Made in Italy. La guerra della pasta arriva al Tar: l’industria italiana respinge l’obbligo di indicare da dove viene il grano. Difende il suo sacrosanto diritto di farci mangiare qualunque porcheria a nostra insaputa!

 

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Made in Italy. La guerra della pasta arriva al Tar: l’industria italiana respinge l’obbligo di indicare da dove viene il grano. Difende il suo sacrosanto diritto di farci mangiare qualunque porcheria a nostra insaputa!

Scrive L’Avvenire:
Made in Italy. La guerra della pasta arriva al Tar

L’industria italiana respinge l’obbligo di indicare da dove viene il grano

Dieci giorni fa Aidepi, l’Associazione delle Industrie del dolce e della pasta italiane, ha presentato ricorso al Tar del Lazio contro la cosiddetta ‘etichetta Made in Italy’, che obbliga a indicare l’origine del grano duro sulle confezioni di pasta che troviamo sugli scaffali. Il provvedimento, oggetto di un decreto del Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, entrerà in vigore il prossimo febbraio, obbligando i produttori a trasmettere in etichetta il o i Paesi in cui è stato coltivato il grano e dove sono state ottenute le semole (se siano Ue, non Ue, Ue e non Ue). Ma i pastai non ci stanno e sono compatti nell’esprimere il proprio dissenso, mai celato nemmeno in questi mesi di discussione sul tema. Oltre al ricorso al Tar, hanno fatto anche una segnalazione alla Commissione europea, attraverso una lettera che sottopone all’attenzione di Bruxelles la questione.

«Il decreto è fatto male – tuona Riccardo Felicetti, presidente dei pastai di Aidepi – non informa correttamente il consumatore, rischia di far credere che ciò che conta per una pasta di qualità è l’origine del grano». E poi «riduce la nostra competitività all’estero perché introduce un obbligo che comporta costi aggiuntivi solo per noi e non per i nostri concorrenti». Oggi l’export di pasta pesa circa il 50% sul fatturato di questo prodotto, ma secondo stime di Aidepi con la nuova etichetta verrebbe perso il 5-7% annuo delle quote di mercato. È dunque contrapposizione netta al governo. «Il rischio – ha spiegato ieri Paolo Barilla, vicepresidente della Barilla e presidente della International pasta organisation – è che sulla spinta del decreto in Italia si semini più grano, ma non è detto che si semini grano di alta qualità, perché ci vuole qualche anno per migliorare la varietà e fare un lavoro più completo».

Arriva anche la replica della Coldiretti, da sempre schierata a favore delle etichette da apporre alle confezioni: quella di avversare il decreto sarebbe «una decisione che va contro gli interessi dell’81% dei consumatori che chiedono che venga indicata in etichetta l’origine del grano utilizzato nella pasta secondo la consultazione pubblica online sull’etichettatura dei prodotti agroalimentari condotta dal Ministero delle Politiche agricole – puntualizza il presidente Roberto Moncalvo – ancora una volta la rappresentanza industriale dei pastai preferisce agire nell’ambiguità contro gli interessi dell’Italia e degli italiani che chiedono trasparenza». «Ci piacerebbe usare il 100% di grano italiano – precisa Felicetti – ma non c’è a livello di volume e nemmeno di qualità». Il grano italiano non è sufficiente e quella che manca è l’uniformità del raccolto: «Il 10% del nostro grano è eccellente, il 50% circa è di qualità media, il restante non ha gli standard di qualità della legge di purezza», specifica Barilla.

Il Canada è uno dei grandi granai mondiali e uno dei principali Paesi da cui gli italiani acquistano partite di materia prima. Per Moncalvo di Coldiretti, senza etichetta «si vuole impedire ai consumatori di conoscere la verità privandoli di informazioni importanti come quella di sapere se nella pasta che si sta acquistando è presente o meno grano canadese trattato in preraccolta con il glifosate, accusato di essere cancerogeno e per questo proibito sul grano italiano». Da parte sua Aidepi difende invece la scelta, spiegando come i livelli di glifosato utilizzato in Canada siano «molto al di sotto della soglia che dà ripercussioni negative sulla salute». Intanto il prossimo 25 ottobre si celebra il 19esimo ‘World pasta day”. Per l’occasione in tutto il mondo pastai e chef doneranno 3 milioni di porzioni di pasta, di cui 160mila in Italia, che verranno consegnate alla Caritas Diocesana per aiutare gli indigenti di 12 regioni.

 

fonte: https://www.avvenire.it/economia/pagine/la-guerra-della-pasta-arriva-al-tar

In tutta Europa è ALLERTA ALIMENTARE per la pasta Italiana: in Irlanda per eccesso di alluminio. In Germania per frammenti di vetro. In Francia per ocratossina nel grano. Se ne parla in tutta Europa meno che in Italia. Noi possiamo crepare tranquillamente!

 

pasta Italiana

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In tutta Europa è ALLERTA ALIMENTARE per la pasta Italiana: in Irlanda per eccesso di alluminio. In Germania per frammenti di vetro. In Francia per ocratossina nel grano. Se ne parla in tutta Europa meno che in Italia. Noi possiamo crepare tranquillamente!

Alluminio e vetro negli spaghetti esportati. Ocratossina nei chicchi di grano pre cotti

Allerta alimentare in Irlanda per eccesso di alluminio negli spaghetti italiani e allerta alimentare in Germania per frammenti di vetro negli spaghetti italiani. In Francia chicchi di grano italiano precotti contaminati da ocratossina. Dall’ Italia silenzio assordante rispetto a molti Paesi che aderiscono come noi al Sistema rapido di allerta (Rasff) e che ogni settimana diffondono i nomi, le marche e le foto dei prodotti oggetto di richiamo e di allerta.

Gli spaghetti all’ alluminio e al vetro non sono graditi all’ estero e nemmeno in Italia. Ma come si fa a saperlo se il Ministero non ci informa?

