ATTENZIONE! Il nostro Parlamento sta per ratificare, a nostra insaputa, il CETA, cioè la morte di tutti diritti fondamentali dei cittadini…!!

 

CETA

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ATTENZIONE! Il nostro Parlamento sta per ratificare, a nostra insaputa, il CETA, cioè la morte di tutti diritti fondamentali dei cittadini…!!

ATTENZIONE! Il Parlamento italiano sta per ratificare il CETA, cioè la morte dei diritti fondamentali

Arriva in Senato il ddl per la ratifica del Trattato di libero scambio UE-Canada denominato CETA. Non è un caso che, come già accaduto per la ratifica del Trattato di Lisbona e per il Fiscal Compact, tali procedure avvengano tra giugno ed agosto, cioè quando gli italiani sono al mare impegnati nelle solite discussioni di calcio-mercato.

Ma cosa prevede il CETA? Nella sostanza, e in breve, è un accordo di libero scambio tra UE e Canada che consente alle multinazionali delle rispettive aree di esportare e vendere prodotti (EU-Canada, considerando che parecchie multinazionali americane hanno sede legale in Canada) senza trovare intralci né nelle legislazioni nazionali a tutela della salute e del lavoro, né nei diritti fondamentali sanciti dalle Costituzioni degli Stati membri come ad esempio il diritto al lavoro, alla giusta retribuzione, al giorno di riposo settimanale, all’orario di lavoro, alla retribuzione minima e così via. Trattasi dei cosiddetti “irritanti commerciali” che tanto infastidiscono le multinazionali. Con il CETA vengono definitivamente superati!

Ma v’è di più! Il CETA introduce anche un sistema di giustizia privata, il cosiddetto ISDS – Investor-state dispute settlement  cioè una forma di risoluzione privata delle controversie tra investitore e Stato. Attraverso questo sistema le multinazionali potranno non tenere conto dei diritti fondamentali vigenti negli Stati adire organismi di giustizia privata sovranazionali al fine di redimere le controversie con quegli Stati che intendessero rispettare le proprie disposizioni costituzionali a tutela – ad esempio – della salute e del lavoro!

Un vero e proprio cavallo di troia a tutela del capitale internazionale e a scapito dei diritti fondamentali.

Il CETA, già approvato dal Parlamento europeo pochi mesi fa, dovrà essere ora ratificato da ciascuno Stato membro a seconda delle procedure costituzionali di ognuno. In cambio chissà di quale incarico o beneficio (magari successivo all’attività politica) i nostri parlamentari consentiranno che sulle nostre tavole finiscano prodotti intrisi di antibiotici (rendendo gli stessi inefficaci quando ve ne sarà bisogno), condannando noi e i nostri figli alla schiavitù perenne! E chi si permetterà di alzare la testa o la voce, non troverà nello Stato un amico a difesa dei diritti fondamentali sanciti nelle Costituzioni nazionali!

Nel frattempo l’informazione di regime sonnecchia! La notizia che il Parlamento si accinga a ratificare il CETA è passata totalmente in secondo piano. Il televideo della Rai non ne fornisce neppure menzione!

Con il CETA gli Stati sono definitivamente morti! I criminali di Bruxelles continuano la loro opera distruttiva nei confronti delle Costituzioni nazionali, quindi della libertà, dei diritti fondamentali e della democrazia! E i nostri parlamentari, a libro paga del capitale internazionale, eseguono acriticamente gli ordini provenienti dalla criminale sovrastruttura EUropea!

Un Parlamento eletto con meccanismi elettorali dichiarati incostituzionali, in grave e palese alterazione dei principi di rappresentatività democratica (Corte costituzionale, sentenza n. 1/2014; Corte di Cassazione, sentenza n. 8878/2014), continua indisturbato la sua opera distruttiva della Costituzione! 

 Giuseppe PALMA

 

fonte: http://www.stopeuro.org/attenzione-il-parlamento-italiano-sta-per-ratificare-il-ceta-cioe-la-morte-dei-diritti-fondamentali/

Rivoluzione ambientale in Olanda: dal 2025 vietate le auto a benzina e gasolio

 

Olanda

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Rivoluzione ambientale in Olanda: dal 2025 vietate le auto a benzina e gasolio

Una vera e propria “rivoluzione” ambientale quella decisa dal Governo olandese che ha avviato il cammino legislativo per arrivare a vietare, dal 2025, la vendita di automobili con alimentazione a benzina o agasolio, ottenendo oggi una prima approvazione in Parlamento. Il provvedimento è stato approvato grazie al supporto di un ampio fronte politico del partito Laburista PvdA, a cui si sono affiancati anche i deputati dei Liberal Democratic D66, dei verdi GroenLinks e del partito ChristenUnie.

