Glifosato e micotossine: perché il Ceta minaccia la nostra pasta

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Glifosato e micotossine: perché il Ceta minaccia la nostra pasta

 

La guerra di Troia è da sempre associata nei nostri ricordi giovanili al “Cavallo di Troia” e alla sua funzione di aggirare una difesa impenetrabile per distruggerla poi dall’interno.

Il nostro grano duro italiano è da sempre stato considerato uno dei migliori grani, è stato sviluppato negli anni fino ad avere oggi nuove varietà adattate ai diversi scopi, spesso nipoti del nostro grano antico. La scelta di importare volumi sempre maggiori di grano duro, specie da aree diverse dalla nostra come è il caso del Canada, risponde molto bene a delle necessità economiche, tecnologiche e talvolta di quantità per pastificare.

I due “trojan” infiltrati nella nostra filiera

Purtroppo a questi vantaggi si associano anche dei “trojan” che, una volta penetrati nella filiera alimentare, devono essere valutati, controllati e monitorati. Il nostro clima per ragioni ecoambientali non permette una facile crescita delle muffe e questo comporta anche un minore rischio di introdurre delle micotossine, quali il Don ad esempio, nel nostro organismo. Inoltre, il nostro Sole e le nostre temperature medie facilitano un raccolto senza l’ausilio ad esempio del glifosato che è invece ancora permesso in paesi come il Canada o gli Stati Uniti. Un grano, di qualunque provenienza, che introduca un eccessivoquantitativo di micotossine e/o di glifosato rappresenta un maggiore rischio per la salute pubblica e in particolare per i più piccoli che spesso sono esposti maggiormente per l’abuso di merendine o di prodotti da forno.

L’azione sinergica delle due molecole minaccia l’intestino

L’azione delle due molecole va investigato perchè potrebbero agire in sinergia andando a infiammare e a danneggiare la mucosa intestinale con danni anche rilevanti. Il grano made in Italy sia per il clima più sfavorevole alla presenza delle micotossine, sia per il divieto che il governo ha adottato per l’uso del glifosato in campo, rappresenta un prodotto che accomuna il vantaggio di essere più controllabile, filiera corta, più sicuro, meno micotossine e assenza per legge del glifosato, più etico, per il supporto all’economia dei nostri agricoltori, e potrebbe destinarsi tutto alla pastificazione con buoni risultati.

Attenti a barattare i profitti con la salute

Laddove fossero necessari delle integrazioni di grano duro da importare, i controlli su questi grani vanno fatti considerando i nostri limiti per le micotossine, che andrebbero ulteriormente abbassati per i consumatori italiani che mangiano circa 24 kg all’anno a persona di pasta, e impedendo al cavallo di Troia di introdurre in Italia del glifosato.

L’accordo Ceta con il Canada può essere e sarà senz’altro una fonte di nuove opportunità per tutti, ma non si possono mettere in cambio del profitto o di accordi commerciali sull’altro piatto della bilancio la nostra salute, la sicurezza e la salubrità dei nostri prodotti e la nostra politica agraria economica.

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/07/07/glifosato-e-micotossine-perche-il-ceta-minaccia-la-nostra-pasta/24130/

Vergognoso – Unione Europea complice del massacro delle balene – L’accordo commerciale fra con il Giappone, consente alla Norvegia di sterminare migliaia di balene …Le preferite? Femmine incinte, il 90% del massacro!

 

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Vergognoso – Unione Europea complice del massacro delle balene – L’accordo commerciale fra con il Giappone, consente alla Norvegia di sterminare migliaia di balene …Le preferite? Femmine incinte, il 90% del massacro!

L’accordo commerciale fra Unione europea e Giappone, siglato il 5 luglio, porta con se una grande ombra: il massacro delle balene. Dai porti europei passa infatti la carne di balene che dalla Norvegia arriva – senza controlli – direttamente in Giappone. La Norvegia caccia circa1.000 esemplari di balene ogni anno. Secondo un documentario trasmesso in Norvegia nel marzo 2017, oltre il 90% degli esemplari uccisi legalmente era di sesso femminile, la quasi totalità delle quali in gravidanza. Le ripercussioni ambientali sono enormi per l’ecosistema marino: più balene ci sono migliore è infatti lo stato di salute degli oceani. Le balene infatti forniscono nitrogeno e ferro che sono necessari per la vita del fitoplancton. Il fitoplancton è diminuito del 40% dal 1950 principalmente a causa della diminuzione della popolazione delle balene.

L’accordo commerciale siglato con il Giappone – che ha molti aspetti positivi – non deve indebolire la lotta al traffico illecito di carne di balena. Chiediamo più controlli. In Europa la caccia alle balene e la tratta delle sue carni sono vietate. Dobbiamo essere coerenti senza prestarci a nessuna complicità.

Il gruppo Efdd – MoVimento 5 Stelle sta lottando al Parlamento europeo per difendere le balene e i nostri mari in tutte le Commissioni competenti: Ambiente, Pesca e Commercio internazionale.

VIDEO
L’Intervento di Eleonora Evi durante la plenaria di Strasburgo.

di Eleonora Evi, Efdd – MoVimento 5 Stelle (Commissione Ambiente)
“Cari colleghi, che gli oceani ed i loro abitanti non versino in condizioni ottimali è un dato di fatto oggettivo e conosciuto. Tra tutti, i mari artici sono quelli a maggior rischio e quelli dove si stanno manifestando in maniera più evidente gli effetti dei cambiamenti climatici. Purtroppo c’è chi dalla fusione dei ghiacci artici vede solo le grandi opportunità di guadagno dall’estrazione di combustibili fossili, dalle attività minerarie, dall’apertura di nuove zone di pesca e di rotte di navigazione. Questo scenario impone a tutti noi di fare del nostro meglio per evitare che al degrado globale si aggiunga le dannosa e inutile caccia alle balene. Circa il 90% delle balenottere uccise finora dai balenieri norvegesi erano femmine, quasi tutte gravide. La loro uccisione rappresenta un danno enorme per le capacità di sopravvivenza delle popolazioni di balenottere del Nord Est Atlantico. Chiediamo pertanto che gli Stati membri siano allertati del possibile traffico illecito di carne di balena norvegese verso il Giappone ed attuino tutti i necessari controlli di legge. Chiediamo anche che la Commissione europea individui misure di pressione verso la Norvegia nella sua dimensione di membro dell’EEA (European Economic Area) a cui si applica la normativa comunitaria”.

di Rosa D’Amato, Efdd – MoVimento 5 Stelle (Commissione Pesca)

“La Norvegia ha ucciso più di 350.000 balene tra il 1946 e il 1986 e ha votato contro la moratoria commerciale di caccia alle balene nel 1982 rifiutandone i vincoli. Il Paese dei fiordi pratica la caccia alle balene con delle quote autoassegnate, attualmente 999 per la stagione di caccia del 2017 (da 880 nel 2016 e 1.286 per il tutto il periodo 2010-2015 incluso). La scusa era quella della caccia scientifica di piccole balene poi ha ripreso la caccia alle balene commerciali in virtù della «obiezione» alla moratoria commerciale. Oggi la Norvegia è la nazione con il maggior fatturato derivante dalla caccia alle balene al mondo, più di Islanda e Giappone messi insieme. Oltre la metà del prodotto di questa caccia viene esportato in Giappone.