Il RASFF da poche ore ha attivato un avviso di sicurezza (2017.1656) per alto contenuto di alluminio negli spaghetti prodotti in Italia e commercializzati in Irlanda.


Allerta alluminio negli spaghetti

Parere dell’EFSA sulla Sicurezza dell’Alluminio negli Alimenti (link qui)

L’ alluminio è un metallo pesante che esercita effetti avversi sul sistema nervoso e sul sistema riproduttivo degli animali. L’alluminio ha mostrato effetti neurotossici nei pazienti dializzati e per questo cronicamente esposti ad elevate concentrazioni di alluminio.

L’alluminio contenuto negli alimenti è dovuto alla sua presenza in natura, all’uso di additivi alimentari che lo contengono e alla presenza di alluminio nei materiali a contatto con gli alimenti, come  padelle e pellicole di alluminio.

Gli esperti scientifici dell’organismo europeo di vigilanza sulla sicurezza alimentare hanno valutato la sicurezza dell’alluminio in tutte le fonti alimentari, fissando ad 1 milligrammo di alluminio per chilogrammo di peso corporeo la dose settimanale tollerabile (TWI). Gli esperti  calcolano che, in una parte significativa della popolazione europea, l’assunzione dell’alluminio possa superare la TWI.

 

Il RASFF da poche ore ha attivato un avviso di sicurezza (2017.1665) per frammenti di vetro negli spaghetti prodotti in Italia e commercializzati in Germania.


Vetro negli spaghetti

In entrambi i due casi di allerta non è dato conoscere di che marche si tratta ma c’è la possibilità concreta che diversi lotti di prodotto siano già nelle dispense di casa nostra e vengano consumati nei prossimi giorni, senza poter reagire.

Diffondere la notizia è una questione di rispetto nei confronti dei cittadini. In altri Paesi europei le notizie di allerta vengono divulgate in rete da parte delle stesse aziende o da parte delle autorità sanitarie che le raccolgono e  le diffondono. Ma in Italia ciò non accade con la stessa velocità. Il caso fipronil docet

 

Il RASFF da poche ore ha attivato anche un avviso di sicurezza (2017.1411) per alto contenuto di ocratossina in chicchi di grano precotti in Italia e commercializzati in Francia.


grano precotto con ocratossina

L’ ocratossina A (OTA), è una micotossina prodotta naturalmente da varie specie fungine appartenenti ai generi Penicillinum e Aspergillus. Il gruppo di esperti scientifici è giunto alla conclusione che, se consumata, l’OTA si accumula nei reni e risulta particolarmente tossico per tale organo.

fonte: http://www.granosalus.com/2017/10/15/alluminio-e-vetro-negli-spaghetti-esportati-ocratossina-nei-chicchi-di-grano-pre-cotti/

 

Troppo alluminio negli spaghetti: scatta il Ritiro in Europa ma non in Italia

Scatta di nuovo un’allerta alimentare per eccesso di alluminio in spaghetti provenienti dall’Italia e distribuiti in Irlanda. C’è la possibilità che diversi lotti di prodotto siano nelle dispense di ignari consumatori anche in Italia e vengano consumati nei prossimi giorni. Il RASFF poche ore fa ha attivato un avviso di sicurezza (2017.1656) per alto contenuto di alluminio negli spaghetti prodotti in Italia e commercializzati in Irlanda. Trattandosi di un elemento ubiquitario, l’alluminio si trova nel suolo e nelle acque di tutto il globo.

Ciò significa che la maggior parte dei cibi lo contiene “almeno”, facendolo entrare quotidianamente nell’organismo umano. Piccole quantità di alluminio non causano alcun tipo di lesione ma, nel corso del tempo, questo metallo potrebbe accumularsi nei tessuti. Ecco perché la sua presenza eccessiva nella dieta va considerata potenzialmente nociva per la salute. L’alluminio è un elemento fondamentale per certi additivi alimentari, contenuti soprattutto: nel lievito chimico, nei formaggi fusi (sottilette, formaggino ecc) e nei sottaceti. La sicurezza di questi ingredienti è tutt’ora oggetto di discussione. Nel settembre 2005, un gruppo di ricerca conosciuto come “Department of the Planet Earth” ha presentato una richiesta di esclusione degli additivi contenenti alluminio dalla lista dei GRAS (Generally Recognized As Safe, ovvero generalmente riconosciuti come sicuri).

A sostegno della petizione, vennero riportati alcuni studi che tentavano di dimostrare una correlazione tra l’alluminio e la malattia di Alzheimer. Tuttavia, questi approfondimenti non si sono dimostrati statisticamente significativi. La segnalazione è pubblica solo perchè il prodotto è esportato in Irlanda e in questi casi la norma europea prevede l’obbligo di informare il Rasff. In Italia non c’è stata nessuna comunicazione, nulla è stato detto ai consumatori che non hanno alcun modo per scoprire quale sia il marchio e il lotto degli spaghetti sotto accusa.

Per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, si ripete il solito schema poco responsabile del Ministero della Salute italiano che ad oggi non ha indicato sul sistema di pubblicazione on line del dicastero dedicato ai richiami di prodotti alimentari da parte degli operatori, la marca del prodotto, nè vengono fornite foto ai consumatori, mentre le catene di supermercati implicate nella vicenda non hanno diramato comunicati nei propri siti. Tutto lascerebbe quindi supporre che il pericolo non sia  grave, ma diffondere la notizia è una questione di rispetto nei confronti dei cittadini. In altri Paesi europei le notizie delle allerta vengono divulgate in rete da parte delle stesse aziende o da parte delle autorità sanitarie che le raccolgono e  le diffondono.

