L’energia dalle onde potrebbe alimentare il mondo intero!

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L’energia dalle onde potrebbe alimentare il mondo intero!

Secondo molti esperti l’energia dalle onde potrebbe rappresentare la nuova frontiera delle energie rinnovabili. Occorre tempo ed investimenti ma l’energia che ne deriverebbe potrebbe soddisfare l’intera popolazione mondiale.

A forma di ciambella, di giganteschi serpenti, enormi palloni sommersi, i dispositivi in grado di generare energia dalle onde hanno “mille” forme diverse ma un fattore comune: sono in grado di trasformare l’energia cinetica del modo ondoso in energia elettrica. Una tecnologia ancora giovane ma con un potenziale in grado di soddisfare, secondo qualcuno,  il fabbisogno mondiale di energia.  Al largo dell’isola di Oahu nelle Hawaii, il Lifesaver sembra una sorta di ciambella di colore giallo che si muove seguendo il movimento delle onde; nonostante le sue sembianze il dispositivo è un concentrato di tecnologia, pieno di ingranaggi, cavi ed elettronica in grado di convertire il moto ondoso in energia.

Lifesaver (fonte: mdpi.com)

I dispositivi che generano energia dalle onde sono maturi?

Se l’energia eolica ha una laurea, l’energia dalle onde è ancora in prima elementare”. Con queste parole Luis Vega, direttore della Hawaii National Marine Renewable Energy Centre, esprime il grado di maturità del Lifesaver; ma se i risultati dovessero dare ragione a questa tecnologia ancora poco conosciuta e sfruttata, presto potremmo vedere schiere di dispositivi al largo delle nostre coste in grado di soddisfare il nostro fabbisogno energetico.  Attualmente non esiste il convertitore di moto ondoso perfetto, “esistono mille disegni diversi” afferma Reza Alam, ricercatore dell’University of California, Berkeley. “Non siamo ancora arrivati al punto in cui si è affermato un paradigma tecnologico dominante. Può darsi che non ce ne sia uno” aggiunge Ted Brekken, ricercatore della Oregon State University. Ogni “modello” ha un suo modo di produrre energia: il Lifesaver è basato su un generatore elettrico spinto dal movimento oscillante dei cavi che partono dal dispositivo e arrivano fino al fondo dell’oceano; il Pelamis wave power produce energia dalle onde grazie ad un sistema idraulico che si attiva grazie ai movimenti dei diversi segmenti di cui è composto; il CETO grazie al moto ondoso aziona una pompa che eroga acqua ad alta pressione che serve ad azionare una turbina idroelettrica in riva.
Non importa quale tecnologia venga utilizzata, ma una cosa è certa: l’energia dalle onde è una risorsa preziosa che potrebbe contribuire a ridurre la nostra dipendenza dai combustibili fossili.

Pelamis wave power
I vantaggi ed ostacoli dell’energia prodotta dal moto ondoso

L’energia dalle onde presenta un vantaggio enorme rispetto all’energia solare o all’energia eolica: può essere sfruttata 24 ore su 24 e 7 giorni su 7. Le onde derivano indirettamente dal sole, la radiazione solare provoca un gradiente di pressione d’aria che origina vento che a sua volta, a contatto con la superficie del mare, produce le onde. Alam definisce l’energia dal moto ondoso come una “forma di energia solare molto densa”. Recenti studi dimostrano che ogni metro quadro di un  pannello solare riceve fra 0,2 e 0,3 kW di energia solare; ogni metro quadro di una pala eolica assorbe fra 2 e 3 kW. Ogni metro di costa della California potrebbe ricevere 30 kW di energia delle onde.
Negli Stati Uniti si stima che l’energia dal moto ondoso potrebbe produrre fino a 1.170 TWh all’anno, un terzo del fabbisogno energetico del Paese; è per questo che il DOE, Department of Energy, continua a stanziare fondi per spingere la ricerca su questa fonte di energia ancora poco sfruttata.
Nonostante il suo potenziale, l’energia dal moto ondoso presenta non poche difficoltà da un punto di vista tecnico. L’ambiente marino è un “territorio ostile”, vento, acqua salata ed onde violenti possono mettere a dura prova anche i sistemi più robusti. Anche solo per testare nuovi dispositivi è necessario l’utilizzo di navi ed apparecchiature subacquee che fanno lievitare il costo delle tecnologia. Probabilmente occorrerà ancora un decennio per avere convertitori di energia dalle onde efficienti ed economicamente sostenibili. Dobbiamo continuare ad investire nella ricerca se vogliamo porre fine all’utilizzo dei combustibili fossili.

 

 

fonte: http://www.green.it/l-energia-dalle-onde-alimentare-mondo-intero/

 

Produrre energia pulita ed a basso costo dalle condutture idriche cittadine? Si può! Ma è una di quelle tecnologie che alle Lobby non piace…!

 

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Produrre energia pulita ed a basso costo dalle condutture idriche cittadine? Si può! Ma è una di quelle tecnologie che alle Lobby non piace…!

 

Produrre energia pulita ed a basso costo dalle condutture idriche cittadine? Si può! Ma è una di quelle tecnologie che alle Lobby non piace…!

Energia gratuita: ormai è realtà, ma in Italia nessuno ne parla. Ecco come produrla!

Le condutture comunali delle grandi città trasportano enormi quantità di acqua. Perché allora non sfruttare questo flusso per produrre energia gratuita?

Le condutture comunali delle grandi città trasportano ogni giorno enormi quantità di acqua. Perché allora non sfruttare il costante flusso che attraversa queste infrastrutture urbane per produrre energia pulita?

L’idea, di certo non nuova, è stata messa in pratica nella città di Portland, nell’Oregon, dalla Lucid Energy. La società ha realizzato delle turbine di mini idroelettrico perfettamente integrabili alle condutture idriche cittadine. Per poter produrre energia pulita LucidPipe Power System, questo il nome del sistema, rimpiazza alcuni tratti esistenti della tubatura tradizionale alimentata a gravità.

