confronto appare piuttosto inquietante.

Heller ha poi spiegato che nel corso del 2014 l’industria mineraria ha sfruttato 437 milioni di metri cubi di acqua, sufficienti a soddisfare le esigenze dello stesso periodo di tutta la popolazione degli stati messicani Baja California, Colima, Campeche e Nayarit. Un prosciugamento senza precedenti, che calpesta tutti i diritti umani all’acqua potabile.

E questa è solo una punta di un iceberg triste e molto pericoloso: le società di estrazione mineraria godono di privilegi fiscali incomparabili che hanno dato loro la possibilità di mettere a disposizione le risorse naturali della Nazione a beneficio di pochissimi.

Le recenti riforme hanno conferito al settore minerario ed energetico carattere di pubblica utilità, rendendo l’esplorazione e l’estrazione di risorse di interesse per la Nazione e l’ordine pubblico, privilegiando queste attività rispetto a qualsiasi altra.

fonte: https://www.greenme.it/consumare/acqua/23970-multinazionali-acqua-messico