“Riscaldare casa con soli 20 euro l’anno”. E-Cat – “Il brevetto negato in Italia ma approvato negli Usa”.

 

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“Riscaldare casa con soli 20 euro l’anno”. E-Cat – “Il brevetto negato in Italia ma approvato negli Usa”.

E-cat. Sul dispositivo inventato da Andrea Rossi la questione dei brevetti è ancora dubbia, ma nel frattempo è stato approvato negli Usa il primo patent per un’apparecchiatura che funzionerebbe come un reattore a fusione fredda. Ad ottenerlo è stato George H. Mileyricercatore da tempo impegnato nel campo delle Lenr.

“Sono descritte tecniche per formare dislocazione di nuclei lungo l’interfaccia di una struttura multistrato a film sottile […] -si legge sull’abstract del brevetto– (Questi) possono essere utili alla formazione di strutture di superconduttori, alla generazione di raggi x e particelle cariche, per processi di reazione nucleare, e/o fusione a confinamento inerziale”. La tecnologia inventata da Miley sembra dunque essere stata brevettata con molteplici scopi, alcuni dei qualipossono ricadere nell’ambito delle Lenr.

A partire dal 1989 Miley ha sperimentato alcune forme di cellule fusione fredda, progettando sistemi elettrolitici che utilizzano multistrati di film sottili di metallo come elettrodi. Più di recente il suo gruppo di ricerca ha iniziato a produrre particolari nano-particelle rivestite con film sottili che fungono da mini reattori Lenr.

Questi studi hanno mostrato sia calore in eccesso che una grande varietà di prodotti di trasmutazione, come ferro, rame, calcio, zinco, terre rare e oro. Le cellule-reattori sono composte di strati super-sottili di palladio e nichel sopra un substrato metallico: la struttura così formata costituisce l’elettrodo, che viene poi immerso in una soluzione di acqua contenente deuterio invece che idrogeno.

Miley ipotizza che, dopo alcuni cicli di carica e scarica, l’idrogeno (o il deuterio) si raccolga in piccole crepe e vuoti tra gli strati di pellicola, formando dei cluster, ovvero aggregati molecolari molto densi. Alcune sofisticate misure ad hoc hanno confermato la presenza di accumuli di deuterio all’interno dei difetti del cristallo di palladio.

Questa alta densità favorirebbe, secondo Miley, la formazione di prodotti di fusione, la generazione dell’eccesso di calore, nonchè la produzione di elementi più pesanti, che poi potrebbero rompersi con fenomeni di fissione, creando l’insieme dei nuovi elementi di trasmutazione direttamente misurati nelle cellule.

L’ottenimento di questo patent è sicuramente di grande importanza non solo per Miley e i suoi collaboratori, ma per tutta la ricerca sulle Lenr. Non possiamo sapere però se questo siaindice di un generale cambiamento di tendenza nei confronti di questo tipo di ricerche, sulle quali finora la comunità scientifica ha mantenuto sempre un atteggiamento di grande diffidenza.

fonte: http://www.nextme.it/scienza/energia/4371-fusione-fredda-e-cat-brevetto-usa

IL SISTEMA, CHE NESSUNO VI HA MAI DETTO, PER RISCALDARE CASA CON SOLI 20 EURO L’ANNO.

Se tutto va bene, dovreste presto essere in grado di aggiungere al vostro riscaldamento centralizzato esistente un dispositivo rivoluzionario da 400 a 500 dollari/euro con cui potrete riscaldare la vostra casa con una sola cartuccia riciclabile a base di polvere di nichel, per meno di 20 dollari/euro all’anno.

