Correva l’anno 1941 e in Italia già esisteva l’auto elettrica. E poi? E poi, evidentemente, le lobby non erano d’accordo!

auto elettrica

 

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Correva l’anno 1941 e in Italia già esisteva l’auto elettrica. E poi? E poi, evidentemente, le lobby non erano d’accordo!

 

L’auto elettrica già girava in Italia nel 1941

Questo filmato dell’Istituto Luce mostra come l’auto elettrica fosse realtà nel nostro Paese già 75 anni fa.

Futurista, agile, ma soprattutto ad emissioni zero. Era così l’auto elettrica nel 1941, non alimentata con benzina che serviva per scopi bellici. Se a questo ci aggiungiamo l’idea prettamente autarchica di prodursi tutto da soli e il nostro scarso possesso di materie prime, ecco spiegato l’impulso dato all’invenzione di prototipi del genere.

Ancora non si conoscevano le enormi potenzialità dell’eolico e del solare, quindi non possiamo parlare di energia “pulita” al 100%, anche se in quel periodo venivano create centrali idroelettriche per sfruttare la forza dell’acqua.

Il filmato è la riprova di come 75 anni fa stessero veramente avanti.

guarda il video QUI

E proprio ieri si è venuti a sapere che nel 2015 c’è stato un vero e proprio boom di auto elettriche nel mondo. Se ne contano ormai più di un milione, con un incremento delle vendite pari al 70% rispetto all’anno prima.

Sono stati quasi 500mila, i mezzi a trazione elettrica immatricolati nel 2015. A dirlo è l’IEA, l’agenzia per l’energia dell’OCSE, che ha riscontrato come la maggior parte di questi veicoli abbia riscosso apprezzamento soprattutto in Cina, una della Nazioni più inquinate al mondo. Il paese orientale è affiancato ovviamente da Olanda e Norvegia, Stati in cui tra meno di dieci anni non si potranno acquistare automobili alimentate a benzina.

“Le auto elettriche sono circa 10 anni indietro all’eolico e al solare in termini di diffusione e sviluppo tecnologico – ha dichiarato l’economista capo dell’IEA, Laszlo Varro -, tuttavia questa tecnologia sta prendendo l’abbrivio. Le auto elettriche conquistano sempre più l’immaginario del consumatore”.

Il merito va anche ascritto all’aumento esponenziale dei distributori di ricarica, aumentati lo scorso anno nella sola Cina del 350%. Nel 1941, ovviamente, non c’erano. Poi ci si è messa la guerra a fare tutto il resto, e dopo, vuoi per la volontà delle lobbies del petrolio, vuoi per la sovrabbondanza degli idrocarburi ed infine per l’ancora non nata sensibilità ambientalista, l’auto elettrica è rimasta un prototipo e nulla più.

Ci basta sapere però che il futuro ha radici ben piantate in un passato raccontato solo in parte.

 

tratto da: http://www.lultimaribattuta.it/48126_auto-elettrica-gia-girava-in-italia-nel-1941

 

Uno scandalo di questi giorni che i media stanno abilmente nascondendo: Case farmaceutiche corrompono medici per esperimenti illegali e per vendere farmaci!

 

Case farmaceutiche

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Uno scandalo di questi giorni che i media stanno abilmente nascondendo: Case farmaceutiche corrompono medici per esperimenti illegali e per vendere farmaci!

Case farmaceutiche corrompono medici per esperimenti illegali e vendite farmaci

Nel momento in cui il ministro Lorenzin ribadisce la sua fiducia nella scienza, un nuovo scandalo si abbatte sull’industria del farmaco.

Case farmaceutiche corrompevano i medici per interesse

Nelle stesse ore si è venuti a conoscenza di uno scandalo legato al mondo dell’industria farmaceutica. Secondo diversi quotidiani, tra i quali La Repubblica, i NAS, cioè il nucleo antisofisticazione dell’arma dei carabinieri, hanno concluso le indagini che hanno portato, nella mattinata di giovedì scorso 20 luglio, all’iscrizione nel registro degli indagati di 4 persone. I NAS a Milano hanno infatti portato alla luce un giro di corruzione, concorsi truccati e assunzioni pilotate, il tutto allo scopo di vendere farmaci scelti. I molti conflitti di interesse che coinvolgono le case farmaceutiche e le strutture sanitarie e governative sono noti, come già affrontato in altri articoli dedicati. Il giro di denaro è talmente copioso che questa indagine dei carabinieri non fa altro che scoperchiare una bruttissima usanza oramai radicata.

Fatebefratelli-Sacco indagata per corruzione e abuso di potere

Lungi dal fare di tutta l’erba un fascio, dall’indagine dei NAS è risultato che l’azienda ospedaliera Fatebenefratelli-Sacco, che comprende gli ospedali Buzzi e Macedonio Melloni di Milano, avesse messo in piedi una vera e propria associazione a delinquere. Secondo l’accusa alcuni medici e funzionari della struttura avrebbero abusato della loro posizione per pilotare alcuni concorsi pubblici. Lo scopo era quello di far assumere altrettanti medici e paramedici compiacenti per favorire la prescrizione dei farmaci scelti di maggior interesse e profitto. Questi dirigenti sarebbero stati a loro volta finanziati direttamente dalle case farmaceuticheattraverso denaro e premi. Le stesse case farmaceutiche avrebbero finanziato anche convegni, corsi di aggiornamento e sovvenzionato borse di studio pilotate. Il tutto veniva fatto passare per attività di ricerca che poi nei fatti non veniva eseguita.

La sentenza sull’inchiesta Paramafi: Fanelli risarcisca per quelle sperimentazioni illegali

E’ infine di poche settimane fa la sentenza della Corte dei Conti dell’Emilia-Romagna che chiede al professor Guido Fanelli il maxi risarcimento per quasi 260mila euro.

La richiesta nasce dall’inchiesta Pasimafi, che aveva portato alla luce lo scandalo dell’università di Parma. Secondo la sentenza, il professor Fanelli, allora docente e medico dirigente a Parma, era l’organizzatore di un giro illecito finanziato dalle case farmaceutiche per una sperimentazione illegale su pazienti ignari. Va detto che la somma richiesta viene imputata a incarichi assunti dal professore e che sarebbero stati incompatibili con il suo ruolo di docente universitario. Tuttavia le accuse sono pesantissime. I NAS affermano che nelle strutture controllate dal Fanelli venivano eseguite sperimentazioni su pazienti ignari pagate dal sistema sanitariocioè dagli italiani, ricerche pilotate per produrre dati utili alle case farmaceutiche con i quali spingere determinati farmaci. La sfiducia delle tante persone sul contenuto dei vaccini appare sempre più comprensibile via via che vengono fuori tali scandali a fini di lucro sulla salute.

