Cos’è il glutine e perché se non siete intolleranti dovreste mangiarlo

 

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Cos’è il glutine e perché se non siete intolleranti dovreste mangiarlo

Gluten Free è la nuova moda: su quasi tutte le confezioni compare ormai questa dicitura. Ma cosa succede se smetti di mangiare glutine e non sei celiaco?

Ormai la tavola è diventata un campo minato, pieno di insidie e trappole tese da cibi OGM, preparazioni a base di pesticidi, biscotti con spolveratina di polveri sottili e cracker insaporiti all’amianto.

Esagerazioni e scherzi a parte, siamo entrati nell’Era in cui anche nel mangiare detta legge la filosofia del Senzasenza zuccheri aggiunti, senza grassi, carb free.

Se la stagione scorsa aveva demonizzato come peste bubbonica l’olio di palma, a gettare nel panico i consumatori stavolta è il glutine, una proteina molto dannosa in caso di celiachia.

Ma la celiachia è un disturbo alquanto raro, benché oggigiorno in tanti se la autodiagnostichino leggendo qua e là i sintomi e basandosi sul pericolosissimo sentito dire.

Per conoscere meglio il nemico, se siete convinti che il glutine lo sia, ecco tutto quello che c’è da sapere su di lui.

Compresi i benefici che apporta a chi non soffre di intolleranze.

Cos’è il glutine?

Il glutine è una proteina largamente presente in natura.

Lo si trova in diversi tipi di cereali tuttavia tanti dei problemi legati alla celiachia deriverebbero dal glutine utilizzato dalle industrie alimentari come legante per amalgamare gli ingredienti di un prodotto.

Dal sugo di pomodoro al cioccolato, quasi dappertutto viene piazzato industrialmente un po’ di glutine.

La percentuale dei celiaci in Italia qual è?

Benché in molti si autodiagnostichino erroneamente questa malattia, la celiachia è piuttosto rara.

Si stima che un italiano su 100 sia celiaco.

Essere celiaci non significa mal tollerare il glutine, cosa che può essere più in larga scala: la celiachia vera e propria è un’infiammazione cronica dell’intestino tenue causata dal glutine.

Cosa succede se un celiaco mangia del glutine?

Se viene assunto del glutine in qualsiasi forma (il glutine è presente anche in molte bibite, ndr) e si è affetti da comprovata celiachia, questa sostanza proteica scatenerà una risposta autoimmune la cui conseguenza sarà un danno alla mucosa intestinale, compromettendo l’assorbimento di altri nutrienti essenziali per il fabbisogno del nostro organismo.

La sintomatologia è di vario tipo e va dalla classica nausea che può sfociare in vomito alla diarrea o, al contrario, può presentarsi stipsicon addome gonfio e meteorismo.

Esistono anche sintomi non strettamente legati all’intestino ma di certo non meno fastidiosi quali la dermatite erpetiforme, il mal di testa e altri sintomi neurologici anche più importanti.

Vi sono poi casi di celiachia asintomatica che tuttavia è forse quella da augurarsi di meno poiché l’organismo continua a essere danneggiato irrimediabilmente senza darci la possibilità di accorgercene per tempo.

Cosa si può fare se si soffre di celiachia?

Non c’è farmaco, operazione o terapia che tenga in caso di celiachia.

L’unico modo per combatterla è non avvallarla, ossia non assumere in nessun modo e in nessuna quantità seppur minima del glutine.

Bando dunque a qualsiasi alimento e bibita che contiene questa proteina, davvero dannosa per chi è risultato positivo al test della celiachia.

Come mai la celiachia sta aumentando?

A parte chi sbandiera una celiachia non comprovata e chi si dà al gluten free più per moda che per altro, è un dato di fatto che negli ultimi anni stia aumentando sensibilmente l’incidenza di questo disturbo.

Secondo l’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica, l’incremento delle diagnosi della celiachia è di 5 volte superiore, soprattutto nei bambini.

Bisogna riconoscere però che questo aumento è dovuto anche al miglioramento delle tecniche di accertamento per riconoscere tali disturbi.

Tuttavia le cause della maggiore incidenza della celiachia sono da imputare a un aumento del consumo di grano, a una modificazionesostanziale del frumento e del glutine in esso contenuto e al largo uso (spesso improprio e dannoso) di glutine come additivo e riempitivodal mercato alimentare.

Gluten Free non significa per forza sano

Il marketing degli ultimi tempi vorrebbe farci credere che sia proprio così ma non è affatto vero.

L’assenza di glutine è ormai assimilata al bio o al No OGM ma in verità il Gluten Free non è sinonimo di wellness, anzi.

Uno studio australiano ha analizzato più di tremila alimenti senza glutine e ha concluso che i valori nutrizionali e l’apporto calorico sono in media gli stessi di cibo tradizionale della stessa categoria.

Il motivo è semplice: per rendere gustoso un cibo, l’industria alimentare si serve di zucchero, sale, grassi e glutine.

Se viene meno uno dei quattro ingredienti che aumentano l’appetibilità, è ovvio che gli altri tre debbano essere maggiorati a livello di quantità e intensità, dunque il food in questione non guadagna di certo in salubrità.

I cibi gluten free fanno dimagrire?

Vale la stessa regola di prima: per togliere il glutine, si aumenta qualcos’altro.

E quel qualcos’altro spesso fa male.

sempre fa ingrassare.

Teoricamente gli alimenti scevri di glutine dovrebbero portare a un calo ponderale poiché si eliminano dalla dieta alimenti ricchi di carboidrati come pane e pasta.

Tuttavia, per rendere più saporite le preparazioni e sopperire alla mancanza di glutine, vengono introdotti olii e additivi al fine di assicurare sofficità e fragranza al prodotto.

Il risultato? Alla fine sono più calorici rispetto alla versione tradizionale con il glutine.

Cosa può succedere se si elimina il glutine dalla dieta?

I celiaci che devono rinunciare per cause di forza maggiore al glutine possono andare incontro a gravi carenze nutrizionali, soprattutto sul lungo periodo.

Dopo anni di dieta che non contempla l’apporto di glutine, si possono manifestare carenze di micronutrienti come le vitamine del gruppo B, il ferro, il magnesio, l’acido folico e anche la fibraproprio perché maggiormente presenti negli alimenti esclusi.

Chi elimina il glutine dalla propria tavola deve necessariamente essere seguito da un professionista specializzato in scienze della nutrizione che sia in grado di indicare al paziente alternative valide.

Chi non soffre di celiachia non dovrebbe assolutamente eliminare gli alimenti che contengono il glutine: una dieta priva di glutine può aumentare il rischio di patologiecardiovascolari, di sindrome metabolica e di osteoporosi.

Il gluten free è un business?

Esiste qualcosa che non sia un business? No davvero, tantomeno la nuova branca dell’Eldorado Gluten Free.

Il motivo per cui i marchi spendono cifre elevate per pubblicizzare i prodotti in televisione e stanno togliendo il glutine quasi da ogni prodotto, facendo campeggiare in bella vista il bollo Gluten Free, è legato a motivazioni economiche.

Scambiato per un valore aggiunto come può essere il marchio di certificazione Icea del biologico, il simbolo Senza Glutine giustifica un prezzo più elevato e rivolge il prodotto a un target maggiormente sofisticato, dal palato più esigente e dal portafogli meno intransigente.

Eppure la celiachia è un disturbo “di nicchia”, che attanaglia solamente una percentuale limitata della popolazione.

Perché mai farne dunque un prodotto di massa? Semplice: perché fa vendere di più.

Negli Stati Uniti sono arrivati perfino a etichettare come gluten free i cosmetici, anche se la sostanza deve essere ingerita per diventare dannosa.

In Italia il Ministero della Sanità approva gli alimenti senza glutine erogabili gratuitamente ai celiaci e la spesa sanitaria è aumentata tantissimo negli ultimi anni.

Attenzione all’ortoressia

Il glutine rientra nella lunga lista di spauracchi che fanno temere per la propria salute i cosiddetti ortoressici.

Non bisogna affatto scherzare con l’ortoressia, un disturbo alimentare nato negli ultimi anni sulla scia della psicosi del bio.

Si tratta della fissazione di ingurgitare solamente alimenti e bevande salubri: niente olio di palma, niente pesticidi, vade retro OGM… Anche il glutine è visto con estremo sospetto e dribblato da chi soffre di ortoressia grave.

fonte: https://www.grazia.it/stile-di-vita/tendenze-in-cucina/glutine-fa-male-dimagrire

Il grano che mangiamo oggi? Un “veleno cronico perfetto”. Non è quello che mangiavano i nostri nonni, ma il frutto di una ricerca genetica negli anni ’60 e ’70

 

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Il grano che mangiamo oggi? Un “veleno cronico perfetto”. Non è quello che mangiavano i nostri nonni, ma il frutto di una ricerca genetica negli anni ’60 e ’70

Il grano è uno dei cibi che nei secoli ha avuto l’espansione maggiore, eppure nasconde un lato oscuro che non molti conoscono. Uno studio della malattia celiaca svela il mistero del perché l’uomo moderno, che pranza tutti i giorni a tavola con il grano, è l’animale con più gravi problemi del Pianeta.

La malattia celiaca una volta era considerato un male estremamente raro, limitata a individui di origine europea. Oggi, tuttavia, un numero crescente di studi indicano che la malattia celiaca si espande notevolmente, ad esempio negli  Stati Uniti si calcola 1 ogni 133 persone. I problemi legati alla celiachia sono caratterizzati da sintomi gastrointestinali, malassorbimento e malnutrizione. In una intervista alla CBS il dott. William Davis ha definito il grano (cereale) moderno: un  “veleno cronico perfetto” .
Il  cardiologo americano ha pubblicato un libro su tutte le varianti di questo cereale dal titolo Wheat Belly (Pancia da grano), un best seller secondo il New York Times.
Davis ha affermato che il grano che mangiamo nei nostri giorni non è il grano che mangiava la nonna.
E’ una pianta alta 18 pollici creata da una ricerca genetica negli anni ’60 e ’70, ha detto al programma “CBS This Morning”, ed ancora: ha molte particolarità di cui nessuno ti ha parlato, ad esempio c’è una nuova proteina  chiamata gliadina. Non è glutine.
Non mi sto riferendo alle  persone con sensibilità al glutine e celiachia. Sto parlando di tutti gli altri, perché tutti sono sensibili  alla proteina della gliadina, che è un oppiaceo. Questa interagisce con i recettori oppiacei nel cervello e nella maggior parte delle persone stimola l’appetito, in modo tale da farci consumare 440 calorie in più al giorno, 365 giorni all’anno.
Alla domanda se l’industria agricola potesse ritornare alla produzione del grano più tradizionale il dott.Davis ha risposto negativamente perchè quel grano che fu mutato trent’anni fa rende meno di quello attuale alle industrie alimentari.
Perché ? Semplice: è più basso, meno sottoposto al vento e quindi con meno dispersione del raccolto.
Il grano di cui parla il Dott. Davis si chiama grano Creso, (vedi: Celiachia), un problema molto conveniente.
Proseguendo nell’intervista il Dott. Davis afferma che è comprovato il fatto che  una dieta senza grano porta enormi benefici;  centinaia di migliaia di persone perdono peso (con una dieta senza grano) 30, 80, 150 libbre  (1 libbra = 453.5 gr).
I  diabetici cessano di soffrire di diabete, persone affette da artrite hanno miglioramenti drastici, persone che perdono gonfiore alle gambe, reflusso acido, sindrome del colon irritabile,  depressione e così via !
Il miglior modo per una dieta più sana secondo il doc è tornare ad alimenti che presentano meno possibilità di manipolazione “industriale e commerciale”. Comunque, questa è l’intervista originale sul sito della CBS e questo il video (in inglese):
www.cbsnews.com/8301-505269_162-57505149/modern-wheat-a-perfect-chronic-poison-doctor-says/

Fonte “mednat.org”

Dalla Sardegna il supergrano per prevenire la celiachia

 

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Dalla Sardegna il supergrano per prevenire la celiachia

IL SUPERGRANO SARDO PER PREVENIRE LA CELIACHIA

La Sardegna ci riserva tante belle sorprese agroalimentari, tra cui il grano monococco, un supergrano nato 10.000 anni fa che può essere un valido alleato nella prevenzione della celiachia.

Il grano monococco non è soltanto un patrimonio agroalimentare ma anche una fonte d’investimento. Soprattutto per l’associazione TricuMonOro che riunisce dal 2013 circa 30 persone impegnate nella tutela di questo prodotto. L’idea è stata di Lorenzo Moi, un ragazzo padovano di 30 anni, di origini sarde. Sull’isola, nella zona di Orosei, ci veniva in vacanza da piccolo. Poi ha iniziato ad appassionarsi ai prodotti della sua terra fino a farli diventare una passione e un’ossessione. Dopo aver conseguito una laurea in Scienze e tecnologie agrarie, si è dedicato al grano monococco, un tipo di spiga piccola che aiuta a combattere la celiachia per via del glutine digeribile.
Il grano monococco, racconta lo stesso Moi, è caratterizzato dall’alto contenuto proteico, circa il 10% in più rispetto alle altre tipologie di grano. In più il glutine che contiene è stato classificato dai ricercatori come poco tossico. In pratica anche i soggetti intolleranti potranno gustare questo rinomato prodotto sardo ricco d zinco, potassio, fosforo, ferro e integratori naturali.

Tanta è la passione di Lorenzo Moi che il giovane non si ferma alla coltivazione e alla tutela del supergrano ma si occupa anche della diffusione della sua “passione”. L’azienda ha iniziato da una coltivazione di pochi ettari ed ora si sta aprendo perfino alle opportunità del commercio elettronico con il marchio “Il grano di Atlantide”.  Le parole di Moi, riportate da La Nuova Sardegna, sono emblematiche:  “Mi piacerebbe che i miei coetanei seguissero il nostro esempio – conferma Moi –. Mi sono iscritto alla Cna per dare qualche consiglio a chi voglia iniziare un percorso come il mio”.

fonte: http://www.itenovas.com/in-tavola/2837-supergrano-sardo-contro-celiachia.html

In arrivo da Vancouver una nave con 50mila tonnellate di grano. Gli Agricoltori protestano. Dovremmo farlo pure noi: Ecco il grano canadese coperto di neve, che può maturare solo grazie al glifosato! Ce lo ritroveremo sulle nostre tavole, mentre il nostro grano marcisce nei campi!!

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In arrivo da Vancouver una nave con 50mila tonnellate di grano. Gli Agricoltori protestano. Dovremmo farlo pure noi: Ecco il grano canadese coperto di neve, che può maturare solo grazie al glifosato! Ce lo ritroveremo sulle nostre tavole, mentre il nostro grano marcisce nei campi!!

 

Andate un po’ a rileggere questo nostro vecchio articolo:

Ecco il grano canadese coperto di neve, che può maturare solo grazie al glifosato! Ce lo ritroveremo sulle nostre tavole, mentre il nostro grano marcisce nei campi!!

 

Coldiretti: già un migliaio con trattori per blitz a porto Bari

Scoppia la #guerradelgrano per salvare la produzione italiana

Roma, 9 giu. (askanews) – Sono già un migliaio gli agricoltori con i trattori che hanno lasciato sin dalle prime luci dell’alba le campagne per partecipare al blitz al porto di Bari “divenuto purtroppo negli ultimi anni il vero ‘granaio d’Italia’, principale varco di accesso del grano straniero da “spacciare” come italiano, perché non è ancora obbligatorio indicarne l’origine nella pasta”. Lo afferma la Coldiretti.

A far scoppiare la #guerradelgrano è “l’arrivo provocatorio a Bari di una nave di 256 metri proveniente da Vancouver, carica di 50mila tonnellate di grano da scaricare in Italia proprio alla vigilia della raccolta della produzione nazionale. Un oltraggio insopportabile per i coltivatori italiani che – sottolinea la Coldiretti – non riescono a vendere al giusto prezzo il proprio grano sotto l’attacco proprio in questo momento delle speculazioni che hanno praticamente dimezzato le quotazioni su valori più bassi di 30 anni fa con la perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro e il rischio desertificazione per quasi 2 milioni di ettari, il 15% della superficie agricola nazionale.

“Ci vogliono cinque chili di grano per un caffe”, “No grano no pane”, “Stop alle speculazioni”, “Il giusto pane quotidiano”, “Basta inganni subito l’etichetta di origine del grano sulla pasta” sono alcuni slogan dei manifestanti che denunciano le importazioni massicce e incontrollate di “grano giramondo”.

da: http://www.askanews.it/economia/2017/06/09/coldiretti-gi%C3%A0-un-migliaio-con-trattori-per-blitz-a-porto-bari-pn_20170609_00047/

La guerra del Grano – C’è relazione tra pasta fatta con grano di importazione e intolleranze alimentari? …I produttori dicono di NO (ma guarda un po’), coltivatori e l’Università di Napoli dicono di SI!

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La guerra del Grano – C’è relazione tra pasta fatta con grano di importazione e intolleranze alimentari? …I produttori dicono di NO (ma guarda un po’), coltivatori e l’Università di Napoli dicono di SI!
Pasta fatta con grano di importazione e intolleranze alimentari? “Relazione indiretta tra micotossine e celiachia”

Secondo i produttori di pasta il frumento importato è migliore tecnicamente (e costa di più) per via dell’alto contenuto di glutine, ma coltivatori e scienziati sostengono che “in alcuni dei Paesi esportatori (come il Canada) il clima umido favorisce la presenza di micotossine”. Sostanze che, spiega il docente di chimica degli alimenti all’Università Federico II di Napoli Alberto Ritieni, “attaccano il sistema immunitario e rendono il nostro intestino più esposto a diversi disturbi”

La guerra del grano: non solo una questione di mercato, di qualità e di prezzi. Prima di tutto una battaglia per la salute. C’è anche questo dietro le polemiche tra industriali e Coldiretti,che al porto di Bari a fine febbraio ha protestato contro i frequenti arrivi di tonnellate di grano estero. Secondo i produttori di pasta il frumento importato è migliore tecnicamente (e costa di più) per via dell’alto contenuto di glutine, ma coltivatori e scienziati ribattono: “In alcuni dei Paesi esportatori (come il Canada) il clima umido favorisce la presenza di micotossine”. E, come è emerso dall’inchiesta de ilfattoquotidiano.it, i controlli non bastano: né sul grano, né sulla pasta. Il motivo? Anche se le quantità di sostanze tossiche rientrano nei limiti imposti a livello europeo, quelle norme non sarebbero sufficienti ad azzerare irischi. È necessario allora chiedersi di quale natura e portata essi siano.

La Fao ha accertato che un quarto del cibo del mondo è contaminato da micotossine, mentre cresce sempre più il numero di persone che soffrono di intolleranze alimentari. La celiachia è la più frequente. C’è una relazione tra questi dati?Ilfattoquotidiano.it lo ha chiesto ad Alberto Ritieni, docente di chimica degli alimenti all’Università Federico II di Napoli. Che da anni in laboratorio analizza le micotossine nel grano e, quindi, nella pasta. Ne studia gli effetti a breve e a lungo termine. “Ci può essere una relazione indiretta, perché queste sostanze attaccano il sistema immunitario e rendono il nostro intestino più esposto a diversi disturbi” spiega il docente. Gli effetti cambiano completamente a seconda delle quantità assunte dall’organismo: sono minimi in un soggetto sano e in piccole dosi”. Ma quanto si parla di grano e pasta, questo non è il Paese delle piccole dosi.

Micotossine e intolleranze – Secondo i dati dell’ultimo rapporto del ministero della Salute, i celiaci in Italia sono 172.197 (dati del 2014), quasi 8mila in più rispetto al 2013 e 23.500 in più confrontati invece con quelli del 2012. Ma questi sono solo i numeri delle diagnosi, perché lo stesso ministero ha calcolato che le persone che soffrono di celiachia in Italia sono 600mila. Ma c’è davvero un legame tra queste sostanze chimiche tossicheprodotte da funghi e le intolleranze alimentari sempre più diffuse? “C’è una relazione diretta con il sistema immunitariodell’intestino che viene reso più attaccabile” dice Ritieni. Che spiega: “Siamo in una fase precedente a quella dell’intolleranza e della sua degenerazione in qualcosa di più serio, come la celiachia, ma i disturbi alimentari possono trovare campo libero in un intestino che funziona male”.

Il tratto gastrointestinale è la prima barriera fisica contro i contaminanti del cibo, ma è anche il primo bersaglio di queste sostanze tossiche. “Che possono determinare le intolleranzecertamente in modo indiretto, proprio abbassando le difeseimmunitarie dell’organo” sottolinea il professore. Il legame diretto con le micotossine è difficilmente dimostrabile, ma diversi studi hanno rilevato che le cellule epiteliali intestinali sono attaccate da sostanze quali Deossinivalenolo (Don o Vomitossina) e altri tricoteceni di tipo B. “Deprimendo il sistema immunitario il Don provoca una serie di danni a livello gastrointestinale”, dice Ritieni. Al mondo si conoscono oltre 400tipologie diverse di micotossine, di cui il 10 per cento circa considerate a rischio per l’uomo. Sono gli stessi scienziati che, con la dovuta prudenza e al netto del boom del mercato, chiedono di non sottovalutate i dati sulle intolleranze al glutine che, in alcuni casi, provoca la celiachia.

Il nemico numero uno del frumento – Se l’Aflatossina B1 è l’unica micotossina per la quale sono state dimostrate correlazioni con forme di cancro non è la sostanza tossica più presente in assoluto nel grano. Il nemico numero uno del frumento è proprio la Vomitossina: non è cancerogena, ma può causarenausea, vomito e malattie gastrointestinali. “Se assunta in minime quantità l’effetto può non comparire mai – chiarisce Ritieni – a meno che non si parli di soggetti particolarmente sensibili”. Il punto è: si può parlare di quantità minime nel paese della pasta? Ed è qui che entrano in gioco due peccati originali e riguardano entrambi i limiti di Don. “È noto che il valore di Vomitossinaconsentito – ricorda Ritieni – è calcolato su una media europea diconsumi, in cui il secondo paese consumatore di pasta è laGermania con circa 7,4 chilogrammi all’anno contro i 26 chili dell’italiano medio”. In un’audizione in Commissione Agricoltura del Senato, Ritieni aveva già proposto “una proporzionale riduzione dal valore di 1750 microgrammi/kg a 350”. O comunque al di sotto dei 750. Secondo l’esperto “i risultati degli studi fin qui eseguiti suggeriscono di modificare quei limiti”. Cosa si può fare? “Si può percorrere la strada seguita fino a poco tempo fa dalla Francia, che aveva bloccato la commercializzazione dibevande energizzanti. “Potremmo appellarci a un principio di salvaguardia di protezione della salute dei consumatori italiani previsto dall’articolo 23 della direttiva 2001/18/CE” spiega Ritieni.

La tutela dei bambini: le proposte – L’altro peccato originale riguarda i bambini. Al di sotto dei tre anni il valore di Donaccettato è di 200 microgrammi “quindi un bambino di 4 anni può mangiare – per legge – la stessa pasta degli adulti (con i limiti che salgono a 750 microgrammi al chilo pur avendone un peso nettamente inferiore). Questo prevede la normativa europea e le aziende non sono tenute a indicare nulla a riguardo sull’etichetta. Le proposte: “Due le alternative: o portiamo adulti e bambini a 200, oppure dobbiamo calcolare altri limiti di Don per la fascia di età che va dai 3 ai 10 anni, al momento scoperta”. Nel frattempo i bambini cosa possono mangiare? “Mi affiderei ad aziende che utilizzano grano italiano: oggi molte produzioni raggiungono ottime ‘caratteristiche tecniche’ e sotto il profilo delle micotossine si parte in vantaggio. Un clima che protegge le coltivazioni e niente viaggi intercontinentali che favoriscono, invece, le muffe”. E ilbiologico? “Diversi studi mi hanno portato alla conclusione che i prodotti biologici offrono un livello di sicurezza alimentare alto, ma non molto di più rispetto a un prodotto convenzionale, a patto che quest’ultimo sia di alta qualità”. In caso contrario “non c’è gara”.

Contaminazione legale – Tra il 2011-2014 al Polo Alimenti diArpa Puglia è stato svolto un attento monitoraggio sulle micotossine in diversi alimenti: sui 656 campioni, il 18,5 per cento era costituito da cereali e prodotti derivati. Di questi, il 24 per cento è risultato naturalmente contaminato (anche da Aflatossine eDon), ma in regola. “Anche se i controlli vengono eseguiti secondo parametri ben precisi – spiega Ritieni – è ben diverso analizzare un carico di olio (tutto il prodotto è uguale) da un carico di grano (dove ci possono essere parti con muffe, non conservate bene, ma nascoste da frumento in perfette condizioni)”. Campioni non rappresentativi delle derrate agricole possono anche indurre a errori. I dati dell’Arpa, comunque, confermano che spesso i livelli di contaminazione da micotossine non raggiungono i limiti imposti dalla legge, ma questo non significa che non ce ne siano.

Il test sulla pasta – E c’è chi si è preso la briga di analizzare il prodotto finito: la pasta. Lo ha fatto il mensile dei consumatori il Test-Salvagente a gennaio. In laboratorio sono stati passati ai raggi X 15 marchi di spaghetti con lo scopo di svelarne le proprietà organolettiche, ma anche l’eventuale presenza di pesticidi e micotossine. La replica delle aziende non si è fatta attendere: “I nostri prodotti sono conformi alle stringenti normative europee e ai più alti standard di sicurezza per le persone e per l’ambiente”.

Ma veniamo ai risultati: la prima notizia è che tutti i prodotti erano conformi alla legge. Eppure alcuni di essi contenevano pesticidi (in 4 casi) o micotossine. Per quanto riguarda queste ultime, non è stata rilevata nessuna traccia di ocratossina, ma per 5 marchi – Conad, Lidl, Delverde, Carrefour e Coop – sono stati evidenziati valori di Don. Entro i limiti imposti dalla legge per gli adulti ma (giacché le aziende non sono tenute a farlo) non quelli previsti per i bambini al di sotto dei 3 anni. Che non dovrebbero mangiarla, quindi. Invece in molte famiglie, per motivi economici o per comodità, si utilizza la stessa pasta. Per i bambini più grandi? Il legislatore europeo il problema non se l’è proprio posto.

fonte: http://curiosity2015.altervista.org/5797-2/

18 milioni di americani affetti da celiachia e disturbi intestinali. …E ci vengono ancora a raccontare che i cibi OGM non fanno male !!!

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18 milioni di americani affetti da celiachia e disturbi intestinali. …E ci vengono ancora a raccontare che i cibi OGM non fanno male !!!

 

N AMERICA, DOVE DA DECENNI SI COLTIVANO LIBERAMENTE PIANTE OGM E I SUPERMERCATI SONO ORMAI INVASI IRRIMEDIABILMENTE DA CIBI GENETICAMENTE MODIFICATI, SI INIZIANO A MANIFESTARE I GRAVI DANNI ALLA SALUTE CAUSATI DA SEMI E CIBI TRANSGENICI (OGM). COME RIPORTATO NELL’ARTICOLO QUI DI SEGUITO, UNO STUDIO EVIDENZIA UN FORTE LEGAME TRA DISTURBI INTESTINALI (CELIACHIA COMPRESA) CHE COLPISCONO 18 MILIONI DI AMERICANI ED IL CONSUMO DI CIBI OGM. QUESTO DEVE ESSERE UN FORTE CAMPANELLO DI ALLARME ANCHE PER NOI IN ITALIA, SOPRATTUTTO PER COLORO CHE CREDONO ANCORA CHE I CIBI OGM SIANO SANI, NUTRIENTI ED INNOCUI PER LA SALUTE. NON DIMENTICHIAMOCI CHE ANCHE QUI IN ITALIA PATOLOGIE COME CELIACHIA, INTOLLERANZE ALIMENTARI ED ALLERGIE SONO IN AUMENTO ESPONENZIALE; CONSIDERANDO CHE OLTRE IL 60% DI CIBI CHE CONSUMIAMO QUOTIDIANAMENTE È CONTAMINATO DA OGM, È ORA CHE INIZIAMO A TIRARE ANCHE NOI LE NOSTRE DOVUTE CONCLUSIONI IN MERITO ALLA PERICOLOSITÀ DI SEMI E CIBI TRANSGENICI E AD AGIRE DI CONSEGUENZA…
Il cibo OGM aumenterebbe il numero di malati di celiachia. A sostenerlo il rapporto presentato dall’Institute for Responsible Technology (IRT) in accordo con i dati pubblicati dallo US Department of Agriculture, dallo US Environmental Protection Agency e da alcune ricerche internazionali pubblicate su numerose riviste scientifiche.
La celiachia è in netto aumento negli USA secondo quanto riferisce Jeffrey M. Smith, direttore esecutivo dell’IRT, che vede nel recente incremento dei casi un possibile coivolgimento degli OGM:
“Un possibile innesco ambientale potrebbe essere rappresentato dall’introduzione di organismi geneticamente modificati (OGM) nelle forniture alimentari statunitensi, a cominciare dalla metà degli anni ’90”.
Bt-toxina, glisofato e altri componenti degli OGM sono collegati a un incremento anche di 5 volte della pericolosità dei disturbi relative all’intolleranza da glutine.
In particolare la BT-tossina negli OGM provoca danni alle cellule degli insetti che se ne nutrono. A quanto dimostrano ulteriori studi questa tossina è resistente anche alla digestione umana e induce nell’uomo stesso le medesime lesioni, spesso interessando le pareti intestinali, l’equilibrio della flora batterica, disturbi alla digestione, l’attivazione immunitaria e le conseguenti reazioni allergiche.
Danni provocati anche da un altro componente, il glucosato, che secondo il rapporto:
“Anche in seguito a una minima esposizione può ridurre in maniera significativa la popolazione di batteri presenti nel tratto digestivo e incentivare la produzione di quelli nocivi.”
Molto sospetto l’improvviso incremento dei casi di intolleranza al glutine in relazione all’introduzione dei cibi OGM secondo il Dr. Tom O’Bryan, esperto di livello internazionale per quanto riguarda i disordini legati al glutine e la celiachia:
“L’introduzione degli OGM è altamente sospetta come possibile responsabile del rapido incremento di disordini legati al glutine negli ultimi 17 anni.”
Ipotesi condivisa dalla Dr. Emily Linder, che in relazione al possibile coinvolgimento degli OGM nelle malattie intesinali ha sperimentato la rimozione dalla dieta degli organismi geneticamente modificati nel post operatorio di alcuni pazienti, notando come i disturbi guarissero più in fretta e in maniera più completa:
“Credo che la presenza nella nostra dieta di OGM contribuisca a incrementare la sensibilità verso il glutine nella popolazione USA“.
I danni riportati dal tratto intestinali non sono gli unici a dimostrare la pericolosità dei cibi OGM ci sono moltissimi studi e casi che evidenzianoaltri gravi ed irreversibili danni causati alla salute dal cibo biotech. Per approfondire l’argomento e conoscere quali sono questi danni scaricate l’eBook completamente gratuito “DOSSIER OGM: Pericoli e danni causati da semi e cibi transgenici” Cliccando Qui.
E’ inoltre indispensabile iniziare a muoverci in prima persona per fermare la minaccia OGM qui in Italia, dove siamo ancora in tempo per farlo. Proprio per questo ha preso il via l’iniziativa “REGIONI LIBERE DA OGM” che potete conoscere cliccando qui.
INFORMIAMOCI ED AGIAMO PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI!
Tratto da Terrarealtime

 

La guerra del Grano – C’è relazione tra pasta fatta con grano di importazione e intolleranze alimentari? …I produttori dicono di NO (ma guarda un po’), coltivatori e l’Università di Napoli dicono di SI!

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La guerra del Grano – C’è relazione tra pasta fatta con grano di importazione e intolleranze alimentari? …I produttori dicono di NO (ma guarda un po’), coltivatori e l’Università di Napoli dicono di SI!

 

Pasta fatta con grano di importazione e intolleranze alimentari? “Relazione indiretta tra micotossine e celiachia”

Secondo i produttori di pasta il frumento importato è migliore tecnicamente (e costa di più) per via dell’alto contenuto di glutine, ma coltivatori e scienziati sostengono che “in alcuni dei Paesi esportatori (come il Canada) il clima umido favorisce la presenza di micotossine”. Sostanze che, spiega il docente di chimica degli alimenti all’Università Federico II di Napoli Alberto Ritieni, “attaccano il sistema immunitario e rendono il nostro intestino più esposto a diversi disturbi”

La guerra del grano: non solo una questione di mercato, di qualità e di prezzi. Prima di tutto una battaglia per la salute. C’è anche questo dietro le polemiche tra industriali e Coldiretti,che al porto di Bari a fine febbraio ha protestato contro i frequenti arrivi di tonnellate di grano estero. Secondo i produttori di pasta il frumento importato è migliore tecnicamente (e costa di più) per via dell’alto contenuto di glutine, ma coltivatori e scienziati ribattono: “In alcuni dei Paesi esportatori (come il Canada) il clima umido favorisce la presenza di micotossine”. E, come è emerso dall’inchiesta de ilfattoquotidiano.it, i controlli non bastano: né sul grano, né sulla pasta. Il motivo? Anche se le quantità di sostanze tossiche rientrano nei limiti imposti a livello europeo, quelle norme non sarebbero sufficienti ad azzerare irischi. È necessario allora chiedersi di quale natura e portata essi siano.

La Fao ha accertato che un quarto del cibo del mondo è contaminato da micotossine, mentre cresce sempre più il numero di persone che soffrono di intolleranze alimentari. La celiachia è la più frequente. C’è una relazione tra questi dati?Ilfattoquotidiano.it lo ha chiesto ad Alberto Ritieni, docente di chimica degli alimenti all’Università Federico II di Napoli. Che da anni in laboratorio analizza le micotossine nel grano e, quindi, nella pasta. Ne studia gli effetti a breve e a lungo termine. “Ci può essere una relazione indiretta, perché queste sostanze attaccano il sistema immunitario e rendono il nostro intestino più esposto a diversi disturbi” spiega il docente. Gli effetti cambiano completamente a seconda delle quantità assunte dall’organismo: sono minimi in un soggetto sano e in piccole dosi”. Ma quanto si parla di grano e pasta, questo non è il Paese delle piccole dosi.

Micotossine e intolleranze – Secondo i dati dell’ultimo rapporto del ministero della Salute, i celiaci in Italia sono 172.197 (dati del 2014), quasi 8mila in più rispetto al 2013 e 23.500 in più confrontati invece con quelli del 2012. Ma questi sono solo i numeri delle diagnosi, perché lo stesso ministero ha calcolato che le persone che soffrono di celiachia in Italia sono 600mila. Ma c’è davvero un legame tra queste sostanze chimiche tossicheprodotte da funghi e le intolleranze alimentari sempre più diffuse? “C’è una relazione diretta con il sistema immunitariodell’intestino che viene reso più attaccabile” dice Ritieni. Che spiega: “Siamo in una fase precedente a quella dell’intolleranza e della sua degenerazione in qualcosa di più serio, come la celiachia, ma i disturbi alimentari possono trovare campo libero in un intestino che funziona male”.

Il tratto gastrointestinale è la prima barriera fisica contro i contaminanti del cibo, ma è anche il primo bersaglio di queste sostanze tossiche. “Che possono determinare le intolleranzecertamente in modo indiretto, proprio abbassando le difeseimmunitarie dell’organo” sottolinea il professore. Il legame diretto con le micotossine è difficilmente dimostrabile, ma diversi studi hanno rilevato che le cellule epiteliali intestinali sono attaccate da sostanze quali Deossinivalenolo (Don o Vomitossina) e altri tricoteceni di tipo B. “Deprimendo il sistema immunitario il Don provoca una serie di danni a livello gastrointestinale”, dice Ritieni. Al mondo si conoscono oltre 400tipologie diverse di micotossine, di cui il 10 per cento circa considerate a rischio per l’uomo. Sono gli stessi scienziati che, con la dovuta prudenza e al netto del boom del mercato, chiedono di non sottovalutate i dati sulle intolleranze al glutine che, in alcuni casi, provoca la celiachia.

Il nemico numero uno del frumento – Se l’Aflatossina B1 è l’unica micotossina per la quale sono state dimostrate correlazioni con forme di cancro non è la sostanza tossica più presente in assoluto nel grano. Il nemico numero uno del frumento è proprio la Vomitossina: non è cancerogena, ma può causarenausea, vomito e malattie gastrointestinali. “Se assunta in minime quantità l’effetto può non comparire mai – chiarisce Ritieni – a meno che non si parli di soggetti particolarmente sensibili”. Il punto è: si può parlare di quantità minime nel paese della pasta? Ed è qui che entrano in gioco due peccati originali e riguardano entrambi i limiti di Don. “È noto che il valore di Vomitossinaconsentito – ricorda Ritieni – è calcolato su una media europea diconsumi, in cui il secondo paese consumatore di pasta è laGermania con circa 7,4 chilogrammi all’anno contro i 26 chili dell’italiano medio”. In un’audizione in Commissione Agricoltura del Senato, Ritieni aveva già proposto “una proporzionale riduzione dal valore di 1750 microgrammi/kg a 350”. O comunque al di sotto dei 750. Secondo l’esperto “i risultati degli studi fin qui eseguiti suggeriscono di modificare quei limiti”. Cosa si può fare? “Si può percorrere la strada seguita fino a poco tempo fa dalla Francia, che aveva bloccato la commercializzazione dibevande energizzanti. “Potremmo appellarci a un principio di salvaguardia di protezione della salute dei consumatori italiani previsto dall’articolo 23 della direttiva 2001/18/CE” spiega Ritieni.

La tutela dei bambini: le proposte – L’altro peccato originale riguarda i bambini. Al di sotto dei tre anni il valore di Donaccettato è di 200 microgrammi “quindi un bambino di 4 anni può mangiare – per legge – la stessa pasta degli adulti (con i limiti che salgono a 750 microgrammi al chilo pur avendone un peso nettamente inferiore). Questo prevede la normativa europea e le aziende non sono tenute a indicare nulla a riguardo sull’etichetta. Le proposte: “Due le alternative: o portiamo adulti e bambini a 200, oppure dobbiamo calcolare altri limiti di Don per la fascia di età che va dai 3 ai 10 anni, al momento scoperta”. Nel frattempo i bambini cosa possono mangiare? “Mi affiderei ad aziende che utilizzano grano italiano: oggi molte produzioni raggiungono ottime ‘caratteristiche tecniche’ e sotto il profilo delle micotossine si parte in vantaggio. Un clima che protegge le coltivazioni e niente viaggi intercontinentali che favoriscono, invece, le muffe”. E ilbiologico? “Diversi studi mi hanno portato alla conclusione che i prodotti biologici offrono un livello di sicurezza alimentare alto, ma non molto di più rispetto a un prodotto convenzionale, a patto che quest’ultimo sia di alta qualità”. In caso contrario “non c’è gara”.

Contaminazione legale – Tra il 2011-2014 al Polo Alimenti diArpa Puglia è stato svolto un attento monitoraggio sulle micotossine in diversi alimenti: sui 656 campioni, il 18,5 per cento era costituito da cereali e prodotti derivati. Di questi, il 24 per cento è risultato naturalmente contaminato (anche da Aflatossine eDon), ma in regola. “Anche se i controlli vengono eseguiti secondo parametri ben precisi – spiega Ritieni – è ben diverso analizzare un carico di olio (tutto il prodotto è uguale) da un carico di grano (dove ci possono essere parti con muffe, non conservate bene, ma nascoste da frumento in perfette condizioni)”. Campioni non rappresentativi delle derrate agricole possono anche indurre a errori. I dati dell’Arpa, comunque, confermano che spesso i livelli di contaminazione da micotossine non raggiungono i limiti imposti dalla legge, ma questo non significa che non ce ne siano.

Il test sulla pasta – E c’è chi si è preso la briga di analizzare il prodotto finito: la pasta. Lo ha fatto il mensile dei consumatori il Test-Salvagente a gennaio. In laboratorio sono stati passati ai raggi X 15 marchi di spaghetti con lo scopo di svelarne le proprietà organolettiche, ma anche l’eventuale presenza di pesticidi e micotossine. La replica delle aziende non si è fatta attendere: “I nostri prodotti sono conformi alle stringenti normative europee e ai più alti standard di sicurezza per le persone e per l’ambiente”.

Ma veniamo ai risultati: la prima notizia è che tutti i prodotti erano conformi alla legge. Eppure alcuni di essi contenevano pesticidi (in 4 casi) o micotossine. Per quanto riguarda queste ultime, non è stata rilevata nessuna traccia di ocratossina, ma per 5 marchi – Conad, Lidl, Delverde, Carrefour e Coop – sono stati evidenziati valori di Don. Entro i limiti imposti dalla legge per gli adulti ma (giacché le aziende non sono tenute a farlo) non quelli previsti per i bambini al di sotto dei 3 anni. Che non dovrebbero mangiarla, quindi. Invece in molte famiglie, per motivi economici o per comodità, si utilizza la stessa pasta. Per i bambini più grandi? Il legislatore europeo il problema non se l’è proprio posto.

tratto da: http://curiosity2015.altervista.org/5797-2/

Alimentazione, 6 milioni di italiani celiaci ‘per moda’

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Alimentazione, 6 milioni di italiani celiaci ‘per moda’

Ogni anno si spendono 320 milioni di euro per prodotti senza glutine, ma di questi solo 215 sono per pazienti celiaci

Prima il biologico, poi il vegano ora il ‘no-glutine’. Essere celiaci senza esserlo davvero è l’ultima moda più che una necessità vera e propria.

In base ai dati Nielsen dell’Associazione italiana celiachia (Aic), diffusi in occasione della Settimana nazionale della celiachia (13 – 21 maggio), dedicata all’educazione alimentare, sono circa 6 milioni gli italiani che seguono una dieta inappropriata e sprecano più di 100 milioni di euro. In Italia, infatti, ogni anno si spendono 320 milioni di euro per prodotti senza glutine, ma di questi solo 215 sono per pazienti celiaci e ben il 10% degli europei segue una dieta totalmente, parzialmente o occasionalmente gluten-free senza averne davvero bisogno.

“Oggi milioni di persone scelgono di eliminare il glutine dalla propria dieta per seguire la moda del momento, un’idea rafforzata dai sempre più numerosi personaggi noti, non celiaci, che seguono la dieta gluten-free e lo dichiarano pubblicamente nell’erronea convinzione che garantisca un maggior benessere o che faccia dimagrire – spiega Giuseppe Di Fabio, presidente Aic – Nessuna ricerca ha finora dimostrato qualsivoglia effetto benefico per i non celiaci nell’alimentarsi senza glutine, anzi. Gli studi scientifici stanno ampiamente dimostrando che in chi non è celiaco l’esclusione del glutine è inutile”.

Marco Silano, Coordinatore del Board Scientifico di Aic e direttore del Dipartimento Nutrizione dell’Istituto superiore di Sanità, si rifà ai dati pubblicati dal British Medical Journal. Si tratta di “uno studio – spiega – che ha seguito oltre 110.000 uomini e donne per 26 anni ha evidenziato che nei non celiaci l’esclusione del glutine non riduce il rischio cardiovascolare, come alcuni sostenevano ritenendo che incrementasse il livello generale di infiammazione anche in chi non è intollerante: gli autori hanno anzi scoperto che l’alimentazione gluten-free nei non celiaci si associa a una riduzione del consumo di cereali integrali, con possibili effetti negativi proprio sul rischio cardiovascolare”.

In Italia si stimano circa 600.000 casi di pazienti celiaci, pari all’1% della popolazione, ma i diagnosticati ad oggi sono appena 190.000. Il 70% dei celiaci non sa di avere questo problema, al contrario il 99% della popolazione che non è celiaca ma si appassionata al ‘gluten-freè. Per i pazienti veri, non per i ‘malati immaginari, il la dieta senza glutine non è uno scherzo ma un vero e proprio salvavita.

“La celiachia infatti è una malattia irreversibile e chi ne soffre deve nutrirsi senza glutine per tutta la vita, in ogni circostanza – riprende Di Fabio – Con questa finalità, il Servizio sanitario nazionale eroga ai pazienti celiaci i prodotti dietetici senza glutine fino a un tetto massimo di spesa pari, in media, a 90 euro/mese per paziente. I celiaci hanno faticosamente conquistato diritti e tutele fondamentali che rischiano di essere messe in discussione dal diffondersi della moda del senza glutine tra i non celiaci, che svilisce e banalizza la malattia e le difficoltà di chi ne soffre”.

“La moda dei cibi gluten-free – continua il medico – può portare a ritardo o a mancate diagnosi, in quanto chi si mette a dieta senza glutine, senza una diagnosi precisa, rischia di vanificare la possibilità di scoprire se la celiachia sia la vera causa dei propri malesseri”.

Ersilia Troiano, presidente Andid, spiega inoltre che: “La dieta del celiaco può e deve essere il più possibile varia, includendo soprattutto alimenti naturalmente privi di glutine quali mais, riso, grano saraceno, miglio, quinoa, amaranto ed altri cereali minori e pseudocereali, oltre a verdura, frutta, legumi, latte e derivati, uova, carne e pesce”.

Per chi vuole cenare fuori l’ideale è scegliere i locali attenti alle esigenze dei celiaci, nei quali si può trovare un pasto sicuro e pertanto è nato il progetto ‘Alimentazione Fuori Casà di Aic. “Sono ormai più di 4.000 i ristoranti, le pizzerie, gli alberghi, le gelaterie, i laboratori artigianali che, in tutta Italia, hanno seguito un percorso di formazione da parte di Aic e sono monitorate da nostri tutor: l’elenco si può consultare su www.celiachia.it”, spiega Di Fabio.

Sono molte le iniziative previste durante la Settimana, che ha il patrocinio dell’Associazione Nazionale Dietisti (Andid) e attraverso il sito www.settimanadellaceliachia.it sarà possibile informarsi sulle 5 regole per una corretta alimentazione senza glutine e sugli eventi speciali organizzati dalle sezioni regionali di Aic o rivolgere domande specifiche a medici e dietisti via mail o chat.

fonte: http://www.ilgiornale.it/news/cronache/alimentazione-6-milioni-italiani-celiaci-moda-1395312.html

 

Celiachia e intolleranza al glutine, scoperta l’origine virale.

 

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Celiachia e intolleranza al glutine, scoperta l’origine virale.

 

La celiachia è considerata perlopiù di origine genetica, ma un recente studio sembra invece darci una visione ben diversa.

La celiachia è un’intolleranza alla proteina del grano, il glutine. Colpisce, secondo i dati dell’Aic (Associazione italiana celiachia), circa un italiano ogni 100/150.

Oltre a fattori genetici e ambientali (l’esposizione al glutine), la malattia potrebbe essere infatti legata anche a un’infezione virale. Un virus spesso completamente innocuo, che a volte si trasforma nel fattore scatenante. La spinta finale che in soggetti predisposti geneticamente e in presenza del glutine dà inizio alle reazioni immunitarie che causano la celiachia.

Lo studio

Secondo un recente studio condotto dall’università di Chicago e dalla University of Pittsburgh School of Medicine, pubblicato dalla rivista Science, la celiachia potrebbe avere un’origine virale.

In particolare, un’infezione da reovirus, virus di per sé innocui che si trovano anche nell’intestino dell’uomo. Il virus potrebbe provocare l’insorgere di malattie autoimmuni, come la celiachia e il diabete di tipo 1.
I ricercatori sono giunti a questa conclusione osservando nel sangue dei pazienti celiaci. Una quantità eccessiva sia di anticorpi specifici contro i reovirus sia della molecola IRF1 (Interferon regulatory factor 1) coinvolta nella perdita di tolleranza al glutine.

Gli esperimenti

Per arrivare a questa conclusione, i ricercatori hanno condotto anche un piccolo esperimento su topi da laboratorio. Infettando con un particolare ceppo di reovirus i topi, questo ha portato a una risposta autoimmune e alla perdita di tolleranza nei confronti del glutine.

L’infezione ha prodotto una reazione infiammatoria nell’intestino. Ha portato il sistema immunitario a considerare il glutine come un virus da combattere.

 

fonte: http://blog.it/2017/05/03/trend/celiachia-intolleranza-al-glutine-scoperta-la-sua-origine-virale/46412/

Grano e sclerosi multipla, come e perché il glutine aggrava i sintomi

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Grano e sclerosi multipla, come e perché il glutine aggrava i sintomi

 

Ci sono molte persone convinte che  l’intera “intolleranza al glutine” la “dieta priva di glutine” sia una  mania è nient’altro che una finzione, un’altra truffa dietetica creata per commercializzare alimenti specializzati per le masse. Si sbagliano. Purtroppo, molti di loro continueranno a soffrire di malattie autoimmuni o di altre malattie croniche e non potranno mai ammettere a se stessi che la loro dieta è da biasimare.

Se siete affetti da SM [sclerosi multipla] o conosci qualcuno che lo è, apprendere che l’intestino permeabile è collegato alla SM costituisce un passo essenziale verso la salute.

Qual è la differenza tra un intestino sano e uno permeabile?
Quando le persone sentono il termine “intestino permeabile”  spesso immaginano un intestino che perde il suo contenuto nella cavità del corpo. Non è questo il caso. Pareti intestinali sane sono rivestite con un biofilm, cellule strettamente intrecciate  che forniscono una barriera tra i tessuti e il contenuto intestinale. Quando il biofilm si rompe e le pareti intestinali si infiammano, proteine e altre particelle che normalmente rimangono all’interno dell’intestino passano nel flusso sanguigno. Improvvisamente il corpo è invaso da ciò che il sistema immunitario vede come “invasori stranieri“. Il sistema immunitario entra in overdrive e frequentemente orienta il fuori rotta.
Chiunque ha affrontato la triste realtà di una malattia autoimmune gli è stato comunicato che il sistema immunitario non funziona correttamente, e sta attaccando il loro corpo. Sfortunatamente è raro trovare un operatore sanitario che dica loro perché e come arrestare il processo. In linea di fondo, il solo modo di far guarire il corpo è attraverso una corretta alimentazione, la disintossicazione, e l’esercizio fisico. Si inizia con la guarigione del intestino. Se l’intestino non funziona correttamente, non è possibile assimilare le sostanze nutritizie. Uno dei primi passi verso la guarigione l’intestino è l’eliminazione del glutine.Che cosa ha causato la permeabilità intestinale?

La dieta, lo zucchero, gli antibiotici, le sostanze chimiche e i metalli pesanti standard hanno combinato il tutto e distruggono il naturale equilibrio batterico nell’intestino. 

Il nostro intestino è la patria di migliaia di miliardi di microbi, molti di loro sono batteri benefici che vivono con noi in un rapporto simbiotico che è di vitale importanza per la nostra salute. Questi batteri buoni aiutano a digerire il cibo,   mantengono lontani i batteri cattivi, e funghi e parassiti sotto controllo,  sono anche responsabili della produzione di neurotrasmettitori.

Gli antibiotici uccidono i batteri che sono dannosi per la nostra salute. Nel processo, uccidono anche i batteri buoni nel nostro intestino. Quando l’equilibrio nell’intestino viene distrutto, i funghi prendono il sopravvento con i batteri cattivi.

Lo zucchero nutre anche i funghi (insieme con i batteri cattivi e virus). Una crescita eccessiva di Candida si verifica in genere con le diete ad alto contenuto di  zucchero e con l’uso di antibiotici. Dal momento che lo zucchero indebolisce il sistema immunitario, i due vanno di pari passo. Bere bibite, mangiare snack zuccherati e gli alimenti trasformati chimicamente carichi fa male , e poi ci domandiamo perché si hanno infezioni del seno e la bronchite. Prendendo antibiotici, abbattiamo il sistema immunitario di più, e così si ripete il ciclo.

Se questo non fosse sufficiente, prodotti alimentari trasformati sono pieni di zucchero, sciroppo di fruttosio, aromi artificiali, coloranti, conservanti, glutammato monosodico, e gli OGM. E anche nostri prodotti non sono sicuri se non sono biologici. Alcuni frutti contengono fino a 15 prodotti chimici. Tutte queste sostanze chimiche distruggono ulteriormente la salute intestinale e portano ad uno squilibrio cronico dei batteri buoni, dando campo ai batteri nocivi e alla Candida.

Come si fa a far guarire l’intestino?
Ci sono integratori che possono aiutare  il vostro intestino a  tornare in equilibrio,  ma il metodo principale per guarire l’intestino è quello di mangiare una dieta veramente sana. Ciò significa eliminare gli alimenti trasformati e mangiare 80%, prodotti freschi, meglio se biologici. Usate  nella vostra dieta più verdure e frutta, compresi i grassi sani e molta acqua pura.

Il collegamento permeabilità intestinale SM è chiaro. Se si eliminano completamente il glutine (e questo significa che per ogni condimento e boccone di cibo che va nella vostra bocca) e aderite a una dieta sana, sarete stupiti di quanto meglio ci si sente. Molte persone con SM hanno scoperto che i sintomi ritornano ogni volta che indulgono in alimenti che contengono glutine.