Fukushima 6 anni dopo: “Non è ancora chiaro cosa stia realmente accadendo all’interno”…!

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Fukushima 6 anni dopo: “Non è ancora chiaro cosa stia realmente accadendo all’interno”…!

 

Le tenebre di Fukushima

di Robert Hunziker

Gli effetti delle radiazioni del triplo crollo della centrale nucleare di Fukushima Daiichi si fanno sentire in tutto il mondo. Sia che intacchino la vita marina che gli esseri umani, si accumulano nel tempo. L’impatto si sta lentamente attenuando solo per mostrare i suoi veri colori in una data futura imprevedibile. È così che funzionano le radiazioni, lente ma sicuramente distruttive; serve tempo per identificarne i rischi, nel senso che una fusione nucleare ha l’impatto, per decenni, di 1.000 incidenti industriali regolari, forse di più.

Sono passati sei anni da quando il triplo crollo totale si verificò a Fukushima Daichii l’11 marzo 2011, al giorno d’oggi soprannominato “311”. Col passare del tempo, è facile per il mondo in generale perdere la cognizione delle gravi implicazioni del più grande disastro industriale del mondo; fuori dal campo visivo funziona così.

Secondo le stime del governo giapponese e della TEPCO (Tokyo Electric Power Company), lo smantellamento andrà effettuato di decennio in decennio – molto probabilmente quattro decenni – con un costo fino a 21 trilioni di ¥ (189 miliardi di dollari). Tuttavia, questa è la parte più semplice da comprendere sulla storia del disastro nucleare di Fukushima. La parte difficile e dolorosa è in gran parte nascosta alla visione pubblica attraverso una severa restrittiva legge nazionale sulla segretezza (Legge sulla protezione dei segreti appositamente designati, legge n. 108/2013), la pressione politica a bizzeffe e la paura di esporre la verità sui pericoli inerenti le fusioni dei reattori nucleari. I potenti interessi impliciti lo vogliono nascondere.

Dopo il passaggio dell’atto di segretezza del governo del 2013 – che afferma che i funzionari o altri che “svelano segreti” dovranno affrontare fino a 10 anni di prigione, e coloro che “istigano fughe”, specialmente i giornalisti, saranno soggetti a una pena detentiva fino a 5 anni – il Giappone è sceso sotto la Serbia e il Botswana nell’indice World Press Freedom di Reporters Without Borders. L’atto di segretezza, fortemente criticato dalla Japanese Federation of Bar Association (Federazione giapponese delle associazioni di avvocati), è un atto spudorato di totalitarismo abbottonato nel momento stesso in cui i cittadini hanno bisogno e infatti richiedono trasparenza.

Lo stato attuale, secondo Mr. Okamura, un manager TEPCO, a novembre 2017 è questo: “Stiamo affrontando quattro problemi: (1) ridurre le radiazioni sul sito (2) arrestare l’afflusso di acque sotterranee (3) recuperare il fuel rod e (4) recuperare il combustibile nucleare fuso. “(Fonte: Martin Fritz, L’illusione della normalità a Fukushima, Deutsche Welle-Asia, 3 novembre 2017)

In breve, non sono cambiate molte cose in quasi sette anni negli stabilimenti, anche se decine di migliaia di lavoratori hanno ripulito la campagna di Fukushima, lavato le strutture, rimosso il terriccio e conservatolo in grandi sacchi di plastica nera, che si estendono da un capo all’altro di Tokyo e Denver, e ritorno.

Accade che, tristemente, la completa fusione nucleare sia quasi impossibile da sistemare perché, in parte, nessuno sa come reagire. Ecco perché Chernobyl ha sigillato l’area che circonda il suo tracollo nel 1986. Seguendo la stessa linea, secondo il direttore di Fukushima Daiichi Shunji Uchida: “I robot e le macchine fotografiche ci hanno già fornito preziose immagini. Ma non è ancora chiaro cosa stia realmente accadendo all’interno.”(Fonte: Martin Fritz, L’illusione della normalità a Fukushima, Deutsche Welle-Asia, 3 novembre 2017)

Sette anni e loro non sanno ancora cosa sta succedendo lì dentro. È il dilemma della Sindrome della Cina del bollente corion radioattivo fuso che scava l’interno della Terra? Sta contaminando le falde acquifere? Nessuno sa, nessuno può sapere, che è uno dei maggiori rischi della fusione nucleare, nessuno sa cosa fare. Non esiste una playbook per il 100% di disastri. Fukushima Daiichi lo dimostra.

“Quando si verifica un grave disastro radiologico e colpisce vaste aree di terreno, non può semplicemente essere ripulito riparato.” (Fonte: Hanis Maketab, Environmental Impacts of Fukushima Nuclear Disaster Will Last ‘decades to centuries’ – Greenpeace, Asia Correspondent, 4 marzo 2016).

Nel frattempo, l’industria nucleare mondiale ha piani di crescita ambiziosi, circa 50-60 reattori attualmente in costruzione, per lo più in Asia, e 400 o più piante planimetrate. I sostenitori di Nuke affermano che Fukushima è in fase di pulizia, quindi di non preoccuparsi perché le Olimpiadi arriveranno tra un paio d’anni, inclusi gli eventi che si terranno nel cuore di Fukushima, e l’economia agricola locale fornirà cibo fresco.

Le Olimpiadi sono la punta di diamante di Abe per dimostrare al mondo che tutto va bene nel più pericoloso, e fuori controllo, sito di incidenti industriali. E sì, è ancora fuori controllo. Tuttavia, il governo Abe non ne è interessato. Comunque sia, i rischi sono molteplici e probabilmente non ben compresi. Per esempio, cosa succederebbe se un altro terremoto causasse ulteriori danni a strutture nucleari già danneggiate che sono tenute precariamente insieme a speranze e preghiere, soggette a massicce esplosioni di radiazioni? Cosa succederebbe? Dopo tutto, il Giappone è un territorio sismico, che ne definisce anche i confini geografici. Il Giappone ha normalmente 400-500 terremoti in 365 giorni, o circa 1,5 terremoti al giorno.