È un silenzio assordante che i responsabili del Ministero giustificano con argomenti improbabili, visto che molti Paesi che aderiscono come l’Italia al Sistema rapido di allerta (Rasff) ogni settimana diffondono i nomi, le marche e le foto dei prodotti oggetto di richiamo e di allerta. Lo “Sportello dei Diritti”, per sopperire a questa grave lacuna del ritardo di tali comunicazioni delle autorità sanitarie, pubblica ogni settimana l’elenco dei prodotti ritirati o richiamati dal mercato a causa di contaminazioni batteriche, presenza di corpi estranei, eccessiva presenza di pesticidi, errori in etichetta, mancanza di avvertenze sulla presenza di allergeni, errori nella data di scadenza, ecc…

fonte: https://www.globochannel.com/2017/10/15/troppo-alluminio-negli-spaghetti-scatta-il-ritiro-in-europa-ma-non-in-italia/

 

Stanco della pasta fatta con grano straniero? Stanco di mangiare porcherie piene di pesticidi e micotossine? Con 10 centesimi in più puoi avere un piatto di pasta 100% italiana. Ecco le marche 100% Italiane consigliate da Il Fatto Alimentare.

 

Pasta

 

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Stanco della pasta fatta con grano straniero? Stanco di mangiare porcherie piene di pesticidi e micotossine? Con 10 centesimi in più puoi avere un piatto di pasta 100% italiana. Ecco le marche 100% Italiane consigliate da Il Fatto Alimentare.

Pasta italiana 100%, ogni piatto costa 10 centesimi in più. L’elenco delle 30 marche più vendute. Inviate altre segnalazioni

Pochi pastifici propongono pasta fatta con semola 100% italiana

L’articolo sulla pasta italiana ha creato un vivace dibattito tra i lettori e in molti ci hanno accusato di non valorizzare a sufficienza il prodotto italiano (leggi articolo). “Sembra che il grano di qualità – scrive Luca – si trovi soprattutto all’estero e che la scelta di importare grano da altri paesi sia una scelta giudiziosa, da parte delle grandi aziende produttrici italiane, fatta soprattutto per poter offrire ai consumatori la miglior qualità di pasta possibile. Non è affatto così  la semola prodotta in Italia è di altissima qualità, in alcuni casi superiore a quella canadese e di atri paesi”.

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I supermercati dovrebbero favorire la pasta italiana

Gianni, un altro lettore fa un discorso più strutturato che però deve fare riflettere “La pasta ottenuta da semole 100% italiane di alta qualità è già presente sugli scaffali, necessità solo di essere valorizzata a tutti i livelli. La parte più attiva spetta alle catene dei supermercati che dovrebbero creare valore in tutta la filiera anziché cercare di ridurre il più possibile i prezzi di acquisto dai pastifici. Le aziende produttrici dovrebbero sostenere di più e incrementare la quantità di pasta 100% made in Italy per sostenere il reddito agricolo e permettere alle aziende italiani di guardare con più fiducia e entusiasmo al futuro. Questo è il gioco da fare per innescare un circolo virtuoso che porti beneficio a tutto il comparto e non generare inutili e sterili conflitti come quelli che propongono regolarmente alcune associazioni di categoria.”

pasta italiana

Un piatto di pasta italiana 100% costa 0,10 euro in più

Il  nostro articolo non vuole penalizzarela pasta 100% italiana, ma prova a fotografare la realtà. Due anni fa abbiamo scritto una nota con l’elenco delle aziende che utilizzano solo semola italiana. La lista comprendeva una decina di marchi e l’intero gruppo rappresentava una nicchia del mercato. Oggi la situazione è pressoché identica.  Granoro Dedicato era la prima azienda che 4 anni fa ha proposto pasta 100% made in Italy che adesso è venduta nei supermercati del Sud Italia come Auchan, Eataly, Coop, Dok e Despar. Una distribuzione simile è firmata da Armando. L’unico marchio presente a livello nazionale con semola made in Italy è Voiello (proprietà di Barilla) che due anni fa ha fatto questa scelta. Le altre marche nella maggior parte dei casi non hanno una dimensione industriale. Un aspetto da evidenziare riguarda il maggior prezzo della pasta italiana al 100%. Da un punto di vista qualitativo la semola italiana utilizzata per questa pasta ha un  contenuto proteico superiore al 13% e questo comporta una lievitazione del prezzo di acquisto all’ingrosso del 15% circa. Questa differenza di prezzo della materia prima viene trasferita sullo scaffale dove il listino del pacco lievita. Se 100 grammi di spaghetti (a crudo) costano 0,12-0,15 euro, per comprare quelli con semola 100% italiana si spendono da 0,22 a 0,25 euro. L’incremento c’è ma è una differenza alla portata di molte tasche.

La lista che vi proponiamo non è esaustiva. Se ci sono altre realtà segnalatele alla redazione magari inviando la foto del prodotto e i riferimenti.

granoro pasta

Granoro da 4 anni propone Granoro Dedicato ottenuta con 100% di grano pugliese

Negli ultimi anni diversi pastifici si sono impegnati nella produzione di pasta ottenuta con grano 100% italiano. Si tratta di una scelta realizzata per esaudire le richieste dei consumatori. Riconoscere la pasta è facile, perché sull’etichetta viene rimarcata con evidenza l’origine.

In cima alla lista troviamo il pastificio Granoro, che 4 anni fa ha varato un’apposita linea: Granoro Dedicato ottenuta con materia prima coltivata nell’alto Tavoliere della Puglia e da Filiera tracciata certificata con il marchio collettivo Prodotti di Qualità Puglia. Per garantire un contenuto proteico del 13%, l’azienda barese ha selezionato sei delle 130 varietà di grano esistenti sul territorio: il Simeto, l’Ignazio, il Saragolla, lo Sfinge, l’Iride e il Core, considerate quelle più adatte alla produzione di pasta di qualità. La linea di pasta Dedicato sostieneil reddito degli agricoltori pugliesi e allo stesso tempo offre ai consumatori un prodotto tracciato dal campo alla tavola perché ha permesso agli agricoltori di aumentare il redditto attraverso l’erogazione di premi legati al maggiore tenore proteico. I formati attualmente disponibili sono una decina.
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Voiello da due anni fa pasta italiana al 100%

Il marchio Voiello di proprietà Barilla, due anni fa  ha lanciato la nuova linea realizzata con grano Aureo coltivato in Abruzzo, Molise, Puglia e Campania. La quantità di proteine è da competere con il grano nord americano che veniva utilizzato in precedenza . La pasta  ha il 14,5% di proteine, si tratta di un valore decisamente superiore rispetto al 12,0-13,0 % di Barilla che, come gli altri marchi presenti a livello nazionale, utilizza dal 30 al 40% di grano duro importato. si tratta di grano Aureo  utilizzato sino a poche settimane fa.

