L’Italia ripudia la guerra… Ma non sempre, sempre… Quando si tratta di guadagnare soldi con le armi, la guerra non fa poi così tanto schifo… E chi se ne frega se poi in Yemen i bambini crepano per le bombe made in Italy…

Yemen

 

 

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L’Italia ripudia la guerra… Ma non sempre, sempre… Quando si tratta di guadagnare soldi con le armi, la guerra non fa poi così tanto schifo… E chi se ne frega se poi in Yemen i bambini crepano per le bombe made in Italy…

 

Bombe italiane uccidono civili in Yemen, la notizia choc scompare. Eppure, ‘L’Italia ripudia la guerra’

Bombe italiane. Che vengano lanciate sui civili rende solo più orrenda la notizia riferita dal New York Times. La nostra politica si affretta a sostenere che “sono state rispettate rigorosamente le leggi italiane e internazionali”. E poi puffnel modo che ricordo bene come si fa, tutto scompare dalle prime pagine dei giornali, tra botti, capodanno, scissioni del Pd, stupidaggini di varia umanità decadente.

Le bombe prodotte in Sardegna arrivano a Jeddah, servono alla corona saudita per bombardare lo Yemen. Solo che “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”, come recita l’articolo 11 della nostra Costituzione. Ripudiamo la guerra ma produciamo bombe con cui vengono sterminati militari e civili. Sarebbe come regalare eroina per le strade durante una campagna antidroga, o aprire bordelli gratuiti nel contrasto alla prostituzione, o segregare e torturare dissidenti in nome della libertà di opinione. Ipocrisia, crimine, comportamento anticostituzionale, così si chiama.

In un “Paese normale”, che avesse ancora una società pensante e civile e una politica non in cancrena, la gente avrebbe manifestato,i giornali avrebbero tenuto tutto sulle prime pagine, avrebbero esteso l’indagine, ma soprattutto il presidente della Repubblica, garante della Costituzione, avrebbe incentrato su questo scoop scandaloso il suo discorso di fine anno, inchiodando tutti a precise responsabilità. Invece non una parola, e parliamo delle inutili prossime elezioni, facendo pure appello al senso di responsabilità dei cittadini.

“Io ripudio la guerra”, questa è la mia Costituzione. Tra la melassa del chiacchiericcio e del gossip di potere, nell’assurdo clamore della ripresa e dello shopping natalizio che ottunde tutti in un’orgia di assenza di pensiero, io estraggo questa notizia sanguinolenta, la alzo tenendola ben in vista tra le mani. Che un marziano, venendo sulla terra tra decine di anni, studiandosi l’umanità a ritroso per capire chi siamo, non veda anche me nello stato di prostrazione delle coscienze. Almeno questo. Vergogna.

Fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/01/02/bombe-italiane-uccidono-civili-in-yemen-la-notizia-choc-scompare-eppure-litalia-ripudia-la-guerra/4068225/

 

L’intervento shock di Gino Strada. La sanità Italiana era una delle migliori e l’hanno distrutta per interessi, sprechi, corruzione e fatturato, altro che tutelare la salute. Insomma, hanno cancellato la Costituzione!

 

Gino Strada

 

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L’intervento shock di Gino Strada. La sanità Italiana era una delle migliori e l’hanno distrutta per interessi, sprechi, corruzione e fatturato, altro che tutelare la salute. Insomma, hanno cancellato la Costituzione!

Correva l’anno 2013. Intervento shock di Gino Strada in tv. La sanità? Interessi, sprechi, corruzione e fatturato, altro che tutela della salute. Un’azienda e non un servizio pubblico per il cittadino.

Secondo Gino Strada la sanità è un’azienda dove l’interesse non è più la salute delle persone ma il fatturato,ciò è dimostrato dall’introduzione del “rimborso a prestazione” (ogni medico viene sovvenzionato in base alle prestazioni svolte).Qual’è allora la differenza tra ospedali e medici pubblici e privati?Nessuna.Il rimborso a prestazione spinge secondo Strada i medici alla delinquenza portandoli a fare sempre più interventi, anche se non sempre necessari, in modo da aumentare il fatturato.In questo modo curare definitivamente un paziente non rientra nel loro interesse.

