I ricercatori confermano: la chemioterapia in combinazione con cannabis risulta maggiormente efficace nell’azione contro le cellule cancerogene.

cannabis

 

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I ricercatori confermano: la chemioterapia in combinazione con cannabis risulta maggiormente efficace nell’azione contro le cellule cancerogene.

 

Un nuovo importante studio porta l’ennesima e forse definitiva conferma che i cannabinoidi sono in grado di uccidere le cellule leucemiche con successo. In questo studio si è affrontato anche la combinazione di queste sostanze e l’ordine in cui sono fornite ed i risultati aprono la porta a trattamenti più efficaci .

I cannabinoidi, noti anche come fitocannabinoidi, interagiscono con il corpo umano; il più conosciuto è il tetraidrocannabinolo o THC.

Si sono identificati fino ad oggi più di 100 cannabinoidi con diverse proprietà e profili chimici ed anche potenziali effetti antitumorali.

Studi su animali di laboratorio hanno dimostrato che alcuni cannabinoidi  inibiscono la crescita tumorale, e bloccano lo sviluppo dei vasi sanguigni che alimentano il tumore.

Per esempio, il cannabinoide delta-9-THC può  danneggiare o uccidere  le cellule del cancro al fegato, portando ottimi miglioramenti nei pazienti. Allo stesso modo, il cannabidiolo (CBD) è efficace contro le cellule negative che provocano il cancro al seno , senza danneggiare i tessuti sani.

È stato anche dimostrato che i cannabinoidi possono essere utili per combattere con successo la leucemia; la leucemia è un tumore del midollo osseo ed altri organi emopoietici.

La ricerca dimostra che alcuni di questi cannabinoidi, se usati in combinazione, diventano ancora più potenti nella loro azione antitumorale.

Un nuovo studio recentemente pubblicato sulla rivista International Journal of Oncology, esplora queste combinazioni in modo più approfondito. Essi hanno inoltre rilevato il potenziale dei cannabinoidi in combinazione con farmaci come citarabina e vincristina nella chemioterapia.

I ricercatori sono stati guidati dal Dr. Wai Liu presso l’Università di San Giorgio a Londra: Il team ha testato varie combinazioni di cannabinoidi e farmaci chemioterapici per trovare quelle più efficienti. Hanno anche cercato di capire se l’ordine in cui vengono somministrati i prodotti chimici che renderebbe differenza nei tassi di successo o meno.

Essi hanno scoperto che il cannabidiolo ed il THC, quando usati da solo uccidono le cellule leucemiche. Tuttavia, quando usati in combinazione, la potenza è migliorata in modo significativo; il tutto è più della somma delle parti.

Questa sottolineatura porta come sempre alla luce l’importanza e la necessità dell’effetto entourage per una migliore azione sul corpo umano, a tutti i livelli.

Essi hanno inoltre dimostrato che una dose iniziale di chemioterapia seguita da cannabinoidi ha  migliorato i risultati nel complesso contro le cellule leucemiche. La combinazione di chemioterapia con cannabinoidi aveva sempre risultati migliori rispetto alla sola chemioterapia o alla combinazione di THC e cannabidiolo. Tuttavia questo aumento di potenza è stato osservato solo se i cannabinoidi vengono somministrati dopo la chemioterapia e non viceversa.

L’Uso dei cannabinoidi potrebbe potenzialmente consentire ai medici di ridurre la dose di chemioterapia, pur mantenendo l’azione contro il cancro.

“Abbiamo dimostrato per la prima volta che l’ordine in cui vengono utilizzati i cannabinoidi e la chemioterapia è cruciale nel determinare l’efficacia complessiva di questo trattamento. […] I cannabinoidi sono una prospettiva molto interessante in oncologia. ”  Ha detto il dottor Wai Liu

I risultati sono promettenti. Sembra che il peso delle prove a sostegno dell’efficacia dei cannabinoidi contro le cellule tumorali abbia fatto pendere la bilancia definitivamente verso quest’ultimi.

Il Dottor Liu ha anche osservato che “Questi estratti sono altamente concentrati e purificati e fumare cannabis non dovrebbe un effetto simile.”

tratto da: http://freeweed.it/studio-chemioterapia-combinazione-cannabinoidi-risulta-maggiormente-efficace-nellazione-le-cellule-cancerogene/

Lo volevano amputare, ma ora gioca a calcio – Bambino guarito grazie al Metodo di Bella. Ma per la medicina “ufficiale”, quella che ci fa pagare 1000 Euro ogni seduta di chemio, resta solo un ciarlatano!

 

Metodo di Bella

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Lo volevano amputare, ma ora gioca a calcio – Bambino guarito grazie al Metodo di Bella. Ma per la medicina “ufficiale”, quella che ci fa pagare 1000 Euro ogni seduta di chemio, resta solo un ciarlatano!

Leggi: Sapete quanto costa una chemioterapia e che fatturati hanno le case farmaceutiche? Leggete un po’ questo, capirete perchè una “cura per il cancro” non verrà mai scoperta!

Guarito bimbo affetto da fibrosarcoma congenito associato a linfoadenite reattiva
Pubblicato il 29/02/2016 da Giuseppe Di Bella

Oggi è stato pubblicato  dalla rivista medico scientifica Neuroendocrinology  Letters, ed è già presente nella massima banca dati medico scientifica ufficiale  mondiale, www.pubmed.gov il primo caso di guarigione stabile  e completa di un fibrosarcoma congenito  senza intervento chirurgico, radio e/o chemioterapia, ma solo col Metodo Di Bella. Non ci sono precedenti in letteratura di fibrosarcomi guariti  in queste condizioni. Per accedere all’Abstract: –http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26921571

Per altre conferme  in letteratura  di altri casi di patologie diverse guariti  e pubblicati  con MDB digitare sulla banca dati pubmed.

Il dato di fatto che sia documentata la guarigione stabile  con MDB  delle più  varie patologie neoplastiche, totalmente diverse secondo criteri istologici e immunoistochimici, dovrebbe fare riflettere  chi ha onestà intellettuale  e cultura  medico scientifica, sul reale  progresso nella terapia del cancro attuato dal Prof Di Bella.

Il caso clinico

Un bimbo ha presentato alla nascita una neoformazione di 6 cm all’arto inferiore destro, asportata dopo soli 12 giorni di vita. L’esame istologico ha evidenziato un fibrosarcoma congenito associato a linfoadenite reattiva. Un primo trattamento chemioterapico adiuvante non ne ha impedito la rapida ricaduta e progressione. Una successiva valutazione per un’asportazione chirurgica presso il centro di eccellenza di chirurgia pediatrica di Padova, destò gravi perplessità , e fu rifiutato dai genitori, per la necessità di una massiva e invalidante mutilazione per l’ amputazione totale dell’arto inferiore destro estesa ad emipelvectomia (asportazione di una parte del bacino).  Considerando il fatto che l’intervento non poteva escludere la ripresa di malattia e che i tradizionali cicli chemioterapici erano già falliti e non avevano alcuna possibilità di ottenerne la guarigione, i genitori optarono per il Metodo Di Bella (MDB), prescritto direttamente dal Prof Luigi Di Bella .L’applicazione del Metodo Di Bella  mediante l’impiego sinergico di Somatostatina, Bromocriptina,Melatonina, Retinoidi solubilizzati in Vit. E, Vit. C, D3, Calcio, Condroitinsolfato, associato a microdosi di Ciclofosfamide ,in 16 mesi ha prodotto una risposta obiettiva completa e stabile ormai da 14 anni in assenza di tossicità e senza necessità di ricovero ospedaliero, consentendo una normale qualità della vita ed uno sviluppo psicofisico perfettamente regolare. Oggi , quello che per la terapia oncologica ufficiale , con procedure e protocolli di “provata efficacia”, come proclama il Consiglio Superiore di Sanità  sarebbe stato , se sopravvissuto, un invalido, senza una gamba e una parte del bacino. Grazie alle cure del Prof Luigi Di Bella oggi  è un atleta e centrattacco della sua squadra di calcio.

 ………………………..

 

Da: Gazzetta di Modena, 11 febbraio 2006

Lo volevano amputare ma ora gioca a calcio grazie a Di Bella

Tumore alla gamba, ora gioca a calcio – Dovevano amputargliela, poi la discussa terapia gli ha salvato la vita.

