Effetti collaterali dei farmaci: le denunce di John Virapen, il manager pentito che ha sulla coscienza migliaia di vite umane…

Effetti collaterali

 

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Effetti collaterali dei farmaci: le denunce di John Virapen, il manager pentito che ha sulla coscienza migliaia di vite umane…

Effetti collaterali dei farmaci: le denunce di John Virapen, il manager pentito che ha ucciso migliaia di persone…

Effetti collaterali farmaci… quello che non ci dicono

Sapevate che le case farmaceutiche spendono 35-40 mila dollari l’anno per ciascun medico in attività con lo scopo di convincerli a prescrivere i loro prodotti?

Sapevate che i cosiddetti opinion leader, grandi scienziati e medici qualificati, vengono corrotti con viaggi costosi, regali o più semplicemente con soldi perché recensiscano positivamente i medicinali?

Sapevate che il 75% dei maggiori scienziati in ambito medico sono sul libro paga delle industrie farmaceutiche? E che le industrie inventano malattie e le pubblicizzano con campagne di marketing mirate per espandere il mercato dei propri prodotti?

Molte di queste cose non sono risapute dalla maggior parte delle persone e il motivo è semplice: le lobbie non vogliono che si sappiano…

Le confessioni del manager pentito John Virapen

Un scritto da John Virapen – “Effetti collaterali: morte! – manager pentito delle grandi multinazionali, rompe il muro di silenzio e omertà e porta un po’ di luce nell’ombra. Vi riporto l’incipit del libro:

«Le autorità statali non sono in grado di salvare te o il mio bambino dalle organizzazioni criminali radicate nell’industria farmaceutica. I funzionari sono corruttibili, gli specialisti sono corruttibili e anche i medici lo sono. Tutti possono essere corrotti, in un certo senso».

Virapen è il classico self made man: nato nella colonia britannica “La Guyana” ha iniziato dai lavori più umili per giungere come General Manager ai vertici di una delle più potenti e influenti multinazionali del mondo: Eli Lilly Inc.
Il suo libro “Effetti collaterali: morte” è una pesantissima denuncia che non lascia spazio a nessun dubbio. Questo suo pentimento però non arriva a caso: è legato alla nascita di suo figlio e la conseguente paura che possa finire in uno di quegli ingranaggi da lui creati e oliati per anni…

Per l’industria farmaceutica è tutta una questione di soldi… e di leggi da raggirare

Ad aiutare la stesura del libro, ci sono anche i rimorsi di coscienza per quello che ha contribuito a fare: «Notte dopo notte, ombre e fantasmi si danno appuntamento accanto al mio letto. Di solito si manifestano alle prime ore del mattino. Mi sveglio fradicio di sudore. Indirettamente ho contribuito alla morte di tante persone, i loro fantasmi oggi mi perseguitano».

Si tratta di una denuncia che mostra il volto più inquietante di un potere profondamente radicato nella nostra società, un potere enorme il cuiunico scopo è vendere, vendere e ancora vendere droghe. E vogliono venderle non solo ai malati, ma anche alle persone sane.

Come Jules Romains nel 1923 fece dire al dottor Knock nel suo capolavoro letterario: «Un sano è un malato che non sa di esserlo». Quindi le lobbie gentilmente ce lo ricordano!

Virapen con la sua esperienza diretta nelle sale che contano, smonta pezzo dopo pezzo tante certezze, compresa la stessa struttura portante della scienza ortodossa basata sugli studi clinici. «Puoi ottenere quello che vuoi, lavorare sodo e aggirare ogni limite legale, se sai qual è il prezzo giusto e se sei disposto a pagarlo…È tutta una questione di soldi…».

John Virapen racconta il ruolo degli opinion leader

Nel mondo scientifico esiste una precisa scala gerarchica.
I cosiddetti opinion maker o opinion leader sono importanti ricercatori, medici, luminari, baroni universitari che le industrie osannano e cercano in tutte le maniere di coinvolgere.
Dietro enormi pagamenti, spacciati per consulenze, questi personaggi mettono il proprio nome su ricerche, pubblicazioni e studi. In pratica firmano, avallandoli scientificamente, studi sfornati dalle industrie, che spesso e volentieri non hanno neppure letto.

Il valore di un opinion maker è incalcolabile: sono loro i veri poteri forti. Tutto quello che dicono viene preso come oro colato, anche se i fatti e i risultati scientifici dimostrano il contrario.
Le informazioni dispensate dagli opinion leader vengono seguite ciecamente da tutti i medici, per così dire meno quotati. Sono i veri trascinatori.

Guarda come ti corrompo i medici…

Il budget messo a disposizione dalle aziende per conquistare (cioè corrompere e convincere) un medico è enorme. Una volta si regalavano fiori, ricettari, penne, ecc. ma questo ormai rappresenta il passato; adesso ci sono gioielli, liquori e vini pregiatissimi, profumi di marca, opere d’arte e dulcis in fundo i viaggi (chiamati corsi di formazione). Viaggiare può far perdere i freni inibitori, in particolare se il medico viaggia senza la sua dolce metà…
Perché i medici sono così importanti per l’industria farmaceutica? Semplice: la maggior parte dei farmaci devono essere venduti dietro prescrizione medica. Le ricette del medico hanno un’incidenza diretta sul fatturato delle case farmaceutiche!
Questo è il motivo per cui le industrie iniziano a far proseliti tra i medici quando sono ancora all’università, finanziando loro gli studi per assicurarsi un appoggio in futuro e influenzarne le scelte. In America spendono 35-40.000 dollari all’anno per ogni medico!

Blockbuster, i farmaci che servono a tutti e a nessuno

Normalmente si definisce blockbuster un farmaco che supera il miliardo di dollari in un anno come vendite.
Ma per gli addetti ai lavori un farmaco non si definisce blockbuster solo in base alle vendite.

Un blockbuster è, in questo senso, un farmaco che assume una caratteristica fondamentale: viene venduto a tutti, non solo ai malati ma anche ai sani! Il sogno di ogni manager…

Nel caso di un farmaco blockbuster, la malattia, che venga curata o che vengano trattati solo i sintomi, è un aspetto del tutto secondario, anche perché le persone malate sono un mercato relativamente piccolo.

Raggiungere il massimo delle vendite era proprio l’obiettivo della fluoxetina

Il caso della fluoxetina (Prozac)… Il farmaco dei suicidi

Virapen ha partecipato all’entrata in commercio di numerosi farmaci, tra cui alcuni blockbuster, ma quello che più di tutti ha segnato negativamente la storia dell’umanità, è stato il Prozac.
Solo per il nome Prozac, la Lilly pagò centinaia di migliaia di dollari un’azienda specializzata in branding e comunicazione, la Interbrand. È una prassi piuttosto comune tra le lobby sborsare un sacco di soldi per trovare il nome di un nuovo prodotto. Per ogni modello di auto, yogurt, detersivo, ecc. il processo di scelta del nome è lungo, costoso e laborioso. Il nome astratto Prozac unisce il prefisso positivo “pro”, derivato dal greco e dal latino, con un suffisso breve e che evoca efficienza.

La fluoxetina appartiene alla famiglia dei cosiddetti SSRI (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina), in pratica serve a impedire il riassorbimento naturale della serotonina nel cervello, perché un riassorbimento eccessivo altera gli equilibri del neurotrasmettitore.

Negli anni ’80 solo i pazienti gravi in cura psichiatrica assumevano simili farmaci psicotropi. Studiando però tale farmaco, venne fuori un effetto collaterale che i vertici dell’industria individuarono come molto interessante e potenzialmente lucrativo: alcune persone avevano perso peso.

Il grosso problema era far riuscire ad approvare il farmaco come pillola dimagrante. La Lilly aveva fretta e non poteva attendere, quindi alla fine decise di richiedere l’approvazione solo come antidepressivo. Una volta che il farmaco è in commercio è molto più facile estendere la licenza ad altri usi terapeutici! Questo è un trucchetto comune usato purtroppo spesso dalle lobby.

