Grano, dopo l’indagine di Report il M5s all’attacco: “Indicare nell’etichetta della pasta la presenza di glifosato”

 

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Grano, dopo l’indagine di Report il M5s all’attacco: “Indicare nell’etichetta della pasta la presenza di glifosato”

Leggi: Anche Report conferma: la pasta che mangiamo? Fatta col grano al glifosato canadese! …E racconta come ci stanno avvelenando!

Grano, dopo ‘Report’ i grillini all’attacco: “Indicare nell’etichetta della pasta la presenza di glifosato”

Abbiamo già illustrato e commentato l’approfondimento che la trasmissione della RAI – Report – ha dedicato al grano duro e alla pasta. La politica registra la prima presa di posizione ufficiale: un’interrogazione ai Ministri Beatrice Lorenzin e Maurizio Martina nella quale si chiede di inserire nelle etichette della pasta l’eventuale presenza di glifosato a tutela dei consumatori. In calce il testo di un’altra interrogazione dei grillini sempre sul glifosato

Abbiamo già commentato l’approfondimento che la trasmissione della RAI – Report – ha dedicato al grano duro. Programma che non è passato inosservato, se è vero che il parlamentare nazionale del Movimento 5 Stelle, Mirko Busto, ha già presentato un’interrogazione al Governo, con riferimento al Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, e al Ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina.

“Inserire nell’etichetta della pasta la presenza di glifosato – scrive il parlamentare grillino – il pesticida della Monsanto (in realtà, si tratta di un erbicida ndr) più usato al mondo, specificandone i contenuti; rivedere il limite massimo previsto per la messa in circolazione e garantirne il monitoraggio nell’ambito dei controlli effettuati dagli uffici dell’Asl preposti sul territorio”.

“In base ai risultati diffusi dalla trasmissione TV Report – leggiamo sul sito di GranoSalus – il glifosato è stato rilevato nei campioni di tutt’e sei i marchi di pasta italiana più venduti. Anche se si tratta in tutti i casi di valori molto bassi, e quindi inferiori al limite massimo consentito, non è detto che i consumatori siano tutelati”.

“Infatti – spiega il parlamentare grillino Busto – in base alle dichiarazioni della dottoressa Belpoggi, dell’istituto Ramazzini di Bologna, che citava recenti studi scientifici, anche quantità minime di glifosato, agendo come interferente endocrino, possono avere un’azione genotossica, alterare lo sviluppo sessuale e la flora batterica intestinale. Chiediamo pertanto al Governo di farsi promotore, presso le istituzioni UE e in tutte le sedi competenti di un adeguamento della normativa nel rispetto del principio di precauzione”.

“E’ evidente – prosegue il parlamentare nazionale del Movimento 5 Stelle – che non basta vietare l’uso del glifosato nel territorio UE, ma occorre tracciarne l’ingresso alle Dogane, e renderlo visibile in etichetta, in totale trasparenza. Solo così – conclude Busto – potremo tutelare la salute dei consumatori e valorizzare il Made in Italy che usa grano non trattato con il glifosato”.

Insomma, il parlamentare pentastellato pone il tema che GranoSalus e I Nuovi Vespri sottolineano da tempo: non si può vietare in Europa l’uso del glifosato e poi non controllare il grano che arriva con le navi in Italia.

E’ molto importante, inoltre, la richiesta – avanzata dal deputato grillino – di indicare nell’etichetta della pasta l’eventuale presenza di glifosato.

E’ noto che il Governo italiano ha disposto, a partire dal prossimo anno, l’indicazione dell’origine del grano nella pasta prodotta in Italia. Su questo tema il dibattito è in corso.

La Barilla, ad esempio, ha già manifestato la propria contrarietà.

Anche in Canada sono molto in ansia per questo provvedimento.

Noi, invece, abbiamo manifestato le nostro perplessità, perché a nostro modesto avviso, oltre alle indicazioni contenute nelle etichette della pasta – di certo importanti – è necessario far conoscere ai cittadini-consumatori cosa c’è dentro i pacchi di pasta, con riferimento, soprattutto, alle eventuali presenza di glifosato e di micotossine.