Dovevano amputargli la gamba destra e invece oggi gioca a pallone in una
squadra di serie A, il Messina, sia pure nei pulcini. Ci dice di avere
segnato 58 gol. E confida: «Ammiro il difensore Alessandro Parisi e ricordo bene il professor Luigi Di Bella». Che gli ha salvato la vita con l’omonima terapia non riconosciuta dalla comunità scientifica. E’ la storia di Filippo (un nome di fantasia, a tutela della privacy), 7 anni, nato alla fine del 1998.
I medici del Policlinico di Catania avevano deciso, nel 1999 – aveva due
mesi di vita – di amputargli la gamba e una parte del bacino per salvarlo da un «fibrosarcoma congenito maligno».
La chemioterapia appena praticata su quel corpicino non aveva arrestato il
cancro, che invece continuava a correre e di fronte alla triste prospettiva
i genitori del piccolo si rifiutarono e lo affidarono all’anziano fisiologo
che lo esaminò in un’aula del liceo di Messina, già frequentato da Di Bella
da ragazzo e che nel 1999 tornò a visitare. C’eravamo occupati di questa
storia il 1 settembre 2002, quando i genitori avevano portato per un
controllo il piccolo da Di Bella, che s’era detto soddisfatto per le sue
condizioni, che pure emergono in maniera plateale dalla cartella clinica
redatta dai medici siciliani, in nostro possesso. Ecco cosa si legge in
alcuni stralci di una lettera riservata del Policlinico catanese spedita il
9 marzo 1999 alla Cattedra di Chirurgia Pediatrica di Padova per un parere
urgente: «Il piccolo, come da protocollo Rms 96, ha eseguito la
chemioterapia VA per 4 settimane (4 dosi di vincristina e 2 di
actinomicina-D) dal 4 al 25 febbraio. Quindi il 5 marzo una ecografia addome ha indicato che la lesione non è regredita di volume, ma piuttosto mostra un lievissimo aumento di dimensioni. Pertanto riteniamo che a questo punto vada valutata la operabilità della lesione». Da Padova il 16 marzo rispondono che «si tratta di un caso veramente difficile» e che «sarebbe necessaria un’emipelviectomia che ci sembra veramente troppo pesante». Si pensa pure a un’alternativa all’amputazione, e cioè a «un intervento di asportazione della massa che potrebbe comunque comportare degli esiti funzionalmente mutilanti: il tumore infatti sembra inglobare i vasi femorali e il nervo femorale e la lesione di quest’ultimo comporterebbe un’impotenza notevole del quadricipite». Ma, si legge ancora, «questa chirurgia ci sembra comunque che rappresenti la strada da percorrere inizialmente». Tuttavia i genitori non ci stanno e lo affidano alla cura Di Bella. Racconta la mamma: «Abbiamo conosciuto il dottor Giovanni Calogero che ha seguito il bambino dall’inizio
assieme a Di Bella. Abbiamo fatto la cura a costo di sacrifici. Su mio
figlio ha funzionato, spero che funzioni anche su altri». La cadenza dei
referti ecografici rilasciati dall’Istituto Ortopedico del Mezzogiorno
d’Italia «Scalabrino» di Messina sono eloquenti. Il tumore che era arrivato a 45 millimetri, il 1 dicembre 1999 è sceso a 35. Il 15 marzo 2000 è sceso a 29 mm. Il 22 maggio 2000 è a 24 mm, che diventano 22,7 mm il 9 ottobre 2000; 18 mm il 12 marzo 2001; 12 mm il 1 novembre 2001. Si legge nella cartella clinica redatta dal Policlinico di Messina l’8 febbraio 2002 che il bambino, affetto da «fibrosarcoma congenito maligno», «ha eseguito ciclo di chemioterapia senza risultato. Rivoltosi al prof Di Bella ha iniziato omonima terapia e a tutt’oggi la massa si è ridotta dai 4,5 cm originali ai 12 mm odierni». Potevano essere ormai i segni di una cicatrice. Leggiamo infatti nel successivo referto del 2 dicembre 2002 che «la formazione ovoidale di 10 mm di diametro» «è compatibile con fibrosi cicatriziale». L’ultimo referto è del 4 settembre 2004. L’Azienda ospedaliera universitaria «Martino» di Messina scrive: «Alla nascita viene fatta diagnosi di fibrosarcoma alla coscia destra: ha eseguito ciclo chemioterapico per circa 2 mesi senza alcun beneficio. Per tale motivo i genitori del piccolo hanno deciso di effettuare una terapia alternativa a base di melatonina, somatostatina (terapia Di Bella) con graduale regressione della massa tumorale». Conclusioni: «Dimettiamo il piccolo in data odierna in buone condizioni generali e lo riaffidiamo alle cure del pediatra curante». (vincenzo brancatisano)

LA STORIA

Se la cura è troppo cara per la pensione

Abbandona la cura perché non se la può permettere. Sono tante anche a Modena le segnalazioni di pazienti che sostengono di avere tratto beneficio dalla cura Di Bella.
E’ il caso del padre di un funzionario pubblico modenese, affetto da cancro
al midollo. Due anni orsono l’uomo era stato portato da un medico dibelliano per un ultimo consulto dopo le non felici conclusioni degli oncologi, secondo cui le sue condizioni sarebbero peggiorate di lì a poco.
Ritenuto non operabile (secondo i medici c’era la quasi certezza che
rimanesse paraplegico dopo un eventuale intervento) e non sottoponibile a
chemioterapia, se non con scopi palliativi, il paziente era in preda a
dolori persistenti e a problemi di deambulazione.
«Quando lo portavo all’ospedale S. Anna di Ferrara», racconta il figlio,
«riusciva a fare dieci passi, poi ci dovevamo fermare. Peraltro i medici lo
avevano curato per molto tempo per mal di schiena e invece aveva un tumore che non avevano visto».
Il medico dibelliano, Aldo Reggio dell’ospedale di Monza, «lo ha preso in
cura e ci ha detto che i primi risultati sarebbero stati ottenuti dopo sei
mesi. Oggi, dopo due anni, sta molto meglio anche a livello generale, ha un miglior colorito, e cammina in autonomia».
Ma non è finita. «A settembre 2004 – prosegue il figlio – mio padre è
addirittura andato all’estero, da solo, in automobile. Oggi riesce a
camminare, lavora in casa, si sente forte e tutti quelli che lo conoscono se
ne sono accorti. Il medico dice che dobbiamo continuare».
La cura non costa tanto ma la pensione non basta. E ora pensa di smettere.
(vi.bra.)

fonte: http://it.salute.narkive.com/0d3jtUzJ/lo-volevano-amputare-ma-ora-gioca-a-calcio-grazie-a-di-bella

Sapete quanto costa una chemioterapia e che fatturati hanno le case farmaceutiche? Leggete un po’ questo, capirete perchè una “cura per il cancro” non verrà mai scoperta!

chemioterapia

 

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Sapete quanto costa una chemioterapia e che fatturati hanno le case farmaceutiche? Leggete un po’ questo, capirete perchè una “cura per il cancro” non verrà mai scoperta!

Sapete quanto costa una chemioterapia e che fatturati hanno le case farmaceutiche?

Vi siete mai chiesti quanto guadagna una casa farmaceutica?
Bene, di seguito troverete una lista con i nomi e i fatturati  delle più potenti case farmaceutiche del mondo (Fonte della classifica: Wikipedia, L’enciclopedia Libera. Link—> http://it.wikipedia.org/wiki/Case_farmaceutiche ) che con i loro pochi introiti dopo tutti questi anni non sono ancora in grado di debellare il tanto Potentissimo Male della Terra : Il Cancro.

Con immenso sdegno ho scoperto che le case farmaceutiche traggono dei profitti enormi nel commercializzare la chemioterapia o la radiologia. Forse non tutti sanno che  per eseguire una chemio, che viene pagata dai noi contribuenti, servono la bellezza di :

  1. Costo di 6 cicli di chemioterapia con Paclitaxel associato a Cisplatino (ECOG 1594) per 100 pazienti: 128.217,00 euro.2. Costo di 6 cicli di chemioterapia con Vinolrelbina associata a Cisplatino (TAX 326 + ILCP) per 100 pazienti: 200.940,00 euro3. Costo di 6 cicli di chemioterapia con Paclitaxel associato a Carboplatino (ECOG 1594 + ILCP) per 100 pazienti: 216.945,00 euro4. Costo di 6 cicli di chemioterapia con Gemcitabina associata a Cisplatino (ECOG 1594) per 100 pazienti: 409.020,00 euro5. Costo di 6 cicli di chemioterapia con Docetaxel associato a Cisplatino (ECOG 1594 + TAX 326) per 100 pazienti: 540.093,00 euro6. Costo di 6 cicli di chemioterapia con Docetaxel associato a Carboplatino (TAX 326) per 100 pazienti: 548.955,00 euro.Capite bene come alle case farmaceutiche non interessi concentrarsi su altri metodi per eliminare il cancro,magari a prodotti e/o sistemi meno costosi ma con risultati forse anche migliori.