In Svezia una procedura di approvazione può durare anche sette anni. Troppo tempo per chi ha fame di soldi. Per cui Virapen riuscì a corrompere il medico psichiatra che doveva redigere la relazione finale per l’agenzia di controllo. La cosa tragica è che lo psichiatra era all’inizio contrarissimo al Prozac e non lo avrebbe mai approvato. Ma 20.000 dollari in contanti e la commissione a lui e ai suoi colleghi di una ricerca pagata ovviamente dalla Lilly sulla fluoxetina, fecero cambiare miracolosamente il suo parere.

Modificarono così i documenti ufficiali rendendoli adatti all’approvazione.
Ecco un esempio di falsificazione: «su dieci persone che hanno assunto il principio attivo X, cinque hanno avuto allucinazioni e tentato il suicidio, quattro di loro ci sono riuscite», è stato cambiato nel più blando: «con uno dei soggetti è andato esattamente come previsto, è stata riscontrata una perdita di peso in quattro soggetti, e cinque dei restanti hanno avuto effetti collaterali».

La parola “suicidio” è stata fatta sparire del tutto dal rapporto ufficiale, anche se quelle persone nello studio si sono ammazzate veramente.
Nel 1986 ci furono moltissimi casi di suicidio durante i test clinici con il Prozac, mentre nei test successivi del 1995 risultò un tasso di suicidi sei volte maggiore. E l’azienda lo sapeva benissimo, ma ha nascosto i dati. I casi di morte durante i test clinici sono archiviati dalle aziende stesse come segreti commerciali, e per questo motivo possono non essere rivelati alle autorità competenti. L’intero meccanismo è studiato in modo da proteggere l’industria, non le persone.

Quanti pazienti alla fine hanno assunto il Prozac prima che venisse approvato? E per quanto tempo è stato testato questo farmaco psicoattivo? Sottraendo le categorie escluse per vari motivi dai test, rimangono 286 persone. L’86% dei soggetti che hanno testato il Prozac, lo hanno assunto per meno di 3 mesi. Quindi uno dei farmaci più prescritti e venduti al mondo è stato testato solamente da 286 persone per poche settimane. Viene da sé che tutti gli altri milioni di pazienti sono le vere e inconsapevoli cavie umane!

Trovata la medicina, si cercano i malati… e uno sbalzo d’umore diventa “depressione”

Questo purtroppo per noi è quello che avviene quasi sempre nei processi di approvazione di farmaci: statistiche falsate, dati scomodi fatti sparire, animali scelti ad hoc per ottenere dati utili in laboratorio, persone gravemente danneggiate o morte non vengono considerate, ecc. Il tutto per ottenere l’autorizzazione.

L’idea iniziale della Eli Lilly, cioè di vendere la fluoxetina come farmaco dimagrante, non fu necessaria perché il Prozac era già diventato un blockbuster come antidepressivo.

Qui entra in ballo la psichiatria, quella collusa e pagata dall’industria. A furia di catalogare ogni manifestazione possibile della depressione, hanno fatto aumentare il numero delle persone che si riconoscono in questa o in quella categoria. Dal momento in cui semplici sbalzi di umore sono stati considerati sintomi depressivi, il numero dei malati è salito alle stelle.

Casualmente e improvvisamente milioni di persone sono diventate depresse, ma per fortuna era appena stata approvata la cura d’eccellenza, la pillola della felicità: il Prozac.

Come tutti i farmaci, il rovescio della medaglia si chiama “effetto collaterale”, nei farmaci psicotropi il numero è elevatissimo.

In alcune ricerche fatte dalla stessa Lilly, i danni collaterali interessavano il 90% dei soggetti; nel 15-20% dei casi gli effetti collaterali somigliavano addirittura al disturbo che il Prozac avrebbe dovuto curare: la depressione.

Tra le centinaia di effetti collaterali, uno dei più deleteri è l’acatisia che provoca impulsi omicidi e suicidi. Questi medicinali possono dar luogo a pensieri suicidi e violenti, ma allo stesso tempo annientare la volontà e l’iniziativa. Non è un caso infatti che la maggior parte delle stragi senza motivo avvenute nei college americani, sono state eseguite da persone psichiatrizzate in cura con tali droghe (Prozac, Paxil, Zoloft, ecc.).

Dati ufficiali alla mano, si può parlare di oltre 250.000 persone che hanno cercato di togliersi la vita dopo aver assunto il Prozac, di cui circa 25.000 sembra ci siano riuscite.
E questa purtroppo è una stima del 1999.
Ma come disse Lenin: «la morte di una persona è una tragedia. La morte di un milione di persone è statistica»…

Purtroppo l’industria farmaceutica ragiona solo per statistica: se sanno che solo lo 0,1% dei pazienti morirà assumendo il principio attivo, si ritengono soddisfatti. Questi prodotti però vengono venduti così tanto in tutto il mondo che quell’uno dopo lo zero scavalca la virgola, e la prima persona muore. Poi diventano 10, 100, 1000, 10.000…

Quindi se non vogliamo diventare una statistica anche noi, un numero prima o dopo la virgola, sarebbe bene che stessimo il più lontano possibile dai farmaci e che iniziassimo ad interessarci e approfondire il tema. Perché riguarda noi, i nostri figli e tutta l’umanità

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N.B articolo basato sul libro, “Effetti collaterali: morte”, di John Virapen, ed. Chinaski

fonte: https://unoeditori.com/blog/effetti-collaterali-dei-farmaci-le-denunce-di-john-virapen-il-manager-pentito-che-ha-ucciso-migliaia-di-persone-n89

Dopo aver provato il cannabidiolo (CBD), metabolita della Cannabis, il 42% dei malati abbandona le medicine standard …gli straordinari risultati delle ricerche che le Multinazionali dei farmaci tentano di nascondere…!

CBD

 

 

 

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Dopo aver provato il cannabidiolo (CBD),  metabolita della Cannabis, il 42% dei malati abbandona le medicine standard …gli straordinari risultati delle ricerche che le Multinazionali dei farmaci tentano di nascondere…!

 

La ricerca rivela: dopo aver provato il CBD il 42% dei malati abbandona le medicine standard

Una collaborazione interessante quella tra HelloMD, la community statunitense col 150.000 utenti che mette in contatto pazienti, medici, esperti e aziende sul tema della cannabis e Brightfield Group, una società di ricerca e analisi di mercato per le organizzazioni incentrate sull’industria della cannabis.

Un importante studio che ha visto la raccolta dati di 2500 membri del gruppo sull’utilizzo del CBD in ambito terapeutico. Ne è emerso che il 58% dei consumatori sono donne e che preferiscono utilizzarlo tramite i vaporizzatori, seguiti dal fumo e le varianti commestibili. Sul mercato è possibile trovare 850 aziende che producono derivati della marijuana e la spesa mensile affrontata dai consumatori varia tra i 20 e gli 80 dollari.

Ma il fattore forse più importante emerso è quello relativo al cambiamento nella scelta delle terapie. Di fatto dopo aver provato il CBD il 42% ha abbandonato la medicina tradizionale per abbracciare l’uso esclusivo del cannabidiolo. Si tratta di persone che devono affrontare insonnia, depressione, ansia, dolori alle articolazioni e ancora morbo di Crohn, epilessia e sclerosi multipla. Il feedback dell’80% degli intervistati ha confermato che il CBD è “molto o estremamente efficace”, avendo proprietà analgesiche, antinfiammatorie e rilassanti, mentre il 3% lo trova “inefficace o solo leggermente efficace”.

tratto da: http://www.dolcevitaonline.it/la-ricerca-rivela-dopo-aver-provato-il-cbd-il-42-dei-malati-abbandona-le-medicine-standard/

…E ci sono Medici e Luminari che accusano: le ricerche sul cancro non esistono. Sono solo una frode, sono tutte false!

cancro

 

 

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C’è un’altra scienza, non quella ortodossa, che corre su binari diversi, paralleli a quella che regola la nostra vita quotidiana. Una scienza che ha meno voce in capitolo rispetto a quella ortodossa che regola scelte importanti della nostra vita. Una scienza parallela che probabilmente, anzi sicuramente, è meno attendibile, ma che è comunque il caso di conoscere, se non altro per farcene un’idea e capire meglio portata e limiti di quella che ufficiale.

