In California, il glifosato deve essere etichettato come “possibile cancerogeno” – Ricordiamo che l’Europa ha stabilito che invece noi possiamo pure crepare, almeno per i prossimi 5 anni!

 

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In California, il glifosato deve essere etichettato come “possibile cancerogeno” – Ricordiamo che l’Europa ha stabilito che invece noi possiamo pure crepare, almeno per i prossimi 5 anni!

 

Da Il Salvagente:

California, il glifosato deve essere etichettato come “possibile cancerogeno”

Nello stato della California il glifosato sarà etichettato come un prodotto “noto allo Stato per causare il cancro“. Un tribunale d’appello della California ha confermato la scelta dello Stato e del Centro per la sicurezza alimentare (Cfs)ad inserire il pesticida tra quelle comprese nell’elenco di sostanze chimiche pensate per causare cancro o difetti di nascita come prevede la Proposition 65, la legge sulla sicurezza delle acque potabili e tossiche del 1986. La vicenda legale tra lo Stato della California e Monsanto va avanti dal 2017, da quando, cioè, la multinazionale si è schierata contro la decisione della California’s Office of Environmental Health Hazard Assessment di elencare il glifosato, l’ingrediente attivo nell’erbicida di Monsanto, Roundup, tra le sostanze della Proposition 65 che richiede la notifica e l’etichettatura di tutte le sostanze chimiche note per provocare cancro, difetti alla nascita o altri danni riproduttivi e vieta il loro scarico nelle acque potabili dello stato.

“Questa è una grande vittoria per tutti i californiani – e un’enorme perdita per Monsanto – poiché sostiene il nostro diritto di proteggere noi stessi e il nostro ambiente da esposizione non necessaria e indesiderata alla sostanza chimica pericolosa, il glifosato”, ha dichiarato Adam Keats, avvocato senior della Cfs.

Ricordiamo a tutti  che  solo pochi mesi fa L’Unione Europea ha rinnovato l’aurorizzazione al Glifosato per altri 5 anni!

Da Focus:

L’Unione Europea rinnova l’uso del glifosato per altri 5 anni

Gli stati dell’UE hanno votato: l’autorizzazione per il potente erbicida verrà estesa. Rimane aperto il dibattito sui rischi per la salute.

L’Unione Europea ha rinnovato per altri 5 anni l’autorizzazione all’utilizzo del glifosato, uno dei più potenti e diffusi diserbanti del mondo. Lo ha deciso il Comitato d’appello dell’Unione Europea, dopo diversi rinvii.

Italia e Francia si sono dette contrarie, ma Germania e altri Stati hanno fatto pendere l’ago della bilancia a favore del glifosato, sostanza i cui effetti sull’uomo sono molto dibattuti: mentre l’Agenzia europea delle sostanze chimiche (ECHA) la reputa “non carcerogena“, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) l’ha classificata come “probabilmente cancerogena per gli esseri umani”.

 

Leggi anche:

Incredibile, ma vero: Glifosato, gli studi dell’Efsa hanno nascosto le prove di cancerogenicità…!

L’Echa, l’Agenzia europea per le sostanze chimiche, ha dichiarato che il GLIFOSATO non è cancerogeno e non provoca mutazioni genetiche. Inoltre fa dimagrire, aiuta la diuresi e fa nascere figli biondi e con gli occhi azzurri …ma vaffanculo, va!!

Ignorare la tossicità del glifosato è crimine contro l’umanità!

Glifosato cancerogeno: Europa sotto accusa. Come Efsa ed Echa ci hanno truffato con l’analisi dei dati!

 

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Glifosato cancerogeno: Europa sotto accusa. Come Efsa ed Echa ci hanno truffato con l’analisi dei dati!

 

Con «Pesticides and public health: an analysis of the regulatory approach to assessing the carcinogenicity of glyphosate in the European Union» tre ricercatori – appartenenti ad altrettante Ong di Germania, Regno Unito e Austria – mettono in discussione il metodo scientifico impiegato dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) e dall’Agenzia europea per le sostanze chimiche (Echa) per classificare la pericolosità del glifosato per la salute pubblica. E lo fanno a partire da criteri di ricerca e linee guida per la valutazione del rischio previste dal Regolamento europeo 1272/2008.

Abbiamo chiesto al professor Carlo Modonesi, dell’Università di Parma e membro del Comitato Scientifico dell’Associazione medici per l’Ambiente (Isde Italia), di aiutarci a capire meglio il contenuto di questa pubblicazione.

Chi sono gli scienziati che hanno prodotto questo paper?