Qui di seguito vengono riportati i dati di fatturato ed utile delle varie case farmaceutiche.

Fatturati case farmaceutiche

Vi Invito ad aprire gli occhi, ma soprattutto le vostri menti !!!!

Mattia Ribero

tratto da: http://blog.saltoquantico.org/quanto-costa-chemioterapia-fatturati-case-farmaceutiche/

 

Cancro: EPPUR SI CURA… – Ecco l’elenco dei medici eretici e delle terapie boicottate dalla medicina ufficiale…!

Cancro

 

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Cancro: EPPUR SI CURA… – Ecco l’elenco dei medici eretici e delle terapie boicottate dalla medicina ufficiale…!

di:

Non è questa la cura e tu lo sai

Sito per trattare le terapie alternative al tumore

Cancro. Eppur si cura…. Un elenco parziale di ricercatori eretici

CANCRO…EPPUR SI CURA!

UN ELENCO – PARZIALE – DI RICERCATORI “ERETICI”

Piero Cammerinesi

Paracelso, Giordano Bruno, Galileo, Semmelweis, Marconi, Mendel, Meucci, Tesla…

Ogni tempo ha i suoi eretici da perseguitare… Il nostro tempo, in piu’, ha la presunzione di non averne!

Questo e’ l’elenco di quei “Profeti senza onore” che abbiamo avuto occasione di incontrare, e di documentare, in questi anni di lavoro. Alcuni sono morti, altri hanno dovuto autoesiliarsi, altri resistono e continuano a curare, a guarire, o – almeno – ad alleviare le sofferenze di tante persone.
Sappiamo che altri, tantissimi altri, esistono e lavorano con passione, anche se ancora non ne abbiamo avuto conoscenza. Ma di una cosa siamo certi: esiste un filo che li lega tutti quanti: il principio – oggetto di disputa già al tempo di Louis Pasteur e Claude Bernard – per il quale non occorre attaccare i germi, ma rinforzare l’organismo che da essi deve difendersi.

Disse Pasteur sul letto di morte: “il germe non e’ nulla, e’ il terreno che e’ tutto”.

“ALBERT” E’ uno pseudonimo sotto il quale si nasconde (per evitare altre persecuzioni oltre quelle gia’ vissute) l’ingegnere italiano inventore del BIOTRON, una macchinetta grande come un pacchetto di sigarette che invia messaggi elettromagnetici ai tessuti, permettendo loro di ricostruirsi in modo normale e dunque di eliminare le cellule tumorali. Numerosissime sono le sue relazioni sui casi clinici trattati e le sue comunicazioni scientifiche che sono costantemente ignorate. Un interessante dossier su di lui è pubblicato dall’ARPC (Associazione Ricerca e Prevenzione del Cancro presieduta da Alberto R. Mondini).

Aldo ALESSIANI E’ un anziano medico romano che ha messo a punto una cura antitumorale basata su un prodotto naturale a costo zero che si chiama appunto “L’acqua di Alessiani”. Informo’ dei suoi risultati positivi il Ministro della Sanita’ dell’epoca (De Lorenzo). Fu convocato il 29 luglio 1993 da un sostituto procuratore della Procura della Repubblica di Roma che – racconta l’interessato – gli fece capire che a continuare su quella strada poteva rimetterci la pelle.
La sua ipotesi, formulata gia’ nel 1981, si basa sulla considerazione del tumore come malattia da “carenza”, e che la sua incidenza va di pari passo con l’aumento della statura media della popolazione. Nella sua acqua sono disciolti dei “terricci” ricchi di sostanze naturali che non assumiamo piu’ attraverso l’alimentazione. Un interessante dossier su di lui e’ pubblicato dall’ARPC.

Joaquin AMAT LARRAZ Medico. Opera da anni in Spagna, vicino a Barcellona, dove ha un day hospital. Il prodotto che usa sia per diagnosi che per terapia si chiama “Amatrisan”. E’ a base di urea, regola la malattia di base, distrugge il tumore per autolisi e mette in moto il meccanismo infiammatorio che fagocita questa carne morta. Interviene sul pH riequilibrando il rapporto acido/basico. In tanti malati fanno la fila da tutta Europa per essere curati da lui. Ha scritto un libro, e lo ha inviato a tutte le piu’ importanti Facolta’ di Medicina dell’Europa e delle due Americhe, che si chiama “Cancer, Teoria biochimica e pratica clinica”.

Padre Vittorio BARONI Nacque il 30 luglio 1911 a Vecchiano, in provincia di Pisa, ed e’ morto a Siena il 7 gennaio 1990. Ha operato per anni con la fitoterapia e radiestesia applicata all’indagine diagnostica. Ha conseguito rilevanti risultati scoprendo le proprieta’ ancora sconosciute di alcune piante. Nello stesso tempo ha sviluppato una spiccata sensibilita’ radiestesica esercitandola particolarmente nella diagnosi e nella cura dei mali del secolo. In particolare del cancro. La sua si chiama cura fitoradiestesica. Il suo testo “Dodici piante per i mali del secolo” è ormai un classico.

Alberto BARTORELLI Medico. Professore universitario. Studia un prodotto anticancro che chiama Uk 101 e che sale alla ribalta delle cronache nel 1995. L’Uk 101 si colloca nell’ambito dell’immunoterapia ed è una proteina che va a combattere la patologia tumorale, con risultati particolarmente positivi nei tumori della mammella e del colon. La polemica, anche in quel caso, da parte dei super-esperti, si fa rovente. Ma alla fine, grazie all’interessamento di un Ministro della Sanita’ (Guzzanti) di un insolito livello intellettuale e morale, viene ammesso alla sperimentazione. Mercoledi’ 24 dicembre 1997 il direttore del quotidiano “La Repubblica”, a proposito del caso Di Bella, dichiara: “Trent’anni fa un altro medico, anzi: un veterinario, Liborio Bonifacio, notò che le capre non avevano tumori e distribui’ in giro un suo siero. Dire che venne fortemente osteggiato e’ un eufemismo, eppure e’ soprattutto grazie alle sue intuizioni che oggi c’e’ l’Uk 101”.

Liborio BONIFACIO Medico Veterinario. Nato nel 1908 a Montallegro, in provincia di Agrigento e scomparso da pochi anni. Nel 1950 ha ideato un farmaco antitumorale, ricavato dalle ghiandole del sigma-colon dei caprini. Per lunghi anni, mentre la scienza e la medicina ufficiali guardavano con sufficienza e diffidenza alla sua scoperta, ha curato migliaia di malati; e spesso con ottimi risultati. La sua esperienza e’ stata oggetto di inchieste giornalistiche e comunicazioni scientifiche; e ogni volta si e’ dovuto ammettere che qualcosa di prezioso, nel “siero Bonifacio”, c’era. Nel 1970 il Ministero della Sanita’ fu finalmente costretto a prendere in considerazione i risultati ottenuti e a sperimentare il siero. Ma il siero mette in crisi troppi interessi economici, scientifici, “di prestigio”; la sperimentazione, che per avere valore ha bisogno di mesi e mesi di analisi e prove, viene, invece, liquidata in 15 giorni. L’esito e’ negativo. Ma l’enorme flusso di persone che continuano a recarsi ad Agropoli per avere ed usare il siero continua. Si riparlera’ di Bonifacio quando si tratterà dell’Uk 101 e del prodotto dell’oncologo Giuseppe Zora.

Rudolf BREUSS Nel marzo 1990, alla veneranda età di 91 anni, ha pubblicato il libro “Cancro, leucemia ed altre malattie apparentemente incurabili sono guaribili con metodi naturali. Consigli per la prevenzione e cura di molte malattie”. In esso, mescolando digiuno e somministrazione di succhi vegetali secondo una dieta molto meticolosa, racconta di aver guarito all’incirca 45.000 malati di cancro apparentemente inguaribili a partire dal 1950.

