Il programma verde della Scozia: stop auto benzina e diesel dal 2032 e rinnovabili per il 50% entro il 2030. Solo i nostri politici continuano a scodinzolare intorno alle Lobby del Petrolio!

 

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Il programma verde della Scozia: stop auto benzina e diesel dal 2032 e rinnovabili per il 50% entro il 2030. Solo i nostri politici continuano a scodinzolare intorno alle Lobby del Petrolio!

Il programma verde della Scozia: stop auto benzina e diesel dal 2032

Un piano per sviluppare la mobilità elettrica, un fondo per l’innovazione che combatta il climate change e una Banca nazionale per gli investimenti. La premier Nicola Sturgeon scrive le nuove mosse della transizione verde scozzese

La Scozia presenta il suo programma verde 2017-2018

(Rinnovabili.it) – La Scozia ribadisce il suo ruolo di apripista nella crescita verde del Regno Unito. Il governo nazionale ha presentato ieri il programma legislativo 2017-2018, un nuovo pacchetto di proposte normative che spaziano dalla realizzazione di un’economia low carbon allo sviluppo delle fonti rinnovabili. Tra i 16 disegni di legge del programma, ad attirare le maggiori attenzioni è il piano per la messa al bando delle nuove auto a benzina e diesel a partire dal 2032. Una scelta coraggiosa che anticipa di ben otto anni l’obiettivo che il governo britannico si è dato lo scorso luglio.

“La transizione dalle automobili e dai furgoni a benzina e diesel a veicoli elettrici e ad altri mezzi a basse emissioni è già in corso e sta accelerando”, ha commentato Sturgeon. “Oggi annunciamo un nuovo e ambizioso obiettivo: eliminare gradualmente auto e van a combustibili fossili in Scozia entro il 2032, ossia la fine del periodo coperto dal nostro nuovo Piano sul Cambiamento Climatico”.

Lo stop dei veicoli a combustione interna si accompagnerà a un massiccio piano per la diffusione della mobilità elettrica, con incentivi per l’industria e sviluppo della rete di ricarica nazionale. In programma c’è già “l’elettrificazione” dell’A9, la strada più lunga della Scozia. A dare una mano all’obiettivo, seppur indirettamente, saranno anche la creazione della quarta Low Emission Zone (LEZ – zona a bassa emissione) urbana, ma per sapere la città prescelta si dovrà attendere il 2018.

Il prossimo anno, il governo scozzese presenterà anche i nuovi obiettivi di riduzione del gas a effetto serra nell’attesa legge sul climate change. Il provvedimento dovrebbe includere la creazione di una Commissione di transizione che aiuti i ministri scozzesi nel passaggio verso un’economia focalizzata sulle fonti rinnovabili. Un’ulteriore norma istituirà un Fondo per l’innovazione da 60 milioni di sterline, destinato alle tecnologie di accumulo energetico, a sistemi di riscaldamento sostenibili e al “supporto della fase iniziale” di nuovo progetto di cattura e stoccaggio del carbonio a St. Fergus. Contemporaneamente una nuova Banca nazionale per gli investimenti fornirà sostegno finanziario alle industrie innovative. “Per avere successo, la Scozia deve cambiare, non seguire la sua scia”, ha spiegato la premier scozzese. “Dobbiamo aspirare ad essere l’inventore e il produttore di innovazioni digitali, ad alta tecnologia e basse emissioni in grado di modellare il futuro, e non solo i consumatori, diventando un laboratorio per il resto del mondo […] Dobbiamo essere audaci nelle nostre ambizioni”.

La svolta verde della Scozia: dalle rinnovabili il 50% dell’energia 2030

Il governo scozzese presenta la strategia energetica di medio termine: elettricità, calore e trasporti dovranno coprire metà del loro fabbisogno con le rinnovabili

(Rinnovabili.it) – Dopo aver messo a punto la strategia climatica al 2030, il governo scozzese pubblica quella energetica. Le 75 pagine del documento di consultazione riportano tutta l’ambizione verde di cui si è fatto carico il Paese in questi anni: per il futuro, la nazione continuerà ad investire sulla sua naturale vocazione energetica, premendo l’acceleratore sull’innovazione tecnologica.