Si tratta di tre ricercatori che operano in tre Ong diverse di tre paesi diversi. Nessuno dei tre autori è una star del settore, ossia di quelle “celebrità” che spesso si accomodano nei tanti salotti televisivi che dispensano ricette e informazioni scientifiche da salotto (appunto!).
A giudicare dai contenuti dell’articolo, si intuisce che i questi ricercatori possiedono un background scientifico di primo livello e non hanno alcuna intenzione di perdersi in sterili affermazioni ideologiche. L’articolo parla infatti di dati e di fatti veri e di come andrebbero letti in un’ottica scientifica non condizionata da interessi particolari; vale a dire, rispettando l’integrità scientifica, il buon senso e (non ultime) le stesse regole fissate dalle Istituzioni europee.

In che cosa consiste l’errore metodologico dell’Efsa rilevato dallo studio?

L’errore principale rilevato nell’articolo di Clausing e colleghi riguarda le modalità operative che i panel dell’Efsa e dell’Echa hanno usato per esprimere i loro pareri di non cancerogenicità del glyphosate. Infatti, escludendo dalla propria analisi alcuni studi sperimentali che fornivano risultati positivi e significativi in relazione ad alcune patologie tumorali (soprattutto linfomi e tumori renali), le due Agenzie impiegavano criteri del tutto arbitrari che producevano l’effetto di sottrarre dal processo valutativo dati importanti sulla cancerogenicità dell’erbicida.
Seguendo questa strada, l’Efsa e l’Echa sceglievano deliberatamente di escludere dalla propria casistica l’analisi obiettiva di alcune indagini sperimentali, che avrebbero rafforzato l’ipotesi di cancerogenicità dell’erbicida.

Perché deve farci riflettere?

Per molte ragioni che sarebbe troppo lungo elencare in modo conclusivo.

Un aspetto importante è che la scelta operativa dell’Efsa e dell’Echa è in contrasto con quanto previsto dal Regolamento europeo (CE) 1272/2008 in materia di «Classificazione, Etichettatura e Imballaggio» delle sostanze e delle miscele chimiche, e, come tale, ne costituisce un’aperta violazione.

La conclusione che se ne trae è che il “baco” rilevato nella valutazione delle Agenzie europee, probabilmente non è dipeso da una svista o da un errore casuale (sempre possibili e giustificabili) ma da un orientamento sbagliato e consapevole nell’istruire la revisione dei dati di letteratura. Secondo gli autori dell’articolo, ciò legittima il dubbio che la procedura valutativa delle due Agenzie sia stata applicata in quel modo per evitare di arrivare alla stessa conclusione a cui era arrivata l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) che, com’è noto, nei primi mesi del 2015 aveva inserito il glyphosate in classe 2A (probabile cancerogeno per l’uomo).
Sintetizzando un po’, potremmo affermare che l’articolo dei tre autori deve farci riflettere innanzitutto perché fa luce su come viene pianificata e gestita in Europa l’autorizzazione commerciale dei composti di sintesi destinati a entrare nella catena alimentare (sia degli animali domestici che dell’uomo). In secondo luogo – ma questa è una considerazione più generale che non è inerente al lavoro specifico di Clausing e colleghi – perché nella valutazione del rischio delle Agenzie europee non si tiene sufficientemente conto della tossicità ambientale di molti composti che, anche se non necessariamente cancerogeni, sono dannosi per una grande varietà di organismi. Tra questi, molti dei pesticidi più pericolosi e persistenti, il cui impiego senza attenzione alla precauzione ha determinato un drastico peggioramento della qualità chimica delle matrici ambientali, con effetti ecologici di proporzioni preoccupanti.

Lei è a conoscenza di un dibattito attorno a questo studio? Che cosa ne pensa la comunità scientifica?

Lo studio di cui stiamo parlando è recentissimo e al momento non mi risulta che abbia innescato un dibattito allargato sui media convenzionali che circolano nella comunità scientifica. Ma possiamo stare certi che, nei corridoi dei centri di ricerca e delle università, l’articolo è stato notato per la sua qualità e per la sua efficacia, senza dire del fatto che la rivista biomedica su cui è stato pubblicato ha un fattore di impatto di tutto rispetto. Sicuramente si tratta di un contributo importante nel chiarire alcuni passaggi critici della “vicenda europea” che negli ultimi anni ha avuto per protagonista il glyphosate. Più in generale, direi che il lavoro di Clausing e colleghi costituisce uno sforzo di revisione critica dell’operato delle Agenzie europee destinato a lasciare una traccia difficilmente cancellabile. Detto questo, non è il primo… e certamente non sarà l’ultimo.

