Prezzi benzina folli: da noi i costi più alti al mondo, ecco perché

 

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Prezzi benzina folli: da noi i costi più alti al mondo, ecco perché

Fai il pieno? Spendi 80 Euro? …Forse non sai che 51 Euro li hai dati allo Stato come tasse…!

Se il prezzo della benzina da noi è così alto, fondamentalmente è (quasi) tutta colpa delle tasse, che incidono per il 64%.

Olanda e Paesi scandinavi sono gli unici a batterci nella classifica delle nazioni dove la benzina costa di più. I primi però non fanno testo, in quanto il loro potere d’acquisto è notevolmente più alto rispetto a quello degli italiani. Quindi è giusto affermare che l’Italia è il Paese dove la benzina è la più cara al mondo. Per essere precisi, siamo in terza posizione, alle spalle di Olanda e Danimarca. Se prendiamo come punto di riferimento il gasolio invece, scaliamo una posizione fino a posizionarci immediatamente alle spalle della Svezia. Le stime sono inserite all’interno di un recente report del Corriere della Sera, che si è basato sul rapporto del Ministero dello Sviluppo Economico datato allo scorso 14 maggio.

Perché la benzina è così cara

Se il prezzo della benzina da noi è così alto, fondamentalmente è (quasi) tutta colpa delle tasse, che incidono per il 64 per cento sul costo della verde, il 60 per cento su quello del diesel. Percentuali elevatissime, che se raffrontate con altri Paesi europei fanno capire quanto sia la differenza tra noi e il resto d’Europa e del mondo. L’esempio arriva dagli Stati Uniti, dove l’imposta statale sulla benzina corrisponde al 18 per cento totale del prezzo alla stazione di servizio.

In Italia si spende di più

In termini prettamente numerici, la tassa fissa in Italia sulla benzina corrisponde a 0,728 euro ogni litro. Quella sul diesel, invece, a 0,61740 euro. Facile fare i conti su quanto realmente valga un litro di benzina se vengono escluse le imposte. Oggi, arriveremo a spendere circa 0,9 al litro per la benzina e 0,8 euro per ogni litro di gasolio. Prezzi che probabilmente continueremo a sognare per tanto tempo. Secondo le stime fatte, tagliare anche solo di un quarto l’imposta fissa sulla benzina costerebbe qualcosa come 6 miliardi di euro. A questo proposito, si segnala il possibile intervento del nuovo governo M5S-Lega Nord, come stabilito dal programma. Nel frattempo i prezzi del carburante salgono sempre di più, tanto che era intervenuto anche il Codacons per sottolineare come i rincari folli della benzina andrebbero a colpire anche i consumi degli italiani, parliamo di bollette luce e gas in questo caso, i costanti aumenti che potrebbero proseguire per tutta l’estate infatti, potrebbero determinare anche aumenti nei listini prezzi della spesa. Insomma, un futuro prossimo non proprio roseo per la benzina e le tasche degli italiani.

tratto da: https://www.investireoggi.it/economia/prezzi-benzina-folli-da-noi-i-costi-piu-alti-al-mondo-ecco-perche/

I semi garantiscono la sopravvivenza dell’umanità: lasciamoli liberi

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I semi garantiscono la sopravvivenza dell’umanità: lasciamoli liberi

Si parla troppo di cucina, solo superficialmente di materia prima, poco di agricoltura, e niente di semi. Potrebbe sembrare un argomento banale, ma non è così: sono sufficienti alcuni dati. Negli anni Settanta nel mondo esistevano oltre 7000 aziende sementiere. Poi, proprio come è successo in tutti gli altri settori della produzione, queste aziende sono cambiate, ingrandendosi e concentrandosi attraverso fusioni e acquisizioni, fino ad arrivare a un radicale cambiamento di scenario.

Oggi il mercato delle sementi è concentrato in pochissime mani. Nell’Unione Europea, le prime cinque aziende del settore controllano il 75% delle sementi di mais e il 95% dei semi di ortaggi. A livello globale, il dato è ancora più impressionante, direi spaventoso: le prime tre aziende detengono il 53% del mercato, le prime dieci arrivano al 75%.

Anche se volessimo tralasciare il fatto che spesso queste stesse aziende controllano parallelamente grosse fette del mercato dei pesticidi, diserbanti e fertilizzanti, il dato rimarrebbe comunque sconcertante, e dovrebbe attirare la nostra attenzione: stiamo davvero lasciando che un settore così importante, vitale, sia soggetto alle stesse dinamiche di altre produzioni industriali?

Se il cibo non è solo merce ma ha un valore intrinseco più grande del suo prezzo, lo stesso, e ancora di più, vale per i semi.

Perché il seme è il nucleo fondamentale della vita, ed è il risultato del lavoro degli uomini e (soprattutto) delle donne che, stagione dopo stagione e secolo dopo secolo, hanno curato e selezionato le sementi che meglio potevano adattarsi al territorio, al clima, e che hanno poi disegnato paesaggi e tradizioni gettando le fondamenta di tutte le culture di ogni popolo della terra.

Come possiamo consegnare tutta questa conoscenza nelle mani di poche decine di aziende che per loro stessa natura tendono a ridurre e arginare le diversità, in quanto il particolare mal si sposa con le logiche dell’economia di scala e dell’accentramento del potere? Come possiamo permettere che in alcune zone del mondo le lobby delle industrie siano riuscite a vietare gli scambi informali tra contadini, un meccanismo alla base delle civiltà rurali lungo tutta la storia dell’agricoltura? Per la cronaca, questo succede anche in Italia, dove gli agricoltori non possono riprodurre liberamente i propri semi di grano duro ma sono obbligati ad acquistare semi certificati dalle ditte sementiere.

Dobbiamo prestare attenzione ai semi. Questo sarà un nodo cruciale per la giustizia sociale legata alla sovranità alimentare, e, in un mondo sempre più esposto a rischi climatici e biologici, la biodiversità rimarrà il più potente strumento di difesa per la sopravvivenza dell’umanità, ed è nostro dovere tutelarla.

