Inquinamento da antibiotici, il nuovo veleno dell’ambiente!

 

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Inquinamento da antibiotici, il nuovo veleno dell’ambiente!

Inquinamento da antibiotici, nuovo veleno dell’ambiente

L’Onu lancia l’allarme: “E’ una minaccia emergente per la salute”. E aumentano anche le evidenze scientifiche dei danni provocati dallo smog che uccide circa 6 milioni di persone ogni anno

L’INQUINAMENTO è un pericolo sempre più insidioso per la salute dell’uomo: non solo ci fa ammalare ma ci sta rendendo anche resistenti agli antibiotici. Più del previsto. A lanciare l’allarme è l’agenzia ambientale dell’Onu, l’Unep, che accende i riflettori sulla dispersione nell’ambiente di medicine e altre sostanze farmacologiche e chimiche usate prevalentemente negli allevamenti. E intanto da Londra arrivano nuove evidenze sui danni causati dallo smog alla salute.
In un dossier sulle frontiere dell’ambiente diffuso in occasione dell’assemblea a Nairobi, in Kenya, l’Unep definisce la resistenza agli antibiotici causata dall’inquinamento ambientale tra le maggiori minacce emergenti per la salute globale.

Gli esperti evidenziano che nell’ultimo secolo l’uso di antibiotici per curare gli uomini è cresciuto del 36%. Sempre più massiccio però è l’uso che se ne fa negli allevamenti, dove il documento prevede una crescita del 67% di utilizzo di antibiotici entro il 2030. Un trend molto pericoloso visto che i tre quarti degli antibiotici sfruttati tramite l’acquacoltura rischiano di finire dispersi nell’ambiente circostante.

Insomma l’inquinamento da antibiotici sta diventando il nuovo veleno dell’ambiente, sul quale non bisogna abbassare la guardia. Nel mondo, ricorda l’Unep, 700 mila persone muoiono ogni anno per infezioni resistenti agli antibiotici. Muoiono in pratica perché gli antibiotici disponibili diventano sempre meno efficaci contro agenti patogeni che si sono evoluti diventando più resistenti. Come se non bastasse le prospettive sono tutt’altro che incoraggianti. Stando alle stime dell’Organizzazione mondiale della sanità, nel 2050 senza un uso più accorto degli antibiotici le morti provocate da germi multi-resistenti potrebbero arrivare a 10 milioni, più che per i tumori.

L’inquinamento è uno dei killer emergenti dei tempi moderni: secondo un recente studio pubblicato su Lancet causa già una morte su 6 nel mondo provocando malattie tra le più disparate, da quelle cardiovascolari ai tumori. La parte del leone per ora la fa l’inquinamento atmosferico, che uccide circa 6 milioni e mezzo di persone ogni anno. E aumentano anche le evidenze scientifiche dei danni provocati dallo smog alla salute.

Un recente studio condotto a Londra su ultrasessantenni suggerisce che respirare aria inquinata, anche solo durante una passeggiata di un paio d’ore al giorno, annulla gli effetti positivi che l’esercizio fisico avrebbe avuto sull’organismo. Un’altra ricerca, sempre londinese, afferma che l’aria inquinata sta portando a un peso sempre minore dei bimbi alla nascita, elemento legato alla mortalità infantile e allo sviluppo di malattie negli anni successivi. Non solo. È emerso da altri studi che lo smog non ha effetti deleteri solo sui polmoni o sul sistema cardiovascolare, ma anche sul cervello, al punto che fino a un caso su dieci di Alzheimer potrebbe essere imputabile all’esposizione agli inquinanti.

 

29 novembre – Giornata Mondiale di solidarietà con il Popolo Palestinese. Siate solidali oggi perchè domani potrebbe non esserci più (né la Giornata Mondiale né il Popolo Palestinese)!!

 

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29 novembre – Giornata Mondiale di solidarietà con il Popolo Palestinese. Siate solidali oggi perchè domani potrebbe non esserci più (né la Giornata Mondiale né il Popolo Palestinese)!!

 

Palestina occupata – Ricorre il 29 novembre la Giornata internazionale di Solidarietà con il popolo palestinese.

La Giornata, che ricade ogni 29 novembre, venne istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (con la risoluzione 32/40b), nel 1977, in ricordo della spartizione della Palestina, avvenuta con la risoluzione n. 181 del 29/11/1947.

Fu l’inizio della Catastrofe palestinese.

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Il 29 novembre l’ONU celebra la Giornata Mondiale di Solidarietà con il Popolo Palestinese, in virtù del mandato conferito dall’Assemblea Generale con le risoluzioni 32/40 B del 2 dicembre 1977, 34/65 D del 12 dicembre 1979 e successive risoluzioni adottate dall’Assemblea Generale sulla questione palestinese.