Pasta 100 italiana gragnano cittaUn’altra realtà interessante si trova a Gragnano in provincia di Napoli dove è stato fondato il consorzio “Gragnano città della pasta IGP”, di cui fanno parte 12 pastifici che seguono un disciplinare per la produzione delle eccellenze IGP. Tra queste aziende solo alcune producono pasta con grano coltivato esclusivamente in Italia, come ad esempio la Di Martino, la Gentile e la Dei Campi. Si tratta di una specifica non richiesta dal marchio di tutela (l’indicazione geografica protetta non pone obblighi sull’origine della materia prima). La semola arriva soltanto dalla Puglia o dalla provincia di Matera. Le varietà più utilizzate sono: Saragolla e Senatore Cappelli.

In provincia di Avellino nasce la pasta Grano Armando, prodotta in quindici formati dall’azienda agroalimentare De Matteis. Il grano utilizzato proviene dalle circa mille aziende che hanno aderito al nostro contratto di coltivazione. In provincia di Enna viene confezionata la Pasta Valle del Grano trafilata al bronzo ottenuta dalle varietà di grano: Core, Mimmo e Simeto. I formati disponibili sono 26.

Molino Pastificio Sgambaro tortiglioni_89

La linea Sgambaro di pasta trafilata al bronzo

Più a Nord operano altri due pastifici che usano grano nazionale: Ghigi e Sgambaro (provincia di Treviso). La prima costa meno ha un contenuto proteico leggermente inferiore rispetto alle altre marche. Provenienza della materia prima: Emilia Romagna, Marche, Toscana (Maremma). Il Molino e Pastificio Sgambaro commercializza due linee di prodotto, una trafilata al bronzo ed essiccata a basse temperature con il 15% di proteine, l’altra con il 14% di proteine. Per entrambe il grano arriva principalmente dall’Emilia Romagna.

Marchi che propongono pasta 100% italiana

 

MARCHIO

QUOTA DI PROTEINE

Alce Nero

Pasta di semola e di semola integrale biologica

alcenero pasta

12,0%

Afeltra

(linea 100% grano italiano)

afeltra pasta

13,0%

Auchan*

Marchio Auchan

pasta auchan

12,0%

Casa Prencipe

casa prencipe pasta maccheroni

Pasta Cocco

Solo le linee:

“La Sfoglia Pietra Bio”

“La Sfoglia di Farro Bio”

logo Cocco Pasta

Coop ViviVerde pasta di semola e di semola integrale, biologica

(eccetto la pasta di khorasan Kamut)

pasta viviverde coop penne

11,4%

Coop FiorFiore

(eccetto la pasta all’uovo)

poasta coop fiorfiore

14,1%

Di Martino Pastificio

pasta di martino

14,0%

Felicetti Grano duro biologico

felicetti bio pasta

Felicetti Monograno

(eccetto la pasta di khorasan Kamut)

monograno felicetti farro matt

14,0%

Floriddia

Azienda agricola biologica

past bio floriddia

12,85%

Gentile

Pastificio Gragnano Napoli

logo-gentile gragnano napoli pasta

14,0%

Gerardo di Nola 

Gragnano Napoli

logo pasta gerardo di nola

Ghigi

ghigi pasta logo

12,5%

Girolomoni

girolomoni

12,0%

Grano Armando

logo_100A%GRANOsotto-01-2

13,5%

Granoro Dedicato

Granoro Dedicato pasta

13,0%

Granoro Linea Biologica

pasta di semola e di semola integrale, biologica

granoro bio

12,0%

Iris

Pasta biologica

(eccetto la pasta di khorasan Kamut)

iris agricoltura biologica logo

11,0%

La Terra e il Cielo

100% EquoBiologico italiano

(eccetto la pasta di khorasan Kamut)

la terra e il cielo pasta firmata logo

Libera terra

le tre linee: Pasta Bio, Pasta Integrale, Paccheri Artigianali

logo libera terra 12,1

Liguori

Pasta di Gragnano IGP

liguori-Penne-Rigate

14,0% minimo

Mancini

pasta mancini

Martelli

Famiglia di pastai

pasta martelli

Palandri

Pastificio Pasta di semola convenzionale e biologica 100% toscana

pastificio palandri logo

Pasta Jolly

jolly penne pasta 14,0%

Pasta Toscana

logo_pasta_toscana 13,0%

Pastificio dei Campi Gragnano

pastificio dei campi gragnano logo

14,0%

Pastificio F.lli Setaro

setaro

PrimoGrano

linea dell’azienda RustichellaD’Abruzzo S.p.a.

primo grano rustichella

12,6%

Santacandida

Pasta con grano khorasan 100% italiano

santa candida khorasan grano pasta

13,80%

Sgambaro

logo_sgambaro

15,0%

Simply*

Linea standard Simply market

Simply pasta

Simply* Bio

pasta simply bio

Simply* Passioni

simply passioni

Spigabruna bio

Grano di Pietrelcina (BN)

pasta spigabruna bio

Valle del Grano

Unknown

13,0%

Verrigni

logo-pasta verrigni

Voiello

voiello pasta-penne

14,5%

*La provenienza del grano non è specificata in etichetta, ma ci è stata confermata dall’azienda

fonte: http://www.ilfattoalimentare.it/pasta-italiana-grano-voiello-granoro.html

Due navi nel porto di Bari. Provengono da Canada e Francia e portano il grano per Casillo e Divella. Così possono fare la pasta “made in Italy”…!