A questo punto, ci sono gli estremi per richiedere all’Efsa di rivedere il suo giudizio?

Gli estremi per rimettere in discussione il giudizio dell’Efsa sul glyphosate c’erano anche prima della pubblicazione del lavoro di Clausing e colleghi. Anche in Italia, molti ricercatori hanno più volte preso posizione contro il parere espresso dai panel di Efsa ed Echa. Bisogna tuttavia convincersi che il punto non è di natura esclusivamente scientifica, perché è ormai evidente che nelle Agenzie sovranazionali che hanno il compito di garantire la salubrità alimentare, e quindi la salute pubblica, spesso la scienza viene usata come un elastico, ossia viene messa in subordine ad altre “priorità”. Per tale ragione, non possiamo prevedere quella che sarà la reazione dell’Efsa, né quella della Commissione, anche se, alla luce di questo nuovo contributo scientifico, l’operato dell’Efsa lascia ancora più perplessi.
L’esperienza degli ultimi 10 anni ci ha insegnato che le leve della decisione politica europea (e non solo europea) vengono manovrate sulla base di una serie di fattori in gioco, peraltro non tutti e non sempre visibili, inclusi il peso che riescono a conquistarsi i gruppi di pressione e i condizionamenti determinati dai pesanti conflitti di interessi che ruotano intorno alle Istituzioni europee. Soprattutto in materia di tecnologie per l’agricoltura industriale, non è affatto raro che i due piatti della bilancia (quello dell’interesse pubblico e quello dell’interesse privato) si trovino in posizione visibilmente asimmetrica. Ancora oggi, nella maggior parte dei consessi tecnici-politici che dovrebbero ispirare le politiche europee, la tendenza a privilegiare l’interesse privato è sempre molto forte. Anzi, troppo.

Carlo Modonesi
Università di Parma
Membro del Comitato Scientifico di Isde Italia

Ora anche l’Efsa conferma: i pesticidi neonicotinoidi sono i killer delle api

 

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Ora anche l’Efsa conferma: i pesticidi neonicotinoidi sono i killer delle api.

C’erano pochi dubbi, purtroppo. Ma oggi è arrivata anche la conferma della pericolosità per le api di tre insetticidi neonicotinoidi largamente utilizzati. Sulla base di una revisione di oltre 700 studi su imidaclopridclothianidin e thiamethoxam, l’Efsa ha confermato che queste sostanze chimiche comportano rischi elevati per le api e che le restrizioni imposte dall’Ue nel 2013 non sono sufficienti per controllare tali rischi.

“Le prove sono schiaccianti. I neonicotinoidi mettono gravemente a rischio le api, le coltivazioni e le piante che da esse vengono impollinate”, commenta Federica Ferrario, responsabile campagna Agricoltura di Greenpeace. “L’Italia e gli altri Paesi europei devono smetterla di tergiversare e sostenere pienamente il bando permanente dei neonicotinoidi proposto dall’Ue. Sarebbe un primo passo concreto per prevenire il catastrofico collasso delle popolazioni di api”.

Nel marzo del 2017, la Commissione europea ha proposto un bando permanente ai tre neonicotinoidi, con l’eccezione del loro utilizzo nelle serre. I Paesi membri voteranno questa misura il prossimo 22 marzo, dopo che lo scorso dicembre il voto era stato rimandato, appunto per attendere la pubblicazione del rapporto dell’EFSA.

“L’Italia si era già espressa negativamente al bando temporaneo votato nel 2013, per questo la domanda che facciamo è sempre la stessa, come voteranno i rappresentanti del nostro Paese il prossimo 22 marzo? Al momento, dopo ripetute richieste e nonostante l’appello rivolto al ministro Martina da parte di quasi 140mila persone, ancora si attende una risposta”, conclude Ferrario.

La revisione odierna delle evidenze scientifiche è stata possibile proprio grazie a queste restrizioni parziali in Ue, introdotte nel 2013, sull’uso dei tre insetticidi neonicotinoidi in agricoltura. Questa pubblicazione arriva dopo altre cinque relazioni dell’Efsa, nel 2015 e nel 2016, che evidenziano costantemente i pericoli che queste sostanze rappresentano per api mellifere e api selvatiche.

Oltre a imidacloprid, clothianidin e thiamethoxam, Greenpeace chiede anche il divieto per altri quattro neonicotinoidi, il cui uso è attualmente permesso in Ue: acetamiprid, thiacloprid, sulfoxaflor e flupyradifurone. L’utilizzo di questi quattro pesticidi è in continua crescita in sostituzione dei tre neonicotinoidi oggetto di restrizione temporanea.