La caccia alle balene ha anche delle ripercussioni ambientali significative per l’ecosistema marino: più balene ci sono migliore è lo stato di salute degli oceani. Inoltre, questi cetacei affrontano già una serie di minacce, non per ultima quella relativa ai cambiamenti climatici e ai rifiuti marini, ma nonostante l’opposizione degli scienziati la Norvegia va avanti con la caccia alla balene, sebbene sempre meno norvegesi gradiscano la sua carne che è per lo più destinata al mercato giapponese. Il Parlamento europeo non poteva non opporsi a questa situazione e ha presentato un’interrogazione alla Commissione europea chiedendo cosa di fatto questa sta facendo per, da un lato far rispettare alla Norvegia gli accordi internazionali e dall’altro evitare che la carne di balena destinata all’esportazione (la maggior parte!) transiti nei nostri porti europei. Questa è l’ennesima ipocrisia made in Europe, per la serie “fatta la legge trovato l’inganno”. All’interno della nostra area commerciale si commercializzano quasi indisturbati prodotti vietati dalle norme europee!”

di Tiziana Beghin, Efdd – MoVimento 5 Stelle (Commissione Commercio Internazionale)
“La caccia alle balene in Norvegia è legata al redditizio commercio della carne verso il Giappone dove viene venduta a prezzi da capogiro. Il problema è che per arrivare fin lì le navi passano spesso per i porti dell’Unione europea. Nell’ottobre del 2016, ad esempio, sono transitate circa 3 tonnellate in almeno tre porti europei. In Europa la caccia alle balene è vietata, gli Stati membri aderiscono alla Convenzione internazionale per il commercio di specie animali e vegetali in pericolo (CITES), quindi chiediamo che il transito di carne di balena possa avvenire solo in presenza di certificati di autorizzazione che devono essere presentati alle autorità portuali. Se non possiamo obbligare la Norvegia a interrompere i suoi programmi di caccia alle balenottere possiamo però applicare le norme riconosciute a livello EU. L’importanza dell’interrogazione orale discussa al Parlamento europeo va al di là della generica denuncia della caccia alle balene, ma riguarda il ruolo che possono e devono svolgere le autorità portuali degli Stati membri nell’impedire il commercio illegale della carne di balena. Per questa con l’interrogazione vogliamo avviare un processo che dovrà svilupparsi ulteriormente affinché la Commissione verifichi il rispetto degli obblighi derivanti dalla CITES nei porti europei e individui strumenti di pressione verso la Norvegia affinché si decida a riconoscere e mettere in atto la moratoria del 1986”.

fonte: http://www.movimento5stelle.it/parlamentoeuropeo/2017/07/leuropa-e-complice-d.html

 

Come rendere obbligatori 12 (forse 10) vaccini? Basta che la casa produttrice infiltri i propri uomini nel Governo… E la Glaxo lo sa molto bene!

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Come rendere obbligatori 12 (forse 10) vaccini? Basta che la casa produttrice infiltri i propri uomini nel Governo… E la Glaxo lo sa molto bene!

Tutto ciò che ci dicono su denaro e salute è manipolato …

Come la Goldman Sachs, anche la Glaxo ha infiltrato il Governo. Tutto ciò che ci dicono su denaro e salute è manipolato, ma con i vaccini l’han fatta troppo grossa. Alla luce dei fatti che stanno venendo a galla spero che il CIttadino intelligente metta in discussione le terapie per il cancro, per il diabete (l’insulina non è certo la cura), per l’Autismo, per la depressione ….. La vera medicina cura senza farmaci, ma finchè gli studi “scientifici” son pagati dalla Glaxo, le vere cause – l’ambiente, i metalli pesanti, il cibo contaminato, l’aria, i vaccini, i farmaci stessi – verranno nascoste e la curà sarà ulteriori quintali di chimica che ci ammaleranno sempre di più.
In un regime serio questi rappresentanti del popolo andrebbero fucilati, unica soluzione per uscire da una situazione in cui la spavalderia di chi sta al vertice è senza limiti. Loro vogliono colpire uno (i medici dissidenti) per educarne 100; mi auguro che qualcuno inizi a muovere le mani colpendo un politico corrotto per educare gli altri. Questi stanno dimostrando che vogliono ammazzare i nostri figli, non meritano pietà.

QUALE È LA PROVENIENZA DEI MEMBRI DI QUESTO GOVERNO (AUTO-ELETTO) CHE HANNO RESO I 12 VACCINI OBBLIGATORI?

Ex consiglieri di amministrazione della Smith Kline rivestono cariche di primissimo piano nella sanità pubblica.
Da una banale ricerca su internet si scopre che la Glaxo (si proprio lei, la fabbrica del vaccino esavalente Infanrix) finanzia una fondazione, ente morale, nel cui consiglio di amministrazione siedono contemporaneamente uomini da lei designati e funzionari del Ministero della salute ed altre istituzioni pubbliche…
La Fondazione Smith Kline ha un consiglio di Amministrazione composto da nove membri così designati:
Cinque Consiglieri sono proposti da istituzioni pubbliche:

– Ministero della Salute – Dr. Emanuele Calvario, Segretario Particolare del Ministro
– Ministero dell’Università e della Ricerca – nomina in via di formalizzazione
– Ministero dell’Economia e delle Finanze – Dr. Roberto Basso, Portavoce del Ministro
– Istituto Superiore di Sanità – Dr. Angelo Lino Del Favero, Direttore Generale
– Conferenza Stato Regioni – Prof ssa Flavia Franconi, Assessore alla Salute della Regione Basilicata
Quattro Consiglieri vengono designati dalla società fondatrice GlaxoSmithKline S.p.A.:
– Prof. Angelo Riccaboni, Magnifico Rettore dell’Università di Siena
– Prof. Gilberto Corbellini, Professore ordinario di Storia della Medicina e docente di Bioetica presso Università La Sapienza di Roma
– Dr.ssa Anna Lisa Nicelli, Vice Presidente e Segretario Generale FSK
– Dr. Giuseppe Recchia, Vice President Medical & Scientific GSK
Interessante, decisamente poco casuale…
Durante la conferenza stampa del Ministro della Salute, Lorenzin, vediamo sedere il Dott. Raniero Guerra. E’ il primo a prendere la parola e ci snocciola numerosi e strabilianti cifre sulla scarsa copertura vaccinale raggiunta in molte regioni italiane (nel farlo ci scappano anche un paio di morti)… Diversamente dal suo adiacente collega, non scherza sulle reazione avverse; sembra semplicemente ingnorarle, ma (per contro) dà l’impressione di essere un uomo d’azienda.
Ma quelle mancate coperture vaccinali sembrano più un rimprovero da mancato realizzo di quote di vendita che imperativi sanitari. Ecco che la conferenza stampa si trasforma all’improvviso in una riunione di venditori da rimproverare e motivare. Allora mi domando: “Chi è il dott. Guerra?” Una rapida ricerca sul suo curriculum vitae (scaricato dal sito del Ministero) evidenzia che si tratta proprio di un ex consigliere della Fondazione Smith Kline, ora al Ministero della Salute, con l’incarico nientemeno che di Direttore Generale della Prevenzione Sanitaria (cioè l’uomo chiave del Ministero, preposto alla gestione del business vaccinale)…

Antanio Miclavez

fonte: http://altrarealta.blogspot.it/

Arrabbiarsi: ecco quali danni provoca alla salute

 

Arrabbiarsi

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Arrabbiarsi: ecco quali danni provoca alla salute

Gli atteggiamenti spesso influenzano le condizioni fisiche del corpo. Nessuno può odiare il suo vicino senza avere disturbi di stomaco o di fegato. Nessuno può essere geloso e abbandonarsi all’ira senza avere una cattiva digestione o disturbi di cuore.

Quando sorge in noi un’inquietudine o uno scatto d’ira, essi influiscono sul sistema così da bloccare il flusso della circolazione dei canali eliminatori. Così possiamo prenderci un brutto raffreddore per esserci arrabbiati o per aver maledetto qualcuno.

Arrabbiarsi: i danni che provoca alla salute

Vivere felici è il primo antidoto contro dolori, patologie e malattie. Come ho già accennato, prendere le cose con calma, senza arrabbiarsi eccessivamente, senza lasciare che l’ira prenda il sopravvento, può influire positivamente sulla nostra salute. Non si tratta solo di atteggiamento o di qualcosa che ha a che vedere con l’educazione! Evitare di arrabbiarsi può essere la migliore medicina.

Durante un momento di rabbia, infatti, i muscoli e le articolazioni diventano tesi, il sangue circola meno velocemente, si altera l’equilibrio del sistema nervoso, ormonale e cardiovascolare, la pressione arteriosa aumenta, come la frequenza cardiaca e il testosterone, si altera l’attività celebrale e viene prodotta bile in eccesso, accumulandosi in aree del corpo in cui non dovrebbe trovarsi.

“L’ira può distruggere il cervello al pari di ogni altra malattia. Perché è essa stessa una malattia della mente”

L’ira, la rabbia e la paura sono emozioni piuttosto nocive per il nostro benessere psicofisico; potrei dire che sono le cause di tutti i mali, perfino delle malattie. A livello scientifico non vi sono tesi che confermino quanto certe emozioni possano essere devastanti sull’organismo. Intanto, alcune ricerche avrebbero già confermato come l’essere costantemente arrabbiati possa compromettere alcuni aspetti della salute. È provato che l’essere arrabbiati provoca:

Aritmia cardiaca

Lo stress fisico e mentale che si innesca durante un attacco di rabbia può scatenare un processo di collasso cardiaco e altri problemi relazionati al cuore.

Danni epatici

Può provocare anche problemi anche alla cistifellea, dal momento che la rabbia favorisce una secrezione di bile maggiore rispetto al normale. Questa sostanza dev’essere espulsa dal nostro corpo tramite la cistifellea, per questo motivo quest’organo ne risente.

Dolori muscolari

Quando ci arrabbiamo con qualcuno o con noi stessi il corpo rilascia adrenalina, l’ormone che viene prodotto quando ci troviamo in situazione di difficoltà. Questo può causare dolori o crampi ai muscoli e anche mal di testa. Le spalle, la nuca e la schiena sono le parti che soffrono di più, poiché subiscono il peso di tutte le tensioni.

Diarrea

Arrabbiarsi può provocare anche la conosciuta sindrome del colon irritabile o infiammazione. Possono pertanto, causare colite e diarrea, anche se non si consumano alimenti controindicati. In pratica, lo stress, la paura, la tensione e la rabbia causano uno squilibrio intestinale.

Gastrite

E’una delle conseguenze più frequenti della rabbia e i sintomi sono tipici: reflusso, dolori, acidità, sensazione di bruciore alla bocca dello stomaco. L’acidità di stomaco infiamma la mucosa gastrica quando ci si arrabbia. Se siete soliti arrabbiarvi, può capitarvi di non soffrire solo di gastrite, ma anche di ulcera dello stomaco.

Dermatite

Il prurito e l’irritazione possono essere amplificati dalla rabbia. Lo stesso succede nei casi di tensione, stress, nervosismo, ansia e paura. Chi ha delle ferite, può peggiorare la situazione o infettarsi poiché si gratterà con più forza rispetto al solito, ad esempio.

Ira, rabbia e salute

Si sa per certo che ci sono persone che si arrabbiano più facilmente di altre, che magari ingigantiscono le piccole cose fino a renderle insostenibili. Queste sensazioni non solo si ripercuotono sugli altri, ma anche su noi stessi,

Come evitare di arrabbiarsi?

Il ritmo di vita quotidiano ci porta ad arrabbiarci per qualsiasi cosa, non ci dà né il tempo né lo spazio per concederci una pausa e rilassarci. Sembra quasi che l’universo stesso ci spinga ad arrabbiarci. Il traffico, gli impegni, i soldi, la convivenza, il capo, gli autobus o i problemi personali non dovrebbero essere motivo di rabbia.