Johanna BUDWIG Medico. Tedesca. Basa la sua terapia sull’alimentazione per ristabilire l’equilibrio sanitario distrutto dagli elementi tossici presenti nel mondo moderno con attenzione particolare, per quanto riguarda le patologie degenerative, agli effetti perversi del metabolismo dei grassi. Proprio sugli effetti cancerogeni dei grassi ha scritto un testo interessante nel 1959.

Hulda Regehr CLARK Medico. Partendo dall’ipotesi che le malattie degenerative compaiono poiche’ una serie di parassiti da sempre presenti nei vari organi si combina con sostanze chimiche derivanti dall’assunzione di solventi, inquinanti vari e micotossine, cura con protocolli fitoterapici molto meticolosi e con lo Zapper, un apparecchio elettronico di uso esterno che serve all’eliminazione di molti parassiti. Oltre ai suoi libri, diffusissimi negli USA (il più famoso è “The cure for all cancers”) si puo’ sapere di piu’ sul suo sistema dai libri di Robert LOMBARDI (Aids l’imbroglio del secolo, Medicina di Giuda, L’immensa balla dell’Aids).

Pierre DELBET Medico. Accademico di Francia. Scopritore delle eccezionali potenzialità di un prodotto considerato fino ad allora di scarto (lo scarto del sale appunto): il Cloruro di Magnesio. Negli anni che vanno dal 1920 al 1950, partito dalla supposizione che la carenza di magnesio nell’alimentazione potesse avere una notevole importanza nello sviluppo del cancro, ne verifica la fondatezza sperimentale (del 1944 il suo libro: “Politique preventive du cancer”) attraverso l’uso del Cloruro di Magnesio. Le sue ricerche, e quelle del suo collega medico A. Neveu, sono diffuse e praticate in Italia da un eccezionale medico e ricercatore che si chiama Raul Vergini.

Luigi DI BELLA Medico. Professore universitario. Riteniamo superfluo descrivere il suo protocollo terapeutico in quanto gia’ ampiamente diffuso da tutti gli organi di informazione. Anche Di Bella, nonostante le migliaia di pazienti testimonianti la positivita’ dei suoi metodi, e’ stato e continua ad essere osteggiato con tutti i mezzi, morali, materiali e fisici. Un interessante dossier sulle persecuzioni da lui subite e’ pubblicato dall’ARPC.

John BEARD Medico (1858-1924). Iniziatore del trattamento del cancro mediante enzimi digestivi. Il dr. Krebs ne fu un ardente sostenitore. Una terapia a base di dosi massicce di enzimi pancreatici fu proposta con notevole successo da un terapeuta (non medico) di nome KELLEY che fu molto celebre negli USA negli anni ’70. A partire da queste premesse il

Dr.Nicholas GONZALES, di New York,ha sviluppato quella che lui definisce terapia metabolica individualizzata, con la quale sta ottenendo risultati di tutto rispetto. Altri prodotti a base di enzimi utilizzati nella terapia del cancro sono due preparati tedeschi (Carzodelan e Wobe-Mugos).

Emilio DIDO e Francesco BORGHINI Curano usando delle soluzioni a base di acqua distillata trattata in modo da ricevere delle frequenze elettromagnetiche specifiche di un tessuto: quelle del sistema nervoso, quelle del sistema endocrino, quelle del sistema immunitario e così via. Mentre nei farmaci l’energia e’ data dalla molecola del farmaco, in questo caso l’energia e’ negli ioni idrogeno dell’acqua. L’acqua cioè viene, per usare un termine forse improprio, “informata” per raggiungere l’obiettivo che si è prescelto.

William B.COLEY Medico. Si può considerare il padre della immunoterapia antitumorale. Dalla fine del secolo scorso, per oltre 40 anni, utilizzo’ un cocktail di tossine batteriche (Serratia Marcescens e Streptococcus Pyogenes) nella terapia del cancro, ottenendo risultati notevoli (remissioni nel 45-50% dei casi). Queste tossine provocavano una forte reazione febbrile nei paziente che ne stimolava le difese immunitarie.

Rene’ CAISSE Cura a base di Essiac. Si tratta di un antico infuso di erbe utilizzato nei secoli dagli indiani Ojibway nel Canada e riscoperto negli anni ’20 da Rene’ Caisse. La parola Essiac non e’ altro che il cognome Caisse al contrario. Da allora centinaia di malati di cancro dichiarati terminali furono curati con successo. Sull’argomento sono stati scritti numerosi libri.

Maud Tresillian FERE Medico della Nuova Zelanda, nel 1963 ha scritto un libro in cui spiega le cause biochimiche del cancro e della sua formazione nell’organismo. In esso sviluppa la teoria che tutte le forme cellulari del nostro corpo possiedono il proprio centro nel cervello e che le cellule sovrastimolate da sostanze irritanti alcaline inviano proprio al cervello un messaggio che attraverso i nervi involontari viene inviato alle cellule: “MOLTIPLICATEVI rapidamente…a velocita’ prenatale”. In questa maniera qualsiasi cellula di qualsiasi parte del corpo puo’ vedersi colpita, adottare una modalita’ anormale di crescita e dar luogo alla formazione di tumori. Il concetto rivoluzionario e’ quello che considera il cancro una malattia costituzionale, come un reumatismo o un semplice raffreddore. Risulta pertanto difficile sperare in una guarigione definitiva mediante l’estirpazione dei tumori, o distruggendoli con il radio o i raggi X. Il trattamento della dott.ssa Fere si basa sulla ferma convinzione che il cancro si debba quasi sempre ad un eccesso di sodio, unito ad uno stato di salute debole causato dal non rispetto delle leggi della Salute.

Max GERSON Medico. Dì origine tedesca ma emigrato in USA, mise a punto un trattamento del cancro basato su una particolare dieta ricca di succhi di frutta e verdure e povera di sodio e sulla somministrazione di soluzioni di minerali (soprattutto potassio e iodio), ormoni tiroidei ed alcune vitamine. Questo trattamento ha dato buoni risultati ed è ancora applicato nella clinica Gerson a Tijuana (Messico).

  1. Seçkiner GORGUN Ha messo a punto un apparecchio elettronico a bassissima potenza per la cura dei tumori solidi, con risultati sorprendenti. Tale macchina e’ stata sequestrata piu’ volte e per lunghi periodi dalla Magistratura a seguito di varie denuncie. Tutto si e’ sempre risolto con assoluzioni o “non luogo a procedere”; nonostante cio’, quella “magistratura parallela” che si chiama Ordine dei Medici ha espulso con infamia il prof. Alberto De Renzo, che e’ il medico che collabora dal 1986 con il dott. GÖRGÜN. Un interessante dossier su di lui e’ pubblicato dall’ARPC.

Ryke Geerd HAMER Il prof. Hamer (padre di quel Dirk Hamer ucciso in Corsica da Vittorio Emanuele di Savoia), medico, laureato in Teologia, Fisica e, naturalmente, in Medicina, puo’ senza dubbio essere definito il Paracelso di questo secolo. Perche’, oltre a mettere in discussione i paradigmi basilari della Medicina Ufficiale, attacca in modo estremamente polemico tutta la classe medica. “Avevo cercato il cancro nella cellula e l’ho trovato in un errore di codificazione nel cervello”: cosi’ inizia uno dei suoi libri che si titola “Genesi del Cancro”. Al termine del libro, dove spiega nei dettagli l’origine e riferisce gli esempi curati (decine di migliaia di casi!) secondo questa sua nuova teoria, riporta la Tavola della Legge Ferrea del Cancro in cui si specifica la localizzazione del cancro, il tenore del conflitto che starebbe all’origine della sua comparsa, i termini della sua manifestazione, la posizione del focolaio tumorale nel cervello, ed i passaggi successivi fino alla possibile guarigione. Oggi e’ in prigione in Germania, condannato ad oltre due anni di galera perché pratica la sua terapia basandosi su questa teoria. I tempi di Galileo non sono finiti. Ritorneremo a parlarne più diffusamente.

Harry HOXSEY Ebbe dal padre che a sua volta l’aveva ricevuta dal nonno, la formula di un trattamento fitoterapico, che fu per decenni la spina nel fianco dell’AMA (Amencan Medical Association) che alla fine gli fece chiudere tutte le cliniche del cancro che aveva aperto in parecchi stati USA. Molte formule “tipo-Hoxsey” sono ancora diffuse negli USA.

