Mirko Busto: “L’olio di palma non fa male? Andatelo a dire ai bambini indonesiani” … E parliamo di 100.000 morti in un anno!

 

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Mirko Busto: “L’olio di palma non fa male? Andatelo a dire ai bambini indonesiani” … E parliamo di 100.000 morti in un anno!

di Mirko Busto

100.000 morti in un anno. E’ questo l’ammontare dei decessi causati dagli effetti diretti e indiretti degli incendi appiccati in Asia equatoriale nel solo 2015.

Lo rivela uno studio delle università di Harvard e Columbia, pubblicato sulla rivista Environmental Research Letters. Secondo gli esperti in salute pubblica e modelli atmosferici questi roghi, appiccati di proposito dalle multinazionali dell’olio di palma nelle foreste dell’Indonesia, sarebbero la causa di oltre 90mila morti premature in Indonesia, più di 6mila in Malesia e 2.200 a Singapore.

A questa già tragica realtà si aggiungono 500 mila casi di infezione alle vie respiratorie, quasi 50 milioni di persone esposte a fumi tossici 24 ore al giorno per settimane, voli annullati, scuole chiuse anche a Singapore e in Malesia.

Gli incendi sono causati dalla crescente domanda di olio di palma e legname che spinge questi paesi a bruciare le proprie foreste per lasciar spazio alle piantagioni. Il danno per quello che rimane della biodiversità planetaria è incalcolabile: in soli 40 anni abbiamo cancellato dalla faccia della terra il 58% delle specie animali presenti. E il massacro continua dato che gran parte della ricchezza biologica che ci resta si trova proprio nelle aree adatte alle coltivazioni della palma da olio.

Ma gli incendi non distruggono solo le foreste e la vita che le abita. Le foreste forniscono a tutti elementi vitali troppo spesso ignorati: regolano il clima terrestre, le precipitazioni e assorbono la CO2 emessa dalle attività umane. I fuochi che continuano a devastare quelle aree emettono milioni di tonnellate di gas serra che riscaldano il pianeta e destabilizzano il clima peggiorando le catastrofi meteorologiche. Basti pensare che nel 2015 l’Indonesia, devastata dagli incendi, ha superato le emissioni degli Stati Uniti, per capire quanto questa situazione sia ormai fuori controllo.

Le torbiere su cui si sviluppano questi incendi contengono materiale organico combustibile e rilasciano in atmosfera grandi quantità di polveri sottili come i PM 2.5, cioè il principale fattore globale di mortalità legata all’inquinamento dell’aria, si legge inoltre nello studio.

Quali saranno le conseguenze  di un sistema economico e industriale che non riesce a fermarsi dal distruggere il nostro futuro nonostante la scienza stessa ci stia mettendo in guardia con previsioni drammatiche?

C’è chi è indifferente a tutto questo: indifferente alla morte e indifferente alla vita.

 Non dimentichiamo, infatti, che l’ultimo studio dell’Autorità per la sicurezza alimentare europea, ha accusato l’olio di palma di avere gravi effetti sulla salute dei consumatori. Ma a qualcuno non importa.

Olio di palma significa profitto, significa lauti guadagni a fronte di spese irrisorie. E se tutto ciò avviene a discapito della salute e della vita di tutti gli altri, chissenefrega. Come se un giorno, a foreste distrutte, si potessero respirare soldi invece che ossigeno!

Non è la prima volta che la deforestazione sconsiderata ha conseguenze sulla salute di milioni di cittadini in quei paesi, ma i dati del 2015 sono senza precedentirispetto alle nubi tossiche della precedente crisi del 2006 sono state colpite il triplo delle persone. Alla faccia delle tanto sbandierate certificazioni di sostenibilità che sono attive dal 2006!

I governi dei Paesi colpiti dai devastanti incendi dovrebbero utilizzare questi dati per conteggiare gli enormi costi di malati e morti, e prendere seri provvedimenti per fermare la devastazione degli ultimi polmoni verdi del pianeta. Ma come più volte si è tentato di spiegare in queste nazioni non vige alcuna regolamentazione a favore dell’ambiente e della salute delle persone. Anzi, il livello di corruzione e di laissez-faire di questi governi raggiunge livelli altissimi che non lasciano presagire niente di buono.

Che fare quindi? C’è chi si gira dall’altra parte e chi decide di agire ora. Del resto, nel nostro piccolo, abbiamo un potere enorme, l’unico in grado di determinare un cambiamento nelle politiche economiche e industriali: scegliere a chi diamo il nostro denaro e non comprare prodotti contenenti olio di palma. Un gesto che fa paura alle grandi multinazionali che cercano, e cercheranno sempre, di convincerci che tanto non cambia mai nulla. Non è così.

Fai la tua parte: non essere complice, evita l’olio di palma. Le alternative ci sono.

tratto da: http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-mirko_busto_lolio_di_palma_non_fa_male_andatelo_a_dire_ai_bambini_indonesiani/14817_18026/

 

La strage di cui nessuno parla: l’olio di palma ha ucciso oltre centomila oranghi… Ma voi continuate a mangiare Nutella… che ve ne frega, il Pianeta mica è vostro!

 

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La strage di cui nessuno parla: l’olio di palma ha ucciso oltre centomila oranghi… Ma voi continuate a mangiare Nutella… che ve ne frega, il Pianeta mica è vostro!