Le ottime performance ottenute dai parchi eolici marini, soprattutto nel periodo natalizio, hanno spianato la strada ad obiettivi più ambiziosi nelle rinnovabili. La strategia energetica scozzese prevede che entro il 2030 almeno il 50% di tutta l’energia impiegata per soddisfare i fabbisogni elettrici, termici e dei trasporti provenga da impianti rinnovabili.

 

La strada da compiere è ancora lunga ma non particolarmente in salita: attualmente il Paese ottiene il 47% dell’energia di cui ha bisogno da prodotti petroliferi in gran parte estratti dalle piattaforme nel Mare del Nord, e il 27% dal gas naturale, proprio e importato. Dal canto loro, le green energy coprono già il 60% dei consumi elettrici e la rapida crescita dell’eolico offshore fa ben sperare il governo, seppur costretto ad ammettere che le fonti fossili avranno ancora un ruolo importante nel processo di transizione energetica.

 

“Possiamo essere tutti orgogliosi di questi successi, – ha commentato il ministro all’energia Paul Wheelhouse –  tuttavia, è chiaro che saranno necessari ulteriori progressi, in particolare nei trasporti e nella fornitura di calore a basso tenore di carbonio, se vogliamo rimanere sulla buona strada per raggiungere il nostro ambizioso obiettivo climatico”.

 

Il progetto avanza una serie di proposte per raggiungere questo obiettivo, e dunque per incrementare la produzione esistente e accelerare lo sviluppo di tecnologie emergenti come le reti intelligenti, gli impianti di stoccaggio energetico, i veicoli a idrogeno e le turbine eoliche galleggianti. La Scozia promette anche una “rinnovata attenzione all’efficienza energetica”, attraverso “un approccio mirato a ridurre la domanda e a trasformare le case e le imprese” di tutto il Paese. Tra le proposte spuntano per la prima volta anche i green bond, quale strumento per incrementare gli investimenti in patria.

Da Rinnovabili.it

La benzina? Senza accise ci costerebbe 44 centesimi al litro…!

 

 

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La benzina? Senza accise ci costerebbe 44 centesimi al litro…!

Senza l’esoso intervento del fisco, la benzina potrebbe costare quasi il 70% in meno rispetto ai prezzi oggi praticati al distributore. E il calo del barile aiuta sì, ma non come previsto, dato che accise e tasse sono sempre in progressivo aumento. Una vera e propria stangata che colpisce automobilisti, trasportatori e aziende correlate, ma che riverbera i propri effetti deleteri e perversi lungo tutte le filiere produttive: perché non ce n’è una che possa dirsi del tutto sganciata dai valori di verde e gasolio.

Nessuna novità, ma quando dal sentire comune si passa ai numeri il colpo è sempre difficile da parare. Soprattutto se l’Italia può perfino godere di uno dei prezzi industriali più bassi (14° su 19) di tutta Europa. “La fase ribassista del prezzo del petrolio riduce i costi di trasporto delle imprese, accompagnando la ripresa in corso: all’11 gennaio 2016 il costo del gasolio per una impresa manifatturiera, al netto dell’Iva, è di 1,022 euro/litro”, spiegano da Confartigianato, evidenziando il contributo cruciale del prezzo del greggio a quel poco di ripresa in atto. C’è un però: “La pressione del fisco attenua la ricaduta del ribasso”, dato che – spiegano sempre dall’associazione degli artigiani – l’Italia si colloca “al 2° posto del prezzo comprensivo di accisa, la più alta dell’Eurozona; infine il prezzo al consumo, comprensivo di Iva, in Italia è il più alto dell’Uem, dato che l’Italia è al 2° posto in Eurozona per prelievo dell’Iva”. La situazione diventa ancora più paradossale se il carburante è per uso privato: in questo caso siamo saldamente in testa con un non invidiabile primato.