E’ come nel caso dei vaccini… Ok la loro necessarietà, ma buttiamo anche un orecchio ai contrari…

E c’è chi sostiene che la lotta al Cancro è solo una bufala…

 

Medici rivelano: Le ricerche sono false, il cancro è una frode!

Ti sei mai chiesto perché, nonostante i miliardi di dollari spesi per la ricerca sul cancro nel corso di molti decenni, e la promessa di una cura costante, che è per sempre “dietro l’angolo”, il cancro continua ad aumentare e a fare vittime?

“Tutti dovrebbero sapere che la ricerca sul cancro è in gran parte una frode, e che le principali organizzazioni di ricerca sul cancro sono abbandonate nei loro doveri alle persone che le sostengono.”(Fonte)

Ecco cosa afferma Linus Carl Pauling, Dottore di Ricerca e vincitore del Premio Nobel per la Chimica nel 1954 e per la Pace nel 1962. E’ considerato un genio del XX secolo che ha messo le basi per la chimica quantistica, la biologia molecolare e la medicina ortomolecolare.

LA RICERCA SUL CANCRO E’ STATA UN FALLIMENTO

La Dott.ssa Marcia Angell, medico e Direttore della rivista medica New England Medical Journal (NEMJ), considerata una delle più prestigiose riviste mediche peer-reviewed di tutto il mondo.

“Semplicemente non è più possibile credere a gran parte della ricerca clinica che viene pubblicata, o fare affidamento sul giudizio dei medici di fiducia o delle linee guida mediche autorevoli. Non ho alcun piacere nel giungere a questa conclusione che ho maturato lentamente e con riluttanza durante i miei due decenni come Direttore della rivista medica New England Medical Journal.” (Fonte)

Il Dottor John Bailer, che ha trascorso 20 anni nello staff del National Cancer Institute, ed è anche un ex redattore della sua rivista, ha dichiarato pubblicamente in una riunione dell’American Association for the Advancement of Science:

“La mia valutazione complessiva è che il programma nazionale sul cancro deve essere giudicato un fallimento qualificato. La nostra ricerca sul cancro degli ultimi 20 anni è stata un totale fallimento. Oggi sempre più persone dai 30 anni in su muoiono di cancro più che in passato. Ci sembra che i nostri pazienti vivano di più con la malattia ma la verità è che la diagnostichiamo prima. MOlte persone con malattie lievi o benigne vengono incluse nelle statistiche e riportate come essere ‘guarite’ dal cancro grazie alla medicina. Quando i funzionari del governo indicano i dati di sopravvivenza e dicono che stanno vincendo la guerra contro il cancro, in verità stanno utilizzando i tassi di sopravvivenza in modo improprio.” (Fonte)

LA RICERCA SUL CANCRO E’ FALSA

Un altro punto da sottolineare è che la maggior parte del denaro donato alla ricerca sul cancro è speso per la sperimentazione sugli animali, che da molti è stata considerata del tutto inutile. Ad esempio, nel 1981 il Dottor Irwin Bross, l’ex direttore del Sloan-Kettering Cancer Research Institute (il più grande istituto di ricerca sul cancro di tutto il mondo), ha dichiarato:

“L’inutilità della maggior parte degli studi su modelli animali non è molto conosciuta. Ad esempio, la scoperta di agenti chemioterapici per il trattamento del cancro umano è stata ampiamente considerata un trionfo grazie alla sperimentazione sugli animali. Ci sono pochissime evidenze che potrebbero sostenere tali affermazioni.” (Fonte)

Un’altra citazione che si riferisce a come la medicina sia diventata industria farmaceutica è stata fatta dal Dottor Dean Burk, biochimico americano del National Cancer Institute:

“Quando hai il potere non devi dire la verità. Questa è una regola che è stata tramandata in questo mondo da generazioni. E ci sono moltissime persone che non dicono la verità quando sono al potere in posizioni amministrative.” (Fonte)

Ed ha anche affermato che:

“Il fluoro provoca più decessi per il cancro rispetto a qualsiasi altro prodotto chimico. E ‘una delle conclusioni scientifiche ed evidenze biologiche a cui sono arrivato nei miei 50 anni nel campo della ricerca sul cancro.” (Fonte)

Di questo argomento me ne sono occupato in molti articoli che puoi approfondire: IL FLUORO rallenta il cervello e fa sviluppare il tumoreI pericoli neurotossici del fluoro e la curcumina come soluzioneFLUORURO & INTELLIGENZA: I 39 studi che mostrano quello che non ti hanno detto.

Nell’edizione del 15 Aprile 2015 della rivista medica Lancet, il caporedattore Richard Hortonha dichiarato:

“Il caso contro la scienza è molto semplice: gran parte della letteratura scientifica, forse la metà, può essere dichiarata semplicemente falsa. La scienza ha preso una direzione verso le tenebre.” (Fonte)

Nel 2005, il Dottor John P.A. Ioannidis, professore presso la Stanford University, ha pubblicato un articolo sulla Public Library of Science (PLoS) intitolato “Perché i risultati pubblicati sulla ricerca sono falsi” dove ha dichiarato:

“C’è sempre più preoccupazione che i risultati pubblicati dalle più recenti ricerche siano falsi.”

Nel 2009, l’integrale centro del cancro dell’Università del Michigan, ha pubblicato un’analisi dove ha rivelato che gli studi sul cancro sono falsi a causa di conflitti di interesse. Hanno dichiarato che i risultati prodotti erano la conseguenza di ciò che avrebbe funzionato meglio per le aziende farmaceutiche. (Fonte)

Ci sono così tante informazioni disponibili provenienti da persone direttamente coinvolte con la ricerca sul cancro. Non solo l’informazione della tv è manipolata, ma la nostra società è diventata un grande conflitto di interessi e le grandi multinazionali vogliono sempre più profitto a scapito della nostra salute e dell’ambiente.

IL CANCRO E’ EVITABILE

La verità è che secondo l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro:
“L’80-90 per cento dei casi di cancro sono determinati dall’ambiente e quindi teoricamente evitabili”. (Fonte)

Le cause ambientali del cancro includono la qualità dell’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo, i pesticidi, erbicidi, ormoni ed antibiotici presenti nel cibo del supermercato, leradiazioni elettromagnetiche a cui siamo quotidianamente esposti e anche l’inquinamento luminoso che danneggia le nostre ghiandole. Inoltre fin da piccoli siamo sottoposti a vaccini e medicinali che danneggiano il nostro sistema immunitario e che si accumulano a vita producendo molti disturbi. Vanno infine inclusi anche i traumi emotivi come dimostra la psicosomatica e la nuova medicina germanica.

Ma purtroppo, come ha espresso il Dott. Hans Ruesch:

Nonostante il riconoscimento generale che l’85% di tutti i tumori è causato da fattori ambientali, meno del 10% del bilancio del National Cancer Institute è affidato alla ricerca sulle cause ambientali. E nonostante il riconoscimento che la maggior parte delle cause ambientali sono legati alla nutrizione, meno dell’1% del bilancio National Cancer Institute è dedicato agli studi sulla nutrizione. “(Hans Ruesch, Naked Empress – the Great Medical Fraud, CIVIS, Massagno/Lugano, Switzerland, 1992, p.77)

Questo è principalmente il motivo per cui così tante persone si stanno interessando e dirigendo verso trattamenti alternativi e naturali che non vengono approvati dalle case farmaceutiche che controllano la medicina moderna. Come ha detto Pauling riguardo al perché non viene comunicato alle persone quanto la vitamina C possa essere utile per prevenire il cancro: “La mancanza d’interesse delle multinazionali risiede nel fatto che la Vitamina C è una sostanza naturale che è disponibile a bassi costi e che non può essere brevettata!

 

fonte: http://www.dionidream.com/medici-rivelano-le-ricerche-sono-false-il-cancro-e-una-frode/

La caccia alle streghe di Big Pharma. L’inquisizione che difende il sacro diritto al business delle Multinazionali dei farmaci fa una nuova vittima: Il medico no-vax Gabriella Maria Lesmo radiato dall’albo!