Il drastico bilancio pubblicato su Current Biology

L’olio di palma ha ucciso oltre centomila oranghi

Negli ultimi 16 anni, la popolazione di oranghi del Borneo è crollata di quasi 150 mila esemplari. Colpa soprattutto dell’industria dell’olio di palma

La strage degli oranghi nel Borneo è senza precedenti

Caccia, brutali uccisioni e perdita dell’habitat a causa dell’industria dell’olio di palma. Sono queste tre cause all’origine del vero e proprio massacro degli oranghi nel Borneo, dove negli ultimi 16 anni sono stati uccisi circa 150 mila animali. L’orango è tipico della Malesia e dell’Indonesia e considerato “in pericolo critico” dall’Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN). La popolazione di queste grandi scimmie è quotidianamente decimata dai cacciatori o dagli agricoltori, che le uccidono a colpi di machete quando si avventurano nelle piantagioni. Gli incontri tra persone e oranghi avvengono spesso perché la deforestazione selvaggia, praticata per far posto alla palma da olio, priva delle fonti di sussistenza gli animali.

Un team internazionale di ambientalisti ha stimano che il numero di oranghi rimasti nel Borneo si attesti ora tra i 70 e i 100 mila, il che significa che la popolazione si è più che dimezzata durante il periodo di studio (1999-2015). Senza nuovi sforzi per proteggere gli animali, i numeri potrebbero crollare di almeno altri 45 mila esemplari nei prossimi 35 anni. Ma il declino potrebbe essere anche più drastico, perché la previsione degli ambientalisti si basa solo sulla perdita di habitat e non include le uccisioni.

La ricerca, pubblicata sulla rivista Current Biology, è la più accurata nel suo genere: gli esperti hanno studiato 16 anni di rilievi terrestri e da elicotteri, da cui hanno potuto mappare i numeri e le posizioni dei nidi che gli oranghi hanno costruito tra gli alberi. I nidi sono stati a lungo utilizzati per fare ipotesi sulle dimensioni delle popolazioni di orangutan, dato che gli animali sono estremamente sfuggenti. Gli ambientalisti hanno identificato 64 gruppi distinti di oranghi nell’isola, ma pensano che solo 38 comprendano più di 100 individui, il minimo considerato vitale per un gruppo.

Le foreste del Borneo sono state frammentate da nuove piantagioni e progetti di infrastrutture, e la conseguente perdita di alberi ha portato a picchi negativi nelle popolazioni locali di oranghi fino al 75%.

tratto da: http://www.rinnovabili.it/ambiente/olio-di-palma-centomila-oranghi-333/

I biscotti Plasmon ora senza olio di Palma. L’azienda: “Vi abbiamo ascoltato” …Ma brutte carogne, SIAMO NOI CHE VI ABBIAMO SCOPERTO. Altrimenti avreste continuato ad avvelenare i nostri figli!

 

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I biscotti Plasmon ora senza olio di Palma. L’azienda: “Vi abbiamo ascoltato” …Ma brutte carogne, SIAMO NOI CHE VI ABBIAMO SCOPERTO. Altrimenti avreste continuato ad avvelenare i nostri figli!

 Plasmon. L’esempio di come l’industria alimentare specula sulla pelle nostra e dei nostri figli. Hanno avvelenato noi ed i nostri figli con l’olio di palma (e chissà quale altro ingrediente per niente salutare) finchè hanno potuto. Una volta che sono stati sputtanati che fanno? Girano la frittata. Non dicono che ci stavano avvelenando. Dicono che “ci hanno ascoltati”...
Immaginate una persona di cui avete fiducia ma che tutti i giorni vi ruba qualcosa dalle tasche. Voi lo scoprite, ma questo invece di mortificarsi torna da voi, vi fa un sorriso e vi dice: “vedi come sono bravo? Vedi come ti voglio bene? Oggi non sto tradendo la tua fiducia derubandoti”
…ma voi avreste fiducia di uno così? No? E date ancora ai vostri figli prodotti Plasmon?

Un articolo-pubblicità Plasmon senza olio di palma:

I biscotti Plasmon ora senza olio di Palma. L’azienda: “Vi abbiamo ascoltato”

Care mamme, quanto tempo dedicate a scegliere cosa acquistare tra gli scaffali del supermercato Quanto siete attente ai valori nutrizionali e agli ingredienti dei prodotti che portate in tavola ora che siete mamme? Sicuramente… più di prima.
Che siate ricorse allo svezzamento classico o all’autosvezzamento, ora più che mai non vi limitate più a riempire il carrello di prodotti in offerta e dal packaging colorato ma vi preoccupate di conoscere con esattezza cosa state per somministrare ai vostri figli, soprattutto se piccolissimi.
Vi sarà quindi capitato di prendere in mano una bella confezione di biscotti Plasmon, quelli che mangiavate in grandi quantità quando eravate piccole e di cui ancora ricordate il gusto dolce e intenso. E vi sarà anche capitato di leggere sull’etichetta degli ingredienti quel termine capace di scatenare il panico tra salutisti e animalisti: “olio di palma“.
Alcune di voi avranno approfondito, scoprendo che la Plasmon ha sempre utilizzato olio di palma tracciabile, sicuro e sostenibile, ma in molte si sono rifiutate categoricamente di acquistare i deliziosi biscottini, rivolgendo anche pesanti critiche all’azienda.
Ed è proprio la Plasmon ad annunciare alle mamme una grande novità: oggi i biscotti Plasmon sono senza olio di palma! Grazie all’utilizzo di olio di girasole e olio di oliva, il gusto rimane quello di sempre. Impossibile notare la differenza! Guardate come hanno reagito alcune mamme blogger quando hanno scoperto di aver appena degustato la nuova versione dei biscotti Plasmon…
Durante l’ultimo anno abbiamo ascoltato le mamme e abbiamo fatto del nostro meglio per rispondere alle loro richieste, mantenendo al contempo le caratteristiche distintive del Biscotto Plasmon” afferma Serena Di Matteo, responsabile Brand & ADV Plasmon e Marketing Manager categoria Biscotti. “Siamo felici di annunciare che la nuova gamma è pronta e a breve sarà in tutti i punti vendita”.
In stretta collaborazione con Società Pediatriche nazionali ed internazionali, il Centro di Nutrizione Plasmon in Italia formula le ricette di ogni prodotto in base alle esigenze nutrizionali del bambino nelle diverse fasi della sua crescita. I biscotti sono studiati in modo da fornire il giusto apporto di vitamine e sali minerali e sono prodotti con farine ottenute da grano coltivato secondo le rigide regole Oasi nella crescita® Plasmon. Attraverso questo protocollo, Plasmon sceglie solo i fornitori capaci di adottare i più elevati standard per la gestione della filiera: un modello produttivo più rigoroso di quanto richiesto dalla già restrittiva legge per l’alimentazione infantile.
fonte: http://curiosity2017.blogspot.it/2017/04/i-biscotti-plasmon-ora-senza-olio-di.html