Analogo discorso anche per la benzina. Sugli 1.4320 euro di prezzo medio praticato alla pompa, la richiesta del fisco assomma a circa i 2/3. Se per assurdo il petrolio fosse gratis (e al netto di costi di raffinazione, trasporto e distribuzione), al momento di fare il pienopagheremmo comunque poco meno di un euro al litro. Volendo invece ribaltare l’ottica al suo inverso, ai prezzi correnti e senza accise e imposte di sorta pagheremmo 44 centesimi ogni litro di carburante. E c’è di più: rispetto alla fine del 2008, quando si registrò un altro sensibile calo dell’oro nero, pagavamo addirittura meno. All’epoca l’Iva era al 20% (ma si applicava su un prezzo medio del barile più alto di circa 15 dollari rispetto all’attuale) e le accise raggiungevano i 42.3 centesimi, per un totale di circa 61 centesimi al litro. Oggi, con l’Iva al 22% – ma ripetiamo: con il petrolio addirittura a livelli più bassi – si è a quasi 85 centesimi per litro di preziosa benzina. Il tutto grazie ad un meccanismo perverso per il quale l’Iva non viene applicata sul prezzo industriale, ma dopo che a questo sono state applicate le accise. Una vera e propria tassa sulle tasse, in barba agli elementari principi che dovrebbero regolare le norme tributarie.

Filippo Burla

 

fonte: http://curiosity2015.altervista.org/x4863-2/

Correva l’anno 1941 e in Italia già esisteva l’auto elettrica. E poi? E poi, evidentemente, le lobby non erano d’accordo!

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Correva l’anno 1941 e in Italia già esisteva l’auto elettrica. E poi? E poi, evidentemente, le lobby non erano d’accordo!

 

L’auto elettrica già girava in Italia nel 1941

Questo filmato dell’Istituto Luce mostra come l’auto elettrica fosse realtà nel nostro Paese già 75 anni fa.

Futurista, agile, ma soprattutto ad emissioni zero. Era così l’auto elettrica nel 1941, non alimentata con benzina che serviva per scopi bellici. Se a questo ci aggiungiamo l’idea prettamente autarchica di prodursi tutto da soli e il nostro scarso possesso di materie prime, ecco spiegato l’impulso dato all’invenzione di prototipi del genere.

Ancora non si conoscevano le enormi potenzialità dell’eolico e del solare, quindi non possiamo parlare di energia “pulita” al 100%, anche se in quel periodo venivano create centrali idroelettriche per sfruttare la forza dell’acqua.

Il filmato è la riprova di come 75 anni fa stessero veramente avanti.

guarda il video QUI

E proprio ieri si è venuti a sapere che nel 2015 c’è stato un vero e proprio boom di auto elettriche nel mondo. Se ne contano ormai più di un milione, con un incremento delle vendite pari al 70% rispetto all’anno prima.

Sono stati quasi 500mila, i mezzi a trazione elettrica immatricolati nel 2015. A dirlo è l’IEA, l’agenzia per l’energia dell’OCSE, che ha riscontrato come la maggior parte di questi veicoli abbia riscosso apprezzamento soprattutto in Cina, una della Nazioni più inquinate al mondo. Il paese orientale è affiancato ovviamente da Olanda e Norvegia, Stati in cui tra meno di dieci anni non si potranno acquistare automobili alimentate a benzina.

“Le auto elettriche sono circa 10 anni indietro all’eolico e al solare in termini di diffusione e sviluppo tecnologico – ha dichiarato l’economista capo dell’IEA, Laszlo Varro -, tuttavia questa tecnologia sta prendendo l’abbrivio. Le auto elettriche conquistano sempre più l’immaginario del consumatore”.

Il merito va anche ascritto all’aumento esponenziale dei distributori di ricarica, aumentati lo scorso anno nella sola Cina del 350%. Nel 1941, ovviamente, non c’erano. Poi ci si è messa la guerra a fare tutto il resto, e dopo, vuoi per la volontà delle lobbies del petrolio, vuoi per la sovrabbondanza degli idrocarburi ed infine per l’ancora non nata sensibilità ambientalista, l’auto elettrica è rimasta un prototipo e nulla più.

Ci basta sapere però che il futuro ha radici ben piantate in un passato raccontato solo in parte.

