Inventato in Italia, 10 anni fa, il sistema per far fare alla Vostra auto 100km con 2 litri. Ne parlarono anche i Tg, e poi…? Ma sapete, le Lobby Vi devono vendere il loro petrolio!!

 

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Inventato in Italia, 10 anni fa, il sistema per far fare alla Vostra auto 100km con 2 litri. Ne parlarono anche i Tg, e poi…? Ma sapete, le Lobby Vi devono vendere il loro petrolio!!

 

Lo hanno chiamato “New Global Traction” ed è un nuovo sistema di trazione automobilistica che,
grazie a 2 semplici modifiche alla trasmissione tradizionale di qualunque autoveicolo a 2, 4 o più ruote, garantisce un risparmio in termini di consumi e, dunque, di inquinamento (atmosferico e acustico) di oltre il 70%.
E il brevetto è italiano.

Il sistema permette al veicolo di accelerare solo per effetto del cambio di rapporto, senza usare l`acceleratore e mantenendo il motore al regime minimo di 1000 giri al minuto.
L`energia cinetica recuperata consente di abbattere sia i costi di gestione sia i gas di scarico emessi nell`atmosfera perché, di fatto, si usa una quantità di carburante di gran lunga inferiore al normale.

L`idea è venuta a un gruppo di imprenditori lombardi che ha fondato una ditta, la Legimac e presentato il progetto a
importanti aziende europee suscitando, soprattutto in Germania, notevole interesse per una possibile produzione su larga scala.
Presto, inoltre, il progetto “New Global Traction” verrà illustrato anche a imprenditori statunitensi interessati a
sfruttare conoscenze e innovazioni tecnologiche per raggiungere l`obiettivo di ridurre il surriscaldamento globale del pianeta, abbattendo le emissioni di gas serra, come recentemente auspicato dal presidente americano, Barack Obama.

Non si tratta dunque di un`utopia, il sistema è stato già realizzato e collaudato e i risultati verificati.
“L`installazione del New Global Traction non stravolge la normale catena di montaggio delle vetture moderne – spiega Mauro Raccanello, uno degli inventori del meccanismo e imprenditore nel settore automobilistico, con alle spalle 30 anni di esperienza con la Ferrari.
Le aziende possono montare il meccanismo direttamente sulle macchine in produzione con costi irrisori che, dunque, non inciderebbero più di tanto sul prezzo finale della
vettura.
Il vantaggio, però, sarebbe quello di creare un`automobile davvero moderna ed ecologica, incentivando il mercato e dando un concreto contributo alla salvaguardia dell`ambiente”.

Prezzi benzina folli: da noi i costi più alti al mondo, ecco perché

 

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Prezzi benzina folli: da noi i costi più alti al mondo, ecco perché

Fai il pieno? Spendi 80 Euro? …Forse non sai che 51 Euro li hai dati allo Stato come tasse…!

Se il prezzo della benzina da noi è così alto, fondamentalmente è (quasi) tutta colpa delle tasse, che incidono per il 64%.

Olanda e Paesi scandinavi sono gli unici a batterci nella classifica delle nazioni dove la benzina costa di più. I primi però non fanno testo, in quanto il loro potere d’acquisto è notevolmente più alto rispetto a quello degli italiani. Quindi è giusto affermare che l’Italia è il Paese dove la benzina è la più cara al mondo. Per essere precisi, siamo in terza posizione, alle spalle di Olanda e Danimarca. Se prendiamo come punto di riferimento il gasolio invece, scaliamo una posizione fino a posizionarci immediatamente alle spalle della Svezia. Le stime sono inserite all’interno di un recente report del Corriere della Sera, che si è basato sul rapporto del Ministero dello Sviluppo Economico datato allo scorso 14 maggio.

Perché la benzina è così cara

Se il prezzo della benzina da noi è così alto, fondamentalmente è (quasi) tutta colpa delle tasse, che incidono per il 64 per cento sul costo della verde, il 60 per cento su quello del diesel. Percentuali elevatissime, che se raffrontate con altri Paesi europei fanno capire quanto sia la differenza tra noi e il resto d’Europa e del mondo. L’esempio arriva dagli Stati Uniti, dove l’imposta statale sulla benzina corrisponde al 18 per cento totale del prezzo alla stazione di servizio.

