“NATURALE” – La leva che muove il mercato del cibo. Ma cosa ci rifilano con questo aggettivo?

 

NATURALE

 

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“NATURALE” – La leva che muove il mercato del cibo. Ma cosa ci rifilano con questo aggettivo?

 

Cercasi cibi e prodotti naturali. Che sia una “moda” o un’approfondita e argomentata richiesta, di certo i consumatori sembrano sempre più propensi a circondarsi di prodotti che rispondano a questo requisito.

 

Del resto, che l’interesse verso prodotti “naturali” sia crescente, lo ha dimostrato anche l’Osservatorio Sana 2017, il Salone internazionale del biologico e del naturale che si è tenuto come ogni anno a Bologna, agli inizi di settembre. Secondo Nomisma, le famiglie acquirenti che hanno fatto almeno un acquisto consapevole di un prodotto bio negli ultimi 12 mesi sono salite al 78% del totale (5 anni fa la percentuale era parti al 53%). Tra chi, invece, è già legato al bio, il 60% acquista prodotti di frequente(almeno una volta alla settimana). Altro dato è quello che rileva che l’89% di chi ha iniziato ad acquistare bio da alcuni anni continua a farlo.

Cosa è percepito come “naturale”?

Bio a parte (o meglio, bio incluso), cosa significa “naturale” per chi fa acquisti?

Il gruppo Hero, azienda internazionale del settore alimentare specializzata nella commercializzazione di prodotti di marca (marmellate, prodotti per bambini, barrette, ma anche prodotti senza glutine e finalizzati alle decorazioni alimentari) ha condotto una ricerca approfondita raccogliendo 85mila testimonianze di consumatori in 32 paesi del mondo, per provare a rispondere a questa domanda.

Lo studio realizzato dal Gruppo Hero, tuttavia, non prevede una classifica delle caratteristiche che influenzano le persone che vogliono prodotti cosiddetti naturali: “Lo studio non redige una classifica di quali attributi vengano identificati come più o meno importanti – fa sapere  Luis Manuel Sánchez-Siles, direttore Innovazione del Gruppo Hero, uno dei ricercatori che ha preso parte allo studio, insieme a Sergio Román (Università di Murcia) e Michael Siegrist (ETH Zurigo) – ma di certo la caratteristica ‘organico’ o ‘bio’ è considerata estremamente correlata al concetto di naturalità. Nella ricerca infatti viene specificato che ‘altre ricerche devono essere fatte per stilare una misurazione, ancora mancante, del FNI (Food Naturalness Importance). Una tale misurazione potrebbe far scaturire ulteriori studi futuri che esaminino proprio quali siano le caratteristiche più rilevanti per i consumatori’”.

Il punto è che ‘naturale’ non significa per tutti la stessa identica cosa, quando si parla di alimenti o prodotti in senso lato.

Conta l’origine, gli ingredienti, la produzione…

Nel settore alimentare non esiste una definizione del termine ‘naturale’ condivisa a livello universale – confermano dal Gruppo Hero – così che a volte l’espressione risulta vaga e talvolta abusata, spesso oggetto di confusione. Secondo quanto rivelato dallo studio condotto, i consumatori percepiscono un prodotto come naturale in base all’origine delle materie prime, agli ingredienti utilizzati e al processo produttivo”.

Obiettivo di questo studio, infatti, come dichiarato da Sánchez-Siles, era quello di indagare le convinzioni dei consumatori: “Non volevamo imporre la nostra idea su ciò che riteniamo rappresenti la naturalità, bensì desideravamo scoprire come questo concetto fosse percepito dai consumatori”, spiegano i ricercatori.

Quindi, origine, ingredienti e processo produttivo sono senz’altro gli strumenti ‘principe’ attraverso cui i consumatori – scelti dal gruppo Hero all’interno di un range appartenente a fasce sociali ed età diverse in quattro continenti – giudicano i prodotti per fare i propri acquisti. Ed ecco quindi che, per i cittadini, se i prodotti sono bio e/o a km0 è preferibile, così come risulta apprezzabile se il processo di trasformazione non prevede l’utilizzo di conservanti, additivi, coloranti, aromi artificiali, agenti chimici, ormoni, pesticidi e ogm. Ovviamente, il risultato di questi parametri deve far ottenere un prodotto che il consumatore giudichi anche fresco e gustoso, oltre che sano e se possibile eco-sostenibile. Tra le caratteristiche che influenzano il cittadino intenzionato ad acquistare un prodotto ‘secondo natura’, anche la confezione ha il suo peso quando rievoca l concetto di naturalità e di tradizione, così come la strategia di marketing.

Chimico vs naturale?

Insomma, da questa ricerca sulla percezione, ciò che si evince è senz’altro che per il consumatore che cerca un prodotto sano, gustoso, fresco e privo di pesticidi, è molto importante richiamare il concetto di ‘naturale’. Sebbene, come sappiamo, esistono sostanze presenti in natura che sono nocive per l’uomo: “Per i consumatori ciò che è naturale viene immediatamente associato con l’essere sano, ma è assolutamente vero che esistono diverse sostanze naturali, nocive per l’essere umano. Purtroppo il nostro studio non ha approfondito il tema della comprensione del consumatore riguardo alle sostanze naturali ma pericolose/velenose”, precisa Sánchez-Siles. Che aggiunge:“Alla Hero vengono eseguiti controlli qualità estremamente severi su tutti i prodotti, nessuna compagnia solida e onesta prenderebbe mai in considerazione l’idea di usare tali sostanze”.

Viene poi da chiedersi se, in questo immaginario in parte calzante alla realtà e in parte forse no, sia ‘chimico’ il contrario di ‘naturale’: “È una domanda davvero difficile alla quale rispondere – precisa Sánchez-Siles – Dovremmo innanzi tutto stabilire cosa intendiamo col termine ‘chimico’ perché il cibo è formato da composti naturali chimici. Prendiamo una mela per esempio piena di buoni e sani composti naturali chimici, non è di certo cattiva no?”.

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/09/18/la-leva-del-naturale-muove-il-mercato-del-cibo-ma-cosa-ci-vendono-con-questo-aggettivo/26174/?utm_content=buffer07463&utm_medium=social&utm_source=twitter.com&utm_campaign=buffer

TRENTO: agricoltori vogliono passare al Biologico, ma qualcuno avvelena i frutteti

Biologico

 

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TRENTO: agricoltori vogliono passare al Biologico, ma qualcuno avvelena i frutteti

Bolzano (TN) : Agricoltori locali volevano convertire le loro coltivazioni in “biologico“, producendo così merce più sana, ma a qualcuno questa “conversione” non è andata giù a qualcuno che ha pensato bene di spargere il potente erbicida Glisfosato (sospettato di essere cancerogeno) in diversi meleti della zona.

Chi e perché è contrario alla conversione di un agricoltura più sana? E perché spargere proprio quel potente erbicida?

Forse perché così facendo i nostri agricoltori “convertiti” a metodi più sani e naturali, dovranno attendere altri 2-3 anni perché nel terreno avvelenato non ci sia più traccia di Glifosato?

2-3 anni a cui ne andranno aggiunti altri 2 per “conversione al biologico“….in cui i contadini non potranno vendere i loro prodotti, mentre però pagheranno la certificazione biologica.

fonte: http://ilnuovomondodanielereale.blogspot.it/2017/08/trento-agricoltori-vogliono-passare-al.html

La guerra sporca di Monsanto sulla pelle della Gente – Un piano ben orchestrato e finanziato profumatamente per attaccare il biologico, screditarlo, istillare nei consumatori la sensazione che sia un bluff…!

Monsanto

 

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La guerra sporca di Monsanto sulla pelle della Gente – Un piano ben orchestrato e finanziato profumatamente per attaccare il biologico, screditarlo, istillare nei consumatori la sensazione che sia un bluff…!

Da Il Salvagente

Nuovo scandalo negli Usa: la guerra sporca di Monsanto al biologico

Un piano ben orchestrato e finanziato per attaccare il biologico, screditarlo, istillare nei consumatori la sensazione che sia un bluff.

È quello messo in atto nel 2014 dai dirigenti di Monsanto, il principale fornitore mondiale di pesticidi e di semi geneticamente modificati. Lo scandalo, emerso in questi giorni, descrive come – ancora una volta – le multinazionali abbiano messo le mani sulla scienza per i loro poco confessabili interessi.

Lo studio “indipendente” che svela il bluff del bio

I fatti. È l’aprile 2014 quando esce il rapporto di 30 pagine di Academics Review, descritto come “una non-profit guidata da esperti accademici indipendenti in agricoltura e scienze alimentari”. Il gruppo svela che i consumatori sono stati ingannati, hanno speso più soldi per il cibo biologico a causa di pratiche di marketing ingannevoli da parte dell’industria del bio .
I titoli di stampa seguono a ruota: “Il bio smascherato” (Brownfield News) e “Industria bio, che boom per ingannare i consumatori” (Food Safety Tech News.