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tratto da: http://it.blastingnews.com/cronaca/2017/07/case-farmaceutiche-corrompono-medici-per-esperimenti-illegali-e-vendite-farmaci-001861489.html

La Cassazione rigetta ricorso del padre di un minore autistico: non provato il nesso tra vaccini e autismo. Tutti i Tg riportano la notizia con tanto di Lorenzin che esulta… Ma dove erano i Tg tutte le volte che la Magistratura HA CONDANNATO il Ministero?

Cassazione

 

 

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La Cassazione  rigetta ricorso del padre di un minore autistico: non provato il nesso tra vaccini e autismo. Tutti i Tg riportano la notizia con tanto di Lorenzin che esulta… Ma dove erano i Tg tutte le volte che la Magistratura HA CONDANNATO il Ministero?

 

E’ notizia di ieri, 25 luglio, che la Suprema Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un padre di un minore autistico che chiedeva un risarcimento al ministero della Salute ipotizzando il nesso causale tra #vaccini e autismo stesso. La sesta sezione civile non ha infatti riscontrato una relazione certa tra la somministrazione e l’invalidità successiva. Il ministro #Lorenzin ha dichiarato che dopo la smentita della scienza sull’argomento, anche la legge finalmente ne ha preso atto. Tuttavia pesano quelle sentenze di opposta visione nelle quali il ministero è stato condannato a risarcire chi sosteneva che ci fosse invece una relazione tra vaccini e deficit neurologici.

Legame vaccini, autismo e danni cerebrali, ecco le cause perse dal ministero

Se entro agosto il ministero della salute non pagherà il risarcimento ad Agrigento di 250 mila euro, sarà commissariato: e il Codacons si prepara.

Nel dibattito sulla libertà di scelta contro il decreto Lorenzin, cioè quello che impone l’obbligo di vaccinazione pena l’esclusione dalla scuola materna e dal nido, uno dei temi maggiormente discussi è quello del nesso causale tra vaccini e danni indotti da essi. Il nesso causale, cioè a cosa segue cosa, è anche il principio che regola la giustizia. Questo vuol dire che se un tribunale condanna il ministero a risarcire una persona che a seguito di una vaccinazione ha sviluppato un danno cerebrale, significa che il tribunale ha stabilito, al di là di ogni ragionevole dubbio, che al vaccino è seguita la malattia.

La sentenza più recente in Sicilia, 250 mila euro ad un ragazzo di Agrigento

Sentenze alla mano, l’ultima in termini di tempo è quella che a fine giugno ha visto il ministero della salute perdere dinanzi al TAR.

La storia vede un ragazzo di Agrigento sottoporsi al vaccino tetravalente nel 2000. Nel 2014 il tribunale aveva stabilito un nesso causale tra #Autismo sviluppato dal ragazzo e vaccino. Aveva anche liquidato il risarcimento stabilendo che il ministero doveva pagare alla famiglia del ragazzo 250 mila euro. Non sembra che il ministero ad oggi abbia ottemperato al debito, o almeno sugli organi di stampa non se ne fa menzione. Se non lo farà entro la fine di agosto con tutti gli interessi si procederà con il commissariamento ad acta.

A Milano il ministero non impugna la sentenza, non si andrà in appello. Altra causa persa

Un’altra storia arriva da Vigevano, dove il ministero della salute ha scelto di non ricorrere in appello, cioè in sostanza si attiene alla decisione del tribunale. La causa riguardava una donna, oggi 42enne, che all’età di 6 mesi era stata vaccinata con il tetravalente.

Successivamente aveva sviluppato un’encefalopatia con crisi epilettiche. Il suo avvocato, Giuseppe Romeo, dopo tutti questi anni, è riuscito a stabilire un nesso causale tra quel vaccino e la malattia, dato che i rischi si conoscevano ma la famiglia non era stata informata adeguatamente.

Il Codacons istituisce il numero telefonico sui vaccini e prepara un esposto contro l’Aifa

Sul sito dell’associazione consumatori si legge oggi 18 luglio, dell’istituzione di numeri telefonici ad hoc per la corretta informazionealle famiglie. Il Codacons sottolinea di non essere affatto contro i vaccini, ma contro la mancanza di informazioni esaustive. Dal lunedì al venerdì esperti e legali risponderanno alle domande dei cittadini. Dalle pagine de La Stampa, il Codacons si rifà proprio alla sentenza di Milano per sottolineare come le informazioni emanate dall’Agenzia Italiana per il farmaco non siano chiare ed esaustive, dato che la sentenza ha riconosciuto proprio questo vizio nel prendere la propria decisione.

Per questo il Codacons annuncia un nuovo esposto alla magistratura. Secondo la banca dati europea, infatti, sarebbero più di 8.000 i casi di sospette reazioni avverse tra il 2012 e il 2017.

Non tutte le cause finiscono con una condanna

La comunità scientifica si oppone al nesso di causa effetto tra vaccini danni cerebrali, e diverse sentenze seguono questo orientamento. Solo poche settimane fa infatti la procura di Trani ha archiviato un esposto relativo a due bambini autistici, il cui legale sosteneva la causalità tra malattia e vaccini. C’è invece attesa di nuovo a Milano dove tra pochi mesi ci sarà l’appello contro la sentenza di primo grado che aveva riconosciuto ad un bambino autistico vaccinato con l’esavalente un vitalizio.

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fonte:

http://it.blastingnews.com/cronaca/2017/07/case-farmaceutiche-corrompono-medici-per-esperimenti-illegali-e-vendite-farmaci-001861489.html

http://it.blastingnews.com/cronaca/2017/07/legame-vaccini-autismo-e-danni-cerebrali-ecco-le-cause-perse-dal-ministero-001852989.html

Non solo ci avvelenano con il grano cattivo, ma ci vogliono ubbidienti e disinformati!

grano

 

 

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Non solo ci avvelenano con il grano cattivo, ma ci vogliono ubbidienti e disinformati!

