L’ASMR – L’Orgasmo del cervello che sta facendo impazzire il web

ASMR

 

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

L’ASMR – L’Orgasmo del cervello che sta facendo impazzire il web

Orgasmo del cervello: l’ultima moda impazza sul web

Orgasmo del cervello, l’ultima moda impazza sul web. Un vero e proprio fenomeno virale che a detta di molti farebbe sperimentare delle sensazioni oltremodo piacevoli, addirittura paragonabili all’orgasmo. Si tratta del cosiddetto ASMR, piacevole sensazione di formicolio accompagnata da un completo rilassamento mentalesuscitata da stimoli uditivi ma anche tattili o visivi. Non una banale moda ma un fenomeno reale che secondo gli scienziati potrebbe mettere fine ad ansia e stress.

 ASMR, l’orgasmo del cervello

Il cosiddetto ASMR, Autonomous Sensory Meridian Response, è un piacere che non si raggiunge facendo l’amore ma ascoltando suoni, sussurri, fruscii che favorirebbero uno stato di rilassamento completo a tutto beneficio della salute psicofisica. Potrebbe sembrare una trovata new age senza fondamento, una moda virale destinata a una fine ingloriosa, una delle tante terapie del relax spacciate per miracolose, ma a detta della scienza l’ASMR funzionerebbe davvero. Per verificarne l’attendibilità esperti internazionali hanno iniziato ad interrogarsi seriamente sul fenomeno studiandone gli effetti concreti sulla psiche.

Karissa Ann Burgess, dottoranda affascinata dall’argomento, ha dichiarato che “la dopamina potrebbe essere coinvolta e la serotonina, che sono ormoni del benessere… ci sono anche alcune teorie interessanti che dicono che l’ASMR potrebbe essere una sorta di fenomeno che stimola il rilascio di ossitocina”. D’altra parte il neuroscienziato e assistente professore presso la Yale University School of Medicine, Steven Novella, sostiene che “potrebbe trattarsi di una specie di crisi, le convulsioni possono a volte essere piacevoli e essere innescate anche da questo genere di cose. Oppure potrebbero essere semplicemente un modo per attivare la risposta di piacere.”

L’ASMR impazza su Youtube

E’ sufficiente cliccare la sigla ASMR su Youtube per sperimentarne di persona gli effetti. Dal 2009 sono stati caricati oltre 2 milioni di video che ritraggono principalmente giovani donne intente a sussurrare parole, giocherellare con qualche oggetto, accarezzare lo schermo con morbidi guanti, pettinarsi, toccare chicchi di caffè. Nulla di erotico, perlomeno non come lo intendiamo normalmente, eppure le voci e i rumori appena accennati, solitamente monotoni, risultano quasi ipnotici e in qualche modo eccitanti. L’ASMR è un brivido che dalla testa si estende a tutto il corpo, assimilabile alla sensazione che capita di provare durante una seduta dal parrucchiere, un orgasmo del cervello che ha a che vedere con il relax piuttosto che con il punto C e il punto G, ovvero il piacere comunemente inteso.

fonte: http://coppia.pourfemme.it/articolo/orgasmo-del-cervello-l-ultima-moda-impazza-sul-web/13827/?utm_source=rankit&utm_medium=test&utm_content=test&utm_campaign=rankit

Perquisiti casa e laboratorio degli esperti di nanoparticelle dott. Stefano Montanari e prof.ssa Antonietta Gatti, scienziati non proprio “in linea” con la “politica dei vaccini” … Sequestrati computer e documenti. Qualcuno si sta innervosendo?

 

Montanari

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

Perquisiti casa e laboratorio degli esperti di nanoparticelle dott. Stefano Montanari e prof.ssa Antonietta Gatti, scienziati non proprio “in linea” con la “politica dei vaccini” … Sequestrati computer e documenti. Qualcuno si sta innervosendo?

Perquisiti casa e laboratorio degli esperti di nanoparticelle

Giovedì mattina, 22 febbraio, alle 8.20 la Guardia di Finanza si è presentata nell’abitazione del dottor Stefano Montanarie della professoressa Antonietta Gatti (esperti di nanoparticelle), nel Modenese, e subito dopo nel laboratorio Nanodiagnostics, poco distante. Sequestrati computer e documentazione. Montanari: «Così ci hanno portato via tutti i nostri dati su tutto ciò di cui ci stavamo occupando».

È lo stesso Stefano Montanari a raccontare i fatti: «Erano circa le 8.20 quando quattro finanzieri si sono presentati a casa mia mostrando un documento della Procura di Reggio Emilia che diceva che a mio carico c’è una indagine per truffa relativa ancora al microscopio elettronico  che abbiamo a disposizione a Pesaro presso Arpam una volta a settimana – spiega – mia moglie non c’era, si trovava in Sardegna, dove, al tribunale di Lanusei, aveva deposto in merito al sequestro del poligono di Quirra, vicenda per la quale abbiamo eseguito analisi e test. I Finanzieri hanno ispezionato ogni centimetro dell’abitazione, hanno guardato persino in cantina e in frigorifero, poi dentro l’auto».

«Hanno portato via due computer. Nel frattempo altri Finanzieri si erano recati al laboratorio, dove sono stati sequestrati tutti i computer e tutta la documentazione e i dati in nostro possesso su tutte le analisi e gli studi in corso ed effettuati, comprese le copie informatiche. Così, ora, non abbiamo più nulla. Come farà mia moglie a mostrare i dati al tribunale di Lanusei dove avrebbe dovuto tornare? Come farò a portare avanti la docenza che ho a Ginevra senza nulla più della mia documentazione? Ho persino dovuto annullare conferenze che avevo in programma perché non posseggo più nemmeno uno dei nostri dati. Naturalmente daremo mandato al nostro legale per chiedere il dissequestro di tutto il materiale. Le accuse sono assurde e le contesteremo, come peraltro già fatto in altre occasioni e sedi, provando che non abbiamo commesso alcun reato. A questo punto è lecito chiedersi quanto il nostro lavoro dia fastidio e a chi».

Stefano Montanari e Antonietta Gatti lavorano da anni nell’ambito delle nanoparticelle e delle nanopatologie; alcune loro prese di posizione sono state criticate, ma hanno continuato a portare avanti test e analisi nel loro laboratorio.

Qui la biografia di Stefano Montanari 

Antonietta Gatti, fisico e bioingegnere, ha lavorato per anni presso l’Università di Modena e ora tiene anche un blog su Il Fatto Quotidiano: QUI la sua biografia 

Il nuovo incubo degli elefanti asiatici, uccisi per la loro pelle da usare come gioielli – Firma anche tu la petizione per fermare il massacro.