Fino a poco tempo fa, il prezzo del dispositivo è stato stimato a $ 4,000. Grazie alla volontà del suo progettista, l’ingegnere Andrea Rossi (1950), alla partnership industriale con National Instruments negli Stati Uniti, e alla produzione altamente automatizzata, il prezzo è stato diviso per dieci, al fine di tagliar le gambe al mercato di copie per il reverse engineering che sicuramente appariranno una volta che il sistema sarà avviato in larga scala. Obiettivo: 1 milione di unità domestiche all’anno dai primi mesi del 2014. Delle dimensioni di un computer portatile (il processore è della misura di un pacchetto di sigarette), e di una sicurezza proclamata come totale, questo sistema rivoluzionario, detto di reazione nucleare a bassa energia,  non emette, secondo Rossi (ed il Professor Focardi – Università degli Studi di Bologna) alcuna radiazione o emissione di alcun tipo. Il nichel è abbondante sulla Terra e non è costoso, ma è tossico, soprattutto in polvere, e il trattamento deve essere fatto da professionisti. La quantità di nickel consumato nel processo è estremamente ridotta. Per farsene una idea, secondo Andrea Rossi, un solo grammo può produrre 23.000 megawatt/ora di energia (sì, ventitremila megawatt/ora!). L’ E-cat è un sistema rivoluzionario che utilizza il calore di polvere di nichel, un’infima quantità di idrogeno, uno o più catalizzatori specifici, come pure delle frequenze radio per mettere in moto le forze repulsive (Coulomb) tra le particelle subatomiche in modo vantaggioso, un po’ come ciò che accade nelle arti marziali orientali. Al momento del lancio, il processo di preriscaldamento del sistema consuma 3000 watt per un’ora. Poi, una volta avviato, il consumo di potenza diventa insignificante, come un computer, producendo una quantità straordinaria di energia termica per riscaldare l’acqua in modo stabile e controllato a 120°C. Il sistema può essere completamente fermato nel giro di 30 a 60 minuti. L’ E-cat è in corso di certificazione negli Stati Uniti da UL (Underwriters Laboratories). Una fabbrica completamente robotizzata sarebbe in costruzione, a quanto sembra in Massachusetts, con National Instruments come partner industriale. Nel giro di 12 a 24 mesi, il sistema sarà anche in grado di generare elettricità, una volta superate le difficoltà di mantenere la temperatura a 400°C (anziché gli attuali 120°C). La distribuzione e la vendita saranno effettuate attraverso partner autorizzati, nonché via Internet. Pre-ordini, senza impegno finanziario, possono essere effettuati già da ora tramite il sito Ecat.com. Visti i rischi inerenti a questo tipo di avanguardistico progetto industriale, Andrea Rossi non vuole in questa fase aprire il capitale a degli investitori privati, accettando il solo sostegno  delle imprese e organizzazioni che intendono investire piccole somme di denaro. In conclusione, questi pensieri di Brian Josephson, Premio Nobel per la Fisica 1973: “Ad oggi, non vi è alcuna base per dubitare delle affermazioni di Rossi” e “reattori del tipo Rossi sono già in produzione e secondo M. Dennis Bushnell Chief Scientist alla NASA, potrebbero “cambiare completamente la geo-economia, geopolitica e risolvere i problemi del clima e dell’energia“. Se confermato, sembra che siamo davvero in presenza di un cambiamento di paradigma nel settore dell’energia. Probabilmente paragonabile alla scoperta della ruota o del fuoco. A titolo di paragone, il progetto di fusione internazionale (molto) calda ITER a Cadarache (Francia), dal quale, si spera, a botte di decine di miliardi di euro di denaro pubblico, poter estrarre i primi kilowatt tra cinquanta anni o più e di cui oggi si conosce meglio il carattere altamente aleatorio ed irragionevole può andarsi a rivestire e, soprattutto, cercare di riorientarsi verso un progetto più utile per la società. Andrea Rossi lavora da 14 a 16 ore al giorno su questo progetto e l’intervista da cui è scaturito questo articolo è stata realizzata il 15 Gennaio 2012 dopo una giornata cosi, tra le 11 di sera e l’1 del mattino. Complimenti all’artista! E tutti i nostri migliori auguri. Per ulteriori informazioni: E-Cat è stato descritto sulla AgoraVox 22/12/11  e 29/10/11 , dopo la decisiva semi-pubblica manifestazione a Bologna, di un generatore di E-cat industriale da 1 megawatt.

tratto da: http://curiosity2015.altervista.org/riscaldare-casa-con-soli-20-euro-lanno-brevetto-negato-in-italia-ma-approvato-negli-usa/

Energia, quei rincari segreti che pesano sulle bollette per decine di miliardi di Euro! Ma attenzione, solo sulle bollette della Gente. Le grandi imprese consumatrici di corrente hanno solo vantaggi…!!