La data del 29 novembre fu scelta per il significato che essa ha per il popolo palestinese. Quel giorno, nel 1947, l’Assemblea Generale adottò la risoluzione 181 (II), che divenne nota come la Risoluzione sulla Partizione. La risoluzione stabiliva la creazione in Palestina di uno “Stato ebraico” e uno “Stato arabo”, con Gerusalemme come corpus separatum sottoposta a un regime internazionale speciale. Dei due Stati previsti dalla risoluzione, solo uno,Israele, ha visto la luce. Il popolo palestinese, attualmente di otto milioni, vive principalmente nel territorio palestinese occupato da Israele dal 1967, compresa Gerusalemme est, oltre che in paesi arabi confinanti e in campi profughi nella regione.

La Giornata Mondiale di Solidarietà ha tradizionalmente rappresentato un’opportunità per la comunità internazionale di concentrare la propria attenzione sul fatto che la questione palestinese è ancora irrisolta e che il popolo palestinese deve ancora conseguire i propri inalienabili diritti così come sanciti dall’Assemblea Generale, cioè, il diritto all’autodeterminazione senza interferenze esterne, il diritto a indipendenza e sovranità nazionali, e il diritto di fare ritorno alle proprie dimore e rientrare in controllo dei propri beni dai quali sono stati allontanati.

In risposta all’appello delle Nazioni Unite, governi e società civile organizzano ogni anno una vasta gamma di attività per celebrare la Giornata di Solidarietà. Si tratta, ad esempio, di messaggi speciali di solidarietà con il popolo palestinese, organizzazione di conferenze, diffusione di pubblicazioni e altro materiale informativo, proiezione di film.

A New York, il Comitato sull’Esercizio dei Diritti Inalienabili del Popolo Palestinese tiene ogni anno una riunione speciale per celebrare la ricorrenza. All’evento intervengono il Segretario Generale, il Presidente dell’Assemblea Generale, il Presidente del Consiglio di Sicurezza, oltre che rappresentanti di organismi ONU, organizzazioni non governative e palestinesi. Nell’occasione viene data lettura di messaggi del Presidente del Comitato Esecutivo dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina e del Presidente dell’Autorità Palestinese. Interviene anche un portavoce in rappresentanza delle ONG invitate a partecipare. La Divisione per i Diritti Palestinesi del Segretariato ONU pubblica annualmente un bollettino speciale che contiene i testi delle dichiarazioni e dei messaggi rilasciati in occasione della Giornata.

Tra le altre attività organizzate a New York per la ricorrenza figurano una mostra palestinese, un evento sponsorizzato dal Comitato e presentato dalla Missione di osservazione permanente della Palestina presso le Nazioni Unite, oltre alla proiezione di film. Riunioni e conferenze per celebrare la Giornata hanno anche luogo a Ginevra e Vienna.

I Centri e i Servizi di informazione ONU prestano al loro attività per assistere governi, ONG e chiunque intenda organizzare attività speciali in occasione della Giornata di Solidarietà con il Popolo Palestinese.

 

 

tratto da: http://siamolagente2.altervista.org/29-novembre-giornata-mondiale-di-solidarieta-con-il-popolo-palestinese-siate-solidali-oggi-perche-domani-potrebbe-non-esserci-piu-ne-la-giornata-mondiale-ne-il-popolo-palestinese/

Corea del Nord – L’agghiacciante avvertimento della diplomazia Usa: “prepararsi al peggio”!

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Corea del Nord – L’agghiacciante avvertimento della diplomazia Usa: “prepararsi al peggio”!

Corea del Nord, “prepararsi al peggio”: il capo della diplomazia Usa prevede l’attacco nucleare

Dopo la minaccia della Corea del Nord all’Onu – “la guerra nucleare può scoppiare in ogni momento” (**vedi di seguito) -, dagli Stati Uniti parte uno spaventoso messaggio rivolto a Giappone e Corea del Sud. Washington, infatti, invita i due Paesi alleati a “preparasi al peggio” se la diplomazia dovesse fallire nelle trattative con Pyongyang. Secondo il vicesegretario di Stato americano John Sullivan, in visita a Tokyo, non si può escludere “la possibilità di negoziati diretti” con il regime di Kim Jong-un, ma parimenti, in caso di naufragio degli stessi negoziati, non si può escludere lo scenario peggiore. Ovvero un attacco nucleare.