 

elefanti

 

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

Il nuovo incubo degli elefanti asiatici, uccisi per la loro pelle da usare come gioielli

Si tratta di un business ignobile: elefanti asiatici uccisi per la produzione di gioielli e pomate miracolose che tratterebbero l’eczema, l’acne e i disturbi digestivi. Vi invitiamo a firmare la nostra petizione per chiedere la fine del commercio di pelle di elefante.

Fino a poco tempo fa, solo gli elefanti maschi erano a rischio di bracconaggio  perché le femmine non hanno le zanne. Oggi, i bracconieri uccidono tutti, femmine e cuccioli compresi. Una volta abbattuti, i cacciatori strappano loro la pelle in loco.

Siamo a conoscenza di più di un centinaio di elefanti cacciati dal 2013 a Myanmar (o Birmania) per la loro pelle; e ne sono già stati cacciati più di venti quest’anno.

Se questa tendenza continuasse, la sopravvivenza della specie sarà in pericolo.

Un importante centro di questo commercio è Mong La, una città senza legge al confine birmano. Qui si vende apertamente la pelle di elefante secca, oltre a cuoio, denti, ossa e altre parti di specie animali in pericolo di estinzione. La loro vendita è in aumento anche in un mercato nei pressi di Golden Rock, uno dei più importanti luoghi di pellegrinaggio buddhista del Myanmar.

La pelle di elefante, oltre a servire per fare gioielli, viene seccata, polverizzata e mescolata con olio di cocco per preparare un unguento che migliorerebbe i problemi digestivi e della pelle.

Questo tipo di crimine è organizzato a livello internazionale, anche se le autorità a volte non intervengono. C’è timore nel denunciare alla polizia. I bracconieri rischiano fino a sette anni di carcere, ma questi crimini vengono perseguiti raramente.

I politici cinesi riconoscono che il loro paese ha un ruolo importante nella caccia illegale di elefanti. La Cina ha vietato il commercio di avorio ed ha eliminato il mercato interno di questo materiale, ma questo non impedisce ai cittadini cinesi di attraversare le frontiere per il Myanmar e acquistare lì questi prodotti.

La Cina e il Myanmar dovrebbero lavorare insieme per porre fine al commercio illegale di avorio e pelle di elefante. Da loro dipende la sopravvivenza degli elefanti asiatici.

  • Ecco l’articolo de La Stampa

Non bastava il commercio dell’avorio o la riduzione del loro habitat, ora gli elefanti asiatici sono finiti nel mirino dei bracconieri per la loro pelle richiesta per prodotti di gioielleria o come medicina per curare l’eczema. L’ultimo episodio, pubblicato sul sito di National Geographic, racconta di due dozzine di esemplari rinvenuti morti e scuoiati lungo un fiume in Myanmar. In quel paese asiatico ormai rimangono 1000-2000 esemplari, mentre ne sono scomparsi almeno 10mila negli ultimi vent’anni.

Prima era raro trovare elefanti con la pelle rimossa, spiega Christy Williams, direttore nazionale del Wwf locale, al Guardian. «Poi abbiamo registrato alcuni atti di bracconaggio dove sono stati uccisi circa 35-40 elefanti in poco tempo, in gran parte per il commercio della pelle. I trafficanti sono pronti a pagare fino a 120 dollari per un chilo di pelle, 10 o 20 dollari in più rispetto a 10 anni fa».

Gli elefanti sono stati anche colpiti con frecce avvelenate che impiegano anche giorni per ucciderli. I bracconieri li seguono e poi li scuoiano. Il Wwf del Myanmar ha attivato due team per difendere i pachidermi e sono già stati arrestati 13 bracconieri. Ma rimane il rischio che questa nuova tendenza prenda piede.

«L’anno scorso ci siamo recati sul confine tra Myanmar e Cina e abbiamo trovato quantità significative di pelle di elefante in vendita – spiega un investigatore dell’ente benefico Elephant Family al National Geographic -. In Cina la gente ci ha mostrato perle fatte con la pelle di elefante e le ha descritte come novità del mercato. Abbiamo anche condotto ricerche sui forum online e in molti parlano di questi tipo di gioielli.

Il commercio di pelle di elefante di per sé non è nuovo, ma il mercato della gioielleria potrebbe dare un’accelerazione alla richiesta del mercato. «Si calcola che si guadagni di più dalla pelle di un elefante che dal vendere un cucciolo da usare negli spettacoli per turisti» spiega l’investigatore. Anche per questo è stata attivata una petizione online per chiedere che tutto questo venga fermato prima che diventi una moda mortale.

fonte: http://www.lastampa.it/2017/12/16/societa/lazampa/animali/il-nuovo-incubo-degli-elefanti-asiatici-uccisi-per-la-loro-pelle-da-usare-come-gioielli-N1v4qwxuIjTTzRv1L7PDkO/pagina.html

 

Qui la petizione:

No elephant should be skinned for jewelry.

35 euro nella bolletta elettrica per pagare il debito dei morosi? Una bufala che viaggia via Whatsapp Ma che poi non è del tutto una bufala…

 

 

bolletta

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

35 euro nella bolletta elettrica per pagare il debito dei morosi? Una bufala che viaggia via Whatsapp Ma che poi non è del tutto una bufala…

 

La bufala dei 35 euro nella bolletta elettrica che viaggia via Whatsapp ha un fondo di verità

In questi giorni sta circolando un’inutile e alquanto dannosa catena di Sant’Antonio audio su dei presunti aumenti nella bolletta elettrica pari a 35 euro con ub messaggio audio.

Oltre al messaggio audio circola anche la versione testuale:

Buonasera mi è appena arrivato questo SMS su WhatsApp:❌ FATE GIRARE! ❌ Nelle bolletta-luce dal prossimo aprile, ci saranno VERAMENTE dalle 30 alle 35€ in più (fonte ALTROCONSUMO Associazione Consumatori) per coprire i milioni di euro accumulati dai morosi (gente che non paga) NON DOBBIAMO PAGARE IN ATTESA DI DECISIONI DEL T.A.R …Io non le pago (ho già tolto la domiciliazione bancaria e pagherò la somma CHE MI SPETTA con un bollettino postale scritto a mano con l’importo decurtato della cifra che non mi spetta come da contratto) MA FUNZIONERÀ SOLO SE LO FAREMO IN TANTI. mi sembra il caso di collaborare con chi sta organizzato questa civile e giusta protesta… Che ne dici? 

C’era una volta il Presidente partigiano – ricordiamo Sandro Pertini a 28 anni dalla scomparsa.