Sul sito http://salviamoleapi.org/firma-ora/ dell’organizzazione ambientalista si può aderire alla petizione per chiedere il bando dei pesticidi dannosi per api e altri impollinatori, l’estensione del bando europeo ai neonicotinoidi e investimenti in pratiche agricole sostenibili.

 

 

Coalizione di Org ambientaliste di Austria, Germania, Italia, Francia e Portogallo intraprende azione penale contro l’Efsa (Autorità Europea per sicurezza alimentare): valutazione non obiettiva e trasparente sui rischi del glifosato, in favore di Monsanto e sulla pelle della gente!

 

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Coalizione di Org ambientaliste di Austria, Germania, Italia, Francia e Portogallo intraprende azione penale contro l’Efsa (Autorità Europea per sicurezza alimentare): valutazione non obiettiva e trasparente sui rischi del glifosato, in favore di Monsanto e sulla pelle della gente!

 

Glifosato, azione penale contro l’Efsa: la sua valutazione non è indipendente.

Una coalizione di organizzazioni ambientaliste di Austria, Germania, Italia, Francia e Lisbona (Global 2000, PAN Europe, PAN Germany, PAN Italia e Generations Futures) ha annunciato una azione penalecontro l’Istituto federale tedesco per la valutazione dei rischi (BfR) e l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) perché non hanno fatto una valutazione obiettiva e trasparente dei rischi del glifosato. L’auspicio è che la causa transnazionale possa portare ad ottenere un controllo indipendente e oggettivosul glifosato  da parte di uno o più tribunali. In Italia, la causa intentata da Global 2000 e PAN Italia è depositata presso la Procura della Repubblica di Parma.

I “Monsanto paper” sotto accusa

La decisione delle associazioni ambientaliste nasce dalla constatazione del fatto che la valutazione dell’Efsa – decisiva per il rinnovo dell’autorizzazione del pesticida per i prossimi 5 anni – si è basata su uno studio, quello del Bfr copiato, in molte sue parti, da un report messo a punto dalla Monsanto, la casa produttrice dell’erbicida più utilizzato al mondo. Si trattava, ovviamente, di un rapporto che non metteva in mostra nessuna criticità circa la sicurezza del glifosato. Una circostanza che ricorre nella stragrande maggioranza degli studi pubblicati dall’industria agrochimica.

Solo gli studi indipendenti bocciano il glifosato

Solo il 2% dei 46 studi dell’industria agrochimica – denuncia la coalizione – conclude che l’erbicida contro le infestanti è genotossico. Al contrario, 53 studi indipendenti pubblicati su un totale di 70 dimostrano il contrario. 

Con l’autorizzazione al rinnovo, come si è più volte sottolineato, si è rinunciato al principio di precauzione che da sempre ha ispirato la normativa comunitaria. I pesticidi con proprietà cancerogene, mutagene o tossiche per la riproduzione non possono essere autorizzate dal regolamento CE sui pesticidi, accusano le organizzazioni ambientaliste, denunciando che il BfR non ha esaminato gli studi pubblicati che tengono conto di queste proprietà del glifosato. Le organizzazioni fanno ora affidamento sul fatto che diversi o almeno uno dei tribunali in cui le accuse penali saranno depositate in una revisione obiettivagiungono alla stessa conclusione.

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/12/07/glifosato-azione-penale-contro-lefsa-la-sua-valutazione-non-e-indipendente/29047/

VERGOGNOSO – Glifosato: l’Unione Europea rinnova per altri 10 anni. Ma non era cancerogeno? No, secondo le valutazioni dell’Efsa, che sono un copia e incolla della richiesta di Monsanto!

 

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VERGOGNOSO – Glifosato: l’Unione Europea rinnova per altri 10 anni. Ma non era cancerogeno? No, secondo le valutazioni dell’Efsa, che sono un copia e incolla della richiesta di Monsanto! 