Non possiamo non notare che la richiesta avanzata dal parlamentare Busto va proprio nella direzione chiesta da GranoSalus e da I Nuovi Vespri: e cioè chiarezza massima sull’eventuale presenza di contaminanti, anche se presenti entro i limiti consentiti dalla legislazione.

Anche perché – è il caso della pasta – se sulla tavola può finire un prodotto che non contiene sostanze contaminanti i consumatori non possono che guadagnarci. E la pasta prodotta con il grano duro del Sud Italia non contiene né glifosato, né micotossine DON.

Foto tratta da greenme.it

Interessante anche questo altro atto parlamentare a firma dei deputati del Movimento 5 Stelle:

BUSTO, DAGA, DE ROSA, MICILLO,
TERZONI, ZOLEZZI e VIGNAROLI. — Al
Ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio
e del mare. — Per sapere – premesso
che:
il glifosato è un diserbante commercializzato
sin dagli anni ’70 e largamente
usato per fini agricoli ed urbani;
diversi studi scientifici avvertono sul
rischio connesso all’uso del glifosato in
relazione allo sviluppo di patologie tumorali,
anche infantili, e malattie neurodegenerative.
Esso è riconosciuto, dagli anni
’80, come un interferente endocrino e, da
uno studio pubblicato su The Lancet oncology,
è correlato al linfoma non-Hodgkin.
Sono note, inoltre, le ripercussioni ambientali
dell’uso del glifosato in termini di dissesto
idrogeologico e riduzione della biodiversità;
l’Agenzia internazionale per la ricerca
sul cancro (Iarc), in « iarc monographs volume
112: evaluation of five organophosphate
insecticides and herbicides », ha inserito
il glifosato nella classe 2A, « probabilmente
cancerogeno per gli esseri umani »;
l’agenzia americana Oehha (Office of
Environmental Health Hazard Assessment),
ha definito cancerogeno, già dal 2015, il
diserbante. Da qui la decisione della California
di riportare l’indicazione di cancerogenicità
sull’etichetta dal 7 luglio 2017;
l’Agenzia europea per le sostanze chimiche
(Echa), nel marzo 2017, e l’Efsa nel
2016 hanno affermato, per contro, la non
cancerogenicità del glifosato. Lo studio dell’Efsa
è alla base della scelta della Commissione
di prolungare la sua autorizzazione
fino a dicembre 2017;
l’inchiesta giornalistica « Monsanto Papers
» ha denunciato conflitti di interesse
nella valutazione dell’Efsa. Ulteriori dubbi
sono stati sollevati dal confronto, pubblicato
da fonti giornalistiche, tra la richiesta
di rinnovo dell’autorizzazione della Monsanto
del 2012 e la relazione dell’Efsa. La
denuncia riguarda un centinaio di pagine
delle relazioni Monsanto copiate nella relazione
dell’Efsa;
il 22 settembre è iniziata la discussione
tecnica a Bruxelles sulla possibile
proroga di dieci anni per l’impiego del
glifosato in Europa, mentre per il 5-6 ottobre
2017 è prevista la discussione in sede
politica;
la Francia ha dichiarato la volontà di
vietare completamente il diserbante entro
Atti Parlamentari — 50267 — Camera dei Deputati
XVII LEGISLATURA — ALLEGATO B AI RESOCONTI — SEDUTA DEL 27 SETTEMBRE 2017
il 2022. Insieme alla Svezia, inoltre, ha
ribadito la contrarietà al rinnovo in sede
europea;
oltre un milione di firme (1.300.000)
sono state raccolte dall’iniziativa dei cittadini
europei stop glifosato;
il Governo italiano si era dichiarato
contrario al rinnovo dell’autorizzazione al
glifosato, affermando la necessità di un
« piano glifosato zero », astenendosi poi durante
il voto del 2016 –:
quale sia la posizione del Governo
rispetto al rinnovo dell’autorizzazione relativa
al glifosato e quali iniziative, in applicazione
del principio di precauzione, il
Ministro interrogato abbia intenzione di
intraprendere per vietare definitivamente e
in maniera permanente la produzione, la
commercializzazione e l’impiego di tutti i
prodotti a base di glifosato. (5-12307)

 