I risultati sono stati “approvati da un gruppo internazionale di scienze agricole indipendenti, scienze alimentari, esperti economici e giuridici di rispettate istituzioni internazionali”, assicura il comunicato stampa del gruppo.

Per eliminare ogni dubbio sull’indipendenza, il comunicato stampa conclude con questa nota: “La revisione degli accademici non ha alcun conflitto di interesse associato a questa pubblicazione e tutti i costi sono stati pagati con i nostri fondi generali senza alcuna specifica influenza o direzione del donatore “.

Ciò che non è mai stato menzionato nella relazione, nel comunicato stampa o sul sito web è che a partecipare alla raccolta fondi per Academics Review, ha collaborato Monsanto che ha anche definito la strategia, discusso i piani per nascondere i finanziamenti dell’industria, secondo quanto svelano le e-mail ottenute grazie alla legge che garantisce il diritto alla conoscenza statunitense, il Freedom Act.

Criticare il bio per magnificare gli Ogm

I motivi di Monsanto per attaccare l’industria bio? Semplici: i semi e le sostanze chimiche di Monsanto sono vietati dall’uso nell’agricoltura biologica e gran parte della messaggistica di Monsanto è che i suoi prodotti sono superiori agli organici come strumenti per incrementare la produzione alimentare globale.

 

fonte:https://ilsalvagente.it/2017/08/21/nuovo-scandalo-negli-usa-la-guerra-sporca-di-monsanto-al-biologico/25245/

La Danimarca ha deciso: passerà al 100% di agricoltura biologica, “stop ai pesticidi, troppi danni alla salute” …mica come da noi che abbiamo un ministro della sanità che dice SI agli Ogm, ma poi si preoccupa di imporre 10 vaccini (unico caso al mondo)…!

Danimarca

 

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La Danimarca ha deciso: passerà al 100% di agricoltura biologica, “stop ai pesticidi, troppi danni alla salute” …mica come da noi che abbiamo un ministro della sanità che dice SI agli Ogm, ma poi si preoccupa di imporre 10 vaccini (unico caso al mondo)…!

La Danimarca non ha vaccini obbligatori, al contrario di noi. La Lorenzin ritiene che ben 12 vaccini (caso unico al mondo) siano assolutamente indispensabili alla nostra salute.

Allora la salute degli Italiani è cagionevole? Niente affatto. Anzi, sempre secondo la Lorenzin, i nostri organismi sono tanto forti da poter sopportare tranquillamente una bella dose di Ogm…

Per rinfrescarVi la memoria:

L’Italia per la prima volta pro Ogm. Grazie Ministro Lorenzin!

La Danimarca passerà al 100% di agricoltura biologica, “stop ai pesticidi, troppi danni”

La Danimarca, 5 milioni e mezzo di anime, non contenta dei suoi record di energia rinnovabili si e’ posta un nuovo obiettivo: tutto quello che sara’ prodotto sul proprio suolo domestico sara’ biologico e sostenibile.

Se ci riescono saranno i primi in tutto il mondo ad avere agricoltura “organica” come diciamo qui negli USA. 

In realta’ la Danimarca e’ innamorata della sua agricoltura pesticidi-free da tanto tempo e sono almeno 25 anni che si sperimentano metodi per l’agricoltura “biologica”. E’ questa una delle nazioni “storiche” in questo senso perche’ sono arrivati prima di tutti gli altri. Nei quasi dieci anni dal 2007 ad oggi, la produzione di cibo organico e’ aumentata del 200%.

Come faranno tutto questo?

Seguendo il Økologiplan Danmark, il piano di “azione organica” del paese. Sono 67 punti in cui e’ tutto delineato. Il governo ha gia’ deciso che incentiveranno la trasformazione di campi in cui si usa ancora di agricoltura convenzionale in campi in cui si usano metodi sostenibili e che attraverso pubblicita’ e sensibilizzazione cercheranno di aumentare ancora di piu’ la vendita di prodotti organici.
Ci saranno programmi nelle scuole per educare i bimbi e per spiegare i benefici dell’agricoltura organica agli studenti.Entro il 2020 si vuole cosi *raddoppiare* la terra coltivata ad organico rispetto al 2007. Tutti i terreni di proprieta’ del governo verrano coltivati in modo naturale e seguendo metodi biodinamici. I privati che lo vorranno riceveranno sussidi e sara’ anche incentivata la ricerca sull’agricoltura sostenibile. Le leggi saranno piu’ snelle per chi vuole eseguire la transizione. Per ora il piano e’ di usare circa 61 milioni di dollari per questo progetto.E questo rigaurda non solo zucchine e fragole ma anche il bestiame, primi fra tutti i maiali. Infatti sono coinvolte varie agenzie, coordinate dall minstro del cibo, agricoltura e della pesca che lavoreranno con comuni, regioni e privati per una visione globale della produzione di cibo in modo sostenibile e locale.Verranno poi istituiti dei target. Per esempio la mensa scolastica dovra’ presto iniziare a fornire il 60% dei suoi prodotti da coltivazioni organiche agli studenti – e cioe’ circa 800mila pasti. Tutte le mense di Copenhagen sono gia’ organiche. Con le mense scolastiche, gli stessi requisiti verranno imposti alle mense dei militari, civili, degli uffici pubblici.Per adesso i danesi sono i principali consumatori di agricoltura biologica d’Europa. Il 7.6%. Sembra poco? Beh, nel resto d’Europa siamo molto piu’ in basso. La Germania ne usa solo il 3.7%.  Negli USA solo l’1% dell’agricoltura domestica e’ organica. In Italia non si sa, ma nelle tabelle di cui sopra non compare.

Perche’ e’ importante l’agricoltura organica, sostenibile? Beh, e’ evidente che se non metti pesticidi nel tuo corpo stai meglio in salute. E stai meglio tu e sta meglio chi coltiva i terreni. Sopratutto diserbanti, monoculture, e altre sostanze tossiche non sono la risposta: sul lungo termine impoveriscono il suolo e la qualita’ dell’aria. Spesso rendono i terreni piu vulnerabili alla siccita’ e alle inondazioni.  L’agricoltura organica invece porta con se una maggiore varieta’ di habitat, insetti, piante. I prodotti organici hanno un sapore migliore e, secondo alcuni studi hanno piu antiossidanti e migliori proprieta’ anti-infiammatorie. Chiunque sia mai passato in campagna e abbia mai raccolto e mangiato un fico, una nespola o una albicocca da un albero nato e cresciuto spontaneamente lo sa.

Ma non solo. I danesi hanno anche ridotto lo spreco di cibo del 25% nel corso di 5 anni, grazie ad alcune organizzazioni che regalano o vendono a prezzi bassi il cibo imperfetto.  Si chiamano “Stop Spild Af Mad” — fermiamo lo spreco di cibo — e WeFood.  I contadini danesi vengono pagati almeno 20 dollari per ora. Per legge. L’uso di antibiotici e’ bassissimo, i casi di salmonella sono rari, e gli animali sono tenuti nelle stalle in condizioni decenti.

Non è passato troppo tempo dall’Expo dedicato al cibo, evento avvenuto nel nostro paese ma cosa e’ rimasto? Che impegni ci sono per il futuro in questo senso? Ci sono degli obiettivi per l’agricoltura piu’ salutare? Per incentivare l’organico – prodotto e consumato in Italia?

E per una volta ricopiare le cose buone degli altri?

 

Fonte: dorsogna.blogspot.fr

Non sbucciate quella banana! L’inchiesta shock sul frutto più consumato al mondo!

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Ecco i grandi marchi criminali Chiquita, Dole e Del Monte che ci spacciano il loro finto biologico pieno di pesticidi e funghicidi avvelenando le popolazioni locali ed i consumatori

Non sbucciate quella banana! L’inchiesta shock sul frutto più consumato al mondo!

 

L’inchiesta shock sulla banana: dalla coltivazione a quello che arriva sulle nostre tavole. Implicate Non sbucciate quella banana!’ potrebbe essere il titolo di un nuovo film horror-comico ed invece è sembrato quello più adatto per raccontare quanto ha ‘scoperto’ la trasmissione ‘Indovina chi viene a cena’, in onda su Rai 3 tutti i lunedì prima di Report alle ore 21.05. Il taglio è giornalistico e senza peli sulla lingua e la trasmissione si dà il compito di ‘scoprire’ tutte le magagne dell’industria agro-alimentare, anche quando esistono certificazioni o quando si parla di ‘biologico’. L’ultima puntata si è concentrata proprio su quello che viene considerato il frutto più consumato al mondo e il servizio è stato davvero shock.

Cosa si nasconde dietro la produzione della banana? Le certificazioni

La banana è considerato il frutto più consumato al mondo, ma anche quello che viene considerato il più ‘green’, cioè quello che dovrebbe rispettare maggiormente l’ambiente e soprattutto essere sostenibile anche per i produttori. A certificare questi due aspetti, vi sono società come la Rainforest Alliance e la Scs Global: il problema è proprio questo, le aziende produttrici ‘pagano’ i certificatori per ottenere il famoso bollino di sostenibilità. Ma perché è così importante? Studi di mercato hanno rivelato come il consumatore compri con più piacere, sapendo che il prodotto è ‘biologico’ e che non sfrutta il lavoro e la manodopera. Il business è servito.

