Anche Report conferma: la pasta che mangiamo? Fatta col grano al glifosato canadese! …E racconta come ci stanno avvelenando!

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Anche Report conferma: la pasta che mangiamo? Fatta col grano al glifosato canadese! …E racconta come ci stanno avvelenando!

CHE SPIGA! – Report, da dove viene il grano della pasta che mangiamo?

Il programma tv di Raitre indaga sul grano usato per produrre la pasta e la farina: ciò che emerge è devastante.

Nel corso della puntata del 30 ottobre di Report c’è stata un’inchiesta di Manuele Bonaccorsi sul grano: si tratta di una materia prima fondamentale per la nostra alimentazione e da cui si genera sia la #Pasta che la farina. Se finora si pensava che la pasta facesse bene alla salute, purché consumata nei limiti, oggi ogni certezza viene meno. Manuele Bonaccorsi ha raccontato al pubblico di Report tutta la verità (o quasi) sul grano.

Il grano importato dal Canada

Se qualcuno fino ad ora pensava che la pasta che mangiamo fosse ottenuta dal grano nostrano, si sbagliava: sì perchè la maggior parte del grano utilizzato dai principali marchi italiani produttori di pasta e farina proviene dal Canada. Precisamente, tra Manitoba e Alberta in Canada ci sono più di 1500 chilometri di praterie dove si coltiva solo grano tanto da rendere il paese a nord degli Stati Uniti il granaio del mondo.

C’è un problema però: qui i coltivatori di grano fanno un largo uso di glifosato, un potente erbicida brevettato nel 1974 che non fa poi così bene all’organismo umano. Come raccontano gli stessi coltivatori canadesi, il glifosato viene spruzzato in primavera sul terreno prima della semina al fine di eliminare le erbacce; successivamente, viene spruzzato nuovamente dopo la semina quando il grano germoglia e per un’ultima volta al fine di rendere uniforme la crescita del grano stesso. Ma dove finisce tutto questo glifosato? Il potente erbicida viene assorbito e finisce nei semi di grano e di conseguenza nei prodotti che ne derivano, come pasta e farina.

Nel 2015 l’Organizzazione Internazionale per la Ricerca sul Cancro ha affermato che il glifosato è un probabile cancerogeno, ma l’EFSA si è difesa affermando che non è così.

E intanto si cerca quantomeno di capire se ci siano dei controlli a monte e a valle per verificare la presenza di glifosato: la Canadian Grain Commission afferma di limitarsi a controllare il rispetto dei contratti tra i venditori canadesi e gli acquirenti mondiali, senza preoccuparsi del glifosato. Lo stesso avviene anche in Italia, nei porti in cui questo grano arriva: pertanto, il glifosato entra nel ciclo di produzione della pasta e della farina senza trovare alcuna opposizione. E così Report ha analizzato 6 marchi famosi di pasta italiana: Barilla, la Molisana, De Cecco, Divella, Garofalo e Rummo e ciò che è emerso è che i valori di glifosato registrati sono nettamente al di sotto della dose considerata tossica per l’uomo.

E il grano italiano?

L’Italia meridionale è stata considerata il granaio d’Italia, ma oggi la realtà è ben diversa: proprio in virtù di questa massiccia importazione di grano dall’estero, i principali coltivatori di grano hanno fatto marcia indietro. Oggi a loro costa circa 23 centesimi di euro produrre grano e non possono venderlo a più di 20 centesimi: come si può dedurre, c’è perdita e pertanto il nostro Paese ha registrato una enorme riduzione delle coltivazioni di grano, spinta anche da diversi contributi europei che, paradossalmente, spingono a non coltivare più il grano.

Da febbraio 2018 entrerà in vigore una nuova etichettatura obbligatoriaper la pasta e la farina in cui dovrà essere indicato l’origine del grano utilizzato: con questa novità, si spera che gli agricoltori italiani possano tornare a produrre grano come un tempo, tra l’altro un grano decisamente più sano visto che in Italia l’utilizzo di glifosato è vietato.

QUI il servizio di Report

L’allarme di Coldiretti – Il grano canadese, quello che cresce coperto di neve e che può maturare solo grazie al glifosato? In due mesi +15% di sbarchi grazie al Ceta. E il nostro grano marcisce nei campi!!