 

Carlo Petrini

tratto dal numero 5/2018 di Slow, la rivista di Slow Food Italia

fonte: http://www.slowfood.it/i-semi-garantiscono-la-sopravvivenza-dellumanita-lasciamoli-liberi/

 

 

Come si tutelano i nostri prodotti tradizionali – Compri la salsiccia sarda, poi leggi l’etichetta e scopri che il maiale la Sardegna non l’ha manco mai vista: nato, ingrassato e macellato in Francia!

 

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Come si tutelano i nostri prodotti tradizionali – Compri la salsiccia sarda, poi leggi l’etichetta e scopri che il maiale la Sardegna non l’ha manco mai vista: nato, ingrassato e macellato in Francia!

 

Il maiale è nato, ingrassato e macellato in Francia: ma sullo scontrino la salsiccia è sarda

Salsiccia sarda 100% francese, la beffa in uno scontro di un centro commerciale sardo. Pili: “Chi autorizza tutto questo? E’ inammissibile”

Salsiccia sarda arrosto. Ma il maiale è nato, ingrassato e macellato in Francia. Almeno questo è quanto si legge in uno scontrino di un centro commerciale del Nord Sardegna, pubblicato in un post sul profilo facebook del deputato di Unidos Mauro Pili. E scatta la polemica: “Dove sono le azioni antifrode? Chi consente e autorizza queste vergogne? Nessuno dica che si può fare! I nostri imprenditori sottoposti ad ogni genere di controllo e poi si usa impropriamente la definizione “salciccia sarda” al 100% francese! Tutto ciò è inammissibile!”

Oltre il danno, la beffa, viene da dire.

tratto da: http://www.castedduonline.it/maiale-sardo-francia-scontrino-salsiccia/

20 maggio – è la Giornata mondiale delle api

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20 maggio – è la Giornata mondiale delle api

 

Le api sono fondamentali per la nostra sopravvivenza eppure, a causa dell’impatto umano, rischiano di scomparire.

Da oltre trenta milioni di anni le api svolgono un servizio ecosistemico essenziale aiutando i fiori a espandere il proprio areale e a riprodursi. Oltre che alla sopravvivenza di molte specie vegetali, questi incredibili insetti sono necessari per la sopravvivenza della nostra specie, contribuendo in maniera decisiva alla sicurezza alimentare globale. Oltre due terzi delle colture utilizzate per la nutrizione umana sono infatti impollinati dalle api, le quali svolgerebbero inoltre un ruolo attivo nel mantenimento della biodiversità e nel ripristino delle aree prossime alla desertificazione. Le api, considerate oggi dei super-organismi, potrebbero perfino aiutarci nella comprensione del nostro cervello.

Una giornata per le api

I motivi per proteggere queste piccole e laboriose creature (anche se ovviamente la conservazione della natura dovrebbe prescindere da ragionamenti utilitaristici) sono dunque molteplici. Per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza delle api e chiedere azioni concrete per la loro tutela, si celebra il 20 maggio la Giornata mondiale delle api. La giornata è stata istituita dalle Nazioni Unitea dicembre 2017 e si festeggerà il 20 Maggio a partire dal 2018.

Il ruolo decisivo della Slovenia

La giornata verrà celebrata in oltre 115 nazioni, il merito è però soprattutto della Slovenia, e in particolare della Federazione slovena degli Apicoltori, che ha sollecitato l’Onu per il riconoscimento ufficiale della giornata. Il governo sloveno è in prima linea nella lotta per la salvaguardia delle api, non a caso è stato il primo, nel 2011, a vietare l’uso di pesticidi sul territorio nazionale. L’apicoltura è un’attività molto radicata nella cultura slovena, si stima che ogni 10mila sloveni 200 abbiano un’attività di apicoltura. La tradizione vuole che ogni apicoltore personalizzi la propria arnia di legno con motivi tipici del folklore sloveno.

Perché il 20 maggio

La scelta della data in cui si celebra la Giornata mondiale delle api non è casuale. Mentre nell’emisfero boreale maggio è il mese centrale per l’impollinazione, nell’emisfero australe corrisponde alla produzione del miele e poi della lavorazione dei suoi derivati. Inoltre uno dei primi pionieri della moderna apicultura, lo sloveno Anton Janša (1734–1773), è nato proprio il 20 Maggio.

Api in pericolo

In appena trenta anni, dal 1980 al 2010, la popolazione mondiale di api e vespe si è ridotta del 36 per centoLe api sono minacciate soprattutto dai prodotti chimici utilizzati in agricoltura, come pesticidi e insetticidi. In particolare il pericolo principale è rappresentato da una famiglia di insetticidi, i neonicotinoidi che riducono olfatto, memoria e senso dell’orientamento delle api. Per combattere questo pericolo nel 2013 l’Unione europea ha vietato l’uso di tre pesticidi particolarmente nocivi, ma le misure adottate sono ancora insufficienti. Altri pericoli sono l’indebolimento del loro sistema immunitario, i cambiamenti climatici, la perdita di habitat e l’aumento delle monocolture che determinano mancanza di risorse mellifere.

Alla scoperta delle api

In occasione della Giornata mondiale sono state organizzate numerose iniziative per approfondire la conoscenza di questi animali. In Slovenia, che ha perfino coniato una moneta da due euro raffigurante un alveare, sarà possibile partecipare a conferenze, visite guidate e laboratori per grandi e piccini. Anche in Italia sono stati organizzati numerosi eventi come la degustazione di mieli e attività ludiche e didattiche. Il parco dell’Aveto, in Liguria, ha organizzato una visita all’apiario didattico di Corerallo, mentre all’oasi del Bosco di S. Silvestro di Caserta sono previsti incontri con gli apicoltori, degustazioni e laboratori.

