La Guerra del grano, a colpi di pane e diserbante e spaghetti all’erbicida…!

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La Guerra del grano, a colpi di pane e diserbante e spaghetti all’erbicida…!

 

Guerra del grano a colpi di pane e diserbante e spaghetti all’erbicida

Sulle tavole degli italiani e nelle campagne del nostro Paese é in corso una guerra invisibile che prima ancora di scoppiare ufficialmente, assicurano gli oncologi, sta già mietendo da decenni moltissime vittime.

Farine, pane, pasta, cioè almeno il 50% dell’alimentazione degli italiani, sarebbero avvelenate dal diserbante sistemico fitotossico glyphosate classificato come cancerogeno dalla  IARC, Agency for Research on Cancer, l’Agenzia per la Ricerca sul Cancrodell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Sulla indiscriminata utilizzazione del micidiale erbicida glyphosate si fonda infatti tutta l’enorme capacità produttiva della varietà di grano duro canadese “Manitoba che sta monopolizzando i mercati mondiali e rovinando letteralmente le produzioni italiane qualitativamente molto superiori, e sanitariamente garantite.

Che fare? come controllare e prevenire?

Sappiamo che l’Italia è la nazione leader mondiale per le politiche rivolte alla sicurezza alimentare ed ambientale. Ma registriamo più di una falla nella tutela dei cittadini dai prodotti agroalimentari di importazione. Così accade che gli italiani continueranno a mangiare la pasta prodotta con il grano canadese. Ma questo grano continuerà ad arrivare legalmente nei nostri piatti con il glifosato.

Per questo è urgente adottare misure precauzionali sull’ingresso in Italia di prodotti stranieri, in particolare quelli provenienti da Usa e Canada, dove viene fatto un uso intensivo del glyphosate proprio nella fase precedente la raccolta. Questo serve ad accelerare la maturazione del grano e quindi la mietitura…

L’emergenza del grano duro ha caratterizzato in questa stagione i mercati italiani. Il prezzo è crollato a 180 euro a tonnellata, nello scorso anno era 315 euro a tonnellata. Il grano italiano è stato colpito, quindi,  da una speculazione da 700 milioni di euro. Infatti i danni subiti dai produttori italiani ammontano a questa cifra. Il crollo dei prezzi è drammatico, senza precedenti, toccando quota 18 centesimi al chilo. Oggi i compensi degli agricoltori sono tornati ai livelli di 30 anni fa.

La causa di tutto ciò è una manovra speculativa sui mercati esteri. Dal grano alla pasta i prezzi sono aumentati del 500 % e quelli dal grano al pane addirittura del 1.400%.

E noi continuiamo a mangiare pane e diserbante e spaghetti all’erbicida…!

 

Tratto da: https://www.zerozeronews.it/guerra-del-grano-colpi-pane-diserbante-spaghetti-allerbicida/

 

…E a Bari sequestrate 50mila tonnellate di grano tossico canadese. Tutta roba che sarebbe dovuta finire sulle nostre tavole!

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…E a Bari sequestrate 50mila tonnellate di grano tossico canadese. Tutta roba che sarebbe dovuta finire sulle nostre tavole!

leggi anche:

In arrivo da Vancouver una nave con 50mila tonnellate di grano. Gli Agricoltori protestano. Dovremmo farlo pure noi: Ecco il grano canadese coperto di neve, che può maturare solo grazie al glifosato! Ce lo ritroveremo sulle nostre tavole, mentre il nostro grano marcisce nei campi!!
50mila tonnellate di grano tossico sono state sequestrate a Bari nelle stive della “Cmb Partner”, proveniente da Vancouver, attraccata l’8 giugno scorso.

Grano tossico contenente sostanze pericolose in una quantità di gran lunga superiore ai limiti di legge è stato sequestrato a Bari, nelle stive della “Cmb Partner” (una nave lunga 256 metri per una stazza complessiva di quasi 60mila tonnellate), proveniente da Vancouver, attraccata l’8 giugno scorso.
Tale grano era destinato ad essere inviato nei granai pugliesi, come sempre quando arrivano carichi dal Canada. Resta solo da sperare che i precedenti carichi, già distribuiti, venduti e consumati, non contenevano le sostanze pericolose riscontrate in quest’ ultimo.

Fatto sta che dopo la denuncia fatta da inuovivespri.it con l’articolo  :“Il grano canadese che arriva in Europa è un rifiuto speciale che finisce sulle nostre tavole”, che ha fatto il giro del web, qualcosa si è mosso.

La Procura di Bari ha disposto il sequestro probatorio dell’ intero carico, dopo i controlli effettuati dagli uomini dei carabinieri forestali in accordo con la magistratura barese.

Come riferisce La Gazzetta del Mezzogiorno :

<< Il provvedimento sarebbe stato eseguito dai Carabinieri forestali dopo le prime analisi sui campioni di cereale che avrebbero rilevato la presenza di sostanze nocive in percentuali superiori ai limiti consentiti dalla legge. Il sequestro ha riguardato anche il cargo.