Coldiretti

 

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L’allarme di Coldiretti – Il grano canadese, quello che cresce coperto di neve e che può maturare solo grazie al glifosato? In due mesi +15% di sbarchi grazie al Ceta. E il nostro grano marcisce nei campi!!

 

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Ecco il grano canadese coperto di neve, che può maturare solo grazie al glifosato! Ce lo ritroveremo sulle nostre tavole, mentre il nostro grano marcisce nei campi!!

UE: Coldiretti, +15% sbarchi grano Canada desertificano l’Italia

Con la prospettiva dell’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Canada sono aumentati del 15% gli sbarchi di grano duro del Paese nordamericano in Italia nei primi due mesi del 2017, con manovre speculative che stanno provocando la scomparsa della coltivazione in Italia. E’ l’allarme lanciato dalla Coldiretti in occasione della mobilitazione di migliaia di agricoltori che hanno lasciato le campagne per invadere la Capitale in Piazza Montecitorio davanti al Parlamento dove è in corso la discussione per la ratifica del Trattato di libero scambio con il Canada. Un Trattato che – denuncia la Coldiretti – spalanca le porte all’invasione dal paese nordamericano di grano, la principale coltivazione dell’Italia particolarmente diffusa nelle aree piu’ deboli del Paese ma che prevede anche il via libera all’importazione a dazio zero per circa 75.000 tonnellate di carni suine e 50.000 tonnellate di carne di manzo dal Canada dove vengono utilizzati ormoni per l’accrescimento vietati in Italia.

L’iniziativa #stopCETA è condivisa con un’inedita ed importante alleanza con altre organizzazioni (Cgil, Arci, Adusbef, Movimento Consumatori, Legambiente, Greenpeace, Slow Food, Federconsumatori e Fair Watch) che chiedono di fermare un trattato sbagliato e dannoso per l’Italia.
“La concorrenza sleale provocata dalle importazioni spacciate come tricolori ha provocato il taglio dei prezzi pagati ai produttori agricoli sotto i costi di produzione, con la decimazione delle semine di grano che in Italia sono crollate del 7,3% per un totale di 100mila ettari raccolti in meno” ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “in pericolo non ci sono solo la produzione di grano e la vita di oltre trecentomila aziende agricole che lo coltivano, ma anche un territorio di 2 milioni di ettari a rischio desertificazione e gli alti livelli qualitativi per i consumatori garantiti dalla produzione Made in Italy”.
Oggi, con le quotazioni del grano a 24 centesimi al chilo –  denuncia la Coldiretti – gli agricoltori italiani ne devono vendere più di 4 chili per poter acquistare un caffè. Una realtà che – sostiene la Coldiretti – rischia di essere aggravata dall’approvazione del CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement) con il Canada, che prevede l’azzeramento strutturale dei dazi indipendentemente dagli andamenti di mercato. Circa la metà del grano importato dall’Italia arriva, infatti, proprio dal paese nordamericano dove – continua la Coldiretti – le lobby in vista dell’accordo CETA sono già al lavoro contro l’introduzione in Italia dell’obbligo di indicazione della materia prima per la pasta previsto per decreto e trasmesso all’Unione Europea, trovando purtroppo terreno fertile anche in Italia.
Una necessità per nascondere ai consumatori il fatto che già lo scorso anno sono arrivate in Italia oltre un milione di tonnellate dal Canada dove viene fatto un uso intensivo di glifosato nella fase di pre-raccolta per seccare e garantire artificialmente un livello proteico elevato che è però vietato in Italia perché accusato di essere cancerogeno. In assenza dell’etichetta di origine non è possibile – sottolinea la Coldiretti –  conoscere un elemento di scelta determinante per le caratteristiche qualitative, ma si impedisce anche ai consumatori di sostenere le realtà produttive nazionali e, con esse, il lavoro e l’economia nazionali. L’81% dei consumatori italiani – continua la Coldiretti – ritiene che la mancanza di etichettatura di origine nella pasta possa essere ingannevole secondo la consultazione pubblica on line sull’etichettatura dei prodotti agroalimentari condotta dal Ministero delle Politiche Agricole.
Per denunciarne i rischi gli agricoltori della Coldiretti hanno distribuito sacchetti di grano canadese con la scritta “”No al grano canadese con glifosato in preraccolta vietato in Italia”. Tale sostanza chimica è stata vietata in pre raccolta in Italia dal 22 agosto 2016, con l’entrata in vigore del decreto del Ministero della Salute, perché accusata di essere cancerogena. Un pericolo quindi anche per i consumatori visto che i cereali stranieri risultati irregolari per il contenuto di pesticidi sono praticamente il triplo di quelli nazionali, a conferma della maggiore qualità e sicurezza del Made in Italy, sulla base del rapporto sul controllo ufficiale sui residui di prodotti fitosanitari negli alimenti divulgato l’8 giugno 2017 dal Ministero della Salute. I campioni con un contenuto fuori legge di pesticidi – conclude la Coldiretti – sono pari allo 0,8% nel caso di cereali stranieri mentre la percentuale scende ad appena lo 0,3% nel caso di quelli di produzione nazionale.
fonte: http://www.coldiretti.it/News/Pagine/524—5-Luglio-2017.aspx