 

tratto da: https://www.lifegate.it/persone/news/20-maggio-giornata-mondiale-api

Stiamo perdendo la capacità di sognare: ecco perché…

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Stiamo perdendo la capacità di sognare: ecco perché…

L’attività onirica è sempre più ridotta: la società contemporanea predilige la veglia al sonno tanto che è stato coniato il termine «sindrome da sonno insufficiente»
di Danilo di Diodoro
Stiamo perdendo i nostri sogni, e non solo quelli a occhi aperti, ma anche quelli veri e propri che dovremmo fare di notte. Sogniamo meno, per tanti motivi diversi, dalla riduzione delle ore trascorse addormentati, all’utilizzo di sostanze che interferiscono con il sonno Rem, quella ancora abbastanza misteriosa ma importante fase del sonno nella quale per la maggior parte si producono i sogni. È una perdita non priva di conseguenze, come ha scritto di recente la rivista New Scientist: «Il sonno Rem è di vitale importanza, sia per l’apprendimento, sia per la creatività, e contribuisce in vario modo a promuovere una mente sana». La società contemporanea predilige la veglia al sonno. Dorme meno del passato anche chi non soffre di insonnia, per impegni di lavoro, perché televisioni, cellulari e tablet attirano la nostra attenzione, perché la mattina suona la sveglia, tanto che è stato coniato il termine “sindrome da sonno insufficiente”.
Dormire poco: conseguenze

Durante il giorno si traduce in ridotta vigilanza, irritabilità, distraibilità e sensazione di fatica, sintomi che tendono a svanire quando ci si concede qualche notte di buon sonno prolungato e di meritato sognare. Anche la vera e propria insonnia ruba sonno e sogni. Infatti il cervello sembra prediligere il sonno non Rem, nel quale vi è una concentrazione minore di sogni. «Il sonno Rem, associato al sognare, è un mediatore della funzione immunitaria, serve a consolidare la memoria e regola il tono dell’umore», dice Rubin Naiman dell’University of Arizona Center for Integrative Medicine, autore di un articolo sull’argomento pubblicato sugli Annals of the New York Academy of Sciences. Naiman segnala recenti studi realizzati sia sugli animali, sia sull’uomo, che hanno scoperto come la deprivazione di questa fase di sonno aumenti le risposte infiammatorie dell’organismo e la sensibilità al dolore fisico, oltre a generare difficoltà di memoria. Chi viene sistematicamente risvegliato appena compare questa fase di sonno, mostra molto rapidamente comportamenti irritati e aggressivi. Alla lunga emergono vere e proprie condizioni depressive. Ma il sonno Rem, con i suoi sogni particolarmente bizzarri, costituiti da immagini come se fossero veri film, e ricchi di contenuti emotivamente forti, è anche importante per il consolidamento delle memorie.

Potenziamento emozionale della memoria

«È proprio per le emozioni tipiche del sonno Rem che si ha questa funzione di consolidamento», dicono Michelle Carr e Tore Nielsen del Dream and Nightmare Laboratory del Center for Advanced Research in Sleep Medicine di Montréal, in Canada, autori di uno studio pubblicato su Consciousness and Cognition. «Un fenomeno simile a quanto avviene per il cosiddetto “potenziamento emozionale della memoria” che si verifica da svegli quando un forte stimolo emozionale giunge durante lo svolgimento di un compito di memorizzazione o durante la mezz’ora seguente». Lo stimolo emotivo, specie se a contenuto negativo, come spesso sono i sogni fatti nel sonno Rem, attiva il locus ceruleus, un nucleo del tronco cerebrale che invia messaggi mediati dall’adrenalina, sia alla corteccia cerebrale, sia all’ippocampo, importanti sedi di gestione delle informazioni memorizzate. Una sferzata che rinforza l’apprendimento mnemonico.

Cosa rende difficile sognare

Sonno Rem e sogni sono poi insidiati dall’alcol, sebbene molti siano convinti che possa aiutare a dormire. «Il mito che l’alcol faciliti il sonno è difficile da scacciare, soprattutto perché in esso c’è una qualche verità», dice ancora Naiman. «In quanto agente che deprime il sistema nervoso centrale, l’alcol riduce il tempo di addormentamento e quindi può effettivamente aiutare ad addormentarsi con maggiore prontezza. Ma, appena viene metabolizzato, stimola un’impennata compensatoria di tipo adrenergico che va a distruggere in maniera significativa il sonno Rem e l’esperienza del sogno». Un’azione molto simile la svolge la cannabis, capace di interferire con il sonno Rem, e anche la nicotina modifica in maniera negativa la normale architettura del sonno.

Farmaci

Il sonno Rem è poi penalizzato quando si assumono sonniferi, a favore di più lunghi periodi di sonno leggero. Accade soprattutto con le benzodiazepine ma forse anche con le cosiddette Z-drug, come lo zolpidem e lo zaleplon. Oggi si è anche scoperto che i passaggi dallo stato di veglia a quello di sonno non-Rem e a quello di sonno Rem sono governati da una serie di differenti network cerebrali, a loro volta sotto il controllo di specifici geni. Quando uno di questi geni non funziona adeguatamente il sonno Rem e il sogno possono risentirne negativamente. La scoperta è stata realizzata, per ora sui topi da Masashi Yanagisawa che, assieme ad alcuni suoi collaboratori dell’ International Institute for Integrative Sleep Medicine di Tsukuba in Giappone, ha pubblicato un articolo sulla rivista Nature. Lo studio è stato realizzato introducendo modifiche casuali su oltre 8 mila geni di topi da laboratorio, che sono poi stati esaminati nei loro pattern di sonno. Alcuni di essi, ai quali era stato modificato il gene chiamato Nalcn, hanno perso completamente il sonno Rem. A chi gli ha chiesto se i topi fossero anche diventati incapaci di sognare, il professor Yanagisawa ha dato una risposta molto abbottonata: «È difficile rispondere a questa domanda, dal momento che i sogni sono fondamentalmente un fenomeno soggettivo».

fonte: https://www.corriere.it/salute/neuroscienze/18_marzo_30/stiamo-perdendo-capacita-sognare-ecco-perche-51f82e3a-341b-11e8-a1e2-51062e133ddb.shtml

La follia del decreto Martina: per combattere la xylella, distrugge con pesticidi, la vita di piante, animali ed insetti, compreso le api, in una vastissima zona, dalla provincia di Lecce a Fasano…!!

 

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La follia del decreto Martina: per combattere la xylella, distrugge con pesticidi, la vita di piante, animali ed insetti, compreso le api, in una vastissima zona, dalla provincia di Lecce a Fasano…!!