Quando l’acqua vi scorre attraverso fa ruotare la turbina ad asse verticale inserita centralmente, che a sua volta è collegata ad un generatore elettrico all’esterno del condotto. Gli ingegneri che hanno ideato il progetto spiegano come le mini turbine idroelettriche riescano a svolgere il loro lavoro senza diminuire in maniera significativa la portata dell’acqua, e senza quindi interferire con l’efficienza della pipeline.
Il sistema installato a Portland, diverse turbine in serie per una potenza complessiva di 200 kW, è stato finanziato privatamente dalla Harbourton Alternative Energy, e la sua installazione è stata completata proprio in questi mesi.
Attualmente il progetto sta testando l’affidabilità e l’efficienza di questo speciale impianto di mini idroelettrico, verificando anche che i sensori e il sistema di controllo intelligente funzionino correttamente.
QUI il video
Il passo successivo sarà quindi quello di iniziare la produzione di energia pulita a piena capacità entro marzo. Una volta a regime la LucidPipe dovrebbe produrre una media di 1.100 MWh l’anno, una quantità sufficiente per alimentare circa 150 abitazioni.
Non si tratta di una prima assoluta, dal momento che la società lo aveva già testato nel 2012 a Riverside, in California dove ancora oggi l’impianto pilota rifornisce la rete comunale con 20 MWh, ma se il progetto dovesse mantenere le promesse iniziali, Lucid Energy ha già in mente di esportare la best practies in tutti gli USA.
fonte: http://curiosity2017.blogspot.it/2017/04/produrre-energia-pulita-ed-basso-costo.html

Smog, quando il fotovoltaico è “oscurato” dall’inquinamento atmosferico.

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Smog, quando il fotovoltaico è “oscurato” dall’inquinamento atmosferico.

Una ricerca della Princeton University ha stimato che le particelle “sporche” presenti nell’aria (aerosol: nitrati, solfati, particolato carbonioso eccetera) possono ridurre fino al 35% la generazione elettrica massima potenziale dei moduli solari. Lo studio in sintesi.

Accumuli di polvere e sporcizia, tempeste di sabbia, smog: diversi fattori contribuiscono a peggiorare il rendimento dei pannelli fotovoltaici in diverse aree del pianeta, soprattutto quelle più aride e inquinate, diminuendo l’irraggiamento solare che arriva sulla superficie dei moduli (effetto soiling).

Uno studio della Princeton University, Reduction of solar photovoltaic resources due to air pollution in China (vedi qui un estratto), ha stimato la perdita di efficienza dei parchi FV in Cina, dovuta all’inquinamento atmosferico.

Nelle regioni settentrionali e orientali del paese, in cui sono maggiori le concentrazioni di aerosol nell’atmosfera, le particelle “sporche” possono ridurre fino al 35% l’output elettrico potenziale dei pannelli solari; in media ogni giorno fanno perdere una produzione energetica pari a 1,5 kWh/metro quadro.

L’utilizzo massiccio di combustibili fossili, si legge in una nota dell’università americana, incrementa la quantità di aerosol presente nell’aria: parliamo ad esempio di solfati, nitrati e particolato carbonioso, tutte sostanze che influiscono indirettamente sull’efficienza dei moduli fotovoltaici, perché impediscono ai raggi solari di “colpire” con la massima intensità i pannelli a terra, che siano fissi o con sistemi di tracking.

I ricercatori di Princeton hanno combinato i dati satellitari della NASA con un modello che analizza la performance degli impianti FV, esaminando gli impatti dell’aerosol sulla generazione fotovoltaica nell’intera Cina dal 2003 al 2014.

La cattiva qualità dell’aria, evidenzia lo studio, dipende da molteplici fonti inquinanti: centrali termoelettriche a carbone, traffico automobilistico, impianti a biomasse, senza dimenticare certi eventi naturali come le tempeste di polvere e sabbia nelle zone semidesertiche.

Torniamo così ai rischi e problemi della transizione energetica in Cina (vedi QualEnergia.it), al confronto tra fonti fossili e rinnovabili, con queste ultime che producono meno elettricità di quella massima producibile, non solo perché la rete elettrica è congestionata, ma anche perché l’inquinamento disperde una parte della radiazione solare prima che possa raggiungere il suolo.

Cina, India e altri paesi emergenti, di recente industrializzazione, affermano gli scienziati americani, dovrebbero allora includere queste ricerche nei rispettivi piani energetici, mentre gli operatori-investitori dovrebbero cercare di ottimizzare i progetti dei grandi parchi FV, scegliendo i siti più soleggiati e meno inquinati, aumentando la frequenza delle pulizie dei pannelli, potenziando le linee di trasmissione.

La Princeton University intende proseguire le rilevazioni in altri paesi, l’India soprattutto, per determinare quanto l’aerosol riduca la generazione elettrica FV con l’assorbimento dei raggi solari, e per stimare il deterioramento di efficienza dei moduli provocato dai depositi di agenti inquinanti direttamente sulle superfici dei moduli

Quanta efficienza perde il fotovoltaico con polvere e smog

Un recente studio, Large reductions in solar energy production due to dust and particulate air pollution (allegato in basso), ha calcolato che i pannelli solari FV producono fino al 25% in meno di energia in certe condizioni ambientali sfavorevoli, caratterizzate dall’accumulo di sporcizia sulle superfici dei moduli e dalla presenza di particolato sospeso nell’atmosfera (vedi anche l’articolo di QualEnergia.it sull’effetto soiling).

Secondo il principale autore del documento, Michael Bergin della Duke University, le aree del mondo più colpite da questo problema sono le stesse che vedono il maggior numero di progetti e investimenti nel fotovoltaico: Cina, India e penisola araba.

Dopo aver analizzato a più riprese la composizione degli strati di polvere depositati sui pannelli sul tetto dell’Indian Institute of Technology-Gandhinagar, Bergin con i suoi colleghi indiani e americani ha sviluppato un modello per stimare le perdite di efficienza delle celle solari.

In particolare, Bergin ha osservato che la produzione energetica dei moduli s’impennava (+50%) dopo ogni pulizia delle superfici, per poi calare costantemente nelle settimane successive, proprio a causa del soiling che riduceva la capacità delle celle di “catturare” la luce.

Senza addentrarci nei complessi calcoli eseguiti dal team di ricercatori, il punto è che l’effetto-schermatura dei pannelli è provocato da due elementi: la polvere “naturale” e le particelle inquinanti originate dalle attività umane, soprattutto la combustione delle fonti fossili e delle biomasse.

Grazie anche all’utilizzo del Global Climate Model della NASA, i professori che hanno redatto lo studio sono riusciti a calcolare quanto influisca il mix di polvere e smog sulla generazione elettrica dei pannelli fotovoltaici in tutto il mondo. A quanto ammonta la luce solare bloccata dalla sporcizia e dalle particelle inquinanti sospese nell’aria?