Katherine KOUSMINE Medico (nata nel 1922 e recentemente scomparsa), di origine russa e naturalizzata svizzera, basa la sua terapia sull’alimentazione per ristabilire l’equilibrio sanitario distrutto dagli elementi tossici presenti nel mondo moderno. Diresse la Fondazione da lei creata a Losanna ed ha al suo attivo migliaia di successi.

Ernst KREBS Medico. Negli anni ’50, propose come cura del cancro il LAETRILE, sostanza ottenuta principalmente dai noccioli di albicocca, contenenti acido cianidrico. Questo, grazie ad una differenza enzimatica fra cellule sane e cellule cancerose, sarebbe tossico solo per queste ultime (ai dosaggi consigliati). La terapia divenne molto celebre e fu oggetto di alcuni studi anche presso istituzioni ufficiali (come il Memorial Sloan-Kettering Cancer Center) che, nonostante i lavori positivi del Dott. Sagiura, la giudicarono inefficace. Ralph Moss, direttore degli affari pubblici al MSKCC e divulgatore scientifico, scrisse nel 1977 il comunicato stampa ufficiale di condanna del Laetrile. Poco dopo, tuttavia, dopo aver esaminato i dati, convocò una conferenza stampa dove annunciò che i responsabil del MSKCC avevano volutamente nascosto i risultati positivi della terapia e ne avevano voluto la condanna. Fu licenziato in tronco il giorno successivo, con la motivazione di “aver agito in una maniera in conflitto con le sue piu’ fondamentali responsabilita’ di lavoro”.

Michio KUSHI E’ internazionalmente noto come uno dei piu’ riconosciuti esponenti dell’approccio macrobiotico al benessere ed alla crescita personale. Si avvale di 40 anni di esperienza e di insegnamento.

Luciano MARCHESI Opera a Serravalle Sesia, in provincia di Vercelli. La sua terapia contro i tumori, da decenni, si basa su una “aranciata orgonica”. Tiene numerose conferenze sul tema e Nello MORI Medico. Professore universitario. Libero docente di batteriologia nella R. Universita’ di Palermo. Tra il 1912 ed il 1930 ottenne notevoli risultati con il metodo isopatinico nella lotta contro i tumori. Il suo metodo e’ da inserire nell’ambito della immunoterapia attiva.

Achille POGLIO Fitoterapeuta e fitopreparatore, ha individuato nel propoli delle api, del quale può senza dubbio essere considerato il piu’ grosso studioso mondiale, un mezzo di supporto fondamentale per tutte le patologie degenerative. Scomparso, purtroppo, da pochi anni, ha lasciato per i suoi discepoli i protocolli che ha individuato. Suo il grande merito della realizzazione di prodotti “atti a rinforzare il terreno” sia nel campo umano che animale che vegetale come presidio naturale all’insorgenza tumorale.

Paolo PONTIGGIA Primario medico della Clinica Citta’ di Pavia, lavora con l’immunoterapia secondo tre modalità di stimolazione del sistema immune: i derivati chimici, una sostanza chimica che e’ il metisocrinolo, che e’ un antivirale, e il corinebacterium parvum, che e’ uno stimolatore batterico. In questo modo egli dichiara di aver ottenuto in una percentuale consistente dei suoi pazienti regressioni o scomparse del tumore trasformando situazioni cliniche solitamente a decorso grave in malattie croniche tipo quelle che si possono osservare nei diabetici.

Padre PRADILLA Usa da decenni un trattamento a base di erbe impiegato attivamente da molto tempo in Burkina Faso (Africa), in molti ambienti naturisti di Madrid e Barcellona, ed anche in Italia. Ne parla a lungo nei suoi libri Robert LOMBARDI (Aids l’imbroglio del secolo, Medicina di Giuda, L’immensa balla dell’Aids).

Wilhelm REICH Collaboratore di Freud, ha dato un contributo essenziale alla psicanalisi dalla quale piu’ tardi si stacco’ per condurre le sue ricerche sull’energia vitale. Una parte importante delle sue ricerche riguardo’ i tumori. I topi cancerosi messi nell’ORAC (accumulatore di energia orgonica) guarivano. Scopri’ che lo stress ed i conflitti (anticipando di alcuni decenni una parte della teoria di Hamer) hanno una grande importanza nella genesi di questa patologia. Reich, manco a dirlo, fu perseguitato, incarcerato, i suoi libri furono bruciati e fu proibito l’uso delle sue apparecchiature scientifiche. Eravamo nella democratica America degli anni ’50. Per chi vuole approfondire sono fondamentali due libri: “La biopatia del cancro” (Ed SugarCo) e “Alla ricerca dell’energia vitale” di Giuseppe Sacco e Massimo Sperini (Ed. Melusina). Noto per il suo microscopio ad altissima risoluzione, costrui’, negli anni ’20-’30, un apparecchio per il trattamento del cancro e di altre patologie mediante l’emissione di specifiche frequenze elettromagnetiche. Ottenne risultati clamorosi nel trattamento di diversi casi di cancro, attirandosi le ire dell’ufficialità. Il suo laboratorio fu misteriosamente distrutto (sia la macchina che il microscopio sono quindi andati perduti) e fini’ in carcere. Diversi ricercatori, negli USA, stanno oggi cercando di ricreare l’apparecchio Rife. I migliori risultati, fino ad oggi, sono stati ottenuti da quello che viene definito apparecchlo Rife/Dare (dal nome Dr.James Dare che lo ha concepito).

Mercedes SALIMEI DEOTTO E’ una dietista ontogenetica. Basa la sua terapia, da decenni, su una metodologia biologica improntata al potenziamento del sistema immunitario che mescola la pratica del digiuno alla somministrazione di integratori minerali, vegeto minerali, vegetali, organici e di vitamine naturali secondo protocolli minuziosi specifici per ogni tipo di degenerazione tumorale.

Herbert M. SHELTON Americano di origine tedesca (1895-1985), vegetariano, nella sua lunga vita ha scritto decine di libri. Il suo metodo contro le malattie degenerative di basa fondamentalmente sul digiuno come elemento terapeutico. Un digiuno, ovviamente, da effettuarsi sotto il controllo di un terapeuta esperto. Sono decine e decine di migliaia, e documentati, i casi risoltisi positivamente con la digiunoterapia.

Daniel SOMMER Medico naturopata. Esponente legale della medicina Heilpraktiker tedesca. Usa un programma terapeutico biologico che racchiude in sé molti tipi di terapia: 1) regolazione e cura dell’intestino; 2) cambiamento dell’alimentazione; 3) omeopatia; 4) terapia con ossigeno ionizzato; 5) terapia con ozono; 6) terapia con tessuto fetale della ghiandola del Timo; 7) terapia con il vischio; 8) terapia cellulare; 9) terapia con Eichoterm; 10) terapia ipertermia ultrarossa; 11) immunoterapia del prof. Humprey (Selten); 12) Oligoelementi, rame e selenio.

Jean VALNET E’ ormai considerato uno dei maestri mondiali della fitoterapia. Con essa, e solo con essa, ha proposto e praticato protocolli per curare i tumori.

Gianfrancesco VALSE’ PANTELLINI Biochimico (1917-1999). La sua scoperta avvenne per caso nel 1947. Aveva consigliato ad un orefice con un tumore allo stomaco una limonata con del bicarbonato per alleviare i suoi dolori… dopo un anno lo rincontro’ e scopri’ con sua enorme sorpresa che stava bene… e scopri’ ancora che al posto del bicarbonato di sodio aveva usato bicarbonato di potassio; la sua ricerca comincio’ da li’. Nel 1970 invio’ al Ministero della Sanita’ un dossier con le sue ricerche, le sue esperienze ed i suoi risultati. Manco’ una sperimentazione in merito, ma ci fu un risultato importante. L’ascorbato di potassio entro’ nella farmacopea ufficiale come prodotto galenico. E da allora non si contano i risultati positivi. Sono decine di migliaia le persone che lo usano sia come prevenzione che come terapia, nonostante che non sia ufficialmente riconosciuto come antitumorale. Guarigioni o miglioramenti che siano, i risultati sono solo positivi.

Aldo VIERI Della sua terapia parla padre Vittorio Baroni, dicendo che e’ uno dei tentativi piu’ noti per la cura del cancro e che e’ a base di aceto di vino e colchico in alcol al 95%.