In Italia si spende di più

In termini prettamente numerici, la tassa fissa in Italia sulla benzina corrisponde a 0,728 euro ogni litro. Quella sul diesel, invece, a 0,61740 euro. Facile fare i conti su quanto realmente valga un litro di benzina se vengono escluse le imposte. Oggi, arriveremo a spendere circa 0,9 al litro per la benzina e 0,8 euro per ogni litro di gasolio. Prezzi che probabilmente continueremo a sognare per tanto tempo. Secondo le stime fatte, tagliare anche solo di un quarto l’imposta fissa sulla benzina costerebbe qualcosa come 6 miliardi di euro. A questo proposito, si segnala il possibile intervento del nuovo governo M5S-Lega Nord, come stabilito dal programma. Nel frattempo i prezzi del carburante salgono sempre di più, tanto che era intervenuto anche il Codacons per sottolineare come i rincari folli della benzina andrebbero a colpire anche i consumi degli italiani, parliamo di bollette luce e gas in questo caso, i costanti aumenti che potrebbero proseguire per tutta l’estate infatti, potrebbero determinare anche aumenti nei listini prezzi della spesa. Insomma, un futuro prossimo non proprio roseo per la benzina e le tasche degli italiani.

tratto da: https://www.investireoggi.it/economia/prezzi-benzina-folli-da-noi-i-costi-piu-alti-al-mondo-ecco-perche/

Qualcuno fermi la guerra in Abissinia – tutte le accise che paghiamo sui carburanti… E non è uno scherzo!

 

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Qualcuno fermi la guerra in Abissinia – tutte le accise che paghiamo sui carburanti… E non è uno scherzo!

Il nostro appello: “Qualcuno fermi la guerra in Abissinia” …perchè dopo oltre 80 anni, ne paghiamo ancora l’accisa sui carburanti…

ACCISE BENZINA: ECCO TUTTE LE TASSE CHE PESANO SUI CARBURANTI

 

PAGHIAMO LA GUERRA D’ETIOPIA DEL 1935. SU OGNI LITRO DI BENZINA TASSE PESANO PER IL 64%. SU UN PIENO DI CARBURANTE 51,2 EURO VANNO A IVA E ACCISE

La tassazione sui carburanti ha raggiunto oramai livelli insostenibili in Italia, al punto che su un pieno di benzina da 80 euro, ben 51,2 euro se ne vanno in tasse. Lo denuncia il Codacons, commentando l’idea di M5S e Lega di ridurre le accise più anacronistiche che ancora oggi pesano su benzina e gasolio.
Ad oggi la tassazione sulla benzina rappresenta il 64% del prezzo pagato dai consumatori, percentuale che scende al 60% per il gasolio – spiega il presidente Carlo Rienzi – Gli automobilisti subiscono una doppia tassazione, perché pagano sia le accise, ossia tasse di scopo inserite per finanziare emergenze e mai più eliminate, sia l’IVA al 22%. Una situazione che non trova eguali in Europa, e rappresenta un danno miliardario per i cittadini.
Basti pensare che per ogni litro di carburante acquistato in Italia, i consumatori pagano ancora la Guerra d’Etiopia del 1935 o il disastro del Vajont del 1963 – aggiunge Rienzi – Questo avviene perché gli automobilisti vengono usati come “bancomat” dai vari governi, attraverso l’introduzione di accise per far fronte ad emergenze momentanee, vere e proprie tasse di scopo che non vengono più eliminate.
Ecco di seguito l’elenco delle accise che oggi si pagano su ogni litro di carburante acquistato in Italia:

0,000981 euro: finanziamento per la guerra d’Etiopia (1935-1936)
0,00723 euro: finanziamento della crisi di Suez (1956)
0,00516 euro: ricostruzione dopo il disastro del Vajont (1963)
0,00516 euro: ricostruzione dopo l’alluvione di Firenze (1966)
0,00516 euro: ricostruzione dopo il terremoto del Belice (1968)
0,0511 euro: ricostruzione dopo il terremoto del Friuli (1976)
0,0387 euro: ricostruzione dopo il terremoto dell’Irpinia (1980)
0,106 euro: finanziamento per la guerra del Libano (1983)
0,0114 euro: finanziamento per la missione in Bosnia (1996)
0,02 euro: rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri (2004)
0,005 euro: acquisto di autobus ecologici (2005)
0,0051 euro: terremoto dell’Aquila (2009)
da 0,0071 a 0,0055 euro: finanziamento alla cultura (2011)
0,04 euro: emergenza immigrati dopo la crisi libica (2011)
0,0089 euro: alluvione in Liguria e Toscana (2011)
0,082 euro (0,113 sul diesel): decreto “Salva Italia” (2011)
0,02 euro: terremoto in Emilia (2012)

tratto da: https://codacons.it/accise-benzina-ecco-tutte-le-tasse-che-pesano-sui-carburanti/

 

Benzina sintetica: la rivoluzione ecologica del carburante.

Benzina sintetica

 

 

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Benzina sintetica: la rivoluzione ecologica del carburante.

Avete sentito parlare della benzina sintetica?

La tedesca Audi è una delle case automobilistiche che più ha investito nello sviluppo di motorizzazioni diesel e benzina. Oggi, però, vuole rendere più sostenibili questi carburanti.

Per quanto riguarda il diesel, già dal 2014 la sezione ricerca e sviluppo è al lavoro su una tecnologia che si serve dell’elettrolisi e della CO2 presente nell’aria per ricavare un gasolio sostenibile.

Nel caso della benzina, il senso dell’ultimo progetto di Audi è lo stesso: ridurre la dipendenza della benzina dal petrolio e, di conseguenza, ridurre le emissioni di CO2.

Stiamo parlando della benzina sintetica. Di cosa si tratta? Di un carburante che si ricava lavorando sostanze di scarto come le biomasse, ovvero gli scarti biodegradabili dell’agricoltura. E’ chiamata e-benzin e ha un alto potere anti-detonante. In futuro consentirà di sviluppare motori più efficienti e meno inquinanti di quelli odierni.

Audi ha lavorato a questo progetto insieme ad un’azienda francese (presente anche in Germania) che ottiene idrocarburi lavorando gli scarti dell’agricoltura, la Global Bioenergies; insieme sono riusciti a produrre una quantità adeguata di e-benzin per iniziare a testarne il funzionamento su larga scala.

I risultati dei primi test sono incoraggianti. Oltre ad emettere meno gas nocivi durante la combustione, la e-benzin consente di aumentare ulteriormente il rapporto di compressione del motore senza incorrere in battiti in testa e, di conseguenza, migliorare l’efficienza complessiva.

Non è tutto: in futuro, Audi e Global Bioenergies, mirano ad eliminare completamente l’utilizzo di biomasse, fino ad arrivare ad utilizzare esclusivamente l’anidride carbonica e l’idrogeno per ottenere l’e-benzin. Un progetto interessante come l’impegno del costruttore nella ricerca per combustibili “sintetici”, tra cui figurerà anche un gas.

 

fonte: https://www.tomshw.it/avete-sentito-parlare-benzina-sintetica-92930

La benzina? Senza accise ci costerebbe 49 centesimi al litro…!

 

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La benzina? Senza accise ci costerebbe 49 centesimi al litro…!

 

Ogni volta che il prezzo del petrolio aumenta o cala in modo consistente, ci chiediamo perché le variazioni non si riflettano sul prezzo alla pompa dei carburanti. Il motivo è legato alla composizione del prezzo di gasolio e benzina, su cui la materia prima incide solo marginalmente. Accise e Iva fanno la parte del leone, mentre una piccola parte è determinata dai singoli operatori per fare fronte a oneri vari e garantirsi un margine di ricavi. Un’analisi dell’Unione petrolifera (di cui riportiamo l’infografica qui sotto) ci aiuta a capire le voci di spesa che compongono il prezzo alla pompa dei carburanti.