Anche se può sembrare più facile dirsi che farsi, poco a poco le abitudini possono cambiare, è importante ritagliarsi 10 minuti al giorno per riprogrammare la mente. Come? Possiamo scaricare la tensione con attività fisiche: frequentare una palestra, praticare sport, partecipare al tifo della la propria squadra del cuore, lavorare manualmente, ecc. Se ci sentiamo contratti, “legati”, può essere utile farsi massaggiare, qualunque sia la tecnica usata, con un buon rilassamento.

Non riesco a fare a meno di arrabbiarmi?

Se il malessere tende alla cronicizzazione significa che vi è un comportamento, uno stile di vita ormai consolidato su cui occorre lavorare più approfonditamente con una psicoterapia e con l’ausilio, preferibilmente, di medicine naturali.

E’ pur vero che anche reprimere le manifestazioni d’ira è nocivo alla salute psicofisica. E allora?

Il primo passo per cercare di allearsi con la propria rabbia è ascoltarla bene, e cercare di capire chiaramente il suo messaggio: dove ci sentiamo colpiti, cosa vorremmo. Una volta definita, con calma, la posizione che riteniamo giusta per noi, possiamo affermarla assertivamente.

 

Fonte: http://frasideilibri.com/arrabbiarsi-danni-provoca-alla-salute/

Trucchi estivi salva-bolletta

 

 

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Trucchi estivi salva-bolletta

Ecco alcuni semplici trucchi per risparmiare energia durante i mesi estivi, per salvare l’ambiente e il nostro portafoglio. Dai condizionatori al corretto uso degli elettrodomestici. 

 

L’Authority dell’Energia, infatti, ha comunicato che nel terzo trimestre del 2017 per la famiglia tipo è aumentata la bolletta dell’elettricità e calata quella del gas. Inoltre, dal 1 luglio la bolletta della luce registrerà una variazione del +2,8%. Questo è quanto prevede l’aggiornamento delle condizioni economiche di riferimento per le famiglie e i piccoli consumatori in tutela per il terzo trimestre 2017.

Seguite questi semplici trucchi e godetevi l’unico aumento ben accetto di questo periodo: quello delle temperature.

Areare l’ambiente in base alle temperature esterne

Aprire le finestre durante la notte o quando soffia una leggera brezza permette di rinfrescare la casa. Chiudetele, invece, quando la temperatura esterna è troppo alta per preservare la frescura interna. Una buona opzione è chiudere le persiane quando il sole è alto per limitare la penetrazione dei raggi solari.

Uso efficiente dell’aria condizionata

Imposta il termostato alla massima temperatura tollerabile in casa: minore sarà la differenza tra interno ed esterno, minore sarà il costo associato all’attivazione dell’impianto di condizionamento.

Evita, invece, di impostare una temperatura inferiore alla norma: la casa non sarà rinfrescata e si genererà una dispersione di energia.

Spegni completamente l’impianto durante la notte e quando in casa non c’è nessuno. Se non possiedi un termostato programmabile potrebbe essere una buona idea averne uno: la possibilità di programmare l’uso dell’aria condizionata permette di rendere l’impianto più efficiente in termini operativi ed economici.

Manutenzione costante dei dispositivi

Evita di sistemare lampade, TV, forni o altre sorgenti di calore vicino al termostato dell’aria condizionata per prevenire l’influenza reciproca dei sensori.

Effettuare manutenzioni costante con il  professionista nella manutenzione degli impianti di aria condizionata più vicino a te è fondamentale soprattutto all’inizio e alla fine della stagione per evitare di incorrere in guasti decisamente più gravi dovuti all’utilizzo continuo e disfunzionale.

Utilizzo dei ventilatori

Usare un ventilatore a soffitto in combinazione con l’impianto di aria condizionata ti permette di mantenere il termostato ad una temperatura inferiore di almeno 4 – 5°C senza percepire cambiamenti. In ogni caso i ventilatori non hanno la funzione di rinfrescare una stanza, ma di rinfrescare gli occupati con aria più fresca di quella esterna: spegneteli, quindi, nelle stanze vuote.

Dopo aver fatto il bagno o la doccia accendere il ventilatore permette, inoltre, di disperdere il calore e l’umidità creata

Evitare il calore e le spese inutili generate da luci e apparecchi

Cercate di evitare l’uso di ferri da stiro, asciugacapelli, lavastoviglie, lavatrici e di tutti gli altri elettrodomestici che generano calore, prima del tramonto. Effettuate, inoltre, lavaggi solo a pieno carico. Approfittate del calore generato dal sole per asciugare il bucato ed evitate l’asciugatrice.

Sostituite le lampadine: tra il 10 e il 15% dell’elettricità consumata dalle lampadine è trasformata in luce; il restante è solo calore. Scegliete lampadine che permettano un uso più efficiente dell’elettricità.

Più del 18% della dispersione energetica estiva proviene dagli scaldabagni: durante questa stagione usate l’acqua calda solo per il bagno, i vestiti e i piatti possono essere tranquillamente lavati in acqua fredda.

Questi consigli possono essere molto utili per non vedere aumentare spropositatamente la vostra bolletta elettrica durante l’estate. Importante è anche la manuenzione degli impianti fatta fare a specialisti del settore

di Federica Maranza

fonte: http://www.terranuova.it/News/Stili-di-vita/Trucchi-estivi-salva-bolletta

Universo 25 – lo studio degli anni 70 sugli effetti della sovrappopolazione sui topi. È così che si estinguerà l’umanità?

Universo 25

 

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Universo 25 – lo studio degli anni 70 sugli effetti della sovrappopolazione sui topi. È così che si estinguerà l’umanità?

Nel 1972, l’esperto di comportamento animale John Calhoun costruì una specie di paradiso terrestre per topi, con gabbie confortevoli e cibo illimitato. In questo ambiente vennero introdotti 8 topi, 4 coppie di maschi e femmine.

Due anni dopo, i topi erano andati incontro ad una specie di apocalisse.

Universo 25 era un’enorme gabbia, concepita per essere la perfetta utopia di un roditore. Era diviso in alcuni “quartieri principali”, con locali distribuiti su diversi piani, e il cibo era abbondante e disponibile ogni volta che i topi l’avessero richiesto.