Alberto VIGO Medico. Basa la sua terapia su una miscela di tipo vaccinico integrata da terapie magnetostimolanti tese a ricaricare elettricamente le cellule con risultati positivi e documentati.

Louis-Claude VINCENT Ha messo a punto un sistema bioelettronico per valutare il rischio cancro e l’efficacia o meno di qualsiasi terapia. Ha pubblicato sessantamila misurazioni, risultato di decenni di ricerche da parte di ricercatori in tutto il mondo, naturalmente trascurate dalla medicina Ufficiale. Un interessante dossier su di lui e’ pubblicato dall’ARPC.

Padre Romano ZAGO Ha portato alla conoscenza degli europei una terapia usata da molto tempo in altri paesi: la cura dei tumori con l’Aloe Arborescens. Tale metodo e’ molto usato da alcuni anni anche in Italia.

Giuseppe ZORA Medico oncologo. Gia’ dal 1975, controcorrente ed ostacolato da tutti, inizio’ una serie di esperimenti in vitro ed in vivo sulle linee sperimentali immunologiche. La sua ricerca continuò con esperienze su prodotti immunomodulanti già noti o comunque utilizzati (BCG, Corynebacterium parvum, Levamisolo ed altri). Nel 1978 riusci’ ad ottenere un ibrido biologico innocuo, non tossico, che permetteva un ampio spettro di modulazione immunologica, totale, facilmente applicabile. Comincio’ la sperimentazione sui pazienti. Nel 1979 ebbe occasione di analizzare il siero Bonifacio all’Universita’ di Messina con la moglie, Anna Tarantino, nella sua qualita’ di biologa, e di constatarne le positive qualita’. Nel 1982, in concomitanza con la decisione di Bonifacio di abbandonare, vecchio e stanco, la somministrazione del suo “siero”, comincio’ la distribuzione del suo prodotto (che allora si chiamava IMB, oggi Adiuvant Plus) ai pazienti. Dal 1982 ad oggi per Giuseppe Zora e’ una lunga serie di persecuzioni giudiziarie, che lo porteranno anche all’arresto, seppure per due soli giorni, nel 1992. Oggi il prodotto del Dott. Zora e’ stato registrato in Svizzera come specialita’ medicinale, il suo incubo e’ finito e decine di migliaia di pazienti in Italia ed in tutta Europa lo utilizzano con ottimi risultati.

 

fonte: https://tumoreterapiealternative.blogspot.it/2016/08/cancro-eppur-si-cura-un-elenco-parziale.html

Ricercatori italiani scoprono la U94, la “proteina anticancro” …una scoperta rivoluzionaria di cui, chissà perchè, nessuno parla… Lede forse gli interessi di chi sulla nostra pelle ci lucra?

proteina anticancro

 

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Ricercatori italiani scoprono la U94, la “proteina anticancro” …una scoperta rivoluzionaria di cui, chissà perchè, nessuno parla… Lede forse gli interessi di chi sulla nostra pelle ci lucra?

Alcuni ricercatori italiani, guidati dal prof Arnaldo Caruso, scoprono la proteina anticancro. E decidono di fare un gesto di immensa generosità…

Nelle mani sbagliate, sarebbe diventata una scoperta per pochi. Per quelli che potevano permetterselo. Troppe volte, purtroppo, abbiamo visto il prezzo di farmaci salvavita schizzare alle stelle, sospinto dall’avidità dell’industria che li produce. Stavolta, la storia è per fortuna molto diversa. Alcuni ricercatori italiani hanno scoperto il funzionamento di una proteina, che potrebbe aiutare i malati di tumore a combattere la malattia.

E, piuttosto che brevettarla, guadagnandoci quindi molto di più di quanto può offrire l’università italiana, hanno deciso di metterla a disposizione di tutti. In questo modo, sarà più facile trovare una cura. Per tutti, non solo per qualcuno.

U94: la scoperta dei ricercatori italiani

Lo studio è di quelli epocali. Coordinato da Arnaldo Caruso, professore ordinario di Microbiologia all’Università di Brescia, il team di ricerca che l’ha condotto era composto da ricercatori dell’ateneo lombardo, in collaborazione con l’Istituto di Virologia di Zurigo e il Dipartimento di Scienze Mediche di Ferrara.

La sigla della proteina anticancro è U94. Prodotta dall’herpes virus umano 6 – quello che provoca la cosiddetta ‘Sesta Malattia’ – è stata studiata inizialmente perché capace di intervenire su migrazione, invasività e proliferazione delle cellule endoteliali vascolari (ECS). In particolare, è stato dimostrato che la proteina inibisce potentemente l’attività migratoria di queste cellule.

I ricercatori italiani hanno quindi provato a testare la capacità di U94 di ostacolare la cosiddetta cascata metastatica. Il team guidato da Caruso ha esaminato l’attività biologica della proteina sulle cellule di cancro al seno umano MDA-MB 231 prima e su quelle del cancro cervicale umano HeLa, poi. E hanno scoperto che inibisce fortemente migrazione cellulare, invasività e clonogenicità.

Al di là dei tecnicismi, i risultati sono chiari: U94 inibisce la crescita tumorale e delle metastasi. Proseguendo con la ricerca, si potrebbe arrivare a risultati importanti per curare questa terribile malattia.

Cura anticancro: la scelta del team

In un’intervista alla Gazzetta del Sud, Caruso ha spiegato la scelta dei ricercatori italiani di non approfittare della scoperta. Ribadendo l’importanza di una ricerca scientifica libera dalle logiche del profitto, quando riguarda ambiti così delicati:

Quando si affrontano temi così importanti come la cura dei tumori, il nostro atteggiamento non può che essere uno: non brevettare, per permettere a tutti di sviluppare il miglior farmaco nel più breve tempo possibile. Siamo pronti a collaborare con chiunque sia interessato al progetto e a condividere knowhow e reagenti”. Perché, come sottolinea Caruso, qui sono in ballo le vite delle persone, non è il momento di pensare al profitto:

L’importante è arrivare subito ad una cura che possa dare nuove speranze ai malati di cancro”, conclude.

 

fonte: https://www.ambientebio.it/salute/nuove-scoperte/ricercatori-italiani-u94-anticancro/

Il Limone? Contiene 22 sostanze anti-cancro ! Ma alle Lobby dei Farmaci proprio non fa piacere che tu lo sappia!

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Il Limone? Contiene 22 sostanze anti-cancro ! Ma alle Lobby dei Farmaci proprio non fa piacere che tu lo sappia!

Il Limone? Contiene 22 sostanze anti-cancro ! Ma la Lobby dei Farmaci non vuole che tu lo sappia!

Il Limone? Contiene 22 sostanze anti-cancro !!!

 