Secondo la Coldiretti sotto accusa di continuo il grano canadese per le irregolarità riscontrate in termini di residui di deossinivalenolo (o Don o vomitossina), una pericolosa micotossina e per l’uso intensivo di glifosate, un potente diserbante, utilizzato proprio nella fase di pre-raccolta (pratica vietata in Italia) per seccare e garantire – in modo artificiale – un livello proteico elevato.

Le importazioni di grano tossico canadese favorite dal CETA

Le importazioni di grano dal Paese nordamericano rischiano di essere favorite dall’approvazione dell’accordo Ceta (Comprehensive economic and trade agreement) tra Unione europea e Canada, primo esportatore di grano duro in Italia. Un accordo che dovrà essere ratificato dal Parlamento nazionale e contro il quale la Coldiretti si dice pronta a scatenare una mobilitazione per scongiurare il paventato azzeramento strutturale dei dazi, a prescindere dall’andamento di mercato.>>

 

 

Milioni di api morte attorno ai campi di mais OGM imbevuti di pesticidi neonicotinoidi. L’Efsa li aveva vietati, ma evidentemente sotto la pressione delle Multinazionali, sta valutando di rivedere il divieto!

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Milioni di api morte attorno ai campi di mais OGM imbevuti di pesticidi neonicotinoidi. L’Efsa li aveva vietati, ma evidentemente sotto la pressione delle Multinazionali, sta valutando di rivedere il divieto!

Poiché l’Unione europea ritiene di eliminare le restrizioni su tre pesticidi nella famiglia neonicotinoide, sarebbe bene considerare il fenomeno, conosciuto dagli apicoltori canadesi, in cui le api iniziano a morire in branco poco dopo la stagione di semina di mais.

“Una volta che il mais è stato piantato le nostre api sono morte dai milioni”, ha detto l’apicoltore Dave Schuit nell’estate 2013, come riportato da Eat Local Grown.

Quella primavera, Schuit ha perso 600 alveari contenenti 37 milioni di api. Lo stesso anno l’agricoltore canadese Gary Kenny ha dichiarato che otto dei 10 alveari che ha mantenuto sulla sua proprietà sono morti poco dopo che i suoi vicini hanno piantato il mais nei loro campi.

Il mais geneticamente modificato (GM) è ampiamente coltivato in Canada, ma perché le morti delle api sono avvenute subito dopo la piantagione, le piante di mais non sono probabili da incolpare per questo particolare moria. Invece, gli apicoltori credono che la causa è che i semi di mais sono stati pre-trattati con neonicotinoidi. La semina d’aria provoca polveri neonicotinoidi che volano dai semi.

 

GLI STUDI 

In uno studio i ricercatori della American Purdue University hanno esaminato le api morti o che stavano morendo come quelle del 2013. I risultati dicono: “Le api hanno mostrato sintomi neurotossici, l’analisi delle api morte ha rivelato tracce di [i neonotinoidi] thiamethoxam / clothianidin in ogni caso”… “I trattamenti di seme di colture a campo (principalmente mais) sono l’unica fonte principale di questi composti”.

Un’indagine di agenzie di regolamentazione della gestione del Pest ha anche sottolineato la stessa causa, concludendo che i semi di mais trattati con questi neonicotinoidi “hanno contribuito alla maggior parte delle mortalità delle api”.

“I seme sono il problema”, ha dichiarato Paul Wettlaufer, agricoltore locale e direttore della Federazione federale dell’agricoltura.

I neonicotinoidi sono “pesticidi sistemici”. Essi vengono applicati ai semi prima della piantagione e poi ripresi in ogni tessuto della pianta, inclusi foglie, semi, pollini, fiori e nettari. Questo li rende altamente letali non solo ai parassiti agricoli, ma a tutti gli insetti e anche agli uccelli che visitano le piante per qualsiasi motivo.

“L’uso profano [dei neonotinoidi] in ambito agricolo, la loro elevata persistenza nel suolo e nell’acqua, la loro assorbimento da parte delle piante e la traslocazione ai fiori … mettono a rischio i servizi di impollinazione”, ha concluso uno studio internazionale di ricerca.

Non solo i pollinatori sono minacciati. Due importanti studi nel 2015 hanno scoperto che i pesticidi hanno effetti diffusi e pericolosi su interi ecosistemi. Uno, pubblicato nella rivista Nature, ha scoperto che l’uso di neonicotinoidi stava causando il crollo delle popolazioni di uccelli. Ciò è probabilmente causato sia dall’avvelenamento diretto che dalla devastazione delle fonti alimentari invertebrate.

Nel frattempo, un’analisi da parte della Task Force sui pesticidi sistemici, di 800 studi separati, ha concluso che anche se utilizzati secondo le linee guida del produttore, i neonicotinoidi causano danni a specie “non bersaglio” come lombrichi, insetti, invertebrati acquatici e addirittura lucertole e pesci. I pesticidi sono “probabili avere una vasta gamma di impatti biologici ed ecologici negativi”, ha scritto la task force.