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Energia, quei rincari segreti che pesano sulle bollette per decine di miliardi di Euro! Ma attenzione, solo sulle bollette della Gente. Le grandi imprese consumatrici di corrente hanno solo vantaggi…!!

 

Energia, quei rincari segreti che zavorrano le bollette per miliardi di euro
La riforma degli esagerati incentivi alle rinnovabili genera risparmi, ma le famiglie ne avranno solo la metà. Le risorse servono a sostenere le grandi imprese consumatrici di corrente

L’energia è lo strumento perfetto di politica economica: con piccoli interventi permette di muovere miliardi di euro ma nessuno è davvero in grado di capire cosa succede e i costi sono spalmati in modo così diffuso che pochi si lamenteranno. Quanto dibattito c’è stato, per esempio, sull’articolo 11 ter della legge europea approvata dalla Camera il 20 di luglio, che ora deve passare in Senato? Nessuno, eppure vale 1,2 miliardi di euro che invece di finire a noi consumatori di energia – famiglie e piccole imprese – andranno a pochi grandi gruppi.

Per anni tutti gli italiani hanno pagato lo sviluppo delle energie rinnovabili(e assimilate, cioè anche quelle inquinanti, ma questa è un’altra storia) con le loro bollette. Nel 2015 questa voce, A3, è arrivata alla cifra colossale di 13,8 miliardi di euro. Il bonus sociale per gli italiani che non riescono a pagare la bolletta, per dare l’ordine di grandezza, era 17 milioni. Il 23 maggio 2017 la Commissione europea ha approvato il piano del governo italiano di ridurre quegli incentivi e riformularli in modo da sostenere anche la competitività delle aziende, invece di dedicare tutte quelle risorse a un settore già cresciuto a dismisura con benefici ambientali discussi. La riforma scatterà dal primo gennaio 2018. E i risparmi sono consistenti, intorno ai 2,7 miliardi di euro all’anno dal 2016 al 2020, secondo le stime del Gse (il Gestore del servizio elettrico). A chi va questo “tesoretto” energetico?

L’emendamento – approvato – del deputato Pd Gianluca Benamatiall’articolo 11 della legge europea stabilisce che il beneficio vada “dal primo gennaio 2018 e per un minimo del 50 per cento alla riduzione diretta delle tariffe elettriche degli utenti domestici e delle imprese connesse in bassa tensione”. E il resto? Alle imprese cosiddette “energivore”, quelle che “sul mercato interno e sul mercato esterno si trovano a combattere, ad armi non pari, in una situazione di scarsa competitività, perché consumando molta energia, costosa in Italia, si trovano in condizioni difficili”, così ha spiegato Benamati alla Camera. Tremila aziende e un milione di posti di lavoro, assicura il deputato, che vedranno il sostegno pubblico ai costi energetici passare da 600 milioni a 1,2 miliardi.

Il provvedimento è parlamentare ma coerente con la linea del ministro dello Sviluppo Carlo Calenda che nei mesi scorsi era già riuscito a ottenere lo sblocco di 1,2 miliardi di agevolazioni per imprese energivore fermi da anni per contenziosi europei. Finché un’impresa che consuma tra i 70 e i 150 GWh all’anno paga in Italia tra i 75 e gli 87 euro per MWh e in Germania tra i 40 e i 45, ci sarà sempre un problema di competitività. E quindi il ministro ha scelto, senza mai nasconderlo, di usare la leva della bolletta: un po’ di sacrifici per famiglie e piccole imprese e un po’ di aiuti ai grandi gruppi. Il sacrificio è evidente: famiglie e piccole imprese avranno solo la metà dei risparmi sulla riduzione della componente A3, anche se pesano per il 52 per cento dei consumi e fino a oggi si sono fatte carico del 60 per cento della A3.