XYLELLA: IL DISASTRO DEL DECRETO MARTINA

Ha destato molto scalpore il decreto ministeriale dell’Onorevole Martina, che per combattere la xylella, un batterio che ha colpito gli ulivi del Salento, vuole distruggere con estirpazioni e pesticidi la vita di tutte le piante e di tutti gli insetti impollinatori, specialmente le api, in una vastissima zona che comprende tutta la provincia di Lecce arrivando fino a Fasano.

Tale decreto provoca un vero e proprio disastro ambientale distruggendo la vita dei terreni e nuocendo alla vita degli animali e delle persone. In una parola è un decreto contro l’ambiente e contro la salute. L’Onorevole Martina afferma con questo suo atto amministrativo di voler dare esecuzione “ad una decisione di esecuzione della Commissione europea”, che è un atto amministrativo non vincolante poiché non sancisce un obbligo specifico nei confronti degli Stati membri.

In sostanza l’Onorevole Martina copia detta decisione senza adeguarla alle esigenze dei territori e senza operare nessun bilanciamento tra gli interessi in gioco, ricorrendo al sistema distruttivo laddove è necessario far ricorso a sistemi biologici la cui maggiore efficacia è scientificamente provata.

Tale decreto è stato emesso in totale carenza di potere, poiché dal combinato disposto degli articoli 114 e 118 della Costituzione la funzione amministrativa non spetta allo Stato, ma ai comuni. Ne in questo caso lo Stato può attrarre a sé tale competenze per assicurarne l’esercizio unitario poiché ciò che viene in primo piano è la specificità dei territori la quale richiede normative differenziate e non provvedimenti vincolanti per tutte le situazioni.

Questa “attrazione in sussidiarietà” potrebbe essere esercitata soltanto dalle regioni. E la Regione Puglia non ha adottato nessun provvedimento in proposito. In questo stato di cose spetta dunque ai comuni intervenire imponendo i sistemi idonei per combattere la xylella senza distruggere l’ambiente nuocendo così anche alla salute umana. Dunque bene hanno fatto i Comuni di Nardò e Noceia, i quali sono intervenuti sul fondamento di propria competenza costituzionalmente riconosciuto. È auspicabile che tutti i comuni interessati agiscano immediatamente con urgenza a tutela dell’ambiente e della salute, ricorrendo nello stesso tempo al Tar per la sospensione e l’annullamento del decreto Martina che è assolutamente incostituzionale, sia perché emesso in carenza di potere, sia perché produttivo di danni all’ambiente e alla salute dell’uomo. Tale ricorso dovrebbe riguardare i comuni per la salvaguardia delle proprie competenze e nel contempo tutta la cittadinanza amministrativa che subirebbe i danni di questo illegittimo provvedimento statale.

 

Paolo Maddalena

 

fonte: http://www.attuarelacostituzione.it/2018/05/15/il-disastro-del-decreto-martina-sulla-xylella/

Portogallo da record: l’energia verde supera il fabbisogno energetico …Ma evidentemente lì non hanno politici corrotti che scodinzolano intorno le lobby del petrolio in cambio di una mazzetta…!

 

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Portogallo da record: l’energia verde supera il fabbisogno energetico …Ma evidentemente lì non hanno politici corrotti che scodinzolano intorno le lobby del petrolio in cambio di una mazzetta…!

Prima i Paesi Scandivavi, poi la Scozia, ora il Portogallo. Ormai non apri più un giornale che trovi gli eclatanti successi di altri paesi con le rinnovabili…

E noi? Abbiamo il sole (e che sole), il mare, il vento, ma restiamo schiavi delle lobby del petrolio… Perché? …Io chiederei ai nostri politici…!

by Eles

 

Da DolceVita online:

Portogallo da record: l’energia verde supera il fabbisogno energetico

Le energie rinnovabili confermano il loro buon proposito di farsi sempre più spazio nella richiesta di fabbisogno.

Dopo i risultati annuali registrati dalla Scozia, è il Portogallo che si fa notare, portandosi a casa, nelmese di Marzo, un record di produzione di elettricità. I dati registrati dal National energy networks fanno trasparire come l’energia verde totale prodotta superi in media quella richiesta per lo stesso periodo dal Portogallo continentale (tolte quindi le Azzorre e Madera). Nello specifico sono stati generati da acqua e aria 4.812 gigawattora di elettricità, per una richiesta di 4.647 gigawattora, andando a coprire quindi il 103,6% del fabbisogno continentale.

Si tratta di dati medi, calcolati sulla mensilità, ma anche andando ad analizzare l’intervallo di variazione, evidenziando quindi i valori minimi e massimi registrati, la produzione è lodevole: il 7 marzo l’energia verde ha fornito l’86%, mentre il suo massimo  è stato segnato dopo poco, l’11 marzo, quando ha generato energia pari al 143% della richiesta.

Protagonista indiscussa è l’energia idroelettrica, che ha contribuito per il 55% del totale, mentre il vento ha contribuito per il 42% delle esigenze di consumo. Secondo ARPEN, l’associazione nazionale delle energie rinnovabili, questo risultato ha fatto risparmiare al Pianeta 1,8 milioni di tonnellate di CO2, e 21 milioni di euro di quote di emissione.

 fonte: http://www.dolcevitaonline.it/portogallo-da-record-lenergia-verde-supera-il-fabbisogno-energetico/

Effetti collaterali dei farmaci: le denunce di John Virapen, il manager pentito che ha sulla coscienza migliaia di vite umane…

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Effetti collaterali dei farmaci: le denunce di John Virapen, il manager pentito che ha sulla coscienza migliaia di vite umane…

Effetti collaterali dei farmaci: le denunce di John Virapen, il manager pentito che ha ucciso migliaia di persone…

Effetti collaterali farmaci… quello che non ci dicono

Sapevate che le case farmaceutiche spendono 35-40 mila dollari l’anno per ciascun medico in attività con lo scopo di convincerli a prescrivere i loro prodotti?

Sapevate che i cosiddetti opinion leader, grandi scienziati e medici qualificati, vengono corrotti con viaggi costosi, regali o più semplicemente con soldi perché recensiscano positivamente i medicinali?

Sapevate che il 75% dei maggiori scienziati in ambito medico sono sul libro paga delle industrie farmaceutiche? E che le industrie inventano malattie e le pubblicizzano con campagne di marketing mirate per espandere il mercato dei propri prodotti?