Cosa succede davvero durante la produzione delle banane?

Di green c’è davvero poco nella produzione della banana. Il servizio shock mostra, infatti, come ettari ed ettari di piantagioni di banane vengano ‘innaffiate’ mediante l’utilizzazione di aerei che volano a bassa quota con pesticidi e funghicidi con doppio risultato negativo: innanzitutto, la popolazione che vive in quelle aree rurali e lavora presso le piantagioni viene ‘innaffiata’ e i pesticidi e funghicidi finiscono anche nelle falde acquifere, nei corsi d’acqua e negli orti delle persone – altro che sostenibilità!; in secondo luogo, le banane che arrivano sulle nostre tavole (l’inchiesta parla dei tre produttori più famosi, Chiquita, Dole e Del Monte) contengono sulla buccia sostanze pericolose.

Quali sono i pericoli per la salute del consumo di banane?

La conclusione è probabilmente un po’ allarmistica, ma è sempre più chiaro che di veleni ne mangiamo in continuazione: la dottoressa Del Poggi spiega chiaramente che sono molti i problemi di salute che potrebbero sopraggiungere con l’assunzione di questa tipologia di pesticidi e funghicidi. Soprattutto il cancro, dice la dottoressa, anche perché non bisogna temere di dire che, dalle nostre parti, le banane arrivano contaminate: l’unico modo per difendersi (parzialmente) è acquisire un’abitudine, quella di lavare bene e a lungo le bucce della banana, prima di consumarla. L’unica azienda certificatrice che sembra salvarsi è la Fairtrade che certifica i frutti Solidal Coop. Insomma, la truffa è doppia: acquistiamo le banane credendo di fare del bene alle popolazioni che le producono e così non è; acquistiamo le banane credendo di fare del bene a noi stessi e invece ci avveleniamo. Benvenuti, ancora una volta, nella bottega degli orrori agro-alimentari.

A questo link potete vedere l’intera puntata.

 

tratto da: https://www.investireoggi.it/economia/non-sbucciate-quella-banana-linchiesta-shock-sul-frutto-piu-consumato-al-mondo/?refresh_ce

ATTENZIONE – Il “Biologico” Cinese invade i supermercati! Leggete le etichette!

 

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ATTENZIONE – Il “Biologico” Cinese invade i supermercati! Leggete le etichette!

 

Durante le olimpiadi di Pechino gli atleti cinesi venivano alimentati con prodotti accuratamente selezionati NON provenienti dai supermercati, lo sapevi? Probabilmente i cibi etichettati come biologici sono sani e non dovremmo preoccuparci, oppure dovremmo indagare? Ecco come stanno le cose.

Se pensi che i prodotti cinesi siano una rarità al supermercato purtroppo ti sbagli di grosso. Secondo l’Istituto Nazionale di Economia Agraria, le importazioni alimentari dalla Cina sono pari a circa 500 milioni di euro all’anno ed è in crescita esponenziale.

I cibi che attraversano le nostre frontiere sono principalmente: pomodorolegumisecchi, ortaggi e cereali(soprattutto riso), prodotti ortofrutticoli freschi (come mele,funghi, o l’aglio che ha subito un aumento del 120%), spaghetti di riso, prodotti ittici surgelati (gamberetti e pesce di vario genere) e cibi della tradizione gastronomica cinese (salsa di soia e ). Inoltre molte nostre aziende acquistano dalla Cina grassi vegetali e olio di semi come ingredienti per i loro prodotti.

Basta leggere l’etichetta accuratamente per scoprire che molti prodotti non sono italiani né europei ma di provenienza NON-UE, ovvero al di fuori dell’Unione Europea, senza specificare molto. Altri prodotti invece hanno scritto chiaro e tondo Provenienza Cina.

Recentemente ha fatto scalpore sui social networks, la scoperta che prodotti tipicamente italiani come i fagioli borlotti e cannellini, per di più etichettati come biologici, fossero in verità un prodotto cinese. Ecco il post su Facebook a riguardo di Davide Suraci, laureato in Agraria:

Davide Suraci ha aggiunto 2 nuove fotosu tutte le furie.

Oggi sugli scaffali di un supermercato…Due prodotti “biologici” – fagioli secchi – con denominazione italiana (cannellini e borlotti) ma rigorosamente coltivati in Cina (osservare l’indicazione della provenienza). Se è vero per i cinesi che tutto ciò che si può masticare è commestibile, è anche vero che non tutto ciò che è commestibile sia salubre. Immaginate adesso in quali lontani, insalubri e sconosciuti terreni possono aver luogo simili coltivazioni….Il “bello” della truffa e dell’assenza di garanzie sanitarie raggiunge l’apice se date una sbirciatina all’imprimatur (via libera!) offerto dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali…Chi ci garantisce sull’assenza, in tali prodotti “taroccati”, di sostanze tossiche prese direttamente dai terreni, dall’acqua e dell’atmosfera della Repubblica Popolare Cinese? Moltissimi cittadini ignari comprano e consumano, insieme ai propri figli questi prodotti senza alcuna tutela e/o informazione da parte delle istituzioni…

…………………

Da ilgiornaledelcibo.it:

NON SOLO RISO E TÈ: IL BOOM DEL BIOLOGICO CINESE

Cereali, pesce surgelato, pomodori, tè. Ma anche olio, legumi, addirittura frutta e funghi. I prodotti bio cinesi non si nascondono più e si preparano a completare un’invasione cominciata dieci anni fa. Con prevedibile scia di polemiche in un terreno che si fa improvvisamente scivoloso perché ancora vergine nonostante ormai decennale. Perché trovare tra gli scaffali di rivenditori specializzati fagioli borlotti e fagioli cannellini provenienti dalla Cina ha inorridito i puristi e gettato nuove ombre sulla bontà di ciò che arriva dall’Estremo Oriente.

L’importazione di bio cinese

Le importazioni alimentari dalla Cina, secondo l’Istituto nazionale di economia agraria, valgono 500 milioni di euro all’anno e sono in ascesa, e lo stesso discorso vale per il biologico: numeri su scala inferiore, ma ugualmente importanti. Secondo l’ultimo rapporto del Sinab, il sistema di informazione sulla bioagricoltura, l’Asia, e la Cina in particolare, occupano un posto importante nelle 91mila tonnellate di prodotto biologico importato dall’Italia (dati 2014): oltre 22mila sono di provenienza cinese, ossia il 25% del totale. Un prodotto bio su 4 importati e immessi sul mercato italiano è dunque orientale, con dati significativi per i cereali (8.600 tonnellate, con un aumento del 150% rispetto al 2013), le colture industriali (quasi 7mila, in diminuzione però rispetto all’anno precedente), persino per gli ortaggi (poco meno di 4mila, con un raddoppio sul dato 2013).

I numeri della crescita

Sensibilmente aumentati rispetto al 2005, l’anno della svolta, in realtà gli ettari riservati in Cina all’agricoltura biologica non la pongono ai primi posti a livello mondiale. È invece la crescita del mercato che colpisce, tanto che le previsioni la proiettano per il futuro al primo posto.

Lo si evince dal rapporto, il tradizionale volume annuale di statistiche sul biologico The World of Organic Agriculture che Fibl e Ifoam hanno di recente presentato al Biofach di Norimberga, la più importante fiera del settore: i dati, aggiornati a fine 2014, indicano in 43,7 milioni di ettari la superficie a livello mondiale raggiunta dal settore, con una crescita di 0,5 milioni di ettari rispetto al 2013.

Ebbene, in una classifica capeggiata dall’Australia, il paese con la più vasta superficie agricola bio (17,2 milioni di ettari, per  il 97%), seguita da Argentina (3,1 milioni) e Stati Uniti (2,2 milioni), la Cina non eccelle, con poco più di un milione di ettari. Né è ai primi posti per numero di produttori biologici, che a livello mondiale hanno superato i 2,3  milioni (il numero maggiore è in India, 650mila).

È sul mercato che il livello sale. Gli Stati Uniti sono il primo mercato con 27,1 miliardi di euro, seguiti da Germania (7,9 miliardi di euro), Francia (4,8 miliardi di euro), e, per l’appunto, Cina: 3,7 miliardi di euro, con un trend di crescita costante.

I prodotti

Tanti, e in costante crescita di numero e varietà. Sono diverse le aziende italiane che hanno scommesso sul cinese, alcune delle quali di primo piano, e ogni anno l’elenco di prodotti bio made in China si arricchisce. Ecco quindi legumi secchi, riso e altri cereali, ortaggi di vario tipo, mele, funghi, aglio, tè.