Altro che palma sostenibile! Le promesse tradite di Nestlè e Mars

 

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Altro che palma sostenibile! Le promesse tradite di Nestlè e Mars

 

Nestlé, Mars and Hershey hanno ripetutamente ingannato i consumatori promettendo loro di rendere più sostenibile la filiera di approvvigionamento dell’olio di palma. Un miglioramento che non sono mai riusciti a portare a compimento come denuncia la Rainforest Action Network. In particolare, le tre aziende hanno più volte promesso di evitare la deforestazione delle zone dove si approvvigionano senza mai centrare gli obiettivi.  

Spiega la portavoce del Ran, Laurel Sutherlin, al The Guardian: “Per molti anni Nestlé, Marte e Hershey si sono impegnati a rendere più sostenibile l’approvvigionamento di olio di palma. Quando arriva il momento di applicare le promesse, non fanno nulla e continuano a far scomparire oranghi, tigri e elefanti nella penisola di Sumatra”. Per fare un esempio, in seguito della campagna di Greenpeace GreenTech KitKat nel 2010, Nestlé si è impegnata a utilizzare olio di palma certificato solo sostenibile entro il 2015. Salvo poi nel 2015 rimandare l’impegno al 2020.

Qualche ammissione arriva da Hershey che non ha raggiunto la soglia del 27% di olio di palma sostenibile fallendo l’obiettivo: “Ci siamo resi conto che era più difficile raggiungere questi obiettivi – ha fatto sapere l’azienda al quotidiano britannico – che originariamente avevamo sperato”.

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/10/31/altro-che-palma-sostenibile-le-promesse-tradite-di-nestle-e-mars/27625/

Le Multinazionali dell’olio di Palma hanno fatto morire oltre 100.000 esseri umani! Un consiglio? Ora vanno tanto di moda le pubblicità prodotti “da oggi senza olio di palma”… Non li comprate, sono proprio quelli che fino a ieri (cioè finquando non c’era informazione) AMMAZZAVANO LA GENTE !!

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Le Multinazionali dell’olio di Palma hanno fatto morire oltre 100.000 esseri umani! Un consiglio? Ora vanno tanto di moda le pubblicità prodotti “da oggi senza olio di palma”… Non li comprate, sono proprio quelli che fino a ieri (cioè finquando non c’era informazione) AMMAZZAVANO LA GENTE !!

 

Le Multinazionali dell’olio di Palma hanno fatto morire oltre 100.000 esseri umani

Gli incendi boschivi del 2015 legati alla deforestazione nel sud-est asiatico hanno causato più di 100mila morti. Lo rivela uno studio condotto da esperti in salute pubblica e modelli atmosferici delle università di Harvard e Columbia, appena pubblicato sulla rivista Environmental Research Letters.

Erano stati roghi titanici, appiccati di proposito dalle multinazionali dell’olio di palma e poi sfuggiti di mano, nelle foreste dell’Indonesia il cui sottosuolo è un’immensa torbiera. Il fumo aveva avvolto presto anche le nazioni confinanti, conconseguenze pesantissime: voli annullati, scuole chiuse anche a Singapore e in Malesia, 500 mila casi di infezione alle vie respiratorie, quasi 50 milioni di persone esposte a fumi tossici 24 ore al giorno per settimane. 

Secondo lo studio, le persone che sono morte prematuramente a causa di quegli incendi 
sono oltre 90mila in Indonesia, più di 6mila 
in Malesia e 2.200 a Singapore. 

Non è la prima volta che ladeforestazione sconsiderata ha conseguenze sulla salute di milioni di cittadini in quei paesi, ma i dati del 2015 sono senza precedenti: rispetto allenubi tossiche della precedente crisi del 2006 sono state colpite il triplo delle persone.

Indonesia: 100mila morti per i fumi tossici della deforestazioneLe emissioni giornaliere provocate dai roghi della foresta avevano addirittura superato le emissioni medie quotidiane degli Stati Uniti. Nelle zone più colpite di Sumatra e Kalimantan, i livelli di inquinanti dell’indice standard (PSI) toccavano il tetto dei 3.000, quando la soglia di pericolo è 300.