La decisione conferma il forte impegno verso il sostegno, la promozione e l’adozione della green economy del governo olandese che già nel 2013 aveva siglato un “accordo sull’energia” con una quarantina di organizzazioni indipendenti, al fine di promuovere iniziative “verdi” nell’ambito dell’energia, dell’isolamento termico degli edifici e della riduzione della CO2. Lo scorso dicembre l’Olanda, con altre quattro nazioni e otto Stati del Nordamerica, aveva formato la Zero-Emission Vehicle Alliance per arrivare al 2050 alla sola vendita di modelli eco-compatibili. La notizia di oggi arrivata dall’Olanda evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, è una di quelle destinate a lasciare il segno nella storia.

Al contrario, in Italia si fa un passo indietro ed anzichè parlare di economia verde se ne parla poco o niente il dibattito pubblico è monopolizzato dall’inchiesta sul pozzo petrolifero di Tempa Rossa inBasilicata e dal referendum sulle Trivelle del prossimo 17 aprile. I dati della green economy italiana sonospaventosi, basta pensare che sulla benzina, gli italiani pagano accise che risalgono a fatti accaduti 77 anni fa!

Fonte: www.globochannel.com

Attenzione – È allarme Bisfenolo A nel cibo in scatola: contaminato il 40% dei campioni…!!!

 

Bisfenolo A

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Attenzione – È allarme Bisfenolo A nel cibo in scatola: contaminato il 40% dei campioni…!!!

 

“BPA nel cibo in scatola, contaminato il 40% dei campioni”: è allarme

Bisfenolo A (BPA) trovato nel cibo in scatola. Secondo i ricercatori che hanno condotto il test, è contaminato il 40% dei campioni. Perché non è stato ancora vietato del tutto?

Cosa aspettano a vietarlo del tutto? Negli Stati Uniti come in Europa, il Bisfenolo A – sostanza tristemente nota per i suoi effetti tossici – è ancora ammesso negli oggetti a contatto con gli alimenti e persino nei giocattoli (anche se la soglia di sicurezza europea è stata recentemente abbassata). Pochi giorni fa, uno studio USA ha dimostrato che il cibo in scatola è pesantemente contaminato dalla sostanza. Hanno infatti trovato BPA nel 40% dei campioni analizzati.

Vediamo cosa hanno scoperto i ricercatori e quali sono i rischi in Europa e in Italia.

Cibo in scatola contaminato: è allarme in USA

Negli Stati Uniti, il Bisfenolo è stato completamente vietato dai prodotti destinati ai bambini, nelle bottiglie di plastica riutilizzabili e nella maggior parte dei giocattoli. Ma la sostanza può essere ancora trovata nel packaging alimentare. E da qui entra in contatto con quello che mangiano gli americani.

L’analisi, diffusa nei giorni scorsi da giornali e tv USA, riguarda in particolare il cibo in scatola. Il Center for Environmental Health ha effettuato un test su più di 250 confezioni di latta acquistate nei più comuni supermercati. I ricercatori hanno scoperto che il Bisfenolo A era presente quasi nel 40% dei campioni.

Si tratta di un passo in avanti: due anni fa, la cifra saliva addirittura al 67%. Ma non basta.

“È ancora troppo”, ha dichiarato Charles Margulis, portavoce del Centro. “Dobbiamo abbassare la cifra e farla arrivare a zero”.

BPA nocivo: cosa succede in Europa

In Europa, di recente, abbiamo avuto due buone notizie. Ma che non bastano a cantare vittoria.

Innanzitutto, una nuova presa di posizione forte dalla comunità scientifica. L’ECHA (European Chemicals Agency), agenzia europea che si occupa delle sostanze chimiche in commercio, ha inserito il BPA nelle “sostanze estremamente preoccupanti”. La causa? Sono stati provati i suoi effetti nocivi su apparato endocrino (che regola la riproduzione) e sul sistema ormonale.

La decisione dell’Echacommenta un portavoce della Commissione europea – conferma che il bisfenolo A è sostanza estremamente preoccupante a causa delle sue proprietà di interferente endocrino. La Commissione ha già intrapreso azioni sostanziali per limitarne l’uso in un certo numero di prodotti di consumo, inclusi i materiali per contatto con gli alimenti e i giocattoli“.

E passiamo qui alla seconda buona notizia. Il portavoce si riferisce infatti a una nuova norma Ue che riduce la concentrazione massima di BPA nei giocattoli. Approvata a fine maggio, abbassa il limite da 0,1 mg/l si passa a 0,04 mg/l. Un passo in avanti importante, ma che non basta. È necessario che il divieto diventi totale, il prima possibile.

Cibo in scatola e BPA: quali rischi per UE e Italia?

Già nel 2010, la Commissione Europea vietava il ricorso alla sostanza nei biberon destinati ai bambini. Un divieto che però non è stato ancora esteso definitivamente ai giocattoli (come abbiamo visto) e a contenitori e stoviglie che entrano in contatto con gli alimenti consumati dagli adulti.

La richiesta di eliminarlo del tutto è arrivata dal Parlamento Europeo già nello scorso autunno. Ma non sono stati ancora presi provvedimenti in materia da parte della Commissione, che è competente sulla questione.

Ancora oggi, quindi, per essere ‘legale’, cibo in scatola, stoviglie e contenitori per alimenti devono semplicemente evitare che il passaggio al cibo sia inferiore a 0,6 mg/kg.

