DI AULIN SI MUORE, ma che significa un po’ di gente che crepa in confronto al business delle Multinazionali? Bandito da quasi tutti i Paesi perchè tossico. In altri, per lo stesso motivo, non è mai entrato in commercio! Si vende praticamente solo da NOI…!!!

AULIN

 

 

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DI AULIN SI MUORE, ma che significa un po’ di gente che crepa in confronto al business delle Multinazionali? Bandito da quasi tutti i Paesi perchè tossico. In altri, per lo stesso motivo, non è mai entrato in commercio! Si vende praticamente solo da NOI…!!!

 

Ve ne avevamo già parlato…

L’Aulin: bandito da quasi tutti i Paesi perchè tossico. In altri, per lo stesso motivo, non è mai entrato in commercio! Di Aulin si muore, ma da noi si vende regolarmente …mica vogliamo dare un dispiacere alle Multinazionali dei farmaci !!

La nimesulide (Aulin). Vietata altrove, vendibile qui

La Nimesulide è un farmaco antinfiammatorio non steroideo (FANS); in Italia il nome commerciale più noto è Aulin, anche se sono disponibili alcuni farmaci equivalenti. La Nimesulide attualmente è utilizzata in Italia come “farmaco NON di prima scelta”, ma in diversi paesi europei tale farmaco non è più commercializzato.

In Spagna e Finlandia è bandito dal 2002, in Irlanda dal 2007, mentre nel Regno Unito e in Germania non è mai stato autorizzato al commercio. In altri paesi europei, prima della decisione della Commissione Europea del gennaio del 2010, per i gravi danni che provoca il farmaco a livello epatico e dell’apparato gastroenterico, avevano ritenuto opportuno ritiralo dal commercio. Belgio, Danimarca, Olanda, Svezia avevano provveduto al ritiro, mentre la Francia decideva di eliminarne la rimborsabilità. Negli Stati Uniti non è stata mai approvata la commercializzazione della Nimesulide.

L’European Medicines Agency (Agenzia Europea del Farmaco) raccomanda il non utilizzo della Nimesulide nei “[…] pazienti con problemi di fegato, è indicata solo per il trattamento del dolore acuto (mentre prima veniva usata anche in caso di dolore cronico) e dei dolori mestruali, deve essere utilizzata solo per brevi periodi, al massimo per quindici giorni, la dose massima è di duecento milligrammi (pari a due bustine, o a due compresse).”

Sarà compito del medico curante valutare scrupolosamente il rischio-beneficio della somministrazione di questo farmaco e, quando avrà compiuto la sua valutazione, scriverà la ricetta medica la cui prescrizione sarà NON RIPETIBILE. I farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) vengono associati a epatossicità, con un meccanismo molecolare non perfettamente chiarito. La Nimesulide viene associata a frequenti reazioni avverse gravi e imprevedibili nel fegato 1).

“I FANS presentano un ampio spettro di danni al fegato che vanno da asintomatico, transitorio, iper-transaminasemia, a insufficienza epatica fulminante. Tuttavia, la mancata segnalazione di casi asintomatici, lievi, così come di quelli con alterazione transitoria del test del fegato, insieme a segnalazioni non conformi ai criteri di farmacovigilanza e studi epidemiologici viziati, mettono a repentaglio la possibilità di accertare il rischio reale di Epatotossicità dei FANS.

Diversi FANS, vale a dire bromfenac, ibufenac e benoxaprofen, sono stati ritirati dal mercato a causa dell’epatotossicità; altri come la nimesulide non sono mai stati commercializzati in alcuni paesi e ritirati in altri. In effetti, la controversia relativa al rischio reale di una grave malattia del fegato persiste nella ricerca sui FANS…. Nonostante questo, la commercializzazione del nimesulide è ancora mantenuta in diversi paesi europei, sebbene i rapporti dell’EMEA raccomandino una durata della terapia limitata a 15 giorni e un dosaggio massimo di 100 mg/giorno [13].

La polemica riguardante la nimesulide persiste perché le serie cliniche, e gli studi epidemiologici, continuano a dimostrare come la nimesulide sia responsabile dei gravi danni recati al fegato [19,89,90]. D’altra parte, le istituzioni sanitarie concludono che il danno epatico causato da nimesulide è statisticamente comparabile a quello del resto dei FANS.

Riconoscere il vero impatto della nimesulide sul fegato non è un compito facile 2).
Uno studio, fatto molto bene, condotto da farmacologi e medici italiani evidenziava che la Nimesulide è associata ad alti rischi di acuti e seri problemi epatici; e l’ibuprofene, e alte dosi di ketoprofene, sono associati a modesti rischi di epatossicità (3)

Prof. Roberto Suozzi
Medico e Farmacologo Clinico
Suozziroberto.altervista.org

  1. Mechanisms of NSAID-induced hepatotoxicity: focus on nimesulide.
    https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/12137558 1. Simili UA Boelsterli – ‎2002 – ‎Articoli correlati Mechanisms of NSAID-induced hepatotoxicity: focus on nimesulide. Boelsterli UA(1). Author information: (1)HepaTox Consulting, Pfeffingen, and Institute of Clinical Pharmacy, University of Basel, Basel, Switzerland. boelterli@hepatox.ch. Nonsteroidal anti-inflammatory drugs (NSAIDs) have been associated with…• Send to Drug Saf. 2002; 25(9):633-48. Mechanisms of NSAID-induced hepatotoxicity: focus on nimesulide. Boelsterli UA1.

  2. 2) Non-steroidal anti-inflammatory drugs: What is the actual risk of liver …
    https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2997980/1 di F Bessone – ‎2010 – ‎Articoli correlati 7 dic 2010 – Several NSAIDs, namely bromfenac, ibufenac and benoxaprofen, have been withdrawn from the market due to hepatotoxicity; others like nimesulide were …. From the clinical stand point NSAIDs induced hepatotoxicity is associated with different patterns of clinical presentation, several mechanisms of liver …

  3. 3) British Journal of Clinical Pharmacology (2016) 82
    Pharmacoloepidemiology Risk of acute and serious liver injury associated to nimesulide and other NSAIDs:  data from drug-induced liver injury case-control study in Italy.
    Corrispondence Prof Roberto Leone Pharmacology Unit, Department of Diagnostic and Pubblic Health, University of Verona. 13 March 2016.

Lo dice la scienza: gratta e vinci, lotto e slot machine sono “truccati” per spillare soldi

gratta e vinci

 

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Lo dice la scienza: gratta e vinci, lotto e slot machine sono “truccati” per spillare soldi

 

“Il #gioco d’azzardo crea dipendenza” è un’espressione che ormai ha trovato una conferma scientifica grazie agli studi sulle sensazioni devianti che esso provoca nell’organismo umano. Slot machine, Gratta e vinci, scommesse sportive hanno tutte un elemento in comune: sono amici infedeli e traditori dell’uomo.

Ecco come veniamo ingannati

Quando una persona inizia a giocare d’azzardo è attratta dalla possibilità di una vincita, potenzialmente alta, in un modo così eccitante che considera meno importante il rischio di una perdita, altrettanto potenzialmente alta. Questo accade perché ahimè il gambling innesta un meccanismo psicologico che spinge l’organismo a rilasciare un neurotrasmettitore cosidetto “della felicità”: la dopamina.

Per capirci, questo tipo di endorfina è lo stesso che viene rilasciato insieme all’adrenalina quando si debutta in una gara sportiva oppure si pratica uno sport estremo. La sensazione fisica che rilascia è sicuramente di benessere e ciò accade in seguito all’eccitazione per il rischio che ritroviamo come elemento comune in queste situazioni.

Il gioco d’azzardo, però, porta con sé un meccanismo ingannevole: secondo molti studi scientifici, il processo appena descritto si attiverebbe anche in caso di perdita. Infatti, questo succede perché chi ha progettato il meccanismo del gambling fa in modo di dar la sensazione ai giocatori di non aver vinto per poco, il che innesca la voglia di riprovarci fino a trasformarsi in un disturbo compulsivo.

Le “macchinette mangiasoldi”

Le slot machine, ideate nel 1887 dal meccanico tedesco Charles Fey, fanno il loro ingresso in Italia con un nome a dir poco veritiero: le macchinette mangiasoldi.

Queste, infatti, innescano il meccanismo traditore sopra descritto con la conbinazione “due su tre”, ossia quando su una linea compaiono due figure uguali. Tale situazio nel si verifica con molta frequenza, secondo un algoritmo studiato nei minimi particolari, e il cervello la percepisce come una quasi vincita e non una certa perdita.

I numeri non parlano chiaro

Gratta e vinci, #lotto e Superenalotto sfruttano la stessa dopamina in maniera accattivante. Molti studi hanno evidenziato come nei biglietti da grattare le combinazioni dei numeri che devono essere uguali a quelli vincenti per far concretizzare la vincita, sono sempre molto vicini in sequenza a quelli fortunati. Ad esempio, 80 oppure 82 se il numero da trovare è l’81 e cosi per tutta la serie vincente. Il nostro cervello, così, viene ingannato e la sensazione piacevole di aver quasi vinto ci spinge a riprovarci.

Tutto questo può portare a un vero e proprio disturbo compulsivo e degenerativo, fino a trasformarsi in una patologia degenerativa vera e propria.

Alla luce di tutto questo, si evince una verità scientifica altrettanto ammaliante e persuasiva: il gioco d’azzardo è soltanto un mezzo, assolutamente interscambiabile, che l’uomo ricerca solamente per la piacevole sensazione che gli provoca e non per se stesso….e allora perché non cambiare mezzo?

 

Fonte: dal Web

MOSTRUOSO MA VERO – Ex manager dichiara: “Alle Case farmaceutiche non importa guarirvi. Voi non siete pazienti, siete consumatori”

Case farmaceutiche

 

 

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MOSTRUOSO MA VERO – Ex manager dichiara: “Alle Case farmaceutiche non importa guarirvi. Voi non siete pazienti, siete consumatori”

«Ho speso 35 anni della mia vita lavorando nell’industria farmaceutica … e loro non fanno altro che annientare la popolazione di questo mondo … perché lo fanno? Perché vogliono fare soldi, soldi, soldi … A loro non importa della vostra vita, a loro importa solo del loro portafogli … Non sono interessati a curare nessuna delle vostre malattie: tutt’altro. Sono interessati a farvi prendere NUOVE malattie … Voi per loro non siete pazienti. Siete consumatori.»
Chi parla è John Rengen Virapen, ex rappresentante di commercio per la filiale Eli Lilly & Co, uno dei colossi farmaceutici mondiali che compongono la Big Pharma. Virapen non è un santo, ma un pentito. La sua testimonianza è visibile su un video diffuso da Youtube (che è in fondo all’articolo), un estratto dal Convegno AZK che si tenne in Germania nel maggio 2009. Un anno dopo, lo stesso Virapen pubblicò un libro per raccontare nel dettaglio i meccanismi che stanno alla base del mercato dei medicinali. Il libro si titola “Side effects: Death. Confessions of a Pharma-Insider” (“Effetti collaterali: morte. Confessioni di un membro interno della Pharma”) ed e disponibile anche su Amazon.
Nel libro, Virapen si sofferma a lungo nel raccontare il caso “Prozac”.
«Io ho corrotto il governo svedese per ottenere l’autorizzazione a vendere il Prozac in Svezia. E la Svezia ha il Premio Nobel per la Medicina. E così l’evento è stato un esempio per gli altri paesi. Perché l’ho fatto? Perché la società mi disse che la mia carriera professionale avrebbe potuto dipendere da questo…»
Nato in Guyana (Sud America) da genitori indiani, nel 1960 Virapen emigrò in Europa, affamato e senza casa. Presto si trasferì in Svezia, mosso dall’amore per una donna che incontrò nei suoi viaggi. E lì ottenne un lavoro come rappresentate di commercio per la Eli & Co. Virapen contattava i medici locali, li corrompeva con piccoli regali e li incoraggiava a prescrivere farmaci della sua azienda. Così iniziò la sua scalata professionale alla Lilli & Co, di promozione in promozione, fino a diventarne un dirigente. Oggi Virapen è in pensione e – reo confesso – punta il dito sul sistema, denunciando il meccanismo che muove tutto il mercato delle industrie farmaceutiche. Secondo l’ex dirigente, le lobby farmaceutiche hanno il solo scopo di fare sentire le persone malate e di proporre loro nuovi farmaci.
Non sappiamo cosa abbia mosso Virapen a una denuncia tanto trasparente, tuttavia la sua non è una voce isolata.
Gli effetti collaterali sono alla base della medicina allopatica e, come abbiamo già spiegato più volte in questo blog, sono sempre presenti. E così il paziente che prende un antinfiammatorio per curare un dolore muscolare, danneggia inevitabilmente il suo stomaco, poiché i FANS agiscono bloccando la produzione di prostaglandine, una proteina che viene secreta nel corpo in caso di infiammazione ma che, allo stesso tempo, è sempre presente a livello della mucosa gastrica con lo scopo di proteggere lo stomaco.
Le terapie sintomatiche, come accusa Virapen, sfruttano gli effetti collaterali per creare dipendenza dai farmaci. Il paziente guarisce da una malattia, ma poi ne manifesta un’altra. E allora torna a rivolgersi dal medico.
Come si potrebbe evitare tutto questo?
Il nostro corpo in realtà è una macchina perfetta che ha già dentro di sé tutte le risorse per auto-guarirsi. Qualsiasi medicina prendiamo, alla fine è il nostro sistema immunitario che ci permette di recuperare la nostra salute. Infatti ogni sostanza non è altro che un informazione che diamo al nostro corpo affinché esso compia un comando. Il sistema immunitario legge l’informazione e provvede ad auto-rigenerarsi. Prima della medicina farmaceutica, l’uomo si curava riequilibrando le informazioni del proprio corpo in diversi modi. Nel libro The Healing Code, il dottor Alexander Loyd spiega che la storia dell’uomo può essere divisa in cinque “età” della guarigione: preghiera, fitoterapia, farmaci, chirurgia ed energia.

La preghiera è stato il primo modo con cui l’uomo cominciò a comunicare con il suo inconscio, che è la parte della nostra mente che regola tutte le nostre funzioni biologiche. Poi la fitoterapia sfruttò le informazioni di determinate piante o minerali o vitamine; successivamente si sviluppo la farmacia, che cura attraverso la somministrazione di sostanze chimiche (le quali, però, hanno sempre effetti collaterali); infine è arrivata la chirurgia, che “rimuove” il problema attraverso un intervento operatorio.

E l’energia?

L’energia è l’ultima frontiera della medicina, quella che il dottor Giuseppe Genovesi, presidente dello PNEI, ha già definito la Medicina Moderna. Essa si sviluppa in seguito alle scoperte della Fisica Quantistica, da Albert Einstein in avanti, ma in realtà fonda le sue origini in tempi molto più antichi: la medicina tradizionale cinese, infatti, già seimila anni fa curava riequilibrando i flussi di energia nel nostro corpo attraverso l’agopuntura o i cinque elementi.
Oggi, il Metodo RQI del dr. Marco Fincati attinge al sapere antico e lo fonde con quello più recente, basandosi su un modus operandi scientifico e, quindi, riproducibile da chiunque. Se il nostro corpo ha già tutte le risorse per auto-star-bene, tutto quello che ci serve per la nostra salute è maggiore consapevolezza in quello che siamo. E allora saremo davvero liberi dal sistema, dai farmaci e dai loro effetti collaterali.
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Il Limone? Contiene 22 sostanze anti-cancro ! Ma alle Lobby dei Farmaci proprio non fa piacere che tu lo sappia!

limone

 

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Il Limone? Contiene 22 sostanze anti-cancro ! Ma alle Lobby dei Farmaci proprio non fa piacere che tu lo sappia!

Il Limone? Contiene 22 sostanze anti-cancro ! Ma la Lobby dei Farmaci non vuole che tu lo sappia!

Il Limone? Contiene 22 sostanze anti-cancro !!!

 

Il limone non è solo buono, rinfrescante, dissetante ed ottimo come condimento in tutti i nostri piatti, ma quando lo assumiamo accadono innumerevoli reazioni positivi nel nostro corpo.
Lo stesso Umberto Veronesi, Direttore Scientifico dell’Istituto Europeo di Oncologia, afferma:
“Il limone è ricco di limonoidi che hanno una diretta capacità di frenare alcuni tipi di cellulecancerose. E’ utile contro le infiammazioni croniche e grazie all’abbondanza di molecole con notevoli proprietà antiossidanti è capace di contrastare l’azione dei radicali liberi, che possono alterare la struttura delle membrane cellulari e del materiale genetico. L’ideale èuna spremuta di un limone al giorno. E una spruzzata di limone sull’insalata, è un gesto che bisognerebbe ricordarsi di fare più spesso”.
Quello che sorprende è che del limone non si butta nulla infatti la scorza di limone contiene sostanze in grado di
Rafforzare il sistema immunitario;
Abbassare il colesterolo
Prevenire il cancro
Eliminare infezioni batteriche.
La ricerca sta dimostrando che i fitonutrienti possono essere più efficaci della chemioterapia senza causare danni al corpo. Si è scoperto che la pectina degli agrumi contenuta sia nella polpa che nella scorza, è in grado di inibire la diffusione del cancro alla prostata, mammella e alla pelle.
I limonoidi, sostanze naturali presenti nelle bucce di agrumi che danno quel caratteristico sapore amaro, è dimostrato che sono anche in grado di rallentare la crescita delle cellule del cancro e anche uccidere le cellule tumorali in vitro e sugli animali.
Il limone contiene 22 composti anti-cancro, tra cui limonene, pectina, glicosidi cardiaci, flavonoidi che interrompono la divisione cellulare nelle cellule tumorali. I glicosidi ad esempio si sono dimostrati efficaci nelcancro al colon-retto, mammella e prostata.
Secondo The Commonwealth Scientific and Industrial Research Organization (CSIRO) dell’Australia, gli agrumi possono ridurre il rischio di alcuni tipi di cancro del 50 per cento. Secondo uno studio pubblicato su Cancer Causes and Control, il succo degli agrumi è risultato più protettivo nei confronti dei tumori dello stomaco, della bocca, della laringe e della faringe.
Inoltre poiché la maggior parte delle malattie ha origine dall’accumulo di tossine nell’organismo, il limone è molto utile in quanto è contiene più di 45 flavonoidi antiossidanti che stimolano la depurazione e ladisintossicazionedi tutto il corpo, in particolare lavorando su fegato ed intestino che sono i luoghi dove questi residui dannosi si immagazzinano maggiormente.
Nella medicina Ayurvedica la buccia di limone viene usata infatti per disintossicare il fegato e stimolare l’appetito facendo rilassare lo stomaco.
Uno studio pubblicato sul Current Cancer Drug Targets, afferma che i flavonoidi del limone hanno il potere dirallentare il processo di duplicazione delle cellule tumorali grazie ad una efficace azione antiproliferativa.
Il limone contrasta efficacemente i radicali liberi che sono responsabili dell’invecchiamento precoce e deidannicellulari che possono essere causa della nascita di cellule cancerose. Quindi il limone non solo faringiovanire lapelle ma previene il cancro anche in questo modo.
Inoltre bere il succo di un limone la sera prima di andare a letto ha aiutato molte donne contro la cistite grazie al potente spettro anti-microbico contro le infezioni batteriche e i funghi.
Il limone è ottimo anche come antidepressivo, utile contro stress e disturbi nervosi, regola la pressione alta, rimuove naturalmente parassiti e vermi intestinali.
Basta il succo di un limone al giorno che puoi spremere nell’acqua e berlo oppure usarlo come condimento a crudo. Per avere ancora più benefici bisogna usare anche la scorza. La scorza è amara e quindi spesso viene buttata ma c’è un trucco per consumarla con piacere come spiegato in Ecco come ATTIVARE il Limone per avere tutti questi benefici. Mi raccomando scegli limoni biologici o non trattati, dato che userai la buccia.
Per finire il limone è uno dei più potenti alcalinizzanti dell’organismo che ci sia, infatti sebbene sia acido la sua digestione produce sostanze alcalinizzanti, e come ha detto il premio Nobel per la medicina Otto Heinrich Warburg, il cancro può svilupparsi solo in un ambiente acido. Il limone è quindi uno dei più potenti rimedi anticancro che abbiamo a disposizione!
fonte: http://www.dionidream.com/limone-22-composti-anticancro/

In arrivo da Vancouver una nave con 50mila tonnellate di grano. Gli Agricoltori protestano. Dovremmo farlo pure noi: Ecco il grano canadese coperto di neve, che può maturare solo grazie al glifosato! Ce lo ritroveremo sulle nostre tavole, mentre il nostro grano marcisce nei campi!!

grano canadese

 

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In arrivo da Vancouver una nave con 50mila tonnellate di grano. Gli Agricoltori protestano. Dovremmo farlo pure noi: Ecco il grano canadese coperto di neve, che può maturare solo grazie al glifosato! Ce lo ritroveremo sulle nostre tavole, mentre il nostro grano marcisce nei campi!!

 

Andate un po’ a rileggere questo nostro vecchio articolo:

Ecco il grano canadese coperto di neve, che può maturare solo grazie al glifosato! Ce lo ritroveremo sulle nostre tavole, mentre il nostro grano marcisce nei campi!!

 

Coldiretti: già un migliaio con trattori per blitz a porto Bari

Scoppia la #guerradelgrano per salvare la produzione italiana

Roma, 9 giu. (askanews) – Sono già un migliaio gli agricoltori con i trattori che hanno lasciato sin dalle prime luci dell’alba le campagne per partecipare al blitz al porto di Bari “divenuto purtroppo negli ultimi anni il vero ‘granaio d’Italia’, principale varco di accesso del grano straniero da “spacciare” come italiano, perché non è ancora obbligatorio indicarne l’origine nella pasta”. Lo afferma la Coldiretti.

A far scoppiare la #guerradelgrano è “l’arrivo provocatorio a Bari di una nave di 256 metri proveniente da Vancouver, carica di 50mila tonnellate di grano da scaricare in Italia proprio alla vigilia della raccolta della produzione nazionale. Un oltraggio insopportabile per i coltivatori italiani che – sottolinea la Coldiretti – non riescono a vendere al giusto prezzo il proprio grano sotto l’attacco proprio in questo momento delle speculazioni che hanno praticamente dimezzato le quotazioni su valori più bassi di 30 anni fa con la perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro e il rischio desertificazione per quasi 2 milioni di ettari, il 15% della superficie agricola nazionale.

“Ci vogliono cinque chili di grano per un caffe”, “No grano no pane”, “Stop alle speculazioni”, “Il giusto pane quotidiano”, “Basta inganni subito l’etichetta di origine del grano sulla pasta” sono alcuni slogan dei manifestanti che denunciano le importazioni massicce e incontrollate di “grano giramondo”.

da: http://www.askanews.it/economia/2017/06/09/coldiretti-gi%C3%A0-un-migliaio-con-trattori-per-blitz-a-porto-bari-pn_20170609_00047/

La guerra del Grano – C’è relazione tra pasta fatta con grano di importazione e intolleranze alimentari? …I produttori dicono di NO (ma guarda un po’), coltivatori e l’Università di Napoli dicono di SI!

grano

 

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La guerra del Grano – C’è relazione tra pasta fatta con grano di importazione e intolleranze alimentari? …I produttori dicono di NO (ma guarda un po’), coltivatori e l’Università di Napoli dicono di SI!
Pasta fatta con grano di importazione e intolleranze alimentari? “Relazione indiretta tra micotossine e celiachia”

Secondo i produttori di pasta il frumento importato è migliore tecnicamente (e costa di più) per via dell’alto contenuto di glutine, ma coltivatori e scienziati sostengono che “in alcuni dei Paesi esportatori (come il Canada) il clima umido favorisce la presenza di micotossine”. Sostanze che, spiega il docente di chimica degli alimenti all’Università Federico II di Napoli Alberto Ritieni, “attaccano il sistema immunitario e rendono il nostro intestino più esposto a diversi disturbi”

La guerra del grano: non solo una questione di mercato, di qualità e di prezzi. Prima di tutto una battaglia per la salute. C’è anche questo dietro le polemiche tra industriali e Coldiretti,che al porto di Bari a fine febbraio ha protestato contro i frequenti arrivi di tonnellate di grano estero. Secondo i produttori di pasta il frumento importato è migliore tecnicamente (e costa di più) per via dell’alto contenuto di glutine, ma coltivatori e scienziati ribattono: “In alcuni dei Paesi esportatori (come il Canada) il clima umido favorisce la presenza di micotossine”. E, come è emerso dall’inchiesta de ilfattoquotidiano.it, i controlli non bastano: né sul grano, né sulla pasta. Il motivo? Anche se le quantità di sostanze tossiche rientrano nei limiti imposti a livello europeo, quelle norme non sarebbero sufficienti ad azzerare irischi. È necessario allora chiedersi di quale natura e portata essi siano.

La Fao ha accertato che un quarto del cibo del mondo è contaminato da micotossine, mentre cresce sempre più il numero di persone che soffrono di intolleranze alimentari. La celiachia è la più frequente. C’è una relazione tra questi dati?Ilfattoquotidiano.it lo ha chiesto ad Alberto Ritieni, docente di chimica degli alimenti all’Università Federico II di Napoli. Che da anni in laboratorio analizza le micotossine nel grano e, quindi, nella pasta. Ne studia gli effetti a breve e a lungo termine. “Ci può essere una relazione indiretta, perché queste sostanze attaccano il sistema immunitario e rendono il nostro intestino più esposto a diversi disturbi” spiega il docente. Gli effetti cambiano completamente a seconda delle quantità assunte dall’organismo: sono minimi in un soggetto sano e in piccole dosi”. Ma quanto si parla di grano e pasta, questo non è il Paese delle piccole dosi.

Micotossine e intolleranze – Secondo i dati dell’ultimo rapporto del ministero della Salute, i celiaci in Italia sono 172.197 (dati del 2014), quasi 8mila in più rispetto al 2013 e 23.500 in più confrontati invece con quelli del 2012. Ma questi sono solo i numeri delle diagnosi, perché lo stesso ministero ha calcolato che le persone che soffrono di celiachia in Italia sono 600mila. Ma c’è davvero un legame tra queste sostanze chimiche tossicheprodotte da funghi e le intolleranze alimentari sempre più diffuse? “C’è una relazione diretta con il sistema immunitariodell’intestino che viene reso più attaccabile” dice Ritieni. Che spiega: “Siamo in una fase precedente a quella dell’intolleranza e della sua degenerazione in qualcosa di più serio, come la celiachia, ma i disturbi alimentari possono trovare campo libero in un intestino che funziona male”.

Il tratto gastrointestinale è la prima barriera fisica contro i contaminanti del cibo, ma è anche il primo bersaglio di queste sostanze tossiche. “Che possono determinare le intolleranzecertamente in modo indiretto, proprio abbassando le difeseimmunitarie dell’organo” sottolinea il professore. Il legame diretto con le micotossine è difficilmente dimostrabile, ma diversi studi hanno rilevato che le cellule epiteliali intestinali sono attaccate da sostanze quali Deossinivalenolo (Don o Vomitossina) e altri tricoteceni di tipo B. “Deprimendo il sistema immunitario il Don provoca una serie di danni a livello gastrointestinale”, dice Ritieni. Al mondo si conoscono oltre 400tipologie diverse di micotossine, di cui il 10 per cento circa considerate a rischio per l’uomo. Sono gli stessi scienziati che, con la dovuta prudenza e al netto del boom del mercato, chiedono di non sottovalutate i dati sulle intolleranze al glutine che, in alcuni casi, provoca la celiachia.

Il nemico numero uno del frumento – Se l’Aflatossina B1 è l’unica micotossina per la quale sono state dimostrate correlazioni con forme di cancro non è la sostanza tossica più presente in assoluto nel grano. Il nemico numero uno del frumento è proprio la Vomitossina: non è cancerogena, ma può causarenausea, vomito e malattie gastrointestinali. “Se assunta in minime quantità l’effetto può non comparire mai – chiarisce Ritieni – a meno che non si parli di soggetti particolarmente sensibili”. Il punto è: si può parlare di quantità minime nel paese della pasta? Ed è qui che entrano in gioco due peccati originali e riguardano entrambi i limiti di Don. “È noto che il valore di Vomitossinaconsentito – ricorda Ritieni – è calcolato su una media europea diconsumi, in cui il secondo paese consumatore di pasta è laGermania con circa 7,4 chilogrammi all’anno contro i 26 chili dell’italiano medio”. In un’audizione in Commissione Agricoltura del Senato, Ritieni aveva già proposto “una proporzionale riduzione dal valore di 1750 microgrammi/kg a 350”. O comunque al di sotto dei 750. Secondo l’esperto “i risultati degli studi fin qui eseguiti suggeriscono di modificare quei limiti”. Cosa si può fare? “Si può percorrere la strada seguita fino a poco tempo fa dalla Francia, che aveva bloccato la commercializzazione dibevande energizzanti. “Potremmo appellarci a un principio di salvaguardia di protezione della salute dei consumatori italiani previsto dall’articolo 23 della direttiva 2001/18/CE” spiega Ritieni.

La tutela dei bambini: le proposte – L’altro peccato originale riguarda i bambini. Al di sotto dei tre anni il valore di Donaccettato è di 200 microgrammi “quindi un bambino di 4 anni può mangiare – per legge – la stessa pasta degli adulti (con i limiti che salgono a 750 microgrammi al chilo pur avendone un peso nettamente inferiore). Questo prevede la normativa europea e le aziende non sono tenute a indicare nulla a riguardo sull’etichetta. Le proposte: “Due le alternative: o portiamo adulti e bambini a 200, oppure dobbiamo calcolare altri limiti di Don per la fascia di età che va dai 3 ai 10 anni, al momento scoperta”. Nel frattempo i bambini cosa possono mangiare? “Mi affiderei ad aziende che utilizzano grano italiano: oggi molte produzioni raggiungono ottime ‘caratteristiche tecniche’ e sotto il profilo delle micotossine si parte in vantaggio. Un clima che protegge le coltivazioni e niente viaggi intercontinentali che favoriscono, invece, le muffe”. E ilbiologico? “Diversi studi mi hanno portato alla conclusione che i prodotti biologici offrono un livello di sicurezza alimentare alto, ma non molto di più rispetto a un prodotto convenzionale, a patto che quest’ultimo sia di alta qualità”. In caso contrario “non c’è gara”.

Contaminazione legale – Tra il 2011-2014 al Polo Alimenti diArpa Puglia è stato svolto un attento monitoraggio sulle micotossine in diversi alimenti: sui 656 campioni, il 18,5 per cento era costituito da cereali e prodotti derivati. Di questi, il 24 per cento è risultato naturalmente contaminato (anche da Aflatossine eDon), ma in regola. “Anche se i controlli vengono eseguiti secondo parametri ben precisi – spiega Ritieni – è ben diverso analizzare un carico di olio (tutto il prodotto è uguale) da un carico di grano (dove ci possono essere parti con muffe, non conservate bene, ma nascoste da frumento in perfette condizioni)”. Campioni non rappresentativi delle derrate agricole possono anche indurre a errori. I dati dell’Arpa, comunque, confermano che spesso i livelli di contaminazione da micotossine non raggiungono i limiti imposti dalla legge, ma questo non significa che non ce ne siano.

Il test sulla pasta – E c’è chi si è preso la briga di analizzare il prodotto finito: la pasta. Lo ha fatto il mensile dei consumatori il Test-Salvagente a gennaio. In laboratorio sono stati passati ai raggi X 15 marchi di spaghetti con lo scopo di svelarne le proprietà organolettiche, ma anche l’eventuale presenza di pesticidi e micotossine. La replica delle aziende non si è fatta attendere: “I nostri prodotti sono conformi alle stringenti normative europee e ai più alti standard di sicurezza per le persone e per l’ambiente”.

Ma veniamo ai risultati: la prima notizia è che tutti i prodotti erano conformi alla legge. Eppure alcuni di essi contenevano pesticidi (in 4 casi) o micotossine. Per quanto riguarda queste ultime, non è stata rilevata nessuna traccia di ocratossina, ma per 5 marchi – Conad, Lidl, Delverde, Carrefour e Coop – sono stati evidenziati valori di Don. Entro i limiti imposti dalla legge per gli adulti ma (giacché le aziende non sono tenute a farlo) non quelli previsti per i bambini al di sotto dei 3 anni. Che non dovrebbero mangiarla, quindi. Invece in molte famiglie, per motivi economici o per comodità, si utilizza la stessa pasta. Per i bambini più grandi? Il legislatore europeo il problema non se l’è proprio posto.

fonte: http://curiosity2015.altervista.org/5797-2/

La guerra del Grano – C’è relazione tra pasta fatta con grano di importazione e intolleranze alimentari? …I produttori dicono di NO (ma guarda un po’), coltivatori e l’Università di Napoli dicono di SI!

Grano

 

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La guerra del Grano – C’è relazione tra pasta fatta con grano di importazione e intolleranze alimentari? …I produttori dicono di NO (ma guarda un po’), coltivatori e l’Università di Napoli dicono di SI!

 

Pasta fatta con grano di importazione e intolleranze alimentari? “Relazione indiretta tra micotossine e celiachia”

Secondo i produttori di pasta il frumento importato è migliore tecnicamente (e costa di più) per via dell’alto contenuto di glutine, ma coltivatori e scienziati sostengono che “in alcuni dei Paesi esportatori (come il Canada) il clima umido favorisce la presenza di micotossine”. Sostanze che, spiega il docente di chimica degli alimenti all’Università Federico II di Napoli Alberto Ritieni, “attaccano il sistema immunitario e rendono il nostro intestino più esposto a diversi disturbi”

La guerra del grano: non solo una questione di mercato, di qualità e di prezzi. Prima di tutto una battaglia per la salute. C’è anche questo dietro le polemiche tra industriali e Coldiretti,che al porto di Bari a fine febbraio ha protestato contro i frequenti arrivi di tonnellate di grano estero. Secondo i produttori di pasta il frumento importato è migliore tecnicamente (e costa di più) per via dell’alto contenuto di glutine, ma coltivatori e scienziati ribattono: “In alcuni dei Paesi esportatori (come il Canada) il clima umido favorisce la presenza di micotossine”. E, come è emerso dall’inchiesta de ilfattoquotidiano.it, i controlli non bastano: né sul grano, né sulla pasta. Il motivo? Anche se le quantità di sostanze tossiche rientrano nei limiti imposti a livello europeo, quelle norme non sarebbero sufficienti ad azzerare irischi. È necessario allora chiedersi di quale natura e portata essi siano.

La Fao ha accertato che un quarto del cibo del mondo è contaminato da micotossine, mentre cresce sempre più il numero di persone che soffrono di intolleranze alimentari. La celiachia è la più frequente. C’è una relazione tra questi dati?Ilfattoquotidiano.it lo ha chiesto ad Alberto Ritieni, docente di chimica degli alimenti all’Università Federico II di Napoli. Che da anni in laboratorio analizza le micotossine nel grano e, quindi, nella pasta. Ne studia gli effetti a breve e a lungo termine. “Ci può essere una relazione indiretta, perché queste sostanze attaccano il sistema immunitario e rendono il nostro intestino più esposto a diversi disturbi” spiega il docente. Gli effetti cambiano completamente a seconda delle quantità assunte dall’organismo: sono minimi in un soggetto sano e in piccole dosi”. Ma quanto si parla di grano e pasta, questo non è il Paese delle piccole dosi.

Micotossine e intolleranze – Secondo i dati dell’ultimo rapporto del ministero della Salute, i celiaci in Italia sono 172.197 (dati del 2014), quasi 8mila in più rispetto al 2013 e 23.500 in più confrontati invece con quelli del 2012. Ma questi sono solo i numeri delle diagnosi, perché lo stesso ministero ha calcolato che le persone che soffrono di celiachia in Italia sono 600mila. Ma c’è davvero un legame tra queste sostanze chimiche tossicheprodotte da funghi e le intolleranze alimentari sempre più diffuse? “C’è una relazione diretta con il sistema immunitariodell’intestino che viene reso più attaccabile” dice Ritieni. Che spiega: “Siamo in una fase precedente a quella dell’intolleranza e della sua degenerazione in qualcosa di più serio, come la celiachia, ma i disturbi alimentari possono trovare campo libero in un intestino che funziona male”.

Il tratto gastrointestinale è la prima barriera fisica contro i contaminanti del cibo, ma è anche il primo bersaglio di queste sostanze tossiche. “Che possono determinare le intolleranzecertamente in modo indiretto, proprio abbassando le difeseimmunitarie dell’organo” sottolinea il professore. Il legame diretto con le micotossine è difficilmente dimostrabile, ma diversi studi hanno rilevato che le cellule epiteliali intestinali sono attaccate da sostanze quali Deossinivalenolo (Don o Vomitossina) e altri tricoteceni di tipo B. “Deprimendo il sistema immunitario il Don provoca una serie di danni a livello gastrointestinale”, dice Ritieni. Al mondo si conoscono oltre 400tipologie diverse di micotossine, di cui il 10 per cento circa considerate a rischio per l’uomo. Sono gli stessi scienziati che, con la dovuta prudenza e al netto del boom del mercato, chiedono di non sottovalutate i dati sulle intolleranze al glutine che, in alcuni casi, provoca la celiachia.

Il nemico numero uno del frumento – Se l’Aflatossina B1 è l’unica micotossina per la quale sono state dimostrate correlazioni con forme di cancro non è la sostanza tossica più presente in assoluto nel grano. Il nemico numero uno del frumento è proprio la Vomitossina: non è cancerogena, ma può causarenausea, vomito e malattie gastrointestinali. “Se assunta in minime quantità l’effetto può non comparire mai – chiarisce Ritieni – a meno che non si parli di soggetti particolarmente sensibili”. Il punto è: si può parlare di quantità minime nel paese della pasta? Ed è qui che entrano in gioco due peccati originali e riguardano entrambi i limiti di Don. “È noto che il valore di Vomitossinaconsentito – ricorda Ritieni – è calcolato su una media europea diconsumi, in cui il secondo paese consumatore di pasta è laGermania con circa 7,4 chilogrammi all’anno contro i 26 chili dell’italiano medio”. In un’audizione in Commissione Agricoltura del Senato, Ritieni aveva già proposto “una proporzionale riduzione dal valore di 1750 microgrammi/kg a 350”. O comunque al di sotto dei 750. Secondo l’esperto “i risultati degli studi fin qui eseguiti suggeriscono di modificare quei limiti”. Cosa si può fare? “Si può percorrere la strada seguita fino a poco tempo fa dalla Francia, che aveva bloccato la commercializzazione dibevande energizzanti. “Potremmo appellarci a un principio di salvaguardia di protezione della salute dei consumatori italiani previsto dall’articolo 23 della direttiva 2001/18/CE” spiega Ritieni.

La tutela dei bambini: le proposte – L’altro peccato originale riguarda i bambini. Al di sotto dei tre anni il valore di Donaccettato è di 200 microgrammi “quindi un bambino di 4 anni può mangiare – per legge – la stessa pasta degli adulti (con i limiti che salgono a 750 microgrammi al chilo pur avendone un peso nettamente inferiore). Questo prevede la normativa europea e le aziende non sono tenute a indicare nulla a riguardo sull’etichetta. Le proposte: “Due le alternative: o portiamo adulti e bambini a 200, oppure dobbiamo calcolare altri limiti di Don per la fascia di età che va dai 3 ai 10 anni, al momento scoperta”. Nel frattempo i bambini cosa possono mangiare? “Mi affiderei ad aziende che utilizzano grano italiano: oggi molte produzioni raggiungono ottime ‘caratteristiche tecniche’ e sotto il profilo delle micotossine si parte in vantaggio. Un clima che protegge le coltivazioni e niente viaggi intercontinentali che favoriscono, invece, le muffe”. E ilbiologico? “Diversi studi mi hanno portato alla conclusione che i prodotti biologici offrono un livello di sicurezza alimentare alto, ma non molto di più rispetto a un prodotto convenzionale, a patto che quest’ultimo sia di alta qualità”. In caso contrario “non c’è gara”.

Contaminazione legale – Tra il 2011-2014 al Polo Alimenti diArpa Puglia è stato svolto un attento monitoraggio sulle micotossine in diversi alimenti: sui 656 campioni, il 18,5 per cento era costituito da cereali e prodotti derivati. Di questi, il 24 per cento è risultato naturalmente contaminato (anche da Aflatossine eDon), ma in regola. “Anche se i controlli vengono eseguiti secondo parametri ben precisi – spiega Ritieni – è ben diverso analizzare un carico di olio (tutto il prodotto è uguale) da un carico di grano (dove ci possono essere parti con muffe, non conservate bene, ma nascoste da frumento in perfette condizioni)”. Campioni non rappresentativi delle derrate agricole possono anche indurre a errori. I dati dell’Arpa, comunque, confermano che spesso i livelli di contaminazione da micotossine non raggiungono i limiti imposti dalla legge, ma questo non significa che non ce ne siano.

Il test sulla pasta – E c’è chi si è preso la briga di analizzare il prodotto finito: la pasta. Lo ha fatto il mensile dei consumatori il Test-Salvagente a gennaio. In laboratorio sono stati passati ai raggi X 15 marchi di spaghetti con lo scopo di svelarne le proprietà organolettiche, ma anche l’eventuale presenza di pesticidi e micotossine. La replica delle aziende non si è fatta attendere: “I nostri prodotti sono conformi alle stringenti normative europee e ai più alti standard di sicurezza per le persone e per l’ambiente”.

Ma veniamo ai risultati: la prima notizia è che tutti i prodotti erano conformi alla legge. Eppure alcuni di essi contenevano pesticidi (in 4 casi) o micotossine. Per quanto riguarda queste ultime, non è stata rilevata nessuna traccia di ocratossina, ma per 5 marchi – Conad, Lidl, Delverde, Carrefour e Coop – sono stati evidenziati valori di Don. Entro i limiti imposti dalla legge per gli adulti ma (giacché le aziende non sono tenute a farlo) non quelli previsti per i bambini al di sotto dei 3 anni. Che non dovrebbero mangiarla, quindi. Invece in molte famiglie, per motivi economici o per comodità, si utilizza la stessa pasta. Per i bambini più grandi? Il legislatore europeo il problema non se l’è proprio posto.

tratto da: http://curiosity2015.altervista.org/5797-2/

L’accusa della Gabanelli: La Lorenzin? Ha PERSONALMENTE SCELTO per rappresentarci in Europa su sicurezza alimentare e dei farmaci tal Pasqualino Rossi. Chi è? È quello che, IN CAMBIO DI MAZZETTE, ha permesso che in Italia si vendesse ancora Aulin, bandito in quasi tutti i Paesi perchè TOSSICO E MORTALE e che è USCITO DI GALERA SOLO PER PRESCRIZIONE!!

Lorenzin

 

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L’accusa della Gabanelli: La Lorenzin? Ha PERSONALMENTE SCELTO per rappresentarci in Europa su sicurezza alimentare e dei farmaci tal Pasqualino Rossi. Chi è? È quello che, IN CAMBIO DI MAZZETTE, ha permesso che in Italia si vendesse ancora Aulin, bandito in quasi tutti i Paesi perchè TOSSICO E MORTALE e che è USCITO DI GALERA SOLO PER PRESCRIZIONE!!

 

A Bruxelles c’è la sede della Rappresentanza permanente dell’Italia presso l’Unione Europea. Svolge un ruolo strategico: “Promuovere e difendere le posizioni italiane nell’ambito dell’Unione Europea”; in pratica tutto quello che per l’Italia si decide in Europa, dai trasporti, agli affari economici, dalla sicurezza, alla sanità, all’immigrazione prima passa da questi uffici. I dossier sono affidati ai funzionari mandati dai ministeri di Roma. E la scelta dovrebbe cadere su quelli con il curriculum migliore. Il ministero della Salute ha scelto di mandare a Bruxelles, a rappresentare l’Italia nella tutela della nostra sicurezza alimentare e della sanità animale, il dirigente Pasqualino Rossi. Rossi fu arrestato nel 2008 dal Procuratore di Torino Raffaele Guariniello con l’accusa di corruzione. Il processo si è chiuso nel settembre del 2015 con la prescrizione dei reati. Sarà tutto regolare, ma si può dire che il ministro Lorenzin abbia scelto il migliore per rappresentare l’Italia?
Guarda QUI il video del servizio di Report
Per saperne di più:

Dal Corriere della sera:

Se il dirigente prescritto in un caso di corruzione rappresenta l’Italia in Ue

 

È Italiana la nuova fantastica, innovativa tecnica per curare i Tumori – Un ago per eliminarli in una sola seduta: il primo intervento in soli 10 minuti!

Tumori

 

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È Italiana la nuova fantastica, innovativa tecnica per curare i Tumori –  Un ago per eliminarli in una sola seduta: il primo intervento in soli 10 minuti!

 

Tumore, l’ago incandescente lo scioglie: il primo intervento in soli 10 minuti

Un ago incandescente contro il tumore. La tecnica innovativa, che si chiama termoablazione mediante microonde, permette di sciogliere il tumore (e anche le forme metastatiche) al fegato, ai reni, ai polmoni, alla tiroide e alle ossa in un’unica seduta, anche ambulatorialmente, in cui il paziente viene sedato e curato in pochi minuti senza sentire dolore e, in molti casi, senza avere la necessità poi di altri trattamenti come quelli chemioterapici. La nuova metodica, rivoluzionaria nel trattamento di alcune neoplasie, è approdata nella Chirurgia e Medicina dell’Ospedale di Chioggia: proprio oggi, martedì 15 novembre, i professionisti della Ulss 14 hanno curato con questo innovativo trattamento, in soli dieci minuti, un signore chioggiotto di 65 anni che era affetto da una grave lesione metastatica epatica. L’intervento di alta specialità si è tenuto nelle nuove sale operatorie di day surgery, recentemente restaurate.

«La termoablazione mediante microonde – hanno spiegato il primario di Chirurgia Salvatore Ramuscello insieme al responsabile del servizio di ecografia interventistica Mario Della Loggia – è un nuovissimo trattamento che necessita di un generatore di microonde e di un terminale chiamato antenna che, mediante guida ecografica, viene inserita direttamente nella lesione. L’antenna, attraverso un aumento di temperatura rapido, controllato e localizzato, provoca la distruzione del tessuto malato con la massima precisione. Rispetto a ieri possiamo intervenire in maniera mininvasiva, con una piccola incisione di 2-3 millimetri, su tumori importanti e calibrare il tipo di cura a seconda della neoplasia: si agisce localmente, delimitando e colpendo solo l’area interessata dalla malattia. Persino l’intensità di calore e la durata dell’intervento viene misurata in base alla grandezza del tumore da distruggere. In questo modo evitiamo l’asportazione chirurgica, rendendo possibile il trattamento anche su pazienti pluripatologici, quindi inoperabili e fragili, con tempi di ricovero più brevi e una migliore ripresa funzionale dei pazienti stessi».

L’intervento di oggi è durato 10 minuti e questa sera il paziente potrà già andare a casa con una ferita di 2 millimetri senza neppure sutura.

fonte: http://salute.ilmessaggero.it/medicina/ospedale_chioggia_operazione_tumore_ago_che_scioglie-2082573.html

 

Hai un tumore? Stai sereno, c’è lo Stato che pensa a te: il farmaco salvavita? Basta un po’ di pazienza, lo avrai dopo soli 1000 giorni di attesa…!

tumore

 

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Avete un tumore? State sereni, c’è lo Stato che pensa a Voi: il farmaco salvavita? Basta un po’ di pazienza, lo avrete dopo soli 1000 giorni di attesa…!

Cancro, mille giorni di attesa per un farmaco salvavita

Le Regioni più virtuose sono Lombardia e Puglia. Maglia nera a Molise, Emilia Romagna e Val d’Aosta.

Roma – Mille giorni sono troppi per ottenere un farmaco innovativo salvavita quando sei malato di cancro.

Francesco De Lorenzo, presidente FAVO (Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia) si impegna da anni con la sua associazione affinché il servizio sanitario nazionale garantisca parità di accesso alle cure a tutti i pazienti e soprattutto che le terapie più moderne ed efficaci siano a disposizione di chi ne ha bisogno nel minor tempo possibile. «Si parla di malati di cancro -sottolinea De Lorenzo- Nell’attesa del medicinale giusto si può morire, occorre velocizzare i tempi». Oggi in Senato verrà presentato il IX Rapporto sulla condizione assistenziale dei pazienti oncologici che tra le altre cose mette in luce la disparità di accesso ai farmaci oncologici innovativi tra le varie regioni. Farmaci salvavita che possono costituire la differenza tra la vita e la morte e che sono più velocemente disponibili in Lombardia e Puglia mentre su questo fronte arrancano in coda Molise, Val D’Aosta e pure l’Emilia Romagna. La sopravvivenza media del malato di cancro nella popolazione italiana nel corso degli ultimi anni è andata aumentando ed è arrivata al 57 per cento degli uomini e al 63 per cento delle donne a cinque anni dalla diagnosi di un tumore maligno.

Molto però deve essere ancora fatto. Il Rapporto evidenzia come il paziente oncologico nel nostro paese debba aspettare in media 806 giorni, cioè 2,2 anni, per ottenere nella sua terapia un farmaco anti-cancro innovativo.Perchè così tanto tempo? Quei lunghi interminabili mesi sono quelli che trascorrono dal momento del deposito del dossier sul medicinale per la sua valutazione ed autorizzazione da parte dell’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) e l’effettiva disponibilità di quella terapia nella prima regione italiana che la sblocca per la somministrazione ai pazienti. E qui poi si aprono grandi disparità perché tra la prima e l’ultima regione i tempi si dilatano fino a 1.074 giorni, ovvero tre anni. Tra le regioni più virtuose la Lombardia, che presenta il più alto numero di prime movimentazioni regionali.

L’intervallo richiesto dalle valutazioni dell’EMA per i farmaci innovativi corrisponde mediamente a 383 giorni. Poi si aggiungono i giorni necessari all’ AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) che rende possibile a tutti i pazienti italiani l’accesso ai farmaci innovativi. In media 260 giorni. A questi vano aggiunti quelli necessari alle singole regioni per rendere effettivamente disponibili per i pazienti le terapie. Si va dai 31 ai 293 giorni.

«Il processo che va dall’approvazione europea alla reale disponibilità concreta del farmaco per i cittadini è particolarmente lento, – evidenzia De Lorenzo- Può quindi tradursi in una forma di razionamento che penalizza fortemente i malati, specialmente nel caso di farmaci innovativi salvavita».

Il rapporto poi analizza anche una realtà relativamente nuova per l’Italia dove comunque esiste un sistema di sanità pubblica che garantisce il diritto alla salute a tutti i cittadini. Un diritto che però sta diventando sempre più debole a causa della progressiva riduzione delle prestazioni a carico del servizio sanitario nazionale e la conseguente ricaduta sulle tasche dei cittadini che per un problema di salute serio hanno due scelte ugualmente negative : o non curarsi o indebitarsi. All’attesa infatti in alcuni casi si affianca la «tossicità finanziaria», ovvero la crisi economica individuale conseguente al cancro e alle sue cure. Un problema ben noto negli Usa e che ha iniziato a colpire anche in Italia dove interessa il 22,5 per cento dei pazienti italiani, che presentano anche un rischio di morte del 20 per cento più alto rispetto alle persone con la stessa malattia ma benestanti.

«Occorre che il governo intervenga per far rispettare i Livelli essenziali di assistenza, Lea – conclude De Lorenzo – É necessario garantire un accessi alle cure uguale per tutti i cittadini italiani».

fonte: http://www.ilgiornale.it/news/politica/cancro-mille-giorni-attesa-farmaco-salvavita-1398348.html