Ignorare la tossicità del glifosato è crimine contro l’umanità!

 

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Ignorare la tossicità del glifosato è crimine contro l’umanità!

Caro Porro, ignorare tossicità glifosato è crimine contro l’ umanità – Guerra del Grano

Le Iene nella trasmissione televisiva del gruppo Mediaset del 17 dicembre hanno lanciato un chiaro messaggio: “ignorare la tossicità del glifosato è un crimine contro l’ umanità”. Nicola Porro, invece, su Matrix (stesso gruppo Mediaset) nella trasmissione del 5 dicembre ha sorvolato sulla tossicità del glifosato nonostante la ricca antologia tossicologica in materia. Eppure la Corte Federale di San Francisco, per decisione del giudice distrettuale Vince Chhabria, da diversi mesi ha cominciato a desecretare gli atti relativi alle 55 cause pendenti contro Monsanto. Ma Porro non li ha letti!

Porro è pugliese di famiglia ed ha pure un’azienda agricola. È il vicedirettore de Il Giornale. Si definisce un liberale, liberista e decisamente libertario. Ha studiato dai gesuiti a Roma. Si è laureato in economia alla Sapienza ed è stato anche ad Harvard, ma non ha preso Master. Anche dalla Bocconi è uscito senza attestati.

Tuttavia la sua ultima trasmissione sul glifosato un “attestato” glielo ha procurato. Una puntata molto faziosa, con ospiti in pieno conflitto di interessi, insomma una Zuppa di Porro indigesta. Come altro potremmo definire una trasmissione che ha completamente ignora la ricca antologia tossicologica su questa sostanza?

Peraltro, invitare chi sostiene che il glifosato non sia un problema per la nostra salute, sorvolando su documenti schiaccianti (Monsanto Papers) che dimostrano quanto possa essere diabolica una multinazionale, non ci pare un buon servizio televisivo, ma una marchetta!

A Matrix c’era il presidente nazionale di Confagricoltura, nonché produttore di pasta, Massimiliano Giansanti. Per lui il grano al Sud è tradizione, ma il glifosato (che lui afferma di usare) serve “per fare un buon grano“. Un’ aberrazione! Tant’è che la parola d’ordine per Confagricoltura è rilanciare la pasta italiana (non il grano italiano!). Paradossale!

C’era Mario Piccialuti, direttore dell’Aidepi, l’Associazione delle industrie della pasta italiane, a cui GranoSalus ha notificato il precetto di pagamento delle spese legali a seguito del giudizio di Roma. Poi una donna e un uomo di scienza: Elena Cattaneo e Luca Piretta. 

Ebbene, per tutti questi ospiti della trasmissione il glifosato presente nel grano duro di provenienza canadese e, di conseguenza, presente nella semola e nella pasta industriale non è un problema.

Porro non aveva consultato il sito scienzainrete dove vari epidemiologi hanno già provveduto a rispondere con una lettera aperta ad Elena Cattaneo, Senatrice per alti meriti scientifici.

Lettera a Elena Cattaneo sul glifosato

Anche i medici dell’ ISDE avevano strigliato la Senatrice a vita per alti meriti scientifici, che Porro non ha citato in trasmissione.

Quello che la Senatrice farmacologa non sa

Porro, dunque, si è guardato bene dal consultare gli scienziati che sostengono cose diverse. Ha trasformato la trasmissione su un argomento così delicato in una polemica tra tutti quelli della curva nord del glifosato. La cartina al tornasole? Semplice. Nessun riferimento alle analisi su pasta e semole industriali fatte da GranoSalus e confermate da Report. Come mai?

Il contraltare alle tesi degli ospiti è stato rappresentato da Coldiretti. Porro, però, dimentica che non è stata certo la Coldiretti a sollevare la questione del grano duro, ma GranoSalus che con le sue analisi ha dovuto pure difendersi dagli attacchi degli industriali in Tribunale, vincendo tutti i ricorsi. Coldiretti non ha fatto alcuna analisi, ma solo un pò di rumore al porto di Bari.

Eppure bastava che Porro ponesse una semplice domanda a Coldiretti “come mai non vi hanno denunciato dopo i fatti della nave al porto di Bari e invece lo hanno fatto solo alle analisi di Granosalus?

Insomma, si può organizzare una trasmissione Tv sul grano duro e non parlare della analisi disposte sulle più importanti marche italiane di semola e pasta?