 

pastapasta

 

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Due navi nel porto di Bari. Provengono da Canada e Francia e portano il grano per Casillo e Divella. Così possono fare la pasta “made in Italy”…!

 

Due navi in rada al porto di Bari per Casillo e Divella. Provenienza? Canada e Francia

Ci sono due nuove navi nella rada del porto di Bari che attendono di entrare. La prima è francese ed è destinata a Divella. La seconda è canadese e il ricevitore è Casillo, che peraltro è ancora alle prese con lo scarico di altre due navi. Quella del grano bio turco e la nave di grano rumena che sembra stia immagazzinando nei Silos granari della Sicilia presenti nel porto di Bari. Ancora in corso lo scarico della nave canadese Myrto di Agriviesti e Cerealsud. Si attende l’arrivo a giorni di un’ altra nave canadese… 

Prosegue l’invasione silenziosa delle navi di grano estero nel porto di Bari, mentre altre tre navi stanno procedendo con le operazioni di scarico.

Divella, dopo aver già scaricato la nave francese Lady Siria, è in attesa di scaricare la nave SDS WIND una General Cargo IMO 9338125 MMSI 247182200 costruita nel 2005, battente bandiera Italiana (IT) con una stazza lorda di 5581 ton, summer DWT 7600 ton. La portarinfuse è partita da PORT LA NOUVELLE (FRANCIA) il 19 settembre 2017 alle ore 17:35 ed è arrivata al porto di Bari il 23 settembre alle ore 14:21. La nave ha un carico stimato di oltre 60 mila quintali di grano. Destinazione DIVELLA

La nave canadese destinata a Casillo è, invece, una Bulk Carrier IMO 9798856 MMSI 563021600 costruita nel 2017, battente bandiera Singapore(SG) con una stazza lorda di 43291 ton, summer DWT 80962 ton. Il nome della  gigantesca portarinfuse è PYXIS OCEAN. Ha sette stive ed è partita da Vancouver (Canada) il 16 agosto 2017 alle ore 21:02 ed è arrivata a Bari il 24 settembre alle ore 17:56. La nave è dieci volte più capiente di quella di Divella e dovrebbe scaricare circa 600 mila quintali di grano canadese destinazione CASILLO.

fonte: http://www.granosalus.com/2017/09/25/due-navi-in-rada-al-porto-di-bari-per-casillo-e-divella-provenienza-canada-e-francia/

C’è qualcosa che non va nella pasta italiana – Otto primarie aziende italiane trascinate sul banco degli imputati per micotossine negli spaghetti.

 

pasta italiana

 

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C’è qualcosa che non va nella pasta italiana – Otto primarie aziende italiane trascinate sul banco degli imputati per micotossine negli spaghetti.

 

C’è qualcosa che non va nella pasta italiana di grano duro.

A sostenerlo è l’associazione GranoSalus nata a Foggia, in Puglia che mette insieme produttori e consumatori e ha come obiettivi la sicurezza alimentare e la difesa dei redditi degli agricoltori.

L’obiettivo dichiarato è innalzare la competizione qualitativa tra i vari marchi produttori e tutelare così i consumatori che sono individuati come l’anello debole della filiera insieme agli agricoltori.

L’attenzione è rivolta alle necessità di mercato che portano le aziende agroalimentari ad importare le materie prime dall’estero, e quindi il grano, per assicurare i necessari volumi di produzione.

Sul banco degli imputati sono salite 8 aziende produttrici di pasta di grano duro, una delle bandiere del Made in Italy.

L’Associazione GranoSalus dichiara di aver portato i campioni di pasta a un non meglio laboratorio europeo accreditato per controllare i residui di sostanze vietate dalla legge elaborando una tabella che esprime in sostanza un giudizio negativo sulla qualità degli spaghetti di queste 8 aziende italiane.

Barilla, Voiello, De Cecco, Divella, Garofalo, La Molisana, Coop e Granoro inserite nella tabella in un ordine che sembrerebbe casuale.

Ecco la tabella.

DON, glifosato, cadmio e piombo sono le sostanze incriminate.

La presenza del DON (Deossinivalenolo), in particolare, sarebbe la spia dell’utilizzo di grani esteri anche in quelle marche che assicurano in etichetta di aver utilizzato per la preparazione degli spaghetti solo grani italiani al 100%.

Il DON, spiega GranoSalus, è un composto tossico prodotto da alcuni funghi appartenenti al genere Fusarium che si sviluppa in condizioni di umidità e quindi in grani come quelli canadesi e in genere in tutti gli areali sul 45° parallelo dove le condizioni naturali non consentono un’asciugatura perfetta come invece avviene nei grani del Sud che beneficia di condizioni climatiche seccagne. I funghi presenti nel grano raccolto possono produrre micotossine e il DON, secondo lo IARC, è una possibile sostanza cancerogena classificata 2B.

L’attenzione di GranoSalus si appunta sulla pasta Granoro che userebbe grani esteri.

I grani duri del Sud non dovrebbero presentare queste sostanze pericolose! Il condizionale è d’obbligo, perché se un marchio come Granoro 100% Puglia presenta tracce di questi contaminanti, beh, c’è qualcosa che non funziona nel disciplinare della Regione Puglia che ha concesso in licenza d’uso il marchio alla ditta Granoro e negli stessi controlli della Regione.

I mancati controlli riguarderebbero anche la prassi di miscelare grani contaminati con grani privi di contaminazione al fine di ottenere partite mediamente contaminate (sia pur entro i limiti di legge). Prassi vietata dall’Europa (art. 3 Reg. CE 1881/2006).