Molte di queste cose non sono risapute dalla maggior parte delle persone e il motivo è semplice: le lobbie non vogliono che si sappiano…

Le confessioni del manager pentito John Virapen

Un scritto da John Virapen – “Effetti collaterali: morte! – manager pentito delle grandi multinazionali, rompe il muro di silenzio e omertà e porta un po’ di luce nell’ombra. Vi riporto l’incipit del libro:

«Le autorità statali non sono in grado di salvare te o il mio bambino dalle organizzazioni criminali radicate nell’industria farmaceutica. I funzionari sono corruttibili, gli specialisti sono corruttibili e anche i medici lo sono. Tutti possono essere corrotti, in un certo senso».

Virapen è il classico self made man: nato nella colonia britannica “La Guyana” ha iniziato dai lavori più umili per giungere come General Manager ai vertici di una delle più potenti e influenti multinazionali del mondo: Eli Lilly Inc.
Il suo libro “Effetti collaterali: morte” è una pesantissima denuncia che non lascia spazio a nessun dubbio. Questo suo pentimento però non arriva a caso: è legato alla nascita di suo figlio e la conseguente paura che possa finire in uno di quegli ingranaggi da lui creati e oliati per anni…

Per l’industria farmaceutica è tutta una questione di soldi… e di leggi da raggirare

Ad aiutare la stesura del libro, ci sono anche i rimorsi di coscienza per quello che ha contribuito a fare: «Notte dopo notte, ombre e fantasmi si danno appuntamento accanto al mio letto. Di solito si manifestano alle prime ore del mattino. Mi sveglio fradicio di sudore. Indirettamente ho contribuito alla morte di tante persone, i loro fantasmi oggi mi perseguitano».

Si tratta di una denuncia che mostra il volto più inquietante di un potere profondamente radicato nella nostra società, un potere enorme il cuiunico scopo è vendere, vendere e ancora vendere droghe. E vogliono venderle non solo ai malati, ma anche alle persone sane.

Come Jules Romains nel 1923 fece dire al dottor Knock nel suo capolavoro letterario: «Un sano è un malato che non sa di esserlo». Quindi le lobbie gentilmente ce lo ricordano!

Virapen con la sua esperienza diretta nelle sale che contano, smonta pezzo dopo pezzo tante certezze, compresa la stessa struttura portante della scienza ortodossa basata sugli studi clinici. «Puoi ottenere quello che vuoi, lavorare sodo e aggirare ogni limite legale, se sai qual è il prezzo giusto e se sei disposto a pagarlo…È tutta una questione di soldi…».

John Virapen racconta il ruolo degli opinion leader

Nel mondo scientifico esiste una precisa scala gerarchica.
I cosiddetti opinion maker o opinion leader sono importanti ricercatori, medici, luminari, baroni universitari che le industrie osannano e cercano in tutte le maniere di coinvolgere.
Dietro enormi pagamenti, spacciati per consulenze, questi personaggi mettono il proprio nome su ricerche, pubblicazioni e studi. In pratica firmano, avallandoli scientificamente, studi sfornati dalle industrie, che spesso e volentieri non hanno neppure letto.

Il valore di un opinion maker è incalcolabile: sono loro i veri poteri forti. Tutto quello che dicono viene preso come oro colato, anche se i fatti e i risultati scientifici dimostrano il contrario.
Le informazioni dispensate dagli opinion leader vengono seguite ciecamente da tutti i medici, per così dire meno quotati. Sono i veri trascinatori.

Guarda come ti corrompo i medici…

Il budget messo a disposizione dalle aziende per conquistare (cioè corrompere e convincere) un medico è enorme. Una volta si regalavano fiori, ricettari, penne, ecc. ma questo ormai rappresenta il passato; adesso ci sono gioielli, liquori e vini pregiatissimi, profumi di marca, opere d’arte e dulcis in fundo i viaggi (chiamati corsi di formazione). Viaggiare può far perdere i freni inibitori, in particolare se il medico viaggia senza la sua dolce metà…
Perché i medici sono così importanti per l’industria farmaceutica? Semplice: la maggior parte dei farmaci devono essere venduti dietro prescrizione medica. Le ricette del medico hanno un’incidenza diretta sul fatturato delle case farmaceutiche!
Questo è il motivo per cui le industrie iniziano a far proseliti tra i medici quando sono ancora all’università, finanziando loro gli studi per assicurarsi un appoggio in futuro e influenzarne le scelte. In America spendono 35-40.000 dollari all’anno per ogni medico!

Blockbuster, i farmaci che servono a tutti e a nessuno

Normalmente si definisce blockbuster un farmaco che supera il miliardo di dollari in un anno come vendite.
Ma per gli addetti ai lavori un farmaco non si definisce blockbuster solo in base alle vendite.

Un blockbuster è, in questo senso, un farmaco che assume una caratteristica fondamentale: viene venduto a tutti, non solo ai malati ma anche ai sani! Il sogno di ogni manager…

Nel caso di un farmaco blockbuster, la malattia, che venga curata o che vengano trattati solo i sintomi, è un aspetto del tutto secondario, anche perché le persone malate sono un mercato relativamente piccolo.

Raggiungere il massimo delle vendite era proprio l’obiettivo della fluoxetina

Il caso della fluoxetina (Prozac)… Il farmaco dei suicidi

Virapen ha partecipato all’entrata in commercio di numerosi farmaci, tra cui alcuni blockbuster, ma quello che più di tutti ha segnato negativamente la storia dell’umanità, è stato il Prozac.
Solo per il nome Prozac, la Lilly pagò centinaia di migliaia di dollari un’azienda specializzata in branding e comunicazione, la Interbrand. È una prassi piuttosto comune tra le lobby sborsare un sacco di soldi per trovare il nome di un nuovo prodotto. Per ogni modello di auto, yogurt, detersivo, ecc. il processo di scelta del nome è lungo, costoso e laborioso. Il nome astratto Prozac unisce il prefisso positivo “pro”, derivato dal greco e dal latino, con un suffisso breve e che evoca efficienza.

La fluoxetina appartiene alla famiglia dei cosiddetti SSRI (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina), in pratica serve a impedire il riassorbimento naturale della serotonina nel cervello, perché un riassorbimento eccessivo altera gli equilibri del neurotrasmettitore.