 

Presidente

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

C’era una volta il Presidente partigiano – ricordiamo Sandro Pertini a 28 anni dalla scomparsa.

 

C’era una volta il Presidente partigiano – ricordiamo Sandro Pertini a 26 anni dalla scomparsa.

 

24 febbraio 1990: l’Italia piangeva Sandro Pertini, il suo amato “Presidente partigiano”.

 

All’età di novantatre anni Sandro Pertini dimostrava ancora quel carisma che lo aveva sempre contraddistinto. L’unica personalità che probabilmente avrebbe aiutato gli italiani a superare la tempesta giudiziaria allora in corso. Eppure la notte del 25 febbraio 1990 il Pertini si spense nel suo appartamento romano, nei pressi di Fontana di Trevi.

Un’intera nazione rimase allibita nell’apprendere la notizia della sua morte. Un pilastro della repubblica italiana era ormai caduto e gli avvenimenti giudiziari facevano presagire tempi bui per l’Italia.

Sempre legato alla sua fede socialista, Sandro Pertini aveva combattuto il fascismo e per questo era stato soprannominato il “Presidente partigiano”. Aveva preso parte alla costruzione della repubblica italiana e aveva ricoperto ruoli di grande spessore. Un curriculum vitae che si arricchì della stima degli italiani per la sua sempre viva familiarità e cordialità. Non si dimostrò mai debole nelle situazioni difficili della nazione e la sua presenza infondeva sicurezza nella popolazione.

La sua figura era apprezzata in ambedue gli schieramente politici: destra e sinistra si riconoscevano nel suo operato. Indro Montanelli scrisse: “Non è necessario essere socialisti per amare e stimare Pertini. Qualunque cosa egli dica o faccia, odora di pulizia, di lealtà e di sincerità.”.

Era il simbolo dell’onestà e della coerenza in politica, in un mondo politico segnato da scandali e clientele. Lo stesso coraggio che, si diceva, avesse dimostrato da partigiano.

Non gli furono tributati solo onori. Dubbie furono i suoi rapporti con il mondo sovietico e con quelle lobbie finanziarie, legate alla massoneria, che imperavano in Italia. Il bacio dato alla bara di Tito fu un’onta che ancora oggi macchia la sua figura.

Forse di Pertini abbiamo un’immagine “pop”, adulcorata, “buonista”. Lo invochiamo quale esempio per i politici attuali e, nonostante i lati oscuri, fu certamente un uomo politico di grande spessore. Una cosa è certa: senza Sandro Pertini l’Italia non sarebbe la stessa!

fonte: http://curiosity2015.altervista.org/cera-una-volta-il-presidente-partigiano-ricordiamo-sandro-pertini-a-26-anni-dalla-scomparsa/

 

Conferme sulla “Cura Di Bella” …ma solo dall’estero. Per l’Italia resta un ciarlatano.

 

Cura Di Bella

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

Conferme sulla “Cura Di Bella” …ma solo dall’estero. Per l’Italia resta un ciarlatano.

 

CONFERME SULLA “CURA DI BELLA” (DALL’ESTERO)

 

Occasionalmente, da un lettore, vengo a sapere che pubblicazioni scientifiche internazionali  accettano studi sul “Metodo Di Bella” –   qui da noi demonizzato –   del dottor Giuseppe Di Bella (il figlio) e della sua equipe.

Uno, presentato al Simposio sul Cancro al Seno tenutosi in Nuova Zelanda nell’estate scorsa,  ha come titolo: “Il sinergismo di  somatostatina, melatonina, retinoidi, vitamine E, D3 e C, prolattina e inibitori di estrogeni e microdosi metronomiche di ciclofosdfamide [si tratta del classico mix concepito dal padre, professor Di Bella] aumentano  la sopravvivenza, la risposta obbiettiva e l’attività quotidiana – in uno studio clinico retrospettivo su 297 casi di cancro al seno”.

Quindi ormai il “Metodo Di Bella” può contare su quasi 300 casi  di remissione durevole,  documentati ed accettati dalla comunità oncologica. Nello studio sopra citato, si conferma che “la sopravvivenza a cinque anni” del tumore metastatico  del seno, con il Metodo Di Bella, è  del 69,4%: insomma che su 100 persone curate,  dopo cinque anni 69  sono vive.  Per contro, la sopravvivenza con le cure dei protocolli  mainstream  è del 26,3  per cento:  ossia  sono vive solo 26 persone dopo cinque anni di “cure”: dati del National Cancer Institute, la massima autorità oggettiva in questo triste campo.

Un altro studio  appare su Neuroendocrinology Letters (Volume 38 No. 6 2017), di cui traduco il titolo: “Risposta obiettiva  completa e stabile da 5 anni col Metodo Di Bella di un carcinoma della mammella  pluri-metastatico dopo mastectomia , chemio e radioterapia”. E’ la storia clinica di una donna di 35 anni, operata e sottoposta a chemio e radio, che ha rifiutato il secondo ciclo di chemio  (aveva sviluppato metastasi) e si è sottoposta al Mix Di Bella. Risulta ancora risanata dopo 5 anni.

Il cancro aumenta. Disfatta dell’oncologia.

Non sembra che gli oncologi all’estero rispondano a queste comunicazioni saltando alla gola del dottor Di Bella e collaboratori, come avviene da noi, e definendo stregonesche e  senza fondamento le sue terapie. Anzi, siccome esistono siti  che permettono di vedere chi,  nel vasto mondo,   è andato a leggere queste comunicazioni,  si scopre che ha incuriosito delle notorietà internazionali di questa specialità.  Se poi digitate (in inglese) le parole delle sostanze del Mix Di Bella, retinoidi, melatonina, somatostatina eccetera, scoprite che sono oggetto di  centinaia di studi per la loro potenziale azione anti-tumorale,  dunque il vecchio Di Bella lungi dall’essere un folle antiscientifico come è stato fatto ufficialmente passare dalla ministra della Sanità di allora, era inserito in un filone di ricerca ben preciso. Tentativi continui e grandemente finanziati, all’estero, di esplorare soluzioni alternative. S’indovina un qualche senso di disperazione nel settore oncologico: non solo  il  cancro non diminuisce, ma “l’incidenza e mortalità del cancro dal 1995 al 2015 hanno registrato un’imprevista e drammatica progressione.  Il cancro alla mammella è in assoluto la prima causa di morte delle donne nel mondo”, si legge nel Global Burden of Disases dell’Organizzazione Mondiale di Sanità.

