Un semplice dato: Gb, tumori al cervello raddoppiati in 20 anni …vogliamo chiederci perche?

 

 

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Un semplice dato: Gb, tumori al cervello raddoppiati in 20 anni …vogliamo chiederci perche?

Gb, tumori al cervello raddoppiati in 20 anni

L’incidenza dei tumori cerebrali maligni aggressivi in Inghilterra è più che raddoppiata negli ultimi 20 anni. Ma non ci sono ancora prove che inchiodino l’uso del telefonino.

Non ci sono ancora evidenze scientifiche che dimostrino un nesso diretto tra il tumore e l’uso prolungato del telefonino.

C’è un dato, però, che allarma gli scienziati. Secondo uno studio pubblicato sul Journal of Environmental and Public Health l’incidenza dei tumori cerebrali maligni aggressivi negli ultimi 20 anni è più che raddoppiata in Gran Bretagna: il tasso di casi di glioblastoma è salito da 2,4 a 5 ogni 100.000 persone tra il 1995 e il 2015.

Ovviamente i dati riflettono solo le statistiche e non individuano le cause del forte incremento. I ricercatori indicano alcuni possibili fattori che potrebbero aver avuto un ruolo: fra questi c’è anche l’uso del telefono cellulare. Ma ci sono anche altre ipotesi, come l’aver ingerito o respirato sostanze radioattive, o l’inquinamento atmosferico dovuto al traffico. L’indagine prende in considerazione i dati provenienti dall’Ufficio delle statistiche nazionali del Regno Unito. Nel periodo preso in esame ci sono stati 81.135 casi di glioblastoma. Confrontando i casi registrati nel 2015 con quelli del 1995, i ricercatori hanno scoperto che ci sono stati in media 1.548 tumori aggressivi in più ogni anno.

“Lo studio in sé non riguarda i cellulari – ha precisato Alasdair Philips, autore dello studio e amministratore di Children with Cancer Uk – ma queste neoplasie si manifestano principalmente nelle aree del lobo frontale e temporale, vicino all’orecchio e alla fronte”. E questo dettaglio fa crescere il sospetto nei confronti dei telefonini. Lo scienziato ha aggiunto che “dal momento che i tumori cerebrali sono molto rari, il sospetto non dovrebbe destare particolare allarme, perché anche se l’uso del cellulare aumentasse il rischio di tumore al cervello”, cosa che la scienza non è ancora riuscita a dimostrare, “si tratterebbe di un rischio molto basso a livello individuale”.

tratto da: http://www.ilgiornale.it/news/cronache/gb-tumori-cervello-raddoppiati-20-anni-1522343.html

Fantascienza o Horror? Cervelli di maiale sono stati tenuti in vita (fuori dal corpo) per 36 ore…!

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Fantascienza o Horror? Cervelli di maiale sono stati tenuti in vita (fuori dal corpo) per 36 ore…!

Un grande traguardo scientifico o i primi risultato di novelli Frankenstein?

Cervelli di maiale sono stati tenuti in vita (fuori dal corpo) per 36 ore

Un risultato dei ricercatori di Yale mostra la possibilità di rianimare e tenere in vita questi cervelli in laboratorio, tramite nuove tecniche di irrorazione sanguigna. Miliardi di cellule cerebrali mostravano una normale attività.

Tenere in vita cervelli di maiale fuori dal corpo dell’animale per più di un giorno. È quanto ottenuto dai ricercatori della Yale University, che hanno presentato il loro risultato in un convegno di neuroscienze organizzato dai National Institutes of Health statunitensi. Il team è riuscito a rianimare e tenere attivi questi cervelli per 36 ore, tramite complesse tecniche di irrorazione sanguigna. Miliardi di cellule nel cervello sono risultate in salute e normalmente attive. Il risultato, non ancora pubblicato, permette di osservare le connessioni cerebrali con un dettaglio senza precedenti, spiegano gli autori, nonché aprire per la prima volta le porte a nuovi studi sulla possibilità di estendere la vita.