Il beneficio che arriverà, inoltre, rischia di essere eroso da altre tasse occulte che si stanno accumulando sulle bollette senza che nessuno protesti o se ne accorga. Per esempio con i certificati bianchi (Titoli di efficienza energetica, Tee): un’impresa può averli perché ottiene risparmi con tecnologie o sistemi efficienti, oppure li può comprare su un mercato apposito (sostenendo così il costo del proprio inquinamento eccessivo). Le imprese distributrici di energia elettrica e di gas naturale hanno obiettivi fissati dall’Authority. Il costo dell’efficienza, reale o simulata dal mercato, viene poi in gran parte scaricato sulla bolletta attraverso le componenti UC7 (elettricità) degli oneri di sistema e quella RE e REt (gas). Nel 2015 il sistema dei certificati bianchi è costato 600 milioni di euro, il loro costo sul mercato continua a salire, in tre anni è passato da circa 100 euro fino a 270. Secondo una stima del centro studi Cesef, anche se il prezzo continuasse a correre così, i clienti finali quasi non se ne accorgerebbero perché se il costo totale salisse da 600 milioni a 1,8 miliardi “il peso sarebbe pari allo 0,9 per cento dell’intera bolletta elettrica”. Come dire: si può rincarare senza problemi.

Sulle bollette poi pende ancora l’incertezza per le conseguenze delle maxi speculazioni del 2016 fatte da trader e produttori come Enel (che ha di fattopatteggiato con l’Autorità): invece di vendere la propria energia nel “mercato del giorno prima”, quello programmato, la tenevano per il mercato dei servizi di dispacciamento, dove la rete Terna ha meno potere contrattuale perché deve avere subito l’energia e paga prezzi più alti. Il risultato della speculazione viene poi scaricato in bolletta. Un affare da 2,3 miliardi di euro a spese di tutti. Mentre i rincari conseguenti sono stati per ora sospesi dal Tar, l’Autorità indaga sui colpevoli. Ma i clienti cui spettano i rimborsi per i pochi casi in cui le responsabilità sono state accertate cominciano a preoccuparsi: il termine per i risarcimenti è appena slittato da agosto a fine dicembre.

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/energia-quei-rincari-segreti-che-zavorrano-le-bollette-per-miliardi/

 

Manca l’acqua? In Italia le fonti fossili ne bevono 160 milioni di metri cubi l’anno per fare quello che potrebbero fare meglio e in modo più economico le rinnovabili! …Ma mica possiamo dare un dispiacere alle lobby di Petrolio & C.

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Manca l’acqua? In Italia le fonti fossili ne bevono 160 milioni di metri cubi l’anno per fare quello che potrebbero fare meglio e in modo più economico le rinnovabili! …Ma mica possiamo dare un dispiacere alle lobby di Petrolio & C.

 

Manca l’acqua? In Italia le fonti fossili ne bevono 160 milioni di metri cubi l’anno

Passare a un approvvigionamento energetico basato sulle fonti rinnovabili permette di combattere i cambiamenti climatici e risparmiare il nostro oro blu.

In Italia dove (fortunatamente) non ci sono centrali nucleari – di gran lunga risulta le più assetate per la produzione di energia –, ci pensano quelle alimentate da fonti fossili a consumare ingenti quantità d’acqua per poter funzionare: ogni anno ne bevono 160 milioni di metri cubi di acqua, ovvero (considerando in media un consumo procapite di circa 200 litri al giorno per persona) il fabbisogno annuale d’acqua di circa 2,2 milioni di persone.

D’altronde, però, l’energia è fondamentale al funzionamento della nostra società. Come rimediare? Passando alle fonti rinnovabili: «L’emergenza acqua che sta colpendo molte Regioni italiane – spiegano oggi dall’Anev, l’Associazione nazionale energia del vento – è dovuta in primis ai mutamenti climatici che sostengono una tra le più severe siccità mai registrate, ma anche alla scarsa attenzione verso un’oculata gestione delle risorse ambientali e delle materie prime. Questi fattori messi insieme stanno portando ad una vera è propria crisi ecologica e al rischio di calamità naturale. Oltre agli adeguamenti strutturali e ad una gestione più razionale, è necessario avviare una pianificazione organica di lungo termine anche nel campo dell’approvvigionamento energetico. Uno studio dell’Eea, Agenzia europea dell’ambiente, ha infatti quantificato in circa il 44% dell’acqua usata direttamente ed indirettamente in Europa la quota utilizzata negli impianti termici e nucleari, più di quanto consumato dalla somma del settore industriale e agricolo; quota equivalente al consumo annuale di circa 80 milioni di persone».