 

tratto da: http://www.lultimaribattuta.it/48126_auto-elettrica-gia-girava-in-italia-nel-1941

 

Rivoluzione ambientale in Olanda: dal 2025 vietate le auto a benzina e gasolio

 

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Rivoluzione ambientale in Olanda: dal 2025 vietate le auto a benzina e gasolio

Una vera e propria “rivoluzione” ambientale quella decisa dal Governo olandese che ha avviato il cammino legislativo per arrivare a vietare, dal 2025, la vendita di automobili con alimentazione a benzina o agasolio, ottenendo oggi una prima approvazione in Parlamento. Il provvedimento è stato approvato grazie al supporto di un ampio fronte politico del partito Laburista PvdA, a cui si sono affiancati anche i deputati dei Liberal Democratic D66, dei verdi GroenLinks e del partito ChristenUnie.

La decisione conferma il forte impegno verso il sostegno, la promozione e l’adozione della green economy del governo olandese che già nel 2013 aveva siglato un “accordo sull’energia” con una quarantina di organizzazioni indipendenti, al fine di promuovere iniziative “verdi” nell’ambito dell’energia, dell’isolamento termico degli edifici e della riduzione della CO2. Lo scorso dicembre l’Olanda, con altre quattro nazioni e otto Stati del Nordamerica, aveva formato la Zero-Emission Vehicle Alliance per arrivare al 2050 alla sola vendita di modelli eco-compatibili. La notizia di oggi arrivata dall’Olanda evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, è una di quelle destinate a lasciare il segno nella storia.

Al contrario, in Italia si fa un passo indietro ed anzichè parlare di economia verde se ne parla poco o niente il dibattito pubblico è monopolizzato dall’inchiesta sul pozzo petrolifero di Tempa Rossa inBasilicata e dal referendum sulle Trivelle del prossimo 17 aprile. I dati della green economy italiana sonospaventosi, basta pensare che sulla benzina, gli italiani pagano accise che risalgono a fatti accaduti 77 anni fa!

Fonte: www.globochannel.com

Olanda: divieto vendita auto benzina e gasolio dal 2025… Da noi, invece, ancora tutti a leccare il c… alle Lobby del petrolio!!

 

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Olanda: divieto vendita auto benzina e gasolio dal 2025… Da noi, invece, ancora tutti a leccare il c… alle Lobby del petrolio!!

 

Una vera e propria rivoluzione ambientale quella decisa dal Governo olandese che ha avviato il cammino legislativo per arrivare a vietare, dal 2025, la vendita di auto a benzina o a gasolio. Ieri, il primo via libera in Parlamento. Il provvedimento è stato approvato grazie al supporto di un ampio fronte politico del partito Laburista PvdA, a cui si sono affiancati anche i deputati dei Liberal Democratic D66, dei verdi GroenLinks e del partito ChristenUnie. La decisione conferma il forte impegno verso il sostegno, la promozione e l’adozione della green economy del governo olandese che già nel 2013 aveva siglato un “accordo sull’energia” con una quarantina di organizzazioni indipendenti, al fine di promuovere iniziative “verdi” nell’ambito dell’energia, dell’isolamento termico degli edifici e della riduzione della CO2.*L’Olanda non è nuova a queste rivoluzioni: il Paese, dove il traffico per strada è creato dall’elevartissimo numero di bici e non dalle auto, nel settembre del 2015 ha annunciato che dal 2018 i suoi treni viaggeranno grazie all’energia eolica; la conversione inizierà già quest’anno.

Ma l’Olanda è anche lo Stato dove c’è un’amministrazione, quella di Rotterdam, sta valutando di mettere al bando l’asfalto sostituendolo con strade di plastica riciclata.

Ecco quello che il Paese ha già fatto. Dopo aver realizzato una pista ciclabile solare a Amsterdam, fatta di calcestruzzo al cui interno sono stati collocati i pannelli, rivestiti da uno strato di vetro temperato, L’Olanda ha installato barriere antirumore in autostrada. I pannelli, coloratissimi, montati sui due lati della carreggiata fanno da isolanti. Niente rumore quindi e tanta energia pulita.