E’una disfatta enorme. Nonostante finanziamenti miliardari, le propagandate meraviglie della “diagnosi precoce”, super-terapie miracolose “ormai vicine”,  grancasse pubblicitarie sull’imminente “vaccino per tutti i tumori”,  ottimismi mediatici “il cancro oggi si cura”,  insomma il rumore sociale sollevato dal business farmacologico,  l’incidenza  del cancro aumenta. E in modo imprevisto: che significa che nessuno capisce  il perché.

“Questo drammatico incremento dell’incidenza”, scrive Di Bella, “ è la più chiara conferma dell’inefficienza degli attuali concetti e misure di prevenzione. Un fallimento di questa portata nella prevenzione e terapia dei tumori non ha ancora portato ad una profonda revisione critica delle cause, all’abbandono di strategie superate, di concezioni obsolete. L’attuale progressiva deriva speculativo commerciale della medicina ha inquinato le sue basi etico–scientifiche”.  Impossibile non concordare.

Ora, è anche la conclusione a cui è giunta una Onlus austriaca che si chiama VVF Mare Nostrum (Verein  zur Förderung der Forschung Mare Nostrum e.V. “, che sul suo sito si presenta in latino: trattasi di “ Societas ad scientiam promovendam”, con sede Vindobona (Vienna)  ed è”associatio Non Profit”, la quale si propone di revisionare le “invenzioni ostacolate” : perché “Res inventa tota revelanda est”, onde valutarne la validità e applicazione per pubblica utilità”. Questa Onlus, che è nata da un lascito originario di Carlo,  ultimo imperatore d’Austria (successe al caro Francesco Giuseppe da 1916  al 1919) e morto in esilio in Portogallo nel 1922, dopo una vita  di preghiera offrendo il suo sacrificio “per i suoi popoli”. E’ stato beatificato nel 2004 da Papa Woytjla   che ne ha sottolineato la qualità di “ promulgatore dell’assisten17005 Di Bella, Giuseppe – Notification of Abstract Acceptanceza sociale, un esempio per noi tutti, soprattutto per quelli che oggi hanno in Europa la responsabilità politica!».

http://www.vff-marenostrum.org/

Questo sito ha indagato non sulla validità scientifica del metodo Di Bella, ma su come sia avvenuta la sua supposta sperimentazione a cura del Ministero della Sanità italiana  ai tempi di Rosy Bindi.  Incontrando, diciamo, difficoltà ad ottenere la documentazione.  Ha anche prodotto  un trailer, “La Terapia Di Bella” – 20 anni dopo ( 1997 – 2017 )  su Vimeo a cui rimandiamo.

https://vimeo.com/232317673

Adesso, il dottor Di Bella  annuncia un prossimo volume sulla “prevenzione farmacologica dei tumori”, di cui del resto ha cominciato a trattare in una tv locale, TVcolor:

video – Il Metodo Di Bella: dalla prevenzione all’alimentazione – 24.01.2018

Perché la Melatonina  “coniugata”

Nell’attesa, mi sono incuriosito dell’adozione della melatonina. Questa sostanza che viene ormai venduta in libera vendita (è innocua)  anche nei supermercati per ottenere un sonno naturale, ai tempi di Rosy Bindi fu addirittura vietata, prescrivibile  solo in ospedale, i pazienti di Di Bella furono costretti a procurarsela in Svizzera….

Tuttavia, la  melatonina del professore era diversa  da quella in vendita. Di Bella la ha coniugata con adenosina e glicina.  Ho chiesto il perché, e la risposta è stata: la melatonina è poco solubile in acqua alle temperature corporee; l’adenosina la rende idrosolubile , e  con la glicina come isotonico, utilizzabile per le flebo nelle somministrazioni ad alte dosi che sono spesso necessarie per le sue funzioni anti-cancro. Funzioni che sono più importanti (e scientificamente documentate)  che quella di coadiutore del sonno, la ragione per cui viene commercializzata, “di tutte le sue qualità probabilmente la meno importante”.  La bio-disponibilità viene aumentata enormemente dalla preparazione Di Bella,  che la rende solubile in acqua a concentrazioni in cui la melatonina senza adenosina  precipiterebbe.

Per il vecchio Di Bella, qualunque trattamento di  immuno-modulazione, differenziazione  e anti-proliferazione che non includa Melatonina “è incapace di curare e stabilizzare un tumore; è condizione necessaria ma non sufficiente”.

Già solo l’intelligenza di questa preparazione  meriterebbe alla memoria di Di Bella un  grato ricordo anche come farmacologo.

 

La  ratio del suo funzionamento e il metodo da usare per  produrla, sono   reperibili nella  sede più ufficiale che si possa immaginare, il National Cancer Institute:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29369596

(Melatonin with adenosine solubilized in water and stabilized with glycine for oncological treatment – technical preparation, effectivity and clinical findings)

Tuttavia in Italia bisogna andare in certe farmacie per farselo preparare, sussurrando a mezza bocca, manco si ordinasse oppio   – anzi  procurarsi coca  e crack è più facile. E’ un galenico, quindi poco redditizio per  le grandi farmaceutiche.    E tuttavia, per i pazienti  che decidono di tentare questa strada, la terapia è “costosa”, non perché lo sia (costerà un decimo dei  protocolli chemio), ma perché è  tutta a carico del paziente, poiché il Servizio Sanitario nazionale non la passa, e il trattamento pare essere almeno di sei mesi. Un’altra difficoltà è che certe somministrazioni notturne con siringa a tempo sono complesse da far a casa.  Ma non esiste una clinica Di Bella. Ed è questo uno dei motivi – o pretesti  – con cui certi studi clinici del team sono stati rifiutati da certe pubblicazioni:  richiedevano “il Comitato etico”  e “il gruppo di controllo” (ossia la parte dei pazienti a cui venisse somministrato placebo,   per confrontare  i risultati): due cose per cui occorre un ospedale.   Non resta che sperare nell’intercessione del beato Carlo imperator  Vindibonensis. 