Il contesto italiano – come si evince dai dati Istat sul consumo di acqua – è diverso, con l’agricoltura che spicca come il settore in assoluto più assetato: «I prelievi di acqua effettuati nel 2012 (dove ad oggi si fermano i dati Istat, ndr) sono stati destinati per il 46,8% all’irrigazione delle coltivazioni, per il 27,8% a usi civili, per il 17,8% a usi industriali, per il 4,7% alla produzione di energia termoelettrica e per il restante 2,9% alla zootecnia».

Ciò non toglie che una maggiore diffusione delle fonti di energia rinnovabili permetterebbe da una parte di combattere efficacemente i cambiamenti climatici, dall’altra di ridurre il comunque abbondante consumo d’acqua imputabile alle fonti fossili: «Negli ultimi dieci anni, grazie all’apporto della fonte eolica nella produzione di energia elettrica nel nostro Paese – aggiungono infatti dall’Anev – si sono risparmiati circa 110 milioni di metri cubi d’acqua, equivalenti al consumo annuale di circa 1,5 milioni di persone».

 

fonte: http://www.greenreport.it/news/acqua/manca-lacqua-italia-le-fonti-fossili-ne-bevono-160-milioni-metri-cubi-lanno/

La straordinaria invenzione di una 13enne – Ecco come generare energia elettrica pulita dalle vibrazioni prodotte dalle automobili…!

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La straordinaria invenzione di una 13enne – Ecco come generare energia elettrica pulita dalle vibrazioni prodotte dalle automobili…!

La soluzione mondiale per contrastare la crisi energetica potrebbe essere stata scoperta da una ragazza di soli 13 anni: Laalitya Acharya, giovanissima cittadina dell’Ohio, si è avvalsa di TraffEnerate, un’invenzione che sfrutta il traffico veicolare per generare energia pulita. La sua invenzione risulta tra i finalisti della sfida dei giovani scienziati del 2017 e le permetterà di ricevere un finanziamento di 25.000 dollari.

Acharya ha iniziato a ricercare risorse economiche a basso costo, facilmente rinnovabili e ha incontrato un dispositivo chiamato piezo. Quando lo stress viene applicato a un piezo, questo genera elettricità. La giovane ha pensato di rendere più facile l’utilizzo di piezos, in modo da disegnare TraffEnerate per ottenere energia quando le automobili guidano sopra i dispositivi. In parole povere, l’invenzione potrebbe essere installata nei pressi delle strade per produrre energia gratuita e praticamente infinita delle vibrazioni prodotte dai veicoli. Il suo prototipo incorpora 11 sensori piezo e un blocco stampato in 3D, per cui tutti i 11 piezo saranno applicati ai movimenti, anche quando una vettura transita nei pressi del dispositivo.

Acharya ha anche progettato una moto alternata per testare il prototipo. Il suo robot ha applicato costantemente l’invenzione, attraverso una lettura con oscilloscopio. Adesso la giovane ricercatrice spera di implementare TraffEnerate nelle intersezioni più trafficate della sua città natale di Mason, Ohio.

I dettagli dell’invenzione sono stati illustrati dalla stessa ideatrice nel video che potete vedere QUI

Acharya ha detto sul sito della sfida: “Volevo cambiare il mondo, quello semplice. Sul viaggio annuale della mia famiglia in India ho visto i bambini che non hanno energia nelle loro case, accoccolati vicino a fuochi pericolosi. Volevo cambiare la loro posizione nella vita, facendolo al meglio creando energia pulita ed elettricità”.

La sfida della giovane è stata menzionata anche su Discovery Education e 3M . Ci sono dieci finalisti per la sfida di quest’anno, con progetti innovativi: tra questi, individuare il piombo nell’acquatrattare l’Alzheimer con componenti vegetali e ripulire fuoriuscite di petrolio con bucce di melograno e bucce d’arancia. Un vincitore sarà scelto nel mese di ottobre.

Via Young Scientist Challenge e Rajesh Acharya

Il “girasole” artificiale che produce energia pulita. 50 volte più efficiente dei normali pannelli.