Una soglia ancora troppo elevata. Ricordiamo che il BPA ha conseguenze avverse sulla salute dell’apparato riproduttivo, sul metabolismo e sul sistema immunitario di bambini e adulti. L’Anses (Agenzia nazionale per la sicurezza sanitaria) ha dimostrato che la sostanza, se assimilata durante la gravidanza, può apportare gravi modifiche della ghiandola mammaria del feto, conducendo allo sviluppo possibile di tumori. Il Bisfenolo, infine, è stato correlato a diabete e obesità infantili, oltre che a un maggior rischio di cancro al fegato.

 

fonte: https://www.ambientebio.it/salute/rischi-salute/bpa-cibo-in-scatola/

Sentenza shock della Corte Ue: c’è relazione tra vaccino e malattia…!!

Corte Ue

 

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Sentenza shock della Corte Ue: c’è relazione tra vaccino e malattia…!!

Sentenza choc della Corte Ue: c’è relazione tra vaccino e Sla. Ecco perché

Quando statistica e legge raccolgono i tre indizi che fanno la prova scientifica, anche se la conferma medica ancora non è arrivata, succede che, in mancanza di consenso scientifico, il difetto di un vaccino e il nesso di causalità tra il difetto stesso e una malattia possono essere provati con un complesso di indizi gravi, precisi e concordanti. E a stabilirlo, mettendo un chiaro paletto all’infinito dibatti tra pro-vaccinazione e No vax è direttamente la Corte di giustizia dell’Unione Europea, nella sentenza relativa alla causa che vede opposti un cittadino francese, ammalatosi di sclerosi multipla, e la Sanofi Pasteur, produttrice di un vaccino contro l’epatite B. E allora, la prossimità temporale tra la somministrazione del vaccino e l’insorgenza di una malattia, l’assenza di precedenti medici personali e familiari della persona vaccinata e l’esistenza di un numero significativo di casi repertoriati di comparsa di tale malattia a seguito di simili somministrazioni possono eventualmente costituire indizi sufficienti a formare una simile prova, secondo i giudici di Lussemburgo.

Vaccini, l’emblematico caso del signor W. che fa giurisprudenza

E nell’interminabile dibattito intestato ai vaccini, il caso del signor W. fa giurisprudenza. All’uomo, in base a quanto ricostruito dai togati lussemburghesi, è stato somministrato, tra la fine del 1998 e la metà del 1999, un vaccino contro l’epatite B prodotto dalla Sanofi Pasteur. Nell’agosto del ’99, W. ha iniziato a manifestare vari disturbi, che hanno condotto, nel novembre 2000, alla diagnosi di sclerosi multipla. W. è deceduto nel 2011, ma già a partire dal 2006 lui e la sua famiglia hanno promosso un’azione giudiziaria contro la Sanofi Pasteur per ottenere il risarcimento del danno che W. affermava di aver subìto a causa del vaccino. La Cour d’appel de Paris (Corte d’appello di Parigi), chiamata a pronunciarsi, ha dichiarato, in particolare, che non vi è consenso scientifico a favore dell’esistenza di un nesso di causalità tra la vaccinazione contro l’epatite B e l’insorgenza della sclerosi multipla. Ritenendo che fosse non dimostrato il nesso di causalità, ha respinto il ricorso. La Cour de cassation (Corte di cassazione, Francia), dinanzi alla quale la sentenza della Cour d’appel de Paris è stata impugnata, chiede alla Corte di giustizia se, nonostante l’assenza di consenso scientifico e tenuto conto del fatto che, secondo la direttiva dell’Unione sulla responsabilità per danno da prodotti difettosi, spetta al danneggiato provare il danno, il difetto e il nesso di causalità, il giudice possa basarsi su indizi gravi, precisi e concordanti per ravvisare il difetto del vaccino e il nesso di causalità tra il vaccino e la malattia.

Storica sentenza della Corte Ue: ecco cosa dice

Nel caso in questione viene fatto riferimento, in particolare, alle eccellenti condizioni di salute pregresse di W., alla mancanza di precedenti familiari e al collegamento temporale tra la vaccinazione e la comparsa della malattia.  Nella sentenza, la Corte considera compatibile con la direttiva un regime probatorio che autorizza il giudice, in mancanza di prove certe e inconfutabili, a concludere che sussistono un difetto del vaccino e un nesso di causalità tra quest’ultimo e una malattia sulla base di un complesso di indizi gravi, precisi e concordanti, qualora tale complesso di indizi gli consenta di ritenere, con un grado sufficientemente elevato di probabilità, che una simile conclusione corrisponda alla realtà.  Infatti, un regime probatorio del genere non è tale da comportare un’inversione dell’onere della prova gravante sul danneggiato, poiché spetta a quest’ultimo dimostrare i vari indizi la cui compresenza permetterà al giudice adito di convincersi della sussistenza del difetto del vaccino e del nesso di causalità tra il difetto e il danno subìto.