 

IL CASO DI CRESCITA DI UN BAN

Nel 2013, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha imposto un divieto di due anni sull’uso di tre neonicotinoidi, citando un rischio probabile per le api. L’EFSA ha ora lanciato un nuovo studio per rivedere tale politica, con risultati attesi nel gennaio 2017.

Tuttavia, l’evidenza di un divieto di neonicotinoidi è ancora più forte di quanto sia stato due anni fa. Anche l’agenzia americana per la protezione dell’ambiente (EPA) è stata costretta ad ammettere che i prodotti chimici devastano gli impollinatori. L’agenzia ha recentemente annunciato i risultati delle prove sul campo, trovando che anche l’utilizzo di neonicotinoidi (25 parti per miliardo nel polline vegetale e nel nettare) di livelli molto bassi, ha causato perdite misurabili nelle popolazioni di alveari da api.

I ricercatori ritengono che i neonicotinoidi danneggino i cervelli delle api, in particolare la capacità di elaborare informazioni relative all’orientamento e alla direzione.

 

fonte: http://www.anonews.co/bees/

Come si uccide l’Agricoltura? In arrivo da Vancouver una nave con 1600 tir di quella porcheria che in Canada si ostinano a chiamare grano. E intanto da noi il prezzo crolla del 48%, tocca i minimi storici e non copre i costi di produzione costringendo gli agricoltori ad arrendersi!!

Agricoltura

 

 

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Come si uccide l’Agricoltura? In arrivo da Vancouver una nave con 1600 tir di quella porcheria che in Canada si ostinano a chiamare grano. E intanto da noi il prezzo crolla del 48%, tocca i minimi storici e non copre i costi di produzione costringendo gli agricoltori ad arrendersi!!

Coldiretti, la protesta contro la nave del grano che viene da Vancouver

Prezzi in calo del 48%, nel mirino il frumento straniero. Italmopa: importazioni necessarie per ovviare al deficit soprattutto quantitativo del raccolto nazionale rispetto al fabbisogno dell’industria

Per svuotarla, sarà necessario riempire 1.600 camion. Certo, non bisognerà trebbiare: il raccolto è stato già fatto, dall’altra parte del mondo, e trasportato in Italia con una nave che dopo 40 giorni di viaggio è ormeggiata nel porto di Bari, con 50 mila tonnellate di grano provenienti da Vancouver, Canada. È il motivo per cui venerdì, in Puglia, è scoppiata la #guerradelgrano, con tanto di hashtag che rende più moderno uno dei lavori più antichi, quello della coltivazione della materia prima del pane.

La protesta non ha viaggiato solo sui social ma anche per strada, con un migliaio di agricoltori, coordinati dalla Coldiretti, che nel primo giorno di trebbiatura si sono ritrovati al varco della Vittoria del porto di Bari. Il problema è il prezzo che nella campagna 2016-2017 ha toccato i livelli più bassi dal 2009-2010 (20,5 euro di media per quintale di grano, vale a dire il costo di due pizze, fino ai 18,7 euro di maggio). «Un pacco di pasta su tre — spiega Gianni Cantele, presidente di Coldiretti Puglia — contiene prodotto straniero senza che si sappia. Il “grano giramondo” ha contribuito a far crollare del 48% i prezzi in Italia con perdite di 145 milioni di euro per gli agricoltori pugliesi, senza alcun beneficio per i consumatori, perché dal grano alla pasta i prezzi aumentano di circa il 500% e dal grano al pane addirittura del 1.400%. In Canada, poi, sono usate 99 sostanze attive vietate nella Ue».

Gli industriali, però, non ci stanno: per Italmopa «le importazioni di grano sono indispensabili per ovviare al deficit quantitativo del raccolto nazionale rispetto al fabbisogno dell’industria». E per Aidepi «non c’è nessun inganno nei confronti dei consumatori perché le etichette della pasta sono conformi alle normative vigenti». «E anche sulla sicurezza alimentare — aggiunge Margherita Mastromauro, presidente della sezione agroalimentare di Confindustria Bari-Bat e titolare del pastificio Riscossa — nessun problema, perché quando il grano viene importato si applicano le norme italiane ed europee per i residui di fitofarmaci e i controlli non mancano».

