Coca Cola, Pepsi e Danone: le multinazionali stanno consumando tutta l’acqua del Messico

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Coca Cola, Pepsi e Danone: le multinazionali stanno consumando tutta l’acqua del Messico

Coca Cola, Pepsi e Danone stanno prosciugando il Messico. Le multinazionali, infatti, godono di speciali concessioni per lo sfruttamento delle falde acquifere, ma non sono adeguatamente controllate, e oltretutto pagano delle tasse irrisorie per questo, nonostante detengano l’82 per cento del mercato in termini di vendite totali. Un disastro ambientale, oltre che umano.

Questa la denuncia di Léo Heller, Relatore Speciale sul diritto umano all’acqua potabile e all’igiene dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), che ha presentato un rapporto al quale hanno collaborato 101 organizzazioni umanitarie. Come riportano i media locali, il rapporto presentato da Heller dipinge una situazione gravissima e destinata a peggiorare, che sta impoverendo il Messico di acqua e di risorse.

Solo per citare un esempio, la Coca Cola paga 2 mila e 600 pesos per ciascuna delle 46 concessioni per il prelievo delle acque sotterranee all’anno (un totale, dunque, che non arriva a 120 mila pesos), ma solo nel 2007 ha ottenuto guadagni per 32 miliardi e 500 milioni di pesos. Anche senza conoscere il cambio e il potere di acquisto, il confronto appare piuttosto inquietante.

Heller ha poi spiegato che nel corso del 2014 l’industria mineraria ha sfruttato 437 milioni di metri cubi di acqua, sufficienti a soddisfare le esigenze dello stesso periodo di tutta la popolazione degli stati messicani Baja California, Colima, Campeche e Nayarit. Un prosciugamento senza precedenti, che calpesta tutti i diritti umani all’acqua potabile.

E questa è solo una punta di un iceberg triste e molto pericoloso: le società di estrazione mineraria godono di privilegi fiscali incomparabili che hanno dato loro la possibilità di mettere a disposizione le risorse naturali della Nazione a beneficio di pochissimi.

Le recenti riforme hanno conferito al settore minerario ed energetico carattere di pubblica utilità, rendendo l’esplorazione e l’estrazione di risorse di interesse per la Nazione e l’ordine pubblico, privilegiando queste attività rispetto a qualsiasi altra.

fonte: https://www.greenme.it/consumare/acqua/23970-multinazionali-acqua-messico

Cosa c’è nell’acqua che ci fanno bere? Report fa analizzare 32 bottiglie delle principali marche …Il risultato è impressionante: dall’Arsenico al Berillio a quantità industriali di manganese…!

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Cosa c’è nell’acqua che ci fanno bere? Report fa analizzare 32 bottiglie delle principali marche …Il risultato è impressionante: dall’Arsenico al Berillio a quantità industriali di manganese…!

Berillio nell’acqua minerale, una sostanza che lo Iarc ritiene cancerogena, eppure non c’è nessuna legge che stabilisca che non possa essere contenuta in ciò che beviamo.

Il riassunto è un cane che si morde la coda. L’inchiesta di Report ‘Chiare, fresche e dolci acque’ del 5 giugno a firma di Claudia Di Pasquale mette a nudo il mondo delle acque minerali.

Dalla sorgente alle nostre tavole per capirne l’origine e la commercializzazione. Un mercato in crescita perché secondo Report si spendono ogni anno mediamente 3.5 miliardi di euro e si imbottigliano 14 miliardi di litri.

Ciò fa degli italiani, il popolo che dopo i messicani ne consuma di più con quasi 200 litri a testa. Eppure c’è un’enorme confusione rispetto ai parametri da rispettare sulla presenza o meno di alcune sostanze, sia che si tratti di acque minerali che del rubinetto.

Sull’arsenico non ci sono dubbi, ovvero che il massimo consentito è di 10 microgrammi per litro, al di sopra l’acqua diventa non potabile.

L’analisi di 32 acque minerali

Report ha fatto analizzare 32 acque minerali, tra le più note e tra quelle che si erano distinte in uno studio realizzato dall’università di Napoli per la presenza di alcuni valori.
I risultati sono tutti nella norma, ma alcuni marchi contengono quantità più elevate di arsenico, come ad esempio la Levissima che raggiunge quota 6, mentre la migliore è la San Benedetto che ne ha 0,40, mentre la Ferrarelle 4,47.

