Bambini schiavi e contadini sfruttati come bestie: ecco cosa c’è dietro ai prodotti ortofrutticoli senza dazi che la UE fa arrivare fino a noi!

prodotti ortofrutticoli

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

.

 

Bambini schiavi e contadini sfruttati come bestie: ecco cosa c’è dietro ai prodotti ortofrutticoli senza dazi che la UE fa arrivare fino a noi!

 

BAMBINI SCHIAVI E CONTADINI SFRUTTATI COME BESTIE: ECCO L’ORTOFRUTTA A DAZI-ZERO CHE LA UE FA ARRIVARE IN EUROPA

Dal riso asiatico alle conserve di pomodoro cinesi, dall’ortofrutta sudamericana a quella africana come le arance dall’Egitto gli scaffali dei supermercati dell’Unione Europea sono invasi dalle importazioni di prodotti extracomunitari ottenuti dallo sfruttamento spesso anche grazie alle agevolazioni a dazio zero. E’ quanto afferma la Coldiretti in riferimento al rapporto ‘Best Practices against Work Exploitation in Agriculture’, realizzato dal Milan Center for Food Law and Policy in collaborazione con Coop e presentato al Parlamento europeo.

Riso, conserve di pomodoro, olio d’oliva, ortofrutta fresca e trasformata, zucchero di canna, rose, olio di palma sono solo alcuni dei prodotti stranieri che arrivano in Europa ed in Italia che sono spesso il frutto di un “caporalato invisibile” che passa inosservato solo perche’ avviene in Paesi lontani, dove viene sfruttato il lavoro minorile, che riguarda in agricoltura circa 100 milioni di bambini secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), di operai sottopagati e sottoposti a rischi per la salute, di detenuti o addirittura di veri e propri moderni “schiavi”. E tutto questo accade nell’indifferenza delle Istituzioni nazionali ed europee che anzi spesso alimentano di fatto il commercio dei frutti dello sfruttamento con agevolazioni o accordi privilegiati per gli scambi che avvantaggiano solo le multinazionali.

Un esempio e’ rappresentato dalle importazioni di conserve di pomodoro dalla Cina al centro delle critiche internazionali per il fenomeno dei laogai, i campi agricoli lager che secondo alcuni sarebbero ancora attivi, nonostante l’annuncio della loro chiusura. Nel 2016 sono aumentate del 43% le importazioni in Italia di concentrato di pomodoro dal Paese asiatico che hanno raggiunto circa 100 milioni di chili, pari a circa il 10% della produzione nazionale in pomodoro fresco equivalente. In questo modo, c’e’ il rischio concreto che il concentrato di pomodoro cinese, magari coltivato da veri e propri “schiavi moderni”, venga spacciato come Made in Italy sui mercati nazionali ed esteri per la mancanza dell’obbligo di indicare in etichetta la provenienza.

Un problema che riguarda anche il riso straniero i cui arrivi in Italia hanno raggiunto il record nel 2016, con una vera invasione da Oriente da cui proviene quasi la meta’ delle importazioni secondo il Rapporto Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalita’ nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare. L’aumento varia dal +489% per gli arrivi dal Vietnam al +46% dalla Thailandia per effetto dell’introduzione da parte dell’Ue del sistema tariffario agevolato per i Paesi che operano in regime EBA (Tutto tranne le armi) a dazio zero. Un regalo alle multinazionali del commercio che sfruttano gli agricoltori locali, i quali subiscono peraltro lo sfruttamento del lavoro anche minorile e danni sulla salute e sull’ambiente provocati dall’impiego intensivo di prodotti chimici vietati in Europa.

Rilevanti sono anche le importazioni di nocciole dalla Turchia sulla quale pende l’accusa per lo sfruttamento del lavoro delle minoranze curde, ma il problema dello sfruttamento riguarda anche le rose dal Kenya per il lavoro sottopagato e senza diritti, i fiori dalla Colombia dove e’ stato denunciato lo sfruttamento del lavoro femminile o la carne dal Brasile dove e’ stato denunciato il lavoro minorile. Le banane sono il terzo frutto piu’ consumato in Italia, ma su quelle che vengono dall’Ecuador sono stati segnalati trattamenti chimici fuorilegge in Europa, mentre lo zucchero di canna, divenuto di gran moda, viene ottenuto in Bolivia in piantagioni dove si segnala l’abuso di stimolanti per aumentare la resistenza al lavoro.

Ma ci sono trattative in corso anche per i prodotti frutticoli con i Paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay) dove non ci sono le stesse norme di tutela di lavoro vigenti in Italia. L’Argentina, che e’ nella lista nera del dipartimento di Stato americano per lo sfruttamento del lavoro minorile nelle coltivazioni di aglio, uva, olive, fragole, pomodori, ha aumentato le esportazioni di prodotti ortofrutticoli in Italia del 17% nel corso del 2016. O ancora l’Egitto con le importazioni di ortofrutta in Italia che sono aumentate del 20% nel 2016 rispetto all’anno precedente raggiungendo i 100 milioni di euro. Le fragole dell’Egitto sono indicate dal sistema di allarme rapido UE (RASFF) tra i cibi piu’ contaminati per residui chimici, con le melagrane che superano i limiti in un caso su tre (33%). Ma fuori norma dal Paese africano sono anche l’11% delle fragole e il 5% delle arance che arrivano peraltro in Italia grazie alle agevolazioni concesse dall’Unione europea.

“Non e’ accettabile che alle importazioni sia consentito di aggirare le norme previste in Italia dalla legge nazionale sul caporalato ed e’ necessario, invece, che tutti i prodotti che entrano nei confini nazionali ed europei rispettino gli stessi criteri a tutela della dignita’ dei lavoratori, garantendo che dietro tutti gli alimenti, italiani e stranieri, in vendita sugli scaffali ci sia un percorso di qualita’ che riguarda l’ambiente, la salute e il lavoro, con una giusta distribuzione del valore a sostegno di un vero commercio equo e solidale”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo.

 

tratto da: http://www.stopeuro.org/bambini-schiavi-e-contadini-sfruttati-come-bestie-ecco-lortofrutta-a-dazi-zero-che-la-ue-fa-arrivare-in-europa/

 

Il grano estero spesso (o quasi sempre) è una porcheria? Da Il Fatto Alimentare ecco l’elenco delle 40 marche più vendute di PASTA ITALIANA 100%

grano estero

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

.

Il grano estero spesso (o quasi sempre) è una porcheria? Da Il Fatto Alimentare ecco l’elenco delle 40 marche più vendute di PASTA ITALIANA 100%

 

Molti lettori ci chiedono dove si possa acquistare la pasta italiana prodotta con 100% di semola coltivata interamente nel nostro territorio. Questa è una delle pochissime liste presenti in rete. L’elenco è stato realizzato grazie all’aiuto dei lettori. In genere si tratta di produzioni locali, oppure di una specifica linea totalmente made in Italy appartenente a marchi nazionali.

L’unico marchio presente a livello nazionale con semola made in Italy è Voiello che due anni fa ha fatto questa scelta. Un aspetto da evidenziare riguarda il  prezzo leggeremente superiore. Se 100 grammi di spaghetti costano 0,12-0,15 euro, quelli preparati con 100% di semola italiana lievitano a 0,22 a 0,25 euro. La lista che vi proponiamo non è esaustiva. Se ci sono altre realtà segnalatele alla redazione inviando la foto del prodotto e l’etichetta.

Se ti è piaciuto questo articolo sostieni il Fatto Alimentare (clicca qui)

Marchi di pasta italiana 100%

MARCHIO

QUOTA DI PROTEINE

Alce Nero

– Pasta di grano duro e integrale

– Pasta di Gragnano

– Pasta di grano duro Senatore Cappelli

alcenero pasta

11%

13%

13%

Afeltra

(linea 100% grano italiano)

 afeltra pasta

13,0%

AmoreTerra

100% grano italiano bio varietà cappelli o farro dicocco integrale macinato a pietra.

Pastificata a bassa temperatura.

