Askoll Eva: l’auto elettrica tutta italiana che piace tanto alla Cina ed a tutto il mondo, ma che in Italia nessuno deve conoscere!!

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Askoll Eva: l’auto elettrica tutta italiana che piace tanto alla Cina ed a tutto il mondo, ma che in Italia nessuno deve conoscere!!

 

Askoll, azienda fondata nel 1978 da Elio Marioni con sede a Dueville di Vicenza. Vanta stabilimenti in 11 paesi e più di 2500 dipendenti: fattura oltre 300 milioni di euro…
Askoll, azienda fondata nel 1978 da Elio Marioni con sede a Dueville di Vicenza. Vanta stabilimenti in 11 paesi e più di 2500 dipendenti: fattura oltre 300 milioni di euro l’anno. Askoll è stata presente al recente Eicma di Milano con la sua citycar elettrica, Eva, la quale vanta un autonomia di 200 chilometri, una velocità massima di 80 km/h, la facoltà di ricaricarla comodamente dalla presa di casa ed un prezzo base di appena diecimila euro più Iva. Ebbene questo prodigio dell’ingegneria automotive Made in Italy, dall’anno prossimo dovrà essere gioco-forza prodotto in Cina.

Askoll, questa sconosciuta

La Askoll è nata da una piccola invenzione del suo patron: un compattissimo motorino elettrico utilizzabile negli acquari. La soluzione ebbe un buon successo, tanto da spingere i vertici ad un salto di qualità. Ad oggi la stragrande maggioranza di elettrodomestici sono di motori elettrici– dalle ventole ai fornelletti, fino ai cestelli delle lavatrici e i termostati delle caldaie – rigorosamente targati Askoll. Ma c’è un altro settore dove la Askoll è particolarmente proficua: mobilità ad emissioni zero. In listino ci sono le biciclette a pedalata assistita eB1 ed eB2 (rispettivamente a 1.290 e 1.490 euro) e gli scooter elettrici eS1 ed eS2 (2.290 e 2.490 euro). Tutti prodotti interamente in Italia.

Nuovi spazi

Un mercato, quello dell’elettrico, ancora non del tutto decollato ma con ampi margini di successo. La Askoll ha infatti investito nella realizzazione di una vettura elettrica biposto, compatta e dalle dimensione contenutissime. “A che serve un SUV per cinque persone che va a 190, quando in città è difficile toccare una media di 30 all’ora, si viaggia da soli o in due, e non si trova parcheggio?” spiega l’ad Alessandro Beaupain. La mancanza di colonnine di ricarica ed i prezzi entry-level particolarmente elevanti sono stati superati da Eva, l’auto progettata da Askoll, che si ricarica in una sola notte dalle normali prese delle corrente che popolano le nostre abitazioni. Tocca gli 80 orari, ha una autonomia di 200 chilometri e per percorrere in un anno 7mila chilometri consuma l’equivalente di 50 euro in corrente elettrica.

Delocalizzazione

È da tre anni, con 30 milioni impiegati, che la Askoll è impegnata in questo progetto. Marioni e Beaupain vorrebbero fabbricarla in uno stabilimento di Rovigo ma per questa evenienza sono necessari tra gli 80 e i 120 milioni: una cifra che nessuna banca e nessun investitore italiano è disposto a trattare, ma che invece potrebbe arrivare da un’impresa cinese ubicata a cento chilometri da Shangai. “Se decidiamo di portare lì la produzione” – continua Beaupain intervistato da La Stampa – “è perché non solo ci hanno offerto il denaro necessario a mettere in campo il progetto, ma anche una serie di facilitazioni oggi impensabili nel nostro paese“. La decisione ultima, però, non è stata ancora presa. E fluttua ancora il sogno di una Askoll Eva tutta italiana.
Di Alessio Brina – www.chilometrando.it

500 kilometri con un litro di acqua! Ecco la moto inventata in Brasile che avrebbe potuto cambiare il mondo …se solo le multinazionali lo avessero permesso!

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500 kilometri con un litro di acqua! Ecco la moto inventata in Brasile che avrebbe potuto cambiare il mondo …se solo le multinazionali lo avessero permesso!

Vi riproponiamo un articolo pubblicato 2 anni fa, tratto da Il Fatto Quotidiano e all’epoca titolato: 500 kilometri con un litro di acqua! Ecco la moto inventata in Brasile che potrebbe cambiare il mondo …se solo le multinazionali lo permettessero!