 

Mentre i cittadini cercano di difendersi dagli effetti nefasti della globalizzazione dell’economia, mentre gli agricoltori si organizzano – come stanno facendo i produttori di grano duro del Sud Italia associati a GranoSalus – per informare la popolazione sui pericoli per la salute provocati da alcuni prodotti agricoli che arrivano da Paesi extraeuropei, l’Unione Europea deve fronteggiare l’offensiva di alcune multinazionali che pretendono di importare i propri prodotti senza alcun controllo e senza ‘tracciabilità’. Magari per farci mangiare gli OGM. Non solo. Pretendono pure che la UE smantelli le etichette, lasciando al buio i consumatori…

Ci stanno avvelenando con il grano pieno di glifosato e micotossine. Di fatto, continuiamo a non sapere che cosa c’è, veramente, nella pasta, nel pane, nelle pizze, nelle farine e nei dolci che finiscono sulle nostre tavole. Non contenti di questo, nel silenzio quasi generale, non solo stanno creando le condizioni per imporci i grani avvelenati, ma stanno lavorando, anche, per eliminare tutte le leggi sulle etichettature.

Questa richiesta potrebbe arrivare dal Comitato WTO – TBT (Technical Barriers to Trade).

Per carità: non sempre alle etichette che accompagnano i prodotti che mangiamo corrisponde, poi, quanto ci sta scritto. Ma è pur sempre un’indicazione, ignorando la quale, a norma di legge, scattano le sanzioni. Ma alle multinazionali non vanno bene nemmeno le etichette. I prodotti, secondo chi oggi controlla il mercato mondiale globalizzato, debbono circolare liberamente. E i consumatori non debbono conoscere né la provenienza di un prodotto, né la sua qualità. Tutti al buio, alla faccia della ‘tracciabilità’!

Abbiamo già raccontato cosa stanno combinando i ‘Signori dell’Unione Europea dell’Euro’ con il CETA, il trattato commerciale tra il Canada e la stessa Unione Europea:

Accordo UE-Canada: ci costringeranno a mangiare il grano duro canadese e tanto altro ancora

Sul CETA si sono già pronunciate due commissioni del Parlamento Europeo. L’ultima parola spetterà allo stesso Parlamento di Strasburgo, a febbraio. Lì si scoprirà quali forze politiche difendono la salute dei consumatori e chi, invece, difende gli interessi delle multinazionali.

Sul CETA non aspettiamoci informazione, ma solo controinformazione sulla rete. Gli interessi in ballo sono enormi. E questa volta – per ciò che riguarda l’Italia – non penalizzano solo il Mezzogiorno con il grano duro (argomento al quale questo blog dedica ampio spazio). Questa volta è toccata – e molto pesantemente – anche l’industria dei salumi e, in particolare, del prosciutto crudo.

Il CETA, infatti, prevede di ‘inondare’ di suini canadesi l’Europa. Intanto non sappiamo come li allevano, che mangimi usano, se li imbottiscono di sostanze chimiche varie. Sappiamo, sì, che i canadesi sono molto attenti alla propria alimentazione e prima di far entrare nel proprio Paese un prodotto impongono controlli severissimi sulla qualità: ne sanno qualche cosa i produttori di uva Italia siciliani, che hanno dovuto sottoporre il proprio prodotto a controlli severissimi prima di avviare l’esportazione in Canada, come potete leggere qui:

Il Canada esporta in Sicilia grano duro pieno di glifosato e micotossine, ma pretende uva da tavola siciliana supercontrollata!

L’attenzione verso la qualità dei cibi dei canadesi, però, scompare quando questo Paese di furbi deve esportare il grano duro che produce nelle proprie zone umide e fredde: a questo punto i controlli non servono più: e se i consumatori di mezzo mondo cominciano a protestare perché non vogliono un grano duro pieno di glifosato e micotossine, ecco che arriva in soccorso il già citato CETA, in base al quale i Paesi dovranno tenersi il grano duro canadese – e anche i suini e i prosciutti – che gli piacciano o no!

Non è finita. In Canada gli OGM – Organismi Geneticamente Modificati sono all’ordine del giorno. Ipocritamente l’Unione Europea ha ‘bandito’ gli OGM, ma è pronta a ratificare l’accordo commerciale con il Canada per fare mangiare agli europei i prodotti agricoli – freschi e trasformati – del Canada a base di OGM a ventiquattro carati!

A che serve avere bandito gli OGM – come ha fatto l’Unione Europea – e poi siglare l’accordo CETA che farebbe arrivare in Europa chissà quanti prodotti OGM? Non è ipocrisia?

Poi c’è la sabbia bituminosa, altro grande affare dei canadesi. Di che si tratta? Semplice: del combustibile più sporco del mondo. A voi la ‘ricetta’: mettere insieme argilla, sabbia, acqua e bitume, mescolate energicamente e, oplà!, ecco ottenute le sabbie bituminose. Dalle quali si estrae una sostanza vischiosa simile al petrolio che può essere convertita in greggio e, successivamente, raffinata per ottenere derivati (se ne volete sapere di più leggete qui).

Per la cronaca, nella provincia canadese dell’Alberta c’è uno dei giacimenti di sabbie butiminose più estesi del mondo. Con il CETA ci divertiremo anche con questo nuovo inquinante…

Con questo trattato commerciale internazionale – sempre che l’Unione Europea lo ratifichi – ci saranno problemi anche per i pescatori. La nostra attività di pesca è in crisi. A completare il quadro penserà quella parte del CETA che si occupa di pesca. Soprattutto di pesce allevato.

Fino a qualche anno fa si pensava che il pesce di allevamento fosse addirittura migliore di quello pescato. Purtroppo non è più così. Il salmone di allevamento, per esempio, è ormai un vero problema, come potete leggere in questo articolo:

Il salmone? Ottimo prodotto. Ma meglio mangiarlo solo una volta al mese…

Tutto questo riguarda il CETA. Ora, dall’Unione Europea dell’Euro potrebbe arrivare un nuovo attacco al cittadini, questa volta – come già ricordato – alle etichette dei prodotti. Bruxelles, infatti, potrebbe cedere alle proteste di Stati Uniti e Canada, contrarie alle recenti normative adottate dai Paesi UE sull’etichettatura d’origine dei prodotti alimentari.