12,8%

Auchan*

Marchio Auchan

pasta auchan

12,0%

Pasta Baronìa

pasta-baronia-penne

Casa Prencipe

casa prencipe pasta maccheroni

Pasta Cocco

Solo le linee:

“La Sfoglia Pietra Bio”

“La Sfoglia di Farro Bio”

logo Cocco Pasta

Coop ViviVerde pasta di semola e di semola integrale, biologica

(eccetto la pasta di khorasan Kamut)

pasta viviverde coop penne

11,4%

Coop FiorFiore

(eccetto la pasta all’uovo)

poasta coop fiorfiore

14,1%

Di Martino Pastificio

pasta di martino

14,0%

Ecor

pasta bianca

pasta integrale

pasta semintegrale di farro

ecor pasta penne rigate

Felicetti Grano duro biologico

felicetti bio pasta

Felicetti Monograno

(eccetto la pasta di khorasan Kamut)

monograno felicetti farro matt

14,0%

Floriddia

Azienda agricola biologica

past bio floriddia

12,85%

Pasta Fratelli Minaglia

fratelli minaglia pasta

Gentile

Pastificio Gragnano Napoli

 logo-gentile gragnano napoli pasta

14,0%

Gerardo di Nola 

Gragnano Napoli

logo pasta gerardo di nola

Ghigi

 ghigi pasta logo

12,5%

Girolomoni

girolomoni

12,0%

Grano Armando

 logo_100A%GRANOsotto-01-2

13,5%

Granoro Dedicato

 Granoro Dedicato pasta

13,0%

Granoro Linea Biologica

pasta di semola e di semola integrale, biologica

granoro bio

12,0%

Azienda agraria Guerrieri

aZIENDA AGRARIA guerrieri fusilli

Iris

Pasta biologica

(eccetto la pasta di khorasan Kamut)

iris agricoltura biologica logo

11,0%

Italiamo

Lidl

pasta italiamo lidl

Laporta Pasta

pasta laporta logo

13,5

La Terra e il Cielo

100% EquoBiologico italiano

(eccetto la pasta di khorasan Kamut)

la terra e il cielo pasta firmata logo

La Tosca

Pasta prodotta con solo grano duro toscano

la tosca pasta agrituscan 13

Libera terra

le tre linee: Pasta Bio, Pasta Integrale, Paccheri Artigianali

logo libera terra 12,1

Liguori

Pasta di Gragnano IGP

liguori-Penne-Rigate

14,0% minimo

Mancini

pasta mancini

Martelli

Famiglia di pastai

pasta martelli

Palandri

Pastificio Pasta di semola convenzionale e biologica 100% toscana

pastificio palandri logo

Pasta Jolly

jolly penne pasta 14,0%

Pasta Riccio

marca di Tuodì

Pasta Toscana

logo_pasta_toscana 13,0%

Pastificio dei Campi Gragnano

 pastificio dei campi gragnano logo

14,0%

Pastificio F.lli Setaro

setaro

PrimoGrano

linea dell’azienda Rustichella D’Abruzzo S.p.a.

primo grano rustichella

12,6%

Riscossa

Linea Riscossa Bio integrale da grano 100% italiano

riscossa bio integrale pasta

Rummo

Linea Biologica Integrale da grano 100% italiano

fummo pasta bio integrale 12,00%

Santacandida

Pasta con grano khorasan 100% italiano

santa candida khorasan grano pasta

13,80%

Sgambaro

 logo_sgambaro

15,0%

Simply*

Linea standard Simply market

Simply pasta

Simply* Bio

pasta simply bio

Simply* Passioni

simply passioni

Spigabruna bio

Grano di Pietrelcina (BN)

pasta spigabruna bio

Terra di luce

prodotta con grano duro delle Colline Pisane

terra di luce penne pasta

Valle del Grano

 Unknown

13,0%

Verrigni

logo-pasta verrigni

Voi

contiene solo grano duro siciliano

dei supermercati Iper

pasta voi iper

Voiello

 voiello pasta-penne

14,5%

 

 © Riproduzione riservata

18 milioni di americani affetti da celiachia e disturbi intestinali. …E ci vengono ancora a raccontare che i cibi OGM non fanno male !!!

celiachia

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

.

 

18 milioni di americani affetti da celiachia e disturbi intestinali. …E ci vengono ancora a raccontare che i cibi OGM non fanno male !!!

 

N AMERICA, DOVE DA DECENNI SI COLTIVANO LIBERAMENTE PIANTE OGM E I SUPERMERCATI SONO ORMAI INVASI IRRIMEDIABILMENTE DA CIBI GENETICAMENTE MODIFICATI, SI INIZIANO A MANIFESTARE I GRAVI DANNI ALLA SALUTE CAUSATI DA SEMI E CIBI TRANSGENICI (OGM). COME RIPORTATO NELL’ARTICOLO QUI DI SEGUITO, UNO STUDIO EVIDENZIA UN FORTE LEGAME TRA DISTURBI INTESTINALI (CELIACHIA COMPRESA) CHE COLPISCONO 18 MILIONI DI AMERICANI ED IL CONSUMO DI CIBI OGM. QUESTO DEVE ESSERE UN FORTE CAMPANELLO DI ALLARME ANCHE PER NOI IN ITALIA, SOPRATTUTTO PER COLORO CHE CREDONO ANCORA CHE I CIBI OGM SIANO SANI, NUTRIENTI ED INNOCUI PER LA SALUTE. NON DIMENTICHIAMOCI CHE ANCHE QUI IN ITALIA PATOLOGIE COME CELIACHIA, INTOLLERANZE ALIMENTARI ED ALLERGIE SONO IN AUMENTO ESPONENZIALE; CONSIDERANDO CHE OLTRE IL 60% DI CIBI CHE CONSUMIAMO QUOTIDIANAMENTE È CONTAMINATO DA OGM, È ORA CHE INIZIAMO A TIRARE ANCHE NOI LE NOSTRE DOVUTE CONCLUSIONI IN MERITO ALLA PERICOLOSITÀ DI SEMI E CIBI TRANSGENICI E AD AGIRE DI CONSEGUENZA…
Il cibo OGM aumenterebbe il numero di malati di celiachia. A sostenerlo il rapporto presentato dall’Institute for Responsible Technology (IRT) in accordo con i dati pubblicati dallo US Department of Agriculture, dallo US Environmental Protection Agency e da alcune ricerche internazionali pubblicate su numerose riviste scientifiche.
La celiachia è in netto aumento negli USA secondo quanto riferisce Jeffrey M. Smith, direttore esecutivo dell’IRT, che vede nel recente incremento dei casi un possibile coivolgimento degli OGM:
“Un possibile innesco ambientale potrebbe essere rappresentato dall’introduzione di organismi geneticamente modificati (OGM) nelle forniture alimentari statunitensi, a cominciare dalla metà degli anni ’90”.
Bt-toxina, glisofato e altri componenti degli OGM sono collegati a un incremento anche di 5 volte della pericolosità dei disturbi relative all’intolleranza da glutine.
In particolare la BT-tossina negli OGM provoca danni alle cellule degli insetti che se ne nutrono. A quanto dimostrano ulteriori studi questa tossina è resistente anche alla digestione umana e induce nell’uomo stesso le medesime lesioni, spesso interessando le pareti intestinali, l’equilibrio della flora batterica, disturbi alla digestione, l’attivazione immunitaria e le conseguenti reazioni allergiche.
Danni provocati anche da un altro componente, il glucosato, che secondo il rapporto:
“Anche in seguito a una minima esposizione può ridurre in maniera significativa la popolazione di batteri presenti nel tratto digestivo e incentivare la produzione di quelli nocivi.”
Molto sospetto l’improvviso incremento dei casi di intolleranza al glutine in relazione all’introduzione dei cibi OGM secondo il Dr. Tom O’Bryan, esperto di livello internazionale per quanto riguarda i disordini legati al glutine e la celiachia:
“L’introduzione degli OGM è altamente sospetta come possibile responsabile del rapido incremento di disordini legati al glutine negli ultimi 17 anni.”
Ipotesi condivisa dalla Dr. Emily Linder, che in relazione al possibile coinvolgimento degli OGM nelle malattie intesinali ha sperimentato la rimozione dalla dieta degli organismi geneticamente modificati nel post operatorio di alcuni pazienti, notando come i disturbi guarissero più in fretta e in maniera più completa:
“Credo che la presenza nella nostra dieta di OGM contribuisca a incrementare la sensibilità verso il glutine nella popolazione USA“.
I danni riportati dal tratto intestinali non sono gli unici a dimostrare la pericolosità dei cibi OGM ci sono moltissimi studi e casi che evidenzianoaltri gravi ed irreversibili danni causati alla salute dal cibo biotech. Per approfondire l’argomento e conoscere quali sono questi danni scaricate l’eBook completamente gratuito “DOSSIER OGM: Pericoli e danni causati da semi e cibi transgenici” Cliccando Qui.
E’ inoltre indispensabile iniziare a muoverci in prima persona per fermare la minaccia OGM qui in Italia, dove siamo ancora in tempo per farlo. Proprio per questo ha preso il via l’iniziativa “REGIONI LIBERE DA OGM” che potete conoscere cliccando qui.
INFORMIAMOCI ED AGIAMO PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI!
Tratto da Terrarealtime

 

La guerra del Grano – C’è relazione tra pasta fatta con grano di importazione e intolleranze alimentari? …I produttori dicono di NO (ma guarda un po’), coltivatori e l’Università di Napoli dicono di SI!