E ovviamente spaghetti di riso, mentre il pomodoro, dopo lo scandalo di qualche anno fa (sugo made in Italy fatto con materia prima dell’estremo Oriente) è in calo. Facile dunque imbattersi non solo in riso di tutte le tipologie, ma anche in prodotti che si pensavano italiani come i fagioli cannellini e borlotti che tanto scandalo hanno fatto in Rete.

Pro e contro il biologico cinese

Sono più argomentati i secondi, a leggere siti e blog del settore, anche se non ci sono prese di posizione ufficiali da parte di organizzazioni di categoria e delle principali associazioni a difesa dei consumatori. A favore del bio made in China ecco quindi il prestigio e la serietà delle aziende che hanno deciso di investire in Oriente, e prima di importare hanno effettuato approfonditi studi sull’effettivo stato dell’agricoltura bio cinese. 

I detrattori, invece, portano diversi argomenti a difesa della loro tesi. L’inquinamento anzitutto, elevatissimo in Cina tanto da posizionarla al primo posto nel mondo. Quindi una regolamentazione diversa rispetto a quella presente in Italia di prodotti chimici e fertilizzanti (di cui è il maggiore consumatore mondiale), che nella penisola sono vietati.

E poi il diverso regime dei controlli: le aziende italiane vengono verificate ogni anno, quelle cinesi no e men che meno dagli organi di controllo nostrani. E infine, l’assenza di accordi tra Europa e Cina sul rispetto delle normative europee. La sensazione di chi è contrario è dunque quella che dietro la dicitura “agricoltura cinese” (o agricoltura non Ue, come spesso accade) che appare sulla confezione non ci sia una selezione rigorosa. Il tempo dirà quanto l’italiano apprezza il prodotto orientale.

 

Il biologico esiste? È davvero più sano?

 

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Il biologico esiste? È davvero più sano?

 

L’assurdità è che chi sostiene il sistema alimentare “sicuro” debba pagare certificazioni per garantirci il non utilizzo di veleni!!!Assurdo che non venga adottato dal tutto il sistema produttivo basato ormai esclusivamente su di un allevamento intensivo ed utilizzo senza controllo della chimica e delle medicine,basti pensare che ,in Europa, l’Italia dopo l’Olanda è il paese che fa più utilizzo di pesticidi,  fitofarmaci, di concimi,e diserbanti chimici.

Uno dei pesticidi maggiormente usato è il mancozeb,un fungicida usato da 40 anni su frutta e verdura per prevenire le muffe .Nonostante sia nella lista tra i fitofarmaci più pericolosi l’uso è diffuso.
Pensate che nonostante per l’Unione Europea il mancozeb sia catalogato come possibile teratogeno (ovvero puo’ creare dei danni al feto), per lo IARC (Centro Internazionale di ricerca sul cancro) considerato probabile cancerogeno, e secondo la Commissione Consultiva Tossicologica Nazionale del Ministero della Sanita’ risulta palesemente cancerogeno, il  Ministero della Sanita’ autorizza il commercio del mancozeb..Quindi se proprio dallo Stato c’è un via libera all’utilizzo di questi veleni come se fossero cioccolatini… mi chiedo come trovare luogo sicuro? Nel biologico?

Parlare di biologico è materia vasta e controversa quindi ho pensato di procedere per gradi

  • informativa delle leggi e link ufficiali a cui riferirsi
  • messa in discussione di alcuni punti che fanno quindi mettere in dubbio la serietà assoluta del biologico
  • etichette, come riconoscere il vero biologico (almeno su carta)
Informativa delle leggi e link ufficiali a cui riferirsi
Non esistono i prodotti “biologici”, ma i prodotti “dell’agricoltura biologica”.

Due prodotti assolutamente identici possono essere l’uno il risultato del metodo di produzione biologico, l’altro no, non è il prodotto ad essere “biologico”, ma il modo in cui è stato prodotto
L’Articolo 2  del REGOLAMENTO (CE) N. 834/2007 DEL CONSIGLIO del 28 giugno 2007
indica le seguenti difinizioni:

Ai fini del presente regolamento si intende per:
a) «produzione biologica»: l’impiego dei metodi di produzione in conformità delle norme stabilite nel
presente regolamento, in tutte le fasi della produzione, preparazione e distribuzione;
b) «fasi della produzione, preparazione e distribuzione»: qualsiasi fase a partire dalla produzione
primaria di un prodotto biologico fino al magazzinaggio, alla trasformazione, al trasporto, alla vendita
o fornitura al consumatore finale inclusi, e se pertinente l’etichettatura, la pubblicità, le attività di
importazione, esportazione e subappalto;
c) «biologico»: ottenuto mediante la produzione biologica o ad essa collegato;

REGOLAMENTO (CE) N. 834/2007 DEL CONSIGLIO del 28 giugno 2007

In 42 articoli sono indicati nel regolamento le caratteristiche generali della produzione biologica, finalità,metodo di controllo,etichettatura, scambi con terzi .

Vi ho postato sopra e lo ritroverete sotto il regolamento completo per una attenta lettura, qui riporto sommariamente alcune parti che ritengo importanti per una chiara comprensione generale sulla produzione biologica.

Produzione biologica,produzione agricola,allevamento biologico,ogm,etichettatura,logo,organi di controllo.

1)La Produzione biologica è un sistema di gestione aziendale e di produzione agroalimentare mettendo in atto le miglior pratiche ambientali,salvaguardando le risorse naturali utilizzando sostanze e procedimenti naturali.

Deve essere garantita una concorrenza leale ed un efficace funzionamento del mercato interno dei prodotti biologici e relazione di fiducia con il consumatore di prodotti etichettati come biologici.
Per questo la necessità di una regolamentazione via via nel tempo sempre più specifica e dettagliata.
A tale fine, il regolamento (CEE) n. 2092/91 del Consiglio, del 24 giugno 1991, relativo al metodo di
produzione biologico di prodotti agricoli e all’indicazione di tale metodo sui prodotti agricoli e sulle derrate
alimentari dovrebbe essere abrogato e sostituito da un nuovo regolamento.
Occorre favorire l’ulteriore sviluppo della produzione biologica, in particolare promuovendo l’impiego di
nuove tecniche e sostanze più adatte alla produzione biologica.
Gli organismi geneticamente modificati (OGM) e i prodotti derivati od ottenuti da OGM sono incompatibili
con il concetto di produzione biologica e con la percezione che i consumatori hanno dei prodotti biologici.
Essi non dovrebbero quindi essere utilizzati nell’agricoltura biologica o nella trasformazione di prodotti
biologici.
Quindi bisogna  limitare per quanto possibile la presenza di OGM nei prodotti biologici.
Le soglie di etichettatura esistenti rappresentano massimali legati esclusivamente alla presenza accidentale
e tecnicamente inevitabile di OGM.

2)La produzione agricola biologica come detto deve sfruttare al meglio le pratiche ambientali, quindi deve far uso il più possibile, anzi incentivare l’utilizzo delle risorse rinnovabile e far un uso di un buon sistema di riciclaggio dei sottoprodotti animali e vegetali per rinutrire in modo naturale la terra.
Devono essere sfavoriti l’utilizzo di fertilizzanti,ma provvedere al nutrimento mediante l’ecosistema.
Si dovrebbe ricorrere all’aggiunta di concimi soltanto se sono compatibili con gli obiettivi e i principi dell’agricoltura biologica:“la fertilità e l’attività biologica del suolo sono mantenute e potenziate mediante la rotazione pluriennale delle colture, comprese leguminose e altre colture di sovescio, e la concimazione con
concime naturale di origine animale  o con materia organica, preferibilmente compostati, di produzione biologica”

3)Stretto il legame con la produzione animale biologica, visto che ne fornisce la materia organica e a sua volta è l’elemento nutritivo della stessa.
Quindi gli animali è opportuno che abbiano accesso, ogni qualvolta sia possibile, a spazi all’aria aperta o a pascoli.e la gestione della salute degli animali dovrebbe basarsi sulla prevenzione delle malattie.(interessante il post sulle uova ed allevamento polli)

I prodotti biologici trasformati dovrebbero essere ottenuti mediante procedimenti atti a garantire la
persistenza dell’integrità biologica e delle qualità essenziali del prodotto in tutte le fasi della catena di
produzione.

4)Gli alimenti trasformati dovrebbero essere etichettati come biologici solo quando tutti o quasi tutti gli
ingredienti di origine agricola sono biologici. Si dovrebbero tuttavia prevedere disposizioni speciali di
etichettatura per gli alimenti trasformati comprendenti ingredienti di origine agricola che non si possono
ottenere con metodi biologici, come nel caso dei prodotti della caccia e della pesca.