Concludemmo l’articolo con una nota: La tecnologia di questa moto non è nuova. Se ne parla da oltre 20 anni. Ma è una tecnologia che ha una grave carenza: non permette di lucrare alle Multinazionali. Credo che di questa moto non ne sentiremo più parlare.

Ed onfatti, non ne abbiamo più sentito parlare …potenza delle lobby? Certo, l’acqua non ce la possono vendere a quasi 2 Euro il litro… per il momento.

500 km con un litro… d’acqua! ‘T Power H20’, ecco l’incredibile motocicletta inventata in Brasile

Ricardo Azevedo, un brasiliano di San Paolo, ha deciso di mostrare al mondo la suamoto ‘modificata’, che arriva a coprire fino a 500 chilometri con un litro d’acqua. Si chiama T Power H20, e monta la batteria di un’auto che produce energia elettrica separando l’idrogeno dalle molecole di H2O. Nel video, Azevedo beve la stessa acqua che un attimo dopo inserirà nel motore della sua motocicletta per dimostrare che non si tratta di un qualche carburante. L’inventore, dopo alcuni chilometri a bordo della sua moto, dimostra che il motore funziona anche con l’acqua raccolta da un fiume inquinato. Ma non è tutto: “Il vantaggio di una moto che funziona con l’idrogeno dell’acqua è che non produce altro che vapore acqueo“. Insomma, niente più monossido di carbonio.

Il video è stato pubblicato dal network online rt.com

Fonte: http://tv.ilfattoquotidiano.it/2015/07/25/500-km-con-un-litro-dacqua-t-power-h20-ecco-lincredibile-motocicletta-inventata-in-brasile/398441/

 

 

La benzina? Senza accise ci costerebbe 44 centesimi al litro…!

 

 

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La benzina? Senza accise ci costerebbe 44 centesimi al litro…!

Senza l’esoso intervento del fisco, la benzina potrebbe costare quasi il 70% in meno rispetto ai prezzi oggi praticati al distributore. E il calo del barile aiuta sì, ma non come previsto, dato che accise e tasse sono sempre in progressivo aumento. Una vera e propria stangata che colpisce automobilisti, trasportatori e aziende correlate, ma che riverbera i propri effetti deleteri e perversi lungo tutte le filiere produttive: perché non ce n’è una che possa dirsi del tutto sganciata dai valori di verde e gasolio.

Nessuna novità, ma quando dal sentire comune si passa ai numeri il colpo è sempre difficile da parare. Soprattutto se l’Italia può perfino godere di uno dei prezzi industriali più bassi (14° su 19) di tutta Europa. “La fase ribassista del prezzo del petrolio riduce i costi di trasporto delle imprese, accompagnando la ripresa in corso: all’11 gennaio 2016 il costo del gasolio per una impresa manifatturiera, al netto dell’Iva, è di 1,022 euro/litro”, spiegano da Confartigianato, evidenziando il contributo cruciale del prezzo del greggio a quel poco di ripresa in atto. C’è un però: “La pressione del fisco attenua la ricaduta del ribasso”, dato che – spiegano sempre dall’associazione degli artigiani – l’Italia si colloca “al 2° posto del prezzo comprensivo di accisa, la più alta dell’Eurozona; infine il prezzo al consumo, comprensivo di Iva, in Italia è il più alto dell’Uem, dato che l’Italia è al 2° posto in Eurozona per prelievo dell’Iva”. La situazione diventa ancora più paradossale se il carburante è per uso privato: in questo caso siamo saldamente in testa con un non invidiabile primato.

Analogo discorso anche per la benzina. Sugli 1.4320 euro di prezzo medio praticato alla pompa, la richiesta del fisco assomma a circa i 2/3. Se per assurdo il petrolio fosse gratis (e al netto di costi di raffinazione, trasporto e distribuzione), al momento di fare il pienopagheremmo comunque poco meno di un euro al litro. Volendo invece ribaltare l’ottica al suo inverso, ai prezzi correnti e senza accise e imposte di sorta pagheremmo 44 centesimi ogni litro di carburante. E c’è di più: rispetto alla fine del 2008, quando si registrò un altro sensibile calo dell’oro nero, pagavamo addirittura meno. All’epoca l’Iva era al 20% (ma si applicava su un prezzo medio del barile più alto di circa 15 dollari rispetto all’attuale) e le accise raggiungevano i 42.3 centesimi, per un totale di circa 61 centesimi al litro. Oggi, con l’Iva al 22% – ma ripetiamo: con il petrolio addirittura a livelli più bassi – si è a quasi 85 centesimi per litro di preziosa benzina. Il tutto grazie ad un meccanismo perverso per il quale l’Iva non viene applicata sul prezzo industriale, ma dopo che a questo sono state applicate le accise. Una vera e propria tassa sulle tasse, in barba agli elementari principi che dovrebbero regolare le norme tributarie.