 

**Corea del Nord all’Onu, la minaccia mai così grave all’Onu: “Guerra nucleare in ogni momento”

L’ultima minaccia della Corea del Nord è rivolta direttamente all’Onu. E questo la rende più credibile, violenta, terrificante: “Una guerra nucleare potrebbe scoppiare in qualsiasi momento”, ha affermato il vice ambasciatore di Pyongyang al Palazzo di Vetro. Mister Kim In Ryong, fedelissimo del dittatore pazzo Kim Jong-un, ha aggiunto: “Finché nessuno parteciperà alle azioni militari Usa contro la Corea del Nord, non useremo armi nucleari”. E ancora: “Gli Usa sono nel nostro raggio. Se invadono anche solo un centimetro del nostro sacro territorio non scamperanno alla nostra severa punizione”. Parole da pazzi. Parole da regime. Parole che sembrano essere il preludio all’attacco e, dunque, a una rovinosa guerra.

 

fonte: Libero Quotidiano

La nuova paura nucleare con la quale convivere

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La nuova paura nucleare con la quale convivere

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Essendo nato nel 1948, ho vissuto sin da bambino lo spettro di una terza guerra nucleare mondiale. Quella paura fu presente sino alla fine della Guerra Fredda e al crollo dell’Urss. Da allora, il rischio che le superpotenze nucleari scatenino l’Apocalisse si è ridotto, per non dire scomparso. Oggi il pericolo è che un numero sempre maggiore di staterelli minori, governati da regimi instabili o dittatoriali, cerchino di dotarsi di armi nucleari: diventando una potenza nucleare si garantiscono la sopravvivenza, perseguono interessi geopolitici a livello regionale o mire espansionistiche.

In questo nuovo assetto è venuta meno quella “razionalità della deterrenza” che Usa e Urss avevano garantito durante la Guerra Fredda. Adesso, con l’aumento della proliferazione nucleare, la soglia di deterrenza si abbasserà.

Come dimostrano i fatti in Corea del Nord, la nuclearizzazione dell’Asia orientale o del Golfo Persico è una minaccia alla pace mondiale. Considerate gli scambi fra Kim Jong-un e Trump, nei quali il presidente Usa ha promesso di rispondere con “f«oco e furia» a ogni ulteriore provocazione della Corea del Nord. Trump non si è affidato alla razionalità della deterrenza, anzi ha dato libero sfogo al suo disappunto.

La crisi covava da un po’, con la Corea del Nord pronta a tutto pur di diventare potenza nucleare. E poi, il regime nordcoreano sta mettendo a punto missili balistici intercontinentali in grado di trasportare una testata nucleare e raggiungere la costa occidentale degli Usa, se non oltre.

Infine, non è il caso di rispondere alla minaccia nordcoreana. Un intervento preventivo americano potrebbe portare a uno scontro diretto con la Cina e alla distruzione della Corea del Sud, con imponderabili conseguenze per il Giappone. E poiché Cina, Corea del Sud e Giappone sono diventati il nuovo baricentro dell’economia globale del XXI secolo, le ricadute arriverebbero ovunque. Per quanto gli Usa continuino ad alludere all’eventualità di una guerra, i leader militari americani sanno che l’uso della forza non è opzione percorribile.

Quando la Corea del Nord raggiungerà lo status di potenza nucleare, la garanzia di sicurezza da parte degli Usa non sarà più infallibile. Una Corea del Nord dotata di armi nucleari e dei mezzi per impiegarle spingerebbe Corea del Sud e Giappone a potenziare la propria capacità nucleare, cosa che farebbero facilmente. Ma questa è l’ultima cosa che la Cina vuole.

L’attuale assetto nucleare in Asia ricalca le stesse caratteristiche del XX secolo e le stesse dinamiche di potere nazionale del XIX, e questo è cocktail molto esplosivo. Al contempo, il sistema internazionale diventa sempre più instabile, con strutture politiche, istituzioni e alleanze messe in discussione.

Molto dipenderà da cosa accadrà negli Usa di Trump. Le indagini sulla possibile collusione di Trump con la Russia, durante la campagna presidenziale nel 2016, e la mancata abrogazione dell’Obamacare hanno dimostrato l’instabilità dell’Amministrazione Usa. E i punti all’ordine del giorno dell’agenda americana come la riduzione delle tasse, il muro alla frontiera con il Messico e la rinegoziazione del Nafta non fanno che fomentare la destra radicale. L’instabilità interna degli Usa preoccupa. Se non sono più in grado di garantire stabilità, nessun altro Paese potrà farlo. Resterà un vuoto nella leadership mondiale: nulla è più pericoloso per la proliferazione nucleare. E poi vi è un altro pericolo nucleare che si profila in autunno: se il Congresso americano impone nuove sanzioni all’Iran, l’accordo nucleare fra Iran e le potenze 5+1 (i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu più la Germania) potrebbe venire meno. Il presidente iraniano Hassan Rohani ha annunciato che l’Iran potrebbe rinunciare all’accordo «nel giro di poche ore» come risposta alle nuove sanzioni imposte.