Ma fin qui niente di eccezionale perché comunque tutte rispettano le norme stabilite, ciò che preoccupa è invece la presenza di livelli elevati di berillio:

Ma “uno può assumere tranquillamente acqua che contiene berillio e chi la produce non è assolutamente fuori legge perché non c’è la legge”, dice durante la trasmissione Benedetto De Vivo, professore di Geochimica all’Università Federico II di Napoli.

Altra domanda di Di Pasquale: “Oggi il limite del manganese è di 50 microgrammi per l’acqua potabile ma 500 per le acque minerali, perché?”

Per quanto riguarda l’alluminio Luca Arcangeli, direttore sanitario dell’Arpa Lazio, precisa che il limite per le acque potabili “è di 200 microgrammi per litro, mentre per le acque minerali non ha limite”. Per il fluoruro invece “le acque potabili hanno un limite di 1,50 e quelle minerali di 5”. –

La giornalista chiede ancora se è corretto che ci siano differenze tra acque potabili e acque minerali. “E’ corretto e lo fa il legislatore non è che le facciamo noi le leggi. Sono per altro norme che rispecchiano direttive europee”, risponde il vice presidente di Mineracqua, Ettore Fortuna. Insomma un approfondimento che lascia ancora troppo dubbi…

Per visualizzare i Risultati del test Clicca qui 

Per rivedere la puntata Clicca qui

tratto da: https://www.greenme.it/consumare/acqua/24137-acqua-bottiglia-report

 

I fantastici ghiaccioli fatti con acque inquinate. Come? Non li mangeresti? …E allora perchè li stai preparando per i TUOI figli…???

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I fantastici ghiaccioli fatti con acque inquinate. Come? Non li mangeresti? …E allora perchè li stai preparando per i TUOI figli…???

Questi “Ghiaccioli” sono stati confezionati congelando acque inquinate da varie località. L’idea arriva da Taiwan, più precisamente dalla National Taiwan University of Arts , e parte dal progetto di tre studenti: Hung I-chen, Guo Yi-hui, and Cheng Yu-ti.

guarda il video QUI

I ragazzi hanno deciso di usare i campioni prelevati da 100 luoghi differenti e congelarli, dopo essersi resi conto di una triste, impressionante verità: quasi il 90% di quelle acque conteneva plastica. Per far si che potessero esporre i ghiaccioli senza che si sciogliessero, li hanno poi ricreati usando resina di poliestere.

I tre studenti hanno anche progettato un involucro per ogni tipo di ghiacciolo, con su scritto il nome de luogo da cui proviene ogni campione.

Il loro lavoro è stato premiato con il Youg Pin Design Award ed esposto al World Trade Center di Taipei.

Il Pacific insitute calcola che ogni giorno vengono sversati nelle acque del mondo 2 milioni di tonnellate di liquame fognario. Un dato che deve far riflettere.

fonte: http://coscienzeinrete.net/arte/item/2990-gli-impressionanti-ghiaccioli-fatti-con-acque-inquinate

Tu non lo mangeresti uno di questi ghiaccioli?

E perchè dovrebbe mangiarlo TUO figlio?

Riutilizzate le bottiglie di plastica? Non fatelo mai più, è pericolosissimo per la salute!

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Riutilizzate le bottiglie di plastica? Non fatelo mai più, è pericolosissimo per la salute!

 

Riutilizzare le bottiglie di plastica è rischioso, quasi quanto leccare i giocattoli del cane o la tavoletta del water!!

Chissà quante volte vi sarà capitato di usare più di una volta la stessa bottiglietta di plastica, magari per portarla con voi quando andate in palestra o semplicemente per tenerla in auto e averla a portata di mano ma mai vi dovesse venire sete mentre siete alla guida. E’ una cosa che facciamo più o meno tutti, una volta finita magari la riempiamo di nuovo perché in casa abbiamo le bottiglie da un litro e mezzo o due e non sono così pratiche per portarle appresso. Bene, da oggi non fatelo più! Potrebbe essere molto pericoloso per la vostra salute. Quanto a igiene è una delle pratiche più sbagliate che si possano mai fare: per intenderci, non sarebbe molto diverso da leccare il giocattolo del vostro cane.

A aprire il vaso di pandora la nota azienda di fitness TreadmillReviews che ha curato una dettagliata ricerca sull’argomento, evidenziando come accanto e dentro al tappo, si accumuli una quantità impressionante di germi, tali quanti ne sono concentrati sui giocattoli dei nostri amici a quattro zampe, o sulla tavoletta del water.