L’Efsa, nella valutazione con cui ha assolto il glifosato, ha copiato e incollato centinaia di pagine dalla richiesta di rinnovo dell’autorizzazione di Monsanto. A scoprire ( e a pubblicare) le pagine-copia è stata la radio francese Rmc. “I punti chiave del rapporto dell’Agenzia europea, un centinaio di pagine in tutto, sono stati copiati dalla richiesta Monsanto. E’ sulla base di questi dati che l’Efsa ha assolto il pesticida e la Commissione europea deciderà nei prossimi mesi se autorizzare o meno il glifosato. Quanto possiamo fidarci?” scrive la radio che a supporto della sua tesi ha pubblicato alcune delle pagine incriminate (che noi vi riproponiamo di seguito)


A sinistra la pagina 847 della domanda di ri-registrazione, depositata dalla società Monsanto
A destra: una pagina 529 della relazione di valutazione inviata dal BfR all’Efsa

La domanda che si pone la radio francese non è sbagliata. Quanto può essere attendibile una valutazione copiata dall’azienda che ha tutto l’interesse a che il suo prodotto di punta venga autorizzato nuovamente? In effetti, i dubbi sull’attendibilità della valutazione circolavano da un pò ma adesso ci sono nero su bianco tutte le parti copiate e incollate.

Efsa: i nostri studi sono indipendenti

Durante l’intero processo di revisione dell’autorizzazione, gli enti responsabili della valutazione dell’Efsa, come l’Istituto federale tedesco per la valutazione dei rischi (BfR), hanno affermato che la loro opinione è basata esclusivamente sulla propria valutazione obiettiva delle ricerche scientifiche sul glifosato, ma qualcosa non torna.

Confrontando la richiesta di rinnovo dell’autorizzazione che Monsanto aveva presentato nel maggio 2012 per conto della Glyphosate Task Force, un consorzio di oltre 20 aziende che commercializzano prodotti a base di glifosato in Europa, e la relazione dell’EFSA si nota chiaramente che le cose non stanno cosi.

…ma la realtà è ben diversa

I documenti sembrano confermare che il BfR e di conseguenza l’Efsa non hanno condotto nessuna revisione indipendente degli studi scientifici sui potenziali impatti del glifosato sulla salute umana, prendendo per buona la valutazione fornita dall’azienda produttrice.

Greenpeace: inaccettabile

Duro il commento di Greenpeace. “Che si tratti di negligenza o di dolo il risultato non cambia: è assolutamente inaccettabile che enti governativi, invece di fare una valutazione scientifica indipendente, facciano propria l’analisi delle aziende interessate. Quanto è accaduto rimette in discussione l’intero processo di approvazione dei pesticidi nell’Unione europea” spiega Federica Ferrario. “Votare contro il rinnovo del glifosato diventa ancora di più un passo obbligato per l’Italia e gli altri Stati Membri, per proteggere persone e ambiente da questa sostanza chimica pericolosa. Chiediamo – conclude – come intende votare il governo italiano. Il suo assordante silenzio sulla vicenda è diventato ormai insostenibile”.

 

 

tratto da: https://ilsalvagente.it/2017/09/15/glifosato-quando-lunione-euroepa-copia-e-incolla-una-ricerca-di-monsanto/25843/

Glifosato, l’Efsa – Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare – continua a giocare sulla pelle della gente e assolve per la seconda volta il pesticida Monsanto! Potenza delle Multinazionali!

 

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Glifosato, l’Efsa – Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare – continua a giocare sulla pelle della gente e assolve per la seconda volta il pesticida Monsanto! Potenza delle Multinazionali!

 

Oramai la Commissione europea ha tutti gli elementi per esprimersi sul rinnovo dell’autorizzazione del glifosato. L’Efsa ha, infatti, concluso la relazione con la quale doveva valutare se la sostanza fosse o meno un interferente endocrino, cioè un perturbatore del sistema ormonale dagli effetti dannosi sulla salute. Il parere è negativo e così l’Autorità ha assolto per la seconda volta il pesticida Monsanto. Già nel novembre 2015, dopo che la Iarc aveva classificato il glifosato tra le sostanze probabilmente cancerogene, l’Efsa aveva smentito quella conclusione sostenendo l’improbabilità  che il pesticida potesse rappresentare un rischio cancerogeno per gli umani.

Adesso che l’Efsa ha concluso che il glifosato non presenta alcun rischio per la salute umana, è sempre più vicino il via libera al rinnovo dell’autorizzazione per 10 anni. Secondo l’Efsa, infatti non vi sarebbero prove a sufficienza per considerarlo nocivo per gli ormoni: «Nessuna evidenza è stata trovata negli studi ecotossicologici che contraddicono questa conclusione», recita il documento.

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/09/11/glifosato-lefsa-assolve-per-la-seconda-volta-il-pesticida-monsanto/25742/

Come strizzare l’occhio alle Multinazionali sulla pelle della Gente: Secondo l’EFSA il glifosato non è più un interferente endocrino – E lo stabilisce in base a criteri di valutazione del tutto superati!

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Come strizzare l’occhio alle Multinazionali sulla pelle della Gente: Secondo l’EFSA il glifosato non è più un interferente endocrino – E lo stabilisce in base a criteri di valutazione del tutto superati!

Rafforzata la proposta UE di un rinnovo per 10 anni

Secondo l’EFSA il glifosato non è un interferente endocrino

L’Agenzia per la sicurezza alimentare pubblica il suo ultimo parere che assolve il glifosato anche dall’impatto sugli ormoni. Ma i criteri di valutazione sono superati

EFSA, sul glifosato un nuovo parere basato su vecchi criteri

 

(Rinnovabili.it) – Il file del glifosato ora è completo. Sulle scrivanie della Commissione Europea è arrivata ieri l’ultima relazione dell’EFSA, l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare, che doveva valutare se la sostanza fosse un interferente endocrino, cioè un perturbatore del sistema ormonale dagli effetti dannosi sulla salute. Il parere, come ci si poteva aspettare, è negativo. Per l’EFSA il glifosato non presenta dunque alcun rischio per la salute umana.

Con questa opinione, il dossier di Bruxelles è completo e rafforza la sua proposta originaria: rinnovare l’autorizzazione per il diserbante più controverso del mondo per altri 10 anni. Secondo l’EFSA, infatti non vi sarebbero prove a sufficienza per considerarlo nocivo per gli ormoni: «Nessuna evidenza è stata trovata negli studi ecotossicologici che contraddicono questa conclusione», recita il documento.

In attesa della riunione del Comitato fitosanitario permanente, che raduna gli esperti di tutti gli stati membri, si rinfocola dunque una polemica lunga ormai due anni e mezzo. Tanto è passato da quando l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) ha classificato il glifosato come «probabilmente cancerogeno per l’uomo». Un parere contestato dall’EFSA, finita al centro delle polemiche per conflitti di interessi che ne avrebbero inficiato la contro-valutazione.

Conflitti non ancora risolti, su cui gli ambientalisti concentrano la critica. Inoltre, per fugare i dubbi sulle potenziali interferenze del sistema endocrino, l’agenzia non si è basata sulla definizione approvata a luglio dall’UE. Ha adottato criteri intermedi fissati diversi anni fa mentre si attendeva una definizione formale, la quale oggi comprende anche i “sospetti interferenti endocrini”. Secondo i critici, vi è un problema nel livello di prove troppo alto da presentare per togliere dal commercio le sostanze potenzialmente dannose. In tal modo, si garantirebbe a numerosi potenziali perturbatori di aggirare i divieti.

Sul glifosato, sta giungendo all’epilogo una guerra in punta di diritto, in cui l’utilizzo distorto della scienza per funzioni evidentemente politiche ed economiche ha dominato il campo. Il risultato delle tensioni è ancora tutt’altro che scontato, con la Francia che pochi giorni fa ha annunciato il suo no alla nuova autorizzazione. Se restasse di questa idea, Parigi potrebbe far mancare la maggioranza qualificata tra gli stati membri, con Bruxelles nuovamente obbligata a tenere il cerino in mano.

 

fonte: http://www.rinnovabili.it/ambiente/efsa-glifosato-interferente-endocrino-333/

Milioni di api morte attorno ai campi di mais OGM imbevuti di pesticidi neonicotinoidi. L’Efsa li aveva vietati, ma evidentemente sotto la pressione delle Multinazionali, sta valutando di rivedere il divieto!

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Milioni di api morte attorno ai campi di mais OGM imbevuti di pesticidi neonicotinoidi. L’Efsa li aveva vietati, ma evidentemente sotto la pressione delle Multinazionali, sta valutando di rivedere il divieto!

Poiché l’Unione europea ritiene di eliminare le restrizioni su tre pesticidi nella famiglia neonicotinoide, sarebbe bene considerare il fenomeno, conosciuto dagli apicoltori canadesi, in cui le api iniziano a morire in branco poco dopo la stagione di semina di mais.

“Una volta che il mais è stato piantato le nostre api sono morte dai milioni”, ha detto l’apicoltore Dave Schuit nell’estate 2013, come riportato da Eat Local Grown.

Quella primavera, Schuit ha perso 600 alveari contenenti 37 milioni di api. Lo stesso anno l’agricoltore canadese Gary Kenny ha dichiarato che otto dei 10 alveari che ha mantenuto sulla sua proprietà sono morti poco dopo che i suoi vicini hanno piantato il mais nei loro campi.

Il mais geneticamente modificato (GM) è ampiamente coltivato in Canada, ma perché le morti delle api sono avvenute subito dopo la piantagione, le piante di mais non sono probabili da incolpare per questo particolare moria. Invece, gli apicoltori credono che la causa è che i semi di mais sono stati pre-trattati con neonicotinoidi. La semina d’aria provoca polveri neonicotinoidi che volano dai semi.