 

 

fonte: https://www.maurizioblondet.it/conferme-sulla-cura-bella-dallestero/

Hai un’opinione? Errore: ti è stata venduta, a tua insaputa

 

opinione

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

Hai un’opinione? Errore: ti è stata venduta, a tua insaputa

La colazione “egg and bacon”: una tradizione americana? No: fu una creazione a tavolino, inventata dai produttori di pancetta. Idem il fumo esteso alle donne: non una conquista femminista, ma solo l’ennesima operazione pianificata, in questo caso pagata dai produttori di tabacco. Grazie a chi? Al padre della propaganda moderna, Edward Bernays. Piaccia o no, i nostri pensieri sono quasi sempre condizionati, come le nostre azioni, da una manipolazione incessante, di cui non ci accorgiamo. La propaganda non è qualcosa di vago e indefinito, ma una vera e propria scienza, con leggi e regole precise: un manuale di istruzioni, che subiamo alla lettera. E Bernays, l’autore di quel manuale che oggi viene scientificamente applicato in modo sistematico, è considerato uno dei 100 uomini più influenti del XX secolo. Pochissimi lo conoscono? Ovvio: ogni scienziato della manipolaziome ama la penombra e scansa i riflettori. A maggior ragione se, come in questo caso, è il nipotino di Sigmund Freud, padre della psicanalisi e indagatore dei segreti più profondi del nostro inconscio. Lo zio li ha studiati, mentre il nipote è andato oltre: ha pensato a come sfruttarle, le nostre debolezze, per venderle al mercato e comprare noi, a milioni, come polli d’allevamento.

Di origine ebraica, emigrato a New York verso la fine del 1800, Bernays fu amico di Franklin Delano Roosevelt e della First Lady, Eleanor Roosevelt, nonostante Felix Frankfurter, giudice della Corte Suprema – anch’egli di origine austro-ebraica – lo accusasse di essere «un avvelenatore professionista dei cervelli della gente», ricorda Federico Povoleri in una ricostruzione proposta dal blog “La Crepa nel Muro”. Consulente dell’ufficio propaganda durante la Prima Guerra Mondiale, Bernays ha dominato a lungo la scena della comunicazione in America. Un maestro, nel manipolare l’opinione pubblica anche nei periodi di crisi come la Grande Depressione del ‘29. Definito «il patriarca della persuasione occulta», aveva compreso «l’importanza dell’uso massiccio e spregiudicato dei media, che utilizzava per lanciare un prodotto, un candidato politico o una causa sociale». Nel 1933, Joseph Goebbels rivelò a un giornalista americano che il libro “Crystallizing Public Opinion”, pubblicato da Bernays nel 1923, fu utilizzato dai nazisti per le loro campagne. Una Bibbia per ogni politico, da Hitler a George Bush, fino a Obama. Primo comandamento: “Controlla le masse senza che esse lo sappiano”.

Inizialmente, continua Povoleri, Bernays studiò l’opera di Gustave Le Bon, “Psicologia delle folle”, pubblicata nel 1895. Opera di riferimento per molti uomini politici, fu meticolosamnete studiata anche da Lenin, Stalin, Hitler, e Mussolini. Quest’ultimo commentò: «Ho letto tutta l’opera di Le Bon e non so quante volte abbia riletto la sua “Psicologia delle Folle”. E’ un’opera capitale, alla quale ancora oggi spesso ritorno». Migliaia di individui separati, spiega Le Bon, «in un dato momento, sotto l’influenza di violente emozioni – un grande avvenimento nazionale, per esempio – possono acquistare i caratteri di una folla psicologica». Un qualunque caso che li riunisca «basterà allora perché la loro condotta subito rivesta la forma particolare agli atti delle folle». Infatti, «in certe ore della storia, una mezza dozzina di uomini possono costituire una folla psicologica», cosa che invece non riuscirà a «centinaia di individui riuniti accidentalmente». Per le folle, secondo Le Bon, «l’illusione risulta essere più importante della realtà». E’ decisiva l’apparenza: «Le folle non si lasciano influenzare dai ragionamenti», scrive Le Bon. «Sono colpite soprattutto da ciò che vi è di meraviglioso nelle cose. Esse pensano per immagini, e queste immagini si succedono senza alcun legame».

Per la folla, l’inverosimile non esiste: preferisce nutrirsi di suggestioni. E la prima suggestione formulata «s’impone, per contagio, a tutti i cervelli», stabilendo subito l’orientamento generale. Secondo Le Bon, non c’è differenza tra un celebre matematico e l’ultimo calzolaio: «Può esserci un abisso in termini intellettuali, ma quando essi facciano parte di una folla (una folla può essere composta anche da cinque persone, non è il numero che conta), agiranno nello stesso modo e reagiranno emotivamente e non più con la ragione». Si verifica cioè un appiattimento verso il basso, «perché la ragione e il raziocinio vengono totalmente eliminati». Bernays mise insieme le idee di Le Bon (e di altri studiosi come Wilfred Trotter) con le teorie sulla psicologia elaborate dal celebre zio Freud, «intuendo che la gente sarebbe stata sensibile a una manipolazione inconscia, basata sia sull’emotività, sia sull’uso massiccio di immagini simboliche».

Bernays intuì con grande anticipo la potenza delle nuove tecnologie della comunicazione di massa, aggiunge Povoleri. E concluse che una manipolazione consapevole e intelligente delle opinioni e delle abitudini delle masse potesse svolgere un ruolo importante in una società democratica. Chi fosse stato in grado di padroneggiare questo dispositivo sociale – pensava Bernays – avrebbe costituito un potere invisibile capace di dirigere una nazione:  «Quelli che manipolano il meccanismo nascosto della società costituiscono un governo invisibile che è il vero potere che controlla», scrive Bernays nel libro “Propaganda”, uscito nel ‘29. «Noi siamo governati, le nostre menti vengono plasmate, i nostri gusti vengono formati, le nostre idee sono quasi totalmente influenzate da uomini di cui non abbiamo mai nemmeno sentito parlare». E’ indispensabile, sostiene, per gestire un regime sociale democratico, una società politicamente “tranquilla”. «In quasi tutte le azioni della nostra vita, sia in ambito politico o negli affari o nella nostra condotta sociale o nel nostro pensiero morale – agiunge – siamo dominati da un relativamente piccolo numero di persone che comprendono i processi mentali e i modelli di comportamento delle masse. Sono loro che tirano i fili che controllano la mente delle persone. Coloro che hanno in mano questo meccanismo, costituiscono il vero potere esecutivo del paese».

Bernays applicò con implacabile successo le sue leggi. Inventore delle relazioni pubbliche, diede anche origine alla figura professionale dello spin-doctor: le regole da lui scritte vengono oggi applicate in ogni ambito sociale e di comunicazione mediatica, dalla politica alla pubblicità. Sua l’invenzione – sempre nel 1929 – delle “brigate della libertà”, fiaccolata di donne con sigaretta tra le labbra. Un atto di sfida e di indipendenza, in una società che non riconosceva alla donna la parità dei diritti? Forse, ma non solo: «Ben poche femministe sanno che quella del “diritto al fumo”, fino ad allora riservato ai soli uomini, non fu affatto una ribellione spontanea delle donne, ma il risultato di un’operazione mediatica su larga scala, concepita orchestrata da Edward Bernays, che aveva ricevuto l’incarico dalla “American Tobacco Company”», ricorda Povoleri. Va da sé che la “brigata della libertà” conquistò le prime pagine, facendo esplodere il fatturato del tabacco. «Migliaia di donne iniziarono a emulare le ragazze newyorchesi della sfilata; il messaggio era stato recepito chiaramente: chi era anticonformista e indipendente non poteva non fumare». In pochi mesi, annota Povoleri, la Chesterfield triplicò le vendite. «E molti anni dopo la Philip Morris, memore di quell’evento, sfruttò lo stesso concetto inventando il cowboy della Marlboro per pubblicizzare le sue sigarette».