Arabia, India settentrionale e Cina orientale sono le regioni dove l’oscuramento dei moduli è più evidente. Assumendo una pulizia mensile delle superfici, in queste zone aride i pannelli FV arrivano a perdere il 17-25% di produzione energetica, anche di più (25-35%) se la pulizia diventa bimestrale.

Ci sono anche delle variabili che possono condizionare la resa effettiva degli impianti fotovoltaici a livello locale, ad esempio la presenza di un cantiere edile può comportare un incremento di sabbia e sporco nell’ambiente circostante.

Secondo Bergin, la Cina da sola sta sprecando decine di miliardi di dollari ogni anno, per le mancate produzioni di energia rinnovabile dei parchi solari affetti dall’accumulo di polvere, sia quella “naturale” sia quella fine di origine antropogenica.

Il seguente documento è riservato agli abbonati a QualEnergia.it PRO:

fonti:

http://www.qualenergia.it/articoli/20171027-smog-quando-il-fotovoltaico-e-oscurato-dall-inquinamento-atmosferico-

http://www.qualenergia.it/articoli/20170627-quanta-efficienza-perde-il-fotovoltaico-con-polvere-e-smog

Torio, il nucleare pulito – Rispetto all’uranio è più abbondante, più sicuro, produce un centesimo di scorie, ha radioattività residua 300 volte inferiore, è 20 volte più efficiente ed è inadatto per le armamenti nucleari! …E se fosse proprio quello delle armi nucleari il problema?

 

 

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Torio, il nucleare pulito – Rispetto all’uranio è più abbondante, più sicuro, produce un centesimo di scorie, ha radioattività residua 300 volte inferiore, è 20 volte più efficiente ed è inadatto per le armamenti nucleari! …E se fosse proprio quello delle armi nucleari il problema?

 

Torio, il nucleare pulito

L’Italia è uno dei pochi paese occidentali che si è opposto più volte alla produzione energetica da fonte nucleare. Con un certo orgoglio la cittadinanza ha votato espressamente e bandito dal territorio nazionale le centrali destinate alla produzione energetica da fonti nucleari.

La questione si potrebbe dire conclusa se non fosse che alla luce di nuove rivelazioni, la necessità di riaprire un dibattito è diventata di estrema importanza.

Il nucleare sul quale si è sempre discusso riguarda quello basato sul processo di lavorazione dell’elemento della tavola periodica 92, l’Uranio, per esattezza l’isotopo 235 presente in natura circa allo 0,7% del totale. Come ben noto, le problematiche che riguardano la gestione di questa risorsa naturale sono di difficile soluzione. Tra le più gravi, la questione delle notevoli quantità di scorie radioattive, generate inevitabilmente nel ciclo produttivo per la produzione energetica nelle centrali nucleari.

Si stima che la radioattività di queste scorie permanga per un periodo di circa centomila anni, il che rende lo stoccaggio un problema arduo se non impossibile da risolvere in via definitiva.

Ciò che è ben meno noto, è il fatto che dal residuo delle barre di Uranio arricchito, usate come combustibile solido durante il periodo di esercizio, una certa percentuale si tramuta in Plutonio adatto all’implementazione in ordigni nucleari. Tale verità non può altro che avvalorare la giusta scelta fatta dalla popolazione del nostro paese, nella speranza di un futuro libero dalla minaccia atomica.

Quello che l’informazione sin ora non è stata ancora in grado di fare, è di diffondere la consapevolezza che esiste anche una valida alternativa. Questa verità è rimasta sepolta e dimenticata per oltre cinquant’anni, ed è tornata alla luce grazie al lavoro di un ingegnere spaziale, Kirch Sorensen, specializzato anche in campo nucleare.

Nel 2011 fondò la compagnia Flibe Energy, diffondendo tramite la rete le prime informazioni a riguardo.

Il tema principale delle sue ricerche riguarda l’esperimento tra il 1965 e il 1969, eseguito nel Oak Ridge National Laboratory in Tennessee, dal Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti. (Youtube)

In questo laboratorio fu sviluppata una tecnologia in grado di utilizzare il Torio come combustibile primario. Il Torio elemento della tavola periodica 90, prende il nome dalla divinità norrena Thor il dio del tuono e del fulmine, e sinceramente è difficile credere sia solo una fortunata coincidenza. In natura si trova nell’isotopo 232 al 100%, inoltre in quantità dalle tre alle quattro volte più abbondante rispetto all’Uranio.

Il vantaggio anche solo riguardo la disponibilità naturale è più che evidente, ricordo che l’Uranio in natura si trova per il 93% nell’isotopo 238, non utilizzabile come risorsa primaria. Si stima che se fosse utilizzato come unica fonte per la produzione energetica mondiale, il Torio sarebbe sufficiente a soddisfare il fabbisogno globale per oltre mille anni, un tempo sicuramente più che sufficiente per ricercare e sviluppare energie ancora più efficienti e pulite, come il nucleare a fusione o altre forme più esotiche ancora sconosciute.

Ma andiamo ad approfondire i vantaggi confrontandolo con il nucleare tradizionale.

Tra le molte innovazioni proposte dall’O.R.N.L, quella di utilizzare un combustibile liquido per le reazioni nucleari spicca maggiormente. Il liquido in esame è un sale che a temperatura ambiente si trova in forma cristallina, essendo come anche il sale da cucina in stato di “congelamento”. A temperatura di esercizio invece, si presenta in forma liquida, questo comporta l’enorme vantaggio di non generare pressione, perché anche ad elevate temperatura non è in fase di ebollizione.

L’impatto sulla sicurezza di un sistema che non esercita sotto l’elevato stress caratteristico di impianti ad elevata pressione è evidente, in più il liquido radioattivo potendo solidificare in un sistema a dispersione di calore passivo, permette l’implementazione di un semplice ed estremamente effettivo sistema di sicurezza. In caso di un eventuale interruzione elettrica, una valvola automatica di scarico si apre e riversa il contenuto del reattore in una cisterna di raffreddamento apposita. Il materiale radioattivo raffreddandosi solidifica, e fa quindi in modo che il rischio di perdite risulti irrisorio. Ciò permette anche nell’eventualità di catastrofi naturali, la possibilità di garantirne un sicuro contenimento.