 

GLI STUDI 

In uno studio i ricercatori della American Purdue University hanno esaminato le api morti o che stavano morendo come quelle del 2013. I risultati dicono: “Le api hanno mostrato sintomi neurotossici, l’analisi delle api morte ha rivelato tracce di [i neonotinoidi] thiamethoxam / clothianidin in ogni caso”… “I trattamenti di seme di colture a campo (principalmente mais) sono l’unica fonte principale di questi composti”.

Un’indagine di agenzie di regolamentazione della gestione del Pest ha anche sottolineato la stessa causa, concludendo che i semi di mais trattati con questi neonicotinoidi “hanno contribuito alla maggior parte delle mortalità delle api”.

“I seme sono il problema”, ha dichiarato Paul Wettlaufer, agricoltore locale e direttore della Federazione federale dell’agricoltura.

I neonicotinoidi sono “pesticidi sistemici”. Essi vengono applicati ai semi prima della piantagione e poi ripresi in ogni tessuto della pianta, inclusi foglie, semi, pollini, fiori e nettari. Questo li rende altamente letali non solo ai parassiti agricoli, ma a tutti gli insetti e anche agli uccelli che visitano le piante per qualsiasi motivo.

“L’uso profano [dei neonotinoidi] in ambito agricolo, la loro elevata persistenza nel suolo e nell’acqua, la loro assorbimento da parte delle piante e la traslocazione ai fiori … mettono a rischio i servizi di impollinazione”, ha concluso uno studio internazionale di ricerca.

Non solo i pollinatori sono minacciati. Due importanti studi nel 2015 hanno scoperto che i pesticidi hanno effetti diffusi e pericolosi su interi ecosistemi. Uno, pubblicato nella rivista Nature, ha scoperto che l’uso di neonicotinoidi stava causando il crollo delle popolazioni di uccelli. Ciò è probabilmente causato sia dall’avvelenamento diretto che dalla devastazione delle fonti alimentari invertebrate.

Nel frattempo, un’analisi da parte della Task Force sui pesticidi sistemici, di 800 studi separati, ha concluso che anche se utilizzati secondo le linee guida del produttore, i neonicotinoidi causano danni a specie “non bersaglio” come lombrichi, insetti, invertebrati acquatici e addirittura lucertole e pesci. I pesticidi sono “probabili avere una vasta gamma di impatti biologici ed ecologici negativi”, ha scritto la task force.

 

IL CASO DI CRESCITA DI UN BAN

Nel 2013, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha imposto un divieto di due anni sull’uso di tre neonicotinoidi, citando un rischio probabile per le api. L’EFSA ha ora lanciato un nuovo studio per rivedere tale politica, con risultati attesi nel gennaio 2017.

Tuttavia, l’evidenza di un divieto di neonicotinoidi è ancora più forte di quanto sia stato due anni fa. Anche l’agenzia americana per la protezione dell’ambiente (EPA) è stata costretta ad ammettere che i prodotti chimici devastano gli impollinatori. L’agenzia ha recentemente annunciato i risultati delle prove sul campo, trovando che anche l’utilizzo di neonicotinoidi (25 parti per miliardo nel polline vegetale e nel nettare) di livelli molto bassi, ha causato perdite misurabili nelle popolazioni di alveari da api.

I ricercatori ritengono che i neonicotinoidi danneggino i cervelli delle api, in particolare la capacità di elaborare informazioni relative all’orientamento e alla direzione.

 

fonte: http://www.anonews.co/bees/

L’Acrilammide è cancerogeno. Ma le Multinazionali minimizzano e l’Efsa (Agenzia europea per la sicurezza alimentare) nasconde i dati! …E poi qualcuno si meraviglia che la Gente crepa!

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L’Acrilammide è cancerogeno. Ma le Multinazionali minimizzano e l’Efsa (Agenzia europea per la sicurezza alimentare) nasconde i dati! …E poi qualcuno si meraviglia che la Gente crepa!

 

Acrilammide, i dati mai pubblicati di Efsa che indicano il rischio europeo

Chi bara? L’industria che tranquillizza i consumatori sul contenuto di acrilammide dei suoi prodotti o l’Efsa che nasconde i risultati delle analisi dei Paesi membri Ue che dimostrano come il contenuto dell’accertato cancerogeno sia ben più alto di quanto appare?