 

Big Pharma

 

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La caccia alle streghe di Big Pharma. L’inquisizione che difende il sacro diritto al business delle Multinazionali dei farmaci fa una nuova vittima: Il medico no-vax Gabriella Maria Lesmo radiato dall’albo!

Non entriamo, come già da tempo abbiamo deciso di fare, nella battaglia tra no-vax e pro-vax… Ciò perchè abbiamo ormai potuto costatare che i primi hanno le idee molto, forse troppo confuse, mentre ai secondi non glie ne frega niente della salute della gente, ma hanno come unico Dio il business…

Riportiamo questo articolo solo per sottolineare come sia ormai nata una vera e propria “inquisizione contro i dissenzienti della sacra medicina del Dio denaro!

Insomma i pro-vax stanno vincendo la battaglia. Ma non convincendo la Gente, ma solo grazie ad atti di forza e prepotenza.

BigPharma a caccia di dissenzienti

Un altro medico no-vax radiato dall’Ordine di Milano. Dopo Dario Miedico, l’Omceo guidato da Roberto Carlo Rossi ha radiato anche Gabriella Maria Lesmo, nota per le sue posizioni molto critiche sui vaccini. Specializzata in anestesiologia, rianimazione e pediatria, iscritta all’Albo dei medici di Milano ma da tempo attiva in Svizzera, a Bellinzona, Lesmo era coinvolta in un procedimento avviato dall’Ordine «dopo l’arrivo dei primi esposti un anno e mezzo fa», conferma Rossi. Le motivazioni della radiazione non sono note «dal momento che devono ancora essere depositate. Inoltre la Lesmo può far ricorso in Cceps (Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie) e in Cassazione, dunque ci riserviamo un intervento al termine della procedura», dice Rossi. Intanto Lesmo su Facebook annuncia in un post l’intenzione di fare ricorso. Soddisfazione per la decisione da Roberto Burioni, ordinario di Microbiologia e Virologia e direttore della Scuola di specializzazione presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, da tempo impegnato sui social contro le fake news sui vaccini. «Buone notizie – twitta – un altro passo avanti verso la civiltà».

«Nessuno può impedirmi di essere un medico né di continuare a curare, guarire, consolare tutti coloro che me lo chiederanno». Con queste parole Gabriella Maria Lesmo, dottoressa nota per le sue posizioni molto critiche sui vaccini, annuncia in un post su Facebook l’intenzione di presentare ricorso contro la radiazione disposta dall’Ordine dei medici di Milano. «Un caldo ringraziamento e infinita riconoscenza a tutti coloro che da molti mesi impegnano tempo e pensieri per supportarmi – scrive – e ai tantissimi che in questi ultimi giorni mi hanno difeso e, in queste ore, consolato. Punire la libertà di esprimere liberamente le proprie opinioni su farmaci in contesti pubblici ed impedire la libertà di giudizio ai medici è indegna di un paese democratico e civile», sostiene Lesmo. «Privare del permesso di lavoro una professionista che per più di 38 anni ha esercitato in contesti pubblici e privati senza una sbavatura, per di più madre vedova di un ragazzo disabile per causa iatrogena, qualifica chi lo ha fatto. Mi difenderò nelle sedi opportune – promette Lesmo – senza coltivare rabbia o rancore, ma non farò sconti a nessuno. Nessuno può impedirmi di essere un medico né di continuare a curare, guarire, consolare tutti coloro che me lo chiederanno», conclude. Un post cui seguono molti attestati di solidarietà.

tratto da: Il Gazzettino

12 milioni di italiani assumono psicofarmaci per una spesa di 3,3 miliardi l’anno. È la maggior fonte di entrata per case farmaceutiche… Intanto ormai si muore più di antidrepressivi che di eroina. Ma a loro cosa glie ne frega? L’importante è fare soldi.

 

psicofarmaci

 

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12 milioni di italiani assumono psicofarmaci per una spesa di 3,3 miliardi l’anno. È la maggior fonte di entrata per case farmaceutiche… Intanto ormai si muore più di antidrepressivi che di eroina. Ma a loro cosa glie ne frega? L’importante è fare soldi.

 

L’INVASIONE DEGLI PSICOFARMACI: SI MUORE PIÙ DI ANTIDREPRESSIVI & CO CHE DI EROINA

Psicofarmaci a tutto spiano e a tutte le età sono prescritti ogni giorno per affrontare dal più lieve disagio fino a quadri clinici importanti. Vediamo come il trend è riuscito a mettere radici e crescere negli ultimi anni, non solo oltreoceano e non senza conseguenze. A fare il punto della situazione ci hanno pensato Alberto Caputo, psichiatra e psicoterapeuta e Roberta Milanese, psicologa e psicoterapeuta con il libro “Psicopillole – Per un uso etico e strategico dei farmaci“, edito da Ponte alle Grazie (256 pp, 18 euro).

Psicofarmaci: boom di prescrizioni e incassi

Tra il 1999 e 2013 le prescrizioni di psicofarmaci sono duplicate negli Usa, la tendenza europea è analoga: si muore di più per overdose da farmaci psichiatrici che non per eroina.

L’Italia è la quarta in Europa seconda l’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, per la spesa relativa all’acquisto di psicofarmaci e sempre secondo Aifa sono 12 milioni gli italiani che assumono psicofarmaci”  dichiara Roberta Milanese, ricercatore associato del Centro di Terapia Strategica di Arezzo e docente della Scuola di specializzazione in Psicologia Breve Strategica.

“La spesa complessiva è di 3 miliardi e 300 milioni di euro l’anno. Gli psicofarmaci sono la maggior fonte di entrata per case farmaceutiche.  Nel mondo, per gli psicofarmaci si spendono 900 miliardi di dollari l’anno: metà negli Usa, un quarto in Europa e un quarto nel resto del mondo”.

Altro dato che fa riflettere: mezzo milione di persone sopra i 65 anni, muore ogni anno negli Stati Uniti a causa degli psicofarmaci.

La corsa a chiedere e prescrivere psicofarmaci 

“Diciamo che possiamo individuare una tendenza a prescrivere e una tendenza a usare troppo i farmaci di questo tipo” spiega Albero Caputo. “Spesso e volentieri il farmaco rappresenta una soluzione,  una via breve che però non risolve il problema“.

Esempio: da una parte non dormi e il medico ti dà subito qualcosa per dormire oppure sei triste e chiedi un farmaco e il medico te lo prescrive. Insomma, c’è sia facilità alla richiesta dello psicofarmaco sia alla prescrizione da parte del medico. Come uscirne? Usare il farmaco in modo etico dal punto del prescrittore, e da un punto di vista strategico da parte del paziente. Un buon approccio psicoterapico aiuta a cambiare la propria vita ed affrontare i problemi. E nelle forme più lievi di depressione una buona psicoterapia  funziona meglio addirittura di un farmaco.

Nelle depressioni lieve e moderate la psicoterapia è altrettanto efficace e può facilitare la cura. E molti studi dimostrano che in questi casi funziona molto bene l’esercizio fisico. Nella reazione acuta da stress (es dopo incidente stradale che non ti fa dormire), invece, il farmaco può aiutare, ma per brevissimi periodi. In generale gli psicofarmaci è meglio prenderli per il minor tempo possibile.

Pillola della felicità e criteri di diagnosi sempre più estremi

La ricerca della pillola per la felicità, invece, è a tutti gli effetti un fenomeno sociale. Una richiesta in qualche modo supportata dalla bibbia della psichiatria, il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) sempre più rapido e frettoloso, per esempio, nel favorire l’equazione sono triste = depresso = malato.

Vediamo meglio nel dettaglio. “Se l’umore è depresso, c’è mancanza di sonno, di appetito e altri sintomi, nel DSM5 (2013), l’ultima versione di questo manuale, dopo 15 giorni si è dichiarati malati” spiega Milanese. Infatti bastano due settimane per essere classificati clinicamente depressi, mentre nella versione 1980 del Manuale (DSMIII) questi sintomi dovevano essere presenti per un anno prima di poter essere appunto dichiarati clinicamente depressi. Nel DSM IV (1994) erano sufficienti due mesi”.