Negli anni ’80 solo i pazienti gravi in cura psichiatrica assumevano simili farmaci psicotropi. Studiando però tale farmaco, venne fuori un effetto collaterale che i vertici dell’industria individuarono come molto interessante e potenzialmente lucrativo: alcune persone avevano perso peso.

Il grosso problema era far riuscire ad approvare il farmaco come pillola dimagrante. La Lilly aveva fretta e non poteva attendere, quindi alla fine decise di richiedere l’approvazione solo come antidepressivo. Una volta che il farmaco è in commercio è molto più facile estendere la licenza ad altri usi terapeutici! Questo è un trucchetto comune usato purtroppo spesso dalle lobby.

In Svezia una procedura di approvazione può durare anche sette anni. Troppo tempo per chi ha fame di soldi. Per cui Virapen riuscì a corrompere il medico psichiatra che doveva redigere la relazione finale per l’agenzia di controllo. La cosa tragica è che lo psichiatra era all’inizio contrarissimo al Prozac e non lo avrebbe mai approvato. Ma 20.000 dollari in contanti e la commissione a lui e ai suoi colleghi di una ricerca pagata ovviamente dalla Lilly sulla fluoxetina, fecero cambiare miracolosamente il suo parere.

Modificarono così i documenti ufficiali rendendoli adatti all’approvazione.
Ecco un esempio di falsificazione: «su dieci persone che hanno assunto il principio attivo X, cinque hanno avuto allucinazioni e tentato il suicidio, quattro di loro ci sono riuscite», è stato cambiato nel più blando: «con uno dei soggetti è andato esattamente come previsto, è stata riscontrata una perdita di peso in quattro soggetti, e cinque dei restanti hanno avuto effetti collaterali».

La parola “suicidio” è stata fatta sparire del tutto dal rapporto ufficiale, anche se quelle persone nello studio si sono ammazzate veramente.
Nel 1986 ci furono moltissimi casi di suicidio durante i test clinici con il Prozac, mentre nei test successivi del 1995 risultò un tasso di suicidi sei volte maggiore. E l’azienda lo sapeva benissimo, ma ha nascosto i dati. I casi di morte durante i test clinici sono archiviati dalle aziende stesse come segreti commerciali, e per questo motivo possono non essere rivelati alle autorità competenti. L’intero meccanismo è studiato in modo da proteggere l’industria, non le persone.

Quanti pazienti alla fine hanno assunto il Prozac prima che venisse approvato? E per quanto tempo è stato testato questo farmaco psicoattivo? Sottraendo le categorie escluse per vari motivi dai test, rimangono 286 persone. L’86% dei soggetti che hanno testato il Prozac, lo hanno assunto per meno di 3 mesi. Quindi uno dei farmaci più prescritti e venduti al mondo è stato testato solamente da 286 persone per poche settimane. Viene da sé che tutti gli altri milioni di pazienti sono le vere e inconsapevoli cavie umane!

Trovata la medicina, si cercano i malati… e uno sbalzo d’umore diventa “depressione”

Questo purtroppo per noi è quello che avviene quasi sempre nei processi di approvazione di farmaci: statistiche falsate, dati scomodi fatti sparire, animali scelti ad hoc per ottenere dati utili in laboratorio, persone gravemente danneggiate o morte non vengono considerate, ecc. Il tutto per ottenere l’autorizzazione.

L’idea iniziale della Eli Lilly, cioè di vendere la fluoxetina come farmaco dimagrante, non fu necessaria perché il Prozac era già diventato un blockbuster come antidepressivo.

Qui entra in ballo la psichiatria, quella collusa e pagata dall’industria. A furia di catalogare ogni manifestazione possibile della depressione, hanno fatto aumentare il numero delle persone che si riconoscono in questa o in quella categoria. Dal momento in cui semplici sbalzi di umore sono stati considerati sintomi depressivi, il numero dei malati è salito alle stelle.

Casualmente e improvvisamente milioni di persone sono diventate depresse, ma per fortuna era appena stata approvata la cura d’eccellenza, la pillola della felicità: il Prozac.

Come tutti i farmaci, il rovescio della medaglia si chiama “effetto collaterale”, nei farmaci psicotropi il numero è elevatissimo.

In alcune ricerche fatte dalla stessa Lilly, i danni collaterali interessavano il 90% dei soggetti; nel 15-20% dei casi gli effetti collaterali somigliavano addirittura al disturbo che il Prozac avrebbe dovuto curare: la depressione.

Tra le centinaia di effetti collaterali, uno dei più deleteri è l’acatisia che provoca impulsi omicidi e suicidi. Questi medicinali possono dar luogo a pensieri suicidi e violenti, ma allo stesso tempo annientare la volontà e l’iniziativa. Non è un caso infatti che la maggior parte delle stragi senza motivo avvenute nei college americani, sono state eseguite da persone psichiatrizzate in cura con tali droghe (Prozac, Paxil, Zoloft, ecc.).

Dati ufficiali alla mano, si può parlare di oltre 250.000 persone che hanno cercato di togliersi la vita dopo aver assunto il Prozac, di cui circa 25.000 sembra ci siano riuscite.
E questa purtroppo è una stima del 1999.
Ma come disse Lenin: «la morte di una persona è una tragedia. La morte di un milione di persone è statistica»…

Purtroppo l’industria farmaceutica ragiona solo per statistica: se sanno che solo lo 0,1% dei pazienti morirà assumendo il principio attivo, si ritengono soddisfatti. Questi prodotti però vengono venduti così tanto in tutto il mondo che quell’uno dopo lo zero scavalca la virgola, e la prima persona muore. Poi diventano 10, 100, 1000, 10.000…

Quindi se non vogliamo diventare una statistica anche noi, un numero prima o dopo la virgola, sarebbe bene che stessimo il più lontano possibile dai farmaci e che iniziassimo ad interessarci e approfondire il tema. Perché riguarda noi, i nostri figli e tutta l’umanità

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N.B articolo basato sul libro, “Effetti collaterali: morte”, di John Virapen, ed. Chinaski

fonte: https://unoeditori.com/blog/effetti-collaterali-dei-farmaci-le-denunce-di-john-virapen-il-manager-pentito-che-ha-ucciso-migliaia-di-persone-n89

Quanto costa avere un tumore oggi?

tumore

 

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Quanto costa avere un tumore oggi?