“La notizia – evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” – è una di quelle destinate a lasciare il segno nella storia. Al contrario in Italia si fa un passo indietro ed anzichè parlare di economia verde se ne parla poco o niente, il dibattito pubblico è monopolizzato dall’inchiesta sul pozzo petrolifero di Tempa Rossa in Basilicata e dal referendum sulle Trivelle del prossimo 17 aprile”.

Fonte: http://www.today.it

Quando lo Stato truffa i suoi stessi cittadini: In 48 anni, dal terremoto del Belice al 2015, gli italiani hanno finanziato le ricostruzioni con 145 miliardi di accise sui carburanti. Ne sono però stati spesi solo 70! E gli altri che fine hanno fatto??

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Quando lo Stato truffa i suoi stessi cittadini: In 48 anni, dal terremoto del Belice al 2015, gli italiani hanno finanziato le ricostruzioni con 145 miliardi di accise sui carburanti. Ne sono però stati spesi solo 70! E gli altri che fine hanno fatto??

 

 

Terremoti, con tassa benzina versati 145 miliardi: il doppio di quanto speso per ricostruire

In 48 anni, dal terremoto del Belice al 2015, gli italiani hanno finanziato le ricostruzioni delle zone devastate versando 145 miliardi nominali di accise sui carburanti; il doppio rispetto ai 70 mld nominali spesi dallo Stato per rimettere in piedi le 7 aree colpite negli ultimi decenni (Valle del Belice, Friuli, Irpinia, Marche/Umbria, Molise/Puglia, Abruzzo ed Emilia Romagna). A fare i conti è uno studio della Cgia di Mestre.

Sono 5, infatti, gli incrementi delle accise sui carburanti introdotti in questi ultimi 48 anni per recuperare le risorse da destinare alla ricostruzione delle zone colpite dal terremoto. Dal 1970 (primo anno in cui sono disponibili i dati sui consumi dei carburanti) al 2015 gli italiani hanno versato nelle casse dello Stato 145 miliardi di euro nominali (261 miliardi di euro se attualizzati).

“Se si tiene conto che il Consiglio Nazionale degli Ingegneri stima in 70,4 miliardi di euro nominali (121,6 miliardi se attualizzati) il costo complessivo resosi necessario per ricostruire tutte e 7 le aree fortemente danneggiate dal terremoto (Valle del Belice, Friuli, Irpinia, Marche/Umbria, Molise/Puglia, Abruzzo ed Emilia Romagna), possiamo dire che in quasi 50 anni in entrambi i casi, sia in termini nominali sia con valori attualizzati, abbiamo versato più del doppio rispetto alle spese sostenute”, dettaglia ancora la nota Cgia.

Solo i più recenti, ovvero i sismi dell’Aquila e dell’Emilia Romagna, presentano dei costi nettamente superiori a quanto fino ad ora è stato incassato con l’applicazione delle rispettive accise. ”Ogni qual volta ci rechiamo presso un’area di servizio a fare il pieno alla nostra autovettura – sottolinea il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia, Paolo Zabeo – 11 centesimi di euro al litro ci vengono prelevati per finanziare la ricostruzione delle zone che sono state devastate negli ultimi decenni da questi eventi sismici. Con questa destinazione d’uso gli italiani continuano a versare all’erario circa 4 miliardi di euro all’anno. Se, come dicono gli esperti, questi fenomeni distruttivi avvengono mediamente ogni 5 anni, è necessario che queste risorse siano impiegate in particolar modo per realizzare gli interventi di prevenzione nelle zone a più alto rischio sismico e non per altre finalità”.

 

fonte: http://www.imolaoggi.it/2016/09/03/terremoti-con-tassa-benzina-versati-145-miliardi-il-doppio-di-quanto-speso-per-ricostruire/

Il barile di petrolio a 53 dollari – nel 2014 toccò i 105 dollari e la benzina costava 1,80 Euro. In proporzione ora dovrebbe costare 90 centesimi al litro. Non trovate che c’è qualcosa che non quadra?