Granoro ha risposto con un post pubblico sulla pagina Facebook aziendale. Di tutti i punti che potete leggere direttamente nel comunicato diffuso, la risposta da tenere in considerazione sul punto è questa:

la nostra pasta “Dedicato 100% Puglia” risponde perfettamente a quanto da noi dichiarato, essendo ottenuta da grano non solo italianissimo, ma in particolare pugliese e pertanto contestiamo l’insinuazione contenuta nell’articolo secondo la quale avremmo miscelato anche semola di grano estero con quello pugliese (ricordiamo che nella filiera Dedicato operano circa 140 aziende agricole pugliesi, oltre alla su citata Cooperativa, tutte puntualmente controllate dall’Ente di certificazione);

Le altre sostanze contaminanti prese in esame nella tabella sono il glifosato, vietato in Europa dal mese di agosto 2016, che è uno degli erbicidi disseccanti più diffuso al mondo ed è utilizzato per favorire la maturazione artificiale del grano duro proprio negli areali più umidi e lascia residui che sono stati trovati nei test. Un’altra prova per l’associazione che la pasta verrebbe prodotta con grani coltivati nei Paesi in cui non vige il divieto.

In realtà il glifosato è presente dappertutto ed esistono limiti tollerati per l’alimentazione umana.

Ecco una tabella da Repubblica

Ma l’aspetto paradossale, stando alla tabella di GranoSalus, che nel caso fosse vero che i grani utilizzati da Voiello (che ha organizzato un’azione molto forte coinvolgendo anche il Governo per la promozione del 100% italiano), da Coop e da Granoro e, salvo prova contraria di un’analisi delle partite di grano utilizzate, bisogna credere il grano italiano utilizzato per gli spaghetti contenga glifosatoe in quantità simili a quelle del grano estero (Coop 0.013, Granoro 0.039, Voiello 0.050, De Cecco 0.052, Divella 0.102).

Insomma, non si salverebbe nemmeno il grano italiano. E sarebbe un clamoroso autogol per l’associazione GranoSalus che proprio gli agricoltori vuole difendere (ma probabilmente sarà riuscita a fare anche le analisi dei campioni di grano utilizzati dalle aziende per gli spaghetti).

Poi c’è il cadmio, un metallo pesante tossico innanzitutto per i reni, ma può causare anche demineralizzazione ossea ed è stato classificato come cancerogeno per gli esseri umani dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro. Ma in questo caso non si fa cenno ad una tragica esclusività dei grani esteri. Il cadmio si ritrova in molti alimenti e l’Autorità europea per la sicurezza alimentare ha ridotto la dose settimanale ammissibile (TWI)per il cadmio a 2,5 microgrammi per chilogrammo di peso corporeo (µg/kg pc), basandosi sull’analisi di nuovi dati. Il TWI è la dose alla quale non sono previsti effetti avversi.

GranoSalus con il suo giudizio Negativo non salva nemmeno uno degli 8 produttori di pasta.

Per quanto riguarda il DON, la De Cecco è quella che sta messa meglio con 0,08 μg, ma GranoSalus desume l’utilizzo di grani esteri cosa di cui nessuna delle marche in esame fa mistero (se non per la dichiarazione 100% grano italiano o pugliese di alcune etichette). Il limite fissato dall’Italia per il DON nel grano non lavorato è di 1750 ppb (parti per miliardo), cioè 1,75 milligrammi per chilo, che è addirittura più alto di quello degli altri Paesi tra cui il Canada che fissano un limite tra 750 e 1000 ppb. Il limite tollerato in Italia per il consumo umano del prodotto finito è di 750 μg (microgrammi) per chilo. La dose tollerabile giornaliera per l’uomo di deossinivalenolo è stata fissata a 1 µg/kg.

Con la speranza di aver fatto l’esatta conversione metrica, non si capisce perché non rendere più facile la lettura ai consumatori esprimendo tutto in milligrammi visto che gli spaghetti a casa non si pesano con il microscopio.

In sostanza, sembra di capire, che l’accusa è utilizzo di grani esteri nella pasta italiana, cosa per altro risaputa e nemmeno nascosta da chi non sbandiera il 100% italiano. La notazione più forte è per la Divella e per la Molisana che con 381e 253 ppb di DON non sarebbe adatto all’alimentazione dei bambini (la raccomandazione è di 200 ppb).

Ma, come detto, la presenza di glifosato non è “un’esclusiva” dei grani esteri.

Ci stiamo dunque tutti avvelenando con le micotossine mangiando pasta prodotta da aziende italiane? Per Confagricoltura il rischio è remoto.

La contaminazione del grano duro è, per fortuna, una eventualità abbastanza remota, che avrebbe qualche probabilità di verificarsi solo in caso di andamento climatico molto sfavorevole nei mesi che precedono il raccolto. Se tali condizioni dovessero verificarsi, i controlli condotti da stoccatori e trasformatori, prima ancora che dalle autorità sanitarie, sono comunque in grado di far scattare un’allerta rapida e i provvedimenti conseguenti.

Leggendo l’articolo di GranoSalus, quanti di voi hanno capito quanta pasta è possibile mangiare senza incorrere in problemi ammesso che ce ne siano nel consumare grano estero?

Grazie a chi metterà una parola definitiva alla questione. Aggiornamento 22 giugno 2017

GranoSalus ha fatto sapere di aver di aver vinto in Tribunale con questo articolo pubblicato sul sito.