5)A tutela del consumatore e a garanzia della concorrenza leale, i termini utilizzati per indicare i prodotti
biologici dovrebbero essere protetti contro la loro utilizzazione su prodotti non biologici nell’intera Comunità e indipendentemente dalla lingua impiegata.
Per dare chiarezza ai consumatori in tutto il mercato comunitario, occorre rendere obbligatorio il logo UE per tutti i prodotti alimentari biologici in imballaggio preconfezionato ottenuti nella Comunità. Si dovrebbe quindi poter utilizzare il logo UE su base volontaria nel caso di prodotti biologici non preconfezionati ottenuti
nella Comunità o per i prodotti biologici importati da paesi terzi.
Si ritiene tuttavia opportuno limitare l’utilizzazione del logo UE ai prodotti che contengono unicamente, o quasi unicamente, ingredienti biologici, in modo da non trarre in inganno i consumatori sulla natura biologica
dell’intero prodotto.
Pertanto non se ne dovrebbe consentire l’utilizzazione nell’etichettatura di prodotti in conversione o di alimenti trasformati in cui meno del 95 % degli ingredienti di origine agricola siano biologici.

Il logo UE non dovrebbe in alcun caso impedire l’utilizzazione simultanea di loghi nazionali o privati.
Inoltre, per evitare pratiche ingannevoli e qualsiasi confusione tra i consumatori circa l’origine
comunitaria o meno del prodotto, ogniqualvolta sia utilizzato il logo UE i consumatori dovrebbero essere
informati del luogo in cui sono state coltivate le materie prime agricole di cui il prodotto è composto.

6)È vietato l’uso di OGM nella produzione biologica con una soglia tecnica massima dello 0,9% per contaminazioni accidentali (è ammesso però l’uso di farmaci veterinari contenenti OGM) e di trattamenti a base di raggi ionizzanti OGM).

Occorre precludere la possibilità di etichettare come biologico un prodotto che deve essere etichettato come contenente OGM, costituito da OGM o derivato da OGM.
Per poter indicare in etichetta che si tratta di un prodotto trasformato dell’agricoltura biologica, almeno il 95% degli ingredienti (in peso) devono essere prodotti dell’agricoltura biologica..
7)Per garantire che i prodotti biologici siano ottenuti in conformità dei requisiti stabiliti  le attività svolte dagli operatori in tutte le fasi della produzione, preparazione e distribuzione dei prodotti biologici dovrebbero essere soggette ad un sistema di controllo istituito e gestito in conformità delle disposizioni del regolamento (CE) n. 882/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004.

Quindi un’azienda che sceglie il metodo di produzione biologico è sottoposta ai controlli di un organismo di certificazione autorizzato. L’organismo certificatore deve essere indicato in etichetta.

In certi casi può sembrare sproporzionato imporre i requisiti di notifica e di controllo a determinate
categorie di dettaglianti, ad esempio quelli che vendono prodotti direttamente al consumatore o
all’utilizzatore finale. È pertanto opportuno che gli Stati membri abbiano facoltà di esentare questi operatori
da tali requisiti. Per evitare frodi è tuttavia necessario escludere dall’esenzione gli operatori che producono, Edizione 1 agosto 2013 9 a cura di CCPB srl preparano o immagazzinano prodotti, salvo che sia in connessione con il punto vendita, o che importano prodotti biologici o hanno subappaltato tali attività a terzi.

Attenzione L’Italia ha optato per demandare ad imprese private i controlli e le certificazioni. Ci sono 20 Enti certificatori autorizzati (5 dei quali autorizzati ad operare nella sola Provincia autonoma di Bolzano) su questo punto parleremo dopo in modo più approfondito!!!

I prodotti biologici importati nella Comunità europea dovrebbero poter essere immessi sul mercato
comunitario come biologici se sono stati prodotti secondo norme di produzione e sottoposti ad un regime di
controllo conformi o equivalenti a quelli stabiliti dalla legislazione comunitaria. Inoltre, i prodotti importati
nell’ambito di un regime equivalente dovrebbero essere muniti di un certificato rilasciato dall’autorità
competente o dall’autorità o organismo di controllo riconosciuti del paese terzo interessato.

Per assicurare il corretto funzionamento del mercato interno e del sistema di controllo si rende opportuno prevedere una futura revisione delle norme comunitarie relative all’agricoltura biologica, tenendo conto dell’esperienza acquisita attraverso l’applicazione di dette norme.
In attesa dell’adozione di norme comunitarie di produzione dettagliate per talune specie animali, piante
acquatiche e microalghe, gli Stati membri dovrebbero avere la facoltà di prevedere l’applicazione di norme
nazionali o, in mancanza di queste, norme private da essi accettate o riconosciute,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:..

DOCUMENTO COMPLETO
REGOLAMENTO (CE) N. 834/2007 DEL CONSIGLIO del 28 giugno 2007
RELATIVO ALLA PRODUZIONE BIOLOGICA E ALL’ETICHETTATURA DEI PRODOTTI BIOLOGICI E CHE ABROGA IL REGOLAMENTO (CEE) N. 2092/91

REGOLAMENTO (UE) N. 271/2010 DELLA COMMISSIONE
del 24 marzo 2010
recante modifica del regolamento (CE) n. 889/2008, recante modalità di applicazione del
regolamento (CE) n. 834/2007 del Consiglio, per quanto riguarda il logo di produzione biologica
dell’Unione europea

Regolamento CE 1804/99  è invece relativo “ai prodotti dell’allevamento biologico” offerti facendo riferimento al metodo di produzione biologicola

REGOLAMENTO (CE) N. 1235/2008 DELLA COMMISSIONE dell’8 dicembre 2008
Recante modalità di applicazione del regolamento(CE) N. 834/2007 del Consiglio per quanto riguarda il regime di importazione di prodotti biologici dai paesi terzi.

REGOLAMENTO (CE) N. 889/2008 DELLA COMMISSIONE
del 5 settembre 2008
recante modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 834/2007 del Consiglio relativo alla
produzione biologica e all’etichettatura dei prodotti biologici, per quanto riguarda la produzione
biologica, l’etichettatura e i controlli

ALCUNI DATI 

Quante sono le aziende che praticano il “metodo della produzione biologica”?

L’Italia è il paese europeo con il maggior numero di aziende che offrono prodotti biologici e con la maggiore superficie dedicata a questo metodo di produzione,nel 2006 le aziende biologiche in Italia erano 51.065: 45.115 aziende agricole (con 1.148.162 ettari di superficie), 4.739 imprese di trasformazione e 194 importatori da osservare però la contraddizione in cui si cade in Italia dove ad esempio gran parte delle produzioni  dell’ “agricoltura biologica” vengono vendute come prodotti dell ’agricoltura convenzionale ,perché Ss fa biologico perché gli aiuti comunitari sono forti e l’aggravio di costi, in molti casi, basso; ma non si è in grado di valorizzare commercialmente le produzioni!!!

 Differenza tra i prezzi dei prodotti “dell’agricoltura biologica” e quelli dei prodotti dell’agricoltura “convenzionale”

Una delle motivazioni principali del perchè il biologico è più caro è dato proprio dai costi di produzione (allevamento non intensivo, maggior scarto per il non utilizzo di conservanti chimici..)anche se la verità è che chi determina i prezzi alti sono i distributori che ne detengono quasi il monopolio.
Se si osservano infatti i prezzi nei paesi dove il biologico è molto più diffuso a livello generale come Olanda Germania,Austria, questi sono molto più bassi.
La differenza dei prezzi in Francia si aggira tra il 10% ed il 50%, a seconda dei prodotti,in Svezia si aggira tra il 13% ed il 166% (uova)in Italia  è del

111% per le arance
68% per le clementine
75% per la lattuga
36% per i limoni
152% per le patate
81% per i pomodori
41% per latte e derivati
39% per riso e pasta
85% per pane e sostituti
56% per miele
94% per olio d’oliva
67% per salumi e carni trasformate
92% per uova

Tra i prodotti venduti da Esselunga quelli dell’agricoltura biologica costano circa il 20-30%
in più rispetto a quelli dell’agricoltura convenzionale.

Messa in discussione di alcuni punti che fanno quindi mettere in dubbio la serietà assoluta del biologico

Il Reg. (CE) 834/2007 dà la possibilità ai singoli Stati Membri di organizzare il sistema di
controllo della produzione dei prodotti biologici affidandolo ad organismi privati o ad organismi
pubblici, o di fare ricorso a sistemi misti.
A livello comunitario, i singoli Stati Membri hanno organizzato il sistema di controllo seguendo
tre differenti tipologie:

  • sistema di controllo affidato ad organismi privati, presente in: Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Irlanda, Italia, Lettonia, Romania, Slovacchia, Slovenia, Svezia e Regno Unito;
  • sistema di controllo affidato ad autorità pubbliche, presente in: Danimarca, Estonia, Finlandia, Lituania, Olanda;
  • sistema di controllo affidato sia ad autorità pubbliche che ad organismi privati, presente in: Lussemburgo, Malta, Polonia, Spagna.

In Italia si è scelto dunque di affidare l’attività di controllo agli organismi di controllo privati (ODC)
Questo è infatti a parer mio il punto debole dell’ingranaggio,chi paga gli enti di certificazione sono le stesse aziende .Il controllato paga il controllore con una quota annuale e con una percentuale sulle vendite. E’ cosi’ in tutta Europa, ad esclusione di un paio di nazioni come abbiamo visto.