Secondo il Dr. Shuzo Takemoto, professore del Dipartimento di Geofisica della Scuola di specializzazione in Scienze dell’Università di Kyoto: “Il problema dell’Unità 2 … Se dovesse accadere un grande terremoto, verrebbe distrutta e disperderebbe il combustibile nucleare rimanente e i suoi detriti , rendendo l’area metropolitana di Tokyo inabitabile. Le Olimpiadi di Tokyo nel 2020 saranno quindi completamente fuori questione.” (Shuzo Takemoto, Potential Global Catastrophe of the Reactor No. 2 at Fukushima Daiichi, 11 febbraio 2017).

Dato che le Olimpiadi si terranno non lontano dal luogo dell’incidente nucleare di Fukushima Daiichi, vale la pena sapere cosa aspettarsi, ovvero le ripercussioni nascoste alla vista pubblica. Dopo tutto, è altamente improbabile che il Comitato Olimpico Giapponese affronterà i fattori di rischio di radiazioni per gli atleti e per gli imminenti spettatori. Il che fa sorgere una domanda: quali criteri ha seguito l’International Olympic Committee (IOC) nel selezionare il Giappone per le Olimpiadi estive del 2020 a fronte di tre tracolli nucleari al 100% totalmente fuori controllo? Come minimo, sembra una decisione spericolata.

Questo articolo, in parte, si basa su uno studio accademico che mette in luce gravi preoccupazioni sulla trasparenza in generale, sulle condizioni di salute della forza lavoro TEPCO e sulle morti improvvise, così come sui prossimi giochi olimpici, richiamando alla mente la domanda: la decisione di organizzare le Olimpiadi in Giappone nel 2020 è un atto di follia e un rozzo tentativo di coprire le devastazioni delle radiazioni?

Quindi, un’anteprima di ciò che sta accadendo dietro le quinte, così come all’interno, è offerta dal ricercatore Adam Broinowski, PhD (autore di 25 importanti pubblicazioni accademiche e Post Doctoral Research Fellow presso l’ Australian National University): “Informal Labour, Local Citizens and the Tokyo Electric Fukushima Daiichi Nuclear Crisis: Responses to Neoliberal Disaster Management ” (Lavoro informale, cittadini locali e la crisi nucleare di Tokyo Electric Fukushima Daiichi: risposte alla gestione dei disastri neoliberali), Australian National University, 2017.

Il titolo dello studio del dott. Broinowski fornisce un indizio intrinseco nel conflitto, nonché dell’opportunismo, che pone il capitalismo neoliberale applicato ai principi della “gestione delle calamità”. (Naomi Klein ha esplorato un concetto simile in The Shock Doctrine: The Rise of Disaster Capitalism, Knopf Canada, 2007).

La ricerca del Dr. Broinowski è dettagliata, completa e complessa. Il suo studio inizia scavando nell’impatto del capitalismo neoliberale, portando alla ribalta un’equivalenza del lavoro schiavistico con l’economia giapponese, specialmente in riferimento a ciò che egli chiama “lavoro informale”. Descrive in modo preminente l’assalto del lato dell’offerta sulle tendenze neoliberali in tutta l’economia del Giappone. Le esplosioni nucleari di Fukushima portano semplicemente a galla tutte le verruche e le imperfezioni endemiche del marchio neoliberale del capitalismo.

Secondo il professor Broinowski: “Il disastro in corso alla centrale nucleare di Fukushima Daiichi (FDNPS), gestita dalla Tokyo Electric Power Company (TEPCO), dall’11 marzo 2011 può essere riconosciuto come parte di un fenomeno globale che è stato in fase di sviluppo per qualche tempo. Questo disastro si è verificato all’interno di un cambiamento sociale e politico iniziato a metà degli anni ’70 (economia dal lato dell’offerta, che si riflette fortemente sull’attuale quadro fiscale americano in esame) e che è diventato più acuto nella recessione del Giappone dei primi anni ’90 con la diminuzione della crescita economica e con una maggiore deregolamentazione e finanziarizzazione dell’economia globale. Dopo 40 anni di fedeltà aziendale in cambio di contratti a vita garantiti dai sindacati aziendali, mentre le protezioni tariffarie venivano ulteriormente innalzate e la forza lavoro era sempre più casualizzata, quelli maggiormente colpiti da un regime di benessere indebolito erano lavoratori irregolari, o quello che potremmo chiamare “lavoratori informali.”

In breve, i 45.000-60.000 lavoratori reclutati per decostruire e decontaminare Fukushima Daiichi e il luogo circostante per lo più venivano dalla strada, castoff dell’impatto del neoliberismo su “… sindacati indipendenti, resi impotenti, un numero crescente di disoccupati, giovani non qualificati e precari (liberi) insieme a lavoratori occasionali più anziani, vulnerabili e senzatetto (questi gruppi costituivano insieme circa il 38% della forza lavoro nel 2015) si sono trovati non solo (a) privi di assicurazione o (b) privi di protezione ma anche in molti casi (c) privati di bisogni primari. Con l’aumento della deindustrializzazione e della fuga di capitale, le dimostrazioni pubbliche di frustrazione e rabbia di questi gruppi si sono manifestate nei disordini di Osaka del 1992.”(Broinowski)

Le rivolte di Osaka di 25 anni fa descrivono il crollo della classe operaia nella società moderna, un problema che si è riversato nelle elezioni politiche nazionali in tutto il mondo, in quanto populismo / nazionalismo dettarono vincitori / vinti. A Osaka 1.500 lavoratori impetuosi assediarono una stazione di polizia (in qualche modo simile al film iconico di John Carpenter del 1976 Assault on Precinct 13) per l’oltraggio dei legami tra la polizia e i potenti “yakuza” giapponesi o gangster che corrompono la polizia per chiudere un occhio davanti ai sindacati, o ancora gangster che vengono pagati per reclutare, spesso con la forza, lavoratori per lavori manuali poco remunerativi per l’industria.