In realtà – per ciò che riguarda gli Stati Uniti – questa posizione è stata espressa dall’Amministrazione Obama. Ora bisognerà capire cosa farà il nuovo presidente, Trump. Il nuovo presidente degli Stati Uniti, infatti, ha già espresso contrarietà al TTPI. Vedremo cosa deciderà sulle etichettature.

Che cosa si prepara? Ancora una volta la ricetta è semplice: eliminare le informazioni sui prodotti che finiscono sulle tavole di tutti noi.

A chi ci vuole vendere prodotti agricoli di pessima qualità non vanno proprio giù le norme che sono già state approvate dall’Unione Europea. Di recente – per citare un esempio – l’Italia ha stabilito che i consumatori debbono conoscere l’origine del latte. E’ una cosa sacrosanta: perché un consumatore dovrebbe acquistare il latte e non sapere dove è stato prodotto?

Sempre per ciò che riguarda l’Italia, nei mesi scorsi il Governo del nostro Paese ha varato un decreto che impone alle industrie e, in generale, a chi utilizza il grano di informare i cittadini sulla provenienza dei prodotti che utilizzano.

Nel caso della pasta, le industrie debbono dire da dove arriva il grano duro che utilizzano.

 

Credeteci: ci sarà da divertirsi. Le industrie della pasta, infatti, non sembrano molto felici di far sapere ai consumatori che grano duro utilizzano. E forse nemmeno i canadesi saranno contenti…

Questo decreto, ovviamente, cozza con il CETA. Perché il bello di questa storia del grano canadese coltivato nelle zone fredde e umide sta nel fatto che a qualcuno bisogna ‘sbolognarlo’, ma senza fare sapere ai cittadini quali sono i problemi che questo prodotto comporta. E anche se lo sanno, beh, se lo debbono tenere lo stesso nel nome del CETA…

Ma CETA o non CETA, GranoSalus – l’associazione che raccoglie produttori di grano duro del Sud Italia e tanti consumatori – ha già avviato i controlli sui derivati del grano: e non potrà certo essere l’Unione Europea a vietare ai cittadini di difendersi dai veleni. La stessa UE non potrà imporre agli agricoltori del Mezzogiorno del nostro Paese di fallire per consentire ai canadesi di farci mangiare il loro grano duro.

Su questi due punti informeremo i nostri lettori su quello che fanno i parlamentari europei eletti in Sicilia e, in generale, nel Sud Italia. 

Ribadiamo: ci sarà da ridere se, malauguratamente, il Parlamento Europeo dovesse ratificare il CETA.

Come finirà? Sulla gestione USA di Trump non ci possiamo pronunciare. Ma non è da escludere che il Canada avvii un contenzioso presso l’OMC (Organizzazione Mondiale del Commercio). Non è un’ipotesi campata in aria: un precedente di rilievo è rappresentato dalla legge sull’indicazione d’origine delle carni (COOL, Country of Origin Labelling), che gli Stati Uniti hanno abrogato su istanza del Messico, che ha fatto valere l’accordo NAFTA (North America Free Trade Agreement).

In ogni caso, visto che il Parlamento Europeo si dovrà pronunciare sul CETA entro febbraio, è probabile che chi ha in testa di fare qualcosa contro le leggi sulla ‘tracciabilità’ aspetti prima il pronunciamento dell’assemblea di Strasburgo.

Amaro il commento del sito Foods Times Blog (qui potete leggere per esteso l’articolo):

Le confederazioni agricole hanno voluto il libero scambio sulle derrate agroalimentari e ora pedalano, verso i destini ignoti del capitale finanziario che domina produzioni industriali e mercati. Dopo l’abolizione dei contributi alla produzione, l’abbattimento delle barriere tariffarie e l’apertura di contingenti tariffari su merci in aperta concorrenza con quelle proprie, la rinuncia a tutelare gran parte delle proprie DOP e IGP, è giunta l’ora della de-regolamentazione. Ad maiora”.

Grano canadese e micotossine: se la Ue “dimentica” il principio di precauzione… Ma mica possono dare un dispiacere agli amici delle Lobby…!

 

Grano canadese

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Grano canadese e micotossine: se la Ue “dimentica” il principio di precauzione… Ma mica possono dare un dispiacere agli amici delle Lobby…!

Grano canadese e micotossine: se la Ue dimentica il principio di precauzione

Chi ha paura del grano canadese? Tutti i cittadini italiani dovrebbero temerlo, almeno secondo i produttori di pasta del sud Italia riuniti nell’associazione Grano Salus (cui partecipano anche i consumatori), che osteggiano più che mai l’importazione di questo prodotto extraeuropeo nel nostro paese, che diverrà ancora più facile in seguito all’accordo di libero scambio siglato tra Canada e Unione europea (Ceta). Il problema è che nel grano duro proveniente dal paese nordamericano vi è la presenza, sgradita, di micotossine, e in particolare del Don, acronimo di Deossinivalenolo. Il grano finisce poi nella pasta che ogni giorno portiamo nelle nostre tavole, con potenziali effetti nocivi sulla nostra salute davvero elevati.

IN ITALIA CONSUMO DI PASTA SUPERIORE ALLA MEDIA EUROPEA

“Affrontando questo problema – ci racconta il micologo Andrea Di Benedetto dell’associazione Grano Salus – abbiamo trovato una sponda nella deputata del Movimento 5 stelle al Parlamento europeo Isabella Adinolfi che, da noi sollecitata, ha rivolto alla Commissione un’interrogazione relativa ai livelli massimi di alcuni contaminanti nei prodotti alimentari”. “Qui è in gioco la salute di tutti noi – sottolinea con preoccupazione Di Benedetto – e non ci si può permettere di sottovalutare i rischi derivanti dalla presenza di micotossine, il Don su tutte, e la loro micidiale sinergia con il glifosato, l’erbicida più usato al mondo in agricoltura”.

Nell’interrogazione, Adinolfi ha sostenuto che il regolamento Ce 1881/2006 – che stabilisce i livelli massimi di contaminanti nei prodotti alimentari – tuteli poco la salute dei cittadini europei, in particolare degli italiani:  “Le percentuali ammissibili di micotossine nei cereali sono calcolate su una media europea di appena 5 kg di consumo pro capite, mentre in Italia il consumo medio è di 27 kg e in alcune zone della Penisola supera questo valore”.

Per questo, ha chiesto alla Commissione di proporre una modifica del regolamento per renderlo più efficace a tutela della salute dei cittadini europei.