Il progetto ebbe inizio da 8 topi, 4 maschi e 4 femmine. Dopo 104 giorni, i roditori avevano familiarizzato con l’ambiente e iniziato a riprodursi. Nel confortevole ambiente di universo 25, la popolazione cresceva esponenzialmente, raddoppiando ogni 55 giorni. Questi furono i tempi d’oro, in cui la colonia prosperava. Le gabbie erano divise in un totale di 256 locali, ognuno capace di ospitare 15 topi. Il cibo e l’acqua erano abbondanti, e l’universo veniva pulito ogni mese per garantire l’igiene. Non esistevano predatori, la temperatura era costante, e i topi erano stati scelti da membri di un’elite genetica poco soggetta a disturbi o malattie.

Insomma, un vero e proprio paradiso: ma l’idillio non era destinato a durare.

Quindi cosa avvenne esattamente, dentro Universo 25? Dopo il giorno 315, la crescita della popolazione iniziò a rallentare. Più di 600 topi vivevano ora nella gabbia, costantemente a stretto contatto dei loro simili, mentre si spostavano tra un piano e l’altro per mangiare, bere e dormire. I roditori si trovarono presto in un mondo sempre più affollato, in cui c’erano molti più individui che ruoli sociali da interpretare.

A causa dell’abbondanza di topi, i maschi iniziarono a rinunciare alla difesa dei propri spazi. Il normale corso della società dei roditori, con i suoi ruoli, venne disturbato; essi non erano più in grado di formare legami sociali efficaci.

I topi più isolati dal punto di vista sociale iniziarono a concentrarsi in determinati spazi, e ad attaccarsi tra loro. Gli episodi di violenza e la mortalità iniziarono a crescere, e addirittura le madri cominciarono ad attaccare la prole.

Un particolare gruppo di topi maschi, chiamato da Calhoun “i più belli”, si richiuse in uno splendido isolamento, smettendo di combattere o cercare di accoppiarsi, limitandosi a mangiare, dormire, e coccolarsi tra loro.

In qualunque altra parte di Universo 25, invece, imperavano violenza, cannibalismo e pansessualità. La società dei roditori era letteralmente collassata su sè stessa.

Al giorno 560, la popolazione aveva raggiunto i 2200 topi e la crescita era cessata. Dopo il giorno 600, le gravidanze diventarono ridottissime e i piccoli capaci di sopravvivere tendenti allo zero.

La popolazione aveva smesso di riprodursi, e la strada verso l’estinzione era chiara, secondo Calhoun. I topi avevano perso la capacità di crescere di numero, a causa soprattutto di fattori sociali (il gruppo dei “più belli” si rifiutava ormai completamente di riprodursi).

Questa formula si applica ai topi, ma potrebbe essere lo stesso per gli esseri umani? Per Calhoun, non ci sono dubbi. Non importa quanto avanzati possiamo considerarci, una volta che il numero di individui arrivasse a superare di gran lunga il numero di ruoli sociali disponibili, seguirebbe soltanto la distruzione della società e il prevalere della violenza.

Secondo Calhoun, se la società umana continuasse a crescere indefinitamente, soccomberebbe verso il nichilismo totale e il collasso, causando l’estinzione della specie.

Speriamo, ovviamente, di non doverlo mai sperimentare.

 

http://www.cabinetmagazine.org/issues/42/wiles.php

Articolo scientifico: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1644264/

Tratto da quirkyita.com

 

Si al TTIP, Si al CETA… Diventiamo tutti Americani. Tutti più liberi. Per esempio, promuovere l’allattamento al seno è illiberale. È una “barriera al commercio” che intralcia le vendite di latte artificiale e simili surrogati! …Ma stiamo scherzando?

 

 

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Si al TTIP, Si al CETA… Diventiamo tutti Americani. Tutti più liberi. Per esempio, promuovere l’allattamento al seno è illiberale. È una “barriera al commercio” che intralcia le vendite di latte artificiale e simili surrogati! …Ma stiamo scherzando?

La protesta delle mamme: per gli USA non devono allattare

di Tiziana Beghin, Efdd – MoVimento 5 Stelle Europa. 

“Questa notizia ha dell’incredibile. In un documento tecnico di 500 pagine, gli Stati Uniti passano in rassegna tutte le barriere al commercio dei loro partner commerciali. In pratica una lista nera di tutte le leggi e i regolamenti di altri Paesi che il governo americano sta cercando di smontare a colpi di trattati internazionali e con le regole dell’organizzazione mondiale del commercio. Sapete cosa sono queste barriere? Sono le leggi che proteggono la salute delle persone!

Gli Stati Uniti non hanno nemmeno la decenza di risparmiare i bambini. Il governo di Hong Kong, ad esempio, sta lavorando a una legge per promuovere l’allattamento al seno e garantire una nutrizione corretta ai neonati, ma ha trovato sulla sua strada la ferrea opposizione degli Stati Uniti. L’amministrazione americana ritiene questa misura una “barriera al commercio” che potrebbe ridurre le vendite di latte artificiale e prodotti surrogati del latte materno. Stesso atteggiamento in Indonesia dove gli americani vogliono bloccare sul nascere un progetto di legge che mira a limitare il marketing di latte artificiale, mentre in Thailandia, dove una legge del genere già esiste, gli Stati Uniti starebbero cercando di rimuoverla. Anche la Malesia è finita nella lista nera degli Americani, per un simile divieto di pubblicizzare prodotti per bambini. E in Salvador, dove il governo ha promulgato una legge in difesa dell’allattamento al seno, gli Stati Uniti si riservano di monitorare la situazione in attesa di un potenziale intervento. Non si tratta di supposizioni, ma di casi reali direttamente riportati da un documento ufficiale del governo americano.