Anche nel nuovo millennio, nei paesi in via di sviluppo, la sigaretta continua ad essere l’emblema dell’emancipazione femminile. Ma Bernays non si fermò qui: collaborò con l’Ama (Associazione Medici Americani) per produrre ricerche scientifiche che dimostrassero che il fumo “fa bene alla salute”. «Da allora – scrive Povoleri – è diventata prassi, per le multinazionali, finanziare ricerche scientifiche al fine di confermare la bontà dei prodotti che progettano di vendere». E l’ineffabile Bernays «suggeriva che vi fosse sempre una terza parte, indipendente, che garantisse la credibilità del prodotto o dell’immagine da promuovere». Esempio: chi mai crederebbe alla General Motors se fosse lei a a dire che il riscaldamento globale è “una bufala inventata dagli ambientalisti”? Ben altro impatto avrebbe, invece, un istituto di ricerca indipendente, chiamato ad esempio “Alleanza per il clima globale”. «Ecco perché Bernays mise in piedi una quantità impressionante di istituti e fondazioni, finanziati in segreto dalle stesse industrie i cui prodotti dovevano venirne valutati, per garantirne la qualità. Fu così che questi istituti sfornarono una moltitudine di rapporti scientifici, che poi la stampa rendeva pubblici, aiutando a creare l’immagine positiva del prodotto da lanciare».

Lasciando un segno permanente, continua Povoleri, Bernays stupì il mondo degli affari statunitense per la sua capacità di controllare l’opinione pubblica su larga scala quando, assieme a Walter Lippman e su commissione del presidente Woodrow Wilson, fece una campagna tesa a spingere l’opinione pubblica ad accettare l’entrata nella Prima Guerra Mondiale, a fianco della Gran Bretagna, in un momento in cui la stragrande maggioranza del popolo americano era pacifista e isolazionista. «In soli sei mesi Bernays sovvertì completamente l’idea avversa della gente verso l’entrata in guerra, provocando una mastodontica ondata di isteria anti-tedesca, che impressionò profondamente (tra gli altri) anche Adolf Hitler, che sarebbe diventato un profondo conoscitore della sua opera». Nel ‘28, tra le pagine del saggio “L’ingegneria del consenso”, aveva scritto: «Se capisci i meccanismi e le logiche che regolano il comportamento di un gruppo, puoi controllare e irreggimentare le masse a tuo piacimento e a loro insaputa». Le idee di Bernays cambiarono il vecchio concetto che prevedeva che i bisogni venissero soddisfatti da politica, industria e finanza. Capovolse la gerarchia: prima di tutto, la creazione dei bisogni attraverso la manipolazione dell’opinione pubblica. Politica, industria e finanza non servono più a soddisfare bisogni, ma a controllare la società.

Nascono così i luoghi comuni creati dalla persuasione occulta operata dalla rivoluzione di Bernays. Per lo scrittore americano Russ Kick, la lista è infinita. Esempio: i medicinali ridanno la salute, i vaccini rendono immuni. Gli americani scoppiano di salute, sono quelli che stanno meglio al mondo. Il virsu Hiv è la causa dell’Aids, il fluoro nell’acqua potabile protegge i nostri denti, la vaccinazione anti-influenzale previene l’influenza. Ancora: i dolori cronici sono una naturale conseguenza dell’età. La soia? E’ la più salutare fonte di proteine. «Per costruire queste illusioni sono stati spesi miliardi di dollari, grazie ai quali oggi milioni e milioni di persone la pensano allo stesso modo», sottolinea Povoleri. In “Trust Us, We’re Experts” i sociologi John Stauber e Sheldon Rampton hanno raccolto una serie di dati che descrivono la scienza della creazione dell’opinione pubblica in America. Sono assiomi, scaturiti dalla nuova scienza delle “pierre”. Tipo: la tecnologia è in se stessa una religione. Oppure: se la gente è incapace di formulare un pensiero razionale, la vera democrazia è pericolosa. Quindi: le decisioni importanti dovrebbero essere lasciate agli esperti. Consigli per il manipolatore: stai lontano dalla sostanza, limitati a creare delle immagini. E non affermare mai chiaramente un bugia dimostrabile.

«Le parole stesse vengono selezionate in base al loro impatto emozionale: nelle nuove scienze delle pubbliche relazioni sono entrate prepotentemente le tecniche di controllo mentale, che sfruttano le basi della psicologia e le linee guida di Bernays con le tecniche dell’illusionismo». Immagine, simbologia, parole e perfino musica e suoni. «Cinema e televisione hanno un potere enorme (esteso ora a tutta l’industria dell’intrattenimento, compreso i moderni videogiochi) in quanto hanno la capacità di ricombinare tra loro tutti questi elementi», agiunge Povoleri. «Sono molti gli esempi di uso politico del potere della musica, utilizzata come strumento psicologico di persuasione di massa. Non è un caso che durante la Seconda Guerra Mondiale la “Bbc” proibisse la messa in onda della musica di Wagner, utilizzata invece in modo mirato e massiccio dal nazismo, o che la sigla di apertura della nota emittente fossero le note basse che richiamavano la celebre apertura della Quinta di Beethoven». Secondo il filosofo Theodor Adorno, la musica crea “riflessi condizionati” che riguardano l’inconscio. Lo ricorda lo psichiatra Matteo Rampin nel saggio “Tecniche di controllo mentale”. Nel suo filone tedesco, la musica da camera (legata alla “Sonata”, «tipica creazione della società normativa aristocratica e poi borghese») ha una componente “agonistica” che «deriva dalla struttura concorrenziale della società borghese». E così, chi ascolta quella musica «assimila inconsciamente queste strutture fondanti».