Quando gravi indizi costituiscono una prova

Inoltre, escludere qualunque modalità di prova diversa dalla prova certa tratta dalla ricerca medica avrebbe l’effetto di rendere eccessivamente difficile o, quando la ricerca medica non permette di stabilire né di escludere l’esistenza di un nesso di causalità, addirittura impossibile far valere la responsabilità del produttore, il che comprometterebbe l’effetto utile della direttiva nonché i suoi obiettivi (cioè tutelare la sicurezza e la salute dei consumatori e garantire una giusta ripartizione dei rischi insiti nella produzione tra il danneggiato e il produttore).  La Corte precisa, tuttavia, che i giudici nazionali devono assicurarsi che gli indizi prodotti siano effettivamente sufficientemente gravi, precisi e concordanti da consentire di concludere che l’esistenza di un difetto del prodotto appare, tenuto altresì conto degli elementi e degli argomenti presentati a propria difesa dal produttore, la spiegazione più plausibile dell’insorgenza del danno. Il giudice nazionale deve inoltre preservare il proprio libero apprezzamento quanto al fatto che una simile prova sia stata o meno fornita in modo giuridicamente sufficiente, fino al momento in cui si ritenga in grado di formare il proprio convincimento definitivo. Chissà che questa sentenza e questa direttiva non comincino a fare scuola anche in casa nostra…

fonte: http://www.secoloditalia.it/2017/06/sentenza-choc-della-corte-ue-ce-relazione-tra-vaccino-e-sla-ecco-perche/

 

Corte Ue: c’è nesso tra vaccino e malattia. Codacons: “2.500 segnalazioni in Italia”

Un vaccino può essere ritenuto la causa dell’insorgere di una malattia, e un giudice quindi è legittimato a stabilire il nesso, se si è di fronte a un «complesso di indizi gravi, precisi e concordanti, qualora tale complesso di indizi gli consenta di ritenere, con un grado sufficientemente elevato di probabilità, che una simile conclusione corrisponda alla realtà». Lo sostiene la Corte di giustizia europea nella causa C-621/15. In particolare, rileva la Corte , “la prossimità temporale tra la somministrazione del vaccino e l’insorgenza di una malattia, l’assenza di precedenti medici personali e familiari della persona vaccinata e l’esistenza di un numero significativo di casi repertoriati di comparsa di tale malattia a seguito di simili somministrazioni possono eventualmente costituire indizi sufficienti a formare una simile prova”.

A portare in tribunale la multinazionale farmaceutica Sanofi Pasteur è stata la famiglia del signor W., che dopo essersi sottoposto al vaccino contro l’epatite B tra la fine dell’anno 1998 e l’agosto 1999 ha iniziato ad accusare disturbi che hanno condotto, nel novembre 2000, alla diagnosi di sclerosi multipla.

La Corte di giustizia dell’Unione europea, che ha certificato il possibile nesso di causalità tra vaccini e malattie, conferma in modo definitivo quanto denunciamo oramai da mesi e in ogni sede possibile – commenta in una nota il Codacons – comprese le aule di giustizia dove poche settimane fa l’associazione, dinanzi la Corte d’Appello di Milano, ha ottenuto la condanna definitiva del Ministero della Salute in favore di una famiglia danneggiata dalle vaccinazioni”.
“La decisione della Corte Ue apre ora la strada ad un enorme contenzioso in Italia, considerato che solo al Codacons, negli ultimi mesi, sono giunte oltre 2.500 segnalazioni di possibili effetti negativi dei vaccini pediatrici sulla salute dei bambini”, spiega il presidente Carlo Rienzi.
Intanto l’associazione annuncia una denuncia in Procura contro il Ministero della salute per il numero verde 1500 sui vaccini. Il Codacons ha registrato infatti alcune telefonate dove gli operatori del numero verde negavano in modo categorico l’esistenza di reazioni avverse ai vaccini e possibili malattie o effetti negativi per la salute legati alle vaccinazioni, in totale contrasto con quanto affermato dall’Oms, dai più importanti enti sanitari, dai tribunali italiani, dalla Corte di Giustizia Ue e dagli stessi bugiardini dei farmaci vaccinali.

fonte: http://www.italiaambiente.it/2017/06/22/corte-ue-ce-nesso-vaccino-malattia-codacons-2-500-segnalazioni-italia/

 

 

L’accusa de “Il Salvagente” – Glifosato e cancro: ecco come i “big” pagavano la scienza pur di lucrare sulla pelle della Gente!

 

Glifosato

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L’accusa de “Il Salvagente” – Glifosato e cancro: ecco come i “big” pagavano la scienza pur di lucrare sulla pelle della Gente!