Nello specifico italiano, l’attività di vigilanza viene svolta nei confronti degli ODC dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali (MIPAAF) attraverso l’ICQRF che opera in sinergia con le Regioni e con le Province autonome (PP.AA.), per le strutture ricadenti sul territorio di propria competenza, attraverso una
verifica periodica del mantenimento dei requisiti di autorizzazione ed esercizio degli stessi organismi.
Al termine della fase istruttoria compiuta dall’ICQRF con esito positivo viene rilasciato all’ODC
l’autorizzazione a svolgere attività di controllo nel settore dell’agricoltura biologica.
Successivamente, gli ODC sono sottoposti alla vigilanza congiunta del MIPAAF, delle Regioni e
delle Province Autonome – per le strutture situate nel territorio di propria competenza – che effettuano
il costante monitoraggio dei requisiti soggettivi e dell’attività svolta.
Le strutture di controllo autorizzate operanti  sull’intero territorio nazionale sono
sedici, tra cui sono attivi nella provincia di Bolzano tre organismi di derivazione tedesca
10 ODC riconosciuti
Codice Denominazione
IT-BIO-002 CODEX srl
IT-BIO-003 IMC S.r.l.
IT-BIO-004 SUOLO e SALUTE S.r.l.
IT-BIO-005 BIOS S.r.l
IT-BIO-006 ICEA
IT-BIO-007 BioAgriCert srl
IT-BIO-008 Ecocert Italia srl
IT-BIO-009 CCPB srl
IT-BIO-010 BIOZOO srl
IT-BIO-012 SIDEL Cab Spa
IT-BIO-013 ABCERT srl
IT-BIO-014 Q Certificazioni srl
IT-BIO-015 Valoritalia srl
IT BIO 001 BZ BIKO – Tirol
IT BIO 002 BZ IMO
Institut für Marktökologie
IT BIO 003 BZ QC&I GmbH
Grandi dubbi sulla faciloneria dettata dall’interesse nasce poi dalle “conversioni al biologico”.Ovvero aziende che prima erano”bio”( termine usato indebitamente e che non garantisce nulla) hanno dovuto mettersi in regola, oppure aziende che sino a ieri usavano il chimico e d’un tratto ottengono il certificato di conformità al biologico.
Per essere produttore  biologico abbiamo visto ad inizio post quali parametri bisogna rispettare,quindi spese da sostenere per mettersi in regola :con depuratori etc…Il periodo di conversione deve durare tre anni,durante i quali l’azienda non può vendere prodotti come biologici. L’ente certificante puo’ anticipare la fase di conversione ma soltanto a determinate condizioni e solo se l’azienda dimostra che da tempo usa la lotta biologica. A me rimane il dubbio che ci siano troppe conversioni miracolose ..vista l’esplosione di questa “moda”.
Gli interessi che si prospettano infatti osservando l’esigenza dei consumatori alla ricerca di prodotti più sani,possono diventare veramente interessanti.. quindi nuovamente da “guadagnarci su” per dirla alla buona..sporcando anche questo settore nato per distinguersi dallo sporco che lo circonda.

Questo per me facilita azioni e fatti illeciti, basti ricordare solo alcune operazioni d’indagine per sgominare truffe nel biologico:“Operazione Gatto con gli Stivali” che ha portato al  sequestro di tonnellate di prodotti agricoli , venduti come biologici e provenienti prevalentemente da produzioni cerealicole locali, mentre di italiana avevano solamente la destinazione finale. Tali produzioni diventavano biologiche grazie ad una serie di falsificazioni di documenti. L’operazione ha riguardato imprese situate in Veneto, Emilia Romagna, Lombardia, Toscana, Lazio, Marche, Abruzzo, Puglia e Sardegna.
L’operazione  ha riguardato anche paesi esteri, in quanto la merce era stata, in parte,importata dalla Romania e poi rivenduta, oltre che in Italia, in Olanda, Germania, Spagna, Francia,Belgio, Ungheria, Austria e Svizzera.Ricordiamo ancora l’operazione denominata “Green War”del 2013 che ha riguardato
circa 1.500 tonnellate di mais e 30 di soia indiana. In particolare, si trattava di operatori del settore
biologico che importavano da Paesi terzi limitrofi  (Moldavia e Ucraina) e dall’India granaglie
destinate al zootecnico e all’alimentazione umana (in particolare, soia, mais,grano tenero e lino) falsamente certificate come ‘bio’ e non conformi alla normativa comunitaria e nazionale; alcune produzioni agricole certificate come biologiche presentavano un elevato contenuto di organismi geneticamente modificati (Ogm) o risultavano contaminate da agenti chimici vietati nell’agricoltura biologica.
Ma ancora tonellate di uova sequestrate in Olanda e Germania,miele finto bio nel 2012 dove sono state trovati prodotti contaminati da acaricidi non consentiti dalla legge. In particolare, èstata riscontrata una concentrazione di chlorfenvinfos (sostanza vietata in Europa dal 2003) e di coumaphos fuori norma…per arrivare al 2014 con ennesimo maxi sequestro di latte per un valore di 30 milioni, dove erano coinvolti 31 allevamenti intensivi in varie provincie italiane che somministravano somatropina al bestiame,e con l’occasione hanno sequestrato anche 55 kg di sostanze farmacologicamente attive (tipo aspirina ed antibiotici) illegali e da sottoporre ad analisi .Tutto questo dovrebbe farci stare sereni?
Speriamo nella fiducia…perchè realizzare che ovunque tu guardi,ovunque tu ti giri non c’è via d’uscita e sicurezza di mangiare sano è un qualcosa che porta ansia…
L’importante comunque è sapere, non chiudere gli occhi bevendo tutto quello che ci vogliono far credere,tutto quello che ci rifilano la casi produttrici mediate da affascinanti pubblicità.

ETICHETTA COME RICONOSCERE PRODOTTO BIOLOGICO

Il marchio bio quindi è il più sicuro di tutti?Nonostante tutto…sicuramente in nessun altro settore i controlli sono tanto accurati quanto in quello degli alimenti prodotti in modo ecologico…

Dal canto nostro come consumatori l’importante è essere aggiornati,imparare a scegliere indipendentemente dalle pubblicità e dai campi fioriti e prati verdi che ci rifilano.. o dalla semplice scritta naturale o bio.. che di per se non vogliono dire nulla e non sono garanzia di niente.
Come garanzia in più è bene che ci sia il simbolo UE come parlato a inizio post.. perchè  garantisce che il prodotto non ha meno del 95% di ingrendienti di origine biologica.
Non è biologico un alimento che contiene nella lista ingredienti Ogm, o che è stato sottoposto durante la lavorazione a particolari radiazioni per aumentarne la crescita o evitare la nascita dei germogli (come accade per patate e cipolle). Un cibo biologico non ha additivi. Le etichette di prodotti biologici devono contenere tre diciture in modo che garantisca la rintracciabilità di tutta la catena di produzione .

  •  “prodotto da agricoltura biologica” che viene applicata su alimenti composti da ingredienti per il 95% provenienti da tale cultura.
  • “regime di controllo Cee”: la Comunità europea ha verificato il tipo di lavorazione, biologica, degli ingredienti.
  • sigla dell’ente che ha effettuato il controllo,
  • la sigla del Paese produttore,
  •  la lettera “F” per i prodotti freschi e la “T” per i prodotti trasformati.

Solo quando sono presenti tutte queste indicazioni possiamo essere certi che il prodotto sia veramente biologico.

Un discorso a parte va fatto per i vini. «Pur essendo spesso soggetti a sofisticazioni, in Europa l’unica etichetta possibile è “vino da uve di agricoltura biologica”, indicazione un po’ generica perché non descrive cosa accade durante la trasformazione del prodotto…quindi indicazioni come vino biologico o naturale non sono reali!!!
VENDITORE AL DETTAGLIO
Non pensiamo che la frutta,verdura comprata lungo la strada in campagna sia marchio di sano  e biologico..non conosciamo minimamente i mezzi di allevamento o coltura di chi ci vende..e la truffa è ancora più facile!!!

EQUO SOLIDALE è BIOLOGICO?

Un marchio che va molto ultimamente in parallelo al biologico è l’equo solidale,ma anche in questo caso è importantissimo leggere l’etichetta..I prodotti del Commercio Equo e Solidale hanno, infatti, il loro marchio: Fairtrade, che funge da garanzia. Fairtrade Italia è una Onlus senza scopo di lucro che diffonde i prodotti del mercato equo e fa parte di un consorzio di altre venti realtà internazionali che si occupano di tale commercio. La presenza di questo marchio è fondamentale per sapere che quello che stiamo comprando è stato prodotto senza sfruttare nessuno, rispettando ambiente e biodiversità e a un prezzo, appunto, equo.