La soluzione? Per Colomba Mongiello (Pd), componente della Commissione Agricoltura della Camera, «la Ue deve decidere rapidamente sulla certificazione della pasta Made in Italy e la formazione del prezzo della materia prima deve avvenire con maggiore trasparenza con la Cun, la Commissione unica nazionale del grano duro, da istituire in Puglia, a Foggia, capitale del grano. Dove la crisi si fa più sentire».

tratto da: http://www.corriere.it/economia/17_giugno_10/coldiretti-protesta-contro-nave-grano-che-viene-vancouver-fb6f74aa-4db2-11e7-9a56-ce0022081322.shtml

Coldiretti: “Prezzo del grano ai minimi storici, non copre i costi di produzione”

“Si preannuncia una nuova annata terribile per i cerealicoltori sardi con il prezzo del grano ancora con il segno meno rispetto allo scorso anno quando venne pagato già il 30 per cento in meno rispetto al 2015”

“Si preannuncia una nuova annata terribile per i cerealicoltori sardi con il prezzo del grano ancora con il segno meno rispetto allo scorso anno quando venne pagato già il 30 per cento in meno rispetto al 2015. Le speculazioni, favorite dall’invasione del grano duro dall’estero, stanno facendo crollare il prezzo del grano dallo scorso anno pagato ai cerealicoltori sotto i costi di produzione. Un pacco di pasta imbustato in Italia su tre è fatto con grano straniero senza alcuna indicazione per i consumatori – E’ la denuncia di Coldiretti.
“Sono ben 2,3 milioni le tonnellate di grano duro che sono arrivate lo scorso anno dall’estero, quasi la metà delle quali proprio dal Canada che peraltro ha fatto registrare nel 2017 un ulteriore aumento del 15% secondo le analisi Coldiretti su dati Istat relativi ai primi due mesi del 2017 – proseguono – una realtà che rischia di essere favorita dall’approvazione da parte dell’Europarlamento del Ceta (Comprehensive Economic and Trade Agreement) con il Canada che prevede l’azzeramento strutturale dei dazi indipendentemente dagli andamenti di mercato”.
E’ l’allarme lanciato dalla Coldiretti in occasione dello scoppio della #laguerradelgrano che questa ieri ha portato migliaia di agricoltori alle banchine per lo scarico di un mega cargo con grano canadese al Porto di Bari.
“Siamo vicini ai nostri colleghi – sottolinea Paolo Floris cerealicoltore di Sanluri – perché combattono una battaglia anche nostra”.
“Quest’anno il prezzo che si sta presentando nel mercato è ancora inferiore: dai 18 ai 22 euro al quintale –denuncia Paolo Floris –, produrremmo ancora un anno in perdita, non riusciremo a pagarci i costi di produzione. Le spese vive per coltivare un ettaro di terra si aggirano intorno ai 750 euro, mentre il ricavato si ferma a circa 630 euro”.
“Non possiamo continuare a coltivare in perdita. Molti ettari il prossimo anno rimarranno incolti” annuncia Floris.
La superficie coltivata a grano duro in Sardegna è crollata negli ultimi 12 anni del 60 per cento, perdendo 58.129 ettari.  Si è passati dai 96.710 ettari coltivati nel 2004 ai 38581 del 2015.
tratto da: http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=52929

I pesticidi provocano il Parkinson: la Francia lo riconosce ufficialmente …mica come da noi che abbiamo come ministro della Sanità una bestia che prima dice Sì agli Ogm e poi impone 12 vaccini obbligatori!

 

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I pesticidi provocano il Parkinson: la Francia lo riconosce ufficialmente …mica come da noi che abbiamo come ministro della Sanità una bestia che prima dice Sì agli Ogm e poi impone 12 vaccini obbligatori!

La Francia riconosce ufficialmente che i pesticidi provocano il Parkinson. E noi?

Da noi il silenzio assoluto. Ma noi abbiamo come ministro della Sanità una bestia che prima dice Sì agli Ogm e poi impone 12 vaccini obbligatori!

Cosa ci vogliamo aspettare?

Legge questo nostro recentissimo articolo:

Il Governo che ha tanto a cuore la nostra salute da imporci (unico caso al mondo) ben 12 vaccini obbligatori è il solo che non ha firmato contro i 12 peggiori inquinanti organici persistenti e nocivi per la salute umana, già banditi da 181 Paesi! NON TROVATE CHE C’E’ QUALCOSA CHE NON QUADRA?
La Francia inserisce il Parkinson nella lista delle malattie professionali, ufficializzando il legame tra uso di pesticidi e insorgenza della malattia. Vinta la battaglia degli agricoltori francesi.

Da tempo si discute degli effetti che i pesticidi hanno sulla salute degli agricoltori. E finalmente si cominciano a cogliere i primi frutti. La Francia riconosce ufficialmente che l’uso dei pesticidi provoca il Parkinson, inserendo quest’ultimo nella lista delle malattie professionali.

Un riconoscimento che facilita la battaglia di coloro che si sono visti diagnosticare la malattia dopo poco meno di un anno dall’utilizzo dei pesticidi.

Il panorama che cambia

I diritti dei lavoratori vittime da pesticidi sono rappresentati dall’associazione “Phyto-vittime”, creata nel marzo del 2011. Questa ha sostenuto anche Paul Francis, un coltivatore di cereali, che nel febbraio 2016 ha vinto la sua battaglia legale contro il gigante americano Monsanto.

La società è stata giudicata colpevole di aver avvelenato Francis attraverso i vapori di uno degli erbicidi che utilizza, il Lasso, ritirato dal mercato nel 2007 (anche se si conoscevano i suoi pericoli da oltre 20 anni).