LA RISPOSTA DELL’EUROPA

La risposta della Commissione europea, arrivata il 25 gennaio scorso, ha gettato acqua sul fuoco, chiarendo che “Gli accordi di libero scambio non incidono sul livello massimo di contaminanti poiché qualsiasi alimento e mangime importato nell’Ue deve rispettare la legislazione dell’Ue in materia di sicurezza alimentare e quindi il livello massimo di contaminanti stabilito a livello di Ue”. Inoltre, “I livelli massimi stabiliti nel regolamento Ce n. 1881/2006 sono fissati tenendo conto di pareri scientifici dell’Efsa (Autorità europea per la sicurezza alimentare) e garantiscono un livello elevato di protezione della salute umana anche per i cittadini che consumano determinati alimenti in quantità sensibilmente superiori alla media dell’Ue”.

RITIENI: “LIMITI EUROPEI OTTIMISTICI”

Anche se apparentemente tranquillizzante, in realtà la Commissione non risponde nel merito della questione. “Il punto – ci spiega Alberto Ritieni, professore di chimica degli alimenti dell’Università Federico II di Napoli – è che i livelli di contaminazione legali ammessi dall’Europa sono piuttosto bassi, direi ottimistici. Se guardiamo in particolare all’Italia, intanto il consumo di pasta è decisamente superiore a quello medio europeo, almeno cinque volte rispetto a quello di un qualsiasi altro cittadino europeo. Inoltre, a questo si accompagna il consumo di pane, crackers, snack, etc. e quindi il rischio per la salute aumenta”.

“Altro profilo delicato, poi – continua Ritieni – è che i limiti più stringenti sono riservati, giustamente, ai prodotti destinati ad essere consumati da bambini fino ai 3 anni. Ma un bambino di 4-6 anni, per il quale non vigono più i rigidi limiti del baby food, che consuma grano duro in grande quantità ha ancora un organismo fragile e quindi è particolarmente esposto alla contaminazione di micotossine”.

Insomma, il fatto che la Commissione affermi che i livelli di contaminanti sono stati fissati anche tenendo conto di un consumo “sensibilmente superiore alla media dell’UE, non è molto rassicurante per Ritieni: “occorre stabilire se un consumo pari al 600% in più può essere considerato solo sensibilmente superiore oppure meritevole di un approfondimento maggiore da parte del legislatore”.

NECESSARIO APPLICARE IL PRINCIPIO DI PRECAUZIONE

Cosa fare, allora, per tutelare davvero la salute dei cittadini? “Si dovrebbe applicare il principio di precauzione, dato che il rischio per la salute umana è fondato – conclude Ritieni – e intervenire sulla legislazione europea. La soluzione più semplice è certo la riduzione dei limiti di legge per il DONpresente nel grano duro, passando dagli attuali 750 ng/kg ad almeno 350 ug/kg. Ma anche altre soluzioni sono praticabili: ad esempio, si potrebbe pensare a dei limiti più stringenti che valgano solo per l’Italia in ragione del grande consumo di grano duro che qui si fa, o quanto meno si potrebbero tutelare i bambini di età superiore ai 3 anni ma che ancora non hanno un organismo paragonabile a quello di un adulto”.

fonte: https://testmagazine.it/2017/02/16/grano-canadese-e-micotossine-se-la-ue-dimentica-il-principio-di-precauzione/18786/

Attenzione – In Italia grano radioattivo da Ucraina, Russia e Romania!

 

grano radioattivo

 

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Attenzione – In Italia grano radioattivo da Ucraina, Russia e Romania!

di Gianni Lannes
L’Istituto Superiore della Sanità è forse in letargo? Nei porti del belpaese seguitano a sbarcare da anni, impunemente, navi dei veleni che battono bandiere ombra, gravide di pericolosi carichi di cereali provenienti da territori dell’Europa orientale. Secondo le rilevazioni dell’IAEA, dell’OMS e di Greenpeace, si tratta di zone contaminate per migliaia di anni a seguito del disastro di Chernobyl. E così va in onda la farsa dei controllori e dei controllati. Milioni e milioni di tonnellate di rifiuti pericolosi trasformati in cibo tricolore. Più miracolo di così. Ma ecco qualche altro esempio: su cento portarinfuse ne viene controllata al massimo una. Nessuna autorità italiana, attualmente è in grado di certificare la quantità e la qualità esatta di grano importato annualmente in Italia. Non è tutto. A Cernovoda in Romania (il nuovo eldorado agricolo degli speculatori mondiali e nostrani), dove il rispetto dell’ambiente – come della vita umana – è un optional non assicurato dallo Stato, è attiva dal 1996 una centrale nucleare realizzata in concorso dall’Ansaldo nucleare, che vomita inquinamento nell’aria, nell’acqua e nella terra.
Il grano importato da questi territori contaminati, come per magia industriale, diviene poi in Italia pasta tricolore. A parte l’evidente speculazione di 4 broker internazionali che grazie al favore dell’Unione europea, ribassano costantemente il prezzo del grano italiano, quali sono le conseguenze sulla salute umana?

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2017/01/litalia-importa-grano-radioattivo.html

L’inquinamento radioattivo minaccia concretamente la catena alimentare. Le particelle radioattive vengono trasportate da minuscole gocce che compongono l’umidità nell’aria. Può essere direttamente inalato nei polmoni, cadere a terra o in mare con la pioggia e contaminare coltivazioni, fauna marina e acqua potabile. Per gli esperti, molto vulnerabile è il latte di mucca. Le sostanze radioattive che si propagano nel cibo possono far lievitare il rischio tumori. A correre maggiori pericoli i più indifesi: bambini e feti, ovvero piccoli che aspettano di venire al mondo. Secondo gli esperti, l’esposizione a materiale radioattivo può dare il la a vari tipi di cancro e le probabilità di ammalarsi crescono, naturalmente, all’aumentare del livello di radiazioni raggiunto. Anche una piccola quantità di radiazioni aumenta il rischio di cancro. Le radiazioni sono pericolose perché possono causare cambiamenti o mutazioni nel Dna, che a loro volta rischiano di accendere il cancro. E se è vero che l’organismo è in grado di arginare i danni al Dna riparandoli, una persona si può considerare fuori pericolo solo se il processo di riparazione impiega meno tempo di quello necessario perché il Dna danneggiato o mutato si replichi.Ecco perché la maggior parte degli esperti concorda nel ritenere i bambini e feti più a rischio: la loro divisione cellulare, infatti, avviene più rapidamente che negli adulti. Inoltre consumano più latte di mucca, il che li espone a ulteriori pericoli. Le vacche, infatti, assorbono lo iodio radioattivo che si deposita sulla terra brucando il foraggio.