 

Glifosato e cancro: come i big pagavano la scienza per vendere
 Monsanto e altri produttori di glifosato sembrano aver distorto le prove scientifiche sugli effetti per la salute pubblica del glifosato, al fine di mantenere sul mercato questa controversa sostanza.
Tra il 2012 e il 2016, le aziende produttrici hanno sponsorizzato una serie di recensioni pubblicate su riviste scientifiche, le quali concludono che il glifosato e le sue formulazioni commerciali non sono nocive per la salute.
Il nuovo rapporto, “Buying Science“, mostra come questi pareri sulla cancerogenicità e genotossicità (capacità di modificare il DNA) del glifosato, sponsorizzati dall’industria, contengano gravi difetti scientifici, che vanno dall’omissione di dati alla violazione delle linee guida dell’OCSE per la valutazione degli studi sul cancro nei roditori. Tali recensioni assegnano inoltre un maggior peso agli studi condotti dalle industrie, non pubblicati, piuttosto che a quelli pubblicati in riviste scientifiche specializzate dopo un severo processo di valutazione (peer-reviewed)
Nonostante queste evidenti mancanze scientifiche, diverse autorità di regolamentazione Europee e Statunitensi fanno spesso riferimento a questi articoli sponsorizzati dall’industria su glifosato.
L’Istituto tedesco federale per la valutazione dei rischi (BfR), l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) e la USA Environmental Protection Agency (EPA) hanno tutti utilizzato gli argomenti degli studi “sponsorizzati” al posto di quelli indipendenti e pubblicati.
“I produttori di glifosato hanno ingannato le autorità di regolamentazione di tutto il mondo in ogni modo per minimizzare gli effetti allarmanti del glifosato sulla salute. Il fatto che le agenzie abbiano accettato la loro ‘assistenza’ è niente di meno che uno scandalo “, dice Helmut Burtscher, uno degli autori dello studio.
Al contrario, l’Agenzia di ricerca sul cancro (IARC) dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), nella sua valutazione sulla cancerogenicità del glifosato, non ha preso in considerazione gli studi sponsorizzati dall’industria, per l’insufficienza di dati e di informazioni statistiche in essi presenti. Una politica che la IARC adotta comunemente nei suoi studi.
Le organizzazioni che presentano il report “Buying Science” sono tra le promotrici dell’Iniziativa dei Cittadini Europei “Fermiamo il Glifosato
Come parte dei suoi obiettivi dichiarati, l’Ice “Fermiamo il glifosato” richiede alla Commissione europea di “garantire che la valutazione scientifica dei pesticidi per l’approvazione regolamentare dell’UE si basi unicamente su studi pubblicati, che siano commissionati dalle autorità pubbliche competenti anziché l’industria dei pesticidi”
“Le decisioni sul futuro del glifosato dovrebbero essere guidate dalla revisione indipendente delle prove da parte della IARC.” Ha aggiunto Burtscher
fonte: https://ilsalvagente.it/2017/03/23/glifosato-e-cancro-come-i-big-pagavano-la-scienza-per-vendere/20481/?utm_content=buffer7c883&utm_medium=social&utm_source=twitter.com&utm_campaign=buffer

 

ATTENZIONE – Spada di Damocle sull’Europa, nuove crepe nei reattori nucleari in Belgio. La situazione è davvero critica, ma a noi non fanno sapere niente!

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ATTENZIONE – Spada di Damocle sull’Europa, nuove crepe nei reattori nucleari in Belgio. La situazione è davvero critica, ma a noi non fanno sapere niente!

Spada di Damocle sull’Europa. Nuove crepe nei reattori nucleari in Belgio

di Dario Tamburrano, EFDD – M5S Europa

Le ultime ispezioni effettuate nelle decrepite centrali nucleari belghe hanno individuato una moltitudine di nuove crepe nell’acciaio dei reattori Doel 3 e Tihange 2. Essi vengono mantenuti accesi nonostante le migliaia di crepe già individuate da tempo e l’età ormai veneranda essendo entrati in funzione rispettivamente nel 1982 e nel 1983 e sono progettati per durare trent’anni. L’unica contromisura adottata in passato dalle autorità fu la promessa di distribuire a tutta la popolazione pillole di iodio, utili in caso di incidente nucleare per limitare i danni all’organismo. Ma non hanno fatto neanche quello: non ci sono i soldi!

I reattori di Doel e Thiange fanno parte dei 128 catorci atomici europei che continuano a funzionare alla faccia del buonsenso: per smantellare il vetusto parco nucleare dell’UE e per gestire le scorie servirebbero 286 miliardi di euro mentre attualmente, per coprire questi costi, sono disponibili solo 105,1 miliardi di euro. Mancano 118 miliardi.

L’esistenza di 300 ulteriori crepe nel reattore Doel 3 attende ancora la conferma ufficiale, mentre il ministro belga degli Interni, Jan Jambon, ha ammesso l’esistenza di 70 nuove crepe nel reattore Tihange 2 la scorsa settimana, rispondendo ad un’interrogazione parlamentare. In seguito, l’agenzia belga per il controllo nucleare ha pubblicato il risultato dei controlli effettuati a Thiange 2 ed é stato possibile fare i conti con precisione: le crepe sono passate da 3.149 (quelle rilevate nel febbraio 2015) a 3.219, con un aumento del 2,22% in due anni.