È così che TEPCO porta i lavoratori a lavorare in posti ad alto rischio e sensibili di radiazioni. Lungo la strada, i subappaltatori rastrellano la maggior parte del denaro stanziato per i lavoratori, determinando uno stile di vita subumano per i lavori più rischiosi e più pericolosi per la vita dei giapponesi, forse il lavoro più rischioso per la vita umana al mondo.

Il Giappone ha una lunga storia di assemblaggio e reclutamento di manodopera non qualificata a prezzi economici, il che è tipico di quasi tutti i grandi progetti industriali moderni. Il lavoro è semplicemente un’altra merce da utilizzare e poi buttare via. La Tokyo Electric Power Company (“TEPCO”) di Fukushima Daiichi aderisce a quelle pratiche di impiego feudale vecchie come il mondo. Assumono lavoratori tramite strati di subappaltatori al fine di eludere le responsabilità su incidenti, assicurazione sanitaria e standard di sicurezza, penetrando negli strati sociali inferiori che non hanno voce nella società.

In quanto tale, la TEPCO non è legalmente obbligata a segnalare incidenti industriali quando i lavoratori sono assunti tramite reti complesse o reti di subappaltatori; ci sono circa 733 subappaltatori per TEPCO. Ecco il processo: TEPCO impiega un subappaltatore “shita-uke”, che a sua volta impiega un altro subappaltatore “mago-uke” che si affida ai mediatori del lavoro “tehaishilninpu-dashi.” Alla fine della giornata, chi è responsabile per la salute e la sicurezza dei lavoratori? Chi è responsabile della segnalazione di casi di malattia da radiazioni e / o morte causati dall’esposizione alle radiazioni?

Basandosi su prove aneddotiche provenienti da fonti attendibili in Giappone, ci sono buone ragioni per ritenere che la TEPCO, così come il Governo giapponese, sopprima la conoscenza pubblica delle malattie dei lavoratori legate alle radiazioni e del loro decessso, così come la nasconde alla popolazione civile di Fukushima. In tal modo, essenzialmente, all’opinione pubblica mondiale – grazie, per esempio, anche agli entusiasti / sostenitori del pro-nuke – si sottolinea la sicurezza della produzione di energia nucleare a causa di così pochi morti segnalati in Giappone. Ma, ancora una volta, chi è responsabile della segnalazione delle morti dei lavoratori? Risposta: A parte un caso occasionale di morte da parte di fonti ufficiali, nessuno!

Inoltre, TEPCO non segnala i decessi dei lavoratori che si verificano al di fuori del luogo di lavoro, anche se la morte è un risultato diretto di eccessiva esposizione alle radiazioni sul posto di lavoro stesso. Ad esempio, se un lavoratore con malattia da radiazioni diventa troppo malato per andare a lavorare, morirà ovviamente a casa e quindi non sarà riportata come una morte correlata al lavoro. Di conseguenza, i sostenitori del pro-nucleare sostengono che Fukushima dimostra quanto sia sicura l’energia nucleare, anche quando va in tilt, perché ci sono così pochi morti – se non nessuno – da essere irrilevanti. Questa è una bugia in grassetto che viene discussa nel seguito: Fukushima Darkness – Parte 2.

“Come un lavoratore ha dichiarato a Fukushima Daiichi: ‘TEPCO è Dio. I principali appaltatori sono i re e noi siamo gli schiavi. In breve, Fukushima Daiichi illustra chiaramente la riproduzione sociale, lo sfruttamento e la disponibilità del lavoro informale nella protezione statale del capitale, delle società e dei loro beni. “(Broinowski)

In effetti, il Giappone è uno stato corporativo totalitario in cui gli interessi aziendali sono protetti dalla responsabilità di strati di subappaltatori e da interessi acquisiti di potenti organismi politici e leggi sul segreto di stato estremamente severe. Pertanto, si ritiene che le questioni di sicurezza e salute che riguardano il nucleare, inclusi i decessi, siano sottostimate e probabilmente non riportate affatto nella maggior parte dei casi. Pertanto, la visione del mondo dell’energia nucleare, rappresentata in Giappone a Fukushima Daiichi, è orribilmente distorta a favore della difesa nucleare.

Fonte: counterpunch
Tratto da: ComeDonChisciotte

via Informare per Resistere

Attenzione – il risveglio dei giganti: c’è connessione fra terremoti e cambiamenti climatici?

 

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Attenzione – il risveglio dei giganti: c’è connessione fra terremoti e cambiamenti climatici?

La Terra è formata da quattro sfere in equilibrio tra loro: atmosfera, idrosfera, biosfera e litosfera. qual’è la relazione tra terremoti e cambiamenti climatici?

I cambiamenti climatici esistono solo in atmosfera? Ci siamo mai chiesti se ad esempio esiste una relazione tra terremoti e cambiamenti climatici? Oppure poiché è nell’atmosfera che si accumula la CO2 gli effetti sono circoscritti in quella zona terrestre? In molti sono convinti che gli effetti dei cambiamenti climatici siano limitati all’atmosfera, ma si sbagliano. Gli effetti dei cambiamenti climatici possono avere ripercussioni sull’intero sistema terra. L’aumento della concentrazione di anidride carbonica in atmosfera è in grado di condizionare tutte le sfere di cui è composto il nostro pianeta: atmosfera, idrosfera (e criosfera), biosfera e litosfera. Gli scienziati considerano da tempo la Terra come un unico grande ecosistema e sanno perfettamente che ogni piccola variazione in una delle sfere principali finisce per influenzare anche le altre. È per questo che esiste una connessione ben precisa fra terremoti e cambiamenti climatici, una interazione importante, conosciuta e studiata dagli scienziati rientrante nella disciplina scientifica denominata “Scienze della terra”. Una materia che cerca di studiare e capire il funzionamento del nostro pianeta considerandolo un unico insieme.