Ma c’è molto di più, un reattore al Torio in sali fusi, detto in gergo tecnico Molten Salt Reactor (MSR), non opera se non sotto un bombardamento di un flusso di neutroni costante, il che permette al sistema di essere acceso o spento a piacimento, mentre chiunque sia del settore sa bene che uno dei maggiori problemi di una tradizionale centrale nucleare, è che una volta in esercizio non può essere spenta per diversi anni, oltre ad un lungo periodo di tempo necessario, prima di poterne procedere ad un eventuale smantellamento.

Invece un impianto MSR è estremamente scalabile, ovvero può essere realizzato anche in dimensioni alquanto contenute, rendendo tutto l’insieme molto più semplice oltre che economico da gestire.

E sì, se non fosse ancora chiaro, tra i vantaggi di questa tecnologia, si presenta anche quello di essere parecchio più economica nella realizzazione.

Ma giungiamo finalmente al punto critico, la questione delle scorie radioattive. Anche sotto questo punto, la tecnologia MSR presenta un enorme vantaggio. Le quantità di scorie prodotte sono un centesimo di quelle tradizionali, inoltre e questo è il punto chiave, la radioattività residua si disperde nell’arco di trecento anni invece dei centomila dell’Uranio, il che rende lo stoccaggio possibile. Per assurdo, la limitatezza di tale scorie renderebbe possibile valutarne anche la spedizione nello spazio remoto.

Per finire, esaminiamo la possibile resa oltre all’impatto su scala globale. L’efficienza calcolata supera di venti volte quella delle tradizionali centrali nucleari, il che permetterebbe di coprire i costi energetici pro capite con un singolo Dollaro annuo, oltre a rendere sostenibile anche economicamente, liberare il mondo dall’inquinamento da fonti fossile, dando infine un netto taglio alla questione sul riscaldamento globale.

Ma non è ancora finita, essendo che il Torio lavora esclusivamente nello spettro termico in ambito delle reazioni nucleari, questo combustibile risulta inadatto ad essere implementato in armamenti nucleari non generando in nessun modo un residuo utile, e non essendo di per se in grado di detonare in una rapida cascata distruttiva, come invece possibile nelle testate nucleari al Plutonio.

A questo punto uno si dovrebbe chiedere come mai una possibilità di emancipazione per l’umanità come questa, sia finita segregata e dimenticata così a lungo. Ad esser maligni, e spesso si azzecca, verrebbe da dire che gli interessi in gioco, non farebbero molto il gioco dei potenti.

Di fatto questa realtà esiste, non resta altro che invocare a gran voce cha la ricerca e la sperimentazione pratica, riprenda il più presto possibile, e se non saremo noi a fare i nostri interessi e quelli delle generazioni future, difficilmente qualcun altro lo farà al posto nostro.

Vedi anche: Making Safe Nuclear Power from Thorium

New Molten Salt Thorium Reactor Powers Up for First Time in Decades

 

fonte: https://www.luogocomune.net/LC/23-energia-e-ambiente/4792-torio-il-nucleare-pulito

 

Luciano Lliuya, il contadino peruviano che sta facendo tremare i colossi dell’energia mondiale

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Luciano Lliuya, il contadino peruviano che sta facendo tremare i colossi dell’energia mondiale

 

Un contadino peruviano sta facendo paura ai colossi mondiali dell’energia, a cominciare dalla multinazionale tedesca Rwe, uno dei maggiori produttori mondiali di elettricità da centrali a carbone e, di conseguenza, anche uno dei maggiori produttori di emissioni nocive nell’ambiente. Un uomo semplice, ma con le idee chiare, che per primo portarà in tribunale una multinazionale dell’energia per aver causato il cambiamento climatico.

LA SUA CITTÀ MINACCIATA DALLO SCIOGLIMENTO DEI GHIACCI. Luciano Lliuya vive a Huaraz, una città posta a oltre tremila metri sul livello del mare, sull’altipiano Callejón de Huaylas, nel nord del Perù, qui si occupa non solo di agricoltura, ma arrotonda la giornata facendo la guida sui cammini di montagna. E proprio esplorando le montagne si è reso conto della velocità alla quale i ghiacciai si stanno sciogliendo, riducendosi a vista d’occhio. Un problema che mette a rischio immediato anche la sua città, posta sotto ad un lago che si sta riempiendo sempre più, minacciando di inondare Huaraz e i suoi 120 mila abitanti. Per questo ha avuto l’idea di denunciare la tedesca Rwe, chiedendo ai giudici di riscontrare la sua responsabilità diretta sul surriscaldamento climatico e quindi di imporgli di farsi carico innanzitutto delle spese necessarie per mettere in sicurezza il lago e di conseguenza la città di Huaraz.

UN PROCESSO CHE POTREBBE CAMBIARE LA STORIA. La causa di Luciano Lliuya è stata esaminata dal Tribunale regionale di Essen, in Germania, presso il quale a supporto del contadino peruviano c’era un pool di avvocati dell’associazione ambientalista tedesca Germanwatch. Un po’ a sorpresa il tribunale ha ritenuto ammissibile la denuncia e quindi la Rwe ora dovrà difendersi in tribunale. Una decisione che, specie se sarà seguita da una vera condanna, potrebbe contribuire a riscrivere la storia del diritto, stabilendo una responsabilità diretta da parte delle aziende maggiormente impattanti sui danni prodotti dal riscaldamento climatico. Una conseguenza che la scienza ha già provato da tempo, riuscendo anche a stabilire le percentuali di colpa tra le varie industrie. Proprio queste ricerche sono alla base della causa, che se per ora chiama in causa la sola Rwe chiede in realtà che tutte le multinazionali dell’energia prendano parte alle spese di ricompensazione in base alla loro percentuale di responsabilità.

LA VITTORIA DELLE MONTAGNE E DEI POPOLI ANDINI. La multinazionale tedesca ovviamente rifiuta ogni responsabilità e c’è da scommettere che tutte le corporation dell’energia si uniranno per contrastare questa causa. Un’eventuale sentenza a favore di Lliuya avrebbe come sicura conseguenza quella di provocare cause analoghe in tutto il mondo, costringendo le aziende a rimborsare i danni del riscaldamento climatico per miliardi di euro. «Le montagne hanno vinto — ha commentato Lliuya — I laghi sono le lacrime delle montagne: la giustizia le ha ascoltate e ci ha dato ragione. Ora voglio tornare a casa sulle Ande e dire alla gente che ho potuto fare qualcosa per loro». La città di Huaraz è nota in Perù come “la muy noble y generosa ciudad” (la città molto nobile e generosa), appellativo che risale alla lotta per l’indipendenza del Perù e che si meritò per la dedizione dimostrata dai suoi abitanti alla causa. Un soprannome che sicuramente continuerà a meritare per molto tempo ancora.