Risultato:  nel 2015 oltre 350 milioni di persone nel mondo sono state diagnosticate depresse di cui 4,5 milioni in Italia. Secondo l’Oms nel 2020 la depressione sarà la malattia mentale più diffusa. Ovviamente se i criteri vengono cambiati, così come è successo, per esempio, in caso di lutto: 15 giorni sono pochi per superare l’evento ed è facile ritrovarsi tutti depressi.

“Se teniamo conto che il mondo assicurativo e medico devono basarsi su criteri condivisi e si basa su queste categorie che sono state ampliate, è facile immaginare la ricaduta di questa classificazione.” aggiunge Milanese.

Bambini e adolescenti: in aumento del 40% l’uso di psicofarmaci 

L’Aifa nel 2017 ha ripetuto che farmaci per bambini adolescenti sono pericolosi e il 26 aprile 2017 il Parlamento Europeo ha aperto un’interrogazione parlamentare su questo tema. “In Europa tra 2005 e 2012 l’uso di antidepressivi per bambini e adolescenti è aumento del 40 per cento nonostante siano stati ritenuti inefficaci e pericolosi.” dichiara Milanese.

L’indagine dell’Istituto di ricerca farmacologica Mario Negri di Milano ha rilevato che sono circa 400 mila i bambini e adolescenti assistiti ogni anno per disturbi mentali  in Italia dal servizio sanitario nazionale e tra i 20 e 30mila quelli che ricevono psicofarmaci. Lo studio è del 2016 e questi dati escludono chi si rivolge a medici privati quindi c’è un sommerso notevole. E non è tutto. Gli antidrepressivi sono risultati non efficaci su bambini e adolescenti secondo una ricerca pubblica su Lancet nel 2016 e condotta dall’Università di Oxford. E ancora, nel 2016 un’analisi pubblicata sul British Medical Journal ha dimostrato che il rischio suicidio raddoppia nei bambini e adolescenti che assumono antidepressivi.

La stessa cautela è necessario per gli anziani, che possono avere carenze di tipo metaboliche, sono “politrattati”, cioè prendono tanti altri farmaci, quindi si può creare interazione. Nell’anziano e nel giovane le regole sono start low, go slow, parti basso e fai delle variazioni molto lentamente.

Ma cos’è uno psicofarmaco? 

“E’ un farmaco che ha un utilità specifica sul sistema nervoso centrale – spiega  Caputo – Di solito esiste un recettore specifico nel cervello su cui il farmaco fa effetto, molto mirato”. In pratica questi farmaci hanno il compito di influenzare l’attività psichica sia normale sia patologica. “Il problema è che oltre ad andare sui recettori interessati, sono farmaci “sporchi” che agiscono su molti altri ricettori, è per questo motivo che si hanno effetti collaterali.” continua Caputo. Inoltre il problema è che il sistema centrale è molto complesso quindi i neuroni possono avere recettori di diversi tipi e possono essere anche diffusi anche in tutto il sistema.

Per dirla con una metafora questi farmaci sono come una pioggia che bagna fiori diversi e così si possono avere tanti effetti collaterali sia centrali sia periferici. “Ad esempio, gli antidepressivi tricicli usati in passato potevano portare alla morte se presi ad alte dosi, perché ad alte dosi agiscono sul cuore: potevano dare un blocco cardiaco – spiega Caputo – Una volta erano gli unici che avevamo, oggi sono superati.”

Gli effetti collaterali 

Da una parte i farmaci devono essere prescritti con una competenza altissima, dall’altra, di solito, le persone sottovalutano gli effetti collaterali o di accumulo ( es. nel caso dello benzodiazepine, se vengo prese per troppo tempo e in modo eccessivo non si smaltiscono  facilmente). “Oppure esiste l’effetto additivo: quando gli psicofarmaci vengono mescolati, ad esempio, con alcol o droghe o senza saperlo con altri farmaci. Per esempio l’antistaminico più le benzodiazepine creano un effetto additivo, che ovviamente non fa bene né a breve né a lungo termine.” spiega Caputo.

Nuovi farmaci hanno preso il posto di altri, e nel tempo gli effetti collaterali sono cambiati, ma non scomparsi. “In passato, per esempio,  venivano usati farmaci antipsicotici che magari davano certi effetti collaterali, come i  movimenti involontari – aggiunge Caputo –  I nuovi farmaci,  invece, danno problemi metabolici e i pazienti ingrassano o si ammalano di diabete.”

Uno psicofarmaco si può prendere solo con la ricetta medica? Chi lo può prescrivere?

Gli psicofarmaci richiedono tutti la ricetta medica, qualunque medico la può prescrivere mentre lo psicologo non può prescrivere farmaci. “Un’indicazione più specifica arriva dallo specialista psichiatra e neurologo, ma anche il medico di base può intervenire in merito e dal suo punto di vista dovrebbe valutare l’entità del disturbo e decidere se trattarlo in modo autonomo o inviare allo specialista pubblico o privato.” chiarisce Caputo.

Il peso dell’informazione non corretta

Va considerato anche la presenza radicata di un’informazione sui disturbi psicologici che non è sempre corrispondente al vero. Tutti i disturbi sono impropriamente assimilati a malattie del cervello e ancora resistono teorie obsolete, come l’ipotesi di una carenza di serotonina come causa nella depressione, che sono state ormai smentite dalla ricerca medica.  “E’ chiaro che se al grande pubblico passa l’idea che ogni disturbo sia legato a uno squilibrio neourochimico dei neutrasmettitori la soluzione non potrà che essere uno psicofarmaco, ma se consideriamo che moltissimi disturbi sono di natura psichica, emotiva, relazionale la soluzione andrà cercata in interventi di tipo psicoterapeutico come nel caso dei disturbi d’ansia, alimentari o di difficoltà relazione.” spiega Milanese.

Quando gli psicofarmaci sono necessari?

“Tendenzialmente andrebbero prescritti nelle malattie psichiche in cui si presume che ci sia una base biologica, per esempio, le psicosi, i disturbi come schizofrenia, disturbo delirante, il disturbo bipolare e la depressione grave con sintomi psicotici – spiega Caputo –  In questi casi c’è un’indicazione, i farmaci offrono non cura ma sollievo dai sintomi, un possibile riequilibrio ed eventualmente una protezione da eventuali ricadute, per esempio nel disturbo bipolare.”

Si tratta infatti di disturbi che richiedono frequenti interventi e ricoveri ricorrenti e la prognosi nel lungo periodo può non essere buona. In questo caso lo psicofarmaco è la parte centrale della cura, è ciò che permette altri importanti interventi di tipo psicoterapeutica, psicosociale e riabilitativo. In certi casi l’uso può essere cronico altri volte prevede la sospensione, dopo un tempo congruo di somministrazione.

(…omissis…)

copia integrale del testo si può trovare al seguente link: https://it.businessinsider.com/psicopillole-un-grosso-business-piuttosto/

(Articolo pubblicato dal CUFRAD sul sito www.alcolnews.it)

 

tratto da: http://www.cufrad.it/news-alcologia/psicofarmaci-depressione-ansia-/linvasione-degli-psicofarmaci-fenomenologia-di-una-pericolosa-tendenza/36659

Il segreto per vivere bene? L’amore e l’amicizia contano più del colesterolo

 

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Il segreto per vivere bene? L’amore e l’amicizia contano più del colesterolo

 