 

fonte: http://www.inuovivespri.it/2017/11/02/grano-dopo-report-i-grillini-allattacco-indicare-nelletichetta-della-pasta-la-presenza-di-glifosato/#_

Glifosato – L’appello del Centro di Ricerca sul Cancro di Bologna al Ministro Martina: “L’Italia freni l’Europa sulle autorizzazioni per il pesticida”

Glifosato

 

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Glifosato – L’appello del Centro di Ricerca sul Cancro di Bologna al Ministro Martina: “L’Italia freni l’Europa sulle autorizzazioni per il pesticida”

 

Glifosato, il centro di ricerca sul cancro di Bologna al ministro: “L’Italia freni l’Europa sulle autorizzazioni per il pesticida”

La lettera dei ricercatori dell’Istituto Ramazzini. Martina: “Sono contrario al rinnovo dell’autorizzazione europea”

BOLOGNA – Il centro di ricerca sul cancro dell’Istituto Ramazzini di Bologna ha scritto al ministro Maurizio Martina per chiedere che l’Italia freni in sede Ue sulle autorizzazioni per il glifosato, l’erbicida più diffuso al mondo, allegando uno studio che “mette in evidenza effetti sulla salute”, parte di un complesso lavoro a lungo termine. Intanto il capo del dicastero delle politiche agricole si è già espresso in modo netto: “Sono contrario al rinnovo dell’autorizzazione europea sul Glifosate. Le evidenze scientifiche e ambientali che abbiamo ci devono portare a proporre questa scelta in ambito europeo. L’Italia deve confermarsi paese leader nell’agricoltura sostenibile”. Sul glifosato il 5 ottobre la Commissione europea è chiamata a decidere e gli Stati membri dovranno stabilire se rinnovare o meno per 10 anni la licenza europea.

· LO STUDIO DEL CENTRO DI RICERCA SUL CANCRO
“Il nostro studio pilota – si legge nella lettera al minsitro della dottoressa Fiorella Belpoggi, direttrice del centro di ricerca sul cancro Cesare Maltoni dell’Istituto Ramazzini – non chiarisce le incertezze relative alla cancerogenicità del Glifosato/Roundup sollevate dalle diverse agenzie (Iarc, Efsa, Echa), ma sicuramente mette in evidenza effetti sulla salute altrettanto gravi, che potrebbero manifestarsi anche con patologie oncologiche a lungo termine, con un impatto notevole in termini di salute pubblica in quanto colpiscono la fascia di età infantile e adolescenziale e, per la diffusione planetaria di questo erbicida, potrebbero affliggere un numero enorme di persone”.

La dottoressa Belpoggi suggerisce di “chiedere all’Europa di autorizzare l’uso del Glifosato per non più di 5 anni (come ha appena fatto la Francia). Fra 5 anni avremo i risultati del nostro studio a lungo termine”, che “chiarirà la sussistenza dei possibili pericoli” e “se le patologie precoci riscontrate siano correlabili a lungo termine a patologie gravi come il cancro” o, “in caso di risultati negativi, di sciogliere tutte le incertezze, le discussioni e le polemiche attorno a questo composto”. Uno studio a lungo termine pianificato nel 2015 e al quale l’Istituto lavora con partner l’università di Bologna (Facoltà di Agraria, Veterinaria e Biostatistica), l’Istituto Tumori di Genova, l’Istituto Superiore di Sanità, la Mount Sinai School of Medicine di New York con Grant NIH/USA, la George Washington University di Washington.

· WWF: “LO STOP DEL MINISTRO E’ UN SEGNALE”
La battaglia contro il rinnovo della licenza europea raccoglie 45 associazioni riunite nella Coalizione #StopGlifosato.  “Il no al glifosato annunciato dal ministro Martina è un segnale di grande attenzione per l’agricoltura sostenibile e libera da veleni”, scrive su Twitter la presidente del Wwf Italia Donatella Bianchi.

 

fonte: http://bologna.repubblica.it/cronaca/2017/10/03/news/glifosato_l_istituto_ramazizni_di_bologna_al_ministro_l_italia_freni_l_europa_sulle_autorizzazioni_per_il_pesticida_-177269286/

Dopo il Fipronil, dall’Olanda arriva anche l’Ogm libero!