 

fonte: http://www.dolcevitaonline.it/luciano-lliuya-il-contadino-peruviano-che-sta-facendo-tremare-i-colossi-dellenergia-mondiale/

Rinnovabili, ecco come Renzi ci ha mentito spudoratamente sapendo di mentire!

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Rinnovabili, ecco come Renzi ci ha mentito spudoratamente sapendo di mentire!

Ripubblichiamo questo articolo dell’anno scorso, sempre attuale.

Una costante litania ha accomunato in questi ultimi mesi vari esponenti del governo Renzi, impegnati nel cercar di convincere gli italiani che, in fatto di salvaguardia del clima, il nostro Paese ha già raggiunto gli obiettivi fissati dall’Europa per il 2020 ben prima della scadenza.

Oltre al fatto che questa posizione mostra come in Italia la questione climatica non sia affrontata in modo strategico – e che l’obiettivo principale per chi deve decidere in tema di energia e clima è troppo spesso difendere settori di interesse nel campo delle fonti fossili – questa litania si basa su dati sostanzialmente scorretti.

Lo evidenzia con efficacia, nel numero in uscita su Qualenergia, G.B. Zorzoli, uno dei maggiori esperti del nostro Paese in tema di energia, nonché presidente del Coordinamento FREE che raccoglie associazioni delle fonti rinnovabili e diverse sigle ambientaliste.

Zorzoli spiega con precisione che, se l’obiettivo fissato per il 2020 dal piano d’azione per le energie rinnovabili “è stato già raggiunto con anni di anticipo”, è in gran parte merito di un recente ricalcolo ISTAT del consumo di legna nel 2010, anno preso come punto di partenza per le stime. È emerso infatti che nel 2010 in Italia è stato utilizzato un quantitativo di legna da ardere pari a due volte e mezza la stima iniziale riportata dal Piano d’azione: 7,7 Mtep (milioni di tonnellate equivalenti di petrolio) invece che 2,2.

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Italy’s renewable energy trickery. In Mtoe

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The chart has 1 Y axis displaying Renewables (Mtoe).

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Renewables (Mtoe)Italy’s renewable energy trickeryIn Mtoe10.610.617.317.321.321.322.622.62010 old data2010 after revision2015 after revision2020 target0510152025Highcharts2020 target● Renewable energy (Mtoe): 22.6

Insomma, è soprattutto grazie a questo ricalcolo se si è “già raggiunto” l’obiettivo sulle rinnovabili previsto per il 2020, non certo per l’azione dei governi che si sono succeduti in questi anni.

E si tratta di statistiche già note ai vari ministeri, ma che questo governo si è ben guardato dal riportare pubblicamente (non sappiamo se la cosa è nota alla Commissione europea): un comportamento che rasenta il falso ideologico. Omissis, tra l’altro, ancora in voga. Solo pochi giorni fa, alla vigilia della COP22 di Marrakech, il ministro Galletti ha infatti ribadito per l’ennesima volta la solita ormai stanca litania: l’Italia ha raggiunto gli obiettivi sulle rinnovabili con cinque anni di anticipo.

Se a tutto questo aggiungiamo la forte frenata delle rinnovabili indotta dal governo Renzi con una serie di provvedimenti penalizzanti e retroattivi, sarà molto difficile per il nostro Paese raggiungere gli obiettivi in materia per il 2030. Obiettivi peraltro che verranno con ogni probabilità rivisti al rialzo dopo l’Accordo di Parigi.

Per recuperare, secondo l’analisi di Zorzoli, dovremmo almeno raddoppiare da subito le installazioni annuali di impianti eolici e quadruplicare quelle del solare e delle biomasse. Esattamente l’opposto rispetto a quanto sostiene il governo, secondo cui l’Italia non deve fare altro fino al 2020.

Sulle rinnovabili, dunque, il governo mente sapendo di mentire.

Vampiri di energia, ecco chi vi sta intorno: ci sono i vampiri energetici consapevoli e quelli inconsapevoli

 

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Vampiri di energia, ecco chi vi sta intorno: ci sono i vampiri energetici consapevoli e quelli inconsapevoli

Ladri di energia: vampiri energetici consapevoli e quelli inconsapevoli

Vi è mai successo di incontrare qualcuno e poi sentire un senso di spossatezza, un cambio repentino d’umore, pensieri negativi che assillano? Se vi è successo probabilmente vi siete imbattuti in un vampiro emozionale. Il “vampiro emotivo”si nutre d voi e, passo dopo passo, tende con artifici anche sottili, a soggiogarvi fino ad annichilirvi per sopravvivere.

I vampiri sono ovunque, in ufficio, nei centri commerciali, in palestra, in casa. Possono essere chiunque, si possono nascondere sotto molte vesti e possono assumere i connotati di amici e parenti…..può essere il collega di lavoro, il capo, un amico, la moglie, il marito, la fidanzata.

I vampiri emozionali non sono sempre consapevoli del loro ruolo e spesso non sono nemmeno persone cattive.
Siamo di fronte a persone che invadono la nostra libertà senza porsi alcun limite e che sono convinte che tutto il resto dell’umanità sia stata creata per soddisfare i loro bisogni. Sembra una persona normale ma, lentamente, dopo essersi conquistata la vostra simpatia, inizierà a succhiare tutte le vostre energie emozionali.

Alcuni hanno bisogno della nostra energia e della nostra luce per sopravvivere, incapaci di farlo contando solo sulla propria. Insufficiente o negativa che sia. Altri, i più pericolosi, quell’energia e quella luce che emaniamo, desiderano solo smorzarla, fino a spegnerla.

Il Vampiro energetico inconsapevole

Il Vampiro energetico non deve avere per forza intenzioni maligne. Anzi, molti si trovano nella cerchia degli amici o in famiglia. Di solito sono persone molto fragili, spaventate, prive di qualunque autonomia emotiva, bisognose di costante attenzione, che vedono negli altri solo la stampella necessaria per fare il prossimo passo.
Al contrario, alcune sono persone talmente esuberanti da travolgere con la loro vitalità tutto ciò che le circonda, incuranti dell’effetto ciclone che possono avere sul prossimo.