Terremoti e cambiamenti climatici, qual è il nesso?

Le quattro sfere principali sono in perfetto equilibrio tra loro, la modifica di una delle sfere è in grado di influenzare le altre. Sappiamo ad esempio che se aumentiamo la concentrazione di carbonio in atmosfera, aumenta la temperatura. L’aumento di temperatura influisce lo biosfera, modifica le zone di vegetazione ed è in grado di alterare i raccolti. Secondo un recente studio l’aumento di temperatura influisce sui processi fisiologici delle piante, riduce la capacità fotosintetica e di conseguenza la capacità di assorbire CO2.

Inoltre l’aumento delle temperature, favorisce lo scioglimento dei ghiacci e dei ghiacciai, diminuendo lo strato di ghiaccio noto con il nome di criosfera. Lo scioglimento dei ghiacci a sua volta influenza l’idrosfera favorendo non solo l’innalzamento dei livelli dei mari, ma modificando i modelli metereologici delle piogge, causando siccità oppure inondazioni. E la litosfera? Cosa lega l’aumento del carbonio in atmosfera con terremoti e cambiamenti climatici?

Greenland ice sheet, un foglio di ghiaccio di 2,8 milioni di km cubici

Durante l’ultima era glaciale, quando la terra è stata trasformata da una palla di ghiaccio a qualcosa di molto simile ad oggi (climaticamente parlando), lo scioglimento della spessore di ghiaccio che copriva la zona scandinava ha causato una serie devastanti di terremoti. Tutti fenomeni riconducibili ad un effetto molto semplice chiamato “rimbalzo isostatico” o “isostasia”. Quando la crosta terrestre è schiacciata da uno spessore di ghiaccio è spinta violentemente verso il basso, fino ad arrivare anche sotto il livello del mare; nel momento in cui il ghiaccio sovrastante si scioglie la crosta, alleggerita, ritorna su. Questo processo, che può durare anche migliaia di anni, comporta uno sprigionamento enorme di energia in grado di generare violenti terremoti. È come se saltasse un tappo da una bottiglia di champagne; tutta l’energia rimasta imprigionata per migliaia di anni, esplode in tutta la sua violenza.

Questo fenomeno, che colpì la zona scandinava tra 20mila e 10mila anni fa, ha causato una serie di terremoti di magnitudo 8 (e più) della scala Richter che hanno provocato tsunami con onde alte 30 metri e frane sottomarine che hanno avuto ripercussioni in tutta la zona nord atlantica. Come se non bastasse lo scioglimento dei ghiacci ha aumentato di trenta, quaranta volte l’attività vulcanica, con tempeste sino ad allora mai viste. Una sequenza devastante che ha pesantemente rimodellato la geografia di tutta la zona.

Immaginate ora cosa potrebbe accadere se lo strato di ghiaccio che copre attualmente la Groenlandia dovesse sciogliersi. Gli effetti potrebbero essere altrettanto devastanti considerando anche il numero di vulcani dormienti presenti sotto Vatnajökull, la più grande calotta di ghiaccio islandese. Grazie alla recente eruzione del vulcano Eyjafjallajökull (nel 2010) siamo perfettamente consapevoli dei disagi che un vulcano islandese può causare al resto del mondo.

Cosa ci aspetta in futuro? La preoccupazione degli scienziati

Adesso è più chiaro cosa lega terremoti e cambiamenti climatici, un fenomeno che inizia principalmente in atmosfera ma, come abbiamo visto, impatta negativamente su biosfera, idrosfera e litosfera, le componenti dell’ecosistema terrestre. Un equilibrio fragile che desta non poche preoccupazioni tra gli scienziati di tutto il mondo sia per il numero di vulcani potenzialmente coinvolti e sia per la velocità con cui si stanno sciogliendo i ghiacci. È molto probabile che se queste condizioni non vengano in qualche modo rese reversibili, presto potranno verificarsi attività vulcaniche importanti.

fonte:

-http://www.green.it/risveglio-dei-giganti-la-connessione-fra-terremoti-cambiamenti-climatici/

Terremoti, gli scienziati prevedono un 2018 apocalittico

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Terremoti, gli scienziati prevedono un 2018 apocalittico

Secondo gli studiosi il prossimo anno sarà caratterizzato da grandi scosse: vediamo i luoghi più a rischio.

Il 2018 potrebbe essere l’annus horribilis per quanto riguarda i #Terremoti. E’ quanto è emerso alcuni giorni fa in occasione dell’annuale meeting della Geological Society of America che ha avuto luogo a Seattle, dove due geofisici hanno evidenziato che esiste una correlazione tra i rallentamenti della rotazione terrestre e la quantità di importanti eventi sismici [VIDEO]. In parole povere al rallentamento della velocità della rotazione terrestre corrisponderebbe un aumento dei terremoti. Un fenomeno non di poco conto se consideriamo che da quattro anni a questa parte il nostro pianeta ha iniziato un rallentamento periodico della rotazione.

Le preoccupanti previsioni

Secondo James Dolan, che esercita la professione di geologo all’Università della California del Sud a Los Angeles, se la previsione si dimostrerà corretta presto dovremo fare i conti con un grande evento sismico, e già dal 2018 il numero dei grandi terremoti che colpiscono il pianeta potrebbe aumentaredall’attuale media di diciotto a ventitrè.

Ben cinque in più. La ricerca illustrata al congresso dei giorni scorsi ha inoltre evidenziato come i rallentamenti della Terra siano sempre andati di pari passo a periodi con un’incidenza maggiore di terremoti di magnitudo sette o persino più potenti.