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Il barile di petrolio a 53 dollari – nel 2014 toccò i 105 dollari e la benzina costava 1,80 Euro. In proporzione ora dovrebbe costare 90 centesimi al litro. Non trovate che c’è qualcosa che non quadra?

 

Lo sappiamo tutti ormai, in Italia la maggior parte delle cause di un prezzo finale così alto è dovuto alle accise e dall’IVA. Per chi non lo sapesse, le accise sono un tipo particolare di imposta che colpisce un bene nel momento in cui viene consumato, e gravano per buona parte sul prezzo finale, anche di più dell’intero prezzo industriale. L’IVA, al 22 per cento, completa l’opera.

Ma vediamole queste accise:

  • 0,000981 euro: finanziamento della guerra d’Etiopia del 1935-1936;
  • 0,00723 euro: finanziamento della crisi di Suez del 1956;
  • 0,00516 euro: ricostruzione post disastro del Vajont del 1963;
  • 0,00516 euro: ricostruzione post alluvione di Firenze del 1966;
  • 0,00516 euro: ricostruzione post terremoto del Belice del 1968;
  • 0,0511 euro: ricostruzione post terremoto del Friuli del 1976;
  • 0,0387 euro: ricostruzione post terremoto dell’Irpinia del 1980;
  • 0,106 euro: finanziamento della guerra del Libano del 1983;
  • 0,0114 euro: finanziamento della missione in Bosnia del 1996;
  • 0,02 euro: rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004;
  • 0,005 euro: acquisto di autobus ecologici nel 2005;
  • 0,0051 euro: terremoto dell’Aquila del 2009;
  • da 0,0071 a 0,0055 euro: finanziamento alla cultura nel 2011;
  • 0,04 euro: arrivo di immigrati dopo la crisi libica del 2011;
  • 0,0089 euro: alluvione in Liguria e Toscana nel novembre 2011;
  • 0,082 euro (0,113 sul diesel): decreto “Salva Italia” nel dicembre 2011;
  • 0,02 euro: terremoti dell’Emilia del 2012.

Il totale di suddetti incrementi dell’accisa, stabiliti prima dal Regno d’Italia e poi dalla Repubblica Italiana, ammonta a circa 0,41 euro (0,50 euro IVA inclusa). Da precisare che dal 1999 un decreto legislativo permette alle varie Regioni di imporre una accisa autonoma sulla benzina.

A tutto questo si somma la cosiddetta imposta di fabbricazione sui carburanti, che porta il totale finale a 72,42 cent per litro per la benzina verde e 61,32 cent per il gasolio IVA esclusa. Aggiunta anche questa, al 22%, si ottengono 88,35 cent nel primo caso e 74,81 cent nel secondo.

Le accise, anche quelle più vecchie, sono state inserite per reperire nuovi fondi e poi lasciate lì, quasi a stagnare, in modo che su quelle entrate si potesse contare anche quando le reali motivazioni erano ormai concluse. Dopotutto perché annullare una voce delle entrate che permette di avere maggiori fondi e che risulta essere lì da anni?

La prima nacque nel 1935 per opera di Mussolini che con 1.90 lire finanziava la Guerra in Abissinia. Il 5 maggio del 1936 il conflitto giunse a termine, ma qualcuno potrebbe non aver avvisato lo Stato Italiano che ancora conta un’accisa con questa motivazione. Non è l’unica, ma è la più vecchia. Sono molte le accise che non hanno più senso di esserci vuoi perché hanno concluso il loro compito, vuoi perché la situazione che finanziavano non è più in essere.

Pensare che se però è un cittadino a firmare un documento adducendo a una richiesta di denaro, rimborso o che altro, per questioni che non sono più in auge, si rischiano pesantissime sanzioni. Invece lo Stato può.

E fortuna vuole che non siamo parte dell’Impero Romano, che altrimenti tra guerre Puniche, Vallo di Adriano e invasione della Tracia avremmo avuto un bel po’ di accise in più…

By Eles

 

Io, benzinaio onesto, vi racconto le truffe sul carburante

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Io, benzinaio onesto, vi racconto le truffe sul carburante

 

Come difendersi dalle truffe alla pompa di benzina. Un benzinaio ci spiega gli imbrogli dei colleghi disonesti.