Benzina. L’ultimo prezzo ufficiale della benzina, registrato dal ministero dello Sviluppo economico il 5 febbraio, è pari a 1,573 euro al litro. Su questa cifra la componente fiscale incide per il 64%: questo vuol dire che su un litro di benzina paghiamo 1,012 euro di accise e Iva. L’accisa, nello specifico, è un’imposta fissa pari a 0,728 per litro, che grava sulla quantità dei beni prodotti, mentre l’Iva, che pesa per il 22% ed è soggetta alle variazioni di prezzo, incide sul conto finale per 0,284 euro/litro. Quello che resta, cioè 0,561 euro, è l’importo relativo al prezzo industriale, che comprende il costo della materia prima e il margine lordo dell’operatore: insieme, queste due componenti rappresentano il 36% del prezzo alla pompa di un litro di benzina. In riferimento all’ultimo prezzo rilevato dal Mise, il costo della materia prima è pari a 0,417 centesimi, cioè il 27% del prezzo alla pompa: è su questa voce che agiscono le quotazioni internazionali e il cambio euro/dollaro. Il margine lordo, pari al restante 9% del prezzo alla pompa, è 0,144 centesimi ed è determinato da ogni distributore per remunerare tutti gli altri passaggi della filiera e garantirsi un guadagno sul servizio erogato.

Gasolio. A determinare il prezzo alla pompa inferiore del gasolio rispetto alla benzina è la minore componente fiscale applicata, che è pari al 61% del prezzo finale: stando all’ultima rilevazione ufficiale del Mise, che indica un prezzo medio per litro di 1,448 euro, accise e Iva rappresentano 0,897 euro. Dal momento che l’Iva è sempre pari al 22%, ne risulta che a essere più economica è l’accisa applicata, fissata a 0,617 euro/litro. Guardando nel dettaglio il prezzo industriale, che è pari al restante 39% del prezzo alla pompa, il costo della materia prima risulta leggermente più alto di quello della benzina: secondo l’analisi di Unione petrolifera è pari a 0,430 euro (il 29%). Resta il margine lordo, in questo caso 0,139 euro per ogni litro, su cui gli operatori possono agire per modificare il prezzo finale.

La situazione in Europa. Rispetto alla media europea, Iva e accise in Italia pesano di più sul prezzo finale. Gli ultimi dati dell’Oil Bullettin della Commissione europea, basati sui prezzi comunicati dai singoli Paesi, registrano una componente fiscale media per la benzina del 62% e per il diesel del 56%. Rispetto all’Italia, si trovano tasse più care sulla benzina solo in Grecia, Danimarca e Olanda, mentre sul gasolio l’unico Paese a tassare di più è il Regno Unito: con la Brexit, dunque, il poco invidiato primato europeo tocca a noi.

In definitiva, il costo della benzina senza tasse sarebbe di 0,417 centesimi più 0,72 centesimi margine dell’operatore al netto di tasse (margine lordo di 0,144 centesimi al netto delle tasse che vi gravano nella misura di almeno il 50%) per un totale poco meno di 49 centesimi al litro!

Alla pompa, invece, il costo Italiano è al terzo posto in Europa dopo Islanda e Norvegia sia per benzina che per gasolio (Islanda 1,704 e 1,639. Norvegia 1,623 e 1,518. italia 1,574 e 1,444) ma qui bisogna tener conto degli oneri aggiuntivi per trasporti e toccaggi.

La benzina? Senza accise ci costerebbe 49 centesimi al litro…!

 

fonti:

https://www.quattroruote.it/news/industria-finanza/2018/02/14/carburanti_quanto_pesano_le_tasse_su_diesel_e_benzina.html

La benzina? Senza accise ci costerebbe 44 centesimi al litro…!

Perché queste notizie ce le nascondono? Le auto elettriche sono già più economiche di quelle tradizionali. Ed i costi scenderanno ancora!

 

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Perché queste notizie ce le nascondono? Le auto elettriche sono già più economiche di quelle tradizionali. Ed i costi scenderanno ancora!