E sempre da questo documento si evince che in Cile e in Perù gli Stati Uniti vogliono demolire una legge anti-obesità che vieta alle multinazionali di pubblicizzare prodotti pieni di calorie a ragazzi sotto i 14 anni e le obbliga a mettere un bollino di pericolo sui prodotti più grassi. Non è assurdo che siano le multinazionali a dettare l’agenda dei governi? Se è vero che gli americani vogliono resuscitare il TTIP, questi sono i pericoli che ci troveremo ad affrontare. In Commissione Commercio Internazionale, gli eurodeputati del gruppo Efdd – MoVimento 5 Stelle difendono la salute dei cittadini”.

fonte: http://www.movimento5stelle.it/parlamentoeuropeo/2017/07/la-protesta-delle-ma.html

Glifosato: per la California è vietato perchè cancerogeno. Per l’Unione Europea, invece, possiamo pure crepare…

 

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Glifosato: per la California è vietato perchè cancerogeno. Per l’Unione Europea, invece, possiamo pure crepare…

Glifosato: per la California è cancerogeno. L’Ue ce lo serve sul piatto…

Storica vittoria dello stato americano contro la Monsanto. Previsto un avviso ai consumatori anche nelle etichette del prodotto. Lo stesso che i canadesi usano per fare maturare il grano che noi importiamo… La vergogna del CETA approvato anche dal Governo Gentiloni e dalla commissione Esteri del Senato…

Una vittoria per i cittadini e una dura sconfitta per la multinazionale Monsanto: a partire dal 7 luglio la California inserirà il glifosato nella lista dei  prodotti “cancerogeni”. Lo ha stabilito l’ufficio di valutazione dei rischi per la salute e l’ambiente (Office of environmental health hazard assessment, Oehha) dello Stato americano in sintonia con quanto sostenuto dallo IARC (International Agency for Research on Cancer) che fa capo all’ Organizzazione mondiale della sanità

Parliamo, come ormai è noto, del diserbante più diffuso al mondo. La multinazionale americana – che, di recente, si è fusa con la multinazionale tedesca che opera nel settore farmaceutico Bayer – aveva citato in giudizio lo Stato della California per impedire questa classificazione, ma ha perso la causa. E se i ricorsi confermeranno quanto stabilito dall’Agenzia californiana, sui prodotti contenenti glifosato dovrà essere aggiunta una etichetta che avvisi i consumatori dei rischi.

Un grande passo avanti per uno Stato che da anni ha intrapreso una battaglia per la salvaguardia dell’agricoltura e della salute dei cittadini.

Parliamo però solo delle confezioni che contengono l’erbicida. Non ci sarà nessuna etichettatura sui prodotti alimentari che sono stati trattati con il glifosato.

E questo è un argomento che ci interessa da vicino: il glifosato, infatti, non è usato solo come erbicida, ma anche come disseccante, per fare maturare la piante in condizioni climatiche ostili. Pratica molto diffusa  in Canada, soprattutto nelle coltivazioni di grano duro (ma non solo).

Grano duro che poi rifilano alle nostre industrie della pasta: più della metà del grano duro importato in Italia proviene dal Canada.

E l’Europa che fa? Con l’approvazione del CETA – Comprehensive Economic and Trade Agreement, letteralmente “Accordo economico e commerciale globale”, ovvero il  trattato di libero scambio tra Unione Europea e Canada – spalanca ulteriormente le porte al grano duro e ad altri prodotti canadesi. Stessa cosa ha fatto il Governo Gentiloni che, in sordina, ha approvato il trattato. Che ora deve essere ratificato dal Parlamento italiano (la commissione Esteri del Senato l’ha già approvato con i voti di PD, Forza Italia e qualche centrista.

L’Europa, attenta a non turbare gli umori delle multinazionali più che a proteggere la nostra salute, continua a sbandierare lo studio dell’EFSA, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare secondo cui il glifosato non provoca il cancro. Una conclusione opposta a quella dello IARC.

Peccato che l’Agenzia europea non abbia mai pubblicato gli studi sul tema, né li abbia mai posti al vaglio degli scienziati indipendenti, perché li considera legati a segreti commerciali.

Non solo. Secondo la Ong Corporate Europe Observatory il 46% degli esperti dell’Efsa in carica per il periodo 2015-2018 si trova in una situazione di conflitto di interessi, cioè con legami finanziari diretti o indiretti con compagnie o gruppi lobbystici i cui prodotti sono valutati dall’Autorità.

Insomma, possiamo stare tranquilli…

tratto da: http://www.inuovivespri.it/2017/07/04/glifosato-per-la-california-e-cancerogeno-lue-ce-lo-serve-sul-piatto/

Glifosato – Un nuovo test svizzero svela, ancora una volta, presenza nella pasta di Barilla, Divella e De Cecco – …e ‘ste porcherie le dobbiamo mangiare noi!

Glifosato

 

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Glifosato – Un nuovo test svizzero svela, ancora una volta, presenza nella pasta di Barilla, Divella e De Cecco – …e ‘ste porcherie le dobbiamo mangiare noi!

 

Da Altroconsumo:

Glifosato, test svizzero svela tracce in pasta Barilla, Divella e De Cecco

Ampiamente sotto i limiti di legge eppure il glifosato è presente in tracce in tre marche di spaghetti made in Italy: BarillaDe Cecco e Divella. La trasmissione consumerista A Bon Entendeur del canale svizzero-francese Rts ha analizzato 16 prodotti tra paste e cereali da prima colazione a caccia dell’erbicida più usato al mondo e sospettato di essere cancerogeno per la Iarc. In sei casi, pur in quantità ridotte, è stato rilevato un residuo di glifosato.

“Nessuno è al sicuro”

Nel numero scorso (acquista qui) abbiamo dimostrato come la presenza di questo pesticida non può tranquillizzare nessun cittadino: nell’urina di tutte e 14 ragazze incinte, tutte residenti a Roma quindi in una zona potenzialmente non esposta al pesticida, che si sono sottoposte volontariamente al nostro test è stata riscontrata la presenza di glifosato. Segno che “Nessuno è al sicuro” (il titolo della nostra copertina di giugno) visto che l’esposizione è ripetuta e arriva da diverse fonti, cibo in primis.

Cosa mettiamo nel piatto

Come dimostra il recente test della trasmissione tv A Bon Entendeur: su 16 prodotti analizzati ben sei sono risultati contaminati in tracce. Non essendoci un limite di legge per i prodotti finiti è stato preso in considerazione quello previsto per la materia prima, il grano, che secondo la normativa Ue non può contenere più di 10.000 ppb (parti per miliardo o 10 mg/kg) di glifosato. Le quantità riscontrate sono molto basse. Ve li presentiamo in ordine crescente per quantità riscontrata. Nel Müsli per la colazione Crownfield prodotto in Germania è stato riscontrato un residuo pari a 17 ppb; nelle penne rigateBarilla 30 ppb;

spaghetti n° 12 De Cecco 32 ppb; fette biscottate Roland prodotte in Svizzera 44 ppb; spaghetti ristorante 8 Divella 62 ppb; cereali da colazione Nestlé Cheerios confezionati nel Regno Unito hanno riportato la più elevata concentrazione: 111 ppb.