Filippo Burla

 

fonte: http://curiosity2015.altervista.org/x4863-2/

L’idrogeno potrebbe diventare il carburante sostenibile, pulito ed economico del nuovo millennio grazie a questa nuova lega di alluminio

 

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L’idrogeno potrebbe diventare il carburante sostenibile, pulito ed economico del nuovo millennio grazie a questa nuova lega di alluminio

L’idrogeno potrebbe diventare un carburante energetico sostenibile grazie a questa nuova lega di alluminio

Karla Lant
futurism.com

La nuova strana lega

Se hai visto o letto il romanzo Il Marziano , ricordate l’astronauta a cavallo che converte un carburante a base di idrogeno in acqua. Ebbene, possiamo dire di aver appena scoperto il materiale che inverte facilmente questo processo. I ricercatori dell’esercito americano Aberdeen Proving Ground Research Laboratory hanno sviluppato una lega di alluminio, ad alta resistenza , quando hanno fatto una scoperta sorprendente. Durante le prove di routine della lega, l’acqua versata sulla sua superficie ha cominciato a bollire e produrre gas di idrogeno.

Questa è una reazione insolita – in genere, l’alluminio esposto all’acqua si ossida, creando una barriera protettiva per evitare che si verifichino  ulteriori reazioni . In questo caso, tuttavia, la reazione di produzione di idrogeno ha seguitato a continuare, segnalando la possibilità di una fonte di idrogeno portatile e conveniente per celle a combustibile e per altre applicazioni energetiche.

Questa scoperta serendipità o fortunosa e per pura causa, annunciata nel mese di luglio , ha il potenziale di rinvigorire l’industria del combustibile a idrogeno. L’alluminio che potrebbe reagire con l’acqua in modo sostenibile sarebbe in grado di produrre idrogeno su richiesta. Ciò renderebbe le celle a combustibile di idrogeno molto più facili da usare poiché non ci sarebbe bisogno di pressurizzare e trasportare gas idrogeno per l’uso. Invece, i serbatoi semplici e stabili di acqua e pezzi di alluminio sarebbero tutto quello di cui si avrebbe bisogno.

I tentativi precedenti di guidare la reazione alluminio / acqua richiedevano catalizzatori o alte temperature ed erano lenti. In ultima analisi, erano efficienti solo a circa il 50 per cento e ottenere l’idrogeno avrebbe impiegato ore. Al contrario, il metodo che utilizza questa nuova lega richiede meno di tre minuti per ottenere l’efficienza quasi al 100%.

Il nuovo materiale è stabile e rimane pronto per l’uso a tempo indeterminato. Il materiale di partenza per la lega è in alluminio a basso costo, è abbastanza abbondante e conveniente. Questo e altri metalli vengono utilizzati per creare granuli a scala micronica, che vengono poi organizzati in una nanostruttura specifica.

La soluzione dell’energia a idrogeno

Il gas di idrogeno è stato acclamato a combustibile pulito per qualche tempo, ma il suo uso diffuso è stato ostacolato per ragioni pratiche. È ingombrante, la pressurizzazione è impegnativa, rendendone difficile il trasporto e il deposito.

È qui che la nuova lega si distingue.

L’aspetto importante dell’approccio è che ti consente di creare sistemi molto compatti“, commenta su New Scientist l’esperto di cellule a combustibile del Imperial College LondonAnthony Kucernak, che non ha condotto la ricerca.   “Questo sarebbe molto utile per sistemi che devono essere molto leggeri o operare per lunghi periodi sull’idrogeno, dove l’uso dell’idrogeno immagazzinato in un cilindro è proibitivo“.

Il team dell’esercito ha alimentato un piccolo serbatoio controllato a distanza con questo processo e credono che sia opportuno ridurlo in modo significativo per la produzione. Il passo successivo sarà il test sul campo, in modo che i ricercatori possano garantire che la lega funzioni in un ambiente pratico.