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Il “girasole” artificiale che produce energia pulita. 50 volte più efficiente dei normali pannelli.

Lo Smartflower è un innovativo pannello solare che segue il Sole per migliorare l’efficienza di produzione energetica. Il dispositivo imita il comportamento di alcuni fiori che seguono la luce solare ruotando i loro “petali” in direzione della nostra stella. In natura, questa caratteristica dei vegetali è definita eliotropismo.

Dalla natura l’ispirazione perfetta per questa nuova tecnologia sviluppata in Austria, che permette al sistema di essere dalle 40 alle 50 volte più efficiente rispetto ai tradizionali pannelli fotovoltaici, che tendono a essere limitati dalla loro inclinazione fissa. La società sostiene che un singolo Smartflower è in grado di produrre l’equivalente di un sistema di pannelli da tetto da 4 kilowatt, il che rappresenterebbe un importante balzo in avanti per un prodotto solare autonomo.

Si può dire che lo Smartflower è progettato per uso residenziale e per le piccole imprese. Il dispositivo è disponibile in un gran numero di colori con nomi come “frutti di bosco”, “giungla” e “porcellana”.

QUI il video

La giornata del Smartflower comincia all’alba quando distribuisce i suoi pannelli, progettati per restare puliti da polvere e detriti.

Il dispositivo segue il sole in un angolo di 90 gradi usando un monitoraggio a doppio asse basato su GPS per calcolare e scegliere l’angolo ottimale nel corso della giornata. I moduli si ripiegano automaticamente di notte, o quando i sensori rilevano forti ventiche possono causare loro danni.

Il modello di base Smartflower, che inizia a circa 16.000 dollari può essere utilizzato in una varietà di impostazioni “plug and play”, tra cui il rifornimento di un auto elettrica. Una versione più costosa “Plus” comprende lo stoccaggio della batteria che consente di raccogliere l’energia anche nelle giornate nuvolose.

Circa 1.000 Smartflowers sono già state installati in tutta Europa, tra cui i Giardini Botanici di Madrid e l’Università di Scienze Applicate di Kufstein in Austria.

Fonte: www.globochannel.com

La grande scoperta Italiana: il NUCLEARE ECOLOGICO…che fine ha fatto?

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La grande scoperta Italiana: il NUCLEARE ECOLOGICO…che fine ha fatto?

NUCLEARE ECOLOGICO: SCOPERTA ITALIANA

Nucleare ecologico: scoperta italiana. Il recupero della sovranità nazionale passa anche dall’indipendenza energetica.

Da Paese distrutto che aveva pure perso la guerra ed era prevalentemente agricolo, in pochissimi anni l’Italia è diventata la quinta potenza industriale del pianeta. L’espressione “miracolo economico” fu coniata espressamente per noi.
Fu un balzo in avanti strepitoso. Cos’avremmo potuto fare se avessimo avuto anche il petrolio? In effetti, l’inizio dei nostri guai è rappresentato proprio dai due shock petroliferi del 1973 e del 1979.
Ma – pur poveri di materie prime – abbondiamo in materia grigia. Il “genio” è la nostra grande risorsa. E dovremmo ritrovare anche per questo un po’ di sano orgoglio italiano.
Perché poi sono gli altri a riconoscere le nostre eccellenze che noi magari ignoriamo. C’è un caso proprio nel settore cruciale dell’energia.

Sorpresa USA

In un atto del Congresso degli Stati Uniti della primavera 2016, si legge che l’Italia ha un primato straordinario nel campo delle nuove reazioni nucleari, che in America chiamano Reazioni Nucleari a Lieve Energia, in inglese Low Energy Nuclear Reactions (LENR).
Leggiamo quel passo della Commissione Forze Armate della Camera dei Rappresentanti (la Camera dei deputati Usa):

“La Commissione è al corrente dei recenti sviluppi positivi nell’evoluzione delle reazioni nucleari a lieve energia (LENR), che producono energia rinnovabile ultra-pulita e a basso costo, con forti implicazioni per la sicurezza nazionale. Per esempio, secondo la Defense Intelligence Agency (DIA), se le LENR dovessero funzionare, sarebbero ‘una tecnologia dirompente in grado di rivoluzionare la produzione e conservazione di energia’. La Commissione è inoltre a conoscenza di quanto scoperto dall’Agenzia per i Progetti di ricerca avanzata per la Difesa (DARPA), secondo cui altri Paesi, inclusi Cina e India, stanno portando avanti programmi di LENR, mentre il Giappone ha appena creato un fondo di investimento per promuovere questa tecnologia”.