Esposizione multipla ed effetto cocktail

In sè tutti i prodotti analizzati sono sicuri e quindi commerciabili. Ma la presenza dei residui di glifosato è ovunque: arriva nel nostro corpo principalmente tramite il cibo. Nel maggio 2016 abbiamo analizzato 50 prodotti tra pasta, farina, biscotti, corn flakes e fette biscottate e in diversi casi abbiamo riscontrato concentrazioni simili a quelle del test svizzero: la pasta Divella, ad esempio, risultò al nostro laboratorio con una quantità di 33 ppb.

Visto che non mangiamo mai un singolo prodotto al giorno, o anche un singolo prodotto a base di frumento (il glifosato è usato in particolar modo per “essiccare” prima il grano nei paesi freddi, dove manca il sole, come il Canada), ma la nostra dieta prevede molti farinacei (pasta, pizza, pane e via elencando) e nessuno mai ha analizzato l’impatto multiplo, l’effetto cocktail, dei pesticidi che, seppur in dosi piccoli, provengono da diversi alimenti. Per tutelera la salute dei consumatore sarebbe il caso di andare verso il bando dell’uso del glifosato come chiede la larga coalizione europea StopGlifosato al quale aderisce anche il Salvagente e che ha raggiunto il milione di firme necessarie per l‘Ice, l’Iniziativa dei cittadini europei, che costringerà il Parlamento europeo ad esaminare la richiesta di messa al bando definitivo del temuto pesticida, senza ulteriori proroghe come vorrebbe la Commissione Junker.

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/07/03/glifosato-test-svizzero-svela-tracce-in-pasta-barilla-divella-e-de-cecco/24007/

 

Grano straniero – “Quello che non possono mangiare i maiali canadesi lo fanno mangiare noi italiani”…!

 

Grano

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Grano straniero – “Quello che non possono mangiare i maiali canadesi lo fanno mangiare noi italiani”…!

Oggi, spaghetti al diserbante: Quello che non può mangiare un maiale canadese, lo mangia il cittadino europeo.

Sembra incredibile ma è proprio così. Avete presente quanto in aula al Parlamento Europeo denunciamo cosa votano i parlamentari europei italiani dei partiti? Ebbene, per chi non lo sapesse, grazie a questi signori, in Italia sbarca il grano canadese che poi viene mischiato a quello italiano e diventa magicamente made in Italy grazie grandi pastifici, quelli che fanno tanta pubblicità. Peccato che il grano canadese, contenga sostanze tossiche che per le normative canadesi non può essere dato nemmeno ai porci. Invece in Italia può finire sulla nostra tavola.

Di che grano è fatta la nostra pasta? Migliaia di tonnellate di grano proveniente dal Canada vengono scaricate quotidianamente nel porto di Bari, davanti alle proteste degli agricoltori locali: proprio in Puglia, detta un tempo ‘il granaio d’Italia’.

Guarda QUI il video

fonte: http://www.lonesto.it/?p=29478

 

Ecco anche il nostro articolo di un anno fa tratto da I Nuovi Vespri:

“Quello che non possono mangiare i maiali canadesi lo fanno mangiare a noi italiani” – Uno dei tanti esempi delle porcherie che importiamo dall’estero per la malafede dell’Unione Europea e l’idiozia di chi ci governa!!

“Quello che non possono mangiare i maiali canadesi lo fanno mangiare noi italiani”

E’ una delle denunce emerse durante il convegno dal titolo: “Quando La Medicina incontra il Cibo” organizzato a Matera dall’associazione GranoSalus e da Terra e Salute. In incontro con la partecipazione di medici, veterinari, agronomi, psicologi. L’occasione per parlare dell’agricoltura sempre più avvelenata dalla chimica e dai cibi inquinati che rischiano di compromettere la ‘Dieta mediterranea’. A cominciare dai grani esteri pieni di glifosato e micotossineche arrivano con le navi nei porti italiani. E sono proprio queste sostanze chimiche che hanno indebolito le piante e il nostro sistema immunitario provocando uno spaventoso aumento di allergie, intolleranze, malattie anche gravi come Sla e morbo di Alzheimer.

  

Virus, bacilli e altri agenti patogeni sembra diventino ogni giorno più potenti e, di conseguenza, più pericolosi per l’uomo. Ma le cose stanno così? A quanto pare, no. Sono i sistemi immunitari – degli uomini e delle piante – che, indeboliti dalla chimica innaturale introdotta in agricoltura (e quindi con i cibi avvelenati che arrivano nelle nostre tavole), non reagiscono come dovrebbero agli agenti esterni. Risultato: aumento delle allergie, aumento delle intolleranze, aumento delle malattie, anche gravi, come Sla e morbo di Alzheimer, per citare solo alcune.

Il tema è stato affrontato sabato 26 novembre a Matera, presso l’Azienda Agricola Giura Longo (Diga San Giiuliano). Titolo del convegno: “Quando La Medicina incontra il Cibo”. Un incontro promosso dall’associazione GranoSalusinsieme con Terra e Salute.

Una sala gremita di agricoltori e consumatori ha ascoltato per oltre tre ore i numerosi relatori che hanno raccontato lo stato di degrado in cui versa oggi la nostra agricoltura, ormai ostaggio della chimica più spinta, con gravissime ricadute sull’ambiente, sugli animali e, infine, sulla nostra salute.

“In soli cinquant’anni – si legge nel comunicato diffuso da GranoSalus – la sapienza dell’agricoltura Italiana, che per tradizione millenaria aveva garantito una filiera di prodotti vegetali e animali di assoluta eccellenza, raccolti nella cosiddetta ‘Dieta Mediterranea’, è stata annichilita per lasciare il posto a coltivazioni intensive, chimicamente assistite, con la conseguenza di provocare una compromissione del biosistema così grave da rendere pressoché sterili i terreni sempre più bisognosi di cure per fornire elementi vitali alla vegetazione e, nel contempo, combattere i parassiti animali e vegetali”.

Ci sono anche le responsabilità politiche: le responsabilità di “una politica sempre più asservita ad interessi economici transazionali ha prodotto leggi e normative assurde che, solo per citare un esempio clamoroso, classifica come inadatto per l’alimentazione dei suini e bovini canadesi il grano contenente quantità di DON(Deossinivalenolo o Vomitossina) superiori a mille parti per miliardo mentre la soglia limite per l’alimentazione umana in Italia è fissata a 1.750. La conseguenza intuibile? Quello che non possono mangiare i maiali canadesi lo mangiano i cittadini Italiani!”.