Senza tale rimborso invece il discorso è ben diverso in quanto, essendo pagati sempre allo stesso modo, ai medici conviene curare definitivamente un paziente in modo da lavorare sempre di meno per prendere lo stesso stipendio.Questo ed altri dettagli nell’intervento di Gino strada, il quale fa anche una proposta coraggiosa alla fine del video.

 

fonte: https://myrebellion.blog/2017/04/06/lintervento-shock-di-gino-strada/

Il grande sfogo di Gino Strada: “Mi piacerebbe che un Ministro della Difesa, un anno dopo aver comprato un F35, venisse qui a dirci che cazzo ha fatto quell’F35″ !!

 

Gino Strada

 

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Il grande sfogo di Gino Strada: “Mi piacerebbe che un Ministro della Difesa, un anno dopo aver comprato un F35, venisse qui a dirci che cazzo ha fatto quell’F35″ !!

Nota: avevamo già pubblicato ques’articolo su altro nostro blog (vedi QUI). All’epoca era corredato di video, ma questo è diventato irreperobile sul web… Se qualcuno riuscisse a trovarlo (noi non ci siamo riusciti) ce lo comunichi.

Ferocissimo scontro tra Gino Strada e Mario Mauro sulle spese militari in Italia e sull’accordo con la Nato. Il medico di Emergency chiede polemicamente: “Chiedo all’ex ministro: ‘Da chi dobbiamo difenderci?’ E poi mi piacerebbe sapere che un ministro ad un anno dall’acquisto di un F35 mi spiegasse come è stato usato, dov’è”. Mauro ribatte: “Cina, Giappone. Ma noi esercitiamo un ruolo insieme ad altri. Noi pensiamo di poter gestire le vicende del mondo.
Le spese militari in Italia sono calate del 19%, a differenza degli altri Paesi. Negli Usa sono aumentate”. E aggiunge: “Noi non siamo schiavi degli Usa, siamo alleati”. Strada insorge: “La Costituzione dice che l’Italia rinuncia alla guerra, la cui decisione spetta solo all’Onu. L’Italia invece ha sempre ignorato le risoluzioni dell’Onu. La Nato non è niente. A cosa serve?”. E denuncia il servilismo nei confronti degli USA. Mauro non ci sta e si infuria: “Di cosa sta parlando? Parla di Afghanistan dove si uccidono negli stadi?”. La polemica dura svariati minuti, Santoro lancia la pubblicità, Mauro accusa Strada: “Stai zitto, fantasma!”. E il chirurgo di Emergency sbotta: “È come discutere con l’aspirapolvere, questo non sa nemmeno dove cazzo è l’Afghanistan”.
Una piccola nostra nota per sottolineare la mala fede di Mauro.
Paragonare la nostra spesa militare con quella di Russia e Cina, sottolineando che negli ultimi 10 anni questi ultimi la hanno aumentata di oltre il 100% mentre da noi sono state tagliate del 19% è di una mala fede incredibile. Mauro DOLOSAMENTE dimentica, infatti, che negli ultimi 10 anni lo stato ha tagliato le spese sociali (sanità scuola etc.) di oltre l’80% quindi molto più delle spese militari!! E poi come ci si può paragonare a Russia e Cina le cui economie, come ben sappiamo, galoppano !!

L’art 9 della Costituzione: “Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione” …ma il Pd se ne fotte della Costituzione se deve fare un favore alle Multinazionali. E gli Ulivi Millenari della Puglia li abbatte lo stesso per far spazio al metanodotto!!

