Per la serie “Come funziona una Multinazionale”? Ecco l’Alkopharma: falsificava le date di scadenza degli antitumorali. MICA CI POTEVANO RIMETTERE DEI SOLDI, tanto poi quelli dovevano già crepare per il tumore…!

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Per la serie “Come funziona una Multinazionale”? Ecco l’Alkopharma: falsificava le date di scadenza degli antitumorali. MICA CI POTEVANO RIMETTERE DEI SOLDI, tanto poi quelli dovevano già crepare per il tumore…!

Falsificava le date di scadenza degli antitumorali. Alkopharma sotto inchiesta in Svizzera

Venivano rivenduti ai principali ospedali della Svizzera, compreso quello di Bellinzona, i farmaci antitumorali scaduti per i quali quattro dirigenti della Alkopharma sono stati condannati. L’inchiesta condotta da Swissmedic, l’Istituto svizzero per gli agenti terapeutici, ha trovato ampio spazio sui domenicali Matin Dimanche e SonntagsZeitung. In pratica, la Alkopharma nel 2005 ha concluso un contratto con un laboratorio tedesco per la fornitura di Thiotepa che avrebbe poi rivenduto in Svizzera e in Francia. Gli ordinativi minimi erano di 11.500 flaconi all’anno.

Secondo l’inchiesta di Swissmedic citata dai domenicali, Alkopharma non riusciva però a rivendere tutti i flaconi in suo possesso e così, a partire dal 2007, ha iniziato a falsificare le date di scadenza dei farmaci, malgrado la quantità del principio attivo diventi insufficiente dopo 18 mesi.

Nel 2009 Alkopharma ha rescisso il contratto con il laboratorio tedesco, ma ha continuato a vendere i flaconi che aveva ancora in magazzino. Nel 2011 il laboratorio si accorse però che farmaci “scaduti” si trovavano sul mercato.

Le inchieste avviata da Swissmedic e dal suo omologo francese Afssaps hanno poi permesso di stabilire in circa 100.000 il numero di farmaci con data di scadenza contraffatta venduti dalla Alkopharma in Svizzera, ma soprattutto in Francia. Martin Fey, responsabile del servizio oncologico dell’Inselspital di Berna, ha dichiarato ai due domenicali che il suo ospedale ha ricevuto 1452 flaconi di Thiotepa tra il 2007 e il 2011, la maggioranza dei quali non contenevano la dose minima del principio attivo.

fonte: https://ilsalvagente.it/2018/01/15/falsificava-le-date-di-scadenza-degli-antitumorali-alkopharma-sotto-inchiesta-in-svizzera/30297/

La dott.ssa Sara Carsena: “i potenziali effetti antitumorali della cannabis”

 

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La dott.ssa Sara Carsena: “i potenziali effetti antitumorali della cannabis”

I potenziali effetti antitumorali della cannabis raccontati dalla dottoressa Sara Carsena

Probabilmente molti lettori già  sapranno che la Cannabis è nota da tempi antichi per i suoi impieghi medici oltre che tessili. Le attività terapeutiche si devono soprattutto, ma non solo, al contenuto di cannabinoidi (CB) e in particolare al cannabidiolo e al ben noto Δ9-THC.

Attualmente, gli usi indicati dal ministero della Salutecomprendono il controllo del dolore (ad es. lesioni spinali), il trattamento di nausea ed emesi (chemio/radioterapia), la stimolazione dell’appetito, oltre all’effetto ipotensivo nel trattamento del glaucoma e quello antispastico per la sindrome di Tourette. Se queste informazioni sono ormai alla portata dei più, forse non tutti sono a conoscenza di veri e propri effetti antitumorali dei cannabinoidi.