 

La ricerca dell’Università di Leeds

Le auto elettriche sono già più economiche delle altre

In alcuni mercati acquistare e mantenere le auto elettriche costa meno rispetto a quelle con il motore a scoppio. Entro il 2025 non serviranno incentivi

I costi più bassi delle auto elettriche scenderanno ancora

 

Le auto elettriche sono più economiche da gestire delle cugine a benzina o diesel nel Regno Unito, negli Stati Uniti e in Giappone. Lo rivela una ricerca pubblicata sulla rivista Applied Energy e destinata a far molto discutere gli scettici e gli entusiasti.

Secondo l’Università di Leeds, che ha condotto lo studio, al momento il costo più basso è dovuto in parte agli incentivi statali, ma entro pochi anni le auto elettriche diventeranno comunque l’opzione più economica. I ricercatori hanno analizzato il costo derivante dal possesso di un’automobile nell’arco di quattro anni, valutando il prezzo di acquisto, il deprezzamento, il carburante, l’assicurazione, la tassazione e la manutenzione. Il verdetto è stato sorprendente: le auto elettriche pure sono risultate più convenienti in tutti i mercati presi in esame: Uk, Giappone, Texas e California.

Ad abbattere le spese è il costo del carburante, nettamente inferiore a benzina o diesel, ma anche i costi di manutenzione sono più bassi, perché i motori sono più semplici e aiutano a frenare il mezzo risparmiando sulle pastiglie dei freni. Nel Regno Unito, il costo annuale è risultato inferiore di circa il 10% rispetto a quello delle auto a benzina o diesel nel 2015, anno di riferimento.

Le auto ibride plug-in sono risultate significativamente più costose: chi le acquista paga effettivamente due motori in un solo veicolo. Un’eccezione tuttavia è rappresentata dal Giappone, dove le ibride ricevono sussidi più alti. Le auto elettriche pure ricevono aiuti per l’equivalente di 5.700 euro nel Regno Unito e in Giappone, che superano i 7 mila euro negli Stati Uniti. Presto anche gli incentivi statali verranno interrotti, ma per allora la tecnologia delle batterie forse sarà maturata a sufficienza da rendere le auto elettriche competitive con le antenate a benzina. Secondo i ricercatori accadrà prima del 2025, mentre la Renault se lo aspetta per i primi anni del 2020.

 

fonte: http://www.rinnovabili.it/mobilita/auto-elettriche-economiche-333/

Il programma verde della Scozia: stop auto benzina e diesel dal 2032 e rinnovabili per il 50% entro il 2030. Solo i nostri politici continuano a scodinzolare intorno alle Lobby del Petrolio!

 

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Il programma verde della Scozia: stop auto benzina e diesel dal 2032 e rinnovabili per il 50% entro il 2030. Solo i nostri politici continuano a scodinzolare intorno alle Lobby del Petrolio!

Il programma verde della Scozia: stop auto benzina e diesel dal 2032

Un piano per sviluppare la mobilità elettrica, un fondo per l’innovazione che combatta il climate change e una Banca nazionale per gli investimenti. La premier Nicola Sturgeon scrive le nuove mosse della transizione verde scozzese

La Scozia presenta il suo programma verde 2017-2018

(Rinnovabili.it) – La Scozia ribadisce il suo ruolo di apripista nella crescita verde del Regno Unito. Il governo nazionale ha presentato ieri il programma legislativo 2017-2018, un nuovo pacchetto di proposte normative che spaziano dalla realizzazione di un’economia low carbon allo sviluppo delle fonti rinnovabili. Tra i 16 disegni di legge del programma, ad attirare le maggiori attenzioni è il piano per la messa al bando delle nuove auto a benzina e diesel a partire dal 2032. Una scelta coraggiosa che anticipa di ben otto anni l’obiettivo che il governo britannico si è dato lo scorso luglio.

“La transizione dalle automobili e dai furgoni a benzina e diesel a veicoli elettrici e ad altri mezzi a basse emissioni è già in corso e sta accelerando”, ha commentato Sturgeon. “Oggi annunciamo un nuovo e ambizioso obiettivo: eliminare gradualmente auto e van a combustibili fossili in Scozia entro il 2032, ossia la fine del periodo coperto dal nostro nuovo Piano sul Cambiamento Climatico”.