In arrivo da Vancouver una nave con 50mila tonnellate di grano. Gli Agricoltori protestano. Dovremmo farlo pure noi: Ecco il grano canadese coperto di neve, che può maturare solo grazie al glifosato! Ce lo ritroveremo sulle nostre tavole, mentre il nostro grano marcisce nei campi!!

grano canadese

 

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In arrivo da Vancouver una nave con 50mila tonnellate di grano. Gli Agricoltori protestano. Dovremmo farlo pure noi: Ecco il grano canadese coperto di neve, che può maturare solo grazie al glifosato! Ce lo ritroveremo sulle nostre tavole, mentre il nostro grano marcisce nei campi!!

 

Andate un po’ a rileggere questo nostro vecchio articolo:

Ecco il grano canadese coperto di neve, che può maturare solo grazie al glifosato! Ce lo ritroveremo sulle nostre tavole, mentre il nostro grano marcisce nei campi!!

 

Coldiretti: già un migliaio con trattori per blitz a porto Bari

Scoppia la #guerradelgrano per salvare la produzione italiana

Roma, 9 giu. (askanews) – Sono già un migliaio gli agricoltori con i trattori che hanno lasciato sin dalle prime luci dell’alba le campagne per partecipare al blitz al porto di Bari “divenuto purtroppo negli ultimi anni il vero ‘granaio d’Italia’, principale varco di accesso del grano straniero da “spacciare” come italiano, perché non è ancora obbligatorio indicarne l’origine nella pasta”. Lo afferma la Coldiretti.

A far scoppiare la #guerradelgrano è “l’arrivo provocatorio a Bari di una nave di 256 metri proveniente da Vancouver, carica di 50mila tonnellate di grano da scaricare in Italia proprio alla vigilia della raccolta della produzione nazionale. Un oltraggio insopportabile per i coltivatori italiani che – sottolinea la Coldiretti – non riescono a vendere al giusto prezzo il proprio grano sotto l’attacco proprio in questo momento delle speculazioni che hanno praticamente dimezzato le quotazioni su valori più bassi di 30 anni fa con la perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro e il rischio desertificazione per quasi 2 milioni di ettari, il 15% della superficie agricola nazionale.

“Ci vogliono cinque chili di grano per un caffe”, “No grano no pane”, “Stop alle speculazioni”, “Il giusto pane quotidiano”, “Basta inganni subito l’etichetta di origine del grano sulla pasta” sono alcuni slogan dei manifestanti che denunciano le importazioni massicce e incontrollate di “grano giramondo”.

da: http://www.askanews.it/economia/2017/06/09/coldiretti-gi%C3%A0-un-migliaio-con-trattori-per-blitz-a-porto-bari-pn_20170609_00047/

Ecco il grano canadese coperto di neve, che può maturare solo grazie al glifosato! Ce lo ritroveremo sulle nostre tavole, mentre il nostro grano marcisce nei campi!!

 

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Ecco a noi il grano canadese coperto di neve pronto per essere esportato in Sicilia!