Grano

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

.

La guerra del Grano – C’è relazione tra pasta fatta con grano di importazione e intolleranze alimentari? …I produttori dicono di NO (ma guarda un po’), coltivatori e l’Università di Napoli dicono di SI!

 

Pasta fatta con grano di importazione e intolleranze alimentari? “Relazione indiretta tra micotossine e celiachia”

Secondo i produttori di pasta il frumento importato è migliore tecnicamente (e costa di più) per via dell’alto contenuto di glutine, ma coltivatori e scienziati sostengono che “in alcuni dei Paesi esportatori (come il Canada) il clima umido favorisce la presenza di micotossine”. Sostanze che, spiega il docente di chimica degli alimenti all’Università Federico II di Napoli Alberto Ritieni, “attaccano il sistema immunitario e rendono il nostro intestino più esposto a diversi disturbi”

La guerra del grano: non solo una questione di mercato, di qualità e di prezzi. Prima di tutto una battaglia per la salute. C’è anche questo dietro le polemiche tra industriali e Coldiretti,che al porto di Bari a fine febbraio ha protestato contro i frequenti arrivi di tonnellate di grano estero. Secondo i produttori di pasta il frumento importato è migliore tecnicamente (e costa di più) per via dell’alto contenuto di glutine, ma coltivatori e scienziati ribattono: “In alcuni dei Paesi esportatori (come il Canada) il clima umido favorisce la presenza di micotossine”. E, come è emerso dall’inchiesta de ilfattoquotidiano.it, i controlli non bastano: né sul grano, né sulla pasta. Il motivo? Anche se le quantità di sostanze tossiche rientrano nei limiti imposti a livello europeo, quelle norme non sarebbero sufficienti ad azzerare irischi. È necessario allora chiedersi di quale natura e portata essi siano.

La Fao ha accertato che un quarto del cibo del mondo è contaminato da micotossine, mentre cresce sempre più il numero di persone che soffrono di intolleranze alimentari. La celiachia è la più frequente. C’è una relazione tra questi dati?Ilfattoquotidiano.it lo ha chiesto ad Alberto Ritieni, docente di chimica degli alimenti all’Università Federico II di Napoli. Che da anni in laboratorio analizza le micotossine nel grano e, quindi, nella pasta. Ne studia gli effetti a breve e a lungo termine. “Ci può essere una relazione indiretta, perché queste sostanze attaccano il sistema immunitario e rendono il nostro intestino più esposto a diversi disturbi” spiega il docente. Gli effetti cambiano completamente a seconda delle quantità assunte dall’organismo: sono minimi in un soggetto sano e in piccole dosi”. Ma quanto si parla di grano e pasta, questo non è il Paese delle piccole dosi.

Micotossine e intolleranze – Secondo i dati dell’ultimo rapporto del ministero della Salute, i celiaci in Italia sono 172.197 (dati del 2014), quasi 8mila in più rispetto al 2013 e 23.500 in più confrontati invece con quelli del 2012. Ma questi sono solo i numeri delle diagnosi, perché lo stesso ministero ha calcolato che le persone che soffrono di celiachia in Italia sono 600mila. Ma c’è davvero un legame tra queste sostanze chimiche tossicheprodotte da funghi e le intolleranze alimentari sempre più diffuse? “C’è una relazione diretta con il sistema immunitariodell’intestino che viene reso più attaccabile” dice Ritieni. Che spiega: “Siamo in una fase precedente a quella dell’intolleranza e della sua degenerazione in qualcosa di più serio, come la celiachia, ma i disturbi alimentari possono trovare campo libero in un intestino che funziona male”.

Il tratto gastrointestinale è la prima barriera fisica contro i contaminanti del cibo, ma è anche il primo bersaglio di queste sostanze tossiche. “Che possono determinare le intolleranzecertamente in modo indiretto, proprio abbassando le difeseimmunitarie dell’organo” sottolinea il professore. Il legame diretto con le micotossine è difficilmente dimostrabile, ma diversi studi hanno rilevato che le cellule epiteliali intestinali sono attaccate da sostanze quali Deossinivalenolo (Don o Vomitossina) e altri tricoteceni di tipo B. “Deprimendo il sistema immunitario il Don provoca una serie di danni a livello gastrointestinale”, dice Ritieni. Al mondo si conoscono oltre 400tipologie diverse di micotossine, di cui il 10 per cento circa considerate a rischio per l’uomo. Sono gli stessi scienziati che, con la dovuta prudenza e al netto del boom del mercato, chiedono di non sottovalutate i dati sulle intolleranze al glutine che, in alcuni casi, provoca la celiachia.

Il nemico numero uno del frumento – Se l’Aflatossina B1 è l’unica micotossina per la quale sono state dimostrate correlazioni con forme di cancro non è la sostanza tossica più presente in assoluto nel grano. Il nemico numero uno del frumento è proprio la Vomitossina: non è cancerogena, ma può causarenausea, vomito e malattie gastrointestinali. “Se assunta in minime quantità l’effetto può non comparire mai – chiarisce Ritieni – a meno che non si parli di soggetti particolarmente sensibili”. Il punto è: si può parlare di quantità minime nel paese della pasta? Ed è qui che entrano in gioco due peccati originali e riguardano entrambi i limiti di Don. “È noto che il valore di Vomitossinaconsentito – ricorda Ritieni – è calcolato su una media europea diconsumi, in cui il secondo paese consumatore di pasta è laGermania con circa 7,4 chilogrammi all’anno contro i 26 chili dell’italiano medio”. In un’audizione in Commissione Agricoltura del Senato, Ritieni aveva già proposto “una proporzionale riduzione dal valore di 1750 microgrammi/kg a 350”. O comunque al di sotto dei 750. Secondo l’esperto “i risultati degli studi fin qui eseguiti suggeriscono di modificare quei limiti”. Cosa si può fare? “Si può percorrere la strada seguita fino a poco tempo fa dalla Francia, che aveva bloccato la commercializzazione dibevande energizzanti. “Potremmo appellarci a un principio di salvaguardia di protezione della salute dei consumatori italiani previsto dall’articolo 23 della direttiva 2001/18/CE” spiega Ritieni.

La tutela dei bambini: le proposte – L’altro peccato originale riguarda i bambini. Al di sotto dei tre anni il valore di Donaccettato è di 200 microgrammi “quindi un bambino di 4 anni può mangiare – per legge – la stessa pasta degli adulti (con i limiti che salgono a 750 microgrammi al chilo pur avendone un peso nettamente inferiore). Questo prevede la normativa europea e le aziende non sono tenute a indicare nulla a riguardo sull’etichetta. Le proposte: “Due le alternative: o portiamo adulti e bambini a 200, oppure dobbiamo calcolare altri limiti di Don per la fascia di età che va dai 3 ai 10 anni, al momento scoperta”. Nel frattempo i bambini cosa possono mangiare? “Mi affiderei ad aziende che utilizzano grano italiano: oggi molte produzioni raggiungono ottime ‘caratteristiche tecniche’ e sotto il profilo delle micotossine si parte in vantaggio. Un clima che protegge le coltivazioni e niente viaggi intercontinentali che favoriscono, invece, le muffe”. E ilbiologico? “Diversi studi mi hanno portato alla conclusione che i prodotti biologici offrono un livello di sicurezza alimentare alto, ma non molto di più rispetto a un prodotto convenzionale, a patto che quest’ultimo sia di alta qualità”. In caso contrario “non c’è gara”.

Contaminazione legale – Tra il 2011-2014 al Polo Alimenti diArpa Puglia è stato svolto un attento monitoraggio sulle micotossine in diversi alimenti: sui 656 campioni, il 18,5 per cento era costituito da cereali e prodotti derivati. Di questi, il 24 per cento è risultato naturalmente contaminato (anche da Aflatossine eDon), ma in regola. “Anche se i controlli vengono eseguiti secondo parametri ben precisi – spiega Ritieni – è ben diverso analizzare un carico di olio (tutto il prodotto è uguale) da un carico di grano (dove ci possono essere parti con muffe, non conservate bene, ma nascoste da frumento in perfette condizioni)”. Campioni non rappresentativi delle derrate agricole possono anche indurre a errori. I dati dell’Arpa, comunque, confermano che spesso i livelli di contaminazione da micotossine non raggiungono i limiti imposti dalla legge, ma questo non significa che non ce ne siano.

Il test sulla pasta – E c’è chi si è preso la briga di analizzare il prodotto finito: la pasta. Lo ha fatto il mensile dei consumatori il Test-Salvagente a gennaio. In laboratorio sono stati passati ai raggi X 15 marchi di spaghetti con lo scopo di svelarne le proprietà organolettiche, ma anche l’eventuale presenza di pesticidi e micotossine. La replica delle aziende non si è fatta attendere: “I nostri prodotti sono conformi alle stringenti normative europee e ai più alti standard di sicurezza per le persone e per l’ambiente”.