Analizzate in laboratorio, le bottiglie usate per una settimana da una persona normale presentavano in media 313.000 unità formanti colonie di batteri per centimetro quadrato. Le bottiglie usate da un’atleta ne presentavano ben 900.000.

Se volete riutilizzare le bottiglie di plastica quindi, è fondamentale lavarle accuratamente prima di riempirle nuovamente. L’ideale sarebbe comprare quelle con l’apertura a ‘squeeze’ o optare per le bottiglie in vetro leggero che sono sicuramente meno pericolose per la nostra salute.

fonte: http://curiosity2015.altervista.org/riutilizzare-le-bottiglie-plastica-rischioso-quasi-quanto-leccare-giocattoli-del-cane-la-tavoletta-del-water/

 

Bevi acqua in bottiglie di plastica? Ecco cosa devi assolutamente controllare prima di acquistarla!

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Bevi acqua in bottiglie di plastica? Ecco cosa devi assolutamente controllare prima di acquistarla!

Generalmente è sconsigliabile l’acquisto di acqua in bottiglie di plastica. Questo sconsiglio non deriva soltanto dall’aspetto ecologico, ma anche per il bene della nostra salute.

Ormai anche i sassi sanno che l’uso indiscriminato della plastica ha causato (e causa) non pochi danni all’ambiente. La plastica è una sostanza che il nostro pianeta fà fatica a metabolizzare, più o meno come un alimento che facciamo fatica a digerire.

Nel caso comunque si decida di bere l’acqua nelle bottiglie di plastica sarebbe opportuno controllare prima le etichette.
Perché
Le lettere presenti nel simbolo del riciclo, come PP e HDP, ci dicono tanto sulla plastica stessa. Questo è quello che bisogna sapere:
Se nell’etichetta c’è scritto PET o PETE (Polietilene tereftalato), la plastica delle bottiglie può aver contaminato l’acqua con metalli e sostanze chimiche in grado di influenzare l’equilibrio ormonale nel vostro corpo.
Se nell’etichetta c’è scritto HDP o HDPE (Polietilene ad alta densità), l’acqua presente nella bottiglia molto probabilmente  non è stata contaminata da nessuna sostanza nociva.
Se nell’etichetta c’è scritto 3V o PVC (Cloruro di polivinile), non bisogna assolutamente bere quell’acqua. Questo tipo di plastica rilascia sostanze chimiche tossiche che influenzano il nostro equilibrio ormonale.
Se nell’etichetta c’è scritto LDPE (Polietilene a bassa densità) è molto strano. Perché l’LDPE è usato soltanto per fare i sacchetti di plastica.
Se nell’etichetta c’è scritto PS (Polistirene o Polistirolo), la plastica potrebbe rilasciare sostanze cancerogene. Solitamente questo materiale viene utilizzato per la produzione di tazze da caffè americano (stile Starbucks) e i contenitori per cibo da fast food.
Se nell’etichetta c’è scritto PC (Policarbonato) oppure non c’è nessuna etichetta, molto probabilmente la plastica contiene la BPA (Bisfenolo) un distruttore endocrino. Questo tipo di materiale è usato spesso nella produzione di contenitori per alimenti e borracce per l’acqua (come quelle dei ciclisti).
DA: panecirco.com

 

Acqua senza contaminanti né pesticidi: la nuova tecnica del MIT che potrebbe cambiare il mondo!

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Acqua senza contaminanti né pesticidi: la nuova tecnica del MIT che potrebbe cambiare il mondo!

 

Acqua senza contaminanti nè pesticidi. La tecnica di purificazione proposta dal MIT in collaborazione con l’Università Tecnica di Darmstadt (Germania), pubblicata su Energy and Enviromental Science, promette di eliminare residui chimici, prodotti farmaceutici e pesticidi. Il processo potrebbe essere di grande aiuto in particolare ai Paesi in via di sviluppo, dove l’acqua è spesso ricca di contaminanti.

La tecnologia si basa su un processo elettrochimico. Piccole superfici vengono rivestite con materiali ad hoc in grado di caricarsi positivamente o negativamente a seguito di opportune reazioni chimiche. A questo punto viene indotta una corrente elettrica sulle superfici, che entrano in contatto con l’acqua inquinata. I composti indesiderati reagiscono con la superficie e vengono dunque eliminati.

Il processo è particolarmente utile per eliminare selettivamente gli inquinanti organici, potenzialmente dannosi anche in quantità minime. Ma soprattutto funziona in condizioni di temperatura e pressione piuttosto blande, quindi economicamente conveniente.