“Le torbiere su cui si sviluppano questi incendi contengono materiale organico combustibile e rilasciano in atmosfera grandi quantità di polveri sottili come i PM 2.5, cioè il principale fattore globale di mortalità legata all’inquinamento dell’aria”, si legge nello studio. Ma il numero delle persone colpite potrebbe essere addirittura maggiore, visto che la ricerca si è concentrata soltanto sugli adulti. Il ministero della Salute dell’Indonesia ha rispedito al mittente le accuse, sostenendo che le cifre elaborate dallo studio “non hanno alcun senso”. Secondo le autorità di Jakarta, i morti sarebbero appena 24.


Fonte: http://curiosity2015.altervista.org/x7434-2/

Cornetto Algida, “Cuore di panna” una beata minchia! Tra gli ingredienti ai primi posti zucchero, olio di palma e olio di cocco. La panna, tra gli ingredienti, solo al 9° posto…!!!

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Cornetto Algida, “Cuore di panna” una beata minchia! Tra gli ingredienti ai primi posti zucchero, olio di palma e olio di cocco. La panna, tra gli ingredienti, solo al 9° posto…!!!

Da Il Fatto Alimentare
Cornetto Algida non è più “Cuore di panna”. Olio di cocco e palma al 3° posto degli ingredienti dopo latte e zucchero. La panna al 9°. Algida però nega il cambiamento, ma la pubblicità non parla più di panna

Il Cornetto Algida non è più “Cuore di panna”. Nella lista degli ingredienti dopo il latte scremato e lo zucchero troviamo il mediocre olio di cocco seguito dall’olio di palma. Continuando la lettura ecco la farina (per la cialda), l’acqua, lo sciroppo di glucosio e solo   in 7° e 9° posizione il burro e la panna. In altre parole i grassi pregiati del Cornetto rappresentano l’8% circa,  mentre quelli tropicali sono più del doppio e sono utilizzati  per la cialda e la copertura al cacao magro. Alla luce di questi risultati si capisce perché  lo slogan che ha convinto milioni di persone a scegliere il gelato Cuore di panna è stato da tempo abbandonato.

La ricetta originale che Algida non ci ha voluto rivelare  appellandosi al segreto industriale (!) non era così. Nel 1960, quando  Algida lancia il Cornetto il gelato era preparato solo con  i grassi nobili tipici del gelato (burro, panna) e diventa subito un  cult per la qualità degli ingredienti, l’abbinamento  tra gelato, cialda e cioccolato e la scelta di aromi convincenti.  Negli ultimi anni  gli ingredienti di pregio hanno lasciato spazio ai mediocri grassi tropicali come l’olio di cocco e l’impresentabile olio di palma. L’azienda sostiene che “dal confronto tra gli ingredienti presenti nella ricetta degli anni novanta e quelli presenti nella ricetta attuale, non si notano sostanziali differenze … i  grassi di origine vegetale sono utilizzati esclusivamente nella cialda e nelle coperture”. Forse la ricetta dagli anni 90 non è cambiata ma il Cornetto Cuore di Panna ha compiuto 56 anni e molto probabilmente per oltre 20 è stato preparato con materie prime di pregio e grassi nobili.

Facendo un confronto con le etichettedi 15 anni fa si evince che la panna era il 40% di più (3,5% contro il 2,5 ). Se poi prendiamo la ricetta di 50 anni fa la differenza risulta ancora maggiore. L’amara constatazione è che se una volta i concorrenti cercavano di imitare il Cornetto utilizzando solo grassi nobili, adesso il mercato si è uniformato al prodotto leader e i concorrenti utilizzano quasi esclusivamente grassi tropicali. Per fortuna ci sono in commercio coni  firmati dalle catene di supermercati e piccole aziende che contengono oltre al burro, il quadruplo di panna fresca rispetto al Cornetto.

Algida sottolinea che il gelato è ancora preparato solo con panna ma non basta. Il  Cornetto era un prodotto di qualità perché aveva tanta crema di latte e ingredienti di qualità, adesso è un banale gelato industriale a base di  grassi vegetali. Ad Algida diciamo che la scelta di modificare la composizione del Cornetto non è irreversibile. Barilla dopo 18 mesi di affanno commerciale ha deciso di togliere l’olio di palma dai biscotti e dalle merendine, perché i consumatori di Mulino Bianco non gradivano la presenza dell’olio di palma. Forse anche per Algida è il momento di restituire al gelato da passeggio gli ingredienti considerati sinonimo di  buona qualità industriale. Si tratta poi degli stessi che si trovano in molte confezioni di gelato industriale in vaschetta dove troviamo solo: latte fresco intero, zucchero, burro, panna fresca, uova, cacao …

 

fonte: http://www.ilfattoalimentare.it/cornetto-algida-cuore-di-panna-olio-cocco.html

 

Attenti all’imbroglio dei “senza olio di palma”: è stato sostituito con oli ancora peggiori, con molti più grassi saturi …forse era meglio tenerci l’olio di palma, almeno evitavamo l’ennesima presa per i fondelli della Grande Industria Alimentare!

 

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Attenti all’imbroglio dei “senza olio di palma”: è stato sostituito con oli ancora peggiori, con molti più grassi saturi …forse era meglio tenerci l’olio di palma, almeno evitavamo l’ennesima presa per i fondelli della Grande Industria Alimentare!

Attenti alla dicitura “senza olio di palma”: ecco perché

ROMA – Dove c’è olio di palma ci sono sempre più grassi saturi? La risposta è no. A rivelarlo è l’ultimo studio realizzato dalla piattaforma Campagne Liberali, intitolato “Senza olio di palma, ma più saturi” che testa la composizione dei prodotti che hanno eliminato il palma dopo le pressioni mediatiche portate avanti da organizzazioni non governative e attivisti.