Il fatto è come detto che biologico ed equosolidale aumentano le vendite, quindi ogni marca tende ad avere una linea “verde”.. l’importante da parte nostra è conoscere e leggere…oltre questo c’è la fiducia.. perchè non siamo agenti NAS e se l’allevatore o agricoltore alla base non è stato onesto, ed i controlli sono stati poco efficienti.. li purtroppo come sempre.. ci è dato saperlo quando ormai è sempre troppo tardi.
Non dirigiamoci comunque verso il biologico solo come un’onda emozionale dalle paure indotte… ma consapevolmente.

Fonti

http://www.inea.it/documents/10179/124894/BIO_09_12_2013.pdf
http://www.teatronaturale.it/tracce/italia/16522-green-war:-finalmente-i-nomi-delle-aziende-coinvolte-nel-nuovo-scandalo-sul-biologico.htm
http://brescia.corriere.it/notizie/cronaca/14_ottobre_31/farmaci-vacche-produrre-piu-latte-sequestrati-80mila-litri-brescia-cremona-altre-7-province-40fef59a-60da-11e4-938d-44e9b2056a93.shtml
http://www.greenme.it/mangiare/prodotti-biologici/9741-biologico-piattaforma-antifrode
http://agriregionieuropa.univpm.it/content/article/31/11/il-nuovo-regolamento-sul-biologico-dellunione-europea
http://nicolevucentini.wordpress.com/linganno-del-cibo-biologico/
http://ilcielosempreblu.blogspot.it/2012/08/biologico-ma-con-impatto-linganno-della.html
http://www.greenme.it/mangiare/prodotti-biologici/6652-biologico-authenticfood

La Danimarca sta attuando politiche green che la porteranno entro il 2020 ad avere un’agricoltura biologica al 100%, completamente organica. E noi? …Tenete presente che i nostri politici sono gli unici Commissione UE ad essere favorevoli agli OGM!

Danimarca

 

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La Danimarca sta attuando politiche green che la porteranno entro il 2020 ad avere un’agricoltura biologica al 100%, completamente organica. E noi? …Tenete presente che i nostri politici sono gli unici Commissione UE ad essere favorevoli agli OGM!

 

La Danimarca passerà al 100% di agricoltura biologica, libera da pesticidi. E l’Italia?

La Danimarca sta attuando politiche green che la porteranno entro il 2020 ad avere un’agricoltura biologica al 100%, completamente organica. I dettagli

In Danimarca sono almeno 25 anni che si sperimentano metodi per l’agricoltura “biologica”. E’ questa una delle nazioni “storiche” in questo senso perche’ sono arrivati prima di tutti gli altri. Nei quasi dieci anni dal 2007 ad oggi, la produzione di cibo organico e’ aumentata del 200%.

Come faranno tutto questo?

Seguendo il Økologiplan Danmark, il piano di “azione organica” del paese. Sono 67 punti in cui e’ tutto delineato. Il governo ha gia’ deciso che incentiveranno la trasformazione di campi in cui si usa ancora di agricoltura convenzionale in campi in cui si usano metodi sostenibili e che attraverso pubblicita’ e sensibilizzazione cercheranno di aumentare ancora di piu’ la vendita di prodotti organici.

Ci saranno programmi nelle scuole per educare i bimbi e per spiegare i benefici dell’agricoltura organica agli studenti.

Entro il 2020 si vuole cosi *raddoppiare* la terra coltivata ad organico rispetto al 2007. Tutti i terreni di proprieta’ del governo verrano coltivati in modo naturale e seguendo metodi biodinamici. I privati che lo vorranno riceveranno sussidi e sara’ anche incentivata la ricerca sull’agricoltura sostenibile. Le leggi saranno piu’ snelle per chi vuole eseguire la transizione. Per ora il piano è di usare circa 61 milioni di dollari per questo progetto.

E questo riguarda non solo zucchine e fragole ma anche il bestiame, primi fra tutti i maiali. Infatti sono coinvolte varie agenzie, coordinate dall minstro del cibo, agricoltura e della pesca che lavoreranno con comuni, regioni e privati per una visione globale della produzione di cibo in modo sostenibile e locale.

Verranno poi istituiti dei target. Per esempio la mensa scolastica dovra’ presto iniziare a fornire il 60% dei suoi prodotti da coltivazioni organiche agli studenti – e cioè circa 800mila pasti. Tutte le mense di Copenhagen sono già organiche. Con le mense scolastiche, gli stessi requisiti verranno imposti alle mense dei militari, civili, degli uffici pubblici.

Per adesso i danesi sono i principali consumatori di agricoltura biologica d’Europa. Il 7.6%. Sembra poco? Beh, nel resto d’Europa siamo molto piu’ in basso. La Germania ne usa solo il 3.7%. Negli USA solo l’1% dell’agricoltura domestica e’ organica. In Italia non si sa, ma nelle tabelle di cui sopra non compare.

Perché è importante l’agricoltura organica, sostenibile? Beh, e’ evidente che se non metti pesticidi nel tuo corpo stai meglio in salute. E stai meglio tu e sta meglio chi coltiva i terreni. Sopratutto diserbanti, monoculture, e altre sostanze tossiche non sono la risposta: sul lungo termine impoveriscono il suolo e la qualita’ dell’aria. Spesso rendono i terreni piu vulnerabili alla siccita’ e alle inondazioni. L’agricoltura organica invece porta con se una maggiore varieta’ di habitat, insetti, piante. I prodotti organici hanno un sapore migliore e, secondo alcuni studi hanno piu antiossidanti e migliori proprieta’ anti-infiammatorie. Chiunque sia mai passato in campagna e abbia mai raccolto e mangiato un fico, una nespola o una albicocca da un albero nato e cresciuto spontaneamente lo sa.

Ma non solo. I danesi hanno anche ridotto lo spreco di cibo del 25% nel corso di 5 anni, grazie ad alcune organizzazioni che regalano o vendono a prezzi bassi il cibo imperfetto. Si chiamano “Stop Spild Af Mad” — fermiamo lo spreco di cibo — e WeFood. I contadini danesi vengono pagati almeno 20 dollari per ora. Per legge. L’uso di antibiotici e’ bassissimo, i casi di salmonella sono rari, e gli animali sono tenuti nelle stalle in condizioni decenti.

L’Italia è appena uscita dall’Expo, dedicato al cibo.

Cosa è rimasto? Che impegni ci sono per il futuro in questo senso? Ci sono degli obiettivi per l’agricoltura piu’ salutare? Per incentivare l’organico – prodotto e consumato in Italia?

E per una volta ricopiare le cose buone degli altri?

 

ATTENZIONE – ECCO I NOVE ALIMENTI DA COMPRARE ASSOLUTAMENTE BIOLOGICI

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ATTENZIONE – ECCO I NOVE ALIMENTI DA COMPRARE ASSOLUTAMENTE BIOLOGICI

 

Una famiglia media difficilmente potrà arrivare a fare una spesa completamente bio, a meno che non abbia la fortuna di vivere in campagna, essere vicino a contadini fidati,… chi vive in città, può utilizzare i Gas, le vendite a Km0, stando attento comunque alle truffe, perché km0 non vuol dire biologico e senza pesticidi…

Diviene, a questo punto, importante fare delle scelte. Alcuni prodotti alimentari è importantissimo che siano biologici, perché risultano fra gli alimenti più contaminati, ed il cui uso quotidiano potrebbe diventare davvero deleterio, per la nostra salute a lungo termine.

Scelte analoghe andrebbero fatte anche con la cosmesi e tanti altri prodotti quotidiani, ma prendiamo per il momento in esame questi alimenti.

9 cibi che è meglio comprare bio

1. Mele

La produzione di mele e la frutticoltura in generale, sono tra i settori dell’agricoltura europea che più si contraddistinguono per l’utilizzo di sostanze chimiche. Greenpeace ha pubblicato a giugno il rapporto “Il gusto amaro della produzione intensiva di mele.

Due terzi dei campioni di suolo e acqua prelevati nei meleti europei contengono residui di pesticidi e il settanta per cento dei pesticidi identificati hanno livelli di tossicità molto elevati per gli esseri umani e per l’ambiente. In un singolo campione di suolo raccolto in Italia sono state rilevate fino a tredici sostanze chimiche diverse, e dieci in un campione di acqua, un vero e proprio cocktail di pesticidi.Una notizia molto amara, soprattutto se consideriamo che il nostro Paese è uno dei maggiori produttori di mele del mondo!

Questa la realtà delle nostre mele..

Da un’analisi condotta su 126 campioni di mele, di cui 109 prodotte convenzionalmente e le altre da coltivazioni biologiche, è emerso che l’83% delle mele prodotte in modo convenzionale sono risultate contaminate da residui di pesticidi. Nel 60% dei campioni sono state trovate due o più sostanze chimiche. Pesticidi assenti invece sulle mele biologiche.

Da alcuni anni le mele si piazzano tristemente in cima alla classifica dei cibi contaminati maggiormente da pesticidi e con più residui chimici sulla buccia. Ne sono stati rilevati fino a 40 diversi; gli antiparassitari sono stati riscontrati anche nel succo di mela non biologico.