CURE ONCOLOGICHE: QUANTO COSTANO IN ITALIA?
Parlare di costi, di fronte ad una malattia, può sembrare inopportuno, ma è importante fare i conti con la realtà, a maggior ragione quando si parla di salute.

Questo è vero tanto più nell’ambito delle cure oncologiche. Secondo l’VIII rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici della Favo, Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia, «la crisi economico-finanziaria ha riscritto i contenuti dell’assistenza necessaria e possibile, anche per i malati di cancro».

La fotografia scattata dal dossier è che nonostante le nuove cure aumentino i tassi di sopravvivenza, i costi crescenti sopratutto dei nuovi farmaci stanno diventando insostenibili. Ecco cosa emerge dal rapporto 2016, elaborato da Favo con Censis, AIOM, AIRO, SIE, Istituto Nazionale dei Tumori di Milano (INT), Federsanità-Anci, FIMMG, SIMG, SIPO, SICO, AIRTUM, Coordinamento Generale Medico-Legale dell’INPS e Ministero della Salute.

Cure oncologiche: quanto costano in Italia

Secondo il rapporto, ogni anno in Italia il numero di malati oncologici cresce di oltre 90.000 persone (+3%), sia per la maggiore incidenza collegata all’invecchiamento della popolazione, ai fattori ambientali e agli stili di vita, sia per i progressi nelle terapie che migliorano la sopravvivenza e cronicizzano la malattia.

La buona notizia è che i nuovi farmaci e la possibilità di diagnosi sempre più precoci hanno reso la guarigione un traguardo sempre più raggiungibile. Secondo i dati pubblicati nel 2014 dall’Associazione Italiana Registri Tumori, circa 2,4 milioni di italiani, pari al 4,4% della popolazione, vivono con una diagnosi pregressa di tumore. Di questi, il 60% (vale a dire il 2,7% del totale della popolazione) sono lungo sopravviventi, e cioè pazienti che hanno avuto la diagnosi da più di cinque anni. Ma il dato più rappresentativo degli effetti del progresso è che il 27% delle persone che vivono dopo una diagnosi di tumore ha raggiunto un’aspettativa di vita simile a quella di chi non ha mai convissuto con una simile patologia.

I costi, però, sono alti. Ad oggi sono disponibili 132 farmaci antitumorali e negli ultimi 15 anni ne sono stati immessi sul mercato 63. Ma solo una sostanza su 10.000 supera le prove necessarie per essere approvata, non più di 2 farmaci su 10 consentono di ammortizzare i costi di ricerca e sviluppo, e gli investimenti possono superare 1 miliardo di euro per farmaco. Anche i costi di trattamento sono aumentati: il costo giornaliero medio di un farmaco antineoplastico è aumentato da 42,20 euro nel periodo 1995-1999 a 203,47 euro nel periodo 2010-2014. Il costo medio di una terapia complessiva è passato da 3.853 euro nel 1995-1999, a 44.900 euro nel 2010-2014. La spesa per farmaci oncologici in Italia è passata da circa 1 miliardo  nel 2007 a 2 miliardi e 900 milioni nel 2014.

La spesa pubblica per le malattie oncologiche: 114 euro a testa

Il rapporto spiega che sui costi dell’oncologia in rapporto alla spesa sanitaria si trovano dati scarsi e poco attendibili. Le fonti più autorevoli riportano una spesa oncologica per cittadino residente di 114 euro lungo tutta la filiera dalla prevenzione al fine vita, il che si tradurrebbe in un’incidenza sulla spesa sanitaria complessiva tutto sommato marginale, pari al 5,8% circa. Secondo uno studio dell’Irst-Irccs, il costo oncologico è realisticamente almeno 3 volte superiore (oltre 300 euro per cittadino/anno), e si avvia a rappresentare il 20% della spesa sanitaria complessiva.

Secondo il rapporto, occorre superare le risposte tradizionali, spesso controproducenti nel medio periodo: tagli lineari indiscriminati; riduzioni e sospensioni di attività a fine anno “per risparmiare” sul bilancio; mancati investimenti, con duplicazione dei costi per mobilità dei pazienti e acquisto di prestazioni da strutture private; sottoutilizzo di macchinari ad alto costo.

Per altro, esistono forti disomogeneità fra territori. Emblematica la differenza di costo procapite per farmaci oncologici da un massimo di 55 euro in un distretto a un minimo di 35 euro in un altro. «Appare evidente – rileva il rapporto – che affrontare e governare la “tempesta perfetta” in oncologia sarà cruciale per la sostenibilità e continuità del nostro Sistema Sanitario Nazionale».

«Il sistema sanitario è in sofferenza – spiega il presidente Francesco De Lorenzo – schiacciato dalla contingenza e dall’improvvisato contenimento della spesa. È anche orfano di un progetto politico che ne attualizzi gli scopi e lo renda al passo con i tempi. L’associazionismo dei malati dovrà intervenire nella costruzione della nuova visione, ponendosi come stabile interlocutore al fianco di tutti gli attori coinvolti nel cambiamento».

Sul fronte dei nuovi farmaci, per Favo, a fronte di una spesa per le cure oncologiche cresciuta in maniera esponenziale negli ultimi venti anni, la scelta delicata e spesso “tragica” della classe di rimborsabilità di un farmaco deve essere orientata da criteri nuovi. L’efficacia, infatti, non può più essere misurata soltanto in ambiente clinico, ma si dovrà valutare l’impatto complessivo sulla qualità della vita, dagli aspetti familiari, a quelli sociali e lavorativi.