La situazione sismica in Italia

Un gruppo di scienziati dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha realizzato una mappa del rischio sismico in Italia, utile per dirigere campagne di informazione ed eventuali interventi preventivi. La ricerca in questione è stata pubblicata sull’International Journal of Disaster Risk Reduction. Meno del 10% degli italiani sono esposti al rischio di fenomeni sismici potenzialmente distruttivi. Una percentuale relativamente bassa che rende meno difficoltosa la messa in sicurezza del territorio, alla condizione che venga scelto in modo appropriato dove investire.

E’ quanto emerge da uno studio dell’INGV in merito alla notevole differenza nella risposta sismica tra #amatrice e Norcia registrata in occasione del sisma del 24 Agosto di un anno fa, quando Amatrice fu quasi completamente rasa al suolo mentre a Norcia – dove vi erano stati significativi interventi di messa in sicurezza – i danni registrati sono stati limitati. Questo è dovuto anche al fatto che Norcia aveva in precedenza subito grandi scosse, a differenza di Amatrice dove non si era mai verificato un sisma significativo.

La ricerca ha interessato la dorsale appenninica, mille chilometri dalla Liguria alla Calabria, che da sola è interessata dal 70% del movimento sismico del nostro paese. Per stabilire il livello di rischio è stato considerata la quantità e la tipologia delle costruzioni risalenti a prima del 1918. I comuni che non hanno mai subito danni dovuti a terremoti sono maggiormente vulnerabili e impreparati, mentre quelli che hanno avuto a che fare con recenti scosse di potenza rilevanti sono maggiormente “preparati” all’eventualità di nuove forti scosse.

 

 

 

 

 

tratto da: http://it.blastingnews.com/ambiente/2017/11/terremoti-gli-scienziati-prevedono-un-2018-apocalittico-002150931.html

Il sindaco Pirozzi denuncia che dei soldi degli sms solidari ad Amatrice non è arrivato manco un Euro – che fine hanno fatto? Il Codacons se lo chiedeva già 6 mesi fa, ma allora tutti hanno fatto finta di niente…!

Amatrice

 

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Il sindaco Pirozzi denuncia che dei soldi degli sms solidari ad Amatrice non è arrivato manco un Euro – che fine hanno fatto? Il Codacons se lo chiedeva già 6 mesi fa, ma allora tutti hanno fatto finta di niente…!

È di oggi lo scandalo sollevato dal sindaco di Amatrice Pirozzi: non un Euro, un solo Euro dei 33.000.000 raccolti con gli sms solidali è arrivato ad Amatrice.

Ne stanno parlando tutti i giornali. La Procura di Rieti aprirà un’inchiesta.

Ma la notizia non è nuova: già 3 mesi fa il Codacons aveva lanciato l’allarme. Ma all’epoca si sono girati tutti dall’altra parte (sindaco di amatrice compreso)…

Per rinfrescarVi la memoria, ecco il nostro articolo dell’aprile scorso:

Terremoto, che fine hanno fatto i soldi degli sms solidali? Ora se lo chiede anche il Codacons…!

Signore e Signori, questa è l’Italia

Ah, giusto per capire meglio, Vi consigliamo di leggere:

8 anni dal sisma che devastò l’Aquila: che fine hanno fatto i 5 milioni raccolti con gli sms solidali e mai arrivati ai terremotati?

…E poi scopri che con i soldi degli SMS solidali per il terremoto ci fanno una pista ciclabile…!!!

by Eles

…E poi scopri che con i soldi degli SMS solidali per il terremoto ci fanno una pista ciclabile…!!!

terremoto

 

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…E poi scopri che con i soldi degli SMS solidali per il terremoto ci fanno una pista ciclabile…!!!

Terremoto, i soldi degli sms solidali per una ciclabile. Scoppia la polemica
Oltre cinque milioni per la pista Sarnano-Civitanova. Il caso approda anche in Parlamento: contestata la Regione

Macerata, 12 luglio 2017 – È polemica sulla scelta di destinare parte dei fondi degli sms solidali del terremoto alla realizzazione di una pista ciclabile e al recupero di una grotta sudatoria. Vanno all’attacco il senatore Remigio Ceroni (Forza Italia) e la deputata Beatrice Brignone (Possibile). «Lascia sconcertati e indignati – scrive il senatore forzista – la notizia che la Regione Marche intende finanziare una pista ciclabile mare-monti da Sarnano a Civitanova per 5,5 milioni di euro e il recupero della grotta sudatoria di Acquasanta Terme per 3 milioni di euro con i soldi che i cittadini hanno donato via sms con generosità per far fronte all’emergenza determinata dal terremoto».

«Dei 32 milioni complessivi, alle Marche ne sono spettati 17,5 – aggiunge Ceroni –. Con una scelta che lascia esterrefatti la Regione ha intenzione di destinare la metà di quella cifra a opere che nulla hanno a che vedere con l’aiuto per le popolazioni terremotate. E questo mentre sono ancora migliaia i marchigiani che vivono quotidianamente sulla loro pelle le difficoltà di una calamità immane e di una ricostruzione che non è mai iniziata. Tanta solidarietà da parte degli italiani merita rispetto e non può essere dispersa e mortificata in interventi incomprensibili e ingiustificati. Presenterò immediatamente un’interrogazione parlamentare al riguardo per evitare che i soldi degli italiani vengano utilizzati a fini diversi da quelli ai quali li avevano destinati».

Anche la deputata di Possibile Beatrice Brignone contesta la scelta della Regione di utilizzare 5 milioni e 450 mila euro, dei 17,5 ricavati dagli sms solidali a favore delle zone terremotate, per il primo stralcio di una pista ciclabile da Civitanova a Sarnano. Per Brignone, altre sono le priorità, come riportare a casa le famiglie e tornare a «vivere queste terre, per poter anche accogliere al meglio sempre più i turisti». Per le piste ciclabili, «ci sono altri finanziamenti, si cerchino anche quelli». «Chi ha donato con un sms – continua -, lo ha fatto pensando di offrire, con quel gesto, una mano per rialzarsi, mano che in quel momento non poteva allungare se non digitando un numero. Per tali motivi ho presentato una interrogazione alla presidenza del Consiglio e per chiedere rispetto chi ha donato soldi e rispetto per chi ancora vive in roulotte o alloggi di fortuna, per chi ogni giorno si muove tra macerie e zone rosse, per chi cerca di strapparsi un futuro con forze sempre più flebili». «Di vane promesse, di mancanza di visione, di aspettative tradite, di mala gestione, questa Regione – conclude – ha già pagato un prezzo sufficientemente alto. Non sommiamo a questo catastrofico conto altri 5 milioni e 450 mila euro».