Ma veniamo ai risultati: la prima notizia è che tutti i prodotti erano conformi alla legge. Eppure alcuni di essi contenevano pesticidi (in 4 casi) o micotossine. Per quanto riguarda queste ultime, non è stata rilevata nessuna traccia di ocratossina, ma per 5 marchi – Conad, Lidl, Delverde, Carrefour e Coop – sono stati evidenziati valori di Don. Entro i limiti imposti dalla legge per gli adulti ma (giacché le aziende non sono tenute a farlo) non quelli previsti per i bambini al di sotto dei 3 anni. Che non dovrebbero mangiarla, quindi. Invece in molte famiglie, per motivi economici o per comodità, si utilizza la stessa pasta. Per i bambini più grandi? Il legislatore europeo il problema non se l’è proprio posto.

tratto da: http://curiosity2015.altervista.org/5797-2/

Il talco Johnson cancerogeno? È solo la punta dell’iceberg dell’agghiacciante lato oscuro della cosmesi made in Usa!

cancerogeno

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

.

Il talco Johnson cancerogeno? È solo la punta dell’iceberg dell’agghiacciante lato oscuro della cosmesi made in Usa!

Leggi:

Borotalco e Cancro. Johnson & Johnson condannata per la quarta volta! E altri 2400 processi sono in corso. Possibile che una notizia così importante per un prodotto tanto diffuso sia del tutto ignorata dai media? Com’è che il Borotalco è ancora nei negozi? …il potere delle Multinazionali?
Il talco Johnson cancerogeno? È la punta dell’iceberg del lato oscuro della cosmesi Usa

Ha davvero fatto il giro del mondo e sconvolto milioni di famiglie la notizia della condanna della Johnson & Johnson, da parte di una giuria del Missouri, a pagare 72 milioni di dollari di risarcimento alla famiglia di Jacqueline Fox, la cui morte per cancro ovarico è stata legata all’uso quotidiano di Johnson’s Baby Powder e Shower to Shower prodotti a base di talco. Oltre all’entità del risarcimento, a toccare le emozioni più intime di ognuno di noi (almeno di chi ha superato gli “anta”) è il ricordo di come con quanta leggerezza e tenerezza cospargevamo (o eravamo cosparsi) di talco dopo ogni bagnetto.

Ma il caso della Johnson & Johnson è solo la “punta dell’iceberg”, spiega in un bel fondo sul Time Stacy Malkan. Malkan è autore di Not Just a Pretty Face The Ugly Side of the Beauty Industry, letteralmente libro denuncia sul lato oscuro della cosmesi. È anche codirettore di  U.S. Right to Know, portale che ha fatto della denuncia e delle inchieste giornalistiche sul cibo statunitense la sua missione.
Il fatto è che molti prodotti per la cura personale sugli scaffali dei negozi che passiamo sui nei nostri capelli, strofiniamo sulla nostra pelle e mettiamo nelle vasche dei nostri bambini – contengono sostanze chimiche con collegamenti noti ai problemi di salute, senza alcun avvertimento per i consumatori”.
Malkan, spiega che il caso Johnson in realtà non sorprende. E scrive:
Il fatto è che molti prodotti per la cura personale sugli scaffali dei negozi che passiamo sui nei nostri capelli, strofiniamo sulla nostra pelle e mettiamo nelle vasche dei nostri bambini – contengono sostanze chimiche con collegamenti noti ai problemi di salute, senza alcun avvertimento per i consumatori”.
Un problema sottovalutato dai produttori e soprattutto dalle autorità di regolazione, se è vero, come scrive Malkan che
“le aziende negli Stati Uniti sono autorizzate a mettere gli ingredienti in prodotti di cosmesi senza i test di sicurezza necessari e senza divulgare tutti gli ingredienti”.
L’autore che ha lavorato per più di un decennio con la Campagna per la cosmesi sicura, la coalizione dei gruppi sanitari e ambientali in prima linea nella ricerca degli ingredienti utilizzati nei prodotti per la cura personale, racconta di aver inviato centinaia di prodotti in laboratorio per scoprire se contenevano composti non elencati sulle etichette e in molti casi trovandoli.Nel corso della sua attività con la coalizione Campaign for Safe Cosmetics sono state scoperte due sostanze chimiche  collegate al cancro, la formaldeide e al 1,4 diossano, in decine di shampoo e prodotti da bagno per bambini.

“La gente era sconvolta. Due anni dopo, dopo aver riportato che Johnson & Johnson vendeva versioni senza formaldeide dei loro prodotti per bambini in Europa e in altri paesi, la società ha annunciato di riformulare i propri prodotti in tutto il mondo per rimuovere l’ingrediente. Non avrebbe dovuto lavorare in questo modo”.

Ricorda Malkan: “La gente era sconvolta. Due anni dopo, dopo aver riportato che Johnson & Johnson vendeva versioni senza formaldeide dei loro prodotti per bambini in Europa e in altri paesi, la società ha annunciato di riformulare i propri prodotti in tutto il mondo per rimuovere l’ingrediente. Non avrebbe dovuto lavorare in questo modo. Le aziende dovrebbero utilizzare in primo luogo gli ingredienti più sicuri possibile, e il governo dovrebbe tenere conto di questo”.

La differenza tra legislazione statunitense ed europea è evidente per il codirettore di U.S. Right to Know. “In Europa non troverete talco in molte polveri baby, l’idrochinone  nelle creme cutanee, l’acetato di piombo in tinture per capelli o molte altre sostanze tossiche perché sono vietate dai prodotti per la cura personale. Negli Usa potete trovare quelle sostanze nei prodotti per la cura personale, senza alcun avviso sulla salute”.

Negli Stati Uniti, denuncia Malkan, il gruppo di revisione degli ingredienti cosmetici, un organismo non governativo che condivide uffici con l’associazione commerciale del settore cosmetici, è incaricato di determinare se gli ingredienti sono sicuri. Anche se si consiglia di non utilizzare uno, le aziende sono libere di ignorare queste raccomandazioni”.

 

“I consumatori chiedono norme che impediscano alle aziende di  nascondere ingredienti tossici. E le industrie cosmetiche e chimiche stanno combattendo duramente per assicurarsi che non ci siano cambiamenti”.

Ora negli Usa è in discussione un disegno di legge che dovrebbe dare più autonomia di controllo alla Food and Drug Administration, ma per Malken “il disegno di legge deve essere rafforzato; i consumatori chiedono norme che impediscano alle aziende di  nascondere ingredienti tossici. E le industrie cosmetiche e chimiche stanno combattendo duramente per assicurarsi che non ci siano cambiamenti”.

Consclude Malkan: “La cosa più importante che ho imparato dai miei anni per ottenere prodotti di bellezza più sicuri è che quando ci troviamo insieme, possiamo cambiare il mercato. Possiamo cambiare anche prodotti e aziende. Dobbiamo anche cambiare le leggi in modo che i consumatori e le aziende abbiano accesso alle informazioni più idonee per fare le scelte più informate sui prodotti più sicuri.Insieme, possiamo dare al settore della bellezza una trasformazione”.

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/05/30/il-talco-johnson-cancerogeno-negli-usa-e-solo-la-punta-di-un-iceberg/23106/

Il Codacons denuncia il Ministro Lorenzin: non ha tenuto conto dei gravissimi dati sui Vaccini, riportati nel rapporto dell’Agenzia Italiana del Farmaco!

Ministro Lorenzin

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

.

Il Codacons denuncia il Ministro Lorenzin: non ha tenuto conto dei gravissimi dati sui Vaccini, riportati nel rapporto dell’Agenzia Italiana del Farmaco!