Lo studio di Campagne Liberali

Lo studio – condotto selezionando un campione esemplificativo di 25 prodotti del mercato alimentare italiano destinati soprattutto a bambini e adolescenti – analizza le etichette e confronta le tabelle nutrizionali e la lista degli ingredienti, in particolare i grassi saturi e la tipologia di oli e grassi impiegati. Il risultato è il seguente: in molti dei prodotti che hanno sostituito l’olio di palma con altri ingredienti, la percentuale di grassi saturi è comunque superiore o simile rispetto ad altri prodotti analoghi che lo utilizzano. In un caso specifico, a fronte della sostituzione dell’olio di palma con altri oli vegetali, la presenza di grassi saturi è addirittura aumentata di 5 grammi rispetto alla precedente composizione del medesimo prodotto .

I claim fuorvianti

Lo studio vuole aprire una riflessione sulle confezioni dei prodotti alimentari che riportano claim apparentemente salutisti, come il “senza olio di palma”. Secondo Campagne Liberali, questi claim sono spesso fuorvianti per il consumatore, come dimostra la ricerca: l’assenza di olio di palma, infatti, ben evidenziata sulle confezioni e nell’ambito di diverse campagne di comunicazione, è stata associata erroneamente a una salubrità maggiore dei prodotti. Tuttavia l’analisi delle tabelle nutrizionali dimostra che in casi importanti e noti ciò non corrisponde alla realtà. Soprattutto nei prodotti più gustosi ed attraenti per i giovani consumatori.

 

fonte: https://www.diregiovani.it/2017/05/22/111300-cibo-attenti-alla-dicitura-senza-olio-di-palma-ecco-perche.dg/

L’olio di palma non fa male? Andatelo a dire ai bambini indonesiani

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L’olio di palma non fa male? Andatelo a dire ai bambini indonesiani

100.000 morti in un anno. E’ questo l’ammontare dei decessi causati dagli effetti diretti e indiretti degli incendi appiccati in Asia equatoriale nel solo 2015.

Lo rivela uno studio delle università di Harvard e Columbia, pubblicato sulla rivista Environmental Research Letters. Secondo gli esperti in salute pubblica e modelli atmosferici questi roghi, appiccati di proposito dalle multinazionali dell’olio di palma nelle foreste dell’Indonesia, sarebbero la causa di oltre 90mila morti premature in Indonesia, più di 6mila in Malesia e 2.200 a Singapore.

A questa già tragica realtà si aggiungono 500 mila casi di infezione alle vie respiratorie, quasi 50 milioni di persone esposte a fumi tossici 24 ore al giorno per settimane, voli annullati, scuole chiuse anche a Singapore e in Malesia.

Gli incendi sono causati dalla crescente domanda di olio di palma e legname che spinge questi paesi a bruciare le proprie foreste per lasciar spazio alle piantagioni. Il danno per quello che rimane della biodiversità planetaria è incalcolabile: in soli 40 anni abbiamo cancellato dalla faccia della terra il 58% delle specie animali presenti. E il massacro continua dato che gran parte della ricchezza biologica che ci resta si trova proprio nelle aree adatte alle coltivazioni della palma da olio.

Ma gli incendi non distruggono solo le foreste e la vita che le abita. Le foreste forniscono a tutti elementi vitali troppo spesso ignorati: regolano il clima terrestre, le precipitazioni e assorbono la CO2 emessa dalle attività umane. I fuochi che continuano a devastare quelle aree emettono milioni di tonnellate di gas serra che riscaldano il pianeta e destabilizzano il clima peggiorando le catastrofi meteorologiche. Basti pensare che nel 2015 l’Indonesia, devastata dagli incendi, ha superato le emissioni degli Stati Uniti, per capire quanto questa situazione sia ormai fuori controllo.

Le torbiere su cui si sviluppano questi incendi contengono materiale organico combustibile e rilasciano in atmosfera grandi quantità di polveri sottili come i PM 2.5, cioè il principale fattore globale di mortalità legata all’inquinamento dell’aria, si legge inoltre nello studio.

Quali saranno le conseguenze  di un sistema economico e industriale che non riesce a fermarsi dal distruggere il nostro futuro nonostante la scienza stessa ci stia mettendo in guardia con previsioni drammatiche?

C’è chi è indifferente a tutto questo: indifferente alla morte e indifferente alla vita. Non dimentichiamo, infatti, che l’ultimo studio dell’Autorità per la sicurezza alimentare europea, ha accusato l’olio di palma di avere gravi effetti sulla salute dei consumatori. Ma a qualcuno non importa.

Olio di palma significa profitto, significa lauti guadagni a fronte di spese irrisorie. E se tutto ciò avviene a discapito della salute e della vita di tutti gli altri, chissenefrega. Come se un giorno, a foreste distrutte, si potessero respirare soldi invece che ossigeno!

Non è la prima volta che la deforestazione sconsiderata ha conseguenze sulla salute di milioni di cittadini in quei paesi, ma i dati del 2015 sono senza precedenti: rispetto alle nubi tossiche della precedente crisi del 2006 sono state colpite il triplo delle persone. Alla faccia delle tanto sbandierate certificazioni di sostenibilità che sono attive dal 2006!