Questa la risposta dell’Associazione delle Industrie dei Dolci e della Pasta Italiana affidata a un comunicato

AIDEPI interviene sul provvedimento del Tribunale di Roma in merito al ricorso effettuato dall’associazione nei confronti di GranoSalus e i Nuovi Vespri per gli articoli ritenuti diffamatori pubblicati il 26 febbraio scorso. “Il provvedimento con il quale il giudice si è espresso sul nostro ricorso – spiega AIDEPI – pur non accogliendo pienamente le nostre richieste, conferma la legittimità della nostra azione. Il giudice ha rigettato la nostra richiesta di cancellazione degli articoli dal web solo perché nel frattempo – a seguito della notifica della causa – sono stati emendati e rettificati e oggi non riflettono più il tono e il senso originario. Ora, come confermato nel provvedimento, le affermazioni sono puramente ipotetiche e dubitative e sono espresse nell’ambito del diritto di critica. Non sono una verità, quindi, come originariamente si voleva far credere. Sono solo un’opinione, non dimostrata e non dimostrabile ma legittimamente esprimibile secondo le leggi del nostro Paese”. Il Giudice ha confermato che gli articoli originari riportavano affermazioni sulla qualità e la sicurezza della pasta italiana “contenenti conclusioni arbitrarie”, di cui gli autori “non sono in condizione di offrire riscontro”. Le modifiche effettuate hanno invece ridotto le gravi accuse formulate da Grano Salus e I Nuovi Vespro sulla qualità e la salubrità della pasta italiana “al rango di mere ipotesi”. Secondo Aidepi, “venendo meno le conclusioni arbitrarie di GranoSalus, abbiamo ristabilito la verità sulla pasta e difeso l’operato di chi la produce nel rispetto della legge e della salute dei consumatori italiani. L’esito di questa causa, non preclude comunque, come evidenziato dal Giudice, la possibilità di proporre reclamo e avvalerci di una tutela risarcitoria nelle sedi opportune. E nei prossimi giorni valuteremo se farlo”. Ufficio stampa AIDEPI INC – Istituto Nazionale per la Comunicazione

cosa è il glifosato :

IL GLIFOSATO È CANCEROGENO

Lo IARC lo scorso anno ha classificato il glifosato come sostanza probabilmente cancerogena per l’uomo. Il Paese del mondo dove l’uso di glifosato è più esteso è l’Argentina con le sue distese di campi destinate all’agricoltura, dove si produce cibo che va a finire su tutte le tavole del mondo.

La soia e il mais Ogm coltivati in Argentina si utilizzano soprattutto per ottenere mangimi per gli animali da allevamento da cui poi si producono carne e derivati poi consumati in tutto il mondo.

Ecco che in una catena senza fine il glifosato risulta pericoloso non soltanto per gli agricoltori che lo utilizzano e per le persone che vivono vicino ai campi coltivati ma forse anche per chi consuma cibi che potrebbero contenerne delle tracce.

Si forma un vero e proprio pulviscolo che rimane sospeso nell’aria respirata della popolazione e che si deposita sulle pareti delle case. Qui il glifosato non si usa solo nei campi ma anche per conservare il riso. Così la traccia di questa sostanza rimane anche in prodotti di uso comune per l’igiene e non solo, ad esempio negli assorbenti igienici. Ci sono anche alte percentuali di glifosato nel cotone. Le fimigazioni aeree di glifosato sui campi coltivati portano ovunque un pulviscolo velenoso che pervade campagne e città.

Ricordiamo il reportage fotografico di Pablo Ernesto Piovano sui gravi danni per la salute della popolazione causati dall’utilizzo del glifosato nelle coltivazioni Ogm in Argentina, dove negli ultimi anni i casi di cancro in età pediatrica sono triplicati così come le malformazioni alla nascita. Tra i bambini emergono malattie considerate inspiegabili dai medici che non ammettono realmente che il glifosato possa esserne la causa.

Sono molte le famiglie che hanno perso i loro figli a causa dei tumori, legati ad esempio ai polmoni, alla tiroide e non solo. In Argentina oltre ai campi contaminati ci sono anche accumuli di rifiuti, comprese di taniche di glifosato. Quando i rifiuti diventano troppi si brucia tutto.

 

tratto da: http://forum.lottoced.com/forum/discussioni-libere/off-topic/2073346-italiani-che-avvelenano-gli-italiani-che-schifo

Il grano estero spesso (o quasi sempre) è una porcheria? Da Il Fatto Alimentare ecco l’elenco delle 40 marche più vendute di PASTA ITALIANA 100%

grano estero

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Il grano estero spesso (o quasi sempre) è una porcheria? Da Il Fatto Alimentare ecco l’elenco delle 40 marche più vendute di PASTA ITALIANA 100%

 

Molti lettori ci chiedono dove si possa acquistare la pasta italiana prodotta con 100% di semola coltivata interamente nel nostro territorio. Questa è una delle pochissime liste presenti in rete. L’elenco è stato realizzato grazie all’aiuto dei lettori. In genere si tratta di produzioni locali, oppure di una specifica linea totalmente made in Italy appartenente a marchi nazionali.

L’unico marchio presente a livello nazionale con semola made in Italy è Voiello che due anni fa ha fatto questa scelta. Un aspetto da evidenziare riguarda il  prezzo leggeremente superiore. Se 100 grammi di spaghetti costano 0,12-0,15 euro, quelli preparati con 100% di semola italiana lievitano a 0,22 a 0,25 euro. La lista che vi proponiamo non è esaustiva. Se ci sono altre realtà segnalatele alla redazione inviando la foto del prodotto e l’etichetta.

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Marchi di pasta italiana 100%

MARCHIO

QUOTA DI PROTEINE

Alce Nero

– Pasta di grano duro e integrale

– Pasta di Gragnano

– Pasta di grano duro Senatore Cappelli

alcenero pasta

11%

13%

13%

Afeltra

(linea 100% grano italiano)

 afeltra pasta

13,0%

AmoreTerra

100% grano italiano bio varietà cappelli o farro dicocco integrale macinato a pietra.

Pastificata a bassa temperatura.

