Uccelli neri per l’inquinamento. Ecco cosa ci insegnano sulle politiche ambientali

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Uccelli neri per l’inquinamento. Ecco cosa ci insegnano sulle politiche ambientali

Una volta erano neri per l’inquinamento: cosa ci insegnano gli uccelli sulle politiche ambientali

Negli Stati Uniti due studenti hanno catalogato migliaia di uccelli di cento anni fa: pieni di fuliggine e irriconoscibili, mostrano i “danni” della rivoluzione industriale

ANCHE le piume possono insegnarci qualcosa. Per esempio quanto in passato abbiamo inquinato e messo a repentaglio le nostre vite e quelle degli animali con cui conviviamo. Le foto mostrate da due laureandi dell’università di Chicago, Carl Fuldner Shane DuBay, sono un chiaro avvertimento di come l’assenza di politiche ambientali dei nostri antenati incideva sulla natura: gli uccelli dei primi anni del XX secolo che volavano sulle città americane erano più “neri” degli stessi esemplari di oggi. Questo perché nelle loro piume si concentrava tutta la fuliggine dell’inquinamento da carbone dell’epoca.

Per dimostrarlo, in uno studio pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas), i due autori hanno esaminato e catalogato antichi esemplari di allodole golagialla (Horned Larks) e altre specie di oltre cento anni fa, conservati nei cassetti dei musei di storia naturale. Questi uccelli oggi mostrano una pancia bianca e un piumaggio bruno con sfumature di giallo, ma allora erano molto più neri, tanto da sembrare completamente diversi.
Un colore, quello che avevano “assorbito”, dovuto dalla fuliggine presente nell’aria e dovuto all’inquinamento urbano. “La fuliggine sulle piume dei volatili ci ha permesso di tracciare nel tempo il quantitativo di nero di carbone nell’aria – spiega  Shane DuBay – abbiamo scoperto che l’aria alla fine del secolo era ancora più inquinata di quanto precedentemente stimato”. Era infatti noto anche per il Committee on Evolutionary Biology della University of Chicago e il Field Museum che allora, un secolo fa, quegli uccelli erano più scuri: ma era difficile quantificare se fosse dovuto agli inquinati o meno. Il nuovo studio sottolinea l’alta presenza di nero di carbonio e nerofumo nell’aria del tempo rimarcando il ruolo determinate della rivoluzione industriale nelle quantità di agenti inquinanti rilasciati.
Per poter ottenere i loro dati Fuldner e DuBay hanno fotografato e catalogato più di 1300 uccelli di cinque diverse specie vissuti in un arco di tempo di 135 anni, per lo più nella zona dell’area industriale di Chicago e Pittsburgh. Mentre esaminavano gli animali ritrovati “toccandoli c’era ancora fuliggine. Ci siamo sporcati le mani” spiegano i due che successivamente hanno messo a confronto, in un’unica fotografia, gli esemplari di allora con quelli di oggi: il contrasto visivo è impressionante.
“Mentre li toccavamo per analizzarli abbiamo indossato guanti bianchi e si sono macchiati proprio come accade quando si sfoglia un giornale – spiegano ancora i due -. Se si guarda Chicago oggi i cieli sono blu, ma quando si vedono le immagini di Pechino e Delhi, si ha un’idea di come apparivano una volta città americane come Chicago e Pittsburgh. La fuliggine sugli uccelli segue con precisione l’uso del carbone nel tempo. Durante la Grande Depressione, c’è un forte calo del nerofumo sugli uccelli perché il consumo di carbone è sceso, per esempio”.
Sempre secondo lo studio, la quantità di fuliggine è poi tornata a crescere durante la Seconda guerra mondiale, con maggiore uso de carbone da parte dell’industria militare, e infine è calata dopo il termine del conflitto, con l’uso di altre fonti di energia come ad esempio il gas naturale. Per stabilire la presenza e le quantità di fuliggine sugli uccelli i ricercatori hanno anche fatto esperimenti con la luce riflessa, dimostrando quanto i volatili del tempo fossero “poco riflettenti” a causa di tutto quell’inquinamento che li ricopriva.
Oggi, chiosano i due studenti, la situazione è migliorata grazie alle politiche ambientali adottate nel tempo “ma il fatto che gli uccelli più recenti siano più puliti non significa che siamo a posto. Anche se gli Stati Uniti rilasciano meno carbonio nero rispetto al passato, continuiamo a immettere inquinanti meno evidenti nella nostra atmosfera. E quegli inquinanti ci sono anche se non sono così visibili come la fuliggine”.
fonte: http://www.repubblica.it/ambiente/2017/10/12/news/una_volta_erano_neri_per_l_inquinamento_cosa_ci_insegnano_gli_uccelli_sulle_politiche_ambientali-178050956/

Renzi e il Pd, un danno anche per l’ambiente – Ecco il risultato dei loro conflitti d’interessi con le lobby del fossile: l’Italia è al 26° posto al mondo per investimenti nel rinnovabile – Nel 2012 era al 6° posto…!!!

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Renzi e il Pd, un danno anche per l’ambiente – Ecco il risultato dei loro conflitti d’interessi con le lobby del fossile: l’Italia è al 26° posto al mondo per investimenti nel rinnovabile – Nel 2012 era al 6° posto…!!!

 

di MoVimento 5 Stelle

Non lo dice il Movimento 5 Stelle. Lo hanno denunciato, numeri alla mano, esperti e docenti universitari che hanno partecipato al convegno “Energia 5 Stelle: dal fossile a efficienza e rinnovabili, quale via”.

Mentre il MoVimento 5 Stelle ha presentato un programma energetico che punta alla transizione ecologica, portando l’Italia fuori dal carbone entro la fine della prossima legislatura e fuori dall’era del petrolio e dei fossili entro il 2050.
Renzi e i governi Pd, con le mani e piedi legati ai conflitti d’interessi delle lobby del fossile e dalle difese delle posizioni di rendita di chi distribuisce energia, in questi ultimi quattro anni hanno danneggiato il settore delle rinnovabili. Un settore fortemente legato al ‘made in Italy’ e che potrebbe creare centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro.

Qualche dato del disastro targato Renzi e governi Pd dal 2013. Sono numeri da far impallidire il peggior Berlusconi.

Tra il 2013 ed il 2015 in Italia la produzione da energie rinnovabili è calata del 7,5%

Tra il 2013 ed il 2015 le emissioni di CO2 in Italia sono aumentate (aumentate!) del 10%.

Nella mappa mondiale degli investimenti del settore delle rinnovabili, l’Italia è passata dal 6° posto del 2012 al 25° del 2016.

Nel 2016 in Italia sono stati installati in Italia solo 360 MW di nuovo fotovoltaico e 290 MW di nuovi impianti eolici, con un calo annuale del 19% relativo alle installazioni di solare, eolico ed idroelettrico.

Renzi in questi anni ha ostacolato lo sviluppo della mobilità elettrica. Un’enorme opportunità industriale anche per il nostro Paese con risorse accessibili. Secondo il Politecnico di Milano, per servire 1 milione di veicoli elettrici è sufficiente un investimento sulle infrastrutture di ricarica di 450 milioni di euro, cioè 450 euro a veicolo elettrico circolante e circa 1 TWh di elettricità che potrebbe essere prodotta da energia rinnovabile.

 

fonte: http://www.beppegrillo.it/2017/05/renzi_e_il_pd_un_danno_per_lambiente_pdfossile.html