I governi dei Paesi colpiti dai devastanti incendi dovrebbero utilizzare questi dati per conteggiare gli enormi costi di malati e morti, e prendere seri provvedimenti per fermare la devastazione degli ultimi polmoni verdi del pianeta. Ma come più volte si è tentato di spiegare in queste nazioni non vige alcuna regolamentazione a favore dell’ambiente e della salute delle persone. Anzi, il livello di corruzione e di laissez-faire di questi governi raggiunge livelli altissimi che non lasciano presagire niente di buono.

Che fare quindi? C’è chi si gira dall’altra parte e chi decide di agire ora. Del resto, nel nostro piccolo, abbiamo un potere enorme, l’unico in grado di determinare un cambiamento nelle politiche economiche e industriali: scegliere a chi diamo il nostro denaro e non comprare prodotti contenenti olio di palma. Un gesto che fa paura alle grandi multinazionali che cercano, e cercheranno sempre, di convincerci che tanto non cambia mai nulla. Non è così.

Fai la tua parte: non essere complice, evita l’olio di palma. Le alternative ci sono.

Ormai è ufficiale! L’olio di palma è tossico. Ma le multinazionali lo sapevano già dal 2009. E lo usavano lo stesso, addirittura nei prodotti per neonati! In fondo cos’è la salute dei bambini a confronto del business?

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Ormai è ufficiale! L’olio di palma è tossico. Ma le multinazionali lo sapevano già dal 2009. E lo usavano lo stesso, addirittura nei prodotti per neonati! In fondo cos’è la salute dei bambini a confronto del business?

 

E’ ufficiale! L’olio di palma è tossico,le multinazionali lo sapevano dal 2009

L’Efsa ha stabilito di recente che l’olio di palma è dannoso per la salute, soprattutto per quella dei bambini. Ed è arrivata a questo risultato dopo uno studio decennale e molto accurato. È triste però scoprire che le grandi multinazionali dell’alimentazione lo sapevano già dal 2009. Lo testimonia il report di un convegno tenutosi appunto il 21-22 aprile del 2009 a Praga che aveva per tema proprio i “contaminanti” frutto dei processi di trasformazione dei cibi e le strategie per ridurli al minimo. Tra le varie sostanze tossiche trattate nel congresso c’era anche il 3-Mcpd, ossia il 3-monocloropropandiolo e suoi esteri degli acidi grassi. Una sostanza tossica che si sprigiona quando gli oli vegetali – e soprattutto quello di palma – sono sottoposti a raffinazione ad alte temperature (200°C). In particolare sia l’Efsa nel suo studio che i colossi dell’industria alimentare presenti al convegno praghese sottolineano che nel trattamento degli oli di semi in genere “vengono prodotti livelli notevolmente inferiori di esteri Mcpd che dai grassi di palma”. Quindi il grasso tropicale anche all’ora era considerato come il principale imputato.
Amare poi le conclusioni del congresso, perché purtroppo ancora attuali anche se riferite al 2009: “Al momento non è possibile la produzione di grassi a base di palma a basso contenuto di esteri Mcpd”. L’Efsa nel suo studio, infatti, ha sottolineato che “i livelli di 3-Mcpd e dei suoi esteri degli acidi grassi negli oli vegetali” e in particolare nel palma “sono rimasti in gran parte invariati nel corso degli ultimi cinque anni”. E per questo ha dimezzato la dose giornaliera tollerabile (DGT), portandola a 0,8 microgrammi per chilogrammo di peso corporeo al giorno.
Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha chiesto al Commissario europeo per la salute e la sicurezza alimentare, Vytenis Povilas Andriukaitis, di avviare con urgenza l’esame della questione all’interno dei gruppi tecnici. La palla passa dunque all’Ue e si spera che intervenga a regolare per legge i parametri per un uso non pericoloso per la salute dell’olio di palma in campo alimentare.
Intanto in Italia si allunga la lista di aziende che hanno scelto volontariamente di eliminare l’olio di palma dai propri prodotti. L’ultima è la Coop, che già aveva tolto il grasso tropicale da oltre 100 prodotti a marchio. Ma che, dopo la pubblicazione del dossier dell’Efsa, ha decisio di abolirlo del tutto anche nei 120 prodotti restanti. La sostituzione avverrà gradualmente nei prossimi mesi.

 

Fanno pubblicità annunciando “Senza Olio di Palma” – Leggete questo nostro articolo di 2 anni fa: ‹‹Criminali sulla pelle dei bambini – Biscotti Plasmon imbottiti (di nascosto) di olio di palma! L’incredibile scoperta di una mamma che ha chiesto chiarimenti alla Plasmon senza avere alcuna risposta!›› …E allora pensateci, cosa altro ci nascondono?

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Fanno pubblicità annunciando “Senza Olio di Palma” – Leggete questo nostro articolo  di 2 anni fa: ‹‹Criminali sulla pelle dei bambini – Biscotti Plasmon imbottiti (di nascosto) di olio di palma! L’incredibile scoperta di una mamma che ha chiesto chiarimenti alla Plasmon senza avere alcuna risposta!›› …E allora pensateci, cosa altro ci nascondono?

E’ una battaglia che stiamo portando avanti da tempo. La battaglia contro chi oggi ci prende in giro con la dicitura “senza olio di palma”. Lo dicono facendo credere che sia un loro merito: aver reso il prodotto migliore.

E invece la verità è che ci hanno avvelenato sapendo quello che facevano e sono stati costretti a rinunciare all’olio di palma solo perchè noi consumatori li abbiamo scoperti!

Ma questo riguarda l’olio di palma. E le altre porcherie che mettono dentro i loro prodotti industriali? Quanti sono pericolosi per la salute? Loro lo sanno, noi ancora no.