Secondo le autorità del Belgio, le crepe non sono pericolose e quelle già note non si sono ingrandite; la scoperta di nuove crepe sarebbe dovuta al fatto che l’apparecchiatura ad ultrasuoni usata per ispezionare il reattore é stata collocata in un punto diverso rispetto a due anni fa. Le dimensioni delle nuove crepe non sono state rese note. Quelle vecchie sono state descritte come microbolle di idrogeno nell’acciaio, spesse come una cartina per le sigarette e con una lunghezza che arriva fino a 16 centimetri, o forse anche superiore.

Più un reattore é vecchio, più si discosta dagli attuali standard di sicurezza. Reattori così vecchi e così crepati impediscono di dormire sonni tranquilli. Le centrali nucleari di Doel e Tihange si trovano a poca distanza dal confine tedesco. La Germania é preoccupata: dopo la scoperta delle nuove crepe, ha ricordato al Belgio la richiesta, già avanzata due anni fa, di spegnere i reattori e ha reclamato accesso alle informazioni. Il Lander tedesco del Nord Reno Westfalia, il più vicino, ha comprato – lui sì – le pillole di iodio da distribuire alla popolazione in caso di incidente.

 

fonte: http://www.movimento5stelle.it/parlamentoeuropeo/2017/06/spada-di-damocle-sul.html

…E a Bari sequestrate 50mila tonnellate di grano tossico canadese. Tutta roba che sarebbe dovuta finire sulle nostre tavole!

grano

 

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…E a Bari sequestrate 50mila tonnellate di grano tossico canadese. Tutta roba che sarebbe dovuta finire sulle nostre tavole!

leggi anche:

In arrivo da Vancouver una nave con 50mila tonnellate di grano. Gli Agricoltori protestano. Dovremmo farlo pure noi: Ecco il grano canadese coperto di neve, che può maturare solo grazie al glifosato! Ce lo ritroveremo sulle nostre tavole, mentre il nostro grano marcisce nei campi!!
50mila tonnellate di grano tossico sono state sequestrate a Bari nelle stive della “Cmb Partner”, proveniente da Vancouver, attraccata l’8 giugno scorso.

Grano tossico contenente sostanze pericolose in una quantità di gran lunga superiore ai limiti di legge è stato sequestrato a Bari, nelle stive della “Cmb Partner” (una nave lunga 256 metri per una stazza complessiva di quasi 60mila tonnellate), proveniente da Vancouver, attraccata l’8 giugno scorso.
Tale grano era destinato ad essere inviato nei granai pugliesi, come sempre quando arrivano carichi dal Canada. Resta solo da sperare che i precedenti carichi, già distribuiti, venduti e consumati, non contenevano le sostanze pericolose riscontrate in quest’ ultimo.

Fatto sta che dopo la denuncia fatta da inuovivespri.it con l’articolo  :“Il grano canadese che arriva in Europa è un rifiuto speciale che finisce sulle nostre tavole”, che ha fatto il giro del web, qualcosa si è mosso.

La Procura di Bari ha disposto il sequestro probatorio dell’ intero carico, dopo i controlli effettuati dagli uomini dei carabinieri forestali in accordo con la magistratura barese.

Come riferisce La Gazzetta del Mezzogiorno :

<< Il provvedimento sarebbe stato eseguito dai Carabinieri forestali dopo le prime analisi sui campioni di cereale che avrebbero rilevato la presenza di sostanze nocive in percentuali superiori ai limiti consentiti dalla legge. Il sequestro ha riguardato anche il cargo.

Secondo la Coldiretti sotto accusa di continuo il grano canadese per le irregolarità riscontrate in termini di residui di deossinivalenolo (o Don o vomitossina), una pericolosa micotossina e per l’uso intensivo di glifosate, un potente diserbante, utilizzato proprio nella fase di pre-raccolta (pratica vietata in Italia) per seccare e garantire – in modo artificiale – un livello proteico elevato.

Le importazioni di grano tossico canadese favorite dal CETA

Le importazioni di grano dal Paese nordamericano rischiano di essere favorite dall’approvazione dell’accordo Ceta (Comprehensive economic and trade agreement) tra Unione europea e Canada, primo esportatore di grano duro in Italia. Un accordo che dovrà essere ratificato dal Parlamento nazionale e contro il quale la Coldiretti si dice pronta a scatenare una mobilitazione per scongiurare il paventato azzeramento strutturale dei dazi, a prescindere dall’andamento di mercato.>>

 

 

Allarme dei pediatri italiani: “Un terzo delle malattie infantili è causato dall’inquinamento”.

 

malattie infantili

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Allarme dei pediatri italiani: “Un terzo delle malattie infantili è causato dall’inquinamento”.

Malattie infantili, i pediatri: “Causate dall’inquinamento nel 30% dei casi”
Allarme dei pediatri italiani: “Un terzo delle malattie infantili è causato dall’inquinamento”Ecco come invertire il trend negativo

La FIMP, Federazione Italiana Medici Pediatri, lancia l’allarme: secondo gli ultimi dati disponibili, 3 casi su 10 di malattie infantili sono provocati dall’inquinamento.

Con un appello lanciato durante il G7 dell’Ambiente, a Bologna, i medici hanno voluto indicare la azioni concrete da perseguire per ridurre l’impatto. “Una priorità per i pediatri e per le istituzioni”, scrivono dalla Federazione. Tutti i dettagli del loro appello.