 

Vaccini, il Codacons denuncia Lorenzin: non ha tenuto conto del rapporto Aifa

Il Codacons denuncia Beatrice Lorenzin in merito alla questione vaccini: il Ministro non ha tenuto conto dei gravi dati riportati nel rapporto dell’ Agenzia Italiana del Farmaco. La Procura di Roma dovrà accertare se a Lorenzin sia stato illustrata la relazione dell’ Aifa prima che venisse approvato il decreto sull’ obbligatorietà vaccinale per i bambini da 0 a 6 anni. In caso questo risulti comprovato, il Codacons chiede che si proceda contro il Ministro per omissione di atti d’ ufficio. I dati di cui parla il coordinamento per la difesa dei diritti degli utenti verranno presentati il 30 maggio nel corso di una conferenza stampa presso lo Stadio Domiziano, a cui sono chiamate a partecipare alcune famiglie italiane contrarie al decreto sugli obblighi vaccinali. Il Codacons ci ha tenuto a precisare che l’ associazione non è contraria ai vaccini, ma al nuovo decreto e pretende trasparenza da parte delle istituzioni. Una delegazione consegnerà al Capo dello Stato Sergio Mattarella e al Presidente del Senato Pietro Grasso il rapporto segreto dell’ Aifa poco prima della conferenza prevista per mezzogiorno e mezza. Tags: lorenzin vaccini codacons aifa salute.

fonte: https://codacons.it/vaccini-codacons-denuncia-lorenzin-non-tenuto-conto-del-rapporto-aifa/

Le denunce di GranoSalus: il sistema CETA, le navi al veleno e la pasta con glifosato e micotossine “made in Italy”…Ecco quello che dovete sapere sulle porcherie che ci fanno mangiare…!!

 

CETA

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

.

 

Le denunce di GranoSalus: il sistema CETA, le navi al veleno e la pasta con glifosato e micotossine “made in Italy”…Ecco quello che dovete sapere sulle porcherie che ci fanno mangiare…!!

 

Vi raccontiamo uno dei più grandi intrighi ‘pilotati’ dall’Unione Europea dell’Euro. Il CETA – approvato qualche mese fa dal Parlamento Europeo con il voto favorevole dei Popolari e dei Socialisti europei – affonda le radici in un sistema che è già operativo da tempo. Di fatto, contro gli stessi regolamenti comunitari, è stato creato un sistema grazie al quale il grano ‘estero’ pieno di sostanze velenose viene tagliato con il grano duro del Sud Italia. Ci guadagnano le multinazionali. Ci rimettono – in salute – milioni di cittadini. La ‘latitanza’ del Governo regionale. L’attacco di Cosimo Gioia all’assessore Antonello Cracolici e agli europarlamentari siciliani di Forza Italia

Lo spettacolo che l’attuale Governo regionale, a tutti i livelli, continua a dare di sé è deprimente. Ieri sera abbiamo dato notizia del fallimento dell’Associazione Regionale Allevatori della Sicilia. Un fatto gravissimo. Un atto che abbandona gli allevatori della nostra Isola in un momento economico difficilissimo. Stupisce e sconcerta il silenzio del presidente della Regione e dell’assessore all’Agricoltura davanti a una vicenda così grave.

Benessere degli animali – si pensi alle malattie che possono colpire gli stessi animali – ‘tracciabilità’ dei prodotti zootecnici (si pensi all’abigeato, cioè al furto degli animali, e alla macellazione clandestina), produzione di latte, formaggi, carne: ebbene, tutte queste cose che riguardano la vita di ogni giorno dei Siciliani non sembrano interessare all’attuale Governo.

Non c’è da stupirsi. Da qualche giorno in tutta Italia si parla dei controlli avviati sulla pasta industriale da GranoSalus, l’associazione che raccoglie produttori di grano duro di tutte le Regioni del Sud Italia e tanti cittadini. E’ venuto fuori che i più noti marchi di pasta industriale italiana presentano glifosato e micotossine DON.

Ebbene, la Sicilia si trova nel bel mezzo di questa bufera. La nostra Isola e la Puglia producono la maggior parte del grano duro italiano. Nel Sud Italia, per la coltivazione del grano duro, non si usa il glifosato: quanto meno possiamo affermare senza tema di smentite che questo micidiale diserbante non si usa nella fase di maturazione di questa coltura. Dalle nostre parti il grano duro matura naturalmente: il sole e le temperature estive fanno maturare il grano in modo naturale e impediscono la formazione di micotossine DON.

Insomma, se la pasta industriale italiana fosse prodotta con il grano duro delle Regioni del Mezzogiorno d’Italia questo prodotto non dovrebbe contenere né glifosato, né micotossine.

Invece – come hanno certificato le analisi effettuate, per conto di GranoSalus, da un laboratorio estero – la pasta industriale prodotta in Italia contiene glifosato e micotossine.

C’è chi nega l’evidenza, contestando le analisi di GranoSalus. E chi, invece, ammette la presenza di glifosato e micotossine nella pasta che produce, ma, aggiunge, tale presenza è “nei limiti di legge”.

Eh sì: importando grani duri dall’estero è inevitabile produrre pasta con queste sostanze inquinanti. Ma niente paura, niente allarmismo: un po’ di glifosato e un po’ di micotossine DON, nei nostri piatti di ogni giorno – questo è, sostanzialmente il ragionamento di certi industriali della pasta – non fa male alla nostra salute. Perché a noi ha pensato la ‘Grande Unione Europea dell’Euro’ che ci protegge e che ha fissato dei limiti alla presenza di questi veleni.

Ma le cose stanno proprio così? Spiega sulla propria pagina facebook il micologo Andrea Di Benedetto:

“A proposito dei grani esteri importati dai mugnai e i pastai nazionali… si tenga ben in mente che in Canada il limite degli alimenti per maiali, per il DON è 1000 ppb… mentre in Europa per il grano duro ad uso umano è stato fissato, nel 2006, a 1750 ppb. Per cui succede normalmente che tutto quello che in Nord America non si può utilizzare nemmeno per gli animali, trova facile collocazione in Italia”.

Insomma, l’Unione Europea ha stabilito che i cittadini europei possono mangiare un grano duro che in Canada e in Nord America viene considerato così tossico, ma così tossico che non viene dato agli animali per non avvelenarli. Invece in Europa questo grano avvelenato, secondo gli ‘scienziati’ di Bruxelles, può tranquillamente essere utilizzato per la produzione della pasta, del pane, delle pizze, dei biscotti che finiscono ogni giorno sulle nostre tavole!

Fine della follia? No. La ‘Grande Unione Europea dell’Euro’ ci dice che sì, anche se questo grano ‘estero’ contiene glifosato e micotossine, beh, lo possiamo mangiare. L’importante è miscelarlo bene con un grano duro non contaminato. Evitando, comunque, di mangiare più di 5 chilogrammi di pasta al glifosato e alle micotossine all’anno, ci dicono sempre da Bruxelles. Non si sa mai…

Peccato che in Italia il consumo di pasta sia, in media, 4-5 volte superiore a quello raccomandato dalla UE. Morale: ci stanno avvelenando a norma di legge. Ma non ci dobbiamo lamentare.

Non è che possiamo mettere in discussione il business delle grandi industrie della pasta? Siccome si è scoperto che ci stanno avvelenando blocchiamo le importazioni, in Europa, di grani duri al glifosato e alle micotossine? Non se ne parla nemmeno!

Perché a guadagnare, con questo business, non solo solo le grandi industrie della pasta. In cambio di 4-5 milioni di tonnellate di grano duro al glifosato e alle micotossine che, ogni anno, arrivano in Europa, c’è chi, dalla stessa Europa esporta chissà quali prodotti in Canada.

E’ uno scambio alla pari: tu, ‘Europa Unita dell’Euro’, ti prendi il nostro grano duro che noi, qui, non diamo nemmeno agli animali e noi Canada, in cambio, ci prendiamo alcuni dei tuoi prodotti. E magari consentiamo a qualche multinazionale europea, magari tedesca – magari a qualche gruppo che opera nella farmaceutica – di venire da noi a fare business. E consentiamo pure a qualche altra multinazionale di ‘beccarsi’ gli appalti & forniture canadesi nel settore dei servizi (Consip insegna).

Signori, ecco a voi il CETA, il trattato commerciale internazionale che penalizza l’Italia, ma che, nel Parlamento Europeo, è stato voluto e votato da due forze politiche italiane: il PD e Forza Italia!

Per ciò che riguarda l’Italia il sistema si regge sulla riduzione della superficie coltivata a grano duro. E siccome l’80% del grano duro si produce nel Sud Italia (sul restante 20% del grano duro che si produce nel Centro Nord Italia non ci pronunciamo: saranno le analisi di GranoSalus a raccontarci, speriamo presto, la qualità di questo prodotto), ecco che per giustificare l’importazione, nel nostro Paese, di grano duro canadese bisogna fare sparire il grano duro del Mezzogiorno d’Italia.

Come? Semplice: convincendo, con le buone o con le cattive, gli agricoltori del Sud Italia ad abbandonare la coltura di grano duro. E, in effetti, se andiamo a dare un’occhiata alle statistiche ci accorgiamo con, negli ultimi anni, circa 600 mila ettari di seminativi del Sud Italia sono stati abbandonati.