La foto che vedete sopra è emblematica della follia del nostro tempo. Ecco il grano duro canadese che dovrebbe ‘maturare’ mentre nevica! Maturerà artificialmente, con il glifosato. E siccome è umido, svilupperà funghi e, quindi,micotossine. Questo impedirà al Canada di esportarlo? Ci vorrebbero i controlli su tutte le navi cariche di grano che nei prossimi mesi arriveranno nel nostro Paese. Ci saranno questi controlli? Saverio De Bonis: “L’unica cosa da fare è quella che stiamo facendo noi con GranoSalus: avviare i controlli su tutti i derivati del grano. I consumatori ci aiutino nel loro interesse”

Immaginate una distesa di grano in fase di maturazione – quindi con il classico colore giallo – ma ricoperto in buona parte di neve! In Sicilia e, in generale, nel Sud Italia questo non sarebbe possibile, perché a Giugno inoltrato da noi è già estate e il sole porta a maturazione spighe di grano prive di micotossine. Non è così in Canada dove il grano inizia a maturare in questi giorni e dove – come potete vedere dalla foto che alcuni amici ci hanno inviato – il grano che dovrebbe maturare è ricoperto dalla neve!

Segnatevi nella mente questa fotografia, perché è emblematica della follia del mondo in cui viviamo. Un mondo nel quale la globalizzazione dell’economia ha portato in Canada una coltura – il grano duro – che nulla ha a che spartire con il clima di quel Paese. Ma di mezzo ci sono i soldi, tanti soldi. Un fiume di denaro che il Canada tra qualche mese potrebbe incassare esportando in Italia questo grano duro pieno di umidità, di micotossine e di glifosato.

Con il freddo che c’è per ora in Canada il grano non può maturare naturalmente: opteranno per una maturazione artificiale con l’erbicida glifosato (o glifosate). Un metodo ingegnoso, che consentirà di ottenere un grano duro ricco di glutine, ma anche di sostanze che non sono esattamente un toccasana per la nostra salute: il già citato glifosato e le già citate micotossine.

Oggi, grazie a notizie attinte da una serie di fonti internazionali, siamo in grado di anticiparvi che cosa succederà nei prossimi mesi in Italia sul fronte del grano duro. Perché il grano duro che vedete nella foto sopra – grano ricoperto di ghiaccio – è destinato in massima parte all’Italia.

Eh già, perché l’Italia è il primo Paese importatore di grano duro canadese.

Quest’anno, per il Canada, a quanto ci raccontano, le cose non stanno andando molto bene.

“Ad Agosto – ci dice il nostro informatore – tantissimi campi di grano duro sembravano risaie. Le piogge non sono mancate. Ora è arrivato il freddo. O meglio, la neve. Si stima che, su una produzione preventivata di quasi 8 milioni di tonnellate di grano duro, il trenta per cento circa della produzione è già andata perduta”.

Conti alla mano, 2 milioni circa di tonnellate di grano duro canadese sono già al macero.

Ne rimangono 6 milioni di tonnellate circa. Di questi, solo 2 milioni di tonnellate circa sono di prima e di seconda classe. Non è il grano duro che matura nel Sud Italia, tra Puglia, Basilicata e Sicilia: un prodotto accompagnato dal sole e totalmente privo di micotossine. Ma è comunque un grano duro commestibile.

Gli altri 4 milioni di tonnellate di grano duro canadese sono di terza, quarta e quinta classe (teniamo conto che il grano duro di quarta e quinta classe si dà agli animali, proprio perché considerato non commestibile per l’uomo).

Sono i 2 milioni di tonnellate di grano duro canadese di prima e seconda classe – in ogni caso di qualità nettamente inferiore al grano duro del Sud Italia – che arriveranno in Italia con le navi? Non si sa.

Il nostro dubbio – purtroppo – è che i canadesi possano piazzare sulle navi i restanti 4 milioni di tonnellate di grano duro che, in buona parte, dovrebbe essere trattato come un rifiuto tossico perché pieno di micotossine.

Perché quando l’umidità è elevata i funghi attaccano il grano e producono le micotossine.

Questo articolo che state leggendo è importante: perché questa produzione massiccia di grano duro canadese è quella che ammazza la produzione del grano duro del Sud Italia. Con questa montagna di prodotto il prezzo del grano duro si abbasserà (infatti quest’anno ha toccato il minimo storico di 14 centesimi di Euro al chilogrammo).

Sapendo in anticipo che questa enorme quantità di grano duro canadese (ribadiamo: di pessima qualità) potrebbe arrivare in Italia con le navi (in effetti, il condizionale potrebbe essere evitato…), gli agricoltori del Sud Italia potrebbero anche non seminare il grano: perché nessuno è disposto a coltivare il grano duro sapendo che, poi, vendendolo, ci perderà.

E infatti nel Mezzogiorno d’Italia, negli ultimi anni, circa 600 mila ettari di terreni a seminativo non vengono più coltivati a grano duro. 