Insomma, grazie all’Unione Europea – dalla quale, non a caso, gli inglesi si sono chiamati fuori – per non fare perdere soldi alle multinazionali che operano, anzi che speculano con i derivati del grano, avvelenano le persone, con danni enormi alla salute, soprattutto, dei bambini.

Dietro c’è, come al solito, il ‘Dio denaro’. In questo caso c’è la coltivazione del grano che è stata estesa alle aree fredde e umide del nostro pianeta. Con due conseguenze:

a) la presenza di funghi che producono micotossine;

b) l’uso del diserbante glifosato (o gliphosate) per far maturare artificialmente il grano coltivato nelle aree fredde e umide.

Così l’avvelenamento è generale. Persino la Germania – Paese dove si pone grande attenzione alla salubrità dei cibi e alla salute – deve fare i conti con cibi e bevande non esattamente salubri:

“Perché nelle analisi del sangue del 75% degli adulti tedeschi – si legge nel comunicato – si riscontrano alte percentuali di glifosato (sostanza erbicida ma registrata anche come antibiotico!) molto elevate?”.

Risposta: perché se la birra viene preparata con il grano al glifosato, questo erbicida si trasferisce nella stessa birra.

Guarda caso, la stessa sostanza – il solito glifosato – la ritroviamo nei terreni della Puglia coltivati ad uliveti e colpiti da Xilella.

“Uomini e piante si ammalano e muoiono per tante malattie – si legge nel comunicato di GranoSalus – o vivono sempre più acciaccati da sofferenze, allergie e intolleranze alimentari. Sono virus, bacilli, prioni e varie amenità che sembrano diventare ogni giorno più numerosi e aggressivi. Invece, la verità è un’altra: sono i sistemi immunitari di uomini e piante che, indeboliti dalla chimica innaturale introdotta nei campi, e, quindi, negli alimenti non reagiscono come dovrebbero agli agenti esterni”.

C’è anche il legame tra malattie e rifiuti. “Se a ciò si aggiungono le scelte delle amministrazioni locali – si legge sempre nel comunicato di GranoSalus – di ubicare, a ridosso di aree protette dove il cibo agricolo eccelle per le sue caratteristiche sanitarie, impianti di compostaggio dei rifiuti dimensionati per raccogliere tutta la produzione regionale della Basilicata, il livello di pressione ambientale non potrà che aumentare compromettendo così l’immagine di un cibo sano”.

I relatori parlano dei problemi della Basilicata. Ma lo stesso discorso può essere esteso alla Sicilia. Con una differenza sostanziale che rende lo scenario della nostra Isola molto più grave. Mentre in Basilicata si parla di centri di compostaggio – quindi parliamo di raccolta differenziata dei rifiuti – che preoccupano e inquinano l’ambiente e rischiano di compromettere il cibo tipico di questa, in Sicilia ci sono le discariche, quasi tutte fuori legge, se è vero che, fino ad oggi, hanno seppellito anche il cosiddetto umido, inquinando terreni e falde.

Da qui una considerazione: se in Basilicata, a causa dei centri di compostaggio, temono effetti negativi per l’immagine del proprio cibo sano, che cosa dire della Sicilia nella quale trionfano le discariche, peraltro fuori legge?

Un altro passaggio del comunicato di GranoSalus ci sembra interessante:

“Un chiaro segnale, questo, di una politica disattenta al suo territorio e al suo ambiente, che ciclicamente invece di rifiutare certe scelte sa occuparsi solo di ‘rifiuti’. Non dobbiamo scomodare le dichiarazioni depositate presso le Commissioni parlamentari d’inchiesta per intuire che la provincia di Matera risulti la più idonea, nell’ambito del territorio nazionale, per ipotizzarvi l’insistenza di traffici illeciti legati proprio al ciclo dei rifiuti”.

Non conosciamo i problemi che ci sono in materia di gestione dei rifiuti in Basilicata: ma conosciamo gli interessi che stanno dietro in Sicilia: interessi così forti da piegare anche i poteri dello Stato. Non è un caso se, nonostante le tante cose emerse in questi anni – e nonostante le proteste delle popolazioni contro le discariche la cui gestione alimenta interessi politico e mafiosi – le stesse discariche siano ancora funzionanti.

Tornando al convegno di Matera, va detto che sono intervenuti medici, veterinari, agronomi, psicologi e omeopati. Tra gli intervenuti, Andrea Di Benedetto, agronomo e micologo; Matteo Netti, medico veterinario; Giuseppe Cancellaro, medico chirurgo specialista apparato digerente; Angelo Carlo Licci, medico omeopata – Comitato Terra e Salute; Liliana Isabella Stea, medico Ppicoanalista; Luigi Tarantino, medico del Comitato Tutela Valle del Bradano; Saverio De Bonis, associazione GranoSalus – Fima; lvano Gioffreda, Agricoltura rigenerativa; Alessandro delli Carri, Agricoltura Biodinamica; Roberto Carchia, Agricoltura Biologica. Ha moderato gli interventi il giornalista Nicola Piccenna.

“GranoSalus con Terra e Salute – conclude il comunicato – ha l’obiettivo principale della divulgazione delle informazioni utili (indispensabili?) ai consumatori per una corretta conoscenza del contenuto in inquinanti e veleni nei cibi in vendita, a partire dai cereali e loro derivati. Oggi non è obbligatorio indicare sul pacco di pasta che acquistiamo quali e quanti veleni contiene, è sufficiente che siano al di sotto della soglia stabilita dalla legge. GranoSalus si ripromette di supplire a questo terribile difetto d’informazione, provvedendo con analisi private presso laboratori certificati ed accreditati. Per alcuni è importante sapere che il cibo che acquistano per i propri figli sarebbe vietato darlo in pasto ad un maiale canadese!”.

Il tema è noto: la pasta industriale prodotta in Italia contiene sostanza dannose per la salute dei bambini: ma non tutti i genitori sono a conoscenza di questo.

fonte: http://curiosity2015.altervista.org/quello-non-possono-mangiare-maiali-canadesi-lo-fanno-mangiare-italiani-uno-dei-tanti-esempi-delle-porcherie-importiamo-dallestero-la-malafede-dellunione-europ/