I ricercatori hanno prelevato da quasi 200 maiali in mattatoio (animali che spesso vengono utilizzati per ricerche in ambito di trapianti), i loro cervelli, che sono stati rianimandoli e tenuti in vita, in laboratorio, tramite una tecnica chiamata BrainEx e descritta in un articolo sul Mit Technology Review. La metodica ha permesso di far vivere il cervello anche al di fuori del corpo dell’animale: l’organo prelevato veniva collegato ad un circuito  di pompe e tubi nei quali circolava sangue artificiale, mantenendo una temperatura pari a quella corporea dell’animale. Così l’ossigeno fluiva nel cervello.

Anche se questo processo non ripristinava lo stato di coscienza del cervello del maiale vivo (l’elettrocardiogramma, infatti, era piatto, un elemento che indica la presenza del coma), tuttavia miliardi di cellule cerebrali sono risultate ancora attive normalmente, dunque in salute.

Anche se il cervello è danneggiato, le cellule sono vive, dunque si tratta di un organo vivente”

ha dichiarato nell’articolo di Antonio Regalado sul Mit Technology Review Steve Hyman, direttore della ricerca in Psichiatria del Broad Institute in Cambridge, Massachusetts, che ha preso parte alla valutazione della ricerca. “Si tratta di un risultato ad un livello estremo di conoscenza tecnica, ma non così diverso da quanto avviene nella conservazione di un rene”.

E non è tutto. Nella presentazione, l’autore che ha guidato lo studio, Nenad Sestan sottolinea che la tecnica potrebbe funzionare anche in altre specie, come i primati, anche se preferisce non dare ulteriori dettagli dato che lui e il suo gruppo hanno sottomesso il paper ad un giornale peer reviewed e desiderano attenderne la pubblicazione, che ancora non c’è.

Tuttavia, già dai dati presentati, non sono poche le implicazioni a livello scientifico, etico e sociale, che sono state anche discusse in un editoriale appena pubblicato su Nature da 17 neuroscienziati e bio-eticisti, fra cui proprio l’autore Sestan che ha guidato la ricerca della Yale University. La domanda su cui si apre l’editoriale è la seguente: se si creano in laboratorio tessuti cerebrali che sembrano avere esperienze di coscienza, questi tessuti devono essere protetti come i soggetti umani o animali che prendono parte alle ricerche. Così la questione è se, in un futuro ipotetico, un cervello umano tenuto in vita fuori dal corpo possa essere considerato davvero vivente.

Mentre il vantaggio scientifico dello studio presentato oggi riguarda la possibilità di studiare un cervello con un dettaglio senza precedenti. Così, nell’editoriale gli scienziati spiegano anche che non è etico scegliere di abbandonare un’eventuale ricerca su questi surrogati cerebrali, data l’ampia diffusione di malattie che riguardano il cervello e da comprendere meglio, come disturbi neurologici e psichiatrici.

tratto da: https://www.wired.it/scienza/lab/2018/04/27/cervelli-maiale-vita/

L’ASMR – L’Orgasmo del cervello che sta facendo impazzire il web

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L’ASMR – L’Orgasmo del cervello che sta facendo impazzire il web

Orgasmo del cervello: l’ultima moda impazza sul web

Orgasmo del cervello, l’ultima moda impazza sul web. Un vero e proprio fenomeno virale che a detta di molti farebbe sperimentare delle sensazioni oltremodo piacevoli, addirittura paragonabili all’orgasmo. Si tratta del cosiddetto ASMR, piacevole sensazione di formicolio accompagnata da un completo rilassamento mentalesuscitata da stimoli uditivi ma anche tattili o visivi. Non una banale moda ma un fenomeno reale che secondo gli scienziati potrebbe mettere fine ad ansia e stress.

 ASMR, l’orgasmo del cervello

Il cosiddetto ASMR, Autonomous Sensory Meridian Response, è un piacere che non si raggiunge facendo l’amore ma ascoltando suoni, sussurri, fruscii che favorirebbero uno stato di rilassamento completo a tutto beneficio della salute psicofisica. Potrebbe sembrare una trovata new age senza fondamento, una moda virale destinata a una fine ingloriosa, una delle tante terapie del relax spacciate per miracolose, ma a detta della scienza l’ASMR funzionerebbe davvero. Per verificarne l’attendibilità esperti internazionali hanno iniziato ad interrogarsi seriamente sul fenomeno studiandone gli effetti concreti sulla psiche.