Costituzione

 

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L’art 9 della Costituzione: “Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione” …ma il Pd se ne fotte della Costituzione se deve fare un favore alle Multinazionali. E gli Ulivi Millenari della Puglia li abbatte lo stesso per far spazio al metanodotto!!

 

Gli olivi monumentali, una passeggiata nella storia d’Italia

Dalla Puglia alla Calabria, dalla Sardegna alla Toscana, dal Garda all’Umbria. Vi sono innumerevoli esempi di olivi monumentali, spettatori della storia d’Italia. Immergersi in questo percorso virtuale è ripercorrere la nostra storia e creare una via dell’olio extra vergine d’oliva unica nel suo genere, ricordando l’articolo 9 della Costituzione

 

Che cosa definisce il carattere di monumentalità di una pianta di olivo? Una lucida definizione si estrae dalla legge regionale del 2007 sulla “Tutela e Valorizzazione del paesaggio degli Ulivi della Puglia”. Essa spiega il carattere di monumentalità quando la pianta gode un’età plurisecolare. In particolare, l’art.2 della legge, lo trae dalle misure del tronco, che deve avere un diametro uguale o superiore a un metro, misurato all’altezza di un metro e trenta dal suolo.

Dopo sei anni, per la prima volta in Italia, la tutela degli alberi monumentali è stata regolata con la legge n. 10 del 14 gennaio 2013. Attraverso tali norme, i comuni dovranno censirli, documentarli e chi ne provoca l’abbattimento, potrebbe essere sanzionato.

Quando un tronco è per così dire “frammentato” il diametro che lo definisce, è quello d’insieme, ricavato dalla ricomposizione della forma teorica del tronco intero. Il carattere monumentale oltre ad essere un principio è anche una funzione definita da spazio e tempo anche se spesso l’irregolarità di un tronco d’ulivo, non restituisce con esattezza tutte le grandezze riguardanti la sua età, il suo sviluppo, l’incidenza della sua chioma, la sua origine.

L’ulivo è ancora il grande testimone del popolo Mediterraneo. Ogni ulivo si porta dentro, dai tempi del mito di Atena, i profili dei suoi migliaia di custodi. Con esso si ritorna a cercare quel vasto tempio perduto che, probabilmente, avremmo da sempre tenuto innanzi, senza che mai ce ne accorgessimo. “Se riesci a scorgere un solo profilo su queste piante, è troppo poco”, ti dicono i vecchi saggi.

La legge attribuisce il carattere di monumentalità a quegli uliveti che presentano una percentuale minima del 60 per cento di piante monumentali all’interno dell’unità colturale, individuata nella relativa particella catastale.

Si applica questa definizione quando la misura di riferimento del tronco è inferiore alle attese e non si vuol tralasciare il suo valore antropologico o quando è citato o rappresentato in documenti, in rappresentazioni iconiche e storiche.

L’accredito di questo valore si aggiunge alla forma dell’albero analizzata tra gli articoli della legge. La forma teorica dell’olivo monumentale s’interpone tra spirali, alveoli, cavità e portamenti. Attraverso quei contorni puoi riconoscerne un’espressione, una faccia, una danza o una piacevole presenza. È in questo momento che l’insieme di quelle presenze si traducono in paesaggi mozzafiato o surreali, in emozioni, in aspetti di vita rurale o in azioni di tutela.

A quella commissione nominata ad hoc che decide la monumentalità del singolo albero o della sua piana se ne dovrebbe affiancare una di esperti d’arte per definire, all’unisono, quel limite spaziale ed estetico che narra il valore della scultura. Ci vuole davvero poco.

Allora, il solenne ulivo diventerebbe a tutti gli effetti, un bene d’interesse storico-artistico, architettonico, archeologico riconosciuto ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali, ai sensi dell’articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137).