Si può parlare del grano duro e della pasta e non parlare del fatto che il Tribunale di Roma, per ben due volte, ha dato ragione a chi ha promosso le analisi sulla pasta industriale?

A questo punto, facciamo appello ai pronunciamenti della Commissione di Vigilanza e dell’ Autority, affinchè l’ attività di informazione televisiva, non solo quella pubblica (ma anche quella commerciale), garantisca durante il servizio l’accesso di tutti i soggetti intervistati in condizioni di parità di trattamento e imparzialità.

Occorre sempre il “rigoroso rispetto” della “pluralità dei punti di vista e la necessità del contraddittorio”, che non vorremmo risultassero insufficienti a tutelare la salute di tutti gli italiani insieme ad un comparto strategico per l’ intera nazione, com’ è quello del grano, che comincia a creare inquietudine tra gli industriali domestici (ogni settimana si firmano accordi in pubblico alla ricerca di una verginità perduta: oggi è la volta del Protocollo romano).

Del resto, il dovere etico per un giornalista educato dai Gesuiti non può ammettere deroghe, neanche in una TV commerciale, specie quando in ballo c’è la salute pubblica. Anche se nella propria biografia c’è scritto: “Ha lavorato per chiunque lo pagasse“…

Purtroppo, a Porro questi elementari concetti di etica del giornalismo e di corretta informazione sembrano essere sfuggiti.

Nella polemica dei campi, a lui sembra essere sfuggito pure il fatto che nella sua azienda di famiglia ad Andria, dove produce olio e grano, di glifosato non c’è traccia.

E sembrano essere sfuggiti anche i documenti che mettono in luce il grave ruolo dell’Environmental Protection Agency (EPA), la massima autorità ambientale americana, il cui ex dirigente Jess Rowland è accusato di aver collaborato con la Monsanto impedendo la revisione degli studi scientifici sull’impatto sanitario del glifosato.

Perché Porro non è informato di tutto questo? Perché ha omesso di leggere le mail, i rapporti, le trascrizioni di telefonate, che sono disponibili sul sito di U.S. Right To Know, la Ong americana che si batte per “perseguire la verità e la trasparenza nel sistema alimentare americano”?

Essere stato ad Harvard a cosa gli è servito?

L’opinione pubblica americana è in piena mobilitazione, la civilissima California ha bandito il glifosato, ma Porro fa finta di non saperlo. Oltre al New York Times, diverse testate hanno riportato i fatti e puntato il dito sul ruolo compiacente di EPA, di cui la Cattaneo non ha fatto alcuna menzione.

Inoltre, Science ha segnalato come, a seguito della rivelazione di queste informazioni, si sia aperto all’interno della New York Medical College un’indagine interna sullo studio scientifico pubblicato nel 2000 su Regulatory Toxicology and Pharmacology. Studio che, caso strano, non aveva rivelato alcuna evidenza di effetti nocivi sulle persone, a differenza di quanto documentato dallo IARCl’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro che ha classificato, nel 2015, il glifosato come probabile cancerogeno umano.

“La Ue ha violato l’obbligo di tutelare la salute pubblica”, ma Porro fa finta di non saperlo e pure la Cattaneo

Stéphane Foucart su Le Monde, ha messo in discussione la sicurezza dell’uso di glifosato che era stata anticipata da uno studio del dott. James Parris (deceduto nel 2010), il quale ne aveva evidenziato la genotossicità per le cellule umane.

Del resto, Porro non ha neppure letto quello che ha dichiarato l’eurodeputata Florent Marcellesi  dei  Verdi-Ale (EQUO) :

La nostra intenzione è quella di costituire una maggioranza al Parlamento europeo per chiedere alla Corte di giustizia dell’UE di annullare una decisione che riteniamo altamente dannosa. Inviteremo anche gli Stati membri che si sono pronunciati contro il rinnovo dell’autorizzazione al glifosato di unirsi a noi.Nonostante i crescenti dubbi e preoccupazioni, la Commissione ha continuato senza nemmeno preoccuparsi di approfondire le sue indagini. E va da sé che in questo caso il governo tedesco è particolarmente responsabile. Un governo che, ovviamente, è più preoccupato del successo della fusione tra Bayer e Monsanto che della salute dei propri cittadini

Che razza di giornalista è colui che dimentica nella sua Zuppa mattutina la lettura di questi documenti probatori? E troppo irriverente farlo? Dalla loro lettura si capisce bene che la Monsanto era al corrente dei danni che sta provocando all’ umanità. E un giornalista serio, di fronte a queste prove, non può far finta di niente!