Il limone non è solo buono, rinfrescante, dissetante ed ottimo come condimento in tutti i nostri piatti, ma quando lo assumiamo accadono innumerevoli reazioni positivi nel nostro corpo.
Lo stesso Umberto Veronesi, Direttore Scientifico dell’Istituto Europeo di Oncologia, afferma:
“Il limone è ricco di limonoidi che hanno una diretta capacità di frenare alcuni tipi di cellulecancerose. E’ utile contro le infiammazioni croniche e grazie all’abbondanza di molecole con notevoli proprietà antiossidanti è capace di contrastare l’azione dei radicali liberi, che possono alterare la struttura delle membrane cellulari e del materiale genetico. L’ideale èuna spremuta di un limone al giorno. E una spruzzata di limone sull’insalata, è un gesto che bisognerebbe ricordarsi di fare più spesso”.
Quello che sorprende è che del limone non si butta nulla infatti la scorza di limone contiene sostanze in grado di
Rafforzare il sistema immunitario;
Abbassare il colesterolo
Prevenire il cancro
Eliminare infezioni batteriche.
La ricerca sta dimostrando che i fitonutrienti possono essere più efficaci della chemioterapia senza causare danni al corpo. Si è scoperto che la pectina degli agrumi contenuta sia nella polpa che nella scorza, è in grado di inibire la diffusione del cancro alla prostata, mammella e alla pelle.
I limonoidi, sostanze naturali presenti nelle bucce di agrumi che danno quel caratteristico sapore amaro, è dimostrato che sono anche in grado di rallentare la crescita delle cellule del cancro e anche uccidere le cellule tumorali in vitro e sugli animali.
Il limone contiene 22 composti anti-cancro, tra cui limonene, pectina, glicosidi cardiaci, flavonoidi che interrompono la divisione cellulare nelle cellule tumorali. I glicosidi ad esempio si sono dimostrati efficaci nelcancro al colon-retto, mammella e prostata.
Secondo The Commonwealth Scientific and Industrial Research Organization (CSIRO) dell’Australia, gli agrumi possono ridurre il rischio di alcuni tipi di cancro del 50 per cento. Secondo uno studio pubblicato su Cancer Causes and Control, il succo degli agrumi è risultato più protettivo nei confronti dei tumori dello stomaco, della bocca, della laringe e della faringe.
Inoltre poiché la maggior parte delle malattie ha origine dall’accumulo di tossine nell’organismo, il limone è molto utile in quanto è contiene più di 45 flavonoidi antiossidanti che stimolano la depurazione e ladisintossicazionedi tutto il corpo, in particolare lavorando su fegato ed intestino che sono i luoghi dove questi residui dannosi si immagazzinano maggiormente.
Nella medicina Ayurvedica la buccia di limone viene usata infatti per disintossicare il fegato e stimolare l’appetito facendo rilassare lo stomaco.
Uno studio pubblicato sul Current Cancer Drug Targets, afferma che i flavonoidi del limone hanno il potere dirallentare il processo di duplicazione delle cellule tumorali grazie ad una efficace azione antiproliferativa.
Il limone contrasta efficacemente i radicali liberi che sono responsabili dell’invecchiamento precoce e deidannicellulari che possono essere causa della nascita di cellule cancerose. Quindi il limone non solo faringiovanire lapelle ma previene il cancro anche in questo modo.
Inoltre bere il succo di un limone la sera prima di andare a letto ha aiutato molte donne contro la cistite grazie al potente spettro anti-microbico contro le infezioni batteriche e i funghi.
Il limone è ottimo anche come antidepressivo, utile contro stress e disturbi nervosi, regola la pressione alta, rimuove naturalmente parassiti e vermi intestinali.
Basta il succo di un limone al giorno che puoi spremere nell’acqua e berlo oppure usarlo come condimento a crudo. Per avere ancora più benefici bisogna usare anche la scorza. La scorza è amara e quindi spesso viene buttata ma c’è un trucco per consumarla con piacere come spiegato in Ecco come ATTIVARE il Limone per avere tutti questi benefici. Mi raccomando scegli limoni biologici o non trattati, dato che userai la buccia.
Per finire il limone è uno dei più potenti alcalinizzanti dell’organismo che ci sia, infatti sebbene sia acido la sua digestione produce sostanze alcalinizzanti, e come ha detto il premio Nobel per la medicina Otto Heinrich Warburg, il cancro può svilupparsi solo in un ambiente acido. Il limone è quindi uno dei più potenti rimedi anticancro che abbiamo a disposizione!
fonte: http://www.dionidream.com/limone-22-composti-anticancro/

Un vaccino contro il tumore al seno? La sfida parte da Napoli, dal 2018 inizierà la sperimentazione!

 

tumore al seno

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Un vaccino contro il tumore al seno? La sfida parte da Napoli, dal 2018 inizierà la sperimentazione!

Sfida al tumore al seno, vaccino sperimentale nel 2018 a Napoli

Nel 2018 partirà un ciclo di sperimentazione per testare un vaccino contro il cancro del seno a livello internazionale. Lo studio partirà nel 2018, a Napoli, e potrebbe rappresentare un grande traguardo nella lotta al tumore al seno. Si tratta, affermano gli oncologi, di un nuovo pilastro del trattamento del cancro che non è più solo ricerca di frontiera ma, in molti casi, una realtà consolidata. Saranno coinvolte le donne colpite dal tumore cosiddetto “triplo­negativo” (sottotipo ad alta aggressività) con l’obbiettivo di aumentare le percentuali di guarigione. I risultati sono stati presentati al congresso ASCO (American Society of Clinical Oncology) di Chicago, tempio mondiale della ricerca clinica oncologica. In altre parole, il vaccino dovrà essere somministrato solamente dopo l’intervento chirurgico per la rimozione e l’eliminazione della massa tumorale. Come già accennato in precedenza, in Italia l’unica struttura protagonista di questa sperimentazione è Istituto nazionale dei tumori di Napoli Fondazione Pascale. La medicina sarà distribuita a donne malate di tumore triplo – negativo, il più aggressivo dei cancri al seno. (.) La disponibilità del vaccino nel nostro polo oncologico si prospetta come un’opportunità per le pazienti affette da tumore mammario per avere accesso a trattamenti ad alta innovatività. Lo scopo, oltre alla sperimentazione, è quello di combinare il vaccino con farmaci immunoterapici di prima generazione in fase metastatica. Fino a oggi si è seguita una terapia di inibitori del checkpoint immunologico, rimuovendo il freno immunologico che il tumore tiene premuto per evitare di essere attaccato dal sistema immunitario, tanto da dar vita a una attivazione generica del sistema immunitario con il potenziale negativo di scatenare patologie autoimmunitarie. Inoltre, questa risposta immunitaria, proprio perché in qualche modo generica, non e’ sempre efficace contro il tumore.

“E questo è, forse, uno dei motivi – ha concluso De Laurentiis – per cui l’immunoterapia ha avuto, per ora, successi limitati nelle forme tumorali meno immunogene, come il tumore della mammella”.

 

fonte: https://www.newsitaliane.it/2017/sfida-al-tumore-al-seno-vaccino-sperimentale-nel-2018-napoli-107593

Tumori, per la prima volta in terapia l’alternativa alla chemioterapia: un anticorpo monoclonale in grado di potenziare il sistema immunitario.

 

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Tumori, per la prima volta in terapia l’alternativa alla chemioterapia: un anticorpo monoclonale in grado di potenziare il sistema immunitario.

 

Tumori, per la prima volta dopo 40 anni in terapia l’alternativa alla chemioterapia: un anticorpo monoclonale

Milano: per la prima volta dopo 40 anni, un anticorpo monoclonale in grado di potenziare il sistema immunitario nella lotta contro il tumore del polmone entra in terapia come ‘farmaco di prima linea‘ (e in certi casi anche di seconda linea), dove finora c’era solo la chemioterapia.

Il farmaco, considerato da alcuni “rivoluzionario” (anche se resterebbe da chiedersi come mai sia stato accettato dopo 40 anni), consente di inattivare i linfociti T specifici e così blocca la risposta del sistema immunitario contro il tumore. Il farmaco in questione ha dimostrato di inibire i recettori PD-L1, così che il sistema immunitario possa aggredire il tumore.

“Il melanoma ha rappresentato il modello per l’applicazione di questo approccio innovativo (l’immuno-oncologia, ndr) – spiega Carmine Pinto, Presidente dell’Associazione Nazionale Oncologia medica (Aiom) – che ora si sta estendendo con successo a diversi tipi di tumore, come quello del polmone. Ed è un’arma che si affianca a quelle tradizionali rappresentate da chirurgia, chemioterapia, radioterapia e terapie biologiche. Un passo avanti verso la sconfitta o la cronicizzazione della malattia”.
Uno studio che ha visto il test della molecola su oltre 300 persone volontarie, documentano la sopravvivenza del 70% dei pazienti trattati con pembrolizumab  rispetto a circa il 50% di quelli trattati con chemioterapia. Inoltre sono stai osservati un 40% di riduzione del rischio di morte e un 50% di riduzione del rischio di progressione della malattia ed è risultata triplicata la sopravvivenza libera da progressione della malattia che, a un anno, raggiunge il 48% rispetto al 15% con chemioterapia.

“Pembrolizumab – precisa Filippo De Marinis, Direttore della Divisione di Oncologia toracica all’IEO di Milano – è l’unico farmaco immuno-oncologico basato sulla definizione di un biomarcatore, PD-L1, che permette di scegliere il trattamento giusto per il paziente giusto. In base al livello di espressione di PD-L1 – spiega – può essere utilizzata l’immuno-oncologia nel modo più efficace. In particolare, il 75% dei pazienti con istotipo squamoso in fase metastatica che oggi in primo livello sono trattati con chemioterapia, potranno trarre importanti benefici dall’immuno-oncologia se risponderanno a certi criteri”.
E’ infatti stato dimostrato infatti che pembrolizumab è più efficace della chemioterapia quando la proteina PD-L1 è espressa a livelli elevati, in misura uguale o superiore al 50% della cellule tumorali. Il nuovo farmaco rappresenterebbe anche una importante opzione su pazienti cioè che sono già stati trattati con chemioterapia, sempre che il loro tumore esprima livelli di PD-L1 uguali o superiori all’1%.