Solo due iniziali e il coraggio di parlare. G.P. è un giovane gestore di una pompa di benzina. Problemi non ne vuole avere e, quindi, preferisce l’anonimato, ma decide di raccontarmi cosa c’è dietro le truffe sul carburante.

Truffe diffuse sul tutto il territorio nazionale, come conferma la Guardia di Finanza che nel suo piano di controllo estivo ha visitato 905 distributori stradali di carburante, contestato oltre 200 violazioni, sequestrato più di 354 mila litri di prodotti petroliferi e denunciato i responsabili.

“I metodi per truffare il cliente esistono e spesso vengono messi in pratica da chi è senza scrupoli o da gestori spinti dalla disperazione per la crisi del settore. Un abitudine che danneggia i clienti, ma anche chi lavora onestamente”

Quali metodi vengono usati per le truffe?

“Principalmente quattro.

  1. Viene manomesso il distributore che emette meno di ciò che risulta al cliente. Vi faccio un esempio. Se la pompa eroga il 3-4% in meno, ogni 100 litri di benzina, 3 litri potranno essere rivenduti illegalmente, ogni 100 mila litri rimarranno nel serbatoio circa 3 mila litri che oltretutto verranno venduti senza pagare le tasse. Ecco che un piccolo/medio distributore avrà intascato, solo dalla truffa, 4.500 euro in un mese. Ad essere coinvolto in questo imbroglio non è solo il gestore della pompa, ma anche il tecnico che fa la manutenzione e che manomette il contatore o fa finta di non accorgersi della manomissione.
  2. Il secondo metodo è spesso perpetrato dai dipendenti della pompa, a volte con la complicità del gestore. Viene usato nei momenti di punta, quelli in cui tante macchine sono in fila per fare rifornimento e i guidatori sono distratti. Succede che l’inserviente dopo aver fatto il pieno alla prima auto mette un fermo alla pistola erogatrice e la macchina non si azzera. Se la prima auto ha messo 10 euro e la seconda chiede 50 euro, il contatore partirà da 10 invece che da zero. E dieci euro saranno intascati dall’inserviente. Con questo sistema c’è chi riesce a rubare anche 200-300 euro al giorno.
  3. Altro sistema, ormai meno usato, la benzina allungata, un metodo che oggi viene praticato soprattutto da gestori disperati per pagare qualche debito, visto che le conseguenze negative arrivano a breve giro. Funziona così. In una cisterna che contiene 10 mila litri di carburante vengono aggiunti circa 500 litri di olio esausto. In passato molti benzinai disonesti lo facevano visto che le automobili bruciavano di tutto, oggi le macchine moderne dopo un chilometro si fermano se la benzina risulta sporca.
  4. L’ultimo sistema è il più remunerativo e coinvolge non solo il gestore ma anche chi fa manutenzione, chi trasporta il carburante e almeno un paio di persone che lavorano nella casa madre e rubano la materia manomettendo i registri. Si tratta della benzina a nero. Il carico viene venduto ad un terzo del costo (circa 50 centesimi a litro). Se considerate che una cisterna contiene 39 mila litri, il guadagno per il gestore della pompa è di 40 mila euro netti, visto che essendo a nero, non paga le tasse.

Insomma i metodi ci sono, ma gli onesti come me lavorano su strada, alle intemperie, a rischio rapina. Consideri che su mille litri venduti abbiamo un guadagna di 40 euro circa e che ogni mese dobbiamo anticipare 60-70 mila euro di spese. Insomma con una pompa di benzina cittadina medio piccola, tolte le spese per i dipendenti e la materia, si guadagnano circa 1.500 euro al mese, potrà capire che di soldi ne passano tanti, ma pochi se ne fermano.”

In effetti posso dirlo pensavo guadagnaste di più. G.P. sorride e prima di salutarmi si raccomanda: “Macché.. e poi capita pure qualche cliente disonesto che ti paga con i soldi falsi. Lo scriva che pure a noi ci fregano.”