Perché? Risposta altrettanto semplice. Da una parte l’Unione Europea dell’Euro, con un regolamento che si chiama Set-Aside (che in inglese, letteralmente, significa mettere da parte), ha pagato gli agricoltori del Sud Italia per abbandonare i seminativi. Dall’altra parte il mercato del grano di Chicago (ovvero gli Stati Uniti d’America) fa in modo che il prezzo internazionale del grano duro si mantenga basso, per ‘convincere’ i produttori di grano duro del Sud Europa ad abbandonare questa coltura, favorendo i loro amici canadesi.

Ovviamente, il grano duro del Sud Italia non deve sparire del tutto. Non dobbiamo dimenticare che il grano duro estero che arriva con le navi è tossico (in Canada, l’abbiamo ricordato, non lo danno a mangiare nemmeno agli animali). Per potere rendere il grano estero commestibile – cioè per portare la presenza di micotossina DON sotto i limiti di 1750 ppb fissati dalla ‘Grande Europa dell’Euro’ – bisogna miscelarlo. Con quale grano duro? Con quello del Sud Italia che contiene zero micotossine.

Si può fare? No:

“La prassi di miscelare grani contaminati con grani privi di contaminazione al fine di ottenere partite mediamente contaminate (sia pur entro i limiti di legge) è vietata dall’Europa”, si legge sempre nel sito di GranoSalus. Ma la ‘Grande Europa dell’Euro’ chiude un occhio, anzi li chiude tutt’e due… In pratica s’inni futti, come si direbbe dalle nostre parti.

Commenta ancora il micologo Di Benedetto:

“Ecco come si spiega l’invasione in italia di grano di terza, quarta e quinta categoria attraverso i porti dell’intera penisola…”. I milioni di quintali grano duro che arrivano con le navi, dice sempre Di Benedetto, servono “in primis a calmierare il prezzo interno del grano del Sud Italia, ormai relegato a tagliare le nefandezze dei grani per altri usi importati dai campioni del made in Italy”.

Già, perché dopo tutti queste ‘stranezze’ non avallate, ma volute dalla ‘Grande Europa dell’Euro’, la pasta rimane il simbolo del made in Italy! ‘Stupendo’, no?

Già il made in Italy. Perché la pasta industriale italiana non è che finisce solo sulle tavole degli italiane, ma va sulle tavole dei consumatori di mezzo mondo. Mangia che ti passa…

E la Sicilia, la Regione siciliana, il Governo della Regione siciliana – e soprattutto il Parlamento siciliano, che dovrebbe essere il centro delle scelte politiche della nostra Isola – che cosa fanno? Una mazza!

Cosimo Gioia, produttore di grano duro e già dirigente generale del dipartimento Agricoltura della Regione siciliana, messo alla porta qualche anno fa dall’Amministrazione regionale retta, allora, dall’ ‘Autonomista’ Raffaele Lombardo, sempre su facebook, commenta così:

“Mi chiedo: ma cosa sta facendo il Governo regionale sul problema del grano alle micotossine importato? Ho letto e riletto lo Statuto della Regione siciliana e in diversi punti si parla di tutela della salute dei cittadini e di difesa dei prodotti agricoli regionali su cui il Governo regionale ha la piena responsabilità. Cosa fa Crocetta tal proposito? Tace e lo stesso Cracolici… Anzi, il primo – il presidente della Regione Rosario Crocetta – va a collezionare magre figure da quello sfacciato di Giletti che se lo lavora per bene e lo mette in stato confusionale fino a fargli offendere la terra da lui governata; il secondo – l’assessore regionale all’Agricoltura, Antonello Cracolici – gira per fiere e campagna elettorale annunciando mirabilie del suo operato che vengono poi, puntualmente, smentite dai fatti”.

“Ma sul grano – aggiunge Gioia – la salubrità ed il tramonto della cerealicoltura siciliana che è l’asse portante dell’agricoltura regionale, SILENZIO ASSOLUTO… Io, se fossi stato in lui, me ne sarei andato a Bruxelles ad incatenarmi per chiedere il perché il limite dei contaminanti è fatto per un consumo europeo pro capite di 5 Kg di pasta all’anno, quando da noi se ne consumano 30 Kg a testa annui. E i parlamentari europei siciliani che fanno? Votano il CETA che sarà la tomba della granicoltura siciliana…”.

A questo punto Gioia sferra un attacco all’europarlamentare siciliano di centrodestra, Giovanni La Via, ex assessore regionale all’Agricoltura e docente universitario presso la facoltà di Agraria di Catania:

“Non mi meraviglia il voto di alcuni completamente ignoranti della materia, ma La Via, ex assessore all’Agricoltura, come fa a votarlo? E Cicu (Salvatore Cicu, europarlamentare di Forza Italia eletto nel collegio Sicilia-Sardegna ndr) che si dice presente alle problematiche agricole della nostra Isola come fa? Boh, non ci sono parole per definire questi comportamenti ed ogni spiegazione sfugge alla normale ragionevolezza. Intanto il nostro grano continua ad avere un prezzo irrisorio e molti hanno preferito non seminare… Non ci si spunta con i costi perché il costo mezzi tecnici continuano ad aumentare. Lo capiscono questi signori, o no? Io personalmente sono furiosamente incazzato ed aspetto tutti alle prossime elezioni. Vedremo chi avrà il coraggio di votarli, Forza Italia compresa, partito in cui ho militato, che in Europa ha votato in massa sì al CETA”. 

 

P.S.

Come potete notare, il CETA – approvato qualche mese addietro dal Parlamento Europeo – ha alle spalle un lavoro lobbing che affonda le radici negli anni passati. Perché 600 mila ettari di seminativi del Sud Italia non si abbandonano in un anno. C’è, alla base, un disegno criminale che va avanti da tempo. Gli europeisti…

Chi oggi si scaglia contro i dato diffusi da GranoSalus dovrebbe rispondere a una semplicissima domanda: che fine fa tutto il grano che arriva con le navi nei porti italiani?

fonte: http://www.inuovivespri.it/2017/03/03/le-denunce-di-granosalus-il-sistema-ceta-le-navi-al-veleno-e-la-pasta-al-glifosato-e-alle-micotossine-made-in-italy/

Il CETA è ancora peggio del TTIP. È una porcata che serve solo a sacrificare la salute della Gente al business delle Multinazionali! …E infatti il nostro Governo lo ha già approvato nel più totale silenzio dei media complici!

 

CETA

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

.

Il CETA è ancora peggio del TTIP. È una porcata che serve solo a sacrificare la salute della Gente al business delle Multinazionali! …E infatti il nostro Governo lo ha già approvato nel più totale silenzio dei media complici!

 

CETA: il colpo di stato silenzioso procede a tappe. Ok da Governo italiano. Adesso tocca al Parlamento

Il contestato accordo commerciale tra Unione europea e Canada (CETA), firmato il 30 ottobre 2016 e ratificato il 15 febbraio scorso dal Parlamento Ue a Bruxelles, è ora all’attenzione dei vari Governi nazionali che dovranno far ratificare l’accordo ai rispettivi parlamenti. L’ Italia nell’ultimo consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge di ratifica e attuazione del trattato di libero scambio con il Canada. Negative le ripercussioni per il grano duro del mezzogiorno di cui nessun  media nazionale ha dato notizia. E’ questo il mezzogiorno protagonista immaginato dal Governo Gentiloni?

Il cambio di rotta nella politica commerciale europea prosegue negli stati membri. Dopo l’ approvazione del CETA a Bruxelles,  l’ Italia ha dato l’ ok in Consiglio dei Ministri. Nella seduta di mercoledì 24 maggio, il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Angelino Alfano, ha approvato un disegno di legge di ratifica ed esecuzione  dell’Accordo economico e commerciale globale tra il Canada, da una parte, e l’Unione europea e i suoi Stati membri, dall’altra, con allegati, fatto a Bruxelles il 30 ottobre 2016, e relativo strumento interpretativo comune.

L’Accordo – si legge nel comunicato del governo – ha lo scopo di “stabilire relazioni economiche avanzate e privilegiate, fondate su valori e interessi comuni, con un partner strategico”. Si creano nuove opportunità per il commercio e gli investimenti tra le due sponde dell’Atlantico – si legge nello stesso comunicato – “grazie a un migliore accesso al mercato per le merci e i servizi e a norme rafforzate in materia di scambi commerciali per gli operatori economici”.

Il CDM è stato fatto in gran silenzio prima di passare la palla al Parlamento che dovrà ratificare questo accordo nefasto per l’ agricoltura del mezzogiorno e per i consumatori.