“I sistemi attuali usati per trattare tali contaminanti in basse concentrazioni funzionano con filtrazione a membrana, costosa e poco efficace con concentrazioni molto basse ha spiegato Xiao Su, che ha collaborato alla ricerca – oppure tramite elettrodialisi e deionizzazione capacitiva, che spesso richiedono elevate tensioni in grado di generare “reazioni collaterali”.

Niente di tutto questo con la tecnica proposta dal Mit, “estremamente significativa, poiché estende le capacità dei sistemi elettrochimici fino alla rimozione altamente selettiva degli inquinanti chiave, come dichiarato da Matthew Suss, professore di ingegneria meccanica dell’Istituto di tecnologia Technion in Israele, non coinvolto in questo lavoro.

Come tutte le tecnologie emergenti, comunque, non si può gridare al miracolo e alla rivoluzione in atto. Saranno necessari altri studi, in particolare in condizioni reali e sulla lunga durata, prima di poter dichiarare la vittoria. Ma soprattutto, sarà necessario verificarne l’effettiva economicità per i Paesi in via di sviluppo, dove il problema acque è particolarmente sentito.

Il prototipo, comunque, ha raggiunto oltre 500 cicli, per gli scienziati un risultato molto promettente.

Roberta De Carolis

guarda QUI il video

 

fonte: https://www.greenme.it/consumare/acqua/23904-acqua-purificazione-mit

Coca Cola: ci stiamo bevendo il pianeta e la nostra salute

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Coca Cola: ci stiamo bevendo il pianeta e la nostra salute

 

Il 3 aprile la trasmissione di Rai3 Report ha parlato della Coca Cola, la bevanda più conosciuta al mondo. Con 2 miliardi di bottiglie vendute al giorno e oltre 500 marchi distribuiti in 200 Paesi, questa multinazionale è senza dubbio un successo planetario. Ma questo successo quanto ci costa? Tantissimo! La Coca Cola è un vampiro che succhia acqua e vende zucchero.

Per diventare così grande questo marchio ha lucrato e continua a lucrare sulle spalle dell’ambiente e di tutti noi. Dall’inchiesta di Report emerge quanto questa azienda costi cara al pianeta e ai suoi abitanti, dando indietro pochissimo. Anzi! Causando incredibili danni: alla salute dei consumatori e alla nostra terra. Come tutte le aziende che producono bevande, la Coca Cola ha bisogno di un bene comune: l’acqua. Tanta, tantissima acqua!

In Messico, a San Cristobal de Las Casas, dove si trova il più grande stabilimento di Coca Cola al mondo, c’è una grande carenza di acqua. Qui fino a vent’anni l’acqua era potabile e a disposizione di tutti. Oggi dal rubinetto non esce quasi più niente. E quello che esce è sporco e non si può bere. Con tutto ciò che ne consegue per la salute delle persone e per il benessere della collettività.

Mentre, infatti, le istituzione hanno autorizzato la Coca-Cola a sfruttare la falda acquifera a prezzi irrisori, i cittadini sono a secco. Pochi centesimi per ogni metro cubo di acqua. Un regalo dell’amministrazione alla multinazionale americana che sta causando un danno incredibile alla popolazione. E questo grazie anche all’ex presidente messicano, Vincente Fox, guarda caso ex direttore di Coca Cola Messico.

Pensate che da noi la storia sia diversa? Vi sbagliate. Anche in Italia ci sono quattro stabilimenti Coca Cola e anche qui il discorso è lo stesso. A Nogara, per esempio, la Coca Cola paga circa 13.400 euro alla Regione: un centesimo per ogni metro cubo!

Stessa cosa succede a Oricola in Abruzzo, dove la Coca-Cola paga un canone annuo di 17.200 euro ed estrae in media 400 milioni di litri. Nello stabilimento di Marcianise, in provincia di Caserta, Coca Cola Italia ha tre pozzi e paga per questi tre pozzi 6.100 euro all’anno. Ed estrae dal terreno, mediamente, oltre 210mila metri cubi di acqua. Nell’ultimo anno è arrivato anche 300mila.

Per capire di che cifre stiamo parlando basta considerare che una famiglia italiana in media consuma circa 200 metri cubi di acqua all’anno, in totale, per una spesa che può variare dai 300 ai 600 euro all’anno.