Questa vittoria in tribunale ha spinto, qualche giorno dopo, decine di agricoltori a protestare al Salone dell’Agricoltura. I coltivatori richiedevano all’Unione degli Industriali per la Protezione delle Piante che le malattie legate all’uso dei pesticidi fossero inserite nella lista delle malattie professionali. E che i prodotti pericolosi venissero immediatamente ritirati dalla vendita.

Poi il 30 Aprile altra stoccata a favore. La Civi, Commissione di indennizzo delle vittime di reati, di Epinal condanna lo Stato francese a risarcire un contadino di Meurthe-et-Moselle, colpito da una sindrome mieloproliferativa. L’uomo ha ottenuto che la malattia venisse inserita nella lista delle malattie professionali causate dall’uso di prodotti contenenti benzene.

I pesticidi messi sotto accusa

Sono 4.900 i casi di malattie riconosciute come professionali ogni anno in Francia tra gli agricoltori. Si tratta per lo più di patologie TMS, disturbi muscolo-scheletrici (circa il 90%), e i restanti casi legati agli animali e polvere di legno o di amianto. Per ora solo cinque i casi di Parkinson riconosciuti come causati dai pesticidi.  

Tra i pesticidi accusati di causare patologie e disabilità, viene spesso indicato l’arsenico, responsabile di irritazioni, avvelenamento o cancro. Oppure il benzene, classificato come cancerogeno per l’uomo, e del pentaclorofenolo (PCP), vietato nei pesticidi dal 2003.

A rischiare non sono solo gli agricoltori

Già nell’aprile 2009, i ricercatori della UCLA, University of California di Los Angeles, avevano denunciato il legame tra Parkinson e due sostanze chimiche, il fungicida Maneb e l’erbicida Paraquat, utilizzate nelle coltivazioni per combattere i parassiti. Questo studio epidemiologico non ha esaminato solo gli agricoltori che utilizzavano i pesticidi, ma anche le persone che vivevano vicino ai campi agricoli in cui venivano spruzzati.

Lo studio ha riscontrato che il rischio per la malattia di Parkinson, per queste persone, aumentava del 75%. Ma i risultati si aggravano, quando nella ricerca viene inserito il fungocida Ziram. Infatti l’esposizione combinata di Maneb, Paraquat e Ziram vicino all’abitazione o al luogo di lavoro aumenta il rischio della malattia di tre volte.

In pericolo quindi non sono solo i lavoratori, ma tutti coloro che, anche inconsapevolmente, vi sono esposti.

Fonte: Le Monde

 

 

 

Sul glifosato non aspettiamo un’altra “Primavera silenziosa”

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Sul glifosato non aspettiamo un’altra “Primavera silenziosa”

“Stiamo sottoponendo intere popolazioni all’esposizione di sostanze chimiche che sono state dichiarate estremamente velenose e in molti casi con effetti cumulativi. Queste esposizioni cominciano alla nascita, se non addirittura prima, e – a meno che le cose non cambino – continuerà per tutta la vita delle persone”.
Era il 1962 e Rachel Carson pubblicava Primavera silenziosa, un libro-denuncia sui pericoli del Ddt (e dei pesticidi in generale). Il titolo e l’idea di scrivere quello che rapidamente è diventato il manifesto di una visione dell’insostenibilità dei nostri atti ancora lontana dall’essere corretta, spiegava l’autrice, era nato dall’innaturale silenzio primaverile delle campagne statunitensi, svuotate da uccelli e insetti a causa dei fitofarmaci.

STESSE “TATTICHE” DA MEZZO SECOLO

Purtroppo, esattamente come 53 anni fa, chi oggi chiede cautela, mostra ricerche che sollevano dubbi, invoca precauzione, viene tacciato di terrorismo, “smentito” con studi sponsorizzati (senza neppure far troppi sforzi per nasconderlo) o semplicemente ignorato.
In oltre mezzo secolo a sostenere che sia oramai urgente un cambiamento di rotta al nostro modo di trattare la terra (quella con la T maiuscola e quella con la minuscola, intesa come suolo) si sono aggiunti in molti. Oggi non è più solo l’assenza di suoni nelle nostre campagne a sollevare dubbi sull’abuso di pesticidi.
Le analisi che il Salvagente presenta nel giornale in edicola vanno ad aggiungersi a tante altre prove. Le abbiamo realizzate su 14 donne incinte che vivono a Roma e si sono offerte per consentirci di cercare nelle loro urine le tracce di glifosato. Molecole che puntualmente abbiamo trovato in tutti i casi.