Al posto del grano duro del Sud d’Italia, di ottima qualità, le industrie acquisteranno a prezzi molto convenienti il grano duro canadese: tanto poi ci penserà la martellante pubblicità – soprattutto in Tv – a fare credere ai consumatori che la pasta industriale italiana “è la migliore del mondo” e ci penseranno attori famosi a convincerci che i biscotti e le merendine sono buonissime…

Con questo sistema ci guadagna il Canada, che esporta grano duro che avrebbe dovuto smaltire come rifiuto speciale. Ci guadagnano gli industriali della pasta e dei dolci del nostro Paese, che acquistano un prodotto a basso prezzo.

A perdere sono gli agricoltori del Sud Italia (che infatti, come ricordato, hanno già smesso di coltivare a grano duro circa 600 mila ettari di terreni a seminativo). E a perdere sono soprattutto i consumatori, che mangiano pasta, pane e dolci con farine sulle quali è meglio non commentare…

Il discorso vale per i consumatori italiani, che sono le prime vittime di questo sistema folle. Ma vale anche per i consumatori di altri Paesi del mondo che mangiano il prodotto italiano eventualmente ‘confezionato’ a base di grano duro canadese al glifosato e alle micotossine.

Che fare? La prima cosa da fare dovrebbe essere quella di controllare tutte le navi cariche di grano canadese che arrivano nei porti italiani. Tutte. Di questo si dovrebbero occupare le autorità del nostro Paese. Ma non lo faranno, perché di mezzo ci sono accordi commerciali internazionali (come ci ha raccontato Cosimo Gioia, imprenditore agricolo, già dirigente generale del dipartimento Agricoltura della Regione siciliana, l’unico che ha provato a controllare i carichi di grano duro provenienti dal Canada, se una nave arrivata in Italia ha già attraccato in un altro porto dell’Unione Europea, non è soggetta a controlli).

In questi giorni abbiamo ricevuto telefonate da cittadini siciliani di Catania e di Pozzallo che ci chiedono: che cosa possiamo fare per bloccare queste navi che arrivano dal Canada?

Abbiamo ‘girato’ la loro domanda a Saverio De Bonis, uno dei protagonisti diGranoSalus, l’associazione di produttori di grano duro del Sud Italia che promuoverà i controlli su tutti i derivati del grano presenti nel nostro Paese, per verificare l’eventuale presenza di micotossine, glifosato e altri veleni:

“Non possiamo fare nulla, se non quello che stiamo facendo – ci risponde De Bonis -: ovvero una campagna per avviare i controlli a tappeto su tutti i derivati del grano: pasta, pane, pizze, biscotti, dolci, farine. I consumatori debbono sapere che siamo soli rispetto al rullo compressore della globalizzazione. Dobbiamo difenderci da noi. Proprio per questo abbiamo lanciato una petizione. Che riguarda i consumatori di tutta l’Italia. Cari consumatori italiani: i controlli costano. Dateci una mano nel vostro interesse. E, soprattutto, nell’interesse dei vostri figli. La salute è un bene prezioso che dobbiamo difendere”.

Nessuno ci aiuta, dice De Bonis. Infatti non ci aspettiamo nulla dal Governo nazionale. E non ci aspettiamo nulla dalle Regioni.

In Sicilia, ad esempio – Regione dove il grano duro è un’eccellenza – l’assessorato all’Agricoltura, fino ad oggi, ha ignorato il problema: non gliene può fregare di meno.

Di questo tema parleremo sabato 15 Ottobre, a Palermo, nei saloni del Teatro Jolly, dalle 9 e mezza di mattina in poi, nel corso dell’assemblea promossa da I Nuovi Vespri. Parleremo del futuro della Sicilia. O meglio, di come cacciare gli ‘ascari’ che oggi governano la nostra Regione. Quegli ‘ascari’ che, tra i tanti danni che provocano, non hanno mai mosso un dito per tutelare il nostro grano duro e la nostra salute. Con noi, tra gli altri, ci sarà pure Saverio De Bonis.

E ricordatevi che noi, nel Sud e in Sicilia, la pasta e il pane li mangiamo ogni giorno. E non ci possiamo fare avvelenare.

 

 

fonte: http://www.inuovivespri.it/2016/10/08/ecco-a-noi-il-grano-canadese-coperto-di-neve-pronto-per-essere-esportato-in-sicilia/