 

 

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Dopo il Fipronil, dall’Olanda arriva anche l’Ogm libero!

A poche settimane dallo scandalo del Fipronil, l’insetticida tossico ritrovato nelle uova provenienti da Belgio e Olanda, dai Paesi Bassi arriva un altro rischio per la sicurezza alimentare europea. Questa volta si tratta però di una proposta: un documento riservato che l’Olanda ha inviato agli altri stati membri dell’Ue con la richiesta di deregolamentare l’immissione in commercio e nei campi dei nuovi Ogm. A diffondere il documento è stato il gruppo dei verdi europei. L’eurodeputato del Movimento 5 Stelle, Marco Affronte, ha rilanciato la notizia su Facebook scrivendo: “Allucinante!!! Abbiamo intercettato la proposta olandese ai rappresentanti degli altri stati membri: deregolamentazione totale per gli Ogm”.

Al centro della proposta i “nuovi Ogm”

Il documento, dal titolo “Proposta di discussione sulle azioni volte a migliorare il meccanismo di esenzione per le piante geneticamente modificate ai sensi della direttiva 2001/18 / CE”. La direttiva in questione è per l’appunto quella che prevede che qualsiasi organismo transgenico prima di essere introdotto in territorio comunitario debba passare prima per l’autorizzazione della Commissione europea.  Gli olandesi, nello specifico, propongono di esentare da questo passaggio i cosiddetti “nuovi ogm”, formalmente detti: “Nuove tecniche di coltivazione (Npbts)”. 

Greenpeace: “Meccanismo uguale al passato”

Federica Ferrario, responsabile della Campagna Ogm di Greenpeace Italia, dichiara: “Quelle tecniche producono Ogm, escluderle dalla direttiva europea non ha nessun senso logico. Si tratta infatti – spiega l’esperta – di una serie di tecniche “nuove” nel senso che quando è stata fatta la direttiva ancora non esistevano. In ogni caso modificano il dna delle colture. Ad esempio, una di queste tecniche è lacisgenesi”. La differenza con i vecchi metodi è che invece di inserire del Dna di un organismo completamente differente, qui si inseriscono geni che appartengono alla stessa specie. “Ma comunque è una tecnica che in natura non esiste – continua Ferrario – tagliano il dna, inseriscono il gene, e non si sa che reazione si ha né che effetti e rischi questo possa comportare nel tempo. Il meccanismo è lo stesso dei vecchi Ogm”.

Un autogoal per l’Italia

Per Greenpeace, se l’Italia sposasse questo tipo di interpretazione “sarebbe veramente un autogol per tutta la nostra produzione agroalimentare, perché significherebbe non avere tracciabilità ed etichettatura in grado di far sapere se e quando stai comprando questo tipo di Ogm. Addio Made in Italy e trasparenza nei confronti dei consumatori”. Non è ancora noto, quali reazioni abbiano avuto i rappresentanti italiani davanti a questa proposta, né quale sarà la posizione del ministro delle politiche agricole Maurizio Martina rispetto alla deregolamentazione degli Npbts. Di sicuro, è un fatto il finanziamento di 21 milioni di euro che lo scorso anno è stato inserito nella legge di stabilità su volontà del Miipaf per la ricerca nel campo delle “biotecnologie sostenibili” tra le quali, appunto, la cisgenesi.  “La deregolamentazione di queste tecniche – conclude Ferrario – viaggia nella direzione di quanto richiesto da accordi come il Ttip e il Ceta che puntano a dare il via libera a un tipo di prodotti che negli Usa sono già in fase di sperimentazione nel campo”.

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/09/08/dopo-il-fipronil-dallolanda-arriva-anche-logm-libero/25721/

GranoSalus e le analisi sulla pasta dei grandi marchi (piena di Don, Glifosate e Cadmio). Furono minacciate denunce e querele, ma dopo 3 mesi NIENTE – Ma, state attenti, la macchina del fango contro GranoSalus è in azione!

GranoSalus

 

 

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GranoSalus e le analisi sulla pasta dei grandi marchi (piena di Don, Glifosate e Cadmio). Furono minacciate denunce e querele, ma dopo 3 mesi NIENTE – Ma, state attenti, la macchina del fango contro GranoSalus è in azione!