 

fonte: http://www.ilrestodelcarlino.it/macerata/cronaca/terremoto-soldi-sms-solidali-pista-ciclabile-1.3266023

Radiazioni di Fukushima: ecco gli effetti sulla popolazione mondiale

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Radiazioni di Fukushima: ecco gli effetti sulla popolazione mondiale

Ogni abitante della Terra ha subito una significativa dose di radiazioni dal disastro nucleare di Fukushima. Ecco i dati

Le radiazioni del disastro nucleare di Fukushima hanno toccato ognuno di noi. A dimostrarlo è una ricerca del Norwegian Institute for Air Research che ha calcolato le effettive ricadute dell’incidente nelle varie aree del pianeta. Gli studiosi hanno analizzato i dati del Comprehensive Nuclear-Test-Ban Treaty Organisation, un gruppo di ricerca specializzato nella misurazione delle radiazioni nucleari sulla popolazione. E’ il cesio-137 ad essere oggetto della misurazione dagli esperti, si tratta di un elemento pesante ed in grado di spostarsi anche per lunghissime distanze.

Ebbene, secondo le ricerche, una percentuale del 23% della sostanza non ha lasciato il Giappone mentre la quota restante ha viaggiato per il mondo attraverso gli oceani. I residenti nell’ara di Fukushima hanno subito una quantità di radiazioni comprese tra 1 e 5 millisievert già durante i primi 3 mesi. Nelle altre zone del Giappone, invece, le radiazioni, in questi anni, si sono fermate a 0.5 millisievert, una quantità appena inferiore ad una TAC. Nelle restanti aree del nostro pianeta, quindi compresa anche l’Italia, le radiazioni pro capite sono meno di 0,1 millisievert dal 2011 ad oggi. Si tratta, in sostanza, della stessa quantità che avremmo subito con una radiografia.

 

fonte: http://www.scienzenotizie.it/2017/05/10/radiazioni-di-fukushima-ecco-gli-effetti-sulla-popolazione-mondiale-1322060

 

Lo Stato consente alle lobby di bombardare il sottosuolo Siciliano a caccia di petrolio. Paura terremoti – E ricordiamo a queste carogne che proprio lì si sono verificati i 3 terremoti più distruttivi della nostra storia: 210.000 morti!! …Ma per “loro” il dio petrolio è più importante della pelle della Gente!!

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Lo Stato consente alle lobby di bombardare il sottosuolo Siciliano a caccia di petrolio. Paura terremoti – E ricordiamo a queste carogne che proprio lì si sono verificati i 3 terremoti più distruttivi della nostra storia: 210.000 morti!! …Ma per “loro” il dio petrolio è più importante della pelle della Gente!!

Lo ha scoperto l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle eletto in Sicilia, Ignazio Corrao (sempre loro a rompere le scatole alle lobby).

E l’allarme è grave: bombardare il sottosuolo nel territorio storicamente più sismico d’Italia.

Ricordiamo che proprio in Sicilia si sono avuti i 3 terremoti più disastrosi e devastanti della nostra storia con circa 210.000 morti (V. Wikipedia)

I petrolieri bombarderanno il sottosuolo dei Comuni siciliani. Paura per possibili terremoti

Lo ha scoperto l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle eletto in Sicilia, Ignazio Corrao. E’ ormai noto a tutti che gli esplosivi, fatti brillare nel sottosuolo – quindi compresi quelli utilizzati per cercare petrolio – possono provocare terremoti. Ma questo è l’ultimo problema dell’ENI e del PD di Renzi e Crocetta che hanno voluto e autorizzato questo scempio ambientale. Ecco uno dei ‘frutti avvelenati’ della mancata vittoria del referendum che avrebbe dovuto fermare le trivelle. L’elenco dei Comuni siciliani a rischio

Cosa stanno lasciando ai Siciliani il PD e il presidente della Regione, Rosario Crocetta, dopo aver fatto svuotare le ‘casse’ della Regione siciliana dal Governo nazionale? Bombe. Sì, avete letto bene: bombe che esploderanno sotto il sedere degli abitanti di un bel nutrito gruppo di Comuni della nostra Isola. Ricordate il referendum sulle trivelle? Il referendum perso per mancanza di quorum. Ebbene, ecco le conseguenze: l’ENI sta portando avanti un progetto di prospezione geofisica, conosciuto come “2D”, per la ricerca di idrocarburi nelle province di Caltanissetta, Catania, Enna e Ragusa con l’utilizzo di cariche esplosive da 10 kg. Bombe da far esplodere in fori profondi fino a 30 metri per centinaia di chilometri quadrati. Con il rischio di provocare terremoti!

La storia è stata scoperta e denunciata dall’unico europarlamentare eletto in Sicilia che fa gli interessi della Sicilia e dei Siciliani. Parliamo di Ignazio Corrao, unico tra gli europarlamentari (eletto nelle fine del Movimento 5 Stelle) che sta provando a difendere l’olio d’oliva extra vergine della Sicilia, il grano duro siciliano e le arance della nostra Isola. E’ Corrao che, con l’ausilio del gruppo di collaboratori che ha messo su, ha passato a setaccio le AIA, sigla che sta per Autorizzazioni Integrate Ambientali.