Ci sono poi le persone prive di qualunque senso pratico, che navigano a vista, sempre alle prese con problemi complessi, su cui chiedono continuamente consigli che non seguiranno mai. Che dopo aver ingarbugliato fino all’inverosimile le situazioni, pretendono il tuo aiuto per uscirne. Sono convinti che tu sia sempre lì, pronto a intervenire per togliere loro le castagne dal fuoco. Persone che, più che un amico o un parente, ti vedono come un Pronto Soccorso emotivo e pratico, sempre aperto.

In realtà, è difficile ammettere che in famiglia o tra gli amici più stretti, si celi un Vampiro energetico pronto a dissanguarci. Per affetto o consuetudine, tendiamo a minimizzare le avvisaglie e a giustificare in ogni modo comportamenti atti a spremere ogni goccia della nostra energia vitale.

Il Vampiro energetico consapevole

Il Vampiro energetico consapevole, colpisce sapendo di colpire. E’ abbastanza riconoscibile e di solito ce lo troviamo intorno senza aver fatto molto per attirare la sua attenzione. Forse perché siamo stati noi ad aver attirare la sua. Sono persone che fanno di tutto per entrare a forza nella nostra vita, usando diverse chiavi d’accesso e sono abbastanza riconoscibili.

Alcuni chiedono continuamente conferma alle loro parole, nel tentativo di deviare le tue idee e far sì che avvalori le loro. Il vittimista, che usa le sue sciagure e sofferenze, per entrare nelle tue grazie e nutrirsi della tua energia per superarle.

Quello che ti sta costantemente addosso, che ti travolge con i suoi discorsi incurante delle tue opinioni; che vive aggrappato agli altri, per riuscire a galleggiare nel suo piccolo mare di solitudine.
Altri si celano dietro un apparente distacco, parlano molto poco di se stessi e fanno sì che la loro vita rimanga un arcano. Attaccano per lo più persone influenti o in posizioni di comando, da poter manipolare per i loro scopi e per appagare la loro sete di potere frustrata.

In sintesi, come si riconoscono?

  • Amano nascondere le loro battute offensive in un atteggiamento di falsa cordialità e amicizia
  • Criticano il comportamento degli altri e sono pronti a sfruttare le ingenuità degli altri per poterne trarre un vantaggio personale
  • Non rispettano nessuna regola e vedono le relazioni interpersonali come qualcosa da poter sfruttare a proprio vantaggio
  • Di solito hanno un atteggiamento amichevole che nasconde il loro vero intento che è quello di servirsi degli altri per ottenere dei benefici senza dare nulla in cambio
  • La loro strategia è quella di dare alle loro vittime l’illusione della loro disponibilità che non si concretizzerà mai

Quali altre strategie adottano?

Una strategia che viene adottata frequentemente dal vampiro è quella del ricatto emotivo che sfrutta facendo sorgere in noi dei forti sensi di colpa che lo aiuteranno a manipolarci con maggior facilità.

Un altra tattica è quella del vittimismo emotivo che mettono in atto impersonando il ruolo della vittima.

Ecco 17 tipologie di vampiri energetici che distruggono la felicità

Ne esistono davvero tanti e ciascuno ha origini ben precise, ma anche se ogni tipologia di Vampiro energetico segue un diverso modus operandi, lo scopo è comune a tutti. La loro sopravvivenza a discapito del tuo benessere.

Il problema è che i vampiri emozionali non solo ci provocano un disagio momentaneo, ma, a forza di rapportarci con loro giorno dopo giorno, ci causano grande stress e angoscia, non solo a livello emotivo, ma anche fisicamente. In realtà, non possiamo dimenticare che le emozioni sono contagiose e che gli stati emotivi negativi mantenuti nel tempo possono dare origine a numerose malattie. Quindi il primo passo per affrontare i vampiri emozionali è imparare a distinguerli. Per approfondimento leggi “Vampiri emozionali, come riconoscerli”

1 Adulatore
E’ abituato a riempire gli altri di complimenti falsi e di lodi non sincere.

2 invidioso
Si sente inferiore ed è costantemente invidioso delle doti o dei successi ottenuti da amici e parenti.

3 pettegolo
Attacca sempre bottone ed ama parlare dei fatti degli altri. Non gli sfugge nessun dettaglio che poi prontamente riporta a chiunque gli capiti a tiro.

4 autoritario
Impone la sua presenza facendo leva sulla sua presunta superiorità; non ammette che venga offuscata la sua autorità e si sente soddisfatto quando riesce a controllare qualcuno.

5 appiccicoso
Stabilisce dei legami stretti ed indissolubili con le persone che sceglie. E’ il suo modo per approfittare della loro linfa ed energia vitale.

6 controllore
Con l’astuzia si intromettono nella vita altrui riuscendo a controllarla e ad imporre la loro volontà. Per mantenere il controllo fanno ricorso al senso di colpa.

7 pessimista
Ha una visione pessimistica e negativa della vita e non perde occasione per piangersi addosso.

8 approfittatore
E’astuto e particolarmente abile nell’ottenere dagli altri ciò che desidera.

9 chi rinfaccia
E’ una persona che ha il vizio di rinfacciare tutto, comprese le azioni mai compiute.

10 altruista
Sembra ben disposto verso gli altri invece si nutre della loro energia lasciandoli stanchi ed indeboliti.

11 ipocondriaco
Sempre malato, le patologie sono il suo unico argomento. Affossa chi lo ascolta con il racconto dettagliato dei sintomi che lo affliggono.

12 contestatore
E’ un vampiro energetico sempre pronto alla protesta e alla contestazione. Il suo atteggiamento è di prevaricazione e violenza.

13 irascibile
Perennemente corrucciato ed arrabbiato con il mondo intero si sfoga con gli altri, subissandoli con il suo cattivo umore.

14 negativo
Basa il suo potere su assurde profezie catastrofiche con le quali mira a terrorizzare le persone con le quali vive. Utilizza la paura ed il timore per indebolire e poter rovinare la felicità altrui.

15 derelitto
Per far presa mette in evidenza la terribile condizione nella quale vive. Cerca di mettersi al centro dell’attenzione puntando sui problemi che gli rendono la vita impossibile.

16 illuminato
E’ un vampiro energetico che si spaccia per una grande personalità mentre non riesce a far altro che assorbire la linfa vitale di chi gli sta accanto.

17 moralista
Si tratta di persone che si ergono a giudici degli altri e non esitano ad imporre schemi e regole.

Quali sono i sintomi?

Se siete caduti nelle mani di un vampiro energetico vi accorgerete immediatamente che la sua presenza vi metterà di cattivo umore, se il legame che si crea tra voi è di dipendenza, però, potrebbe avvenire l’esatto contrario (provocando in voi malumore, quasi un bisogno morboso e malsano)… vi toglierà comunque energia, lasciandovi stanchi e demotivati.