Sono cinque settimane dalla Forte accusa di GranoSalus alle grandi marche, accuse supportate da regolari analisi. Ecco l’articolo in cui Vi abbiamo già illustrate le risultanze di GranoSalus.

GranoSalus: i risultati delle analisi su pasta Barilla, Voiello, De Cecco, Divella, Garofalo, La Molisana, Coop e Granoro: sono pieni di Don, Glifosate e Cadmio… E a noi queste porcherie ce le fanno mangiare…!!

Da allora tempo ne è passato. Ora sono 5 settimane, ma delle tanto minacciate denunce e querele manco l’ombra… Come mai?

E’ però partita la macchina del fango per screditare GranoSalus e ve ne parla I nuovi Vespri con questo interessantissimo articolo:

 

Pasta, gli attacchi a GranoSalus/ De Bonis: “Solo lobbisti”. Gioia: “Dobbiamo inchinarci a ‘sua maestà’ Barilla?

Gli industriali hanno iniziato il fuoco di sbarramento contro GranoSalus. Invece di rivolgersi alla magistratura attaccano di qua e di là, ora con articoli offensivi, ora con qualche parlamentare nazionale che chiama in causa il Governo nazionale. La verità è che GranoSalus ha fatto quello che avrebbero dovuto fare, già da anni, le Regioni Puglia e Sicilia e le associazioni di consumatori. La replica di Saverio De Bonis e di Cosimo Gioia al senatore Dario Stefàno e a Il fatto alimentare

L’abbiamo più volte scritto e lo ribadiamo ancora una volta: certi industriali della pasta, dopo la pubblicazione delle prime analisi, volute da GranoSalus, su otto note marche di pasta italiane non sanno più cosa inventarsi.

In questi otto marchi di pasta sono stati trovati Glifosato, micotossine DON e Cadmio.

All’inizio hanno detto che tali analisi non erano valide perché non è stato reso noto il laboratorio scientifico che le ha effettuate. GranoSalus ha replicato che il laboratorio, in questi casi, va tutelato: e che, in ogni caso, analisi e laboratorio sono a disposizione della magistratura. Basta una semplice denuncia e i giudici avranno a disposizione le ‘carte’. Ma la denuncia – e ormai sono passate oltre cinque settimane – non è ancora arrivata.

Certi industriali sono divisi e confusi.

Alcuni smentiscono le analisi di GranoSalus dicendo che nella loro pasta non ci sono contaminanti.

Altri dicono che tali contaminanti sono sì presenti, ma sono entro i limiti di legge.

Il riferimento è alle leggi europee. Solo che nel Sud Italia i limiti europei servono a poco: in Europa, infatti, i limiti di questi inquinanti sono tarati su un consumo pro capite di 5 kg di pasta all’anno, mentre nel Mezzogiorno d’Italia una persona mangia in media da 25 a 30 kg di pasta all’anno: ciò significa che gli abitanti del Meridione d’Italia, se mangiano pasta industriale, ingeriscono ogni anno una dose cinque-sei volte superiore di veleni rispetto ai limiti fissati dall’Unione Europea: da qui la nostra campagna per invitare i Siciliani a mangiare pasta a km zero, cioè pasta artigianale prodotta in Sicilia, come potete leggere qui dove trovate le prime cinque puntate del nostro ‘viaggio’ tra i pastifici siciliani artigianali).

Detto questo, per smontare chi afferma che i veleni contenuti nella pasta industriale sono entro i “limiti di legge”, basta una semplice domanda: perché, per produrre pasta, le industrie continuano a utilizzare grano duro estero – che contiene spesso inquinanti – quando potrebbero utilizzare il grano duro prodotto nelle Regioni del Sud Italia che non contiene né glifosato, né micotossine DON?

Dopo di che, ecco due personaggi più o meno riconducibili al mondo degli industriali che attaccano GranoSalus. Vediamo chi sono e cosa dicono. Cominciamo con l’ex direttore di Confindustria, oggi senatore del gruppo misto, Dario Stefàno, capogruppo in Commissione Agricoltura al Senato e Presidente de La Puglia in Più. Sua un’interrogazione al Ministro delle Politiche Agricole e Forestali, Maurizio Martina.