12,8%

Auchan*

Marchio Auchan

pasta auchan

12,0%

Pasta Baronìa

pasta-baronia-penne

Casa Prencipe

casa prencipe pasta maccheroni

Pasta Cocco

Solo le linee:

“La Sfoglia Pietra Bio”

“La Sfoglia di Farro Bio”

logo Cocco Pasta

Coop ViviVerde pasta di semola e di semola integrale, biologica

(eccetto la pasta di khorasan Kamut)

pasta viviverde coop penne

11,4%

Coop FiorFiore

(eccetto la pasta all’uovo)

poasta coop fiorfiore

14,1%

Di Martino Pastificio

pasta di martino

14,0%

Ecor

pasta bianca

pasta integrale

pasta semintegrale di farro

ecor pasta penne rigate

Felicetti Grano duro biologico

felicetti bio pasta

Felicetti Monograno

(eccetto la pasta di khorasan Kamut)

monograno felicetti farro matt

14,0%

Floriddia

Azienda agricola biologica

past bio floriddia

12,85%

Pasta Fratelli Minaglia

fratelli minaglia pasta

Gentile

Pastificio Gragnano Napoli

 logo-gentile gragnano napoli pasta

14,0%

Gerardo di Nola 

Gragnano Napoli

logo pasta gerardo di nola

Ghigi

 ghigi pasta logo

12,5%

Girolomoni

girolomoni

12,0%

Grano Armando

 logo_100A%GRANOsotto-01-2

13,5%

Granoro Dedicato

 Granoro Dedicato pasta

13,0%

Granoro Linea Biologica

pasta di semola e di semola integrale, biologica

granoro bio

12,0%

Azienda agraria Guerrieri

aZIENDA AGRARIA guerrieri fusilli

Iris

Pasta biologica

(eccetto la pasta di khorasan Kamut)

iris agricoltura biologica logo

11,0%

Italiamo

Lidl

pasta italiamo lidl

Laporta Pasta

pasta laporta logo

13,5

La Terra e il Cielo

100% EquoBiologico italiano

(eccetto la pasta di khorasan Kamut)

la terra e il cielo pasta firmata logo

La Tosca

Pasta prodotta con solo grano duro toscano

la tosca pasta agrituscan 13

Libera terra

le tre linee: Pasta Bio, Pasta Integrale, Paccheri Artigianali

logo libera terra 12,1

Liguori

Pasta di Gragnano IGP

liguori-Penne-Rigate

14,0% minimo

Mancini

pasta mancini

Martelli

Famiglia di pastai

pasta martelli

Palandri

Pastificio Pasta di semola convenzionale e biologica 100% toscana

pastificio palandri logo

Pasta Jolly

jolly penne pasta 14,0%

Pasta Riccio

marca di Tuodì

Pasta Toscana

logo_pasta_toscana 13,0%

Pastificio dei Campi Gragnano

 pastificio dei campi gragnano logo

14,0%

Pastificio F.lli Setaro

setaro

PrimoGrano

linea dell’azienda Rustichella D’Abruzzo S.p.a.

primo grano rustichella

12,6%

Riscossa

Linea Riscossa Bio integrale da grano 100% italiano

riscossa bio integrale pasta

Rummo

Linea Biologica Integrale da grano 100% italiano

fummo pasta bio integrale 12,00%

Santacandida

Pasta con grano khorasan 100% italiano

santa candida khorasan grano pasta

13,80%

Sgambaro

 logo_sgambaro

15,0%

Simply*

Linea standard Simply market

Simply pasta

Simply* Bio

pasta simply bio

Simply* Passioni

simply passioni

Spigabruna bio

Grano di Pietrelcina (BN)

pasta spigabruna bio

Terra di luce

prodotta con grano duro delle Colline Pisane

terra di luce penne pasta

Valle del Grano

 Unknown

13,0%

Verrigni

logo-pasta verrigni

Voi

contiene solo grano duro siciliano

dei supermercati Iper

pasta voi iper

Voiello

 voiello pasta-penne

14,5%

 

 © Riproduzione riservata

Pasta Italiana prodotta col grano di Hong Kong e agricoltori Italiani che falliscono!

Pasta italiana

 

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Pasta Italiana prodotta col grano di Hong Kong e agricoltori Italiani che falliscono!

La pasta, alimento simbolo del made in Italy è sempre meno tricolore. Anche se prodotta in italia è fatta con grano straniero. Lo stesso vale per il pane. Agricoltori  in ginocchio.

Nei principali porti italiani arriva grano a bassissimo costo dal Marocco, dal Canada, dall’ Argentina, da Hong Kong, da Singapore pronto ad invadere il mercato italiano.

Una vera e propria concorrenza sleale nei confronti degli agricoltori italiani, in quanto questa massiccia importazione di grano a basso costo comporta un abbassamento notevole del prezzo del prodotto nazionale.

Infatti da luglio 2015 ad oggi il grano ha perso circa il 35% del suo valore passando dai 34€ al quintale a 25 €. Considerando che, in Italia il costo di produzione per un quintale di grano è proprio di 25€, il guadagno effettivo dei produttori cerealicoli italiani è pressochè nullo.

Se da un lato però il prezzo del grano si è abbassato notevolmente, quello della pasta e del pane ha fatto registrare addirittura rialzi. Coldiretti ha infatti calcolato che il ricarico tra grano duro e pasta è di circa il 400%, e il ricarico tra grano tenero e pane sfiora addirittura il 1000%.

In queste condizioni, se si continua di questo passo, il prodotto made in Italy è destinato a sparire da questo paese, a favore di un prodotto straniero, o creato con materie prime straniere decisamente di bassa qualità, ma che paghiamo comunque a peso d’oro.
Oltre il danno la beffa.
Ma è possibile che la politica permetta la distruzione del made in italy e il fallimento dei nostri produttori a vantaggio degli interessi di paesi stranieri? Forse ce lo chiede l’ Europa….

Allora perchè non fare una legge che impone l’inserimento della provenienza di prodotti e materie prime sulle etichette , in modo da rendere consapevoli i consumatori di ciò che stanno acquistando?
Forse perchè in questo modo gli italiani acquisterebbero solo prodotti realmente made in Italy, risollevando le sorti di agricoltori e produttori italiani. Forse è proprio questo che non vuole l’ Europa…

Guarda il video QUI

tratto da: http://www.stopeuro.org/pasta-italiana-prodotta-col-grano-hong-kong-agricoltori-italiani-falliscono/