Malgrado il suo atteggiamento amichevole avrete la sensazione che questa persona non vi rispetti e la sua presenza vi darà fastidio e imbarazzo.

Il vampiro potrebbe anche provocarvi dei forti mal di testa, stanchezza eccessiva, sensi di colpa e insicurezza; proverà sicuramente a farvi isolare da amici e familiari così che avrete solo lui come unico referente ed allora sarà difficile sfuggirgli o separarsi da lui.

Ricordate

Con questa tipologia di persone non vale la pena perdere tempo, difficilmente cambieranno e non si meritano la vostra considerazione……

Se volete essere davvero felici nella vita, è fondamentale eliminare i rami secchi e circondarsi di persone positive e vitali, che vi stimano ed apprezzano per quello che siete, che vi sostengono e vi incoraggiano senza prevaricarvi, e soprattutto, senza rubarvi la vostra preziosa energia!

fonte: http://psicoadvisor.com/ladri-di-energia-vampiri-energetici-consapevoli-e-quelli-inconsapevoli-775.html

Auto Elettrica: la super batteria Toshiba garantisce 320km con 6min di carica – potrebbe essere il colpo di grazia al petrolio… Lobby permettendo.

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Auto Elettrica: la super batteria Toshiba garantisce 320km con 6min di carica – potrebbe essere il colpo di grazia al petrolio… Lobby permettendo.

E-car: la super batteria Toshiba garantisce 320km con 6min di carica

Grazie all’ossido di titanio-niobio e una nuova tecnica di sintesi, la multinazionale giapponese è riuscita a raddoppiare la densità energetica delle SCiB.

Nuovi miglioramenti per la SCiB, la super batteria di Toshiba

(Rinnovabili.it) – Toshiba vuole liberare per sempre i proprietari di auto elettriche dall’ansia da ricarica. L’ambizione del gigante giapponese ha già alla spalle una storia di piccoli e grandi successi che in questi anni hanno lasciato i laboratori di ricerca per arrivare sul mercato dell’energy storage portatile. Un passaggio che si spera possa compiere in tempi celeri anche la nuova super batteria sfornata dalla multinazionale nipponica: un vero e proprio gioiellino hi-tech che potrebbe permettere di triplicare l’autonomia di guida.

Secondo quanto riportato dalla stessa società, il dispositivo sarebbe in grado di garantire 320 km con appena sei minuti di carica.

 

La super batteria Toshiba è incarna l’ultima evoluzione tecnologia della SCiB (Super Charge ion Battery), sistema d’accumulo lanciato per la prima volta nel 2007 e prodotto per differenti usi finali, dai pc alle auto elettriche. Concepita per ricaricarsi in pochi minuti fino al 90% della sua capacità, la SCiB rappresentava una vera novità per il settore delle batterie al litio: il dispositivo, infatti, introduceva per la prima volta nella sua struttura un anodo in litio titanato, materiale pressoché inerte (in sostituzione della grafite) in grado di mostrare buone prestazioni di ricarica e una maggiore sicurezza.

La SCiB di nuova generazione utilizza un materiale differente per l’elettrodo positivo, chiamato ossido di titanio-niobio. La Toshiba ha brevettato un procedimento che permette di organizzare questo materiale in una struttura cristallina capace di stoccare più efficientemente gli ioni di litio. In questo modo è stato possibileraddoppiare la densità energetica della sua super batteria.Gli ingegneri giapponesi hanno testato una prima versione da 50 Ah, valutando sicurezza e cicli di vita. La nuova SCiB è in grado di mantenere oltre il 90 per cento della sua capacità dopo 5.000 cicli di carica/scarica. E se incorporata in un veicolo elettrico compatto – si legge nella nota stampa della multinazionale – consente un’autonomia di 320 km dopo solo sei minuti di carica ultra rapida, pari a circa tre volte il range offerto da una batteria al litio standard.

Il lavoro del gruppo, oggi sovvenzionato in parte dalla nuova organizzazione per lo sviluppo tecnologico e tecnologico del Giappone (NEDO), continuerà a focalizzarsi sull’aumento della densità energetica, per portare ancora oltre l’autonomia dei mezzi elettrici. Le prime applicazioni pratiche della nuova super batteria son previste per il 2019.

 

tratto da: http://www.rinnovabili.it/mobilita/super-batteria-toshiba/

Eolico marino: l’Atlantico del Nord potrebbe alimentare il mondo intero!

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Eolico marino: l’Atlantico del Nord potrebbe alimentare il mondo intero!

Uno studio rivela: giganteschi impianti realizzati nell’Oceano atlantico potrebbero coprire la domanda elettrica mondiale. Ma solo durante l’inverno.

Scoperti i segreti dell’eolico marino

(Rinnovabili.it) – I venti che soffiano sulle acque dell’Atlantico del Nord possiedono energia sufficiente ad alimentare il mondo. Lo sostiene una nuova ricerca della Carnegie University. Gli scienziati Anna Possner e Ken Caldeira hanno pubblicato in questi giorni su Proceedings of the National Academy of Sciences, un lavoro sulle potenzialità geofisiche dell’eolico marino in oceano aperto. Lo studio parte essenzialmente da una domanda: si sa che in mare le velocità del vento sono fino a cinque volte più alte rispetto a quanto accade sulla terra, ma questo significa produzioni di elettricità altrettanto alte?

 

La maggior parte dell’energia catturata dalle grandi centrali eoliche nasce in una parte più alta dell’atmosfera e viene trasportata fino in superficie, dove gli aerogeneratori possono sfruttarla. Diversi studi hanno stimato che esiste un livello massimo per l’elettricità prodotta per gli impianti onshore e che questo livello risulta limitato (circa 1,5 Watt per metro quadrato all’interno di grandi parchi eolici a terra) anche a causa delle stesse turbine che rallentano l’energia cinetica.

Se in mare aperto i venti sono più veloci, si è chiesto Caldera “è solo perché non c’è niente là per rallentarli? Incoraggiare la costruzione di parchi eolici giganti là fuori rallenterebbe i venti così come avviene a terra?”