Lo stop dei veicoli a combustione interna si accompagnerà a un massiccio piano per la diffusione della mobilità elettrica, con incentivi per l’industria e sviluppo della rete di ricarica nazionale. In programma c’è già “l’elettrificazione” dell’A9, la strada più lunga della Scozia. A dare una mano all’obiettivo, seppur indirettamente, saranno anche la creazione della quarta Low Emission Zone (LEZ – zona a bassa emissione) urbana, ma per sapere la città prescelta si dovrà attendere il 2018.

Il prossimo anno, il governo scozzese presenterà anche i nuovi obiettivi di riduzione del gas a effetto serra nell’attesa legge sul climate change. Il provvedimento dovrebbe includere la creazione di una Commissione di transizione che aiuti i ministri scozzesi nel passaggio verso un’economia focalizzata sulle fonti rinnovabili. Un’ulteriore norma istituirà un Fondo per l’innovazione da 60 milioni di sterline, destinato alle tecnologie di accumulo energetico, a sistemi di riscaldamento sostenibili e al “supporto della fase iniziale” di nuovo progetto di cattura e stoccaggio del carbonio a St. Fergus. Contemporaneamente una nuova Banca nazionale per gli investimenti fornirà sostegno finanziario alle industrie innovative. “Per avere successo, la Scozia deve cambiare, non seguire la sua scia”, ha spiegato la premier scozzese. “Dobbiamo aspirare ad essere l’inventore e il produttore di innovazioni digitali, ad alta tecnologia e basse emissioni in grado di modellare il futuro, e non solo i consumatori, diventando un laboratorio per il resto del mondo […] Dobbiamo essere audaci nelle nostre ambizioni”.

La svolta verde della Scozia: dalle rinnovabili il 50% dell’energia 2030

Il governo scozzese presenta la strategia energetica di medio termine: elettricità, calore e trasporti dovranno coprire metà del loro fabbisogno con le rinnovabili

(Rinnovabili.it) – Dopo aver messo a punto la strategia climatica al 2030, il governo scozzese pubblica quella energetica. Le 75 pagine del documento di consultazione riportano tutta l’ambizione verde di cui si è fatto carico il Paese in questi anni: per il futuro, la nazione continuerà ad investire sulla sua naturale vocazione energetica, premendo l’acceleratore sull’innovazione tecnologica.

Le ottime performance ottenute dai parchi eolici marini, soprattutto nel periodo natalizio, hanno spianato la strada ad obiettivi più ambiziosi nelle rinnovabili. La strategia energetica scozzese prevede che entro il 2030 almeno il 50% di tutta l’energia impiegata per soddisfare i fabbisogni elettrici, termici e dei trasporti provenga da impianti rinnovabili.

 

La strada da compiere è ancora lunga ma non particolarmente in salita: attualmente il Paese ottiene il 47% dell’energia di cui ha bisogno da prodotti petroliferi in gran parte estratti dalle piattaforme nel Mare del Nord, e il 27% dal gas naturale, proprio e importato. Dal canto loro, le green energy coprono già il 60% dei consumi elettrici e la rapida crescita dell’eolico offshore fa ben sperare il governo, seppur costretto ad ammettere che le fonti fossili avranno ancora un ruolo importante nel processo di transizione energetica.

 

“Possiamo essere tutti orgogliosi di questi successi, – ha commentato il ministro all’energia Paul Wheelhouse –  tuttavia, è chiaro che saranno necessari ulteriori progressi, in particolare nei trasporti e nella fornitura di calore a basso tenore di carbonio, se vogliamo rimanere sulla buona strada per raggiungere il nostro ambizioso obiettivo climatico”.

 

Il progetto avanza una serie di proposte per raggiungere questo obiettivo, e dunque per incrementare la produzione esistente e accelerare lo sviluppo di tecnologie emergenti come le reti intelligenti, gli impianti di stoccaggio energetico, i veicoli a idrogeno e le turbine eoliche galleggianti. La Scozia promette anche una “rinnovata attenzione all’efficienza energetica”, attraverso “un approccio mirato a ridurre la domanda e a trasformare le case e le imprese” di tutto il Paese. Tra le proposte spuntano per la prima volta anche i green bond, quale strumento per incrementare gli investimenti in patria.