Per fortuna hanno rimediato i suoi colleghi delle Iene che pure l’anno scorso avevano censurato, per ordini ricevuti dall’ alto, un servizio sul grano con varie interviste ai soci di GranoSalus.

Chissà se Porro, dopo il servizio delle Iene, avrà il coraggio di guardare il primo bambino francese a cui è stata riconosciuta una correlazione tra le malformazioni con cui è nato e il contatto con il glifosato (https://www.iene.mediaset.it/video/l-europa-decide-di-non-essere-ecologica_12937.shtml).

Le TV commerciali purtroppo sono fatte così. Devono barcamenarsi per campare!

Noi però, in attesa di eventuali provvedimenti da parte dell’ Ordine dei Giornalisti, possiamo sempre adoperare lo zapping. Quando crolla lo share devono comunque tornare alle origini…quelle agricole!

Adesso, piuttosto, alla Corte di giustizia dell’Unione europea spetterebbe il compito di annullare il regolamento di attuazione per violazione sia dell’obbligo di garantire la protezione della salute umana e dell’ambiente, sia del diritto dei cittadini di avere le loro iniziative rispettate dalle istituzioni.

QUI LA TRASMISSIONE DI MATRIX SUL GRANO DURO E SULLA PASTA

tratto da: https://granosalus.it/2017/12/18/granosalus-porro-matrix-ignorare-tossicita-glifosato-crimine-l-umanita/

CANAPA – È tra le medicine più sicure. Pensate, l’aspirina già è letale a dosi 1000 volte inferiori !!

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CANAPA – È tra le medicine più sicure. Pensate, l’aspirina già è letale a dosi 1000 volte inferiori !!

IN QUESTI GIORNI SI E’ TORNATO A PARLARE MOLTO DELLA QUESTIONE “DROGHE LEGGERE” e della riconsiderazione della canapa come possibile medicina naturale alternativa. Come ormai è noto infatti, questa semplice pianta contiene tantissime proprietà benefiche che potrebbero essere sfruttate a scopo terapeutico, portando l’industria farmaceutica verso sviluppi più naturali ed efficaci. Non è nostra intenzione discutere se sia giusto legalizzare tale sostanza per scopi ricreativi; piuttosto vorremmo soffermarci sulla visione a volte ipocrita e poco costruttiva che molti hanno nei confronti di quella che, non dimentichiamocelo, è una pianta, un frutto naturale della terra, una delle erbe più antiche del nostro pianeta, utilizzata con gli scopi più diversi già migliaia di anni fa. Un recente studio condotto presso l’Uniklinik di Düsseldorf avrebbe trovato la prova del primo caso di morte al mondo attribuito al consumo di cannabis e il Dott. Benno Hartung, uno degli autori della ricerca, ha raccontato in un’intervista pubblicata su Bild che di tutti i casi analizzati, almeno due sarebbero da attribuirsi con certezza all’interferenza di THC (il principio attivo della cannabis) con la frequenza cardiaca dei soggetti esaminati. E’ la prima volta nella storia che qualcuno riesce a provare un caso di morte dovuta al consumo di cannabis. Non ci riuscì neanche la DEA (Ufficio per la Sovrintendenza alle Droghe degli Stati Uniti), che alla fine degli anni ’80 provò disperatamente a calcolarne il livello DL50 – sigla che indica la dose di sostanza che, somministrata in una volta sola, è in grado di uccidere almeno il 50% di un campione di cavie.