Cos’è il CETA?
Il CETA è un documento lunghissimo di 1598 pagine [PDF], che contiene centinaia di articoli. Uno dei suoi effetti principali sarà l’eliminazione della gran parte delle tariffe doganali tra Unione Europea e Canada, ma il trattato contiene anche molte altre disposizioni. Per esempio consente alle imprese europee di partecipare alle gare per gli appalti pubblici in Canada e viceversa. Si stabiliscono il reciproco riconoscimento di titoli professionali e nuove regole per proteggere il diritto d’autore e i brevetti industriali. In base a questo accordo commerciale, le multinazionali potranno andare a fare ‘business’ in Canada nel settore dei servizi. L’accordo prevede anche la tutela del marchio di alcuni prodotti agricoli e alimentari tipici, una clausola fortemente richiesta dagli agricoltori europei. Il trattato taglia fuori il grano che non avendo alcuna protezione né alcun marchio di tutela rischia di essere la cenerentola dell’ accordo. Eppure parliamo del miglior grano duro al mondo: quello del mezzogiorno che mai nessun Governo ha saputo valorizzare e difendere in ambito mondiale.

Il folle accordo commerciale rischia di distruggere la granicoltura del Mezzogiorno d’Italia

Il Canada è il principale competitor nel mercato del grano duro, di cui è il primo paese produttore ed esportatore mondiale. In Canada si producono, grosso modo, due tipi di grano duro: uno buono (quello di 1° grado e 2° grado che i canadesi tengono per loro) e uno pieno di contaminanti (quello di 3°-4°-5° grado). Quello di 3° grado è ufficialmente l’ unico che arriva in Italia, in prevalenza al Porto di Bari e viene quotato al Borsino di Altamura.

Il Canada tiene molto al CETA, perché non sa come “sbarazzarsi” di tutto il grano duro contaminato che produce e che viene fatto maturare artificialmente a colpi di glifosato, il temibile erbicida (seccatutto)  che il Test del Salvagente ha trovato nelle urine delle mamme in gravidanza (come vi abbiamo scritto qui).

Grazie al CETA nessuno sarà più esente da contaminazione da glifosate. Nemmeno Angelino Alfano a cui questo particolare sarà sfuggito perché la Lorenzin non glielo ha fatto notare.

Ci sono numerosi dati sperimentali condotti su cellule placentari ed embrionali umane che dimostrano come il glifosato induca necrosi e favorisca la morte cellulare programmata – ha spiegato Patrizia Gentilini, oncologa e membro del comitato scientifico di Isde, in occasione della conferenza stampa in cui sono stati presentati gli esiti del Test – Quindi si tratta di una sostanza genotossica oltre che cancerogena, come ha stabilito la Iarc, non dimenticando che l’erbicida agisce anche come interferente endocrino”.

Il grano canadese oltre che di glifosate è ricco di DON e Cadmio che noi abbiamo trovato nella pasta italiana con il Test GranoSalus

Gli interessi del Canada si saldano, dunque, con quelli della grande industria italiana della pasta, che fino ad oggi ha utilizzato a piene mani il grano duro canadese, calpestando i divieti dell’ Unione europea sul glifosate. Che al Ministro della Salute sono evidentemente sfuggiti.

E’ bene ricordare che i consumi di pasta nel mondo crescono e le nostre industrie, che hanno la leadership nel mondo della pasta, sono costrette a prendere grano ovunque, che viene miscelato al nostro.

In cambio dei presunti vantaggi che deriverebbero a qualcuno, scrive il blog de I Nuovi Vespri, i canadesi chiedono di potere esportare in Europa i propri prodotti, a cominciare dal grano duro che si produce nelle aree fredde e umide e che in Canada non si consuma: i canadesi, infatti, non sono fessi e sanno benissimo che il loro grano duro fatto maturare con il glifosato fa male alla salute: così lo ‘rifilano’ all’Europa. E pazienza se a pagarne le conseguenze saranno i produttori di grano duro del Sud Italia, insieme ai consumatori!

E’ bene ricordare che il CETA non consentirà deroghe. Insomma: gli interessi delle multinazionali verranno prima degli interessi degli Stati. Se per esempio GranoSalus dovesse permettersi di far causa al Ministro della Salute per far rispettare il divieto sul glifosate, le multinazionali che esportano il grano in Italia si rivarrebbero direttamente sullo Stato italiano.

Un Consiglio dei Ministri silenzioso

Il consiglio dei ministri  si è riunito mercoledì sera in fretta e furia per parlare di questi argomenti senza neanche un minuto di preavviso. Non è stata convocata nessuna conferenza stampa. Una notizia di epocale importanza che è stata sottaciuta dai media? Come mai?

Con l’approvazione in Consiglio dei Ministri del CETA Gentiloni ha scoperto le carte. Insomma, il Partito Democratico non può sottrarsi alle pressioni delle multinazionali che hanno grandi interessi affinché il CETA venga approvato.

Nel frattempo il Ministro per la Coesione territoriale De Vincenti ha annunciato che a Matera il 5 giugno si terrà un convegno su “Mezzogiorno Protagonista: Missione Possibile“. Un mezzogiorno che, dato il flusso delle navi a Bari e dintorni, sta diventando la grande piattaforma logistica del CETA, grazie ad un colpo di stato silenzioso che rischia di pregiudicare il più grande giacimento d’oro dell’Italia.

 

 

L’appello del Nobel per l’economia Joseph Stiglitz al Parlamento Italiano: Non firmate l’accordo TTIP, NON IMMAGINATE NEANCHE COSA STATE PER FIRMARE !! – E infatti, il Governo Italiano chiede ufficialmente di continuare trattative !!

Nobel per l’economia

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

.

 

L’appello del Nobel per l’economia Joseph Stiglitz al Parlamento Italiano: Non firmate l’accordo TTIP, NON IMMAGINATE NEANCHE COSA STATE PER FIRMARE !! – E infatti, il Governo Italiano chiede ufficialmente di continuare trattative !!

 

L’appello del premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz al Parlamento Italiano: Non firmate l’accordo TTIP, NON IMMAGINATE NEANCHE COSA STATE PER FIRMARE !! 

Il premio Nobel per l’economia (2001) Joseph Stiglitz, ospite del Parlamento italiano il 24 settembre 2014, parla del TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership).

L’accordo sul TPP che è stato trovato oggi ad Atlanta fa da apripista al TTIP, l’accordo di libero scambio che (se approvato) raderà al suolo le nostre tipicità agroalimentari e aprirà agli OGM, alla carne agli ormoni e all’arbitrato internazionale per la risoluzione delle controversie: il tribunale al quale si rivolgerà qualunque azienda privata che riterrà che i suoi interessi economici siano stati intaccati dalle politiche degli Stati.

fonte: http://zapping2015.altervista.org/lappello-del-premio-nobel-per-leconomia-joseph-stiglitz-al-parlamento-italiano-non-firmate-laccordo-ttip-non-immaginate-neanche-cosa-state-per-firmare/

TTIP, ITALIA CHIEDE UFFICIALMENTE DI CONTINUARE TRATTATIVE

Ttip: Italia e altri 11 Paesi scrivono lettera a Ue per continuare trattative. Incontro Malmstroem-Froman, prossimo round 3 ottobre a New York.

Continuare i negoziati con gli Usa sull’accordo di libero scambio Ttip, e proseguire con la firma di quello con il Canada, il Ceta. E’ la richiesta che 12 Paesi tra cui l’Italia – ma non Francia e Germania – hanno rivolto alla Commissione Ue in una lettera, in vista della riunione informale dei ministri del commercio che si terrà a Bratislava il prossimo venerdì dove dovranno chiarirsi le reali posizioni dei diversi Paesi, tra loro divisi. Intanto la commissaria al commercio Cecilia Malmstroem ha incontrato oggi a Bruxelles il suo omologo americano Michael Froman, con cui è stato deciso di avviare il prossimo round di negoziati il 3 ottobre a New York.

“Siamo fiduciosi”, scrivono alla Malmstroem il ministro allo sviluppo economico Carlo Calenda e i colleghi di Irlanda, Gran Bretagna, Svezia, Danimarca, Finlandia, Repubblica ceca, Estonia, Lettonia, Lituania, Spagna e Portogallo, “che sarà in grado di raggiungere gli obiettivi in linea con il mandato” ricevuto dai 28 nel 2013. Per questo, sottolineano i 12 stati membri, “ribadiamo il nostro impegno e sostegno dato alla Commissione nei negoziati” e “guardiamo alla continuazione dei negoziati del Ttip con gli Usa”. I ministri dei 12 hanno ribadito il loro sostegno anche all’accordo commerciale con il Canada, che deve più solo essere firmato per entrare in vigore in modo provvisorio. “Aspettiamo la firma del Ceta il 27 ottobre e l’applicazione provvisoria dell’accordo” ritenuto “ampio e profondo” e “basato sulla realtà dei modelli commerciali di oggi”.