BENALTRISMO INTERESSATO

Non c’è da meravigliarsi, spiega Patrizia Gentilini, oncologa esperta, nell’intervista che ci ha concesso e che pubblichiamo integralmente nel mensile il Salvagente. È naturale che quando si cerca l’erbicida più usato nella storia umana lo si rintracci ovunque. Ciò non significa, aggiunge, che non ci sia da preoccuparsi.
A beneficio dei tanti benaltristi che saranno pronti a spiegarci che dovremmo preoccuparci di tante altre cose invece del glifosato, spieghiamo subito che la scelta di cercare questo pesticida è allo stesso tempo emblematica e di interesse reale per i consumatori. Sul secondo aspetto c’è poco da aggiungere a quanto abbiamo dimostrato in questo anno di analisi: il glifosato ci giunge anche (e in Italia soprattutto) attraverso ciò che mangiamo. E qui arriviamo al valore simbolico del nostro test: dimostrare che se non si cambia rotta nessuno può sentirsi al sicuro. Né può pensare che lo siano i propri figli, neppure se non hanno ancora visto la luce.

TUTTI IN PRIMA FILA

Tra le tante cose da cambiare, come abbiamo cercato di documentare nelle pagine dell’inchiesta di copertina del giornale in edicola, c’è anche l’atteggiamento di chi dovrebbe istituzionalmente difendere i consumatori e invece spesso si macchia di conflitti di interessi che ne ottenebrano il giudizio.
Ecco perché abbiamo scelto di chiedere a voi, cari lettori, di prendere posizione. Aiutarci in una raccolta firme per “costringere” la Commissione europea ad ascoltare i milioni di consumatori che chiedono a gran voce il ritorno a quel principio di precauzione che era alla base del contratto europeo. Siamo certi che molti di voi fotocopieranno il modulo stampato nel giornale, ne spiegheranno il valore ad amici e parenti, chiedendogli di firmarlo. E ce lo invieranno.
Una bella risposta anche all’ultimo dei benaltristi, quel Vytenis Povilas Andriukaitis che da commissario europeo alla Salute e alla sicurezza alimentare(!) ha spiegato che non c’è motivo di vietare il glifosato. Aggiungendo: “Perché parliamo di pesticidi oggi, ma non degli effetti nocivi del tabacco e dell’alcool?”

 

Acqua senza contaminanti né pesticidi: la nuova tecnica del MIT che potrebbe cambiare il mondo!

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Acqua senza contaminanti né pesticidi: la nuova tecnica del MIT che potrebbe cambiare il mondo!

 

Acqua senza contaminanti nè pesticidi. La tecnica di purificazione proposta dal MIT in collaborazione con l’Università Tecnica di Darmstadt (Germania), pubblicata su Energy and Enviromental Science, promette di eliminare residui chimici, prodotti farmaceutici e pesticidi. Il processo potrebbe essere di grande aiuto in particolare ai Paesi in via di sviluppo, dove l’acqua è spesso ricca di contaminanti.

La tecnologia si basa su un processo elettrochimico. Piccole superfici vengono rivestite con materiali ad hoc in grado di caricarsi positivamente o negativamente a seguito di opportune reazioni chimiche. A questo punto viene indotta una corrente elettrica sulle superfici, che entrano in contatto con l’acqua inquinata. I composti indesiderati reagiscono con la superficie e vengono dunque eliminati.

Il processo è particolarmente utile per eliminare selettivamente gli inquinanti organici, potenzialmente dannosi anche in quantità minime. Ma soprattutto funziona in condizioni di temperatura e pressione piuttosto blande, quindi economicamente conveniente.

“I sistemi attuali usati per trattare tali contaminanti in basse concentrazioni funzionano con filtrazione a membrana, costosa e poco efficace con concentrazioni molto basse ha spiegato Xiao Su, che ha collaborato alla ricerca – oppure tramite elettrodialisi e deionizzazione capacitiva, che spesso richiedono elevate tensioni in grado di generare “reazioni collaterali”.

Niente di tutto questo con la tecnica proposta dal Mit, “estremamente significativa, poiché estende le capacità dei sistemi elettrochimici fino alla rimozione altamente selettiva degli inquinanti chiave, come dichiarato da Matthew Suss, professore di ingegneria meccanica dell’Istituto di tecnologia Technion in Israele, non coinvolto in questo lavoro.

Come tutte le tecnologie emergenti, comunque, non si può gridare al miracolo e alla rivoluzione in atto. Saranno necessari altri studi, in particolare in condizioni reali e sulla lunga durata, prima di poter dichiarare la vittoria. Ma soprattutto, sarà necessario verificarne l’effettiva economicità per i Paesi in via di sviluppo, dove il problema acque è particolarmente sentito.

Il prototipo, comunque, ha raggiunto oltre 500 cicli, per gli scienziati un risultato molto promettente.