Ma poi tutta quest’acqua che utilizza Coca Cola dove va a finire? Secondo uno studio dell’Università di Twente, se si considera tutto il ciclo produttivo, cioè dalla fabbricazione della bottiglia di plastica, alla coltivazione della canna da zucchero, fino alla realizzazione della bevanda, si possono consumare da 340 a 620 litri di acqua per un solo litro di bevanda prodotta. La Coca Cola ovviamente smentisce: i litri di acqua per litro di bevanda prodotta sarebbero “solo” 70! Alla faccia del “solo”.

Nel 2016 la Coca Cola ha venduto 166 miliardi di litri di bevande… quanta acqua è stata sprecata? E per ottenere cosa? Una bevanda che tutto fa… tranne che bene alla salute!

Ormai è risaputo e convalidato da moltissimi studi che le bevande zuccherate sono causa di aumento di peso e obesità (anticamera di molte altre patologie), diabete e malattie cardiovascolari. Recenti scoperte hanno inoltre collegato i disturbi di apprendimento agli eccessivi quantitativi di zucchero assimilati da merendine e bevande gassate.
Secondo l’OMS lo zucchero dovrebbe rappresentare non più del 10% delle calorie che mangiamo, e anche secondo l’Istituto dei Tumori di Milano dovremmo cercare di consumarne il meno possibile per attuare un’efficace prevenzione contro i tumori.

Come Movimento 5 Stelle abbiamo trattato più volte questa questione che ci riguarda tutti molto da vicino. L’Italia detiene il triste primato europeo del numero di bambini sovrappeso o obesi: 3 su 10 hanno problemi di peso.
Oltre all’intenso lavoro parlamentare sul tema, nel 2015, abbiamo anche organizzato un importante convegno in cui tra gli altri sono intervenuti il prof. Franco Berrino, epidemiologo presso l’Istituto Tumori di Milano e numerosi esperti come Massimo Ilari, Elena Alquati e Ennio Battista, direttore del mensile Vita e Salute, che da anni promuove ZuccheroGiù!, una campagna di sensibilizzazione e di raccolta firme per chiedere ai grandi produttori di alimenti di collaborare alla riduzione della quota di zucchero e di grassi saturi.

Grazie al loro lavoro, alle inchieste come quella di Report, agli studi sul tema sempre più numerosi e ai medici che li divulgano, la piega dello zucchero oggi è conosciuta e potrebbe essere sconfitta da una buona politica, un’informazione e una corretta educazione alimentare.
Peccato che dal Ministero della Salute come al solito tutto taccia. Così come dall’intero Governo che ancora una volta stende tappeti rossi a multinazionali come Coca Cola, pronte a sfruttare le nostre risorse, devastare la nostra terra, inquinare le nostre acque, senza neanche pagare le tasse (la Coca Cola le paga in Svizzera!) lasciandoci le briciole… briciole talmente dolci da farci ammalare.

Come l’industria alimentare ci prende in giro: acqua in bottiglia di 2 marche, stessa fonte, stesso formato, stesso contenuto, ma una costa quasi il doppio dell’altra… perchè?

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Come l’industria alimentare ci prende in giro: acqua in bottiglia di 2 marche, stessa fonte, stesso formato, stesso contenuto, ma una costa quasi il doppio dell’altra… perchè?

 

Acqua Sant’Anna e acqua Eurospin Blues: stesse caratteristiche chimiche e medesima azienda imbottigliatrice. Cambia solo il prezzo che lievita dell’80%

Un lettore ci ha segnalato che le etichette dell’acqua Sant’Anna di Vinadio e dell’acqua Blues minimamente mineralizzata di Eurospin, sembrano proprio identiche. Si tratterebbe di un’altra somiglianza sospetta per la nota acqua di Vinadio, dopo quella dell’acqua Cime Bianche di Carrefour  che  Il Fatto Alimentare aveva trattato alcuni anni fa.

L’acqua minerale Sant’Anna e l’acqua Blues di Eurospin sono entrambe minimamente mineralizzate, hanno cioè un residuo fisso inferiore ai 50 mg/l. In questo caso le etichette delle due bottiglie indicano esattamente  lo stesso residuo fisso pari a “22 mg/l” , anche il grado di durezza come pure la quantità di anidride carbonica disciolta (2 mg/l). Confrontando i risultati delle analisi chimico-fisiche riportate sulle etichette – che non certo casualmente indicano come firma il  dipartimento di biotecnologie dell’Università di Torino – si notano alcune differenze del tutto trascurabili. Queste variazioni possono essere attribuite a normali oscillazioni analitiche, anche alla luce della distanza di tre anni tra le analisi indicate da acqua Sant’Anna (2016) e quelle più datate riportate da Eurospin Blues (2013).acqua blues sant'anna confronto