Se la scoperta risulta efficace nel campo, potrebbe essere utilizzata la stampa 3D. Ad esempio, l’esercito potrebbe stampare a 3D piccoli robot o droni che potrebbero consumare le loro proprie strutture per fornire il carburante. Questo tipo di dispositivo di auto-cannibalizzazione sarebbe ideale per missioni a senso unico nella raccolta di informazioni. Droni o robot che potrebbero auto-cannibalizzare per fornire il carburante necessario potrebbero anche essere un giorno utile per rifornire forniture aree volatili nel mondo per poi scomparire senza danneggiare l’ambiente in cui sono atterrati.

fonte: http://sadefenza.blogspot.it/2017/08/lidrogeno-potrebbe-diventare-un.html

Il barile di petrolio a 56 dollari – nel 2014 toccò i 105 dollari e la benzina costava 1,80 Euro. In proporzione ora dovrebbe costare 90 centesimi al litro. Non trovate che c’è qualcosa che non quadra?

 

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Il barile di petrolio a 56 dollari – nel 2014 toccò i 105 dollari e la benzina costava 1,80 Euro. In proporzione ora dovrebbe costare 90 centesimi al litro. Non trovate che c’è qualcosa che non quadra?

 

Lo sappiamo tutti ormai, in Italia la maggior parte delle cause di un prezzo finale così alto è dovuto alle accise e dall’IVA. Per chi non lo sapesse, le accise sono un tipo particolare di imposta che colpisce un bene nel momento in cui viene consumato, e gravano per buona parte sul prezzo finale, anche di più dell’intero prezzo industriale. L’IVA, al 22 per cento, completa l’opera.

Ma vediamole queste accise:

  • 0,000981 euro: finanziamento della guerra d’Etiopia del 1935-1936;
  • 0,00723 euro: finanziamento della crisi di Suez del 1956;
  • 0,00516 euro: ricostruzione post disastro del Vajont del 1963;
  • 0,00516 euro: ricostruzione post alluvione di Firenze del 1966;
  • 0,00516 euro: ricostruzione post terremoto del Belice del 1968;
  • 0,0511 euro: ricostruzione post terremoto del Friuli del 1976;
  • 0,0387 euro: ricostruzione post terremoto dell’Irpinia del 1980;
  • 0,106 euro: finanziamento della guerra del Libano del 1983;
  • 0,0114 euro: finanziamento della missione in Bosnia del 1996;
  • 0,02 euro: rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004;
  • 0,005 euro: acquisto di autobus ecologici nel 2005;
  • 0,0051 euro: terremoto dell’Aquila del 2009;
  • da 0,0071 a 0,0055 euro: finanziamento alla cultura nel 2011;
  • 0,04 euro: arrivo di immigrati dopo la crisi libica del 2011;
  • 0,0089 euro: alluvione in Liguria e Toscana nel novembre 2011;
  • 0,082 euro (0,113 sul diesel): decreto “Salva Italia” nel dicembre 2011;
  • 0,02 euro: terremoti dell’Emilia del 2012.

Il totale di suddetti incrementi dell’accisa, stabiliti prima dal Regno d’Italia e poi dalla Repubblica Italiana, ammonta a circa 0,41 euro (0,50 euro IVA inclusa). Da precisare che dal 1999 un decreto legislativo permette alle varie Regioni di imporre una accisa autonoma sulla benzina.

A tutto questo si somma la cosiddetta imposta di fabbricazione sui carburanti, che porta il totale finale a 72,42 cent per litro per la benzina verde e 61,32 cent per il gasolio IVA esclusa. Aggiunta anche questa, al 22%, si ottengono 88,35 cent nel primo caso e 74,81 cent nel secondo.

Le accise, anche quelle più vecchie, sono state inserite per reperire nuovi fondi e poi lasciate lì, quasi a stagnare, in modo che su quelle entrate si potesse contare anche quando le reali motivazioni erano ormai concluse. Dopotutto perché annullare una voce delle entrate che permette di avere maggiori fondi e che risulta essere lì da anni?

La prima nacque nel 1935 per opera di Mussolini che con 1.90 lire finanziava la Guerra in Abissinia. Il 5 maggio del 1936 il conflitto giunse a termine, ma qualcuno potrebbe non aver avvisato lo Stato Italiano che ancora conta un’accisa con questa motivazione. Non è l’unica, ma è la più vecchia. Sono molte le accise che non hanno più senso di esserci vuoi perché hanno concluso il loro compito, vuoi perché la situazione che finanziavano non è più in essere.

Pensare che se però è un cittadino a firmare un documento adducendo a una richiesta di denaro, rimborso o che altro, per questioni che non sono più in auge, si rischiano pesantissime sanzioni. Invece lo Stato può.