ALL’EPOCA LA DEA RILASCIO’ UN COMUNICATO NEL QUALE DICHIARAVA CHE DIVERSI RICERCATORI
avevano tentato di individuare il livello DL50 della marijuana testandolo sugli animali, senza riscontrare alcun successo; il DL50 della cannabis è stimato intorno ai 1:20.000 – 1:40.000, il che significa che per morire, un fumatore dovrebbe assumere dalle 20.000 alle 40.000 volte il dosaggio normalmente contenuto in una sigaretta a base di marijuana. L’effetto letale si avrebbe quindi fumando circa 680 kg di cannabis nell’arco di 15 minuti. Tanto per capire meglio di cosa stiamo parlando: il livello di DL50 dell’aspirina si aggira intorno ai 1:20, mentre per la maggioranza delle medicine con obbligo di prescrizione medica il livello scende addirittura a 1:10. La conclusione è facile: l’aspirina è almeno 1000 volte più letale della cannabis! Alla luce di questi dati, anche lo studio tedesco va riconsiderato: dal 2009 a oggi circa 203 milioni di persone hanno fumato almeno una volta della cannabis; anche ammettendo che i due casi di morte individuati siano effettivamente da attribuirsi ad un’assunzione eccessiva di marijuana, questa sarebbe comunque tra le medicine più sicure di tutti i tempi. Solamente in Germania ogni anno l’aspirina miete tra le 1.000 e le 5.000 vittime, senza contare i numerosi casi di ulcere e sanguinamenti dell’intestino e dello stomaco, attacchi d’asma e danni renali. La cannabis non presenta nessuno di questi effetti collaterali. Diverse figure di rilievo del campo medico e farmaceutico hanno espresso estrema fiducia nella terapia a base di marijuana. Il Dott. Grotenhermen, esperto di cannabis, ha dichiarato: “Se si potesse dire di ogni medicinale, dopo decenni di somministrazione, ‘abbiamo riscontrato solo ora i primi due casi di morte’, ci sarebbe da entusiasmarsi! Con i medicinali è una cosa che accade molto raramente. E’ ovvio che nessuno consiglierebbe ad un malato di cuore di consumare della cannabis, tanto meno ad uno schizofrenico; tuttavia, in linea di massima, l’alto margine di sicurezza e la sorprendente compatibilità della sostanza con l’organismo non vengono intaccate. E ciò verrà ancora una volta comprovato da studi”.

SECONDO LESTER GRINSPOON
– Psichiatra e Professore Emerito dell’Università di Harvard – la marijuana è una droga molto sicura e non tossica in grado di trattare efficacemente circa 30 diverse patologie: “Prevedo che la cannabis diventerà l’aspirina del 21° secolo, sempre più persone riconoscono questo”. Nel suo libro intitolato Viaggio nella canapa, il Dottor Grinspoon ha inoltre dichiarato: “Sulla base delle mie ricerche, ho scoperto che la cannabis è una sostanza notevolmente sicura. Sebbene non innocua, è sicuramente meno tossica della maggior parte delle medicine convenzionali, che potrebbe sostituire se fosse disponibile legalmente. Nonostante sia stata usata da milioni di persone per migliaia di anni, la cannabis non ha mai causato una morte per overdose. La preoccupazione più seria è il danno respiratorio se la si fuma, ma questo può essere facilmente risolto aumentando la potenza della cannabis e ricorrendo alla tecnologia per separare le particelle di materia presenti nel fumo di marijuana dai suoi principi attivi, i cannabinoidi. Quando avrà riconquistato il suo posto nella farmacopea statunitense, perduto nel 1941 con l’approvazione del Marjiuana Tax Act (1937), la cannabis sarà tra le sostanze meno tossiche della lista. Oggi il pericolo maggiore del consumo di cannabis è la sua illegalità, che infligge a persone già sofferenti molta ansia e una spesa elevata”. Al di là quindi di ogni futile polemica, ci auguriamo che i tempi siano maturi per pensare ad un cambiamento serio. Perchè ci sono dati che parlano da soli e ignorarli, a questo punto, sarebbe da ipocriti.
fonti varie dal Web

Ecco il nuovo allarme alimentare: è il riso di plastica – l’EFSA lo classifica come “rischio emergente”, viene dalla Cina e fa malissimo!!

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Ecco il nuovo allarme alimentare: è il riso di plastica – l’EFSA lo classifica come “rischio emergente”, viene dalla Cina e fa malissimo!!

 

RISO DI PLASTICA: L’EFSA LO INSERISCE TRA I RISCHI EMERGENTI

Il prodotto proveniente dalla Cina è composto da amido di patate mescolato con resine industriali
L’Autorità  Europea per la sicurezza alimentare (Efsa) lancia l’allarme: il riso di plastica proveniente dalla Cina è un rischio emergente.