Nell’incontro odierno tra Malmstroem e Froman, che si rivedranno anche a Bratislava dove si giocherà una partita cruciale sul futuro dei negoziati con gli Usa, sono stati “discussi i prossimi passi per andare avanti” e, hanno assicurato i due, “abbiamo diretto le nostre squadre per fare il maggior numero di progressi possibili al prossimo round programmato per il 3 ottobre a New York”. Uno dei tentativi, secondo fonti europee, è cercare di lasciare comunque una porta aperta per proseguire le discussioni dopo le elezioni americane, ormai imminenti.

Tratto da Ansa.it

Renzi, Lorenzin e Glaxo …Una storia molto sporca. Ecco tutta la verità sui 10 vaccini obbligatori per il bene degli Italiani… Questi sono crimini contro l’umanità!

Glaxo

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

.

 

Renzi, Lorenzin e Glaxo …Una storia molto sporca. Ecco tutta la verità sui 10 vaccini obbligatori per il bene degli Italiani… Questi sono crimini contro l’umanità!

DOMANDA DA UN MILIARDO DI EURO: GLAXO + RENZI = DDL LoRENZIn?

Facendo su google una ricerca con le parole GLAXO e RENZI ho trovato delle notizie molto, molto interessanti:

Forse non tutti sanno che la casa famaceutica Glaxo adesso si fa chiamare GSK è che è leader mondiale della produzione di vaccini: il vaccino esavalente è una sua creazione!

Questo articolo del fatto del 2014 fa capire di chi stiamo parlando: http://www.ilfattoquotidiano.it/…/case-farmaceutich…/964564/

Leggetevi anche qui https://it.wikipedia.org/wiki/GlaxoSmithKline l’elenco delle condanne della Glaxo.
(La più vergognosa delle condanne è questa: “Nel 2012 un tribunale argentino ha condannato la Glaxo per aver sperimentato vaccini (vaccino contro la malaria) direttamente su bambini di famiglie indigenti, il che ha provocato ben 14 decessi. I paesi in cui è avvenuta questa specie di “sperimentazione umana diretta” sono, oltre ad Argentina anche Colombia, Panama, Bolivia in Sud America. In Africa,invece, s’è provveduto a fare altrettanto in Gabon, Mozambico, Tanzania, Ghana, Benin, Costa d’Avorio, Kenya, Uganda, Repubblica Centrafricana, Malawi, Namibia e Burkina Faso”. – Fonte: www.it.wikipedia.org/wiki/GlaxoSmithKline.)
____________________________

E se invece parliamo di Renzi quello lo conosciamo tutti molto bene 😉

Allora cosa è successo?

– Nel settembre 2014: Il Ministro della Salute LORENZIN va alla CASA BIANCA accompagnata da SERGIO PECORELLI, presidente dell’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) per rappresentare l’Italia e assumersi un importante incarico:
“L’Italia guiderà nei prossimi cinque anni le strategie e le campagne vaccinali nel mondo. È quanto deciso al Global Health Security Agenda (GHSA) che si è svolto venerdì scorso alla CASA BIANCA. Il nostro Paese, rappresentato dal Ministro della Salute Beatrice LORENZIN, accompagnata dal Presidente dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) prof. SERGIO PECORELLI, ha ricevuto l’incarico dal Summit di 40 Paesi cui è intervenuto anche il Presidente USA Barack OBAMA.”
Fonte: http://www.aifa.gov.it/…/italia-capofila-le-strategie-vacci…

Ma un anno dopo il Rettor Professor SERGIO PECORELLI si dimette dall’incarico…

– Nel dicembre 2015 SERGIO PECORELLI, il presidente dell’AIFA si è DIMESSO dopo le ACCUSE SUI LEGAMI DUBBI CON AZIENDE FARMACEUTICHE e società di venture capital! Leggi qui: http://www.corriere.it/…/conflitto-interessi-farmaci-pecore…
E questo è solo l’inizio dei guai del Rettor Professor Sergio Pecorelli, leggi qui cosa riporta la stampa di lui solo un anno dopo dalle sue dimissioni: http://brescia.corriere.it/…/universita-brescia-rettore-ser…

Tornando invece alla nostra ricerca GLAXO-RENZI:

– Sempre nel Dicembre 2015, sotto la Presidenza RENZI lo stabilimento della GLAXO di SIENA (ma anche quello di Verona) era a rischio licenziamenti.
Fonte: http://nuvola.corriere.it/…/siena-127-esuberi-per-gsk-novar…

Addirittura si parlava qualche anno prima di trasferire tutti gli impianti all’estero: “il management di GSK ha varato un piano che prevede la chiusura a breve termine del Centro ricerche e produzione antibiotici di Verona, uno dei due impianti posseduti in Italia dalla società. A rischiare il licenziamento sono più di 600 lavoratori. Delocalizzazioni nel sud-est asiatico, test sui bambini africani, smantellamento dell’apparato produttivo in Europa”
Fonte: http://www.informasalus.it/…/vaccino-malaria-sperimentazion…

Ma, dopo solo 4 mesi dal piano licenziamenti…

– Nell’Aprile 2016 la Glaxo cambia repentinamente strategia industriale e non solo non licenzia più, ma decide di investire in Italia (anzi, guarda un po’, proprio in TOSCANA) UN MILIARDO DI EURO! (2.000 miliardi di lire!!!)
Fonte: http://www.sanita24.ilsole24ore.com/…/vaccini-e-farmaci-gla…

La Domanda sorge spontanea: cosa la politica ha promesso alla Glaxo per condurla a non licenziare e addirittura investire in Italia una cifra astronomica (un miliardo di euro!) e in un modo così repentino?

Il resto della storia lo conoscete…

– Nel Maggio 2017 il consiglio dei Ministri approva il decreto Lorenzin!
Fonte: http://www.corriere.it/…/vaccini-via-libera-consiglio-minis…

Cioè 12 vaccini della Glaxo a tutti i figli da 0 a 16 anni, così se la legge passa, l’Italia sarà anche una testa di ponte per gli altri Paesi.

———————————————-

A VOI LA RISPOSTA ALLA DOMANDA DA UN MILIARDO DI EURO!!!
———————————————

DIFFONDETE, COPIATE, INCOLLATE, CONDIVIDETE, INOLTRATE…
INONDATE LA RETE DI QUESTA VERITA’!!!

TUTTI DEVONO SAPERE!!!

https://www.facebook.com/pietro.abbondanza/videos/10212745643264977/
——————————————————

P.s.: Nel video* c’è Matteo Renzi quando ha presentato lo scorso settembre (guarda caso proprio all’auditorium GSK di Verona) il Piano Nazionale Industria 4.0
Fonte: https://www.gsk.it/…/il-premier-matteo-renzi-presenta-oggi-…

[*.Chi non riesce ad aprire il video in alternativa può vederlo qui: https://www.youtube.com/watch?v=YF8Q8zJwz-g]
—————————————-
Nota: Questo articolo è “work in progress” lo sto integrando e perfezionando con nuovi dettagli che mi arrivano da voi che leggete.
——————————————-

AGGIORNAMENTI:

Ho trovato altre interessantissime domande da fare alla LoRENZIn:

– Ma se noi italiani siamo il popolo più sano del mondo perché proprio noi dobbiamo essere il popolo con il maggior numero di vaccinazioni obbligatori?
Leggi qui: http://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php…

– Ma se la madre attraverso il latte materno trasmette i propri anticorpi al bambino ALLORA perché i bambini allattati al seno non li si vaccina dopo lo spezzamento, anziché vaccinarli a 2/3 mesi?
Leggi qui: http://www.allattiamo.it/jnimmune.htm

– E inoltre, se la madre da piccola è stata vaccinata contro polio, difterite ecc.. e ha fatto morbillo, varicella ecc. ha gli anticorpi di questi virus e li trasmette al figlio attraverso il latte, per cui prima di vaccinarlo non sarebbe più appropriato verificare attraverso analisi se il bambino ha già quegli anticorpi? Leggi qui: http://www.universomamma.it/come-vaccinare-i-bambini-senza…/
Le fonti di questa notizia (in inglese): https://ucrtoday.ucr.edu/40174; http://promise.ucr.edu/profile-health-walker.html

– CHI SONO I GENITORI CHE DICONO NO AI VACCINI?
“Sono coppie in cui la donna ha un ruolo preponderante. In particolare, mamme al di sopra dei 35 anni, italiane, spesso con laurea e un lavoro in ambito sanitario!!!” Leggi qui: http://www.corriere.it/…/vaccinazioni-bambini-michienzi_db0…

– Perché il medico che “ha rotto femori per allenarsi” non è stato radiato e chi avanza dei dubbi sulle vaccinazioni di massa si!
http://www.ilsussidiario.net/…/-Rompe-femore-alle-v…/755879/
http://milano.repubblica.it/…/vaccini_medici_no_vax_milano…/