Il documento prosegue così:

“La DIA ha inoltre accertato che Giappone e Italia sono leader in questo settore, mentre Russia, Cina, Israele e India stanno stanziando ingenti risorse per lo sviluppo delle LENR. Al fine di meglio comprendere le implicazioni per la sicurezza nazionale di queste evoluzioni, si chiede al Segretario della Difesa di fornire alla presente Commissione per le Forze Armate della Camera dei Rappresentanti, il 22 settembre 2016, un rapporto sull’utilità militare dei recenti avanzamenti in materia di LENR”.

La Commissione chiede di conoscere anche “lo stato corrente della ricerca negli Stati Uniti” in questo settore e “in quale relazione essa sia con il lavoro effettuato in ambiti internazionali”. Così è stato affidato proprio al ministero della Difesa Usa il compito di conquistare il primato della ricerca in questo settore.
E l’Italia che oltreoceano è definita “leader” nella scoperta di queste nuove forme di energia?

Pochi sanno che…

Già nel 2009 (governo Berlusconi) il Parlamento italiano aveva approvato la legge 99/2009 che, programmando il ritorno al nucleare, apriva la strada alle nuove reazioni nucleari scoperte e brevettate dal Cnr.

Tutta questa vicenda scientifica e tecnologica è ricostruita nel libro – appena uscito – di Fabio Cardone, “La futura energia. Dall’atomica alle reazioni nucleari ultrasoniche” (Di Renzo editore, pp. 144, euro 14).

Le particolarità di queste scoperte – che in pratica mostrano la possibilità di ottenere reazioni nucleari mediante gli ultrasuoni e in generale mediante la pressione – sono molte e importanti.
Fra l’altro si ipotizzano perfino applicazioni di queste scoperte nel campo della medicina. Ma soprattutto questo modo di produzione dell’energia nucleare spazza via tutti i problemi che si sono evidenziati con le attuali centrali nucleari.
In sostanza oggi l’energia nucleare copre circa un quinto del fabbisogno mondiale di energia, ma ha il problema della sicurezza degli impianti, dello smaltimento delle scorie radioattive e dell’approvvigionamento dell’uranio visto che ce ne vorrebbe un milione di tonnellate l’anno e oggi ne viene prodotto mezzo milione (inoltre si pone il problema dell’esaurimento dell’uranio stesso e della dipendenza geopolitica dai paesi produttori).

Le reazioni nucleari ultrasoniche eliminano totalmente questo problema in quanto non hanno bisogno di uranio:

“per liberare energia necessitano di sali di ferro e il ferro è molto comune in natura. Inoltre” spiega Cardone nel libro citato “gli esperimenti hanno dimostrato che le reazioni nucleari ultrasoniche non producono scorie radioattive e nemmeno radioattività residua e questo risolverebbe il problema dei rifiuti pericolosi”.

Non solo.

“Gli esperimenti hanno indicato anche un’altra sorprendente possibilità: la distruzione delle sostanze radioattive mediante la loro trasformazione in sostanze inerti, prive di radioattività”.

In pratica, secondo i calcoli, si ottiene in 90 minuti quello che altrimenti avrebbe richiesto due anni e questo risolverebbe il problema dello smaltimento delle scorie prodotte finora dalle tradizionali centrali nucleari (quindi si avrebbe uno straordinario beneficio ecologico).
Tanto che – dopo l’approvazione della legge 99/2009 – la Regione Abruzzo, con una delibera del 2010 (approvata all’unanimità), ha chiesto al Governo di poter avere nel territorio regionale l’impianto per sviluppare la tecnologia finalizzata a disattivare le sostanze radioattive. In collaborazione con Ansaldo nucleare e Sogin (Società per la gestione degli impianti nucleari).
La Sogin nel 2010 aveva definito anche un piano di sviluppo. Sennonché nel marzo 2011, a seguito di un devastante terremoto e conseguente maremoto in Giappone, si ebbe il disastro della centrale nucleare di Fukushima.