Sono diversi anni che circolano notizie relative alla produzione in Cina di riso artificiale di plastica costituito da amido di patate mescolato con resine industriali. Ma sino ad oggi la contraffazione ha riguardato prevalentemente le Filippine, tant’è vero che il Segretariato della Rete internazionale delle autorità per la sicurezza alimentare (INFOSAN) dell’Organizzazione mondiale della sanità ha ricevuto diverse richieste di informazione dai suoi membri asiatici, preoccupati da queste notizie, e ha chiesto informazioni ai suoi membri in Cina senza ricevere risposta.

L’Efsa dunque, rilevando le difficoltà che si incontrano di fronte a questioni di sicurezza alimentare derivanti da frodi,  sottolinea come siano state sollevate anche perplessità sull’adeguatezza delle metodologie analitiche utilizzate per individuare il riso artificiale. In particolare l’Eren, la Rete sui rischi emergenti dell’Efsa, ha discusso le questioni legate a questo problema, sottolineando come non possa essere fatta una corretta caratterizzazione del rischio, così come non possono essere identificati i diversi tipi di resina utilizzati nella produzione di questo riso artificiale. L’Eren ha quindi concluso che il riso di plastica deve essere considerato un rischio emergente della catena alimentare e ha raccomandato all’Efsa di contattare i suoi vari collaboratori internazionali in Asia e di rimanere in contatto con Infosan per essere aggiornata sulla vicenda.

fonte: http://adiconsum.it/aree_tematiche/alimentazione/index.php?arg=31&id=2327

 

Riso di plastica dalla Cina, l’Efsa lo classifica come un rischio emergente della catena alimentare. Preoccupazione per la mancanza di informazioni

Nel novembre dello scorso anno, Il Fatto Alimentare pubblicò una notizia sulla preoccupazione diffusa in vari paesi asiatici sulla vendita del cosiddetto “riso di plastica” proveniente dalla Cina e che, se consumato in grandi quantità, può causare gravi problemi grastrointestinali. Il riso di plastica sembra quasi identico ai grani di riso, ma è generalmente costituito da amido di patate, mescolato con resine industriali. Alcuni avevano giudicato quella notizia frutto di allarmismo, dato che a gennaio 2011 c’erano state segnalazioni di questo tipo in Cina, che poi erano cessate in seguito al rafforzamento dei controlli. Che non fosse allarmismo è dimostrato dal fatto che nel suo recente Rapporto sui rischi emergenti l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ha inserito il riso di plastica tra gli undici rischi emergenti.


L’Efsa ricostruisce la vicenda, ricordando che nel 2011 sui media di tutto il mondo cominciò a circolare la notizia secondo cui in Cina veniva prodotto del riso artificiale di platica, che veniva venduto in città come Taiyuan, nella provincia dello Shaanxi. Nel 2013, la questione venne sollevata al Parlamento europeo, dove alcuni deputati chiesero alla Commissione Ue se fosse a conoscenza di questa pratica e di quali garanzie fossero state adottate per evitare che questo riso artificiale entrasse in Europa. La Commissione Ue rispose che in base al regolamento europeo il riso proveniente dalla Cina può essere ammesso alla libera circolazione solo se accompagnato da un rapporto analitico che dimostri che non contiene Ogm e da un certificato sanitario rilasciato dalla competente autorità cinese (AQSIC) attestante che il riso è stato prodotto, selezionato, manipolato, trattato, confezionato e trasportato in linea con le buone pratiche igieniche. Intanto, il Regno Unito preparò una nota informativa per la discussione del tema da parte della Rete dell’Efsa per lo scambio sui rischi emergenti (EREN).
Nell’ottobre 2015, un membro dell’Epidemic Intelligence dell’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC) inviò all’Efsa il link a un articolo del Shangai ist, che come altri media riportava la notizia della diffusione in Asia del riso fatto con la plastica. Il Segretariato della Rete internazionale delle autorità per la sicurezza alimentare (INFOSAN) dell’Organizzazione mondiale della sanità ha ricevuto diverse richieste di informazione dai suoi membri asiatici, preoccupati da queste notizie. Il Segretariato dell’INFOSAN, a sua volta, ha chiesto informazioni ai suoi membri in Cina, senza ricevere alcuna risposta. Un membro INFOSAN di un altro paese asiatico ha segnalato un caso sospetto di malattia conseguente al consumo di riso con plastica, ma il fatto non è stato confermato dalle indagini.