Per Rampin, «si codifica un modo di ascoltare musica classica disciplinato, senza battere i piedi, in silenzio assoluto, che è parte di una educazione alla “staticità”». Se la musica produce un’educazione alla postura dei corpi, c’è da chiedersi «quali effetti avrà nel tempo l’abitudine contemporanea di ascoltare la musica in maniera autistica, mentre si lavora, si cammina, si studia, attraverso cuffie individuali e dispositivi portatili». Sempre Rampin sottolinea come l’utilizzo del sistema “Sensorround” nel film “Terremoto” (di Mark Robson, 1974) abbia proposto frequenze inferiori a quelle percepibili dall’orecchio umano (16 Hertz), in modo da traumatizzare profondamente molti spettatori, senza che questi ne sapessero il motivo. «Una delle tecniche più utilizzate nella guerra psicologica e nel lavaggio del cervello era arrivata in aiuto al filone dei film catastrofici», spiega David Annan nel saggio “Catastrophe, The end of the cinema”, del ‘75. Fu Eisenstein a sostenere che gli elementi di una singola ripresa possono essere pensati in modo matematico, al fine di produrre uno shock emozionale: il cinema ha trasformato la cultura, la percezione e forse anche la struttura mentale di miliardi di individui. Poi è arrivata la televisione, il trionfo definitivo del non-pensiero di Bernays: «Non ci sintonizziamo per scoprire cosa succede (perché in generale succedono sempre le stesse cose) ma per passare del tempo in compagnia dei personaggi». Non si cerca un programma specifico: si accende il televisore. La tv distrugge il tempo, rimpiazza la famiglia. «Per molti di noi, vive al nostro posto».

via Libreidee

L’allarme di Unicef di cui, a quanto pare, a nessuno frega niente: 2,6 milioni di bambini muoiono ogni anno. Un milione nel primo giorno di vita!

Unicef

 

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

L’allarme di Unicef di cui, a quanto pare, a nessuno frega niente: 2,6 milioni di bambini muoiono ogni anno. Un milione nel primo giorno di vita!

Ogni anno 2,6 milioni di neonati nel mondo non sopravvivono al primo mese di vita, circa 7.000 neonati ogni giorno. Un milione di loro muore lo stesso giorno in cui nasce. Secondo il nuovo rapporto dell’Unicef, il tasso di mortalità neonatale a livello mondiale rimane allarmante, in particolare nei Paesi più poveri del mondo. I bambini nati in Giappone, Islanda e Singapore hanno la probabilità di sopravvivenza più alta, mentre i neonati in Pakistan, Afghanistan e Repubblica Centrafricana la più bassa. Secondo il rapporto, a livello mondiale, nei Paesi a basso reddito, la media del tasso di mortalità neonatale è di 27 morti su 1.000 nati. Nei Paesi ad alto reddito il tasso è di 3 su 1.000.

Da Il Fatto Quotidiano:

Unicef: “Ogni anno un milione di neonati muore nel primo giorno di vita”

Secondo il rapporto “Ogni bambino è vita”, questi decessi possono essere prevenuti tramite l’accesso a personale ostetrico qualificato, insieme a soluzioni comprovate come acqua pulita, disinfettanti, allattamento nelle prime ore di vita e buona nutrizione. Afghanistan e Pakistan i paesi con la sopravvivenza più bassa.

Ogni anno, 2,6 milioni di neonati nel mondo non sopravvivono al primo mese di vita. Si tratta di circa 7mila neonati ogni giorno. Un milione di loro muore lo stesso giorno in cui nasce. Secondo il rapporto dell’UnicefOgni bambino è vita, il tasso di mortalità neonatale a livello mondiale rimane allarmante, soprattutto nei Paesi più poveri. I bambini nati in GiapponeIslanda e Singapore hanno la probabilità di sopravvivenza più alta, mentre i neonati in Pakistan,Repubblica Centrafricana e Afghanistan la più bassa. Secondo il rapporto, nei Paesi a basso reddito, la media del tasso di mortalità neonatale è di 27 morti su mille nati. Nei Paesi ad alto reddito, il tasso scende a 3 su 1.000. I neonati dei luoghi a più alto rischio per la nascita hanno una probabilità oltre 50 volte maggiore di morire rispetto a quelli nati nei Paesi più sicuri.

Il rapporto sottolinea inoltre che 8 dei 10 luoghi più pericolosi per nascere si trovano in Africa Subsahariana, dove le donne in gravidanza hanno probabilità molto inferiori di ricevere assistenza durante il parto a causa di povertà, conflitti e istituzioni deboli. Se ogni paese portasse il suo tasso di mortalità neonatale alla media dei Paesi ad alto reddito entro il 2030, secondo l’agenzia delle Nazioni Unite, potrebbero essere salvate 16 milioni di vite. “Mentre, negli ultimi 25 anni – ha dichiarato Henrietta H. Fore, direttore generale dell’Unicef -, abbiamo più che dimezzato il numero di morti fra i bambini sotto i cinque anni, non abbiamo fatto progressi simili nel porre fine alla morte di bambini con meno di un mese di vita. Dato che la maggior parte di queste morti sono prevenibili, non abbiamo ancora raggiunto i risultati necessari per i bambini più poveri del mondo”.

Sempre secondo il rapporto, queste morti possono essere prevenute tramite l’accesso a personale ostetrico qualificato, insieme a soluzioni comprovate come acqua pulita, disinfettanti, allattamento nelle prime ore di vita, contatto pelle a pelle e buona nutrizione. Tuttavia, la mancanza di operatori sanitari e ostetrici qualificati, comporta che in migliaia non ricevono il supporto salvavita di cui avrebbero bisogno per sopravvivere. Per esempio, mentre in Norvegia ci sono 218 medici, infermieri e ostetrici per 10.000 persone, questo valore è di 1 per 10.000 in Somalia. I bambini che nascono in Giappone hanno le maggiori possibilità di sopravvivenza, con solo 1 bambino morto ogni 1.111 nati vivi durante i primi 28 giorni di vita. I bambini nati in Pakistan, hanno le minori possibilità: ogni 1.000 bambini nati vivi, 46 muoiono entro la fine del primo mese dalla nascita – circa 1 su 22. L’Italia, nella classifica dei paesi col tasso di mortalità neonatale più alto, si colloca al 169esimo posto su 184 paesi esaminati, con un tasso di mortalità neonatale di 2,0 – ovvero 1 neonato morto ogni 500 nati vivi.