E fortuna vuole che non siamo parte dell’Impero Romano, che altrimenti tra guerre Puniche, Vallo di Adriano e invasione della Tracia avremmo avuto un bel po’ di accise in più…

By Eles

 

Io, benzinaio onesto, vi racconto le truffe sul carburante

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Io, benzinaio onesto, vi racconto le truffe sul carburante

 

Come difendersi dalle truffe alla pompa di benzina. Un benzinaio ci spiega gli imbrogli dei colleghi disonesti.

Solo due iniziali e il coraggio di parlare. G.P. è un giovane gestore di una pompa di benzina. Problemi non ne vuole avere e, quindi, preferisce l’anonimato, ma decide di raccontarmi cosa c’è dietro le truffe sul carburante.

Truffe diffuse sul tutto il territorio nazionale, come conferma la Guardia di Finanza che nel suo piano di controllo estivo ha visitato 905 distributori stradali di carburante, contestato oltre 200 violazioni, sequestrato più di 354 mila litri di prodotti petroliferi e denunciato i responsabili.

“I metodi per truffare il cliente esistono e spesso vengono messi in pratica da chi è senza scrupoli o da gestori spinti dalla disperazione per la crisi del settore. Un abitudine che danneggia i clienti, ma anche chi lavora onestamente”

Quali metodi vengono usati per le truffe?

“Principalmente quattro.

  1. Viene manomesso il distributore che emette meno di ciò che risulta al cliente. Vi faccio un esempio. Se la pompa eroga il 3-4% in meno, ogni 100 litri di benzina, 3 litri potranno essere rivenduti illegalmente, ogni 100 mila litri rimarranno nel serbatoio circa 3 mila litri che oltretutto verranno venduti senza pagare le tasse. Ecco che un piccolo/medio distributore avrà intascato, solo dalla truffa, 4.500 euro in un mese. Ad essere coinvolto in questo imbroglio non è solo il gestore della pompa, ma anche il tecnico che fa la manutenzione e che manomette il contatore o fa finta di non accorgersi della manomissione.
  2. Il secondo metodo è spesso perpetrato dai dipendenti della pompa, a volte con la complicità del gestore. Viene usato nei momenti di punta, quelli in cui tante macchine sono in fila per fare rifornimento e i guidatori sono distratti. Succede che l’inserviente dopo aver fatto il pieno alla prima auto mette un fermo alla pistola erogatrice e la macchina non si azzera. Se la prima auto ha messo 10 euro e la seconda chiede 50 euro, il contatore partirà da 10 invece che da zero. E dieci euro saranno intascati dall’inserviente. Con questo sistema c’è chi riesce a rubare anche 200-300 euro al giorno.
  3. Altro sistema, ormai meno usato, la benzina allungata, un metodo che oggi viene praticato soprattutto da gestori disperati per pagare qualche debito, visto che le conseguenze negative arrivano a breve giro. Funziona così. In una cisterna che contiene 10 mila litri di carburante vengono aggiunti circa 500 litri di olio esausto. In passato molti benzinai disonesti lo facevano visto che le automobili bruciavano di tutto, oggi le macchine moderne dopo un chilometro si fermano se la benzina risulta sporca.
  4. L’ultimo sistema è il più remunerativo e coinvolge non solo il gestore ma anche chi fa manutenzione, chi trasporta il carburante e almeno un paio di persone che lavorano nella casa madre e rubano la materia manomettendo i registri. Si tratta della benzina a nero. Il carico viene venduto ad un terzo del costo (circa 50 centesimi a litro). Se considerate che una cisterna contiene 39 mila litri, il guadagno per il gestore della pompa è di 40 mila euro netti, visto che essendo a nero, non paga le tasse.

Insomma i metodi ci sono, ma gli onesti come me lavorano su strada, alle intemperie, a rischio rapina. Consideri che su mille litri venduti abbiamo un guadagna di 40 euro circa e che ogni mese dobbiamo anticipare 60-70 mila euro di spese. Insomma con una pompa di benzina cittadina medio piccola, tolte le spese per i dipendenti e la materia, si guadagnano circa 1.500 euro al mese, potrà capire che di soldi ne passano tanti, ma pochi se ne fermano.”

In effetti posso dirlo pensavo guadagnaste di più. G.P. sorride e prima di salutarmi si raccomanda: “Macché.. e poi capita pure qualche cliente disonesto che ti paga con i soldi falsi. Lo scriva che pure a noi ci fregano.”