L’Efsa osserva come tutto questo evidenzi le difficoltà che si incontrano di fronte a questioni di sicurezza alimentare derivanti da frodi e sottolinea come siano state sollevate anche perplessità sull’adeguatezza delle metodologie analitiche utilizzate per individuare il riso artificiale. Anche la Food and Drug Administration (FDA) statunitense è a conoscenza del problema e sta monitorando il riso proveniente dalla Cina. L’ipotesi è che questo riso contenente plastica sia esportato principalmente in Africa.

La Rete sui rischi emergenti dell’Efsa ha discusso le questioni legate a questo problema, sottolineando come non possa essere fatta una corretta caratterizzazione del rischio, così come non possono essere identificati i diversi tipi di resina utilizzati nella produzione di questo riso artificiale. L’EREN ha quindi concluso che il riso di plastica deve essere considerato un rischio emergente della catena alimentare e ha raccomandato all’Efsa di contattare i suoi vari collaboratori internazionali in Asia e di rimanere in contatto con INFOSAN per essere aggiornata sulla vicenda.

fonte: http://www.ilfattoalimentare.it/riso-di-plastica-efsa-rischio.html

Ormai è ufficiale! L’olio di palma è tossico. Ma le multinazionali lo sapevano già dal 2009. E lo usavano lo stesso, addirittura nei prodotti per neonati! In fondo cos’è la salute dei bambini a confronto del business?

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Ormai è ufficiale! L’olio di palma è tossico. Ma le multinazionali lo sapevano già dal 2009. E lo usavano lo stesso, addirittura nei prodotti per neonati! In fondo cos’è la salute dei bambini a confronto del business?

 

E’ ufficiale! L’olio di palma è tossico,le multinazionali lo sapevano dal 2009

L’Efsa ha stabilito di recente che l’olio di palma è dannoso per la salute, soprattutto per quella dei bambini. Ed è arrivata a questo risultato dopo uno studio decennale e molto accurato. È triste però scoprire che le grandi multinazionali dell’alimentazione lo sapevano già dal 2009. Lo testimonia il report di un convegno tenutosi appunto il 21-22 aprile del 2009 a Praga che aveva per tema proprio i “contaminanti” frutto dei processi di trasformazione dei cibi e le strategie per ridurli al minimo. Tra le varie sostanze tossiche trattate nel congresso c’era anche il 3-Mcpd, ossia il 3-monocloropropandiolo e suoi esteri degli acidi grassi. Una sostanza tossica che si sprigiona quando gli oli vegetali – e soprattutto quello di palma – sono sottoposti a raffinazione ad alte temperature (200°C). In particolare sia l’Efsa nel suo studio che i colossi dell’industria alimentare presenti al convegno praghese sottolineano che nel trattamento degli oli di semi in genere “vengono prodotti livelli notevolmente inferiori di esteri Mcpd che dai grassi di palma”. Quindi il grasso tropicale anche all’ora era considerato come il principale imputato.
Amare poi le conclusioni del congresso, perché purtroppo ancora attuali anche se riferite al 2009: “Al momento non è possibile la produzione di grassi a base di palma a basso contenuto di esteri Mcpd”. L’Efsa nel suo studio, infatti, ha sottolineato che “i livelli di 3-Mcpd e dei suoi esteri degli acidi grassi negli oli vegetali” e in particolare nel palma “sono rimasti in gran parte invariati nel corso degli ultimi cinque anni”. E per questo ha dimezzato la dose giornaliera tollerabile (DGT), portandola a 0,8 microgrammi per chilogrammo di peso corporeo al giorno.
Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha chiesto al Commissario europeo per la salute e la sicurezza alimentare, Vytenis Povilas Andriukaitis, di avviare con urgenza l’esame della questione all’interno dei gruppi tecnici. La palla passa dunque all’Ue e si spera che intervenga a regolare per legge i parametri per un uso non pericoloso per la salute dell’olio di palma in campo alimentare.
Intanto in Italia si allunga la lista di aziende che hanno scelto volontariamente di eliminare l’olio di palma dai propri prodotti. L’ultima è la Coop, che già aveva tolto il grasso tropicale da oltre 100 prodotti a marchio. Ma che, dopo la pubblicazione del dossier dell’Efsa, ha decisio di abolirlo del tutto anche nei 120 prodotti restanti. La sostituzione avverrà gradualmente nei prossimi mesi.