Karissa Ann Burgess, dottoranda affascinata dall’argomento, ha dichiarato che “la dopamina potrebbe essere coinvolta e la serotonina, che sono ormoni del benessere… ci sono anche alcune teorie interessanti che dicono che l’ASMR potrebbe essere una sorta di fenomeno che stimola il rilascio di ossitocina”. D’altra parte il neuroscienziato e assistente professore presso la Yale University School of Medicine, Steven Novella, sostiene che “potrebbe trattarsi di una specie di crisi, le convulsioni possono a volte essere piacevoli e essere innescate anche da questo genere di cose. Oppure potrebbero essere semplicemente un modo per attivare la risposta di piacere.”

L’ASMR impazza su Youtube

E’ sufficiente cliccare la sigla ASMR su Youtube per sperimentarne di persona gli effetti. Dal 2009 sono stati caricati oltre 2 milioni di video che ritraggono principalmente giovani donne intente a sussurrare parole, giocherellare con qualche oggetto, accarezzare lo schermo con morbidi guanti, pettinarsi, toccare chicchi di caffè. Nulla di erotico, perlomeno non come lo intendiamo normalmente, eppure le voci e i rumori appena accennati, solitamente monotoni, risultano quasi ipnotici e in qualche modo eccitanti. L’ASMR è un brivido che dalla testa si estende a tutto il corpo, assimilabile alla sensazione che capita di provare durante una seduta dal parrucchiere, un orgasmo del cervello che ha a che vedere con il relax piuttosto che con il punto C e il punto G, ovvero il piacere comunemente inteso.

fonte: http://coppia.pourfemme.it/articolo/orgasmo-del-cervello-l-ultima-moda-impazza-sul-web/13827/?utm_source=rankit&utm_medium=test&utm_content=test&utm_campaign=rankit

È SCIENTIFICO – La voce delle donne stanca il cervello degli uomini! – Rassegnatevi, donne: se gli uomini non ascoltano la colpa non sarebbe del tutto loro!

 

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È SCIENTIFICO – La voce delle donne stanca il cervello degli uomini! – Rassegnatevi, donne: se gli uomini non ascoltano la colpa non sarebbe del tutto loro!

La voce femminile stanca il cervello dell’uomo. Ad affermarlo uno studio condotto dal professore Michael Hunter, dell’Università di Sheffield, nel Regno Unito.

A detta dell’esperto se gli uomini non riescono proprio ad ascoltare le donne e subiscono ciclicamente cali di attenzione, la colpa sarebbe da additare a queste ultime, che con la loro voce “dai toni complessi” coinvolgono tutta l’area uditiva del cervello.

Al contrario la voce maschile sarebbe molto meno stancante in quanto minerebbe una sola parte dell’intero cervello.

Quella delle donne è infatti una voce difficile da elaborare per la forma delle corde vocali e laringe, e costringerebbe il cervello degli uomini ad attivarsi duramente per comprenderla.

Lo studio del professore è stato condotto attraverso tecniche innovative di risonanza magnetica nucleare che hanno individuato le aree del cervello che si attivano quando sentono le voci.

I risultati della ricerca sottolineano che per il cervello maschile è più impegnativo ascoltare una voce femminile piuttosto che una simile – ha spiegato la dottoressa Francesca D’Arista psicologa e psicoterapeuta, specializzata in psicologia clinica – Nella donna invece accade che la voce dell’uomo interessi solo una parte minore dell’encefalo. Simbolicamente quindi, più che di fastidio, parlerei del fatto che le donne sembrerebbero esprimersi in maniera più complessa, tanto da attivare maggiormente e quindi più faticosamente il cervello degli uomini”.

 

 

fonte: https://myrebellion.blog/2017/04/25/e-scientifico-la-voce-delle-donne-stanca-il-cervello-degli-uomini-rassegnatevi-donne-se-gli-uomini-non-ascoltano-la-colpa-non-sarebbe-del-tutto-loro/

Ecco cosa sta facendo lo smartphone al tuo cervello

 

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Ecco cosa sta facendo lo smartphone al tuo cervello

Lo sconvolgente risultato di uno studio sulla dipendenza da smartphone e Internet.