Immediata fu la ripercussione in Italia dove un referendum si abbatté sulla legge 99/2009 facendo sospendere l’applicazione dell’art. 14 (quello sul nucleare) fino al 2016.
È ormai scaduto da un anno il termine e – come dimostra il documento del Congresso americano – tutti i grandi paesi industriali stanno correndo a investire su quelle nuove forme di energia nucleare.

E ora?

Il libro di Cardone riapre la riflessione sulle applicazioni di quelle scoperte. L’autore osserva:

“È stato valutato che ogni prototipo industriale può costare 100 milioni di euro e può avere soltanto un’applicazione specifica: produzione di energia, distruzione di sostanze radioattive, trasformazione delle sostanze”.

Quanto tempo potrebbe occorrere per passare alla realizzazione di un impianto industriale? Naturalmente dipende dall’entità degli investimenti. Ma anche “un programma lento e a lungo termine” non va oltre i 10 o 15 anni.

Fra l’altro si deve sottolineare che i notevoli risultati di queste ricerche sono stati conseguiti senza finanziamenti specifici, cioè senza ulteriore aggravio di spesa per le casse pubbliche.
Infatti:

“tutto ciò che riguarda queste ricerche” spiega Cardone nel libro “era di proprietà dello Stato Italiano, la macchina era proprietà dell’Esercito Italiano” e “i brevetti relativi alla macchina e ai suoi procedimenti di proprietà del Cnr”.

Considerati i tanti sprechi pubblici in Italia, in tutti i settori, è davvero significativo che poi si facciano scoperte importanti in modo così economico, si può dire praticamente a costo zero.
Ora sta al nostro Paese trarne tutti i benefici. Già altre volte è accaduto che importanti scoperte di scienziati italiani siano state poi implementate e sfruttate da altri Paesi (il caso più clamoroso è proprio quello di Enrico Fermi e del nucleare). Sarebbe desolante se ciò dovesse ripetersi anche in questo caso.
Ma se il governo non riprende subito in mano la materia (visto che è finita la sospensione) è sicuro che gli altri non staranno a guardare e ci sorpasseranno.
Quello dell’indipendenza energetica, fra l’altro, è un grande obiettivo politico che dovrebbe appassionare non solo i cosiddetti sovranisti, ma chiunque abbia minimamente a cuore il futuro dell’Italia. È il classico tema bipartisan.


Da “Libero”, 2 aprile 2017


Fonte: antoniosocci.com


 

Autore:  Antonio Socci

 

tratto da: http://www.nexusedizioni.it/it/CT/nucleare-ecologico-scoperta-italiana-5488

 

Eolico, in Danimarca il vento ha coperto il 144% della domanda. Una parte dell’energia prodotta la vendono all’estero. Ma i loro politici mica sono schiavi delle lobby del petrolio!

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Eolico, in Danimarca il vento ha coperto il 144% della domanda. Una parte dell’energia prodotta la vendono all’estero. Ma i loro politici mica sono schiavi delle lobby del petrolio!

 

Gli scienziati in Danimarca si erano sbagliati. Il paese scandinavo è primo al mondo nel settore dell’energia eolica. Solo tre anni fa, il 28 per cento del fabbisogno elettrico della Danimarca era prodotto dall’eolico. Si era previsto che entro 2020 l’eolico avrebbe coperto solo metà del fabbisogno, ma hanno raggiunto il 144 per cento del loro fabbisogno poche settimane fa. Inoltre, la Danimarca sta vendendo questa energia da fonte rinnovabile a Norvegia, Germania e Svezia.

“Ciò dimostra che un mondo 100% alimentato da energia rinnovabile non è fantasia”, ha commentato al Guardian Oliver Joy, un portavoce dell’European Wind Energy Association. “L’energia eolica e le fonti rinnovabili possono essere una soluzione di decarbonizzazione e anche fornire la sicurezza dell’approvvigionamento in periodi di forte domanda”. E l’obiettivo del Governo di rifornirsi di sola energia rinnovabile nel medio termine si fa sempre più vicino.