E’ vero che la radioattività è un fenomeno naturale, al quale siamo sottoposti ogni giorno della nostra vita. Significa che assorbiamo radiazioni facendo le cose di tutti i giorni. Ma non è questo il problema; il guaio è l’aggiunta che può derivare da attività estranee alla natura, ad esempio quando c’è un incidente in una centrale nucleare e le scorie radioattive finiscono nei campi, nel mare o nell’aria. Rimane il problema che non è agevole prevedere le conseguenze delle radiazioni.  Ma, allora, se queste sostanze che decadono, che si trasformano, cioè che sono radioattive, se queste sostanze possono far danno a distanza di tempo, quanto ci vuole per stare tranquilli? La risposta è quella più classica della scienza: dipende. Ogni elemento radioattivo si trasforma tendendo alla stabilità con ritmi differenti. C’è chi ci mette poco e chi ci mette di più. Vediamo come funziona. Il calcolo viene fatto in questo modo. Immaginiamo di avere a che fare con un milione di nuclei radioattivi (il numero è indicativo, solitamente sono enormemente di più). Il tempo necessario perché ne decada la metà è chiamato tempo di dimezzamento o emivita. Dunque dopo una emivita restano da trasformare ancora 500 mila nuclei. Dopo due emivite saranno 250 mila, dopo tre emivite 125 mila e così via. Anche se un appassionato di matematica potrebbe dire che questa serie non ha fine perché rimane sempre qualcosa da trasformare, possiamo pensare che ragionevolmente dopo dieci emivite il pericolo radioattivo sia ridotto al punto da diventare tollerabile con le nostre difese personali. E allora vediamo qualche esempio. I tempi di dimezzamento dei singoli nuclei li trovate in ogni libro di chimica. Così il Cesio naturale è un elemento stabile, ma il suo isotopo con 137 tra protoni e neutroni e per questo chiamato Cesio 137 ha una emivita di circa 30 anni. Secondo quando visto prima dunque una fuoriuscita in pubblico di Cesio 137 dovrà tenere in allarme per circa 300 anni. Il Cesio viene prodotto nella fissione dell’Uranio nelle centrali nucleari ed è la causa principale dei danni provocati nell’ambiente. Ci sono situazioni ben più drammatiche, come quelle legate proprio alla produzione di energia elettrica da fissione. In quel caso uno dei prodotti del processo, o se preferite, delle scorie radioattive è il Plutonio 239, utilizzato per costruire armi nucleari durante tutta la guerra fredda e quindi trattato appositamente. Oggi si tratta solo di scorie con tempi di dimezzamento di decine di migliaia di anni, il che significa che il tempo di stoccaggio in sicurezza si calcola in centinaia di migliaia di anni , e nessuno sa da che parte cominciare. Inoltre, la mania degli stati (USA, URSS, Francia, Gran Bretagna, Israele e così via) di provare la bomba ha rilasciato negli anni in atmosfera qualcosa oltre 10 tonnellate di plutonio.

riferimenti:

https://www.iaea.org/pris/WorldStatistics/NuclearShareofElectricityGeneration.aspx

https://www.iaea.org/pris/CountryStatistics/CountryDetails.aspx?current=RO

http://www.progettohumus.it/chernobyl.php?name=mappe2

http://www.progettohumus.it/include/chernobyl/mappe/europa/PLATE36.PDF

http://www.progettohumus.it/include/chernobyl/mappe/europa/PLATE37.PDF

http://www.progettohumus.it/include/chernobyl/mappe/europa/PLATE38.PDF

http://www.progettohumus.it/include/chernobyl/mappe/europa/PLATE01.PDF

http://www.progettohumus.it/include/chernobyl/mappe/europa/PLATE02.PDF

http://www.progettohumus.it/include/chernobyl/mappe/europa/PLATE13.PDF

http://www.progettohumus.it/include/chernobyl/mappe/europa/PLATE09.PDF

http://www.progettohumus.it/include/chernobyl/mappe/europa/PLATE14.PDF

http://www.progettohumus.it/include/chernobyl/mappe/europa/PLATE19.PDF

http://www.progettohumus.it/include/chernobyl/mappe/europa/PLATE18.PDF

http://www.progettohumus.it/include/chernobyl/mappe/europa/PLATE26.PDF

http://www.progettohumus.it/include/chernobyl/mappe/europa/PLATE39.PDF

http://www.progettohumus.it/include/chernobyl/mappe/europa/PLATE56.PDF

http://www.progettohumus.it/include/chernobyl/mappe/europa/PLATE57.PDF

http://www.progettohumus.it/include/chernobyl/mappe/europa/PLATE60.PDF

http://www.progettohumus.it/include/chernobyl/mappe/europa/PLATE58.PDF

https://www.iaea.org/sites/default/files/chernobyl.pdf

http://www.greenpeace.org/italy/Global/italy/report/2006/9/Sintesi-Cernobyl-2006.pdf

http://www-pub.iaea.org/MTCD/publications/PDF/Pub1239_web.pdf

http://www.unscear.org/docs/reports/annexj.pdf

http://www.fire.uni-freiburg.de/iffn/country/rus/rus_7.htm

http://web.archive.org/web/20060421072536/http://www.greenpeace.org/raw/content/international/press/reports/chernobylhealthreport.pdf

https://academic.oup.com/ije/article/33/5/1025/623963/Thyroid-cancer-incidence-trends-in-Belarus

http://oup.silverchair-cdn.com/oup/backfile/Content_public/Journal/ije/33/5/10.1093/ije/dyh201/2/dyh201.pdf?Expires=1485770549&Signature=K77wDjZ5io-NdZZdYZCw2O~T0~eNrRNcbMDvLRVo1PMck8T3IVpcHlC20qWGmNGhZJtDoGIUMSCTtwiW6GU9qXeqS9LDza6nhLQVT-A0WvkUYw5EV8aZUhaqr1x1q14nc5FPdpRldNH6NL49BmYF8MVZfkvngXNmscs5mnTlzpJdfA4-x6WuXzQXLEe6Y0kLERWkEG3ZBG6RoRn5ooATa55rQDKx27pNvoGrlxkSXuwx-GDru0mooaJpAxvGUdQ3Ut1KEusF4nz6GAtg5lf38AbFbKw2cYmdaBumMra7mJRKL3WGKqrO-DKlp4DHJbJ6yefqA4OhJbEQ-qjf6jX0jg__&Key-Pair-Id=APKAIUCZBIA4LVPAVW3Q