Quando l’amore conta più del colesterolo

Il segreto per vivere bene? Legami affettivi forti. Lo affermano gli scienziati di Harvard in uno studio iniziato 80 anni fa (con lo studente John Kennedy)

di Giuseppe Remuzzi
Non chiedetemi come hanno fatto, certo è che ci sono riusciti. L’idea dei ricercatori di Boston era assolutamente lungimirante e l’obiettivo davvero ambizioso: capire cos’è che ci consente di vivere bene e a lungo. Così gli studiosi dell’Università di Harvard hanno preso nota di tutto quello che succedeva ai quasi 300 studenti ammessi al College tra il 1938 e il 1944: stato di salute — fisica e mentale — lavoro, famiglia, amici e tanto d’altro (lo studio va avanti da 80 anni e non si fermerà, pare, tanto presto).
E cosa hanno scoperto? Quello che avevano già capito i Beatles: «Love, love, love», insomma, è l’amore a farti vivere bene. Non solo ma l’educazione è più importante dei soldi e dello stato sociale, mentre la solitudine uccide, proprio come l’alcol e il fumo. «Non basta essere brillanti per invecchiare bene — ha scritto George Vaillant, uno di coloro che si sono avvicendati a capo di questa avventura — devi essere innamorato, o comunque avere relazioni affettive forti, in famiglia (padre e madre naturalmente, ma anche fratelli, sorelle, zii, cugini e tutti quelli che ci vengono in mente) e fuori, e poi tanti amici». «Ma non dovevano essere i livelli di colesterolo e la pressione alta a far male?» direte voi. Sì certo, ma l’uno e l’altra a detta degli studiosi di Harvard contano meno della famiglia o dell’avere un legame affettivo stabile per esempio. Insomma è come se a tutti i consigli, comunque preziosissimi, di tanti bravi medici per invecchiare bene «non fumate, bevete poco alcol, e poi frutta, verdura e pesce, e attività fisica» ne mancasse uno che è forse il più importante: «Dedicate tempo ed energie ai vostri rapporti con gli altri». Sul lavoro? Certo, ma anche fuori se volete, non importa.
I vantaggi per la salute

Imparare a farlo avvantaggia specialmente il cervello e gli scienziati l’hanno documentato con test di performance intellettuale e con tanti altri esami incluso l’elettroencefalogramma (che hanno ripetuto periodicamente per 80 anni!). Anche i rapporti sociali dei più piccoli sono importanti — con gli altri bambini o con gli adulti non importa, l’importante è che ne abbiano — più fanno esperienze diverse e più giocano, meglio è. Nessuno studio è perfetto e non lo è nemmeno lo studio «Grant» non fosse altro perché quanto abbiamo scritto finora potrebbe valere solo per i maschi in quanto al College a quei tempi ci andavano solo gli uomini — tutti fra l’altro bianchi — gente altolocata di solito (uno dei primi a prendere parte allo studio fu un certo John Fitzgerald Kennedy, sì, proprio lui, il futuro Presidente degli Stati Uniti e poi Ben Bradlee per moltissimi anni direttore del Washington Post). E gli altri? Ci sono stati grandi imprenditori, avvocati di grido e medici famosi, ma c’era anche gente normale e persino certi che poi ebbero una vita miserevole: alcolizzati per esempio o drogati o schizofrenici.

Nei sobborghi

Col passare degli anni lo studio si è arricchito di molte altre persone, anche donne e di un’attività parallela «Glueck» cui hanno preso parte soprattutto ragazzi, questi però vivevano nei sobborghi di Boston e, come potete immaginare, il confronto fra loro e quelli del College ha fornito indicazioni preziose. Vi chiederete dove gli studiosi abbiano trovato i fondi per fare tutto questo e per poter andare avanti per così tanti anni. Dal governo federale in parte e poi dai National Institutes of Health e dalle tasse dei cittadini; anche se adesso c’è chi comincia a criticare questa scelta a cominciare dal presidente Trump: «Cosa continuiamo a spendere soldi per questo studio quando dovremmo invece preoccuparci di trovare nuove terapie per il cancro o per l’Alzheimer?». Se lo chiedete a Robert Waldinger, che ha seguito «Grant» per più di 30 anni, vi dirà che proprio grazie ai dati che sono stati raccolti in tutto questo tempo è stato possibile stabilire che chi è omosessuale non ha scelto di esserlo per esempio o che l’alcolismo non è una colpa ma una malattia e tante altre cose ancora.

La ricerca oggi

Non solo ma se oggi siamo capaci di interpretare almeno un po’ certe scelte di vita della gente dipende proprio dal fatto che qualcuno si è preso la briga di seguire queste persone dalla giovinezza alla vecchiaia. Il bello è che Waldinger non ha alcuna intenzione di fermarsi, adesso sta studiando i figli degli studenti del College del ’38 e persino i figli dei figli: «È entusiasmante — dice — presto avremo tantissime informazioni e sapremo rispondere a domande a cui nessuno ha mai saputo rispondere fino ad ora». E chissà che un giorno questi dati non possano persino portare un contributo allo sforzo che si sta facendo un po’ dappertutto per prevenire certe malattie — cardiovascolari e diabete per esempio — ma anche i disturbi del sistema nervoso, o per rallentare l’invecchiamento. Se fosse così avremmo un mondo migliore e i sistemi sanitari di tutto il mondo risparmierebbero tantissimi soldi.

fonte: http://www.corriere.it/cronache/18_marzo_18/amore-conta-piu-colesterolo-1827f5d8-2a24-11e8-a69c-c536cc584d87.shtml

14 milioni di italiani rischiano di restere senza medico. Ma noi ci indigniamo solo per i sacchetti della frutta a 2 centesimi!

 

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Nella foto: alcuni giovani specializzandi in medicina protestano davanti a Montecitorio contro la Lorenzin.

14 milioni di italiani rischiano di restere senza medico. Ma noi ci indigniamo solo per i sacchetti della frutta a 2 centesimi!

 

L’allarme. Medici di famiglia, ecco perché 14 milioni di italiani resteranno senza

Entro il 2022 un’emorragia di 80mila camici bianchi. Le cause? Pensionamenti e incapacità di programmare un ricambio. Ogni anno 2mila neolaureati vengono lasciti fuori dalla scuole di specializzazione.

Mentre l’Italia invecchia – e quanto lo ha appena certificato l’Istat con dati da capogiro sulla denatalità –, invecchiano anche i medici. E un nuovo, allarmante scenario è quello che si prospetta da qui a dieci anni per gli italiani e la loro salute. Succede che, proprio per effetto dei pensionamenti, cesseranno di lavorare 45mila medici, di cui 30mila ospedalieri e quasi 15mila medici di famiglia. Un’emorragia che vedrà coinvolti oltre 80mila camici bianchi. Con un effetto tsunami: 14 milioni di italiani resteranno senza medico di base.

L’anno nero: 2022

A parlare per la prima volta di emergenza sono la Federazione medici di medicina generale (Fimmg) e il sindacato dei medici dirigenti (Anaao). I dati, affermano i sindacati, parlano chiaro: al 2028 verranno a mancare 33.392 medici di famiglia e 14.908 saranno invece i pensionamenti da qui al 2022. L’anno nero, che registrerà il picco delle uscite, sarà per i medici di famiglia proprio il 2022: solo in quell’anno ne andranno in pensione 3.902. Sicilia, Lombardia, Campania e Lazio le regioni che registreranno, sia nel breve sia nel lungo periodo, le maggiori sofferenze. Quanto ai medici del Servizio sanitario nazionale, la situazione non si prospetta migliore: nei prossimi 10 anni ne verranno a mancare per pensionamento 47.284. A mancare nelle corsie saranno soprattutto pediatri, chirurghi, ginecologi e cardiologi.

Perché siamo senza medici?

E il ricambio generazionale? E i tanti giovani medici che vediamo costretti anche ad andare all’estero per mancanza di lavoro? «Oggi il governo eroga 100 borse all’anno per la Medicina generale – spiega il presidente della Federazione nazionale Ordini dei medici (Fnomceo) Filippo Anelli –. Questo significa che nei prossimi 10 anni ci saranno circa 10 mila medici curanti, a fronte dei 33 mila che andranno in pensione». Un saldo in negativo di oltre 23mila unità. E un dato «che può essere corretto con i medici in graduatoria, ma che non risolve il deficit. Lo stesso vale per i medici ospedalieri, dove è previsto un pensionamento per 45-47 mila unità, a fronte, ad oggi, di un’età media che sfiora i 55 anni». Anche l’attuale sistema delle scuole di specializzazione in medicina d’altronde non garantisce un numero sufficiente di specialisti per il prossimo futuro: «Oggi i posti disponibili – spiega il vicesegretario Anaao Carlo Palermo – sono complessivamente circa 6.500 l’anno, ma secondo le nostre stime ne sarebbero necessari almeno 8.500».