Questo mese, l’Unicef lancia #EveryChildAliveuna campagna globale per chiedere e fornire soluzioni per i neonati di tutto il mondo. Attraverso la campagna, viene lanciato un appello a governi, fornitori di servizi sanitari, donatori, settore privato, famiglie e imprese per assicurare la sopravvivenza in vita ogni bambino. Ad esempio, assumendo, formando, mantenendo e gestendo un numero sufficiente di medici, infermieri e personale ostetrico con competenza nell’assistenza alla maternità e ai neonati. Garantendo strutture sanitarie pulite ed efficienti(fornite di acqua, sapone ed elettricità, alla portata di ogni mamma e bambino). Rendendo prioritario fornire a ogni mamma e bambino i farmaci salvavita e gli strumenti necessari per iniziare la vita in salute . “Sappiamo che possiamo salvare gran parte di questi bambini con soluzioni per un’assistenza sanitaria di qualità e a prezzi contenuti per tutte le madri e i neonati. Solo pochi piccoli passi da parte di ognuno di noi possono contribuire ad assicurare i primi piccoli passi a ognuna di queste giovani vite”, ha concluso il direttore generale dell’Unicef.

 

fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/02/20/unicef-ogni-anno-un-milione-di-neonati-muore-nel-primo-giorno-di-vita-afghanistan-e-pakistan-con-sopravvivenza-piu-bassa/4175141/?utm_source=ifq&utm_campaign=pagination&utm_medium=button

 

Mangiamo OGM senza saperlo – OGM vietati circolano in Europa. Arrivati anche in Italia

OGM

 

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

Mangiamo OGM senza saperlo – OGM vietati circolano in Europa. Arrivati anche in Italia

 

OGM vietati circolano in Europa. Arrivati anche in Italia

C’è una falla nella legislazione europea. Il quotidiano francese Le Monde ha scoperto che alcuni OGM vietati sono finiti in commercio, anche nel nostro Paese

Le Monde pubblica uno scoop su OGM vietati venduti illegalmente

Anche se in Italia la notizia non è ancora arrivata, da ieri l’Europa è in fibrillazione per uno scoop del giornale francese Le Monde, che ha scoperto la commercializzazione illegale di OGM vietati. I prodotti incriminati sono mangimi per animali in Francia, ha confermato la direzione per la soppressione delle frodi (DGCCRF), confermando le informazioni di Le Monde.

Secondo una portavoce della Commissione Europea, gli altri Stati membri dell’UE sono stati allertati: “Poiché i prodotti non sono consentiti, sono di fatto vietati, quindi devono essere ritirati dal mercato”, ha affermato. I prodotti in questione sono batteri geneticamente modificati, “utilizzati per produrre aminoacidi usati come additivi nell’alimentazione degli animali per ruminanti, maiali e salmoni”, ha scritto Le Monde, puntando il dito sulle “filiali francesi” del gigante agroalimentare Ajinomoto. “Le sostanze citate nell’articolo del quotidiano Le Monde sono stati immessi sul mercato europeo a seguito di un errore amministrativo”, ha detto in una nota il gruppo giapponese, che afferma di essere “il più grande produttore mondiale di aminoacidi per fermentazione”.

Gli OGM sono stati utilizzati per la produzione di mangimi per animali e spediti in diversi paesi, tra cui l’Estonia, dai quali si sono diffusi in Italia, Romania, Lituania, Lettonia, Ungheria. Secondo il quotidiano francese, che ha visionato documento dell’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (EFSA), questi prodotti non sarebbero dovuti entrare in commercio, perché non garantiscono “la sicurezza dei consumatori”.

“Questo caso è scandaloso per diverse ragioni” – ha dichiarato Suzanne Dalle, attivista di Greenpeace Francia. L’associazione ha denunciato la “mancanza di tracciabilità del cibo” nell’UE. “Da quando riteniamo accettabile nutrire mucche, maiali e salmoni con alimenti prodotti con batteri geneticamente modificati? Ancora una volta, nonostante gli scandali della mucca pazza, le lasagne con carne di cavallo, l’influenza aviaria, le multinazionali, con la complicità dell’Unione Europea, continuano a giocare all’apprendista stregone, in barba al principio di precauzione e rispetto per il consumatore “.

Attualmente circa 60 organismi geneticamente modificati sono autorizzati nell’UE per alimenti e mangimi, la maggior parte dei quali provengono da importazioni.

Contisol, il fantastico reattore solare che produce idrogeno h24

 

reattore solare

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

Contisol, il fantastico reattore solare che produce idrogeno h24

Sfruttando l’accumulo di energia termica, l’impianto può produrre qualsiasi combustibile solare, funzionando sia nelle giornate nuvolose che di notte.

Produrre carburanti solari a zero emissioni con un sistema che non sia necessariamente legato alla luce diurna. Con questo obiettivo nasce Contisol, nuovo reattore solare frutto del Centro Aerospaziale tedesco DLR. L’ente è lo stesso che lo scorso anno inaugurò l’impianto Synlight, il più grande sole artificiale mai realizzato al mondo.

E l’energia della principale stella per la Terra, rimane uno dei chiodi fissi per i ricercatori tedeschi. In una recente pubblicazione su ScienzeDirect, l’ingegnere meccanico Justin Lapp descrive il design del nuovo reattore solare firmato dal DLR, un dispositivo in grado di produrre qualsiasi combustibile solare, come ad esempio l’idrogeno, e di funzionare giorno e notte, sfruttando l’accumulo energetico degli impianti termodinamici a concentrazione.

 

In passato i reattori solari hanno avuto il problema di cosa fare di notte quando non hai il sole, o durante le giornate nuvolose”, afferma Lapp, spiegando che quando la temperatura cala, si rischia di dover arrestare la reazione o rallentare la portata dei reagenti, riducendo di conseguenza la produzione. Se il reattore viene spento, si raffredda, sprecando così il calore residuo e obbligando il sistema a ricominciare dal nulla il giorno seguente. “Quindi l’idea principale dietro Contisol era quella di costruire due reattori insieme”, ha aggiunto lo scienziato. “Uno in cui la luce producesse direttamente l’elaborazione chimica L’altro per immagazzinare il calore del sole”.

Combinando le capacità di accumulo e con un reattore termochimico solare diretto si ottiene il meglio di entrambe le tecnologie: temperature stabili 24 ore su 24 ma anche una fonte di calore più efficiente per eseguire le reazioni. Il dispositivo utilizza una torre solare con ricevitore a cielo aperto che può riscaldare l’aria fino a 1.100° C. L’energia solare concentrata può essere usata per rompere i legami dell’acqua o per il reforming del metano. O ancora per produzione di idrogeno dall’acido solforico. Le taglie commerciali dei futuri impianti andranno da una potenza di 1-5 MW fino a oltre 100 MW.

Lapp e colleghi hanno testato con successo il prototipo di Contisol e pubblicato i risultati dell’esperimento su Applied Thermal Engineering.

fonte: http://www.rinnovabili.it/energia/idrogeno/contisol-rettore-solare/