“Il progetto – si legge in un comunicato diffuso dai grillini – apparso sul sito del Ministero dell’Ambiente poche ore fa, ha mobilitato immediatamente il gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle in Assemblea regionale siciliana che domani, lunedì 15 maggio, depositerà in Commissione Ambiente una richiesta di audizione urgente per convocare i vertici ENI ed il Governo Regionale”.

“Quanto scoperto è un fatto gravissimo ed inquietante – spiegano i deputati M5S all’Ars – sia perché la Regione siciliana pare abbia avallato tale scempio senza dir nulla, sia perché tali ricerche potrebbero produrre terremoti in un territorio che rimpiange lo sviluppo agricolo, turistico e culturale negato dagli affaristi e dai sindacalisti del petrolio”.

Insomma, la prima notizia è che i vari Crocetta, Raciti, Cracolici, Marziano, la CGIL di Catania che è direttamente presente nella politica siciliana con propri rappresentanti all’Ars e via continuando non ci hanno detto nulla. Tutti zitti. Ma sono stati lo stesso ‘sgamati.

“Stando al progetto – leggiamo sempre nel comunicato dei grillini dell’Ars – i Comuni che dovrebbero ospitare le esplosioni sotterranee sono quelli di Gela, Mineo, Ramacca, San Michele di Ganzaria, Mazzarino, Aidone, Mirabella Imbaccari, Piazza Armerina, Caltagirone, Grammichele, Niscemi, San Cono. Uno scempio in piena regola firmato ENI-Crocetta – sottolineano i deputati – considerando che peraltro il territorio del Calatino Sud Simeto è già in parte dichiarato patrimonio dell’UNESCO. Siamo molto preoccupati, perché non vorremmo che il presidente Crocetta, da ex dipendente ENI e da persona che si è schierata contro il referendum sulle trivellazioni lo scorso anno, prediliga le fonti fossili a quelle rinnovabili”.

Qui si segnala quello che abbiamo scritto all’inizio di questo articolo: i Siciliani, adesso, cominciano a raccogliere i ‘frutti avvelenati’ del referendum sulle trivelle. Giustamente, i grillini ricordano che il ‘rivoluzionario’ Crocetta, invece di schierarsi in difesa della Sicilia, ha preferito schierarsi con chi – PD renziano in testa – boicottava il referendum per non far raggiungere il quorum.

La stragrande maggioranza di coloro i quali sono andati a votare ha detto “No” ai petrolieri e alle trivelle. Ma i petrolieri e le trivelle hanno vinto lo stesso, perché, come già ricordato, il referendum non ha raggiunto il quorum.

Ora i petrolieri – ENI in testa – presentano il conto e si preparano a bombardare il sottosuolo e si preparano ad bombardare il sottosuolo di un nutrito gruppo di Comuni della Sicilia sud orientale. E pazienza se i terremoti potrebbero provocare in Sicilia quello che è successo in centro Italia, dove migliaia di persone hanno perso la casa e sono ancora in mezzo alla strada, tra baracche e container.

“Non permetteremo che la Sicilia venga trattata ancora come una terra da depredare e distruggere in nome del Dio denaro – concludono i parlamentari grillini dell’Ars – ignorando la sua naturale vocazione agricola, culturale e turistica e, peggio ancora, calpestando la salute e la vita dei suoi abitanti”.

Dall’ufficio di Corrao parte invece l’invito a documentarsi e fare le osservazioni da parte dei Comuni interessati sindaci e società civile.

Già, l’invito ai sindaci siciliani a difendere la società civile? Supponiamo che l’invito non sarà rivolto ai sindaci di centrosinistra dei Comuni siciliani. Sono i sindaci dei Comuni che controllano l’ANCI Sicilia, l’Associazione nazionale dei Comuni Italiani. Quell’ANCI Sicilia – presieduta dal sindaco di Palermo, Leoluca Orlando – che non ha mosso un dito durante le settimane precedenti il referendum per fermare le trivelle.

Foto tratta da greenreport.it

P.S.

Dunque l’ENI va alla ricerca del petrolio siciliano con le bombe. Non solo un Ente nazionale che ha trattato sempre la Sicilia come una ‘colonia’ si deve prendere il nostro petrolio, ma lo deve cercare pure con le bombe, mettendo a rischio gli equilibri ambientali della nostra Isola. Con i soliti ‘ascari’ siciliani ‘inginocchiati’ al cospetto dell’ENI. 

Tutto questo perché il referendum sulle trivelle non ha raggiunto il quorum. 

Non possiamo non ricordare che il comportamento dell’ANCI Sicilia, nelle settimane precedenti il referendum sulle trivelle, è stato incredibile. Non una manifestazione, non un appello per invitare i cittadini a votare. Un’ANCI piegata ai voleri di Renzi e del suo PD.

Il vice presidente dell’ANCI, Paolo Amenta (che è sindaco di Canicattini Bagni, in provincia di Siracusa), e qualche altro sindaco hanno rilasciato qualche dichiarazione ufficiale. Ma nessuno ha partecipato alla manifestazione del 30 marzo 2016.

Per dirla in breve, in occasione del referendum sulle trivelle, l’interesse del più grande partito politico nazionale – il PD – era quello di far vincere i petrolieri. E l’ANCI siciliana si è adeguata ai voleri romani.  

Per questo è più che mai necessario che i cittadini siciliani, alle elezioni comunali di giugno, mandino a casa tutti i sindaci collegati ai partiti nazionali. E necessario, a partire dalle elezioni comunali dell’11 giugno, non votare più candidati collegati a partiti nazionali, a partire dal PD che, ricordiamolo, è sempre nelle salde mani di Renzi.

Due parole sull’ENI, infine. Che ha sempre considerato e continua a considerare la Sicilia un limone da ‘spremere’: prendere tanto per dare poco o nulla. O meglio, per lasciare in Sicilia inquinamento e problemi sociali.