Il problema maggiore insomma è che alle uscite non corrisponderanno altrettante, o quanto meno adeguate, entrate. Per i medici del Ssn invece, rileva l’Anaao, fare un calcolo di quanti potranno essere i nuovi medici assunti a fronte delle uscite è molto difficile: da un lato infatti, spiega ancora Palermo, «non sappiamo quando saranno banditi i concorsi da parte delle regioni e per quali numeri, e dall’altro va ricordato che in varie regioni è ancora in atto il blocco del turn-over parziale o totale». Una follia, pensando a questo scenario.

Ogni anno 2mila laureati lasciati indietro

Una cosa è certa: il prezzo di tale situazione lo pagheranno innanzitutto i cittadini. «Nei prossimi 5-8 anni, i pensionamenti priveranno 14 milioni di italiani della figura del medico di famiglia – sottolinea il segretario Fimmg Silvestro Scotti –. Appare ridicolo che nessuna forza politica che aspira a governare si impegni sul tema dell’assistenza territoriale». La carenza di medici «interessa tutte le Regioni, con il paradosso che se, e quando, riapriranno i concorsi, mancheranno i medici da assumere – avverte il segretario Anaao Costantino Troise –, perché saranno scappati tutti all’estero». Un fenomeno che – atteso che su 9mila laureati soltanto 7mila ottengono borse per le Scuole di specializzazione – marcia al ritmo di 2mila partenze all’anno.

tratto da: https://www.avvenire.it/attualita/pagine/medici-di-famiglia-perche-14-milioni-di-italiani-resteranno-senza

Ecco il farmaco che potrebbe stroncare l’influenza in un solo giorno. Ma probabilmente non lo troverete mai in commercio… A chi conviene se guarite subito?

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Ecco il farmaco che potrebbe stroncare l’influenza in un solo giorno. Ma probabilmente non lo troverete mai in commercio… A chi conviene se guarite subito?

 

Ecco il farmaco che potrebbe stroncare l’influenza in un solo giorno

Una società farmaceutica giapponese ha messo a punto un farmaco sperimentale in grado di uccidere il virus dell’influenza in un solo giorno (con una sola dose). In Giappone potrebbe entrare in commercio già da maggio, mentre per le altre nazioni si parla del prossimo anno

Nel bel mezzo di una delle peggiori stagioni influenzali degli ultimi anni, arriva direttamente dal Giappone un rimedio (forse) definitivo per l’influenza. Si tratta di un farmaco, non ancora disponibile sul mercato, messo a punto dall’azienda farmaceutica giapponese Shionogi, che sarebbe in grado di uccidere il virus dell’influenza con una sola dose e in un solo giorno. Il farmaco sperimentale in questione, chiamato baloxavir marboxil, agirebbe più rapidamente di qualsiasi altro farmaco disponibile oggi: secondo i test, infatti, il tempo medio impiegato dal composto per eliminare il virus negli adulti è di poco più di 24 ore, rispetto alle 72 ore di tutti gli altri farmaci antinfluenzali in commercio, come per esempio oseltamivir (Tamiflu).

Il nuovo farmaco funziona attraverso un meccanismo biologico diverso rispetto a quello di oseltamivir, che è un inibitore delle neuraminidasi, enzimi che il virus utilizza per riprodursi nelle cellule infette. Al contrario, per sintetizzare baloxavir marboxil i ricercatori sono partiti da una farmaco contro l’Hiv: precisamente, è un inibitore dell’endonucleasi, impedendo così la replicazione del virus. Un’altra differenza è nella somministrazione: per il nuovo farmaco basterebbe una singola dose, rispetto alle 10 dosi di oseltamivir (due dosi giornaliere per cinque giorni). Un vantaggio che, secondo i ricercatori giapponesi, non è necessariamente solo di convenienza. “Il farmaco consiste in una sola pillola e quindi questo potrebbe essere un vantaggio, in particolare per evitare la pianificazione di una terapia”, ha spiegato a Bloomberg il co-sviluppatore, Daniel O’Day.

Secondo il quotidiano giapponese The Asahi Shimbun, il farmaco, che sarà in grado di combattere sia il ceppo A che quello B, ha ricevuto all’inizio di febbraio il via libera dalla commissione ministeriale del governo giapponese per la realizzazione e la vendita del farmaco. L’approvazione formale dovrebbe arrivare il mese prossimo, il che significa che il trattamento potrebbe essere disponibile già dall’inizio di maggio. Per le altre nazioni, invece, il discorso è ancora poco chiaro: secondo il Wall Street Journal, Shionogi (insieme a Roche, il produttore di Tamiflu, che avrà i diritti per la vendita del farmaco a livello internazionale) chiederà l’approvazione per vendere il farmaco negli Stati Uniti e in Europa per il prossimo anno.

fonte: https://www.wired.it/scienza/medicina/2018/02/14/farmaco-influenza-giorno/

Scommettiamo che questo farmaco non lo troverete mai in commercio?

… A chi conviene se guarite subito?

ACQUA OSSIGENATA – Un medicinale portentoso. Eccezionale per l’igiene e per disinfettare. Utile in mille altri modi. Ma le case farmaceutiche tutto questo non ce lo fanno sapere perchè ha un grandissimo difetto: COSTA POCO !!

 

ACQUA OSSIGENATA

 

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ACQUA OSSIGENATA – Un medicinale portentoso. Eccezionale per l’igiene e per disinfettare. Utile in mille altri modi. Ma le case farmaceutiche tutto questo non ce lo fanno sapere perchè ha un grandissimo difetto: COSTA POCO !!