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21345660

http://www.fire.uni-freiburg.de/iffn/country/rus/rus_16.htm

http://iopscience.iop.org/article/10.1088/0952-4746/31/1/B01/pdf;jsessionid=375189A7F02FA4C3B04CD3B22FF4C756.c1.iopscience.cld.iop.org

http://www.who.int/ionizing_radiation/a_e/chernobyl/EGH_overview.pdf

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2017/01/litalia-importa-grano-inquinato-e.html

Effetti della radioattività sulla salute

(Equivalente di dose totale ricevuto in una singola breve esposizione)

150 mSv = Sterilità temporanea testicoli

500 mSv = Depressione dell’emopoiesi midollo osseo

Da 500 a 2000 mSv = Opacità osservabili cristallino

1500 mSv = Aplasia mortale midollo osseo

Da 2500 a 6000 mSv = Sterilità Ovaie

3500 mSv = Sterilità permanente testicoli

5000 mSv = Deficit visivo cristallino

Le radiazioni naturali a cui siamo sottoposti mediamente sono di circa 2,4 msv per anno.

 

fonte: http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2017/01/in-italia-grano-radioattivo-da-ucraina.html

Manca l’acqua? In Italia le fonti fossili ne bevono 160 milioni di metri cubi l’anno per fare quello che potrebbero fare meglio e in modo più economico le rinnovabili! …Ma mica possiamo dare un dispiacere alle lobby di Petrolio & C.

Fonti Fossili

 

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Manca l’acqua? In Italia le fonti fossili ne bevono 160 milioni di metri cubi l’anno per fare quello che potrebbero fare meglio e in modo più economico le rinnovabili! …Ma mica possiamo dare un dispiacere alle lobby di Petrolio & C.

 

Manca l’acqua? In Italia le fonti fossili ne bevono 160 milioni di metri cubi l’anno

Passare a un approvvigionamento energetico basato sulle fonti rinnovabili permette di combattere i cambiamenti climatici e risparmiare il nostro oro blu.

In Italia dove (fortunatamente) non ci sono centrali nucleari – di gran lunga risulta le più assetate per la produzione di energia –, ci pensano quelle alimentate da fonti fossili a consumare ingenti quantità d’acqua per poter funzionare: ogni anno ne bevono 160 milioni di metri cubi di acqua, ovvero (considerando in media un consumo procapite di circa 200 litri al giorno per persona) il fabbisogno annuale d’acqua di circa 2,2 milioni di persone.

D’altronde, però, l’energia è fondamentale al funzionamento della nostra società. Come rimediare? Passando alle fonti rinnovabili: «L’emergenza acqua che sta colpendo molte Regioni italiane – spiegano oggi dall’Anev, l’Associazione nazionale energia del vento – è dovuta in primis ai mutamenti climatici che sostengono una tra le più severe siccità mai registrate, ma anche alla scarsa attenzione verso un’oculata gestione delle risorse ambientali e delle materie prime. Questi fattori messi insieme stanno portando ad una vera è propria crisi ecologica e al rischio di calamità naturale. Oltre agli adeguamenti strutturali e ad una gestione più razionale, è necessario avviare una pianificazione organica di lungo termine anche nel campo dell’approvvigionamento energetico. Uno studio dell’Eea, Agenzia europea dell’ambiente, ha infatti quantificato in circa il 44% dell’acqua usata direttamente ed indirettamente in Europa la quota utilizzata negli impianti termici e nucleari, più di quanto consumato dalla somma del settore industriale e agricolo; quota equivalente al consumo annuale di circa 80 milioni di persone».

Il contesto italiano – come si evince dai dati Istat sul consumo di acqua – è diverso, con l’agricoltura che spicca come il settore in assoluto più assetato: «I prelievi di acqua effettuati nel 2012 (dove ad oggi si fermano i dati Istat, ndr) sono stati destinati per il 46,8% all’irrigazione delle coltivazioni, per il 27,8% a usi civili, per il 17,8% a usi industriali, per il 4,7% alla produzione di energia termoelettrica e per il restante 2,9% alla zootecnia».

Ciò non toglie che una maggiore diffusione delle fonti di energia rinnovabili permetterebbe da una parte di combattere efficacemente i cambiamenti climatici, dall’altra di ridurre il comunque abbondante consumo d’acqua imputabile alle fonti fossili: «Negli ultimi dieci anni, grazie all’apporto della fonte eolica nella produzione di energia elettrica nel nostro Paese – aggiungono infatti dall’Anev – si sono risparmiati circa 110 milioni di metri cubi d’acqua, equivalenti al consumo annuale di circa 1,5 milioni di persone».

 

fonte: http://www.greenreport.it/news/acqua/manca-lacqua-italia-le-fonti-fossili-ne-bevono-160-milioni-metri-cubi-lanno/

INCREDIBILE – Google conosce tutti i tuoi spostamenti. Se non ci credi dai un’occhiata a questo sito. Vedrai la cronologia dei tuoi movimenti. Impressionante!

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Ogni passo che fai, google lo registra. Non possiamo più nasconderci come si poteva fare un tempo, ormai tra telecamere, smartphone e gps, siamo monitorati tutto il giorno. Tutti i nostri spostamenti vengono registrati e memorizzati. Se siete a corto di memoria, google vi aiuta e vi ricorda quali sono stati i vostri spostamenti del giorno o negli ultimi mesi. Non gliene sfugge uno, come invece può succedere a te. Quello che un tempo poteva apparire fantascienza oggi è realtà. Infatti Google guarda ogni nostro movimento attraverso il geotagging sullo smartphone. Ogni passo viene segnato con un punto rosso sulla mappa.