“Da tempo circola in rete, a firma dell’Associazione GranoSalus – dice Stefàno – quella che si può ritenere a tutti gli effetti una fake news che rischia di compromettere pesantemente l’immagine dei pastifici italiani e pugliesi”.

Domanda: se il senatore è convinto di ciò perché non si è rivolto alla magistratura?

“E’ in atto – prosegue il senatore – una vera e propria campagna denigratoria nei confronti della qualità e dell’autenticità delle produzioni italiane e pugliesi e anche delle Istituzioni locali, da tempo impegnate per la tracciabilità e la trasparenza nel comparto agroalimentare, ingiustamente accusate di concedere licenze d’utilizzo dei marchi di qualità fuori controllo. Il Ministero è al corrente di quello che sta accadendo? Quali sono le iniziative per contrastare questo preoccupante fenomeno?”.

Il riferimento è alla Granoro 100% Puglia: in questa pasta le analisi di GranoSalus hanno riscontrato “99 ppb di micotossine DON, 0,039 di glifosate e 0,018 di Cadmio”.

“L’attendibilità scientifica delle osservazioni diffuse da GranoSalus non è, però, verificabile – dice i senatore – perché non si conoscono i metodi di rilevazione e di lavorazione dei dati”.

A questo appunto GranoSalus ha già risposto: basta una denuncia per fare intervenire la Giustizia. Il resto sono chiacchiere.

“Oltretutto, l’AIDEPI (Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta Italiana) – prosegue Stefàno – ha manifestato già il proprio disappunto, bollando l’iniziativa di GranoSalus come irresponsabile perché foriera di ingiustificato allarmismo, in considerazione del fatto che le tracce di residui sono molto al di sotto dei limiti imposti e non procurano alcun danno alla salute”.

“Il Ministro ha il dovere di intervenire con urgenza, attraverso iniziative di sensibilizzazione e comunicazione volte a tutelare il buon nome, la serietà e la salubrità delle produzioni di pasta italiane, come anche di quelle della Puglia, dove, per alcune linee di prodotti, le aziende hanno aderito a disciplinari che prevedono requisiti molto stringenti sulla tracciabilità e la trasparenza della filiera e sulla qualità della produzione. Dobbiamo – conclude Stefàno – stoppare le campagne di comunicazione denigratorie che nascono in rete con il solo obiettivo di procurare allarme diffuso e disinformazione presso consumatori e cittadini”.

A stretto giro di posta la replica di GranoSalus:

“Stefàno – dice il presidente dell’associazione, Saverio De Bonis – interroga il Ministro, ma non interroga se stesso. L’estensore del Disciplinare Qualità di Puglia si duole perché quando era assessore regionale gli avevamo detto in tutte le salse di restringere i parametri tossicologici del marchio collettivo. Allora fece orecchie da mercante, adesso è preoccupato perché i suoi amici confindustriali sono stati presi con le mani nella marmellata e chiede aiuto al ministro dell’Agricoltura invece che a quello della Sanità”.

Insomma, scopriamo non soltanto che Stefàno è un confindustriale, ma che è stato anche assessore regionale in Puglia, occupandosi proprio di pasta.

“Stefàno – prosegue De Bonis – teme forse su di sé il peso della responsabilità politica di questa faccenda? O vuole imbavagliare GranoSalus perché analizzando la pasta ha scoperto qualche falla nel Disciplinare della Regione Puglia? Già, perché se l’Europa vieta il glifosato, se l’Italia vieta il glifosato, che ci fa questo ingrediente nella pasta garantita dal suo disciplinare?”.

Poi il tono del presidente di GranoSalus si fa ironico:

“Anche a lui chiediamo se preferisce la pasta condita con glifosato, Don e Cadmio, sia pur in piccole dosi. E gli chiediamo pure se a piccole dosi è disposto a farla mangiare ai suoi figli… Al contrario, non tutelare la salute dei bambini o delle donne in gravidanza e non preoccuparsi di invocare il principio di precauzione è un fatto grave per un parlamentare della Repubblica italiana, che dovrebbe avere a cuore l’art 32 della Costituzione! Il diritto alla salute è un diritto fondamentale dell’individuo e pure il diritto di critica e cronaca. Noi sappiamo bene che Lei proviene dagli ambienti di Confindustria (già membro della giunta di Confindustria Puglia), ma la tutela lobbistica degli amici della sua organizzazione viene dopo la salute pubblica…”.

