Perchè Sallusti odia tanto il 25 Aprile e i Partigiani? Una storia di cui perfino lui si vergogna… Questo ragazzo è il Partigiano Puecher, fucilato a venti anni su ordine del nonno fascista di Sallusti… Anche per questo Biagio Sallusti fu giustiziato come criminale di guerra!

 

Puecher

 

 

 

.

 

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

 

.

 

Perchè Sallusti odia tanto il 25 Aprile e i Partigiani? Una storia di cui perfino lui si vergogna… Questo ragazzo è il Partigiano Puecher, fucilato a venti anni su ordine del nonno fascista di Sallusti… Anche per questo Biagio Sallusti fu giustiziato come criminale di guerra!

 

Dalle pagine del Giornale, qualche giorno fa, Alessandro Sallusti affermava, con la bava alla bocca, che il coronavirus ci avrebbe fatto il favore di “liberarci” dal 25 aprile. Per poi dire che il virus se la ride della stupidità dei partigiani. Quegli uomini e quelle donne di 80, 90 anni che, tra l’altro, stanno ormai scomparendo.

Ecco. Una domanda allora. Ma quale tipo d’uomo si alza la  mattina con la voglia, il desiderio di offendere delle persone anziane, e di farlo tra l’altro così cinicamente e gratuitamente? Di che pasta è fatto un individuo che, dicendosi giornalista, si dimostra incapace di far parlare di sé per un pensiero anche solo vagamente intelligente, ma solo tramite l’ingiuria?

Si prova allora davvero tanta pena di fronte ad individuo del genere. Per un individuo che, dovendo vivere nel Paese di Biagi, Montanelli e Bocca, avverte un’invidia ed una frustrazione tale da ridursi a questo livello di “giornalismo”.

Ma perchè tanto livore nei confronti della Liberazione e dei Partigiani? Ve lo spieghiamo noi…

Il nonno dell’attuale direttore del Giornale presiedette volontariamente il tribunale fascista che condannò a morte Giancarlo Puecher, vent’anni, partigiano. A fine guerra, anche per questo fu giustiziato come criminale di guerra!

Aveva presieduto il tribunale militare repubblichino che aveva condannato a morte Giancarlo Puecher, vent’anni, partigiano. Uno solo, anziché sette come chiesto dai comandi militari.

I fatti. La sera del 12 novembre 1943 Puecher insieme all’amico Franco Fucci, ignari dell’istituzione del coprifuoco, furono fermati da una pattuglia di militi della Repubblica Sociale Italiana. Alla richiesta di documenti i due giovani ammisero di esserne sprovvisti, pertanto fu loro comunicato che sarebbero stati portati in caserma per l’identificazione. Non potendo recarsi in caserma poiché in possesso di armi, dinamite e manifestini di propaganda che erano sfuggiti a una sommaria perquisizione, Fucci impugnò la pistola e tentò di esplodere un colpo contro uno dei militi ma l’arma si inceppò. Il miliziano rispose al fuoco colpendo l’aggressore che cadde a terra ferito al ventre. Fucci fu ricoverato in ospedale mentre Puecher fu condotto in caserma e arrestato. La stessa sera furono fermati ed arrestati altri sette partigiani che come Puecher e Fucci stavano tutti ritornando dalla stessa riunione politica. Tra questi anche il padre Giorgio Puecher. Per circa un mese la situazione restò tranquilla.
Il 18 dicembre 1943 a Milano il fu ucciso il federale di Milano Aldo Resega che rappresentava la corrente moderata in seno al Partito Fascista Repubblicano. Inoltre un noto squadrista di Erba, Germano Frigerio, fu ucciso in un bar nel corso di un agguato. I fascisti decisero pertanto di compiere una rappresaglia che prevedeva la fucilazione di trenta antifascisti, dieci per ogni fascista ucciso ad Erba (Ugo Pontiggia, Angelo Pozzoli e Germano Frigerio). Non essendo custoditi nelle carceri un numero sufficiente di prigionieri il numero degli ostaggi fu ridimensionato a sei.