Alla luce della crisi nordcoreana, sarebbe da pazzi irresponsabili scatenare una crisi nucleare ingiustificata – e magari una guerra – in Medio Oriente. E un ritorno alla strategia di cambio del regime in Iran, sarebbe del tutto controproducente per gli Usa perché, così, non farebbero che consolidare la linea dura iraniana. E questo in una regione già segnata da crisi e guerre. Visto che Russia, Cina ed Europa terrebbero fede all’accordo nucleare, gli Usa si ritroverebbero da soli e in difficoltà con i loro più stretti alleati. «Fuoco e furia» non serviranno a scongiurare la minaccia nucleare, al contrario, occorre razionalità e una paziente opera di diplomazia che non si basi su minacce. Se l’ultima delle superpotenze abbandona queste virtù, tutti noi dovremo affrontare le conseguenze.

fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2017-08-31/la-nuova-paura-nucleare-la-quale-convivere–214930.shtml?uuid=AENIfPLC&refresh_ce=1

 

 

 

L’agghiacciante rapporto Onu sui pesticidi: 200.000 morti l’anno, di cui il 99% nei paesi in via di sviluppo. I Diritti Umani svenduti alle lobby per il loro business

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L’agghiacciante rapporto Onu sui pesticidi: 200.000 morti l’anno, di cui il 99% nei paesi in via di sviluppo. I Diritti Umani svenduti alle lobby per il loro business

Leggiamo da Il Fatto alimentare:

I pesticidi non sono necessari per garantire l’aumento della produzione agricola per una popolazione in crescita, mentre causano 200.000 morti all’anno nel mondo per avvelenamento acuto, quasi tutti nei paesi in via di sviluppo, dove la salute, la sicurezza e l’ambiente sono meno tutelati. Lo sostiene un rapporto dei relatori speciali dell’Onu per il diritto al cibo, Hilal Elver, e per le sostanze tossiche, Baskut Tuncak, presentato al Consiglio per i Diritti umani delle Nazioni Unite, in cui chiedono un nuovo trattato internazionale per regolare ed eliminare progressivamente l’uso di pesticidi pericolosi in agricoltura, muovendosi verso pratiche agricole sostenibili.

L’uso eccessivo di pesticidi è molto pericolose per la salute umana e per l’ambiente, ed è fuorviante affermare che i pesticidi sono vitali per garantire la sicurezza alimentare”, affermano i due relatori speciali dell’Onu in una dichiarazione congiunta al Consiglio per i diritti umani a Ginevra. La denuncia continua  evidenziando le grandi differenze di standard tra i vari paesi, per quanto riguarda la produzione, l’uso e la protezione dai pesticidi pericolosi, che sta avendo un grave impatto sui diritti umani. Inoltre, dichiarano i due relatori dell’Onu, “è tempo di sfatare il mito secondo cui i pesticidi sono necessari per sfamare il mondo e bisogna creare un processo globale per passare ad una produzione agricola e alimentare più sicura e sana”.

I due relatori speciali delle Nazioni Unite puntano il dito contro le tecniche di marketing aggressive e senza etica dell’agroindustria, che nega la pericolosità e gli impatti di alcuni pesticidi. L’industria chimica attribuisce la colpa dei danni all’uso improprio che ne fanno gli agricoltori,  e spende enormi quantità di denaro per influenzare i decisori politici e contestare le prove scientifiche.

In Italia, Agrofarma, l’Associazione nazionale imprese agrofarmaci che fa parte di Federchimica, ha replicato al rapporto dell’Onu, affermando che “gli agrofarmaci sono strumenti indispensabili per ottenere livelli di produttività delle coltivazioni sufficienti a sostenere la crescente popolazione mondiale; sforzi per una migliore distribuzione degli alimenti e per la riduzione degli sprechi sono doverosi, ma senza l’impiego degli agrofarmaci non si avrebbe abbastanza cibo per tutti. L’esempio virtuoso dell’agricoltura italiana ed europea conferma che l’agricoltura integrata, che prevede l’utilizzo della chimica, può essere pienamente sostenibile; il problema non sono dunque i prodotti fitosanitari in sé stessi, ma il loro corretto utilizzo”.

Insomma, i Diritti Umani sono ormai stati svenduti alle lobby per consentire il loro business.

Fonte: http://informazionebycuriosity.altervista.org/lagghiacciante-rapporto-onu-sui-pesticidi-200-000-morti-lanno-cui-99-nei-paesi-via-sviluppo-diritti-umani-svenduti-alle-lobby-business/