Molti non lo sanno per ”volere” delle case farmaceutiche perchè costa poco, l’acqua ossigenata risolve molti problemi sia di salute che quotidiani. Ecco quali:
Il 90% delle persone non lo sa perché non sono notizie divulgate, forse perché si tratta di un prodotto economico e non particolarmente redditizio. La giusta diluizione l’acqua ossigenata che deve essere usata e’ quella con la percentuale del 3% di perossido d’idrogeno (a 10 volumi – NON utilizzate un altro tipo di volume dell’acqua ossigenata).
  • Nel 1938 dei ricercatori tedeschi ottennero dei risultati eclatanti contro raffreddori con l’acqua ossigenata e’ importante iniziare il trattamento appena compaiono i sintomi. Sono arrivati a risultati eclatanti contro raffreddori, influenze, otiti anche dopo sole 12-14 ore dalla somministrazione di 3 gocce n ciascun orecchio, prese con il corpo nella posizione sdraiata. L’acqua ossigenata inizia ad agire entro 2 o 3 minuti. La sensazione comune e’ quella d’aver messo nell’orecchio dell’acqua fredda, con un leggero solletico causato dalla formazione delle bollicine d’ossigeno. Dopo circa 10 minuti ci si può alzare, rimuovere l’acqua dal padiglione e ripetere con l’altro orecchio. Il metodo e’ perfettamente sicuro anche per bimbi piccoli, benché la formazione delle bollicine nell’orecchio possa spaventarli. Tenere la soluzione lontana dagli occhi, se c’e’ contatto con l’organo, sciacquare abbondantemente.
  • Allevia il raffreddore, influenza o sinusite (mescolare metà e metà con acqua pura, introdurre con un contagocce nelle narici alcune gocce e poi soffiarsi il naso).
  • Uccide i germi del cavo orale.Versato un cucchiaio in un bicchiere d’acqua è ottimo per i gargarismi e anche come dentifricio, mettendone qualche goccia sullo spazzolino da denti.(ATTENZIONE A NON INGERIRLA)
  • Rimuove sensibilmente la placca dai denti e rimuove gradualmente il tartaro dai denti (inumidire lo spazzolino con alcune gocce d’acqua ossigenata ed usarlo normalmente, risciacquando la bocca alla fine).(ATTENZIONE A NON INGERIRLA)
  • Diminusce il sanguinamento delle gengive, io mi lavo i denti e poi faccio gli schiacqui con l’acqua ossigenata.(ATTENZIONE A NON INGERIRLA)
  • Schiarisce denti (usare un cucchiaino di acqua ossigenata diluita al 10% come un normale collutorio).(ATTENZIONE A NON INGERIRLA)
  • Disinfetta lo spazzolino da denti evitando contaminazioni ad esempio di gengivite alle altre persone che vivono in casa e condividono lo stesso bagno dove, in genere, tutti gli spazzolini stanno “vicini vicini” (basta immergere lo spazzolino in un bicchiere contenete sufficiente acqua ossigenata).
  • Elimina i funghi che causano il cattivo odore dei piedi (usarla la sera, prima di andare a letto, impedisce lo sviluppo della tigna e d’altri funghi).
  • Evita infezioni, disinfetta e uccide germi ed altri microrganismi nocivi.
  • Aiuta nella guarigione (usata più volte al giorno, in alcuni casi può coadiuvare nella regressione di una cancrena della pelle).
  • Aiuta a mantenere la salute della pelle (può essere utilizzato in caso di micosi).
  • Disinfetta i vestiti macchiati di sangue o altre secrezioni corporee (mettere i capi in ammollo in una soluzione d’acqua ossigenata al 10% prima del lavaggio normale).
  • Elimina le macchie di vino dai tessuti bianchi (versare un pochino d’acqua ossigenata direttamente sulla macchia e poi lavare normalmente, preferibilmente con acqua fredda).
  • Ridona candore alla seta, sciacquando il tessuto in acqua e acqua ossigenata (1 cucchiaio ogni 3 litri) e stenderlo poi all’ombra.
  • Disinfetta le superfici meglio di qualsiasi altro prodotto (ottima per bagni e cucine).
  • Uccide i batteri in cucina, inclusa la salmonella In combinazione con l’aceto bianco, dei test condotti, hanno dimostrato l’eliminazione totale della Salmonella e di E. coli da cucine contaminate con questi batteri. Un risultato del genere è superiore a qualsiasi liquido da cucina o candeggina in commercio.
  • Schiarisce le macchie sul viso (bagnare la parte che si desidera schiarire usando un cotton-fioc prima di andare a dormire, ripetendo l’operazione fino al conseguimento del risultato desiderato).
  • Sbianca le unghie (mettere in un pentolino d’acqua calda un cucchiaio di acqua ossigenata, lasciare le unghie immersi in questa soluzione per 10 minuti poi lavarsi le mani. Ovviamente le unghie devono essere pulite e senza smalto).
  • Toglie l’acqua dal canale auditivo dell’orecchio (basta una goccia di acqua ossigenata per eliminare il fastidioso effetto che spesso capita quando si nuota in piscina o al mare).
  • Disinfetta anche frutta e verdura, spruzzandola con uno spruzzino, poi sempre risciaccquando sotto l’acqua corrente prima di mangiarli
  • L’acqua ossigenata a 24 volumi è perfetta per decolorare, potete usarla per schiarire leggermente i capelli, donando un leggero riflesso dorato.
PRECISAZIONE IMPORTANTE: Fermo restando quanto già scritto, bisogna tener conto che l’Acqua ossigenata uccide (fondamentalmente per “iperossigenazione”) i batteri Gram Negativi che sono anaerobi, ovvero tutti quei batteri come il tetano, per esempio, che vivono e prolificano in un ambiente privo di ossigeno. Per tutti quelli invece che vivono senza problemi in presenza di ossigeno l’acqua ossigenata fa poco o niente quindi va utilizzato un disinfettante diverso se si vuole ottenere un risultato.

Il Nobel per la medicina Randy Schekman: La Scienza è in mano ad una casta

 

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Il Nobel per la medicina Randy Schekman: La Scienza è in mano ad una casta

“Le principali riviste scientifiche distorcono il processo scientifico e rappresentano una tirannia che va spezzata”. Questo è il giudizio del premio Nobel per la medicina 2013.

Randy Schekman, è il biologo americano che ha vinto il premio Nobel per aver scoperto il meccanismo che regola il trasporto delle molecole nelle cellule, ed è anche la nuova iconaanti-casta che lancia accuse violente, su un problema di cui in realtà si discute da tempo. “La scienza è a rischio: non è più affidabile perché in mano a una casta chiusa e tutt’altro che indipendente”. La denuncia è grave, a maggior ragione perché è la cosa che ha pensato di dire Randy Schekman al “Guardian”, il giorno stesso in cui ha ricevuto il premio Nobel, e quindi non solo nel momento più importante per la sua carriera di ricercatore, ma anche nel momento di massima visibilità per lui. Ma non basta, la dichiarazione di Schekman era stata preceduta di un paio di giorni, da quella di un altro autorevolissimo scienziato, Peter Higgs, notissimo teorizzatore del bosone di Higgs, che sempre al “Guardian” aveva denunciato il sistema delle pubblicazioni scientifiche.

Ma se la dichiarazione di Schekman è clamorosa, altrettanto clamoroso è il silenzio con il quale è stata inghiottita dalla stampa. Alcuni quotidiani italiani le hanno almeno dedicato il minimo sindacale, come Il Corriere della Sera, che titola “Schekman: Le principali riviste scientifiche danneggiano la scienza” (poco più che un trafiletto) e l’Unità, “Il Nobel Schekman: Boicottiamo Science e Nature”, mentre altri hanno invece vistosamente dimenticato di parlarne. Ma ancor più vistosa è la “dimenticanza” da parte di soggetti che fanno della divulgazione scientifica il loro argomento centrale. Non una parola è stata spesa infatti, da parte di testate come Le Scienze, Oggiscienza, Query, Pikaia e perfino Focuse Ocasapiens, generalmente attente a difendere la cosiddetta buona scienza (quella sciorinata dal CICAP!) dalle idee magari un po’ stravaganti di qualche personaggio poco noto.

Le principali riviste scientifiche internazionali – Nature, Cell e Science – sono paragonate da Schekman a tiranni: “Pubblicano in base all’appeal mediatico di uno studio, piuttosto che alla sua reale rilevanza scientifica. Da parte loro, visto il prestigio, i ricercatori sono disposti a tutto, anche a modificare i risultati dei loro lavori, pur di ottenere una pubblicazione”.

“La tentazione di vedere i propri lavori pubblicati su quelle riviste spinge i ricercatori ad aggiustare i risultati, per renderli più accattivanti e “alla moda. Tutto questo ovviamente a discapito di scoperte magari meno trendy ma più importanti e determinanti per il progresso. Non pago, Schekman attacca anche gli editori, che preferiscono pensare allo scoop piuttosto che al valore intrinseco di un lavoro. Come dire, prima i soldi poi la scienza.

Una tale accusa lanciata da un neo premio Nobel dovrebbe meritare la massima attenzione, ma la tecnica è sempre la stessa: ignorare per non dare visibilità a certe idee, considerate scomode. Ma Schekman aggiunge dell’altro: Queste riviste, sono capaci di cambiare il destino di un ricercatore e di una ricerca, influenzando le scelte di governi e istituzioni. Sfruttano il loro prestigio, distorcono i processi scientifici e rappresentano una tirannia che deve essere spezzata, per il bene della scienza”.

“La scienza con le sue dichiarazioni è un’autorità in grado di influenzare le scelte di governi e istituzioni, e se è manipolabile da parte di chi detiene il comando delle principali testate scientifiche, è automaticamente vero che le affermazioni su temi sensibili possono essere orientate in base alle convenienze dei governi stessi o delle istituzioni”. Le dichiarazioni di Schekman supportano dunque indirettamente che su temi come il Global warming, la pandemia H1N1, l’eugenetica e tutte le implicazioni della visione malthusiana dell’evoluzione, la possibilità di orientare gli studi in un senso “conveniente” è reale.

L’episodio della dichiarazione di Schekman mostra che nemmeno per un Nobel è facile denunciare i problemi della scienza, figurarsi per soggetti enormemente meno visibili. La denuncia di Schekman rappresenta tuttavia un incentivo ad andare avanti per tutti coloro che ritengono la scienza una realtà preziosa, che deve essere difesa dalle strumentalizzazioni e da qualsiasi tentativo di piegarne i risultati a vantaggio di interessi particolari.