Il farmaco ‘pembrolizumab‘, è stato approvato il 18 maggio 2017 dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) e ora in attesa di essere pubblicato dalla ‘Gazzetta ufficiale‘.

Secondo i medici lombardi, potrebbe rappresentare un primo approccio al paziente con tumore del polmone richiedono che sia un ‘carcinoma polmonare metastatico non a piccole cellule in cui i tumori esprimano alti livelli del recettore PD-L1′.

Qui l’intervista al Prof. Andrea Ardizzoni, Ordinario di Oncologia medica, Università degli Studi di Bologna.

fonte: http://www.globochannel.com/2017/05/25/tumori-per-la-prima-volta-dopo-40-anni-in-terapia-lalternativa-alla-chemioterapia-un-anticorpo-monoclonale/

È Italiana la nuova fantastica, innovativa tecnica per curare i Tumori – Un ago per eliminarli in una sola seduta: il primo intervento in soli 10 minuti!

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È Italiana la nuova fantastica, innovativa tecnica per curare i Tumori –  Un ago per eliminarli in una sola seduta: il primo intervento in soli 10 minuti!

 

Tumore, l’ago incandescente lo scioglie: il primo intervento in soli 10 minuti

Un ago incandescente contro il tumore. La tecnica innovativa, che si chiama termoablazione mediante microonde, permette di sciogliere il tumore (e anche le forme metastatiche) al fegato, ai reni, ai polmoni, alla tiroide e alle ossa in un’unica seduta, anche ambulatorialmente, in cui il paziente viene sedato e curato in pochi minuti senza sentire dolore e, in molti casi, senza avere la necessità poi di altri trattamenti come quelli chemioterapici. La nuova metodica, rivoluzionaria nel trattamento di alcune neoplasie, è approdata nella Chirurgia e Medicina dell’Ospedale di Chioggia: proprio oggi, martedì 15 novembre, i professionisti della Ulss 14 hanno curato con questo innovativo trattamento, in soli dieci minuti, un signore chioggiotto di 65 anni che era affetto da una grave lesione metastatica epatica. L’intervento di alta specialità si è tenuto nelle nuove sale operatorie di day surgery, recentemente restaurate.

«La termoablazione mediante microonde – hanno spiegato il primario di Chirurgia Salvatore Ramuscello insieme al responsabile del servizio di ecografia interventistica Mario Della Loggia – è un nuovissimo trattamento che necessita di un generatore di microonde e di un terminale chiamato antenna che, mediante guida ecografica, viene inserita direttamente nella lesione. L’antenna, attraverso un aumento di temperatura rapido, controllato e localizzato, provoca la distruzione del tessuto malato con la massima precisione. Rispetto a ieri possiamo intervenire in maniera mininvasiva, con una piccola incisione di 2-3 millimetri, su tumori importanti e calibrare il tipo di cura a seconda della neoplasia: si agisce localmente, delimitando e colpendo solo l’area interessata dalla malattia. Persino l’intensità di calore e la durata dell’intervento viene misurata in base alla grandezza del tumore da distruggere. In questo modo evitiamo l’asportazione chirurgica, rendendo possibile il trattamento anche su pazienti pluripatologici, quindi inoperabili e fragili, con tempi di ricovero più brevi e una migliore ripresa funzionale dei pazienti stessi».

L’intervento di oggi è durato 10 minuti e questa sera il paziente potrà già andare a casa con una ferita di 2 millimetri senza neppure sutura.

fonte: http://salute.ilmessaggero.it/medicina/ospedale_chioggia_operazione_tumore_ago_che_scioglie-2082573.html

 

Hai un tumore? Stai sereno, c’è lo Stato che pensa a te: il farmaco salvavita? Basta un po’ di pazienza, lo avrai dopo soli 1000 giorni di attesa…!

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Avete un tumore? State sereni, c’è lo Stato che pensa a Voi: il farmaco salvavita? Basta un po’ di pazienza, lo avrete dopo soli 1000 giorni di attesa…!

Cancro, mille giorni di attesa per un farmaco salvavita

Le Regioni più virtuose sono Lombardia e Puglia. Maglia nera a Molise, Emilia Romagna e Val d’Aosta.

Roma – Mille giorni sono troppi per ottenere un farmaco innovativo salvavita quando sei malato di cancro.

Francesco De Lorenzo, presidente FAVO (Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia) si impegna da anni con la sua associazione affinché il servizio sanitario nazionale garantisca parità di accesso alle cure a tutti i pazienti e soprattutto che le terapie più moderne ed efficaci siano a disposizione di chi ne ha bisogno nel minor tempo possibile. «Si parla di malati di cancro -sottolinea De Lorenzo- Nell’attesa del medicinale giusto si può morire, occorre velocizzare i tempi». Oggi in Senato verrà presentato il IX Rapporto sulla condizione assistenziale dei pazienti oncologici che tra le altre cose mette in luce la disparità di accesso ai farmaci oncologici innovativi tra le varie regioni. Farmaci salvavita che possono costituire la differenza tra la vita e la morte e che sono più velocemente disponibili in Lombardia e Puglia mentre su questo fronte arrancano in coda Molise, Val D’Aosta e pure l’Emilia Romagna. La sopravvivenza media del malato di cancro nella popolazione italiana nel corso degli ultimi anni è andata aumentando ed è arrivata al 57 per cento degli uomini e al 63 per cento delle donne a cinque anni dalla diagnosi di un tumore maligno.

Molto però deve essere ancora fatto. Il Rapporto evidenzia come il paziente oncologico nel nostro paese debba aspettare in media 806 giorni, cioè 2,2 anni, per ottenere nella sua terapia un farmaco anti-cancro innovativo.Perchè così tanto tempo? Quei lunghi interminabili mesi sono quelli che trascorrono dal momento del deposito del dossier sul medicinale per la sua valutazione ed autorizzazione da parte dell’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) e l’effettiva disponibilità di quella terapia nella prima regione italiana che la sblocca per la somministrazione ai pazienti. E qui poi si aprono grandi disparità perché tra la prima e l’ultima regione i tempi si dilatano fino a 1.074 giorni, ovvero tre anni. Tra le regioni più virtuose la Lombardia, che presenta il più alto numero di prime movimentazioni regionali.

L’intervallo richiesto dalle valutazioni dell’EMA per i farmaci innovativi corrisponde mediamente a 383 giorni. Poi si aggiungono i giorni necessari all’ AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) che rende possibile a tutti i pazienti italiani l’accesso ai farmaci innovativi. In media 260 giorni. A questi vano aggiunti quelli necessari alle singole regioni per rendere effettivamente disponibili per i pazienti le terapie. Si va dai 31 ai 293 giorni.

«Il processo che va dall’approvazione europea alla reale disponibilità concreta del farmaco per i cittadini è particolarmente lento, – evidenzia De Lorenzo- Può quindi tradursi in una forma di razionamento che penalizza fortemente i malati, specialmente nel caso di farmaci innovativi salvavita».

Il rapporto poi analizza anche una realtà relativamente nuova per l’Italia dove comunque esiste un sistema di sanità pubblica che garantisce il diritto alla salute a tutti i cittadini. Un diritto che però sta diventando sempre più debole a causa della progressiva riduzione delle prestazioni a carico del servizio sanitario nazionale e la conseguente ricaduta sulle tasche dei cittadini che per un problema di salute serio hanno due scelte ugualmente negative : o non curarsi o indebitarsi. All’attesa infatti in alcuni casi si affianca la «tossicità finanziaria», ovvero la crisi economica individuale conseguente al cancro e alle sue cure. Un problema ben noto negli Usa e che ha iniziato a colpire anche in Italia dove interessa il 22,5 per cento dei pazienti italiani, che presentano anche un rischio di morte del 20 per cento più alto rispetto alle persone con la stessa malattia ma benestanti.

«Occorre che il governo intervenga per far rispettare i Livelli essenziali di assistenza, Lea – conclude De Lorenzo – É necessario garantire un accessi alle cure uguale per tutti i cittadini italiani».

fonte: http://www.ilgiornale.it/news/politica/cancro-mille-giorni-attesa-farmaco-salvavita-1398348.html