Anche se la maggior parte di voi probabilmente ammetterà che non si può vivere senza il proprio smartphone, non è molto chiaro se rappresenti una dipendenza genuina o meno. La ricerca spera di determinarlo una volta per tutte, ma per ora è qualcosa che può almeno essere descritto come problematico. In ogni caso, una nuova ricerca condotta dalla Korea University di Seoul suggerisce che una dipendenza o un’eccessiva dipendenza dalla tecnologia sta creando uno “squilibrio” nella chimica cerebrale degli adolescenti. Questo piccolo studio ha esaminato il cervello di 38 adolescenti, sia maschi che femmine.

I partecipanti sono stati interrogati su quanto fossero dipendenti.

La metà dei soggetti era perfettamente sana, mentre si diceva che gli altri fossero affetti da dipendenza da smartphone e Internet.

I sintomi non sono concreti al momento, ma si pensa che includano l’incapacità di resistere all’impulso di usare uno smartphone, irritabilità quando non è permesso l’uso, tempi di utilizzo eccessivamente prolungati influiscono negativamente sul lavoro, sulle abilità sociali, ed anche sulla salute.

Chi otteneva punteggi di dipendenza più alti aveva anche molte più probabilità diessere depresso, ansioso e impulsivo. Alcuni dei peggiori colpiti sono stati sottoposti a 9 settimane di terapia cognitiva comportamentale per cercare di svezzarli dagli smartphone.

Utilizzando la spettroscopia a risonanza magnetica – una forma di risonanza magnetica (MRI) che esamina la composizione chimica di parti del cervello – il team di neuroradiologi ha esaminato i soggetti prima e dopo che la loro terapia comportamentale fosse completa.

 GABA e Glx

Sono stati esaminati due composti: l’acido gamma-aminobutirrico (GABA) e il glutammato-glutammina (Glx). Il primo è un neurotrasmettitore che inibisce i segnali tra i neuroni, mentre il secondo innesca l’eccitazione elettrica nei neuroni. Sono, grosso modo, rivali chimici. Gli effetti inibitori di GABA sono, tra le altre cose, pensati per aiutare una persona a controllare gli impulsi di paura o ansia quando i neuroni sono sovraeccitati. Troppo GABA, tuttavia, può causare ansia, insonnia e sfinimento.

Il team ha scoperto che c’era molto più GABA rispetto a Glx nel cervello di quelli fortemente dipendenti dagli smartphone, in particolare nella corteccia cingolata anteriore, un segmento che si occupa del controllo degli impulsi, emozione e attenzione. Più alto è il rapporto, più dipendente da Internet e dagli smartphone sembra essere il soggetto.

La correlazione non è casualità

La correlazione non è causalità e non si può affermare che questo studio si sia concentrato su una popolazione piccola.

“Mentre abbiamo chiaramente dimostrato che l’uso problematico del telefono #cellulare è un problema emergente strettamente legato allo sviluppo tecnologico, c’è una mancanza di coerenza ed uniformità nei criteri per studiarlo che richiede cautela nell’accettare molte delle conclusioni indicate” ha dichiarato uno dei ricercatori.

fonte: http://it.blastingnews.com/cronaca/2017/12/ecco-cosa-sta-facendo-lo-smartphone-al-tuo-cervello-002213973.html?sbdht=_21ozE01rcAcgDuZ2sJph8opqgVmpcEHuO7AsKdSAGsq06JVA5CMTABRt9Qe9qxFi

Gli effetti del glutine sul cervello

 

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Problemi come disturbi gastrointestinali (IBS), eruzioni cutanee, problemi di assorbimento dei nutrienti e la perdita ossea sono stati segnalati e osservati ormai in larga misura. Fortunatamente per molti, una dieta priva di glutine può alleviare queste condizioni e rivitalizzare la salute. Ma, oltre a questi disturbi, ci può essere un altro motivo per evitare il glutine: il suo effetto sul cervello.

La celiachia è una malattia autoimmune causata da intolleranza al  glutine che danneggia il piccolo intestino. Se si ha la celiachia e si consumano cibi con glutine, il sistema immunitario risponde danneggiando l’intestino tenue.

Il glutine è una proteina presente nel grano, segale e orzo. Si trova principalmente negli alimenti, ma si può trovare anche in altri prodotti come: medicinali, vitamine e integratori, balsamo per le labbra, la colla per francobolli e buste. La celiachia colpisce ogni persona in modo diverso.