Sono sempre maggiori, infatti, le evidenze scientifiche che sostengono le attività d’inibizione della crescita tumorale in cellule in vitro e in modelli animali.1 Dalla fine degli anni Novanta ad oggi, sono stati condotti studi volti a delucidare queste attività che vedono protagonisti cannabinoidi endogeni, naturali e composti di sintesi. Il coinvolgimento del sistema cannabinoide sembra variare a seconda della manifestazione tumorale. Livelli aumentati di endocannabinoidi si correlano, ad esempio, all’aumento della progressione del melanoma metastatico nell’uomo; 9 di contro, i cannabinoidi possono bloccare lo sviluppo di xenotrapianti di tumore inibendo l’angiogenesi e inducendo l’apoptosi o l’arresto del ciclo cellulare.2, 5,8 Alcuni studi hanno anche dimostrato che i CB sono attivi contro diversi tipi di cellule cancerose tra cui quelle di polmone, seno, prostata, glioma, utero e pancreas.1,4,5,6,7,8,9

In generale, quello che viene alla luce è che gli effetti antitumorali sarebbero dovuti primariamente alla capacità di indurre l’apoptosi (un tipo di morte cellulare programmata che può essere attivata dal nostro organismo).3 A ciò si va anche ad aggiungere una certa capacità di inibire l’angiogenesi (neo-formazioni vascolari attraverso cui il tumore si assicura nutrimento) e l’attività metastatica.7,10,11,12,13 Queste scoperte portano a sperare che i cannabinoidi possano essere impiegati come un innovativo trattamento farmacologico anti-cancro. Di fronte a tanti risultati incoraggianti, non dobbiamo però dimenticare che alcuni studi hanno dato esiti discordanti e che ne serviranno molti altri per comprenderne meglio l’attività.

Dottoressa Sara Carsena – Dottoressa in farmacia laureata con una tesi sugli “Usi terapeutici della cannabis e dei suoi derivati”

Bibliografia

  1. Guzman et al., 2002. “Cannabinoids and cell fate”. Pharmacol. Ther.
  2. Guzmán M., 2003. “Cannabinoids: potential anti cancer agents”. Nat.Rev. Cancer3.
  3. Velasco et al., 2012. “Towards the use of cannabinoids as antitumour agents”. Nat.Rev.Cancer.
  4. Galve-Roperh et al., 2000. “Anti-tumouralaction of cannabinoids: involvement of sustained ceramide accumulation and extracellular signal-regulated kinase activation”. Nat. Med.
  5. Sánchez et al., 2001a. “Inhibition of glioma growth in vivo by selective activation of the CB(2) cannabinoid receptor”. CancerRes.
  6. Casanova et al., 2003. “Inhibition of skin tumor growth and angiogenesis in vivo by activation of cannabinoid receptors”. J.Clin.Invest.
  7. Blazquez et al., 2006. “Cannabinoid receptors as novel targets for the treatment of melanoma”.
  8. Carracedo et al., 2006b. “The stress-regulated protein p8 mediates cannabinoid-induced apoptosis of tumor cells”.
  9. Cianchi, F. et al., 2008. “Cannabinoid receptor activation induces apoptosis through tumor necrosis factor alpha-mediated ceramide de novo synthesis in colon Cancer cells”. Clin. Cancer Res.
  10. Blazquez, C. et al., 2003. “Inhibition of tumor angiogenesis by cannabinoids”. FASEBJ.
  11. Casanova et al. “Inhibition of skin tumor growth and angiogenesis in vivo by activation of cannabinoid receptors”. J Clin Invest., 2003.
  12. Portella et al., 2003. “Inhibitory effects of cannabinoid CB1 receptor stimulation on tumor growth and metastatic spreading: actions on signals involved in angiogenesis and metastasis”. FASEB.
  13. Shay G, Lynch CC, Fingleton B. “Moving targets: emerging roles for MMPs in cancer progression and metastasis”. Matrix Biol, 2015.

 

fonte: http://www.cannabisterapeutica.info/2017/12/23/i-potenziali-effetti-antitumorali-della-cannabis-raccontati-dalla-dottoressa-sara-carsena/

Ecco a voi il Lomustina, il farmaco anticancro che oggi costa il 1400% rispetto al 2013! Un grazie di cuore a chi in questi 5 anni ci ha governato permettendo tutto questo!

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Ecco a voi il Lomustina, il farmaco anticancro che oggi costa il 1400% rispetto al 2013! Un grazie di cuore a chi in questi 5 anni ci ha governato permettendo tutto questo!

In 5 anni il prezzo della Lomustinafarmaco antitumorale, è aumentato del 1400%: è possibile che siano in grado di speculare anche su malattie così gravi?

Dov’è la coscienza di chi specula sul prezzo dei farmaci anticancro?Un’indagine del Wall Street Journal dimostra che il medicinale Lomustinautilizzato nel trattamento di malattie gravissime come i tumori celebrali e il linfoma di Hodgkin, ha avuto un incremento di prezzo del 1400% nel corso di appena 5 anni.