 

tratto da: http://www.inuovivespri.it/2017/05/14/i-petrolieri-bombarderanno-il-sottosuolo-dei-comuni-siciliani-paura-per-possibili-terremoti/

Quando lo Stato truffa i suoi stessi cittadini: In 48 anni, dal terremoto del Belice al 2015, gli italiani hanno finanziato le ricostruzioni con 145 miliardi di accise sui carburanti. Ne sono però stati spesi solo 70! E gli altri che fine hanno fatto??

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Quando lo Stato truffa i suoi stessi cittadini: In 48 anni, dal terremoto del Belice al 2015, gli italiani hanno finanziato le ricostruzioni con 145 miliardi di accise sui carburanti. Ne sono però stati spesi solo 70! E gli altri che fine hanno fatto??

 

 

Terremoti, con tassa benzina versati 145 miliardi: il doppio di quanto speso per ricostruire

In 48 anni, dal terremoto del Belice al 2015, gli italiani hanno finanziato le ricostruzioni delle zone devastate versando 145 miliardi nominali di accise sui carburanti; il doppio rispetto ai 70 mld nominali spesi dallo Stato per rimettere in piedi le 7 aree colpite negli ultimi decenni (Valle del Belice, Friuli, Irpinia, Marche/Umbria, Molise/Puglia, Abruzzo ed Emilia Romagna). A fare i conti è uno studio della Cgia di Mestre.

Sono 5, infatti, gli incrementi delle accise sui carburanti introdotti in questi ultimi 48 anni per recuperare le risorse da destinare alla ricostruzione delle zone colpite dal terremoto. Dal 1970 (primo anno in cui sono disponibili i dati sui consumi dei carburanti) al 2015 gli italiani hanno versato nelle casse dello Stato 145 miliardi di euro nominali (261 miliardi di euro se attualizzati).

“Se si tiene conto che il Consiglio Nazionale degli Ingegneri stima in 70,4 miliardi di euro nominali (121,6 miliardi se attualizzati) il costo complessivo resosi necessario per ricostruire tutte e 7 le aree fortemente danneggiate dal terremoto (Valle del Belice, Friuli, Irpinia, Marche/Umbria, Molise/Puglia, Abruzzo ed Emilia Romagna), possiamo dire che in quasi 50 anni in entrambi i casi, sia in termini nominali sia con valori attualizzati, abbiamo versato più del doppio rispetto alle spese sostenute”, dettaglia ancora la nota Cgia.

Solo i più recenti, ovvero i sismi dell’Aquila e dell’Emilia Romagna, presentano dei costi nettamente superiori a quanto fino ad ora è stato incassato con l’applicazione delle rispettive accise. ”Ogni qual volta ci rechiamo presso un’area di servizio a fare il pieno alla nostra autovettura – sottolinea il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia, Paolo Zabeo – 11 centesimi di euro al litro ci vengono prelevati per finanziare la ricostruzione delle zone che sono state devastate negli ultimi decenni da questi eventi sismici. Con questa destinazione d’uso gli italiani continuano a versare all’erario circa 4 miliardi di euro all’anno. Se, come dicono gli esperti, questi fenomeni distruttivi avvengono mediamente ogni 5 anni, è necessario che queste risorse siano impiegate in particolar modo per realizzare gli interventi di prevenzione nelle zone a più alto rischio sismico e non per altre finalità”.

 

fonte: http://www.imolaoggi.it/2016/09/03/terremoti-con-tassa-benzina-versati-145-miliardi-il-doppio-di-quanto-speso-per-ricostruire/

Terremoto, che fine hanno fatto i soldi degli sms solidali? Ora se lo chiede anche il Codacons…!

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Terremoto, che fine hanno fatto i soldi degli sms solidali? Ora se lo chiede anche il Codacons…!

 

TERREMOTO CENTRO-ITALIA: COMUNI COLPITI DA SISMA DENUNCIANO ABBANDONO. ESPOSTO CODACONS A PROCURA DI ROMA E CORTI DEI CONTI DI LAZIO, MARCHE E ABRUZZO

ASSOCIAZIONE CHIEDE INDAGINI SU DESTINAZIONE DEI SOLDI RACCOLTI ATTRAVERSO CAMPAGNE DI SOLIDARIETA’

Che fine hanno fatto i fondi raccolti attraverso le campagne di solidarietà attivate all’indomani del terribile terremoto che nei mesi scorsi ha distrutto il centro-Italia? Se lo chiede il Codacons, che ha presentato oggi un esposto alla Procura della Repubblica di Roma e alle Corti dei Conti di Marche, Abruzzo e Lazio.
I cittadini dei comuni colpiti dal sisma denunciano di essere stati abbandonati dalle istituzioni, e nei giorni scorsi hanno messo in atto proteste e presidi per richiamare l’attenzione sull’immobilismo dello Stato che poco o nulla avrebbe fatto per sostenerli – spiega l’associazione – Quello che desta perplessità e che potrebbe addirittura realizzare reati come quello di truffa o di appropriazione indebita, è la destinazione dei fondi raccolti attraverso le campagne di solidarietà, i quali restano apparentemente bloccati senza nessuna indicazione in merito alla cifra complessiva dei soldi sino ad oggi raccolti, all’effettivo utilizzo dei fondi raccolti, a quando gli stessi verranno impiegati e soprattutto come e per quali finalità e sotto il controllo e vigilanza di quale organo. Il mancato utilizzo dei soldi versati dai cittadini per aiutare le popolazioni colpite dal sisma potrebbe quindi configurare una appropriazione indebita e una truffa nei confronti di tutti coloro che hanno contribuito con generosità ad aiutare il prossimo.
Per tale motivo il Codacons ha presentato un esposto alla Procura di Roma e chiede anche alle Corti dei Conti di Marche, Abruzzo e Lazio di aprire apposite indagini sul caso, per capire il reale utilizzo dei fondi di solidarietà raccolti.

 

fonte: http://www.codacons.it/articoli/terremoto_centroitalia_comuni_colpiti_da_sisma_denunciano_abbandono_296313.html