Molto interessante, per le prospettive future, il commento del presidente del Censis Giuseppe De Rita. «Nel trattamento dei tumori – ricorda – stanno arrivando farmaci di nuovissima generazione ad altissimo prezzo. Chi si può accollare un tale carico? Ricordiamoci che già oggi il costo sociale del tumore per l’unità di riferimento (paziente e care-giver) è di 41 mila euro ogni anno; se ad esso dovesse aggiungersi il costo di un farmaco di nuova generazione (si ragiona di 50-60 mila euro all’anno) si arriverebbe ad oltre centomila euro l’anno. Una cifra insostenibile per il singolo malato e la sua famiglia, ma anche per il sistema sanitario nazionale. E che facciamo? Sballiamo bilanci familiari e pubblici, oppure lasciamo il malato senza la speranza (fra l’altro più fondata che nel passato) di prolungare significativamente i suoi anni di vita? È questa la novità radicale di questi ultimissimi anni, su cui si va sviluppando un dibattito pubblico molto delicato: da una parte si sottolinea l’obbligato rifiuto di alcuni sistemi sanitari pubblici (per esempio quello inglese) a farsi carico del costo di medicinali miratissimi ed individualizzati; dall’altra parte si sottolinea quanta angoscia una tale decisione porterebbe nei malati ed in genere nella popolazione delle varie nazioni, in una opinione pubblica prevalentemente orientata a ritenere che il prolungamento della vita è un valore da non subordinare a fattori di costo, il tempo, anche una sua piccola frazione, è un tesoro comunque da conservare e valorizzare».

fonte: http://www.a1life.it/2016/08/cure-oncologiche-quanto-costano/

Latte in polvere in Africa, sotto accusa il business di Nestlé e Danone – E qui parliamo di fare soldi sulla pelle di bambini che si ammalano o muoiono!

 

Latte in polvere

 

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Latte in polvere in Africa, sotto accusa il business di Nestlé e Danone – E qui parliamo di fare soldi sulla pelle di bambini che si ammalano o muoiono!

 

Da Il Salvagente:

Latte in polvere in Africa, sotto accusa il business di Nestlé e Danone

Un’accusa pesante che riporta alle campagne di decenni fa contro la pesante pressione a favore del latte in polvere nei paesi in via di sviluppo. È quella mossa dall‘Ong tedesca Aktion gegen die Hunger (Azione contro la fame), che in un recente rapporto punta il dito contro  Nestlé, Danone, e i principali produttori mondiali del sostituto del latte materno. I giganti alimentari fanno campagne pubblicitarie e informative a supporto del loro prodotto, spiega l’organizzazione tedesca in un recente rapporto. Ma, come riporta Der Spiegel, la somministrazione di prodotti artificiali al posto del latte materno può avere conseguenze negative, come si può osservare in Camerun: molti bambini sono cronicamente malnutriti, la loro crescita e lo sviluppo sono in ritardo, ogni decimo soffre di grave malnutrizione. La ragione principale di ciò è la scarsa igiene, la mancanza di accesso all’acqua pulita e le possibilità di refrigerazione. I sostituti del latte materno in queste condizioni spesso portano a malattie diarroiche – una delle cause più comuni di morte nei bambini.

Ignorato il codice internazionale dell’Oms

Già Nestlé nei primi anni ’70 fu accusata di uccidere più bambini con i suoi sostituti del latte di quanti ne avrebbe risparmiato. E nel 1981 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha stabilito nel Codice internazionale sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno che non deve essere pubblicizzati al pubblico questi prodotti e che gli operatori sanitari non devono ricevere nessun incentivo per promuoverli, e infine che alle donne in gravidanza o neo-madri non possono essere concessi campioni gratuiti. Ma, a quanto risulta ad Aktion gegen die Hunger, oggi quasi nessuna azienda si attiene a queste prescrizioni, in mercato in costante espansione che raggiungerà oltre 58 miliardi di euro di fatturato il prossimo anno. L’Ong e altre organizzazioni hanno studiato come i principali produttori di sostituti del latte materno, Nestlé, Danone, FrieslandCampina, Kraft Heinz, Abbot e Reckitt Benckiser commercializzano i loro prodotti. Hanno raccolto esempi dal Camerun, dal Burkina Faso, dal Bangladesh, dall’Indonesia, dalla Tailandia, dall’Etiopia, dall’India e da molti altri paesi e ora hanno pubblicato i risultati in un rapporto.

Le violazioni

Hanno trovato numerose violazioni del codice del latte dell’Oms: Il personale ospedaliero e le farmacie ricevono denaro, regali o assistenza tecnica dai produttori per raccomandare sostituti del latte materno; i rappresentanti dell’azienda visitano regolarmente le stazioni sanitarie e promuovono i loro prodotti; gli annunci pubblicitari e i manifesti pubblicizzano i produttori con false promesse sulla salute; le impronte dell’imballaggio e le istruzioni per l’uso non sono scritte nella lingua locale; nelle pratiche mediche, i produttori emettono doni promozionali come penne o blocchetti per appunti con i loghi dei loro prodotti; in India, il denaro avrebbe dovuto riversarsi ai medici, i medici in Iraq hanno ricevuto premi come laptop o borse di studio.

I rischi per la salute dei bambini

Scrive Der Spiegel, “Secondo le organizzazioni che trattano l’argomento, il marketing ha un impatto: in tutti i paesi esaminati, dove i tassi di mortalità per malnutrizione sono molto alti tra i bambini sotto i cinque anni, una grande percentuale di giovani madri dichiara di aver ricevuto alimenti per l’infanzia dagli operatori sanitari”. Secondo la rivista medica “The Lancet” gli scienziati hanno avvertito già più di due anni fa che il passaggio dall’allattamento al latte artificiali ha “conseguenze catastrofiche per la salute delle generazioni successive”. Con l’allattamento al seno, ogni anno possono essere salvati più di 820mila bambini nel mondo.

La difesa delle aziende

Le aziende si stanno difendendo contro le accuse. FrieslandCampina, Reckitt Benckiser e Kraft Heinz hanno sottolineato che si attengono al Codice etico dell’OMS e rispettano le raccomandazioni per l’allattamento esclusivo durante i primi sei mesi di vita. Abbot e Nestlé scrivono di rispettare le leggi dei paesi in cui operano.Tuttavia, alcuni paesi non hanno implementato il codice Oms correttamente. Danone sottolinea che le proprie normative sono spesso più severe delle leggi locali. Ciononostante, è possibile che “le violazioni isolate delle nostre politiche e istruzioni avvengano a livello locale”.

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2018/05/18/latte-in-polvere-in-africa-sotto-accusa-il-business-di-nestle-e-danone/36358/