I sintomi possono verificarsi nel sistema digestivo o in altre parti del corpo. Una persona potrebbe avere diarrea e dolori addominali, mentre un’altra persona può essere irritabile o depressa o avere frequenti mal di testa ed emicranie. L’irritabilità è uno dei sintomi più comuni nei bambini. Alcune persone non hanno sintomi.

La malattia celiaca è genetica. Gli esami del sangue possono aiutare il medico a diagnosticare la malattia, che avolte può anche richiedere di esaminare un piccolo pezzo di tessuto prelevato dal piccolo intestino. Il trattamento è una dieta priva di glutine.

Recenti ricerche sui problemi causati dal glutine, si sono concentrati sull’impatto che ha sul cervello. Gli scienziati hanno scoperto una stretta connessione tra il cervello e il sistema nervoso enterico (il ‘cervello’ del tratto digestivo). Sulla base di questa conoscenza, i ricercatori hanno iniziato ad osservare l’effetto del glutine sulla risposta immunitaria, l’assorbimento dei nutrienti e sul cervello. I risultati raggiunti finora, sono piuttosto negativi

Mal di testa? Forse è colpa del glutine

Frequenti mal di testa e l’emicrania possono essereproblemi irritanti e dolorosi. Uuna tipica risposta potrebbe essere quella di assumere un paio di aspirine e cercare di andare avanti con la giornata, la risposta migliore sarebbe però quella di scoprirne la causa. Il mal di testa potrebbe, infatti, essere causato da qualche alimento e in particolare dal glutine. Uno studio recente ha suggerito un legame tra sensibilità al glutine e celiachia con IBS ed emicrania. La ricerca ha indicato che chi soffre di celiachia e IBS, soffre di mal di testa ed emicranie più frequenti rispetto alle persone sane. Ulteriori ricerche hanno suggerito che la risposta del corpo inizia nel tratto digestivo e crea una risposta nervosa troppo sensibile, causa di debilitanti emicranie.

Un altro studio ha valutato i bambini con malattia celiaca che hanno subito frequenti mal di testa. I bambini sono stati alimentati con una dieta priva di glutine, per determinare se questo cambiamento poteva alleviare il mal di testa… e nella stragrande maggioranza dei casi ha funzionato.

L’intolleranza al glutine può causare anomalie cerebrali?

Nei pazienti affetti da malattia celiaca, sono state trovate notevoli anomalie cerebrali, identificate tramite RM (risonanza magnetica). Coloro che soffrono di mal di testa hanno mostrato il più alto grado di anomalie del cervello.  Nei bambini, le complicazioni neurologiche si sono verificate in risposta alla sensibilità al  glutine e malattia celiaca. Problemi neurologici verificatisi negli adulti, sono risultati anche più gravi.

In alcuni casi, il problema è una perdita di materia cerebrale. Anche se questa condizione può portare a problemi più gravi, l’adozione di una dieta priva di glutine si è dimostrata un utile trattamento.

I ricercatori della John Hopkins University School of Medicine, hanno esplorato l’impatto dell’infiammazione gastrointestinale (creata da celiachia) nella schizofrenia. Hanno esaminato fattori come l’attivazione del sistema immunitario e la maggiore capacità di tossine e agenti patogeni di entrare nel flusso sanguigno. In tal modo, hanno trovato che i fattori immunitari attivati nell’intestino suggeriscono un collegamento alla malattia mentale.

Glutine e ictus ischemico

Il glutine è stato indicato come uno dei responsabili di ictus ischemico e coagulazione del sangue nel cervello. In alcuni casi di ictus ischemico, l’unico fattore che i medici hanno trovato che poteva contribuire alla causa, era la malattia celiaca.

I ricercatori hanno suggerito che il fattore primario in questi casi poteva essere stata la risposta autoimmune causata dalla malattia celiaca. Proprio come nell’ictus, la coagulazione del sangue nel cervello è stata riportata con l’unica causa sottostante della celiachia.

Glutine, attacchi epilettici e SLA

Oltre al mal di testa, alle anomalie cerebrali e coagulazione del sangue che possono portare a ictus, il glutine è stato direttamente collegato anche agli attacchi epilettici e alla SLA (malattia di Lou Gehrig). Questi collegamenti sono stati causa immediata di preoccupazione. La buona notizia è che c’è una speranza. Gli studi hanno, infatti, trovato cambiamenti nel cervello, provocati dalla sensibilità al glutine.

I ricercatori hanno osservato calcificazioni in determinate parti del cervello, che hanno causato le crisi epilettiche. I sintomi si sono interrotti una volta che i pazienti hanno iniziato una dieta priva di glutine. Lo stesso risultato si è verificato in un individuo affetto da lesioni al cervello simili a quelli osservati nella SLA. Gli esami del paziente, hanno rivelato che era affetto da celiachia. Una volta che è stato sottoposto ad una dieta priva di glutine, la  MR imaging (MRI) ha mostrato una riduzione delle lesioni e un miglioramento complessivo della sua condizione.

Anche se la ricerca sull’impatto del glutine sul cervello è nuova, il messaggio è chiaro: il glutine ha un impatto molto più vasto sulla nostra salute, di quanto si pensasse. La ricerca suggerisce che una componente significativa del problema deriva dalla risposta immunitaria e dall’irritazione causata dalla risposta del corpo al glutine. Sulla base di questo, chi sa o sospetta un’allergia al glutine, dovrebbe seriamente prendere in considerazione l’adozione di una dieta priva di glutine: il vostro cervello vi ringrazierà.

 

tratto da: http://lospillo.info/gli-effetti-del-glutine-sul-cervello/

Svolta nella ricerca sull’Alzheimer: il morbo è collegato con elevati livelli di zucchero nel sangue.

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Svolta nella ricerca sull’Alzheimer: il morbo è collegato con elevati livelli di zucchero nel sangue.

Dell’Alzheimer si sa che è una malattia che sta colpendo sempre più persone, e non solo di età avanzata, ma sulla sua natura e sulla sua terapia c’è ancora molto da scoprire: al momento non si guarisce e si interviene quando ormai il processo degenerativo ha preso piede. La scienza però sta facendo grandi sforzi per vederci più chiaro e per rendere questa patologia, che nel futuro interesserà gran parte della popolazione mondiale, curabile o perlomeno diagnosticabile il prima possibile.

La scoperta fatta dall’Università inglese di Bath si presenta come una vera e propria rivoluzione nel campo della ricerca: è stato visto come l’Alzheimer sia legato ai livelli alti di glicemia nel sangue, condizione tipica del diabete e dell’obesità.

Vengono così ad unirsi due grandi problemi del mondo di oggi: diabete ed Alzheimer non sono malattie separate ma sono collegate tra loro.

I ricercatori dell’Università hanno osservato come livelli alti di zucchero nel sangue causino danni importanti ad un enzima coinvolto nelle fasi di insorgenza del morbo di Alzheimer.

Si sa bene che glicemie oltre la norma sono tipiche di chi ha il diabete o si trova in condizioni di obesità, ma il legame con l’Alzheimer non era mai stato individuato prima.

La conseguenza immediata che emerge dallo studio è facilmente intuibile: i diabetici hanno una maggiore probabilità di sviluppare il morbo rispetto agli individui sani.

Il legame tra il glucosio nel  sangue e la malattia si ha durante un processo noto come “glicazione”, che altro non è che una reazione tra lo zucchero e una classe di enzimi. Il prodotto della reazione è un vero e proprio danneggiamento degli enzimi, che il team ha scoperto corrispondere alle prime fasi di sviluppo della malattia. Mentre l’Alzheimer progredisce la glicazione degli enzimi aumenta.

Alla ricerca sul morbo si aggiunge dunque un importante tassello che il mondo scientifico considera un “punto di svolta”: “Speriamo che questo studio possa aiutarci a diagnosticare precocemente la malattia e portare a nuovi trattamenti o modi per prevenire l’Alzheimer”, ha detto il Dr. Rob Williams del dipartimento di Biologia e Chimica.