Attraverso sofisticati strumenti di modellazione i due scienziati hanno confrontato la produttività delle grandi centrali eoliche del Kansas con massicci e teorici parchi di eolico marino, scoprendo che in alcune zonel’offshore potrebbe generare almeno tre volte più energia degli impianti a terra. Nell’Atlantico settentrionale, in particolare, la componente di trascinamento, introdotta dalle turbine, non rallenterebbe i venti. Ciò è in gran parte dovuto al fatto che grandi quantità di calore passano dall’Oceano Atlantico settentrionale all’atmosfera sovrastante, soprattutto durante l’inverno. Questo contrasto nel riscaldamento delle superfici è alla base dei frequenti cicloni o sistemi a bassa pressione che attraversano l’Atlantico e risulta esser molto efficienti nello spostare l’energia dell’atmosfera superiore fino all’altezza delle turbine. Qui il limite sarebbe molto più alto: oltre sei Watt per metro quadrato.

 

Ma prima di iniziare a progettare distese di impianti marini, c’è da considerare un piccolo particolare: questo enorme potere è legato al fattore stagionale. Mentre in inverno ipotetiche e gigantesche centrali nell’Atlantico settentrionale potrebbero fornire energia sufficiente per soddisfare l’intero fabbisogno elettrico mondiale (servirebbe una superficie grande quasi quanto l’India), in estate coprirebbero al massimo la domanda elettrica dell’Europa o forse solo quella degli Stati Uniti.

fonte: http://www.rinnovabili.it/energia/eolico/eolico-marino-atlantico/

L’energia pulita che il Governo Italiano insabbiò su ordine degli U.S.A

 

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L’energia pulita che il Governo Italiano insabbiò su ordine degli U.S.A

 

In questa importantissima conferenza il giornalista RINO DI STEFANO ci introduce alla conoscenza di un argomento di eccezionale interesse e le cui implicazioni potrebbero determinare profondi cambiamenti negli assetti politico-economici, socio-culturali e scientifici della nostra società.

Si tratta infatti di uno dei più affascinanti misteri dell’epoca moderna che ci viene illustrato anche attraverso filmati sconvolgenti e scottanti documenti. Il giornalista Rino di Stefano presenta infatti le evidenze straordinarie che confermano l’esistenza di una macchina in grado di produrre energia gratuita e illimitata, di un raggio capace di vaporizzare la materia, tutto all’interno di un intrigo internazionale.

Questi sono gli ingredienti di un’incredibile storia vera che ci viene raccontata dal bravissimo giornalista che l’ha scoperta e documentata.

Quell’energia pulita tanto auspicata dal presidente Obama dopo il disastro ambientale del Golfo del Messico forse esiste già da un pezzo, ma qualcuno la tiene nascosta per inconfessabili interessi economici. Ma non solo.

Negli anni Settanta, infatti, un gruppo di scienziati italiani ne avrebbe scoperto il segreto, ma questa nuova e stupefacente tecnologia, che di fatto cambierebbe l’economia mondiale archiviando per sempre i rischi del petrolio e del nucleare, sarebbe stata volutamente occultata nella cassaforte di una misteriosa fondazione religiosa con sede nel Liechtenstein, dove si troverebbe tuttora.

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Sembra davvero la trama di un giallo internazionale l’incredibile storia che si nasconde dietro quella che, senza alcun dubbio, si potrebbe definire la scoperta epocale per eccellenza, e cioè la produzione di energia pulita senza alcuna emissione di radiazioni dannose. In altre parole, la realizzazione di un macchinario in grado di dissolvere la materia, intendendo con questa definizione qualunque tipo di sostanza fisica, producendo solo ed esclusivamente calore.

Questo processo avverrebbe tramite l’emissione, da parte di questa straordinaria macchina, di un fascio concentrato di antimateria, che a suo tempo fu definito “raggio della morte” e che, di fatto, sarebbe all’origine dell’energia gratuita che ci tengono nascosta e di molte altre incredibili proprietà in grado di rivoluzionare molti aspetti delle nostre certezze scientifiche, ma anche spirituali.

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E sono proprio queste ulteriori proprietà, di natura realmente inimmaginabile, che ha portato a ribattezzare questo strabiliante strumento come “La Macchina di Dio”.

Il giornalista Rino Di Stefano, già ospite l’anno scorso del Centro Studi e Ricerche C.T.A. 102, da molti anni si sta occupando di questo affascinante argomento raccogliendo pazientemente e rigorosamente una quantità significativa di documenti e testimonianze dirette che ne attestano l’attendibilità.

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In procinto di pubblicare un volume in cui esporrà i risultati delle sue indagini su quello che indubbiamente è uno dei casi più misteriosi e controversi del panorama scientifico-politico degli ultimi cinquant’anni, Rino di Stefano ha già scritto diversi articoli su questo soggetto, due dei quali sull’edizione nazionale de Il Giornale, e ne ha anche parlato nell’ambito di alcune trasmissioni televisive in ambito Rai e Mediaset.

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All’origine della vicenda c’è un uomo,Rolando Pelizza, del quale la cronaca dei giornali ha dipinto un quadro a metà tra lo scienziato e l’avventuriero. Pelizza venne alla ribalta nel 1976 quando contattò il governo italiano dell’epoca, allora presieduto da Giulio Andreotti, per offrire una macchina che, a suo dire, annichilirebbe la materia, trasformandola in energia pura.

Il governo affidò al professor Ezio Clementel, presidente del CNEN e docente di fisica presso l’Università di Bologna, il compito di verificare il funzionamento dello strumento.

L’esperimento venne effettuato tra la fine di novembre e i primi di dicembre 1976, seguendo un protocollo di quattro prove, e fu positivo.

Il professor Clementel presentò una relazione nella quale affermava che l’energia sprigionata andava ben oltre la tecnologia conosciuta.L’esperimento venne anche filmato e attualmente alcuni di questi video sono presenti anche in rete. A quel punto entrarono in ballo gli Stati Uniti, il governo italiano si tirò indietro e un oblio artificiale calò su Pelizza e la sua macchina…

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Nel corso di questa conferenza, Di Stefano ci parla di alcuni degli argomenti più significativi della vicenda presentandoci fatti inediti e sconvolgenti. Il mistero, infatti, si infittisce ancora di più con il racconto di Pelizza che coinvolge la figura di Ettore Majorana, il celebre fisico scomparso nel nulla nel 1938 e di cui si è tornati stranamente a parlare proprio nei mesi scorsi.

Si tratta perciò di un video di immenso interesse:

 

 

fonte:http://www.complottisti.com/quellenergia-pulita-che-il-governo-italiano-insabbio-su-ordine-degli-u-s-a/