Roberta De Carolis

guarda QUI il video

 

fonte: https://www.greenme.it/consumare/acqua/23904-acqua-purificazione-mit

L’agghiacciante rapporto Onu sui pesticidi: 200.000 morti l’anno, di cui il 99% nei paesi in via di sviluppo. I Diritti Umani svenduti alle lobby per il loro business

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L’agghiacciante rapporto Onu sui pesticidi: 200.000 morti l’anno, di cui il 99% nei paesi in via di sviluppo. I Diritti Umani svenduti alle lobby per il loro business

Leggiamo da Il Fatto alimentare:

I pesticidi non sono necessari per garantire l’aumento della produzione agricola per una popolazione in crescita, mentre causano 200.000 morti all’anno nel mondo per avvelenamento acuto, quasi tutti nei paesi in via di sviluppo, dove la salute, la sicurezza e l’ambiente sono meno tutelati. Lo sostiene un rapporto dei relatori speciali dell’Onu per il diritto al cibo, Hilal Elver, e per le sostanze tossiche, Baskut Tuncak, presentato al Consiglio per i Diritti umani delle Nazioni Unite, in cui chiedono un nuovo trattato internazionale per regolare ed eliminare progressivamente l’uso di pesticidi pericolosi in agricoltura, muovendosi verso pratiche agricole sostenibili.

L’uso eccessivo di pesticidi è molto pericolose per la salute umana e per l’ambiente, ed è fuorviante affermare che i pesticidi sono vitali per garantire la sicurezza alimentare”, affermano i due relatori speciali dell’Onu in una dichiarazione congiunta al Consiglio per i diritti umani a Ginevra. La denuncia continua  evidenziando le grandi differenze di standard tra i vari paesi, per quanto riguarda la produzione, l’uso e la protezione dai pesticidi pericolosi, che sta avendo un grave impatto sui diritti umani. Inoltre, dichiarano i due relatori dell’Onu, “è tempo di sfatare il mito secondo cui i pesticidi sono necessari per sfamare il mondo e bisogna creare un processo globale per passare ad una produzione agricola e alimentare più sicura e sana”.

I due relatori speciali delle Nazioni Unite puntano il dito contro le tecniche di marketing aggressive e senza etica dell’agroindustria, che nega la pericolosità e gli impatti di alcuni pesticidi. L’industria chimica attribuisce la colpa dei danni all’uso improprio che ne fanno gli agricoltori,  e spende enormi quantità di denaro per influenzare i decisori politici e contestare le prove scientifiche.

In Italia, Agrofarma, l’Associazione nazionale imprese agrofarmaci che fa parte di Federchimica, ha replicato al rapporto dell’Onu, affermando che “gli agrofarmaci sono strumenti indispensabili per ottenere livelli di produttività delle coltivazioni sufficienti a sostenere la crescente popolazione mondiale; sforzi per una migliore distribuzione degli alimenti e per la riduzione degli sprechi sono doverosi, ma senza l’impiego degli agrofarmaci non si avrebbe abbastanza cibo per tutti. L’esempio virtuoso dell’agricoltura italiana ed europea conferma che l’agricoltura integrata, che prevede l’utilizzo della chimica, può essere pienamente sostenibile; il problema non sono dunque i prodotti fitosanitari in sé stessi, ma il loro corretto utilizzo”.

Insomma, i Diritti Umani sono ormai stati svenduti alle lobby per consentire il loro business.

Fonte: http://informazionebycuriosity.altervista.org/lagghiacciante-rapporto-onu-sui-pesticidi-200-000-morti-lanno-cui-99-nei-paesi-via-sviluppo-diritti-umani-svenduti-alle-lobby-business/

 

Salviamo le api – La petizione di Greenpeace per chiedere al Governo Italiano e alla Commissione Europea la messa al bando definitiva dei pesticidi dannosi per le api. Firma anche TU, salvare le api significa salvare il Pianeta, ricordalo…!

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Salviamo le api – La petizione di Greenpeace per chiedere al Governo Italiano e alla Commissione Europea la messa al bando definitiva dei pesticidi dannosi per le api. Firma anche TU, salvare le api significa salvare il Pianeta, ricordalo…!

 

Salviamo le api

Le api sono in declino, minacciate da pesticidi, perdita di habitat, monocolture, parassiti, malattie e cambiamenti climatici, ma possiamo fare subito qualcosa di concreto per salvarle!
Unisciti a noi per chiedere al Governo Italiano e alla Commissione Europea la messa al bando definitiva dei pesticidi dannosi per le api!

Nel 2013 la Commissione Europea ha proibito temporaneamente determinati usi di alcuni pesticidi neonicotinoidi che, secondo una valutazione dell’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) sono responsabili del declino delle api e di altri insetti impollinatori.

Nel 2017 l’Europa e i Paesi membri decideranno se mantenere, estendere o annullare il bando europeo. E’ IL MOMENTO DI FAR SENTIRE LA NOSTRA VOCE!

Con la tua firma chiedi al Governo Italiano e alla Commissione Europea:

  • Di mettere al bando, per sempre, i pesticidi dannosi per le api
  • Di aumentare i finanziamenti per la ricerca, lo sviluppo e l’applicazione di pratiche agricole ecologiche

Le api sono già in forte declino e a farne le spese sono l’ambiente, il nostro cibo e l’agricoltura. Le api, infatti, non producono solo miele. Dalla loro opera di impollinazione dipende un terzo degli alimenti che consumiamo abitualmente – come mele, fragole, pomodori e mandorle – e la produttività del 75% delle nostre principali colture agricole.