Un’altra voce critica su GranoSalus è quella del quotidiano on line Il fatto alimentare (qui l’articolo)

In questo giornale on line GranoSalus viene accusata di lanciare “accuse allarmistiche”. L’articolo è molto offensivo: così la conferenza stampa che i rappresentanti di GranoSalus hanno tenuto a Montecitorio viene definita in modo sprezzante come una modalità con le quali tale associazione di consumatori e di produttori di grano duro delle Regioni del Sud “porta lancia in resta le sue bufale in Parlamento”.

Quindi il lavoro svolto da GranoSalus – cioè analisi finora non smentite – sarebbero “bufale”!

“Il metodo – leggiamo su Il fatto alimentare – sa di classico populismo: mezze verità condite da dati scientifici fuori contesto, artatamente montati per fare scandalo e promuovere rivolte forcaiole contro un generico perfido establishment”.

A questo punto Il fatto alimentare scrive una cosa che a noi, in verità, risulta molto diversa:

“L’Ucraina esporta certamente ‘grano’ in Italia ma è quello tenero, non certo il duro per la pasta. Metterla in mezzo agli altri veri esportatori (Canada, Messico, USA, Kazakistan) è retorica acchiappaforcaioli che confida nello spettro di Chernobyl”.

Sull’Ucraina GranoSalus, sempre con De Bonis, replica così:

“I dati delle Dogane dicono il contrario. A noi risulta che dall’Ucraina arrivi in Italia anche grano duro”.

Detto questo, De Bonis spiega che il protagonista del quotidiano on line, avvocato Dario Dongo, è, ci dice il presidente di GranoSalus, un personaggio che ha lavorato per lunghi anni per la Federalimentari, associazione riconducibile a Confindustria. E ancora oggi si occupa di consulenze e di lobbing.

“Insomma – dice De Bonis – l’avvocato Dongo è l’establishment e forse è per questo che si sente toccato. Noi, difendendo i produttori di grano duro del Sud, difendiamo i consumatori. Perché vogliamo che in Italia si produca pasta senza glifosato e senza micotossina DON. E la pasta senza questi contaminanti si può produrre con il grano duro coltivato nelle Regioni del Mezzogiorno d’Italia. Sia chiaro: noi non difendiamo soltanto i consumatori italiani, ma i consumatori di tutto il mondo, perché la pasta industriale italiana è esportata in tanti altri paesi del mondo”.

Nella parte finale dell’articolo in cui attacca GranoSalus, forse senza accorgersene, Il fatto alimentare si rende protagonista di un mezzo autogol, tirando in ballo Regioni del Centro Italia dove si coltiva il 20% del grano duro del nostro Paese.

“Strumentalizzare i ‘rassicuranti’ dati del progetto Micoprincem-Mipaaf-CREA (la scienza si usa solo quando fa comodo) – leggiamo sempre ne Il fatto alimentare – a sostegno della ben nota salubrità dei grani meridionali (almeno per il DON, ma non c’è solo lui), si porta dietro un nuovo fronte di nemici: non più le perfide giubbe rosse, ma stavolta anche gli ex amici toscani e marchigiani colpevoli di contaminazioni ‘quadruple’, per non parlare degli emiliani che nel 2008 fecero impallidire gli Yankee”.

De Bonis sorride:

“Non so perché tirino in ballo la Toscana e le Marche – dice -. Però una cosa gli amici de Il fatto alimentare potrebbero farla: promuovere le analisi sui grani duri prodotti nel Centro Italia…”.

Il grano duro, per definizione, vuole climi caldi: in presenza del sole tipico delle Regioni del Sud Italia matura naturalmente senza bisogno di glifosato. E non è attaccato dai funghi che producono le micotossine.