Il Dr. Omar Kassaar ribadisce: “Lo zucchero in eccesso costituisce un ben noto fattore di rischio per diabete ed obesità, ma questo collegamento alla malattia di Alzheimer è un motivo in più per limitare il consumo di zuccheri nella dieta”.

dal Web

Gino Strada: “Stanno cercando di anestetizzarci il cervello – Non è guerra al terrorismo, è guerra contro i poveri del mondo”

 

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Gino Strada: “Stanno cercando di anestetizzarci il cervello – Non è guerra al terrorismo, è guerra contro i poveri del mondo”

Oggi più che mai attuali le parole di Gino Strada, fondatore di Emergency: «…anestesia, è quella che stanno cercando di fare ai nostri cervelli, raccontandoci delle storie, delle grandi bugie».

«Tutti giorni ci dicono cose su come sta andando la guerra al terrorismo, parola ormai usata bipartisan, senza chiedersi neanche cos’è». Gino Strada è lucido e chiarissimo; ascoltiamolo con attenzione.

«Chi combatte quella guerra non ha nessuna credenziale per farlo» dice. «Credo che ci sia una sola via d’uscita; noi cittadini dobbiamo cominciare a riflettere con la nostra testa su cosa sta veramente succedendo. Quella che è in atto non è una guerra al terrorismo, ma una guerra contro i poveri del mondo, perchè restino poveri e siano sempre più poveri». «Dobbiamo riprendere in mano noi cittadini la situazione». «Un mondo senza regole e senza etica non sta in piedi».
Guarda QUI il video

Il mare fa bene al cervello e rende felici. Lo dice la scienza

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Il mare fa bene al cervello e rende felici. Lo dice la scienza

Uno studio condotto in dieci anni di ricerca scientifica dimostra come l’acqua rilasci sostanze chimiche collegate alla felicità

 

Se siete malati di viaggi (una malattia che si chiama ‘wanferlust‘) questa notizia è per voi. Stare vicino all’acqua stimola il cervello. E’ quanto risulta da uno studio condotto in dieci anni di ricerca scientifica che dimostra come questo elemento rilasci sostanze chimiche collegate alla felicità, come la dopamina, la serotonina e l’ossitocina.

Lo riporta il sito ericazuanon.com che cita il libro di Wallace J. Nichols ‘Blue Mind: The Surprising Science That Shows How Being Near, In , On, Or Under Water Can Make You Happier, Healthier, More Connected, And Better At What You Do’(‘Mente Blu: la scienza sorprendente che mostra come stare vicino, sopra, dentro o sotto l’acqua possa renderti più felice, più sano, più connesso e migliore in ciò che fai’).

Lo studio dimostra come l’acqua – e quindi, mare, lago o fiume – porti al cervellocinque benefici fondamentali per la felicità:

1. Il colore blu da’ sollievo
A quanto pare il colore blu è anche il colore preferito del mondo. L’autore cita un progetto di ricerca del 2003, in cui è stato chiesto a 232 persone in tutto il mondo di indicare il proprio colore preferito. Ancora una volta è risultato essere il blu.

2. Stare lungo la costa rende più rilassati
Secondo uno studio citato nel libro, per calmarci a livello di subconscio, basta anche solo osservare un paesaggio marittimo: guardare immagini della natura, infatti, fa attivare le parti del nostro cervello associate “a un atteggiamento positivo, alla stabilità emotiva e al recupero di ricordi felici”.

3. L’acqua ringiovanisce le menti stanche
In uno studio del 1995 pubblicato su Environmental Psychology sono stati analizzati il rendimento e la concentrazione di due gruppi di studenti: uno a cui erano state assegnate stanze con vista più paesaggistica (alberi, laghi, prati) e un altro a cui erano state date stanze su vedute più urbane. Il primo gruppo non solo dava risultati più brillanti, ma dimostrava anche una maggiore capacità di attenzione.

4. Guardare le fotografie fa bene, ma l’acqua nella vita reale fa meglio
Secondo le risposte inviate durante uno studio con l’applicazione Mappiness (più di un milione), non solo le persone sono più serene quando stanno all’aria aperta, ma sono più felici del 5,2% quando si trovavano vicino a un corpo d’acqua.

5. L’acqua ci riporta al nostro stato naturale
Siamo connessi all’acqua fin dal principio della nostra vita. Il corpo è mediamente composto per il 75% da acqua e il mantenimento della quantità adeguata di idratazione è basilare per il corretto funzionamento dei nostri organi.

 

 

 

tratto da: http://curiosity2015.altervista.org/il-mare-fa-bene-al-cervello-e-rende-felici-lo-dice-la-scienza/