Questo malgrado il farmaco non sia sottoposto più ad alcun brevetto. Il problema sarebbe nella bassa concorrenza sul mercato e nella scarsità di potenziali ‘clienti’. Ma al di là delle ragioni, come si fa a porre questi folli prezzi su farmaci che allungano la vita dei pazienti?

Lomustina: 1400% in più (anche se il brevetto è già scaduto)

La storia del farmaco anticancro è piuttosto lunga. La Lomustina è stata brevettata e introdotta più di 40 anni fa, nel 1976. E da allora, per molti anni, è stata rivenduta con il brand CeeNU, di proprietà dell’azienda Bristol-Myers Squibb Co. La dose più grande del medicinale è stata venduta per anni a 50 dollari.

Questo fino al 2013, quando i diritti di vendita del ‘prodotto’ sono passati a CordenPharma, che oggi è proprietario e produttore della Lomustina. La commercializzazione è invece affidata a una startup di Miami, poco conosciuta, la NextSource Biotechnology LLC. Da quando è avvenuto il cambio di proprietà sono stati già effettuati ben 9 incrementi di prezzo. Oggi le stesse capsule, che nel frattempo hanno cambiato nome in Gleostine, costano circa 768 dollari. Con un aumento del 1.400%.

Incredibile, se consideriamo che si tratta di un farmaco che può allungare la vita dei pazienti. Gli ultimi incrementi sono arrivati ad agosto 2017 (+20%) e a novembre (+12%).

Il problema dei farmaci “senza competizione”

La Lomustina, come altri farmaci in vendita negli USA, ha un problema di ‘competizione’. Sembra assurdo dover parlare di ‘mercato’ per questo genere di cose, ma è così: nessuno fa concorrenza a NextSource nella commercializzazione del medicinale. E quindi l’azienda può decidere liberamente quale prezzo applicare.

La Lomustina – come altre 320 terapie identificate dalla Food and Drug Administration (FDA) – non ha infatti una versione generica. Malgrado il brevetto sia scaduto ormai da diverso tempo, nessun’altra casa farmaceutica si è fatta avanti per realizzarne una confezione a costi più contenuti. Come mai?

Il problema pare sia il numero potenziale di ‘clienti’: i malati che vi ricorrono sarebbero troppo pochi per attirare gli investimenti delle aziende. E così la concorrenza tarda a farsi avanti.

La difesa di NextSource sulla Lomustina

A rispondere all’inchiesta del WSJ è Robert DiCrisci, amministratore delegato di NextSource. In una nota, DiCrisci spiega che l’azienda stabilisce il prezzo “sulla base dei costi di sviluppo del prodotto, sulle tariffe imposte dalle agenzie di regolamentazione e sui benefici che il trattamento offre ai pazienti”, sintetizza il giornale americano.

L’azienda, inoltre, offrirebbe “sconti ai pazienti non assicurati e a coloro che si trovano in difficoltà finanziarie”.

 

 

fonte: https://www.ambientebio.it/societa/lomustina-antitumorale/

Cancro: è italiana la “droga” dei tumori che toglie energia alla malattia

 

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Cancro: è italiana la ‘droga’ dei tumori che toglie energia alla malattia

Dal ricercatori italiano Antonio Iavarone arriva la ‘droga’ dei tumori che riesce a bloccare la malattia togliendo energia: ecco come funziona.

L’italiano Antonio Iavarone ha confermato di aver compreso il meccanismo che alimenta il ‘motore’ del tumori e di aver compreso ‘chi’ sia la ‘droga’ che alimenta e scatena la malattia. La scoperta è stata pubblicata su Nature dal gruppo di ricerca della Columbia University e alla quale hanno contribuito nel dettaglio Anna Lasorella, Angelica Castano della Columbia, Stefano Pagnotta e Luciano Garofano e Luigi Cerulo, che lavorano fra la Columbia e l’Università del Sannio, Michele Ceccarelli dell’Istituto Biogem di Ariano Irpino, oltre a, ovviamente, Antonio Iavarone.

Dal 2012 a oggi. La ricerca di Iavarone è iniziata, o meglio, è diventata pubblica nel 2012 quando il ricercatori riuscì a trovare i primi indizi dell’esistenza del meccanismo che porta i tumori a crescere e proliferare. In quel caso Iavarone, insieme a Lasorella, identificò una proteina che nasceva dalla fusione dei geni di due proteine (FGFR e TACC) e agiva come una ‘droga’ sul tumore facendolo scatenare e alimentandolo.

La proteina ‘droga’. Questa proteina, definitiva appunto una ‘droga’, si chiama FGFR-TACC e la sua attività è stata osservata proprio in riferimento al tumore più aggressivo per il cervello: il glioblastoma. In merito alla scoperta, Iavarone dichiarò: “Da un punto di vista clinico, abbiamo identificato un obiettivo farmacologico per un tumore al cervello dagli esiti particolarmente infelici. Dal punto di vista della ricerca di base, abbiamo trovato il primo esempio di una mutazione che avvia il tumore, poiché influisce direttamente sul modo in cui le cellule si dividono, causando instabilità cromosomica. Questa scoperta ha implicazioni per la comprensione di glioblastoma, ma anche di altri tipi di tumori solidi”.

Cinque anni dopo. Oggi però, a 5 anni di distanza dalla scoperta della proteina ‘droga’, i ricercatori hanno scoperto che questa “fusione genica è frequente in tutte le forme di tumore”. Ora è stato ricostruito il meccanismo che alimenta il ‘motore dei tumori’ e sappiamo che è legato al funzionamento dei mitocondri, le centraline che danno energia alle cellule.

Farmaci antagonisti. E non è tutto. I farmaci che bloccano il meccanismo molecolare che dà energia ai motori del tumore esistono già, anche se sono usati per altri obiettivi. In Francia, ha detto all’Ansa Iavarone, si stanno già sperimentando su alcune forme di tumore.

fonte: https://scienze.fanpage.it/cancro-e-italiana-la-droga-dei-tumori-che-toglie-energia-alla-malattia/

 

 

…Come sono belle e verdi le olive colorate col solfato di rame. Peccato che poi Ti viene il cancro.

 

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…Come sono belle e verdi le olive colorate col solfato di rame. Peccato che poi Ti viene il cancro.

Puglia, 85 tonnellate di olive da tavola colorate con E141: blitz della Forestale, 18 denunciati.

“L’ingannevole l’utilizzo della clorofilla ramata e del solfato di rame, con la conseguente colorazione verde brillante delle olive – spiegano dalla Forestale – ha il fine di mascherare i difetti di qualità”

Ottantacinquemila chili di olive da tavola colorate e pericolose per la salute sono state sequestrate in Puglia dagli agenti della Forestale diretti dal generale Giuseppe Silletti. Diciotto imprenditori sono stati denunciati: dovranno rispondere di commercio di sostanze alimentari nocive e produzione di alimenti con aggiunta di additivi chimici non autorizzati dalla legge. La colorazione, con il fine di nascondere i difetti delle olive, avveniva utilizzando sia la clorofilla ramata, sostanza alimentare classificata dalla UE come colorante E141 – un procedimento vietato dalla legislazione nazionale e da quella europea – sia il solfato di rame, particolarmente nocivo per la salute umana.

In molte aziende sono stati accertati la presenza e l’utilizzo del colorante clorofilla ramata nei locali di produzione, in altri casi è risultato fondamentale il campionamento delle olive effettuato dai forestali. Gli imprenditori denunciati sono titolari di aziende nelle città di San Ferdinando, Polignano a Mare, Bitetto, Bitritto, Bisceglie, Margherita di Savoia, Bari, Sannicandro di Bari, Modugno, Noicattaro, Andria, San Giovanni Rotondo, Cassano delle Murge e Lucera. “Il metodo di lavorazione principale per le olive dolci da tavola, il Castelvetrano, prevede l’utilizzo di soda caustica, che permette la ‘deamarizzazione’ del frutto, da cui deriva il nome ‘dolce’ – spiega il coordinatore dell’attività di indagine, Giuliano Palomba (Corpo forestale dello Stato) – Ma durante la lavorazione il loro color verde tende a sfumare verso il giallo e questo fa emergere le macchie e i difetti delle stesse olive”.

Puglia, blitz della Forestale: olive da tavola colorate con la clorofilla ramata

“L’ingannevole l’utilizzo della clorofilla ramata E141 e del solfato di rame, con la conseguente colorazione verde brillante delle olive – aggiunge – ha il fine di mascherare tali difetti di qualità”. L’attività si inserisce in un programma nazionale di controllo delle olive da tavola effettuato dalla Forestale dal mese ottobre 2015 fino a gennaio 2016, che per il territorio pugliese ha comportato il controllo di oltre 50 aziende, la denuncia di 23 imprenditori, il sequestro di oltre 5.500 quintali di olive sequestrate e le sanzioni amministrative per oltre 10mila euro.

Oltre alla colorazione delle olive sono state riscontrate violazioni che riguardano il falso ‘made in Italy’ (olive spagnole e greche come vendute come olive pugliesi), il falso ‘Nocellara del Belice Igp’ e la cattiva conservazione delle stesse, con la conseguenza contestazione dei reati di frode nell’esercizio del commercio, di contraffazione di indicazioni geografiche e di cattivo stato di conservazione degli alimenti.

 

 

 

fonte: http://bari.repubblica.it/cronaca/2016/02/03/news/olive_colorate-132618285/

Un decreto emanato dal Governo l’anno scorso aumenta i limiti di esposizione previsionali ai campi elettromagnetici. In altre parole: se Vi viene un cancro, non Vi preoccupate: È TUTTO LEGALE!!

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Un decreto emanato dal Governo l’anno scorso aumenta i limiti di esposizione previsionali ai campi elettromagnetici. In altre parole: se Vi viene un cancro, non Vi preoccupate: È TUTTO LEGALE!!

 

IN ITALIA AUMENTANO PER DECRETO I LIMITI DI ESPOSIZIONE PREVISIONALI AI CAMPI ELETTROMAGNETICI.
In Italia aumentano per decreto i limiti di esposizione previsionali ai campi elettromagnetici di impianti di telecomunicazioni
Venerdì 7/10/2016 il Ministero dell’Ambiente del Governo italiano ha emesso un decreto che stabilisce dei valori di assorbimento predefiniti del campo elettromagnetico da parte delle strutture degli edifici. Che cosa significa questo decreto?
I gestori di impianti di telecomunicazioni in generale sono tenuti a presentare al comune una istanza di autorizzazione per l’impianto che vogliono installare o potenziare. A questa istanza deve essere allegata una relazione dello stesso gestore che valuta l’impatto elettromagnetico dell’impianto stesso sui recettori che si trovano attorno all’impianto stesso.
I recettori sono notoriamente le case, le strutture ricreative, gli edifici pubblici, gli ospedali, le scuole, i parchi, le piazze, le strade e in generale tutti i siti in cui può essere prevista la presenza umana. Per le case di civile abitazione, dove si ipotizza una permanenza umana giornaliera superiore alle 4 ore, a livello di previsione – quindi progettuale – delle esposizioni, deve essere osservato il valore di attenzione, pari a 6 Volt su metro per il campo elettromagnetico in radiofrequenza. Fino ad ora questo limite doveva essere fatto osservare in corrispondenza dell’involucro di qualunque casa vicina, dunque la sua facciata esterna non poteva essere esposta a un valore di campo elettromagnetico superiore a 6 Volt su metro nelle condizioni di progetto previste per l’impianto.
Da ora in poi i gestori di impianti di telecomunicazioni, potranno usare dei valori di riferimento predefiniti di assorbimento delle facciate delle case, ipotizzando che le stesse assorbano in qualche misura le onde elettromagnetiche. Questo in realtà non è vero in generale, in quanto dipende dal materiale di costruzione, dallo spessore delle mura, dalla presenza di aperture nella facciata, anche piccole quanto l’apertura di una cappa da cucina, da fenomeni di onde stazionarie che si vengono a creare, come appurato anche durante le prove preliminari effettuate in proposito dagli organi tecnici pubblici italiani. Ad esempio, le strutture in legno spesso usate in bioarchitettura sono pressocché trasparenti alle onde elettromagnetiche in radiofrequenza, come anche la plastica e il vetro.
Quindi, da ora in poi chi presenta una istanza di autorizzazione per un impianto di telecomunicazioni, potrà ipotizzare nella sua analisi di impatto elettromagnetico, condotta per ottenere l’autorizzazione, che la facciata di ogni casa vicina all’impianto attenui le onde elettromagnetiche di 3 dB per frequenze inferiori a 400 MHz (Radioamatori, radio FM, TV VHF) e di 6 dB per frequenze superiori a 400 MHz (TETRA, TV UHF, telefonia mobile, radar, Wi-Max, etc.), se la facciata non contiene finestre. Se la facciata contiene finestre, il parametro di assorbimento predefinito è di zero dB (come prima, ovvero come se la facciata non assorbisse le onde elettromagnetiche), MA all’operatore in tal caso è concessa la possibilità a sua discrezione di utilizzare un fattore di attenuazione da 0 a 3 dB, dando una motivata giustificazione tecnica di tale scelta.
L’introduzione di questi fattori di attenuazione si traduce in un aumento dei valori di campo elettromagnetico permessi da ora in poi in corrispondenza della facciata di una qualunque abitazione, a 8.5 V/m (nel caso 3 dB) e a 12 V/m (nel caso 6 dB), nei calcoli previsionali delle esposizioni di campo elettromagnetico effettuati nelle istanze.
Ironicamente, il comunicato stampa diffuso dal Ministero riporta: “Con questo decreto […] facciamo un altro passo avanti verso la definizione di parametri definiti sull’esposizione ai campi elettromagnetici, a tutela della salute dei cittadini”.
Notoriamente, come gli addetti ai lavori sanno bene, sono i vincoli presenti nel calcolo previsionale quelli che pongono maggiori limitazioni al livello massimo di emissioni degli impianti da autorizzare, non certo le verifiche tramite misure in sito effettuate su impianti in esercizio, dato che questi ultimi presentano ordinariamente livelli di immissione che sono solo una frazione di quelli utilizzati per i calcoli previsionali. Sono dunque i calcoli previsionali a costituire il vincolo più stringente posto in essere, per la limitazione dell’esposizione e questo vincolo risulta ora allentato. Dunque, questo decreto cambia effettivamente lo scenario per gli operatori, permettendo loro di superare i vincoli all’espansione esistenti in siti con tetti previsionali di inquinamento elettromagnetico già raggiunti con le precedenti regole in vigore.
Si osserva anche che la discrezionalità concessa all’operatore, pur con giustificata motivazione nominale, di considerare un fattore di attenuazione fino a 3 dB pur in presenza di finestre in facciata, è stata introdotta solo successivamente alla stesura della bozza della linea guida attuativa del decreto legge n. 179 del 18/10/2012 (convertito nella legge 221 del 17 Dicembre 2012), su espressa richiesta del Ministero dell’Ambiente.
Riferimenti:
Fonte:
Tratto da:

Alimentazione e tumori: la ricetta del Prof. Berrino per la prevenzione – 1 tumore su 3 potrebbe essere sconfitto modificando l’alimentazione.

 

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Alimentazione e tumori: la ricetta del Prof. Berrino per la prevenzione – 1 tumore su 3 potrebbe essere sconfitto modificando l’alimentazione.

 

Alimentazione e tumori: la ricetta di Berrino per la prevenzione

SECONDO IL PROFESSORE 1 TUMORE SU 3 POTREBBE ESSERE ELIMINATO MODIFICANDO L’ALIMENTAZIONE

 

Il professor Franco Berrino si è occupato per anni di medicina predittiva e preventiva all’Istituto dei Tumori di Milano e ha spiegato che quella preventiva è la “medicina dell’intervento”, che interviene per ridurre il rischio di contrarre i tumori. Perciò, ha detto il professore, “ci occupiamo di tabacco, raccomandiamo di non fumare e ci occupiamo di alimentazione, raccomandiamo delle modifiche dell’alimentazione rispetto all’alimentazione di oggi, che favorisce numerose malattie croniche“. Il professore ha anche affermato che “le ricerche suggeriscono che un tumore su tre potrebbe essere eliminato modificando l’alimentazione. Sappiamo da 100 anni che se agli animali diamo poco da mangiare vivono di più e si ammalano meno di cancro. Sarebbe interessante fare in modo che le persone mangiassero di meno, ma noi siamo portati a riempirci la pancia quando c’è da mangiare. Allora una delle strategie che abbiamo sviluppato nelle nostre ricerche è quella di aiutare la gente a mangiare poco avendo l’impressione di mangiare tanto“.

Alimentazione e tumori: 8 alimenti per la prevenzione del cancro

Vi consigliamo di consumare 8 alimenti che più di altri aiutano a ridurre il rischio di contrarre tumori:

1) Pepe nero
Spesso si pensa che sia soltanto una spezia da utilizzare a tavola, ma il pepe nero ha delle proprietà anticancro. La piperina, una sostanza contenuta nel pepe, ha queste proprietà, che ne fanno, pertanto, un valido alleato.
2) Peperoni
I peperoni sono un altro membro della famiglia delle Piperaceae. Con la loro buccia di colore rosso, verde o giallo, i peperoni contengono degli enzimi che li rendono dei potenti antiossidanti ed importanti nella lotta ai tumori.
3) Curcuma
La curcuma è una spezia di colore giallo-arancione intenso. È anch’essa un antiossidante ed è pertanto utile per combattere il cancro. Per di più può aiutare a prevenire il diabete e le allergie. Basta aggiungerne un pizzico nei cibi che mangiate tutti i giorni per raccogliere i benefici che questa spezia porta.
4) Zenzero
Questa pianta erbacea genera grandi quantità di vitamina A e C ed è perciò utile per rafforzare le difese immunitarie e tenere lontano la malattia.
5) Mostarda
È molto popolare nel mondo. In India viene utilizzata in quasi tutti i piatti. Oltre ad uccidere le cellule cancerogene che si trovano nel nostro corpo, la mostarda aiuta a prevenire l’alzheimer.
6) Cardamomo
Usato in tutta l’India, il cardamomo è una spezia che ha un’aroma delicata e un’ottimo gusto. Per secoli è stato usato nella medicina cinese e si è mostrato efficace sia nella prevenzione dei tumori che nel distruggere le cellule tumorali che si trovano nel corpo.
7) Cannella
Un’altra spezia che ha un grande appeal in tutto il mondo. La cannella fornisce energia e proteine, perciò rinforza il sistema immunitario. Inoltre evita che le cellule tumorali si diffondano.
8) Finocchio
I semi di finocchio contengono l’anetolo, che distrugge le cellule tumorali e lo fa sopprimendo gli enzimi che sono responsabili della loro moltiplicazione. Il finocchio aiuta inoltre ad uccide i germi che si trovano nel corpo.

 

 

La California avvisa i suoi cittadini dei pericoli di cancro provocato da cellulari. È la prima volta di uno Stato. Una iniziativa destinata a far rumore…

 

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La California avvisa i suoi cittadini dei pericoli di cancro provocato da cellulari. È la prima volta di uno Stato. Una iniziativa destinata a far rumore…

La California: pericoli di cancro sui cellulari. È la prima volta di uno Stato

La California ha pubblicato ufficialmente le linee guida sull’uso dei telefoni cellulari. E si tratta di consigli probabilmente destinati a far rumore, dato che avvertono che gli studi consultati collegano le radiazionidall’uso di telefoni cellulari a un aumento a lungo termine del rischio di cancro al cervello, a un numero inferiore di spermatozoi e altri problemi di salute. L’avvertimento delle autorità californiane diventa ancora più pressanti nei confronti degli organismi in via di sviluppo dei bambini, maggiormente a rischio.

Se il consiglio è quello di sempre: tenere i telefoni lontani dai corpi e limitare l’uso quando la ricezione è debole, il presunto legame tra uso dei cellulari e patologie correlate è una novità, se non altro perché messo nero su bianco da un’Autorità nazionale.
Il Dipartimento di Stato della sanità pubblica californiana, per la verità, è stato costretto a rilasciare le linee guida dopo una causa intentata da Joel Moskowitz, ricercatore dell’Università di Berkeley che chiedeva di tirar fuori quella che era una bozza top secret e che ora è diventata una posizione ufficiale dello Stato.

In un comunicato stampa, Karen Smith, la direttrice del Dipartimento di salute pubblica californiano, ha dichiarato: “Semplici accorgimenti, come non tenere il telefono in tasca e allontanarlo dal letto di notte, possono contribuire a ridurre l’esposizione sia per i bambini che per gli adulti (…) Il cervello dei bambini si sviluppa durante l’adolescenza e può essere più influenzato dall’uso del cellulare. I genitori dovrebbero prendere in considerazione la possibilità di ridurre il tempo in cui i loro figli usano i telefoni cellulari e incoraggiarli a spegnere i dispositivi di notte”.

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/12/20/la-california-mette-in-guardia-sui-cellulari-per-la-prima-volta-uno-stato-ammette-pericoli-di-cancro/29633/

Questa ragazza ha postato la sua immagine con il viso deturpato da un tumore della pelle su Facebook e ha salvato centinaia di persone. Hai il coraggio di farlo pure tu? E guarda che la faccia non è neanche la tua.

 

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Questa ragazza ha postato la sua immagine con il viso deturpato da un tumore della pelle su Facebook e ha salvato centinaia di persone. Hai il coraggio di farlo pure tu? E guarda che la faccia non è neanche la tua.

Questa ragazza ha postato un’immagine di lei con il viso deturpato su Facebook e ha salvato centinaia di persone

Secondo una ricerca, il post della giovane Tawny Dzierzek, ha convinto centinaia di persone a fare i controlli

“Ecco come appare un tumore della pelle“: così scriveva Tawny Dzierzek tre anni fa nella didascalia della sua foto, divenuta poi virale. Allora aveva 27 anni e l’immagine di quel volto giovane, deturpato dalle cure, aveva fatto il giro del mondo. Oggi il post è diventato oggetto di una ricerca, pubblicata su una prestigiosa rivista scientifica: gli studiosi si sono infatti accorti che proprio grazie a quello scatto centinaia di persone si sono convinte a fare dei controlli. Le ricerche su Google del tumore della pelle (e dei metodi per prevenirlo) sono aumentate addirittura del 162% dopo la pubblicazione del post.

È la stessa Tawny a ribadire l’importanza di quella foto: “Uno studio, pubblicato sulla rivista Preventative Medicine questa settimana, ha mostrato che le ricerche su Google per controlli per la prevenzione del cancro della pelle sono aumentati del 162% dopo questo post. Sono contenta che abbia avuto questo effetto e che sia riuscito a sensibilizzare su questi temi e sono molto felice del fatto che statistiche, studi e articoli abbiano contribuito a diffondere il messaggio a sempre più persone nel mondo. Fate i vostri controlli: se siete particolarmente preoccupati per qualcosa, controllatevi (oltre a fare gli esami annuali). Conoscete il vostro corpo meglio di chiunque altro, a volte le cose sono trascurate. Se sentite che qualcosa non va o che non è stato trattato nel modo giusto, richiedete dei test, dei follow-up o una seconda opinione. Se qualcuno ha bisogno di un po’ di motivazione per non rimanere steso nel lettino solare, eccola! Ecco come appare il trattamento per il cancro della pelle. Usate creme solari o abbronzanti spray. Imparate dagli errori altrui. Non lasciate che l’abbronzatura vi impedisca di vedere i vostri figli crescere. È la mia paura più grande, ora che ho un bambino di due anni”.

La giovane ha ripercorso il rapporto “malato” con la sua pelle: “Ho dato la massima importanza all’abbronzatura durante il periodo della scuola. Qualche volta facevo una lampada anche quattro volte a settimana. Sì, è eccessivo. Anche se non era la frequenza tipica. Lo facevo quando volevo essere abbronzata per un evento. La maggior parte delle volte comunque facevo una lampada una o due volte a settimana. C’erano anche settimane che non ne facevo alcuna. La prima diagnosi di cancro della pelle è arrivata a 21 anni. Ora che ne ho 27 ho avuto cinque volte un carcinoma basocellulare e due volte un carcinoma squamocellulare. Vado dal dermatologo ogni 6-12 mesi e di solito mi viene tolto un tumore ad ogni check up. Sono grata di non aver avuto mai un melanoma! Il cancro della pelle non riguarda solo e sempre i nei, solo uno di quelli che ho avuto ha riguardato un neo. Fate sì che ogni neo sospetto venga controllato. Il melanoma uccide, il non-melanoma sfigura (e può anche uccidere)”.

La ricerca ha mostrato che il post ha aumentato del 162% la ricerca di termini su Google come “pelle” e “cancro”. Quando la storia è esplosa, c’è stato un picco di ricerche dell’espressione “tumore della pelle”: in una settimana se ne sono contate fino a 229mila. “Abbiamo concluso – scrivono i ricercatori – che il post di un utente qualunque su un social network può davvero catturare l’attenzione pubblica e sensibilizzare quante più persone possibile su un tema, in questo caso la prevenzione del tumore della pelle”.