Malattie infantili: il nodo inquinamento

Il documento si intitola “Ambiente e salute infantile: dalla consapevolezza del rischio alle strategie per limitare i danni e costruire la salute futura dei bambini italiani“. La FIMP lo ha redatto per sensibilizzare istituzioni e cittadini sulle problematiche ambientali. L’inquinamento dell’aria sarebbe infatti tra le cause principali di malattia e morte della popolazione mondiale, non solo infantile:

Già nel 2006 l’OMS stimava che il 25% di tutte le patologie negli adulti e oltre il 33% nei bambini sotto i 5 anni fosse attribuibile a fattori ambientali “evitabili”. Un più recente documento – sempre dell’OMS – stima che, a livello mondiale, circa 1 su 4 del totale delle morti sia attribuibile al vivere o al lavorare in ambienti malsani. Complessivamente in tutto il mondo ogni anno ci sarebbero 12,6 milioni di decessi attribuibili ad ambienti insalubri e 1,4 milioni di questi si verificherebbero in Europa“.

In pratica, i pediatri ci dicono che un terzo delle malattie infantili, che colpiscono chi ha meno di 5 anni, sono attribuibili all’inquinamento ambientale.

Non solo. I rischi si estenderebbero anche al feto, durante la gravidanza. Tutti i fattori scatenanti sono sintetizzati da Maria Grazia Sapia, referente Nazionale Fimp per l’Ambiente:

“Le sostanze chimiche di sintesi derivanti da attività industriali e agricole, lo smaltimento dei rifiuti, le produzioni energetiche e le radiazioni elettromagnetiche sono fattori di rischio. Nel loro insieme agiscono sugli adulti, quindi anche sui gameti, sul feto durante la gravidanza e sul bambino sopratutto nei primi anni di vita”.

Sapia punta il dito in modo particolare su pesticidi chimici e particolato atmosferico:

Particolarmente importanti sono le conseguenze dei pesticidi nel settore alimentare e dei particolati/polveri sottili negli ambienti domestici, urbani e scolastici per la funzione respiratoria che possono aumentare in modo significativo e diffuso la patologia sub acuta, cronica e la cancerogenicità”.

Malattie infantili: le patologie in aumento

Sapia, oltre a elencare i fattori di rischio, spiega anche quali sono le malattie in aumento causate dall’inquinamento. Eccone un elenco:

  • Patologie degli organi endocrini
  • Disturbi agli apparati respiratorio e digestivo
  • Patologie cardiovascolari
  • Alterazioni dello sviluppo neuro-cognitivo-sensoriale
  • Alterazione del metabolismo
  • Basso peso alla nascita
  • Rischio di aborto e prematurità
  • Aumento della cancerogenicità
Malattie infantili: come rimediare

La Federazione non si limita a indicare il problema. Offre anche una serie di soluzioni, da implementare subito, per migliorare le condizioni di salute nostre e dei nostri bambini. E lancia un appello affinché tutte le istituzioni collaborino attivamente.

Ecco le proposte:

  • Attivare un monitoraggio costante, integrato e sistematico sull’inquinamento ambientale e sugli effetti che ha sui bambini.
  • Ridurre i limiti massimi degli inquinanti in aria, acqua e suolo, per far fronte alla vulnerabilità dell’età pediatrica.
  • Applicare sempre per l’infanzia il “principio di precauzione”.
  • Rinforzare l’attenzione ai primi 1000 giorni di vita del bambino, dal concepimento ai primi anni. Un’attenzione che deve tradursi in atti concreti.
  • Mappare, in tempi brevi, gli edifici scolastici. Individuare in particolare condizioni di inquinamento indoor, prestando attenzione alla possibile presenza di campi elettromagnetici indotti dalle reti wireless.
  • Puntare sull’educazione: promuovere e incentivare programmi, per bambini e adulti, per la salvaguardia dell’ambiente e la scelta consapevole dei prodotti (alimenti, giocattoli, etc.).
  • Incentivare il ricorso alle fonti di energia rinnovabili.
  • Promuovere politiche di sviluppo eco-sostenibile.

Ecco a cosa arriva la follia umana: vogliono far sciogliere i ghiacci dell’Artide per estrarre petrolio!

Artide

 

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Ecco a cosa arriva la follia umana: vogliono far sciogliere i ghiacci dell’Artide per estrarre petrolio!

Negli ultimi 30 anni abbiamo perso tre quarti della calotta di ghiaccio che galleggia in cima al mondo. Per oltre 800 mila anni, il ghiaccio è stato una caratteristica costante del Mar Glaciale Artico e ora si sta sciogliendo a causa del nostro uso di energia sporca da fonti fossili. In un prossimo futuro potrebbe addirittura scomparire per la prima volta da quando gli esseri umani sono sulla Terra.

Questo sarebbe devastante non solo per le persone, per gli orsi polari, i narvali, i trichechi e altre specie che vi abitano, ma anche per tutti noi. Il ghiaccio in cima al mondo riflette nello spazio molto del calore del sole, contribuendo così a raffreddare il nostro pianeta, stabilizzando il clima da cui dipendiamo per coltivare il nostro cibo.