Il tribunale fu istituito nel municipio della città e Puecher fu processato insieme ad altri sette prigionieri (Giudici Luigi, Testori Vittorio, Testori Giulio, Grossi Rino, Cereda Giuseppe, Gottardi Ermanno e Gottardi Silvio). Nel corso del dibattimento Puecher rivendicò orgogliosamente le proprie responsabilità: “Appartengo al vero esercito italiano” e ammise di aver partecipato a una azione partigiana. Il tenente colonnello Biagio Sallusti, che era stato chiamato a presiedere il processo, ridusse il numero dei morituri che fu fissato alla fine a uno solo, Giancarlo Puecher.

Puecher fu condannato a morte mediante fucilazione per aver “promosso, organizzato e comandato una banda armata di sbandati dell’ex esercito allo scopo di sovvertire le istituzioni dello stato”.

A Puecher fu concesso di scrivere una ultima lettera e di essere confessato. Scrisse ai parenti: «L’amavo troppo la mia Patria, non la tradite, e voi tutti giovani d’Italia seguite la mia via e avrete compenso della vostra lotta ardua nel ricostruire una nuova unità nazionale. Perdono a coloro che mi giustiziano perché non sanno quello che fanno e non pensano che l’uccidersi tra fratelli non produrrà mai la concordia. Ho sempre creduto in Dio e perciò accetto la Sua volontà. »
L’esecuzione avvenne nel cimitero nuovo di Erba. Il padre Giorgio Puecher fu in seguito deportato nel Campo di concentramento di Mauthausen dove morì il 17 aprile 1945. Fucci rimase ricoverato in ospedale e quando fu guarito recluso in carcere. Fu poi liberato alla caduta del fascismo.

Il maggiore Mario Noseda della Guardia Nazionale Repubblichina che assunse il comando delle operazioni anti-partigiane in seguito alle uccisioni dei due fascisti (Pontiggia e Pozzoli) così rievocò la figura di Giancarlo Puecher: “Era un idealista, uno che, ne sono certo, non aveva mai sparato un solo colpo di rivoltella. Non era comunista e non si rendeva conto di aver fatto il gioco dei comunisti. Davanti alla morte si comportò con grande dignità e coraggio”

Al suo nome è stata intitolata la brigata partigiana del CVL operante in Brianza e il distaccamento della 52ma Brigata Garibaldi “Luigi Clerici” operante nell’Alto Lario che contribuirà all’arresto di Benito Mussolini a Dongo il 28 aprile 1945.
Milano gli ha intitolato un centro culturale e una via.
Ad Erba gli è stata intitolata la scuola media statale.

Sempre a Milano gli è stata titolata una scuola secondaria di I grado, in via Castellino da Castello 9, sotto il Ponte della Ghisolfa che fa parte della Rinnovata Pizzigoni.

L’attuale Sallusti così commento il fatto: “Mio padre questa storia non me l’aveva mai raccontata. Non certo per pudore. Per proteggermi. E invece scoprivo che dopo quattro vigliacchi rifiuti dei suoi superiori di grado, perché la Repubblica di Salò era ormai alla fine e i partigiani alle porte, mio nonno aveva accettato di dirigere il tribunale. Curioso vero? Ma era la legge della guerra. Scoprii, e oggi quel dialogo è nei libri di storia, che il giorno prima della ritirata nella ridotta della Valtellina, mio nonno aveva chiesto a Mussolini di non scappare. Se avesse seguito quel consiglio non avremmo le foto del Duce travestito da soldato tedesco”.

 

 

 

Perchè Sallusti odia tanto il 25 Aprile e i Partigiani? Una storia di cui perfino lui si vergogna… Questo ragazzo è il Partigiano Puecher, fucilato a venti anni su ordine del nonno fascista di Sallusti… Anche per questo Biagio Sallusti fu giustiziato come criminale di guerra!ultima modifica: 2020-04-25T19:48:39+02:00da eles-1966
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento