L’agghiacciante sfogo dell’attore Lorenzo Crespi: “Morirò presto. Sputate in faccia a tutti quelli che in tv diranno che mi volevano bene”…!

 

Lorenzo Crespi

 

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L’agghiacciante sfogo dell’attore Lorenzo Crespi: “Morirò presto. Sputate in faccia a tutti quelli che in tv diranno che mi volevano bene”…!

 

“Io morirò presto e vi chiedo di sputare in faccia a tutti quelli che minimamente in tv diranno che mi volevano bene”. È uno sfogo disperato quello che l’attore Lorenzo Crespi affida ai social, scagliandosi contro tutti coloro che, a sua detta, lo hanno abbandonato a se stesso. “Tutti sanno come sto vivendo.. ma se non possono usarmi.. non possono aiutarmi”, scrive su Instagram l’attore, raccontando di vivere “in condizioni pietose, da giorni senza luce, senza gas, una malattia ai polmoni, totalmente congelato, abbandonato da tutti”.

da Huffingtonpost:

Lorenzo Crespi: “Morirò presto. Sputate in faccia a tutti quelli che in tv diranno che mi volevano bene”
L’attore e il suo appello disperato su Instagram

“Io morirò presto e vi chiedo di sputare in faccia a tutti quelli che minimamente in tv diranno che mi volevano bene”. È uno sfogo disperato quello che l’attore Lorenzo Crespi affida ai social, scagliandosi contro tutti coloro che, a sua detta, lo hanno abbandonato a se stesso. “Tutti sanno come sto vivendo.. ma se non possono usarmi.. non possono aiutarmi”, scrive su Instagram l’attore, raccontando di vivere “in condizioni pietose, da giorni senza luce, senza gas, una malattia ai polmoni, totalmente congelato, abbandonato da tutti”.

“Mi dispiace avervi mentito in tutti questi anni cercando di proteggere e difendere l’indifendibile – aggiunge, rivolgendosi ai fan – ma quando hai paura di restare totalmente solo fai pure questo, questa è la cruda realtà di quello che sto vivendo in questi miei ultimi anni di vita perché peggioro ogni giorno”.

E ancora, “la mia è una totale denuncia alle istituzioni. E a tutti quelli che in questi anni sapevano e hanno accettato in silenzio senza dire nulla che io vivessi in condizioni così disumane”, aggiunge Crespi su twitter.

“Altra nottata al gelo – scrive infine l’attore in uno degli ultimi post pubblicati oggi – Siti, giornali, chiacchierano tutti ma qui non è venuto nessuno… non riesco a lavarmi da 5 giorni… è questa la vergogna vera”. “Sto andando in ospedale il comandante mi sta facendo ricoverare… perché oggi è dura- conclude – state tranquilli, sono forte, supero anche questa”.

 

fonte: http://www.huffingtonpost.it/2018/03/08/lorenzo-crespi-moriro-presto-sputate-in-faccia-a-tutti-quelli-che-in-tv-diranno-che-mi-volevano-bene_a_23380347/

Emozioni in punto di morte: più positive di quanto si pensi – Una ricerca rivela che le emozioni che si provano di fronte ad una morte imminente sono più positive di quanto ci si aspettasse!

 

morte

 

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Emozioni in punto di morte: più positive di quanto si pensi – Una ricerca rivela che le emozioni che si provano di fronte ad una morte imminente sono più positive di quanto ci si aspettasse!

 

La paura della morte è una parte fondamentale dell’esperienza umana: si teme di provare dolore e sofferenza.  Anche se il pensiero sulla morte può causare angosce considerevoli, nuove ricerche suggeriscono che le emozioni che le persone provano di fronte ad una morte imminente sono più positive di quanto ci si aspettasse.

I risultati sono pubblicati in Psychological Science, una rivista dell’ “Association for Psychological Science”.

“Quando immaginiamo le nostre emozioni quando ci avviciniamo alla morte, pensiamo soprattutto alla tristezza e all’ansia”, dice lo scienziato psicologico e uno degli autori dello studio Kurt Grey dell’Università di Carolina del Nord a Chapel Hill. “Ma è stato scoperto che la morte è meno triste e spaventosa di quanto si pensi”.

La ricerca

Gray ed il suo team hanno paragonato le emozioni provate da chi si trova davvero in situazione di morte certa, come i malati terminali di cancro ed i prigionieri condannati a morte in un carcere in Texas, e quelle di persone a cui è stato chiesto di immaginare che avrebbero dovuto lasciare questo mondo entro pochi mesi.  

Utilizzando un algoritmo basato su computer, i ricercatori hanno analizzato i post dei blog effettivi ed immaginati per parole che descrivono emozioni negative e positive, come “paura”, “terrore”, “ansia” “felicità “e “amore “.

I risultati

Analizzando i testi sono rimasti sorpresi dal modo in cui le emozioni erano molto più positive rispetto a quelle scritte da partecipanti che semplicemente immaginavano di morire, inoltre il loro uso di parole legate a emozioni più positive e a temi come l’amore, gli affetti familiari, la religione è aumentato via via che si avvicinava l’ultima ora di vita.

Le considerazioni

“Gli esseri umani riescono ad adattarsi in modo incredibile – sia fisicamente sia emotivamente – e ciascuno riesce ad andare avanti con la vita quotidiana sia che stia morendo sia che no” ha detto Gray. E aggiunge “Nella nostra immaginazione, la morte è solitudine e mancanza di senso, ma gli ultimi post sui blog di malati terminali e condannati a morte sono pieni di amore, di sentimenti di connessione con gli altri e di significato”.

Gray ed il suo team riconoscono che i risultati potrebbero non essere applicabili a tutte le persone che si stanno avvicinando alla morte, infatti non è ancora chiaro se gli individui che muoiono di vecchiaia esprimono emozioni altrettanto positive vicino alla fine della vita.

Le conclusioni

“Attualmente il sistema medico è orientato verso l’evasione della morte, un’evasione che spesso è motivata dalla vista della morte come terribile e tragica”, scrivono i ricercatori dell’articolo”. Ma i risultati suggeriscono la morte potrebbe essere più positiva delle aspettative.

 

Fonti:

https://www.psychologicalscience.org/news/releases/emotions-dying-positive.html#.WU5o57FaY0p

http://journals.sagepub.com/doi/10.1177/0956797617701186

Processo contro Ceppato per la morte di Dj Fabo – La ribellione del PM Tiziana Siciliano: “Io mi rifiuto di essere la parte dell’accusa. Io rappresento lo Stato. E lo Stato è anche Marco Cappato”…!

 

Dj Fabo

 

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Processo contro Ceppato per la morte di Dj Fabo – La ribellione del PM Tiziana Siciliano: “Io mi rifiuto di essere la parte dell’accusa. Io rappresento lo Stato. E lo Stato è anche Marco Cappato”…!

 

Morte DJ Fabo, la frase storica della pm: “Io rappresento lo Stato. E lo Stato è anche Marco Cappato”

La frase della pm Tiziana Siciliano durante il processo a Macro Cappato per la morte di Dj Fabo è un atto di coraggio da scrivere nel libro delle persone migliori del nostro Paese.

«Io mi rifiuto di essere la parte dell’accusa. Io rappresento lo Stato. E lo Stato è anche Marco Cappato»: a pronunciare questa frase è stata Tiziana Siciliano, pubblico ministero nel processo che vede Marco Cappato, accusato di istigazione al suicidio assistito per la morte di Dj Fabo. È una di quelle frasi che, al di là delle cronache giudiziarie di questi giorni, sarebbe da scrivere nei libri di scuola, al capitolo del coraggio che, come diceva Manzoni, “uno non se lo può dare” ma altri fortunatamente non riescono proprio a trattenerlo.

Ci sono processi, da sempre, che superano le leggi: vanno a scovare la giustizia lì dove la politica non è ancora arrivata e smutandano un Paese retrogrado. La “morte” per cui Marco Cappato è a processo è un “conforto” inseguito a lungo da Fabo e la sua famiglia, è il sollievo autodeterminato che protegge la dignità di un malato e quel viaggio verso la Svizzera è la ricerca di un Paese giusto di chi non ha il tempo di aspettare (e sperare) che il proprio si evolva.

Il processo a Marco Cappato è una rottura degli argini: le lacrime sincrone dei famigliari, della giuria popolare e dell’accusa indicano che c’è una temperatura emotiva che non ci sta dentro gli angusti confini di una legge feroce: per questo la frase di Tiziana Siciliano (che decide di rappresentare lo Stato restando umana) non è roba da manuali di diritto penale ma entra dritta i gesti politici di cui vale la pena ricordarsi. Tiziana Siciliano è la donna che ha porto il fazzoletto alla madre di Dj Fabo durante il processo per asciugarsi le lacrime, fuori dai vincoli di accusa e difesa e che oggi ha detto, con forza: «Sarei davvero stupita se qualcuno qui avesse qualche dubbio sul fatto che Fabiano avesse deciso di mettere fine alla sua vita. Sulla questione del dubbio se ci sia stata agevolazione al suicidio, cerchiamo di capire che cosa sia suicidio e come nasce l’articolo 580. Dobbiamo chiederci a quale vita facciamo riferimento. Quanto artificiali siano delle vite che noi siamo chiamati a difendere. Ho visto dei polmoni respirare da soli su un tavolo, macchine che sostituiscono cuori… ma è vita questa?».

Se lo Stato è colui che deve occuparsi dei propri cittadini, del loro benessere e della loro dignità allora Tiziana Siciliano e Marco Cappato sono concittadini dello Stato che vorremmo. Non possiamo decidere che condizione sia degna per un uomo di essere vissuta. E Fabo ha scelto.

fonte: https://www.fanpage.it/la-frase-storica-della-pm-io-rappresento-lo-stato-e-lo-stato-e-anche-marco-cappato/

Da Welby a Dj Fabo, 11 anni di lotta per il “diritto” alla morte

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Da Welby a Dj Fabo, 11 anni di lotta per il “diritto” alla morte

 

Da Welby a Dj Fabo, 11 anni lotta su “diritto” morte

I casi che hanno scosso le coscienze, le scelte dei tribunali.

Poter decidere quando terminare la propria vita e interrompere cosi’ la propria sofferenza. Questa la richiesta che da 11 anni, come un filo rosso, ha legato tanti volti che sono diventati veri e propri emblemi, da Piergiorgio Welby all’ultimo in ordine cronologico, quello del Dj Fabo che oggi è andato in Svizzera per poter morire. Una volontà di porre fine “con dignità” alla propria vita devastata dalla malattia che richiederebbe, pero’, la regolamentazione di una legge, che ancora non c’è.

Il primo a porre il tema dell’autodeterminazione del malato e della scelta sul fine-vita fu Piergiorgio Welby, attivista e co-presidente dell’Associazione Coscioni. Colpito da anni dalla distrofia muscolare invio’ al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano una lettera in cui chiedeva l’eutanasia. Il 16 dicembre 2006 il tribunale di Roma respinse la richiesta dei legali di Welby di porre fine all'”accanimento terapeutico”, dichiarandola “inammissibile” a causa del vuoto legislativo su questa materia. Pochi giorni dopo, Welby chiese al medico Mario Riccio di porre fine al suo calvario. Riccio stacco’ dunque il respiratore a Welby sotto sedazione, venendo poi assolto dall’accusa di omicidio del consenziente.

Nel 2007 fu poi il caso di Giovanni Nuvoli, malato di Sla di Alghero, che chiedeva anch’egli il distacco del respiratore: questa volta, pero’, il tribunale di Sassari respinse la richiesta ed i carabinieri bloccarono il medico che voleva aiutarlo. Nuvoli inizio’ allora uno sciopero della fame e della sete lasciandosi morire. Ma e’ nel 2009 con il caso di Eluana Englaro, la giovane di Lecco rimasta in stato vegetativo per 17 anni, che il Paese si e’ diviso tra i favorevoli alla volonta’ del padre Beppino di far rispettare il desiderio della figlia quando era ancora in vita di porre fine alla sua esistenza se si fosse trovata in simili condizioni, ed i contrari. Varie le sentenze di rigetto delle richieste dei familiari, finche’ la Cassazione, per ben due volte, non si e’ pronunciata a favore della sospensione della nutrizione e idratazione artificiale. Anche Mario Fanelli, malato di Sla morto per cause naturali nel 2016, chiedeva una legge sull’eutanasia.

E sempre nel 2016, Walter Piludu, ex presidente della provincia di Cagliari malato di Sla, e’ morto ottenendo il distacco del respiratore: il tribunale di Cagliari ha infatti autorizzato la struttura sanitaria dove si trovava a cessare i trattamenti. Il viaggio in Svizzera di Fabiano Antoniani conosciuto come DJ Fabo, arriva due giorni il terzo rinvio all’approdo in Aula alla Camera del ddl sul biotestamento e a quasi due settimane dal suo appello al presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

DJ Fabo si è fatto accompagnare in Svizzera da Marco Cappato, sesto malato aiutato in questo modo ad ottenere l’eutanasia dall’Associazione Coscioni. Da marzo 2015 la campagna Eutanasia legale, ha “aiutato 233 persone a mettersi in contatto con i centri svizzeri per il suicidio assistito”, ha reso noto di recente il coordinatore Matteo Mainardi.

fonte: http://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/medicina/2017/02/26/da-welby-a-dj-fabo-11-anni-lotta-su-diritto-morte_ae6e6f76-5684-428d-9ec1-53e06777de1f.html

I farmaci ti uccidono. Come il tabacco. Ma non lo sai

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I farmaci ti uccidono. Come il tabacco. Ma non lo sai

di GJTirelli

Con lo stesso bieco strattagemma (divenuto oramai pratica quotidiana), attraverso il quale le industrie del tabacco si mettono al riparo da ogni controversia giudiziaria, “il fumo uccide”, allo stesso modo si comportano le multinazionali farmaceutiche ammettendo e avvertendo pubblicamente gli effetti indesiderati e anche molto gravi (in alcuni casi mortali) relativi all’uso dei farmaci commercializzati.
Quella che oggi, in forma strumentale viene definita “la medicina moderna”, destabilizza qualsiasi processo naturale, interrompendo il corso della malattia e accanendosi in maniera ossessiva sui sintomi, eludendone le cause.La propaganda mediatica “a tambur battente” su un uso indiscriminato dei farmaci, ha ridotto ai minimi la soglia sopportazione del dolore, così da rendere gli individui, dipendenti e schiavi delle multinazionali farmaceutiche che sulla nostra pelle accumulano profitti stratosferici.
I moderni farmaci, sono delle piccole bombe ad orologeria, e gli effetti delle loro controindicazioni alterano irrimediabilmente i sofisticati meccanismi che regolano il nostro organismo, degenerando in tumori e mandando in corto il nostro sistema nervoso.
Nello spot del “Voltaren” (farmaco propagandato dalle reti televisive, in grado di curare (sostengono) i dolori articolari e il torcicollo) si dichiara testualmente: “Sono farmaci che possono avere effetti indesiderati, anche gravi”. Per un semplice torcicollo? Negli effetti gravi collaterali dell’Aulin, si parla di emorragie gastriche che possono portare alla morte. In molti psicofarmaci è bene evidenziato il fatto che possano, in alcuni casi, portare al suicidio. E questo vale per un buon 99% di questi inquietanti rimedi.
Non sapremo mai, del resto, quante emorragie gastriche o suicidi, siano da mettere in correlazione con l’uso di questi farmaci, ma è facile immaginare la loro potenziale pericolosità.
La “nimesulide”, principio attivo dell’Aulin, sale sul banco degli imputati anche in Italia dopo essere stato ritirato in Irlanda per segnalazioni di gravi danni al fegato. Dal convegno dei medici internisti italiani arriva l’allarme. Per molto tempo la “nimesulide” ha goduto della fama di un farmaco non molto rischioso, ma ogni anno si osserva un numero inquietante di pazienti che subiscono danni epatici e dell’apparato gastroenterico causati proprio da questa molecola.
Sotto accusa la facilità con cui è possibile acquistare questo farmaco, commercializzato in Italia dal 1985 con successo (nel 2002 nel nostro Paese si registrava il più alto consumo di questa specialità rispetto al resto dell’Europa).
Se non ci liberiamo della chimica e dei suoi intrugli diabolici, per dare fondo alle nostre ultime risorse vitali e finalmente, in un moto di vero orgoglio, rovesciamo il tavolo sgombrandolo da tutte le effimere, illusorie, inutili e micidiali menzogne che il Sistema ci spaccia al pari di miracolose droghe, avremo perso per sempre la nostra libertà e come schiavi, invalidi e accattoni saremo costretti ad elemosinare conforto fra le braccia dei nostri carnefici.
Un corpo aggredito quotidianamente e sistematicamente da sostanze tossiche di ogni genere, non può che ribellarsi e mutare la sua natura fino ad autoeliminarsi. Le continue percosse inferte ad un cane, concorrono a modificarne l’indole, un tempo docile, in un’altra, aggressiva, feroce e sanguinaria. Un bel giorno, un tale cane, azzannerà il suo carnefice e, per questo, verrà in seguito soppresso. Allo stesso modo si comporta il nostro essere, costantemente violentato. Le cause scatenanti l’iperplasia e l’ipertrofia cellulare, vanno da una cattiva alimentazione, ad una qualità della vita inadeguata, innaturale, non sostenibile e in netta antitesi con la nostra struttura psicofisica
Lo stile di vita delle nostre moderne società liberiste, è la causa scatenante dell’insorgere di infinite quanto vergognose patologie.
Nel frattempo, medici corrotti dai direttori scientifici delle farmaceutiche, prescrivono ai pazienti farmaci inutili e dannosi, per poi passare all’incasso.
GJTirelli

tratto da: http://www.oggi.it/posta/2014/09/23/i-farmaci-ti-uccidono-come-il-tabacco-ma-non-lo-sai/

CANAPA – È tra le medicine più sicure. Pensate, l’aspirina già è letale a dosi 1000 volte inferiori !!

CANAPA

 

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CANAPA – È tra le medicine più sicure. Pensate, l’aspirina già è letale a dosi 1000 volte inferiori !!

IN QUESTI GIORNI SI E’ TORNATO A PARLARE MOLTO DELLA QUESTIONE “DROGHE LEGGERE” e della riconsiderazione della canapa come possibile medicina naturale alternativa. Come ormai è noto infatti, questa semplice pianta contiene tantissime proprietà benefiche che potrebbero essere sfruttate a scopo terapeutico, portando l’industria farmaceutica verso sviluppi più naturali ed efficaci. Non è nostra intenzione discutere se sia giusto legalizzare tale sostanza per scopi ricreativi; piuttosto vorremmo soffermarci sulla visione a volte ipocrita e poco costruttiva che molti hanno nei confronti di quella che, non dimentichiamocelo, è una pianta, un frutto naturale della terra, una delle erbe più antiche del nostro pianeta, utilizzata con gli scopi più diversi già migliaia di anni fa. Un recente studio condotto presso l’Uniklinik di Düsseldorf avrebbe trovato la prova del primo caso di morte al mondo attribuito al consumo di cannabis e il Dott. Benno Hartung, uno degli autori della ricerca, ha raccontato in un’intervista pubblicata su Bild che di tutti i casi analizzati, almeno due sarebbero da attribuirsi con certezza all’interferenza di THC (il principio attivo della cannabis) con la frequenza cardiaca dei soggetti esaminati. E’ la prima volta nella storia che qualcuno riesce a provare un caso di morte dovuta al consumo di cannabis. Non ci riuscì neanche la DEA (Ufficio per la Sovrintendenza alle Droghe degli Stati Uniti), che alla fine degli anni ’80 provò disperatamente a calcolarne il livello DL50 – sigla che indica la dose di sostanza che, somministrata in una volta sola, è in grado di uccidere almeno il 50% di un campione di cavie.

ALL’EPOCA LA DEA RILASCIO’ UN COMUNICATO NEL QUALE DICHIARAVA CHE DIVERSI RICERCATORI
avevano tentato di individuare il livello DL50 della marijuana testandolo sugli animali, senza riscontrare alcun successo; il DL50 della cannabis è stimato intorno ai 1:20.000 – 1:40.000, il che significa che per morire, un fumatore dovrebbe assumere dalle 20.000 alle 40.000 volte il dosaggio normalmente contenuto in una sigaretta a base di marijuana. L’effetto letale si avrebbe quindi fumando circa 680 kg di cannabis nell’arco di 15 minuti. Tanto per capire meglio di cosa stiamo parlando: il livello di DL50 dell’aspirina si aggira intorno ai 1:20, mentre per la maggioranza delle medicine con obbligo di prescrizione medica il livello scende addirittura a 1:10. La conclusione è facile: l’aspirina è almeno 1000 volte più letale della cannabis! Alla luce di questi dati, anche lo studio tedesco va riconsiderato: dal 2009 a oggi circa 203 milioni di persone hanno fumato almeno una volta della cannabis; anche ammettendo che i due casi di morte individuati siano effettivamente da attribuirsi ad un’assunzione eccessiva di marijuana, questa sarebbe comunque tra le medicine più sicure di tutti i tempi. Solamente in Germania ogni anno l’aspirina miete tra le 1.000 e le 5.000 vittime, senza contare i numerosi casi di ulcere e sanguinamenti dell’intestino e dello stomaco, attacchi d’asma e danni renali. La cannabis non presenta nessuno di questi effetti collaterali. Diverse figure di rilievo del campo medico e farmaceutico hanno espresso estrema fiducia nella terapia a base di marijuana. Il Dott. Grotenhermen, esperto di cannabis, ha dichiarato: “Se si potesse dire di ogni medicinale, dopo decenni di somministrazione, ‘abbiamo riscontrato solo ora i primi due casi di morte’, ci sarebbe da entusiasmarsi! Con i medicinali è una cosa che accade molto raramente. E’ ovvio che nessuno consiglierebbe ad un malato di cuore di consumare della cannabis, tanto meno ad uno schizofrenico; tuttavia, in linea di massima, l’alto margine di sicurezza e la sorprendente compatibilità della sostanza con l’organismo non vengono intaccate. E ciò verrà ancora una volta comprovato da studi”.

SECONDO LESTER GRINSPOON
– Psichiatra e Professore Emerito dell’Università di Harvard – la marijuana è una droga molto sicura e non tossica in grado di trattare efficacemente circa 30 diverse patologie: “Prevedo che la cannabis diventerà l’aspirina del 21° secolo, sempre più persone riconoscono questo”. Nel suo libro intitolato Viaggio nella canapa, il Dottor Grinspoon ha inoltre dichiarato: “Sulla base delle mie ricerche, ho scoperto che la cannabis è una sostanza notevolmente sicura. Sebbene non innocua, è sicuramente meno tossica della maggior parte delle medicine convenzionali, che potrebbe sostituire se fosse disponibile legalmente. Nonostante sia stata usata da milioni di persone per migliaia di anni, la cannabis non ha mai causato una morte per overdose. La preoccupazione più seria è il danno respiratorio se la si fuma, ma questo può essere facilmente risolto aumentando la potenza della cannabis e ricorrendo alla tecnologia per separare le particelle di materia presenti nel fumo di marijuana dai suoi principi attivi, i cannabinoidi. Quando avrà riconquistato il suo posto nella farmacopea statunitense, perduto nel 1941 con l’approvazione del Marjiuana Tax Act (1937), la cannabis sarà tra le sostanze meno tossiche della lista. Oggi il pericolo maggiore del consumo di cannabis è la sua illegalità, che infligge a persone già sofferenti molta ansia e una spesa elevata”. Al di là quindi di ogni futile polemica, ci auguriamo che i tempi siano maturi per pensare ad un cambiamento serio. Perchè ci sono dati che parlano da soli e ignorarli, a questo punto, sarebbe da ipocriti.
fonti varie dal Web

MORIRE D’INQUINAMENTO, NON CI CREDERETE, MA L’ITALIA PAGA PER FARLO…!

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MORIRE D’INQUINAMENTO, NON CI CREDERETE, MA L’ITALIA PAGA PER FARLO…!

66000 morti premature all’anno. 66000 morti premature all’anno di cui nessuno parla, nessuno sa, nessuno vuole vedere. Perché? Perché sono morti da inquinamento. Un tema su cui uno Stato dovrebbe e potrebbe fare molto ma sul quale lo stato italiano non vuole fare nulla. E il motivo è presto detto: tutelare la salute dei cittadini significa prima di tutto tutelare l’ambiente e il nostro territorio, fare prevenzione, educazione e informazione; scontentare un po’ di lobby – soprattutto quelle del tanto amato fossile – e investire in alternative sostenibili ed ecologiche.

Questa inefficienza ha fatto dell’Italia lo Stato europeo più colpito in termini di mortalità connessa al particolato. Ma malgrado questo il nostro governo non ha adottato alcuna misura legislativa o amministrativa idonea a risolvere il problema dell’inquinamento atmosferico. 

Dalla Commissione europea è arrivato così l’ennesimo monito – “L’ultimo avvertimento” – per lo Stato italiano di adeguarsi alla normativa relativa alla qualità dell’aria (direttiva 2008/50/CE) che impone agli Stati membri di limitare l’esposizione dei cittadini a questo tipo di particolato e stabilisce valori limite per l’esposizione riguardanti sia la concentrazione annua (40 μg/m3), che quella giornaliera (50 μg/m3), da non superare più di 35 volte per anno civile.

Normativa che in Italia viene semplicemente ignorata. Da oltre 12 anni, ovvero da quel gennaio 2005 in cui sono entrati in vigore i valori limite giornalieri di polveri sottili in sospensione (PM10) sono 30 le zone del territorio italiano in cui questi limiti sono stati infranti: Lombardia, Veneto, Piemonte, Toscana, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Umbria, Campania, Marche, Molise, Puglia, Lazio e Sicilia. In altre 9 zone sono stati superati anche i valori limite per i superamenti annuali: Venezia-Treviso, Vicenza, Milano, Brescia, due zone della Pianura padana lombarda, Torino e Valle del Sacco (Lazio).

Queste infrazioni sono causa dell’ennesima procedura aperta nei confronti del nostro Paese, sul quale pesa già una sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea (cfr. sentenza della Corte di giustizia del 19 dicembre 2012, C-68/11) che dichiara l’Italia responsabile della violazione della legislazione nel merito. Intanto da Bruxelles arriva una nuova minaccia di deferimento alla Corte di giustizia dell’Ue.

Insomma in Italia si muore di smog e si paga per poterlo continuare a fare. Una genialata che grava sulle spalle dei cittadini da anni e per cui nessun governo ad oggi ha mai mosso un dito. Amministrazioni centrali ed esecutivo – come sempre accade nel nostro Paese – agiscono all’ultimo su scala locale, con blandi provvedimenti emergenziali, mentre servirebbe un progetto su scala nazionale che tocchi sia i contesti urbani che il settore industriale, che vada dalla mobilità sostenibile alla riqualificazione energetica degli edifici e che metta davvero al centro la tutela dei cittadini, dell’ambiente e la salute delle persone.

FONTE: http://mirkobusto.net/morire-dinquinamento-litalia-paga-farlo/

Obesità più letale di fumo e diabete: “ruba” il 47% di anni di vita in più rispetto al tabagismo!

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Obesità più letale di fumo e diabete: “ruba” il 47% di anni di vita in più rispetto al tabagismo!

Obesità più letale di fumo e diabete: causa il maggior numero di anni di vita persi
Nella classifica dei “big killer” mondiali troviamo a seguire diabete, fumo, pressione alta e colesterolo

L’obesità è la causa del maggior numero di anni di vita persi per morte prematura. E’ quanto rivela uno studio presentato al meeting della Society of General Internal Medicine 2017, tenutosi a Washington e condotto da esperti della Cleveland Clinic della New York University School of Medicine. Nella classifica dei “big killer” mondiali, l’obesità supera dunque diabete e fumo, rispettivamente al secondo e terzo posto. A seguire troviamo pressione alta e colesterolo.

Utilizzando simulazioni al pc, gli studiosi hanno stimato l’impatto di ciascun fattore (dall’obesità al fumo alla pressione alta) sul rischio di morte prematura prima dei 70 anni. In particolare, è stato osservato che l’obesità “ruba” il 47% di anni di vita in più rispetto al tabagismo.

“I fattori di rischio comportamentali e modificabili costituiscono dunque un fardello notevole per la mortalità delle popolazioni”, spiegano gli autori della ricerca. Corretti stili di vita intrapresi per ridurre tali fattori di rischio potrebbero di gran lunga porre un freno alla mortalità prematura.

 

Medicinali, effetti collaterali: Morte!

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Medicinali, effetti collaterali: Morte!

 

Effetti collaterali: morte
Marcello Pamio – Effervescienza

Sapevate che le case farmaceutiche spendono 35-40 mila dollari l’anno per ciascun medico in attività con lo scopo di convincerli a prescrivere i loro prodotti? Sapevate che i cosiddetti opinion leader, grandi scienziati e medici qualificati, vengono corrotti con viaggi costosi, regali o più semplicemente con soldi perché recensiscano positivamente i medicinali? Sapevate che il 75% dei maggiori scienziati in ambito medico sono sul libro paga delle industrie farmaceutiche? E che le industrie inventano malattie e le pubblicizzano con campagne di marketing mirate per espandere il mercato dei propri prodotti?

Molte di queste cose non sono risapute dalla maggior parte delle persone e il motivo è semplice: le lobbies non vogliono che si sappiano…
Un libro-denuncia scritto da John Virapen, manager pentito delle grandi multinazionali, rompe il muro di silenzio e omertà e porta un po’ di luce nell’ombra.
Virapen è il classico self made man: nato nella colonia britannica “La Guyana” ha iniziato dai lavori più umili per giungere come General Manager ai vertici di una delle più potenti e influenti multinazionali del mondo: Eli Lilly Inc.
Il suo libro “Effetti collaterali: morte” è una pesantissima denuncia che non lascia spazio a nessun dubbio. Questo suo pentimento però non arriva a caso: la nascita di un figlio e la conseguente paura che questo possa finire in uno di quegli ingranaggi da lui creati e oliati per anni…

Ad aiutare la stesura del libro, ci sono anche i rimorsi di coscienza per quello che ha contribuito a fare: «Notte dopo notte, ombre e fantasmi si danno appuntamento accanto al mio letto. Di solito si manifestano alle prime ore del mattino. Mi sveglio fradicio di sudore. Indirettamente ho contribuito alla morte di tante persone, i loro fantasmi oggi mi perseguitano».
Si tratta di una denuncia che mostra il volto più inquietante di un potere profondamente radicato nella nostra società, un potere enorme il cui unico scopo è vendere, vendere e ancora vendere droghe. E non vogliono venderle solo ai malati, ma anche alle persone sane.
Come Jules Romains nel 1923 fece dire al dottor Knock nel suo capolavoro letterario, Il dr. Knock e il trionfo della medicina: «Un sano è un malato che non sa di esserlo». Quindi le lobbies gentilmente ce lo ricordano!
Virapen con la sua esperienza diretta nelle sale che contano, smonta pezzo dopo pezzo tante certezze, compresa la stessa struttura portante della scienza ortodossa basata sugli studi clinici.
«Puoi ottenere quello che vuoi, lavorare sodo e aggirare ogni limite legale, se sai qual è il prezzo giusto e se sei disposto a pagarlo».

E’ tutta una questione di soldi
«Le autorità statali non sono in grado di salvare te o il mio bambino dalle organizzazioni criminali radicate nell’industria farmaceutica. I funzionari sono corruttibili, gli specialisti sono corruttibili e anche i medici lo sono. Tutti possono essere corrotti, in un certo senso».
Questo è l’incipit del libro…

Il ruolo degli opinion leader
Nel mondo scientifico esiste una precisa scala gerarchica.
I cosiddetti opinion maker o opinion leader sono importanti ricercatori, medici, luminari, baroni universitari che le industrie osannano e cercano in tutte le maniere di coinvolgere.
Dietro enormi pagamenti, spacciati per consulenze, questi personaggi mettono il proprio nome su ricerche, pubblicazioni e studi. In pratica firmano, avallandoli scientificamente, studi sfornati dalle industrie, che spesso e volentieri non hanno neppure letto.
Il valore di un opinion maker è incalcolabile: sono loro i veri poteri forti. Tutto quello che dicono viene preso come oro colato, anche se i fatti e i risultati scientifici dimostrano il contrario.
Le informazioni dispensate dagli opinion leader vengono seguite ciecamente da tutti i medici, per così dire meno quotati. Sono i veri trascinatori.

Corrompere i medici
Il budget messo a disposizione dalle aziende per conquistare (cioè corrompere e convincere) un medico è enorme. Una volta si regalavano fiori, ricettari, penne, ecc. ma questo ormai rappresenta il passato; adesso ci sono gioielli, liquori e vini pregiatissimi, profumi di marca, opere d’arte e dulcis in fundo i viaggi (chiamati corsi di formazione). Viaggiare può far perdere i freni inibitori, in particolare se il medico viaggia senza la sua dolce metà…
Perché i medici sono così importanti per l’industria farmaceutica? Semplice: la maggior parte dei farmaci devono essere venduti dietro prescrizione medica. Le ricette del medico hanno una incidenza diretta sul fatturato delle case farmaceutiche!
Questo è il motivo per cui le industrie iniziano a far proseliti tra i medici quando sono ancora all’università, finanziando loro gli studi per assicurarsi un appoggio in futuro e influenzarne le scelte. In America spendono 35-40.000 dollari all’anno per ogni medico!

Blockbuster
Normalmente si definisce blockbuster un farmaco che supera il miliardo di dollari in un anno come vendite.
Ma per gli addetti ai lavori, cioè per i personaggi che bazzicano e decidono le sorti di milioni di persone all’interno di sale ovali, un farmaco non si definisce blockbuster solo in base alle vendite: è molto più di una semplice pastiglia venduta miliardi di volte. Per un blockbuster la malattia, che venga curata o che vengano trattati solo i sintomi, è un aspetto del tutto secondario, anche perché le persone malate sono un mercato relativamente piccolo.
Immaginate che differenza farebbe riuscire a convincere ad assumere farmaci a quelli che non sono malati. Il sogno di ogni manager. Ecco la caratteristica fondamentale di un blockbuster: venderlo a tutti, non solo ai malati ma anche ai sani!
Raggiungere il massimo delle vendite era proprio l’obiettivo della fluoxetina…

Il caso emblematico della fluoxetina
Virapen ha partecipato all’entrata in commercio di numerosi farmaci, tra cui blockbuster, ma quello che più di tutti ha segnato negativamente la storia dell’umanità, è stato il Prozac.
Solo per il nome Prozac, la Lilly pagò centinaia di migliaia di dollari un’azienda specializzata in branding e comunicazione, la Interbrand. E’ una prassi piuttosto comune tra le lobbies sborsare un sacco di soldi per trovare il nome di un nuovo prodotto. Per ogni modello di auto, yogurt, detersivo, ecc. il processo di scelta del nome è lungo, costoso e laborioso. Il nome astratto Prozac unisce il prefisso positivo “pro”, derivato dal greco e dal latino, con un suffisso breve e che evoca efficienza.
La fluoxetina appartiene alla famiglia dei cosiddetti SSRI (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina), in pratica serve a impedire il riassorbimento naturale della serotonina nel cervello, perché un riassorbimento eccessivo altera gli equilibri del neurotrasmettitore. Negli anni ’80 solo i pazienti gravi in cura psichiatrica assumevano simili farmaci psicotropi. Studiando però tale farmaco, venne fuori un effetto collaterale che i vertici dell’industria individuarono come molto interessante e potenzialmente lucrativo: alcune persone avevano perso peso.
Le persone grasse, nel mondo occidentale, sono un’ottima clientela potenziale.
Il grosso problema era far riuscire ad approvare il farmaco come pillola dimagrante. La Lilly aveva fretta e non poteva attendere, quindi alla fine decise di richiedere l’approvazione solo come antidepressivo. Una volta che il farmaco è in commercio è molto più facile estendere la licenza ad altri usi terapeutici! Questo è un trucchetto comune usato purtroppo spesso dalle lobbies.
In Svezia una procedura di approvazione può durare anche sette anni. Troppo tempo per chi ha fame di soldi. Per cui Virapen riuscì a corrompere il medico psichiatra che doveva redigere la relazione finale per l’agenzia di controllo. La cosa tragica è che lo psichiatra era all’inizio contrarissimo al Prozac e non lo avrebbe mai approvato. Ma 20.000 dollari in contanti e la commissione a lui e ai suoi colleghi di una ricerca pagata ovviamente dalla Lilly sulla fluoxetina, fecero cambiare miracolosamente il suo parere.
Modificarono così i documenti ufficiali rendendoli adatti all’approvazione.
Ecco un esempio di falsificazione: «su dieci persone che hanno assunto il principio attivo X, cinque hanno avuto allucinazioni e tentato il suicidio, quattro di loro ci sono riuscite», è stato cambiato nel più blando: «con uno dei soggetti è andato esattamente come previsto, è stata riscontrata una perdita di peso in quattro soggetti, e cinque dei restanti hanno avuto effetti collaterali».

La parola “suicidio” è stata fatta sparire del tutto dal rapporto ufficiale, anche se quelle persone nello studio si sono ammazzate veramente.
Nel 1986 ci furono moltissimi casi di suicidio durante i test clinici con il Prozac, mentre nei test successivi del 1995 risultò un tasso di suicidi sei volte maggiore. E l’azienda lo sapeva benissimo, ma ha nascosto i dati. I casi di morte durante i test clinici sono archiviati dalle aziende stesse come segreti commerciali, e per questo motivo possono non essere rivelati alle autorità competenti. L’intero meccanismo è studiato in modo da proteggere l’industria, non le persone.

Quanti pazienti alla fine hanno assunto il Prozac prima che venisse approvato? E per quanto tempo è stato testato questo farmaco psicoattivo? Sottraendo le categorie escluse per vari motivi dai test, rimangono 286 persone. L’86% dei soggetti che hanno testato il Prozac, lo hanno assunto per meno di 3 mesi. Quindi uno dei farmaci più prescritti e venduti al mondo è stato testato solamente da 286 persone per poche settimane. Viene da sé che tutti gli altri milioni di pazienti sono le vere e inconsapevoli cavie umane!
Questo purtroppo per noi è quello che avviene quasi sempre nei processi di approvazione di farmaci: statistiche falsate, dati scomodi fatti sparire, animali scelti ad hoc per ottenere dati utili in laboratorio, persone gravemente danneggiate o morte non vengono considerate, ecc. Il tutto per ottenere l’autorizzazione.
L’idea iniziale della Eli Lilly, cioè di vendere la fluoxetina come farmaco dimagrante, non fu necessaria perché il Prozac era già diventato un blockbuster come antidepressivo.

Qui entra in ballo la psichiatria, quella collusa e pagata dall’industria. A furia di catalogare ogni manifestazione possibile della depressione, hanno fatto aumentare il numero delle persone che si riconoscono in questa o in quella categoria. Dal momento in cui semplici sbalzi di umore sono stati considerati sintomi depressivi, il numero dei malati è salito alle stelle.
Casualmente e improvvisamente milioni di persone sono diventate depresse, ma per fortuna era appena stata approvata la cura d’eccellenza, la pillola della felicità: il Prozac.
Come tutti i farmaci, il rovescio della medaglia si chiama “effetto collaterale”, nei farmaci psicotropi il numero è elevatissimo.
In alcune ricerche fatte dalla stessa Lilly, i danni collaterali interessavano il 90% dei soggetti; nel 15-20% dei casi gli effetti collaterali somigliavano addirittura al disturbo che il Prozac avrebbe dovuto curare: la depressione.
Tra le centinaia di effetti collaterali, uno dei più deleteri è l’acatisia che provoca impulsi omicidi e suicidi. Questi medicinali possono dar luogo a pensieri suicidi e violenti, ma allo stesso tempo annientare la volontà e l’iniziativa. Non è un caso infatti che la maggior parte delle stragi senza motivo avvenute nei college americani, sono state eseguite da persone psichiatrizzate in cura con tali droghe (Prozac, Paxil, Zoloft, ecc.).

Dati ufficiali alla mano, si può parlare di oltre 250.000 persone che hanno cercato di togliersi la vita dopo aver assunto il Prozac, di cui circa 25.000 sembra ci siano riuscite.
E questa purtroppo è una stima del 1999.
Ma come disse Lenin: «la morte di una persona è una tragedia. La morte di un milione di persone è statistica»…
Purtroppo l’industria farmaceutica ragiona solo per statistica: se sanno che solo lo 0,1% dei pazienti morirà assumendo il principio attivo, si ritengono soddisfatti. Questi prodotti però vengono venduti così tanto in tutto il mondo che quell’uno dopo lo zero scavalca la virgola, e la prima persona muore. Poi diventano 10, 100, 1000, 10.000…

Quindi se non vogliamo diventare una statistica anche noi, un numero prima o dopo la virgola, sarebbe bene che stessimo il più lontano possibile dai farmaci!

Tratto dal libro, “Effetti collaterali: morte”, John Virapen, ed. Chinaski

Glifosato e cancro: come i big pagavano gli scienziati per poter stampare sui loro prodotti “non nocivo per la salute”…!! Tanto poi a crepare siamo NOI!

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Glifosato e cancro: come i big pagavano gli scienziati per poter stampare sui loro prodotti “non nocivo per la salute”…!! Tanto poi a crepare siamo NOI!

 

Glifosato e cancro: come i big pagavano la scienza per vendere

Monsanto e altri produttori di glifosato sembrano aver distorto le prove scientifiche sugli effetti per la salute pubblica del glifosato, al fine di mantenere sul mercato questa controversa sostanza.
Tra il 2012 e il 2016, le aziende produttrici hanno sponsorizzato una serie di recensioni pubblicate su riviste scientifiche, le quali concludono che il glifosato e le sue formulazioni commerciali non sono nocive per la salute.
Il nuovo rapporto, “Buying Science“, mostra come questi pareri sulla cancerogenicità e genotossicità (capacità di modificare il DNA) del glifosato, sponsorizzati dall’industria, contengano gravi difetti scientifici, che vanno dall’omissione di dati alla violazione delle linee guida dell’OCSE per la valutazione degli studi sul cancro nei roditori. Tali recensioni assegnano inoltre un maggior peso agli studi condotti dalle industrie, non pubblicati, piuttosto che a quelli pubblicati in riviste scientifiche specializzate dopo un severo processo di valutazione (peer-reviewed)
Nonostante queste evidenti mancanze scientifiche, diverse autorità di regolamentazione Europee e Statunitensi fanno spesso riferimento a questi articoli sponsorizzati dall’industria su glifosato.
L’Istituto tedesco federale per la valutazione dei rischi (BfR), l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) e la USA Environmental Protection Agency (EPA) hanno tutti utilizzato gli argomenti degli studi “sponsorizzati” al posto di quelli indipendenti e pubblicati.
“I produttori di glifosato hanno ingannato le autorità di regolamentazione di tutto il mondo in ogni modo per minimizzare gli effetti allarmanti del glifosato sulla salute. Il fatto che le agenzie abbiano accettato la loro ‘assistenza’ è niente di meno che uno scandalo “, dice Helmut Burtscher, uno degli autori dello studio.
Al contrario, l’Agenzia di ricerca sul cancro (IARC) dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), nella sua valutazione sulla cancerogenicità del glifosato, non ha preso in considerazione gli studi sponsorizzati dall’industria, per l’insufficienza di dati e di informazioni statistiche in essi presenti. Una politica che la IARC adotta comunemente nei suoi studi.
Le organizzazioni che presentano il report “Buying Science” sono tra le promotrici dell’Iniziativa dei Cittadini Europei “Fermiamo il Glifosato
Come parte dei suoi obiettivi dichiarati, l’Ice “Fermiamo il glifosato” richiede alla Commissione europea di “garantire che la valutazione scientifica dei pesticidi per l’approvazione regolamentare dell’UE si basi unicamente su studi pubblicati, che siano commissionati dalle autorità pubbliche competenti anziché l’industria dei pesticidi”
“Le decisioni sul futuro del glifosato dovrebbero essere guidate dalla revisione indipendente delle prove da parte della IARC.” Ha aggiunto Burtscher

 

tratto da: https://ilsalvagente.it/2017/03/23/glifosato-e-cancro-come-i-big-pagavano-la-scienza-per-vendere/20481/