Queste condizioni – quello è il senso del discorso di De Bonis – ricorrono nel centro Nord Italia?

All’articolo del ‘lettore comune’ pubblicato da Il fatto alimentare replica anche Cosimo Gioia, produttore di grano duro della Sicilia e già dirigente generale del dipartimento Agricoltura della Regione siciliana:

“Non so chi sia il ‘lettore comune’ che ha pronunciato queste parole, ma cadono le braccia a pensare come anche le associazioni che dovrebbero difendere i diritti e la salute dei consumatori diventino alleati delle multinazionali. Sono testimone diretto per avere visto con i miei occhi quello che ci arriva da Ucraina, Canada etc”.

Per la cronaca, Cosimo Gioia, quando ricopriva il ruolo di dirigente generale del dipartimento Agricoltura della Regione siciliana, ha fatto disporre le prima analisi sul grano duro che arrivava in Sicilia con le navi: grano che arrivava dal Canada, dall’Ucraina e da altri Paesi del mondo. La situazione la conosce bene, perché prima di essere messo alla porta dal Governo regionale (i soliti ‘ascari’ che governano la Sicilia da settant’anni), si recava di persona a visionare le navi. E sa perfettamente da dove arrivavano le navi.

“A parte che, a causa delle mutazioni climatiche, il grano duro ci arriva anche dall’Ucraina – spiega Gioia – e, ai miei tempi, feci fare le analisi proprio a questa merce arrivata da lì. Nave fatiscente piena di ruggine e maleodorante che trasportava questa merce. Non oso pensare cosa trasportasse prima… Mi chiedo: ma i NAS, tanto solerti a controllare le attività di ristorazione, vendite alimentari, agriturismi e pronti a multarti se non rispetti alla lettera le norme dell’HCCP e quant’altro come mai non cominciano col dare un’occhiata a queste carrette del mare per verificare se sono più o meno adatte a questo tipo di trasporto? Evidentemente il tempo non c’è… Basterebbe questo per farle ritornare al mittente…”.

“Il secondo punto che mi ha colpito, in questo articolo de Il fatto alimentare – prosegue Gioia – è la critica alle analisi di GranoSalus. L’associazione ha pubblicato i risultati di analisi effettuate sul prodotto finito riscontrando la presenza di Don, gliphosate (o glifosato ndr) e Cadmio anche se nella norma, ma presenti. Non costituiscono un pericolo, vabbé… Ma perché io ‘consumatore qualunque’ devo ingerire queste porcherie sapendo che, a km zero, esistono pastifici che producono alimenti non contaminati? Ho il diritto di saperlo o no? O dobbiamo stare , come gli struzzi, con la testa sotto la sabbia perché ‘sua maestà Barilla o Voiello hanno deciso così?”.

“Mi pare – aggiunge – che nessuna contestazione legale sulle analisi sia stata fatta a GranoSalus, tranne chiacchiere ed articoli di ‘servitori del sistema’, magari mascherati da sigle di consumatori varie. Evidentemente qualcosa che non torna c’è, magari il carbone bagnato….. O no? Occorre che i consumatori sappiano scegliere cosa mangiare o meno… Fa parte della Democrazia alimentare. Quindi respingo al mittente e alla testata giornalistica che ospita il suo articolo tutte le accuse fatte all’associazione che, tra l’altro, si sta limitando e pubblicare i risultati di analisi certificate in attesa di quelle dei pastifici artigianali di casa nostra”.

“Al consumatore la scelta – conclude Cosimo Gioia -. In quanto al prezzo del grano duro, basti pensare che, a Foggia, dopo l’arrivo di 2 navi non ricordo in quale porto pugliese, il prezzo è sceso da 24 a 19-20 Euro al quintale. E questo la dice lunga sull’impatto della globalizzazione e del CETA approvato anche da una parte dei parlamentari europei del Sud Italia, ben sapendo che tale trattato commerciale internazionale tra Unione Europea e Canada danneggerà l’economia agricola delle nostre regioni”.

fonte: http://www.inuovivespri.it/2017/03/25/pasta-gli-attacchi-a-granosalus-de-bonis-solo-lobbisti-gioia-dobbiamo-inchinarci-a-sua-maesta-barilla/

 

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