Una regione come il Salento, con migliaia di alberi plurisecolari, di respiro messapico, dovrebbe essere rivalutata o meglio dettagliata. Quei monumenti sono una evidente dichiarazione d’amore per l’umanità oltre che una ricchezza culturale. Una riflessione che rilanciai qualche anno fa ma mai presa in considerazione. Si riparte da zero e altre occasioni si ripresenteranno per ripensare a questo intento. Ogni territorio che ama queste piante può fare la sua parte. Ogni buon governo, dovrebbe percepire questa dimensione ecologica, con lo stesso stupore con cui si ammira un capolavoro e decidere poi di riporre tale patrimonio, tra quelli dell’umanità.

C’è un valore simbolico, etico e ambientale in un ulivo plurisecolare. A questo proposito non scordiamo che l’Italia con l’art 9 della Costituzione “Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione” lo Stato italiano demanda alle Regioni la tutela e la selezione delle aree protette, tra cui i monumenti naturali, tra i quali, si spera, quegli ulivi ritrovati in ogni meridiano del nostro territorio.

Molti di loro sono nel Salento, terra magno – greca, scavata da frantoi ipogei e origine messapica.
Ritroviamo a ridosso di monasteri e menhir alberi millenari che è quasi impossibile nominarli. Sono migliaia. Per essi si dice che il passaggio attraverso le grandi cavità dei loro tronchi, sia di buon auspicio. Per le genti, questo rito sarebbe servito, un tempo, per allontanare gli spiriti indesiderati e chi avrebbe dimostrato ostilità nei confronti di tali generose piante. Quelli della piana del misterioso Masso della Vecchia a Giurdignano nei dintorni di Otranto avrebbero una sacralità e un’energia indefinibile. Le vibrazioni intorno alle pietre fitte sparse in questo territorio ti conducono a Strudà, frazione di Vernole dove trovi i patriarchi che hanno incantato la moglie di Obama, quali l’ulivo Regina, Lu Barone e la Baronessa, varietà Ogliarola, circonferenze di 15 metri ed età di oltre 1500 anni.
Non poco distante trovi a Borgagne, Lu Matusalemme, il più vecchio d’Italia; a Scorrano l’ulivo Patriarca, a Felline di Alliste, Lu Gigante, a Specchia, a Casarano l’ulivo Lu Re, a Trepuzzi l’ulivo Lumaca.
A Nardo in località Sarparea, ne trovi degli altri che ricordano sicuramente i bivacchi dei cavalieri templari prima di salpare per la terra Santa da Otranto o da Brindisi. Nel Salento li trovi sparsi come guardiani, nel territorio dell’Arneo, luoghi di lotte contadine del dopoguerra, con i suoi Giganti; ancora, in località Zanzara- Monteruga, i tronchi spiralati, imitano i moti della Terra. L’olio estratto da questi ulivi, attraverso la via romana Sallentina che collegava il Capo di Leuca con Taranto era destinato, passando per il Porto di Gallipoli, alle città del nord dell’Europa.
Un altro sito importante di ulivi millenari si trova in località Monacelli, vicino all’Abbazia di Cerrate, ai confini con il brindisino, dove si dice, siano stati ingentiliti dai monaci di San Basilio già nel XII secolo. Sono monumenti tra luoghi energetici ricchi di storie e aneddoti per ogni comunità.

Sempre in Puglia, meritano menzione i millenari della piana degli ulivi secolari, nel territorio che comprende quelli di Carovigno, Ostuni, Fasano e Monopoli. La piana è attraversata dalla via Traiana, quella che da Roma giungeva a Brindisi, riferimento commerciale per l’oriente dell’olio d’oliva. Tra essi quelli ubicati in località Brancati di Ostuni, l’ulivo Capanna di circa 3000 anni e oltre 10 metri di circonferenza. A Ginosa l’Ulivo Pensante e poi altri a Manduria, Oria, Ceglie Messapica.
A Corato, in provincia di Bari, è mappato un ulivo secolare di circa 600 anni. Vi è grande certezza che esso fosse uno dei progenitori della varietà coratina. La pianta, che si trova in proprietà privata, è stata rilanciata recentemente per essere annoverata insieme agli altri alberi pugliesi come patrimonio dell’Unesco. Anche nel parco del Gargano ne trovi circa 300 monumentali.