Uno studio svizzero pubblicato negli atti del 25° International Horticultural Congress ha riscontrate nelle mele bio un maggior contenuto di potassio (+31 per cento) e di fenoli (+19 per cento, perlopiù flavonoidi). In tutti i campioni, inoltre, la polpa era più salda e saporita.

Nel 2016 il frutto più contaminato è risultato la fragola, ma seppur la mela si pone al secondo posto, risulta sicuramente di maggior consumo quotidiano.


2. Cereali integrali

Sappiamo già quanto risulta importante mangiare integrale, piuttosto che raffinato, e questo vale per tutto, dalle farine, allo zucchero.. ma va fatta particolare attenzione alla coltivazione.

Sulla parte esterna del chicco si concentrano, infatti, i residui di pesticidi e di sostanze nociveche possono rimanere sui cereali coltivati e conservati con metodologie convenzionali, ovvero con sostanze chimiche. Ecco perché è sempre consigliabile sceglierli da agricoltura biologica.

Vero anche che, per alcune situazioni di contaminazione, il biologico poco fa, nel senso che se le falde, il terreno sono contaminati da metalli pesanti, la coltura biologica non evita il rischio.

Vedi il caso del riso. In questo caso è opportuno, sempre, lavare bene con acqua corrente e cuocere i grani in abbondante acqua.

La combinazione di queste due avvertenze può aiutarci molto nel mantenere integro il sistema immunitario. La base di un buon sistema immunitario, infatti, è la salute dell’intestino.
Stress e cattiva alimentazione sono le principali cause scatenanti.

3. Uova

Come per il discorso dei latticini, diviene importante la scelta.

Bisognerebbe andare oltre il biologico, in questo caso.
Tutti i derivati come latte, formaggi, uova sono alimentazione sana ed importante da integrare, sempre se mangiata seguendo alcune regole (in particolare il latte) e soprattutto da mucche, animali sani.
Cosa vuol dire sano? Vuol dire non cresciuti in cattività, che seguono il ritmo naturale di produzione, che non sono soggetti ad “incentivazioni” ormonali, ad intensive cure antibiotiche..
In poche parole ciò che troviamo sugli scaffali, sarebbe buono evitarlo. Ma se proprio dobbiamo, facciamo che sia biologico.
Per quanto riguarda le uova ad esempio, possono risultare contaminate dagli antiparassitari usati anche nei mangimi degli allevamenti industriali, come sono risultate tracce dei medicinali (ormoni) somministrati ai polli.

Le galline degli allevamenti bio, almeno, vivono a terra, hanno spazio per muoversi e questo riduce la somministrazione di antibiotici.
I loro mangimi non sono ogm. Il tuorlo dell’uovo biologico non viene colorato artificialmente.


4. Latte e latticini

Oltre alle motivazioni prima indicate per le uova ( Il latte bio non può contenere metaboliti di farmaci, ormoni, contaminanti chimici né tracce di pesticidi)

la scelta bio ha ulteriori motivazioni.

I ricercatori del Washington State University’s Center for Sustaining

Agriculture and Natural Resources hanno analizzato 384 campioni di latte intero bio e convenzionale prodotto nella stessa zona per ben diciotto mesi. Ne è risultato che il primo contiene il 62 per cento in più di acidi grassi omega 3 amici del cuore e il 25 per cento in meno di omega 6. La quantità delle due tipologie di grassi e il rapporto tra loro è vantaggioso per la salute: si attesta infatti su 2,28, valore molto vicino a quello considerato ideale dai nutrizionisti (2,3), mentre quello del latte convenzionale è di 5,77.

Per quanto riguarda l’assunzione del latte bisogna fare particolare attenzione.
Purtroppo abbiamo abitudini errate, come quella di associarlo a carboidrati.
Il latte è un alimento completo e complesso. Può risultare pesante, e non per tutti va bene.

Per avere una conoscenza, a grandi linee, di come assumerlo in salute potete leggere Latte ed ayurveda.

5. Arance e limoni

Molti lo sanno e non lo fanno, molti lo sanno ma pensano “va beh”, per una volta…dobbiamo invece cambiare abitudine..le bucce di molti frutti , in questo specifico degli agrumi , non sono commestibili.. a meno che non esplicitamente scritto non trattati!

Non solo i frutti vengono trattati chimicamente, ma vengono inoltre truccati con tanto di lucidalabbra e cremine una volta che vengono “esposti” in commercio!!Additivi a rilascio lento messi nelle cartine che li avvolgono o impregnando le cassette di frutta..mille espedienti per farci arrivare il frutto che tutti nei nostri sogni pensiamo.
Per questo la scelta biologica diventa essenziale.

Lo studio del CRA (ex INRA) “Arance di produzione biologica e convenzionale: indagine sul contenuto in carotenoidi e folati” ha rilevato che luteina e zeaxantina (che hanno attività antiossidante) presentano valori più alti nella produzione biologica. Le arance bio, inoltre, contengono molta più vitamina C di quelle che non lo sono, fino al 30 per cento in più.
In calce all’articolo trovate la relazione del CRA sulla qualità nutrizionale degli alimenti biologici rispetto a quelli con coltivazione convenzionale.

6. Uva

Come per tutti i frutti quali fragole, mirtilli.. di piccola taglia, succulenti, non sbucciabili il problema diventa maggiore.

Le analisi dicono che su scala mondiale il livello di contaminazione da pesticidi sull’uva si attesti intorno al 70 per cento, con una trentina di prodotti chimici diversi. na ricerca pubblicata dal British Journal of Cancer spiega che il resveratrolo, sostanza anticancro che si trova naturalmente nel vino rosso e negli acini d’uva, viene prodotto dalle viti come autodifesa: è un fungicida naturale. I ricercatori hanno scoperto che il resveratrolo si trova in più alte concentrazioni nelle piante non trattate con fungicidi artificiali e pesticidi. Cioè in quelle provenienti dall’agricoltura organica.

7. Soia e suoi derivati (tofu, farina, tamari, fibra, lecitina, estratto, concentrato, olio, fagioli)

Molto perplessi sull’argomento, il 70% della soia coltivata a livello mondiale è ogm.. quindi ogni suo derivato, dalla lecitina, al tofu, al latte..(se proprio non se ne può fare a meno) vanno assunti rigorosamente bio.

E’ l’ingrediente transgenico che è più facile trovarsi nel piatto. In uno studio pilota statunitense, il pesticida glifosato, il cui utilizzo è abbinato a quello della soia ogm, è stato riscontrato in alte concentrazioni nel latte materno e nelle urine delle persone che mangiano cibi transgenici, dimostrando che l’erbicida si accumula nel corpo umano. Il biologico vieta l’utilizzo di organismi geneticamente modificati in tutta la filiera, dal campo al punto vendita.

8. Caffè

Bere caffè è un abitudine ad impatto ambientale molto elevato? Si.

Secondo uno studio condotto dagli esperti dell’Università del Texas, la coltivazione di caffè sta minacciando l’ambiente perché, a differenza di come si faceva in passato quando il caffè cresceva solo nelle zone ombrose, le moderne aziende agricole coltivano in pieno sole. Dal 1996 ad oggi il numero di aziende che ha scelto di coltivare il caffè all’ombra è sceso del 20 per cento.

L’esposizione delle piante al sole serve a incrementare i raccolti, ma per praticarla gli agricoltori disboscano i terreni, per sfruttare meglio la luce. L’abbattimento degli alberi ha provocato un calo della presenza di pipistrelli e di altri predatori naturali di insetti, il che ha portato all’aumento dell’impiego di pesticidi sulle coltivazioni per debellare gli attacchi dei parassiti. Commercio equo e solidale e biologico generalmente prediligono le coltivazioni in zone ombrose, a minor impatto ambientale.

Commercio equo e solidale e biologico generalmente prediligono le coltivazioni in zone ombrose, a minor impatto ambientale.

9. Pesche

Sono tra i frutti più trattati con i pesticidi e che presentano più residui sulla buccia. Studi condotti dall’Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione hanno messo in evidenza differenze significative tra frutti biologici e convenzionali. Nei primi “è stato riscontrato un contenuto più alto in polifenoli totali, in composti dotati di attività antiossidante, in alcuni carotenoidi ed una più alta attività della polifenolossidasi”.

Lo studio del CRA “Ricerca di indicatori di qualità in pesche e pere” ha rilevato che il contenuto in polifenoli totali e l’attività enzimatica “sono risultati superiori in tutti i campioni dell’agricoltura biologica rispetto ai campioni di controllo convenzionali”. Infine, sempre secondo il CRA, “tutte le pesche coltivate con metodiche biologiche presentano valori di polifenoli totali più elevati rispetto a quelle coltivate con le metodiche convenzionali”.

TRATTO DA: http://www.lifeme.it/2016/12/i-9-alimenti-da-comprare-assolutamente-biologici.html