Da Rinnovabili.it

La benzina? Senza accise ci costerebbe 44 centesimi al litro…!

 

 

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La benzina? Senza accise ci costerebbe 44 centesimi al litro…!

Senza l’esoso intervento del fisco, la benzina potrebbe costare quasi il 70% in meno rispetto ai prezzi oggi praticati al distributore. E il calo del barile aiuta sì, ma non come previsto, dato che accise e tasse sono sempre in progressivo aumento. Una vera e propria stangata che colpisce automobilisti, trasportatori e aziende correlate, ma che riverbera i propri effetti deleteri e perversi lungo tutte le filiere produttive: perché non ce n’è una che possa dirsi del tutto sganciata dai valori di verde e gasolio.

Nessuna novità, ma quando dal sentire comune si passa ai numeri il colpo è sempre difficile da parare. Soprattutto se l’Italia può perfino godere di uno dei prezzi industriali più bassi (14° su 19) di tutta Europa. “La fase ribassista del prezzo del petrolio riduce i costi di trasporto delle imprese, accompagnando la ripresa in corso: all’11 gennaio 2016 il costo del gasolio per una impresa manifatturiera, al netto dell’Iva, è di 1,022 euro/litro”, spiegano da Confartigianato, evidenziando il contributo cruciale del prezzo del greggio a quel poco di ripresa in atto. C’è un però: “La pressione del fisco attenua la ricaduta del ribasso”, dato che – spiegano sempre dall’associazione degli artigiani – l’Italia si colloca “al 2° posto del prezzo comprensivo di accisa, la più alta dell’Eurozona; infine il prezzo al consumo, comprensivo di Iva, in Italia è il più alto dell’Uem, dato che l’Italia è al 2° posto in Eurozona per prelievo dell’Iva”. La situazione diventa ancora più paradossale se il carburante è per uso privato: in questo caso siamo saldamente in testa con un non invidiabile primato.

Analogo discorso anche per la benzina. Sugli 1.4320 euro di prezzo medio praticato alla pompa, la richiesta del fisco assomma a circa i 2/3. Se per assurdo il petrolio fosse gratis (e al netto di costi di raffinazione, trasporto e distribuzione), al momento di fare il pienopagheremmo comunque poco meno di un euro al litro. Volendo invece ribaltare l’ottica al suo inverso, ai prezzi correnti e senza accise e imposte di sorta pagheremmo 44 centesimi ogni litro di carburante. E c’è di più: rispetto alla fine del 2008, quando si registrò un altro sensibile calo dell’oro nero, pagavamo addirittura meno. All’epoca l’Iva era al 20% (ma si applicava su un prezzo medio del barile più alto di circa 15 dollari rispetto all’attuale) e le accise raggiungevano i 42.3 centesimi, per un totale di circa 61 centesimi al litro. Oggi, con l’Iva al 22% – ma ripetiamo: con il petrolio addirittura a livelli più bassi – si è a quasi 85 centesimi per litro di preziosa benzina. Il tutto grazie ad un meccanismo perverso per il quale l’Iva non viene applicata sul prezzo industriale, ma dopo che a questo sono state applicate le accise. Una vera e propria tassa sulle tasse, in barba agli elementari principi che dovrebbero regolare le norme tributarie.

Filippo Burla

 

fonte: http://curiosity2015.altervista.org/x4863-2/

Correva l’anno 1941 e in Italia già esisteva l’auto elettrica. E poi? E poi, evidentemente, le lobby non erano d’accordo!

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Correva l’anno 1941 e in Italia già esisteva l’auto elettrica. E poi? E poi, evidentemente, le lobby non erano d’accordo!

 

L’auto elettrica già girava in Italia nel 1941

Questo filmato dell’Istituto Luce mostra come l’auto elettrica fosse realtà nel nostro Paese già 75 anni fa.

Futurista, agile, ma soprattutto ad emissioni zero. Era così l’auto elettrica nel 1941, non alimentata con benzina che serviva per scopi bellici. Se a questo ci aggiungiamo l’idea prettamente autarchica di prodursi tutto da soli e il nostro scarso possesso di materie prime, ecco spiegato l’impulso dato all’invenzione di prototipi del genere.