Ecco l’articolo da noi pubblicato il 27 aprile 2015, tratto da Il Fatto Alimentare.

Criminali sulla pelle dei bambini – Biscotti Plasmon imbottiti (di nascosto) di olio di palma! L’incredibile scoperta di una mamma che ha chiesto chiarimenti alla Plasmon senza avere alcuna risposta!

Questa è la storia di Pina Boccia, laureata in Scienze e tecnologie alimentari all’Università di Napoli Portici, che quattro anni fa chiede alla Plasmon quale ingrediente si nasconda dietro la dicitura “olio vegetale”, presente sull’etichetta. L’azienda non risponde e accampa scuse improbabili per non rivelare la presenza massiccia dell’olio di palma che da anni ha sostituito il grasso ottenuto dal latte (3-4 volte più costoso).

La mamma nell’articolo pubblicato su Teatro Naturale omette il nome del produttore. Ma confrontando l’elenco degli ingredienti citato con quello riportato sulla confezione dei biscotti Plasmon destinati ai bambini con più di 6 mesi si evince facilmente che si tratta dello stesso prodotto. Per precauzione abbiamo comunque chiesto conferma alla Plasmon che non ha voluto rispondere.

Non potevamo però limitarci a raccontare una storia. È doveroso dire che la scelta di Plasmon di introdurre nella dieta dei più piccoli (già dal sesto mese) un grasso come il palma, non presente negli alimenti abitualmente destinati ai bambini di questa età è molto discutibile. «L’immagine dei biscotti Plasmon è ben consolidata in Italia – spiega Michele Sculati medico specialista in scienza dell’alimentazione Phd – ed è riassunta nella frase del sito aziendale “I biscotti Plasmon nascono da ricette studiate in linea con le più recenti indicazioni nutrizionali(*). A tal proposito è utile ricordare quanto scritto nelle più recenti linee guida dell’European Food Safety Authority sui livelli di assunzione raccomandata di grassi, e in particolare nel merito dei grassi saturi. Per i bambini si suggerisce un’assunzione “la più bassa possibile” di grassi saturi(**).

Questo è quanto si legge nella tabella riassuntiva a pagina 58 dove è specificato che con il termine bambini vengono inclusi bambini al di sotto dei 36 mesi, per le quali cambia solamente l’indicazione relativa alla percentuale totale di grassi, non di acidi grassi saturi. Essendo l’olio di palma ricco di grassi saturi – continua Sculati – e vista la possibilità di  sostituirlo con oli che ne contengono quantità minori, la presenza come principale fonte di lipidi nei biscotti Plasmon appare incoerente con un prodotto pubblicizzato come “in linea con le più recenti indicazioni nutrizionali”».

Chiediamo quindi a Plasmon di sostituire l’olio di palma con altri grassi vegetali o del latte. La diffidenza dei genitori verso questo grasso tropicale è giustificata perché si tratta di un olio mediocre che nessun pediatra inserirebbe nella dieta dei bambini. Viene spontaneo chiedersi perché un biscotto considerato il migliore della gamma, con una tradizione di ingredienti di alta qualità, debba utilizzare un grasso tropicale che non si trova neppure in vendita al supermercato come invece avviene per altri oli vegetali. Tutto ciò premesso, c’è poi l’inconcepibile comportamento di un’azienda che nasconde a un genitore la presenza di un ingrediente fondamentale nella ricetta di un alimento da dare a un bambino di 6 mesi con scuse inesistenti.

A proposito di Plasmon vale la pena ricordare la campagna pubblicitaria di qualche anno fa quando l’azienda aveva acquistato alcune pagine del Corriere della sera per dire alle mamme che i suoi prodotti erano veramente destinati ai bambini di età inferiore ai 36 mesi, mentre la pasta Piccolini della Barilla e i biscotti Mulino Bianco, avendo un contenuto di pesticidi e di altri composti troppo elevato, non erano adatti ai bambini così piccoli (come forse alcuni consumatori potevano pensare).

In quell’occasione Il Fatto Alimentare prese una netta posizione a favore della Plasmon. Oggi con la stessa lucidità invitiamo l’azienda ad essere coerente con quel messaggio in cui sosteneva di utilizzare ingredienti e materie prime adatte ai bambini e di togliere l’olio di palma dai biscotti.

Roberto La Pira

 

Ecco la  storia di Pina Boccia

Siamo a febbraio 2011, inizio lo svezzamento di mio figlio e acquisto per la prima volta i biscotti di una nota azienda “esperta in alimentazione infantile da più di un secolo”.
Scorro velocemente l’elenco degli ingredienti che vengono riportati in ordine decrescente di peso: “farina di frumento, zucchero, olio vegetale, latte scremato in polvere, integratore (proteine del latte), fibra alimentare (inulina), agenti lievitanti (carbonato acido di sodio, tartrato monopotassico), malto da orzo, olio di oliva, sali minerali, aromi, vitamine. Contiene: Glutine, Latte.”
“Olio vegetale? Olio vegetale in un babyfood?” – mi chiedo.
“E poi olio di oliva, neanche extra vergine, separato da “olio vegetale” e in quartultima posizione” – osservo.

Questo elenco non mi convince proprio, temo che dietro questa dicitura si nascondano oli tropicali che credo non adeguati all’alimentazione di un bambino di pochi mesi e allora, in veste di mamma premurosa alle prese con le prime pappe e da clandestina addetta al settore, chiedo notizie al Servizio Consumatori della nota azienda inviando un messaggio di posta elettronica.