Se ancora non ci credete, cliccate su questo link, accedete con l’account utilizzato sullo smartphone e guardate dove siete stati fino a ora:
 https://maps.google.com/locationhistory/b/0

Se vi state chiedendo a cosa serve questo “pedinamento” la risposta è facile. Serve a raccogliere informazioni su di te, le aziende sono molto interessate alle abitudini dei consumatori, tramite gli spostamenti, per esempio, si può sapere quali tipi di negozi visiti, quante volte, in che orari. Notizie che posso essere molto utili anche per pianificare una pubblicità adeguata.

Non spaventarti, esiste ancora un modo per limitare questo tipo di monitoraggio. Se vi state chiedendo come fare, ve lo spieghiamo di seguito.

Andate alla pagina Cronologia delle posizioni di Google Maps e fate clic sul pulsante dell’icona a forma di ingranaggio per accedere alle impostazioni di cronologia.

Qui potete disattivare il servizio. Tuttavia, la disattivazione della cronologia di posizione non rimuove la vostra storia passata.

Se desiderate cancellare le posizioni che Google Maps ha memorizzato negli ultimi 30 giorni, tornate alla pagina Cronologia delle posizioni. Il periodo di tempo predefinito mostra la cronologia di posizione per il giorno corrente, in modo che non si visualizzino grafici sulla mappa. Utilizza il menu a discesa sotto il calendario a sinistra per mostrare la tua storia, fino a 30 giorni.

Se scegliete un periodo in cui Google Maps ha monitorato la vostra posizione, vedrete i punti in cui siete stati sulla mappa. Sotto il calendario, vedrete le opzioni per eliminare la cronologia dal periodo che avete scelto o per eliminare tutta la cronologia.

Sapevate di essere spiati in questo modo? Condividi questa informazione con i tuoi amici e se non vuoi essere monitorato, provvedi a disattivare il servizio e a cancellare la cronologia.

[Fonte consultata: anonews]

http://videodacondividere.com/google-sa-tutti-tuoi-spostamenti-non-ci-credi-dai-unocchiata-sito-vedrai-la-cronologia-dei-tuoi-movimenti/
TRAMITE: Lo Spillo

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[Fonte consultata: anonews]

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Tramite: Lo Spillo

Nuovi passi avanti per i vaccini personalizzati contro i tumori

 

tumori

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Nuovi passi avanti per i vaccini personalizzati contro i tumori

Un vaccino personalizzato per ogni persona, pensato per combattere quella specifica forma di tumore. Un approccio che potrebbe funzionare, raccontano due piccole sperimentazioni presentate sulla rivista Nature. Ma molti rimangono gli aspetti da chiarire.

È uno dei sacri Graal dell’oncologia: un vaccino contro il cancro. Un traguardo che siamo ancora lungi dall’aver tagliato, ma è un obiettivo a cui ricercatori di tutto il mondo continuano a perseguire, registrano piccoli, ma significativi, passi avanti. Gli ultimi son quelli raccontati da due studi apparsi sulle pagine della rivista Nature, che raccontano di approcci promettenti di vaccini personalizzati contro tumori della pelle.

Sviluppare un vaccino contro il cancro è tutt’altro che facile, per una serie di motivi, tra cui la somiglianza del bersaglio da colpire – le cellule tumorali – con le cellule sane dell’ospite – e le difficoltà del sistema immunitario, spesso incapace di risvegliarsi in maniera opportuna per combattere il nemico, nei confronti del quale anzi può diventar tollerante o addirittura complice. Per mettere a punto un vaccino contro il tumore, come quelli di cui racconta oggi Nature, l’idea di base è considerare come portabandieradei bersagli da colpire le proteine mutate prodotte dai tumori. Il vaccinorisultante conterrà queste proteine (più propriamente parti di o istruzioni per produrle, sotto forma di rna) più alcune sostanze in grado di smuovere il sistema immunitario invitando a combattere. Qualcosa di analogo alla formulazioni di ogni vaccino, in cui si istruisce il sistema immunitario armandolo a riconoscere e combattere l’invasore di turno (in questo caso i tumori). La differenza in questo caso, come ribadisce Nature News, è che il vaccino viene somministrato a chi è già stato colpito da un tumore e per aver speranze di funzionare deve essere estremamente personalizzato: deve cioè essere progettato per colpire i bersagli mutati del tumore di ogni paziente.

Le ricerche in questione infatti hanno riguardato entrambe un piccolo gruppo di pazienti con melanoma. In una delle due, quella a forma diCatherine Wu del Dana-Farber Cancer Institute di Boston e colleghi, gli scienziati hanno somministrato un vaccino con antigeni personalizzati (ovvero tagliati sulle mutazioni presenti per ciascun tumore dei pazienti) a sei pazienti precedentemente operati per melanoma a rischio di recidiva. I ricercatori hanno osservato una buona risposta del sistema immunitario al vaccino e dopo più di due anni 4 dei pazienti non avevano nessuna recidiva, mentre per due, con forme progressive di tumore, si è osservata una regressione completa in seguito alla somministrazione di un’immunoterpia(quella con anticorpi anti-PD1, che agiscono liberando i freni dalle cellule del sistema immunitario).

Nell’altro paper, a firma di Ugur Sahin della University of Mainz in Germany, i pazienti con storia di melanoma trattati sono stati 13. Anche in questo caso i ricercatori hanno visto che il sistema immunitario scatenava la propria risposta verso gli antigeni tumorali specifici di ciascun paziente, e otto dei trattati son rimasti tumor-free per quasi due anni. Risposte più variabili sono invece state osservate per cinque pazienti che avevano avuto recidive prima della somministrazione del vaccino: in uno di questi, di nuovo con immunoterapia anti-PD1, si è osservata completa regressione, in due invece il tumore si è prima ridotto per poi riprendere a crescere in un caso.

Al di là dei risultati, incoraggianti, i limiti sono ancora tanti. Sviluppare vaccini personalizzati per ogni paziente richiede tempo (il sequenziamento e l’analisi dei tumori, e quindi l’assemblaggio dei vaccini), il numero di pazienti coinvolti finora sono ancora limitati, e non è chiaro se e come un approccio simile possa funzionar per diversi tipi di tumore e quale sia l’efficacia in relazione al numero di bersagli mutati che si sceglie di colpire. Magari la strategia migliore potrebbe essere la combinazione con altri approcci di immunoterapia, visto che anche i vaccini contro il cancro possono considerarsi tali.

fonte: https://www.wired.it/scienza/medicina/2017/07/07/vaccini-personalizzati-tumori/