Le stesse aziende dell’energia sporca che per prime hanno causato lo scioglimento dei ghiacci artici ora stanno cercando di trarre profitto da quel disastro. Senza ghiaccio è più facile trivellare… Se riusciranno nel loro intento faranno un sacco di soldi, distruggeranno un intero continente, creeranno instabilità nel pianeta, tutto ciò per un quantitativo di oro nero che soddisfa il fabbisogno globale per soli 3 anni. Il dio denaro al di sopra di tutto.

Documenti governativi sin qui segreti dicono che contenere fuoriuscite di petrolio nelle acque del Polo è “quasi impossibile” ed ogni errore si rivelerebbe potenzialmente fatale per il fragile ecosistema artico. Per trivellare nella regione artica, le compagnie petrolifere devono trascinare gli iceberg lontano dai loro impianti e utilizzare enormi tubi idraulici per sciogliere il ghiaccio galleggiante con acqua calda. Se li lasciamo fare, una catastrofica fuoriuscita di petrolio è solo una questione di tempo.

 

fonte: http://lospillo.info/vogliono-far-sciogliere-ghiacci-dell-artide-estrarre-petrolio-dio-denaro-al-del-pianeta/

Ricercatori italiani scoprono la U94, la “proteina anticancro” …una scoperta rivoluzionaria di cui, chissà perchè, nessuno parla… Lede forse gli interessi di chi sulla nostra pelle ci lucra?

proteina anticancro

 

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Ricercatori italiani scoprono la U94, la “proteina anticancro” …una scoperta rivoluzionaria di cui, chissà perchè, nessuno parla… Lede forse gli interessi di chi sulla nostra pelle ci lucra?

Alcuni ricercatori italiani, guidati dal prof Arnaldo Caruso, scoprono la proteina anticancro. E decidono di fare un gesto di immensa generosità…

Nelle mani sbagliate, sarebbe diventata una scoperta per pochi. Per quelli che potevano permetterselo. Troppe volte, purtroppo, abbiamo visto il prezzo di farmaci salvavita schizzare alle stelle, sospinto dall’avidità dell’industria che li produce. Stavolta, la storia è per fortuna molto diversa. Alcuni ricercatori italiani hanno scoperto il funzionamento di una proteina, che potrebbe aiutare i malati di tumore a combattere la malattia.

E, piuttosto che brevettarla, guadagnandoci quindi molto di più di quanto può offrire l’università italiana, hanno deciso di metterla a disposizione di tutti. In questo modo, sarà più facile trovare una cura. Per tutti, non solo per qualcuno.

U94: la scoperta dei ricercatori italiani

Lo studio è di quelli epocali. Coordinato da Arnaldo Caruso, professore ordinario di Microbiologia all’Università di Brescia, il team di ricerca che l’ha condotto era composto da ricercatori dell’ateneo lombardo, in collaborazione con l’Istituto di Virologia di Zurigo e il Dipartimento di Scienze Mediche di Ferrara.

La sigla della proteina anticancro è U94. Prodotta dall’herpes virus umano 6 – quello che provoca la cosiddetta ‘Sesta Malattia’ – è stata studiata inizialmente perché capace di intervenire su migrazione, invasività e proliferazione delle cellule endoteliali vascolari (ECS). In particolare, è stato dimostrato che la proteina inibisce potentemente l’attività migratoria di queste cellule.

I ricercatori italiani hanno quindi provato a testare la capacità di U94 di ostacolare la cosiddetta cascata metastatica. Il team guidato da Caruso ha esaminato l’attività biologica della proteina sulle cellule di cancro al seno umano MDA-MB 231 prima e su quelle del cancro cervicale umano HeLa, poi. E hanno scoperto che inibisce fortemente migrazione cellulare, invasività e clonogenicità.

Al di là dei tecnicismi, i risultati sono chiari: U94 inibisce la crescita tumorale e delle metastasi. Proseguendo con la ricerca, si potrebbe arrivare a risultati importanti per curare questa terribile malattia.

Cura anticancro: la scelta del team

In un’intervista alla Gazzetta del Sud, Caruso ha spiegato la scelta dei ricercatori italiani di non approfittare della scoperta. Ribadendo l’importanza di una ricerca scientifica libera dalle logiche del profitto, quando riguarda ambiti così delicati:

Quando si affrontano temi così importanti come la cura dei tumori, il nostro atteggiamento non può che essere uno: non brevettare, per permettere a tutti di sviluppare il miglior farmaco nel più breve tempo possibile. Siamo pronti a collaborare con chiunque sia interessato al progetto e a condividere knowhow e reagenti”. Perché, come sottolinea Caruso, qui sono in ballo le vite delle persone, non è il momento di pensare al profitto:

L’importante è arrivare subito ad una cura che possa dare nuove speranze ai malati di cancro”, conclude.

 

fonte: https://www.ambientebio.it/salute/nuove-scoperte/ricercatori-italiani-u94-anticancro/