La domanda è più che mai lecita dopo aver letto la denuncia di Changing Markets Foundation, organizzazione che lavora a finaco delle Ong europee sulla salute dei cittadini.

SEGRETI RIVELATI

Cosa dice la review fatta da Changing Markets Foundation? Che ogni 14 prodotti alimentari testati nel 2015 ce n’è 1 che continua ad avere livelli di acrilammide pericolosamente elevati. È questa la denuncia della fondazione dopo l’analisi dei risultati di laboratorio inediti condotti dall’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (EFSA). I dati EFSA sono stati rilasciati in seguito a una richiesta di accesso alle informazioni. E ha esaminato i risultati di quasi 9mila test di laboratorio condotti in Europa nel 2015. Oltre il 70% di questi test sono stati attuati dall’industria alimentare e non dalle autorità di sicurezza alimentare.
Il livello più elevato (5887 μg / kg), quasi sei volte superiore al valore di riferimento europeo, è stato trovato in un campione di patatine fritte prese in Germania. Un campione di biscotti presi in Spagna ha avuto il secondo valore più alto (5085 μg / kg), dieci volte superiore al parametro europeo per quel gruppo alimentare.
È interessante notare che sono i risultati dei test ufficiali condotti dalle autorità europee di sicurezza alimentare che sembrano identificare la maggior parte dei casi di non conformità e rilevare livelli superiori di acrilammide. Come si vede nella tabella che pubblichiamo.


I dati rivelati dalla Changing Markets Foundation

“La nostra analisi suggerisce che vi sia una significativa discrepanza tra l’auto-monitoraggio del settore e i risultati ufficiali delle autorità europee” ha dichiarato Nuša Urbančič, direttore delle campagne della Fondazione Changing Markets. “Questo ci fa domandare se tale regime di autocontrollo sia effettivamente in grado di garantire la salute pubblica o di coprire solo i peggiori delinquenti del settore”.
La presenza di acrilammide negli alimenti è considerata una preoccupazione per la salute pubblica da parte dell’EFSA in quanto aumenta il rischio di sviluppare il cancro ei bambini piccoli sono i più vulnerabili.
Sebbene i dati suggeriscano una leggera tendenza al ribasso di alcune categorie di alimenti rispetto agli anni precedenti, è allarmante che la più alta percentuale di prodotti ricchi di acrilammide si trova nelle categorie di alimenti destinati ai neonati, con uno su quattro di tutti i cereali  superiori al livello di riferimento europeo.

Anche in questo caso i numeri sono esplicativi quanto e forse più delle parole

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/06/09/acrilammide-i-dati-mai-pubblicati-di-efsa-che-indicano-il-rischio-europeo/23415/

Incredibile, ma vero: Glifosato, gli studi dell’Efsa hanno nascosto le prove di cancerogenicità…!

Glifosato

 

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Incredibile, ma vero: Glifosato, gli studi dell’Efsa hanno nascosto le prove di cancerogenicità…!

 

In una lettera indirizzata al presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, il tossicologo di fama mondiale Christopher Portier ha messo in luce le verità nascoste sul glifosato. In particolare, Portier sostiene che gli studi condotti da Efsa e Echa – sulla base dei quali l’esecutivo europeo ha riautorizzato l’erbicida – non hanno tenuto conto di un aumento significativo dei tumori come conseguenza all’esposizione al glifosato. “Sono sorpreso della quantità di dati che sono stati omessi” scrive il tossicologo.

Juncker non ha risposto personalmente alla lettera. “Dal momento che la maggioranza dei problemi sollevati dalla lettera è legata alla valutazione scientifica del glifosato, la Commissione chiederà all’Efsa e all’Echa di rispondere”, ha dichiarato Anca Paduraru, portavoce dell’esecutivo dell’Ue.

“Sul glifosato sarebbe più ragionevole applicare il principio di precauzione” ha detto il parlamentare socialista Marc Tarabella. I rischi associati al glifosato, infatti, non sono limitati alla sua natura potenzialmente cancerogena. Alcuni studi hanno concluso che l’erbicida può avere effetti sul ciclo riproduttivo e dunque è considerato anche un interferente endocrino. Su questi effetti dannosi del glifosato non ha dubbi neanche Patrizia Gentilini, oncologa dell’Isde, che abbiamo intervistato nel numero in edicola del nostro mensile. L’oncologa ci ha spiegato perché è preoccupante la presenza di tracce di glifosato nell’urina di 14 donne incinta: “Il glifosato specie nella sua formulazione commerciale e a diluizioni comparabili a quelle cui attraverso la dieta siamo esposti induce necrosi e favorisce la morte cellulare programmata”.