Una mamma così premurosa deve stare molto a cuore al Servizio Consumatori di questa azienda perché, dopo appena qualche ora, ricevo una risposta. Peccato che però esordisca sbagliando il mio cognome… scherzo, su questo posso passarci sopra, è il contenuto della email che mi lascia spiazzata.

Mi viene detto gentilmente che l’azienda non può comunicarmi il suo “know how”, cioè non mi può dire che tipo di olio c’è nei biscotti (in verità non è tenuta, adeguatamente alla normativa vigente in quell’anno), ma in compenso posso stare serena perché è vero che si tratta di un olio vegetale che non conosco, ma di sicuro non è idrogenato e inoltre tutte le materie prime utilizzate sono rigorosamente controllate e garantite su ogni lotto di produzione.

Rimango basita: a me non interessa certo conoscere il know how aziendale, io voglio solo sapere se sto compiendo una scelta di sana alimentazione per mio figlio e non discuto sul puntuale controllo dei lotti di produzione.

Un Servizio Consumatori così pronto e rassicurante, eppure non sono affatto soddisfatta della risposta fornita, ma non demordo, io voglio proprio sapere cosa c’è dentro quei biscotti e ci riprovo l’indomani inviando una nuova mail e chiedendo anche perché l’ingrediente “olio di oliva” è separato dall’ingrediente “olio vegetale”. Devo essere proprio una cliente della peggiore specie!

Questa volta il Servizio Consumatori impiega qualche giorno per darmi un risposta plausibile, ma evidentemente non ci riesce: mi viene data un’informazione parzialmente errata secondo cui dalla quantità di acidi grassi saturi e insaturi è possibile risalire al profilo acidico di un olio e poi specifica che “l’olio di oliva viene dichiarato separatamente dalla voce “olio vegetale” per preservare il know how aziendale sugli altri ingredienti utilizzati in ricetta”. Il Servizio Consumatori, al secondo scambio di battute, fornisce notizie rassicuranti (neanche troppo) per la mamma, ma molto poco soddisfacenti per il tecnologo alimentare.

A questo punto mi arrendo, penso che potrei inviare tante altre email e rimanere senza mai conoscere il contenuto reale di quei biscotti. La legge lo permette e l’azienda esercita in suo diritto. Oggi, dopo 4 anni ho avuto finalmente la risposta, anzi l’ho trovata scritta! Sapete dove? In etichetta! Ebbene sì, se mio figlio fosse nato qualche anno dopo avrei potuto leggere direttamente in etichetta il “know how” aziendale, uno dei componenti peculiari, tra l’altro presente in terza posizione e quindi con un peso rilevante nella ricetta: olio di palma!

Dal 14 dicembre dello scorso anno, infatti, il Regolamento (UE) n. 1169/11 ha imposto particolari disposizioni in materia di informazioni ai consumatori relative agli alimenti (***). Questo vuol dire che in etichetta non è più possibile scrivere genericamente olio vegetale, ma è obbligatorio esplicitare la sua origine (palma, cocco, oliva…) e qualora si tratti di una miscela di oli vegetali l’elenco deve essere riportato in ordine di peso decrescente. Se poi è presente un olio idrogenato, ossia chimicamente modificato, è obbligatorio indicarlo.

Dunque, l’elenco degli ingredienti del biscotto per l’infanzia, per effetto del Regolamento 1169, si è così modificato: “farina di frumento, zucchero, oli vegetali (palma da coltivazioni sostenibili, oliva), latte scremato in polvere, amido di frumento, malto da orzo, fibra alimentare (inulina), agenti lievitanti (carbonato acido di ammonio, carbonato acido di sodio, difosfato disodico), sali minerali, aromi, vitamine. Contiene: Glutine, Latte”

Il racconto di questa mia esperienza per sottolineare quanto sia importante disporre di etichette chiare, approfondite e fruibili e quanto sia fondamentale, nell’ottica di una sana alimentazione, leggerle e soprattutto capirle.
L’Associazione Pandolea, in linea con la sua mission di diffondere cultura, si presta volentieri a fugare i vostri dubbi in materia di etichettatura, basta scrivere a info@pandolea.it.

Ps: mio figlio oggi è cresciuto e a merenda mangia pane e olio extra vergine di oliva!
PPS: anche l’olio di oliva ora fa parte del know how!

Pina Boccia

 

(*) http://www.plasmon.it/tutto-su-plasmon, accesso marzo 2015

(**) Scientific Opinion on Dietary Reference Values for fats, including saturated fatty acids, polyunsaturated fatty acids, monounsaturated fatty acids, trans fatty acids, and cholesterol. EFSA Journal 2010; 8(3):1461

(***) Nello specifico, come si legge nell’allegato VII – parte A, gli oli di origine vegetale possono essere raggruppati nell’elenco degli ingredienti sotto la designazione «oli vegetali» seguita da un elenco di indicazioni dell’origine vegetale specifica ed eventualmente anche dalla dicitura «in proporzione variabile». Se raggruppati, gli oli vegetali vanno nell’elenco degli ingredienti sulla base del peso complessivo degli oli vegetali presenti e inoltre l’espressione «totalmente o parzialmente idrogenato», a seconda dei casi, deve accompagnare l’indicazione di un olio idrogenato.

da: http://zapping.altervista.org/criminali-sulla-pelle-dei-bambini-biscotti-plasmon-imbottiti-di-nascosto-di-olio-di-palma-lincredibile-scoperta-di-una-mamma-che-ha-chiesto-chiarimenti-alla-plasmon-senza-avere-alcuna-risposta/