Perché tutte queste somiglianze? La risposta è molto semplice: entrambe le acque sgorgano dalla stessa sorgente, la fonte Rebruant, che si trova a 1950 metri di quota sulle Alpi cuneesi, e sono imbottigliate da Fonti di Vinadio. L’unica cosa che cambia è il prezzo. Se una bottiglia da 1,5 litri di acqua Sant’Anna costa 0,44 € ( pari a 0,29 €/l), lo stesso formato di acqua Eurospin Blues minimamente mineralizzata costa 0,25 euro (meno di 0,17 €/l). La differenza è circa l’80%. Appare piuttosto chiaro che ci troviamo di fronte a due acque pressoché identiche, che sgorgano dalla stessa sorgente e sono imbottigliate dalla medesima azienda. In questo caso possiamo proprio dire che la differenza di prezzo che si paga alla cassa è dovuta ad un unico fattore: il marchio.

etichetta sant'anna

Etichetta di una bottiglia da 1,5 litri di acqua Sant’Anna di Vinadio
etichetta blues minimamente mineralizzata eurospin

L’etichetta dell’acqua Blues minimamente mineralizzata di Eurospin, imbottigliata da Vinadio

Qui si possono trovare le etichette in alta risoluzione.

 

fonte: http://www.ilfattoalimentare.it/acqua-santanna-vinadio-eurospin.html

Il mare, un “farmaco” gratuito che cura almeno 16 malattie!

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Il mare, un “farmaco” gratuito che cura almeno 16 malattie !!

 

La vacanza al mare può rappresentare una vera e propria cura per molte malattie. Scopri i benefici di acqua, sole e salsedine sull’organismo.

 

Gettate  i farmaci e concedetevi una vacanza al mare. Si proprio lui, il mare, con la sua salsedine, il suo iodio,  la sua aria salsoiodica può rappresentare una vera e propria cura per molte malattie. Le hanno contate:  sono almeno 16.

Quali malattie si curano con il mare

A trarre beneficio da un soggiorno al mare sono le allergie respiratorie (specie da pollini), anemie, artrosi, convalescenze dopo malattie delle vie respiratorie, depressioni, distorsioni, fratture, ipotiroidismo, linfatismo, lussazioni, malattie allergiche della pelle, malattie ginecologiche, malattie reumatiche, osteoporosi, psoriasi, rachitismo.

L´importante è sapere come comportarsi per sfruttare al meglio tutti i benefici che si possono trarre da acqua di mare e sole.I benefici dell’acqua di mare

Ecco alcuni fra i principali benefici delle cure a base di maree, ovvero della talassoterapia.

Migliora il respiro. Ma perché il mare è un amico così prezioso? A renderlo del tutto speciale è il cosiddetto aerosol marino. L’aria, vicino alla costa, contiene una quantità più elevata del normale di sali minerali: cloruro di sodio e di magnesio, iodio, calcio, potassio, bromo e silicio.Provengono dalle onde che si rompono sulla riva e dagli spruzzi di acqua marina sollevati dal vento. I primi a beneficiarne sono i polmoni: la respirazione migliora sensibilmente fin dai primi giorni. Ma l’aerosol marino stimola anche il metabolismo, tonifica la circolazione del sangue e potenzia il sistema immunitario.

Combatte la ritenzione idrica.
Sono in molti a soffrire di ritenzione idrica durante la stagione calda. Nell’acqua marina, infatti, c’è una notevole concentrazione di sali minerali. E questo, per un meccanismo fisico chiamato osmosi, favorisce l’eliminazione, attraverso la pelle, dei liquidi che si erano accumulati nei tessuti. Con grandi vantaggi per la circolazione delle gambe.

Combatte i chili di troppo.I chili di troppo si perdono più facilmente. Il sale stimola le terminazioni nervose dell’epidermide, come conseguenza accelera il metabolismo: il corpo, in pratica, brucia più velocemente i cibi e il grasso.

Rinforza il sistema circolatorio.Per merito della pressione che l’acqua esercita mentre si è immersi, della sua temperatura, che in questa stagione è di circa 20 gradi, e del moto ondoso, che pratica un dolce massaggio su tutto il corpo.

La muscolatura aumenta di tono.Chifa anche qualche bracciata risolve molti altri problemi. Il nuoto rilassa i muscoli, scioglie in fretta le contratture e regala mobilità alle articolazioni bloccate da artrite e artrosi. E poi aiuta intestino e reni, depurando tutto l’organismo