Ancora non si conoscevano le enormi potenzialità dell’eolico e del solare, quindi non possiamo parlare di energia “pulita” al 100%, anche se in quel periodo venivano create centrali idroelettriche per sfruttare la forza dell’acqua.

Il filmato è la riprova di come 75 anni fa stessero veramente avanti.

 

guarda il video

E proprio ieri si è venuti a sapere che nel 2015 c’è stato un vero e proprio boom di auto elettriche nel mondo. Se ne contano ormai più di un milione, con un incremento delle vendite pari al 70% rispetto all’anno prima.

Sono stati quasi 500mila, i mezzi a trazione elettrica immatricolati nel 2015. A dirlo è l’IEA, l’agenzia per l’energia dell’OCSE, che ha riscontrato come la maggior parte di questi veicoli abbia riscosso apprezzamento soprattutto in Cina, una della Nazioni più inquinate al mondo. Il paese orientale è affiancato ovviamente da Olanda e Norvegia, Stati in cui tra meno di dieci anni non si potranno acquistare automobili alimentate a benzina.

“Le auto elettriche sono circa 10 anni indietro all’eolico e al solare in termini di diffusione e sviluppo tecnologico – ha dichiarato l’economista capo dell’IEA, Laszlo Varro -, tuttavia questa tecnologia sta prendendo l’abbrivio. Le auto elettriche conquistano sempre più l’immaginario del consumatore”.

Il merito va anche ascritto all’aumento esponenziale dei distributori di ricarica, aumentati lo scorso anno nella sola Cina del 350%. Nel 1941, ovviamente, non c’erano. Poi ci si è messa la guerra a fare tutto il resto, e dopo, vuoi per la volontà delle lobbies del petrolio, vuoi per la sovrabbondanza degli idrocarburi ed infine per l’ancora non nata sensibilità ambientalista, l’auto elettrica è rimasta un prototipo e nulla più.

Ci basta sapere però che il futuro ha radici ben piantate in un passato raccontato solo in parte.

 

tratto da: http://www.lultimaribattuta.it/48126_auto-elettrica-gia-girava-in-italia-nel-1941

 

Rivoluzione ambientale in Olanda: dal 2025 vietate le auto a benzina e gasolio

 

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Rivoluzione ambientale in Olanda: dal 2025 vietate le auto a benzina e gasolio

Una vera e propria “rivoluzione” ambientale quella decisa dal Governo olandese che ha avviato il cammino legislativo per arrivare a vietare, dal 2025, la vendita di automobili con alimentazione a benzina o agasolio, ottenendo oggi una prima approvazione in Parlamento. Il provvedimento è stato approvato grazie al supporto di un ampio fronte politico del partito Laburista PvdA, a cui si sono affiancati anche i deputati dei Liberal Democratic D66, dei verdi GroenLinks e del partito ChristenUnie.

La decisione conferma il forte impegno verso il sostegno, la promozione e l’adozione della green economy del governo olandese che già nel 2013 aveva siglato un “accordo sull’energia” con una quarantina di organizzazioni indipendenti, al fine di promuovere iniziative “verdi” nell’ambito dell’energia, dell’isolamento termico degli edifici e della riduzione della CO2. Lo scorso dicembre l’Olanda, con altre quattro nazioni e otto Stati del Nordamerica, aveva formato la Zero-Emission Vehicle Alliance per arrivare al 2050 alla sola vendita di modelli eco-compatibili. La notizia di oggi arrivata dall’Olanda evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, è una di quelle destinate a lasciare il segno nella storia.

Al contrario, in Italia si fa un passo indietro ed anzichè parlare di economia verde se ne parla poco o niente il dibattito pubblico è monopolizzato dall’inchiesta sul pozzo petrolifero di Tempa Rossa inBasilicata e dal referendum sulle Trivelle del prossimo 17 aprile. I dati della green economy italiana sonospaventosi, basta pensare che sulla benzina, gli italiani pagano accise che risalgono a fatti accaduti 77 anni fa!

Fonte: www.globochannel.com