L’attuale sistema di agricoltura industriale basato sulla dipendenza dai pesticidi chimici, come i neonicotinoidi, non è più sostenibile!
Recenti studi hanno confermato che i neonicotinoidi danneggiano non solo le api, ma anche i bombi, le farfalle, gli insetti acquatici e persino gli uccelli, con possibili ripercussioni su tutta la catena alimentare.

Dobbiamo agire subito! Unisciti a noi per fare pressione su Governo italiano e Commissione Europea, firma ora la petizione. LA TUA FIRMA E’ IMPORTANTE: insieme possiamo ottenere la messa al bando di questi pesticidi, per sempre!

vai QUI per firmare

Correva l’anno 2013: lo scienziato dell’Epa Marion Copley scriveva a Monsanto “Il glifosato causa il cancro”… Ma la multinazionale se ne è fregata altamente, continuando ad immolare la Gente all’altare del dio Denaro!

scienziato

 

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Correva l’anno 2013: lo scienziato dell’Epa Marion Copley scriveva a Monsanto “Il glifosato causa il cancro”… Ma la multinazionale se ne è fregata altamente, continuando ad immolare la Gente all’altare del dio Denaro!

Scoperta una lettera dell’Epa del 2013: “Il glifosato causa il cancro”

Una lettera, ritrovata a oltre tre anni dalla morte di uno scienziato è la nuova grana internazionale che agita Monsanto. Ma non l’unica.

Partiamo con ordine. Autore della lettera è Marion Copley, uno scienziato che lavorava da 30 anni all’Epa, l’Ente di protezione ambientale americano, il massimo organo istituzionale nordamericano nel campo dei pesticidi. Lo scienziato, famoso per aver ricevuto numerosi premi, chiedeva al suo collega Jess Rowland, chiamato nell’ambiente “la talpa della Monsanto” per l’atteggiamento molto favorevole nei confronti della multinazionale, chiedeva di “smettere di mentire sui pericoli del RoundUp e del glifosato”. La lettera è datata marzo 2013, due anni prima che il dibattito pubblico sulla cancerogenicità del glifosato iniziasse sul serio.

Le accuse al glifosato? Un anno prima dello Iarc

Il dottor Copley era tossicologo capo presso la Divisione di Effetti sulla salute dell’Epa EPA e aveva lavorato a stretto contatto con Rowland. A stroncare la sua carriera e la sua vita una diagnosi inaspettata di un cancro terminale, che lo costringe a ritirarsi per motivi di salute e lo porta alla morte nel gennaio 2014.

Non più di un anno dopo l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC-OMS), raggiungeva la stessa conclusione sul diserbante Monsanto: il glifosato è una sostanza cancerogena.

14 effetti cancerogeni

Il Dr. Copley aveva raccolto non meno di quattordici effetti conosciuti del glifosato, tutti meccanismi di azione plausibili per l’aumento del rischio di linfoma.
“Qualsiasi di questi meccanismi da solo potrebbe causare tumori, ma il glifosato li raccoglie tutti contemporaneamente” aveva sentenziato.
La lettera del defunto scienziato, è stata scoperta nei documenti originariamente non esaminati da parte della Corte della California del Nord e acquisita nel processo che vede opposto lo Stato della California alla Monsanto che gli contesta la probabile cancerogenicità del glifosato.

“Per una volta non pensare ai soldi”

Uno dei passaggi resi noti è la richiesta accorata a Jess Rowland di proteggere i consumatori invece degli interessi della Monsanto: “Per una volta nella tua vita, ascolta e non fare il gioco della collusione tra scienza e politica. Per una volta fa la cosa giusta e non prendere decisioni basate su quali saranno i tuoi guadagni”.

Non c’è dubbio che questa lettera avrà un peso non indifferente nello svegliare le coscienze dei consumatori nordamericani sull’atteggiamento collusivo di una parte dell’Epa.

E in Francia lo trovano nelle urine

Nel frattempo dall’altra parte dell’oceano, in Europa, continua la mobilitazione della vasta coalizione per chiedere alla Ue di stoppare ogni nuova autorizzazione al glifosato. Mentre la petizione (che il Salvagente chiede di firmare a tutti i suoi lettori) continua a raccogliere consensi, dalla Francia arriva una notizia che fa rumore.

L’associazione Générations Futures, ha analizzato le urine di 30 persone, tra cui il cantante Emilie Loizeau, i comici Charline Vanhonecker e Alex Vizorek, bambini e adulti che vivono nelle aree urbane ed agricole, e ha rilevato la presenza di glifosato nel 100% dei campioni. Un’osservazione preoccupante per François Veillerette il presidente dell’associazione che ha dichiarato: “Il tasso di glifosato dovrebbe essere pari a zero, non è normale che le persone abbiano nei loro corpi questa molecola di un diserbante.”
Alcuni addirittura hanno tassi di 30 volte superiore rispetto ad altri.