Nel Lazio l’ulivo di Palombara Sabina si trova nei dintorni di un convento del quattrocento dedicato a San Francesco e a pochi metri dallo scavo archeologico di sito romano. Ha un’età stimata intorno ai 3000 anni e una circonferenza superiore ai 12 metri. I cittadini che lo chiamano U l’ivo, tramite associazioni di volontari, è stato recuperato e valorizzato per farne attrazione turistica. Un altro riscontrato nel Lazio è quello di Tivoli con circa 15 metri di circonferenza a petto d’uomo.

A Luras, in località San Nicola nel cuore della Gallura della Sardegna si trova l’ulivo più grande d’Europa, il S’ozzastru tra i 3000 e i 4000 anni di età. È un olivastro, selvatico, di 14 metri d’altezza per circa 12 metri di circonferenza. Nel 1991 è stato dichiarato come Monumento Nazionale.
Sempre in Sardegna, un altro olivastro il Sa Tanca Manna si riscontra a Cugliersi in provincia di Oristano, quello di Santa Maria Navarrese, sulla costa di Baunei, nella provincia dell’ogliastra, la cui chioma spinge sui 10 metri di altezza.
Ancor più meraviglioso è il parco degli ulivi di “S’Ortu Mannu, a Villamassargia. Qui insiste il Sa Reina un ulivo di circa 800 anni e una circonferenza superiore ai 15 metri.

Nel cosentino, a pochi passi dal centro storico del comune di Sangineto, si possono ammirare un gruppo di ulivi secolari. Molti di essi hanno dimensioni davvero ragguardevoli. Alcuni di essi sono stati stimati per un’età di oltre 2000 anni e circonferenze aggirarsi intorno ai 20 metri al pedale. Molti ulivi monumentali in Calabria sono distribuiti sulla Piana di Gioia Tauro. Il Dasa a Vibo Valentia, Il Rossano e Il Gattuzzo in provincia di Cosenza.

Anche nel Veneto la presenza di alberi monumentali è considerevole. Sono alberi con età stimata intorno ai 350 anni con circa 8 metri di circonferenza come il Guarenti a comune di Garda e il Villa Are sulla collina delle Torricelle in provincia di Verona.

L’Olivo della Strega si trova in provincia di Grosseto, a Magliano, all’interno del giardino della chiesa della Santissima Annunziata. Secondo alcuni è vecchio di 3500 anni e il suo tronco ha una circonferenza alla base di nove metri. Nella stessa provincia, l’ulivo Fibbianello che incanta per la sua altezza di oltre 20 metri. Nel lucchese, insistono l’ulivo Impollinatore e quello dei Trenta Zoccoli, forse meno alti rispetto al precedente ma pur sempre dei bellissimi millenari.

Tra i millenari umbri troviamo il Macciano e il Sant’emiliano. Il primo si trova nelle vicinanze di Giano dell’Umbria e il secondo in località Bovara nell’agro di Trevi di Perugia.

In Sicilia è annoverato l’Olivo dei Templi, nell’omonima valle ad Agrigento, nei pressi del Tempio della Concordia.

L’ulivo millenario è una dimensione ecologica su cui l’osservatore non può che stupirsi e relazionare il proprio stato emotivo con il territorio. Ogni residente ha il suo esclusivo ulivo di riferimento, ne quota il suo valore simbolico ed etico, si ricarica dalla vitalità della sua linfa e si rende portavoce di un importante messaggio. Tutti sanno che senza quell’ulivo che restituisce storia, dignità e cultura, qualsiasi popolo perderebbe la sua identità.

di Mimmo Ciccarese

tratto da: http://www.teatronaturale.it/racconti/quo-vadis/22884-gli-olivi-monumentali-una-passeggiata-nella-storia-d-italia.htm